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LA MAGIA SESSUALE IN TWIN PEAKS

L’episodio 18 ci porta interamente in un nuovo regno, lontano dai percorsi coperti durante i 17 episodi della stagione 3. È ancora Twin Peaks? Lo è – ovviamente – ma è un Twin Peaks di un genere diverso, forse più vicino alla storia segreta narrata da Mark Frost nel suo libro, rispetto alle prime due stagioni o al film. È un Twin Peaks di una dimensione parallela, ibridata con elementi di altri universi – in particolare, tra le altre influenze, l’opera di Kenneth Anger.

I collegamenti tra Lynch e Anger precedono questo episodio, ovviamente. Basta pensare a al film “Scorpio Rising” e alla colonna sonora “Blue Velvet” per accorgersi di questa connessione artistica. In particolare una pellicola di Kenneth Anger sembra avere molto in comune con il finale di Twin Peaks: Inauguration of the Pleasure Dome (1954).

Il film è basato sul poema di Samuel Coleridge Kubla Khan. Segue una festa che, nella sua rappresentazione di sostanze che alterano la mente e comportamenti sessuali di gruppo, non è diversa da quella che si svolge al “Parsonage” della “Secret History” di Mark Frost. Il Parsonage era la residenza di Jack Parsons a Los Angeles. Parson era un chimico che si interessava dello sviluppo della scienza del combustibile dei razzi. Ha prodotto elisir alchemici ed è stato membro della misteriosa congrega di Aleister Crowley.

Nel film, Shiva adotta forme diverse per ricevere gli invitati invitati alla festa (varie divinità, da Afrodite di Red Room, ad Astarte e Pan) e induce gradualmente la perdita di identità individuale, in quanto i personaggi si fondono l’uno con l’altro attraverso una serie di sovrapposizioni. Adornato da simboli alchemici, i film conducono all’assorbimento da parte di Shiva dell’essenza dei suoi ospiti, sovrapposti a loro. Nella sua introduzione all’episodio 8 (Anno 1993), la Signora Ceppo chiese: “In un sogno, tutti i personaggi non siete forse voi? Differenti aspetti della vostra personalità?”

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Quando fu rivelato nell’episodio 17 che Naido era un camuffamento di Diane, tornò dalla sala rossa con una parrucca scarlatta (mentre, fino a quel momento, il suo tulpa aveva indossato un bianco argentato).

La parrucca rossa di Diane è un riferimento diretto a Marjorie Cameron, Jack Parsons, seconda moglie dai capelli rossi, utilizzata da Anger nel film citato per ritrarre la sua donna scarlatta (Babalon, la maledetta di Babylon – “la madre degli abominazioni”). Marjorie appare anche nel libro di Mark Frost, così come Babalon e i vari riti che la circondano. Parsons credeva di essere la donna “elementale” che aveva invocato nelle prime fasi di una serie di rituali magici sessuali chiamati Babalon Working.

Madre delle Abominazioni di Twin Peaks? (Sarah significa “Donna di alto rango”, “Principessa”).

Ecco quello che troviamo nel libro di Frost: “Parsons cominciò ad attuare i riti bizzarri di Thelema. Quei riti erano un tentativo di invocare in forma umana lo spirito di una figura centrale al pantheon di Thelema, alla dea Babalon, qualcosa che risuona provocando la fine del mondo. Sono servite due persone ad attuare il rituale. Uno sforzo per aprire un secondo cancello che avevano trovato nel deserto per evocare un’entità che richiamava ‘il Moonchild’ “. Tamara Preston osserva:

“Sembra suggerire che il rito di Parsons in qualche modo” abbia aperto un cancello “che ha portato gli alieni che si presentano a Roswell”.

Se tutto questo sia collegato agli alieni dallo spazio esterno o ai Lemuriani dalla Terra Hollow, in linea forse con gli scritti di Rampa, non importa. La cosa importante è che sembra essere possibile, secondo Parsons, di aprire i cancelli ad un altro livello di realtà tramite riti magici. Parsons dichiara nel libro di Frost:

“Senza eros, o agape – l’amore e il sesso, uniti nella volontà – non è altro che vuoto, potere patriarcale senza direzione o forza “.

Dopo che si sono incontrati al Parsonage, Parsons e Cameron hanno effettivamente preso la pratica della magia del sesso concepita per dare vita alla Moonchild. Perché tutto questo è importante in relazione all’episodio 18?

I capelli rossi di Diane non sono un caso: si collegano visivamente a Marjorie Cameron / Scarlet Woman / Babalon (e a Sarah Palmer). Dopo che lei e Cooper accedono con la loro macchina ad un’altra dimensione, attraverso una breccia creata dalla potenza dell’elettricità, si fermano in un motel in cui fanno sesso. Molto diverso dal sesso che Dougie aveva con Janey-E, qualche episodio indietro, questo momento si sente come l’enunciazione di un rituale, senza gioia, con volti chiusi. Ritengo che questo sia davvero un momento di magia sessuale, un modo per aprire un portale.

A tutto ciò si sussegue l’improvvisa scomparsa di Diane (che aveva visto il suo doppio prima di entrare nel motel – è stata sostituita da Babalon?)

E lo strano mix-up con i loro nomi e Richard & Linda. Ha anche generato una sorta di teletrasporto, il motel da cui Cooper esce è completamente diverso da quello in cui hanno fatto l’amore la notte prima (era la notte prima?). Vale la pena ricordare qui che Richard Nixon, che svolge un ruolo centrale nella storia segreta di Twin Peaks, è nato in una città chiamata Yorba Linda.

Dopo la morte di Jack Parson, uno scrittore di fantascienza nonchè suo amico, scrisse:

“Una volta che un mago si trova tra due mondi, è in pericolo di non appartenere ad uno di loro”.

Non è quello che succede a Cooper alla fine dell’episodio 18?

E quando sei intrappolato, cosa resta, se non la possibilità di urlare?

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FONTE : https://unwrappingtheplastic.com

TRADUZIONE: Marco Isella

 

 

 

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SESSO SACRO

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La sessualità nella filosofia orientale, e in particolare nella medicina tradizionale cinese, acquista un significato “speciale” e ben diverso da quello che si è evoluto in Occidente. Essa sottintende due obiettivi fondamentali.
Da un lato, la trasmissione della vita nel tempo: come tale la sessualità è uno strumento “sacro”, che permette la perennità della specie. L’individuo si assicura la propria “immortalità”, trasmettendo ai figli le “leggi della vita”, scritte nel cielo.
Da un altro lato la sessualità ha delle implicazioni fisiologiche e fisiopatologiche perché concerne l’energia più importante e profonda dell’organismo, l’energia “primordiale” (Yuan Qi). Oggi sappiamo che la sessualità è profondamente agganciata al sistema psico-neuro-endocrino-immunologico e quindi ai meccanismi più importanti e profondi del sistema vivente.

Non medicina, né cibo,né salvezza spirituale possono prolungare la vita di un uomo se non comprende e pratica il Tao dell’amore… (Pien Tse).
Di tutte le decine di migliaia di cose create dal cielo, l’uomo è la più preziosa. Di tutte le cose che fanno prosperare l’uomo, nessuna può essere comparata al rapporto sessuale. (Tung-hsüan, “L’arte dell’amore, 700 a.C.)

Quindi lo scopo della sessualità nell’uomo e nella donna è anche quello di mantenere l’equilibrio psicofisico dell’organismo, svolgendo dunque un preciso ruolo fisiologico.Questo fatto era ben noto nell’antica Cina, tanto è vero che il testo canonico di medicina interna, il “Nei Jing-Su Wen”, parla di tutte le patologie principali ma ben poco della sessualità.  Questa viene sviluppata invece in un libro particolare, chiamato “Su Nu Jing”, letteralmente “il Libro della figlia senza complessi”.

In questo classico, l’Imperatore Giallo interroga non più i suoi soliti consiglieri medici, come avveniva nel “Nei Jing” ma la sua precettrice medico, la dotta Su Nu, ed altre due donne: Xuan Nu e T’sai Nu, ogni volta che desidera informazioni su questo tipo di problemi.Il testo inizia infatti con una domanda dell’Imperatore circa le ragioni del suo stato di salute. Egli chiede a Su Nu:
“Sono stanco e manco di armonia. Il mio cuore è triste e pieno di apprensione. Che cosa devo fare?”
Risponde Su Nu:
“Ogni indebolimento dell’uomo va attribuito al suo modo difettoso di fare l’amore .La donna è più forte dell’uomo per il suo sesso e costituzione,alla stessa maniera con cui l’acqua è più forte del fuoco…Quelli che conoscono l’arte dello yin e dello yang possono mescolare i cinque piaceri e farne una gioia celeste…”.
Quindi l’ Imperatore interroga Su Nu, non per un problema sessuale ma per disturbi psicofisici. In realtà questi disturbi derivano da un comportamento sessuale non adeguato e ciò sta ad indicare l’importanza della sessualità sull’equilibrio fisiologico degli individui, spiegando perfettamente il perché dei disturbi che abbiamo definiti “mascherati”.
Il libro espone quindi le varie tecniche sessuali, sia per l’uomo che per la donna, a seconda dei problemi specifici.Per fare un paragone moderno, si può anche dire che il “Nei Jing” è un libro di “medicina interna”, mentre il “Su Nu Jing” è un trattato di igiene sessuale, ginecologia e di psicologia insieme. A chi interessi l’approfondimento del discorso consigliamo di leggere questo libro, considerato come l’equivalente del Kamasutra per i cinesi.

I “cinque segni” della soddisfazione della donna, menzionati nel “Su Nu Ching”(periodo Han, 206 a.C. – 219 d.C.) . L’Imperatore chiede a Su Nu: “In che modo un uomo osserva la soddisfazione della sua donna? “. Su Nu: “Vi sono 5 segni, 5 desideri e 10 indicazioni. Un uomo dovrebbe osservare questi segni e reagire di conseguenza”. “Essi sono:
1. La sua donna ha il volto arrossato e le orecchie calde. Ciò indica che nella sua mente si sono destati pensieri d’amore. L’uomo può ora cominciare il coito, gentilmente, quasi tormentosamente, senza spingere a fondo e aspettando le reazioni della compagna.
2. Il naso è sudato e i capezzoli diventano duri. Ciò significa che il fuoco della passione arde più forte. La “picca di giada” (il glande) può ora spingersi fino alla “valle gentile” (circa 12 centimetri), ma non molto oltre. L’uomo dovrebbe attendere che il desiderio di lei si intensifichi prima di andare più a fondo.
3. Quando la voce della donna diventa roca e bassa, come se avesse la gola secca, il desiderio si è intensificato. Gli occhi sono chiusi, la lingua guizza tra le labbra ed ella ansima in modo udibile. Questo è il momento in cui la “picca di giada” dell’uomo può andare dentro e fuori liberamente. La comunione sta ora raggiungendo grado a grado uno stadio estatico.
4. Il “palloncino rosso” (la vulva) è abbondantemente lubrificato, poiché il piacere della donna si sta avvicinando al culmine, e ogni spinta dell’uomo aumenta tale secrezione. Leggermente la “picca di giada” tocca le punte della “castagna d’acqua” (cinque centimetri circa). Poi l’uomo può usare il metodo di una spinta a destra e una a sinistra, una spinta lenta e una rapida, o qualunque altro, a piacere.
5. Quando i “dorati fiori di loto” (i piedi della donna) si sollevano in alto come per abbracciare l’uomo, la sua passione e la sua brama hanno raggiunto il vertice. Ella avvolge le gambe intorno alla vita dell’uomo, mentre con le mani gli stringe le spalle e la schiena. La lingua sporge tra le labbra. Questi sono i segni che l’uomo deve ora spingere la propria “picca di giada” fino alla “valle della camera profonda” (15 centimetri circa). Questi colpi profondi la renderanno estaticamente soddifatta in tutto il corpo”.

Secondo il taoismo la donna (yin) è superiore all’uomo (yang), come l’acqua (yin) è superiore al fuoco (yang).”Coloro che sono esperti nei rapporti sessuali sono come dei bravi cuochi che sanno armonizzare i cinque sapori per preparare salse appetitose. Essi sanno fondere i cinque piaceri, mentre coloro i quali sono inesperti muoiono di una morte prematura, senza neppure aver provato gusto nell’atto sessuale”.
E inoltre: “L’unione dell’uomo e della donna è come quella del cielo e della terra. È proprio perché sono uniti correttamente che il cielo e la terra durano da sempre. L’uomo invece ha perduto questo segreto, perciò la sua vita è sempre più abbreviata. Se l’uomo sapesse servirsi delle arti dello yin e dello yang per evitare tutto ciò che lo danneggia certamente potrebbe ottenere l’immortalità”.

A tal fine i taoisti fornivano numerosi consigli su come compiere l’atto sessuale, come insegna il “Su Nu Ching”: “Se l’uomo riesce a non emettere l’essenza in un rapporto sessuale, il suo spirito vitale si rafforzerà. Se riuscirà a farlo in due rapporti, il suo udito e la sua vista diverranno più acuti. Se lo farà in tre rapporti, tutti i suoi malanni scompariranno. Dopo quattro rapporti senza emettere, il suo animo starà in pace. Dopo cinque, la circolazione del suo sangue migliorerà. Dopo sei, i suoi fianchi si rafforzeranno. Dopo sette, si rafforzeranno le sue cosce e le sue natiche. Dopo otto, il suo corpo apparirà come lucente. Dopo nove, otterrà la longevità. Se riuscirà per dieci volte ad avere rapporti senza emettere, allora comunicherà con gli dei”.

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ELI, ELI, LAMA SABACHTANI

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Il “Cristo” meramente utilitaristico, cioè “morto inutilmente”  in quanto utile solo a delineare la preminenza della gerarchia confessionale rispetto alla gente comune è connesso al greco “CHRESTOS”, che significa appunto utile (adatto, idoneo, abile).

L’antico concetto di uomo libero era infatti riferito, nelle sedi di iniziazione ai mondi spirituali, al corpo fisico come strumento “più adatto” e completo per l’evoluzione dell’io, che ha luogo proprio mediante l’uso ed il consumo del corpo fisico anche in rapporto alla sofferenza ed al dolore.

“CHRISTOS”, in latino “CHRISTUS”, significa invece “unto”, ed è la traduzione letterale dell’ebraico “MASCIACH”, “Messia”. Nell’antichità erano “unti” i sacerdoti, i re e i profeti, e ciò che era venerato a dicembre era il più grande “unto” dell’intero universo: lo spirito del Sole.

In base a questa conoscenza gli iniziati facevano l’esperienza riassunta nelle parole di Paolo: “Non io, ma il Cristo in me”, che significano: non il mio io pieno di egoismo deve prevalere; questo si deve fare strumento (“CHRESTOS”) per l’io Cristico (“CHRISTOS”).

Infatti era notorio che nella morte “moriva” solo lo strumento fisico, il CHRESTOS, mentre lo spirito, il CHRISTOS, poteva “risorgere”, secondo la sua natura immateriale, in ogni individuo umano. Ecco perché l’antica formula per la morte del “CHRESTOS” era: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, mentre per il CHRISTOS era: “Mio Dio, mio Dio, quanto mi hai esaltato!”.

Nell’ebraico antico le due frasi suonano quasi uguali: “ELÌ, ELÌ, LEMÀ SABACTÀNI” (mi hai GLORIFICATO) ed “ELOÌ, ELOÌ, LEMÀ AZABTÀNI” (mi hai ABBANDONATO; da “AZÀB”, “abbandonare”, verbo formato dalle lettere AIN, ZAIN E BET).

In effetti, l’espressione ELI, ELI, LAMA SABACHTANI

-Ηλει Ηλει λεμα σαβαχθανει-

non ha mai significato “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Significa originariamente il contrario. Sono le parole sacramentali utilizzati dall’iniziazione finale nell’antico Egitto, come anche in altre regioni, durante il Mistero della messa a morte del “CHRESTOS” nel corpo mortale, con le sue passioni animali, e la resurrezione dell’uomo spirituale come CHRISTOS illuminato in un’aura ora purificata (equivalente alla “seconda nascita” di Paolo, il “nato due volte” o a quella iniziatica dei brahmani, ecc.). Queste parole erano rivolte all’io superiore dell’Iniziato (“Sé Superiore”), lo Spirito divino in lui nel momento in cui i raggi del sole mattutino si riversavano sul corpo in trance del candidato, e dovevano richiamarlo alla vita della sua nuova rinascita. Tali parole, poi distorte a fini dogmatici, erano indirizzate al Sole spirituale interiore, e significavano “Mio Dio, Mio Dio, come mi glorificherai!”

Questo fatto, di cui oggi non si parla più, ha portato al capovolgimento della logica riguardante la risurrezione dell’io e, di conseguenza, si arriva a predicare la risurrezione del corpo come se il corpo fosse la cosa più importante dell’essere umano; o come se la “manna” dell’uomo fosse il cibo che lo nutre come mero corpo terrestre, materiale.

Le cose però non stanno così. Una immortalità del corpo che senso avrebbe?

«Non posso che concordare con Haeckel quando dice di preferire a un’immortalità, quale molte religioni la insegnano, “l’eterno riposo nella tomba”. Infatti l’idea di un’anima che sopravvive allo stesso modo di un essere sensibile mi appare un abbassamento dello spirito, un ripugnante peccato contro lo spirito» (Rudolf Steiner, 1861-1925).

Il “MANAS” indica in sanscrito l’intelligenza dell’io umano, e questo “MANAS” fu sempre sentito provenire dall’alto. Gli indiani d’America lo adoravano nel dio “Manitù”. Nell’antica Grecia fu conosciuto come la forza del “Minotauro” dominata da “Minosse”. La civiltà “minoica”, col suo culto del toro, fu appunto quella del rinvenimento della ragione per tornare alla luce (attraverso il famoso filo di Arianna, simboleggiante il filo nel “labirinto” della ragione, o del “MANAS” appunto). Era il periodo in cui tale forza incominciava ad essere percepita non più proveniente dalla sede del torace o del cuore ma da quella del capo umano.

Questa aurea attività interiore e solare, in grado di generare ricchezza spirituale e materiale (perfino il termine capitalismo proviene da “capo”, “testa”, “cranio”, “GOLGOTA”), era perciò in grado di soddisfare anche ogni desiderio di cibo, cioè della cosiddetta “manna” del mondo ebraico. “Man” è anche la radice dell’umanità stessa. Ma cos’è la manna umana se non il talento dell’io umano, generatore di ricchezza sia spirituale che materiale? Bisognerebbe chiedersi dunque per quale ragione le confessioni religiose odierne non vogliono testimoniare che tale intelligenza è quella stessa del Logos o del Cristo in ogni essere umano. Hanno forse paura dell’intelligenza della natura umana? Sembra proprio di sì, dato che è sempre più evidente che la si vorrebbe, in un modo o nell’altro, rendere schiava, o crocifiggerla ancora, la croce essendo la massima espressione del materialismo.

Quando il cristianesimo divenne religione di Stato (verso la fine del quarto secolo circa) entrò infatti in esso qualcosa che non era più cristianesimo. E cos’era? Era l’imperialismo della romanità in declino. L’ampia e profonda saggezza che nei primi secoli cristiani tentava di compenetrare il mistero del GOLGOTA (cranio) e tutto ciò che vi si ricollega, fu travolta dal materialismo occidentale, che lentamente, dal quarto secolo in poi, pervase la civiltà occidentale ed oggi è l’espressione del passaggio verso il materialismo cattolico, connesso all’“uomo dei dolori”, cioè al “CHRESTOS”, non al “CHRISTOS”.

Con ciò si produsse una frattura nel mondo della cristianità. L’immagine del Cristo crocifisso e sofferente, che da allora in poi perdurò per secoli, non permise più di afferrarlo nella sua essenza immateriale e risorgiva come io in ogni essere uomo. Ed oggi il Cristo è percepito solo come particola, come corpo materiale, senza che l’io trionfi come vincitore e custode dell’umanità.

La stessa idea della nascita umana o del Natale si è impoverita al punto che il più grande evento è stato ridotto ad un banale processo fisiologico, sperimentabile consumisticamente (cena di Natale) o tutt’al più sentimentalmente (auguri di Natale).

Eppure attraverso l’idea del passaggio evolutivo verso l’io che proviene dall’alto entra nell’uomo qualcosa che non può comprendersi materialisticamente.

Due sono dunque i mondi che questo passaggio riunisce: il mondo sensibile e quello sovrasensibile. L’io umano appartiene a quest’ultimo. L’io non è percepibile mediante i sensi ordinari. Per percepire l’io occorre abbandonare l’ordinaria percezione sensibile. Questo ABBANDONO dei sensi ordinari apre la porta alla percezione sovrasensibile, la quale procura la GLORIA dell’io-Logos, consistente nella via, nella verità e nella vita di ciò che è eternamente alto. Perfino la parola “alto” ha la medesima radice “AL” di “ALLAH”, “ELYON”, “ELOAH”, “ELOIM”.

Ogni nascita, così come ogni morte, è gloriosa, perché ogni cambiamento fa parte di una evoluzione. E questo riguarda anche ogni abbandono. L’abbandono” comporta, anche etimologicamente, un “bando” o una “bandiera” da lasciare. In fondo si lascia una rappresentazione per un’altra rappresentazione, un pensiero per un altro, perché questa è la vita del pensare. L’essenza di ciò che nasce e di ciò che muore ha in sé una forza che va oltre quella mera nascita o quella mera morte.

A questo punto del ragionamento sembra quasi di ritornare nella mistica degli antichi o delle antiche scritture. Ma non è così. Credo, anzi, sia sbagliato usare le antiche scritture, come ad esempio la Bibbia, per dimostrare con interpretazioni mistiche o incapaci di uscire dal misticismo che l’uomo è qualcosa di essenzialmente alto o, quanto meno, diverso dalla terra. In realtà l’uomo è essenzialmente extraterrestre, e bisognerebbe avere il coraggio di scoprirlo e casomai verificarlo con le scritture dopo averlo scoperto. Per verificarlo occorre semplicemente identificare l’individuo umano non con la terra o con la mineralità o con la materia, ma col suo io, percepibile solo in modo sovrasensibile. Noi non siamo il nostro corpo. Siamo gli abitatori di esso, e solo in quanto tali siamo extraterrestri. Io oggi sono diverso da ieri o dal tempo in cui avevo tre, o trenta, o sessant’anni, perché la mia “terra” cambia sempre ed ogni sette anni è completamente diversa perfino nella sua struttura ossea (la fisiologia lo dimostra: ogni sette anni, il nostro corpo fisico si trova rinnovato: nessuna sua cellula, da quella dei muscoli a quella dello scheletro, vive più di sette anni). Io invece pur cambiando sempre sono sempre io. E questo è quello che conta. Perché ogni io è eterno: non è mai nato e mai morirà.

Da questo punto di vista è interessante notare in Africa, in Mali, la tribù dei Dogon: «Questa popolazione possiede sorprendenti conoscenze astronomiche. I Dogon, infatti, sanno dell’esistenza di Sirio B, una piccola stella orbitante intorno a Sirio e del tutto invisibile ad occhio nudo. E si noti che gli astronomi occidentali, fino alla metà del XIX secolo, non sospettarono l’esistenza di Sirio B che fu poi fotografata solo nel 1970. Come fanno i Dogon a sapere che Sirio è una stella doppia? A quanto essi stessi dicono, queste conoscenze sono state loro trasmesse dagli abitanti di un pianeta di Sirio B sbarcati sulla terra. E queste creature venute da Sirio, che i Dogon chiamano NOMMO, erano a forma di pesce e dovevano vivere nelle acque perché anfibie». Il nome “DOGON” è molto simile a quello di una divinità filistea, “DAGON”, a volte rappresentata come mezzo uomo e mezzo pesce, di cui parla anche la Bibbia. Si noti l’assonanza anche con l’ebraico “DAGHÌM”, “pesci”, plurale di “DAG”, pesce”.

Certamente il credente nell’uomo come essere meramente terrestre troverà mille ragioni per dimostrare che l’extraterrestre non esiste. Però per affermare anche una sola di queste ragioni dovrà, per forza di cose, contrapporsi alle forze del cielo o provenienti dall’alto per affidarsi a quelle provenienti dalla terra. Dovrà, per forza di cose, credere più ad un impercepibile “quanto” che al proprio percepibile io, ricadendo di nuovo nel misticismo che, grazie alla scienza, dal tempo di Galileo avrebbe dovuto imparare a superare… Anche questo riguarderà comunque la sua evoluzione di essere umano.

La GLORIA dell’io-Logos è in ebraico “KAVÒD”, che significa letteralmente “peso”.

È interessante notare come questo “peso”, a dispetto di ogni forza di gravità terrestre, tenda verso l’alto.

Forse è per questo motivo che il soppesare è anche sinonimo del pensare. A questo punto è interessante osservare che nella misura in cui è possibile la riflessione concettuale, il cervello si allontana dalle forze gravitazionali e della pesantezza materiale grazie alle forze idrostatiche del liquido cefalo-rachidiano: grazie alla presenza di questo liquido (detto “liquor”) il cervello pesando un settantesimo del suo peso reale rende possibile la riflessione concettuale. Se pesasse completamente sui nervi cranici, schiacciandoli, vale a dire premendo sullo spazio sub-aracnoidale intracranico che risente di tutte le variazioni di pressione (dovute alla respirazione mediante inspirazione ed espirazione) del liquido cefalo-rachidiano, non esisterebbe né la vita del pensare né la stessa vita umana.

Questa cosa è talmente importante che nella prima conferenza del ciclo “I capisaldi dell’economia” Rudolf Steiner incomincia proprio con questa considerazione con la quale concludo queste riflessioni:

«Io parlo ora soprattutto a studenti, per indicare loro come ritrovarsi nell’economia politica. Di conseguenza desidero dire quel che ora è più essenziale. Quando nacque il bisogno di sollevare problemi di economia politica, eravamo già in un tempo in cui non si aveva più la capacità di pensiero atta ad abbracciare un campo come questo; mancavano ormai, semplicemente, le idee adeguate. Voglio mostrare che era così mediante un esempio tratto dalla scienza naturale.

Noi uomini abbiamo il nostro corpo fisico, ed esso ha un peso come lo hanno gli altri corpi fisici. Dopo il pasto esso pesa più di quanto non pesava prima; tanto che si potrebbe controllarne l’aumento con una bilancia. Ciò vuol dire che l’uomo è sottoposto alla legge di gravità. Ma solo con tale gravità, che è una qualità di tutti i corpi ponderabili, non potremmo fare molto, e l’uomo sarebbe costretto a girare il mondo come un automa, non come un essere cosciente. Ho detto spesso che cosa occorra perché ci possiamo formare dei concetti che abbiano un valore, cioè che cosa occorra all’uomo per pensare. Il cervello umano, preso per sé, pesa circa 1400 grammi. Se questi 1400 grammi gravassero sulle arterie che stanno alla base cranica, le schiaccerebbero completamente. Non si sopravvivrebbe un istante se il cervello umano fosse fatto in modo da gravare con tutti i suoi 1400 grammi! È davvero una fortuna per gli uomini che esista il principio di Archimede secondo il quale, nell’acqua, ogni corpo perde tanto del suo peso quanto è il peso del liquido che esso sposta. Il cervello galleggia nel liquido cefalico e perde così 1380 grammi, poiché tale è il peso della massa liquida che corrisponde al volume del cervello umano. Il cervello preme con soli 20 grammi sulla base cranica, e questa pressione è sopportabile. Ma se ci domandiamo “a che serve tutto ciò?” dobbiamo rispondere: con un cervello che fosse soltanto massa ponderabile non potremmo pensare. Noi non pensiamo con ciò che è sostanza pesante, ma pensiamo con la spinta ascensionale. La sostanza deve prima perdere il proprio peso, e solo allora possiamo pensare. Noi pensiamo con ciò che vola via dalla terra.

Siamo però coscienti in tutto il corpo. E da che cosa siamo resi coscienti in tutto il corpo? Nel nostro corpo esistono 25.000 miliardi di globuli rossi, i quali sono assai piccoli, ma anche pesanti, perché contengono ferro. Ognuno di questi 25 bilioni di globuli rossi galleggia nel siero del sangue, perdendo del suo peso tanto quanto sposta di liquido, così che anche in ogni singolo globulo rosso viene generata una spinta ascensionale; e proprio 25 bilioni di volte. Nel nostro corpo intero noi siamo coscienti grazie a ciò che spinge verso l’alto. Possiamo così dire che quando ingeriamo degli alimenti, essi devono anzitutto venir alleggeriti, trasformati, perché possano servirci. Tale è l’esigenza dell’organismo.

Ora la capacità di pensare a questo modo e di regolarsi in conformità si era perduta nell’epoca in cui era diventato necessario pensare ai problemi economici. Da allora in poi si tenne conto soltanto dei corpi ponderabili, senza ricordare ad esempio che in un organismo una sostanza ha un comportamento diverso in rapporto alla sua gravità quando subisce una spinta ascensionale.

 

FONTE

http://sabatoxuomo.altervista.org/

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LA GUERRA DEI SESSI

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Tre sono le grandi molle che hanno creato l’Anticristo nell’uomo : potere personale, denaro e sesso. Potere è la sete di dominare il prossimo, di prevaricarlo e di renderlo privo di ogni dignità, rendendolo schiavo. Denaro é lo strumento della schiavitù e sesso è la manifestazione. Ogni uomo potente dimostra il suo potere nella sua virile capacità di piegare la donna al suo volere. E così il sesso viene degenerato ed alterato in modo da non capirne più il senso. Il sesso, che è la chiave per la libertà, si tramuta nella caduta negli inferi e nella prigionia.

Una vera e propria guerra di potere: più un individuo non ha potere e carisma e più è esibizionista e prevaricatore; come se sfogasse la sua frustrazione sul suo prossimo, possibilmente individuandone il più debole. Il Sesso è mistico. Il masochismo? L’uomo ha cominciato a degradare se stesso quando ha cominciato a degradare la donna. Sesso degenere e potere vanno di pari passo con il denaro. Chi ha denaro compra tutto ciò che vuole e soprattutto le belle donne.

L’uomo ha deciso che la donna non aveva un Dio, che la donna non era al suo pari e così ha innescato un meccanismo di auto distruzione. Ma in realtà la donna è superiore all’uomo ed è più vicina a Dio. Nella donna c’è il potere di creare, ecco perché gli uomini hanno sempre trattato le donne come mandrie di bestiame. L’uomo con la prevaricazione e la violenza ha costruito alla donna un vestito fatto di dipendenza, menzogna, inadeguatezze, ed in seguito di astuzia, competizione, prostituzione…tutto per il semplice fatto che la teme. L’uomo ne ha temuto il potere e per questo motivo ha cercato di delegittimarla a tutti i costi. La donna deve liberarsi quindi da questi attributi se vuole cavalcare l’eternità. Purtroppo, per reazione all’ingiustizia subita, la donna si è cucita addosso da sola un vestito ancora peggiore, che è quello di essere diventata “stronza come un uomo”. Dal canto suo l’uomo ha perennemente la testa nell’Harem, mentre dovrebbe invece imparare a staccarsi dal suo pene, dalla sua immagine, dalla falsità. Non è sessualità se le donne la usano per trattenere un uomo e l’uomo come sfogo dello sperma. La sessualità può diventare una prigione.

Ogni molecola del nostro corpo può essere cambiata con l’atteggiamento e l’intento; il nostro DNA non è statico, come pure il nostro corpo: è tempo di risvegliarci e imparare ad amare come gli dei. Degenerare la donna significa degenerare ciò che ella rappresenta: amore, sensibilità, buoni sentimenti, creatività, fantasia, intuito ed intuizione. Gli aspetti migliori dell’intimo, dello spirito di una persona, degli Dei. Sono queste le cose che fanno di ognuno un individuo diverso ed unico.

Certo che oggi per le donne le cose sono molto diverse, anche se si lapida ancora per presunto adulterio, ma questo è nel ceppo, è nel DNA della cultura sociale e nel momento cruciale viene sempre fuori. Nel gioco di potere tra uomo e donna in realtà la donna è più forte è per questo che è cominciato questo gioco psicologico a convincerla del contrario. La donna nel sesso è colei che gestisce il fuoco, ecco perché è lì che si vendica dei soprusi subiti storicamente, ma anche in questa vita facendo cadere l’uomo.

E’ lei che decide quando vuole e come. Amico caro scordati le tue velleità di “conquistatore”, perché è solo comprendendo questo che avrai qualche speranza di risveglio. Questo non significa che non c’è amore nelle coppie e che la gente sia in guerra. Nulla è intenzionale intendo dire che questo conflitto va avanti da tanti di quei secoli che non ce ne accorgiamo più. E’ nel costume, e ci controlla nell’inconscio. Solo quando cominciamo a lavorare alla conoscenza ci scontriamo con questa realtà: la guerra dei sessi non è mai finita.

L’ego è marcito dentro l’individuo e ci vuole sforzo, ci volontà per cambiare, per grattarlo via dalle pareti ossidate della nostra psiche più profonda, dalla nostra psiche preistorica. “La donna è debole, prova sentimenti, ella si emoziona e piange.

“L’uomo che piange è una femminuccia debole e senza attributi – un vero uomo domina la sua e la cavalca con decisione” – non è forse questo che ci insegnano?

Perché gli occhi lacrimano? E’ una secrezione maggiore di fluido di a causa di una forte emozione. Questa grande forza, l’emozione, pervade tutto il corpo ed il corpo che non la regge, lacrima. Lo trovate debolezza? Una persona che piange ha il coraggio di vivere le sue emozioni. Non castra le sue emozioni, le vive e se ne nutre. Una persona che piange è sulla strada della guarigione. Il mondo è in difficoltà, ma volenti o nolenti ne siamo tutti più o meno responsabili, anche solo accettando che le cose stiano così. E’ un falso problema quello di dire che da soli non possiamo fare nulla, quello di dire che non abbiamo forza contro un simile titano.

“ Se gli altri sono stupidi, sono fuori di testa, se gli altri dormono io non ci posso  fare nulla…bisogna essere tutti d’accordo ed allora si riesce “

Falso. Tutto può essere cambiato, non tutto è stato deciso e tutto può ancora cambiare, e soprattutto questo dipende anche da noi. Il Cristo con dodici uomini ha segnato per sempre la storia della razza umana. Se cambio io cambia il mondo, se mi sveglio io si sveglia il mondo, se riesco ad amare io, il mondo intero riuscirà ad amare.

 

FONTE BIBLIOGRAFICA

Rocco Bruno – Matrix, una parabola moderna

 

 

 

 

 

 

 

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IL MITO DI ARISTOFANE

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Il mito di Aristofane (o mito dell’androgino) è presente nel celebre dialogo platonico Simposio, che si propone di trattare l’immortale tema dell’amore.
Dopo l’esposizione di Fedro, Pausania ed Erissimaco, inizia a parlare Aristofane, il famoso poeta comico, che sceglie il mito come veicolo della sua opinione su Eros. Tempo addietro – espone il poeta – non esistevano, come adesso, soltanto due sessi (il maschile e il femminile), bensì tre, tra cui, oltre a quelli già citati, il sesso androgino, proprio di esseri che avevano in comune caratteristiche maschili e femminili. In quel tempo, tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali ed erano tondi. Per via della loro potenza, gli esseri umani erano superbi e tentarono la scalata all’Olimpo per spodestare gli dei. Ma Zeus, che non poteva accettare un simile oltraggio, decise di intervenire e divise, a colpi di saetta, gli aggressori.

« Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi »

In questo modo gli esseri umani furono divisi e s’indebolirono. Ed è da quel momento – spiega Aristofane – che essi sono alla ricerca della loro antica unità e della perduta forza che possono ritrovare soltanto unendosi sessualmente. Da questa divisione in parti, infatti, nasce negli umani il desiderio di ricreare la primitiva unità, tanto che le “parti” non fanno altro che stringersi l’una all’altra, e così muoiono di fame e di torpore per non volersi più separare. Zeus allora, per evitare che gli uomini si estinguano, manda nel mondo Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire “fittiziamente” l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere.

« Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome amore »

Siccome i sessi erano tre, due sono oggi le tipologie d’amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

La caratteristica interessante del discorso di Aristofane risiede nel fatto che la relazione erotica fra due esseri umani non è messa in atto per giungere a un fine quale potrebbe essere la procreazione, ma ha valore per se stessa, prescindendo così dalle conseguenze.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

• C.J. Rowe, Il «Simposio» di Platone
• G. Reale, Eros demone mediatore. Il gioco delle maschere nel «Simposio» di Platone

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Esoterismo, Filosofia, Gnosticismo, Spiritualità

FERMARE IL MONDO

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1 – CONFIDARSI CON LO SPIRITO. Come se parlassi ad un buon amico, da tu a tu, con infinita fiducia; fallo tutte le notti prima di dormire e quando meno lo ricordi ti risponderà nei tuoi sogni. Il guaio dell’uomo è che egli intuisce le proprie risorse nascoste ma non osa utilizzarle

2 – ESTIRPARE L’IMPORTANZA PERSONALE. Il 90% della nostra energia la consumiamo nel tentativo di difendere la nostra importanza personale. Chi non dà a se stesso nessuna importanza diventa invulnerabile.
l’energia che si spreca nel dare importanza a se stessi è la massima immaginabile, l’arte di riorientarla si chiama impeccabilità.

3 – RIUSCIRE A SEPARARSI DAL MONDO… RESTANDO IN ESSO. Continuando a viverci (“follia controllata”)  “fare l’agguato a se stessi”, cioè “catturare” i propri vizi e tutte le altre abitudini malsane. Non “darsi” (attaccarsi) al mondo, ma “godere” di esso. La follia controllata è l’arte di fingere di essere completamente immersi in qualcosa a portata di mano – e fingere tanto bene che nessuno possa vedere la differenza tra vero e falso.  La follia controllata non è un vero e proprio inganno, ma un mezzo sofisticato e artistico di essere separati da tutto pur restando parte integrale di tutto.  La follia controllata è difficile da apprendere.  Molti non riescono a sopportarla, non perché ci sia in quell’arte qualcosa di male, ma perché richiede molta energia nel praticarla. Follia controllata, è l’atteggiamento di chi ha imparato a «vedere» e si trova circondato dalla mera follia.

4 – NON LASCIARSI “TRASCINARE” DALLE SITUAZIONI. Ritirarsi. Lasciar che i pensieri scorrano liberamente… occuparsi di qualcos’altro. Qualunque cosa può essere utile… se cominciate a inquietarvi e ad impazientirvi, a disperarvi, sarete abbattuti senza pietà dai tiratori scelti dell’ignoto… se invece agite senza macchia e avete sufficiente potere personale per eseguire i vostri compiti, si attuerà per voi la realizzazione dell’intenzione.

5 – TRATTARE CON LA GENTE SENZA LASCIARCI DISTRUGGERE DA ESSA. Le persone ci affettano, ci tolgono potere, energia, ci schiavizzano… non lasciar vedere il tuo “gioco”. Non mettersi mai in prima linea.

6 – ARRESTARE IL “DIALOGO INTERIORE“. Interrompere la conversazione interna, “fermare la descrizione del mondo”. Smettila di cercare conferme e approvazione dal mondo intorno a te ogni volta che il dialogo interno si interrompe, il mondo sprofonda e affiorano straordinarie sfaccettature di noi, come se fossero state fino a quel momento tenute nascoste dalle nostre parole. Voi siete cosi come siete poiché vi dite che siete appunto cosi.

Ma perché qualcuno dovrebbe desiderare di fermare il mondo? Non lo desidera nessuno, questo è il punto, semplicemente accade. E quando capirai cosa significa “fermare il mondo”, ne conoscerai la ragione… una delle arti del guerriero consiste nel far crollare il mondo per un motivo preciso e poi rimetterlo in piedi “. Fermare il mondo è il primo passo per imparare a vedere (in contrapposizione al semplice atto di guardare).

A seconda di come il mondo “dovrebbe” essere secondo i nostri “pregiudizi”, crediamo e creiamo il mondo, però in questo modo ci precludiamo la capacità naturale che abbiamo di “vederlo”, tal come è veramente; invece di “pensarlo”, dovremmo in verità “sentirlo”… allora, la verità sorgerebbe davanti ai nostri stessi occhi, e nessuno potrebbe ingannarci più su nulla. Col dialogo interiore sul mondo lo animiamo, lo accendiamo di vita, lo sosteniamo fermamente con la nostra conversazione interna; e non solo è così, addirittura scegliamo anche i nostri cammini a forza di parlare con noi stessi. E’ così che ripetiamo le stesse abitudini, gli stessi errori di sempre, uno dopo l’altro, fino al giorno della nostra morte. Apprendere in modo autentico una nuova descrizione del mondo implica la capacità di ricavare una nuova percezione del mondo, che si adatta a quella descrizione (es. quella degli stregoni). Ciò significa raggiungere, ottenere la “partecipazione” completa e diretta con il NAGUAL, essere in grado di elaborare tutte le interpretazioni percettive appropriate che, conformandosi a quella descrizione, la convalidano…
per fermare il mondo si deve imparare una nuova descrizione in un senso totale, allo scopo di contrapporla a quella vecchia e,  in questo modo, spezzare la certezza dogmatica, che tutti abbiamo, secondo la quale la validità delle nostre percezioni, o la nostra realtà quotidiana, non si devono mettere in discussione.
il passo successivo è quello di vedere, la risposta alle sollecitazioni percettive di un mondo esterno a quella descrizione che abbiamo imparato a chiamare realtà.

La ricerca sistematica del silenzio interiore.

L’interruzione del dialogo interiore, cioè del flusso di pensieri che noi incessantemente rivolgiamo a noi stessi, è una tecnica base in molte discipline spirituali, per esempio in alcuni sistemi di meditazione yogica. Se eliminiamo l’interferenza del dialogo interno, che ci impone di non cercare nulla oltre i limiti delle sue categorie, la nostra ragione è costretta a farsi da parte ed allora molte meraviglie diventano possibili: una cosa semplice come “guardare” può trasformarsi nell’atto magico di “vedere”, cioè nella percezione diretta dell’energia così come fluisce nell’universo. Portare a compimento quest’impresa significa fermare il mondo, cioè interrompere per sempre la coesione e la coerenza della nostra percezione.

L’interruzione comporta anche la sospensione dell’interpretazione sensoria.

Per interrompere l’immagine del mondo (dialogo interiore) che si possiede fin dalla culla, non è sufficiente volerlo o deciderlo. E’ necessario avere un compito pratico; questo compito pratico è chiamato “il modo giusto di camminare” Esso satura il TONAL, lo inonda fino a sommergerlo.
capite: l’attenzione del TONAL dev’essere posta sulle sue creazioni. E’ infatti quell’attenzione che, in primo luogo, crea l’ordine del mondo; il TONAL deve quindi essere attento agli elementi del suo mondo, per sostenerli, e soprattutto deve sostenere l’immagine del mondo come dialogo interno. Il modo giusto di camminare era un sotterfugio. Nel frattempo si può attirare l’attenzione sulle braccia, intrecciando le dita in modo insolito… l’importante è che guardando, senza mettere a fuoco gli occhi, verso un punto esattamente di fronte a lui nell’arco che parte dalla punta dei suoi piedi e finisce all’orizzonte, letteralmente sommerge il proprio “TONAL” di informazioni. Il “TONAL”, in mancanza della consueta relazione con un solo elemento per volta, è incapace di parlare con se stesso:
si raggiunge quindi il silenzio. Senza mettere a fuoco scopre un numero enorme di aspetti del mondo senza però raggiungere nitidezza su alcuno.

7 – Essere “impeccabili”, cioè non esaurire la propria energia, conservare il potere personale… l’impeccabilità è fare il meglio che si può sempre, in qualunque cosa. Recuperare tutta la propria energia vitale lasciata dispersa e, nel contempo, espellere tutta quella estranea a noi, che non corrisponde ai nostri fini. L’energia sarebbe così reintegrata al proprio essere per recuperare la “totalità di se stessi”, la propria “conformazione energetica” originaria. L’impeccabilità è semplicemente il miglior uso del nostro livello di energia… esige frugalità, sollecitudine, semplicità, innocenza, mancanza del riflesso di sé (esaltazione della propria auto-immagine. Per comandare lo spirito, e con questo intendo comandare il movimento del punto d’unione (d’assemblaggio), c’è bisogno di energia. L’unica via per conservare energia è la nostra impeccabilità.

8 – DIVENTARE INACCESSIBILE. Deve rimanere accessibile e aperto, solo a chi vuole lui… devi mostrare alla gente solamente quello che vuoi mostrargli; senza dire mai con precisione le cose come lo hai fatto fino ad ora.

9 – USARE LA MORTE COME CONSIGLIERA . Star disposti a morire ed essere pronti all’ultima battaglia in qualsiasi momento, circostanza, luogo. La morte è l’unica consigliera saggia che abbiamo.
« Sto a mio agio con la gente, sicché la morte è per me una persona. Sono anche dedito ai misteri, sicché la morte per me ha occhi vuoti. Posso 
guardare attraverso. Sono come finestre, eppure si muovono, come gli occhi si muovono. Così posso dire che la morte coi suoi occhi vuoti guarda il guerriero che fa la sua ultima danza »

Non hai tempo amico mio…questa è la sfortuna degli esseri umani. Nessuno di noi ha tempo a sufficienza, e la tua continuità non ha senso in questo mondo imprevedibile e misterioso. Focalizza la tua attenzione sul legame tra te e la morte, senza rimorso, tristezza o preoccupazione.

Focalizza la tua attenzione sul fatto che non hai tempo, e lascia che le tue azioni fluiscano di conseguenza. Fai sì che ognuna delle tue azioni sia la tua ultima battaglia sulla terra. Solo a questa condizione le tue azioni avranno il giusto potere. Altrimenti saranno, per quanto a lungo tu possa vivere, le azioni di un timoroso.
Ogni volta che senti, come sempre fai, che tutto ti sta andando male e che stai a punto di essere annichilato, girati verso la tua morte e domandale se è vero; lei ti dirá che ti sbagli; che niente è più importante se non il suo tocco. La tua morte ti dirá: ancora non ti ho toccato. Il guerriero pensa alla sua morte quando le cose perdono chiarezza. Il guerriero considera alla morte la consigliera più trattabile, che può venire anche ad essere testimone di tutto quanto si faccia. L’idea della morte è l’unica che tempra il nostro spirito. Questo non vuol dire che devi preoccuparti per la tua morte; si tratta di usarla. Poni attenzione sul laccio che ti unisce alla tua morte, senza rimordimenti, tristezza o preoccupazione. Poni la tua attenzione sul fatto che non hai tempo e lascia che i tuoi atti fluiscano in accordo a questo; che ciascuno dei tuoi atti siano la tua ultima battaglia sopra la terra. Solo sotto tali condizioni i tuoi atti avranno il potere che gli corrisponde…c’è una strana felicità ardente nell’attuare con il pieno convincimento che quello che si sta facendo può benissimo essere l’ultimo atto sopra la terra. Ti raccomando meditare sulla tua vita e contemplare i tuoi atti sotto questa luce.

Non hai tempo amico mio, questa è la disgrazia degli esseri umani. Nessuno di noi ha sufficiente tempo e la tua supposta continuità, nella quale consiste la tua felicità, non ha senso in questo mondo di mistero. La tua “continuità” solo ti fa timido. I tuoi atti, non possono possedere così in nessun modo, il gusto, il potere, la forza irresistibile di quelli realizzati invece da un uomo che sa di star liberando la sua ultima battaglia sulla terra.

In poche parole: la tua “continuità” non ti rende né felice, né potente. La maggior parte della gente passa di atto in atto senza pensare.  Un guerriero, al contrario, valuta ogni passo e dato che ha conoscenza intima della propria morte, procede con giudizio, come se ogni azione fosse la sua ultima battaglia. Un guerriero da, alla sua ultima battaglia, il rispetto che merita; è naturale, quindi, che nel suo ultimo atto sulla terra dia il meglio di se stesso.
Però, preoccuparsi terribilmente della morte forzerebbe chiunque sia di noi a focalizzare la propria attenzione su di sé; e questo è logorante. Cosicché, un’altra cosa di cui si ha bisogno per essere un guerriero è il “distacco”, o “spietatezza”. Il “senso della morte” imminente accompagnata con il “distacco”, invece di convertirsi in un’ossessione, si converte in indifferenza. Un uomo distaccato, che sa che non ha possibilità di porre limiti alla sua morte, e possiede solo una cosa che lo supporti: il potere delle sue decisioni. Deve essere, per così dire, il “proprietario”, il padrone, della sua scelta. Deve comprendere che ogni sua scelta è una sua responsabilità. Così non si esaurisce nel darle la colpa agli altri; e, una volta che sceglie, non rimane tempo per le recriminazioni, né per i lamenti. In un mondo dove la morte è il cacciatore, non c’è tempo per lamentazioni e dubbi. C’è tempo solo per decisioni… farci responsabili delle nostre decisioni è essere disposti a morire per esse; non importa quale sia la decisione. Le sue decisioni sono definitive semplicemente perché la sua morte non gli dà tempo di legarsi a niente… in questo modo, la nostra energia “è libera” di fluire e non ci riduciamo a farcela “consumare” o “succhiarla” artificiosamente dall’esterno, dalla gente o dalle cose, perché non ne abbiamo bisogno visto che questa ci arriva “naturalmente” da dentro. Niente potrebbe essere più serio, né meno importante di qualsiasi altra cosa. In un mondo dove la morte è il cacciatore, non ci sono cose grandi né piccole; solo ci sono decisioni alla vista della nostra morte inevitabile. Un guerriero prende in considerazione tutte le possibilità e poi sceglie in accordo con la propria predilezione intima. Una regola basica per un guerriero è prendere le proprie decisioni con tanta cura, da fare in modo che nulla di quello che possa venire come risultato, sia capace di sorprenderlo. Decidere non significa eleggere un momento arbitrario; decidere significa che hai messo il tuo spirito in ordine impeccabile e che hai fatto tutto il possibile per essere degno della conoscenza e del potere. Preoccupati e pensa pure quanto vuoi prima di prendere Una qualunque decisione; però una volta che lo fai, lasciati andare libero da preoccupazioni e da pensieri.

Ci saranno ancora un milione di decisioni che ti aspettano. Un guerriero accetta la responsabilità delle sue azioni, per quanto difficili possano essere. L’idea di star in balia del vento (ossia sotto il “controllo” di qualcuno, o di qualcosa”) dovrebbe essere inammissibile (dire, “per colpa di…” è ammettere di fatto il nostro “non-controllo”; e rassegnarsi ad esso: questo, “arrendersi”; non “lottare” più; non essere più “guerriero”, ma “vittima” – ci trasformiamo in “principi tiranni” come tutti gli altri maghi neri, succhiando energia alla gente perché non siamo più ormai nelle condizioni di farla uscire dallo spirito e da noi stessi).

Il guerriero non si abbandona neppure alla propria morte. La morte deve lottare per averlo. In questo senso, un guerriero si abbandona solo allo spirito, non è schiavo di nessun’altra cosa…non è schiavo della ragione, lo è piuttosto del “sentimento”, però unicamente di quello che procede dallo spirito. Solo il sentimento della morte da all’uomo il distacco sufficiente, affinché sia capace di non negarsi nulla così, con la coscienza della sua morte, con il distacco e con il potere delle sue scelte, un guerriero arma la sua vita in maniera strategica. Un guerriero procede sempre come se avesse un piano perché confida nel suo potere personale.  L’allegria di un guerriero gli arriva dall’aver accettato pienamente il suo destino e dall’aver calcolato in verità ciò che lo aspetta

10 – NON LAMENTARSI. Perché vive la sfida che gli sta accadendo qui e adesso, in questo precisissimo istante. Cerca di comprimere il tempo, tutto conta, anche un secondo. Non sprecare nemmeno un istante – vivere ogni istante il più felicemente che si riesca fare. Per un guerriero solo esiste “IL QUI” e “L’ORA”. Non c’è niente al mondo capace di garantire che potrai vivere ancora un solo istante di più…il futuro non è altro che un pettegolezzo.

11 – ABBANDONARE LA PROPRIA STORIA PERSONALE. Affinché nessuno ti leghi con i propri pensieri…per abbandonare la storia personale bisogna avere il desiderio di lasciar andare il proprio passato, tagliare i fili dei vecchi attaccamenti e distaccarsi armoniosamente, poco a poco. Si mantiene la propria storia personale raccontando alla gente tutto quello che fai. Invece, se non alimenti la storia personale, non hai più bisogno/dovere/obbligo di rendere conto, di spiegare tutto a tutti, e di giustificarti continuamente…in pratica è come morire al vecchio e rinascere ogni giorno al nuovo, alla freschezza, leggerezza e novità della vita… cancellare la storia personale ci libera dal “peso” dei pensieri altrui.

E’ come dire: “nessuno sa chi sono, neppure io”… ciò serve anche a “perdere” l’importanza personale.

Poco a poco devi creare una nebbia attorno a te, un alone di mistero, in modo che nulla possa darsi per scontato; che niente abbia una certezza assoluta. Il tuo problema è che sei troppo prevedibile. I tuoi progetti sono troppo prevedibili; i tuoi umori sono prevedibili. Non dare le cose per scontato; devi iniziare a cancellarti.

12 – PADRONEGGIARE “L’ARTE DEL SOGNARE”

SOGNO = Varco verso l’infinito

SOGNARE = L’arte di spostare a volontà dalla sua posizione abituale il p. d’unione per intensificare e ingrandire la portata di quel che si può percepire

Intendere il corpo energetico, privo di massa e pieno di energia, è lo scopo del sognare.

E’ l’arte dell’attenzione poiché mediante ad essa riusciamo a trattenere le immagini di un sogno così come tratteniamo le immagini del mondo. Ritorno al punto di partenza, evitare scarica di energia ad ogni sguardo, nella ricerca di altri “esploratori” sconosciuti, flussi di energia aliena; l’arte del sognare tratta dello spostamento del P.D.U.; l’agguato è l’arte che si occupa della “fissazione” del p. di u. in qualsiasi posizione si sia spostato – per far acquistare coesione…più è chiara la visione nei sogni e maggiore è la nostra coesione, vedere e sognare accadono solo se il guerriero è capace di interrompere il dialogo interiore.

Sbatti gli occhi con oggetti davanti e ricorda le impressioni. Ogni guerriero ha il proprio modo di sognare…secondo le istruzioni di Don Juan, non appena l’immagine delle mie mani avesse cominciato a dissolversi o a mutare in qualcosa d’altro, avrei dovuto spostare lo sguardo dalle mani a qualsiasi altro elemento circostante… quando l’immagine dell’elemento si fosse dissolta, spostare lo sguardo su qualcos’altro e così via.

La spiegazione degli stregoni del modo in cui sceglier un argomento per il sognare, è che un guerriero sceglie l’argomento, imponendosi deliberatamente un’immagine nella mente e facendo tacere il dialogo interno. in altre parole, se è capace di non parlare con se stesso e, anche solo per un istante, afferra l’immagine o il pensiero di cui vuole sognare, l’argomento desiderato verrà a lui… se si è capaci di troncare il flusso di  immagini e di pensieri dentro di noi e se si smette di parlare con  noi stessi, si acquistano certi poteri, come questo di imporre un’immagine e di fare che essa si presenti esteriormente a noi ma questa fluidifica­zione del reale non va senza sofferenze e nausee.
Il doppio (che è la nostra consapevolezza del nostro stato di esseri luminosi) sebbene lo si raggiunga sognando, è certamente reale. E’ il nostro “gemello energetico/luminoso”, nel senso di copia esatta del conglomerato di energia definito corpo.
Il corpo fisico ed energetico vengono generati insieme e costituiscono una unità, tuttavia alla nascita vengono separati da forze esterne, così che oggi non abbiamo più alcuna idea della sua esistenza. Sognare è il culmine degli sforzi degli stregoni, l’uso conclusivo del NAGUAL.
13 –  PRATICARE IL “NON FARE” 

Giungere all’essere in noi che deve morire è il non fare della persona. Agire senza credere, avere aspettative, senza certezze di fede.

 Interrompere le proprie abitudini… concentrare l’attenzione su aspetti del mondo che generalmente si trascurano; imparare ad avviare comportamenti diversi, ampliare i margini di libertà: e allenare la persona a essere presente a se stessa per smontare abitudini si possono inventare esercizi-attività inutili come sali e scendi da una sedia per 15 volte con quanta maggiore consapevolezza e impegno possibile + apri una scatola di cerini e rovescia il suo contenuto a terra e poi raccoglili tutti, uno per volta.

Il mondo è il mondo perché tu conosci il “fare” implicato nella sua creazione… se tu non conoscessi il suo fare, il mondo sarebbe diverso… per fermare il mondo devi smettere di fare… non-fare sarebbe come comportarsi come se qual qualcosa fosse qualcos’altro di molto diverso… ad es. trasformare quell’oggetto in un oggetto di potere…un guerriero se sa che le cose sono vere, agirà per “fare”; se sa che non sono vere, agirà per “non-fare”.

Il mondo ordinario è sostenuto dal “fare”, cioè da una visione coerente della realtà, prodotta dall’ancoraggio del punto d’unione di tutti gli uomini nella medesima posizione; la pratica del “non fare” è incentrata su una multiforme serie di esercizi, tutti tesi a incrinare la nostra assoluta credenza nell’effettiva realtà della visione del mondo costruita dai nostri sensi.

Il non fare e l’interruzione dialogo sono tecniche che implicitamente favoriscono il “sognare”. Eseguire qualcosa senza alcuna aspettativa non deve essere intesa come un far nulla in ogni caso, ma al contrario – agire senza interferire con la naturalezza delle cose.

Un uomo comune vince o perde e, a seconda dei casi, si fa persecutore o vittima… queste due condizioni hanno ragione di esistere finché un uomo non vede. IL VEDERE disperde ogni illusione di vittoria, sconfitta o sofferenza.

 

FONTE

http://www.animalibera.net/

 

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LA MAGIA

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La “Chiave minore di re Salomone” recita che la Magia non è altro che la più alta, assoluta e divina conoscenza della filosofia naturale, fatta progredire verso l’efficacia completa delle sue meravigliose operazioni dalla giusta comprensione delle virtù interne e nascoste delle cose.

Aleister Crowley, nel suo “Magic in Theory and practice” approfondisce il concetto fornendo la seguente sinossi.

DEFINIZIONE

La Magia e la Scienza e l’Arte di causare il verificarsi di cambiamenti conformi alla Volontà.

POSTULATO

Qualsiasi cambiamento si richieda, può essere provocato mediante l’applicazione di un giusto grado d’una certa forza nel giusto modo attraverso il giusto mezzo ad un giusto oggetto.

TEOREMI

1) Ogni atto intenzionale è un atto magico.

2) Ogni atto coronato da successo conferma il postulato.

3) Ogni insuccesso prova che una o più delle richieste del postulato non sono state soddisfatte.

4) Il primo requisito necessario per provocare qualsiasi cambiamento è la completa comprensione, qualitativa e quantitativa, delle condizioni.

5) Il secondo requisito necessario per provocare qualsiasi cambiamento è la capacità pratica di mettere in azione le forze adatte.

6) Ogni uomo e ogni donna è una stella.

7) Ogni uomo, e ogni donna, segue un certo corso, dipendente in parte da se stesso, in parte dall’ambiente che per ciascuno è naturale e necessario. Chiunque sia forzato a seguire un certo corso, sia per mancata comprensione di se stesso, sia per opposizioni esterne, entra in conflitto con l’ordine nell’universo, e ne soffre conseguentemente.

8) Un uomo la cui volontà cosciente sia in contrasto con la volontà vera, perde energie inutilmente. Non potrà mai sperare di influenzare in modo efficace il suo ambiente.

9) Un uomo che segua la sua volontà vera, è assistito dall’inerzia dell’universo.

10) La natura è un fenomeno continuo, anche se non sempre scorgiamo in qual modo le diverse cose siano fra loro connesse.

11) La scienza ci mette in condizioni di sfruttare la continuità della natura mediante l’applicazione empirica di certi principi il cui interagire coinvolge diversi ordini di idee connesse l’una con l’altra secondo schemi che superano la nostra presente comprensione.

12) L’uomo ignora la natura del suo stesso essere e dei suoi poteri. Anche l’idea che ha delle sue limitazioni è basata su esperienze del passato, ed ogni passo in avanti estende il suo dominio. Non vi e, di conseguenza, alcuna ragione di assegnare limiti teorici a ciò che egli potrebbe essere o potrebbe fare.

13) Ogni uomo e più o meno consapevole che la sua individualità comprende diversi ordini di esistenza, anche quando afferma che i suoi principi più sottili altro non siano che sintomi di mutamenti avvenuti nel suo veicolo più grossolano. Un concetto simile può essere applicato alla natura nella sua interezza.

14) L’uomo è in grado di essere, e di usare, tutto ciò che percepisce, in quanto tutto ciò che percepisce è in certo senso parte del suo stesso essere. Può perciò soggiogare alla sua volontà individuale tutto l’universo di cui è cosciente.

15) Ogni forza dell’universo può essere trasformata in una forza di altro genere mediante l’impiego di mezzi idonei. È quindi a nostra disposizione una riserva di forze inesauribili

16) L’applicazione di una data forza influenza tutti gli ordini di esistenza relativi all’oggetto al quale è applicata, quale che sia, fra questi ordini, quello direttamente interessato.

17) Un uomo può apprendere come usare qualsiasi forza per i propri scopi, traendo vantaggio dai teoremi esposti.

18) Può attrarre in se qualsiasi forza dell’universo facendo di se un ricettacolo adatto ad essa, stabilendo con essa una connessione, e predisponendo condizioni tali che la natura della forza costringa a fluire verso di lui.

19) L’uomo che si sente separato dall’universo e ad esso opposto, ne ostacola le correnti conduttive. Questo concetto lo isola.

20) L’uomo può attrarre ed impiegare solo quelle forze che gli sono congeniali.

21) Non vi sono limiti all’estendersi delle relazioni di qualunque uomo con l’universo nella sua essenza; infatti, non appena l’uomo diviene una cosa sola con l’universo, qualsiasi sistema di misura cessa di esistere, tuttavia, la sue capacità di utilizzare le forze universali sono limitate dai suoi poteri e capacità mentali, e dalle circostanze relative al suo ambiente umano.

22) Ogni individuo è, essenzialmente, sufficiente a se stesso. Ma non soddisfa ancora se stesso sino a quando non ha stabilito la giusta relazione con l’universo.

23) La magia è la scienza che comprende se stessi e le proprie condizioni. E l’arte dell’applicare all’azione questa comprensione.

24) Ogni uomo ha l’inalienabile diritto di essere ciò che è.

25) Ogni uomo deve fare della magia ogni volta che agisce o pensa. Il pensiero è infatti un atto interiore, la cui influenza infine si proietta sull’azione, anche se ciò può non avvenire istantaneamente.

26) Ogni uomo ha un diritto: quello dell’autoconservazione, il diritto di completarsi sino alla fine.

27) Ogni uomo dovrebbe fare della magia la nota centrale della sua vita. Dovrebbe impararne le leggi, e vivere secondo esse.

28) Ogni uomo ha il diritto di compiere il proprio volere senza preoccuparsi se questo interferisce con quello degli altri; perché se egli si trova al posto che gli è stato assegnato, se mai sono gli altri a non dover interferire con lui.

 

FONTE BIBLIOGRAFICA

Jorg Sabellicus – Iniziazione all’alta Magia

 

 

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