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LA CONFERENZA MONDIALE SULL’AYAHUASCA

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Nel Settembre del 2014 all’incirca 650 persone, provenienti da più di 60 Paesi, hanno assistito alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza, Spagna. In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi. Il presente documento è una dichiarazione consensuale di quel gruppo: una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale. D’altra parte, in un momento in cui buona parte dell’umanità vive sull’orlo di una crisi sociale, economica e ambientale, è vitale che il dialogo interculturale e le politiche integrate promuovano un’esistenza sostenibile per la nostra specie, abbracciando la diversità in un mondo di società interconnesse, in armonia con il pianeta e tutti i suoi abitanti. E’ intrinseco all’evoluzione della condizione umana ricercare nuovi metodi e migliorare quelli che già sono a disposizione, per raggiungere questi obiettivi in maniera efficace. Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne in pratiche cerimoniali, e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Uno di questi, l’Ayahuasca (un decotto ottenuto dai fusti della liana Banisteriopsis Caapi e le foglie dell’arbusto Psycotria Viridis), ha giocato un ruolo cruciale nelle tradizioni spirituali, mediche e culturali dei popoli che hanno abitato la parte alta del bacino del Rio delle Amazzoni. Negli ultimi decenni, diverse tradizioni e nuove modalità di uso dell’Ayahuasca sono state portate fuori dai confini dell’Amazzonia, intraprendendo nuove vie di simbiosi culturale. Durante secoli, le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. Senza dubbio l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’Ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali. Le diverse pratiche di consumo di Ayahuasca non ricadono nelle concettualizzazioni e categorizzazioni tradizionali di “droghe illegali di abuso”, così come definite dal regime internazionale di controllo vigente. Equiparare gli usi rituali, religiosi e terapeutici dell’Ayahuasca agli usi problematici delle droghe controllate come gli oppiacei, la cocaina o le anfetamine -o trattare le persone che conducono cerimonie di Ayahuasca come “narcotrafficanti” coinvolti nel mercato nero- riflette una profonda ignoranza: non si basa sull’evidenza e contribuisce alla confusione circa la legittimità, basata sui diritti umani, di queste pratiche. Oltretutto, l’evidenza scientifica mostra che l’Ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica e che i suoi profili di sicurezza, tanto fisiologici quanto psicologici, sono accettabili all’interno di contesti controllati. Inoltre i suoi effetti emetici -tradizionalmente considerati un aspetto cruciale delle sue proprietà spirituali e curative-, insieme alle profonde esperienze introspettive che frequentemente induce, hanno generalmente un impatto positivo sulla salute e sul comportamento delle persone che la utilizzano regolarmente. Per una parte significativa e crescente della popolazione in diverse parti del mondo, il consumo di Ayahuasca è la forma scelta per favorire lo sviluppo spirituale e personale, superare la sofferenza e approfondire la relazione con se stessi, con i propri familiari, con l’ambiente circostante e con il pianeta Terra. Senza dubbio, per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB), così come per molti funzionari di polizia, procuratori legali e giudici dei singoli Paesi, bere Ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’, una pratica spirituale poco autentica, una dipendenza distruttiva e una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive. Nel 2010, l’INCB ha affermato che “nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’Ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale”. Ciò nonostante, l’ organo di Controllo ha aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’Ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”. In coincidenza con l’allarme politico generato dal INCB in relazione con l’Ayahuasca e altre piante psicoattive nella sua Informativa Annuale del 2010 e del 2012, e seguendo una tendenza cominciata nella metà degli anni ’90, si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di Ayahuasca. Pertanto, sembra realistico affermare che una proibizione dell’Ayahuasca a livello nazionale (nei differenti Stati), o anche a livello internazionale, risulta una effettiva probabilità in un futuro prossimo. Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano Ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte. Di conseguenza, chiediamo ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di Ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale e che, al suo posto, i governi collaborino con i rappresentanti delle comunità in cui si utilizza Ayahuasca, favorendo modelli di autoregolamentazione efficaci, la promozione della salute e la riduzione del danno, così come iniziative educative pubbliche. Chiediamo ai giudici dei procedimenti relazionati con l’Ayahuasca di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’Ayahuasca: In questo caso la DMT contenuta nel decotto Ayahuasca è presente in maniera naturale e quindi, in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale. E’ ugualmente importante considerare che i benefici potenziali delle piante come l’Ayahuasca possono convertirsi in rischi se queste non vengono utilizzate in modo responsabile. Raccomandiamo alle persone che prendono Ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati e devono sempre essere denunciati, cosicché la comunità Ayahuasquera, collettivamente, possa continuare a favorire lo sviluppo di un’autoregolamentazione e a preservare l’integrità delle proprie pratiche. In conclusione, e seguendo una precedente dichiarazione sull’Ayahuasca realizzata nel 2012 da accademici di indubbio prestigio, sollecitiamo le autorità affinché si mostrino tolleranti verso queste pratiche, basandosi sul rispetto del diritto fondamentale alla libertà di religione e di coscienza, insieme al diritto alla libertà di scelta dei mezzi e strumenti per favorire il proprio benessere fisico e psicologico. Da ciò deriva che concedano alle comunità Ayahuasquere il grado di libertà legale e il rispetto necessari affinché possano continuare a sviluppare in maniera responsabile e sicura il loro contributo alla società multiculturale e globalizzata di oggi.

Dichiarazione rilasciata il 20 Gennaio 2015 Initiativa promossa da Fondazione ICEERS

www.aya2014.com/en/aya2014-declaration

Dichiarazione appoggiata da: Constanza Sánchez Avilés, PhD Coordinatrice Legge, Politiche e Diritti Umani, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Benjamin De Loenen, MA Fondatore e Direttore Esecutivo, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Beatriz Labate, PhD Nucleus for Interdisciplinary Studies of Psychoactives (NEIP), San Paolo, Brasile Kenneth W. Tupper, PhD School of Population and Public Health University of British Columbia, Victoria, Canada Jeffrey Bronfman Santa Fe, Nuevo México (EEUU), Miembro del Cadre Of Mestres O Centro Espírita Benficente União Do Vegetal, Brasilia, Brasile Amanda Feilding Fondatrice e Direttrice, The Beckley Foundation, Regno Unito David R. Bewley-Taylor, PhD Direttore, Global Drug Policy Observatory, Swansea, Regno Unito Ethan Nadelmann, PhD Direttore Esecutivo, Drug Policy Alliance, Stati Uniti Kasia Malinowska-Sempruch, Dr PH Direttrice del Programma Globale di Politiche sulle Droghe della Open Society Foundations, New York, NY, Stati Uniti Pien Metaal, MA Coordinatrice del Programma di Riforma delle Leggi sulle Droghe in America Latina, Transnational Institute, Amsterdam, Paesi Bassi Raquel Peyraube, MD Direttrice Clinica, Fondazione ICEERS Uruguay Rick Doblin, PhD Fondatore e Direttore Esecutivo Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Belmont, MA, Stati Uniti Virginia Montañés Esperta in Politiche di Droga (CERCA), Spagna Aleix VilaMaria Avvocato, Barcellona, Spagna Alexis Kaiser Avvocato, Zurigo, Svizzera Charlotte Walsh, MPhil Professoressa di Diritto, School of Law, University of Leicester, Regno Unito Diego de las Casas Avvocato, Madrid, Spagna Francisco J. Esteban, PhD Università C.J. Cela, Madrid, Spagna Pedro Caldentey Marí Avvocato, Barcellona, Spagna Roberto Castro Rodríguez Avvocato, Barcellona, Spagna Rodrigo A. González Soto Avvocato, Santiago, Chile Anton J. G. Bilton, BSc Hons Regno Unito Ben Christie Consultente in Comunicazione, Londra Regno Unito Hélène Pelosse, MA Alto Funzionario, Francia Armando Loizaga Psicologo, Asociación Nierika, Messico Joan Obiols-Llandrich, MD, PhD Presidente, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Pep Cura Oliveras, MA Coordinatore AYA2014, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Marc Aixalà Coordinatore Help Center, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Maria Carmo Carvalho, MSc Vicepresidenta, Fondazione ICEERS, Oporto, Portogallo Jerónimo Mazarrasa Segretario, Fondazione ICEERS, Ibiza, Spagna Margot Honselaar Tesoriera, Fondazione ICEERS, Halsteren, Pesi Bassi Òscar Parés, MA Vice direttore Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna José Carlos Bouso, PhD Direttore Scientifico, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna

 

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Alchimia, Esoterismo, Gnosticismo, Isoterismo, Occultismo, Spiritualità

IL CERCHIO ESSOTERICO

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Il Sistema Isoterico, così com’è oggi, si è sviluppato negli ultimi 100 – 200 anni ad Agartha, in Persia. Quella di Agartha può essere definita una “Scuola”, ma è soprattutto un centro iniziatico di potere e rappresenta il   nucleo unificato della Conoscenza. Il suo è un sistema zodiacale fondato sul numero 12; infatti, il simbolo del Sistema Isoterico è il dodecagramma.

È da notare la distinzione operata da Vinardi tra l’Occultismo, che è un sistema costruito sulla base del numero 5 (Quinario), il Misticismo, che ha alla base il 7 (Settenario), l’Esoterismo, che si fonda sul 9 (Nonario), e l’Isoterismo, basato sul numero 12. Ciò significa che la totalità può essere spiegata e vissuta in molte maniere.

L’Occultismo si può considerare la Via nº 1, il Misticismo la nº 2 e l’Esoterismo la nº 3. Il Prof. Vinardi ha osservato che ognuna di queste Scuole utilizza rispettivamente 5, 7 o 9 vortici o chakras. Per esempio, nelle Scuole mistiche non viene usato il vortice sacro e pertanto l’energia sessuale deve essere sublimata. Le Vie nº 1, 2 e 3 – quelle che Vinardi nel primo volume di Biopsicoenergetica definisce “Vie Tradizionali”, del Fachiro, del Monaco o dello Yogi – possono portare l’uomo a un certo grado di sviluppo, facendolo lavorare su un numero limitato di chakras e su una soltanto delle 3 organizzazioni cerebrali (sul centro motorio, emozionale o intellettuale). Incidentalmente, Vinardi chiarisce che esistono tre differenti organizzazioni cerebrali: neopsiche, mesopsiche e paleopsiche, rispettivamente in rapporto con l’encefalo, le ghiandole ed il   midollo. Una Scuola di “sintesi” comporta un lavoro simultaneo ed armonico su tutti questi tre cervelli e su tutti i principali chakras dell’essere umano e non richiede a chi lo compie di ritirarsi dal mondo, in un monastero o su una montagna.

Un fattore che distingue le Scuole Sintetiche o di Quarta Via da quelle tradizionali è che non hanno bisogno, per operare, di Sedi fisse o, per così dire, istituzionalizzate.  Il Sistema Isoterico opera secondo cicli. In un ciclo può essere opportuno fare un certo lavoro, in un altro un lavoro diverso, perché le variabili sono cambiate: gli uomini, il periodo storico, il luogo e le condizioni del pianeta.

Per comprendere il tipo di lavoro che deve cominciare a fare su di sé chiunque entri a far parte di una Scuola autentica, è necessaria avere ben chiara la classificazione dei vari livelli d’umanità di cui parla il Prof. Vinardi. Innanzi tutto, i Maestri di Quarta Via d’ogni epoca rilevano che l’evoluzione dell’umanità può compiersi soltanto per mezzo dell’evoluzione di un certo gruppo ristretto d’esseri umani che, a loro volta, influenzano e guidano il resto dell’umanità.

La vita dell’umanità è governata da due tipi di forze esterne: le influenze planetarie, ricevute in maniera involontaria ed inconscia, e quelle provenienti dai cerchi interiori dell’umanità, delle quali la maggioranza degli esseri ignora l’esistenza. L’umanità di cui facciamo parte, quella storica e preistorica comunemente conosciuta, costituisce soltanto la parte più esterna dell’umanità intesa in modo totale. Ci troviamo in quello che anche il Prof. Vinardi definisce il Cerchio della Confusione delle Lingue: ognuno parla una lingua senza comprendere ed essere compreso dagli altri. È questa la vera incomunicabilità che non è però, come molti invece pensano, una condizione esistenziale inevitabile per l’essere umano; quando si diventa cosciente di questa mancanza di comprensione e sorge il desiderio di comprendere e di essere compresi, si comincia inconsapevolmente a tendere verso un cerchio più interno dell’umanità.

È il Cerchio Essoterico, dove comincia la “comprensione”, di carattere astratto, teorico più che pratico; in questo cerchio troviamo gli esseri umani definiti nº 1, 2 o 3, cioè coloro i quali sono riusciti ad attivare in modo corretto una delle tre organizzazioni cerebrali, mentre nel Cerchio della Confusione delle Lingue troviamo esseri umani ancora nº –1, –2 e –3. Sono questi ultimi esseri che il Prof. Vinardi, nel primo volume di Biopsicoenergetica, definisce rispettivamente umanoidi, misticoidi ed intellettualoidi; in essi lavora soltanto una parte del loro centro di gravità che può trovarsi nel corpo fisico (e abbiamo allora i maniaci della cultura   fisica o della competizione), nelle emozioni (sognatori con tendenza verso un concetto irreale di “amore universale”) e nei pensieri (pensatori propensi alle chiacchiere e alle soluzioni solo teoriche dei problemi).

Riuscire ad attivare correttamente il proprio centro di gravità è soltanto il primo passo per chi intende lavorare in una Scuola Sintetica. Inoltre, una persona può essere un nº 1 nel lavoro fisico, ma un –2 nei sentimenti e un –3 dal punto di vista intellettuale; si mescolano numeri positivi con negativi. Allora, si è come un tavolino a tre gambe di cui due più corte: non c’è equilibrio, non si può appoggiare nulla su questo tavolino, tutto scivola e cade.

Per un lavoro corretto c’è bisogno di numeri tutti positivi, armonici. È necessario imparare a far funzionare correttamente ed al momento giusto ognuno dei nostri tre cervelli. È questo il livello dell’essere umano nº 4, cioè di colui il quale lavora contemporaneamente ed in modo armonico sul piano fisico, emozionale ed intellettuale.

Gli esseri nº 4 entrano a far parte di un cerchio più interno dell’umanità, il Mesoterico, che vuol dire intermedio, perché rappresenta un punto di passaggio per arrivare al Cerchio Esoterico, dove si trovano gli uomini che possiedono un “Io” indivisibile. Poi si otterranno tutti gli stati di coscienza, tutto il sapere possibile e una volontà libera e indipendente. Non possono esserci discordie o differenze di comprensione tra questi esseri, la loro attività è perfettamente coordinata e li conduce inevitabilmente verso uno scopo comune, perché comune ed identico è il loro modo di comprendere.

Ad un livello ancora superiore si trova il cerchio più interno dell’umanità, quello Isoterico, di cui fanno parte esseri che hanno sviluppato fino al massimo grado le possibilità dell’essere umano. Esseri di un livello simile sarebbero in grado di esercitare un’influenza decisiva su tutti i principali leader politici contemporaneamente e mettere ordine nel mondo. Sarebbe possibile, ma non logico, perché l’ordine deve cominciare dal basso e non dall’alto. Ognuno deve formarsi prima una coscienza personale, altrimenti il lavoro di un Maestro può servire solo per un certo periodo e per certe persone. Dopo la sua morte tutto tornerebbe ad essere come prima per la maggior parte della gente. È impossibile educare degli esseri umani che non vogliono essere educati. Sarebbe come renderli schiavi, imponendo loro di comportarsi in un certo modo. Appena però si allenta un attimo il controllo, la gente torna a fare ciò che non sa evitare di volere.

Se dunque vogliamo che qualcosa cambi nel mondo, dobbiamo cominciare a cambiare la nostra casa. Noi siamo il mondo. L’odio, l’egoismo e la guerra sono dentro di noi, perché dentro di noi albergano troppi “io” fittizi in conflitto fra loro. Bisogna far qualcosa per eliminarli. Non importa quanto basso possa sembrarci il nostro livello di partenza, né dobbiamo preoccuparci di livelli che sono troppo elevati per la nostra comprensione attuale. Soltanto dopo aver compiuto un primo passo, magari piccolo ma reale, sarà possibile, di volta in volta, scorgere i successivi.

Quanto qui descritto è soltanto una formulazione molto insufficiente e parziale e rappresenta soltanto una breve introduzione al Sistema Isoterico.

FONTE

http://xoomer.virgilio.it/livio.vinardi/

 

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Antropologia, Cerimonie, Ritualità, Storia

HEYOKA

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Gli Heyoka, parola che significa i “contrari”, rivestono una importantissima funzione sociale dentro una tribù, ma è un concetto che andrebbe esteso al mondo intero, alla vita stessa, sono anche chiamati anche pagliacci ma non con un accezione negativa come si penserebbe qui sentendo la parola, perchè sono coloro che entrano a disturbare una cerimonia sacra, sono presenti in tutte le diverse Sundance a Rosebud e cosa che può sembrare divertente all’inizio per chi non è abituato alla simbologia indiana in queste cerimonie, ma che ha invece dei significati molto profondi a livello simbolico si possono paragonare ad esempio alle entità Exù della tradizione della religione sincretistica del Candomblè afro-brasiliana. La funzione di un Heyoka è principalmente quella di essere la parte opposta, la parte che porta equilibrio usando lo squilibrio delle forze presenti nella vita, mettendo alla prova la fede dei danzatori, cercando di distrarli, testando così la loro forza spirituale, possiamo equipararli al nostro materialismo, ad una donna che non ci fa capire più nulla, alle cose che ci circondano che ci distolgono dal Sentiero Rosso, la via giusta.

La Cerimonia degli Heyoka

Quindi se vi capiterà un giorno di avere la fortuna di assistere ad una cerimonia sacra, non pensate che gli Heyoka svolgano la funzione di pagliacci così tanto per far ridere la gente, loro bilanciano la vita, sono l’acqua per il fuoco, il tuono del cielo. Solo chi ha avuto la visione del tuono può diventare Heyoka, solo chi ha avuto visioni degli esseri del tuono dell’ovest possono fungere da Heyoka. Hanno un potere sacro e ne condividono una parte con tutta la gente, ma lo fanno per mezzo di buffonerie. Quando arriva una visione dagli esseri del tuono dell’ovest, arriva con orribile paura, come una tempesta di tuoni ma quando la tempesta della visione è passata, il mondo è più verde e più felice; perché ovunque scende sul mondo la verità della visione, è come la pioggia.

Il mondo infatti, è più felice dopo il terrore della tempesta, ma nella cerimonia degli Heyoka, tutto è posto alla rovescia e viene fatto in modo che la gente si senta allegra e felice prima perché al potere riesca più facile raggiungerla. Avete osservato che la verità appare in questo mondo con due facce dove una è triste di dolore e l’altra ride come avveniva nella teatralità tragicomica del teatro Greco ma è la stessa faccia sia che rida o pianga. Quando la gente è già disperata, forse la faccia ridente è meglio per loro mentre se si sentono troppo bene e troppo sicuri di essere protetti forse è meglio allora che vedano la faccia piangente o il lato serio della vita per portare equilibrio senza il quale la persona si lascia andare a una visione sbagliata dell’esistenza che la porta a sbagliare per sé e per gli altri. Esiste una descrizione da parte di chi ha assistito alla cerimonia che asserisce quanto segue:

“C’era un uomo chiamato Wachpanne (Povero) che per conto mio si occupò di questa cerimonia, perché aveva già fatto lo Heyoka molte volte e ne sapeva tutto. Prima disse a tutta la gente di radunarsi in circolo in una pianura vicino a Pine Ridge; nel centro, accanto a una tenda sacra che avevano alzata, mise una pentola d’acqua; per fare bollire quest’acqua ci buttavano dentro dei sassi roventi. Anzitutto, doveva fare un’offerta di erba aromatica all’ovest. Si sedette accanto al fuoco, con un poco d’erba aromatica nella mano, e disse: «Al giorno del Grande Spirito, a quel giorno diventato vecchio e saggio, farò un’offerta. Mentre spargeva l’erba sul fuoco e il fumo aromatico si levava, cantò:  “Questo brucio come offerta. Guardatelo! Faccio una lode sacra, una lode sacra faccio. Nazione mia, guardala con gentilezza! Il giorno del sole è stato la mia forza Il cammino della luna sarà il mio mantello. Una lode sacra faccio. Una lode sacra faccio.”

Poi bisognava uccidere il cane velocemente e senza fargli delle ferite, come il lampo elimina chi sceglie, perché il potere degli Heyoka è quello del lampo. Sul fumo dell’erba aromatica venne tesa una corda di cuoio crudo per farla sacra. Poi due Heyoka fecero un nodo scorsoio con la corda e lo misero al collo del cane. Tre volte tirarono gentilmente la corda, uno di qua e l’altro di là, e la quarta volta diedero uno strappo forte, rompendogli il collo. Poi Wachpanne spellò il cane e lo lavò bene; dopo gli tagliò via tutto, tranne la testa, la spina dorsale e la coda. Si allontanò quindi dalla pentola, sei passi, uno per ciascuno dei Poteri, si voltò verso l’ovest, per offrire la testa e la spina agli esseri del tuono, poi verso il nord, l’est e il sud, poi verso lo Spirito in alto e verso la Madre Terra. Dopo di che, sempre a sei passi di distanza, si voltò verso la pentola e disse: ” In maniera sacra faccio bollire questo cane”. Tre volte lo fece dondolare per aria, e la quarta volta lo gettò dentro in modo che cadesse di testa nell’acqua bollente. Poi prese il cuore del cane e fece col cuore quello che aveva già fatto con la testa e la spina dorsale. Nel frattempo, trenta Heyoka, uno per ogni giorno di una luna, facevano delle buffonerie tra la gente, per rallegrarla. Erano tutti vestiti e dipinti in un modo così buffo che chiunque li vedesse doveva ridere. Un Fianco e io eravamo pagliacci compagni.

Avevamo tutto il corpo dipinto di rosso con strisce di lampo nero. Ci eravamo fatti radere i capelli della metà destra della testa, e portavamo lunghi i capelli della metà sinistra. Questo sembrava molto buffo, ma aveva un senso; perché quando guardavamo dalla parte verso la quale si guarda sempre (il sud), la parte rasata della testa rimaneva verso ovest, e ciò dimostrava che eravamo umili davanti agli esseri del tuono che ci avevano dato potere. Ognuno di noi portava un arco molto lungo, così lungo che nessuno poteva usarlo, e inoltre era tutto storto. Anche le frecce che portavamo erano molto lunghe e molto storte, e così sembrava una follia portarle. Montavamo su cavalli sauri con strisce di lampo nero dappertutto, perché dovevamo rappresentare i due uomini della mia visione dei cani. Wachpanne entrò nella tenda sacra, e cantò questo canto sugli heyoka: “Questi sono sacri, questi sono sacri, essi hanno detto, essi hanno detto questi sono sacri, essi hanno detto”. Dodici volte cantò questo, una per ciascuna delle lune. Mentre la pentola era in ebollizione, un aiutante e io, a cavallo sui nostri sauri dipinti, ci rivolgemmo verso l’ovest e cantammo:

« In maniera sacra essi hanno mandato voci. La metà dell’universo ha mandato voci. In maniera sacra essi vi hanno mandato voci ».

Anche mentre cantavamo questo, gli heyoka facevano buffonate e provocavano le risate. Per esempio, due Heyoka coi loro lunghi archi storti e le frecce dipinte in modo buffo, si avvicinavano a una piccola pozzanghera d’acqua. Facevano finta che fosse un fiume largo e profondo che essi dovevano attraversare così, con i gesti, ma senza dire nulla, decidevano prima di vedere quanto fosse profondo il fiume. Prendevano le loro lunghe frecce storte, e le immergevano nell’acqua, ma non di punta, bensì per lungo, in modo che tutta la freccia ne uscisse bagnata. Mettevano le frecce una sopra l’altra, verticalmente, e facevano vedere che l’acqua era profonda, anzi arrivava fin sopra la loro testa; così si accingevano a nuotare. Uno di loro si tuffava nella pozzanghera, a capofitto, e con la faccia nel fango si dibatteva follemente nell’acqua, come se stesse per annegare. Poi l’altro si tuffava anche lui, per salvare il suo compagno, e facevano molte altre cose buffe nell’acqua perché la gente ridesse.

Quando Un Fianco e io finimmo di cantare all’ovest, ci voltammo verso la pentola, dove bollivano il cuore e la testa del cane; con frecce dalla punta molto aguzza, ci lanciammo al galoppo contro la pentola. Dovevamo passarci accanto, e io prendere la testa con la mia freccia, e Un Fianco il cuore, perché rappresentavamo i due uomini che avevo visti nella visione. Fatto questo, tutti gli Heyoka ci diedero la caccia, cercando di strapparci un pezzo di carne, e la gente si precipitò verso la pentola, per procurarsi un pezzo di quella carne sacra. Anche un pezzettino faceva molto bene, perché ormai c’era dentro il potere dell’ovest. Era come dare alla gente una medicina, per farla più felice e più forte. Finita la cerimonia, tutti si sentivano molto meglio di prima, perché era stata una giornata di divertimento.”

Ora erano tutti in grado di vedere meglio di quanto potessero prima, come se potessero accedere a una visione più approfondita e spirituale, i colori della terra erano intensi e potevano fissare queste nuove sensazioni nella mente mentre prima della cerimonia non avrebbero potuto farlo. I Sei Avi avevano messo in questo mondo molte cose e tutti  dovrebbero essere felici di ciò. Ogni piccola cosa è stata mandata con uno scopo e in questo dovrebbe esserci la felicità e il potere di rendere felice gli altri come le erbe che si mostrano a vicenda i teneri visi, così dovremmo fare noi, perché questo fu il desiderio degli Avi del Mondo. Durante la danza del sole, al terzo giorno, quello dell’HEALING, entra sempre l’Heyoka, vestito da cowboy, col secchio dell’acqua in mano, e la porge ai danzatori. Devo dire che bisogna essere forti per non guardarlo e soprattutto per non farsi distrarre da lui, che cerca di farci ridere in ogni modo, ma fa parte della vita e di questa sacra cerimonia che non è altro che la vita.

FONTE

https://indianiamerica.it

 

 

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Alchimia, Creazionismo, Esoterismo, Sessualità, Spiritualità

IL MISTERO DELL’ETERNO FEMMINILE

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Nella tradizione della saggezza orientale, il SUPREMO ASSOLUTO (BRAHAMAN o DIO PADRE) possiede la sua misteriosa METÀ FEMMINILE, considerata al contempo la Sua Natura Femminile manifestatrice, conosciuta in Oriente con il nome di MAHA SHAKTI.

Secondo le conoscenze della tradizione Cristiana, DIO PADRE si manifesta e crea tutto attraverso i suoi misteriosi poteri femminili, ovvero lo SPIRITO SANTO.

Il fatto che sia nella millenaria tradizione orientale, che nella millenaria tradizione occidentale cristiana, viene presentata nello stesso modo una misteriosa Natura femminile manifestatrice, attraverso la quale Dio crea l’intero MACROCOSMO, non è affatto casuale. Nella tradizione orientale, MAHA SHAKTI o la Natura femminile Eterna, rappresenta in realtà, LA POTENZA FEMMINILE MANIFESTATRICE DI DIO, attraverso la quale l’intera Creazione (l’intero MACROCOSMO o in altre parole TUTTO CIO’ CHE E’ MISTERIOSO), formata dai 3 universi (l’Universo Fisico, l’Universo Astrale e l’Universo Causale) ha la sua origine e si mantiene.

DIO PADRE manifesta ininterrottamente la sua onnipotenza e manifesta il Tutto solo attraverso MAHA SHAKTI. MAHA SHAKTI è sempre colei in cui e attraverso la quale si esprime L’ONNIPOTENTE VOLONTÀ di DIO PADRE (BRAHMAN). Non è affatto casuale che nella tradizione orientale, tutti gli dei, senza eccezione, come BRAHMA, VISHNU o SHIVA posseggono ognuno di loro una o più nature femminili manifestatrici, le quali sono al contempo le loro amate. Ognuna di queste amate che loro adorano, rappresentano anche la loro NATURA FEMMINILE MANIFESTATRICE. Andando oltre le apparenze, si può affermare che queste amate degli dei sono di fatto le loro SHAKTI, attraverso le quali essi manifestano la loro volontà divina onnipotente. Le SHAKTI degli dei rappresentano LE POTENZE FEMMINILI DELLA LORO NATURA ENIGMATICA che formano, insieme a loro, una perfetta unità misteriosa. In assenza di queste nature femminili manifestatrici (SHAKTI) o in altre parole, in assenza di queste POTENZE FEMMINILI MANIFESTATRICI DELLA LORO NATURA DIVINA (caratteristica di ogni dio), non sarebbero dotate di poteri sovrannaturali e non potrebbero manifestare nessun potere divino straordinario, non essendo al contempo capaci di esercitare nessuna influenza miracolosa, benefica, occulta.

Alla luce di queste rivelazioni, possiamo renderci conto che la volontà enigmatica e onnipotente di questi dei si può manifestare efficientemente solo grazie alle forze femminili manifestatrici intimamente unite a loro (in tutte le loro sfere di esistenza e manifestazione che li caratterizzano). Del resto, questa perfetta unione è spesso raffigurata nella tradizione orientale da una coppia amorosa divinamente unita in un’ininterrotta comunione amorosa, nella classica postura tantrica YAB-YUM.

In assenza di una o più SHAKTI attraverso le quali gli dei manifestano la loro volontà, le loro misteriose influenze spirituali e la loro forza divina occulta, ognuno di questi dei sarebbe – per analogia – un cadavere immobile, inerte e impotente. In assenza della presenza della SHAKTI, che gli permette di manifestarsi pienamente, grazie alla sua natura femminile manifestatrice, quel dio sarebbe, per analogia, come un corpo paralizzato. Questo antico insegnamento orientale segreto, era noto ai grandi iniziati ed è espresso da un antichissimo testo tantrico: “SHIVA senza SHAKTI è SHAVA (un cadavere immobile e impotente). SHAKTI senza SHIVA è KALILA (esistenza senza senso, confusione, caos), KACHAKULAM (larvalità, rifiuto, inversione dei valori) e MAYA (illusione, disordine, entropia).”

Soprattutto in Oriente, i saggi conoscono da migliaia di anni l’enorme importanza della POTENZA FEMMINILE MANIFESTATORE (SHAKTI), grazie alla quale l’intera manifestazione appare e viene mantenuta, in assenza della quale NIENTE PUÒ ESSERE MANIFESTATO. Così come abbiamo ricordato prima, anche nella tradizione cristiana DIO PADRE viene assistito permanentemente, nel processo della creazione e della manifestazione di TUTTO e di TUTTO ciò che è stato, che è e che sarà, dalla POTENZA MISTERIOSA FEMMINILE MANIFESTATRICE DELLO SPIRITO SANTO (che come abbiamo menzionato prima, nella tradizione orientale è conosciuto con il nome di MAHA SHAKTI o la GRANDE MAMMA DA CUI TUTTO NASCE), in cui e attraverso la quale tutto, senza eccezione, appare nel quadro della Creazione di DIO PADRE.

Nella millenaria tradizione orientale si indica talvolta che l’intero MACROCOSMO in cui contemporaneamente esistono i tre universi (Universo fisico-materiale, Universo Astrale e Universo Causale), si manifesta completamente grazie a MAHA SHAKTI. L’intero MACROCOSMO, senza eccezione, è stato “partorito” ed è mantenuto senza sosta grazie a MAHA SHAKTI. I grandi iniziati sanno che il MACROCOSMO, nella sua totalità, è di fatto l’opera di MAHA SHAKTI. Il MACROCOSMO è stato manifestatore come espressione della VOLONTÀ ONNIPOTENTE di Dio Padre (BRAHMAN). I grandi iniziati nel millenario sistema del TANTRA YOGA hanno specificato in numerosi trattati segreti che in realtà, l’intero MACROCOSMO è il “FRUTTO” o in altre parole “Il BAMBINO MAGICO” nato dalla MAHA YONI (l’enorme matrice partoriente) della GRANDE MAMMA (MAHA SHAKTI), che all’origine ha manifestato l’intera creazione. Alla luce di queste rivelazioni, possiamo comprendere perché gli adepti tantrici avanzati adorino la YONI della loro amata e la guardino in modo trasfigurante come fosse la corrispondente nel corpo femminile della MAHA YONI della MAHA SHAKTI.

La visione profondamente trasfigurante e piena di adorazione per il corpo e per l’essere della donna amata permette agli adepti avanzati nel sistema TANTRA di entrare così in uno stato misterioso di comunione con MAHA SHAKTI, che esiste da sempre, intimamente unita con lo Spirito Onnipotente, enigmatico. Grazie a MAHA SHAKTI si manifesta la volontà onnipotente di DIO PADRE. Intuire questi misteri spirituali fondamentali ci permette al contempo di comprendere la millenaria visione, profondamente trasfigurante del LINGAM, come l’espressione del fallo perfettamente eretto di SHIVA, che è e rimane cosi grazie al fatto che SHIVA è perfettamente continente. A sua volta, il culto della YONI (la matrice della donna), rappresenta la visione trasfigurante della MAHA YONI di MAHA SHAKTI, da cui è nato l’intero MACROCOSMO. Una simile e misteriosa visione, profondamente trasfigurante, spiritualmente sublime del corpo della donna amata, permette al tantrico di scoprire gradualmente (grazie a questa visione) una misteriosa unità tra il MICROCOSMO dell’essere amato, di cui il corpo è una parte costitutiva importante e il MACROCOSMO, in cui l’Universo fisico è una parte importante dello stesso.

È però evidente che solo gli esseri umani con una realizzazione spirituale elevata sono capaci di intuire la realtà misteriosa e grandiosa che esiste al di là di queste rappresentazioni simboliche contenenti molteplici significati. I tantrici iniziati affermano che il corpo della donna presenta una complessità straordinaria e quando viene visto in un certo modo, si svela ancor più complesso. Tra l’altro, il corpo femminile si rivela superiore a quello maschile, per il fatto che il corpo femminile presenta alcune caratteristiche distinte, che sono uniche se paragonate a quelle di un corpo maschile. Per esempio, il corpo femminile contiene, non a caso, 12 aperture distinte (tra queste aperture distinte che sono in più nel caso del corpo femminile, ricordiamo il collo dell’utero, l’uretra e gli orifizi dei capezzoli, costantemente attivi nella donna. Tramite i capezzoli si manifestano nel corpo e attraverso il corpo della donna misteriosi fluidi femminili). Paragonato al corpo femminile, il corpo maschile contiene solo nove aperture distinte (nell’uomo i capezzoli non sono aperti e attivi). Esistono anche altre differenze che distinguono il corpo femminile, ma che non menzioniamo qui. Tutte queste differenze evidenziano la superiorità del corpo femminile, che solo le donne che riescono a conseguire pienamente lo stato di SHAKTI coscientizzano e apprezzano per il loro giusto valore.

Tra le altre differenze conosciute dai tantrici, ricordiamo che la donna è capace di vivere oltre 20 tipi distinti di orgasmo, mentre l’uomo non è capace di vivere una simile gamma di orgasmi, proprio per il fatto che il suo corpo non presenta la stessa complessità di quello femminile.

Un’altra capacità del tutto straordinaria, innata nella donna e che può essere manifestata in qualsiasi momento, è la possibilità di praticare immediatamente e con grande facilità la continenza amorosa, senza aver bisogno, nel suo caso di un allenamento, che è invece necessario nel caso dell’uomo.

Un’altra capacità straordinaria che la donna manifesta spontaneamente è l’entrare e il mantenere per periodi lunghi di tempo differenti stati di orgasmo, che possono essere estesi per delle ore di seguito, ininterrottamente. Quando pratica davvero bene la continenza amorosa, la donna può facilmente raggiungere stati di orgasmo cosmico (simili stati sono stati estatici di orgasmo avvolgente, profondo e molto intenso anche se questo concetto in sé può suscitare il disprezzo di persone ignoranti che si prendono gioco di qualcosa che, in realtà, non sono mai stati capaci di sperimentare). Un’altra straordinaria capacità è che il corpo della donna, che è risvegliata eroticamente e che diventa cosciente di certe misteriose energie che si manifestano nel suo corpo (grazie allo sprigionarsi di determinati processi di risonanza occulta con i focolai infiniti di forza del MACROCOSMO) fanno si che la donna manifesti facilmente alcuni processi alchemici che avvengono all’interno della sua YONI. Per esempio l’affascinante e misterioso processo dell’apparizione e materializzazione dei cosiddetti KALA all’interno della YONI, quando la donna vive intensi ed avvolgenti stati di orgasmo, senza la perdita del potenziale creatore.

Un altro processo misterioso è la trasmutazione integrale in energia delle secrezioni sessuali specifiche che, quando non vengono trasmutate e sublimate in energia, producono il ciclo mestruale. Attraverso una simile realizzazione (la sospensione del ciclo mestruale, grazie alla trasmutazione biologica del suo potenziale sessuale in energia) la donna ha a disposizione un’energia interiore enorme che potrà direzionare e focalizzare in diversi livelli del suo universo interiore grazie ad una sublimazione armoniosa. Speriamo che grazie a queste rivelazioni, le donne intelligenti ed intuitive che leggeranno queste righe, riusciranno a comprendere che il privilegio di essere donna non è ne un’esclusiva e neanche un’argomento di seduzione, ma che semmai presuppone la coscientizzazione dei suoi vantaggi, come una necessità stringente. Questa scoperta si realizza gradualmente, nella misura in cui al donna risveglia e  dinamizza sempre più il favoloso potenziale  che si rivela quando diventa pienamente cosciente dello stato di SHAKTI.

Ecco come sono descritti questi fondamentali aspetti occulti in un famoso testo tantrico segreto: “L’ILLIMITATA POTENZA FEMMINILE (MAHA SHAKTI) è in realtà la manifestazione e il sostegno misterioso dell’intero Universo. MAHA SHAKTI è colei che ha partorito dalla sua gigantesca MAHA YONI e ha portato alla luce il grande TUTTO dell’Universo (MACROCOSMO). Il grande TUTTO dell’Universo (MACROCOSMO), di fatto è la FORMA NECESSARIA che Lei (MAHA SHAKTI) gli ha offerto all’origine. MAHA SHAKTI è incessantemente il fondamento e l’energia manifestatrice sia dei tre mondi che di tutti i regni paralleli che esistono NELL’UNIVERSO ASTRALE. MAHA SHAKTI è colei che ha creato e manifestatore le 10 Grandi FORZE COSMICHE (DASHA MAHA VIDYA) che attraverso di Lei (MAHA SHAKTI) sono diventate l’espressione della VOLONTA’ ONNIPOTENTE DI BRAHMA (DIO PADRE). Manifestando così LA VOLONTA’ ONNIPOTENTE DI BRAHMA (DIO PADRE), la Grande Donna (MAHA SHAKTI) è e rimane la manifestatrice inimmaginata e la sostenitrice dell’intero Universo (MACROCOSMO).

L’intero Universo (MACROCOSMO) è la Sua forma (di MAHA SHAKTI). La Grande Donna (MAHA SHAKTI) è il fondamento misterioso di questo mondo e di tutti i mondi. Nessun mondo e nessun universo non esisterebbe in assenza del suo sostegno. Nel mondo fisico, la forma propria del corpo della donna è una forma perfetta. Qualsiasi forma che MAHA SHAKTI assuma, sia maschile (virile), sia femminile è in realtà la sua forma misteriosa suprema. Nell’universo dell’essere donna è sempre presente la forma misteriosa del TUTTO. Nell’universo di ogni donna esiste in uno stato dinamizzato (risvegliato) o latente, tutto ciò che è animato, sia in questo mondo che negli altri mondi misteriosi che esistono oltre lei.

Per colui che l’adora ed è capace di scoprirla in tutto il suo splendore – ad eccezione del Sé Supremo Immortale  (ATMAN) – non esiste gioiello più bello della donna. Ad eccezione del Sé Supremo Immortale (ATMAN) non esiste condizione superiore a quella di una donna. Nel caso di colui che è capace di scoprirla al di là delle apparenze, così come nel caso della donna che si rende conto di queste meravigliose doti, grazie alla conoscenza di Se, non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai un destino uguale a quello di una donna.

Non esiste regno, non esiste ascesa, che si può paragonare a tutto ciò che può offrire lo splendido universo della donna, pienamente risvegliato, quando viene adorata e trasfigurata così come si deve. Ad eccezione del Sé Supremo Immortale (ATMAN) non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai un luogo sacro che possa essere paragonato all’universo dell’essere femminile. Per quanto possiamo cercare, non possiamo scoprire una preghiera simile alla preghiera perfettamente naturale, estatica, che la donna manifesta spontaneamente quando raggiunge lo stato perfetto di orgasmo (è unanimemente conosciuto dagli uomini iniziati che, quando le donne raggiungono stati ampi e profondi di orgasmo senza perdita, hanno la tendenza spontanea di focalizzare fermamente lo sguardo verso la zona sopra la testa a livello del centro essenziale di forza SAHASRARA che, come sappiamo, rende possibile il riconnettersi dell’essere umano con DIO PADRE.

Non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai un piacere più grande, gioia così avvolgente di quella che possiamo scoprire attraverso e nel corpo di una donna. Colui che adora insaziabilmente, scopre con facilità, alla fine, con l’aiuto della donna, l’esistenza misteriosa di BRAHMAN (DIO PADRE), con cui la donna è incessantemente e misteriosamente unita, anche quando non lo immagina neppure. Senza l’aiuto della potenza femminile manifestatrice (SHAKTI), neppure gli dei hanno alcun potere e non possono agire in sua (della SHAKTI) assenza.”

Alla luce di queste fondamentali rivelazioni che ci vengono offerte da questa citazione, possiamo comprendere facilmente che i due aspetti polari opposti, complementari, rispettivamente maschile e femminile, l’aspetto YANG (+) e l’aspetto YIN (-) sono in realtà i due principi manifestati dall’Eterno Femminile (MAHA SHAKTI). Si può dire che DIO PADRE, che manifesta sempre il tutto attraverso la Sua volontà onnipotente solo con l’aiuto dell’Eterno Femminile (MAHA SHAKTI), è in realtà neutro e trascendente. Nell’universo (MACROCOSMO) manifestato dalla GRANDE MAMMA (MAHA SHAKTI), il maschile e il femminile, lo YANG e lo YIN sono i due principi polarmente opposti complementari che governano l’Universo, assicurandogli al contempo la coerenza e l’unità. In questo universo (MACROCOSMO), che all’origine è stato manifestato dalla GRANDE MADRE (MAHA SHAKTI), lo YANG e lo YIN, il maschile e il femminile non sono due stati che si oppongono e che lottano tra loro, sono piuttosto, in realtà, due fasi (una positiva e l’altra negativa) dell’alternanza dello stesso movimento.

In determinate condizioni note agli iniziati, il maschile è l’espressione della trasformazione progressiva del femminile o, in altre parole, della trasformazione dello YIN in YANG, mentre il femminile è l’espressione della progressiva trasformazione del maschile o, in altre parole l’espressione della trasformazione dello YANG in YIN. In questo modo possiamo dire che le due energie polari opposte si completano e formano una Unità perfetta. Il maschile e il femminile, lo YANG e lo YIN, sono una coppia antitetica e al contempo perfettamente unita, esistente nella più completa comunione. L’aspetto YANG, maschile, significa azione, esteriorizzazione, espansione, il nord, il fuoco, la pienezza della vita, le note musicali acute, il sole, il giorno, l’estate, il dinamismo, il caldo. Lo YIN, il femminile, rappresenta l’interiorizzazione, l’intuizione, la passività, la ricettività, il sud, l’acqua, le note musicali gravi, la luna, la notte, l’umidità, l’inverno, il riposo, il freddo.

La famosa rappresentazione classica del maschile e del femminile, dello YANG e dello YIN, si basa su un cerchio (che simboleggia l’Unico Primordiale) che si divide in due aspetti. Questa rappresentazione simbolica contiene una parte bianca (l’uomo, +, YANG) e una parte nera (la donna, -, YIN) per esprimere lo stato di dipendenza reciproca delle due metà, scopriamo un piccolo cerchio nero (simbolo del femminile) che esiste nella parte bianca (l’uomo) e un piccolo cerchio bianco (simbolo del maschile) nella parte nera (la donna). All’interno di ciascun polo si trova il punto focale della forza contraria, che rappresenta il seme misterioso della trasformazione. Allo stesso tempo, ciò ci permette di intuire il mistero dello stato androgino glorioso che ogni essere umano è chiamato a realizzare, anche quando non si rende conto, per il momento, di questa aspirazione inconscia.

Questo simbolismo ci ricorda, tra l’altro, che nell’intera manifestazione tutto non è mai completamente femminile o completamente maschile e che le forze femminili (YIN) e le forze maschili (YANG) non possono in realtà esistere una senza l’altra. Lo stato androgino glorioso permette agli esseri umani che lo raggiungono, grazie ad una fondamentale trasformazione interiore, di accedere ad uno stato psico-mentale e spirituale di autonomia nettamente superiore. Nello stato androgino glorioso, che esiste simultaneamente in uno stato costante di equilibrio, dove gli aspetti femminili (YIN) e gli aspetti maschili (YANG) sono captati in modo uguale, nel suo Universo interiore, non esiste più una prevalenza maschile o una prevalenza femminile, caratteristica nel caso delle persone normali (che per il momento non hanno raggiunto questo stato nettamente superiore, conosciuto con il nome di stato androgino).

La separazione del principio maschile dal principio femminile non fa scomparire la misteriosa logica che li vuole complementari. Se ci analizziamo con attenzione e lucidità scopriamo che in ognuno di noi esiste e vibra, anche quando neppure lo immaginiamo, una parte femminile e una parte maschile. L’aspetto che predomina determina cosi la polarità generale del nostro essere e ci rende così uomo o donna. In realtà, non esiste alcun antagonismo tra i due poli ma solo una interpenetrazione, una reciprocità, una mescolanza, una fusione profonda. Tutto ciò genera in noi desideri, passioni, aspirazioni e ci determina nell’agire per risvegliare e realizzare tutto ciò nel nostro universo interiore.

L’aspetto maschile (YANG) e l’aspetto femminile (YIN) sono tonalità vibratorie distinte, certe, che alle volte si trovano in piena simbiosi. Sia il maschile che il femminile si nutrono permanentemente l’uno con l’altro, hanno l’impellente bisogno l’uno dell’altro. Sia la forza nel caso della natura femminile, che la forza nel caso della natura maschile, appare per assimilazione delle opposte polarità, complementari. L’uomo ha un’impellente bisogno dell’energia femminile, per polarizzarsi e per diventare così una forza trionfante. A sua volta, la donna ha bisogno dell’energia maschile complementare per diventare, in questo modo, anche lei una forza trionfante. In determinate condizioni note agli iniziati, è facile che si risvegli molto più velocemente, sia nella donna che nell’uomo, lo stato androgino glorioso. In questo caso, la donna avrà pienamente risvegliato in lei anche il suo uomo interiore, e l’uomo avrà risvegliato in lui la donna interiore. Questo stato rende possibile anche la comparsa graduale di determinati poteri paranormali (SIDDHI).

Sia il femminile che il maschile simboleggiano l’aspetto della stessa ed un’unica realtà, la realtà misteriosa di MAHA SHAKTI. Il maschile e il femminile, lo YANG e lo YIN, sono ognuno un fattore di moltiplicazione e anche di apparente divergenza. Al contempo sono ognuno un fattore di fusione, di reintegrazione, di potere, di felicità, di piacere, di salute, di amore, di piena unità. Lo stato di equilibrio in cui si trovano proviene sempre dall’armonia e dalla frenesia delle loro interazioni, e l’equilibrio è strettamente legato alla durata di queste interazioni che offrono così all’altro la possibilità di accumulare la misteriosa energia di cui ognuno ha bisogno.

Nel caso dei giochi amorosi basati sulla perfetta continenza, trasfigurazione e amore, l’interazione tra i due amati può essere pienamente soddisfacente, armoniosa, e ciò attrae con sé straordinari stati di felicità e permette anche il raggiungimento di uno stato straordinario di beatitudine. Nel caso degli esseri umani che non praticano giochi amorosi con continenza, trasfigurazione e amore, gli scambi energetici con l’altro e l’interazione tra i due amati, sono superficiali, di breve durata, insoddisfacenti, incompleti e proprio per questo danno vita a frustrazioni, tensioni, scontentezze, e addirittura a sorde lotte. Gli iniziati sanno che l’azione congiunta delle due forze misteriose complementari, rispettivamente la forza maschile (YANG) e la forza femminile (YIN), sostiene e regola la vita degli uomini e le eco di questa interazione esiste e si rispecchia nel regno animale e vegetale. Questo gioco polare è presente nell’Universo intero ed esiste ovunque laddove c’è vita. Dall’unione delle due energie polarmente complementari appare la forza, la felicità, il piacere, l’equilibrio e la suprema armonia.

I diversi scambi e relazioni misteriose esistenti tra l’aspetto maschile (YANG) e l’aspetto femminile (YIN)

  1. Opposizione apparente

Nella natura, quasi ogni fenomeno presenta due aspetti distinti. Questi aspetti sono caratteristiche sia per ciò che riguarda il movimento degli astri, come per esempio il Sole e la Luna, sia per ciò che riguarda la manifestazione ciclica delle stagioni, del giorno e della notte, della crescita e della decrescita. Lo stato di unità appare o, in altre parole, viene creato, grazie all’opposizione apparente di questi due aspetti polari opposti e complementari, che a prima vista sembrano contradditori.

  1. Interdipendenza

In modo paradossale, queste due forze polarmente opposte (maschile, YANG – femminile, YIN) sono interdipendenti. Hanno assolutamente bisogno di una delle due polarità complementari per esistere in modo individuale.

  1. Crescita e decrescita

Il maschile (YANG, +) e il femminile (YIN, -) crescono e decrescono in modo alternato. Questo misterioso movimento mantiene un relativo equilibrio favorevole alle due energie (rispettivamente le energie maschili e femminili). Questo ininterrotto avanti-indietro si trova all’origine della vita e di ogni stato di equilibrio dinamico.

  1. Trasformazione reciproca

In determinate condizioni conosciute dagli iniziati, come per esempio le fusioni amorose frenetiche, sublimi, passionali, realizzate con continenza (producendo in questo modo la trasmutazione biologica del potenziale fisico sessuale in energia e la sublimazione dell’energia risultante nei differenti livelli superiori dell’essere) il maschile (YANG, +, solare) e il femminile (YIN, -, lunare) possono trasformarsi integralmente uno nell’altro.  Si può quindi dire che il maschile diventa femminile e il femminile diventa maschile, lo YIN diventa lo YANG e lo YANG diventa lo YIN, il più diventa meno, il meno diventa più, il solare diventa lunare, il lunare diventa solare. In questo modo appare una profonda trasformazione, rapida, sovviene una ripresa e possono apparire sorprendenti capovolgimenti di situazioni. Così possono apparire incredibili cambiamenti e salti qualitativi inaspettati.

Cosa succede al momento attuale

Il microcosmo dell’essere femminile si trova in una misteriosa comunione e legame con l’Eterno Femminile MAHA SHAKTI. Ancor di più, un’intera serie di scoperte scientifiche hanno già evidenziato che, in realtà, non è stata la donna a nascere dalla cosiddetta costola dell’uomo ma, il processo è stato esattamente l’opposto. Di fatto, l’uomo è nato da un sui generis adattamento parziale che si è realizzato partendo dal corpo molto più complesso della donna. In altre parole, non è la donna che è nata dall’uomo ma è l’uomo che è nato dalla donna. I praticanti avanzati nel sistema TANTRA hanno scoperto questo importante mistero da millenni. Proprio per questo, hanno obiettivamente apprezzato, con il giusto valore, la donna e l’hanno adorata sulla base della profonda conoscenza di questa realtà misteriosa.

Il millenario sistema SHAKTA è una dimostrazione vivente di questa scoperta della superiorità del corpo e del microcosmo dell’essere femminile. Del resto, migliaia di anni fa, la conoscenza di questa verità fondamentale era quasi comune e normale. Questo spiega perché l’elemento femminile, la donna, è stata spesso completamente divinizzata in tutte le culture che oggi sono considerate, nella connotazione peggiorativa, come “PAGANE”. Nei tempi immemorabili, alla donna veniva accordata l’importanza che merita (NELL’IPOSTASI DI DONNA INIZIATRICE) proprio grazie a questa fondamentale rivelazione.

Il culto della Grande Madre (MAHA SHAKTI) o della Grande Dea Madre, strettamente legato alla vita, all’agricoltura, alla fertilità, all’abbondanza dei raccolti, al mistero dell’amore continente, alle straordinarie potenzialità che la donna possiede (incluso quella di praticare con estrema facilità la continenza amorosa), è persistita per lungo tempo, ma ad un certo punto, LA DONNA ha iniziato, pian piano, ad essere detronizzata dal cosiddetto archetipo MASCHILE IDEALE, che è stato ed è strettamente legato alla virilità, alla conquista, al coraggio e alla forza.

La morte dei culti in cui è stata adorata così come si conviene la “GRANDE MADRE DEL MONDO” (ovvero MAHA SHAKTI), ha dato vita ad un ordine sociale patriarcale, in cui gli uomini hanno sottomesso le donne alla loro autorità dispotica. Per questo, piano piano, il ruolo della donna si è deteriorato. Antichissimi tempi consacrati alla Dea Madre sono stati distrutti e al loro posto sono state costruiti altri, consacrati a divinità maschili. In questo modo, la gigantesca Eva (MAHA SHAKTI) che ha dato vita all’umanità, ha cambiato ruolo ed è stata unanimemente considerata come donna stupida e non sottomessa, la cattiva tentatrice.

Il culmine di questo decadere della condizione femminile è stato raggiunto nel momento in cui si è affermato che, di fatto, le donne non hanno anima e non sono umane. Oggi sappiamo che l’apostolo Paolo ha perorato con grande veemenza per la subordinazione totale delle donne rispetto agli uomini. Nel VI secolo, i teologi sono arrivati a chiedersi se le donne avessero un’anima. Durante il Medioevo, le donne sono state spesso considerate in modo falso e aberrante come disgustose creature, che avevano a che fare con il diavolo. L’inquisizione ha portato ad una caccia alle streghe senza precedenti. Tutti questi aspetti sono ancor più bizzarri se consideriamo che nella Genesi si cita che l’essere umano, cioè sia la donna che l’uomo, sono stati creati da Dio PADRE androgino, ovvero sia uomo che donna allo stesso tempo.

Nel millenario sistema di TANTRA YOGA, con il risveglio graduale e la dinamizzazione dello stato di SHAKTI, la donna diventa cosciente di una serie di potenzialità straordinarie, che molto spesso giacciono in lei senza essere neppur immaginate. È vero che il trattamento a cui la donna è stata sottoposta lungo i millenni, dopo la fine del periodo matriarcale, l’ha portata a regredire moltissimo. Per migliaia di anni si è ripetuto alla donna che è “stupida”, “incapace”, “inferiore”, “impotente”, ecc.

Poiché ogni menzogna che viene incessantemente ripetuta finisce per diventare la cosiddetta “verità”, la donna piano piano, ha finito per convincersi e ha creduto a tutte le cattiverie che gli sono state ripetute continuamente da uomini ignoranti, dispotici, egoisti, insensibili, avidi di potere, dominatori e possessivi, i quali avevano la falsa impressione di essere nettamente superiori.

In questo modo si è prodotto un regredire, con l’assimilazione da parte della donna di queste convinzioni sbagliate, irremovibili. Questo stato ha fatto sì che all’ora attuale il subconscio delle donne sia ripieno di false stupide convinzioni, quali: “la donne è inferiore”, “la donna non potrà mai riuscire in quello che fa l’uomo”, “la donna ha solo difetti e nessuna qualità”, “la donna non ha alcun tipo di talento straordinario in confronto a quello dell’uomo”.

Alla luce di queste rivelazioni, è evidente che la scoperta da parte di un numero sempre maggiore di donne dell’amore con continenza contribuirà alla comparsa di una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda il risveglio e la dinamizzazione delle favolose potenzialità esistenti nel microcosmo di ogni donna che aspiri a risvegliare lo stato di SHAKTI. Per far ciò, le donne iniziate (CHE DOVREBBERO DIVENTARE QUANTO PRIMA DONNE INIZIATRICI) devono diventare consapevoli che sono soprattutto loro quelle che possono insegnare l’amore con continenza agli uomini. La netta superiorità della donna per quel che riguarda le fusioni amorose con continenza è una carta essenziale nel processo di risveglio delle favolose potenzialità, che risiedono addormentate in ogni donna che aspiri a risvegliare lo stato di SHAKTI.

 

Aforismi e riflessioni

  1. Qualsiasi uomo normale che ama una donna sola, molto spesso ama, di fatto, senza rendersene conto, due donne. Una è la donna rispettiva, che esiste veramente, mentre l’altra è una creazione delle sua immaginazione.
  2. La donna non è tutta. La donna in cui si risveglia sempre di più lo stato di SHAKTI, inizia ad essere tutta.
  3. L’uomo che non perdona mai nella donna che ama i suoi piccoli difetti, non gioirà mai come dovrebbe delle sue grandi qualità e virtù.
  4. Quando DIO PADRE vuole fare qualcosa di straordinariamente importante, Dio lo nasconde agli occhi dell’uomo. Gli iniziati sanno bene che quando Dio vuole fare qualcosa di straordinariamente importante, si fa aiutare da una donna già pronta per manifestare quello che Lui vuole.
  5. Quando una donna risveglia pienamente lo stato di SHAKTI (la potenza femminile della natura), diventa in breve tempo un “sui generis” ponte tra due universi, l’Universo Fisico e l’Universo Astrale.
  6. In ogni donna straordinaria esistono migliaia di aspetti affascinanti, che si risvegliano e iniziano a manifestarsi uno dopo l’altro, facendo si che sbocci nel mondo, in tutto il suo splendore, il MISTERO DELL’ETERNO FEMMINILE
  7. Nel testo dell’Apocalisse esiste una citazione profetica che può essere interpretata nel senso che, in un futuro prossimo, la donna inizierà a diventare cosciente a livello planetario delle sue favolose potenzialità latenti e in questo modo riuscirà a risvegliare gradualmente lo stato di DONNA COSMICA, che implica il risveglio uguale nel suo universo interiore di tutte le 12 costellazioni zodiacali. Questo risveglio si può realizzare facilmente attraverso i giochi amorosi con continenza, trasfigurazione e consacrazione. Vi offriamo questa significativa citazione dal testo dell’Apocalisse:” Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna! Vestita del Sole avvolge, con la Luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle
  8. Se la donna e l’uomo non fossero polarmente opposti e complementari, senza dubbio ci sarebbe stato una grande impasse se fossero stati identici. Affinché appaia e si amplifichi in ognuno di loro l’energia, loro sono stati, proprio per questo, concepiti polarmente opposti e complementari. Se la donna e l’uomo non fossero stati così come sono, bensì identici, sulla Terra ci sarebbe stato una grande impasse. Quando la terra è acqua ferma, non scorre e ristagna. Se l’acqua non scorresse, la terra sarebbe stata sterile.
  1. Per una donna che ha scoperto quanto è meraviglioso e soddisfacente donare quanto più amore, non è difficile donare amore. Per una donna simile è difficile non donare, ogni volta, un amore senza misura.
  2. Non è affatto difficile lasciarti risvegliare e avvolgere da vissuti e aspirazioni sublimi quando ami freneticamente, mentre le stelle riversano nel tuo essere aperto le loro energie misteriose.
  3. La donna che risveglia sempre di più lo stato di SHAKTI compie allo stesso tempo importanti passi per diventare cosi un essere completo.
  4. Ogni donna risveglia e focalizza la sensualità in modo strettamente correlato al suo temperamento.
  5. Nella misura in cui la donna inizia a risvegliare sempre di più lo stato di SHAKTI, scopre contemporaneamente di avere un’origine spirituale che prima non immaginava nemmeno.

 

GITTA MALLASZ – DIALOGHI ISPIRATI CON GLI ANGELI

“Annunciate a tutti le nuove leggi di DIO!

Ciò che prima era impossibile – ora è possibile

Ciò che prima aveva valore – ora cade e diventa polvere.

Ciò che prima era essenziale – ora è tenebra.

Ciò che era prima – ora scompare nel nulla.

Ma la materia vergine, pura, senza macchia, l’ETERNO FEMMINILE, rimane.

Sul capo si trova la misteriosa corona di stelle,

ai suoi piedi si trova la Luna.

Sulla sua veste si trovano i raggi del sole.

Attraverso l’ETERNO FEMMINILE si manifesta inimmaginato il sorriso della Creazione.

Lei è il miracolo che plana sopra le acque.

La verginità del candore e della purezza sempre rinnovate è presente nella Materia e nella Luce della Materia.

Lei è la MATERIA-LUCE che brilla come un sole accecante,

Lei ora dimora in ognuno di voi.

Il figlio della Luce, il settimo,

è nato da LEI (la Grande Madre),

Lui, il cui nome è Sete,

Lui il cui nome è Amore eterno.

Il nuovo nome dell’ETERNO FEMMINILE è Co-nascita.

Lei è l’Albero che dà sempre frutti lassù e quaggiù.

Lei è l’Albero che porta in sé

la Grande Mela della Luce al posto della mela avvelenata.

Annunciate a tutti: la liberazione è vicina!”

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AUTORE

Gregorian Bivolaru

FONTE

yoga-integrale

Standard
Esoterismo, Gnosticismo, Occultismo, Sciamanesimo, Spiritualità, Storia

TONAL E NAGUAL

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Nessuno nasce guerriero, guerrieri si diventa lentamente e non basta una vita. Per questo compito dobbiamo usare molte intelligenze. Lo stregone Don Juan insegna: “Noi pensiamo con la testa che è il centro della ragione/ma sentiamo con il cuore.” La volontà sta sotto l’ombelico: “Noi sogniamo col fianco destro e vediamo col fianco sinistro.”
Solo l’esperienza convincerà la ragione e gli atti della volontà ci porteranno a vedere ciò che veramente siamo: esseri luminosi, percettivi, consapevoli, e senza limiti…Il mondo degli oggetti apparenti, il mondo come ci appare, è solo una rappresentazione ma non esaurisce tutta la realtà, è solo ‘una’ costruzione della mente in cui restiamo intrappolati così che poi siamo incapaci di uscirne per vedere le cose in un altro modo e, quando ci accade di avere dei flash diversi di percezione, li scartiamo o rimuoviamo perché non sono inseribili nell’ordine noto. Ma il mondo che percepiamo è illusorio proprio perché è artificiale.
Noi, dice lo stregone, siamo nati con due anelli del potere, la ragione e la volontà; se usiamo solo la ragione per creare un mondo, essa poi non ne vorrà altri, solo la volontà può fare esperienze che possono aprirci a conoscenze diverse.
Lo stregone usa la volontà in senso magico, come spada di energia in un mondo di energia, cambiando la sua visione.
La realtà è formata da due parti, IL TONAL e il NAGUAL. Il Tonal è il principio di coscienza, che nel neonato è solo potenziale; crescendo, l’io a poco a poco costruirà il mondo; il Tonal è il principio che organizza, codifica e configura la conoscenza, è l’io che conosce ovvero il principio di coscienza. Il Tonal prende il materiale della realtà assoluta e lo elabora trasformandolo in rappresentazione, ordina il caos, e dalla vacuità dell’indifferenziato trae il mondo della realtà conosciuta. Senza il Tonal nulla di ciò che chiamiamo mondo esisterebbe, esso è l’energia che crea il mondo come conoscenza. Ma a un certo punto diventa geloso e totalitario e pretende che tutta la realtà sia ciò che ha elaborato, come se un ragno pretendesse che la sua tela comprenda il mondo. Tutto ciò che siamo, tutto ciò per cui abbiamo un nome, tutto ciò che facciamo o sappiamo è Tonal. Ma non possiamo pretendere che esso esaurisca l’intera totalità dell’essere. La costruzione operata dal Tonal, cioè dal nostro principio di coscienza, comincia con la nascita e finisce con la morte. Il Tonal ha la funzione di creare il mondo secondo le proprie leggi ma diventa sempre più dispotico e assolutista. Il Tonal è ciò che conosco, un’isola di coscienza, la mia realtà, l’insieme dei contenuti di consapevolezza, l’azione continua di costruzione della realtà. Il Tonal pone in essere tutto ciò che siamo e sappiamo. Questo insieme conoscitivo è come un’isola; l’isola è la fetta di realtà che crediamo totale. Alcuni hanno realtà più ampie, altri meno, le isole non sono simili, e ognuno vede solo la propria, il proprio territorio di conoscenza. Il Tonal è come una tavola apparecchiata, su cui alcuni hanno più cose, altri meno. Il Nagual invece è l’ignoto, tutto ciò con cui non abbiamo a che fare, che non conosciamo, che non immaginiamo nemmeno, tutto quello che cade fuori dalla nostra consapevolezza, che non è messo a fuoco dal nostro sguardo, il pensiero che pensa fuori di noi, la parte di realtà per cui non abbiamo percezione, né descrizione, o parola o sospetto.
Tutto questo avviene dentro o attorno alla mente. Ma anche la mente è un elemento della tavola e anche l’anima è un elemento della tavola e anche i pensieri sono un elemento della tavola. Anche Dio è sulla tavola, se penso a Dio.
Il Tonal è tutto ciò che penso sia il mondo, compreso l’io e Dio, è la totalità dei pensieri che penso, il conoscibile in quanto entra nella mia mente. Il Nagual è invece ciò di cui non sono cosciente, il pensiero che fuori di me si pensa, la realtà a me inconscia, tutto ciò che non appare nell’arco del mio sguardo, che non entra nella mia consapevolezza, la realtà oscura oltre la soglia di ogni possibile percezione e idea.
Ognuno di noi ha una zona di realtà abitata, controllata e conosciuta, un’isola coi suoi confini, ma il Guerriero andrà oltre i confini, entrerà nel Nagual diventando ‘Nagual’ egli stesso, dunque sciamano, affrontando l’ignoto.
Il Nagual è l’energia che può essere a servizio del guerriero, che ne può essere testimoni ma non ne può parlare, è indicibile perché non sta sulla tavola ma fuori di essa. Là il potere si libra.
All’istante della nascita siamo tutti Nagual, realtà inconscia, poi il Tonal comincia il suo paziente lavoro per delimitare il mondo, per ritagliare l’isola del conosciuto. Dall’oceano inconscio iniziale comincia a individuare una zona di controllo che è la nostra realtà di coscienza; alla fine questa cresce e si sviluppa tanto da negare che l’oceano inconoscibile esista e la volontà le crede perché non vuole aver paura. Ma il Guerriero abbandona ogni sponda sicura e sfida l’oceano, si immerge nella conoscenza totale col rischio di essere travolto, perché il Guerriero sa che la nostra isola è una realtà piccolissima rispetto alla realtà assoluta e il Guerriero, sopra ogni altra cosa, è curioso. La curiosità in lui vince la paura. Perché fa questo? Perché la sofferenza di non sapere è per lui troppo forte, perché non sopporta i propri limiti, per un amore irrefrenabile di libertà.
Quando noi viviamo solo in ciò che siamo, senza andare oltre, finiamo col soffrire un senso di incompletezza, di insufficienza, una inquietudine che a volte diventa lacerante, siamo depressi e angosciati, qualcosa ci chiama oltre il conosciuto, soffriamo un senso di mancanza. Non è facile vivere solo nel Tonal, perché la nostra stessa natura anela a qualcosa che sta oltre. Se ciò non avviene, qualcosa è morto dentro di noi e non stiamo vivendo ma solo vegetando.
L’uomo ha tre facoltà, la capacità di creare, di conservare e di trasformarsi. Se resta a un livello di mera conservazione, qualcosa dentro di lui comincia a soffrire e a morire. L’amore è la prima forma di trasformazione, la conoscenza è un’altra grande via, lo sciamano intende ciò che fa come una via del cuore, che non coinvolge solo la sua mente ma tutto il suo essere. Su chi lo avvicina eserciterà l’amore con vari mezzi: la guarigione dalla malattia, l’insegnamento liberatorio, la protezione contro le forze pericolose, l’evoluzione delle energie, perché ogni immobilità è morte.
Ogni cultura non ha fatto che occuparsi di Tonal e Nagual chiamandoli in molti modi: coscienza e inconscio, materia e spirito, mondo e Dio, Atman e Brahman, Tonal o Nagual, Io e Non Io… noi riusciamo a fare coppie solo di ciò che appare sulla tovaglia, ma nessuna coppia esiste in fondo, né Tonal né Nagual, la realtà è una sola, energia che appare o non appare.
Il Nagual non lo vediamo ma il Nagual ci chiama, noi ne sentiamo la mancanza, esso è innanzitutto proprio questo senso di mancanza, la sua presenza è l’assenza, come il Dio ignoto di cui S. Agostino dice: “Quando io non ti conoscevo, tutto il mio essere aveva sete di te, tu eri questa sete”.
Vocatus aut non vocatus Deus aderit”, “Chiamato o non chiamato il Dio sarà presente”
Noi non possiamo dire cosa sia il Nagual perché ciò significherebbe porlo sulla nostra tavola, nominandolo lo faremo essere altro da sé, come “Il TAO che se si chiama TAO non è più il TAO”.
Anche nel Buddhismo tibetano il mondo che conosciamo è una realtà virtuale, una proiezione del pensiero. Il pensiero può elaborare mondi e può creare o cogliere fasce di realtà diverse che corrispondono a elaborazioni mentali, ma ogni mondo non è in fondo che una costruzione mentale, una realtà ideale. Il mondo è apparizione o rappresentazione. L’uomo comune crede che questa sola sia la realtà oggettiva e che ogni altra realtà sia virtuale, ma lo sciamano sa perché lo sperimenta che le realtà sono molte tutte vere e oggettive.
Nel Buddhismo tibetano la ruota delle vite è divisa in sei spicchi, ognuno dei quali corrisponde a una sfera di realtà, che è insieme un tipo di esistenza e un tipo di rappresentazione, ognuna è insieme un modo di vedere il mondo e un mondo. Ciò che uno è determina ciò che vede e viceversa. La fascia di pensiero, ovvero la fascia vibrazionale, individua una posizione dell’energia e un tipo di realtà percepita. Le sei fasce vibrazionali buddhiste sono sei modi simbolici cui l’energia originaria può vibrare, ogni vibrazione crea esseri che vedono il mondo in un certo modo, dunque vivono in mondi diversi. Queste sei fasce sono chiamate LOKA e sono: esseri infernali, spiriti affamati, animali, uomini, divinità gelose, divinità celesti. “Un giorno, presso un fiume, si incontrarono i rappresentanti delle sei Loka. Ognuno vide una cosa diversa: l’essere infernale vide fuoco e ghiaccio, lo spirito affamato vide carne e sangue, l’animale animali e pesci, l’uomo acqua da bere, il dio geloso un campo di battaglia, il dio celeste un paradiso di luce. Ognuno vide secondo ciò che era e vide il mondo per come lui era.”
I Toltechi di Castaneda parlano di 48 forme di struttura organizzata, ognuna con un colore dell’energia prevalente, per es. l’aura delle piante è rosa-giallina, quella degli insetti è verdognola…
L’aura umana ha colori fluorescenti, forti ma sottili, come i colori della luce al neon. Il tono prevalente e anche il più facile a vedersi, per la sua maggiore intensità, è quello dorato, per questo la radiazione umana si chiama AURA, luce dorata. Il veggente vede i colori della consapevolezza, come sfumature ambrate, di un leggero rosa o verde o azzurro, come lampi o fuochi pallidi, fluorescenti o evanescenti, flash rapidi e non persistenti, movimenti o baluginii. Con un certo allenamento dello sguardo non è impossibile per noi svegliare questa seconda vista, almeno per quel che riguarda le fasce di radiazione più vicine alla frequenza del corpo materiale.
Don Juan insegnava al suo allievo a percorre un viaggio di consapevolezza ma per Castaneda dovettero passare 30 anni di dura disciplina prima che egli capisse cosa intendeva per viaggio evolutivo di consapevolezza. “Gli uomini non conoscono la propria essenza e sono colmi di incredibili risorse che non utilizzano mai”. “Lo sciamano è colui che sfiora i confini della totalità dell’energia possibile.”
Don Juan aiutò Castaneda a penetrare a poco a poco in realtà parallele e a dominarle. Gli insegnò i passi magici che altri stregoni avevano messo a punto prima di lui, per modificare la distribuzione dell’energia, spostando il punto di consapevolezza. I passi magici vennero insegnati in cerimonie segrete, un poco alla volta, via via che l’apprendista avanzava lungo la sua via. Ogni uomo ha una quantità fissa di energia, ma può distribuirla diversamente e da questa distribuzione nasce la sua forza o debolezza.
L’energia è un flusso di luce, una corrente, una vibrazione simile a un vento. In condizioni ordinarie “ogni parte del corpo umano è impegnata nel trasformare questo flusso vibratorio nei dati sensoriali che creano una certa visione del mondo.” Lo stregone interrompe il sistema ordinario di interpretazioni. Quello che accade allora viene detto “vedere”, cade la rappresentazione ordinaria e ci si trova improvvisamente di fronte ‘l’energia che scorre nell’universo’. E’ chiaro allora che ogni esistente è formato come una cipolla, con migliaia di strati di energia. Questo complesso di strati energetici è l’aura umana:
“La configurazione energetica umana è un conglomerato di campi di energia tenuti insieme da una forza vibratoria che li lega in una sfera luminosa… Gli esseri umani, per chi sa “vedere”, sono esseri luminosi, simili a grandi uova o meglio palle di luce, formate da fasci di fibre in movimento. Il principale è un fascio di luce che esce dalla zona dell’ombelico, esso è di grande importanza per la vita di un uomo ed è il segreto del suo equilibrio. Le persone deboli hanno fibre molto corte, quasi invisibili; le persone forti hanno fibre brillanti e lunghe che sembrano un alone. Dalle fibre si può capire se la persona è sana o se è meschina, se è gentile o traditrice ecc..”
“Sul lato posteriore della palla luminosa c’è un punto che brilla con maggiore intensità, esso è fondamentale perché trasforma l’energia in dati sensoriali. Lo chiamarono ‘punto d’unione’, ritennero che là venisse elaborata la percezione.”
“Nell’uovo luminoso c’è una fessura all’altezza dell’ombelico, quando la morte arriva colpisce questo punto con la forza di una spada”
Nel corpo il punto di unione si trova tra le scapole. “Per far spostare il mio punto di energia Don Juan mi dette un colpo tra le scapole così forte da farmi mancare il respiro.. pensai di essere svenuto.. lame accecanti sbucavano da ogni dove…Egli disse che per un attimo avevo sognato i filamenti dell’universo”.
Il punto di unione di solito sta ben fisso, così gli uomini credono che la loro visione del reale sia unica e permanente e credono di vedere l’unico mondo possibile “In realtà numerosi mondi sono a disposizione della percezione umana”.
Nel mondo moderno l’abitudine e l’educazione fissano una particolare distribuzione dell’energia, da cui nasce una certa percezione di realtà. Lo sciamano insegna a rompere questa distribuzione e dunque a cambiare i parametri ordinari di percezione. Ciò vuol dire entrare in mondi inimmaginabili. Ma il lavoro può essere fatto anche sul corpo. “Se vuoi ottenere il benessere fisico e l’equilibrio mentale hai bisogno di un corpo flessibile…Devi poter trasportare l’energia da un punto all’altro dell’uovo luminoso, spostandola nei centri vitali per raggiungere l’equilibrio. “
Castaneda racconta come arriva a vedere l’aura, dapprima alterando la propria coscienza col Pejote, poi con la volontà, come un vero e proprio sciamano. “Vidi un oggetto rotondo luminoso, ogni sua parte si muoveva come se fosse un flusso ondulatorio e ritmico, non si muoveva mai al di là dei suoi limiti, ma trasudava movimento in ogni suo punto…era un palpito che ipnotizzava, un tremolìo infinitamente veloce di qualche cosa.”
“L’aura di uno sciamano è come una sfera luminosa formata da 4 comparti, simili a 4 globi luminosi pressati l’uno contro l’altro… Grazie a questa straordinaria energia, i Nagual possono essere intermediari tra mondi… Gli sciamani possono dare l’insegnamento per il lato sinistro che avviene solo in stato di consapevolezza intensa”.
L’iniziazione è graduale, l’uomo deve morire a se stesso, cioè destrutturarsi, perdere la conoscenza ordinaria, e questo è l’atto più difficile. E’ un momento di pura volontà, molto rischioso, perché noi siamo ciò che conosciamo e ci identifichiamo con esso, per cui sentiamo la destrutturazione come una morte, ma non abbiamo altro modo per far entrare il nuovo in noi. Lo sciamano è uno che ha superato la propria morte, che è nato due volte. Essere morti e rinati è spesso la condizione ottimale per assumere una nuova conoscenza. Molti di coloro che sono tornati da morte spesso si trasformano e manifestano doti di chiaroveggenza. La veggenza è un ampliamento delle facoltà percettive (sensi, mente, cuore, intuizione e anima), che produce una consapevolezza intensa, cioè una coscienza straordinaria. E’ un secondo tipo di attenzione in cui possiamo vedere ogni struttura vivente come un campo di radiazioni luminose e l’AURA umana come un uovo di luce.
“Noi crediamo di essere circondati da oggetti- dice lo stregone- ma in realtà siamo circondati da emanazioni” Don Juan chiama la fonte di queste emanazioni: “L’AQUILA”. “Ricordiamo che l’universo è un infinito agglomerato di campi di energia che somigliano a fili di luminosità. Questi campi sono chiamati emanazioni dell’Aquila.”
Anche gli esseri umani sono composti da un incalcolabile numero degli stessi filiformi campi di energia. Solo una piccolissima parte di essi sono illuminati da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’Uovo. In quel punto si addensa la percezione. Quando questo punto si sposta nell’Uovo si cambia tipo di percezione. Quando illumina campi di energia fuori dell’Uovo si ha la percezione di altri mondi.”
“Quando il punto di unione si sposta si ha ciò che si chiama VEDERE.
A ogni spostamento corrisponde un mondo, altrettanto reale e obiettivo quando il nostro.
Lo stregone va in questi mondi per attingere energia, risolvere problemi, conoscere l’ignoto.
Lo aiuta l’Intento, la forza universale che ci permette di percepire. L’intuizione è una nostra facoltà, essa può connettersi con l’Intento che è invece un potere universale.
Lo stregone cerca lo stato di consapevolezza intensa per sperimentare tutte le possibilità di percezione, questa ricerca può comportare una morte alternativa (cioè morire al nostro mondo per vivere in altri).”
Don Juan insegna due vie per raggiungere questo scopo:
-il Sognare, cioè l’arte e il controllo dei sogni
-e l’agguato, cioè il controllo del comportamento.
Ricordiamo che, in America come in Siberia, in tutto l’universo sciamanico l’Energia assoluta è chiamata ‘l’Aquila’. La sua forza è invocata dallo sciamano per aiutare il suo volo “Lo sciamano danza a lungo, cade a terra senza coscienza e la sua anima è innalzata al cielo in una barca trainata da aquile”. Gli indiani dell’America del Nord usano le piume d’aquila per le esperienze estatiche, il volo sciamanico e la guarigione. L’aquila è un uccello iniziatico, è un veicolo per l’anima dello stregone perché è in grado di volare da un mondo all’altro. In Siberia è considerata il padre degli sciamani. E’ il simbolo del sole cioè della vita, presso gli indù come gli indiani d’America. Gli sciamani americani portano ali d’aquila. Gli Atzechi conoscono due energie, una tellurica rappresentata dai guerrieri-giaguaro, l’altra celeste, uranica, rappresentata dai guerrieri-aquila. Gli imperatori atzechi sedevano su troni con pelle di giaguaro e portavano corone di piume d’aquila. L’aquila è l’occhio penetrante, che vede tutto, come l’occhio di RA. Anche la Bibbia rappresenta spesso gli angeli con volto di aquila. In Messico come in tutta l’Asia il potere supremo è rappresentato dall’aquila a due teste o bicipite.
“L’Aquila è una forza impersonale, che ha in serbo un’infinità di cose per coloro che osano cercarle. E’ una forza dell’universo, al pari della luce e della gravità, un fattore agglutinante, una forza vibratoria che unisce il conglomerato di campi di energia che corrisponde agli esseri umani in una unità concisa e coesiva. Questa forza vibratoria è il fattore che impedisce all’energia di entrare e uscire dalla palla luminosa”.
“L’Aquila è una forza gigantesca, un immenso agglomerato di campi di energia, il mare oscuro della consapevolezza.” “Esso presta la consapevolezza a ogni essere vivente, e quando questi muore è costretto a restituirla” “Morendo, ogni essere consegna all’Aquila la sua esperienza di vita e la consapevolezza che ne ha tratto” “Nella morte la forza vitale entra in un viaggio infinito di percezione, l’energia si trasforma in una forma speciale diversa da prima che conserva tuttavia il marchio della sua individualità.”
“Le emanazioni dell’Aquila sono una entità, in sé immutabile, che comprende tutto, tutto ciò che esiste, tutto ciò che si conosce e tutto ciò che si può conoscere.”
“La nostra luminosità è dovuta a una minuscola parte delle emanazioni dell’Aquila che è racchiusa nel nostro bozzolo a forma di uovo”
Questo bozzolo è descritto come alto circa due metri e dieci e largo un metro e sessanta, ma santi e veggenti hanno bozzoli più luminosi e grandi. “I filamenti del bozzolo sono consapevoli di se stessi, vivi e vibranti, e ce ne sono così tanti che i numeri perdono di significato e ognuno di essi è in sé un’eternità”
“I veggenti chiamarono la consapevolezza lo splendore dell’uovo luminoso”.
Noi siamo dunque formati da fasci di radiazioni luminose in cui è un punto dove la consapevolezza si raccoglie, punto di unione.
Il mondo è formato da grandi fasce di emanazioni che si riuniscono in gruppi, costituendo tutte le cose, dagli esseri organici a quelli inorganici.
“Don Juan mi spiegò che un veggente vede l’universo come un numero infinito di campi di energia che gli appaiano come filamenti luminosi che si diramano in tutte le direzioni e attraversano le palle luminose cioè gli esseri umani. Un tempo le aure umane erano più alte, non erano palle ma uova, ora esse si sono abbassate, di conseguenza i campi luminosi che toccavano gli uomini alla sommità ora non li toccano più”.
Di queste fasce si parla con varie metafore in tutte le culture e filosofie. Questa visione somiglia per es. a quella di Plotino e dei Neoplatonici. Plotino era un filosofo del 3° sec. d.C., nella sua visione mistica tutte le cose emanano progressivamente da Dio; ogni ente viene immaginato come formato da 7 campi di forze, ognuno dominato da una vibrazione, che nel campo vegetale corrisponde a una pianta, nel campo minerale a una pietra, nella banda della luce a un colore, nella scala musicale a un suono, nel mondo astrologico a un pianeta….
“Scoprii che l’energia del nostro mondo tremola. Manda scintille. Non solo gli esseri viventi ma tutto ciò che appartiene al nostro mondo brilla di una personale luce interiore. Don Juan mi spiegò che l’energia del nostro mondo consiste di strati di colori scintillanti… principalmente tre: uno strato superiore bianco latte, un strato vicino verde pallido, un altro color ambra”.

FONTE

http://fuoridimatrix.blogspot.com/

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Paleocontatto, Scienza, Storia

LE PIRAMIDI PERDUTE DI VISOKO

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Per gli archeologi proprio non esistono. Per i geologi sono solo strutture naturali. Ma per Semir Osmanagich, o Dottor Sam come si fa chiamare, sono le più antiche costruzioni realizzate dalla mano dell’Uomo mai rinvenute. E da anni, ormai, lavora con un team di ricercatori e tanti volontari per riportarle alla luce. Oggi, Visoko- cittadina della Bosnia-Erzegovina nel quale l’imprenditore sostiene di aver trovato cinque piramidi e un intricato sistema di tunnel sotterranei – è diventata una meta turistica, ma non smette di essere al centro di polemiche e contestazioni.

Se cercate sul web informazioni sulla “Valle delle piramidi bosniache” troverete giudizi trancianti: ad esempio, Wikipedia- l’enciclopedia collettiva di internet- dice che si tratta di un complesso collinare naturale di aspetto piramidale, situato nei pressi di Sarajevo, portato alla ribalta dalle teorie di Semir Osmanagich. “La tesi è priva di fondamento scientifico e storico”, sentenzia l’anonimo autore della voce. Una condanna senza appello. Eppure, osservando le immagini e analizzando i dati finora raccolti durante gli scavi, viene il dubbio che questo giudizio sia quanto meno un po’ affrettato.

Osmanagich è stato a Milano di recente, ospite dI Uno Editori che ha organizzato una conferenza. Con il cappello all’Indiana Jones e il fare accattivante, per oltre un’ora Dr. Sam ha spiegato al pubblico perché ritiene che la sua scoperta sia così importante da dover far riscrivere i libri di storia. Affermazione pretenziosa, ma se fosse vera anche solo la metà delle sue dichiarazioni nessuno potrebbe dargli torto. A suo avviso, sotto quelle colline si nasconde il complesso piramidale più vasto e antico del mondo: le piramidi più alte- quelle del Sole  (220 metri) e della Luna (190 metri)- fanno impallidire le colleghe egiziane (la Piramide di Cheope non supera i 147 metri) e risalirebbero a molte migliaia di anni fa.

Una datazione sconcertante, ma ricavata dall’esame al radiocarbonio su alcune foglie fossilizzate trovate intrappolate tra i blocchi pesanti svariate tonnellate della Piramide del Sole. Età: 29200 anni.  E quei massi a forma di parallelepipedo, ben sagomati e squadrati, non sarebbero pietre naturali, ma opera dell’uomo: sette diversi istituti di ricerca (incluso il Politecnico di Torino)  hanno stabilito che quei lastroni sono fatti con una sorta di calcestruzzo, o meglio, con un geopolimero cementizio estremamente resistente che in natura ovviamente non esiste.

Così come fa pensare all’intervento umano anche la disposizione delle colline di Visoko: unendo con tre linee rette le piramidi del Sole, della Luna e del Drago, si ottiene un triangolo perfettamente equilatero. Inoltre, il lato nord della Piramide del Sole coincide quasi perfettamente con il nord astronomico, con uno scarto inferiore ad un grado. Tutte le strutture appaiono poi molto regolari, con 4 facce triangolari con la stessa inclinazione. Tutte sono ricoperte da uno strato di terra alto circa un metro, che l’istituto statale di Pedologia ha datato a 12.000/15.000 anni fa.

Al di sotto, ci sono vari livelli di terrazzamenti realizzati con i blocchi di geopolimero oppure, nel caso della Piramide della Luna, con blocchi di arenaria tenuti insieme da argilla. Anche in questo caso, la scoperta di materiale organico ha permesso di stabilire l’età della costruzione: avrebbe più di 12 mila anni. Poi, più sotto ancora, nelle profondità del terreno, per decine di chilometri si estende una rete di tunnel, camere e cunicoli riempiti di terra e detriti che un po’ per volta la fondazione creata da Sam Osmanagich sta liberando.

Eppure, come dicevamo, per gli archeologi e i geologi tutto questo non esiste oppure è semplicemente opera della natura. Come è possibile? In parte, dipende dal fatto che il sito sia stato preso in esame quando gli scavi erano appena iniziati e poco, pochissimo era emerso. Gli articoli citati anche da Wikipedia per definire infondata la tesi del Dr. Sam risalgono per lo più al 2006. Chissà, se oggi, a 11 anni di distanza, gli stessi studiosi che hanno bocciato e respinto la scoperta si recassero sul luogo, forse il loro parere sarebbe differente. Di sicuro, non potrebbero più liquidare l’intera faccenda come un’assurdità dal punto di vista storico. Anche perché nel frattempo la comunità archeologica ha dovuto ammettere- grazie al ritrovamento di Göbekli Tepe– che 12 mila anni fa, ben prima dei Sumeri, esistevano civiltà in grado di edificare grandi complessi architettonici.

Per sconfessare la tesi di Osmanagich, non basta dire che è priva di fondamento scientifico: bisogna dimostrare che gli esami sono sbagliati, i test errati, le spiegazioni infondate. Bisogna vedere con i propri occhi, esaminare di persona, trovare interpretazioni alternative. Bisogna fare scienza, insomma, che non si basa su opinioni, o peggio su preconcetti e pregiudizi, ma su dati oggettivi, misurabili e verificabili. Dati che Osmanagich sostiene di aver ottenuto da anni di studi sul campo, con la collaborazione di decine di studiosi ed esperti dei più svariati settori e di diverse nazionalità: non dovrebbe essere difficile ottenere le loro perizie e i loro resoconti per un ricercatore seriamente intenzionato a far chiarezza.

Anche perché il dottor Sam dice di avere le prove che le piramidi di Bosnia sono degli amplificatori di energia: quattro diversi tecnici in quattro momenti diversi avrebbero misurato l’emissione di un raggio dalla punta della piramide del Sole con la frequenza di 28 kHz, la cui intensità diventa sempre più forte man mano che si allontana dalla cima perché si tratterebbe dell’effetto “di una tecnologia non herziana”. Affermazioni cha fanno rizzare i capelli in testa agli scienziati. Ma ancora una volta, visto che ad individuare questo particolare campo elettromagnetico sono stati ingegneri dotati di strumentazioni scientifiche, non dovrebbe essere difficile per un fisico- dati alla mano- verificarne o meno la fondatezza.

I TUNNEL SOTTERRANEI

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Non solo. Osmanagich sostiene perfino che nei tunnel sotterranei ci sia una concentrazione altissima di ioni negativi e una totale assenza di radiazioni cosmiche e di radioattività naturale, fatto che rende quegli ambienti estremamente salubri. Anzi, sarebbero luoghi di guarigione, nei quali le cellule umane riescono a rigenerarsi e ad autocurarsi. Analisi mediche avrebbero dimostrato che dopo qualche ora in quelle cavità si abbassa il livello del glucosio nel sangue e migliora la pressione. Nessun dottore animato da sano scetticismo e da curiosità scientifica ha voglia di andare a Visoko per controllare di persona questi incredibili ”poteri”?

Da parte sua, l’imprenditore bosniaco trapiantato negli Stati Uniti sembra essere molto sicuro di sé e dei risultati delle sue ricerche. “Tutto quello che i libri di storia dicono delle piramidi è sbagliato. Non sono solo in Egitto e in Messico, sono sparse in tutti i continenti. Di quelle di Giza, dicono che erano tombe, ma non sono stati trovati dipinti, iscrizioni, mummie, suppellettili, materiale organico, nulla che possa provare in merito alla loro costruzione come, quando e perché”, ha detto durante la conferenza di Milano. “Ci sono 250 piramidi in Cina, ma il governo non autorizza gli scavi, perché sono antiche di almeno 12 mila anni e cambierebbero la storia.”

Una storia che per lui andrebbe riscritta. “Quello iniziato con i Sumeri è solo l’ultimo ciclo dell’umanità. Prima, ce ne sono stati molti altri che finirono 12 mila anni fa, 20 mila, 30 mila, 50 mila…La storia è fatta da un ciclo dopo l’altro. Un cataclisma spazzò via l’ultima civiltà prima della nostra, i pochi che sopravvissero nascosti nelle caverne o in città sotterranee trovarono il loro mondo distrutto e hanno dovuto ripartire da capo dal Neolitico.”  Ma noi, discendenti da quei pochi scampati alla fine del mondo, avremmo perso la memoria del nostro passato che ogni tanto riemergerebbe senza essere pienamente compreso.

SABRINA PIERAGOSTINI

 

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Esoterismo, Scienza

LA VISTA INTERIORE

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La memoria — disperazione del materialista, enigma dello psicologo, sfinge della scienza — è, per lo studioso delle antiche filosofie solo un nome per esprimere quel potere che l’uomo esercita inconsciamente e che condivide con molti animali inferiori: il potere di vedere con la vista interiore nella luce astrale e scorgervi le immagini delle sensazioni e degli avvenimenti  passati. Invece di cercare nei gangli cerebrali per trovarvi le micrografie dei viventi e dei morti, di scene che abbiamo visto, di incidenti a cui abbiamo partecipato, gli antichi si rivolgevano al vasto serbatoio in cui sono conservate per l’eternità le registrazioni di ogni vita umana e di ogni  pulsazione visibile del cosmo.

Il lampo di memoria, che secondo la tradizione è supposto mostrare all’uomo che annega tutte le scene da tempo dimenticate della sua vita mortale — come un paesaggio viene mostrato al viaggiatore dai lampi intermittenti — è semplicemente l’improvviso colpo d’occhio che l’anima in lotta getta nelle silenziose gallerie dove la sua storia è dipinta con colori incancellabili.

Il noto fatto — confermato dall’esperienza di nove persone su dieci – che spesso riconosciamo come a noi familiari scene, paesaggi e conversazioni che vediamo o udiamo per la prima volta, e talora in regioni dove non sui mai stati, è il risultato delle stesse cause. Coloro che credono nella reincarnazione adducono questo fatto come una prova in più di una nostra precedente esistenza in altri corpi. Questo riconoscimento di uomini, luoghi e cose che non abbiamo mai visto è da loro attribuito a lampi di memoria animica risalente ad esperienze anteriori. Ma gli uomini dell’antichità, in comune con i filosofi medievali, avevano un’opinione del tutto diversa.

Essi affermavano che, sebbene questo fenomeno psicologico fosse uno dei più forti argomenti in favore dell’immortalità e della preesistenza dell’anima, tuttavia, poiché essa è dotata di una memoria individuale distinta da quella del nostro cervello fisico, il fenomeno non è una prova di reincarnazione. Come  esprime chiaramente Eliphas Levi «La natura chiude porta dietro tutto quello che passa e spinge innanzi la vita» verso forme più perfette. La crisalide diviene farfalla, ma questa non può tornare allo stato larvale. Nella pace delle ore notturne, quando i nostri sensi corporei sono avvinti nei legami del sonno e il nostro corpo elementare riposa, la forma astrale diviene libera. Allora essa vagabonda fuori della sua prigione terrena, e come dice Paracelso, «confabula con il mondo esterno» e viaggia per mondi visibili e invisibili. «Nel sonno, egli dice, il corpo astrale (anima) è in più libero movimento; poi si eleva verso i suoi progenitori e conversa con le stelle.» I sogni, i presagi, la prescienza, le precognizioni e i presentimenti sono impressioni lasciate dal nostro spirito astrale sul nostro cervello, che le riceve più o meno distintamente a seconda della quantità di sangue che riceve durante le ore di sonno. Quanto più il corpo è esaurito, tanto più libero è l’uomo spirituale e tanto più vivide sono le impressioni della nostra memoria animica. In un sonno pesante e profondo, senza sogni e ininterrotto, l’uomo, svegliandosi alla coscienza può non ricordare nulla. Ma le impressioni di scene e di paesaggi che il corpo astrale vede nelle sue peregrinazioni sono sempre lì, sebbene latenti sotto il peso della materia. Esse possono essere risvegliate in ogni momento, e allora, durante questi lampi di memoria interna, vi è un istantaneo scambio di energie tra l’universo visibile e l’invisibile. Tra le micrografie dei gangli cerebrali e le gallerie foto-scenografiche della luce astrale viene stabilita una corrente. Un uomo che sa di non avere mai visitato col corpo e di non avere mai visto la località e le persone che riconosce può senz’alltro affermare di averle viste e conosciute perché questa conoscenza è  avvenuta mentre egli viaggiava in «spirito». A questo i fisiologi possono opporre una sola obiezione. Essi risponderanno che nel sonno naturale, perfetto e profondo, metà della nostra natura volitiva è in condizioni di inerzia, quindi incapace di viaggiare. E questo tanto più in quanto l’esistenza di un simile corpo astrale individuale, o anima, è considerata da loro niente altro che un poetico mito.

Nessuno, per quanto grossolano e materiale possa essere, può evitare di condurre una doppia esistenza l’una nell’universo visibile, l’altra in quello invisibile.

Il principio vitale che anima la sua struttura fisica è principalmente nel corpo astrale; e, mentre la parte più animale di lui riposa, quella spirituale non riconosce né limiti né ostacoli. Siamo perfettamente consapevoli che molti dotti, al pari di molti indotti, faranno obiezioni a questa nuova teoria della distribuzione del principio vitale. Essi preferiscono restare nella beata ignoranza e continuare ad affermare che nessuno sa né può pretendere di dire dove appare questo misterioso agente e dove scompare, piuttosto che dedica¬re un momento di attenzione a quelle che considerano teorie vecchie e superate. Qualcuno può obiettare, sulla base della teologia, che i bruti non hanno anima immortale e che quindi non possono avere uno spirito astrale; perché i teologi, al pari dei laici, operano sotto l’erronea impressione che anima e spirito siano una sola e identica cosa. Ma, se studiamo Platone e altri filosofi dell’antichità, comprendiamo facilmente che, mentre l’«anima irrazionale» con il quale  Platone indica il corpo astrale, o la più eterea rappresentazione di noi stessi, può avere al massimo una più o meno prolungata continuità di esistenza oltre la tomba, lo spirito divino — malamente chiamato anima dalla Chiesa — è immortale per la sua stessa essenza. Ma ogni studioso ebreo apprezzerà prontamente la distinzione fra parole “RUAH” e “NEPHESH”).

Se il principio vitale è qualche cosa di distinto dallo spirito astrale e per nulla  legato ad esso, come avviene che l’intensità dei poteri chiaroveggenti dipenda in tanta parte dalla prostrazione del corpo del soggetto? Quanto più profonda è la trance, tanto meno il corpo mostra segni di vita, tanto più chiaramente viene la percezione spirituale e tanto più potenti sono le visioni dell’anima. Quest’ultima, liberata dal peso dei sensi corporei mostra un potere attivo ad un grado molto più alto di intensità di quando è in un corpo forte e sano.

Gli organi della vista, dell’olfatto, del gusto, del tatto e dell’udito hanno dimostrato dei livelli di sensibilità molto più acuti in un soggetto mesmerizzato e privo della possibilità di esercitarli corporeamente, che non quando egli li usa in condizioni normali.

Questi fatti, una volta dimostrati, dovrebbero porsi da soli come indiscutibile  prova della continuità della vita individuale, almeno per un certo periodo dopo che il corpo è stato lasciato, sia perché si era esaurito o per qualche accidente. Ma, sebbene durante il suo breve soggiorno sulla terra la nostra anima possa essere paragonata ad una luce nascosta sotto un moggio, essa brilla tuttavia con maggiore o minor fulgore e attrae a sé le influenze degli  spiriti di egual natura; e quando un pensiero, buono o cattivo, è generato nel nostro cervello, attira a esso impulsi dello stesso genere, irresistibilmente, come un magnete attira la limatura di ferro. L’attrazione è anche proporzionale all’intensità con cui l’impulso del pensiero si fa sentire nell’etere; e cosi può capire come un uomo possa imprimersi nella sua epoca con tanta forza che la sua influenza — per il continuo scambio di correnti di energia fra il mondo visibile e l’invisibile — può passare di secolo in secolo fino ad operare  su di una gran parte del genere umano.

Sarebbe difficile dire fino a che punto gli autori dell’opera intitolata “Unseen Universe” (Universo invisibile) si siano indotti a pensare in questa direzione; ma che non abbiano detto tutto quello che potevano si può intuire dal seguente passaggio:

«Comunque si consideri, non può esservi dubbio che le proprietà dell’etere sono di un ordine più alto, nell’arena della natura, che non quello della materia tangibile. E, poiché perfino gli alti sacerdoti della scienza trovano ancora quest’ultima molto al di là della loro comprensione, eccetto alcuni particolari numerosi ma di minore importanza e spesso isolati, non é di nostra competenza speculare più a fondo. È’ sufficiente per il nostro scopo sapere, da quanto l’etere certamente fa, che esso ha capacità molto più vaste di quanto alcuno abbia mai osato dire.»

 

H.P. BLAVATSKY – ISIDE SVELATA

 

 

 

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