Alchimia, Filosofia, Magia, Religione, Scienza, Spiritualità, Storia

IL POTERE DEL MAGO

 

raffaello-sanzio-scuola-di-atene-part-platone-e-artistotele-8

Raffaello Sanzio: La Scuola di Atene (affresco della Stanza della Segnatura dei Palazzi Vaticani – particolare). A sinistra Platone indica il cielo, tenendo tra le mani il libro del Timeo, mentre a destra Aristotele regge il libro dell’Etica ed indica la terra.

 

Molto tempo fa la Chiesa e la Scienza erano, geneticamente, una cosa sola: la Magia.  Il Mago era colui che, se da un lato rappresentava la Scienza, dall’altro aveva in mano anche il potere della Religione. Questo accadeva perché le leggi che governavano il mondo erano, per quanto misteriose, le stesse che permettevano di parlare con Dio.  L’arte della divinazione serviva per guardare, in qualche modo, nel futuro e chi, se non Dio, avrebbe potuto fare una cosa simile? Certo per farlo era necessario conoscere le leggi che governavano la magia, le quali erano le stesse che governavano gli Dei.  Dunque un tempo le leggi che valevano per la scienza erano le stesse che valevano per la religione, ma, se così era, è lecito chiedersi perché oggi scienza e religione si siano separate e sembrino combattersi. Ho volutamente detto “sembra”, perché non è possibile che le due contendenti, ubbidendo alle medesime leggi, possano realmente opporsi l’una all’altra solamente perché usano nomi diversi. Infatti la contrapposizione tra Scienza e Religione è puramente simbolica. Per chiarire meglio la situazione bisogna risalire al motivo che dette origine alla separazione tra Scienza e Religione: ad un certo punto della storia nacque la necessità pratica di dividere in due tronconi un unico gigantesco potere, di costruire due poteri dove prima ce n’era uno solo. La stessa cosa accade oggi quando si sente parlare di separazione delle carriere dei magistrati, oppure di riforma universitaria nella quale si vogliono separare le carriere dei docenti amministrativi da quelle dei docenti scientifici. Mettere nelle mani di una sola persona tutto il potere, si è scoperto, non giova al potere stesso, che si sclerotizza in un’unica posizione dominante e non permette a nessun altro di contrastarlo. Un modo per cambiare la situazione è rappresentato dalla spartizione dei poteri, cosicché questi, una volta separati, si controllino e si moderino a vicenda, ma generino anche un maggior numero di posti di comando, sia pure meno potenti, ma sempre di alta valenza in quanto compartecipi di decisioni importanti, riducendo, così, il malcontento di coloro che, altrimenti, non avrebbero avuto accesso alla gestione del potere. Il potere totale diventa, oltretutto, ingestibile: più è grande l’azienda che si dirige, più collaboratori sono necessari e, se non si accetta questa realtà, l’azienda fallirà rapidamente, perché un unico capo non potrà mai risolvere con efficienza i mille problemi che sorgono ogni giorno. La divisione dei poteri del Mago faceva comodo al potere politico, poiché, prima della divisione, era il Mago, quale sacerdote e scienziato, ad avere un gran peso nelle decisioni politiche a sfavore del Re o del Principe di turno, che era spesso costretto a sopportarne l’ingerenza. Suddividere il potere del Mago e non avere più un solo consigliere, bensì due, serviva anche per aumentare il potere politico, sfruttando l’accorgimento che gli antichi romani sintetizzarono nel detto “Dividi et impera”. La suddivisione dell’unico potere del mago in due poteri separati doveva, però, essere giustificata agli occhi di chi, stando all’esterno, assisteva a tale frattura e la giustificazione doveva essere creata. A crearla ci pensò il pensiero filosofico, infatti si doveva cambiare il modo di vedere le cose e, soprattutto, bisognava iniziare a considerare gli Dei e l’Universo non più come un tutt’uno, bensì come due entità differenti. La divinità fu, così, collocata fuori dall’Universo, come qualcosa che non aveva più niente a che fare con la natura, della quale pure rimaneva creatrice indiscussa, tanto vicina ma anche tanto lontana da non accorgersi quasi neppure delle proprie creature. Questo è il momento in cui il Creatore e gli Dei diventano la stessa cosa, ma va sottolineato che prima non era così: Il Creatore era il Creatore e gli Dei erano simili a superuomini, dotati di superpoteri, che gestivano anche le cose dell’uomo. Il Creatore era “super partes” e, probabilmente, era anche inconsapevole della sua stessa creazione. Gli uomini e gli Dei sottostavano, quindi, al Creatore. L’uomo rimaneva prigioniero di una scatola sferica chiamata Universo, dalla quale a oggi non può né sa uscire, poiché le leggi della Fisica moderna glielo impediscono. Questa situazione storica è quella in cui, si colloca la distinzione tra il pensiero filosofico di Platone e le idee di Aristotele, il momento in cui si separano le cose del cielo da quelle della terra, che prima erano una cosa sola.
Da questo momento in poi la separazione creerà un baratro che diverrà incolmabile ed il modo di concepire la realtà diventerà duplice: bisogna utilizzare il lobo destro del cervello od il lobo sinistro? Essere fantastici e creativi o pragmatici e legati alle regole? Prima di allora si tentava di possedere ambedue le caratteristiche e non una sola. Certo allora mancavano le rigide regole di una visione aristotelica del mondo, ma non perché le regole non ci fossero, semplicemente perché non era necessario scrivere regole che erano dentro l’uomo e dentro l’Universo. L’uomo, semplicemente, le leggeva con i suoi sensi ed attingeva, dall’Universo che lo circondava, le sensazioni che gli servivano per capire le cose. Il Mago era colui che sapeva fare tutto ciò con abilità, che sapeva, quasi come un moderno sciamano, correlarsi con la natura e quindi con gli Dei, diventando lui stesso essere superiore. Non tutti erano dotati della sensibilità necessaria per fare il Mago. Ma queste sono proprio le regole vigenti oggigiorno! Oggi l’uomo è lontano dalla Magia ed è in balia di una dicotomia cerebrale che ne offusca la comprensione del mondo. Lontano da una visione olistica dell’Universo, l’uomo moderno perde l’opportunità di vedere l’Universo, e quindi anche se stesso, come essere divino, delegando sacerdoti e scienziati a salvaguardarlo dalle incertezze della vita.

FONTE

Corrado Malanga – Alien Cicatrix

 

 

 

 

Standard
Disclosure, Scienza, Spiritualità

LA COSCIENZA DELL’ACQUA

acqua-700x432

INTERVISTA A MASARU EMOTO

Sempai Emoto mi è apparso essere un’anima semplice ed aperta, anche se nascosta da un’apparente impassibilità Zen, tutta giapponese. Ho avuto la fortuna di sedergli accanto per pranzo (dove ho scoperto che oltre ad essere esperto di acqua è anche un grande estimatore del vino!) e di parlare con lui della sua vita e delle sue esperienze. E’ apparso molto soddisfatto dell’accoglienza da parte del mondo del messaggio che porta col suo lavoro e per questo si sente fiducioso per il futuro. Uno dei progetti che ha più a cuore infatti è quello di stampare diversi milioni di copie di libri per bambini sul tema dell’acqua (e della pace) da distribuire gratuitamente in tutto il mondo. Così che le nuove generazioni possano avere la possibilità di un approccio differente all’acqua e alla vita e siano in grado di dar corpo e vita a quei cambiamenti sperati che le generazioni passate non sono state in grado di realizzare.

Il nostro incontro è terminato con una benedizione alle acque di una fonte delle montagne venete e con l’intervista che segue.

S&C: Dott. Emoto la ringrazio per questa intervista e le do il “bentornato” in Italia. Vorrei iniziare chiedendole che cosa l’ha spinta ad iniziare il suo studio sulle acque.

M.E.: Inizialmente ho cominciato ad occuparmi di acqua per lavoro, avevo una piccola compagnia commerciale che trattava acqua.

Ma dopo poco sono rimasto “stregato” dall’acqua, dal suo fascino e dalle sue caratteristiche; così ho cambiato la mia impostazione ed anziché proseguire con l’attività commerciale ho deciso che l’acqua sarebbe stato il tema dei miei studi e della mia vita.

Si è mai interessato agli studi di altri ricercatori a riguardo? Qualcuno è stato fonte d’ispirazione per lei?

No, non ho avuto nessun riferimento specifico nel campo scientifico, in quanto io non vengo da questo settore. Ho iniziato da solo.

Una cosa che si apprende dai suoi studi e che mi ha affascinato molto è come l’acqua abbia una forte “ricettività”. E’ corretto secondo lei dire che l’acqua ha una natura magnetica?

Sì, penso sia una giusta definizione. L’acqua è molto sensibile, impressionabile da ogni cosa e da tutti.

Ma l’acqua, a livello vibrazionale, ha una propria “impronta” o è semplicemente un veicolo che si carica di vibrazioni da altre fonti?

Io penso, noi pensiamo, che l’acqua sia il mezzo per eccellenza per trasmettere quella che noi chiamiamo Hado, ovvero la vibrazione.

Dai suoi studi si vede come l’acqua si cristallizzi in modo differente a seconda della fonte a cui viene esposta, ad esempio un brano musicale. Lei pensa che un brano musicale possa avere una sua natura oggettiva, ovvero che produca la stessa risposta vibratoria in chiunque l’ascolti, o che dipenda dallo stato di coscienza dell’ascoltatore o di chi fa, come in questo caso, l’esperimento di cristallizzazione?

E’ una buona osservazione. Infatti abbiamo notato che la condizione dell’operatore che esegue la cristallizzazione influisce sul risultato dell’esperimento. Ad esempio la sinfonia numero 40 di Beethoven a me piace tantissimo mentre ad altri operatori può piacere meno. Quindi i cristalli non saranno mai identici, cambiano a seconda della risposta al brano da parte di chi fa l’esperimento.

Nel suo libro parla anche del potere delle parole. Ad esempio riferisce di come alcuni idiomi nascano da suoni onomatopeici, come accade con il giapponese. Shakespeare scrisse che la Rosa avrebbe avuto lo stesso colore e lo stesso profumo anche se noi le avessimo dato un nome differente. Le parole quindi hanno un valore oggettivo o dipende dall’intenzione con cui le pronunciamo? Grazie, per esempio, lo si può dire per convenienza, anche sentendo l’opposto nel cuore, non crede?

Si, credo infatti che l’acqua sia intelligente e capisca l’intenzione con cui si dicono le parole come “grazie” o “amore”. E’ per questo che noi scriviamo su dei fogli queste parole, per poter comunicare esattamente il messaggio che trasporta una parola all’acqua.

Un’altra cosa che mi ha colpito dei suoi esperimenti è come l’acqua si cristallizzi in modo differente anche se esposta a fotografie. Non si potrebbe allora pensare che anche la pellicola fotografica, la carta su cui si stampano le foto, tutte queste cose possano caricarsi vibrazionalmente come l’acqua? Che differenza c’è allora tra l’acqua e queste cose? Qual’è la particolarità dell’acqua?

E’ chiaro che esponendo l’acqua ad una fonte come una fotografia che, a differenza di una parola scritta, è più elaborata, questa riceva una gamma più vasta di informazione e di emozione. Per questo il cristallo che ne risulterà sarà più particolare e sicuramente più complesso.

Personalmente ragionando su questa cosa ho pensato che tutto sia in realtà un’unica “cosa”, un unico “spirito”, che assume stati e forme differenti. Lei nel suo libro mette in relazione i 108 elementi chimici conosciuti con le 108 emozioni che prova l’uomo, secondo la dottrina buddista. Si può supporre che l’acqua sia l’elemento principe che mette tutti gli elementi in relazione gli uni con gli altri?

Io penso che l’acqua “rappresenti” tutti questi 108 elementi, di questo sono sicuro. E quindi penso anche che senza acqua non possa esserci niente, nessuna vita. Sì, l’acqua ha a che fare con tutti gli elementi esistenti, e li può “contenere” tutti.

Infatti credo, ad esempio, che anche un diamante “contenga” l’acqua.

Mi ha anticipato, infatti volevo proprio parlarle di questo. Conosciamo oggi il potere vibrazionale, o meglio radioattivo di alcuni elementi, come i minerali. Tradizionalmente si è sempre conosciuto il potere dei vari elementi, ad esempio delle pietre che possono portare un messaggio proprio, ma possono anche caricarsi di vibrazioni, come fa l’acqua. Lei cosa ne pensa? Possono esistere altri elementi che hanno caratteristiche simili a quelle dell’acqua?

Sì, credo proprio che le pietre, in special modo quelle che chiamiamo preziose, possano essere un ottimo elemento di trasmissione della Hado (vibrazione) ed anche dei sentimenti. Infatti l’acqua è molto influenzata dall’ambiente, dalle rocce in cui scorre. Penso che la differenza stia nel fatto che l’acqua, essendo un liquido possa essere molto più influenzabile, mentre le pietre come solidi siano più portatrici di un messaggio proprio, una propria Hado.

Una cosa interessante che lei cita nel suo libro è uno studio della Nasa riguardante l’origine dell’acqua sulla terra. Dott. Emoto, da dove proviene l’acqua secondo lei e questo che cosa ci dovrebbe far comprendere?

Si tratta, se ben ricordo, degli studi risalenti al 1998, del professor Franck dell’università dell’Iowa ed i suoi collaboratori. Una notte osservarono un gran numero di meteoriti neri che si dirigevano verso il pianeta. Il fatto li mise in allarme, poi si accorsero come questi si distruggevano a contatto con l’atmosfera. Scoprirono infatti che si trattava di grandi masse di ghiaccio. All’incirca 10 milioni di meteoriti, alcuni dei quali di oltre 100 tonnellate. Questo diede il via all’ipotesi che l’acqua provenga, in realtà, dallo spazio, vista la frequenza con cui questo fenomeno accade e calcolandolo su i quattro miliardi e mezzo di anni della terra. Questa stessa scoperta ed affermazioni sono state fatte anche dall’università delle Hawaii, ma ancora oggi l’ambiente scientifico stenta ad accettarlo. Per me è una scoperta grandiosa. Io concordo sul fatto che all’inizio, sul pianeta Terra non c’era acqua e che è arrivata dallo spazio. E’ chiaro che non si vuole accettare questo nell’ambiente scientifico, se così fosse si dovrebbero ripensare il 95% delle scoperte e delle teorie precedenti, diventeremmo come gli odierni Galileo o Copernico!

 

Coi suoi studi ha mostrato quanto l’acqua sia sensibile a stimoli di natura sottile, come la consapevolezza umana. Infatti lei invita le persone a pregare e ringraziare l’acqua. Dott. Emoto, se la sente di darci una sua definizione di quell’”arcano” che è la consapevolezza umana?

E’ molto semplice: non dobbiamo fare all’acqua quello che non vorremmo fosse fatto a noi. Tutto qui, è molto semplice.

Dobbiamo considerare l’acqua come parte di noi. Anche quando le facciamo fare compiti meno nobili, come quando andiamo al bagno. Dovremmo pensare “Mi dispiace farti fare questo ma è necessario”. Dovremmo rispettare profondamente l’acqua.

In alcune tradizioni e nella floriterapia odierna, secondo le indicazioni di Edward Bach, si espongono i fiori di diverse piante immersi in acqua alla luce del sole o della luna per preparazioni curative. Secondo lei che differenza c’è tra il messaggio vibratorio che può trasmettere una pianta, il sole o la terra stessa e quello di un essere umano? Secondo lei anche il sole potrebbe avere una forma di coscienza che comunica all’acqua e da questa a noi?

Sono convinto che ogni cosa nel creato abbia una propria Hado e sicuramente una propria forma di emozione o sentimento. Certo, anche una pianta o una pietra. Pensiamo alle piante in particolare. Il polline delle piante ad esempio trasporta una certa Hado che può essere in risonanza con l’ansia tipica di alcune persone. Per questo quando entra in contatto con certi individui questa vibrazione innesca una reazione allergica.

Secondo lei è giusto allora rivalutare la concezione contemporanea di vita? Non è la vita una cosa molto più vasta di quello che noi oggi pensiamo?

Sicuramente, la vita è ovunque, nel mondo organico e non. Noi in Giappone abbiamo una Dea che si chiama Cannon, questa parola in ideogrammi significa “Vedere il Suono”. Sta a significare il sentire la vibrazione ovunque, anche in un sasso che troviamo per strada. E voglio ora aggiungere una cosa: pensate alla macchina fotografica Canon, viene da Can-non, ovvero la divinità che “Vede” il suono – o Hado della vita – ovunque.

Cito il suo libro “I cristalli che l’acqua ci mostra sono le porte d’accesso per altre dimensioni”. Come intende lei il concetto di dimensioni sottili, oggi contemplato dagli studi d’avanguardia, e che le più svariate tradizioni spirituali hanno sempre affermato? 

Scrivendo così intendevo che esistono più dimensioni, ad esempio si può pensare che dopo la morte si acceda alla quarta dimensione, o alla quinta, non so con precisione. Questa è una cosa che non posso spiegare, ma che sento istintivamente.

Ad esempio, sono convinto che quando osserviamo un cristallo esagonale questo ci parli della terza dimensione, mentre uno ottagonale sia tra la terza e la quarta o forse già la quarta, spero mi possiate comprendere. Io penso che la forma cristallina perfetta sia un cerchio (non per niente il cerchio in molte tradizioni è simbolo del “Cielo-Spirito”), chissà, sarà dopo la trentesima dimensione!

E in che caso ha visto un cristallo che si avvicinava a questa forma?

Ho avuto modo di osservarlo nell’Acqua Santa.

Benissimo, volevo giusto parlarle di questo. Secondo alcuni studi, come quelli di Samuel Goldsmith o George Ullembek che nel diciannovesimo secolo si occuparono di acque Mariane, ovvero dove avvennero apparizioni della Madonna, la particolarità di queste acque sta nel fatto che gli elettroni in esse presenti stranamente presentano uno spin che consente di ricevere un messaggio particolare. Al di là di questo, lei cosa pensa? Da dove ricevono la loro singolare Hado le acque che in tutto il mondo sono considerate sacre? E perché queste hanno capacità curative così grandi, miracolose in alcuni casi?

Credo che queste acque, ad esempio quelle Mariane, siano così potenti perché hanno una continua benedizione, anche da tutti i pellegrini che le vanno a visitare e quindi portano tutti i loro ringraziamenti. Ma ci si dovrebbe anche chiedere come mai una persona si ammala. Le persone sviluppano una predisposizione alla malattia dovuta ai pensieri o sentimenti che hanno, alle proprie intenzioni. Molte persone così diventano più “sporche” o “cattive”. Per questo poi si ammalano. Quindi bevendo queste acque che durante i secoli si sono caricate, questi possono guarire prima di tutto il proprio spirito e quindi di conseguenza il corpo.

Dott. Emoto crede che possa esistere un aspetto della realtà che è divino? Una sorta di consapevolezza che abbraccia tutte le altre? Oggi in conferenza stampa le ho sentito dire che prima di iniziare questo lavoro era ateo. Poi, successivamente, grazie ai cristalli, si è avvicinato al concetto di Dio o Divino. Come dovremmo porci rispetto a questo e che cosa ci insegna l’acqua a riguardo?

Dio esiste in ogni cosa. Forse la parola ateo non era corretta. Credevo in Dio, ma non mi sentivo molto vicino al divino.

Dopo questi studi però l’ho sentito molto vicino, parte di me e di tutto. Questo tipo di coscienza dovremmo essere capaci di vederla in tutte le cose, organiche e non. Questa è una cosa fondamentale.

Che cosa si aspetta per il futuro? Si augura che le persone prendano il suo messaggio più con il cuore o con la mente? Quali sono i cambiamenti che spera di vedere nel mondo e come crede verrà visto il suo lavoro dal mondo scientifico?

Non vorrei essere presuntuoso, ma desidererei diventare una guida per le future generazioni affinché queste possano più di noi godere della vita e saper scambiare energia positiva col mondo e con l’acqua. Infatti voglio portare avanti il mio lavoro e studio con la stampa di un libro per bambini, di cui oggi ho parlato in conferenza. Così le future generazioni potranno capire meglio e godere in tutto e per tutto della loro vita. Noi usiamo solo il tre percento del nostro DNA, questo significa che il novantasette percento di noi stessi è ancora da scoprire, o meglio, da ricordare. Forse un giorno potremmo viaggiare nel tempo grazie all’acqua, viaggiare in altre dimensioni o scoprire cosa c’è dopo la morte. Lo so che tutto questo, oggi, ci appare come utopia, ma io desidero gettare un ponte per le generazioni future.

La ringrazio moltissimo e spero che torni presto in Italia.

Grazie a voi.

Spero che in futuro mi sia possibile sviluppare la questione in modo più approfondito. Spero inoltre che i lettori di S&C possano a loro volta portare avanti studi personali su ciò che è uscito fuori da questa intervista, e soprattutto che il mondo accademico la smetta di comportarsi come San Tommaso e voglia poter prendere in esame le antiche conoscenze e le nuove scoperte. Grazie.

Vincent Gambino

FONTE

Scienzaeconoscenza.it 

Standard
Attualità, Psicologia, Ritualità, Salute, Sciamanesimo, Scienza, Spiritualità

LA CONFERENZA MONDIALE SULL’AYAHUASCA

AYA_Facebook_Event

Nel Settembre del 2014 all’incirca 650 persone, provenienti da più di 60 Paesi, hanno assistito alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza, Spagna. In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi. Il presente documento è una dichiarazione consensuale di quel gruppo: una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale. D’altra parte, in un momento in cui buona parte dell’umanità vive sull’orlo di una crisi sociale, economica e ambientale, è vitale che il dialogo interculturale e le politiche integrate promuovano un’esistenza sostenibile per la nostra specie, abbracciando la diversità in un mondo di società interconnesse, in armonia con il pianeta e tutti i suoi abitanti. E’ intrinseco all’evoluzione della condizione umana ricercare nuovi metodi e migliorare quelli che già sono a disposizione, per raggiungere questi obiettivi in maniera efficace. Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne in pratiche cerimoniali, e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Uno di questi, l’Ayahuasca (un decotto ottenuto dai fusti della liana Banisteriopsis Caapi e le foglie dell’arbusto Psycotria Viridis), ha giocato un ruolo cruciale nelle tradizioni spirituali, mediche e culturali dei popoli che hanno abitato la parte alta del bacino del Rio delle Amazzoni. Negli ultimi decenni, diverse tradizioni e nuove modalità di uso dell’Ayahuasca sono state portate fuori dai confini dell’Amazzonia, intraprendendo nuove vie di simbiosi culturale. Durante secoli, le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. Senza dubbio l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’Ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali. Le diverse pratiche di consumo di Ayahuasca non ricadono nelle concettualizzazioni e categorizzazioni tradizionali di “droghe illegali di abuso”, così come definite dal regime internazionale di controllo vigente. Equiparare gli usi rituali, religiosi e terapeutici dell’Ayahuasca agli usi problematici delle droghe controllate come gli oppiacei, la cocaina o le anfetamine -o trattare le persone che conducono cerimonie di Ayahuasca come “narcotrafficanti” coinvolti nel mercato nero- riflette una profonda ignoranza: non si basa sull’evidenza e contribuisce alla confusione circa la legittimità, basata sui diritti umani, di queste pratiche. Oltretutto, l’evidenza scientifica mostra che l’Ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica e che i suoi profili di sicurezza, tanto fisiologici quanto psicologici, sono accettabili all’interno di contesti controllati. Inoltre i suoi effetti emetici -tradizionalmente considerati un aspetto cruciale delle sue proprietà spirituali e curative-, insieme alle profonde esperienze introspettive che frequentemente induce, hanno generalmente un impatto positivo sulla salute e sul comportamento delle persone che la utilizzano regolarmente. Per una parte significativa e crescente della popolazione in diverse parti del mondo, il consumo di Ayahuasca è la forma scelta per favorire lo sviluppo spirituale e personale, superare la sofferenza e approfondire la relazione con se stessi, con i propri familiari, con l’ambiente circostante e con il pianeta Terra. Senza dubbio, per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB), così come per molti funzionari di polizia, procuratori legali e giudici dei singoli Paesi, bere Ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’, una pratica spirituale poco autentica, una dipendenza distruttiva e una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive. Nel 2010, l’INCB ha affermato che “nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’Ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale”. Ciò nonostante, l’ organo di Controllo ha aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’Ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”. In coincidenza con l’allarme politico generato dal INCB in relazione con l’Ayahuasca e altre piante psicoattive nella sua Informativa Annuale del 2010 e del 2012, e seguendo una tendenza cominciata nella metà degli anni ’90, si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di Ayahuasca. Pertanto, sembra realistico affermare che una proibizione dell’Ayahuasca a livello nazionale (nei differenti Stati), o anche a livello internazionale, risulta una effettiva probabilità in un futuro prossimo. Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano Ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte. Di conseguenza, chiediamo ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di Ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale e che, al suo posto, i governi collaborino con i rappresentanti delle comunità in cui si utilizza Ayahuasca, favorendo modelli di autoregolamentazione efficaci, la promozione della salute e la riduzione del danno, così come iniziative educative pubbliche. Chiediamo ai giudici dei procedimenti relazionati con l’Ayahuasca di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’Ayahuasca: In questo caso la DMT contenuta nel decotto Ayahuasca è presente in maniera naturale e quindi, in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale. E’ ugualmente importante considerare che i benefici potenziali delle piante come l’Ayahuasca possono convertirsi in rischi se queste non vengono utilizzate in modo responsabile. Raccomandiamo alle persone che prendono Ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati e devono sempre essere denunciati, cosicché la comunità Ayahuasquera, collettivamente, possa continuare a favorire lo sviluppo di un’autoregolamentazione e a preservare l’integrità delle proprie pratiche. In conclusione, e seguendo una precedente dichiarazione sull’Ayahuasca realizzata nel 2012 da accademici di indubbio prestigio, sollecitiamo le autorità affinché si mostrino tolleranti verso queste pratiche, basandosi sul rispetto del diritto fondamentale alla libertà di religione e di coscienza, insieme al diritto alla libertà di scelta dei mezzi e strumenti per favorire il proprio benessere fisico e psicologico. Da ciò deriva che concedano alle comunità Ayahuasquere il grado di libertà legale e il rispetto necessari affinché possano continuare a sviluppare in maniera responsabile e sicura il loro contributo alla società multiculturale e globalizzata di oggi.

Dichiarazione rilasciata il 20 Gennaio 2015 Initiativa promossa da Fondazione ICEERS

www.aya2014.com/en/aya2014-declaration

Dichiarazione appoggiata da: Constanza Sánchez Avilés, PhD Coordinatrice Legge, Politiche e Diritti Umani, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Benjamin De Loenen, MA Fondatore e Direttore Esecutivo, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Beatriz Labate, PhD Nucleus for Interdisciplinary Studies of Psychoactives (NEIP), San Paolo, Brasile Kenneth W. Tupper, PhD School of Population and Public Health University of British Columbia, Victoria, Canada Jeffrey Bronfman Santa Fe, Nuevo México (EEUU), Miembro del Cadre Of Mestres O Centro Espírita Benficente União Do Vegetal, Brasilia, Brasile Amanda Feilding Fondatrice e Direttrice, The Beckley Foundation, Regno Unito David R. Bewley-Taylor, PhD Direttore, Global Drug Policy Observatory, Swansea, Regno Unito Ethan Nadelmann, PhD Direttore Esecutivo, Drug Policy Alliance, Stati Uniti Kasia Malinowska-Sempruch, Dr PH Direttrice del Programma Globale di Politiche sulle Droghe della Open Society Foundations, New York, NY, Stati Uniti Pien Metaal, MA Coordinatrice del Programma di Riforma delle Leggi sulle Droghe in America Latina, Transnational Institute, Amsterdam, Paesi Bassi Raquel Peyraube, MD Direttrice Clinica, Fondazione ICEERS Uruguay Rick Doblin, PhD Fondatore e Direttore Esecutivo Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Belmont, MA, Stati Uniti Virginia Montañés Esperta in Politiche di Droga (CERCA), Spagna Aleix VilaMaria Avvocato, Barcellona, Spagna Alexis Kaiser Avvocato, Zurigo, Svizzera Charlotte Walsh, MPhil Professoressa di Diritto, School of Law, University of Leicester, Regno Unito Diego de las Casas Avvocato, Madrid, Spagna Francisco J. Esteban, PhD Università C.J. Cela, Madrid, Spagna Pedro Caldentey Marí Avvocato, Barcellona, Spagna Roberto Castro Rodríguez Avvocato, Barcellona, Spagna Rodrigo A. González Soto Avvocato, Santiago, Chile Anton J. G. Bilton, BSc Hons Regno Unito Ben Christie Consultente in Comunicazione, Londra Regno Unito Hélène Pelosse, MA Alto Funzionario, Francia Armando Loizaga Psicologo, Asociación Nierika, Messico Joan Obiols-Llandrich, MD, PhD Presidente, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Pep Cura Oliveras, MA Coordinatore AYA2014, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Marc Aixalà Coordinatore Help Center, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Maria Carmo Carvalho, MSc Vicepresidenta, Fondazione ICEERS, Oporto, Portogallo Jerónimo Mazarrasa Segretario, Fondazione ICEERS, Ibiza, Spagna Margot Honselaar Tesoriera, Fondazione ICEERS, Halsteren, Pesi Bassi Òscar Parés, MA Vice direttore Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna José Carlos Bouso, PhD Direttore Scientifico, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna

 

Standard
Alchimia, Esoterismo, Gnosticismo, Isoterismo, Occultismo, Spiritualità

IL CERCHIO ESSOTERICO

magic_circle_3d_by_zaiggen-d3bcn0x

Il Sistema Isoterico, così com’è oggi, si è sviluppato negli ultimi 100 – 200 anni ad Agartha, in Persia. Quella di Agartha può essere definita una “Scuola”, ma è soprattutto un centro iniziatico di potere e rappresenta il   nucleo unificato della Conoscenza. Il suo è un sistema zodiacale fondato sul numero 12; infatti, il simbolo del Sistema Isoterico è il dodecagramma.

È da notare la distinzione operata da Vinardi tra l’Occultismo, che è un sistema costruito sulla base del numero 5 (Quinario), il Misticismo, che ha alla base il 7 (Settenario), l’Esoterismo, che si fonda sul 9 (Nonario), e l’Isoterismo, basato sul numero 12. Ciò significa che la totalità può essere spiegata e vissuta in molte maniere.

L’Occultismo si può considerare la Via nº 1, il Misticismo la nº 2 e l’Esoterismo la nº 3. Il Prof. Vinardi ha osservato che ognuna di queste Scuole utilizza rispettivamente 5, 7 o 9 vortici o chakras. Per esempio, nelle Scuole mistiche non viene usato il vortice sacro e pertanto l’energia sessuale deve essere sublimata. Le Vie nº 1, 2 e 3 – quelle che Vinardi nel primo volume di Biopsicoenergetica definisce “Vie Tradizionali”, del Fachiro, del Monaco o dello Yogi – possono portare l’uomo a un certo grado di sviluppo, facendolo lavorare su un numero limitato di chakras e su una soltanto delle 3 organizzazioni cerebrali (sul centro motorio, emozionale o intellettuale). Incidentalmente, Vinardi chiarisce che esistono tre differenti organizzazioni cerebrali: neopsiche, mesopsiche e paleopsiche, rispettivamente in rapporto con l’encefalo, le ghiandole ed il   midollo. Una Scuola di “sintesi” comporta un lavoro simultaneo ed armonico su tutti questi tre cervelli e su tutti i principali chakras dell’essere umano e non richiede a chi lo compie di ritirarsi dal mondo, in un monastero o su una montagna.

Un fattore che distingue le Scuole Sintetiche o di Quarta Via da quelle tradizionali è che non hanno bisogno, per operare, di Sedi fisse o, per così dire, istituzionalizzate.  Il Sistema Isoterico opera secondo cicli. In un ciclo può essere opportuno fare un certo lavoro, in un altro un lavoro diverso, perché le variabili sono cambiate: gli uomini, il periodo storico, il luogo e le condizioni del pianeta.

Per comprendere il tipo di lavoro che deve cominciare a fare su di sé chiunque entri a far parte di una Scuola autentica, è necessaria avere ben chiara la classificazione dei vari livelli d’umanità di cui parla il Prof. Vinardi. Innanzi tutto, i Maestri di Quarta Via d’ogni epoca rilevano che l’evoluzione dell’umanità può compiersi soltanto per mezzo dell’evoluzione di un certo gruppo ristretto d’esseri umani che, a loro volta, influenzano e guidano il resto dell’umanità.

La vita dell’umanità è governata da due tipi di forze esterne: le influenze planetarie, ricevute in maniera involontaria ed inconscia, e quelle provenienti dai cerchi interiori dell’umanità, delle quali la maggioranza degli esseri ignora l’esistenza. L’umanità di cui facciamo parte, quella storica e preistorica comunemente conosciuta, costituisce soltanto la parte più esterna dell’umanità intesa in modo totale. Ci troviamo in quello che anche il Prof. Vinardi definisce il Cerchio della Confusione delle Lingue: ognuno parla una lingua senza comprendere ed essere compreso dagli altri. È questa la vera incomunicabilità che non è però, come molti invece pensano, una condizione esistenziale inevitabile per l’essere umano; quando si diventa cosciente di questa mancanza di comprensione e sorge il desiderio di comprendere e di essere compresi, si comincia inconsapevolmente a tendere verso un cerchio più interno dell’umanità.

È il Cerchio Essoterico, dove comincia la “comprensione”, di carattere astratto, teorico più che pratico; in questo cerchio troviamo gli esseri umani definiti nº 1, 2 o 3, cioè coloro i quali sono riusciti ad attivare in modo corretto una delle tre organizzazioni cerebrali, mentre nel Cerchio della Confusione delle Lingue troviamo esseri umani ancora nº –1, –2 e –3. Sono questi ultimi esseri che il Prof. Vinardi, nel primo volume di Biopsicoenergetica, definisce rispettivamente umanoidi, misticoidi ed intellettualoidi; in essi lavora soltanto una parte del loro centro di gravità che può trovarsi nel corpo fisico (e abbiamo allora i maniaci della cultura   fisica o della competizione), nelle emozioni (sognatori con tendenza verso un concetto irreale di “amore universale”) e nei pensieri (pensatori propensi alle chiacchiere e alle soluzioni solo teoriche dei problemi).

Riuscire ad attivare correttamente il proprio centro di gravità è soltanto il primo passo per chi intende lavorare in una Scuola Sintetica. Inoltre, una persona può essere un nº 1 nel lavoro fisico, ma un –2 nei sentimenti e un –3 dal punto di vista intellettuale; si mescolano numeri positivi con negativi. Allora, si è come un tavolino a tre gambe di cui due più corte: non c’è equilibrio, non si può appoggiare nulla su questo tavolino, tutto scivola e cade.

Per un lavoro corretto c’è bisogno di numeri tutti positivi, armonici. È necessario imparare a far funzionare correttamente ed al momento giusto ognuno dei nostri tre cervelli. È questo il livello dell’essere umano nº 4, cioè di colui il quale lavora contemporaneamente ed in modo armonico sul piano fisico, emozionale ed intellettuale.

Gli esseri nº 4 entrano a far parte di un cerchio più interno dell’umanità, il Mesoterico, che vuol dire intermedio, perché rappresenta un punto di passaggio per arrivare al Cerchio Esoterico, dove si trovano gli uomini che possiedono un “Io” indivisibile. Poi si otterranno tutti gli stati di coscienza, tutto il sapere possibile e una volontà libera e indipendente. Non possono esserci discordie o differenze di comprensione tra questi esseri, la loro attività è perfettamente coordinata e li conduce inevitabilmente verso uno scopo comune, perché comune ed identico è il loro modo di comprendere.

Ad un livello ancora superiore si trova il cerchio più interno dell’umanità, quello Isoterico, di cui fanno parte esseri che hanno sviluppato fino al massimo grado le possibilità dell’essere umano. Esseri di un livello simile sarebbero in grado di esercitare un’influenza decisiva su tutti i principali leader politici contemporaneamente e mettere ordine nel mondo. Sarebbe possibile, ma non logico, perché l’ordine deve cominciare dal basso e non dall’alto. Ognuno deve formarsi prima una coscienza personale, altrimenti il lavoro di un Maestro può servire solo per un certo periodo e per certe persone. Dopo la sua morte tutto tornerebbe ad essere come prima per la maggior parte della gente. È impossibile educare degli esseri umani che non vogliono essere educati. Sarebbe come renderli schiavi, imponendo loro di comportarsi in un certo modo. Appena però si allenta un attimo il controllo, la gente torna a fare ciò che non sa evitare di volere.

Se dunque vogliamo che qualcosa cambi nel mondo, dobbiamo cominciare a cambiare la nostra casa. Noi siamo il mondo. L’odio, l’egoismo e la guerra sono dentro di noi, perché dentro di noi albergano troppi “io” fittizi in conflitto fra loro. Bisogna far qualcosa per eliminarli. Non importa quanto basso possa sembrarci il nostro livello di partenza, né dobbiamo preoccuparci di livelli che sono troppo elevati per la nostra comprensione attuale. Soltanto dopo aver compiuto un primo passo, magari piccolo ma reale, sarà possibile, di volta in volta, scorgere i successivi.

Quanto qui descritto è soltanto una formulazione molto insufficiente e parziale e rappresenta soltanto una breve introduzione al Sistema Isoterico.

FONTE

http://xoomer.virgilio.it/livio.vinardi/

 

Standard
Alchimia, Creazionismo, Esoterismo, Sessualità, Spiritualità

IL MISTERO DELL’ETERNO FEMMINILE

immagine

Nella tradizione della saggezza orientale, il SUPREMO ASSOLUTO (BRAHAMAN o DIO PADRE) possiede la sua misteriosa METÀ FEMMINILE, considerata al contempo la Sua Natura Femminile manifestatrice, conosciuta in Oriente con il nome di MAHA SHAKTI.

Secondo le conoscenze della tradizione Cristiana, DIO PADRE si manifesta e crea tutto attraverso i suoi misteriosi poteri femminili, ovvero lo SPIRITO SANTO.

Il fatto che sia nella millenaria tradizione orientale, che nella millenaria tradizione occidentale cristiana, viene presentata nello stesso modo una misteriosa Natura femminile manifestatrice, attraverso la quale Dio crea l’intero MACROCOSMO, non è affatto casuale. Nella tradizione orientale, MAHA SHAKTI o la Natura femminile Eterna, rappresenta in realtà, LA POTENZA FEMMINILE MANIFESTATRICE DI DIO, attraverso la quale l’intera Creazione (l’intero MACROCOSMO o in altre parole TUTTO CIO’ CHE E’ MISTERIOSO), formata dai 3 universi (l’Universo Fisico, l’Universo Astrale e l’Universo Causale) ha la sua origine e si mantiene.

DIO PADRE manifesta ininterrottamente la sua onnipotenza e manifesta il Tutto solo attraverso MAHA SHAKTI. MAHA SHAKTI è sempre colei in cui e attraverso la quale si esprime L’ONNIPOTENTE VOLONTÀ di DIO PADRE (BRAHMAN). Non è affatto casuale che nella tradizione orientale, tutti gli dei, senza eccezione, come BRAHMA, VISHNU o SHIVA posseggono ognuno di loro una o più nature femminili manifestatrici, le quali sono al contempo le loro amate. Ognuna di queste amate che loro adorano, rappresentano anche la loro NATURA FEMMINILE MANIFESTATRICE. Andando oltre le apparenze, si può affermare che queste amate degli dei sono di fatto le loro SHAKTI, attraverso le quali essi manifestano la loro volontà divina onnipotente. Le SHAKTI degli dei rappresentano LE POTENZE FEMMINILI DELLA LORO NATURA ENIGMATICA che formano, insieme a loro, una perfetta unità misteriosa. In assenza di queste nature femminili manifestatrici (SHAKTI) o in altre parole, in assenza di queste POTENZE FEMMINILI MANIFESTATRICI DELLA LORO NATURA DIVINA (caratteristica di ogni dio), non sarebbero dotate di poteri sovrannaturali e non potrebbero manifestare nessun potere divino straordinario, non essendo al contempo capaci di esercitare nessuna influenza miracolosa, benefica, occulta.

Alla luce di queste rivelazioni, possiamo renderci conto che la volontà enigmatica e onnipotente di questi dei si può manifestare efficientemente solo grazie alle forze femminili manifestatrici intimamente unite a loro (in tutte le loro sfere di esistenza e manifestazione che li caratterizzano). Del resto, questa perfetta unione è spesso raffigurata nella tradizione orientale da una coppia amorosa divinamente unita in un’ininterrotta comunione amorosa, nella classica postura tantrica YAB-YUM.

In assenza di una o più SHAKTI attraverso le quali gli dei manifestano la loro volontà, le loro misteriose influenze spirituali e la loro forza divina occulta, ognuno di questi dei sarebbe – per analogia – un cadavere immobile, inerte e impotente. In assenza della presenza della SHAKTI, che gli permette di manifestarsi pienamente, grazie alla sua natura femminile manifestatrice, quel dio sarebbe, per analogia, come un corpo paralizzato. Questo antico insegnamento orientale segreto, era noto ai grandi iniziati ed è espresso da un antichissimo testo tantrico: “SHIVA senza SHAKTI è SHAVA (un cadavere immobile e impotente). SHAKTI senza SHIVA è KALILA (esistenza senza senso, confusione, caos), KACHAKULAM (larvalità, rifiuto, inversione dei valori) e MAYA (illusione, disordine, entropia).”

Soprattutto in Oriente, i saggi conoscono da migliaia di anni l’enorme importanza della POTENZA FEMMINILE MANIFESTATORE (SHAKTI), grazie alla quale l’intera manifestazione appare e viene mantenuta, in assenza della quale NIENTE PUÒ ESSERE MANIFESTATO. Così come abbiamo ricordato prima, anche nella tradizione cristiana DIO PADRE viene assistito permanentemente, nel processo della creazione e della manifestazione di TUTTO e di TUTTO ciò che è stato, che è e che sarà, dalla POTENZA MISTERIOSA FEMMINILE MANIFESTATRICE DELLO SPIRITO SANTO (che come abbiamo menzionato prima, nella tradizione orientale è conosciuto con il nome di MAHA SHAKTI o la GRANDE MAMMA DA CUI TUTTO NASCE), in cui e attraverso la quale tutto, senza eccezione, appare nel quadro della Creazione di DIO PADRE.

Nella millenaria tradizione orientale si indica talvolta che l’intero MACROCOSMO in cui contemporaneamente esistono i tre universi (Universo fisico-materiale, Universo Astrale e Universo Causale), si manifesta completamente grazie a MAHA SHAKTI. L’intero MACROCOSMO, senza eccezione, è stato “partorito” ed è mantenuto senza sosta grazie a MAHA SHAKTI. I grandi iniziati sanno che il MACROCOSMO, nella sua totalità, è di fatto l’opera di MAHA SHAKTI. Il MACROCOSMO è stato manifestatore come espressione della VOLONTÀ ONNIPOTENTE di Dio Padre (BRAHMAN). I grandi iniziati nel millenario sistema del TANTRA YOGA hanno specificato in numerosi trattati segreti che in realtà, l’intero MACROCOSMO è il “FRUTTO” o in altre parole “Il BAMBINO MAGICO” nato dalla MAHA YONI (l’enorme matrice partoriente) della GRANDE MAMMA (MAHA SHAKTI), che all’origine ha manifestato l’intera creazione. Alla luce di queste rivelazioni, possiamo comprendere perché gli adepti tantrici avanzati adorino la YONI della loro amata e la guardino in modo trasfigurante come fosse la corrispondente nel corpo femminile della MAHA YONI della MAHA SHAKTI.

La visione profondamente trasfigurante e piena di adorazione per il corpo e per l’essere della donna amata permette agli adepti avanzati nel sistema TANTRA di entrare così in uno stato misterioso di comunione con MAHA SHAKTI, che esiste da sempre, intimamente unita con lo Spirito Onnipotente, enigmatico. Grazie a MAHA SHAKTI si manifesta la volontà onnipotente di DIO PADRE. Intuire questi misteri spirituali fondamentali ci permette al contempo di comprendere la millenaria visione, profondamente trasfigurante del LINGAM, come l’espressione del fallo perfettamente eretto di SHIVA, che è e rimane cosi grazie al fatto che SHIVA è perfettamente continente. A sua volta, il culto della YONI (la matrice della donna), rappresenta la visione trasfigurante della MAHA YONI di MAHA SHAKTI, da cui è nato l’intero MACROCOSMO. Una simile e misteriosa visione, profondamente trasfigurante, spiritualmente sublime del corpo della donna amata, permette al tantrico di scoprire gradualmente (grazie a questa visione) una misteriosa unità tra il MICROCOSMO dell’essere amato, di cui il corpo è una parte costitutiva importante e il MACROCOSMO, in cui l’Universo fisico è una parte importante dello stesso.

È però evidente che solo gli esseri umani con una realizzazione spirituale elevata sono capaci di intuire la realtà misteriosa e grandiosa che esiste al di là di queste rappresentazioni simboliche contenenti molteplici significati. I tantrici iniziati affermano che il corpo della donna presenta una complessità straordinaria e quando viene visto in un certo modo, si svela ancor più complesso. Tra l’altro, il corpo femminile si rivela superiore a quello maschile, per il fatto che il corpo femminile presenta alcune caratteristiche distinte, che sono uniche se paragonate a quelle di un corpo maschile. Per esempio, il corpo femminile contiene, non a caso, 12 aperture distinte (tra queste aperture distinte che sono in più nel caso del corpo femminile, ricordiamo il collo dell’utero, l’uretra e gli orifizi dei capezzoli, costantemente attivi nella donna. Tramite i capezzoli si manifestano nel corpo e attraverso il corpo della donna misteriosi fluidi femminili). Paragonato al corpo femminile, il corpo maschile contiene solo nove aperture distinte (nell’uomo i capezzoli non sono aperti e attivi). Esistono anche altre differenze che distinguono il corpo femminile, ma che non menzioniamo qui. Tutte queste differenze evidenziano la superiorità del corpo femminile, che solo le donne che riescono a conseguire pienamente lo stato di SHAKTI coscientizzano e apprezzano per il loro giusto valore.

Tra le altre differenze conosciute dai tantrici, ricordiamo che la donna è capace di vivere oltre 20 tipi distinti di orgasmo, mentre l’uomo non è capace di vivere una simile gamma di orgasmi, proprio per il fatto che il suo corpo non presenta la stessa complessità di quello femminile.

Un’altra capacità del tutto straordinaria, innata nella donna e che può essere manifestata in qualsiasi momento, è la possibilità di praticare immediatamente e con grande facilità la continenza amorosa, senza aver bisogno, nel suo caso di un allenamento, che è invece necessario nel caso dell’uomo.

Un’altra capacità straordinaria che la donna manifesta spontaneamente è l’entrare e il mantenere per periodi lunghi di tempo differenti stati di orgasmo, che possono essere estesi per delle ore di seguito, ininterrottamente. Quando pratica davvero bene la continenza amorosa, la donna può facilmente raggiungere stati di orgasmo cosmico (simili stati sono stati estatici di orgasmo avvolgente, profondo e molto intenso anche se questo concetto in sé può suscitare il disprezzo di persone ignoranti che si prendono gioco di qualcosa che, in realtà, non sono mai stati capaci di sperimentare). Un’altra straordinaria capacità è che il corpo della donna, che è risvegliata eroticamente e che diventa cosciente di certe misteriose energie che si manifestano nel suo corpo (grazie allo sprigionarsi di determinati processi di risonanza occulta con i focolai infiniti di forza del MACROCOSMO) fanno si che la donna manifesti facilmente alcuni processi alchemici che avvengono all’interno della sua YONI. Per esempio l’affascinante e misterioso processo dell’apparizione e materializzazione dei cosiddetti KALA all’interno della YONI, quando la donna vive intensi ed avvolgenti stati di orgasmo, senza la perdita del potenziale creatore.

Un altro processo misterioso è la trasmutazione integrale in energia delle secrezioni sessuali specifiche che, quando non vengono trasmutate e sublimate in energia, producono il ciclo mestruale. Attraverso una simile realizzazione (la sospensione del ciclo mestruale, grazie alla trasmutazione biologica del suo potenziale sessuale in energia) la donna ha a disposizione un’energia interiore enorme che potrà direzionare e focalizzare in diversi livelli del suo universo interiore grazie ad una sublimazione armoniosa. Speriamo che grazie a queste rivelazioni, le donne intelligenti ed intuitive che leggeranno queste righe, riusciranno a comprendere che il privilegio di essere donna non è ne un’esclusiva e neanche un’argomento di seduzione, ma che semmai presuppone la coscientizzazione dei suoi vantaggi, come una necessità stringente. Questa scoperta si realizza gradualmente, nella misura in cui al donna risveglia e  dinamizza sempre più il favoloso potenziale  che si rivela quando diventa pienamente cosciente dello stato di SHAKTI.

Ecco come sono descritti questi fondamentali aspetti occulti in un famoso testo tantrico segreto: “L’ILLIMITATA POTENZA FEMMINILE (MAHA SHAKTI) è in realtà la manifestazione e il sostegno misterioso dell’intero Universo. MAHA SHAKTI è colei che ha partorito dalla sua gigantesca MAHA YONI e ha portato alla luce il grande TUTTO dell’Universo (MACROCOSMO). Il grande TUTTO dell’Universo (MACROCOSMO), di fatto è la FORMA NECESSARIA che Lei (MAHA SHAKTI) gli ha offerto all’origine. MAHA SHAKTI è incessantemente il fondamento e l’energia manifestatrice sia dei tre mondi che di tutti i regni paralleli che esistono NELL’UNIVERSO ASTRALE. MAHA SHAKTI è colei che ha creato e manifestatore le 10 Grandi FORZE COSMICHE (DASHA MAHA VIDYA) che attraverso di Lei (MAHA SHAKTI) sono diventate l’espressione della VOLONTA’ ONNIPOTENTE DI BRAHMA (DIO PADRE). Manifestando così LA VOLONTA’ ONNIPOTENTE DI BRAHMA (DIO PADRE), la Grande Donna (MAHA SHAKTI) è e rimane la manifestatrice inimmaginata e la sostenitrice dell’intero Universo (MACROCOSMO).

L’intero Universo (MACROCOSMO) è la Sua forma (di MAHA SHAKTI). La Grande Donna (MAHA SHAKTI) è il fondamento misterioso di questo mondo e di tutti i mondi. Nessun mondo e nessun universo non esisterebbe in assenza del suo sostegno. Nel mondo fisico, la forma propria del corpo della donna è una forma perfetta. Qualsiasi forma che MAHA SHAKTI assuma, sia maschile (virile), sia femminile è in realtà la sua forma misteriosa suprema. Nell’universo dell’essere donna è sempre presente la forma misteriosa del TUTTO. Nell’universo di ogni donna esiste in uno stato dinamizzato (risvegliato) o latente, tutto ciò che è animato, sia in questo mondo che negli altri mondi misteriosi che esistono oltre lei.

Per colui che l’adora ed è capace di scoprirla in tutto il suo splendore – ad eccezione del Sé Supremo Immortale  (ATMAN) – non esiste gioiello più bello della donna. Ad eccezione del Sé Supremo Immortale (ATMAN) non esiste condizione superiore a quella di una donna. Nel caso di colui che è capace di scoprirla al di là delle apparenze, così come nel caso della donna che si rende conto di queste meravigliose doti, grazie alla conoscenza di Se, non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai un destino uguale a quello di una donna.

Non esiste regno, non esiste ascesa, che si può paragonare a tutto ciò che può offrire lo splendido universo della donna, pienamente risvegliato, quando viene adorata e trasfigurata così come si deve. Ad eccezione del Sé Supremo Immortale (ATMAN) non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai un luogo sacro che possa essere paragonato all’universo dell’essere femminile. Per quanto possiamo cercare, non possiamo scoprire una preghiera simile alla preghiera perfettamente naturale, estatica, che la donna manifesta spontaneamente quando raggiunge lo stato perfetto di orgasmo (è unanimemente conosciuto dagli uomini iniziati che, quando le donne raggiungono stati ampi e profondi di orgasmo senza perdita, hanno la tendenza spontanea di focalizzare fermamente lo sguardo verso la zona sopra la testa a livello del centro essenziale di forza SAHASRARA che, come sappiamo, rende possibile il riconnettersi dell’essere umano con DIO PADRE.

Non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai un piacere più grande, gioia così avvolgente di quella che possiamo scoprire attraverso e nel corpo di una donna. Colui che adora insaziabilmente, scopre con facilità, alla fine, con l’aiuto della donna, l’esistenza misteriosa di BRAHMAN (DIO PADRE), con cui la donna è incessantemente e misteriosamente unita, anche quando non lo immagina neppure. Senza l’aiuto della potenza femminile manifestatrice (SHAKTI), neppure gli dei hanno alcun potere e non possono agire in sua (della SHAKTI) assenza.”

Alla luce di queste fondamentali rivelazioni che ci vengono offerte da questa citazione, possiamo comprendere facilmente che i due aspetti polari opposti, complementari, rispettivamente maschile e femminile, l’aspetto YANG (+) e l’aspetto YIN (-) sono in realtà i due principi manifestati dall’Eterno Femminile (MAHA SHAKTI). Si può dire che DIO PADRE, che manifesta sempre il tutto attraverso la Sua volontà onnipotente solo con l’aiuto dell’Eterno Femminile (MAHA SHAKTI), è in realtà neutro e trascendente. Nell’universo (MACROCOSMO) manifestato dalla GRANDE MAMMA (MAHA SHAKTI), il maschile e il femminile, lo YANG e lo YIN sono i due principi polarmente opposti complementari che governano l’Universo, assicurandogli al contempo la coerenza e l’unità. In questo universo (MACROCOSMO), che all’origine è stato manifestato dalla GRANDE MADRE (MAHA SHAKTI), lo YANG e lo YIN, il maschile e il femminile non sono due stati che si oppongono e che lottano tra loro, sono piuttosto, in realtà, due fasi (una positiva e l’altra negativa) dell’alternanza dello stesso movimento.

In determinate condizioni note agli iniziati, il maschile è l’espressione della trasformazione progressiva del femminile o, in altre parole, della trasformazione dello YIN in YANG, mentre il femminile è l’espressione della progressiva trasformazione del maschile o, in altre parole l’espressione della trasformazione dello YANG in YIN. In questo modo possiamo dire che le due energie polari opposte si completano e formano una Unità perfetta. Il maschile e il femminile, lo YANG e lo YIN, sono una coppia antitetica e al contempo perfettamente unita, esistente nella più completa comunione. L’aspetto YANG, maschile, significa azione, esteriorizzazione, espansione, il nord, il fuoco, la pienezza della vita, le note musicali acute, il sole, il giorno, l’estate, il dinamismo, il caldo. Lo YIN, il femminile, rappresenta l’interiorizzazione, l’intuizione, la passività, la ricettività, il sud, l’acqua, le note musicali gravi, la luna, la notte, l’umidità, l’inverno, il riposo, il freddo.

La famosa rappresentazione classica del maschile e del femminile, dello YANG e dello YIN, si basa su un cerchio (che simboleggia l’Unico Primordiale) che si divide in due aspetti. Questa rappresentazione simbolica contiene una parte bianca (l’uomo, +, YANG) e una parte nera (la donna, -, YIN) per esprimere lo stato di dipendenza reciproca delle due metà, scopriamo un piccolo cerchio nero (simbolo del femminile) che esiste nella parte bianca (l’uomo) e un piccolo cerchio bianco (simbolo del maschile) nella parte nera (la donna). All’interno di ciascun polo si trova il punto focale della forza contraria, che rappresenta il seme misterioso della trasformazione. Allo stesso tempo, ciò ci permette di intuire il mistero dello stato androgino glorioso che ogni essere umano è chiamato a realizzare, anche quando non si rende conto, per il momento, di questa aspirazione inconscia.

Questo simbolismo ci ricorda, tra l’altro, che nell’intera manifestazione tutto non è mai completamente femminile o completamente maschile e che le forze femminili (YIN) e le forze maschili (YANG) non possono in realtà esistere una senza l’altra. Lo stato androgino glorioso permette agli esseri umani che lo raggiungono, grazie ad una fondamentale trasformazione interiore, di accedere ad uno stato psico-mentale e spirituale di autonomia nettamente superiore. Nello stato androgino glorioso, che esiste simultaneamente in uno stato costante di equilibrio, dove gli aspetti femminili (YIN) e gli aspetti maschili (YANG) sono captati in modo uguale, nel suo Universo interiore, non esiste più una prevalenza maschile o una prevalenza femminile, caratteristica nel caso delle persone normali (che per il momento non hanno raggiunto questo stato nettamente superiore, conosciuto con il nome di stato androgino).

La separazione del principio maschile dal principio femminile non fa scomparire la misteriosa logica che li vuole complementari. Se ci analizziamo con attenzione e lucidità scopriamo che in ognuno di noi esiste e vibra, anche quando neppure lo immaginiamo, una parte femminile e una parte maschile. L’aspetto che predomina determina cosi la polarità generale del nostro essere e ci rende così uomo o donna. In realtà, non esiste alcun antagonismo tra i due poli ma solo una interpenetrazione, una reciprocità, una mescolanza, una fusione profonda. Tutto ciò genera in noi desideri, passioni, aspirazioni e ci determina nell’agire per risvegliare e realizzare tutto ciò nel nostro universo interiore.

L’aspetto maschile (YANG) e l’aspetto femminile (YIN) sono tonalità vibratorie distinte, certe, che alle volte si trovano in piena simbiosi. Sia il maschile che il femminile si nutrono permanentemente l’uno con l’altro, hanno l’impellente bisogno l’uno dell’altro. Sia la forza nel caso della natura femminile, che la forza nel caso della natura maschile, appare per assimilazione delle opposte polarità, complementari. L’uomo ha un’impellente bisogno dell’energia femminile, per polarizzarsi e per diventare così una forza trionfante. A sua volta, la donna ha bisogno dell’energia maschile complementare per diventare, in questo modo, anche lei una forza trionfante. In determinate condizioni note agli iniziati, è facile che si risvegli molto più velocemente, sia nella donna che nell’uomo, lo stato androgino glorioso. In questo caso, la donna avrà pienamente risvegliato in lei anche il suo uomo interiore, e l’uomo avrà risvegliato in lui la donna interiore. Questo stato rende possibile anche la comparsa graduale di determinati poteri paranormali (SIDDHI).

Sia il femminile che il maschile simboleggiano l’aspetto della stessa ed un’unica realtà, la realtà misteriosa di MAHA SHAKTI. Il maschile e il femminile, lo YANG e lo YIN, sono ognuno un fattore di moltiplicazione e anche di apparente divergenza. Al contempo sono ognuno un fattore di fusione, di reintegrazione, di potere, di felicità, di piacere, di salute, di amore, di piena unità. Lo stato di equilibrio in cui si trovano proviene sempre dall’armonia e dalla frenesia delle loro interazioni, e l’equilibrio è strettamente legato alla durata di queste interazioni che offrono così all’altro la possibilità di accumulare la misteriosa energia di cui ognuno ha bisogno.

Nel caso dei giochi amorosi basati sulla perfetta continenza, trasfigurazione e amore, l’interazione tra i due amati può essere pienamente soddisfacente, armoniosa, e ciò attrae con sé straordinari stati di felicità e permette anche il raggiungimento di uno stato straordinario di beatitudine. Nel caso degli esseri umani che non praticano giochi amorosi con continenza, trasfigurazione e amore, gli scambi energetici con l’altro e l’interazione tra i due amati, sono superficiali, di breve durata, insoddisfacenti, incompleti e proprio per questo danno vita a frustrazioni, tensioni, scontentezze, e addirittura a sorde lotte. Gli iniziati sanno che l’azione congiunta delle due forze misteriose complementari, rispettivamente la forza maschile (YANG) e la forza femminile (YIN), sostiene e regola la vita degli uomini e le eco di questa interazione esiste e si rispecchia nel regno animale e vegetale. Questo gioco polare è presente nell’Universo intero ed esiste ovunque laddove c’è vita. Dall’unione delle due energie polarmente complementari appare la forza, la felicità, il piacere, l’equilibrio e la suprema armonia.

I diversi scambi e relazioni misteriose esistenti tra l’aspetto maschile (YANG) e l’aspetto femminile (YIN)

  1. Opposizione apparente

Nella natura, quasi ogni fenomeno presenta due aspetti distinti. Questi aspetti sono caratteristiche sia per ciò che riguarda il movimento degli astri, come per esempio il Sole e la Luna, sia per ciò che riguarda la manifestazione ciclica delle stagioni, del giorno e della notte, della crescita e della decrescita. Lo stato di unità appare o, in altre parole, viene creato, grazie all’opposizione apparente di questi due aspetti polari opposti e complementari, che a prima vista sembrano contradditori.

  1. Interdipendenza

In modo paradossale, queste due forze polarmente opposte (maschile, YANG – femminile, YIN) sono interdipendenti. Hanno assolutamente bisogno di una delle due polarità complementari per esistere in modo individuale.

  1. Crescita e decrescita

Il maschile (YANG, +) e il femminile (YIN, -) crescono e decrescono in modo alternato. Questo misterioso movimento mantiene un relativo equilibrio favorevole alle due energie (rispettivamente le energie maschili e femminili). Questo ininterrotto avanti-indietro si trova all’origine della vita e di ogni stato di equilibrio dinamico.

  1. Trasformazione reciproca

In determinate condizioni conosciute dagli iniziati, come per esempio le fusioni amorose frenetiche, sublimi, passionali, realizzate con continenza (producendo in questo modo la trasmutazione biologica del potenziale fisico sessuale in energia e la sublimazione dell’energia risultante nei differenti livelli superiori dell’essere) il maschile (YANG, +, solare) e il femminile (YIN, -, lunare) possono trasformarsi integralmente uno nell’altro.  Si può quindi dire che il maschile diventa femminile e il femminile diventa maschile, lo YIN diventa lo YANG e lo YANG diventa lo YIN, il più diventa meno, il meno diventa più, il solare diventa lunare, il lunare diventa solare. In questo modo appare una profonda trasformazione, rapida, sovviene una ripresa e possono apparire sorprendenti capovolgimenti di situazioni. Così possono apparire incredibili cambiamenti e salti qualitativi inaspettati.

Cosa succede al momento attuale

Il microcosmo dell’essere femminile si trova in una misteriosa comunione e legame con l’Eterno Femminile MAHA SHAKTI. Ancor di più, un’intera serie di scoperte scientifiche hanno già evidenziato che, in realtà, non è stata la donna a nascere dalla cosiddetta costola dell’uomo ma, il processo è stato esattamente l’opposto. Di fatto, l’uomo è nato da un sui generis adattamento parziale che si è realizzato partendo dal corpo molto più complesso della donna. In altre parole, non è la donna che è nata dall’uomo ma è l’uomo che è nato dalla donna. I praticanti avanzati nel sistema TANTRA hanno scoperto questo importante mistero da millenni. Proprio per questo, hanno obiettivamente apprezzato, con il giusto valore, la donna e l’hanno adorata sulla base della profonda conoscenza di questa realtà misteriosa.

Il millenario sistema SHAKTA è una dimostrazione vivente di questa scoperta della superiorità del corpo e del microcosmo dell’essere femminile. Del resto, migliaia di anni fa, la conoscenza di questa verità fondamentale era quasi comune e normale. Questo spiega perché l’elemento femminile, la donna, è stata spesso completamente divinizzata in tutte le culture che oggi sono considerate, nella connotazione peggiorativa, come “PAGANE”. Nei tempi immemorabili, alla donna veniva accordata l’importanza che merita (NELL’IPOSTASI DI DONNA INIZIATRICE) proprio grazie a questa fondamentale rivelazione.

Il culto della Grande Madre (MAHA SHAKTI) o della Grande Dea Madre, strettamente legato alla vita, all’agricoltura, alla fertilità, all’abbondanza dei raccolti, al mistero dell’amore continente, alle straordinarie potenzialità che la donna possiede (incluso quella di praticare con estrema facilità la continenza amorosa), è persistita per lungo tempo, ma ad un certo punto, LA DONNA ha iniziato, pian piano, ad essere detronizzata dal cosiddetto archetipo MASCHILE IDEALE, che è stato ed è strettamente legato alla virilità, alla conquista, al coraggio e alla forza.

La morte dei culti in cui è stata adorata così come si conviene la “GRANDE MADRE DEL MONDO” (ovvero MAHA SHAKTI), ha dato vita ad un ordine sociale patriarcale, in cui gli uomini hanno sottomesso le donne alla loro autorità dispotica. Per questo, piano piano, il ruolo della donna si è deteriorato. Antichissimi tempi consacrati alla Dea Madre sono stati distrutti e al loro posto sono state costruiti altri, consacrati a divinità maschili. In questo modo, la gigantesca Eva (MAHA SHAKTI) che ha dato vita all’umanità, ha cambiato ruolo ed è stata unanimemente considerata come donna stupida e non sottomessa, la cattiva tentatrice.

Il culmine di questo decadere della condizione femminile è stato raggiunto nel momento in cui si è affermato che, di fatto, le donne non hanno anima e non sono umane. Oggi sappiamo che l’apostolo Paolo ha perorato con grande veemenza per la subordinazione totale delle donne rispetto agli uomini. Nel VI secolo, i teologi sono arrivati a chiedersi se le donne avessero un’anima. Durante il Medioevo, le donne sono state spesso considerate in modo falso e aberrante come disgustose creature, che avevano a che fare con il diavolo. L’inquisizione ha portato ad una caccia alle streghe senza precedenti. Tutti questi aspetti sono ancor più bizzarri se consideriamo che nella Genesi si cita che l’essere umano, cioè sia la donna che l’uomo, sono stati creati da Dio PADRE androgino, ovvero sia uomo che donna allo stesso tempo.

Nel millenario sistema di TANTRA YOGA, con il risveglio graduale e la dinamizzazione dello stato di SHAKTI, la donna diventa cosciente di una serie di potenzialità straordinarie, che molto spesso giacciono in lei senza essere neppur immaginate. È vero che il trattamento a cui la donna è stata sottoposta lungo i millenni, dopo la fine del periodo matriarcale, l’ha portata a regredire moltissimo. Per migliaia di anni si è ripetuto alla donna che è “stupida”, “incapace”, “inferiore”, “impotente”, ecc.

Poiché ogni menzogna che viene incessantemente ripetuta finisce per diventare la cosiddetta “verità”, la donna piano piano, ha finito per convincersi e ha creduto a tutte le cattiverie che gli sono state ripetute continuamente da uomini ignoranti, dispotici, egoisti, insensibili, avidi di potere, dominatori e possessivi, i quali avevano la falsa impressione di essere nettamente superiori.

In questo modo si è prodotto un regredire, con l’assimilazione da parte della donna di queste convinzioni sbagliate, irremovibili. Questo stato ha fatto sì che all’ora attuale il subconscio delle donne sia ripieno di false stupide convinzioni, quali: “la donne è inferiore”, “la donna non potrà mai riuscire in quello che fa l’uomo”, “la donna ha solo difetti e nessuna qualità”, “la donna non ha alcun tipo di talento straordinario in confronto a quello dell’uomo”.

Alla luce di queste rivelazioni, è evidente che la scoperta da parte di un numero sempre maggiore di donne dell’amore con continenza contribuirà alla comparsa di una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda il risveglio e la dinamizzazione delle favolose potenzialità esistenti nel microcosmo di ogni donna che aspiri a risvegliare lo stato di SHAKTI. Per far ciò, le donne iniziate (CHE DOVREBBERO DIVENTARE QUANTO PRIMA DONNE INIZIATRICI) devono diventare consapevoli che sono soprattutto loro quelle che possono insegnare l’amore con continenza agli uomini. La netta superiorità della donna per quel che riguarda le fusioni amorose con continenza è una carta essenziale nel processo di risveglio delle favolose potenzialità, che risiedono addormentate in ogni donna che aspiri a risvegliare lo stato di SHAKTI.

 

Aforismi e riflessioni

  1. Qualsiasi uomo normale che ama una donna sola, molto spesso ama, di fatto, senza rendersene conto, due donne. Una è la donna rispettiva, che esiste veramente, mentre l’altra è una creazione delle sua immaginazione.
  2. La donna non è tutta. La donna in cui si risveglia sempre di più lo stato di SHAKTI, inizia ad essere tutta.
  3. L’uomo che non perdona mai nella donna che ama i suoi piccoli difetti, non gioirà mai come dovrebbe delle sue grandi qualità e virtù.
  4. Quando DIO PADRE vuole fare qualcosa di straordinariamente importante, Dio lo nasconde agli occhi dell’uomo. Gli iniziati sanno bene che quando Dio vuole fare qualcosa di straordinariamente importante, si fa aiutare da una donna già pronta per manifestare quello che Lui vuole.
  5. Quando una donna risveglia pienamente lo stato di SHAKTI (la potenza femminile della natura), diventa in breve tempo un “sui generis” ponte tra due universi, l’Universo Fisico e l’Universo Astrale.
  6. In ogni donna straordinaria esistono migliaia di aspetti affascinanti, che si risvegliano e iniziano a manifestarsi uno dopo l’altro, facendo si che sbocci nel mondo, in tutto il suo splendore, il MISTERO DELL’ETERNO FEMMINILE
  7. Nel testo dell’Apocalisse esiste una citazione profetica che può essere interpretata nel senso che, in un futuro prossimo, la donna inizierà a diventare cosciente a livello planetario delle sue favolose potenzialità latenti e in questo modo riuscirà a risvegliare gradualmente lo stato di DONNA COSMICA, che implica il risveglio uguale nel suo universo interiore di tutte le 12 costellazioni zodiacali. Questo risveglio si può realizzare facilmente attraverso i giochi amorosi con continenza, trasfigurazione e consacrazione. Vi offriamo questa significativa citazione dal testo dell’Apocalisse:” Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna! Vestita del Sole avvolge, con la Luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle
  8. Se la donna e l’uomo non fossero polarmente opposti e complementari, senza dubbio ci sarebbe stato una grande impasse se fossero stati identici. Affinché appaia e si amplifichi in ognuno di loro l’energia, loro sono stati, proprio per questo, concepiti polarmente opposti e complementari. Se la donna e l’uomo non fossero stati così come sono, bensì identici, sulla Terra ci sarebbe stato una grande impasse. Quando la terra è acqua ferma, non scorre e ristagna. Se l’acqua non scorresse, la terra sarebbe stata sterile.
  1. Per una donna che ha scoperto quanto è meraviglioso e soddisfacente donare quanto più amore, non è difficile donare amore. Per una donna simile è difficile non donare, ogni volta, un amore senza misura.
  2. Non è affatto difficile lasciarti risvegliare e avvolgere da vissuti e aspirazioni sublimi quando ami freneticamente, mentre le stelle riversano nel tuo essere aperto le loro energie misteriose.
  3. La donna che risveglia sempre di più lo stato di SHAKTI compie allo stesso tempo importanti passi per diventare cosi un essere completo.
  4. Ogni donna risveglia e focalizza la sensualità in modo strettamente correlato al suo temperamento.
  5. Nella misura in cui la donna inizia a risvegliare sempre di più lo stato di SHAKTI, scopre contemporaneamente di avere un’origine spirituale che prima non immaginava nemmeno.

 

GITTA MALLASZ – DIALOGHI ISPIRATI CON GLI ANGELI

“Annunciate a tutti le nuove leggi di DIO!

Ciò che prima era impossibile – ora è possibile

Ciò che prima aveva valore – ora cade e diventa polvere.

Ciò che prima era essenziale – ora è tenebra.

Ciò che era prima – ora scompare nel nulla.

Ma la materia vergine, pura, senza macchia, l’ETERNO FEMMINILE, rimane.

Sul capo si trova la misteriosa corona di stelle,

ai suoi piedi si trova la Luna.

Sulla sua veste si trovano i raggi del sole.

Attraverso l’ETERNO FEMMINILE si manifesta inimmaginato il sorriso della Creazione.

Lei è il miracolo che plana sopra le acque.

La verginità del candore e della purezza sempre rinnovate è presente nella Materia e nella Luce della Materia.

Lei è la MATERIA-LUCE che brilla come un sole accecante,

Lei ora dimora in ognuno di voi.

Il figlio della Luce, il settimo,

è nato da LEI (la Grande Madre),

Lui, il cui nome è Sete,

Lui il cui nome è Amore eterno.

Il nuovo nome dell’ETERNO FEMMINILE è Co-nascita.

Lei è l’Albero che dà sempre frutti lassù e quaggiù.

Lei è l’Albero che porta in sé

la Grande Mela della Luce al posto della mela avvelenata.

Annunciate a tutti: la liberazione è vicina!”

moon-woman-1

AUTORE

Gregorian Bivolaru

FONTE

yoga-integrale

Standard
Esoterismo, Gnosticismo, Occultismo, Sciamanesimo, Spiritualità, Storia

TONAL E NAGUAL

atlan

Nessuno nasce guerriero, guerrieri si diventa lentamente e non basta una vita. Per questo compito dobbiamo usare molte intelligenze. Lo stregone Don Juan insegna: “Noi pensiamo con la testa che è il centro della ragione/ma sentiamo con il cuore.” La volontà sta sotto l’ombelico: “Noi sogniamo col fianco destro e vediamo col fianco sinistro.”
Solo l’esperienza convincerà la ragione e gli atti della volontà ci porteranno a vedere ciò che veramente siamo: esseri luminosi, percettivi, consapevoli, e senza limiti…Il mondo degli oggetti apparenti, il mondo come ci appare, è solo una rappresentazione ma non esaurisce tutta la realtà, è solo ‘una’ costruzione della mente in cui restiamo intrappolati così che poi siamo incapaci di uscirne per vedere le cose in un altro modo e, quando ci accade di avere dei flash diversi di percezione, li scartiamo o rimuoviamo perché non sono inseribili nell’ordine noto. Ma il mondo che percepiamo è illusorio proprio perché è artificiale.
Noi, dice lo stregone, siamo nati con due anelli del potere, la ragione e la volontà; se usiamo solo la ragione per creare un mondo, essa poi non ne vorrà altri, solo la volontà può fare esperienze che possono aprirci a conoscenze diverse.
Lo stregone usa la volontà in senso magico, come spada di energia in un mondo di energia, cambiando la sua visione.
La realtà è formata da due parti, IL TONAL e il NAGUAL. Il Tonal è il principio di coscienza, che nel neonato è solo potenziale; crescendo, l’io a poco a poco costruirà il mondo; il Tonal è il principio che organizza, codifica e configura la conoscenza, è l’io che conosce ovvero il principio di coscienza. Il Tonal prende il materiale della realtà assoluta e lo elabora trasformandolo in rappresentazione, ordina il caos, e dalla vacuità dell’indifferenziato trae il mondo della realtà conosciuta. Senza il Tonal nulla di ciò che chiamiamo mondo esisterebbe, esso è l’energia che crea il mondo come conoscenza. Ma a un certo punto diventa geloso e totalitario e pretende che tutta la realtà sia ciò che ha elaborato, come se un ragno pretendesse che la sua tela comprenda il mondo. Tutto ciò che siamo, tutto ciò per cui abbiamo un nome, tutto ciò che facciamo o sappiamo è Tonal. Ma non possiamo pretendere che esso esaurisca l’intera totalità dell’essere. La costruzione operata dal Tonal, cioè dal nostro principio di coscienza, comincia con la nascita e finisce con la morte. Il Tonal ha la funzione di creare il mondo secondo le proprie leggi ma diventa sempre più dispotico e assolutista. Il Tonal è ciò che conosco, un’isola di coscienza, la mia realtà, l’insieme dei contenuti di consapevolezza, l’azione continua di costruzione della realtà. Il Tonal pone in essere tutto ciò che siamo e sappiamo. Questo insieme conoscitivo è come un’isola; l’isola è la fetta di realtà che crediamo totale. Alcuni hanno realtà più ampie, altri meno, le isole non sono simili, e ognuno vede solo la propria, il proprio territorio di conoscenza. Il Tonal è come una tavola apparecchiata, su cui alcuni hanno più cose, altri meno. Il Nagual invece è l’ignoto, tutto ciò con cui non abbiamo a che fare, che non conosciamo, che non immaginiamo nemmeno, tutto quello che cade fuori dalla nostra consapevolezza, che non è messo a fuoco dal nostro sguardo, il pensiero che pensa fuori di noi, la parte di realtà per cui non abbiamo percezione, né descrizione, o parola o sospetto.
Tutto questo avviene dentro o attorno alla mente. Ma anche la mente è un elemento della tavola e anche l’anima è un elemento della tavola e anche i pensieri sono un elemento della tavola. Anche Dio è sulla tavola, se penso a Dio.
Il Tonal è tutto ciò che penso sia il mondo, compreso l’io e Dio, è la totalità dei pensieri che penso, il conoscibile in quanto entra nella mia mente. Il Nagual è invece ciò di cui non sono cosciente, il pensiero che fuori di me si pensa, la realtà a me inconscia, tutto ciò che non appare nell’arco del mio sguardo, che non entra nella mia consapevolezza, la realtà oscura oltre la soglia di ogni possibile percezione e idea.
Ognuno di noi ha una zona di realtà abitata, controllata e conosciuta, un’isola coi suoi confini, ma il Guerriero andrà oltre i confini, entrerà nel Nagual diventando ‘Nagual’ egli stesso, dunque sciamano, affrontando l’ignoto.
Il Nagual è l’energia che può essere a servizio del guerriero, che ne può essere testimoni ma non ne può parlare, è indicibile perché non sta sulla tavola ma fuori di essa. Là il potere si libra.
All’istante della nascita siamo tutti Nagual, realtà inconscia, poi il Tonal comincia il suo paziente lavoro per delimitare il mondo, per ritagliare l’isola del conosciuto. Dall’oceano inconscio iniziale comincia a individuare una zona di controllo che è la nostra realtà di coscienza; alla fine questa cresce e si sviluppa tanto da negare che l’oceano inconoscibile esista e la volontà le crede perché non vuole aver paura. Ma il Guerriero abbandona ogni sponda sicura e sfida l’oceano, si immerge nella conoscenza totale col rischio di essere travolto, perché il Guerriero sa che la nostra isola è una realtà piccolissima rispetto alla realtà assoluta e il Guerriero, sopra ogni altra cosa, è curioso. La curiosità in lui vince la paura. Perché fa questo? Perché la sofferenza di non sapere è per lui troppo forte, perché non sopporta i propri limiti, per un amore irrefrenabile di libertà.
Quando noi viviamo solo in ciò che siamo, senza andare oltre, finiamo col soffrire un senso di incompletezza, di insufficienza, una inquietudine che a volte diventa lacerante, siamo depressi e angosciati, qualcosa ci chiama oltre il conosciuto, soffriamo un senso di mancanza. Non è facile vivere solo nel Tonal, perché la nostra stessa natura anela a qualcosa che sta oltre. Se ciò non avviene, qualcosa è morto dentro di noi e non stiamo vivendo ma solo vegetando.
L’uomo ha tre facoltà, la capacità di creare, di conservare e di trasformarsi. Se resta a un livello di mera conservazione, qualcosa dentro di lui comincia a soffrire e a morire. L’amore è la prima forma di trasformazione, la conoscenza è un’altra grande via, lo sciamano intende ciò che fa come una via del cuore, che non coinvolge solo la sua mente ma tutto il suo essere. Su chi lo avvicina eserciterà l’amore con vari mezzi: la guarigione dalla malattia, l’insegnamento liberatorio, la protezione contro le forze pericolose, l’evoluzione delle energie, perché ogni immobilità è morte.
Ogni cultura non ha fatto che occuparsi di Tonal e Nagual chiamandoli in molti modi: coscienza e inconscio, materia e spirito, mondo e Dio, Atman e Brahman, Tonal o Nagual, Io e Non Io… noi riusciamo a fare coppie solo di ciò che appare sulla tovaglia, ma nessuna coppia esiste in fondo, né Tonal né Nagual, la realtà è una sola, energia che appare o non appare.
Il Nagual non lo vediamo ma il Nagual ci chiama, noi ne sentiamo la mancanza, esso è innanzitutto proprio questo senso di mancanza, la sua presenza è l’assenza, come il Dio ignoto di cui S. Agostino dice: “Quando io non ti conoscevo, tutto il mio essere aveva sete di te, tu eri questa sete”.
Vocatus aut non vocatus Deus aderit”, “Chiamato o non chiamato il Dio sarà presente”
Noi non possiamo dire cosa sia il Nagual perché ciò significherebbe porlo sulla nostra tavola, nominandolo lo faremo essere altro da sé, come “Il TAO che se si chiama TAO non è più il TAO”.
Anche nel Buddhismo tibetano il mondo che conosciamo è una realtà virtuale, una proiezione del pensiero. Il pensiero può elaborare mondi e può creare o cogliere fasce di realtà diverse che corrispondono a elaborazioni mentali, ma ogni mondo non è in fondo che una costruzione mentale, una realtà ideale. Il mondo è apparizione o rappresentazione. L’uomo comune crede che questa sola sia la realtà oggettiva e che ogni altra realtà sia virtuale, ma lo sciamano sa perché lo sperimenta che le realtà sono molte tutte vere e oggettive.
Nel Buddhismo tibetano la ruota delle vite è divisa in sei spicchi, ognuno dei quali corrisponde a una sfera di realtà, che è insieme un tipo di esistenza e un tipo di rappresentazione, ognuna è insieme un modo di vedere il mondo e un mondo. Ciò che uno è determina ciò che vede e viceversa. La fascia di pensiero, ovvero la fascia vibrazionale, individua una posizione dell’energia e un tipo di realtà percepita. Le sei fasce vibrazionali buddhiste sono sei modi simbolici cui l’energia originaria può vibrare, ogni vibrazione crea esseri che vedono il mondo in un certo modo, dunque vivono in mondi diversi. Queste sei fasce sono chiamate LOKA e sono: esseri infernali, spiriti affamati, animali, uomini, divinità gelose, divinità celesti. “Un giorno, presso un fiume, si incontrarono i rappresentanti delle sei Loka. Ognuno vide una cosa diversa: l’essere infernale vide fuoco e ghiaccio, lo spirito affamato vide carne e sangue, l’animale animali e pesci, l’uomo acqua da bere, il dio geloso un campo di battaglia, il dio celeste un paradiso di luce. Ognuno vide secondo ciò che era e vide il mondo per come lui era.”
I Toltechi di Castaneda parlano di 48 forme di struttura organizzata, ognuna con un colore dell’energia prevalente, per es. l’aura delle piante è rosa-giallina, quella degli insetti è verdognola…
L’aura umana ha colori fluorescenti, forti ma sottili, come i colori della luce al neon. Il tono prevalente e anche il più facile a vedersi, per la sua maggiore intensità, è quello dorato, per questo la radiazione umana si chiama AURA, luce dorata. Il veggente vede i colori della consapevolezza, come sfumature ambrate, di un leggero rosa o verde o azzurro, come lampi o fuochi pallidi, fluorescenti o evanescenti, flash rapidi e non persistenti, movimenti o baluginii. Con un certo allenamento dello sguardo non è impossibile per noi svegliare questa seconda vista, almeno per quel che riguarda le fasce di radiazione più vicine alla frequenza del corpo materiale.
Don Juan insegnava al suo allievo a percorre un viaggio di consapevolezza ma per Castaneda dovettero passare 30 anni di dura disciplina prima che egli capisse cosa intendeva per viaggio evolutivo di consapevolezza. “Gli uomini non conoscono la propria essenza e sono colmi di incredibili risorse che non utilizzano mai”. “Lo sciamano è colui che sfiora i confini della totalità dell’energia possibile.”
Don Juan aiutò Castaneda a penetrare a poco a poco in realtà parallele e a dominarle. Gli insegnò i passi magici che altri stregoni avevano messo a punto prima di lui, per modificare la distribuzione dell’energia, spostando il punto di consapevolezza. I passi magici vennero insegnati in cerimonie segrete, un poco alla volta, via via che l’apprendista avanzava lungo la sua via. Ogni uomo ha una quantità fissa di energia, ma può distribuirla diversamente e da questa distribuzione nasce la sua forza o debolezza.
L’energia è un flusso di luce, una corrente, una vibrazione simile a un vento. In condizioni ordinarie “ogni parte del corpo umano è impegnata nel trasformare questo flusso vibratorio nei dati sensoriali che creano una certa visione del mondo.” Lo stregone interrompe il sistema ordinario di interpretazioni. Quello che accade allora viene detto “vedere”, cade la rappresentazione ordinaria e ci si trova improvvisamente di fronte ‘l’energia che scorre nell’universo’. E’ chiaro allora che ogni esistente è formato come una cipolla, con migliaia di strati di energia. Questo complesso di strati energetici è l’aura umana:
“La configurazione energetica umana è un conglomerato di campi di energia tenuti insieme da una forza vibratoria che li lega in una sfera luminosa… Gli esseri umani, per chi sa “vedere”, sono esseri luminosi, simili a grandi uova o meglio palle di luce, formate da fasci di fibre in movimento. Il principale è un fascio di luce che esce dalla zona dell’ombelico, esso è di grande importanza per la vita di un uomo ed è il segreto del suo equilibrio. Le persone deboli hanno fibre molto corte, quasi invisibili; le persone forti hanno fibre brillanti e lunghe che sembrano un alone. Dalle fibre si può capire se la persona è sana o se è meschina, se è gentile o traditrice ecc..”
“Sul lato posteriore della palla luminosa c’è un punto che brilla con maggiore intensità, esso è fondamentale perché trasforma l’energia in dati sensoriali. Lo chiamarono ‘punto d’unione’, ritennero che là venisse elaborata la percezione.”
“Nell’uovo luminoso c’è una fessura all’altezza dell’ombelico, quando la morte arriva colpisce questo punto con la forza di una spada”
Nel corpo il punto di unione si trova tra le scapole. “Per far spostare il mio punto di energia Don Juan mi dette un colpo tra le scapole così forte da farmi mancare il respiro.. pensai di essere svenuto.. lame accecanti sbucavano da ogni dove…Egli disse che per un attimo avevo sognato i filamenti dell’universo”.
Il punto di unione di solito sta ben fisso, così gli uomini credono che la loro visione del reale sia unica e permanente e credono di vedere l’unico mondo possibile “In realtà numerosi mondi sono a disposizione della percezione umana”.
Nel mondo moderno l’abitudine e l’educazione fissano una particolare distribuzione dell’energia, da cui nasce una certa percezione di realtà. Lo sciamano insegna a rompere questa distribuzione e dunque a cambiare i parametri ordinari di percezione. Ciò vuol dire entrare in mondi inimmaginabili. Ma il lavoro può essere fatto anche sul corpo. “Se vuoi ottenere il benessere fisico e l’equilibrio mentale hai bisogno di un corpo flessibile…Devi poter trasportare l’energia da un punto all’altro dell’uovo luminoso, spostandola nei centri vitali per raggiungere l’equilibrio. “
Castaneda racconta come arriva a vedere l’aura, dapprima alterando la propria coscienza col Pejote, poi con la volontà, come un vero e proprio sciamano. “Vidi un oggetto rotondo luminoso, ogni sua parte si muoveva come se fosse un flusso ondulatorio e ritmico, non si muoveva mai al di là dei suoi limiti, ma trasudava movimento in ogni suo punto…era un palpito che ipnotizzava, un tremolìo infinitamente veloce di qualche cosa.”
“L’aura di uno sciamano è come una sfera luminosa formata da 4 comparti, simili a 4 globi luminosi pressati l’uno contro l’altro… Grazie a questa straordinaria energia, i Nagual possono essere intermediari tra mondi… Gli sciamani possono dare l’insegnamento per il lato sinistro che avviene solo in stato di consapevolezza intensa”.
L’iniziazione è graduale, l’uomo deve morire a se stesso, cioè destrutturarsi, perdere la conoscenza ordinaria, e questo è l’atto più difficile. E’ un momento di pura volontà, molto rischioso, perché noi siamo ciò che conosciamo e ci identifichiamo con esso, per cui sentiamo la destrutturazione come una morte, ma non abbiamo altro modo per far entrare il nuovo in noi. Lo sciamano è uno che ha superato la propria morte, che è nato due volte. Essere morti e rinati è spesso la condizione ottimale per assumere una nuova conoscenza. Molti di coloro che sono tornati da morte spesso si trasformano e manifestano doti di chiaroveggenza. La veggenza è un ampliamento delle facoltà percettive (sensi, mente, cuore, intuizione e anima), che produce una consapevolezza intensa, cioè una coscienza straordinaria. E’ un secondo tipo di attenzione in cui possiamo vedere ogni struttura vivente come un campo di radiazioni luminose e l’AURA umana come un uovo di luce.
“Noi crediamo di essere circondati da oggetti- dice lo stregone- ma in realtà siamo circondati da emanazioni” Don Juan chiama la fonte di queste emanazioni: “L’AQUILA”. “Ricordiamo che l’universo è un infinito agglomerato di campi di energia che somigliano a fili di luminosità. Questi campi sono chiamati emanazioni dell’Aquila.”
Anche gli esseri umani sono composti da un incalcolabile numero degli stessi filiformi campi di energia. Solo una piccolissima parte di essi sono illuminati da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’Uovo. In quel punto si addensa la percezione. Quando questo punto si sposta nell’Uovo si cambia tipo di percezione. Quando illumina campi di energia fuori dell’Uovo si ha la percezione di altri mondi.”
“Quando il punto di unione si sposta si ha ciò che si chiama VEDERE.
A ogni spostamento corrisponde un mondo, altrettanto reale e obiettivo quando il nostro.
Lo stregone va in questi mondi per attingere energia, risolvere problemi, conoscere l’ignoto.
Lo aiuta l’Intento, la forza universale che ci permette di percepire. L’intuizione è una nostra facoltà, essa può connettersi con l’Intento che è invece un potere universale.
Lo stregone cerca lo stato di consapevolezza intensa per sperimentare tutte le possibilità di percezione, questa ricerca può comportare una morte alternativa (cioè morire al nostro mondo per vivere in altri).”
Don Juan insegna due vie per raggiungere questo scopo:
-il Sognare, cioè l’arte e il controllo dei sogni
-e l’agguato, cioè il controllo del comportamento.
Ricordiamo che, in America come in Siberia, in tutto l’universo sciamanico l’Energia assoluta è chiamata ‘l’Aquila’. La sua forza è invocata dallo sciamano per aiutare il suo volo “Lo sciamano danza a lungo, cade a terra senza coscienza e la sua anima è innalzata al cielo in una barca trainata da aquile”. Gli indiani dell’America del Nord usano le piume d’aquila per le esperienze estatiche, il volo sciamanico e la guarigione. L’aquila è un uccello iniziatico, è un veicolo per l’anima dello stregone perché è in grado di volare da un mondo all’altro. In Siberia è considerata il padre degli sciamani. E’ il simbolo del sole cioè della vita, presso gli indù come gli indiani d’America. Gli sciamani americani portano ali d’aquila. Gli Atzechi conoscono due energie, una tellurica rappresentata dai guerrieri-giaguaro, l’altra celeste, uranica, rappresentata dai guerrieri-aquila. Gli imperatori atzechi sedevano su troni con pelle di giaguaro e portavano corone di piume d’aquila. L’aquila è l’occhio penetrante, che vede tutto, come l’occhio di RA. Anche la Bibbia rappresenta spesso gli angeli con volto di aquila. In Messico come in tutta l’Asia il potere supremo è rappresentato dall’aquila a due teste o bicipite.
“L’Aquila è una forza impersonale, che ha in serbo un’infinità di cose per coloro che osano cercarle. E’ una forza dell’universo, al pari della luce e della gravità, un fattore agglutinante, una forza vibratoria che unisce il conglomerato di campi di energia che corrisponde agli esseri umani in una unità concisa e coesiva. Questa forza vibratoria è il fattore che impedisce all’energia di entrare e uscire dalla palla luminosa”.
“L’Aquila è una forza gigantesca, un immenso agglomerato di campi di energia, il mare oscuro della consapevolezza.” “Esso presta la consapevolezza a ogni essere vivente, e quando questi muore è costretto a restituirla” “Morendo, ogni essere consegna all’Aquila la sua esperienza di vita e la consapevolezza che ne ha tratto” “Nella morte la forza vitale entra in un viaggio infinito di percezione, l’energia si trasforma in una forma speciale diversa da prima che conserva tuttavia il marchio della sua individualità.”
“Le emanazioni dell’Aquila sono una entità, in sé immutabile, che comprende tutto, tutto ciò che esiste, tutto ciò che si conosce e tutto ciò che si può conoscere.”
“La nostra luminosità è dovuta a una minuscola parte delle emanazioni dell’Aquila che è racchiusa nel nostro bozzolo a forma di uovo”
Questo bozzolo è descritto come alto circa due metri e dieci e largo un metro e sessanta, ma santi e veggenti hanno bozzoli più luminosi e grandi. “I filamenti del bozzolo sono consapevoli di se stessi, vivi e vibranti, e ce ne sono così tanti che i numeri perdono di significato e ognuno di essi è in sé un’eternità”
“I veggenti chiamarono la consapevolezza lo splendore dell’uovo luminoso”.
Noi siamo dunque formati da fasci di radiazioni luminose in cui è un punto dove la consapevolezza si raccoglie, punto di unione.
Il mondo è formato da grandi fasce di emanazioni che si riuniscono in gruppi, costituendo tutte le cose, dagli esseri organici a quelli inorganici.
“Don Juan mi spiegò che un veggente vede l’universo come un numero infinito di campi di energia che gli appaiano come filamenti luminosi che si diramano in tutte le direzioni e attraversano le palle luminose cioè gli esseri umani. Un tempo le aure umane erano più alte, non erano palle ma uova, ora esse si sono abbassate, di conseguenza i campi luminosi che toccavano gli uomini alla sommità ora non li toccano più”.
Di queste fasce si parla con varie metafore in tutte le culture e filosofie. Questa visione somiglia per es. a quella di Plotino e dei Neoplatonici. Plotino era un filosofo del 3° sec. d.C., nella sua visione mistica tutte le cose emanano progressivamente da Dio; ogni ente viene immaginato come formato da 7 campi di forze, ognuno dominato da una vibrazione, che nel campo vegetale corrisponde a una pianta, nel campo minerale a una pietra, nella banda della luce a un colore, nella scala musicale a un suono, nel mondo astrologico a un pianeta….
“Scoprii che l’energia del nostro mondo tremola. Manda scintille. Non solo gli esseri viventi ma tutto ciò che appartiene al nostro mondo brilla di una personale luce interiore. Don Juan mi spiegò che l’energia del nostro mondo consiste di strati di colori scintillanti… principalmente tre: uno strato superiore bianco latte, un strato vicino verde pallido, un altro color ambra”.

FONTE

http://fuoridimatrix.blogspot.com/

Standard
Esoterismo, Scienza, Spiritualità

IL ROSPO PSICHEDELICO DEL DESERTO DI SONORA

Ayahuasca-Bufo-Alvarius_-Conferenza-Roma

Speciali ghiandole multi­cellulari concentrate sul collo e gli arti di Bufo Alvarius producono un viscoso veleno bianco lattaginoso che contiene grandi quantità del potente allucinogeno 5­MEO­DMT. Quando vaporizzato dal calore e portato nei polmoni in forma di fumo, questo alcaloide base­indolico produce una incredibilmente intensa esperienza  psichedelica di durata incredibilmente breve. Non ci sono spiacevoli o effetti nocivi. Al contrario, un piacevole afterglow psichedelico appare abbastanza regolarmente dopo aver fumato il veleno del Bufo Alvarius, il rospo del deserto di Sonora.

PARTE PRIMA

Il deserto di Sonora è una vasta area dai confini irregolari che si estende per circa 310.000 Km dal sud­est della California attraverso la parte meridionale dell’Arizona spingendosi a sud fino a Sonora, Messico. Il deserto si eleva dal livello del mare fino a raggiungere oltre 1500 metri dove gli aridi bassopiani di mesquite e cresoto sono tagliati da canyon montagnosi di quercia e sicomoro. E’ una zona aspra in cui la temperatura può raggiungere i 60°C all’ombra e la piovosità tocca appena i 127 mm annui.

Uno degli abitanti più eccezionali del deserto di Sonora è il rospo indigeno, Bufo alvarius. Sebbene il genere Bufo comprenda più di duecento specie di rospi, il Bufo Alvarius è l’unica specie che vive esclusivamente nel deserto di Sonora. A differenza della maggior parte dei rospi, il Bufo Alvarius è semi­acquatico e deve restare nelle vicinanze di una fonte sicura d’acqua per poter sopravvivere. Di conseguenza, l’habitat prediletto da questa specie è costituito dai canali di scolo dei fiumi e ruscelli permanenti del deserto di Sonora.

Questo delicato ambiente desertico, come la maggior parte dei luoghi sulla terra, non è stato trascurato dall’uomo nella sua costante opera di manipolazione della natura, ma abbastanza sorprendentemente, lo stile di vita semi­acquatico del Bufo Alvarius ha coinciso piuttosto bene con i progressi dell’uomo civilizzato. Più di un migliaio di anni fa, gli indiani Hokokam cominciarono a deviare il corso del fiume Gila per irrigare il suolo arido. Lavorando con bastoni e pietre, questa popolazione primitiva aprì la strada ad un sistema di coltura estensiva nel deserto. La loro originale rete di canali è stata estesa nei secoli ed ora irriga più di 1,5 milioni di acri del deserto di Sonora. Questo equivale ad irrigare regolarmente un’area desertica pari a circa la metà dell’estensione del Connecticut. L’umidità dei terreni desertici soddisfa le sempre maggiori esigenze dell’uomo e contemporaneamente fornisce una nicchia stabile nell’ecosistema per il Bufo Alvarius.

Il Bufo Alvarius è un animale notturno e resta tutto il giorno sottoterra, sfuggendo alle temperature estreme della superficie con una strategia di vita sotterranea. All’imbrunire, questi rospi del deserto lasciano i loro anfratti nascosti e si riuniscono nelle zone umide vicino ai ruscelli e alle sorgenti, nei campi irrigati per l’agricoltura o in stagni temporanei creatisi dopo forti piogge. La stagione dell’accoppiamento, da Maggio a Luglio, è il periodo di maggiore attività per il Bufo Alvarius. E’ possibile catturare facilmente rospi grossi e robusti al calar della notte munendosi di torcia e un sacco di stoffa.

E’ la specie più grande di rospi nativi del Nord america; per quanto riguarda la lunghezza da grifo a podice, il Bufo Alvarius deve raggiungere un minimo di 76 mm per la maturità sessuale, sebbene gli adulti in grado di riprodursi continuino a crescere fino a circa 18 cm di lunghezza. Questo abitante del deserto ha una costituzione robusta, con un corpo tarkiato ed una testa larga e piatta. La pelle è liscia e coriacea, coperta qua e la da protuberanze di un pallido color arancio, ed il suo colore può cambiare notevolmente dal marrone scuro all’oliva o grigioverde. Il ventre è beige, di solito privo di segni. Ci sono da una a quattro escrescenze bianche sporgenti agli angoli della bocca ma ciò che identifica inequivocabilmente il Bufo Alvarius è la presenza di grandi ghiandole granulose sul collo e sugli arti. Le ghiandole granulose sono concentrazioni differenti di tessuti multicellulari. Quelle più sporgenti sono le due grosse ghiandole parotidi a forma di rene che si trovano, una per lato, sul collo sopra e dietro il timpano. Le ghiandole larghe e oblunghe sulla parte esterna di entrambe le zampe posteriori, tra il ginocchio e la coscia, sono dette femorali. In modo analogo, le tibiali sono lunghe ghiandole, o una fila di più corte, che si sviluppano in lunghezza dal ginocchio alla caviglia. Una concentrazione supplementare di queste ghiandole si trova su ognuno degli avambracci. Ognuna di queste ghiandole è formata da molti lobuli di forma ovale, che misurano circa 2 mm di diametro. Ogni lobulo è un’ unità ben distinta, con un canale che emerge dalla pelle come un singolo poro ben definito. Un doppio strato di cellule circonda ogni lobulo e funge da sintesi liberando un siero viscoso bianco ­ lattiginoso.

Il veleno prodotto dal Bufo Alvarius contiene uno spettro molto particolare e costante di amine biologicamente attive. La biosintesi delle amine è compiuta attraverso un sistema enzimatico regolato geneticamente. La via metabolica del Bufo Alvarius è unica nel regno animale in quanto produce grandi quantità di derivati 5 ­ metossi ­ indolici. Fra questi, l’alcaloide predominante, rappresentante il 15% del peso a secco del veleno, è la 5­metossi­N.N.­dimetiltriptamina (5­MEO­DMT). La 5­MEO­DMT è un potente allucinogeno psicoattivo per l’ uomo in dosi comprese tra i 3 e i 5 milligrammi. Fu sintetizzato per la prima volta nel 1936, ma i suoi effetti di espansione della mente non furono scoperti per oltre 20 anni. Poi, nel 1959, la 5­MEO­DMT fu identificata come l’alcaloide predominante nelle “sniffate” allucinogene di parecchie tribù del Nord america. Queste popolazioni primitive da lungo tempo preparano miscele da inalare con fiori, semi, cortecce e gambi di piante locali per raggiungere stai mentali alterati. Nel 1968, la 5­MEO­DMT fu scoperta anche nel regno animale.

Il Bufo Alvarius divenne famoso col nome di “rospo psichedelico” quando venne dimostrato che il suo veleno conteneva enormi quantità di questo alcaloide a base indolica. Estratta dai rospi del Nord america o dalle piante del Sud america o sintetizzata in laboratorio, la 5MEO­DMT è un allucinogeno estremamente potente. La 5­MEO­DMT ha 10 volte la potenza relativa della dimetil­triptamina (DMT), la popolare droga sintetica degli anni’ 60. Si deve cmq segnalare che la 5­MEO­DMT differisce dalla DMT sotto due aspetti importanti. Primo, mentre la 5­MEO­DMT ha un gruppo metossilico nella posizione 5 dell’anello indolico, la DMT non ce l’ha. La presenza di questo gruppo metossilico accresce grandemente la solubilità della molecola nei grassi. Questo permette alla 5­MEO­DMT di penetrare la barriera ematoencefalica e raggiungere i siti attivi più rapidamente della DMT. Secondo, mentre la DMT è inserita nella Tabella 1 come sostanza sottoposta a controllo legale, la la 5­MEO­DMT è relativamente sconosciuta.

PARTE SECONDA

Da un esemplare adulto di grosse dimensioni può essere ricavato da mezzo grammo a un grammo o più di veleno fresco. Metà di questo peso è costituito da acqua che evapora con l’essiccazione, ma il 15% del peso a secco corrisponde all’alcaloide dominante, la 5MEO­DMT. In altre parole, un rospo di grosse dimensioni che secerne un grammo di veleno fresco può produrre l’equivalente di 75 milligrammi di potente allucinogeno, psicoattivo nell’uomo in dosi comprese tra i 3 e i 5 grammi. Il veleno fresco può essere facilmente ricavato senza alcun danno per il rospo.

Usate un piatto di vetro piano o qualsiasi altra superficie liscia non porosa di almeno 80 cm quadrati. Tenete il rospo di fronte al piatto fissato in posizione verticale. In questa maniera si può raccogliere il siero sulla superficie di vetro pulita mediante la manipolazione del rospo. Quando siete pronti ad iniziare, tenete saldamente il rospo con una mano e, con il pollice e l’indice dell’altra, premete vicino alla base della ghiandola fino a quando il veleno schizza fuori dai pori sul piatto di vetro. Usate questo metodo per raccogliere sistematicamente il siero da ognuna delle ghiandole granulari del rospo: quelle sugli avambracci, quelle sulla tibia e sul femore delle zampe posteriori e naturalmente le parotidi sul collo. Se concedete al rospo un’ora di riposo, ogni ghiandola può essere premuta una seconda volta per ottenere una resa supplementare. Al termine dell’operazione le ghiandole sono vuote e richiedono dalle 4 alle 6 settimane per rigenerarsi. Quando il veleno viene estratto dalle ghiandole, inizialmente è viscoso e di colore bianco lattiginoso. Nel giro di qualche minuto comincia quindi a seccarsi ed assume il colore e la consistenza del mastice. Raschiate il veleno dal piatto di vetro, essiccatelo completamente e mettetelo in un contenitore ermetico fino al momento in cui sarete pronti a fumarlo.

Il veleno del Bufo Alvarius è estremamente allucinogeno quando viene vaporizzato dal calore e assorbito dai polmoni in forma di fumo. Una dose adeguata per un adulto normale di peso medio è un pezzo di siero essiccato grosso più o meno come la testa di un cerino. Tagliatelo in pezzi sottili con una lametta e metteteli in una pipa ad una presa dotata di un retino di ottone. Destinate l’uso di questa pipa esclusivamente al fumo del veleno del rospo poikè l’accumulo di residui nel fornello e la condensa di vapore nel cannello possono produrre un’alterazione non desiderata con il fumo di altre sostanze. Applicate una fiamma adatta e fumate il contenuto della pipa in un’unica aspirazione. Cercate di trattenere il fumo nei polmoni il più a lungo possibile poikè l’efficacia dipenderà in larga misura dal pieno assorbimento della dose in un’unica aspirazione.

Entro una trentina di secondi si produrrà un’ondata quasi irresistibile di effetti psichedelici. Sarete completamente assorbiti da un complesso evento chimico caratterizzato da un sovraccarico di pensieri e percezioni, un breve crollo dell’io ed una perdita del continuum spazio-­temporale. Rilassatevi, respirate regolarmente e lasciatevi andare all’esperienza. Dopo due o tre minuti, l’intensità iniziale cede gradualmente il posto a piacevoli sensazioni simili a quelle suscitate dall’LSD in cui sono comuni illusioni ottiche, allucinazioni, percezioni alterate. Potete avvertire una distorsione nell’immagine che percepite del vostro corpo od osservare il mondo restringersi o ampliarsi. Potrete notare che i colori appaiono più vivaci e più belli del solito e, molto probabilmente, proverete un’esperienza euforizzante inframezzata da scoppi immotivati di risa. Questo indescrivibile episodio ha una durata estremamente breve. Gli effetti allucinogeni spariscono rapidamente e l’intero ciclo psikedelico si conclude in una quindicina di minuti. Non ci sono conseguenze spiacevoli o effetti nocivi. Al contrario, una piacevole euforia psichedelica successiva all’esperienza appare abbastanza regolarmente e può durare parecchie ore o parecchi giorni dopo aver fumato il veleno del Bufo Alvarius, il rospo del deserto di Sonora.

FONTE

WWW.EROWID.ORG

Standard