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ELOHIM, NEPHILIM E MALAKHIM

ELOHIM ( אֱלהִים )

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ELOHIM è un plurale della parola ELOAH, spesso tradotta con “divinità”.

Quando usato con verbi e aggettivi al singolare ELOHIM è usualmente singolare, “dio” o specialmente il Dio. Quando usato con verbi e aggettivi al plurale ELOHIM è usualmente plurale, “dei” o “potenze”. Generalmente si pensa che ELOHIM sia una forma derivata da ELOAH, a sua volta una forma espansa del sostantivo semitico nordoccidentale il. Viene di solito tradotto con “Dio” nella Bibbia ebraica, riferendosi con verbi al singolare al Dio unico di Israele, ma anche in alcuni esempi ad altre divinità pagane individuali (nel panteon Canaanita). Con verbi al plurale la parola è anche usata come vero plurale nel significato di “dèi”. I nomi correlati ELOAH e EL sono usati sia come nomi propri che come generici, nel qual caso sono intercambiabili con ELOHIM.

Lo studioso americano Mark S. Smith afferma che la nozione di divinità subì cambiamenti radicali lungo tutto il periodo della prima identità israelita. Smith dice che l’ambiguità del termine ELOHIM è il risultato di tali cambiamenti, espressi da Smith in termini di “traducibilità verticale”, cioè la re-interpretazione degli dèi del primo periodo storicamente registrato come il primo “dio nazionale” della monolatria, come emerso nel VII e VI secolo p.e.v. nel Regno di Giuda e durante la cattività babilonese, e in seguito in termini di monoteismo con l’apparire dell’Ebraismo rabbinico nel II secolo. Una versione differente è stata data dallo storico Morton Smith. Nonostante la fine in -IM comune a molti nomi plurali maschili ebraici, la parola quando riferita al Nome di Dio è grammaticalmente singolare e regge il verbo al singolare nella Bibbia ebraica (Tanakh).

La parola è identica alla normale plurale di el col significato di dèi o magistrati ed è affine alla forma L-H-M trovata nell’ugaritico, dove viene utilizzata per il panteon delle divinità canaanite, i figli di El, e convenzionalmente vocalizzata come “ELOHIM”. L’uso del termine ELOHIM nel tardo testo ebraico implica una visione che sia almeno monolatrista al momento della scrittura e tale uso (al singolare), come titolo proprio della divinità suprema, non è generalmente considerato sinonimo del termine ELOHIM, “dèi” (plurale, sostantivo semplice). La grammatica ebraica consente questa forma nominalmente plurale a significare “Egli è la potenza (singolare) sopra le potenze (plurale)”, o grossomodo “Dio degli dei”. Il rinomato studioso rabbinico Maimonide scrisse che i vari altri usi sono comunemente intesi come omonimi. La forma plurale terminante in -IM può essere intesa anche come astrazione, vedi la parola ebraica chayyim (“vita”) o betulim (“verginità”). Se inteso in questo modo, ELOHIM significa “divinità” o “deità”.

BENEI ELOHIM ( בני האלהים )

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La parola ebraica corrispondente a figlio è BEN; il plurale è BENIM (con la forma di status constructus “BENEI”). Il termine ebraico BENEI ELOHIM (“figli di Dio” o “figli degli dèi”) in Genesi 6:2 si confronta con l’uso di “figli degli dèi” (ugaritico b’n il) figli di El nella mitologia ugaritica. Lo storico olandese Karel van der Toorn asserisce che gli dèi possono essere citati collettivamente come BENE ELIMBENE ELYON, o BENE ELOHIM.

Nella tradizione ebraica, il versetto della Torah che fu il grido di battaglia dei Maccabei (in ebraico מקבים‎ Machabiמקבים), “Mi chamocha ba’elim YHWH” (“Chi è come te fra gli dèi, Hashem!), è un acronimo di “Machabi” e anche un acronimo di “Matityahu Kohen ben Yochanan“. Il versetto correlato della Torah, La canzone del Mare di Mosè e dei Figli di Israele, fa riferimento a ELIM, ma più con una nozione mondana di forze naturali, di potenza, di guerra e poteri sovrani.

NEPHILIM ( הנּפלים )

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L’appellativo NEPHILIM (in ebraico הנּפלים), presente nell’Antico testamento (Torah), in diversi libri non canonici del Giudaismo e in antichi scritti cristiani, si riferisce ad un popolo creato dall’incrocio tra i “figli di Dio” (benei elohim, בני האלהים) e le “figlie degli uomini” (Vedi Genesi 6:1-8), o giganti che abitavano la terra di Canaan (Numeri 13:33). Un termine simile ma con un suono diverso viene utilizzato nel Libro di Ezechiele 32:27 e si riferisce ai guerrieri filistei morti.

Nella Bibbia la parola NEPHILIM viene spesso tradotta come “giganti” o “titani”, mentre in altre traduzioni si preferisce mantenere il termine NEPHILIM.

Alcune versioni parlano di eroi famosi, guerrieri caduti o ancora angeli caduti e un’ennesima traduzione potrebbe essere quelli che sono precipitati giacché il nome deriva dalla radice semitica NAFAL, che significa cadere.

«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse  “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”.

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli : sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi »

(Genesi 6:1-8, versione CEI 2008)

Alcuni esegeti, trovando sgradevole o blasfema l’idea della copulazione tra angeli e umani, hanno suggerito interpretazioni più figurative del concetto di NEPHILIM, proponendo l’idea che fossero una progenie di posseduti dai demoni. Alla luce delle speculazioni moderne sulle storie dei rapimenti, alcuni hanno inoltre ipotizzato che si trattasse di una descrizione arcaica di una forma di inseminazione artificiale e di manipolazione genetica da parte di alieni.

I Nephilim e la para-storia

Vi sono stati alcuni tentativi di riconciliare la mitologia con la scienza teorizzando che alla radice della mitologia vi siano elementi di verità nella forma di “leggenda” molto distorta. In questo contesto, i NEPHILIM sono stati associati con la popolazione di Atlantide, che alcuni sostengono essere in contatto o addirittura discendenti dagli extraterrestri.

La teoria degli antichi astronauti

Zecharia Sitchin ed Erich Von Daniken hanno scritto libri sostenendo che i NEPHILIM siano i nostri antenati e che noi siamo stati creati (con l’ingegneria genetica) da una razza aliena (per i sumeri gli ANUNNAKI, per l’ufologia contemporanea i nordici o gli abitanti di Nibiru). Nei voluminosi libri di Sitchin si impiega l’etimologia della lingua semitica e traduzione delle tavolette in scritta cuneiforme dei Sumeri per identificare gli antichi dei mesopotamici con gli angeli caduti (i “figli di Elohim” della Genesi). Osservando che tutti gli angeli vennero creati prima della Terra, lui constata che non possono essere della Terra… e dunque, potrebbero tutti essere considerati semanticamente come dei puri “extraterrestri”.

Nei suoi libri David Icke presenta una teoria simile, nella quale esseri interdimensionali rettiliani servendosi dell’ingegneria genetica danno luogo ad una progenie con tratti fisici di alta statura, pelle chiara, e suscettibilità a qualsiasi forma di suggestione ipnotica (che a suo parere, avviene quando i “demoni” posseggono la loro progenie e pretendono fedeltà), ed afferma che questa linea di sangue è rimasta in controllo del mondo dai giorni dei Sumeri fino ad oggi.

MAL’AKH ( אביר )

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Nella letteratura ebraica

Il termine “angelo” è usato anche per l’ebraico biblico מלאך, mal’akh, sempre con il significato di “inviato”, “messaggero”; anche per אביר, avir (lett. “potente” o anche “uomo forte, valoroso” nel Salmo 78,25) ; per א*להים, ‘ělōhîm (sost. masch. pl.; lett. “le Divinità” nel Salmo 8,5) ; e per שִׁנְאָן shin’an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

Giudaismo del Secondo Tempio

Nelle versioni ebraiche dei testi biblici מלאך, MAL’AKH indica quindi un “messaggero” dove il termine L’AKH indica generalmente l'”inviare” qualcuno per una ambasciata, per osservare o anche spiare qualcuno o qualcosa.

MAL’AKH [di] JHWH è quindi l’inviato di Dio che trasmette le sue volontà tra gli uomini. MAL’AKH viene reso nella versione greca della Bibbia con il termine greco ánghelos.

Così, nel Libro della Genesi, testo databile a non prima della seconda metà del VI a.C., due MAL’AKHIM [di] JHWH si presentano a Lot (לוֹט) per salvarlo dalla distruzione di Sòdoma che stanno per compiere per ordine di Dio, e a cui Lot rende omaggio (prostrandosi “faccia a terra”: אַפַּיִם אָרְצָה, appayim aretzah)

« I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra »

(Genesi XIX,1. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Nel Libro dei Giudici, testo del V secolo a.C., un angelo appare alla moglie sterile di Manoach per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai Filistei :

« L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse “Tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno ; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei”. La donna andò a dire al marito “Un uomo di Dio è venuto da me ; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto : tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte»

(Giudici XIII,3-7. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Gli angeli nei testi “apocalittici” 

In un testo “apocalittico”, risalente al V secolo a.C. indicato come il Libro dei Vigilanti (inserito nel primo Libro di Enoch), proibito nell’Halakhah ebraica, alcuni angeli prendono forma umana per accompagnarsi alle donne, cadendo quindi dal loro stato celestiale :

« Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro “Venite, scegliamoci delle donne fra gli uomini e generiamoci dei figli”. E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: “Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato”. E tutti gli risposero e gli dissero “Giuriamo tutti noi, e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere” »

(Enoch, VI. in Apocrifi dell’Antico Testamento vol.1 pag.472)

Esegesi rabbinica

Particolare di un manoscritto risalente al XIV secolo e riguardante la Haggadah di Pesach : Mosè sul Monte Sinai con le Tavole della Legge, nel cielo degli angeli musicanti (conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi).

Il nome biblico per angelo, MAL’AKH (in ebraico מלאך), acquista il significato di angelo solo in connessione col nome di Dio, ad esempio “angelo del Signore”, o “angelo di Dio” (מַלְאָך יְ*ה*וָ*ה, KE MAL’ACH YAHWEH Zac 12,8). In altre espressioni sono “figli di Dio”, (אֱ*להִים בֵּן BENEI HA ‘ELOHIM) Gen 6,4; Giobbe1,6; Sal89,6) e “Suoi santi” (קדשים עמך kedoshim immach) (Zac 14,5).

Con riferimento ad alcuni angeli, il termine che traduce la parola ebraica E-LOHIM è anche dèi, termine che esprime il ruolo di essi come “principi celesti”. Secondo le interpretazioni dell’Ebraismo, il plurale E-LOHIM (usato talora per indicare senz’altro l’unico vero Dio) viene impiegato talvolta per riferirsi ai Giudici. Gli angeli chiamati BNĒI E-LOHIM o BNĒI E-LIM, un ordine angelico ulteriore, eseguono quanto impartito dagli angeli principi superni. Molte notizie sugli angeli si trovano nell’insegnamento dei rabbini secondo la tradizione ebraica.

Creazione degli angeli

Dio creò gli angeli con un fuoco divoratore tramite la parola. Vi è una discussione Halakhica che presenta due opinioni sul giorno della creazione degli angeli, se essa sia avvenuta nel secondo (Rabbi Yochanan) o nel quinto (Rabbi Chaninah) giorno della Creazione : i maestri ebrei confermano come vera la prima opinione anche se esistono sostenitori dell’Halakhah sulla seconda in base al criterio della creazione delle “acque”.

Ci si chiede infatti se sia possibile che gli angeli siano stati creati prima della creazione del Creato o il primo giorno spiegando poi che così non fu anche per evitare che si dicesse che fossero stati loro ad effettuarla. Inoltre i commenti affermano che le espressioni di Dio in prima persona plurale “Creiamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” e “ora l’uomo è diventato come uno di noi” (Genesi, Bereshit) si riferiscono alla parola della volontà divina rivolta agli angeli.

Nel periodo talmudico si sviluppa l’esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli “angeli” creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella “corrente di fuoco” (נהר די נור, nehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele, gli restano accanto per servirlo nell’eternità.

Così Ben Azzai cita l’esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D’altronde le fonti dei Tannaim, come la Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.

Secondo i successivi insegnamenti dello Zohar le due tipologie di angeli, gli angeli eterni creati nei primi sei giorni della Creazione e quelli non duraturi che possono essere creati e cancellati in un solo giorno, possono essere paragonate ai due tipi di pioggia: il primo caso può essere paragonato alla pioggia piena ed ancora ai fili d’erba maturi, il secondo riguarda metaforicamente la pioggia leggera che concerne i fili d’erba appena creati.

Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la lingua ebraica, hanno la capacità di volare, sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futuro.

Gli angeli sono generalmente descritti di forma umana o come composti di “acqua e fuoco”; per questa peculiarità si dice che gli angeli rappresentano e sono radicati nella pace, proprio come vi è pace in essi nell’equilibrio tra gli elementi opposti acqua e fuoco.

FONTE

WIKIPEDIA, L’Enciclopedia Libera

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