Salute, Scienza

IL SISTEMA RIDUZIONISTICO E L’INGANNO DELLA GENETICA

Immaginate un extraterrestre che arriva sulla Terra per cercare di capire quale sia la causa degli incendi delle case. La prima volta vede una casa che brucia, e annota che ci sono: i pompieri, forse i proprietari della casa e alcuni curiosi. Poi, per dovere di indagine statistica, si propone di osservare altri cento incendi. Si accorge che cambiano i proprietari, cambiano i curiosi, ma vede che in tutti gli incendi ci sono sempre i pompieri. Al termine della sua indagine, sulla base dei dati raccolti, l’extraterrestre ha la certezza della risposta: chi causa gli incendi? I pompieri, ovviamente! A questo punto per spegnere gli incendi bisogna uccidere i pompieri. I nostri ricercatori usano lo stesso metodo e arrivano alle stesse conclusioni.

Bruce-Lipton

In epistemologia il termine riduzionismo rispetto a qualsiasi scienza sostiene che gli enti, le metodologie o i concetti di tale scienza debbano essere ridotti al minimo sufficiente a spiegare i fatti della teoria in questione. In questo senso il riduzionismo può essere inteso come un’applicazione del cosiddetto “rasoio di Occam” o “principio di economia”-secondo cui non bisogna aumentare senza necessità le entità coinvolte nella spiegazione di un fenomeno.

L’apoteosi del sistema riduzionistico è lo studio della genetica, del DNA e la connessione con le malattie. Dal 1953 a oggi, dopo la scoperta del DNA, si è riusciti nell’impresa di sfondare un nuovo muro del microcosmo, in sostanza un passo avanti sempre nel più piccolo. Le conclusioni però non sono diverse dalle precedenti indagini. In presenza di una modificazione di un gene e di una concomitante malattia, si ritiene logica la deduzione: la conseguenza che si è andata modificando è la causa della malattia. Se riprendiamo l’allegoria dei pompieri è come se si fosse solo scoperto che a monte i anche una centrale operativa dalla quale partono i pompieri. In America si investono ormai miliardi di dollari nel programma del genoma umano e gli scienziati sembrano aver trovato pace nella ricerca delle cause delle patologie. Ovviamente, questa impostazione riconduce tutto facilmente all’ereditarietà e alla predisposizione genetica alle malattie. Cosi se una donna ha un tumore al seno e si rileva che il gene BRCAA risulta modificato, si pensa di aver scoperto in questo la musa genetica. Qual è la soluzione prospettata? Sulla base dell’esame del DNA, piuttosto ci diranno quali malattie avremo e allora, quale migliore n i a pia che prevenire con buoni farmaci? In questo contesto ci si deve mordere ancora una volta la lingua: in America i geni sono oggetto di brevetto commerciale, ma questa è la solita storia dell’essere umano che ricerca l’utile anziché il giusto.

La verità sulla genetica è un’altra.

Non sono solo gli studi di Hamer a confortarci dell’ennesima inesattezza riguardo al DNA, conseguente all’indagine riduzionistica. Recenti studi in biologia hanno confermato che la vita di una cellula dipende principalmente dalla membrana esterna, dove risiedono le PIM (Proteine Integrali di Membrana), deputate al transito in entrata e in uscita di tutti i segnali.

Mono proprio i segnali esterni che hanno determinato, in miliardi di anni di evoluzione, la formazione dell’attuale stato cellulare, nucleo e DNA compreso. Infatti, se volete eliminare una cellula, basta ledere la membrana plasmatica esterna, mentre togliendo nucleo e DNA la cellula continua a vivere.

All’inizio le cellule erano procariote (senza nucleo) e per miliardi di anni hanno popolato la Terra, poi si sono evolute acquisendo ed elaborando nel tempo i segnali esterni. Questi si sono trasformati in informazioni immagazzinate e raccolte nel nucleo e nel DNA, per conservare la memoria di quanto acquisito.

Ma questo nucleo non sta lì a programmare malattie, anzi continua a modificarsi nel tempo e questo solo in base ad altri segnali ricevuti dall’esterno attraverso la membrana.

Secondo il biologo Bruce Lipton queste continue modifiche e adeguamenti ai segnali esterni sono ciò che chiamiamo semplicemente evoluzione dell’universo; secondo Hamer, conflitti biologici che ci permettono di evolvere, superando l’ostacolo. E’ interessante rilevare come queste considerazioni raccolte dalle ricerche in biologia da Lipton siano del tutto indipendenti dalla ricerca di Hamer, ma si supportino scientificamente. Spesso nel percorso delle scoperte scientifiche abbiamo assistilo al raggiungimento di risultati similari o complementari ottenuti, quasi contemporaneamente, da scienziati diversi, oltre che per nazionalità, anche per metodo di ricerca. Se questo ci fornisce da un lato la garanzia della scientificità delle loro scoperte, in quanto reciprocamente comprovabili, dall’altro ci con ferma che quelle scoperte sono storicamente pronte per l’umanità. In questo senso possiamo affermare che, grazie a due scienziali Hamer e Lipton, stiamo assistendo al raggiungimento di uno sti a ordinario traguardo comune: la definitiva prova scientifica del coinvolgimento della psiche umana nei processi patologici e nel processi biochimici del corpo umano. Le conseguenze delle loro ricerche sono sconvolgenti, perché con la Nuova Medicina di Hamer viene ribaltata la diagnostica della Medicina, mentre con la Nuova Biologia di Lipton viene annulla to il determinismo meccanico cellulare. I risultati raggiunti, l’uno in Medicina, il secondo in Biologia, a avallano reciprocamente e soprattutto aprono la strada allo straordinario percorso di rivalutazione dell’individuo e della sua componente psichica.

Ulteriori conferme di questi assunti sul DNA vengono da più parti del mondo scientifico. Bertrand Jordan, direttore di ricerca presso il Centre National de La Recherce Scientifique (CNRS) francese e responsabile del Centre D’Immunologie di Marsiglia – Luminy, sostiene che tutta la questione dell’imputabilità delle malattie al DNA è un’impostura e accusa i genetisti che la accreditano di essere ciarlatani della scienza. Anche lui sostiene che i geni propongono, ma è l’ambiente che dispone. Sul fronte dell’applicazione terapeutica della genetica il tutto ci viene confermato da Craig Mello, premio Nobel per la medicina nel 2006, che riconosce il potenziale incredibile della terapia genica, ma afferma che, per ora, è solo un gigante addormentato. Conoscendo le cinque leggi biologiche c’è da pensare che non si sveglierà mai.

FONTE BIBLIOGRAFICA

Claudio Trupiano – Grazie, Dottor Hamer

 

 

 

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Creazionismo, Scienza

IL FATTORE RH

DNA and red blood cells, conceptual computer artwork.

DNA and red blood cells, conceptual computer artwork.

Molti di noi hanno avuto modo di sapere qualcosa in merito ai gruppi sanguigni dalle lezioni di scienze apprese a scuola. Tuttavia se si confrontano le nozioni scolastiche con gli studi ed i dibattiti pubblicati sulle riviste scientifiche ci si accorge come i dati più interessanti sul tema siano stati ‘accidentalmente’ omessi dai programmi didattici di base.

Non esiste plausibile spiegazione scientifica circa la provenienza del gruppo RH negativo. La scienza ortodossa si è limitata a ipotizzare che si tratti di una non meglio identificabile, casuale mutazione genetica.

Circa l’85% degli esseri umani possiede il gene scimmiesco RH, mentre nel restante 15% non è riscontrabile il fattore RH (RH-) e ciò potrebbe essere spiegato dalla presenza di un gene alieno. Questo articolo esplora la tesi che l’umanità sia stata allevata come una razza di schiavi, dal momento che il 97% del nostro codice genetico risulta disattivo, e possiamo disporre di appena il 3%, utile semplicemente alla sopravvivenza.

Il più comune tipo di sangue umano è il gruppo 0, che è universale. I tipi di sangue sono suddivisi in due gruppi: positivi e negativi in base al fattore RH. Il fattore RH è così denominato perché collegato al nesso genetico tra umanità e scimmie Rhesus, individuabile da una specifica proteina ematica.

Quando nel sangue di un individuo è presente il fattore RH, si dice che il suo sangue sia di tipo RH positivo (RH+). Se il test restituisce esito negativo, vuol dire che il fattore Rhesus è assente.

E’ stato provato che uno dei fattori ereditari più stabili e meno suscettibili di mutazioni generazionali sia proprio il sangue. Come si diceva, la maggior parte delle persone – circa l’85% – possiede sangue RH positivo, elemento a sostegno della tesi secondo cui gli esseri umani si sarebbero evoluti dai primati. Tuttavia esiste un restante 15% che risulta del tutto sprovvisto del fattore RH. Se è vero che il gruppo sanguigno rientri tra le caratteristiche genetiche meno mutevoli, da dove proverrebbe il tipo RH negativo?

Si tratta di un interrogativo che per decenni ha lasciato perplessi gli scienziati. Alcune prove suggeriscono che il fattore RH negativo sia apparso sul pianeta circa 35.000 anni fa, all’interno di alcune aree geografiche molto circoscritte, al punto da sembrare collegato con alcuni particolari gruppi sociali e tribù. Le aree in cui la sua presenza fu riscontrata in misura maggiore sono la Spagna settentrionale, la Francia meridionale e la etnia basca. Un altra etnia con alta concentrazione del fattore RH- è quella ebraica dell’Est.

In generale, circa il 40% della popolazione europea possiede il fattore RH-. Solo il 3% degli africani e l’1% degli asiatici e dei nativi americani è RH-. Sulla scorta di tali informazioni statistiche, non è difficile risalire alle aree geografiche in cui il fattore RH- potrebbe essere stato originariamente introdotto nel codice genetico umano. Stiamo parlando della regione caucasica.

Dal punto di vista scientifico, se il fattore RH-negativo fosse davvero una tipologia sanguigna ‘normale’, a cosa dovrebbero addebitarsi gli inconvenienti che sorgono quando una madre RH- dà alla luce un bambino RH+? Si tratta di una malattia emolitica, o meglio di una reazione allergica che può produrre conseguenze gravi quando i due diversi gruppi sanguigni si mescolino durante la gravidanza, dal momento che le sostanze antigeniche presenti nel tipo RH- attaccano le cellule RH+.

Ciò detto, a cosa può addebitarsi una lotta genica tra due tipi di sangue ugualmente umano? Abbiamo a che fare con un gruppo sanguigno alieno? Esiste un unico altro caso in natura in cui ha luogo una simile reazione tra organismi che si accoppiano: quando asini e cavalli vengono incrociati per la produzione di muli. Tutto ciò è comprensibile, in quanto si tratta di un incrocio ‘innaturale’, che allo stato brado non esiste. L’ibridazione che dà vita ai muli ha luogo esclusivamente a causa dello intervento umano. Dunque, è possibile che esistano due tipologie di esseri umani, simili ma geneticamente diverse?

PECULIARITÀ
Nella maggioranza delle persone con sangue di tipo RH- si tende a riscontrare una serie di caratteristiche comuni. Ecco un elenco tratto dal sito RH Negative Registry

  • Senso di non appartenenza
    • Tendenza a ricercare la verità
    • Senso di dovere compiere una ‘missione’ nella vita
    • Empatia e compassione
    • Una costola e/o una vertebra supplementare
    • Quoziente intellettivo superiore alla media
    • Percettività extrasensoriale
    • Amore per lo Spazio e la Scienza
    • Maggiore sensibilità della vista
    • Non è possibile clonarle
    • Temperatura corporea inferiore alla media
    • Pressione sanguigna più alta della media
    • Colore degli occhi blu, verde o nocciola
    • Capelli rossi o con riflessi rossastri
    • Elevata sensibilità al calore e alla luce solare
    • Fobie inspiegabili
    • Sguardo profondo
    • Tendenza ad essere guaritori
    • Empatia per le malattie
    • Tendenza a provocare malfunzionamenti nei dispositivi elettrici
    • Tendenza ad essere vittime di rapimenti alieni
    • Tendenza ad assistere a fenomeni inspiegabili
    • Tendenza a fare sogni molto vividi
    • Barriere immunitarie più forti
    • Condizioni di autoimmunità e markers dell’antigene HLA B27
    • Pelle chiara, squilibri di melanina e carenze di vitamina D
    • Capacità di processare la CO2 in modo più efficiente della media.
    • Squilibri di Ferro e Rame
    • Sensibilità alle allergie ambientali

Cosa si potrebbe concludere dagli elementi illustrati? E’ stato dimostrato che il sangue è l’organo con minori probabilità di mutazione. Se si esclude quella di cui stiamo dibattendo, la scienza non ha mai registrato altre mutazioni genetiche nel sangue.Elemento che supporta la tesi secondo cui il fattore RH- sia stato introdotto da una fonteesterna, ad esempio esseri simili agli umani, ma non terrestri. E’ possibile che una specie aliena abbia manipolato la vita preesistente sul pianeta per creare l’uomo moderno?

LA STIRPE GIUNTA DAL CIELO

Molti testi antichi, compresa la Bibbia, sembrano supportare questa teoria. Molte storie nei testi antichi, in particolare quelle contenute nei testi pre-cristiani, narrano di una stirpe giunta dal cielo che avrebbe creato l’uomo a propria immagine. L’uomo primitivo li identificò come divinità dalla straordinaria longevità, e capaci di compiere prodigi, ad esempio volare su strani veicoli e provocare assordanti boati sparando fuoco da tali mezzi. Gli esseri umani assistettero alla edificazione di mastodontici monumenti e splendide città da parte di queste creature apparentemente divine. Perché dal punto di vista di un umanoide primitivo non potevano che apparire come divinità.

Ma in realtà chi erano, tali divinità? I miti ci dicono molto su di esse. Mediante ciò che si suppone fosse una tecnologia avanzata erano in grado di volare nello spazio. Erano maestri di aviazione, metallurgia, astronomia, medicina e – ovviamente – genetica. Conoscevano l’energia atomica ed utilizzarono il suo potere distruttivo, a giudicare dalle prove prodotte da studi di paleo-geologia. Conoscevano le tecniche dell’agricoltura e sapevano come creare cereali più nutrienti ed altri derivati alimentari. Tutte le granaglie con cui gli esseri umani ancora oggi si alimentano sono apparse contemporaneamente sul pianeta nel corso di un periodo non più lungo di 10.000 anni. Tempo molto breve, biologicamente parlando, oltre il quale non fu più sviluppata alcuna nuova forma di grano.

I nostri testi antichi narrano che un giorno queste creature iniziarono ad accoppiarsi con gli esseri umani. La Bibbia dice che gli dei guardarono le donne e le trovarono piacevoli per gli occhi, e quindi le presero in mogli, e concepirono figli, molti figli.

Nella prima parte dell’articolo ho descritto cosa accade quando due specie geneticamente simili ma non uguali, vengano incrociate. Esse producono ibridi, ad esempio i muli risultanti dalla ibridazione di cavalli ed asini. Tuttavia la non perfetta compatibilità genica fa si che i muli nascano sterili. Di conseguenza quando sarebbero stati creati gli esseri umani, essi potrebbero essere stati il frutto di una ibridazione ottimizzata mediante tecnologia avanzata, dal punto di vista delle facoltà riproduttive.

Potrebbero essere stati creati tre prototipi, ognuno più avanzato del precedente. I primi due avrebbero funto solo da iter sperimentale per giungere tipo definitivo. Si sospetta che l’uomo di Neanderthalsia stato uno dei primi risultati di questi esperimenti, mentre sarebbe molto più elevata la possibilità che il Cro-Magnon sia stato prodotto da tali sperimentazioni. L’ultimo tipo sarebbe corrisposto a ciò che oggi definiamo proto-umanità, e da esso sarebbe disceso l’uomo moderno, cioè il risultato finale degli incroci tra gli ‘dei’ e la proto-umanità.

Questo incrocio in larga parte non avrebbe prodotto inconvenienti dal punto di vista della riproduzione, ad eccezione di una linea di sangue che sviluppò il fattore RH-negativo, che cioè non ereditò la proteina ematica connessa agli antenati scimmieschi.

GUERRA TRA BLOODLINES

Per secoli i regnanti europei sono stati perseguitati dalla emofilia o ‘malattia del sangue.’ Sembra che la regina Victoria fosse una ‘vettrice’ di emofilia, e che la trasmise a tutti i suoi figli, che a loro volta si sposarono con regnanti di altri paesi europei, infettando praticamente tutte le case reali europee tra il 1800 ed il 1900.

Di conseguenza l’emofilia fu ribattezzata ‘Malattia Reale.’ Per collegare gli elementi appena citati, bisogna aggiungere che attualmente solo il 5% degli appartenenti a tutte le case reali del pianeta sono portatori di un tipo di sangue RH-. Insomma, una percentuale che si pone al di sotto della media della popolazione generale. Ciò indica che la maggior parte dei sovrani non è RH-. E’ questo il motivo dei cosiddetti ‘matrimoni combinati’?

Per la cronaca il gruppo etnico con i più elevati tassi di sangue RH- è quello dei berberi del Marocco. Dal punto di vista territoriale, uno studio ha stabilito che la concentrazione più elevata di RH- si trovi nell’attuale Iraq. Sembra che la stirpe dei berberi abbia avuto origine migliaia di anni fa sul confine tra Siria ed Iraq.

E’ plausibile l’ipotesi secondo cui i regnanti europei rifiutino i matrimoni misti con individui RH- per non mischiarsi con la linea di sangue ‘arabo’? In effetti sembra che il ceppo RH- dei popoli baschi provenga dai viandanti berberi giunti in quei territori via mare già nello 8000 aC. Molte antiche pitture rupestri rinvenute in quei territori sono attribuibili a tali ‘stranieri’ dalle grandi capacità artistiche.

L’unica cosa certa è che se le case regnanti europee si rifiutano di mischiare il loro sangue con individui RH-significa che questi ultimi rappresentano una ‘linea di sangue’ avversaria.

Curioso constatare come l’istituto del matrimonio in taluni casi, oltre che come ‘impresa dinastica’ sia una forma di perversa ‘guerra genica.’ Ad esempio attraverso il contagioso passaggio deliberato di una antica malattia. Per sapere quanto antica, bisogna esaminare la figura di El Zarhawi.

Il padre della chirurgia moderna fu El Zarhawi o Albucasis. Egli descrisse nei suoi studi una malattia che conduceva i maschi di una determinata famiglia a morire come conseguenza delle più banali lesioni.

Il nome esteso era Abul Qasim Khalaf ibn al-Abbas al-Zahravi. Nacque e crebbe presso Zahra, borgo reale di Cordova (in arabo:Qurtuba), capitale della Spagna musulmana. Come la storiografia ci insegna, Zahra gareggiava con Baghdad in grandezza e magnificenza. Al-Zahravi occupò il ruolo di medico di corte del re di Al-Hakam-II di Spagna, e morì nel 1013 dC dopo una lunga e brillante carriera in cui ideò molti strumenti chirurgici moderni. Introdusse nuove procedure quali la cauterizzazione delle ferite, la frantumazione dei calcoli all’interno della vescica, la vivisezione e la dissezione, ed ideò numerose nuove tecniche mediche. Tra le altre cose, Al-Zahravi fu il primo a fornire una dettagliata descrizione della emofilia.

Sulla base di queste premesse non è difficile domandarsi se il buon medico abbia mai preso in cura qualche componente di famiglie reali arabe di ‘mori’, nella Spagna dell’epoca, ammalato di emofilia. E non è difficile chiedersi in che modo un presunto sangue aristocratico come quello della regina Victoria possa aver contratto la strana malattia di origine araba. Fu acquisita dai suoi antenati della famiglia reale spagnola? Sembra infatti che Victoria fosse una diretta discendente del re spagnolo Ferdinando di Castiglia, vissuto nell’XI secolo dC.

In altre parole, è possibile che le discendenti femmine di Victoria, portatrici sane del gene dell’emofilia, unendosi in matrimonio con molti componenti di stirpi reali di mezza Europa, siano state usate per sabotare le future stirpi reali, contaminando i discendenti maschi della linea di sangue concorrente?

IL SANGUE BLU

Concludiamo con una curiosità. L’espressione ‘sangue blu’ con cui si definiscono i soggetti sprovvisti del fattore RH, deriva dallo spagnolo sangre azul, che indica l’appartenenza ad una stirpe nobile, e si riferisce al fatto che nei nativi spagnoli dalla pelle più chiara le vene si staglino visibilmente sul corpo pallido come linee di colore azzurro, attributo non posseduto da quelli di discendenza araba. L’espressione fu coniata dopo l’occupazione della Spagna da parte dei Mori (VIII – XV sec dC.), quando le due etnie si mischiarono con i matrimoni misti. L’aristocrazia spagnola, in particolare alcuni Castiglia, si rifiutarono di mescolarsi con i Mori, e conservarono questa caratteristica. Da allora la locuzione sangue blu fu usata per descrivere le famiglie più antiche ed aristocratiche.

FONTE : Anticorpi.info

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Paleocontatto

IL DNA SPAZZATURA

Un gruppo di ricercatori che lavorano al Progetto Genoma Umano, capitanati dal Professor Chang, hanno comunicato una sorprendente scoperta scientifica: credono che le cosiddette sequenze non codificanti del DNA umano, ovvero quello che si pensava essere Junk (spazzatura), non sono altro che il codice genetico di forme di vita extraterrestri. In pratica gli ET sarebbero nostri parenti stretti…

Cattura

Le sequenze non codificanti sono comuni a tutti gli organismi viventi sulla Terra, dalle spore (muffe) fino ai pesci, come per l’uomo, nel DNA umano esse costituiscono gran parte del genoma totale, come asserisce il Prof. Sam Chang, il capo del Team di scienziati. Sequenze non codificanti, originariamente conosciute come “DNA spazzatura”, sono stati scoperte anni fa, e la loro funzione è rimasta un mistero. La stragrande maggioranza del DNA umano è di un altro Mondo. Gli apparenti “geni spazzatura extraterrestre” possono solo godersi il viaggio. Dopo un’analisi approfondita con l’aiuto di altri scienziati, programmatori informatici, matematici e altri ricercatori, il professor Chang aveva chiesto se l’apparente “DNA spazzatura” è stato creato da una sorta di “programmatore extraterrestre”.

Una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi.

“I pezzi alieni all’interno del DNA umano – osserva il professor Chang – hanno delle proprie vene, arterie e un proprio sistema immunitario”. Il professor Chang stabilisce inoltre che “la nostra ipotesi è che una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi. La Terra è solo uno di loro. Forse, dopo la programmazione, i nostri creatori ci crescono allo stesso modo si cresce batteri in piastre di Petri, non possiamo conoscere le loro motivazioni. Se si trattava di un esperimento scientifico, o un modo di preparare nuovi pianeti per la colonizzazione, o si tratta di affari da tempo in corso di seminare la vita nell’universo “. Il Professor Chang indica inoltre che “se pensiamo in termini umani, questi programmatori extraterrestri, stavano molto probabilmente lavorando su un super codice composto da diversi progetti, e questi progetti avrebbero dovuto produrre varie forme di vita per altri pianeti.

Sono state anche cercate diverse soluzioni. Questo Super Codice o Grande Codice, una volta eseguito, non possiede una funzione, ma modificandone le parti e aggiungendone di nuove, una volta eseguito ancora, si possono ottenere dei miglioramenti, via via che ogni volta se ne aggiungono delle parti.

Il team del professor Chang concludono inoltre che, agli “apparenti programmatori extraterrestri” potrebbero aver avuto l’ordine di tagliare tutti i loro piani idealistici per il futuro, quando si sono concentrati sul” Progetto Terra ” per rispettare una ipotetica scadenza. I coordinatori del progetto “Genoma Umano” molto probabilmente, in modo frettoloso, gli ET programmatori, possono aver dovuto ridurre drasticamente “il super codice” e consegnato un programma di base, già preimpostato, destinato alla Terra “. Il professor Chang è solo uno dei molti scienziati e ricercatori che hanno scoperto altre origini extraterrestri all’umanità. Chang e i suoi colleghi,

mostrano che le lacune della “programmazione extraterrestre nel sequenziamento del DNA precipitato o gettato in fretta sulla Terra, allo scopo di creare la vita umana sulla Terra, ha presentato una Umanità con una crescita senza logica nella massa di cellule che conosciamo come il cancro”. Chang (nella foto a destra) indica inoltre che “quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice grande e il codice di base. Il dr. Chang afferma poi che “il programma completo del DNA” non era scritto in modo positivo sulla Terra. E’ ormai un dato di fatto già verificato nelle ricerche passate e che i geni da soli non sono sufficienti a spiegare

l’evoluzione; ci deve essere qualcosa di più in gioco…“Prima o poi – dice Chang – dobbiamo fare i conti con l’idea incredibile che ogni vita sulla Terra porta con se un pezzo genetico di un parente o cugino extraterrestre e che l’evoluzione non è quello che pensiamo che sia”.

FONTE        http://www.universo7p.it/

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Extraterrestri

ANIMA, DNA E GENOMA

 dhdhs

Due sono i punti da mettere ulteriormente a fuoco.

Il primo: la chiave per comprendere il funzionamento delle frequenze poste, sulle quali sto tuttora indagando. Non posso ancora formine i valori etani e sicuramente, prima di conoscerne tutte le varianti e le possibilità, trascorreranno anni; tuttavia il loro meccanismo di funzionamento sembra chiaritoli secondo: l’Anima, interrogata sul perché scelga una persona e non un’altra, dice che è questione di geni. Sostiene d’interagire con l’interno del DNA: alcuni soggetti vanno bene, mentre altri non sono adeguati poiché vibrano secondo frequenze diverse dalla sua.

Tra l’altro gli interpellati si esprimono tutti allo stesso modo: sostengono che c’è incompatibilità genetica con gran parte della razza umana, la quale non può quindi avere Anima; le frasi che usano sono diverse ma, in sintesi, alla fine la percentuale delle persone dotate di Anima si attesta intorno al 25%.

Le espressioni utilizzate per rispondere alla domanda “Quante persone hanno l’Anima?” dopo che l’addotto in ipnosi abbia affermato di propria volontà che non tutti gli esseri umani ce l’hanno, sono state:

1 Meno del 50%.

2 Attorno al 30%.

3 II 20%.

4 Circa il 25%.

5 Pochi.

6 Molto pochi.

7 Non tutti.

8 Di preciso non so, ma pochi.

Le variazioni sono probabilmente attribuibili all’assenza dell’asse del Tempo e, di conseguenza, alla difficoltà di quantificare.

Il DNA è una molecola semplice (assolutamente semplicissima anche da un punto di vista strutturale) costituita da tre parti fondamentali: il desossiribosio, i gruppi fosfato (sotto forma di esteri organici) 1 le basi azotate (quattro in tutto) che si alternano con frequenze precise. L’alternarsi delle basi azotate contiene le informazioni che permettono al DNA di funzionare e di costruire le opportune catene di amminoacidi, i polipeptidi.

Detto così sembra semplice ma, se si guarda il DNA con l’occhio dell’ingegnere genetico, si scopre che interessanti proprietà spaziali sono insite nella struttura di questa molecola. Da una serie di studi effettuati sul DNA umano, si evince che ancora nessuno è riuscito a comprenderne il vero funzionamento.

Sì sa che il 10% circa di quella struttura macromolecolare serve alla sintesi dei polipeptidi. E il resto (spazzatura è il termine per mezzo del quale viene generalmente definita questa parte del DNA; è evidente che, invece, serve a qualcosa… tuttavia credo fermamente che lo scopo della sua esistenza non sia affatto chiaro).

La struttura del DNA appare, all’occhio attento del Chimico, come una scala a chiocciola estremamente regolare. Un giro completo delle due eliche, che sono sfalsate tra loro, avviene circa ogni dodici scalini (la struttura del DNA è una molla che non ha una precisa lunghezza, ma oscilla. È assolutamente probabile che non si tratti di dodici scalini esatti, ma il problema è difficilmente risolvibile perché, se tento di analizzare il DNA, devo prenderlo e tirarlo fuori dall’ambiente nel quale si trova andando a mutare il suo stato magnetico e termico. Dunque non riuscirò mai a vedere la molecola così com’è al naturale), cioè ogni dodici interazioni tra le basi puriniche e pirimidiniche delle due eliche che lo compongono. La distanza tra un vertice e l’altro, cioè la larghezza della doppia elica, è di circa 20| angstrom (1 angstrom = IO-10 m) e la lunghezza di un giro completo è di circa 34 angstrom. Questi valori, misurati con i raggi X, sono abbastanza imprecisi essendo la macromolecola del DNA in continua vibrazione, come evidenziato dalla spettroscopia infrarossa. In definitiva, quindi, il DNA ci appare più come1 una molla che come una scala a chiocciola.

Stranamente, 12 (il numero di scalini che compongono un giro completo dell’elica) diviso per 20 (diametro dell’elica stessa) fornisce come risultato 0.6, laddove 0.618 è la mantissa del numero aureo. E ‘possibile che i dati relativi al DNA – ufficialmente il giro completo delle eliche avviene ogni 10,5 scalini – siano stati appositamente misurati in condizioni non ottimali proprio per evitare certe osservazioni? Esistono ulteriori esempi che conducono a questo sospetto, come, per esempio, l’abbandono del sistema MKS – soppiantato dal CGS – nelle misurazioni fisiche, nonché l’alterazione della scala musicale nella quale il DO di oggi non corrisponde più a quello di un tempo e certe frequenze musicali sono state stranamente spostate. Ad esempio, la vera frequenza del FA DIESIS QUINTO era di 314.16 Hz. Oggi non è più così…

Se si esamina la struttura del DNA con uno strumento elettronico, ci si accorge che può essere paragonato ad una doppia bobina formata da due fili che si avvolgono intorno a un luogo di punti centrale, l’asse del DNA. Bisogna infatti ricordare che i legami chimici sono formati da zone di spazio nelle quali alcuni elettroni si muovono generando campi elettromagnetici localmente forti. In altre parole, il DNA è una struttura in grado non solo di emettere informazioni (attraverso conformazioni che sono la base costituente di una catena di peptidi), ma è anche una vera e propria antenna che riceve e trasmette campi elettromagnetici.

Di questi aspetti del DNA la scienza ufficiale tende a non interessarsi. Alcune scuole di pensiero new age si sono invece recentemente scatenate nel dire idiozie sul DNA a dodici eliche che servirebbe all’Uomo per essere immortale. Nulla di tutto questo ha una sia pur minima base logica. Invece viene da pensare che le misure del DNA siano legate alla sezione aurea e al Pi Greco, cioè che l’Universo sia stato costruito tutto con le stesse regole.

IL GENOMA E L’ANIMA

DNA-Strand

“ L’ultima teoria del padre del DNA :  l’anima è fatta solo di neuroni ”

 “Ormai è dimostrato che la coscienza nasce da reazioni biochimiche del cervello : non vi è niente di sovrannaturale”

(La Repubblica)

Il genoma umano sta diventando l’equivalente moderno e secolare dell’Anima? È nella costellazione di geni che compongono il suo DNA l’essenza dell’uomo? A porre queste domande, anzi ad avanzare questa provocazione, è stato, qualche settimana fa sulla rivista americana Science, lo svizzero Alex Mauron, biologo molecolare e di bioetica in forza all’Università della Scuola Medica di Ginevra.

Domande tempestive. Provocazione utile. Perché intorno al DNA umano e al suo recente sequenziamento integrale sta nascendo una nuova metafisica: la “metafisica genomica”, per dirla con Mauron. Una visione del mondo che individua nel DNA, nuda ed essenziale, la nostra natura umana. Nella “metafìsica genomica”, infatti, il DNA è l’elemento fondante ed esaustivo dell’identità di un’intera specie e di ogni suo singolo individuo. In questa visione, noi siamo il nostro DNA. È il genoma che ci conferisce la nostra “umanità”. Insomma, sostiene Mauron, il genoma è diventata la versione moderna dell’Anima. Anche se è un’Anima secolare e persino materiale.

L’Anima? Non è altro che una particolare combinazione di neuroni del cervello. Mettendo fine a secoli di lotte tra scienza e religione, Francis Crick, padre del DNA, ha pubblicato sulla rivista scientifica britannica “Nature Neuroscience” uno studio destinato a far discutere. Nel cinquantesimo anniversario della scoperta del DNA, che gli valse il Nobel insieme al suo collega James Watson, lo scienziato attacca ogni ipotesi metafisica proponendone una organicistica. «La convinzione scientifica – ha più volte detto il padre del DNA – è che le nostre menti, il comportamento dei nostri cervelli, possono essere interamente spiegati dall’’interazione delle cellule cerebrali». Anni di sperimentazione, di studi su pazienti con lesioni al cervello, di test su animali e di ricerche psicologiche hanno permesso allo scienziato di arrivare all’essenza stessa dell’Anima. Alcuni degli elementi più di rilievo provengono dallo studio e dalla cura di pazienti epilettici.

«È evidente che la coscienza nasce da reazioni biochimiche del cervello», ha detto da parte sua Christopher Koch, professore di scienza neurologica all’Istituto di Tecnologia della California e co-autore dello studio.

La ricerca descrive il modo in cui diverse parti del cervello si fondono Luna con l’altra per creare un senso di coscienza, quello che i credenti chiamano Anima. «Per la prima volta – si legge nello studio – abbiamo uno schema co-ergente per i correlati neurali della coscienza in termini filosofici, psicologici e neurali». In vista delle prevedibili polemiche, la Chiesa è già scesa in campo.

Il reverendo Michael Reiss, professore di scienza alla University of London, ha minimizzato la portata della scoperta di Crick, che avrebbe solo scoperto le componenti neurologiche della coscienza: “È come dire che una cattedrale è un ammasso di pietre e vetro: è vero, ma è semplicista e non rende l’idea». Il professor Crick, che ha 86 anni, in passato ha detto più volte che un giorno l’umanità intera avrebbe dovuto accettare il concetto che Anima e promessa di vita eterna non esistono, un po’ come un tempo dovette accettare che la Terra era rotonda.

Dunque anche la scienza ufficiale ha capito che questo problema necessita di chiarimenti che, per un indagatore aperto, potrebbero venire proprio da ciò che è emerso nelle ipnosi regressive.

Le menti degli addotti, infatti, sembrano con!” ’re molte informazioni pro-venienti sia dalle conoscenze delle menti aliena (MAP), sia dalle memorie a lunghissimo termine delle componenti umane (soprattutto dell’Anima e dello Spirito).

Ad esempio, uno degli addotti (titolo di studio: terza media) mi disse in ipnosi che, per connettere stabilmente l’Anima al DNA, e quindi per non far più morire il corpo, occorreva una proteina che si chiamava TrTs.

Ebbene, esistono realmente alcune proteine della classe TrTs (acronimo di “Transferase Terminale”). Si tratta di molecole che, guarda caso, servono per legare al DNA certe altre particelle. Strano, vero?

Un’altra addotta, della quale avevo isolato Anima, disegnò il DNA così come lo vedeva. Ne risultò un’immagine che si potrebbe considerare classica tranne che per un’eccezione: all’interno delle due eliche “normali” c’era qualcos’altro, tanto da far sembrare che le eliche, in realtà, fossero tre.

Nel disegno comparivano anche alcune palline ai bordi delle eliche esterne, perfette rappresentazioni delle molecole di cristallizzazione dell’acqua intorno al DNA.

Nessuna trasmissione televisiva o testo di biologia disegna, di solito, questi oggetti. Oltre a questo, l’addotta in questione non aveva alcuna idea di come il DNA potesse essere fatto.

FONTE

Corrado Malanga – Alieni o Demoni

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Salute

EPIGENETICA

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Intervista di Barbara Stahura a Bruce Lipton sui concetti di Epigenetica e DNA alla base del bestseller LA BIOLOGIA DELLE CREDENZE – Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula, tradotto in italiano da Macro Edizioni.

Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati. Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia. Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale. Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente. I carboidrati ci fanno ingrassare? Sì, se lo crediamo. Saremo amati, avremo successo nel lavoro, saremo ricchi? Se ci crediamo, lo saremo. Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste? Bruce Lipton è un’autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento. Biologo cellulare, ha insegnato Biologia Cellulare presso la facoltà di Medicina dell’Università del Wisconsin e si è dedicato in seguito a ricerche pionieristiche alla School of Medicine della Stanford University. È stato ospite di decine di programmi radiotelevisivi ed è un conferenziere di primo piano. Le sue rivoluzionarie ricerche sulla membrana cellulare hanno precorso la nuova scienza dell’epigenetica e hanno fatto di Lipton una delle voci più note della nuova biologia.

L’INTERVISTA

Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.

Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.

BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica. Ci spiegheresti di che cosa si tratta?

BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.

BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.

BL: Sì.

BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.

BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea.

La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione. Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente.

Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione.

E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.

BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?

BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula.

I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”. Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo.

Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.

Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri.

L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.

BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.

BL: Assolutamente.

BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.

BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.

BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?

BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per esempio .le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.

BS: Come possiamo cambiare le nostre percezioni o credenze fino a quel punto?

BL: La prima cosa è acquisire le nuove percezioni di come funziona la vita. Lasciare andare o riconsiderare le percezioni con le quali ci siamo formati, che, inevitabilmente, sono vittimizzanti: sono fragile, l’ambiente mi può attaccare, lo zucchero fa male. Queste sono credenze acquisite. Ma la questione è, sono veramente vere? Sono vere se questo è ciò che credi, dal momento che la percezione governa la biologia. Se sono programmato dalla percezione che lo zucchero è dannoso alla mia biologia e lo mangio, allora essendone a conoscenza intossico il mio sistema con la credenza, non con lo zucchero. La maggior parte di queste percezioni si manifestano come credenze limitanti o auto-sabotanti su quello che possiamo o non possiamo fare. Come l’auto-guarigione.

La tendenza è, no, non ti puoi guarire da solo, devi andare da qualcun altro che ti guarirà. Santo cielo! Dopo parecchi miliardi di anni di evoluzione, il sistema fu progettato per auto-guarirsi. Per quanti milioni di anni gli esseri umani hanno fatto senza medici? Perché abbiamo bisogno di così tanti medici ora? Perché la percezione è che siamo deboli e fragili, ed abbiamo bisogno del loro aiuto. Bene, questa è una percezione.

Quando eliminiamo questa percezione ed iniziamo ad immettere nuove percezioni, allora cambiamo la risposta della nostra biologia al mondo che ci circonda. Man mano che cambiamo le nostre percezioni, cambiamo le nostre risposte. Le percezioni con le quali operi – ti danno sostegno o te lo tolgono? Ti rendono più forte o più debole? Queste percezioni sono nel subconscio, che controlla il 95 per cento della nostra vita. E, quando lo fa, lo fa senza che noi ce ne accorgiamo. Non vediamo di fatto i programmi che sono automatici. Funzionano perché il conscio è occupato, ed i programmi automatici ne prendono il posto.

Quando il conscio è occupato a fare qualcosa, non sta osservando se stesso. Ci sono due fattori che ci aiutano a capire questo. Uno, la mente cosciente opera con un processore da 40 bit, che significa che può interpretare ed elaborare 40 bit di stimoli nervosi – un bit è uno stimolo nervoso – al secondo. Il che significa che entrano 40 stimoli al secondo e la mente cosciente li discerne e li capisce. La mente subconscia in quello stesso secondo sta elaborando 40 milioni di bit. Da rilevare: se confronto l’elaborazione della mente conscia con quella subconscia, la subconscia è un milione di volte più potente nell’elaborare informazioni. Elemento numero due: i neuroscienziati cognitivi dicono che il 5 per cento del nostro comportamento giornaliero è controllato dalla nostra mente cosciente ed il 95 per cento dal programma subconscio. Perciò nella nostra esistenza quotidiana, la mente subconscia è la fonte più potente della nostra biologia. La mente subconscia è un nastro registratore. Non c’è nessuno lì. È praticamente un congegno di stimolo-risposta. Non c’è bisogno di esserne coscienti. Voi ve ne andate in giro per il mondo, e farà quello che deve fare senza che dobbiate pensarci. Quando la mente cosciente è occupata, non sta osservando il subconscio.

Ed il subconscio è composto dai programmi fondamentali che abbiamo ricevuto dagli altri nei primi sei anni. Mentre si vive la vita con le nostre intenzioni e i desideri della mente cosciente, il 95 per cento del comportamento viene dalla mente subconscia, che è stata programmata da altri. E la maggior parte di tale programmazione è veramente limitante. Non ti puoi guarire da solo, non sei abbastanza intelligente, non ti meriti le cose buone, non sei bravo in disegno o quello che è. Queste affermazioni diventano programmi subconsci, che si attivano quando non faccio attenzione. La mente cosciente nella maggioranza è occupata a pensare al futuro o al passato. E se il conscio è occupato in questo, nel momento presente, si è veramente guidati dal subconscio. Il vostro cosciente è occupato a cercare di pensare: “Mi merito un aumento e di certo dovrei salire di grado in questa ditta.” Mentre lo fate di certo, state operando dal subconscio, e quello ha un programma che afferma che non vi meritate le cose. Qual è allora l’espressione del vostro comportamento? Il comportamento che è coerente con “Non mi merito.” Ciò significa che farete degli errori o altro che renderanno legittimo che non vi meritiate le cose. Non ve ne rendete conto perché non l’avete visto all’opera, e diventate frustrati riguardo la vostra vita perché ci provate così tanto ad avere successo e non andate mai da nessuna parte. E poi, ovviamente, la tendenza è, non sei tu, è il mondo ad ostacolarti.La grande e bizzarra sorpresa è che il mondo vi darà qualsiasi cosa. E’ il vostro stesso sé che è d’intralcio.

BS: Come facciamo a vincere l’opposizione della nostra programmazione subconscia?

BL: Diventane cosciente. Ci sono un paio di modi di farlo. Il modo più antico è quello dell’attenzione Buddhista. Se sei cosciente di essere qui in questo momento, mentre fai questo stupido errore, osservi l’errore, e potresti rimediarlo. La consapevolezza, però, è una cosa molto difficile da addestrare, ed è anche un processore da 40 bit che cerca di far funzionare completamente il processore da 40 milioni di bit. Perciò, per la maggior parte della gente è una procedura molto difficile perché le loro vite sono così indaffarate e sono talmente occupati che non riescono a prendere atto di ciò. L’altro modo è, puoi ritornarci dentro e riscrivere il programma, ma ci sono due cose che devi fare: A) Identificare il programma, e B) Eseguire una procedura per riscriverlo.

Quello che riflette è qualcosa alla quale la maggior parte della gente non ha fatto attenzione e è da dove vengono la maggior parte dei problemi. Pensano che possono semplicemente parlare alla mente subconscia e che questo la migliorerà. Ma la mente subconscia è un nastro registratore. Mettete un nastro nel vostro mangiacassette, accendetelo, e poi ditegli di riprodurre qualcosa di diverso. Il fatto è, che lì, non c’è nessuno. Non farà niente. Ed il potere del pensiero positivo – la maggior parte della gente dice, il potere del pensiero positivo! Provalo! E quando non funziona si sentono peggio perché non possono neanche fare quello. Perché non funziona? Perché se il programma subconscio non è allineato con la direzione conscia, allora si ha un programma che funziona su un processore di 40 milioni di bit 95 per cento del tempo, che vi tira giù mentre voi impiegate il 5 per cento del vostro tempo nella vostra immaginazione pensando pensieri positivi, mentre il vostro subconscio sta conducendo lo spettacolo e sabotandovi proprio nel bel mezzo dei vostri pensieri positivi.

Il pensiero positivo funziona solo se le credenze nel subconscio sono in linea con esso, o se siete completamente attenti. Se siete totalmente attenti ed usate quel desiderio di essere positivi e far funzionare le cose, allora vi accorgerete quando il vostro subconscio sta facendo andare un nastro e voi potete cancellarlo. Ma se non siete attenti e pensate solo pensieri positivi, allora non state conducendo lo spettacolo. Da qui vengono i conflitti. E, ovviamente, se voi foste così positivi nella vostra mente e pensaste che state conducendo lo spettacolo e pensando che non funzioni, ovviamente il mondo vi è contro. No, il mondo non vi è contro, sono i programmi limitanti ed auto-sabotanti che acquisiamo in gioventù. Qui è dove dobbiamo azzerarci.

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