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LA GUARIGIONE SPIRITUALE SECONDO GLI INDIANI D’AMERICA

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I nativi del nord America usano bruciare alcune piante a scopo cerimoniale e nei riti di guarigione. E’ anche una forma di aromaterapia.

Certamente una delle piante più utilizzate a questi scopi è la GLICERIA (HIEROCLOE ODORATA), con cui formano lunghe trecce che si possono bruciare, ma anche indossare o riporre come offerta sugli altari. Spesso il suo fumo si unisce al vapore acqueo nelle capanne sudatorie. Come i nostri incensi comuni, si ritiene che il fumo abbia un’azione purificatrice: l’intento non è di inalare il fumo ma di immergersi in esso per favorire le attività spirituali. La GLICERIA ha un leggero effetto soporifico, l’aroma ricorda la vaniglia e, secondo alcuni, favorisce gli stati meditativi.

Ne parla Barrie Kavasch, ricercatrice e storica delle culture degli indiani d’America: «Potete offrire il fumo a voi stessi. Muovete la treccia in alto e in basso per circondare di fumo la testa e il busto. Mettendo le mani a coppa, accostate il fumo al vostro cuore, questo porterà amore e attenzione. Poi portate le mani con l’offerta di fumo alla testa per ottenere chiarezza di giudizio e buoni pensieri. Se lo passate sulle braccia e sulle gambe scacciate ogni rabbia, tensione e sconforto».

Altre erbe, spesso miscelate, formano gli incensi tradizionali di queste popolazioni. Una pianta molto popolare è la Salvia ma non quella che troviamo nei nostri supermercati (meglio non bruciarla, può far venire mal di testa). Si tratta di specie autoctone come la Salvia bianca (SALVIA APIANA) e la Salvia del deserto (che però non è una Salvia ma un’Artemisia). Ancora oggi sono preparate e vendute: ogni tribù ha il suo blend specifico in cui alla Salvia si aggiungono cedro, ginepro, GLICERIA, mesquite, uva ursina e molte altre sostanze vegetali.

Al fumo generato dalla combustione di queste piante si attribuisce la capacità di generare stati d’animo positivi, scacciando le negatività. Calmano e rilassano. Si trovano bastoncini di Salvia ma si può anche riporre la Salvia o le miscele in un bruciatore. Di solito si tratta di momenti da vivere insieme ad altre persone.

Ancora la Kavasch: «Potete passarvi il bruciatore da uno all’altro: ciascuno gode del fumo e trascorre un momento in silenzio, a pregare, prima di passarlo al prossimo. Le preghiere collettive e le energie positive di questi incontri sono stupefacenti: spesso, un reale senso di guarigione spirituale può pervadere tutti i presenti»

Ma la cosa più importante non è il fumo, che si compra, ma l’inclinazione mentale, che dobbiamo riscoprire in noi stessi.

PIANTE SACRE DELLE QUATTRO DIREZIONI

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EST

Le erbe accomunate alla direzione dell’Est sono il pino, la salvia ed il tabacco.

Tabacco: Viene e veniva usato per onorare gli avi invocandone la saggezza per poter decidere in merito a questioni importanti della propria vita o della vita della tribù.

Pino: Questa pianta consente di pulire l’aura, ottenere fertilità e la pace della mente. Sono parecchi gli indiani americani che lo adoperano nella propria casa, perché si pensa sia un buon guardiano, essendo della famiglia dei sempreverde perciò non muore mai e restano sempre vigile.

SUD

Le erbe sacre accomunate alla direzione del Sud del mondo che vengono usate nelle preghiere, sono il cedro e la copale.

Cedro: Si adopera per proteggere se stessi o chi si ama dal male in senso generale, è collegato al sole e serve ad attirare una nuova vita.

Copale: Viene adoperata apposta nelle cerimonie della direzione Sud-Ovest per facilitarne la fluidità nelle energie che si smuovono.

OVEST

Le erbe sacre usate per questa direzione, sono la salvia, l’artemisia e il salice.

Salvia: Appartiene alle erbe sacre per antonomasia che purificano, fortificano e proteggono oltre al fatto che è una delle erbe in grado di sconfiggere addirittura le malattie e i disturbi più gravi da cui prende il nome (salvia: SALVIS = salvavita), distrugge e allontana le forze oscure e infatti è una delle erbe magiche indiane maggiormente usata nei riti, a volte viene usata anche per i riti sacri diretti alla direzione dell’ Est, ma trova tutte le sue caratteristiche incentrate sulle qualità dell’ Ovest.

Artemisia: Questa erba sacra viene usata perché aiuta nelle visioni e perché consente di avere più facilmente sogni lucidi e chiari oltre che profetizzare.

Salice: Secondo diverse leggende questa pianta rappresenterebbe la parte inconscia delle persone, che porta un rinnovamento della propria vita dopo la morte.

NORD

L’erba più sacra alla direzione nord, è rappresentata dalla SWEET GRASS che significa “capelli della nonna”, infatti questi “capelli” bianchi corrisponderebbero al simbolo dell’esperienza e della saggezza generata dalle esperienze fatte nella vita.

Per i LAKOTA, ogni uomo nasce con quattro aspetti dell’anima”: il SICUN, la forza immortale che permette al corpo di formarsi, e che alla morte ritorna “al nord” ad attendere un nuovo concepimento; il tun, il potere di trasformare l’energia da visibile in invisibile e viceversa; il ni, il “respiro” che abbandona il corpo con la morte; il NAGI, l’ombra” che alla morte percorre la Via degli Spettri per unirsi agli antenati e riprendere la vita tradizionale. I miti e i rituali LAKOTA si sviluppano in serie di quattro e sette, e sono ciclici, come la vita. Il cerchio è sacro.

LE SETTE CERIMONE SACRE

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Le Sette Cerimonie Sacre, sostrato della religione LAKOTA, sono sopravvissute fino ai nostri giorni nonostante i tentativi di repressione ad opera del governo degli Stati Uniti durante il XIX secolo. Esse sono:

1- La Capanna di Sudorazione (INITIPI), la quale serve come preludio a tutte le altre cerimonie e rappresenta un rituale di grande importanza.

2- La Ricerca della Visione (HANBLECEYA): viene effettuata in età puberale, originariamente dai soli maschi, ma estesa a tutti dagli anni Settanta. Un uomo di medicina manda l’iniziato su una collina, o in altri luoghi isolati, per un periodo che va da uno a quattro giorni, dove digiuna e porge offerte rituali ai Quattro Venti attraverso la sacra pipa, fino a quando riceve una visione. Una volta ricevuta, essa viene interpretata dall’uomo di medicina e segnerà il destino del giovane per tutta la vita.

3- La Cerimonia del Trattenimento del Fantasma (Wanagi Wicagluhapi) viene eseguita per un caro defunto. La credenza che lo spirito rimanga un anno nel luogo della sua morte porta il parente che intraprende la prova del lutto (WASIGLA) a conservare una ciocca dei suoi capelli avvolta in pelle di daino. Egli\ella deve esporre l’involto al sole durante le belle giornate, ripararlo dal vento e donargli ogni giorno del cibo. Colui che trattiene lo spirito deve dedicare tutto il suo tempo a questo scopo, dopodiché, trascorso un anno dal decesso, lo spirito viene lasciato libero di viaggiare verso l’aldilà. In questa occasione la famiglia indice una grande festa, invitando i parenti e distribuendo regali a chi durante l’anno ha sostenuto il custode dello spirito. Oggi questa cerimonia è spesso sostituita dalla Festa del Ricordo (Wokiksuye Wohanpi), un rito simile anche se lievemente meno impegnativo per il custode dello spirito e per la famiglia. Dopo la veglia e la sepoltura, inoltre, si celebra un ulteriore rito: amici e parenti portano cibo sul luogo della veglia e rimangono tutta la notte a confortare la famiglia. Comunemente, il defunto viene sepolto nei cimiteri cristiani, per cui alla cerimonia LAKOTA si aggiunge la sepoltura cristiana.

4- Il rituale detto Awicalowanpi (Esse cantano del loro primo mestruo) accompagna il menarca delle ragazze. Durante la cerimonia la ragazza si toglie gli abiti infantili per vestire quelli della donna adulta e le viene insegnato a sedersi con la compostezza della donna. Da quel momento in poi, la donna ha la proibizione di eseguire rituali sacri durante gli anni di fertilità, e deve ritirarsi in una tenda speciale (ISNATIPI, tenda della solitudine) durante il ciclo mestruale. Questo rituale è stato ripristinato dagli anni Ottanta e costituisce tuttora un aspetto importante del ciclo vitale femminile LAKOTA.

5- La Tapa WANKAIYEYAPi (Cerimonia del lancio della palla) è caratterizzata dalla presenza di una bambina che lancia una palla di pelle di bisonte verso un gruppo di persone, in ognuna delle quattro direzioni. Coloro che riescono a prendere la palla avranno buona fortuna durante l’anno.

6- La HUNKA (Farsi dei parenti) è una cerimonia che riguarda l’adozione da parte di un anziano di un giovane dello stesso sesso. Il vincolo così creato è più forte di un legame di sangue e l’anziano è tenuto a provvedere al giovane per tutta la sua vita. Oggi, la Hunka viene utilizzata per introdurre nella tribù un nuovo adulto, che riceve un nuovo nome con la cerimonia della Castunpi (Cerimonia del nome), al termine della quale un anziano gli lega una piuma ai capelli, simbolo del suo nuovo stato tribale.

7- La Wiwanyang Wacipi (Danza del sole), infine, viene considerata la più importante cerimonia LAKOTA.

Fumare la pipa rappresenta un atto cerimoniale di introduzione ad altre cerimonie. La pipa va riempita secondo un preciso rituale: si uniscono il cannello e il fornello e si aggiunge il tabacco di CANSASA (corteccia di salice rosso), un pizzico per volta, con offerte ai Venti, al Cielo, alla Terra e al Centro dell’Universo. Si ricopre il tutto con della salvia che chiude la pipa fino a quando giunge il momento di fumare durante una cerimonia. Mentre si fuma e si fa passare la pipa tra tutti i presenti, il fumo del tabacco sale portando con sé le preghiere dei partecipanti.

 

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