Curanderismo, Medicina, Psicologia, Ritualità, Salute, Sciamanesimo, Scienza, Spiritualità

KAMBO, IL VACCINO DELL’AMAZZONIA

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Kambo, l’ancestrale cura sciamanica nella foresta amazzonica chiamata anche “Sapo”. Per favorirne l’essiccazione, la sostanza gelatinosa della Phyllomedusa Bicolor (nome scientifico dell’anfibio verde amazzone delle Hylidae studiato per primo da Vittorio Erspamer, emerito scienziato di farmacologia all’Università della Sapienza di Roma) è stesa su una bacchetta di legno, poi chiusa in una foglia di bambù.

Questa secrezione viene somministrata secondo la farmacopea dei villaggi Matsés, gli indigeni sul Rio Galvez (Perù) che la applicano come un vaccino per innalzare il sistema immunitario in questo modo: vengono praticate delle piccole incisioni praticate con il fuoco (molti lo fanno con gli incensi) provocando piccoli fori sulla pelle, solitamente non più di cinque. La sostanza entra nel corpo attraverso il sistema linfatico: in un attimo il corpo è stravolto in un rito di purificazione e disintossicazione senza eguali. Un portento della natura, da maneggiare con cura. Tachicardia, sudorazione e vasodilatazione scandiscono il passaggio. Lo spurgo pare quello di una febbre. Infine l’espulsione: con l’evacuazione delle tossine, l’insidioso male fuoriesce dal corpo, improvvisamente più forte, tonico e resistente. Il tutto dura una ventina di minuti, più la ripresa che assomiglia a una rinascita.

La sudorazione invece, ha da sempre una funzione di energica sanificazione, rivitalizzazione cellulare con fuoriuscita di liquidi. Il Temazcal è una capanna di purificazione (molto diversa dalla comune sauna) presente nella cultura millenaria di molte tradizioni (Mushiboro giapponese, Banja russo, dagli eschimesi, messicani o gli indiani d’America, Aztechi-Toltechi). Il termine viene da Temaz (bagno) e Calli (casa): qui il tasso d’umidità è al 100% e la temperatura del corpo viene spinta sino a 40°. Il procedimento segue un rigido cerimoniale che punta sulla pelle, all’apertura dei pori attraverso il calore, per espellere dal corpo tossine, acido urico, lattico e colesterolo, stimolando ghiandole endocrine e sistema linfatico, oltre a offrire una potente centratura e lucidità mentale.

La purificazione, secondo i diversi rituali sciamanici, avviene comunque in una capanna (simbolicamente l’utero di nostra madre, da cui la rinascita), per lo più di legno, interamente ricoperta di teli e stoffe naturali per impedire ogni minimo passaggio d’aria e di luce. Nell’oscurità del buio, c’è la riscoperta dell’Io, il misterico Sé. Gli uomini sono in costume da bagno, le donne in gonna o pareo. Pietre laviche incandescenti (prelevate dai vulcani per riaccenderne la memoria) sono cosparse d’acqua, erbe officinali e incensi (aromaterapia) disposti in cerchio i cerimonieri scandiscono canti sacri (Icaros) seguendo l’associazione alchemica degli elementi primari: acqua, fuoco, terra e aria. Alla fine del passaggio (quattro porte, cioè per quattro volte la capanna viene aperta e richiusa per far entrare altre pietre vulcaniche, oltre al cambio d’ossigeno, in tutto un paio d’ore di azione) s’apprezza quel senso di leggerezza e pulizia nell’impagabile riunificazione in un’unità di fisico, mente e spirito. Nel centro Italia si pratica il Temazcal presso CasaAho di Roma (nella campagna di Lanuvio) e pure a Mompeo (Rieti) seguendo il percorso Lakota-Sioux (Inipi).

In libreria il testo del giornalista statunitense Peter Gorman (negli anni ’80 sdoganò la secrezione della rana verde dalla giungla in Occidente) “Kambo, il prodigioso vaccino della rana amazzonica e altre medicine della foresta” (edizioni Spazio Interiore) e del romano Giovanni Lattanzi (pioniere italiano, vive ad Amsterdam) ‘Kambo e Iboga, medicine sciamaniche in sinergia (ed. Bibliosofica)’ che associa Kambo e Iboga nel neologismo enteogeni, somministrandoli sui meridiani d’agopuntura della Medicina tradizionale cinese e sui punti di Riflessologia plantare e auricolare.

KAMBO E IBOGA, PREFAZIONE (Lella Antinozzi)

In quanto occidentali del terzo millennio, siamo abituati a considerare le medicine come prodotti in scatola provenienti da case farmaceutiche e comprate in farmacia, dimenticando che da sempre l’uomo ha potuto guarire i suoi mali accedendo al mondo della natura e al potere insito nel corpo di guarire sé stesso. E non solo gli indigeni delle foreste pluviali del pianeta, ma anche gli appartenenti alla nostra società. Non c’è bisogno di andare troppo indietro nel tempo per ricordare che fino agli anni cinquanta del Novecento i farmacisti erano in grado di fornire al pubblico i preparati del loro laboratorio e che curavano innanzitutto usando rimedi naturali. Non vorrei indugiare troppo sul tema spinoso della presa in gestione della nostra salute da parte delle multinazionali farmaceutiche, né desidero dilungarmi sul fatto che l’uso di medicine chimiche non sempre aiuta il nostro sistema psicofisico a guarire, ma di certo alimenta il foraggiamento di compagnie industriali per le quali il benessere umano sembra essere l’ultimo dei loro scopi. È oramai noto che l’uso sistematico e massiccio di medicinali chimici procura l’abbassamento del livello energetico del corpo nonché effetti collaterali anche gravi, come afferma la stessa pubblicità dei prodotti farmaceutici, comunicazione al pubblico obbligata per legge. Come del resto è obbligo imposto dalla legge anche quello di scrivere ‘il fumo uccide’ sui pacchetti di sigarette. Nonostante ciò, il grande pubblico continua a considerare questi prodotti come la panacea di tutti i mali, così come i fumatori continuano a fumare. Siamo dunque di fronte ad un potente condizionamento che ci ha convinto che l’unico modo per guarire sia quello di ricorrere all’uso di medicinali chimici non appena si presenta un sintomo. Un condizionamento, questo, che ci ha portato lontano dall’ascolto del nostro corpo e dai suoi segnali; una diseducazione martellante e progressiva che ci ha convinto che la maniera giusta di agire con il nostro corpo sia quella di bloccare sul nascere l’insorgenza di un sintomo senza indagare sulle sue cause più profonde; che ci ha fatto dimenticare quanto corpo e mente siano profondamente interrelati e quanto lo siano tutti gli esseri viventi. Un condizionamento infine – e non solo in questo campo – che si sta rivelando essere un’arma micidiale con la quale il potere sta riuscendo a pilotare una massa composta di miliardi di persone. È dunque necessario e urgente risvegliarsi a sè stessi per poter prendere in mano le redini della propria vita. Siamo in molti ad essere convinti che in questa straordinario periodo di grandi rivolgimenti, la risposta a chi cerca di intraprendere un percorso di conoscenza interiore, sia più celere, quasi immediata. In questa epoca è difatti sufficiente nutrire il desiderio di volere veramente cambiare, di volere veramente liberarsi dal senso di infelicità o insoddisfazione opprimenti, di volere veramente dare spazio alla propria percezione interiore, per mettere in moto una serie di situazioni ed eventi sincronici che ci portano esattamente lì dove volevamo arrivare. È necessario però che vi sia un reale desiderio di liberazione ed una reale e forte motivazione, elementi fondamentali per intraprendere un percorso di conoscenza interiore e di guarigione, ma che tuttavia non si possono dare per scontati, visto che per arrivare a nutrire una forte motivazione è necessario avere già scelto di non porsi come vittime di fronte alla vita, bensì come esseri umani consapevoli nonché responsabili del proprio destino e della propria vita. Accettare di assumersi la responsabilità della propria vita e di quanto in essa accade, non è cosa scontata né semplice, tuttavia è indispensabile. Senza aver compiuto consapevolmente questo passo, qualsiasi percorso intrapreso risulterà sterile. Non a caso sia Giovanni Lattanzi nei suoi scritti qui presentati, sia Sean Hamman e Steve Dyer nella lunga intervista di Stephen Gray inclusa in questo libro, sottolineano quanto sia importante che le persone che decidono di partecipare ad una cerimonia di Iboga lo facciano con una chiara e forte motivazione e con una piena accettazione del ‘principio di assunzione della responsabilità della propria vita’, CONDITIO SINE QUA NON di un serio e fruttuoso percorso interiore di conoscenza e guarigione. Perché è così importante? Prima di tutto perché un tale atteggiamento ci porta automaticamente al di fuori del ruolo di vittime, ovvero di persone che hanno dimenticato quanto l’essere umano sia potente, che hanno cioè abdicato al proprio potere conferendolo a qualcosa al di fuori di sé. Chi si pone come una vittima davanti alla vita infatti, tende ad addossare la responsabilità della propria infelicità al di fuori di sé. Non vi è alcun dubbio che le cose che ci accadono dipendono anche da eventi ‘esterni’, tuttavia è altrettanto certo che ponendoci come vittime di fronte agli eventi sfavorevoli, si perde la grande occasione di comprendere il motivo per cui essi ci accadono. Insomma, è una questione di ‘tenere il timone’ e di stabilire quindi l’unico punto fermo sul quale possiamo contare quando si intraprende un cammino di conoscenza e guarigione interiore: la realtà, la nostra realtà non è che uno specchio di quanto noi stessi mettiamo in atto. Se non decidiamo di assumerci la responsabilità di questo scomodo ma oramai innegabile fatto e di voler scoprire chi veramente siamo e da cosa veniamo mossi e/o guidati, rischiamo di delegare il nostro potere a qualcosa al di fuori di noi ciò che, in altri termini, equivale al rifiuto di uscire dall’utero materno. Chi ha compreso questa verità è inevitabilmente entrato in una condizione di apertura e di umiltà ed ha altresì capito che si tratta anche di una questione di rispetto per sé stessi. Se non siamo in grado di rispettare noi stessi non siamo neanche in grado di rispettare veramente gli altri esseri umani, gli esseri viventi, la terra che ci ospita. Mi sono dilungata su questo aspetto perché, come si evince dagli scritti qui presentati, l’approccio al Kambo e all’lboga non può prescindere prima di tutto dal rispetto per queste medicine, o meglio, come afferma più volte Giovanni Lattanzi, dal rispetto per lo Spirito di queste medicine. Ci troviamo difatti nel campo della medicina sciamanica, per la quale l’impiego di sostanze enteogene avviene nel contesto di specifiche cerimonie e rituali. Lo stesso termine ‘guarigione’ qui impiegato, non va inteso – nel senso della medicina occidentale – come guarigione da una patologia fisica, ma esclusivamente come guarigione spirituale, una guarigione più profonda che ha effetti su tutti i piani dell’essere umano, incluso quello fisico. Nel contesto sciamanico il piano fisico viene considerato come un ‘riflesso’ di un livello di energia che lo include e lo trascende e che non è accessibile tramite un approccio razionale perché è una dimensione che sconfina nel Mistero stesso della vita. Per non incorrere nell’equivoco dell’uso del termine ‘medicina’ nel senso della medicina occidentale, ovvero della medicina moderna a base scientifica, vale la pena ricordare che sia il Kambo che l’Iboga nel contesto delle tradizioni antichissime cui appartengono, vengono applicati a tutti, sani o malati che siano. Il temine ‘medicina’ che in questo libro viene impiegato sempre nel senso di ‘medicina sciamanica’, può essere reso anche con Sacramento, vale a dire un elemento naturale che in un determinato contesto religioso si ritiene detenga il potere di far accedere ad un’esperienza sacra. In questo senso sono Sacramenti sia il Kambo che l’Iboga che, nei loro contesti di origine, non vengono considerati come medicine utili per curare dei sintomi, ma come elementi naturali dotati di uno Spirito. Avere la possibilità di potervi accedere, in questa epoca e nel nostro mondo, è per tutti noi una grande fortuna e un grande privilegio. Grazie al lavoro svolto da veri e propri pionieri che si sono impegnati assiduamente nel portare in Occidente queste autentiche vie di guarigione, molte persone oggi, nelle nostre città, hanno la possibilità di avvalersi di validissimi alleati nel processo di guarigione interiore e di dare una sterzata verso una dimensione di apertura e positività. Per questo ritengo sia importante diffondere questo libro: è un valido aiuto per accedere alla conoscenza di due straordinari mezzi di guarigione. Allo stesso tempo, è un esempio di attuazione di una diversa modalità di vivere su questa terra, improntata sulla ‘ecologia del comportamento’, su un’ecologia, cioè, non solo riferita all’ambiente, ma anche e soprattutto, alla cura del proprio comportamento verso di sé e verso gli altri. Leggendo e rileggendo questo lavoro, del quale ho curato l’editing, mi è spesso venuto in mente un fatto che ritengo importante. Sono infatti convinta che molte persone reagiranno con ironia e sarcasmo davanti espressioni quali “lo Spirito della pianta mi ha comunicato che “ o simili diciture che sono senz’altro legate ad un mondo – animistico, sciamanico e via dicendo – che noi in quanto Occidentali siamo abituati a relegare in campi ben precisi: etnologia, antropologia, storia delle religioni, campi che si intendono o che è sottinteso vadano intesi come separati da noi, chiusi in compartimenti stagni che non ci toccano. Ebbene, credo che una delle particolarità di questo libro sia quella di testimoniare esattamente il contrario. Gli Occidentali del terzo millennio stanno soffocando sotto i diktat che ci stanno facendo guerra, a noi esseri umani, e stanno cercando in tutti i modi di snaturarci. Come dire, l’umanità, almeno una parte, è pronta a diventare robotica: al bando il sentire, il percepire, che sia soppresso il contatto con l’anima. Questo il diktat. Bene, c’è chi, come Giovanni Lattanzi, come chi scrive o come le centinaia di persone e studiosi citati in questo libro, c’è chi non ci pensa affatto a snaturarsi ma sta bensì lottando per ristabilire in noi, in quanto umani, quell’equilibrio e quella connessione con lo Spirito che in tutti i modi si sta cercando di recidere. Dunque questo libro rappresenta una testimonianza in fieri di una ricerca, di un procedere. Tuttavia, ritengo sia giusto dare a chi legge la possibilità di approfondire la ricerca, documentare le fonti, dimostrare da dove viene una determinata affermazione e perché. Da qui la presenza di note che hanno questo preciso scopo. Si tratta infatti di congiungere due mondi che fino ad ora sono rimasti separati, il mondo della scienza e quello della ricerca interiore. La separazione non aiuta mai nessuno e nulla, in generale. Credo che in questo caso si sia compiuto uno forzo per aprire i varchi e incontrare chi, dall’altra sponda, ha alla fine, le stesse esigenze di noi tutti, sentirci vivi, essere in grado di onorare la vita, di riconoscere la sacralità che questa porta in sé. Buona lettura.

KAMBO E IBOGA, INTRODUZIONE (Giovanni Lattanzi)

Questo libro tratta degli sviluppi che ho apportato alla somministrazione sia del Kambo che dell’Iboga e in particolare al loro uso combinato che è il leitmotiv di gran parte degli articoli, delle interviste, dei saggi che vi sono contenuti. Bisogna dire che la modalità di applicazione del Kambo comunemente conosciuta è quella usata dai Caboclos, i meticci che hanno imparato dai nativi dell’Amazzonia e che per primi hanno iniziato ad applicare il Kambo al di fuori del suo contesto tribale. Nel momento in cui essi hanno cominciato ad applicarlo alle popolazioni cittadine del Brasile, hanno anche apportato delle limitazioni al suo uso, tra queste, la regola di dare un’applicazione per ogni ciclo lunare. Oltre a questa modalità, mi sono ricollegato a quella dei cacciatori della foresta pluviale che è più intensiva. Questi cacciatori conoscono modalità di applicazione che prevedono diverse sessioni di Kambo in una stessa giornata o in diversi giorni di seguito. In aggiunta, ho messo a punto un’applicazione del Kambo sui Meridiani, sui punti della Riflessologia Plantare e Auricolare. Infine ho sviluppato una modalità che impiega l’energia femminile di questa medicina sciamanica, una modalità più delicata di lavorare con l’energia del Kambo ma comunque efficace. Quest’ultima si adatta bene a casi impegnativi: persone con forti resistenze e istanze di controllo o dotate di un campo energetico debole. È questa modalità che consiglio per l’autoapplicazione. Oltre a volersi rivolgere al vasto pubblico che in Occidente si sta avvicinando alle pratiche sciamaniche, questo libro è indirizzato a chi aspira ad applicare il Kambo ed a somministrare l’Iboga per professione oppure a chi già svolge un’attività spirituale e desidera inglobarvi il Kambo o la pratica del microdosaggio di Iboga, vale a dire a chi vuole sviluppare un lavoro di sinergia. Infine, si rivolge ad un pubblico più vasto, interessato all’universo sciamanico in relazione all’uso degli enteogeni in contesti religiosi e che desidera 1 comprendere come il loro studio abbia permesso di approfondire la conoscenza sulle potenzialità e la specificità del cervello umano. Il confronto tra gli effetti apportati dall’uso del Kambo, dell’Iboga e degli enteogeni in generale, il loro significato nelle tradizioni di appartenenza e gli studi sulle parti del cervello da questi attivate è uno dei fili che guidano questo libro. In questa prospettiva, il termine ‘enteogeno’ si discosta sia da quello di ‘stupefacente’ – termine giuridico senza alcuna valenza scientifica – che da quello di ‘psichedelico’ – termine che indica qualunque sostanza naturale o sintetica di tipo psicoattivo – in quanto si riferisce specificatamente a sostanze bioattive naturali usate in contesti religiosi. Una sostanza è bioattiva quando stimola l’attività dei recettori cerebrali e così facendo rafforza il campo elettromagnetico dell’individuo. Un intero capitolo è stato dedicato a Don Juan e Carlos Castaneda, come ulteriore contributo per comprendere l’universo sciamanico ‘dal di dentro’. Per amore di chiarezza vorrei informare i lettori che questo libro non va inteso come un incoraggiamento ad una sregolata e non guidata autosomministrazione di queste medicine sciamaniche. Il mio parere è che sia il Kambo che l’Iboga debbano essere offerti da facilitatori competenti e solo in un contesto rituale. Inoltre sono convinto che i due ambiti, quello dei facilitatori competenti e quello delle persone che ricevono le applicazioni – così come avviene nei contesti originari – debbano essere mantenuti separati. L’autoapplicazione del Kambo e dell’Iboga non portano molto lontano se la persona non ha ricevuto una previa, seria iniziazione. È opinione di molti che nei paesi occidentali ci sia un gran bisogno di ristabilire un equilibrio naturale messo a dura prova da alimentazione di bassa qualità, livelli sempre più elevati di stress, vita sedentaria, abuso di farmaci, stili di vita negativi quali per esempio l’uso compulsivo di internet – senza addentrarci nella questione della frantumazione del senso di appartenenza a famiglie Neologismo derivato dal greco antico e formato da ἔνθεος (entheos) e γενέσθαι (genesthai),  che letteralmente significa “che ha Dio al suo interno”, più liberamente tradotto: “divinamente ispirato”. allargate o comunità che per millenni hanno dato sostegno all’individuo nella sua crescita. Riguardo al deterioramento del livello energetico e del campo elettromagnetico degli abitanti umani di questo pianeta le statistiche parlano chiaro. Per fare solo degli esempi al numero uno nella lista delle cause che provocano morte negli USA ci sono i farmaci, in particolare la chemioterapia, seguita da morti per infarto e cancro. In America un cittadino medio consuma intorno ai 13 farmaci al giorno per tamponare sintomi di ogni sorta. I morti per uso attivo o passivo di sigarette nel mondo sono 5,5 milioni all’anno. La tossicodipendenza nelle sue molteplici forme è un fenomeno in espansione. Sempre più ci dobbiamo confrontare con un numero crescente di nuove malattie dovute ad un abbassamento generale del livello energetico degli individui che segnala come la manipolazione dell’ordine naturale a fini di lucro sia una strada suicida, un boomerang che una volta lanciato ci ritorna implacabilmente contro. La fiducia nel potere autoguarente del corpo e la consapevolezza del fatto che il corpo è abitato dallo Spirito o Intelligenza Superiore rappresentano la grande differenza tra un approccio spirituale alla guarigione e l’approccio dominante. Madre Natura ci ha ben equipaggiato per realizzare una vita sana senza l’uso di stampelle e per portare a compimento il nostro scopo spirituale su questa Terra. Questo è, tra l’altro, l’insegnamento dello Spirito del Kambo che non fa altro che attivare 8 recettori del cervello umano. I diversi peptidi che durante le sessioni di Kambo attivano un lavoro interno di rafforzamento e pulizia, sono presenti nel cervello e nell’intestino degli esseri umani così come nella secrezione della rana del Kambo, nostra antenata nella scala evolutiva. Chi è interessato a capire come funziona il Kambo deve comprendere che questa secrezione facilita un lavoro di autoguarigione tramite la disintossicazione del corpo. Una delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo libro è il bisogno di fare chiarezza sui facili fraintendimenti e pregiudizi che girano intorno al mondo degli enteogeni in generale e del Kambo e dell’Iboga in particolare. Gli enteogeni vengono facilmente bollati con etichette che sono in realtà dei clichè creati da paura, ignoranza o da interessi economici che preferirebbero relegare nell’ambito dell’illecito o del pericoloso tutto ciò che esce fuori dai tracciati dettati dalle leggi della politica e da un modo convenzionale di pensare. Per esempio, l’equazione tra enteogeni e le categorie di neurotossicità e tossicodipendenza viene spesso data per scontata senza verificare neppure di cosa stiamo parlando. Si tratta di accuse incongrue in quanto essendo bioattivi, gli enteogeni – tra i quali il Kambo e l’Iboga – permettono un completo funzionamento di importanti potenzialità cerebrali e non creano tolleranza bensì sensibilità, che è il suo esatto contrario. A detta di vari studiosi, l’Iboga permette un risettaggio nel cervello limbico, vale a dire ripara ciò che è stato danneggiato a livello emotivo. Si tratta quindi di una sinergia molto potente. In questo libro si mostra che Kambo e Iboga – così come altri enteogeni quali l’Ayahuasca – in molti modi possono essere di grande aiuto per la nostra società venendo a soddisfare l’esigenza umana di una profonda evoluzione spirituale e di benessere psicofisico. Non solo, tanto gli studi sui peptidi presenti nella secrezione del Kambo quanto quelli condotti sugli alcaloidi dell’Iboga stanno portando a importanti scoperte riguardanti il pieno funzionamento e lo sviluppo completo del cervello umano. Si dà spesso per scontato che usiamo il nostro cervello in maniera adeguata, ma sembra che a causa di condizionamenti culturali, paura ed ignoranza, l’uso delle potenzialità cerebrali sia minimo e largamente monopolizzato dalle istanze dell’ego. Strappare all’universo una piccola parte dei misteri riguardanti il cervello è di grande importanza per l’umanità perché solo quando ne conosciamo il funzionamento possiamo veramente prenderci cura di qualcosa. Come ha affermato il biochimico Viktor Mutt, gli importanti studi sui peptidi di Viktor Mutt (1923-1998) biochimico estone-svedese. Membro del Nobel Assembly del 2 Karolinska Institutet di Stoccolma per il conferimento dei premi Nobel in fisiologia e medicina, è stato uno dei più importanti biochimici dello scorso secolo effettuati dal professor Vittorio Erspamer – due volte candidato al premio Nobel per la Medicina da Rita Levi Montalcini – alla pari di altri nostri connazionali illustri quali Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, hanno scoperto un nuovo continente di esplorazione per la ricerca scientifica. Allo stesso modo, gli studi condotti sull’alcaloide Ibogaina in applicazione a casi di sindrome da deficit di attenzione e iperattività e disturbo post traumatico da stress hanno portato lo psichiatra statunitense Carl Anderson alla importante scoperta del ‘sonno attivo’ che svolge una funzione autoregolativa della psiche umana e getta luce sul fenomeno sciamanico della cosiddetta ‘ricapitolazione’. Nel 2015 la tribù dei Matsés – una delle tribù della foresta amazzonica dalla quale ci proviene l’uso del Kambo – a testimonianza della ricca e precisa conoscenza delle proprietà delle piante della loro regione, ha redatto un’Enciclopedia di tutte le piante medicinali e le medicine sciamaniche che la foresta pluviale offre loro. Scritta in lingua pano, è a stretto uso della tribù stessa. Servirà a passare tutte le conoscenze dei Matsés alle nuove generazioni di curanderos e studiosi e tramite loro si spera a tutto il mondo. Intorno all’anno 2000, la situazione tra i Matsés era arrivata al punto che solo pochissimi sciamani facevano uso del Kambo. Nessuno di loro aveva apprendisti cui passare la tradizione. Ma ora la situazione sta cambiando, ci sono giovani che vengono istruiti alle antiche conoscenze di questa coraggiosa tribù.

Le tribù amazzoniche, come quelle africane che risiedono nella fascia centro occidentale del continente, lungi dal rappresentare una forma primitiva di sviluppo dell’umanità, custodiscono una vera e propria enciclopedia di conoscenze riguardanti un numero vastissimo di piante delle quali conoscono con precisione l’uso. Non è un caso che le loro conoscenze si stanno rivelando di grande aiuto, sia a livello spirituale che di ricerca scientifica, nel mondo cosiddetto evoluto.

 

 

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La Legge del Pendolo

pendolo

È interessante avere in casa un orologio a pendolo, non solo per sapere l’ora, ma anche per riflettere un po’.

Senza il pendolo l’orologio non funziona; il movimento del pendolo è profondamente significativo.

Nei tempi antichi il dogma dell’evoluzione non esisteva; allora i saggi sapevano che i processi storici si sviluppano sempre in armonia con la Legge del Pendolo.

Tutto fluisce e rifluisce, sale e scende, cresce e decresce, va e viene in accordo con questa legge meravigliosa.

Niente di strano che tutto oscilli, che tutto sia sottomesso al “vai e vieni” del tempo, che tutto evolva e involva.

A un estremo del pendolo c’è l’allegria, all’altro il dolore; tutte le nostre emozioni, i pensieri, gli aneliti, i desideri, oscillano in armonia con la Legge del Pendolo.

Speranza e disperazione, pessimismo e ottimismo, passione e dolore, successi e fallimenti, profitti e perdite corrispondono chiaramente ai due estremi del movimento pendolare.

L’Egitto sorse sulle sponde del fiume sacro con tutto il suo potere e la sua maestà, ma quando il pendolo passò all’altro lato, quando si avvicinò all’estremo opposto, il paese dei faraoni cadde e si erse Gerusalemme, la città amata dai profeti.

Quando il pendolo cambiò posizione, Israele cadde e all’altro estremo sorse l’impero romano.

Il movimento pendolare innalza e affossa imperi, fa sorgere poderose civiltà e poi le distrugge.

All’estremo destro del pendolo possiamo mettere le diverse scuole pseudoesoteriche, pseudooccultiste, religioni e sette.

All’estremo sinistro del movimento pendolare possiamo collocare tutte le scuole di tipo materialista, marxista, ateo, scettico, eccetera. Sono le antitesi del movimento pendolare, cangianti, soggette a incessante cambiamento.

Il religioso fanatico, per un qualsiasi avvenimento insolito o d’eccezione, può finire all’altro estremo del pendolo e diventare ateo, materialista, scettico.

Un qualunque fatto inusitato, magari un avvenimento metafisico trascendentale, oppure un momento di indicibile terrore, può portare il fanatico ateo materialista all’estremo opposto del movimento pendolare e convertirlo in un insopportabile reazionario religioso.

Per esempio: un sacerdote, disperato, dopo che un esoterista lo ebbe battuto in una polemica, divenne incredulo e materialista.

Abbiamo conosciuto il caso di una donna atea, materialista e incredula che, per un fatto metafisico determinante e indiscutibile, diventò una brillante esponente dell’esoterismo pratico.

In nome della verità, dobbiamo dire che l’ateo materialista, convinto al cento per cento, è una farsa, non esiste.

Quando sono vicini all’inevitabile morte, in quel momento di terrore indicibile, i nemici dell’Eterno —materialisti e increduli— passano istantaneamente all’altro estremo del pendolo e finiscono pregando, piangendo e invocando con fede infinita e profonda devozione.

Lo stesso Carlo Marx, ideatore del materialismo dialettico, fu un fanatico religioso ebreo; dopo la sua morte gli vennero resi pomposi onori funebri da gran rabbino.

Carlo Marx elaborò la sua dialettica materialista con un unico proposito: «Creare un’arma per distruggere tutte le religioni del mondo per mezzo dello scetticismo».

È il tipico caso di gelosie religiose portate all’estremo: Marx non avrebbe mai potuto accettare l’esistenza di altre religioni e preferì distruggerle per mezzo della sua dialettica.

Carlo Marx adempì a uno dei Protocolli di Sion che dice testualmente: «Non importa se riempiremo la Terra di materialismo e di ripugnante ateismo: il giorno in cui noi trionferemo, insegneremo la religione di Mosè debitamente codificata e in modo dialettico, e non permetteremo nel mondo nessun’altra religione».

È interessante vedere che in Unione Sovietica, mentre le religioni vengono perseguitate e viene insegnata al popolo la dialettica materialista, le sinagoghe in cui si studia il Talmud, la Bibbia e l’ebraismo, svolgono le proprie attività liberamente e senza alcun problema.

I capi del governo russo sono religiosi fanatici della legge di Mosè, ma avvelenano il popolo con la farsa del materialismo dialettico.

Non ci pronunceremmo mai contro il popolo di Israele: stiamo solo parlando chiaro contro una certa élite di doppiogiochisti che, per perseguire fini inconfessabili, avvelena il popolo con la dialettica materialista mentre pratica segretamente la religione di Mosè.

Materialismo e spiritualismo, con tutto il loro codazzo di teorie, pregiudizi e preconcetti d’ogni specie, si alternano nella mente secondo la Legge del Pendolo e cambiano seguendo tempi, mode e abitudini.

Spirito e materia sono due concetti molto discutibili e difficili da capire.

La mente non sa nulla dello Spirito, tanto meno sa della materia.

Un concetto non è nient’altro che questo: un concetto. La realtà non è un concetto, anche se la mente può crearsi molti concetti a proposito della realtà.

Lo Spirito è lo Spirito (l’Essere) e solo esso stesso può conoscersi.

È scritto: «L’Essere è l’Essere e la ragione d’essere dell’Essere è lo stesso Essere».

I fanatici del dio-materia, gli scienziati del materialismo dialettico sono empirici e assurdi al cento per cento. Parlano di materia con una autosufficienza stupida e disarmante, quando in realtà non ne sanno niente.

Che cos’è la materia? Quale di questi stupidi scienziati lo sa?

La tanto chiacchierata materia è un concetto molto discutibile e abbastanza spinoso.

Qual è la materia? Il cotone? Il ferro? La carne? L’amido? Una pietra? Il rame? Una nuvola? Che altro?

Dire che tutto è materia sarebbe empirico e assurdo quanto assicurare che tutto l’organismo umano è fegato, cuore o rene. Ovviamente una cosa è una cosa, e un’altra cosa è un’altra cosa; ogni organo è diverso come ogni sostanza è diversa. Allora, quale di tutte queste sostanze è la tanto strombazzata materia?

Molta gente gioca con i concetti del pendolo, ma in effetti i concetti non sono la realtà.

La mente conosce solo forme illusorie della natura, ma nulla sa della verità contenuta in queste forme.

Col passare del tempo e degli anni le teorie passano di moda, e quello che uno impara a scuola finisce poi per non servire più. In conclusione: nessuno sa niente.

I concetti dell’estrema destra o dell’estrema sinistra del pendolo passano come le mode: sono processi della mente, cose che accadono in superficie nella facoltà di intendere, stupidaggini, vanità dell’intelletto.

A una qualunque disciplina psicologica si oppone un’altra disciplina, a un qualunque processo psicologico logicamente strutturato se ne oppone un altro simile… E alla fine?

Ciò che a noi interessa è il reale, la verità; ma ciò non è questione di pendolo: non si trova nel “vai e vieni” delle teorie e delle credenze.

La verità è lo sconosciuto d’istante in istante, di momento in momento.

La verità è al centro del pendolo, non all’estrema destra e neanche all’estrema sinistra.

Quando domandarono a Gesù: «Che cosa è la verità?», egli osservò un profondo silenzio. Quando rivolsero la stessa domanda al Buddha, questi volse le spalle e si ritirò.

La verità non è un’opinione, né una teoria, né un pregiudizio di estrema destra o di estrema sinistra.

Il concetto che la mente può forgiarsi della verità non è mai la verità.

L’idea che l’intelletto può avere sulla verità non è mai la verità.

L’opinione che possiamo avere sulla verità, per quanto rispettabile sia, in nessun modo è la verità.

Né le correnti spiritualiste, né i loro oppositori materialisti potranno mai condurci alla verità.

La verità è una cosa che deve essere sperimentata direttamente, come quando uno mette il dito sul fuoco e si scotta.

Il centro del pendolo è dentro noi stessi, ed è lì che dobbiamo scoprire e sperimentare in modo diretto ciò che è reale, la verità.

Abbiamo bisogno di auto-esplorarci direttamente, per auto-scoprirci e conoscere profondamente noi stessi.

L’esperienza della verità avviene solo quando abbiamo eliminato gli elementi indesiderabili che nel loro insieme costituiscono il me stesso.

La verità si coglie solo eliminando l’errore. L’esperienza di ciò che è reale viene a noi solo disintegrando l’io stesso, gli errori, i pregiudizi, i timori, le passioni, i desideri, le credenze, le fornicazioni, le ostinazioni intellettuali e le autosufficienze di ogni genere.

La verità non ha niente a che vedere con quello che si è detto o trascurato di dire, con quello che si è scritto o trascurato di scrivere; essa arriva a noi d’incanto solo quando è morto il me stesso.

La mente non può cercare la verità perché non la conosce. La mente non può riconoscere la verità perché non l’ha mai conosciuta. La verità viene spontaneamente a noi quando abbiamo eliminato tutti gli elementi indesiderabili che costituiscono il me stesso, l’io stesso.

Finché la coscienza resta imbottigliata nell’io stesso, non potrà sperimentare ciò che è reale, ciò che è al di là del corpo, degli affetti e della mente, ciò che è la verità.

Quando il me stesso viene ridotto in polvere cosmica, la coscienza si libera per svegliarsi definitivamente e sperimentare in modo diretto la verità.

A ragion veduta il Gran Kabir Gesù disse: «Conoscete la verità ed essa vi renderà liberi»

A che serve all’uomo conoscere cinquantamila teorie se non ha mai sperimentato la verità?

Il sistema intellettuale di qualunque uomo è certamente rispettabile; tuttavia a qualunque sistema se ne oppone un altro, e né l’uno né l’altro sono la verità.

Vale di più autoesplorarci per autoconoscerci e arrivare a sperimentare un giorno in modo diretto ciò che è reale, la verità.

FONTE

http://www.fuocosacro.com

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Curanderismo, Magia, Sciamanesimo, Spiritualità, Voodoo

MAESTROS E ALLIEVO

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Anderson Debernardi – Magic Serpents

L’Ayahuasca è già di per sé una medicina molto potente, e può bastare anche da sola a curare numerosi malanni. E particolarmente efficace contro i parassiti, uno dei problemi più comuni nella foresta pluviale. Inoltre, funziona molto bene per prevenire la malaria. Il tutto si riduce a una questione “classica”: in che misura la magia è operata dalla medicina e in che misura dal curandero? E soprattutto, una volta messo da parte l’ego, in che misura la guarigione viene realizzata dal medico interiore? Si verificherebbe ugualmente se il paziente bevesse la medicina senza la presenza dell’ayahuasquero?

È qui che forse potrei fare una distinzione tra curandero- ayahuasquero e sciamano. Lo sciamano è guidato a compiere il suo lavoro, percorrendo un cammino di guarigione prettamente spirituale. L’ayahuasquero, nella maggior parte dei casi, è una specie di meccanico. Ha imparato il suo mestiere come si potrebbe imparare ad aggiustare un’automobile. E anche in questo c’è un certo potere. Opera guarigioni e possiede vastissime conoscenze sulle piante medicinali. Come un medico moderno riconosce un sintomo e prescrive meccanicamente un farmaco, allo stesso modo un curandero cura le malattie con erbe e piante. Molti sono anche ottimi psicologi; gran parte delle persone che si rivolgono a loro ogni giorno hanno problemi di carattere psicologico, e sono questi casi che consentono ai curanderos di mantenere economicamente la propria attività. Inoltre, sanno che la maggior parte dei disturbi fisici che gli vengono presentati sono collegati all’alimentazione e – contrariamente alla letteratura popolare – in pochissimi casi sono dovuti a un maleficio lanciato da qualcuno.Porto grande rispetto verso i curanderos con cui ho lavorato. Quasi tutti sono animati dal desiderio sincero di guarire le persone, e cercano di acquisire più conoscenze possibile. Oggi esiste persino una scuola, nel nord del Perù, che rilascia licenze di curanderos: potreste iscrivervi anche voi.

Un ultimo avvertimento. Ogni volta che vado a trovare uno dei tanti curanderos, emerge sempre la stessa verità: il curandero presta un servizio e deve essere pagato. Se non avviene uno scambio verbale esplicito sul prezzo da pagare per studiare presso di lui o partecipare ai suoi rituali, in un modo o nell’altro ci si ritrova poi con la sensazione di essere stati sfruttati, di essere stati usati. E quando alla fine si riesce a staccare la spina, mettersi comodi e ripensare a tutto ciò che è successo, ci si rende conto che la propria idea del curanderismo e dello sciamanesimo, quel mondo mistico sommamente sacro e spirituale a cui si desiderava tanto appartenere, non corrisponde affatto a ciò che si credeva.

Molte persone arrivano in Sud America con l’erronea credenza che questo tipo di lavoro spirituale non dovrebbe richiedere un pagamento; i guaritori dovrebbero capire che chi arriva da loro sta seguendo un percorso spirituale ed è stato guidato fin lì per imparare i metodi di guarigione gratuitamente, perché come si può richiedere di pagare un simile sacrificio personale? Ma è proprio questo il punto. È il sacrificare qualcosa, che sia denaro o una gallina, che consente agli insegnamenti di fare presa, al guaritore di guarire, al paziente di essere curato e all’apprendista di essere aperto a ricevere qualcosa che sa di poter prendere.

Io non ho mai pagato subito i miei insegnanti. Anche io, all’inizio, credevo di non essere tenuto a farlo, essendo arrivato fino a loro attraverso un percorso spirituale. Alla fine, però, li ho sempre remunerati, anche se non c’è mai stato uno scambio diretto di denaro. Per esempio, grazie all’investimento iniziale della mia amica Gina, ho costruito una casa a due piani sul terreno di proprietà del mio Maestro. Mi ci sono voluti due anni, e ci ho anche abitato dentro. Poi, il 31 dicembre 1995 alle ore 23.55, ho regalato la casa a lui.

[ AYAHUASCA MEDICINA ]

© 2014 Alan Shoemaker

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LA DMT E GLI ALIENI

Cattura

Pietre di giada ritrovate nel 2017 in un complesso sotterraneo di grotte in Messico, vicino al confine tra gli Stati Veracruz e Puebla.

A determinate condizioni di carattere endocrino e a seconda del soggetto, durante la fase notturna è possibile rinvenire tracce di DMT nel fluido cerebrospinale di un essere umano per pochissimi minuti, dopo che questa è stata sintetizzata qualche istante prima dalla ghiandola pineale situata al centro del nostro cervello. Avete capito bene: durante i sogni, e parlo di quelli più lucidi, vividi e coscienti, ossia in una profonda fase REM, siamo praticamente sotto l’effetto di una tra le sostanze psichedeliche più potenti al mondo. Per comprendere al meglio le ragioni per le quali ciò accade durante le nostre notti più “movimentate”, mediamente tra le 3 e le 4 del mattino, occorre spiegare che la sua sintesi avviene mediante l’assunzione quotidiana di un amminoacido essenziale, il triptofano, il quale è presente in quantità più o meno grande in tutti i cibi di uso comune, come ad esempio la carne bianca, il formaggio, frutti e semi, uova. Il triptofano interagisce con la serotonina, e dall’unione di questa interazione vi è una sintesi maggiore di melatonina, la quale a sua volta, a determinate condizioni, muta in una molecola dalla forma assai più caratteristica, la pinolina, e dalla pinolina si passa alla DMT.

La DMT sembra agire come una sorta di “chiavistello” attraverso una specifica interazione con la nostra biologia, mostrandosi in grado di aprire “porte” percettive della coscienza individuale e proiettarla verso altre dimensioni della psiche a noi ignote.

In seguito alla somministrazione di una normale dose di dimetiltriptamina, iniettata per via endovenosa, svariati soggetti descrivono un rapporto che definiscono “amorevole” con un alieno gentile, che li abbraccia e dice di amarli come figli; loro si sentono benissimo in quello stato, e si trovano in perfetta sintonia con lui. Quando invece agli stessi soggetti venivano somministrate dosi di DMT maggiorate, quindi più cariche rispetto al loro range di sopportazione biochimica, lo stesso alieno diventava aggressivo nei loro confronti, generando tutto quell’insieme di esperienze traumatiche vissute dai soggetti durante un classico rapimento. Come poteva essere possibile, dunque, che l’alieno mostrasse una dicotomia così estrema, rispondendo addirittura emotivamente a una precisa intossicazione – seppur sotto controllo medico – del sistema nervoso del soggetto? È possibile dunque che vi siano persone che per chissà quali condizioni psicofìsiche siano in grado di sintetizzare questa molecola in maggiori quantità rispetto ad altri, tanto da procurarsi delle piccole overdose notturne, al punto da scatenare un dramma interiore? Ma soprattutto, se è verosimile la possibilità che l’alieno possegga comportamenti differenti a seconda del nostro stato nervoso, è dunque parte di una realtà “esterna” a noi, oppure è una parte integrante e indissolubile della nostra psiche?

Andrea Doria – Introduzione di “DMT: La molecola dello spirito”

© 2001 Rick Strassman

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L’AYAHUASCA E GLI SPIRITI

Sito archeologico di El Brujo e complesso della signora di Cao (Trujillo, Perù)

Sito archeologico di El Brujo e complesso della signora di Cao (Trujillo, Perù)

Le Sacre Piante di Potere aprono il terzo occhio e permettono di vedere, ma gli spiriti che si incontrano non hanno sempre lo scopo di guarirci. Alcuni arrivano per semplice curiosità, o forse per noia. In effetti gli spiriti maggiormente coinvolti non sono quelli evocati con gli icaros per la guarigione. Io li chiamo spiriti vaganti, e si presentano molto spesso durante i rituali. A volte possono essere una seccatura, perché il fatto che io sia un gringo li spinge a indugiare lì nei paraggi per osservare lo straniero dai capelli chiari. Quando interferiscono con la mia concentrazione, di solito gli do prima un avvertimento e poi, se insistono, gli dico di andarsene. Sembrano spiriti neutrali, privi di potere. Altri, invece, possono essere interrogati riguardo a varie malattie e le loro risposte sono illuminanti. Questi sono gli spiriti evocati attraverso gli icaros. Ho notato che riesco a evocarli con molta più efficacia quando li avviso in anticipo che ci sarà bisogno di loro. Nelle situazioni più difficili inizio a chiedere la loro presenza una settimana prima che abbia luogo la cerimonia. A quanto pare anche loro hanno la propria vita e sarebbe alquanto presuntuoso da parte mia pretendere che compaiano istantaneamente ogni volta che celebro un rituale con Ayahuasca. E poi ci sono quegli spiriti che si presentano ai rituali senza essere invitati, con l’intenzione di fare danni. Questi spiriti possono essere pericolosi. A volte assumono anche sembianze che inducono la nostra mente a percepirli come spiriti delle energie di Luce. Possono ingannare le nostre percezioni apparendo con graziose vesti bianche fluenti e chiedendoci come possono essere d’aiuto. Come capire che si tratta di un inganno? Qualunque spirito disposto a compiere per noi un’azione scorretta o immorale è malvagio. Nella visione sciamanica esiste il bene e con assoluta certezza esiste anche il male. Bene e male esistono sul piano spirituale proprio come in questa realtà fisica.
Un mese dopo essere arrivato a Iquitos discendendo in canoa il fiume Putumayo, incontrai un gringo che aveva studiato Curanderismo più a monte, vicino a Pucallpa, con Don Benito e Guillermo Arevaio, due potentissimi Curanderos della tribù Shipibo-Conibo. Era un uomo affascinante, di bell’aspetto, che padroneggiava con altrettanta sicurezza la lingua spagnola e il denaro: insomma, aveva tutti gli ingredienti necessari per portarsi a letto più o meno tutte le giovani peruviane indigenti che desiderava. Ed era proprio ciò che faceva. Questo però gli aveva fatto guadagnare la reputazione di donnaiolo, e molte tra le belle giovani peruviane si rifiutavano per onore di avere a che fare con lui. Questo, ovviamente, non faceva che aumentare il suo desiderio per loro. Durante i rituali dei suoi Maestros con l’Ayahuasca, gli spiriti cominciarono a presentarsi chiedendogli come potevano essere d’aiuto.
«Be’, c’è questa giovane vergine peruviana che mi piacerebbe possedere, ma lei non vuole avere niente a che fare con me» rispose lui.
«Come si chiama?» chiese lo spirito.
Il gringo disse il nome e lo spirito annunciò: «Non preoccuparti. Ci penso io. La prossima volta che incontri questa ragazza, lei risponderà positivamente ai tuoi approcci. Però in cambio devi fare qualcosa per me».
La prima volta che vide questi spiriti, il gringo stette al gioco, senza dare molta importanza alla cosa. Quando però ottenne il risultato promesso, si convinse che era tutto vero. Nemmeno allora, tuttavia, andò a consultare il suo maestro. Si era letteralmente “venduto”, e aveva paura.

Nel raccontarmi questa storia il gringo rifiutò di dirmi cosa avesse dato in cambio agli spiriti, ma era pieno di sensi di colpa e si vergognava di aver ripetuto l’operazione con successo più di una volta. Adesso aveva paura di tornare a bere l’Ayahuasca. Alla fine, dopo svariati episodi dello stesso genere, raccontò tutto ai suoi Maestros. Rimasero sconvolti, non solo perché non glielo aveva raccontato prima, ma anche perché aveva ottemperato fino alla fine al suo patto con gli spiriti. Per questo il gringo si era spostato da Pucallpa a Iquitos, nella speranza di non essere seguito né ritrovato dagli spiriti maligni.

[ Pagine 130 e 131 di “Ayahuasca Medicina” ]

© 2014 Alan Shoemaker
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IL BYPASS SPIRITUALE E LA SPIRITUALITA’ CONTRAFFATTA

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“Lo yoga è fuoco” scriveva Satprem. “La guerra è madre” ci ricorda Eraclito. Dove ci conducono veramente tutti i vari aforismi motivazionali un po’ troppo di facile consumo che ci presentano una realtà “confezionata” che non ci permette di lavorare davvero sui nostri limiti e sulla nostra coscienza profonda?

di GIACOMO COLOMBA

Forse il nome sarà sconosciuto ai più, ma purtroppo la tendenza conosciuta come bypass spirituale è più diffusa di quanto si creda.

Che cos’è esattamente il bypass spirituale? Il termine è stato coniato da una figura di spicco della psicologia transpersonale, John Welwood, tra l’altro esperto di buddhismo e discipline orientali.

Viene definita come tendenza a utilizzare idee e pratiche comunemente ritenute spirituali per evitare di affrontare blocchi emotivi irrisolti e ferite psicologiche.

Molti libri che oggi vengono ritenuti spirituali, specie gran parte dei libri motivazionali, sarebbero in realtà basati sul bypass spirituale, e rappresentano paradossalmente una sorta di autosabotaggio psicologico per evitare di dover accettare i propri limiti e le proprie manchevolezze, nascondendo il tutto dietro di un comodo velo di misticismo che, molto comodamente, ci impedisce di affrontare un vero progresso. Vediamo qualche esempio concreto.

Bypass spirituale: un distacco esagerato e innaturale

Il distacco, l’equanimità, è considerato una qualità spirituale in diverse religioni e tradizioni. Ciò nonostante una disconnessione innaturale dalla realtà esterna e dalle proprie emozioni dolorose provoca solo repressione e distacco dalla realtà.

Il vero distacco interiore ci avvicina alle persone, crea empatia, sa accogliere pensieri scomodi e sensazioni disagevoli senza per questo alterare lo stato di coscienza di base.

La Bhagavad Gita ci descrive questo stato come un oceano che riceve le acque dei fiumi senza alzarsi di livello. Ma spesso, quando questo distacco è innaturale e forzato, le cattive emozioni e i cattivi pensieri sono solo ricacciati sotto il tappeto di uno stato di coscienza più profondo, dove generalmente attecchiscono e influenzano lo stato di veglia.

Bypass spirituale: un’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi

Niente è completamente bello e positivo e il segreto della felicità è saper riconoscere ed accettare l’imperfezione. Le imperfezioni esistono per farci progredire, ma non è possibile trasformarle se non vengono riconosciute ed accettare.

Il che non vuol dire indulgere in eccessivi mea culpa. Difatti l’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi di sè e degli altri è solo l’altro lato di una malsana tendenza a colpevolizzare e colpevolizzarsi.

Una corretta valutazione di sè, sincera, porta sempre ad umiltà e senso di gratitudine, il che vuol dire riconoscere il positivo senza per questo eccedere nelle celebrazioni.

Bypass spirituale: fobia della rabbia

Diffidare delle persone che non si arrabbiano mai. Gesù rovesciò i banchi dei cambiavalute nel tempio e Ramakrishna ci dice che anche chi realizza il Divino e si libera dell’ego può conservare ancora una forma di rabbia.

Ma tornando più terra terra, la rabbia va riconosciuta come una reazione naturale, un istinto umano che richiede molto tempo per essere padroneggiato.

Ancora una volta, la fobia dà il lato oscuro dell’indulgenza e le due vanno a braccetto. Una vera attitudine spirituale è quella di riconoscere i propri limiti caratteriali e di lavorarci sopra.

La rabbia viene a dirci qualcosa di noi, di ciò che avviene nel nostro profondo e spesso ci mostra ferite antiche non ben rimarginate. E’ bene non essere troppo pudici e sentire cosa ha da dirci.

Bypass spirituale: compassione e tolleranza indiscriminate

Vale quello che abbiamo detto per l’eccesso di distacco: deve essere naturale, non forzato. La capacità di discriminare, in sanscrito viveka, e il discernimento, vicara, sono due qualità essenziali nel vero cammino spirituale.

Durante il progresso si deve essere capaci di intendere e scegliere cosa accettare e cosa non accettare. Solo una volta realizzati e maturati spiritualmente si sarà in grado di accettare tutti i contatti della vita senza rischi.

Ma cominciare il cammino escludendo questi due strumenti e tollerando di tutto è una scelta infelice dal punto di vista spirituale. Un antico yogi bengalese usava dire: un piccolo albero verrà mangiato dalle vacche se non protetto, ma una volta cresciuto forte, neanche un elefante potrà abbatterlo. Certo procedere discriminando costa fatica e comporta degli errori, ma è poi così importante non commettere errori?

Bypass spirituale: giustificare la mancata assunzione di responsabilità

Frasi come “L’universo ha voluto cosi’”, “Tutto accade per una ragione”, “Succederà quello che deve succedere”, per quanto vere, sono nella maggior parte dei casi delle tipiche ego-trap per evitare di riconoscere di aver sbagliato o mancato una giusta azione.

Si potrebbe definire il bypass spirituale come una forma pervertita di spiritualità usata come meccanismo di difesa del proprio lato in ombra.

Vergogna, rabbia, solitudine, sono parte della nostra natura di base, che va accettata per essere trasformata. Non è bene nascondere quando gli altri ci feriscono e non nascondersi quando siamo noi a ferire gli altri.

Giustificarsi significa non assumersi le proprie responsabilità. Quello che chiamiamo oggi bypass spirituale è ben conosciuto da tempo: nell’escatologia sufi esiste il barzakh, una zona intermedia tra la coscienza superficiale e quella spirituale in cui la psiche può venire deviata da idee distorte, ingigantite o minimalizzate.

 

FONTE

https://it.quora.com/

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DATURA, L’ERBA DEL DIAVOLO

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Il nome Datura deriva da quello di un veleno, il Dhât, preparato in India da dature indigene. Le piante del genere Datura erano note in passato presso gli arabi, i greci, gli indiani e le popolazioni del centro America, ma servivano solo per preparare pozioni inebrianti e narcotiche, e non a scopi terapeutici. Nei testi dell’antica medicina europea non se ne trova notizia. Nell’uso medico la pianta entrò solo verso la fine del 1700. I suoi semi erano utilizzati dai maghi per le proprietà narcotiche, per le visioni fantastiche che provocavano e per il presunto potere afrodisiaco. Insieme alla belladonna ed al giusquiamo, lo stramonio contribuiva all’effetto aberrante d’intossicazione che si manifestava nei sabba, incontri fra streghe riportati nel Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe) redatto nel 1486 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer e nel Compendium Maleficarum di Francesco Mario Guazzo del 1608.

Attrae la curiosità di persone alla ricerca di emozioni simili a quelle regalate dai funghi allucinogeni diffusi nel Centro e nel Sud America e tenta gli adepti delle sette religiose e sataniche.

L’erba del diavolo è una pianta diffusa in tante parti del pianeta ed appartiene alla famiglia delle Solanacee. I nomi “erba del diavolo” ed “erba delle streghe” si riferiscono alle sue proprietà allucinogene, sedative e narcotiche. In passato era famosa per l’uso nei rituali magico-spirituali degli sciamani, dei druidi e dalle streghe europee. L’assunzione avviene prevalentemente bevendo decotti/tisane ma può essere anche fumata o masticata. Dopo una sensazione di euforia ed esaltazione spesso con allucinazioni si cade in stato di trans ipnotico.

Si tratta di una pianta altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di potenti alcaloidi, presenti in tutti i distretti della pianta e principalmente nelle radici e nei semi. Della pianta vengono talvolta utilizzate le foglie in forma di tisana, ma si riportano vari casi di decessi anche per l’utilizzo di due soli grammi di foglie. La preparazione delle dosi, spesso gestita da inesperti, può essere fatale causando una paralisi del sistema respiratorio, istinti suicidi ed omicidi.

Un uso terapeutico, utilizzato in passato, consisteva in sigarette contenenti foglie di Stramonium  ed altre erbe medicinali per alleviare l’asma bronchiale, finché non furono evidenti gli effetti collaterali e la dipendenza che i pazienti subivano inevitabilmente fumando tutti i giorni tali sigarette.
Secondo la tradizione si tramanda che le streghe ne facessero uso anche nelle loro pozioni d’amore. Questa erba non veniva solo ingerita, ma era uno degli ingredienti degli unguenti che le donne si spalmavano e che veniva assorbito durante le danze dei sabba. L’ effetto allucinogeno poteva essere simile a quello di un volo il che spiega la convinzione, più volte ribadita nelle confessioni, di aver attraversato i cieli trasportate dal demonio, il famoso “volo delle streghe”. In secoli più recenti veniva usata da malfattori per intontire le proprie vittime, spesso viandanti, ad esempio offrendo tabacco o del vino mescolato a semi di stramonio e non sempre le vittime si risvegliavano.

FONTI

http://old.iss.it/

Dizionarodelbenesserevitale.blogspot.com

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