Esoterismo, Gnosticismo, Psicologia, Sciamanesimo, Scienza, Spiritualità

IL BYPASS SPIRITUALE E LA SPIRITUALITA’ CONTRAFFATTA

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“Lo yoga è fuoco” scriveva Satprem. “La guerra è madre” ci ricorda Eraclito. Dove ci conducono veramente tutti i vari aforismi motivazionali un po’ troppo di facile consumo che ci presentano una realtà “confezionata” che non ci permette di lavorare davvero sui nostri limiti e sulla nostra coscienza profonda?

di GIACOMO COLOMBA

Forse il nome sarà sconosciuto ai più, ma purtroppo la tendenza conosciuta come bypass spirituale è più diffusa di quanto si creda.

Che cos’è esattamente il bypass spirituale? Il termine è stato coniato da una figura di spicco della psicologia transpersonale, John Welwood, tra l’altro esperto di buddhismo e discipline orientali.

Viene definita come tendenza a utilizzare idee e pratiche comunemente ritenute spirituali per evitare di affrontare blocchi emotivi irrisolti e ferite psicologiche.

Molti libri che oggi vengono ritenuti spirituali, specie gran parte dei libri motivazionali, sarebbero in realtà basati sul bypass spirituale, e rappresentano paradossalmente una sorta di autosabotaggio psicologico per evitare di dover accettare i propri limiti e le proprie manchevolezze, nascondendo il tutto dietro di un comodo velo di misticismo che, molto comodamente, ci impedisce di affrontare un vero progresso. Vediamo qualche esempio concreto.

Bypass spirituale: un distacco esagerato e innaturale

Il distacco, l’equanimità, è considerato una qualità spirituale in diverse religioni e tradizioni. Ciò nonostante una disconnessione innaturale dalla realtà esterna e dalle proprie emozioni dolorose provoca solo repressione e distacco dalla realtà.

Il vero distacco interiore ci avvicina alle persone, crea empatia, sa accogliere pensieri scomodi e sensazioni disagevoli senza per questo alterare lo stato di coscienza di base.

La Bhagavad Gita ci descrive questo stato come un oceano che riceve le acque dei fiumi senza alzarsi di livello. Ma spesso, quando questo distacco è innaturale e forzato, le cattive emozioni e i cattivi pensieri sono solo ricacciati sotto il tappeto di uno stato di coscienza più profondo, dove generalmente attecchiscono e influenzano lo stato di veglia.

Bypass spirituale: un’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi

Niente è completamente bello e positivo e il segreto della felicità è saper riconoscere ed accettare l’imperfezione. Le imperfezioni esistono per farci progredire, ma non è possibile trasformarle se non vengono riconosciute ed accettare.

Il che non vuol dire indulgere in eccessivi mea culpa. Difatti l’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi di sè e degli altri è solo l’altro lato di una malsana tendenza a colpevolizzare e colpevolizzarsi.

Una corretta valutazione di sè, sincera, porta sempre ad umiltà e senso di gratitudine, il che vuol dire riconoscere il positivo senza per questo eccedere nelle celebrazioni.

Bypass spirituale: fobia della rabbia

Diffidare delle persone che non si arrabbiano mai. Gesù rovesciò i banchi dei cambiavalute nel tempio e Ramakrishna ci dice che anche chi realizza il Divino e si libera dell’ego può conservare ancora una forma di rabbia.

Ma tornando più terra terra, la rabbia va riconosciuta come una reazione naturale, un istinto umano che richiede molto tempo per essere padroneggiato.

Ancora una volta, la fobia dà il lato oscuro dell’indulgenza e le due vanno a braccetto. Una vera attitudine spirituale è quella di riconoscere i propri limiti caratteriali e di lavorarci sopra.

La rabbia viene a dirci qualcosa di noi, di ciò che avviene nel nostro profondo e spesso ci mostra ferite antiche non ben rimarginate. E’ bene non essere troppo pudici e sentire cosa ha da dirci.

Bypass spirituale: compassione e tolleranza indiscriminate

Vale quello che abbiamo detto per l’eccesso di distacco: deve essere naturale, non forzato. La capacità di discriminare, in sanscrito viveka, e il discernimento, vicara, sono due qualità essenziali nel vero cammino spirituale.

Durante il progresso si deve essere capaci di intendere e scegliere cosa accettare e cosa non accettare. Solo una volta realizzati e maturati spiritualmente si sarà in grado di accettare tutti i contatti della vita senza rischi.

Ma cominciare il cammino escludendo questi due strumenti e tollerando di tutto è una scelta infelice dal punto di vista spirituale. Un antico yogi bengalese usava dire: un piccolo albero verrà mangiato dalle vacche se non protetto, ma una volta cresciuto forte, neanche un elefante potrà abbatterlo. Certo procedere discriminando costa fatica e comporta degli errori, ma è poi così importante non commettere errori?

Bypass spirituale: giustificare la mancata assunzione di responsabilità

Frasi come “L’universo ha voluto cosi’”, “Tutto accade per una ragione”, “Succederà quello che deve succedere”, per quanto vere, sono nella maggior parte dei casi delle tipiche ego-trap per evitare di riconoscere di aver sbagliato o mancato una giusta azione.

Si potrebbe definire il bypass spirituale come una forma pervertita di spiritualità usata come meccanismo di difesa del proprio lato in ombra.

Vergogna, rabbia, solitudine, sono parte della nostra natura di base, che va accettata per essere trasformata. Non è bene nascondere quando gli altri ci feriscono e non nascondersi quando siamo noi a ferire gli altri.

Giustificarsi significa non assumersi le proprie responsabilità. Quello che chiamiamo oggi bypass spirituale è ben conosciuto da tempo: nell’escatologia sufi esiste il barzakh, una zona intermedia tra la coscienza superficiale e quella spirituale in cui la psiche può venire deviata da idee distorte, ingigantite o minimalizzate.

 

FONTE

https://it.quora.com/

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LA CONFERENZA MONDIALE SULL’AYAHUASCA

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Nel Settembre del 2014 all’incirca 650 persone, provenienti da più di 60 Paesi, hanno assistito alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza, Spagna. In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi. Il presente documento è una dichiarazione consensuale di quel gruppo: una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale. D’altra parte, in un momento in cui buona parte dell’umanità vive sull’orlo di una crisi sociale, economica e ambientale, è vitale che il dialogo interculturale e le politiche integrate promuovano un’esistenza sostenibile per la nostra specie, abbracciando la diversità in un mondo di società interconnesse, in armonia con il pianeta e tutti i suoi abitanti. E’ intrinseco all’evoluzione della condizione umana ricercare nuovi metodi e migliorare quelli che già sono a disposizione, per raggiungere questi obiettivi in maniera efficace. Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne in pratiche cerimoniali, e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Uno di questi, l’Ayahuasca (un decotto ottenuto dai fusti della liana Banisteriopsis Caapi e le foglie dell’arbusto Psycotria Viridis), ha giocato un ruolo cruciale nelle tradizioni spirituali, mediche e culturali dei popoli che hanno abitato la parte alta del bacino del Rio delle Amazzoni. Negli ultimi decenni, diverse tradizioni e nuove modalità di uso dell’Ayahuasca sono state portate fuori dai confini dell’Amazzonia, intraprendendo nuove vie di simbiosi culturale. Durante secoli, le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. Senza dubbio l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’Ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali. Le diverse pratiche di consumo di Ayahuasca non ricadono nelle concettualizzazioni e categorizzazioni tradizionali di “droghe illegali di abuso”, così come definite dal regime internazionale di controllo vigente. Equiparare gli usi rituali, religiosi e terapeutici dell’Ayahuasca agli usi problematici delle droghe controllate come gli oppiacei, la cocaina o le anfetamine -o trattare le persone che conducono cerimonie di Ayahuasca come “narcotrafficanti” coinvolti nel mercato nero- riflette una profonda ignoranza: non si basa sull’evidenza e contribuisce alla confusione circa la legittimità, basata sui diritti umani, di queste pratiche. Oltretutto, l’evidenza scientifica mostra che l’Ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica e che i suoi profili di sicurezza, tanto fisiologici quanto psicologici, sono accettabili all’interno di contesti controllati. Inoltre i suoi effetti emetici -tradizionalmente considerati un aspetto cruciale delle sue proprietà spirituali e curative-, insieme alle profonde esperienze introspettive che frequentemente induce, hanno generalmente un impatto positivo sulla salute e sul comportamento delle persone che la utilizzano regolarmente. Per una parte significativa e crescente della popolazione in diverse parti del mondo, il consumo di Ayahuasca è la forma scelta per favorire lo sviluppo spirituale e personale, superare la sofferenza e approfondire la relazione con se stessi, con i propri familiari, con l’ambiente circostante e con il pianeta Terra. Senza dubbio, per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB), così come per molti funzionari di polizia, procuratori legali e giudici dei singoli Paesi, bere Ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’, una pratica spirituale poco autentica, una dipendenza distruttiva e una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive. Nel 2010, l’INCB ha affermato che “nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’Ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale”. Ciò nonostante, l’ organo di Controllo ha aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’Ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”. In coincidenza con l’allarme politico generato dal INCB in relazione con l’Ayahuasca e altre piante psicoattive nella sua Informativa Annuale del 2010 e del 2012, e seguendo una tendenza cominciata nella metà degli anni ’90, si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di Ayahuasca. Pertanto, sembra realistico affermare che una proibizione dell’Ayahuasca a livello nazionale (nei differenti Stati), o anche a livello internazionale, risulta una effettiva probabilità in un futuro prossimo. Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano Ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte. Di conseguenza, chiediamo ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di Ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale e che, al suo posto, i governi collaborino con i rappresentanti delle comunità in cui si utilizza Ayahuasca, favorendo modelli di autoregolamentazione efficaci, la promozione della salute e la riduzione del danno, così come iniziative educative pubbliche. Chiediamo ai giudici dei procedimenti relazionati con l’Ayahuasca di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’Ayahuasca: In questo caso la DMT contenuta nel decotto Ayahuasca è presente in maniera naturale e quindi, in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale. E’ ugualmente importante considerare che i benefici potenziali delle piante come l’Ayahuasca possono convertirsi in rischi se queste non vengono utilizzate in modo responsabile. Raccomandiamo alle persone che prendono Ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati e devono sempre essere denunciati, cosicché la comunità Ayahuasquera, collettivamente, possa continuare a favorire lo sviluppo di un’autoregolamentazione e a preservare l’integrità delle proprie pratiche. In conclusione, e seguendo una precedente dichiarazione sull’Ayahuasca realizzata nel 2012 da accademici di indubbio prestigio, sollecitiamo le autorità affinché si mostrino tolleranti verso queste pratiche, basandosi sul rispetto del diritto fondamentale alla libertà di religione e di coscienza, insieme al diritto alla libertà di scelta dei mezzi e strumenti per favorire il proprio benessere fisico e psicologico. Da ciò deriva che concedano alle comunità Ayahuasquere il grado di libertà legale e il rispetto necessari affinché possano continuare a sviluppare in maniera responsabile e sicura il loro contributo alla società multiculturale e globalizzata di oggi.

Dichiarazione rilasciata il 20 Gennaio 2015 Initiativa promossa da Fondazione ICEERS

www.aya2014.com/en/aya2014-declaration

Dichiarazione appoggiata da: Constanza Sánchez Avilés, PhD Coordinatrice Legge, Politiche e Diritti Umani, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Benjamin De Loenen, MA Fondatore e Direttore Esecutivo, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Beatriz Labate, PhD Nucleus for Interdisciplinary Studies of Psychoactives (NEIP), San Paolo, Brasile Kenneth W. Tupper, PhD School of Population and Public Health University of British Columbia, Victoria, Canada Jeffrey Bronfman Santa Fe, Nuevo México (EEUU), Miembro del Cadre Of Mestres O Centro Espírita Benficente União Do Vegetal, Brasilia, Brasile Amanda Feilding Fondatrice e Direttrice, The Beckley Foundation, Regno Unito David R. Bewley-Taylor, PhD Direttore, Global Drug Policy Observatory, Swansea, Regno Unito Ethan Nadelmann, PhD Direttore Esecutivo, Drug Policy Alliance, Stati Uniti Kasia Malinowska-Sempruch, Dr PH Direttrice del Programma Globale di Politiche sulle Droghe della Open Society Foundations, New York, NY, Stati Uniti Pien Metaal, MA Coordinatrice del Programma di Riforma delle Leggi sulle Droghe in America Latina, Transnational Institute, Amsterdam, Paesi Bassi Raquel Peyraube, MD Direttrice Clinica, Fondazione ICEERS Uruguay Rick Doblin, PhD Fondatore e Direttore Esecutivo Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Belmont, MA, Stati Uniti Virginia Montañés Esperta in Politiche di Droga (CERCA), Spagna Aleix VilaMaria Avvocato, Barcellona, Spagna Alexis Kaiser Avvocato, Zurigo, Svizzera Charlotte Walsh, MPhil Professoressa di Diritto, School of Law, University of Leicester, Regno Unito Diego de las Casas Avvocato, Madrid, Spagna Francisco J. Esteban, PhD Università C.J. Cela, Madrid, Spagna Pedro Caldentey Marí Avvocato, Barcellona, Spagna Roberto Castro Rodríguez Avvocato, Barcellona, Spagna Rodrigo A. González Soto Avvocato, Santiago, Chile Anton J. G. Bilton, BSc Hons Regno Unito Ben Christie Consultente in Comunicazione, Londra Regno Unito Hélène Pelosse, MA Alto Funzionario, Francia Armando Loizaga Psicologo, Asociación Nierika, Messico Joan Obiols-Llandrich, MD, PhD Presidente, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Pep Cura Oliveras, MA Coordinatore AYA2014, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Marc Aixalà Coordinatore Help Center, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Maria Carmo Carvalho, MSc Vicepresidenta, Fondazione ICEERS, Oporto, Portogallo Jerónimo Mazarrasa Segretario, Fondazione ICEERS, Ibiza, Spagna Margot Honselaar Tesoriera, Fondazione ICEERS, Halsteren, Pesi Bassi Òscar Parés, MA Vice direttore Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna José Carlos Bouso, PhD Direttore Scientifico, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna

 

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IL ROSPO PSICHEDELICO DEL DESERTO DI SONORA

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Speciali ghiandole multi­cellulari concentrate sul collo e gli arti di Bufo Alvarius producono un viscoso veleno bianco lattaginoso che contiene grandi quantità del potente allucinogeno 5­MEO­DMT. Quando vaporizzato dal calore e portato nei polmoni in forma di fumo, questo alcaloide base­indolico produce una incredibilmente intensa esperienza  psichedelica di durata incredibilmente breve. Non ci sono spiacevoli o effetti nocivi. Al contrario, un piacevole afterglow psichedelico appare abbastanza regolarmente dopo aver fumato il veleno del Bufo Alvarius, il rospo del deserto di Sonora.

PARTE PRIMA

Il deserto di Sonora è una vasta area dai confini irregolari che si estende per circa 310.000 Km dal sud­est della California attraverso la parte meridionale dell’Arizona spingendosi a sud fino a Sonora, Messico. Il deserto si eleva dal livello del mare fino a raggiungere oltre 1500 metri dove gli aridi bassopiani di mesquite e cresoto sono tagliati da canyon montagnosi di quercia e sicomoro. E’ una zona aspra in cui la temperatura può raggiungere i 60°C all’ombra e la piovosità tocca appena i 127 mm annui.

Uno degli abitanti più eccezionali del deserto di Sonora è il rospo indigeno, Bufo alvarius. Sebbene il genere Bufo comprenda più di duecento specie di rospi, il Bufo Alvarius è l’unica specie che vive esclusivamente nel deserto di Sonora. A differenza della maggior parte dei rospi, il Bufo Alvarius è semi­acquatico e deve restare nelle vicinanze di una fonte sicura d’acqua per poter sopravvivere. Di conseguenza, l’habitat prediletto da questa specie è costituito dai canali di scolo dei fiumi e ruscelli permanenti del deserto di Sonora.

Questo delicato ambiente desertico, come la maggior parte dei luoghi sulla terra, non è stato trascurato dall’uomo nella sua costante opera di manipolazione della natura, ma abbastanza sorprendentemente, lo stile di vita semi­acquatico del Bufo Alvarius ha coinciso piuttosto bene con i progressi dell’uomo civilizzato. Più di un migliaio di anni fa, gli indiani Hokokam cominciarono a deviare il corso del fiume Gila per irrigare il suolo arido. Lavorando con bastoni e pietre, questa popolazione primitiva aprì la strada ad un sistema di coltura estensiva nel deserto. La loro originale rete di canali è stata estesa nei secoli ed ora irriga più di 1,5 milioni di acri del deserto di Sonora. Questo equivale ad irrigare regolarmente un’area desertica pari a circa la metà dell’estensione del Connecticut. L’umidità dei terreni desertici soddisfa le sempre maggiori esigenze dell’uomo e contemporaneamente fornisce una nicchia stabile nell’ecosistema per il Bufo Alvarius.

Il Bufo Alvarius è un animale notturno e resta tutto il giorno sottoterra, sfuggendo alle temperature estreme della superficie con una strategia di vita sotterranea. All’imbrunire, questi rospi del deserto lasciano i loro anfratti nascosti e si riuniscono nelle zone umide vicino ai ruscelli e alle sorgenti, nei campi irrigati per l’agricoltura o in stagni temporanei creatisi dopo forti piogge. La stagione dell’accoppiamento, da Maggio a Luglio, è il periodo di maggiore attività per il Bufo Alvarius. E’ possibile catturare facilmente rospi grossi e robusti al calar della notte munendosi di torcia e un sacco di stoffa.

E’ la specie più grande di rospi nativi del Nord america; per quanto riguarda la lunghezza da grifo a podice, il Bufo Alvarius deve raggiungere un minimo di 76 mm per la maturità sessuale, sebbene gli adulti in grado di riprodursi continuino a crescere fino a circa 18 cm di lunghezza. Questo abitante del deserto ha una costituzione robusta, con un corpo tarkiato ed una testa larga e piatta. La pelle è liscia e coriacea, coperta qua e la da protuberanze di un pallido color arancio, ed il suo colore può cambiare notevolmente dal marrone scuro all’oliva o grigioverde. Il ventre è beige, di solito privo di segni. Ci sono da una a quattro escrescenze bianche sporgenti agli angoli della bocca ma ciò che identifica inequivocabilmente il Bufo Alvarius è la presenza di grandi ghiandole granulose sul collo e sugli arti. Le ghiandole granulose sono concentrazioni differenti di tessuti multicellulari. Quelle più sporgenti sono le due grosse ghiandole parotidi a forma di rene che si trovano, una per lato, sul collo sopra e dietro il timpano. Le ghiandole larghe e oblunghe sulla parte esterna di entrambe le zampe posteriori, tra il ginocchio e la coscia, sono dette femorali. In modo analogo, le tibiali sono lunghe ghiandole, o una fila di più corte, che si sviluppano in lunghezza dal ginocchio alla caviglia. Una concentrazione supplementare di queste ghiandole si trova su ognuno degli avambracci. Ognuna di queste ghiandole è formata da molti lobuli di forma ovale, che misurano circa 2 mm di diametro. Ogni lobulo è un’ unità ben distinta, con un canale che emerge dalla pelle come un singolo poro ben definito. Un doppio strato di cellule circonda ogni lobulo e funge da sintesi liberando un siero viscoso bianco ­ lattiginoso.

Il veleno prodotto dal Bufo Alvarius contiene uno spettro molto particolare e costante di amine biologicamente attive. La biosintesi delle amine è compiuta attraverso un sistema enzimatico regolato geneticamente. La via metabolica del Bufo Alvarius è unica nel regno animale in quanto produce grandi quantità di derivati 5 ­ metossi ­ indolici. Fra questi, l’alcaloide predominante, rappresentante il 15% del peso a secco del veleno, è la 5­metossi­N.N.­dimetiltriptamina (5­MEO­DMT). La 5­MEO­DMT è un potente allucinogeno psicoattivo per l’ uomo in dosi comprese tra i 3 e i 5 milligrammi. Fu sintetizzato per la prima volta nel 1936, ma i suoi effetti di espansione della mente non furono scoperti per oltre 20 anni. Poi, nel 1959, la 5­MEO­DMT fu identificata come l’alcaloide predominante nelle “sniffate” allucinogene di parecchie tribù del Nord america. Queste popolazioni primitive da lungo tempo preparano miscele da inalare con fiori, semi, cortecce e gambi di piante locali per raggiungere stai mentali alterati. Nel 1968, la 5­MEO­DMT fu scoperta anche nel regno animale.

Il Bufo Alvarius divenne famoso col nome di “rospo psichedelico” quando venne dimostrato che il suo veleno conteneva enormi quantità di questo alcaloide a base indolica. Estratta dai rospi del Nord america o dalle piante del Sud america o sintetizzata in laboratorio, la 5MEO­DMT è un allucinogeno estremamente potente. La 5­MEO­DMT ha 10 volte la potenza relativa della dimetil­triptamina (DMT), la popolare droga sintetica degli anni’ 60. Si deve cmq segnalare che la 5­MEO­DMT differisce dalla DMT sotto due aspetti importanti. Primo, mentre la 5­MEO­DMT ha un gruppo metossilico nella posizione 5 dell’anello indolico, la DMT non ce l’ha. La presenza di questo gruppo metossilico accresce grandemente la solubilità della molecola nei grassi. Questo permette alla 5­MEO­DMT di penetrare la barriera ematoencefalica e raggiungere i siti attivi più rapidamente della DMT. Secondo, mentre la DMT è inserita nella Tabella 1 come sostanza sottoposta a controllo legale, la la 5­MEO­DMT è relativamente sconosciuta.

PARTE SECONDA

Da un esemplare adulto di grosse dimensioni può essere ricavato da mezzo grammo a un grammo o più di veleno fresco. Metà di questo peso è costituito da acqua che evapora con l’essiccazione, ma il 15% del peso a secco corrisponde all’alcaloide dominante, la 5MEO­DMT. In altre parole, un rospo di grosse dimensioni che secerne un grammo di veleno fresco può produrre l’equivalente di 75 milligrammi di potente allucinogeno, psicoattivo nell’uomo in dosi comprese tra i 3 e i 5 grammi. Il veleno fresco può essere facilmente ricavato senza alcun danno per il rospo.

Usate un piatto di vetro piano o qualsiasi altra superficie liscia non porosa di almeno 80 cm quadrati. Tenete il rospo di fronte al piatto fissato in posizione verticale. In questa maniera si può raccogliere il siero sulla superficie di vetro pulita mediante la manipolazione del rospo. Quando siete pronti ad iniziare, tenete saldamente il rospo con una mano e, con il pollice e l’indice dell’altra, premete vicino alla base della ghiandola fino a quando il veleno schizza fuori dai pori sul piatto di vetro. Usate questo metodo per raccogliere sistematicamente il siero da ognuna delle ghiandole granulari del rospo: quelle sugli avambracci, quelle sulla tibia e sul femore delle zampe posteriori e naturalmente le parotidi sul collo. Se concedete al rospo un’ora di riposo, ogni ghiandola può essere premuta una seconda volta per ottenere una resa supplementare. Al termine dell’operazione le ghiandole sono vuote e richiedono dalle 4 alle 6 settimane per rigenerarsi. Quando il veleno viene estratto dalle ghiandole, inizialmente è viscoso e di colore bianco lattiginoso. Nel giro di qualche minuto comincia quindi a seccarsi ed assume il colore e la consistenza del mastice. Raschiate il veleno dal piatto di vetro, essiccatelo completamente e mettetelo in un contenitore ermetico fino al momento in cui sarete pronti a fumarlo.

Il veleno del Bufo Alvarius è estremamente allucinogeno quando viene vaporizzato dal calore e assorbito dai polmoni in forma di fumo. Una dose adeguata per un adulto normale di peso medio è un pezzo di siero essiccato grosso più o meno come la testa di un cerino. Tagliatelo in pezzi sottili con una lametta e metteteli in una pipa ad una presa dotata di un retino di ottone. Destinate l’uso di questa pipa esclusivamente al fumo del veleno del rospo poikè l’accumulo di residui nel fornello e la condensa di vapore nel cannello possono produrre un’alterazione non desiderata con il fumo di altre sostanze. Applicate una fiamma adatta e fumate il contenuto della pipa in un’unica aspirazione. Cercate di trattenere il fumo nei polmoni il più a lungo possibile poikè l’efficacia dipenderà in larga misura dal pieno assorbimento della dose in un’unica aspirazione.

Entro una trentina di secondi si produrrà un’ondata quasi irresistibile di effetti psichedelici. Sarete completamente assorbiti da un complesso evento chimico caratterizzato da un sovraccarico di pensieri e percezioni, un breve crollo dell’io ed una perdita del continuum spazio-­temporale. Rilassatevi, respirate regolarmente e lasciatevi andare all’esperienza. Dopo due o tre minuti, l’intensità iniziale cede gradualmente il posto a piacevoli sensazioni simili a quelle suscitate dall’LSD in cui sono comuni illusioni ottiche, allucinazioni, percezioni alterate. Potete avvertire una distorsione nell’immagine che percepite del vostro corpo od osservare il mondo restringersi o ampliarsi. Potrete notare che i colori appaiono più vivaci e più belli del solito e, molto probabilmente, proverete un’esperienza euforizzante inframezzata da scoppi immotivati di risa. Questo indescrivibile episodio ha una durata estremamente breve. Gli effetti allucinogeni spariscono rapidamente e l’intero ciclo psikedelico si conclude in una quindicina di minuti. Non ci sono conseguenze spiacevoli o effetti nocivi. Al contrario, una piacevole euforia psichedelica successiva all’esperienza appare abbastanza regolarmente e può durare parecchie ore o parecchi giorni dopo aver fumato il veleno del Bufo Alvarius, il rospo del deserto di Sonora.

FONTE

WWW.EROWID.ORG

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IL CAMMINO SCIAMANICO

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La prima cosa interessante da dire sul Cammino Chamanico, in particolare sul cammino rosso, è che per i popoli nativi di nord (Lakota) e sud America (Caboclos) che lo praticano, non esiste una parola che si riferisca all’IO come a qualcosa di separato (a proposito di smorzare l’ego); per la maggior parte dei popoli nativi, non esiste IO e tutti siamo NOI, un unico essere vivente che include persone, animali, piante, minerali, pietre, pianeti, stelle, galassie tutto. Todos Somos Uno.

Per poterci svegliare e ricordare di questo pilastro portante dell’esistenza, smettendo così di vivere in un mondo illusorio basato sulla dualità tra io e noi, bene e male, felicità e infelicità, e dunque sulla sofferenza, bisogna essere disposti a “consegnarsi, abbandonarsi completamente” alla vita e percepire questo abbandono come un sapere semplice, unico e profondo a cui sottomettersi, senza così opporsi mai più al flusso della vita stessa.

E qual è l’unico posto in cui possiamo sentire il flusso della vita? L’unico posto è il qui e ora. Ciò significa accettare il momento presente senza esercitare opposizione, abbandonando ogni resistenza interiore. La resistenza interiore si manifesta ogni volta che diciamo No alla vita, poiché non è frutto di giudizio mentale e di negatività emozionale; la resistenza alla vita viene dalla mente che ci vuole far fare ciò che lei ritiene giusto che facciamo e che è diverso da ciò che il cuore ci dice.

L’accettazione di ciò che è e di ciò che si è ci libera immediatamente dell’identificazione con la mente e ci ricongiunge al nostro vero essere, alla nostra vera essenza.

Accettare ciò che si è, dove e con chi si è, non vuol dire umiliarsi, abbandonarsi, svilirsi, rinunciare, anzi, vuol dire riconoscersi pienamente così come si è in quel preciso momento, con i propri pregi e difetti, senza demandare all’esterno, ad altri o ad altro, il nostro essere in un certo modo, in un certo posto o con certe persone. Prendere atto di come si è, significa poter intraprendere un profondo cammino di cambiamento; ogni giorno si può fare un passo nella direzione del cambiamento e del miglioramento, ma per farlo bisogna riconoscersi senza soffrire e senza rifiutare di riconoscersi tali e quali si è.

La dualità invece creata dall’uomo materialista, ovvero come si è e come si vorrebbe essere, è alla radice di tutta la complessità non necessaria della vita nonché fonte di tutti i problemi e i conflitti. Proiettare nel passato o nel futuro un ideale di come si vorrebbe essere, impedisce di concentrarsi sul qui e ora e di riconoscersi tal quali si è per poter iniziare un cammino vero di cambiamento.

Dentro il cammino rosso, l’amore, in primo luogo l’amore per se stessi, è uno stato dell’essere, non una semplice emozione; in quanto tale non è un cosa passeggera bensì un qualcosa che ha carattere di permanenza, di perenne, se realmente incarnato. L’amore non sta fuori di noi, bensì dentro di noi, dunque non è qualcosa che possiamo perdere o che ci può abbandonare; l’amore non dipende né è funzione di nessuno; amore è realizzazione dell’unità e superamento del dualismo; amore è sentire profondamente la “presenza” senza che sia viziata delle illusioni che siamo abituati ad alimentare e sostenere.

Solo e proprio in questo istante, nel qui e ora, nell’istante della verità, della presenza, dell’amore come stato dell’essere, saremo in grado di accettarci esattamente così come siamo, con i nostri aspetti positivi e negativi. Non possiamo imbrogliare la nostra coscienza, lei è l’occhio, l’oracolo della verità e si manifesta indipendentemente dalla nostra volontà. Il tesoro è dentro di noi. La coscienza, il nostro spirito sono l’occhio di Horus.

Il cammino rosso è dunque il cammino che porta la mente al cuore; possiamo così dire che il cammino rosso ci insegna un vivere naturale, ci insegna a non stare separati dagli altri, a non delegare agli altri la nostra felicità, amandoci e rispettandoci in prima persona.

Dunque cos’è lo chamanesimo? Lo chamanesimo è permettere a se stessi di vivere in pace e armonia dentro il presente, vivere ogni momento qui ed ora senza preoccuparsi di come è stato e di come sarà domani. Stare qui è un atto di grande, grandissimo coraggio. È essere felici esattamente come si è, senza voler tornare ad essere o pensare di poter essere qualcunaltro.

Il cammino chamanico, in quanto cammino di cura guarigione, si avvale di numerosi tipi di medicine  sacre come l’Ayahuasca, Il Tabacco sacro e il Cachimbo, il Rapè, il Kambo, il Temascal o capanna sudatoria etc.. Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerle tutte.

LA MEDICINA DEL TABACCO SACRO E IL CACHIMBO

Qui si venera “Abuelo Tabaco” (il tabacco sacro). Ricordate la famosa pipa della pace usata dagli indiani pellerossa del nord america? Esattamente quella! La pipa si chiama Cachimbo e il tabacco non si aspira mai. Oreste, lo sciamano, mi spiega “quello è un vizio. Qui il tabacco non si aspira. Si usa solo per scopi cerimoniali e questo tipo di tabacco va consacrato prima poter essere usato”. Ho imparato che nei momenti più importanti della vita in comunità, quando si indice una riunione, durante la cerimonia, o quando si fa la veglia al fuoco sacro, si accende il Cachimbo. Il Tabacco sacro consacra il momento. Le parole dette con il Cachimbo in mano e il tabacco acceso sono sacre. Il tabacco è un alleato molto potente. Una volta acceso, bisogna fumare tutto il tabacco che abbiamo messo nel Cachimbo. Il fuoco, toccando il tabacco sacro, libera lo spirito di quest’ultimo permettendogli di riprendere il proprio cammino. Se smettiamo di fumare il Cachimbo, lasciando del tabacco sacro residuato che eventualmente butteremo, neghiamo la libertà ad alcuni spiriti del tabacco.

In linea di massima, il Cachimbo si accende per fare delle piccole “Oraçoes” (preghiere): si comincia col salutare e ringraziare il Grande Spirito, il Grande Mistero, la madre terra, il padre sole, i guardiani delle 4 direzioni, i 4 elementi, il cuore dell’umanità, i bambini e le guide spirituali, gli alimenti, gli animali, la medicina sacra etc etc. Solo dopo aver salutato e ringraziato, si formalizza la preghiera, la richiesta.

La preghiera, si chiude con “Ahò, metakiase (per tutte le mie relazioni)”.

Siamo seduti in circolo. Chi vuole, prende la parola e fa la sua “pregiera” col Cachimbo secondo il rito appena descritto.

Molto importante, durante la “preghiera” (invocazione con saluto e ringraziamento e poi richiesta), non si smette mai di far fumare il Cachimbo perché è il Tabacco sacro a suggerirci le migliori parole da usare, le migliori richieste da fare. E qui, la parola è sacra, si trasforma in realtà.

LA MEDICINA DEL RAPE’

La musica permea il tempio, canti antichi e tamburi mi portano in un’altra dimensione. A turno ciascuno di noi esce dal cerchio, si avvicina allo sciamano (uomo di medicina, appunto). Lo sciamano è colui che applica la medicina. Prepara l’applicatore del Rapè. Si tratta di una cannetta di 30cm circa lunghezza e 2/3cm di diametro. La riempie con la medicina (una miscela in polvere di tabacco sacro ed altre erbe e piante medicinali). Posiziona un estremo della canna in una delle mie narici e si porta alla bocca l’altro estremo. Infine, applica la medicina. Soffia nella canna e il contenuto della medicina mi va dritto al cervello passando per il naso”.

Il Rapè è una medicina molto importante nella tradizione sciamanica. Agisce direttamente sul nostro corpo energetico, in particolare sul terzo occhio (ghiandola pineale) aumentando la nostra predisposizione a connetterci con il piano astrale. Sul corpo fisico invece ha sia l’effetto positivo di favorire “la Limpeza” (la pulizia) inducendo la produzione di muco e saliva che naturalmente va espulso (a volte induce anche il vomito); e sia l’effetto di aiutare chi soffre di sinusite e asma.

LA MEDICINA DEL TEMASCAL

Il Temascal o capanna sudatoria. Viene usata nella tradizione sciamanica con il fine di purificare. Ho la fortuna di costruire la struttura del Temascal assieme ad Oreste (lo sciamano). La struttura (a forma di gabbia) la realizziamo con liane e rami della foresta. Il tutto viene ermeticamente coperto con panni e teli. Al centro della capanna (rigorosamente di forma circolare) c’è un buco. Qui andranno posizionate le pietre incandescenti su cui applicare la medicina. In linea retta dall’ingresso nella capanna, a circa 5 metri, prepariamo la piattaforma su cui verrà acceso il fuoco sacro. Le pietre vengono posizionate tra i tronchi di legno in modo che il fuoco le renda praticamente laviche e incandescenti in un paio d’ore.

E’ prevista la purificazione del Temascal prima e dopo la “Ricerca della visione”.

“Ci prepariamo ad entrare, Fabiano mi purifica l’aura, mi giro verso il fuoco sacro ringraziandolo. Mi accovaccio e rigorosamente in ginocchio entro nella capanna salutando il Grande Spirito affinché possa benedire questa purificazione. Oreste (lo sciamano) è già posizionato dentro e mi dice dove andrò a sedermi. Ci siamo, sono entrati tutti. A questo punto una ad una, vengono portate dentro le “Abuelitas” (le sagge pietre) ormai incandescenti. Oreste posiziona una pietra alla volta nel buco. Ciascuna pietra viene consacrata con una dedica e su ciascuna pietra viene applicata la medicina. Si tratta di una essenza (erbe medicinali). Una polverina che a contatto con la pietra incandescente rilascia nella capanna un fumo sacro che “purifica” aura e vie respiratorie. Che buon profumo. La temperatura comincia a salire (e ancora non è stata versata sulle pietre una sola goccia d’acqua). Vengono posizionate circa 20 pietre. A questo punto la porta della capanna viene chiusa e la cerimonia inizia sul serio. Tamburi, maracas e canti entrano in scena. La temperatura inizia a salire. Dopo circa 30minuti di canti vengono fatti uscire gli strumenti musicali ed entra il bidone con l’acqua miscelata con spezie ed erbe e medicinali che verrà versata sulle pietre. Fa davvero caldo, altro che sauna o bagno turco”. Oreste dice “siete nel ventre della madre terra, abbandonatevi al suo amore”. La purificazione del Temascal vuole simulare la morte e la rinascita come nuovo essere. Ogni volta che l’acqua tocca le pietre incandescenti aumenta la temperatura nella capanna al punto che dentro non si possono indossare oggetti di metallo, diventerebbero incandescenti rischiando di bruciare la pelle. Ogni volta che l’acqua tocca le pietre, esse rilasciano le memorie, la saggezza e la conoscenza ancestrale che hanno accumulato in miliardi di anni (sono stati i primi esseri viventi assieme alla terra stessa, sono la terra stessa).

LA MEDICINA DEL KAMBO’

Si tratta di un vaccino “naturale” usato dai nativi dell’amazzonia da migliaia di anni.

Fabiano: “i vaccini in uso oggigiorno nella medicina convenzionale occidentale sono deboli e non servono a nulla, anzi fanno più danni che altro. Ti iniettano dei virus deboli e semi morti che dovrebbero essere capaci di contrastare il vero Virus quando questo arriva. Il Kambò invece è come un maestro di kung fu. Quando entra nel tuo corpo lavora per allenare le cellule del tuo corpo ad essere più forti e contrastare qualsiasi minaccia/virus che arrivi dall’esterno con il massimo della forza”.

Il Kambò è il veleno prodotto da un rospo della foresta amazzonica. Durante l’applicazione di fatto vieni avvelenato.

Riceviamo l’applicazione del Kambò la stessa notte della nostra prima cerimonia con il Daime o Ayahuasca. Che serata ragazzi. 2 ore prima di ricevere l’applicazione del Kambò dobbiamo bere almeno 2/3 litri di acqua. L’effetto immediato del Kambò è quello di fare “pulizia” portando al vomito. La pulizia fisica (che comprende quindi qualsiasi forma di espulsione: muchi, vomito, feci etc… è molto molto importante e fa bene). Il primo effetti di qualsiasi medicina sacra è la pulizia fisica. Cosa puliamo? Emozioni nascoste e non espresse, paure, blocchi energetici…insomma spazzatura che intossica la nostra anima e si annida pericolosamente nel nostro corpo.

Mi siedo al lato di Fabiano. Usa la punta di una barretta di incenso per farmi 8 piccole bruciature sulla spalla. Si tratta di bruciature non più grandi di una lenticchia. L’obiettivo è far uscire la carne viva fuori. A questo punto applica su ciascun punto una goccia piccolissima di questo veleno. Arrivato al punto numero 4 (ovvero non più di 30 secondi dalla prima applicazione) già inizi ad avvertire gli effetti del veleno. Vengo assalito da una vampata di calore che pervade tutto il corpo. Il cuore inizia a battere forte. Terminata l’applicazione ci sediamo in disparte e aspettando il vomito sperimentiamo gli effetti dell’avvelenamento. La sensazione di calore si fa sempre più forte, sento la faccia, le labbra e la gola che si gonfiano. La gola in particolare si secca al punto che non riesco più ad ingoiare e quando mi inizia a diventare difficile persino la respirazione ecco che arriva il vomito con una forza mai provata. Che liberazione. Da questo momento, gli effetti fisici provati a causa del veleno iniziano a rientrare.

LA RICERCA DELLA VISIONE

Tra delle pratiche più importanti del cammino rosso, va richiamata assolutamente l’attenzione alla Busca da Visão, ovvero la ricerca della visione.

La Busca da Visão è una delle pratiche più antiche utilizzate dalle tribù native del Nord America; lo scopo di questa attività è che la persona ottenga una più ampia comprensione del suo ruolo e del suo cammino nel mondo (stravolgente direi!). La Busca da Visão fornisce esperienze significative per mezzo di un ritiro, caratterizzato dal completo digiuno da cibo e da liquidi, sulla montagna che consente la conoscenza di sé e la propria guarigione in svariati ambiti (fisico, mentale spirituale). Partecipare alla Busca da Visão conferisce l’opportunità di sperimentare la nostra natura umana e di renderci conto che siamo piccoli e umili (non da intendere come sottomessi), ovvero siamo granelli di sabbia davanti alla grandezza dell’universo, ma granelli che compongono l’universo stesso. Todos Somos Uno.

La ricerca del senso della vita accompagna da sempre l’uomo lungo il suo viaggio. Nel corso della sua evoluzione l’uomo ha infatti cercato molti modi per spiegare la realtà e capire il mondo intorno a se; quindi è proprio attraverso la necessità di trovare maggiore significato nella vita che l’uomo si è evoluto.

Ci sono molti modi di percorrere questo cammino dell’evoluzione, uno dei quali è proprio la pratica sciamanica; lo Sciamanesimo si propone come una forma di riscatto dell’essenza umana, un modo per tornare alle origini e riconoscere il sacro insito in tutto ciò che esiste.

Tutto ciò che esiste nell’universo è nostro maestro; in natura sono presenti tutte le medicine necessarie per questa crescita spirituale. Lo sciamano utilizza il termine medicina, per designare gli elementi della natura con un’essenza guaritrice, ovvero elementi catalizzatori, acceleratori della riforma spirituale, della riabilitazione e del mantenimento della salute fisica.

Tra i numerosi farmaci presenti in natura vi è proprio la Busca da Visão. Essa fornisce all’iniziato, esperienze significative che possono trasformare la sua percezione della realtà; il motore di ricerca è esposto infatti a situazioni estreme (come il digiuno) dalle quali apprende, si conosce e si trasforma.

La Busca da Visão si concretizza in un cammino articolato in 4 tappe. Si tratta di 4 momenti fondamentali nella vita dell’uomo indigeno: il primo anno si passano 4 giorni in isolamento su una montagna, in completo digiuno, all’interno di un circolo sacro di pochi metri quadrati fatto con tabacco e con le proprie preghiere/intenzioni e all’interno del quale c’è spazio solo per una tenda e un’amaca. I 4 giorni hanno come proposito il proposito dell’umiltà.

Per il secondo anno, i giorni sono 7, medesimo scenario ma con un litro d’acqua e qualche mela. Il proposito è la sincerità.

Per il terzo anno, i giorni sono 9, di nuovo medesimo scenario ma con un litro e mezzo d’acqua, qualche mela in più e un po’ di granola. Il proposito è l’unione tra maschile e femminile e il superamento della dualità.

Per il quarto e ultimo anno, i giorni sono 13, medesimo scenario ma con due litri d’acqua, ancora qualche mela in più e un po’ più di granola. Il proposito è l’integrità di proposito.

MEDICINA SACRA: L’AYAHUASCA

L’Ayahuasca è anche chiamata Santo Daime (Daime da dammi, offrimi, forniscimi il conoscimento, la guarigione). Va chiarito innanzitutto che il Santo Daime non è un allucinogeno, ovvero una sostanza che crea una realtà illusoria, bensì è una pianta psico-attiva, con una sua propria capacità psichica in grado di farci vedere la nostra più vera realtà interiore (illusione vs realtà è la chiave di volta per non interpretare il Daime come una droga, droga nel senso che siamo abituati a dargli noi del mondo cosiddetto “avanzato”). Il Daime è dunque il nostro inconscio che si palesa. Il Daime è “noi” in tutti i nostri aspetti belli e brutti; il Daime infatti può mandarti in estasi così come terrorizzarti, poiché il Daime, con il suo “viaggio” non ti porta da nessuna parte se non dove già sei nel tuo cammino evolutivo.

Il Santo Daime è una pianta sacra per i nativi e ad oggi sacra anche per me. Credo nel Daime, nei suoi poteri di cura e nella sua essenza divina; il Santo Daime è un regalo divino, è qualcosa che tutti dovrebbero aver l’opportunità di provare.

Il Santo Daime, è innanzitutto una medicina in grado di curare malattie fisiche (dall’aids al cancro), mentali (dalla depressione alle più svariate forme di dipendenze) e spirituali. Il Santo Daime inoltre possiede un gran potere alteratore della coscienza umana; tale potere alteratore si concretizza in un viaggio all’interno di noi stessi, che ci porta ad elevati livelli di auto-coscienza e conoscenza del nostro Io.

Il Daime è ottenuto dall’infusione di due piante native dell’amazzonia: una liana, detta Jagube o Mariri e un arbusto detto Rainha (Regona) o Chacrona. Queste due piante contengono ciascuna una sostanza biochimica che risulta complementare a quella dell’altra e che si adattano perfettamente al funzionamento del sistema nervoso umano in modo da essere tranquillamente assorbite dal corpo senza causare alcun tipo di aggressione o di dipendenza (a differenza degli psico-farmaci e delle droghe). L’incrocio di queste due piante porta anche al perfetto bilancio energetico di femminile e maschile, yin e yang, di luna e sole. La Regina ha una forza femminile, ed è dove risiede il potere di visione della bevanda, essenzialmente contenuto in un sostanza della sua linfa e conosciuto come DMT (Dimetiltriptamina), mentre nel Jagube vi è la forza virile di questo equilibrio contenuta nel Harmala, un alcaloide (particolarmente concentrato nel guscio).

Per comprendere come agiscono queste sostanze all’interno del corpo umano, è importante fare una digressione al fine di conoscere meglio il funzionamento dello spazio più nobile del cervello umano, ovvero di quello spazio che svolge funzioni di pianificazione delle attività nel tempo e che è responsabile di garantirci quell’attenzione e quella concentrazione necessaria per eseguire qualsiasi tipo di compito. Questa regione del cervello è guidata da un neurotrasmettitore, la serotonina, che è quella molecola responsabile della conduzione degli stimoli nervosi tra un neurone e l’altro. Questo neurotrasmettitore è prodotto sia dal cervello umano che dal tratto gastrointestinale. La serotonina è una sostanza che ha una vita utile limitata nel corpo umano e che, una volta giunta alla sua scadenza, viene metabolizzata da un enzima, prodotto anch’esso nella regione gastrointestinale, noto come monoamino ossidasi o MAO. Questo enzima, quando in azione, regola i livelli di serotonina nel cervello umano in un individuo normale (poca serotonina indica depressione, infatti uno dei sintomi principali dei depressi, è l’incapacità di concentrarsi e di portare a termine delle attività).

Il Santo Daime, come abbiamo detto, contiene due classi di sostanze che producono i loro effetti psicoattivi: la DMT contenuta nelle foglie della Regina, e gli alcaloidi contenuti nella liana Jagube. All’interno dell’alchimia del perfetto disegno divino della natura, accade così che la DMT sia prodotto anche dal corpo umano in quantità molto piccole (alcuni studiosi hanno provato che, persone con doti di medianità, producono una maggior quantità di DMAT). Pertanto, biochimicamente parlando, la DMT è la chiave che collega l’essere umano al mondo spirituale. Lei è la molecola che può dare agli uomini la visione del mondo spirituale. Inoltre, chimicamente parlando, la molecola DMT è praticamente identica alla molecola di serotonina molecola, con solo alcune piccole differenze. Ciò significa che la DMT si adatta perfettamente agli stessi neuroni che utilizzano la serotonina come mezzo per trasmettere stimoli nervosi ad altri neuroni. Così, un individuo sotto l’influenza di un notevole aumento di quantità di DMT nel cervello, avrà una chiara apertura della sua visione spirituale, ovvero di ciò che gli orientali chiamano terzo occhio. In altre parole, la DMT è una finestra sul mondo spirituale; essa permette all’individuo sotto il suo effetto, di fare un “viaggio” nel suo inconscio, di estendere la conoscenza di sé ma soprattutto di portare questa conoscenza nella sua parte cosciente, risvegliando facoltà, doti che spesso non si sapeva nemmeno di avere.

Affinché la molecola di DMT non venga direttamente metabolizzata nello stomaco e possa penetrare invece nel flusso sanguigno, c’è bisogno che la produzione di MAO (enzima che appunto metabolizza la serotonina e dunque anche la DMT direttamente nello stomaco, regolandone la quantità e impedendo che circoli nel sangue) sia temporaneamente sospesa, un effetto che si ottiene con gli alcaloidi del tè Harmala, contenuti nella liana Jagube. In altre parole, è la liana che apre la strada al flusso sanguigno alla DMT.

Tutto ciò si traduce in un aumento dei livelli di serotonina nel cervello di un individuo quando è sotto l’influenza del Santo Daime. Questo risultato è chiaramente distinguibile dall’aumentata capacità di concentrazione e attenzione che la persona sente quando è sotto l’influenza della bevanda. Questo effetto, che migliora la concentrazione e la capacità cognitiva di una persona, dura e si consolida più vi è continuità e coerenza nel consumo di Santo Daime nella nostra vita. Vi è anche un’immunità acquisita da individui che consumano il Santo Daime per molti anni, immunità nei confronti delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale.

Ci sono poi alcuni effetti collaterali che il Santo Daime può causare in un individuo a causa delle sostanze in esso contenute; effetti descritti riguardano individui normali e non malati o sotto cure farmacologiche e/o anti depressivi. Il primo è l’effetto purgante o di pulizia biologica/cura di disintossicazione. Il secondo è l’effetto del vomito causato dagli eccessivi messaggi inviati dal cervello allo stomaco,

Dal punto di vista spirituale, è molto chiaro che sia l’effetto purgante che il vomito, sono direttamente collegati ad una bevanda energetica che esegue la pulizia sull’individuo e lo sana: siamo corpi e spiriti sporcati costantemente da tossine di tutti i tipi: cibi e bevande industriali, acqua e aria inquinata, stress, malattie e farmaci, pensieri negativi, litigi, conti in sospeso, rimpianti, rimorsi, odio, vendette molto altro. Il Santo Daime, con i suo effetti collaterali, ha la capacità di liberarci dalle tossine, di permetterci di accedere ad un corpo più pulito e dunque ad uno spirito più elevato. Il Santo Daime infatti ha la capacità spirituale di espellere qualsiasi disarmonia energetica garantendoci sollievo e conforto dopo ogni evento di diarrea o vomito. La continuità e la costanza nel consumo di Santo Daime, di solito genera una diminuzione persona in intensità e frequenza nel tempo, dei processi di pulizia.

L’assorbimento da parte del corpo umano, di tutte le sostanze contenute nel Santo Daime avviene in modo assolutamente naturale, senza danneggiare la salute e senza generare dipendenze (a differenza di psico-farmaci e droghe). Ciò è stato oggetto di ricerca e di validazione scientifica, per questo motivo il Santo Daime è stata riconosciuta dalla legge brasiliana come una manifestazione legittima dei costumi dei popoli indigeni del Brasile, dove ci sono più di 70 tribù indigene che ne fanno uso, nel rispetto di un patrimonio culturale che dura da più di 4000 anni.

Riceviamo la medicina durante le cerimonie. Le cerimonie iniziano verso le 6/7 del pomeriggio e terminano alle 5/6 del mattino seguente. Si tratta di un susseguirsi di canti (inni) che cambiano a seconda che la cerimonia appartenga alla linea sciamanica, di Umbanda o della chiesa del maestro Irineu. Tutti i partecipanti alla cerimonia prendono la medicina e quando inizia a sentirsi l’effetto ti rendi conto delle energie che ci sono in gioco. Capisci che l’energia che metti in gioco cantando e suonando impatta direttamente sull’energia del gruppo. Prima di iniziare la cerimonia ci si augura “buon lavoro” …incredibile no? La gente va li consapevole che si tratta di un lavoro di autocura profondo, un lavoro che non si otterrebbe con anni di psicoanalisi. Un lavoro di gruppo. Insomma non a caso è la medicina sacra usata dalle popolazioni più sagge del piante da migliaia di anni (come chiameresti altrimenti popolazioni che non soffrono carestie e guerre, che non usano bombe, che non si avvelenano con cibi tossici, che non si drogano di shopping, sesso, lavoro e altri allucinogeni compulsivi del mondo occidentale, che non hanno mai perso la connessione con se stessi e con la fonte).

Lo sciamano guida la cerimonia, Oreste suona il flauto, altri la chitarra, i tamburi e quasi tutti le maracas. Io canto e suono la maracas. E’ come se la musica attiva il potere del Daime. In origine l’energia assume forma materiale grazie al suono. Si tratta di frequenze di onda. Avete mai sentito parlare di Cimatica? A seconda delle frequenze/suoni, granelli di sabbia e acqua assumono determinate forme. Questo è esattamente quello che accade dentro di noi. La musica guida il lavoro dell’Ayahuasca nel nostro corpo. Spesso durante la cerimonia non riusciamo ad esserne consapevoli e abbiamo fugaci ed estemporanee intuizioni di una realtà superiore. Percepisco al di là dei 5 sensi. Mi sembra di essere in sintonia con qualunque suono. Mi sembra di essere su un’altra lunghezza d’onda. L’obiettivo del daime è di farci abituare a quest’altra frequenza perché è qui che possiamo entrare in contatto con il nostro Io superiore, con essere divini di luce e i maestri guida. E’ qui che possiamo ricevere degli insegnamenti importanti.

FONTI

https://it.wikipedia.org/

http://www.theevolutionarychange.com/

 

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