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La Legge del Pendolo

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È interessante avere in casa un orologio a pendolo, non solo per sapere l’ora, ma anche per riflettere un po’.

Senza il pendolo l’orologio non funziona; il movimento del pendolo è profondamente significativo.

Nei tempi antichi il dogma dell’evoluzione non esisteva; allora i saggi sapevano che i processi storici si sviluppano sempre in armonia con la Legge del Pendolo.

Tutto fluisce e rifluisce, sale e scende, cresce e decresce, va e viene in accordo con questa legge meravigliosa.

Niente di strano che tutto oscilli, che tutto sia sottomesso al “vai e vieni” del tempo, che tutto evolva e involva.

A un estremo del pendolo c’è l’allegria, all’altro il dolore; tutte le nostre emozioni, i pensieri, gli aneliti, i desideri, oscillano in armonia con la Legge del Pendolo.

Speranza e disperazione, pessimismo e ottimismo, passione e dolore, successi e fallimenti, profitti e perdite corrispondono chiaramente ai due estremi del movimento pendolare.

L’Egitto sorse sulle sponde del fiume sacro con tutto il suo potere e la sua maestà, ma quando il pendolo passò all’altro lato, quando si avvicinò all’estremo opposto, il paese dei faraoni cadde e si erse Gerusalemme, la città amata dai profeti.

Quando il pendolo cambiò posizione, Israele cadde e all’altro estremo sorse l’impero romano.

Il movimento pendolare innalza e affossa imperi, fa sorgere poderose civiltà e poi le distrugge.

All’estremo destro del pendolo possiamo mettere le diverse scuole pseudoesoteriche, pseudooccultiste, religioni e sette.

All’estremo sinistro del movimento pendolare possiamo collocare tutte le scuole di tipo materialista, marxista, ateo, scettico, eccetera. Sono le antitesi del movimento pendolare, cangianti, soggette a incessante cambiamento.

Il religioso fanatico, per un qualsiasi avvenimento insolito o d’eccezione, può finire all’altro estremo del pendolo e diventare ateo, materialista, scettico.

Un qualunque fatto inusitato, magari un avvenimento metafisico trascendentale, oppure un momento di indicibile terrore, può portare il fanatico ateo materialista all’estremo opposto del movimento pendolare e convertirlo in un insopportabile reazionario religioso.

Per esempio: un sacerdote, disperato, dopo che un esoterista lo ebbe battuto in una polemica, divenne incredulo e materialista.

Abbiamo conosciuto il caso di una donna atea, materialista e incredula che, per un fatto metafisico determinante e indiscutibile, diventò una brillante esponente dell’esoterismo pratico.

In nome della verità, dobbiamo dire che l’ateo materialista, convinto al cento per cento, è una farsa, non esiste.

Quando sono vicini all’inevitabile morte, in quel momento di terrore indicibile, i nemici dell’Eterno —materialisti e increduli— passano istantaneamente all’altro estremo del pendolo e finiscono pregando, piangendo e invocando con fede infinita e profonda devozione.

Lo stesso Carlo Marx, ideatore del materialismo dialettico, fu un fanatico religioso ebreo; dopo la sua morte gli vennero resi pomposi onori funebri da gran rabbino.

Carlo Marx elaborò la sua dialettica materialista con un unico proposito: «Creare un’arma per distruggere tutte le religioni del mondo per mezzo dello scetticismo».

È il tipico caso di gelosie religiose portate all’estremo: Marx non avrebbe mai potuto accettare l’esistenza di altre religioni e preferì distruggerle per mezzo della sua dialettica.

Carlo Marx adempì a uno dei Protocolli di Sion che dice testualmente: «Non importa se riempiremo la Terra di materialismo e di ripugnante ateismo: il giorno in cui noi trionferemo, insegneremo la religione di Mosè debitamente codificata e in modo dialettico, e non permetteremo nel mondo nessun’altra religione».

È interessante vedere che in Unione Sovietica, mentre le religioni vengono perseguitate e viene insegnata al popolo la dialettica materialista, le sinagoghe in cui si studia il Talmud, la Bibbia e l’ebraismo, svolgono le proprie attività liberamente e senza alcun problema.

I capi del governo russo sono religiosi fanatici della legge di Mosè, ma avvelenano il popolo con la farsa del materialismo dialettico.

Non ci pronunceremmo mai contro il popolo di Israele: stiamo solo parlando chiaro contro una certa élite di doppiogiochisti che, per perseguire fini inconfessabili, avvelena il popolo con la dialettica materialista mentre pratica segretamente la religione di Mosè.

Materialismo e spiritualismo, con tutto il loro codazzo di teorie, pregiudizi e preconcetti d’ogni specie, si alternano nella mente secondo la Legge del Pendolo e cambiano seguendo tempi, mode e abitudini.

Spirito e materia sono due concetti molto discutibili e difficili da capire.

La mente non sa nulla dello Spirito, tanto meno sa della materia.

Un concetto non è nient’altro che questo: un concetto. La realtà non è un concetto, anche se la mente può crearsi molti concetti a proposito della realtà.

Lo Spirito è lo Spirito (l’Essere) e solo esso stesso può conoscersi.

È scritto: «L’Essere è l’Essere e la ragione d’essere dell’Essere è lo stesso Essere».

I fanatici del dio-materia, gli scienziati del materialismo dialettico sono empirici e assurdi al cento per cento. Parlano di materia con una autosufficienza stupida e disarmante, quando in realtà non ne sanno niente.

Che cos’è la materia? Quale di questi stupidi scienziati lo sa?

La tanto chiacchierata materia è un concetto molto discutibile e abbastanza spinoso.

Qual è la materia? Il cotone? Il ferro? La carne? L’amido? Una pietra? Il rame? Una nuvola? Che altro?

Dire che tutto è materia sarebbe empirico e assurdo quanto assicurare che tutto l’organismo umano è fegato, cuore o rene. Ovviamente una cosa è una cosa, e un’altra cosa è un’altra cosa; ogni organo è diverso come ogni sostanza è diversa. Allora, quale di tutte queste sostanze è la tanto strombazzata materia?

Molta gente gioca con i concetti del pendolo, ma in effetti i concetti non sono la realtà.

La mente conosce solo forme illusorie della natura, ma nulla sa della verità contenuta in queste forme.

Col passare del tempo e degli anni le teorie passano di moda, e quello che uno impara a scuola finisce poi per non servire più. In conclusione: nessuno sa niente.

I concetti dell’estrema destra o dell’estrema sinistra del pendolo passano come le mode: sono processi della mente, cose che accadono in superficie nella facoltà di intendere, stupidaggini, vanità dell’intelletto.

A una qualunque disciplina psicologica si oppone un’altra disciplina, a un qualunque processo psicologico logicamente strutturato se ne oppone un altro simile… E alla fine?

Ciò che a noi interessa è il reale, la verità; ma ciò non è questione di pendolo: non si trova nel “vai e vieni” delle teorie e delle credenze.

La verità è lo sconosciuto d’istante in istante, di momento in momento.

La verità è al centro del pendolo, non all’estrema destra e neanche all’estrema sinistra.

Quando domandarono a Gesù: «Che cosa è la verità?», egli osservò un profondo silenzio. Quando rivolsero la stessa domanda al Buddha, questi volse le spalle e si ritirò.

La verità non è un’opinione, né una teoria, né un pregiudizio di estrema destra o di estrema sinistra.

Il concetto che la mente può forgiarsi della verità non è mai la verità.

L’idea che l’intelletto può avere sulla verità non è mai la verità.

L’opinione che possiamo avere sulla verità, per quanto rispettabile sia, in nessun modo è la verità.

Né le correnti spiritualiste, né i loro oppositori materialisti potranno mai condurci alla verità.

La verità è una cosa che deve essere sperimentata direttamente, come quando uno mette il dito sul fuoco e si scotta.

Il centro del pendolo è dentro noi stessi, ed è lì che dobbiamo scoprire e sperimentare in modo diretto ciò che è reale, la verità.

Abbiamo bisogno di auto-esplorarci direttamente, per auto-scoprirci e conoscere profondamente noi stessi.

L’esperienza della verità avviene solo quando abbiamo eliminato gli elementi indesiderabili che nel loro insieme costituiscono il me stesso.

La verità si coglie solo eliminando l’errore. L’esperienza di ciò che è reale viene a noi solo disintegrando l’io stesso, gli errori, i pregiudizi, i timori, le passioni, i desideri, le credenze, le fornicazioni, le ostinazioni intellettuali e le autosufficienze di ogni genere.

La verità non ha niente a che vedere con quello che si è detto o trascurato di dire, con quello che si è scritto o trascurato di scrivere; essa arriva a noi d’incanto solo quando è morto il me stesso.

La mente non può cercare la verità perché non la conosce. La mente non può riconoscere la verità perché non l’ha mai conosciuta. La verità viene spontaneamente a noi quando abbiamo eliminato tutti gli elementi indesiderabili che costituiscono il me stesso, l’io stesso.

Finché la coscienza resta imbottigliata nell’io stesso, non potrà sperimentare ciò che è reale, ciò che è al di là del corpo, degli affetti e della mente, ciò che è la verità.

Quando il me stesso viene ridotto in polvere cosmica, la coscienza si libera per svegliarsi definitivamente e sperimentare in modo diretto la verità.

A ragion veduta il Gran Kabir Gesù disse: «Conoscete la verità ed essa vi renderà liberi»

A che serve all’uomo conoscere cinquantamila teorie se non ha mai sperimentato la verità?

Il sistema intellettuale di qualunque uomo è certamente rispettabile; tuttavia a qualunque sistema se ne oppone un altro, e né l’uno né l’altro sono la verità.

Vale di più autoesplorarci per autoconoscerci e arrivare a sperimentare un giorno in modo diretto ciò che è reale, la verità.

FONTE

http://www.fuocosacro.com

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MAESTROS E ALLIEVO

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Anderson Debernardi – Magic Serpents

L’Ayahuasca è già di per sé una medicina molto potente, e può bastare anche da sola a curare numerosi malanni. E particolarmente efficace contro i parassiti, uno dei problemi più comuni nella foresta pluviale. Inoltre, funziona molto bene per prevenire la malaria. Il tutto si riduce a una questione “classica”: in che misura la magia è operata dalla medicina e in che misura dal curandero? E soprattutto, una volta messo da parte l’ego, in che misura la guarigione viene realizzata dal medico interiore? Si verificherebbe ugualmente se il paziente bevesse la medicina senza la presenza dell’ayahuasquero?

È qui che forse potrei fare una distinzione tra curandero- ayahuasquero e sciamano. Lo sciamano è guidato a compiere il suo lavoro, percorrendo un cammino di guarigione prettamente spirituale. L’ayahuasquero, nella maggior parte dei casi, è una specie di meccanico. Ha imparato il suo mestiere come si potrebbe imparare ad aggiustare un’automobile. E anche in questo c’è un certo potere. Opera guarigioni e possiede vastissime conoscenze sulle piante medicinali. Come un medico moderno riconosce un sintomo e prescrive meccanicamente un farmaco, allo stesso modo un curandero cura le malattie con erbe e piante. Molti sono anche ottimi psicologi; gran parte delle persone che si rivolgono a loro ogni giorno hanno problemi di carattere psicologico, e sono questi casi che consentono ai curanderos di mantenere economicamente la propria attività. Inoltre, sanno che la maggior parte dei disturbi fisici che gli vengono presentati sono collegati all’alimentazione e – contrariamente alla letteratura popolare – in pochissimi casi sono dovuti a un maleficio lanciato da qualcuno.Porto grande rispetto verso i curanderos con cui ho lavorato. Quasi tutti sono animati dal desiderio sincero di guarire le persone, e cercano di acquisire più conoscenze possibile. Oggi esiste persino una scuola, nel nord del Perù, che rilascia licenze di curanderos: potreste iscrivervi anche voi.

Un ultimo avvertimento. Ogni volta che vado a trovare uno dei tanti curanderos, emerge sempre la stessa verità: il curandero presta un servizio e deve essere pagato. Se non avviene uno scambio verbale esplicito sul prezzo da pagare per studiare presso di lui o partecipare ai suoi rituali, in un modo o nell’altro ci si ritrova poi con la sensazione di essere stati sfruttati, di essere stati usati. E quando alla fine si riesce a staccare la spina, mettersi comodi e ripensare a tutto ciò che è successo, ci si rende conto che la propria idea del curanderismo e dello sciamanesimo, quel mondo mistico sommamente sacro e spirituale a cui si desiderava tanto appartenere, non corrisponde affatto a ciò che si credeva.

Molte persone arrivano in Sud America con l’erronea credenza che questo tipo di lavoro spirituale non dovrebbe richiedere un pagamento; i guaritori dovrebbero capire che chi arriva da loro sta seguendo un percorso spirituale ed è stato guidato fin lì per imparare i metodi di guarigione gratuitamente, perché come si può richiedere di pagare un simile sacrificio personale? Ma è proprio questo il punto. È il sacrificare qualcosa, che sia denaro o una gallina, che consente agli insegnamenti di fare presa, al guaritore di guarire, al paziente di essere curato e all’apprendista di essere aperto a ricevere qualcosa che sa di poter prendere.

Io non ho mai pagato subito i miei insegnanti. Anche io, all’inizio, credevo di non essere tenuto a farlo, essendo arrivato fino a loro attraverso un percorso spirituale. Alla fine, però, li ho sempre remunerati, anche se non c’è mai stato uno scambio diretto di denaro. Per esempio, grazie all’investimento iniziale della mia amica Gina, ho costruito una casa a due piani sul terreno di proprietà del mio Maestro. Mi ci sono voluti due anni, e ci ho anche abitato dentro. Poi, il 31 dicembre 1995 alle ore 23.55, ho regalato la casa a lui.

[ AYAHUASCA MEDICINA ]

© 2014 Alan Shoemaker

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LA DMT E GLI ALIENI

Cattura

Pietre di giada ritrovate nel 2017 in un complesso sotterraneo di grotte in Messico, vicino al confine tra gli Stati Veracruz e Puebla.

A determinate condizioni di carattere endocrino e a seconda del soggetto, durante la fase notturna è possibile rinvenire tracce di DMT nel fluido cerebrospinale di un essere umano per pochissimi minuti, dopo che questa è stata sintetizzata qualche istante prima dalla ghiandola pineale situata al centro del nostro cervello. Avete capito bene: durante i sogni, e parlo di quelli più lucidi, vividi e coscienti, ossia in una profonda fase REM, siamo praticamente sotto l’effetto di una tra le sostanze psichedeliche più potenti al mondo. Per comprendere al meglio le ragioni per le quali ciò accade durante le nostre notti più “movimentate”, mediamente tra le 3 e le 4 del mattino, occorre spiegare che la sua sintesi avviene mediante l’assunzione quotidiana di un amminoacido essenziale, il triptofano, il quale è presente in quantità più o meno grande in tutti i cibi di uso comune, come ad esempio la carne bianca, il formaggio, frutti e semi, uova. Il triptofano interagisce con la serotonina, e dall’unione di questa interazione vi è una sintesi maggiore di melatonina, la quale a sua volta, a determinate condizioni, muta in una molecola dalla forma assai più caratteristica, la pinolina, e dalla pinolina si passa alla DMT.

La DMT sembra agire come una sorta di “chiavistello” attraverso una specifica interazione con la nostra biologia, mostrandosi in grado di aprire “porte” percettive della coscienza individuale e proiettarla verso altre dimensioni della psiche a noi ignote.

In seguito alla somministrazione di una normale dose di dimetiltriptamina, iniettata per via endovenosa, svariati soggetti descrivono un rapporto che definiscono “amorevole” con un alieno gentile, che li abbraccia e dice di amarli come figli; loro si sentono benissimo in quello stato, e si trovano in perfetta sintonia con lui. Quando invece agli stessi soggetti venivano somministrate dosi di DMT maggiorate, quindi più cariche rispetto al loro range di sopportazione biochimica, lo stesso alieno diventava aggressivo nei loro confronti, generando tutto quell’insieme di esperienze traumatiche vissute dai soggetti durante un classico rapimento. Come poteva essere possibile, dunque, che l’alieno mostrasse una dicotomia così estrema, rispondendo addirittura emotivamente a una precisa intossicazione – seppur sotto controllo medico – del sistema nervoso del soggetto? È possibile dunque che vi siano persone che per chissà quali condizioni psicofìsiche siano in grado di sintetizzare questa molecola in maggiori quantità rispetto ad altri, tanto da procurarsi delle piccole overdose notturne, al punto da scatenare un dramma interiore? Ma soprattutto, se è verosimile la possibilità che l’alieno possegga comportamenti differenti a seconda del nostro stato nervoso, è dunque parte di una realtà “esterna” a noi, oppure è una parte integrante e indissolubile della nostra psiche?

Andrea Doria – Introduzione di “DMT: La molecola dello spirito”

© 2001 Rick Strassman

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L’AYAHUASCA E GLI SPIRITI

Sito archeologico di El Brujo e complesso della signora di Cao (Trujillo, Perù)

Sito archeologico di El Brujo e complesso della signora di Cao (Trujillo, Perù)

Le Sacre Piante di Potere aprono il terzo occhio e permettono di vedere, ma gli spiriti che si incontrano non hanno sempre lo scopo di guarirci. Alcuni arrivano per semplice curiosità, o forse per noia. In effetti gli spiriti maggiormente coinvolti non sono quelli evocati con gli icaros per la guarigione. Io li chiamo spiriti vaganti, e si presentano molto spesso durante i rituali. A volte possono essere una seccatura, perché il fatto che io sia un gringo li spinge a indugiare lì nei paraggi per osservare lo straniero dai capelli chiari. Quando interferiscono con la mia concentrazione, di solito gli do prima un avvertimento e poi, se insistono, gli dico di andarsene. Sembrano spiriti neutrali, privi di potere. Altri, invece, possono essere interrogati riguardo a varie malattie e le loro risposte sono illuminanti. Questi sono gli spiriti evocati attraverso gli icaros. Ho notato che riesco a evocarli con molta più efficacia quando li avviso in anticipo che ci sarà bisogno di loro. Nelle situazioni più difficili inizio a chiedere la loro presenza una settimana prima che abbia luogo la cerimonia. A quanto pare anche loro hanno la propria vita e sarebbe alquanto presuntuoso da parte mia pretendere che compaiano istantaneamente ogni volta che celebro un rituale con Ayahuasca. E poi ci sono quegli spiriti che si presentano ai rituali senza essere invitati, con l’intenzione di fare danni. Questi spiriti possono essere pericolosi. A volte assumono anche sembianze che inducono la nostra mente a percepirli come spiriti delle energie di Luce. Possono ingannare le nostre percezioni apparendo con graziose vesti bianche fluenti e chiedendoci come possono essere d’aiuto. Come capire che si tratta di un inganno? Qualunque spirito disposto a compiere per noi un’azione scorretta o immorale è malvagio. Nella visione sciamanica esiste il bene e con assoluta certezza esiste anche il male. Bene e male esistono sul piano spirituale proprio come in questa realtà fisica.
Un mese dopo essere arrivato a Iquitos discendendo in canoa il fiume Putumayo, incontrai un gringo che aveva studiato Curanderismo più a monte, vicino a Pucallpa, con Don Benito e Guillermo Arevaio, due potentissimi Curanderos della tribù Shipibo-Conibo. Era un uomo affascinante, di bell’aspetto, che padroneggiava con altrettanta sicurezza la lingua spagnola e il denaro: insomma, aveva tutti gli ingredienti necessari per portarsi a letto più o meno tutte le giovani peruviane indigenti che desiderava. Ed era proprio ciò che faceva. Questo però gli aveva fatto guadagnare la reputazione di donnaiolo, e molte tra le belle giovani peruviane si rifiutavano per onore di avere a che fare con lui. Questo, ovviamente, non faceva che aumentare il suo desiderio per loro. Durante i rituali dei suoi Maestros con l’Ayahuasca, gli spiriti cominciarono a presentarsi chiedendogli come potevano essere d’aiuto.
«Be’, c’è questa giovane vergine peruviana che mi piacerebbe possedere, ma lei non vuole avere niente a che fare con me» rispose lui.
«Come si chiama?» chiese lo spirito.
Il gringo disse il nome e lo spirito annunciò: «Non preoccuparti. Ci penso io. La prossima volta che incontri questa ragazza, lei risponderà positivamente ai tuoi approcci. Però in cambio devi fare qualcosa per me».
La prima volta che vide questi spiriti, il gringo stette al gioco, senza dare molta importanza alla cosa. Quando però ottenne il risultato promesso, si convinse che era tutto vero. Nemmeno allora, tuttavia, andò a consultare il suo maestro. Si era letteralmente “venduto”, e aveva paura.

Nel raccontarmi questa storia il gringo rifiutò di dirmi cosa avesse dato in cambio agli spiriti, ma era pieno di sensi di colpa e si vergognava di aver ripetuto l’operazione con successo più di una volta. Adesso aveva paura di tornare a bere l’Ayahuasca. Alla fine, dopo svariati episodi dello stesso genere, raccontò tutto ai suoi Maestros. Rimasero sconvolti, non solo perché non glielo aveva raccontato prima, ma anche perché aveva ottemperato fino alla fine al suo patto con gli spiriti. Per questo il gringo si era spostato da Pucallpa a Iquitos, nella speranza di non essere seguito né ritrovato dagli spiriti maligni.

[ Pagine 130 e 131 di “Ayahuasca Medicina” ]

© 2014 Alan Shoemaker
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IL BYPASS SPIRITUALE E LA SPIRITUALITA’ CONTRAFFATTA

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“Lo yoga è fuoco” scriveva Satprem. “La guerra è madre” ci ricorda Eraclito. Dove ci conducono veramente tutti i vari aforismi motivazionali un po’ troppo di facile consumo che ci presentano una realtà “confezionata” che non ci permette di lavorare davvero sui nostri limiti e sulla nostra coscienza profonda?

di GIACOMO COLOMBA

Forse il nome sarà sconosciuto ai più, ma purtroppo la tendenza conosciuta come bypass spirituale è più diffusa di quanto si creda.

Che cos’è esattamente il bypass spirituale? Il termine è stato coniato da una figura di spicco della psicologia transpersonale, John Welwood, tra l’altro esperto di buddhismo e discipline orientali.

Viene definita come tendenza a utilizzare idee e pratiche comunemente ritenute spirituali per evitare di affrontare blocchi emotivi irrisolti e ferite psicologiche.

Molti libri che oggi vengono ritenuti spirituali, specie gran parte dei libri motivazionali, sarebbero in realtà basati sul bypass spirituale, e rappresentano paradossalmente una sorta di autosabotaggio psicologico per evitare di dover accettare i propri limiti e le proprie manchevolezze, nascondendo il tutto dietro di un comodo velo di misticismo che, molto comodamente, ci impedisce di affrontare un vero progresso. Vediamo qualche esempio concreto.

Bypass spirituale: un distacco esagerato e innaturale

Il distacco, l’equanimità, è considerato una qualità spirituale in diverse religioni e tradizioni. Ciò nonostante una disconnessione innaturale dalla realtà esterna e dalle proprie emozioni dolorose provoca solo repressione e distacco dalla realtà.

Il vero distacco interiore ci avvicina alle persone, crea empatia, sa accogliere pensieri scomodi e sensazioni disagevoli senza per questo alterare lo stato di coscienza di base.

La Bhagavad Gita ci descrive questo stato come un oceano che riceve le acque dei fiumi senza alzarsi di livello. Ma spesso, quando questo distacco è innaturale e forzato, le cattive emozioni e i cattivi pensieri sono solo ricacciati sotto il tappeto di uno stato di coscienza più profondo, dove generalmente attecchiscono e influenzano lo stato di veglia.

Bypass spirituale: un’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi

Niente è completamente bello e positivo e il segreto della felicità è saper riconoscere ed accettare l’imperfezione. Le imperfezioni esistono per farci progredire, ma non è possibile trasformarle se non vengono riconosciute ed accettare.

Il che non vuol dire indulgere in eccessivi mea culpa. Difatti l’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi di sè e degli altri è solo l’altro lato di una malsana tendenza a colpevolizzare e colpevolizzarsi.

Una corretta valutazione di sè, sincera, porta sempre ad umiltà e senso di gratitudine, il che vuol dire riconoscere il positivo senza per questo eccedere nelle celebrazioni.

Bypass spirituale: fobia della rabbia

Diffidare delle persone che non si arrabbiano mai. Gesù rovesciò i banchi dei cambiavalute nel tempio e Ramakrishna ci dice che anche chi realizza il Divino e si libera dell’ego può conservare ancora una forma di rabbia.

Ma tornando più terra terra, la rabbia va riconosciuta come una reazione naturale, un istinto umano che richiede molto tempo per essere padroneggiato.

Ancora una volta, la fobia dà il lato oscuro dell’indulgenza e le due vanno a braccetto. Una vera attitudine spirituale è quella di riconoscere i propri limiti caratteriali e di lavorarci sopra.

La rabbia viene a dirci qualcosa di noi, di ciò che avviene nel nostro profondo e spesso ci mostra ferite antiche non ben rimarginate. E’ bene non essere troppo pudici e sentire cosa ha da dirci.

Bypass spirituale: compassione e tolleranza indiscriminate

Vale quello che abbiamo detto per l’eccesso di distacco: deve essere naturale, non forzato. La capacità di discriminare, in sanscrito viveka, e il discernimento, vicara, sono due qualità essenziali nel vero cammino spirituale.

Durante il progresso si deve essere capaci di intendere e scegliere cosa accettare e cosa non accettare. Solo una volta realizzati e maturati spiritualmente si sarà in grado di accettare tutti i contatti della vita senza rischi.

Ma cominciare il cammino escludendo questi due strumenti e tollerando di tutto è una scelta infelice dal punto di vista spirituale. Un antico yogi bengalese usava dire: un piccolo albero verrà mangiato dalle vacche se non protetto, ma una volta cresciuto forte, neanche un elefante potrà abbatterlo. Certo procedere discriminando costa fatica e comporta degli errori, ma è poi così importante non commettere errori?

Bypass spirituale: giustificare la mancata assunzione di responsabilità

Frasi come “L’universo ha voluto cosi’”, “Tutto accade per una ragione”, “Succederà quello che deve succedere”, per quanto vere, sono nella maggior parte dei casi delle tipiche ego-trap per evitare di riconoscere di aver sbagliato o mancato una giusta azione.

Si potrebbe definire il bypass spirituale come una forma pervertita di spiritualità usata come meccanismo di difesa del proprio lato in ombra.

Vergogna, rabbia, solitudine, sono parte della nostra natura di base, che va accettata per essere trasformata. Non è bene nascondere quando gli altri ci feriscono e non nascondersi quando siamo noi a ferire gli altri.

Giustificarsi significa non assumersi le proprie responsabilità. Quello che chiamiamo oggi bypass spirituale è ben conosciuto da tempo: nell’escatologia sufi esiste il barzakh, una zona intermedia tra la coscienza superficiale e quella spirituale in cui la psiche può venire deviata da idee distorte, ingigantite o minimalizzate.

 

FONTE

https://it.quora.com/

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DATURA, L’ERBA DEL DIAVOLO

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Il nome Datura deriva da quello di un veleno, il Dhât, preparato in India da dature indigene. Le piante del genere Datura erano note in passato presso gli arabi, i greci, gli indiani e le popolazioni del centro America, ma servivano solo per preparare pozioni inebrianti e narcotiche, e non a scopi terapeutici. Nei testi dell’antica medicina europea non se ne trova notizia. Nell’uso medico la pianta entrò solo verso la fine del 1700. I suoi semi erano utilizzati dai maghi per le proprietà narcotiche, per le visioni fantastiche che provocavano e per il presunto potere afrodisiaco. Insieme alla belladonna ed al giusquiamo, lo stramonio contribuiva all’effetto aberrante d’intossicazione che si manifestava nei sabba, incontri fra streghe riportati nel Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe) redatto nel 1486 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer e nel Compendium Maleficarum di Francesco Mario Guazzo del 1608.

Attrae la curiosità di persone alla ricerca di emozioni simili a quelle regalate dai funghi allucinogeni diffusi nel Centro e nel Sud America e tenta gli adepti delle sette religiose e sataniche.

L’erba del diavolo è una pianta diffusa in tante parti del pianeta ed appartiene alla famiglia delle Solanacee. I nomi “erba del diavolo” ed “erba delle streghe” si riferiscono alle sue proprietà allucinogene, sedative e narcotiche. In passato era famosa per l’uso nei rituali magico-spirituali degli sciamani, dei druidi e dalle streghe europee. L’assunzione avviene prevalentemente bevendo decotti/tisane ma può essere anche fumata o masticata. Dopo una sensazione di euforia ed esaltazione spesso con allucinazioni si cade in stato di trans ipnotico.

Si tratta di una pianta altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di potenti alcaloidi, presenti in tutti i distretti della pianta e principalmente nelle radici e nei semi. Della pianta vengono talvolta utilizzate le foglie in forma di tisana, ma si riportano vari casi di decessi anche per l’utilizzo di due soli grammi di foglie. La preparazione delle dosi, spesso gestita da inesperti, può essere fatale causando una paralisi del sistema respiratorio, istinti suicidi ed omicidi.

Un uso terapeutico, utilizzato in passato, consisteva in sigarette contenenti foglie di Stramonium  ed altre erbe medicinali per alleviare l’asma bronchiale, finché non furono evidenti gli effetti collaterali e la dipendenza che i pazienti subivano inevitabilmente fumando tutti i giorni tali sigarette.
Secondo la tradizione si tramanda che le streghe ne facessero uso anche nelle loro pozioni d’amore. Questa erba non veniva solo ingerita, ma era uno degli ingredienti degli unguenti che le donne si spalmavano e che veniva assorbito durante le danze dei sabba. L’ effetto allucinogeno poteva essere simile a quello di un volo il che spiega la convinzione, più volte ribadita nelle confessioni, di aver attraversato i cieli trasportate dal demonio, il famoso “volo delle streghe”. In secoli più recenti veniva usata da malfattori per intontire le proprie vittime, spesso viandanti, ad esempio offrendo tabacco o del vino mescolato a semi di stramonio e non sempre le vittime si risvegliavano.

FONTI

http://old.iss.it/

Dizionarodelbenesserevitale.blogspot.com

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LA CONFERENZA MONDIALE SULL’AYAHUASCA

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Nel Settembre del 2014 all’incirca 650 persone, provenienti da più di 60 Paesi, hanno assistito alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza, Spagna. In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi. Il presente documento è una dichiarazione consensuale di quel gruppo: una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale. D’altra parte, in un momento in cui buona parte dell’umanità vive sull’orlo di una crisi sociale, economica e ambientale, è vitale che il dialogo interculturale e le politiche integrate promuovano un’esistenza sostenibile per la nostra specie, abbracciando la diversità in un mondo di società interconnesse, in armonia con il pianeta e tutti i suoi abitanti. E’ intrinseco all’evoluzione della condizione umana ricercare nuovi metodi e migliorare quelli che già sono a disposizione, per raggiungere questi obiettivi in maniera efficace. Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne in pratiche cerimoniali, e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Uno di questi, l’Ayahuasca (un decotto ottenuto dai fusti della liana Banisteriopsis Caapi e le foglie dell’arbusto Psycotria Viridis), ha giocato un ruolo cruciale nelle tradizioni spirituali, mediche e culturali dei popoli che hanno abitato la parte alta del bacino del Rio delle Amazzoni. Negli ultimi decenni, diverse tradizioni e nuove modalità di uso dell’Ayahuasca sono state portate fuori dai confini dell’Amazzonia, intraprendendo nuove vie di simbiosi culturale. Durante secoli, le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. Senza dubbio l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’Ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali. Le diverse pratiche di consumo di Ayahuasca non ricadono nelle concettualizzazioni e categorizzazioni tradizionali di “droghe illegali di abuso”, così come definite dal regime internazionale di controllo vigente. Equiparare gli usi rituali, religiosi e terapeutici dell’Ayahuasca agli usi problematici delle droghe controllate come gli oppiacei, la cocaina o le anfetamine -o trattare le persone che conducono cerimonie di Ayahuasca come “narcotrafficanti” coinvolti nel mercato nero- riflette una profonda ignoranza: non si basa sull’evidenza e contribuisce alla confusione circa la legittimità, basata sui diritti umani, di queste pratiche. Oltretutto, l’evidenza scientifica mostra che l’Ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica e che i suoi profili di sicurezza, tanto fisiologici quanto psicologici, sono accettabili all’interno di contesti controllati. Inoltre i suoi effetti emetici -tradizionalmente considerati un aspetto cruciale delle sue proprietà spirituali e curative-, insieme alle profonde esperienze introspettive che frequentemente induce, hanno generalmente un impatto positivo sulla salute e sul comportamento delle persone che la utilizzano regolarmente. Per una parte significativa e crescente della popolazione in diverse parti del mondo, il consumo di Ayahuasca è la forma scelta per favorire lo sviluppo spirituale e personale, superare la sofferenza e approfondire la relazione con se stessi, con i propri familiari, con l’ambiente circostante e con il pianeta Terra. Senza dubbio, per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB), così come per molti funzionari di polizia, procuratori legali e giudici dei singoli Paesi, bere Ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’, una pratica spirituale poco autentica, una dipendenza distruttiva e una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive. Nel 2010, l’INCB ha affermato che “nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’Ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale”. Ciò nonostante, l’ organo di Controllo ha aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’Ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”. In coincidenza con l’allarme politico generato dal INCB in relazione con l’Ayahuasca e altre piante psicoattive nella sua Informativa Annuale del 2010 e del 2012, e seguendo una tendenza cominciata nella metà degli anni ’90, si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di Ayahuasca. Pertanto, sembra realistico affermare che una proibizione dell’Ayahuasca a livello nazionale (nei differenti Stati), o anche a livello internazionale, risulta una effettiva probabilità in un futuro prossimo. Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano Ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte. Di conseguenza, chiediamo ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di Ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale e che, al suo posto, i governi collaborino con i rappresentanti delle comunità in cui si utilizza Ayahuasca, favorendo modelli di autoregolamentazione efficaci, la promozione della salute e la riduzione del danno, così come iniziative educative pubbliche. Chiediamo ai giudici dei procedimenti relazionati con l’Ayahuasca di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’Ayahuasca: In questo caso la DMT contenuta nel decotto Ayahuasca è presente in maniera naturale e quindi, in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale. E’ ugualmente importante considerare che i benefici potenziali delle piante come l’Ayahuasca possono convertirsi in rischi se queste non vengono utilizzate in modo responsabile. Raccomandiamo alle persone che prendono Ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati e devono sempre essere denunciati, cosicché la comunità Ayahuasquera, collettivamente, possa continuare a favorire lo sviluppo di un’autoregolamentazione e a preservare l’integrità delle proprie pratiche. In conclusione, e seguendo una precedente dichiarazione sull’Ayahuasca realizzata nel 2012 da accademici di indubbio prestigio, sollecitiamo le autorità affinché si mostrino tolleranti verso queste pratiche, basandosi sul rispetto del diritto fondamentale alla libertà di religione e di coscienza, insieme al diritto alla libertà di scelta dei mezzi e strumenti per favorire il proprio benessere fisico e psicologico. Da ciò deriva che concedano alle comunità Ayahuasquere il grado di libertà legale e il rispetto necessari affinché possano continuare a sviluppare in maniera responsabile e sicura il loro contributo alla società multiculturale e globalizzata di oggi.

Dichiarazione rilasciata il 20 Gennaio 2015 Initiativa promossa da Fondazione ICEERS

www.aya2014.com/en/aya2014-declaration

Dichiarazione appoggiata da: Constanza Sánchez Avilés, PhD Coordinatrice Legge, Politiche e Diritti Umani, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Benjamin De Loenen, MA Fondatore e Direttore Esecutivo, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Beatriz Labate, PhD Nucleus for Interdisciplinary Studies of Psychoactives (NEIP), San Paolo, Brasile Kenneth W. Tupper, PhD School of Population and Public Health University of British Columbia, Victoria, Canada Jeffrey Bronfman Santa Fe, Nuevo México (EEUU), Miembro del Cadre Of Mestres O Centro Espírita Benficente União Do Vegetal, Brasilia, Brasile Amanda Feilding Fondatrice e Direttrice, The Beckley Foundation, Regno Unito David R. Bewley-Taylor, PhD Direttore, Global Drug Policy Observatory, Swansea, Regno Unito Ethan Nadelmann, PhD Direttore Esecutivo, Drug Policy Alliance, Stati Uniti Kasia Malinowska-Sempruch, Dr PH Direttrice del Programma Globale di Politiche sulle Droghe della Open Society Foundations, New York, NY, Stati Uniti Pien Metaal, MA Coordinatrice del Programma di Riforma delle Leggi sulle Droghe in America Latina, Transnational Institute, Amsterdam, Paesi Bassi Raquel Peyraube, MD Direttrice Clinica, Fondazione ICEERS Uruguay Rick Doblin, PhD Fondatore e Direttore Esecutivo Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Belmont, MA, Stati Uniti Virginia Montañés Esperta in Politiche di Droga (CERCA), Spagna Aleix VilaMaria Avvocato, Barcellona, Spagna Alexis Kaiser Avvocato, Zurigo, Svizzera Charlotte Walsh, MPhil Professoressa di Diritto, School of Law, University of Leicester, Regno Unito Diego de las Casas Avvocato, Madrid, Spagna Francisco J. Esteban, PhD Università C.J. Cela, Madrid, Spagna Pedro Caldentey Marí Avvocato, Barcellona, Spagna Roberto Castro Rodríguez Avvocato, Barcellona, Spagna Rodrigo A. González Soto Avvocato, Santiago, Chile Anton J. G. Bilton, BSc Hons Regno Unito Ben Christie Consultente in Comunicazione, Londra Regno Unito Hélène Pelosse, MA Alto Funzionario, Francia Armando Loizaga Psicologo, Asociación Nierika, Messico Joan Obiols-Llandrich, MD, PhD Presidente, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Pep Cura Oliveras, MA Coordinatore AYA2014, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Marc Aixalà Coordinatore Help Center, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Maria Carmo Carvalho, MSc Vicepresidenta, Fondazione ICEERS, Oporto, Portogallo Jerónimo Mazarrasa Segretario, Fondazione ICEERS, Ibiza, Spagna Margot Honselaar Tesoriera, Fondazione ICEERS, Halsteren, Pesi Bassi Òscar Parés, MA Vice direttore Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna José Carlos Bouso, PhD Direttore Scientifico, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna

 

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