Esoterismo, Gnosticismo, Psicologia, Sciamanesimo, Scienza, Spiritualità

IL BYPASS SPIRITUALE E LA SPIRITUALITA’ CONTRAFFATTA

testa-nella-sabbia

“Lo yoga è fuoco” scriveva Satprem. “La guerra è madre” ci ricorda Eraclito. Dove ci conducono veramente tutti i vari aforismi motivazionali un po’ troppo di facile consumo che ci presentano una realtà “confezionata” che non ci permette di lavorare davvero sui nostri limiti e sulla nostra coscienza profonda?

di GIACOMO COLOMBA

Forse il nome sarà sconosciuto ai più, ma purtroppo la tendenza conosciuta come bypass spirituale è più diffusa di quanto si creda.

Che cos’è esattamente il bypass spirituale? Il termine è stato coniato da una figura di spicco della psicologia transpersonale, John Welwood, tra l’altro esperto di buddhismo e discipline orientali.

Viene definita come tendenza a utilizzare idee e pratiche comunemente ritenute spirituali per evitare di affrontare blocchi emotivi irrisolti e ferite psicologiche.

Molti libri che oggi vengono ritenuti spirituali, specie gran parte dei libri motivazionali, sarebbero in realtà basati sul bypass spirituale, e rappresentano paradossalmente una sorta di autosabotaggio psicologico per evitare di dover accettare i propri limiti e le proprie manchevolezze, nascondendo il tutto dietro di un comodo velo di misticismo che, molto comodamente, ci impedisce di affrontare un vero progresso. Vediamo qualche esempio concreto.

Bypass spirituale: un distacco esagerato e innaturale

Il distacco, l’equanimità, è considerato una qualità spirituale in diverse religioni e tradizioni. Ciò nonostante una disconnessione innaturale dalla realtà esterna e dalle proprie emozioni dolorose provoca solo repressione e distacco dalla realtà.

Il vero distacco interiore ci avvicina alle persone, crea empatia, sa accogliere pensieri scomodi e sensazioni disagevoli senza per questo alterare lo stato di coscienza di base.

La Bhagavad Gita ci descrive questo stato come un oceano che riceve le acque dei fiumi senza alzarsi di livello. Ma spesso, quando questo distacco è innaturale e forzato, le cattive emozioni e i cattivi pensieri sono solo ricacciati sotto il tappeto di uno stato di coscienza più profondo, dove generalmente attecchiscono e influenzano lo stato di veglia.

Bypass spirituale: un’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi

Niente è completamente bello e positivo e il segreto della felicità è saper riconoscere ed accettare l’imperfezione. Le imperfezioni esistono per farci progredire, ma non è possibile trasformarle se non vengono riconosciute ed accettare.

Il che non vuol dire indulgere in eccessivi mea culpa. Difatti l’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi di sè e degli altri è solo l’altro lato di una malsana tendenza a colpevolizzare e colpevolizzarsi.

Una corretta valutazione di sè, sincera, porta sempre ad umiltà e senso di gratitudine, il che vuol dire riconoscere il positivo senza per questo eccedere nelle celebrazioni.

Bypass spirituale: fobia della rabbia

Diffidare delle persone che non si arrabbiano mai. Gesù rovesciò i banchi dei cambiavalute nel tempio e Ramakrishna ci dice che anche chi realizza il Divino e si libera dell’ego può conservare ancora una forma di rabbia.

Ma tornando più terra terra, la rabbia va riconosciuta come una reazione naturale, un istinto umano che richiede molto tempo per essere padroneggiato.

Ancora una volta, la fobia dà il lato oscuro dell’indulgenza e le due vanno a braccetto. Una vera attitudine spirituale è quella di riconoscere i propri limiti caratteriali e di lavorarci sopra.

La rabbia viene a dirci qualcosa di noi, di ciò che avviene nel nostro profondo e spesso ci mostra ferite antiche non ben rimarginate. E’ bene non essere troppo pudici e sentire cosa ha da dirci.

Bypass spirituale: compassione e tolleranza indiscriminate

Vale quello che abbiamo detto per l’eccesso di distacco: deve essere naturale, non forzato. La capacità di discriminare, in sanscrito viveka, e il discernimento, vicara, sono due qualità essenziali nel vero cammino spirituale.

Durante il progresso si deve essere capaci di intendere e scegliere cosa accettare e cosa non accettare. Solo una volta realizzati e maturati spiritualmente si sarà in grado di accettare tutti i contatti della vita senza rischi.

Ma cominciare il cammino escludendo questi due strumenti e tollerando di tutto è una scelta infelice dal punto di vista spirituale. Un antico yogi bengalese usava dire: un piccolo albero verrà mangiato dalle vacche se non protetto, ma una volta cresciuto forte, neanche un elefante potrà abbatterlo. Certo procedere discriminando costa fatica e comporta degli errori, ma è poi così importante non commettere errori?

Bypass spirituale: giustificare la mancata assunzione di responsabilità

Frasi come “L’universo ha voluto cosi’”, “Tutto accade per una ragione”, “Succederà quello che deve succedere”, per quanto vere, sono nella maggior parte dei casi delle tipiche ego-trap per evitare di riconoscere di aver sbagliato o mancato una giusta azione.

Si potrebbe definire il bypass spirituale come una forma pervertita di spiritualità usata come meccanismo di difesa del proprio lato in ombra.

Vergogna, rabbia, solitudine, sono parte della nostra natura di base, che va accettata per essere trasformata. Non è bene nascondere quando gli altri ci feriscono e non nascondersi quando siamo noi a ferire gli altri.

Giustificarsi significa non assumersi le proprie responsabilità. Quello che chiamiamo oggi bypass spirituale è ben conosciuto da tempo: nell’escatologia sufi esiste il barzakh, una zona intermedia tra la coscienza superficiale e quella spirituale in cui la psiche può venire deviata da idee distorte, ingigantite o minimalizzate.

 

FONTE

https://it.quora.com/

Standard
Antropologia, Esoterismo, Gnosticismo, Isoterismo, Magia, Occultismo, Psicologia, Spiritualità

I SETTE SPECCHI ESSENI

moe-balinger-atreyu-and-the-magic-mirror-gate

Gli antichi Esseni identificarono, forse meglio di chiunque altro, il ruolo dei rapporti umani definendoli in sette categorie: sette misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe sperimentato nel corso della propria vita di relazione. Gli esseni hanno definito queste categorie “specchi“, ricordandoci che, in ogni momento della vita, la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.

Il primo Specchio Esseno 
riguarda la nostra presenza nel momento presente. Il mistero è incentrato su cosa noi inviamo, nel presente, alle persone che ci stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di comportamento in cui dominano la rabbia o la paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi. Potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicità perché ciò che vediamo nel primo specchio è l’immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

Il secondo Specchio Esseno 
ha una qualità simile alla precedente, ma è un po’ più sottile, anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel presente. Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: “Mi stanno mostrando me stesso nel presente?”. Se potete onestamente rispondervi con un no, c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente. La rabbia, l’astio o la gioia che voi state giudicando.

Il terzo Specchio Esseno 
è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché è percepibile ogni volta che ci troviamo alla presenza di un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi e, in quel momento, sentiamo che accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa è successo in quell’attimo? Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Queste “parti di noi” possono venir perse più o meno consapevolmente, o portate via da coloro che esercitano un potere su di noi. Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con lui, ponetevi una domanda: che cos’ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto, perché in realtà riconoscerete questa “sensazione di familiarità” quasi verso chiunque incontriate. Vedrete cioè delle parti di voi stessi in tutti. Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

Il quarto Specchio Esseno
è una qualità un po’ diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi e creano dipendenza. Il quarto mistero dei rapporti umani ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso esse rinunciamo lentamente proprio alle cose cui teniamo di più, le cediamo, le lasciamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina. Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili; si pensi all’esercizio di controllo in ambito aziendale e in famiglia, alla dipendenza dal sesso e dal possedere o generare denaro e abbondanza. Quando una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dell’alcolismo o all’abuso di sostanze, forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza. Il tratto positivo di questo modello è che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza dover arrivare agli estremi e perdendo tutto. Possiamo riconoscerlo, guarirlo e ritrovare la nostra interezza ad ogni step.

Il quinto Specchio Esseno 
è forse il più potente in assoluto, perché ci permette di vedere meglio e con maggiore profondità degli altri, la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori e l’interazione che intratteniamo con loro. Attraverso esso ci viene chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le credenze e le aspettative che nutriamo nei confronti del rapporto più sacro che ci sia dato di conoscere sulla Terra: il rapporto che intercorre fra noi, la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo. La relazione con i nostri genitori può quindi svelarci il nostro rapporto con il divino. Per esempio, se ci sentiamo continuamente giudicati o se viviamo in una condizione per cui “non è mai abbastanza”, è altamente probabile che il rapporto con i nostri genitori rifletta la seguente verità: siamo noi che, grazie alla percezione che abbiamo della nostra persona e del Creatore, crediamo di non essere all’altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che da noi ci si aspettava.

Il sesto Specchio Esseno
ha un nome abbastanza infausto; gli antichi lo chiamarono infatti l’oscura notte dell’anima. Ma attenzione, lo specchio in sé non è necessariamente sinistro come il nome che porta. Attraverso un’oscura notte dell’anima ci viene infatti ricordato che la vita e la natura tendono verso l’equilibrio e che ci vuole un essere magistrale per bilanciare quell’equilibrio. Nel momento in cui affrontiamo le più grandi sfide della vita, possiamo star certi che esse divengono possibili solo dopo aver accumulato gli strumenti necessari per superarle con grazia e facilità; perché è quello il solo modo per superarle. Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti, non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilità. Quindi, da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle che ci vengono imposte dai rapporti umani e forse dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere concepite come delle grandi opportunità, che ci consentono di saggiare la nostra abilità, anziché come dei test da superare o fallire. E’ proprio attraverso lo specchio della notte oscura dell’anima che vediamo noi stessi nudi, forse per la prima volta, senza l’emozione, il sentimento ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci. Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia e che tale fiducia può essere accordata anche a noi, mentre stiamo vivendo la vita. La notte oscura dell’anima rappresenta l’opportunità di perdere tutto ciò che ci è sempre stato caro nella vita. Confrontandoci con la nudità di quel niente, mentre ci arrampichiamo fuori dall’abisso di ciò che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, possiamo però esprimere i nostri più alti livelli di maestria.

Il settimo Specchio Esseno 
dalla prospettiva degli antichi era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile. E’ quello che ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere. Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento è quando misuriamo i nostri risultati facendo uso di un metro esterno. Ma a quel punto sorge la seguente domanda: “A quale modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?” Nella prospettiva di questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale – qualsiasi aspetto – sia perfetto così com’é. Dalla forma e peso del nostro corpo, ai risultati personali in ambito accademico, aziendale o sportivo. Ci renderemo conto insieme che, in effetti, questo è vero e che un risultato può essere sottoposto a giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno. Il settimo specchio ci invita quindi a permetterci di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

Nel passare attraverso gli specchi, noi procediamo attraverso la nostra vita, forse senza nemmeno renderci conto del perché facciamo queste cose. Sarebbe bello se ogni mattina si accendesse una bella luce al neon che ci dicesse:

“Oggi, dopo aver fatto colazione, dopo che i tuoi familiari sono usciti, puoi cominciare il tuo lavoro sull’oscura notte dell’anima.”

La vita non funziona così. Siamo invitati a conoscere noi stessi in presenza di altri, attraverso i nostri rapporti umani e quando quei rapporti sono sanati, noi diventiamo il beneficio di quella guarigione e lo portiamo in noi nel sogno ad occhi aperti della vita, camminando fra i due mondi del cielo e della terra.

Gregg Braden

tratto dalla trascrizione della videoconferenza “Camminare tra i mondi”

FONTE

Visionealchemica.com

 

Standard
Psicologia, Salute, Scienza

LA MACCHINA BIOLOGICA

5LB-OS2

Un sistema operativo è un software che aggrega le istruzioni di base affinché la macchina (hardware) possa gestire le proprie risorse, i componenti (ad esempio in un computer il suo monitor, i dischi di memoria…) e le applicazioni che vi vengono installate. In pratica si tratta di una struttura di librerie e programmi che creano un ambiente a fondamenta del sistema.

L’analogia informatica che sto esponendo non è affatto casuale: lo stesso dottor Hamer, scopritore delle 5 Leggi Biologiche, ha battezzato con il nome di “programmi biologici” quei set di istruzioni che sono elaborati dalla psiche e consentono di gestire le specifiche funzionalità degli organi del nostro corpo.

Il funzionamento della struttura hardware/corpo – software/psiche si rivela in quel processo primario e basilare che ci è tanto familiare nel mondo dell’informazione automatica:

IF THIS THEN THAT, ELSE…

  • Se succede un X previsto in memoria, esegui il programma A, altrimenti B.
  • Se accade un evento DHS, allora esegui l’SBS (programma biologico speciale), altrimenti esegui la fisiologia normale.
  • Se la percezione sensoriale di un evento corrisponde ad una esperienza DHS in memoria, allora esegui l’SBS degli organi necessari a dare una risposta, altrimenti esegui la fisiologia normale.

Nello schema iniziale l’ambiente Events è percepito attraverso i sensi (che sono anch’essi componenti dell’hardware) e le informazioni ricevute sono elaborate dal software PsycheSe l’evento percepito assomiglia ad una esperienza registrata nella memoria (sia quella genetica e arcaica, sia quella epi-genetica più recente), allora viene attivato l’interruttore neurologico nel cervello (processore) che avvia il programma speciale dell’organo (componente) che serve ad eseguire la risposta.
Generalmente i programmi più notevoli riguardano percezioni di emergenza e pericolo per il sistema (DHS).
Esempi biologici

Se la percezione sensoriale del fatto che il mare è mosso corrisponde all’esperienza DHS di quando da bimbo ho rischiato di affogare, allora esegui l’SBS d’emergenza della laringe e dei bronchioli. Altrimenti: fisiologia normale del sistema respiratorio.

Se la percezione sensoriale di un diverbio corrisponde alla memoria di quando i miei genitori litigavano violentemente, allora esegui l’SBS d’emergenza della laringe e quello delle vie biliari, manifestando un comportamento di chiusura, che lascia “senza parole” e di impotenza.

Esempi informatici

Se il sensore di luminosità ambientale dello smartphone registra molta luce, e questo evento corrisponde ad una impostazione salvata in memoria, allora aumenta l’intensità della retro-illuminazione. Altrimenti non intervenire.

Se un carico di lavoro satura la memoria RAM, allora sposta provvisoriamente le istruzioni in eccesso sul disco fisso per una quantità stabilita in precedenza.

Altrimenti lascia le istruzioni nella RAM.
[In effetti il grave rallentamento del sistema dovuto a questo processo è spesso considerato una “malattia” del dispositivo da chi non conosce il senso di tale programma].

I RUOLI E LE FUNZIONI

Il cervello si configura così come il processore che concretamente elabora i dati e smista le istruzioni. La memoria di tutte le funzioni fisiologiche del corpo, normali e speciali, si suppone sia immagazzinata in modo genetico ed epigenetico in ogni singola cellula di tutto il sistema. Restando in metafora, si tratterebbe quindi non di una memoria a “Disco fisso” come la conosciamo oggi, bensì secondo uno schema distribuito analogo alle blockchain, tecnologia ancora agli albori ma in questi anni in grande sviluppo. Mentre il cervello e tutti gli altri organi corrispondono alle componenti tangibili del sistema, la psiche corrisponde all’intangibile Sistema Operativo che coordina il modo in cui circolano le istruzioni nel continuo scambio tra il mondo degli eventi e la memoria cellulare distribuita, in perpetua evoluzione.

SIAMO O NON SIAMO UNA MACCHINA?

Forse non a tutti suonerà familiare questo esercizio metaforico, ad alcuni sembrerà ridicolo e ad altri oltraggioso: non vorremmo ridurre l’essere vivente ad una macchina digitale, lo capisco.

Eppure questa la chiamo “tecnologia biologica” non per ridurre la vita ad un aggeggio meccanico, ma per renderci conto che la massima tecnologia possibile, cioè quella perizia accumulata in milioni di anni di evoluzione, è proprio la vita.

Lo dico per accorgerci che la tecnologia che noi esseri umani sviluppiamo sempre più rapidamente e ossessivamente non è altro che un tentativo di imitazione della complessità biologica e dei suoi meccanismi, a cui ci ispiriamo più o meno coscientemente.

Allora, poiché oggi i giocattoli tecnologici che abbiamo creato pervadono la nostra vita e li conosciamo bene o male tutti quanti, sono certo che non c’è epoca migliore per rappresentare le cose in questo modo.
Io spero che aiuterà qualcuno, che magari finora aveva trascurato argomenti “immateriali” come la psiche e le scienze umane, a scoprirli in questa forma con occhi nuovi.

FONTE

5LB Magazine – La rivista sulle 5 Leggi Biologiche

Standard
Attualità, Psicologia, Ritualità, Salute, Sciamanesimo, Scienza, Spiritualità

LA CONFERENZA MONDIALE SULL’AYAHUASCA

AYA_Facebook_Event

Nel Settembre del 2014 all’incirca 650 persone, provenienti da più di 60 Paesi, hanno assistito alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza, Spagna. In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi. Il presente documento è una dichiarazione consensuale di quel gruppo: una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale. D’altra parte, in un momento in cui buona parte dell’umanità vive sull’orlo di una crisi sociale, economica e ambientale, è vitale che il dialogo interculturale e le politiche integrate promuovano un’esistenza sostenibile per la nostra specie, abbracciando la diversità in un mondo di società interconnesse, in armonia con il pianeta e tutti i suoi abitanti. E’ intrinseco all’evoluzione della condizione umana ricercare nuovi metodi e migliorare quelli che già sono a disposizione, per raggiungere questi obiettivi in maniera efficace. Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne in pratiche cerimoniali, e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Uno di questi, l’Ayahuasca (un decotto ottenuto dai fusti della liana Banisteriopsis Caapi e le foglie dell’arbusto Psycotria Viridis), ha giocato un ruolo cruciale nelle tradizioni spirituali, mediche e culturali dei popoli che hanno abitato la parte alta del bacino del Rio delle Amazzoni. Negli ultimi decenni, diverse tradizioni e nuove modalità di uso dell’Ayahuasca sono state portate fuori dai confini dell’Amazzonia, intraprendendo nuove vie di simbiosi culturale. Durante secoli, le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. Senza dubbio l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’Ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali. Le diverse pratiche di consumo di Ayahuasca non ricadono nelle concettualizzazioni e categorizzazioni tradizionali di “droghe illegali di abuso”, così come definite dal regime internazionale di controllo vigente. Equiparare gli usi rituali, religiosi e terapeutici dell’Ayahuasca agli usi problematici delle droghe controllate come gli oppiacei, la cocaina o le anfetamine -o trattare le persone che conducono cerimonie di Ayahuasca come “narcotrafficanti” coinvolti nel mercato nero- riflette una profonda ignoranza: non si basa sull’evidenza e contribuisce alla confusione circa la legittimità, basata sui diritti umani, di queste pratiche. Oltretutto, l’evidenza scientifica mostra che l’Ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica e che i suoi profili di sicurezza, tanto fisiologici quanto psicologici, sono accettabili all’interno di contesti controllati. Inoltre i suoi effetti emetici -tradizionalmente considerati un aspetto cruciale delle sue proprietà spirituali e curative-, insieme alle profonde esperienze introspettive che frequentemente induce, hanno generalmente un impatto positivo sulla salute e sul comportamento delle persone che la utilizzano regolarmente. Per una parte significativa e crescente della popolazione in diverse parti del mondo, il consumo di Ayahuasca è la forma scelta per favorire lo sviluppo spirituale e personale, superare la sofferenza e approfondire la relazione con se stessi, con i propri familiari, con l’ambiente circostante e con il pianeta Terra. Senza dubbio, per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB), così come per molti funzionari di polizia, procuratori legali e giudici dei singoli Paesi, bere Ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’, una pratica spirituale poco autentica, una dipendenza distruttiva e una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive. Nel 2010, l’INCB ha affermato che “nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’Ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale”. Ciò nonostante, l’ organo di Controllo ha aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’Ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”. In coincidenza con l’allarme politico generato dal INCB in relazione con l’Ayahuasca e altre piante psicoattive nella sua Informativa Annuale del 2010 e del 2012, e seguendo una tendenza cominciata nella metà degli anni ’90, si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di Ayahuasca. Pertanto, sembra realistico affermare che una proibizione dell’Ayahuasca a livello nazionale (nei differenti Stati), o anche a livello internazionale, risulta una effettiva probabilità in un futuro prossimo. Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano Ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte. Di conseguenza, chiediamo ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di Ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale e che, al suo posto, i governi collaborino con i rappresentanti delle comunità in cui si utilizza Ayahuasca, favorendo modelli di autoregolamentazione efficaci, la promozione della salute e la riduzione del danno, così come iniziative educative pubbliche. Chiediamo ai giudici dei procedimenti relazionati con l’Ayahuasca di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’Ayahuasca: In questo caso la DMT contenuta nel decotto Ayahuasca è presente in maniera naturale e quindi, in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale. E’ ugualmente importante considerare che i benefici potenziali delle piante come l’Ayahuasca possono convertirsi in rischi se queste non vengono utilizzate in modo responsabile. Raccomandiamo alle persone che prendono Ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati e devono sempre essere denunciati, cosicché la comunità Ayahuasquera, collettivamente, possa continuare a favorire lo sviluppo di un’autoregolamentazione e a preservare l’integrità delle proprie pratiche. In conclusione, e seguendo una precedente dichiarazione sull’Ayahuasca realizzata nel 2012 da accademici di indubbio prestigio, sollecitiamo le autorità affinché si mostrino tolleranti verso queste pratiche, basandosi sul rispetto del diritto fondamentale alla libertà di religione e di coscienza, insieme al diritto alla libertà di scelta dei mezzi e strumenti per favorire il proprio benessere fisico e psicologico. Da ciò deriva che concedano alle comunità Ayahuasquere il grado di libertà legale e il rispetto necessari affinché possano continuare a sviluppare in maniera responsabile e sicura il loro contributo alla società multiculturale e globalizzata di oggi.

Dichiarazione rilasciata il 20 Gennaio 2015 Initiativa promossa da Fondazione ICEERS

www.aya2014.com/en/aya2014-declaration

Dichiarazione appoggiata da: Constanza Sánchez Avilés, PhD Coordinatrice Legge, Politiche e Diritti Umani, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Benjamin De Loenen, MA Fondatore e Direttore Esecutivo, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Beatriz Labate, PhD Nucleus for Interdisciplinary Studies of Psychoactives (NEIP), San Paolo, Brasile Kenneth W. Tupper, PhD School of Population and Public Health University of British Columbia, Victoria, Canada Jeffrey Bronfman Santa Fe, Nuevo México (EEUU), Miembro del Cadre Of Mestres O Centro Espírita Benficente União Do Vegetal, Brasilia, Brasile Amanda Feilding Fondatrice e Direttrice, The Beckley Foundation, Regno Unito David R. Bewley-Taylor, PhD Direttore, Global Drug Policy Observatory, Swansea, Regno Unito Ethan Nadelmann, PhD Direttore Esecutivo, Drug Policy Alliance, Stati Uniti Kasia Malinowska-Sempruch, Dr PH Direttrice del Programma Globale di Politiche sulle Droghe della Open Society Foundations, New York, NY, Stati Uniti Pien Metaal, MA Coordinatrice del Programma di Riforma delle Leggi sulle Droghe in America Latina, Transnational Institute, Amsterdam, Paesi Bassi Raquel Peyraube, MD Direttrice Clinica, Fondazione ICEERS Uruguay Rick Doblin, PhD Fondatore e Direttore Esecutivo Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Belmont, MA, Stati Uniti Virginia Montañés Esperta in Politiche di Droga (CERCA), Spagna Aleix VilaMaria Avvocato, Barcellona, Spagna Alexis Kaiser Avvocato, Zurigo, Svizzera Charlotte Walsh, MPhil Professoressa di Diritto, School of Law, University of Leicester, Regno Unito Diego de las Casas Avvocato, Madrid, Spagna Francisco J. Esteban, PhD Università C.J. Cela, Madrid, Spagna Pedro Caldentey Marí Avvocato, Barcellona, Spagna Roberto Castro Rodríguez Avvocato, Barcellona, Spagna Rodrigo A. González Soto Avvocato, Santiago, Chile Anton J. G. Bilton, BSc Hons Regno Unito Ben Christie Consultente in Comunicazione, Londra Regno Unito Hélène Pelosse, MA Alto Funzionario, Francia Armando Loizaga Psicologo, Asociación Nierika, Messico Joan Obiols-Llandrich, MD, PhD Presidente, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Pep Cura Oliveras, MA Coordinatore AYA2014, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Marc Aixalà Coordinatore Help Center, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Maria Carmo Carvalho, MSc Vicepresidenta, Fondazione ICEERS, Oporto, Portogallo Jerónimo Mazarrasa Segretario, Fondazione ICEERS, Ibiza, Spagna Margot Honselaar Tesoriera, Fondazione ICEERS, Halsteren, Pesi Bassi Òscar Parés, MA Vice direttore Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna José Carlos Bouso, PhD Direttore Scientifico, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna

 

Standard
Psicologia

L’IMPORTANZA PERSONALE

ego-traps_heads

L’importanza personale consuma più del novanta per cento della nostra energia, senza apportare nessun risultato, tranne malattie, solitudine, debolezza e in generale cattiva qualità della vita. In effetti, utilizziamo gran parte della nostra energia in attività relative all’importanza personale, la quale è molto più della semplice vanità.
L’importanza personale è la forma particolare in cui il nostro Ego sistema e manipola la realtà, per auto-affermarsi e convincersi di essere reale. In rapporto con l’ importanza personale, l’attività più estesa è la difesa dell’Ego. Consideriamo seriamente quanta energia consuma: quanta ne spendiamo per difenderci e per curare la nostra immagine,
per tentare di influire sull’opinione che gli altri hanno di noi, per cercare di essere accettati, per difenderci quando veniamo criticati, per tentare di dimostrare che siamo i migliori, o che non valiamo nulla, che siamo i più belli, i più forti, o i più miserabili, i più incompresi, i più sensibili, o i più crudeli, o i più danneggiati, i più, i più, sempre i più di qualcosa.

La maggior parte della nostra energia viene consumata cercando di proiettare verso gli altri l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi. Questo ci incatena a ciò che Castaneda chiama “il riflesso di se stessi”. Per tale motivo, estirpare o almeno diminuire l’importanza personale diventa uno degli obiettivi fondamentali del guerriero. Le ragioni morali non c’entrano, perché un guerriero non è guidato da astrazioni morali, ma dall’impeccabilità. Quindi, essendo l’importanza personale un’area fondamentale per ciò che riguarda il risparmio di energia, il combatterla e le tecniche atte a farlo rappresentano il primo dei non-fare dell’ io personale.

Tutto ciò che vale per gli esseri umani rispetto al potere personale, si applica a tutti gli esseri viventi, in quanto campi di energia. Don Juan solleva riferirsi all’esistenza e all’eventuale incontro con animali “magici”, la cui magia li rendeva praticamente invulnerabili: non potevano essere catturati dal cacciatore. Il loro potere speciale derivava dal fatto che, a differenza dei loro simili, non avevano abitudini fisse.
Questo li dotava di una leggerezza, di un potere e di una libertà straordinari. Possiamo dire che gli animali con “maggior fortuna” sono quelli che possiedono più energia, il che dà loro l’opportunità di vivere una vita più intensa e piena di quella dei loro simili. Lo stesso vale per le piante e per il resto degli esseri viventi.

L’energia di un albero, per esempio, può essere tanto potente che il solo riposare sotto la sua ombra o tra i suoi rami può produrre in noi un forte effetto, generalmente benefico. Ciò che succede tra gli animali, succede anche tra gli esseri umani: quelli che riescono a esistere senza abitudini ripetitive e che presentano un alto grado di energia, si convertono di diritto in esseri magici, esseri cioè che non sottostanno alle regole ordinarie dell’uomo comune, ma dirigono la propria vita e il proprio destino per mezzo di quel potere speciale che si trova al loro servizio, ma che, inesorabilmente, anche loro devono servire.

FONTE

Victor Sanchez – Gli Insegnamenti di Don Carlos

Standard