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LE PIRAMIDI PERDUTE DI VISOKO

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Per gli archeologi proprio non esistono. Per i geologi sono solo strutture naturali. Ma per Semir Osmanagich, o Dottor Sam come si fa chiamare, sono le più antiche costruzioni realizzate dalla mano dell’Uomo mai rinvenute. E da anni, ormai, lavora con un team di ricercatori e tanti volontari per riportarle alla luce. Oggi, Visoko- cittadina della Bosnia-Erzegovina nel quale l’imprenditore sostiene di aver trovato cinque piramidi e un intricato sistema di tunnel sotterranei – è diventata una meta turistica, ma non smette di essere al centro di polemiche e contestazioni.

Se cercate sul web informazioni sulla “Valle delle piramidi bosniache” troverete giudizi trancianti: ad esempio, Wikipedia- l’enciclopedia collettiva di internet- dice che si tratta di un complesso collinare naturale di aspetto piramidale, situato nei pressi di Sarajevo, portato alla ribalta dalle teorie di Semir Osmanagich. “La tesi è priva di fondamento scientifico e storico”, sentenzia l’anonimo autore della voce. Una condanna senza appello. Eppure, osservando le immagini e analizzando i dati finora raccolti durante gli scavi, viene il dubbio che questo giudizio sia quanto meno un po’ affrettato.

Osmanagich è stato a Milano di recente, ospite dI Uno Editori che ha organizzato una conferenza. Con il cappello all’Indiana Jones e il fare accattivante, per oltre un’ora Dr. Sam ha spiegato al pubblico perché ritiene che la sua scoperta sia così importante da dover far riscrivere i libri di storia. Affermazione pretenziosa, ma se fosse vera anche solo la metà delle sue dichiarazioni nessuno potrebbe dargli torto. A suo avviso, sotto quelle colline si nasconde il complesso piramidale più vasto e antico del mondo: le piramidi più alte- quelle del Sole  (220 metri) e della Luna (190 metri)- fanno impallidire le colleghe egiziane (la Piramide di Cheope non supera i 147 metri) e risalirebbero a molte migliaia di anni fa.

Una datazione sconcertante, ma ricavata dall’esame al radiocarbonio su alcune foglie fossilizzate trovate intrappolate tra i blocchi pesanti svariate tonnellate della Piramide del Sole. Età: 29200 anni.  E quei massi a forma di parallelepipedo, ben sagomati e squadrati, non sarebbero pietre naturali, ma opera dell’uomo: sette diversi istituti di ricerca (incluso il Politecnico di Torino)  hanno stabilito che quei lastroni sono fatti con una sorta di calcestruzzo, o meglio, con un geopolimero cementizio estremamente resistente che in natura ovviamente non esiste.

Così come fa pensare all’intervento umano anche la disposizione delle colline di Visoko: unendo con tre linee rette le piramidi del Sole, della Luna e del Drago, si ottiene un triangolo perfettamente equilatero. Inoltre, il lato nord della Piramide del Sole coincide quasi perfettamente con il nord astronomico, con uno scarto inferiore ad un grado. Tutte le strutture appaiono poi molto regolari, con 4 facce triangolari con la stessa inclinazione. Tutte sono ricoperte da uno strato di terra alto circa un metro, che l’istituto statale di Pedologia ha datato a 12.000/15.000 anni fa.

Al di sotto, ci sono vari livelli di terrazzamenti realizzati con i blocchi di geopolimero oppure, nel caso della Piramide della Luna, con blocchi di arenaria tenuti insieme da argilla. Anche in questo caso, la scoperta di materiale organico ha permesso di stabilire l’età della costruzione: avrebbe più di 12 mila anni. Poi, più sotto ancora, nelle profondità del terreno, per decine di chilometri si estende una rete di tunnel, camere e cunicoli riempiti di terra e detriti che un po’ per volta la fondazione creata da Sam Osmanagich sta liberando.

Eppure, come dicevamo, per gli archeologi e i geologi tutto questo non esiste oppure è semplicemente opera della natura. Come è possibile? In parte, dipende dal fatto che il sito sia stato preso in esame quando gli scavi erano appena iniziati e poco, pochissimo era emerso. Gli articoli citati anche da Wikipedia per definire infondata la tesi del Dr. Sam risalgono per lo più al 2006. Chissà, se oggi, a 11 anni di distanza, gli stessi studiosi che hanno bocciato e respinto la scoperta si recassero sul luogo, forse il loro parere sarebbe differente. Di sicuro, non potrebbero più liquidare l’intera faccenda come un’assurdità dal punto di vista storico. Anche perché nel frattempo la comunità archeologica ha dovuto ammettere- grazie al ritrovamento di Göbekli Tepe– che 12 mila anni fa, ben prima dei Sumeri, esistevano civiltà in grado di edificare grandi complessi architettonici.

Per sconfessare la tesi di Osmanagich, non basta dire che è priva di fondamento scientifico: bisogna dimostrare che gli esami sono sbagliati, i test errati, le spiegazioni infondate. Bisogna vedere con i propri occhi, esaminare di persona, trovare interpretazioni alternative. Bisogna fare scienza, insomma, che non si basa su opinioni, o peggio su preconcetti e pregiudizi, ma su dati oggettivi, misurabili e verificabili. Dati che Osmanagich sostiene di aver ottenuto da anni di studi sul campo, con la collaborazione di decine di studiosi ed esperti dei più svariati settori e di diverse nazionalità: non dovrebbe essere difficile ottenere le loro perizie e i loro resoconti per un ricercatore seriamente intenzionato a far chiarezza.

Anche perché il dottor Sam dice di avere le prove che le piramidi di Bosnia sono degli amplificatori di energia: quattro diversi tecnici in quattro momenti diversi avrebbero misurato l’emissione di un raggio dalla punta della piramide del Sole con la frequenza di 28 kHz, la cui intensità diventa sempre più forte man mano che si allontana dalla cima perché si tratterebbe dell’effetto “di una tecnologia non herziana”. Affermazioni cha fanno rizzare i capelli in testa agli scienziati. Ma ancora una volta, visto che ad individuare questo particolare campo elettromagnetico sono stati ingegneri dotati di strumentazioni scientifiche, non dovrebbe essere difficile per un fisico- dati alla mano- verificarne o meno la fondatezza.

I TUNNEL SOTTERRANEI

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Non solo. Osmanagich sostiene perfino che nei tunnel sotterranei ci sia una concentrazione altissima di ioni negativi e una totale assenza di radiazioni cosmiche e di radioattività naturale, fatto che rende quegli ambienti estremamente salubri. Anzi, sarebbero luoghi di guarigione, nei quali le cellule umane riescono a rigenerarsi e ad autocurarsi. Analisi mediche avrebbero dimostrato che dopo qualche ora in quelle cavità si abbassa il livello del glucosio nel sangue e migliora la pressione. Nessun dottore animato da sano scetticismo e da curiosità scientifica ha voglia di andare a Visoko per controllare di persona questi incredibili ”poteri”?

Da parte sua, l’imprenditore bosniaco trapiantato negli Stati Uniti sembra essere molto sicuro di sé e dei risultati delle sue ricerche. “Tutto quello che i libri di storia dicono delle piramidi è sbagliato. Non sono solo in Egitto e in Messico, sono sparse in tutti i continenti. Di quelle di Giza, dicono che erano tombe, ma non sono stati trovati dipinti, iscrizioni, mummie, suppellettili, materiale organico, nulla che possa provare in merito alla loro costruzione come, quando e perché”, ha detto durante la conferenza di Milano. “Ci sono 250 piramidi in Cina, ma il governo non autorizza gli scavi, perché sono antiche di almeno 12 mila anni e cambierebbero la storia.”

Una storia che per lui andrebbe riscritta. “Quello iniziato con i Sumeri è solo l’ultimo ciclo dell’umanità. Prima, ce ne sono stati molti altri che finirono 12 mila anni fa, 20 mila, 30 mila, 50 mila…La storia è fatta da un ciclo dopo l’altro. Un cataclisma spazzò via l’ultima civiltà prima della nostra, i pochi che sopravvissero nascosti nelle caverne o in città sotterranee trovarono il loro mondo distrutto e hanno dovuto ripartire da capo dal Neolitico.”  Ma noi, discendenti da quei pochi scampati alla fine del mondo, avremmo perso la memoria del nostro passato che ogni tanto riemergerebbe senza essere pienamente compreso.

SABRINA PIERAGOSTINI

 

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LA GUARIGIONE SPIRITUALE SECONDO GLI INDIANI D’AMERICA

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I nativi del nord America usano bruciare alcune piante a scopo cerimoniale e nei riti di guarigione. E’ anche una forma di aromaterapia.

Certamente una delle piante più utilizzate a questi scopi è la GLICERIA (HIEROCLOE ODORATA), con cui formano lunghe trecce che si possono bruciare, ma anche indossare o riporre come offerta sugli altari. Spesso il suo fumo si unisce al vapore acqueo nelle capanne sudatorie. Come i nostri incensi comuni, si ritiene che il fumo abbia un’azione purificatrice: l’intento non è di inalare il fumo ma di immergersi in esso per favorire le attività spirituali. La GLICERIA ha un leggero effetto soporifico, l’aroma ricorda la vaniglia e, secondo alcuni, favorisce gli stati meditativi.

Ne parla Barrie Kavasch, ricercatrice e storica delle culture degli indiani d’America: «Potete offrire il fumo a voi stessi. Muovete la treccia in alto e in basso per circondare di fumo la testa e il busto. Mettendo le mani a coppa, accostate il fumo al vostro cuore, questo porterà amore e attenzione. Poi portate le mani con l’offerta di fumo alla testa per ottenere chiarezza di giudizio e buoni pensieri. Se lo passate sulle braccia e sulle gambe scacciate ogni rabbia, tensione e sconforto».

Altre erbe, spesso miscelate, formano gli incensi tradizionali di queste popolazioni. Una pianta molto popolare è la Salvia ma non quella che troviamo nei nostri supermercati (meglio non bruciarla, può far venire mal di testa). Si tratta di specie autoctone come la Salvia bianca (SALVIA APIANA) e la Salvia del deserto (che però non è una Salvia ma un’Artemisia). Ancora oggi sono preparate e vendute: ogni tribù ha il suo blend specifico in cui alla Salvia si aggiungono cedro, ginepro, GLICERIA, mesquite, uva ursina e molte altre sostanze vegetali.

Al fumo generato dalla combustione di queste piante si attribuisce la capacità di generare stati d’animo positivi, scacciando le negatività. Calmano e rilassano. Si trovano bastoncini di Salvia ma si può anche riporre la Salvia o le miscele in un bruciatore. Di solito si tratta di momenti da vivere insieme ad altre persone.

Ancora la Kavasch: «Potete passarvi il bruciatore da uno all’altro: ciascuno gode del fumo e trascorre un momento in silenzio, a pregare, prima di passarlo al prossimo. Le preghiere collettive e le energie positive di questi incontri sono stupefacenti: spesso, un reale senso di guarigione spirituale può pervadere tutti i presenti»

Ma la cosa più importante non è il fumo, che si compra, ma l’inclinazione mentale, che dobbiamo riscoprire in noi stessi.

PIANTE SACRE DELLE QUATTRO DIREZIONI

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EST

Le erbe accomunate alla direzione dell’Est sono il pino, la salvia ed il tabacco.

Tabacco: Viene e veniva usato per onorare gli avi invocandone la saggezza per poter decidere in merito a questioni importanti della propria vita o della vita della tribù.

Pino: Questa pianta consente di pulire l’aura, ottenere fertilità e la pace della mente. Sono parecchi gli indiani americani che lo adoperano nella propria casa, perché si pensa sia un buon guardiano, essendo della famiglia dei sempreverde perciò non muore mai e restano sempre vigile.

SUD

Le erbe sacre accomunate alla direzione del Sud del mondo che vengono usate nelle preghiere, sono il cedro e la copale.

Cedro: Si adopera per proteggere se stessi o chi si ama dal male in senso generale, è collegato al sole e serve ad attirare una nuova vita.

Copale: Viene adoperata apposta nelle cerimonie della direzione Sud-Ovest per facilitarne la fluidità nelle energie che si smuovono.

OVEST

Le erbe sacre usate per questa direzione, sono la salvia, l’artemisia e il salice.

Salvia: Appartiene alle erbe sacre per antonomasia che purificano, fortificano e proteggono oltre al fatto che è una delle erbe in grado di sconfiggere addirittura le malattie e i disturbi più gravi da cui prende il nome (salvia: SALVIS = salvavita), distrugge e allontana le forze oscure e infatti è una delle erbe magiche indiane maggiormente usata nei riti, a volte viene usata anche per i riti sacri diretti alla direzione dell’ Est, ma trova tutte le sue caratteristiche incentrate sulle qualità dell’ Ovest.

Artemisia: Questa erba sacra viene usata perché aiuta nelle visioni e perché consente di avere più facilmente sogni lucidi e chiari oltre che profetizzare.

Salice: Secondo diverse leggende questa pianta rappresenterebbe la parte inconscia delle persone, che porta un rinnovamento della propria vita dopo la morte.

NORD

L’erba più sacra alla direzione nord, è rappresentata dalla SWEET GRASS che significa “capelli della nonna”, infatti questi “capelli” bianchi corrisponderebbero al simbolo dell’esperienza e della saggezza generata dalle esperienze fatte nella vita.

Per i LAKOTA, ogni uomo nasce con quattro aspetti dell’anima”: il SICUN, la forza immortale che permette al corpo di formarsi, e che alla morte ritorna “al nord” ad attendere un nuovo concepimento; il tun, il potere di trasformare l’energia da visibile in invisibile e viceversa; il ni, il “respiro” che abbandona il corpo con la morte; il NAGI, l’ombra” che alla morte percorre la Via degli Spettri per unirsi agli antenati e riprendere la vita tradizionale. I miti e i rituali LAKOTA si sviluppano in serie di quattro e sette, e sono ciclici, come la vita. Il cerchio è sacro.

LE SETTE CERIMONE SACRE

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Le Sette Cerimonie Sacre, sostrato della religione LAKOTA, sono sopravvissute fino ai nostri giorni nonostante i tentativi di repressione ad opera del governo degli Stati Uniti durante il XIX secolo. Esse sono:

1- La Capanna di Sudorazione (INITIPI), la quale serve come preludio a tutte le altre cerimonie e rappresenta un rituale di grande importanza.

2- La Ricerca della Visione (HANBLECEYA): viene effettuata in età puberale, originariamente dai soli maschi, ma estesa a tutti dagli anni Settanta. Un uomo di medicina manda l’iniziato su una collina, o in altri luoghi isolati, per un periodo che va da uno a quattro giorni, dove digiuna e porge offerte rituali ai Quattro Venti attraverso la sacra pipa, fino a quando riceve una visione. Una volta ricevuta, essa viene interpretata dall’uomo di medicina e segnerà il destino del giovane per tutta la vita.

3- La Cerimonia del Trattenimento del Fantasma (Wanagi Wicagluhapi) viene eseguita per un caro defunto. La credenza che lo spirito rimanga un anno nel luogo della sua morte porta il parente che intraprende la prova del lutto (WASIGLA) a conservare una ciocca dei suoi capelli avvolta in pelle di daino. Egli\ella deve esporre l’involto al sole durante le belle giornate, ripararlo dal vento e donargli ogni giorno del cibo. Colui che trattiene lo spirito deve dedicare tutto il suo tempo a questo scopo, dopodiché, trascorso un anno dal decesso, lo spirito viene lasciato libero di viaggiare verso l’aldilà. In questa occasione la famiglia indice una grande festa, invitando i parenti e distribuendo regali a chi durante l’anno ha sostenuto il custode dello spirito. Oggi questa cerimonia è spesso sostituita dalla Festa del Ricordo (Wokiksuye Wohanpi), un rito simile anche se lievemente meno impegnativo per il custode dello spirito e per la famiglia. Dopo la veglia e la sepoltura, inoltre, si celebra un ulteriore rito: amici e parenti portano cibo sul luogo della veglia e rimangono tutta la notte a confortare la famiglia. Comunemente, il defunto viene sepolto nei cimiteri cristiani, per cui alla cerimonia LAKOTA si aggiunge la sepoltura cristiana.

4- Il rituale detto Awicalowanpi (Esse cantano del loro primo mestruo) accompagna il menarca delle ragazze. Durante la cerimonia la ragazza si toglie gli abiti infantili per vestire quelli della donna adulta e le viene insegnato a sedersi con la compostezza della donna. Da quel momento in poi, la donna ha la proibizione di eseguire rituali sacri durante gli anni di fertilità, e deve ritirarsi in una tenda speciale (ISNATIPI, tenda della solitudine) durante il ciclo mestruale. Questo rituale è stato ripristinato dagli anni Ottanta e costituisce tuttora un aspetto importante del ciclo vitale femminile LAKOTA.

5- La Tapa WANKAIYEYAPi (Cerimonia del lancio della palla) è caratterizzata dalla presenza di una bambina che lancia una palla di pelle di bisonte verso un gruppo di persone, in ognuna delle quattro direzioni. Coloro che riescono a prendere la palla avranno buona fortuna durante l’anno.

6- La HUNKA (Farsi dei parenti) è una cerimonia che riguarda l’adozione da parte di un anziano di un giovane dello stesso sesso. Il vincolo così creato è più forte di un legame di sangue e l’anziano è tenuto a provvedere al giovane per tutta la sua vita. Oggi, la Hunka viene utilizzata per introdurre nella tribù un nuovo adulto, che riceve un nuovo nome con la cerimonia della Castunpi (Cerimonia del nome), al termine della quale un anziano gli lega una piuma ai capelli, simbolo del suo nuovo stato tribale.

7- La Wiwanyang Wacipi (Danza del sole), infine, viene considerata la più importante cerimonia LAKOTA.

Fumare la pipa rappresenta un atto cerimoniale di introduzione ad altre cerimonie. La pipa va riempita secondo un preciso rituale: si uniscono il cannello e il fornello e si aggiunge il tabacco di CANSASA (corteccia di salice rosso), un pizzico per volta, con offerte ai Venti, al Cielo, alla Terra e al Centro dell’Universo. Si ricopre il tutto con della salvia che chiude la pipa fino a quando giunge il momento di fumare durante una cerimonia. Mentre si fuma e si fa passare la pipa tra tutti i presenti, il fumo del tabacco sale portando con sé le preghiere dei partecipanti.

 

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IL DNA SPAZZATURA

Un gruppo di ricercatori che lavorano al Progetto Genoma Umano, capitanati dal Professor Chang, hanno comunicato una sorprendente scoperta scientifica: credono che le cosiddette sequenze non codificanti del DNA umano, ovvero quello che si pensava essere Junk (spazzatura), non sono altro che il codice genetico di forme di vita extraterrestri. In pratica gli ET sarebbero nostri parenti stretti…

Cattura

Le sequenze non codificanti sono comuni a tutti gli organismi viventi sulla Terra, dalle spore (muffe) fino ai pesci, come per l’uomo, nel DNA umano esse costituiscono gran parte del genoma totale, come asserisce il Prof. Sam Chang, il capo del Team di scienziati. Sequenze non codificanti, originariamente conosciute come “DNA spazzatura”, sono stati scoperte anni fa, e la loro funzione è rimasta un mistero. La stragrande maggioranza del DNA umano è di un altro Mondo. Gli apparenti “geni spazzatura extraterrestre” possono solo godersi il viaggio. Dopo un’analisi approfondita con l’aiuto di altri scienziati, programmatori informatici, matematici e altri ricercatori, il professor Chang aveva chiesto se l’apparente “DNA spazzatura” è stato creato da una sorta di “programmatore extraterrestre”.

Una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi.

“I pezzi alieni all’interno del DNA umano – osserva il professor Chang – hanno delle proprie vene, arterie e un proprio sistema immunitario”. Il professor Chang stabilisce inoltre che “la nostra ipotesi è che una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi. La Terra è solo uno di loro. Forse, dopo la programmazione, i nostri creatori ci crescono allo stesso modo si cresce batteri in piastre di Petri, non possiamo conoscere le loro motivazioni. Se si trattava di un esperimento scientifico, o un modo di preparare nuovi pianeti per la colonizzazione, o si tratta di affari da tempo in corso di seminare la vita nell’universo “. Il Professor Chang indica inoltre che “se pensiamo in termini umani, questi programmatori extraterrestri, stavano molto probabilmente lavorando su un super codice composto da diversi progetti, e questi progetti avrebbero dovuto produrre varie forme di vita per altri pianeti.

Sono state anche cercate diverse soluzioni. Questo Super Codice o Grande Codice, una volta eseguito, non possiede una funzione, ma modificandone le parti e aggiungendone di nuove, una volta eseguito ancora, si possono ottenere dei miglioramenti, via via che ogni volta se ne aggiungono delle parti.

Il team del professor Chang concludono inoltre che, agli “apparenti programmatori extraterrestri” potrebbero aver avuto l’ordine di tagliare tutti i loro piani idealistici per il futuro, quando si sono concentrati sul” Progetto Terra ” per rispettare una ipotetica scadenza. I coordinatori del progetto “Genoma Umano” molto probabilmente, in modo frettoloso, gli ET programmatori, possono aver dovuto ridurre drasticamente “il super codice” e consegnato un programma di base, già preimpostato, destinato alla Terra “. Il professor Chang è solo uno dei molti scienziati e ricercatori che hanno scoperto altre origini extraterrestri all’umanità. Chang e i suoi colleghi,

mostrano che le lacune della “programmazione extraterrestre nel sequenziamento del DNA precipitato o gettato in fretta sulla Terra, allo scopo di creare la vita umana sulla Terra, ha presentato una Umanità con una crescita senza logica nella massa di cellule che conosciamo come il cancro”. Chang (nella foto a destra) indica inoltre che “quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice grande e il codice di base. Il dr. Chang afferma poi che “il programma completo del DNA” non era scritto in modo positivo sulla Terra. E’ ormai un dato di fatto già verificato nelle ricerche passate e che i geni da soli non sono sufficienti a spiegare

l’evoluzione; ci deve essere qualcosa di più in gioco…“Prima o poi – dice Chang – dobbiamo fare i conti con l’idea incredibile che ogni vita sulla Terra porta con se un pezzo genetico di un parente o cugino extraterrestre e che l’evoluzione non è quello che pensiamo che sia”.

FONTE        http://www.universo7p.it/

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ENOCH

SACRE SCRITTURE E RIFERIMENTI UFO

Enoch è un personaggio biblico antidiluviano, sesto discendente diretto di Adamo ed Eva lungo la linea di Set (la cosiddetta “grande genealogia dei Setiti” nel capitolo 5 della Genesi). È citato nel Libro della Genesi (5, 21-23). Figlio di Iared, genera a sua volta Matusalemme, il nonno di Noè. Particolare la sua fine  : “Enoch visse in tutto 365 anni, e camminò con JHWH, poi non fu più veduto, perché JHWH lo prese”. Questo enigmatico versetto ha fatto nascere la tradizione secondo cui egli sarebbe stato rapito in Cielo come il profeta Elia. “Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni”, dice infatti di lui Siracide 44, 16). Così lo si ritrova anche nel Nuovo Testamento : “Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte ; e non lo si trovò più, perché JHWH lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a JHWH” (Ebrei 11, 5). Il fatto che Enoch sia stato “rapito in Cielo” nel 365º anno della sua vita ha fatto pensare ad alcuni che la sua figura rappresenti la trasformazione in personaggio biblico di un’antica divinità solare (l’anno solare è composto di 365 giorni). D’altronde lo stesso Elia non avrebbe conosciuto la morte poiché «salì nel turbine verso il cielo» con «un carro di fuoco e cavalli di fuoco» anch’essi interpretati come simboli di un Dio del Sole.

Enoch è anche un personaggio biblico dell’Antico Testamento, figlio primogenito di Caino ; viene citato nel passo della Genesi 4,17, del quale si dice : “Più tardi si mise a costruire una città che chiamò Enoch, dal nome di suo figlio”. È probabile che il nome Enoch significhi sacrificio, ed indichi proprio quei sacrifici rituali in cui una vergine o un bambino venivano uccisi sulle fondazioni della nuova città, in modo che il loro fantasma furioso le infestasse e si opponesse a qualunque nemico. Ma esiste anche un altro significato : Enoch, infatti, in ebraico significa “iniziato”.

Enoch è inoltre protagonista dell’antichissimo “LIBRO DI ENOCH” o “PENTATEUCO DI ENOCH” che è composto da 150 capitoli raggruppati in 5 sezioni. A grandi linee, il contenuto del testo ruota attorno alla caduta dei “Vigilanti”, cioè alcuni angeli che generarono i NEFILIM o “GIGANTI” (l’enigmatico racconto di Gen6,1-4). Il libro contiene anche una descrizione dei movimenti dei corpi celesti, in tipico stile apocalittico.

L’ABDUCTION DI ENOCH

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Sesto discendente di Adamo lungo la genealogia dei Setiti, figlio di Iared, Enoch genera a sua volta Matusalemme, il nonno di Noè.  Genesi 5,22-24 narra :

  • «e camminò [avanti e indietro] Enoch con gli Elohìm»
  • «dopo avere generato Metusclàch [Matusalemme] tre cento anni»
  • «e generò figli e figlie»
  • «e fu tutti giorni [tempo] di Enoch trecento sessanta cinque anni»
  • «e camminò [avanti e indietro] Enoch con gli Elohìm»
  • «e non egli [fu più] perché prese lui Elohìm»

Enoch dunque se ne sarebbe andato, senza morire, con gli Elohìm : la tradizione era evidentemente diffusa, conosciuta e accettata, perché è stata ripresa anche dal Siracide (44,16) e dal Nuovo Testamento nella Lettera agli Ebrei (11,5).

Anche per lui parrebbe improprio parlare di “rapimento”, perché per ben due volte il testo ci dice che Enoch camminava con gli Elohìm e il verbo si trova in una costruzione particolare, che indica l’intensità e la ripetitività dell’azione. Per questo motivo il significato può essere efficacemente rappresentato con il camminare “avanti e indietro”: l’autore ci dice insomma che si trattava di un accompagnarsi costante e ripetuto.

Peraltro, il libro della Genesi è molto laconico nel descrivere la vicenda, che invece è narrata con dovizia di particolari nei libri apocrifi del patriarca.

In questi ultimi si trovano le descrizioni dei viaggi che compie accompagnato dagli angeli definiti “Vigilanti” (un termine che richiama i Guardiani di Sumer e i Neteru dell’Egitto…).

Analizziamole brevemente :

  • Enoch sale in cielo in una casa meravigliosa dove incontra la Grande Gloria di Dio
  • viene portato in vari luoghi anche sotterranei ;
  • vola in una località deserta dominata dal fuoco ;
  • si sposta poi nelle diverse direzioni verso i confini della Terra ;
  • riceve dai “Vigilanti” una serie di conoscenze astronomiche relative all’ordine del cosmo, al sole, alla luna e alle sue fasi, all’anno lunare, ai venti . Conoscenze di cui gli Elohìm disponevano ampiamente, in grazia del loro essere viaggiatori dello spazio.

PARALLELISMI

Ume No Chiri, 1803 

Impressionante è la ripetitività dell’idea di un “intercorso” divino-umano che generi giganti in un numero notevole di civiltà differenti. Così troviamo che:

  • antiche leggende sumere parlano di dei che discendono dalle stelle e inseminano creature terrestri, dando vita ai primi uomini
  • i nativi di Melekula, nelle Nuove Ebridi ritengono che la prima razza umana discendesse da alcuni “figli del cielo”
  • gli Inca si consideravano “figli del sole”
  • i Teutoni credevano che i loro antenati fossero i cosiddetti “Wanen”, esseri volanti provenienti dal cielo
  • i Coreani pensavano che un re celeste “Hwanin” avesse mandato suo figlio “Hwanung” sulla terra per sposare una mortale e dar vita a “Tangun Wanggom”, che per primo riunì le tribù disperse in un solo regno
  • l’antica tradizione Tango-Fudoki in Giappone riporta la storia del “Figlio dell’Isola”, nato da un uomo terrestre e dalla sua sposa celeste
  • il “Mahabharata” e altri antichi scritti sanscriti in India parlano di dei che generano figli da donne terrestri e di questi figli che ereditano dai padre qualità soprannaturali
  • elementi mitologici similari si riscontrano anche nella “Epopea di Gilgamesh”, in cui leggiamo di “guardiani” divini che si accoppiano sulla Terra e generano giganti
  • infine, un antico mito persiano narra che, prima dell’arrivo di Zarathustra, alcuni demoni avevano corrotto il genere umano, alleandosi con le donne.

LA MAGIA ENOCHIANA

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La magia Enochiana é una pratica di tipo evocativa cerimoniale, che si basa su un alfabeto dettato da enti o meglio chiamati ELEMENTALI. Essa é assai pericolosa in quanto necessita una preparazione ed una conoscenza rituale molto specifica.
sotto vi riporto qualche notizia per cultura, anche perché’ la sua origine e decisamente particolare.

ORIGINI

Storicamente l’alfabeto Enochiano apparve per la prima volta nel 16° secolo ad opera del Dr. John Dee (1527-1608) e del suo assistente Sir Edward Kelly (1555-1597). Le lettere furono rivelate a Kelly durante una visione il 6 Maggio 1583, così come è riportato nel manoscritto denominato Liber Logaeth. Le lettere apparvero in uno sfolgorante colore giallo e furono accuratamente ricopiate.

L’ALFABETO E LA LINGUA

L’alfabeto Enochiano è scritto da destra a sinistra ed è composto da 21 lettere, così come l’alfabeto italiano, piuttosto che da 24 come quello latino o da 22 come l’ebraico.

Questo permette di dividere le lettere in 3 gruppi di 7, ed in realtà sappiamo che le lettere enochiane furono rivelate a Kelly in 3 gruppi di 7. Questi 3 gruppi, collegabili con le 3 Lettere Madri ebraiche o con il concetto di trinità, rappresentano le 3 famiglie denominate di “Pn”, di “Tal” e di “Pal”. Seguono poi le 7 Luci che governano i 12 Nomi di Dio che, a loro volta, governano i 99 Spiriti Geografici derivati dalla Grande Tavola delle Torri di Guardia.

I caratteri dell’Alfabeto Enochiano sono usati nella pratica del Sistema Enochiano, sia attraverso l’uso delle Tavolette denominate Torri di Guardia che, come linguaggio, nelle cosidette chiamate Enochiane.

La Lingua Enochiana è stata oggetto di numerosi studi ed ha dimostrato di essere un vero linguaggio, tuttavia non risulta sia mai stata parlata o che tali caratteri siano mai stati usati dagli uomini, al di fuori dei nostri usi. Sebbene sembri non sia mai stata usata come lingua viva, la nostra Tradizione afferma che è una lingua segreta. Tracce di questa lingua sono state trovate ovunque. Un esempio è dato dal nome del Sommo Sacerdote di Giove, che era chiamato “Dialis”, un termine dalla provenienza e dal significato ignoto. Tuttavia sulla Tavoletta della Terra uno dei Tre Nomi Santi e Segreti di Dio è proprio “Dial”. Anche la parola sancrita UM o OM è la radice per “intelligenza”, nella Seconda Chiamata Enochiana abbiamo infatti le parole “omax” ed “oma” intese come “comprensione”.

Resta da dire che il metodo con cui questo linguaggio fu trasmesso a John Dee ed Edward Kelly rende impossibile pensare ad una qualsiasi frode. Durante la dettatura non venivano mai nominate le lettere ma piuttosto solo le griglie entro le quali le lettere erano contenute, es. colonna 3 – riga 42, e Dee provvedeva a trascrivere. Spesso il messaggio era scritto a ritroso, per evitare i pericoli di una incauta lettura. Il senso ed il significato, nonché la traduzione, venne fornita in seguito dalla stessa “fonte di dettatura” e non da John Dee o da Edward Kelly.

ATTRIBUZIONI

Il Sistema Enochiano, nelle attribuzioni, resta diverso da quello presente nella comune e diffusa filosofia occulta.

CAUTELE

E’ comunque opportuno aggiungere qualche avvertimento. Quando si opera a qualsiasi livello con la Lingua Enochiana è necessaria una certa prudenza. E’ un Sistema potente e non va usato incautamente. Spesso viene trascritto o letto al contrario, per evitare commistioni tra le Operazioni reali e le fasi preparative delle Operazioni. Il valore del Sistema è indiscutibile ed è immediato rendersene conto.

LA PRONUNCIA

Esistono due modi di pronunciare le lettere Enochiane, la pronuncia lettera per lettera e la pronuncia discorsiva. Producono effetti diversi ed hanno quindi usi diversi.
La pronuncia lettera per lettera prevede che tutte le consonanti siano pronunciate avendo come seguito la vocale che segue la nomenclatura della lettera ebraica corrispondente. Incidentalmente è lo stesso metodo di pronuncia utilizzato da Abulafia per l’Alfabeto Ebraico. La “Z” è sempre “Zod”, la “M” è sia “Em” che “Me” ( Mem) , la “N” è sia “Nu” (Nun) che “En”, la “T” è sia “To” che “Ta” ( Tav).

FONTI

http://it.wikipedia.org
http://www.maurobiglino.it/
http://www.edicolaweb.net/
http://mutamenti.forumfree.it/

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Paleocontatto

ELOHIM, NEPHILIM E MALAKHIM

ELOHIM ( אֱלהִים )

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ELOHIM è un plurale della parola ELOAH, spesso tradotta con “divinità”.

Quando usato con verbi e aggettivi al singolare ELOHIM è usualmente singolare, “dio” o specialmente il Dio. Quando usato con verbi e aggettivi al plurale ELOHIM è usualmente plurale, “dei” o “potenze”. Generalmente si pensa che ELOHIM sia una forma derivata da ELOAH, a sua volta una forma espansa del sostantivo semitico nordoccidentale il. Viene di solito tradotto con “Dio” nella Bibbia ebraica, riferendosi con verbi al singolare al Dio unico di Israele, ma anche in alcuni esempi ad altre divinità pagane individuali (nel panteon Canaanita). Con verbi al plurale la parola è anche usata come vero plurale nel significato di “dèi”. I nomi correlati ELOAH e EL sono usati sia come nomi propri che come generici, nel qual caso sono intercambiabili con ELOHIM.

Lo studioso americano Mark S. Smith afferma che la nozione di divinità subì cambiamenti radicali lungo tutto il periodo della prima identità israelita. Smith dice che l’ambiguità del termine ELOHIM è il risultato di tali cambiamenti, espressi da Smith in termini di “traducibilità verticale”, cioè la re-interpretazione degli dèi del primo periodo storicamente registrato come il primo “dio nazionale” della monolatria, come emerso nel VII e VI secolo p.e.v. nel Regno di Giuda e durante la cattività babilonese, e in seguito in termini di monoteismo con l’apparire dell’Ebraismo rabbinico nel II secolo. Una versione differente è stata data dallo storico Morton Smith. Nonostante la fine in -IM comune a molti nomi plurali maschili ebraici, la parola quando riferita al Nome di Dio è grammaticalmente singolare e regge il verbo al singolare nella Bibbia ebraica (Tanakh).

La parola è identica alla normale plurale di el col significato di dèi o magistrati ed è affine alla forma L-H-M trovata nell’ugaritico, dove viene utilizzata per il panteon delle divinità canaanite, i figli di El, e convenzionalmente vocalizzata come “ELOHIM”. L’uso del termine ELOHIM nel tardo testo ebraico implica una visione che sia almeno monolatrista al momento della scrittura e tale uso (al singolare), come titolo proprio della divinità suprema, non è generalmente considerato sinonimo del termine ELOHIM, “dèi” (plurale, sostantivo semplice). La grammatica ebraica consente questa forma nominalmente plurale a significare “Egli è la potenza (singolare) sopra le potenze (plurale)”, o grossomodo “Dio degli dei”. Il rinomato studioso rabbinico Maimonide scrisse che i vari altri usi sono comunemente intesi come omonimi. La forma plurale terminante in -IM può essere intesa anche come astrazione, vedi la parola ebraica chayyim (“vita”) o betulim (“verginità”). Se inteso in questo modo, ELOHIM significa “divinità” o “deità”.

BENEI ELOHIM ( בני האלהים )

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La parola ebraica corrispondente a figlio è BEN; il plurale è BENIM (con la forma di status constructus “BENEI”). Il termine ebraico BENEI ELOHIM (“figli di Dio” o “figli degli dèi”) in Genesi 6:2 si confronta con l’uso di “figli degli dèi” (ugaritico b’n il) figli di El nella mitologia ugaritica. Lo storico olandese Karel van der Toorn asserisce che gli dèi possono essere citati collettivamente come BENE ELIMBENE ELYON, o BENE ELOHIM.

Nella tradizione ebraica, il versetto della Torah che fu il grido di battaglia dei Maccabei (in ebraico מקבים‎ Machabiמקבים), “Mi chamocha ba’elim YHWH” (“Chi è come te fra gli dèi, Hashem!), è un acronimo di “Machabi” e anche un acronimo di “Matityahu Kohen ben Yochanan“. Il versetto correlato della Torah, La canzone del Mare di Mosè e dei Figli di Israele, fa riferimento a ELIM, ma più con una nozione mondana di forze naturali, di potenza, di guerra e poteri sovrani.

NEPHILIM ( הנּפלים )

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L’appellativo NEPHILIM (in ebraico הנּפלים), presente nell’Antico testamento (Torah), in diversi libri non canonici del Giudaismo e in antichi scritti cristiani, si riferisce ad un popolo creato dall’incrocio tra i “figli di Dio” (benei elohim, בני האלהים) e le “figlie degli uomini” (Vedi Genesi 6:1-8), o giganti che abitavano la terra di Canaan (Numeri 13:33). Un termine simile ma con un suono diverso viene utilizzato nel Libro di Ezechiele 32:27 e si riferisce ai guerrieri filistei morti.

Nella Bibbia la parola NEPHILIM viene spesso tradotta come “giganti” o “titani”, mentre in altre traduzioni si preferisce mantenere il termine NEPHILIM.

Alcune versioni parlano di eroi famosi, guerrieri caduti o ancora angeli caduti e un’ennesima traduzione potrebbe essere quelli che sono precipitati giacché il nome deriva dalla radice semitica NAFAL, che significa cadere.

«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse  “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”.

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli : sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi »

(Genesi 6:1-8, versione CEI 2008)

Alcuni esegeti, trovando sgradevole o blasfema l’idea della copulazione tra angeli e umani, hanno suggerito interpretazioni più figurative del concetto di NEPHILIM, proponendo l’idea che fossero una progenie di posseduti dai demoni. Alla luce delle speculazioni moderne sulle storie dei rapimenti, alcuni hanno inoltre ipotizzato che si trattasse di una descrizione arcaica di una forma di inseminazione artificiale e di manipolazione genetica da parte di alieni.

I Nephilim e la para-storia

Vi sono stati alcuni tentativi di riconciliare la mitologia con la scienza teorizzando che alla radice della mitologia vi siano elementi di verità nella forma di “leggenda” molto distorta. In questo contesto, i NEPHILIM sono stati associati con la popolazione di Atlantide, che alcuni sostengono essere in contatto o addirittura discendenti dagli extraterrestri.

La teoria degli antichi astronauti

Zecharia Sitchin ed Erich Von Daniken hanno scritto libri sostenendo che i NEPHILIM siano i nostri antenati e che noi siamo stati creati (con l’ingegneria genetica) da una razza aliena (per i sumeri gli ANUNNAKI, per l’ufologia contemporanea i nordici o gli abitanti di Nibiru). Nei voluminosi libri di Sitchin si impiega l’etimologia della lingua semitica e traduzione delle tavolette in scritta cuneiforme dei Sumeri per identificare gli antichi dei mesopotamici con gli angeli caduti (i “figli di Elohim” della Genesi). Osservando che tutti gli angeli vennero creati prima della Terra, lui constata che non possono essere della Terra… e dunque, potrebbero tutti essere considerati semanticamente come dei puri “extraterrestri”.

Nei suoi libri David Icke presenta una teoria simile, nella quale esseri interdimensionali rettiliani servendosi dell’ingegneria genetica danno luogo ad una progenie con tratti fisici di alta statura, pelle chiara, e suscettibilità a qualsiasi forma di suggestione ipnotica (che a suo parere, avviene quando i “demoni” posseggono la loro progenie e pretendono fedeltà), ed afferma che questa linea di sangue è rimasta in controllo del mondo dai giorni dei Sumeri fino ad oggi.

MAL’AKH ( אביר )

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Nella letteratura ebraica

Il termine “angelo” è usato anche per l’ebraico biblico מלאך, mal’akh, sempre con il significato di “inviato”, “messaggero”; anche per אביר, avir (lett. “potente” o anche “uomo forte, valoroso” nel Salmo 78,25) ; per א*להים, ‘ělōhîm (sost. masch. pl.; lett. “le Divinità” nel Salmo 8,5) ; e per שִׁנְאָן shin’an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

Giudaismo del Secondo Tempio

Nelle versioni ebraiche dei testi biblici מלאך, MAL’AKH indica quindi un “messaggero” dove il termine L’AKH indica generalmente l'”inviare” qualcuno per una ambasciata, per osservare o anche spiare qualcuno o qualcosa.

MAL’AKH [di] JHWH è quindi l’inviato di Dio che trasmette le sue volontà tra gli uomini. MAL’AKH viene reso nella versione greca della Bibbia con il termine greco ánghelos.

Così, nel Libro della Genesi, testo databile a non prima della seconda metà del VI a.C., due MAL’AKHIM [di] JHWH si presentano a Lot (לוֹט) per salvarlo dalla distruzione di Sòdoma che stanno per compiere per ordine di Dio, e a cui Lot rende omaggio (prostrandosi “faccia a terra”: אַפַּיִם אָרְצָה, appayim aretzah)

« I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra »

(Genesi XIX,1. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Nel Libro dei Giudici, testo del V secolo a.C., un angelo appare alla moglie sterile di Manoach per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai Filistei :

« L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse “Tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno ; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei”. La donna andò a dire al marito “Un uomo di Dio è venuto da me ; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto : tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte»

(Giudici XIII,3-7. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Gli angeli nei testi “apocalittici” 

In un testo “apocalittico”, risalente al V secolo a.C. indicato come il Libro dei Vigilanti (inserito nel primo Libro di Enoch), proibito nell’Halakhah ebraica, alcuni angeli prendono forma umana per accompagnarsi alle donne, cadendo quindi dal loro stato celestiale :

« Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro “Venite, scegliamoci delle donne fra gli uomini e generiamoci dei figli”. E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: “Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato”. E tutti gli risposero e gli dissero “Giuriamo tutti noi, e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere” »

(Enoch, VI. in Apocrifi dell’Antico Testamento vol.1 pag.472)

Esegesi rabbinica

Particolare di un manoscritto risalente al XIV secolo e riguardante la Haggadah di Pesach : Mosè sul Monte Sinai con le Tavole della Legge, nel cielo degli angeli musicanti (conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi).

Il nome biblico per angelo, MAL’AKH (in ebraico מלאך), acquista il significato di angelo solo in connessione col nome di Dio, ad esempio “angelo del Signore”, o “angelo di Dio” (מַלְאָך יְ*ה*וָ*ה, KE MAL’ACH YAHWEH Zac 12,8). In altre espressioni sono “figli di Dio”, (אֱ*להִים בֵּן BENEI HA ‘ELOHIM) Gen 6,4; Giobbe1,6; Sal89,6) e “Suoi santi” (קדשים עמך kedoshim immach) (Zac 14,5).

Con riferimento ad alcuni angeli, il termine che traduce la parola ebraica E-LOHIM è anche dèi, termine che esprime il ruolo di essi come “principi celesti”. Secondo le interpretazioni dell’Ebraismo, il plurale E-LOHIM (usato talora per indicare senz’altro l’unico vero Dio) viene impiegato talvolta per riferirsi ai Giudici. Gli angeli chiamati BNĒI E-LOHIM o BNĒI E-LIM, un ordine angelico ulteriore, eseguono quanto impartito dagli angeli principi superni. Molte notizie sugli angeli si trovano nell’insegnamento dei rabbini secondo la tradizione ebraica.

Creazione degli angeli

Dio creò gli angeli con un fuoco divoratore tramite la parola. Vi è una discussione Halakhica che presenta due opinioni sul giorno della creazione degli angeli, se essa sia avvenuta nel secondo (Rabbi Yochanan) o nel quinto (Rabbi Chaninah) giorno della Creazione : i maestri ebrei confermano come vera la prima opinione anche se esistono sostenitori dell’Halakhah sulla seconda in base al criterio della creazione delle “acque”.

Ci si chiede infatti se sia possibile che gli angeli siano stati creati prima della creazione del Creato o il primo giorno spiegando poi che così non fu anche per evitare che si dicesse che fossero stati loro ad effettuarla. Inoltre i commenti affermano che le espressioni di Dio in prima persona plurale “Creiamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” e “ora l’uomo è diventato come uno di noi” (Genesi, Bereshit) si riferiscono alla parola della volontà divina rivolta agli angeli.

Nel periodo talmudico si sviluppa l’esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli “angeli” creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella “corrente di fuoco” (נהר די נור, nehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele, gli restano accanto per servirlo nell’eternità.

Così Ben Azzai cita l’esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D’altronde le fonti dei Tannaim, come la Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.

Secondo i successivi insegnamenti dello Zohar le due tipologie di angeli, gli angeli eterni creati nei primi sei giorni della Creazione e quelli non duraturi che possono essere creati e cancellati in un solo giorno, possono essere paragonate ai due tipi di pioggia: il primo caso può essere paragonato alla pioggia piena ed ancora ai fili d’erba maturi, il secondo riguarda metaforicamente la pioggia leggera che concerne i fili d’erba appena creati.

Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la lingua ebraica, hanno la capacità di volare, sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futuro.

Gli angeli sono generalmente descritti di forma umana o come composti di “acqua e fuoco”; per questa peculiarità si dice che gli angeli rappresentano e sono radicati nella pace, proprio come vi è pace in essi nell’equilibrio tra gli elementi opposti acqua e fuoco.

FONTE

WIKIPEDIA, L’Enciclopedia Libera

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