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LA VERA GUERRA – di Leonardo Santi

In questo periodo di grossi sconvolgimenti sociali e di “risveglio collettivo” è molto facile, comprensibile ed umano, lasciarsi andare a momenti di sconforto, paura, terrore, disperazione e rabbia. Momenti nei quali non si intravede una via d’uscita, e questo perché siamo concentrati nel vedere cosa accade li fuori, e ci sentiamo impotenti e frustrati perché vorremmo fare qualcosa ma non sappiamo cosa, senza comprendere che dovremo prima guardarci dentro, perché la vera guerra, la vera SOLUZIONE, si combatte, si vince e si conquista dentro di noi. Oggi porto alla vostra attenzione l’illuminante intervento della dottoressa Claudia Rustichelli, che ben spiega quale sia la vera battaglia interiore che si sta combattendo in questo momento. Augurandomi che sia da spunto per l’inizio/prosieguo del vostro percorso di consapevolezza personale, vi lascio alla sua lettura.

Quando si parla di meditazione in genere si parla di benessere,  wellness, mi sento meglio, mi sento più rilassato, sono tranquillo, ecc. ecc.  

Beh, questo è sicuramente vero, ma è solo una piccolissima parte della realtà che ci circonda.  La realtà è che la VERA guerra, che ognuno sta combattendo in questo momento, nella sua casa, nel suo posto di lavoro, nel suo cuore, si sta svolgendo all’interno di noi stessi; è lì la guerra. 

Perché non ci togliamo tutti le mascherine? 

Cosa ci impedisce di toglierci le mascherine? 

Sarebbe facile, lo facciamo tutti, ci togliamo la mascherina, potete farci la multa, tanto tutti i tribunali sono chiusi e quando apriranno saranno talmente oberati di lavoro che campa cavallo. 

Oppure, fare il tampone per paura perché abbiamo avuto un mal di gola… 

Ma è chiaro che li c’è una suggestione subliminale, e non solo subliminale, molto importante. In poche parole che cosa fanno? Entrano nella nostra psiche, nella nostra mente, nel nostro toroide, nelle nostre emozioni e nella nostra energia e ci fanno fare quello che vogliono loro. 

Il cuore è il toroide,  il campo energetico del cuore, e la psiche è l’insieme di tutte le nostre emozioni, di tutti i nostri pensieri, di tutta la nostra storia; ed è lì che si svolge la guerra.  

Perché, come fa un essere senziente che sa far di conto, a farsi circuire in questa maniera da una campagna mediatica demenziale, che se un marziano atterrasse in questo momento direbbe: ”Ma siete tutti scemi o cosa ad abboccare ad una idiozia del genere?”

Perché la maggior parte delle persona abboccano? 

Perché le Elite, la Cabala, il Deepstate, o come volete chiamarle voi, sanno benissimo come funziona la nostra psiche, il toroide, mentre noi no; noi siamo analfabeti, siamo stati tenuti analfabeti,  e quando qualcuno cercava di capire qualcosa di come funziona la nostra psiche, e di come evitare di essere trattati come animaletti da laboratorio, veniva demonizzato ridicolizzato,  ed il movimento al quale si rifaceva, infiltrato. Ne è un esempio lampante la New Age, nata con tutti i più buoni propositi e terminata in una accozzaglia di teste calde.

E questo perché avevano paura che noi uscissimo dall’analfabetismo, perché dobbiamo essere tutti coscienti del fatto che noi, popolo, siamo analfabeti spirituali, analfabeti energetici, ed io in primis che da 28 anni faccio meditazione, ipnosi, e tanto altro ancora, non so nulla di quello che sanno loro, o meglio, ne so una piccolissima parte. 

Quindi ci ritroviamo come al solito a ripetere la storia.  

Alla fine dell’impero romano la chiesa volle prendere completamente il potere, ma per prendere il potere non poteva permettere che la gente ragionasse, perché doveva dire delle cavolate talmente grosse, tipo Covid, doveva manipolare la religione e la spiritualità in maniera talmente crassa, bassa, bestiale e pesante, che doveva rimbambire la gente.
E come l’ha rimbambita? Come ci è riuscita?

Li ha fatti diventare analfabeti. Chiunque potesse contare fino a dieci veniva messo al rogo, chiunque sapesse scrivere andava messo al rogo, e gli unici ammessi erano, guarda caso,  monaci e preti, cioè soldatini della madre chiesa. 

Così facendo hanno evitato per quasi mille anni che qualcuno facesse una domanda: “scusa, ma cosa c’è scritto nella Bibbia?”, “Ma stiamo parlando di Dio?”, “Che cosa vuol dire mangiare il corpo di Cristo?”, “Ma non è cannibalismo?”, e così via. 

Oggi la vera guerra da combattere è sulle energie, perché sono le energie che ognuno ha dentro di noi che ci portano a fare la scelta giusta o la cazzata più grossa del mondo. 

La differenza tra chi si fa irretire e chi non si fa irretire, risiede proprio nella capacità che risiede nella nostra psiche. 

Pertanto, dobbiamo imparare a leggere e a scrivere le energie della nostra anima, del nostro corpo, della nostra essenza, del nostro campo energetico, e sapere la differenza tra energie mentali, spirituali ed emotive, perché altrimenti siamo destinati a perdere in partenza. Non c’è partita contro chi queste energie le domina, le studia e le controlla a suo vantaggio da sempre. 

La foto  riprodotta qui sopra raffigura il campo toroidale del cuore di una persona che sta mediamente bene, misurato con strumenti tecnologici, ed è stato rilevato dalla “Heart Math Institute” ( https://www.heartmath.org/) – l’istituto della matematica del cuore – che ha all’attivo 20 anni di esperienza sul campo.

In estrema sintesi, quando noi siamo tristi il campo toroidale del cuore è piccolo e scuro,  mentre quando stiamo bene il campo toroidale del cuore diventa molto grande.

Come ha più volte sottolineato Greg Braden molti anni fa, in tempi non sospetti, il cuore ha molto più potere del cervello, perché il cuore è cento volte più forte del cervello dal punto di vista elettrico, (quindi può essere misurato elettricamente) ed è cento volte più forte del cervello. Ma dal punto di vista magnetico il cuore è cinquemila volte più forte del cervello.

Ciò sta a significare che qualsiasi emozione che colpisca il cuore determina quello che farà il cervello, e quello che fa il cervello determina le nostre azioni,  ma anche la nostra salute fisica, emotiva, mentale e spirituale. 

Quindi, comandare il cuore significa comandare tutto: il nostro stato psicofisico, i nostri pensieri, le nostre azioni, ma sopratutto la generazione di eventi quantistici. 

Il nostro cuore è una “macchina” che genera eventi quantistici. 

In poche parole, se io sto male tutto diventa un caos intorno a me, se io sto bene, se il mio cuore è centrato, se la mia psiche è centrata, non c’è niente che mi possa spostare, e prima o poi anche il più grande caos trova la sua soluzione; ma la soluzione che vogliamo noi, non la soluzione che vuole il nostro l’avversario. 

SOURCE

Leonardo Santi ⭐️⭐️⭐️

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ELOHIM, NEPHILIM E MALAKHIM

ELOHIM ( אֱלהִים )

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ELOHIM è un plurale della parola ELOAH, spesso tradotta con “divinità”.

Quando usato con verbi e aggettivi al singolare ELOHIM è usualmente singolare, “dio” o specialmente il Dio. Quando usato con verbi e aggettivi al plurale ELOHIM è usualmente plurale, “dei” o “potenze”. Generalmente si pensa che ELOHIM sia una forma derivata da ELOAH, a sua volta una forma espansa del sostantivo semitico nordoccidentale il. Viene di solito tradotto con “Dio” nella Bibbia ebraica, riferendosi con verbi al singolare al Dio unico di Israele, ma anche in alcuni esempi ad altre divinità pagane individuali (nel panteon Canaanita). Con verbi al plurale la parola è anche usata come vero plurale nel significato di “dèi”. I nomi correlati ELOAH e EL sono usati sia come nomi propri che come generici, nel qual caso sono intercambiabili con ELOHIM.

Lo studioso americano Mark S. Smith afferma che la nozione di divinità subì cambiamenti radicali lungo tutto il periodo della prima identità israelita. Smith dice che l’ambiguità del termine ELOHIM è il risultato di tali cambiamenti, espressi da Smith in termini di “traducibilità verticale”, cioè la re-interpretazione degli dèi del primo periodo storicamente registrato come il primo “dio nazionale” della monolatria, come emerso nel VII e VI secolo p.e.v. nel Regno di Giuda e durante la cattività babilonese, e in seguito in termini di monoteismo con l’apparire dell’Ebraismo rabbinico nel II secolo. Una versione differente è stata data dallo storico Morton Smith. Nonostante la fine in -IM comune a molti nomi plurali maschili ebraici, la parola quando riferita al Nome di Dio è grammaticalmente singolare e regge il verbo al singolare nella Bibbia ebraica (Tanakh).

La parola è identica alla normale plurale di el col significato di dèi o magistrati ed è affine alla forma L-H-M trovata nell’ugaritico, dove viene utilizzata per il panteon delle divinità canaanite, i figli di El, e convenzionalmente vocalizzata come “ELOHIM”. L’uso del termine ELOHIM nel tardo testo ebraico implica una visione che sia almeno monolatrista al momento della scrittura e tale uso (al singolare), come titolo proprio della divinità suprema, non è generalmente considerato sinonimo del termine ELOHIM, “dèi” (plurale, sostantivo semplice). La grammatica ebraica consente questa forma nominalmente plurale a significare “Egli è la potenza (singolare) sopra le potenze (plurale)”, o grossomodo “Dio degli dei”. Il rinomato studioso rabbinico Maimonide scrisse che i vari altri usi sono comunemente intesi come omonimi. La forma plurale terminante in -IM può essere intesa anche come astrazione, vedi la parola ebraica chayyim (“vita”) o betulim (“verginità”). Se inteso in questo modo, ELOHIM significa “divinità” o “deità”.

BENEI ELOHIM ( בני האלהים )

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La parola ebraica corrispondente a figlio è BEN; il plurale è BENIM (con la forma di status constructus “BENEI”). Il termine ebraico BENEI ELOHIM (“figli di Dio” o “figli degli dèi”) in Genesi 6:2 si confronta con l’uso di “figli degli dèi” (ugaritico b’n il) figli di El nella mitologia ugaritica. Lo storico olandese Karel van der Toorn asserisce che gli dèi possono essere citati collettivamente come BENE ELIMBENE ELYON, o BENE ELOHIM.

Nella tradizione ebraica, il versetto della Torah che fu il grido di battaglia dei Maccabei (in ebraico מקבים‎ Machabiמקבים), “Mi chamocha ba’elim YHWH” (“Chi è come te fra gli dèi, Hashem!), è un acronimo di “Machabi” e anche un acronimo di “Matityahu Kohen ben Yochanan“. Il versetto correlato della Torah, La canzone del Mare di Mosè e dei Figli di Israele, fa riferimento a ELIM, ma più con una nozione mondana di forze naturali, di potenza, di guerra e poteri sovrani.

NEPHILIM ( הנּפלים )

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L’appellativo NEPHILIM (in ebraico הנּפלים), presente nell’Antico testamento (Torah), in diversi libri non canonici del Giudaismo e in antichi scritti cristiani, si riferisce ad un popolo creato dall’incrocio tra i “figli di Dio” (benei elohim, בני האלהים) e le “figlie degli uomini” (Vedi Genesi 6:1-8), o giganti che abitavano la terra di Canaan (Numeri 13:33). Un termine simile ma con un suono diverso viene utilizzato nel Libro di Ezechiele 32:27 e si riferisce ai guerrieri filistei morti.

Nella Bibbia la parola NEPHILIM viene spesso tradotta come “giganti” o “titani”, mentre in altre traduzioni si preferisce mantenere il termine NEPHILIM.

Alcune versioni parlano di eroi famosi, guerrieri caduti o ancora angeli caduti e un’ennesima traduzione potrebbe essere quelli che sono precipitati giacché il nome deriva dalla radice semitica NAFAL, che significa cadere.

«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse  “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”.

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli : sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi »

(Genesi 6:1-8, versione CEI 2008)

Alcuni esegeti, trovando sgradevole o blasfema l’idea della copulazione tra angeli e umani, hanno suggerito interpretazioni più figurative del concetto di NEPHILIM, proponendo l’idea che fossero una progenie di posseduti dai demoni. Alla luce delle speculazioni moderne sulle storie dei rapimenti, alcuni hanno inoltre ipotizzato che si trattasse di una descrizione arcaica di una forma di inseminazione artificiale e di manipolazione genetica da parte di alieni.

I Nephilim e la para-storia

Vi sono stati alcuni tentativi di riconciliare la mitologia con la scienza teorizzando che alla radice della mitologia vi siano elementi di verità nella forma di “leggenda” molto distorta. In questo contesto, i NEPHILIM sono stati associati con la popolazione di Atlantide, che alcuni sostengono essere in contatto o addirittura discendenti dagli extraterrestri.

La teoria degli antichi astronauti

Zecharia Sitchin ed Erich Von Daniken hanno scritto libri sostenendo che i NEPHILIM siano i nostri antenati e che noi siamo stati creati (con l’ingegneria genetica) da una razza aliena (per i sumeri gli ANUNNAKI, per l’ufologia contemporanea i nordici o gli abitanti di Nibiru). Nei voluminosi libri di Sitchin si impiega l’etimologia della lingua semitica e traduzione delle tavolette in scritta cuneiforme dei Sumeri per identificare gli antichi dei mesopotamici con gli angeli caduti (i “figli di Elohim” della Genesi). Osservando che tutti gli angeli vennero creati prima della Terra, lui constata che non possono essere della Terra… e dunque, potrebbero tutti essere considerati semanticamente come dei puri “extraterrestri”.

Nei suoi libri David Icke presenta una teoria simile, nella quale esseri interdimensionali rettiliani servendosi dell’ingegneria genetica danno luogo ad una progenie con tratti fisici di alta statura, pelle chiara, e suscettibilità a qualsiasi forma di suggestione ipnotica (che a suo parere, avviene quando i “demoni” posseggono la loro progenie e pretendono fedeltà), ed afferma che questa linea di sangue è rimasta in controllo del mondo dai giorni dei Sumeri fino ad oggi.

MAL’AKH ( אביר )

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Nella letteratura ebraica

Il termine “angelo” è usato anche per l’ebraico biblico מלאך, mal’akh, sempre con il significato di “inviato”, “messaggero”; anche per אביר, avir (lett. “potente” o anche “uomo forte, valoroso” nel Salmo 78,25) ; per א*להים, ‘ělōhîm (sost. masch. pl.; lett. “le Divinità” nel Salmo 8,5) ; e per שִׁנְאָן shin’an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

Giudaismo del Secondo Tempio

Nelle versioni ebraiche dei testi biblici מלאך, MAL’AKH indica quindi un “messaggero” dove il termine L’AKH indica generalmente l'”inviare” qualcuno per una ambasciata, per osservare o anche spiare qualcuno o qualcosa.

MAL’AKH [di] JHWH è quindi l’inviato di Dio che trasmette le sue volontà tra gli uomini. MAL’AKH viene reso nella versione greca della Bibbia con il termine greco ánghelos.

Così, nel Libro della Genesi, testo databile a non prima della seconda metà del VI a.C., due MAL’AKHIM [di] JHWH si presentano a Lot (לוֹט) per salvarlo dalla distruzione di Sòdoma che stanno per compiere per ordine di Dio, e a cui Lot rende omaggio (prostrandosi “faccia a terra”: אַפַּיִם אָרְצָה, appayim aretzah)

« I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra »

(Genesi XIX,1. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Nel Libro dei Giudici, testo del V secolo a.C., un angelo appare alla moglie sterile di Manoach per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai Filistei :

« L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse “Tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno ; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei”. La donna andò a dire al marito “Un uomo di Dio è venuto da me ; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto : tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte»

(Giudici XIII,3-7. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Gli angeli nei testi “apocalittici” 

In un testo “apocalittico”, risalente al V secolo a.C. indicato come il Libro dei Vigilanti (inserito nel primo Libro di Enoch), proibito nell’Halakhah ebraica, alcuni angeli prendono forma umana per accompagnarsi alle donne, cadendo quindi dal loro stato celestiale :

« Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro “Venite, scegliamoci delle donne fra gli uomini e generiamoci dei figli”. E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: “Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato”. E tutti gli risposero e gli dissero “Giuriamo tutti noi, e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere” »

(Enoch, VI. in Apocrifi dell’Antico Testamento vol.1 pag.472)

Esegesi rabbinica

Particolare di un manoscritto risalente al XIV secolo e riguardante la Haggadah di Pesach : Mosè sul Monte Sinai con le Tavole della Legge, nel cielo degli angeli musicanti (conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi).

Il nome biblico per angelo, MAL’AKH (in ebraico מלאך), acquista il significato di angelo solo in connessione col nome di Dio, ad esempio “angelo del Signore”, o “angelo di Dio” (מַלְאָך יְ*ה*וָ*ה, KE MAL’ACH YAHWEH Zac 12,8). In altre espressioni sono “figli di Dio”, (אֱ*להִים בֵּן BENEI HA ‘ELOHIM) Gen 6,4; Giobbe1,6; Sal89,6) e “Suoi santi” (קדשים עמך kedoshim immach) (Zac 14,5).

Con riferimento ad alcuni angeli, il termine che traduce la parola ebraica E-LOHIM è anche dèi, termine che esprime il ruolo di essi come “principi celesti”. Secondo le interpretazioni dell’Ebraismo, il plurale E-LOHIM (usato talora per indicare senz’altro l’unico vero Dio) viene impiegato talvolta per riferirsi ai Giudici. Gli angeli chiamati BNĒI E-LOHIM o BNĒI E-LIM, un ordine angelico ulteriore, eseguono quanto impartito dagli angeli principi superni. Molte notizie sugli angeli si trovano nell’insegnamento dei rabbini secondo la tradizione ebraica.

Creazione degli angeli

Dio creò gli angeli con un fuoco divoratore tramite la parola. Vi è una discussione Halakhica che presenta due opinioni sul giorno della creazione degli angeli, se essa sia avvenuta nel secondo (Rabbi Yochanan) o nel quinto (Rabbi Chaninah) giorno della Creazione : i maestri ebrei confermano come vera la prima opinione anche se esistono sostenitori dell’Halakhah sulla seconda in base al criterio della creazione delle “acque”.

Ci si chiede infatti se sia possibile che gli angeli siano stati creati prima della creazione del Creato o il primo giorno spiegando poi che così non fu anche per evitare che si dicesse che fossero stati loro ad effettuarla. Inoltre i commenti affermano che le espressioni di Dio in prima persona plurale “Creiamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” e “ora l’uomo è diventato come uno di noi” (Genesi, Bereshit) si riferiscono alla parola della volontà divina rivolta agli angeli.

Nel periodo talmudico si sviluppa l’esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli “angeli” creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella “corrente di fuoco” (נהר די נור, nehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele, gli restano accanto per servirlo nell’eternità.

Così Ben Azzai cita l’esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D’altronde le fonti dei Tannaim, come la Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.

Secondo i successivi insegnamenti dello Zohar le due tipologie di angeli, gli angeli eterni creati nei primi sei giorni della Creazione e quelli non duraturi che possono essere creati e cancellati in un solo giorno, possono essere paragonate ai due tipi di pioggia: il primo caso può essere paragonato alla pioggia piena ed ancora ai fili d’erba maturi, il secondo riguarda metaforicamente la pioggia leggera che concerne i fili d’erba appena creati.

Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la lingua ebraica, hanno la capacità di volare, sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futuro.

Gli angeli sono generalmente descritti di forma umana o come composti di “acqua e fuoco”; per questa peculiarità si dice che gli angeli rappresentano e sono radicati nella pace, proprio come vi è pace in essi nell’equilibrio tra gli elementi opposti acqua e fuoco.

FONTE

WIKIPEDIA, L’Enciclopedia Libera