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Il lato oscuro di Hollywood: Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York

Neovitruvian's Blog

Il film del 1968 “Rosemary’s Baby” è una delle produzioni più agghiaccianti e acclamate di Roman Polanski. Il film descrive la manipolazione di una giovane donna da una congrega occulta dell’alta società per scopi rituali. L’inquietante qualità del film non è la forte presenza di sangue e di elementi gore, ma la sua veridicità, che costringe lo spettatore a riflettere sull’esistenza di società segrete gestite dalle elite. Ancora più disturbanti sono gli eventi inquietanti che hanno circondato la produzione del film che comprendono omicidi rituali e l’utilizzo dell’MK Ultra. Prenderemo in esame il significato simbolico di “Rosemary’s Baby” e gli eventi non comuni che sono seguiti al suo rilascio.

Sebbene gli altri articoli su questo sito trattino, nel caso, di nuove uscite cinematografiche, uno sguardo al passato risulta necessario per comprendere meglio il presente. Lo stato della cultura pop degli Illuminati oggi non è una tendenza spontanea sorta dal nulla…

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IL CASO E L’EVOLUZIONE, DUE MITI FUORVIANTI

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Il mito che la scienza naturale chiama evoluzionismo e che scorge, in modo alquanto superficiale, nella biosfera il prodotto di una lunga catena di modificazioni che presero le mosse dalla primigenia struttura cellulare di un batterio, è Sull’altro che una tautologia dell’altro mito di cui già si è parlato, quello del caso. Ambedue non presentano alcuna connotazione di qualità rigorosamente scientifica o filosofica; abbinati in complice unione, poi, provocano, nello scenario di fondo dell’inesplicabile universo in cui siamo immersi, un fermento di idee e constatazioni tale da rivelarsi subito intollerabile alla mente dell’uomo, proiettandola sul baratro di frontiere abissali e sempre nuove. La formazione di macromolecole per polimerizzazione di amminoacidi e nucleotidi in un immaginario “brodo primordiale”, implica, sin dall’inizio, la preesistenza di condizioni -ambiente a dir poco eccezionali, ignote e, per questi stessi motivi – inutile dirlo – del tutto irripetibili in laboratorio.

Non è possibile, cioè, considerare a livello scientifico come “assodato ” il fatto che sia esistito un momento particolare e privilegiato nella storia del pianeta in cui, in seno a prolifiche ed immense distese di acque, abbia iniziato a svilupparsi una primitiva infusione di costituenti cellulari. Né possiamo spiegare grazie a quale singolare “colpo della sorte”, una volta comparso il brodo primordiale, il sistema metabolico pre-cellula abbia appreso a mobilitare il suo tremendo potenziale biochimico sintetizzando, infine, le componenti essenziali alla vita. Caso ed evoluzionismo sono due miti che tendono in modo subdolo ed insidioso a trasformare, sempre ed in ogni occasione, il miracolo in dogma, sia che si tratti dell’origine della vita, che di quella del cosmo o, più semplicemente, della nascita del linguaggio. Per gli evoluzionisti qualcosa (e non qualcuno, sia chiaro, sebbene al mito della casualità molti tendano, ormai, ad attribuire vere e proprie connotazioni di entità divina) “gioca ai dadi” riuscendo stranamente a vincere su tutti i tavoli.

In quest’ottica il fenomeno della regolazione della sintesi enzimatica del sistema lattoso si presenta come un incredibile miracolo teleonomico, mentre “l’ominizzazione” dell’animale mostra, da parte sua, tutte le caratteristiche di un sorprendente mutamento di specie a causa di un indefinibile, quanto irresistibile, gusto per la “perfezione”; e la scelta di un magnifico piumaggio sanziona la miracolosa vittoria del “desiderio”*nota: Jacques Monod si rifà in questo frangente al lavoro di N. Tinbergen, Social Behaviour in Animals (Methuen, Londra 1953). “É dunque legittimo affermare che è l’istinto sessuale – vale a dire dopo tutto, il desiderio – che ha determinato le condizioni di selezione di certi meravigliosi piumaggi]. Il caso, insomma, sta all’evoluzionismo un po’ come le proteine stanno alla macchina bio-chimica. Perché – come già abbiamo detto – la scienza “non pensa”. E dunque, trova molto comodo puntellarsi, con grave danno, a dei miti ridicoli, razionalmente inconsistenti. Questo la conduce a situazioni e ad affermazioni paradossali i n discipline e campi in cui tali incongruenze compaiono subito all’occhio, e che vanno dalle osservazioni riferite al mondo animale a quelle relative alla dinamica di un campo fisico elettromagnetico. Ed è quasi ridicolo – e bello, al tempo stesso – osservare come tutto ciò evidenzi la cieca pesantezza mentale dei sedicenti sapienti “positivisti” e “utilitaristi”, specie nei momenti in cui – e sono sempre più frequenti – la loro ricerca li porta a cozzare contro i confini della realtà superiore sovrasensibile. Indifferente al fatto che la tradizione biblica e thorahica affermi in modo chiarissimo che tutti gli animali vennero creati “secondo le loro specie”(leminah), gli animali terrestri “secondo le loro specie” e tutti i rettili terrestri “secondo le loro specie”, i pesci delle acque “secondo le loro specie”e gli uccelli dell’aria “secondo le loro specie”, la scienza ufficiale occidentale continua ancora imperterrita ad insistere nell’affermare che il progressivo abbandono del “muso” animalesco da parte della “bestia umana ”per l’adozione del “volto”, fu conseguenza diretta di un fatto soltanto: la liberazione delle mani al fine di individuare e prontamente colpire la preda durante la caccia nella savana!

Sostenendo, seppur senza alcun rigore logico, la tesi dell’evoluzionismo, ammettendo solo di passaggio e controvoglia che la capacità cranica delle attuali scimmie antropoidi non è variata da alcuni milioni di anni a questa parte, la scienza ufficiale ipotizza per l’uomo – e solo per lui – una pressione, una spinta di selezione evolutiva a dir poco eccezionale, fantastica, clamorosa e rapida. Senza batter ciglio, senza scomporsi più di tanto, continua imperterrita ad affermare in modo categorico che lo sviluppo dell’intelligenza umana è sempre stato in rapporto ed in funzione dell’incremento della capacità cranica, in altre parole, della massa cervicale; e ciò a dispetto del fatto – incontrovertibile – che un parigino maschio di oggigiorno con i suoi 1559 cm cubici di teca cranica presenta una capacità praticamente identica a quella dell’Uomo di Cro-Magnon (variabile da 1550 a 1590 cm cubici), e che una femmina alsaziana contemporanea con i suoi 1285 cm cubici è ben lungi dall’eguagliare la sua sorella maggiore, i cui i resti furono rinvenuti a Quina, che palesa una capacità di 1367 cm cubici. L’Uomo di Neandertal vantava una capacità cranica di 1408 cm cubici, quello di Moustier di 1564 cm cubici e, infine, quello di La Ferrassie raggiungeva i 1641 cm cubici, vale a dire ben 32 cm cubici in più di un abitante maschio dell’Auvergnat, zona nella quale – stando ad un recente censimento svolto in tutti i continenti – sembra abitino i rappresentanti umani che, allo stato attuale, vantano il maggiore sviluppo cranico medio.

Ad un certo momento – chiave di un tenebroso e lontano passato che la scienza si vanta di aver ricostruito e pazientemente ricomposto con la teoria dell’evoluzione delle specie viventi – la Natura, insoddisfatta, avrebbe dunque deciso di apportare qualche modifica a ciò che aveva creato? Il mondo vegetale non ce ne offre testimonianza alcuna e la “prodigiosa stabilità biologica” di certe specie la si può constatare non lungo millenni, ma milioni di anni. Ad esempio, sappiamo con certezza che lo scorpione non ha subito la minima variazione struttura le in questi ultimi quattrocento milioni di anni e che l’ostrica ed il riccio di mare sono sempre rimasti tali e quali sin dalla notte dei tempi Ebbene, le circonvoluzioni del cerebro, se non identiche, mostrano tutte le medesime caratteristiche nel Sinantropo come nell’Uomo moderno. Lo studio dell’encefalo rivela che non si sono mai verificate modificazioni apprezzabili in senso scientificamente “evolutivo”.

Né evoluzione, dunque, né casualità. D’altro canto persino coloro che scorgono nell’ipotesi della Selezione Naturale l’altra faccia della Coscienza Divina non esitano ad ammettere – ché altrimenti non si potrebbe neppure dar l’avvio al ragionamento – che le scelte “comportamentali” di una specie vivente sono state, per forza di cose, debitrici – quindi determinate – delle limitazioni intrinseche di forme già esistenti.

 

FONTE BIBLIOGRAFICA : Franco Ossola – Iniziazione alla Qabalah Ebraica

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CAINO E ABELE

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E se Abele fosse l’anima di Caino?

È all’inizio dell’ultimo atto de “Il Flauto Magico” di Mozart che il coro dei sacerdoti; all’interno della piramide, intona un inno di lode ad Iside ed Osiride. E l’esaltazione della coppia che si muove lungo il cammino dell’illuminazione illustra forse non soltanto il principio cabalistico fondamentale del destarsi della femminilità nella donna ma anche il risveglio della femminilità stessa nell’uomo, perché Pamina, su un altro piano, non è forse anche l’anima di Tamino? Con la tragedia di Abele non è il fratello di Caino che viene assassinato, bensì sotto i colpi sono L’INTRUSO E LA DONNA CHE CADONO UCCISI. Nel testo ebraico, mentre sono sufficienti quattro parole per dire della nascita di Abele, ne vengono usate ben undici per quella di Caino. Abele si dice, in ebraico, HEVEL, che significa “vapore, nebbia“. Ma il senso profondo del nome supera di gran lunga la semplicistica traduzione letterale. Poiché fu pastore di greggi, di bestiame minuto; alcuni ricercatori, diciamo, “dilettanti” (tipo il Dhorme) fanno di Abele il simbolo della vita pastorale, in origine contrapposta a quella agricola. Troppo poco, troppo poco davvero. Alla luce della Qabalah sappiamo, invece, che Abele si scosta da Caino per ragioni di fondo primarie. La differenza fra i due fratelli è nei Principi – maschile e femminile – o, più precisamente, nella loro amalgama vi è troppo del principio maschile nell’uccisore e troppo di quello femminile nell’ucciso. Caino non poteva sapere che la creazione sussiste solo grazie alla giusta complementarietà di questi due Principi ancestrali, del maschio e della femmina. Senza Abele, Caino non è più nulla. Dopo la morte del fratello continuerà, certo, a vivere, ma come privo dell’anima.

Altrove – in altra letteratura – sulla strada che mena a Tebe troviamo Edipo e la Sfinge; qui abbiamo Abele e Caino. È sufficiente confrontare la grafia ebraica dei due nomi – Qayin (Caino) ed Hevel (Abele) – per renderci conto del profondo contrasto. Qayin sfodera la spada del suo Qof, rizza lo Yod del suo sesso, libera, finalmente, lo spermatozoo del suo Noun conclusivo. Hevel, al contrario, presenta le sue cavità prettamente femminili, prima di spiegare le ali del suo Lamed finale, la lettera più sublime di tutto il sacro alfabeto ebraico. Qayin è un isch – un maschio. Qanithi ISCH ath YHWH si legge nella Scrittura, giocando sul nome Qayin ed il verbo rajah, che significa acquisire: “Ho acquisito un UOMO con YHWH“. Qayin si scrive con uno Yod centrale, la lettera maschile per eccellenza di isch, oltre che quella iniziale del Sacro Tetragramma – YHWH – senza il quale Qayin non avrebbe potuto essere “acquisito”.

Hevel si scrive con l’iniziale Hé, lettera femminile per eccellenza. Questo nome non ha né Yod né Waw, possiede, viceversa, la lettera femminile Hé del Sacro Tetragramma. In altre parole: Hevel contiene in sé al massimo grado il Principio Femminile – notando, in aggiunta, che la seconda lettera che lo compone è un altro grande segno aperto – Beth – il primo con cui inizia la Torah, segno che tutta la contiene e racchiude. Il Principio Femminile si cela in ogni uomo, così come quello Maschile è in ogni donna. Tuttavia – in questo caso – il primo è tanto prepotente e predominante in Hevel quanto il secondo lo è in Qaym.

NELL’OPERA ALCHEMICA UN ELEMENTO ANNIENTA L’ALTRO IMPADRONENDOSI DELLA SUA “VIRTU’”. L’ALCHIMISTA, DUNQUE, AFFERMA CHE É PER IMPOSSESSARSI DELLA SUA ” VIRTU’ AURIFICA ” CHE CAINO HA UCCISO ABELE.

FONTE BIBLIOGRAFICA : Franco Ossola – Iniziazione alla Qabalah Ebraica

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AVATAR, LA STORIA DELLA TERRA A ROVESCIO

 
Quella che segue, è una newsletter di David Icke che spiega come interpretare il film Avatar: La storia della Terra … in senso inverso.
“Ciao a tutti.  Di solito non guardo molti film, ma sono andato a vedere il tanto pubblicizzato film di James Cameron, Avatar, e sono contento di averlo fatto. Ho pensato che era fantastico. Animazione ed effetti speciali erano all’avanguardia, ma quello che mi interessa di più, è che racconta, fondamentalmente, la storia di quanto è successo sulla Terra, ma al contrario.
La trama, che si svolge nel 2154, vede come protagonisti esseri dalla pelle blu e con il naso tipo da leone. Nativi di Pandora, una luna del gigante gassoso Polifemo, pianeta che orbita intorno ad Alpha Centauri A, vivono in armonia con il proprio ambiente sapendo che tutto è interconnesso e parte di una coscienza unitaria.
Alberi e vegetazione di Pandora, formano un unico e vasto sistema elettrochimico tra neuroni che agiscono come root per formare un significativo cervello o Coscienza planetaria. Gli esseri dalla pelle blu, chiamati Na’vi, hanno i propri connettori che permettono loro di interfacciarsi con le piante e gli alberi di questa rete ‘Unity’.
Come detto, i Na’vi, vivono in armonia con il proprio ambiente fino a quando, però, non arrivano gli umani terrestri, con la loro avanzata tecnologia. Sono amministratori e soldati che rappresentano la società/azienda RDA, la quale vuole estrarre dal sottosuolo di Pandora un prezioso minerale chiamato Unobtainium.
L’atmosfera velenosa di Pandora, costringe gli essere umani ad indossare delle maschere respiratorie, inoltre, alcuni esseri umani sono in grado di mescolarsi con i Na’vi, con il fine di manipolarli, grazie a organismi geneticamente modificati detti Avatar. Un essere umano, un ex Marine di nome Jake Sully, accetta di far parte di questo sistema d’infiltrazione in quanto è geneticamente compatibile con l’Avatar fatto appositamente per il fratello morto.
Jake, però, s’innamora di una donna Na’vi ed, in generale, del loro stile di vita, amore che lo porta a combattere al loro fianco per aiutarli a difendersi dagli umani che, senza alcuna pietà, vogliono sterminarli per estrarre in pace, l’Unobtainium. Non sapevo nulla del film o della trama quando sono arrivato al cinema, ma è diventato ben presto evidente che stavo guardando la storia della Terra e dell’umanità rapita dalla razza rettiliana di cui ho scritto in modo così esteso.
Mi chiedo se James Cameron abbia voluto esporre tutto questo. Per vedere ciò di cui ho sopra scritto, è necessario invertire i ruoli. Gli indigeni blu simboleggiano gli umani sulla Terra eoni fa e gli esseri umani arrivati su Pandora alla ricerca dell’Unobtainium, sta a simboleggiare l’arrivo sulla Terra, sempre eoni fa, della razza rettile.
Le antiche tavolette sumere, scoperte in quella che ora è chiamata Iraq, ci dicono che una razza non-umana, gli Anunnaki, è arrivata sulla Terra per estrarre l’oro dalle miniere situate in Africa. Inoltre, le tavolette, descrivono come gli esseri umani sono stati geneticamente progettati per essere i loro lavoratori/schiavi. Difatti in Africa, è stata trovata la prova dell’estrazione dell’oro svoltasi almeno 100.000 anni fa. Oltre alle leggende Zulu, anche le antiche storie e miti da tutto il mondo supportano questo tema di una“Golden Age”, quando tutta la Terra era bellissima e lussureggiante e la gente viveva in armonia con il proprio ambiente.
Non c’era la fame o la povertà perché le persone vivevano degli abbondanti frutti della terra e delle foreste, in particolare le foreste, che coprivano gran parte del pianeta. Il tempo era stabile e non c’erano le stagioni in quanto la Terra girava su un asse diverso. Inoltre, le leggende Zulu dicono che il pianeta, nell’atmosfera superiore, era circondato da un baldacchino di acqua che proteggeva le persone dai raggi duri del sole, infatti non c’erano i deserti e l’acqua era abbondante.
Poi, però, sono arrivati i Rettiliani e con loro hanno portato sulla Terra, la catastrofe geologica e biologica. Il baldacchino d’acqua è stato distrutto causando il drammatico cambiamento della rotazione terrestre sul proprio asse ed in relazione al Sole, dandoci le quattro stagioni. Questo viene simboleggiato nella Bibbia come i 40 giorni e le 40 notti di pioggia.
Così cambiò sia il clima della Terra, sia quella che era la vita umana. Si persero foreste su vasta scala ed i deserti cominciarono a formarsi. Le abbondanti fonti di cibo, in molti luoghi andarono distrutte e la vita divenne una lotta per la sopravvivenza.
I genetisti rettili crearono un nuovo essere umano che servisse i loro interessi ed è significativo che la capacità del cervello umano sia aumentata, senza interruzioni, fino a circa 200.000 anni fa, quando ad un tratto si fermò e cominciò a regredire. È in questo periodo che gli esseri umani sono diventati come quello attuale.
La storia comprende anche ibridi umano/rettiliano geneticamente creati per infiltrarsi nella società terrestre e con l’inganno, guidarla. Questi ibridi sono le famiglie elitarie che controllano la rete globale di società segrete, attraverso le quali controllano i governi, le banche, le imprese, i media, i militari, l’educazione e così via.
Cruciale per il controllo dell’essere umano è stato quello di sopprimere l’attività del lobo destro del cervello o, almeno, fermare la trasmissione di tale attività, di sensibilizzazione e di informazione sul lato sinistro attraverso il “ponte” noto come, corpo calloso.
I due emisferi vedono la realtà in modi fondamentalmente diversi. Il lato destro del cervello ci collega con ciò che è “là fuori”, cioè con l’infinito oltre i confini dei cinque sensi e dei regni della “luce visibile”, dove tutto è vissuto come “UNO”. I Na’vi rappresentano il lato destro aperto del cervello, il che significa che tutto è collegato a tutto il resto.
Questo perché l’emisfero sinistro del cervello domina il nostro senso della realtà e ci intrappola nella realtà dei cinque sensi. L’emisfero di sinistra crea la nostra realtà e la struttura del linguaggio, cioè ciò che del mondo, in generale, passa per “logico” e “fisico”. Le informazioni codificate in sequenza nella struttura energetica della nostra realtà, vengono codificate per darci l’illusione della morte e del tempo, mentre il cervello destro sa che il presente, è eterno. L’emisfero sinistro è particolarmente sviluppato negli “accademici”, che sono passati attraverso i livelli “superiori” di questa macchina che è stata coraggiosamente chiamata “educazione”.
Il sistema politico ed economico globale, nel loro complesso vengono gestiti da abiti scuri intrappolati nella realtà dell’emisfero sinistro. Ecco perché viviamo in una società da cervello sinistro e la prospettiva di chi usa il cervello destro, viene ridicolizzata o condannata come “folle”. Gli invasori umani del film Avatar, personificano questa dominanza dell’emisfero sinistro.
Essi non hanno alcun apprezzamento o comprensione dell’armonia interconnessa e del rispetto reciproco tra iNa’vi, gli animali, gli alberi e le piante. Per loro è semplicemente incomprensibile. Gli esseri umani vivono nel “mondo reale” della fisica e della filosofia: vedo>voglio>prendo. In questo caso, prendendo l’Unobtainium.
Se questo significa la distruzione della casa e dello stile di vita delle persone che vivono sui depositi delle risorse che si desiderano, allora così sia. Ha importanza? Essi non sono altro che selvaggi primitivi e stiamo andando solo a distruggere una foresta.  La mentalità del cervello sinistro non ha alcuna empatia per gli altri, perché l’empatico si collega con le altre espressioni della vita, siano esse persone, alberi, piante o animali, e si mette nella loro situazione.
I prigionieri del cervello di sinistra non possono farlo in quanto decodificano tutto solo come “individuo” con“spazio” nel mezzo. Il cervello di destra, invece, sa che non c’è “gap”. È solo un unico campo di energia che ci unisce tutti.
È questo senso di connessione tra tutte le forme apparentemente “individuali”, che ci dà un senso di empatia, cioè il sistema di sicurezza per impedire che il comportamento e le azioni di alcuni causino sofferenza ad altri.
Senza empatia, va bene tutto. La manipolazione rettiliana istituita per staccarci dalla realtà dell’emisfero destro, serve:
per interrompere l’accesso ai più alti livelli di coscienza e di intelligenza per sopprimere il nostro senso di empatia. Ciò si può vedere chiaramente con i soldati che, senza conseguenze emotive per se stessi riguardo la morte, la distruzione e la sofferenza che provocano, sguazzano tra bombe e missili in aree civili come quella della Striscia di Gaza.
Una volta che le persone vengono spogliate dell’empatia, diventano macchine robotiche senza sentimenti e compassione e la grande quantità di addestramento militare, serve proprio per fare questo. Lo stesso vale per quelli in abiti scuri che manipolano, dichiarano guerre e devastano le economie dei paesi in posti come l’Africa, solo per riempire le proprie tasche.
Gli umani di Avatar sono uguali, a parte i pochissimi che alla fine del film vengono convertiti. Nella mente di chi usa l’emisfero sinistro del cervello, è tutto molto semplice. L’emisfero sinistro del cervello, per usare una frase dello scrittore irlandese Oscar Wilde, conosce il prezzo di tutto e il valore di niente.
La manipolazione genetica ha trasformato gran parte dell’umanità in un terminale della mente alveare rettile. Come previsto, gli esseri umani sono diventati i propri oppressori, ma con il continuo risveglio della coscienza umana, i ranghi degli empatici stanno crescendo di giorno in giorno.
Quando dico “svegliare”, non intendo solo la coscienza dei cosiddetti complottisti. Infatti, il campo di ricerca cospirativo è, prevalentemente, un fenomeno dell’emisfero sinistro del cervello. Questa non è una critica, solo un’osservazione ed è piuttosto evidente quando la si guarda. Quando si apre il corpo calloso e le informazioni passano al lato destro del cervello, la realtà cambia. Tu non sei la stessa persona che eri prima ti renderti conto dell’esistenza di una cospirazione globale. Sei completamente diverso dalla persona che eri prima. Il gioco è cambiato ed i valori e la prospettiva di sé e della vita, trasformati.
In Avatar, gli invasori esseri umani (i rettili) sono espulsi da Pandora in una grande battaglia di massa, ma si tratta di un film d’azione. Infatti, non abbiamo bisogno della violenza per renderci liberi. Dobbiamo aprire il lato destro del cervello e riconnetterci con il nostro vero sé e le sue infinite potenzialità. Tutto il resto verrà da solo.
I gestori non hanno lavorato duramente per chiudere la connessione, in quanto, è un semplice diversivo. Lo hanno fatto perché è assolutamente fondamentale per il mantenimento della loro capacità di controllo.  I rettiliani e le loro famiglie stanno disperatamente cercando di reprimere il risveglio globale, perché sanno che una volta che siamo d’accordo, il loro gioco è finito. Essi sono terrorizzati dal nostro possibile risveglio e dal successivo accesso al nostro fantastico potenziale.
Quel momento si sta avvicinando ogni giorno. Come sempre, discernimento.”
FONTE : http://ufonewrevelations.blogspot.it/
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KARMA E DESTINO

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Ad ogni azione equivale una reazione. Non si tratta di una punizione del Cielo per le nostre nefandezze o per la nostra miseria interiore. Significa un sola cosa: siete ciò che pensate. Gli stati interiori determinano gli eventi. Quindi se pensate male e fate a qualcun altro del male vi verrà fatto a vostra volta, perché è il modo con cui sperimentate ciò che voi stessi avete emanato. Nessun altro ne è responsabile, se non voi stessi con i vostri preconcetti e pregiudizi a creare. E manate la realtà circostante. E’ stato detto – “Non giudicate, per non essere giudicati, perché con lo stesso giudizio col quale giudicate, sarete giudicati.” Ed ancora – “Tutto quanto vi è dato vedere all’esterno è unicamente un riflesso di ciò si che annida nel vostro cuore, così che il mondo e gli uomini sono quelli che voi siete”.

Il mondo esterno è il riflesso dei nostri conflitti irrisolti, che determinano i nostri comportamenti e le nostre reazioni. Siamo molto responsabili di ciò che ci accade. Non siamo vittime dell’accidente o del destino. Il Karma non esiste, come non esistono incarnazioni passate o future ma solo esistenze, personalità figlie del tempo in cui si “sviluppano” e destinate a finire o restare in quel tempo. L’idea di debiti “karmici” da pagare è frutto di una visione distorta: per quanto concerne l’anima ci sono solo “esperienze”, quello che noi consideriamo peccati appartengono a questa terra e qui restano.

Il Karma è una conseguenza di come sei adesso, non di come o cosa o chi sei stato, il tuo passato è qui ed ora, adesso, qui con te, sono memorie e niente più e per questo puoi sempre decidere di essere in un altro modo e cancellare tutti i tuoi debiti e le conseguenze delle tue azioni passate, almeno nella percezione che hai di te stesso. Noi non abbiamo un Karma, abbiamo schemi mentali che sono molto peggio di un debito e con i quali perseveriamo a creare la nostra realtà. E se non lo vediamo questo diviene una maledizione. Se ho fatto del male a qualcuno perché ero addormentato, quando la “coscienza” si esprime ne muore. Ma stiamo male dentro perché abbiamo fatto qualcosa a qualcuno e siamo solo noi stessi i giudici di quel dolore. Forse, in quel caso è anche giusto che, compreso il danno, cerchiamo di risanare la ferita, il torto fatto. In questo sì che la “Coscienza” che non ci dà pace. Se soffro o subisco abusi cristallizzo comunque “ego” animale, cioè schemi alterati della mia vera essenza.

Purtroppo non è una questione di giusto o sbagliato o di tutte le volte che dormo, che non sono “attento”, non trasformo le impressioni che mi arrivano dall’esterno, queste creano sofferenza e di conseguenza altri schemi. L’esperienza non “compresa”, non elaborata, capita, creano altro “karma” ovvero nuove “cause”. Le impressioni non trasformate creano nuova inconsapevolezza. Se ho subito una violenza e non l’ho trasformata, non ho rotto la catena di eventi collegati a quella violenza, divengo il suo nuovo anello, perché appena ne avrò occasione riverserò il torto subito sul mio prossimo, di solito sul più debole di me; oppure continuerò ad attirare esperienze violente perché in qualche modo questa cosa alimenta lo Schema. Siamo affezionati al nostro dolore. Tu solo sei la causa dei tuoi problemi, perché essi sono l’espressione di come tu interpreti e colori le impressioni. I problemi sono la diretta conseguenza del nostro modo di porci nei confronti della vita e degli altri. Siamo punti di consapevolezza in un campo quantico, in un flusso di fotoni. Che tu ci creda oppure no, sei tu che influenzi il campo di energia in cui sei immerso, sei tu a generare gli eventi “sincronici” della tua vita con i binari conflittuali che hai cristallizzato nella tua esperienza di vita e non hai sciolto o compreso. Noi siamo all’interno della creazione ed il nostro modo di pensare influenza gli eventi. Collassiamo l’energia intorno a noi con un unico e “condiviso” sistema di “credenze”. Per assurdo siamo tutti sottoposti alla stessa allucinazione di massa.

Sul finire del primo “Matrix” Neo vede realmente cos’è realmente la matrice e smette di attuare le sue proiezioni mentali. Egli ha tolto il velo degli schemi dalla sua visione e vede l’energia di cui è fatta Matrix. E’ come se io guardo un muro e lo vedo solido, appena io mi giro il muro toma ad essere energia. Neo cambia la realtà di “Matrix” perché capisci come funzionano le “cause” in lui e le modifica. Ovviamente dormendo, mancando cioè in noi l’azione della qualità della “coscienza” tutto diventa una prigione, “Matrix” diventa il luogo dove i nostri demoni interiori, gli io-causa dei nostri difetti, ci controllano e ci torturano e dove producono malessere. La fisica da un pezzo ci ha abituati al fatto che la materia non esiste: essa è energia, è il lavoro che un corpo o un sistema può fare. L’energia è l’espressione di una forza. Se pesco in uno stagno un pesce fino a pochi instanti prima di pescarlo esso resta dissolto nell’acqua. Quando apro il frigorifero il suo contenuto si materializza, secondo i miei schemi, collassa.

Collassare energia è inteso come se l’energia rallenta la sua vibrazione e si densifica, si cristallizza, in uno schema, in una struttura. Tutte le cellule del nostro corpo sono formate da elementi positivi e negativi, che ci costituiscono come per una differenza di potenziale, creando un campo vibrante di potenzialità a diversi livelli. Questo campo è soggetto all’influenza degli stati psichici interni di un individuo, ed è quindi modificabile. La sua vibrazione può essere aumentata, e la forma plasmata. Ma questo richiede una persona sveglia, un maestro, ecco perché subiamo, ignari del fatto che siamo noi gli unici artefici delle nostra stessa miseria.

Quando chiudo il frigorifero, il contenuto si dissolve. Come posso sapere se le cose sono ancora lì? Carlos Castaneda parla del “punto di unione”. Lui sostiene che c’è un punto in cui la nostra consapevolezza è situata, dietro la scapola sinistra. Se fossimo in grado di spostare questo “punto di unione” vedremmo probabilmente delle cose diverse dagli altri, un mondo diverso e parallelo al nostro.

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GIUDA, IL DESIDERIO

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Nel Dramma Cosmico del Cristo, Giuda è il primo che entra in scena, proprio perché egli è la rappresentazione del desiderio. Ognuno ha II suo Giuda personale interiore. Il tradimento è rappresentato dai trenta denari di argento, i denari sono il tradimento della Coscienza per la materialità. L’argento, a sua volta, simboleggia anche la psicologia umanoide, la luna, l’influenza lunare, la psicologia lunatica, il nostro aspetto lunare, il lato oscuro della luna. Come la luna anche Giuda ha due facce, una luminosa e l’altra in ombra, essi sono i due aspetti, unii positivo ed uno negativo, del nostro Giuda interiore. Ogni apostolo rappresenta un aspetto interno dell’individuo. In esoterismo si dice che Giuda in segni nel “bene” e nel “male”, quando è nel bene è la luce della nostra coscienza e della nostra intelligenza, quando è nel male insegna attraverso il dolore ed il tradimento di se stessi. E’ così che impariamo a conoscerci, di tradimento in tradimento e di pentimenti in pentimento. La sete della conoscenza e la comprensione del lavoro psicologico giungono a noi quando abbiamo risvegliato l’intelligenza interna. Beato colui che incontra il suo Giuda interiore, perché inizia a comprendere cosa sia il lavoro psicologico su se stesso, a comprendere perché soffre Giuda è colui che ci Guida al maestro interno.

Egli nel suo aspetto negativo porta i romani a Gesù, ma nel suo aspetti positivo indica al “popolo” chi è il maestro, chi il salvatore. Il pane imbevuti nel vino è un altro segno del tradimento. In tutto questo arriva Pilato che hi lava le mani, come fa la mente quando si giustifica, egli non si prende la responsabilità di condannare il Cristo a morte. Pilato è la mente in noi che controlla la nostra rivoluzione interiore personale, Pilato è l’uomo di Cesare, egli è il capo dei romani, è colui che deve tenere il popolo sotto controllo Simbolicamente, il nostro modo di progettare la vita, di operare scelte miro te, come ci fosse un idea di fondo che ci costringe a tenere una condotto gregaria, tra le righe, come fossimo un popolo da domare, è interpretali i dal nostro Pilato interiore, è lui che lo fa, egli non ci lascia uscire dai sistemi, i sistemi sono nella mente, Roma sono i sistemi, Roma è il contrario di “amoR”, la razionalità è il contrario dell’amore. Gesù era un rivoluzionario, egli è la rappresentazione della rivoluzione interiore, egli insegnava ad usci re dai sistemi, insegnava che “dare a Cesare quel che è di Cesare” ci liberti la coscienza e ci porta nel regno di Dio, che è il regno del Reale.

Dare a Cesare quel che è di Cesare” – significa che uno non deve lasciare “coscienza” nelle cose, perché, altrimenti, ciò che possediamo finisce per possederci; egli insegnava a dare la giusta importanza alle cose, insegnava a dare In giusta dignità all’uomo e a cercare negli istanti della vita stessa la ricchezza  vera, insegnava a cercare la comunione con l’Essere, ecco perché diceva “lo ed il Padre mio siamo uno” – ed ecco perché diceva che “è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che un ricco abbandoni tutte le sue ricchezze”. L’apostolo Pietro dicono fosse ricchissimo, ma questo non gli ha impedito di essere al seguito del suo maestro, le ricchezze di cui si parla sono i “sistemi”, le regole, quelle idee con cui tu interpreti o meglio colori impressioni che arrivano nude, ma che tu vesti, farcisci del tuo “soggetto”.

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Ecco perché ti ho detto che sei pensato. Quello pensi non ti appartiene, ti è stato detto, sei stato “educato” a pensare così. Ma si può cambiare. La ricchezza non è un problema, non mi devo privare di ciò che possiedo per diventare saggio, tanto più che essere povero, come lo hai inteso, altro non è che aver ceduto la propria anima in cambio di un lavoro che non ami e che non hai scelto. La saggezza è la vita vissuta con Coscienza, non mi devo infliggere pene o ritirarmi in convento fino a quando non sono divenuto santo, anzi è solo restando dove siamo – col lavoro che abbiamo e con le persone che conosciamo – che impariamo a dominare le passioni e a liberarci dai sistemi.

Man mano che mi sviluppo e che mi rendo conto, man mano che pratico il cammino del risveglio, il semplice fare questo, farà cambiare le condizioni della mia vita: è inutile cercare di cambiare la vita fuori, è dentro che si deve trovare la forza di morire e liberarsi.

Gesù insegnava che il suo regno non era di questo mondo, egli era uscito dai sistemi, era il Cristo fatto uomo, aveva rivoluzionato la sua coscienza e poteva “camminare sulle acque “.

Le acque rappresentano le acque seminali, e camminarvi sopra significa averle dominate ovvero dominare i propri istinti animali.

Per questi ed altri motivi è importante individuare il proprio Pilato personale, il che significa che ognuno deve rendersi conto di come giustifica le sue azioni, in che maniera, cioè, si giustifica, come dorme, come giudica, cosa pensa degli altri e della sua vita, come cerca di attirare attenzione su di sé e quali meccanismi psicologici attua. Quello che dobbiamo capire è che la mente ci aliena, passa tutto il tempo a cercare di controllare la nostra personale rivoluzione interna, la mente è ricca dei sistemi del mondo, crea problemi, complica le decisioni, si lamenta, chiacchera, tutto per un unico scopo: TOGLIERCI CHIAREZZA.

In questo stato l’uomo non ha la possibilità di attingere al proprio vero potenziale ed è incapace di percepire l’unico vero tempo esistente: il Momento Presente.

Percepire l’istante permette all’uomo di attingere dal suo vero potenziale e pertanto di cambiare le sorti della sua esistenza.

Dobbiamo poter uscire dai sistemi, dobbiamo imparare ad uscire dai sistemi, dobbiamo poter fare un lavoro psicologico su noi stessi che ci permetta di “vivere nel mondo, ma non essere del mondo”, non appartenere a niente e nessuno.

Bisogna servirsi della normale vita quotidiana come strumento per risvegliare la propria consapevolezza e lavorare alla dissoluzione dell’ego animale, della sua mente, delle sue emozioni e delle relative manifestazioni.

Chi ha un problema e continua a pensarci, magari ne parla anche in giro a tutti, afferma quel problema e non se ne libere­rà mai, se uno smette di pensarci non ha più il problema, questo semplicemente perché avendo smesso di pensarlo ha smesso di affermarlo. Il lavoro del Pilato personale è renderci indecisi, ecco perché chi domina la mente risolve la vita. Il metodo è non permettere alla mente di “DIVAGARE”. Bisogno poter in qualche modo smettere di chiacchierare con i nostri stessi pensieri Pilato è la diplomazia, il giudicare, assolvere o condannare, la mente non può uscire da questi due poli, ecco perché la persona che si risolve a ‘fare’, ed è agire con coscienza, interrompe l’indecisione. Sapete perché normalmente in realtà, noi non guardiamo mai nulla e ci limitiamo invece solo a proiettare le idee che abbiamo su qualsiasi cosa ci capita a tiro? Perché “guardare” é troppo pericoloso, “guardare” distrugge la continuità del pensiero, la mente chiacchiera proprio per impedirci di fare questo. Bisogna “guardare”.

E’ importante promuovere presenza, perché se in un momento “guardo” smetto di pensare, fermo la continuità del pensiero e divento “Reale”, percepisco il Momento Presente. Quello che viene dopo, quello che segue a quali do interrompiamo l’attività del pensare, nessuno può spiegarlo, ognuno In conosce per se stesso, ognuno lo sa, solo, perché ne fa esperienza; cercare di descriverlo, si può anche fare, ma non è come “essere” lì. Essere vivi è una cosa vera, è senza condizioni ed è senza spiegazioni: “è”. Liberarci da tutto quello che ci impedisce di Essere è il nostro scopo, e se non ci riusciamo da soli dovremmo poter assumere, incontrare un “insegnamento” che ci aiuti a farlo, e poi sbarazzarci anche di quello. La verità é palese sotto gli occhi di tutti, ma noi non la “guardiamo”.

«Ora tu sei giunto al punto in cui, incoraggiato dall’immagine di un uomo, vuoi seguire i suoi insegnamenti. Molto lodevole! Questo insegnamenti però, contrariamente alla fonte da cui provengono, hanno esaurito la loro efficacia e tu devi cercare la via mediante cui continuano oggi a operare. Quando l’avrai trovata, seguila; non perdere il tuo tempo in futili speculazioni, non chiederti se può andar bene con Gourdjieff, con Simon Pietro o con il Faraone! Vuoi seguire un insegnamento evoluto r organicamente armonioso o vuoi ricomporre un “puzzle” cercando continuamente di scoprire i rapporti che esistono tra mille e una circo stanza, attività, popolazione, civiltà tanto dissimili quanto attraenti? »

«Se è questo che vuoi, allora studia l’archeologia, l’antropologia o le strutture culturali e accontentati di scoperte interessanti e di prospettive eccitanti. Vuoi delle guide “soprannaturali” sotto forma di capi Pellerossa, vuoi sentire le voci dell’aldilà? Rifugiati nello spiritismo. Ma se vuol ottenere dei progressi autentici, attraverso un lavoro arduo e disciplinato, abbandona il tuo modo di pensare schematico, abbandona il tuo orgoglio tracotante, la tua fiducia nella potenza del tuo intelletto e sperimenta ciò che può solo essere sperimentato »

Rafael Leforl, I Maestri di Gourdjieff

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LA MITOLOGIA INUIT

« L’universo INUIT non è governato da nessuno. Non ci sono dee madri e figure paterne. Non ci sono dei del vento e creatori solari. Non ci sono punizioni eterne nell’aldilà, come non esistono punizioni per i bambini o per gli adulti nel presente. »

(Rachel Attituq Qitsualik, scrittrice INUIT)

Al Polo Nord - PaN

Le pratiche religiose tradizionali degli Inuit possono essere brevemente riassunte come una forma di sciamanesimo basata su principi animisti.

La mitologia inuit ha molte similitudini con le religioni delle altre regioni polari e, a differenza della gran parte delle mitologie, ha continuato ad avere fedeli senza interruzione, dai tempi antichi fino ai giorni nostri. Sebbene il credo religioso dominante degli Inuit al giorno d’oggi sia il Cristianesimo, molti di loro continuano a mantenere alcuni elementi dei propri culti tradizionali: secondo alcune interpretazioni essi hanno adattato (chi più, chi meno) le credenze tradizionali al cristianesimo, mentre secondo altre hanno adattato il cristianesimo alla loro visione del mondo.

La cosmologia tradizionale degli Inuit non è una religione nella classica accezione teologica del termine ed è simile solo in parte a ciò che comunemente si intende per mitologia.

Infatti le storie tradizionali, i rituali ed i tabù degli Inuit sono così intrecciati alla cultura timorosa e precauzionale richiesta dal duro ambiente artico che viene da chiedersi se si possano considerare delle vere e proprie credenze; a questo proposito va citata la risposta che venne data all’antropologo ed esploratore Knud Rasmussen dalla sua guida ed amico Aua, un ANGAKKUQ: quando Knud gli domandò riguardo alle credenze religiose diffuse tra gli IGLULINGMIUT (gente di Iglulik) gli fu risposto: “Noi non crediamo. Noi temiamo”. Alcuni autori contestano le conclusioni che si possono trarre dalle parole di Aua in quanto egli era sotto l’influenza dei missionari cristiani, tanto che arrivò successivamente a convertirsi; essi affermano che le persone convertite spesso vedono le cose in un’ottica polarizzata e ricca di contrasti. Il loro studio analizza anche le credenze di svariati gruppi inuit, affermando tra l’altro che tale atteggiamento di paura non era diffuso.

« Prima c’erano gli UNIPKAAQ: miti, leggende, e storie popolari che avvennero nel passato indefinito (TAIMMANI) »

ANGAKKUQ

L’ANGAKKUQ, altresì chiamato ANGAKUQ era una sorta di guaritore e psicoterapeuta che si prendeva cura delle ferite e offriva consigli, così come invocava gli spiriti per assistere la gente nella loro vita di tutti i giorni o, la maggior parte delle volte, per scacciarli; il suo ruolo era di vedere, interpretare ed esortare l’impercettibile e l’aldilà e spesso faceva uso di tamburi ritmici, canti e danze per svolgere i propri compiti. L’illuminazione (QAUMANIQ) era frequentemente usata per descrivere un’aura spirituale la cui rimozione, secondo loro, poteva risultare nella morte. Le abilità dell’ANGAKKUQ non erano frutto di apprendimento, bensì venivano ritenute un dono congenito che si sarebbe rivelato col tempo. La funzione dell’ANGAKKUQ è ampiamente scomparsa nell’odierna società inuit, ormai cristianizzata.

ANIRNIQ

Gli Inuit credevano che tutte le cose avessero una forma di spirito o anima (in INUKTITUT : ANIRNIQ cioè respiro), come gli umani; questi spiriti si pensava persistessero dopo la morte, una credenza comune presente praticamente in tutte le società umane. Il credo della pervasività degli spiriti è la radice della struttura dei miti inuit, secondo un tradizionale detto: “Il grande pericolo della nostra esistenza risiede nel fatto che la nostra dieta consiste interamente in anime”. In virtù di questo, uccidere un animale non è molto differente dall’uccidere una persona: una volta che viene liberata l’ANIRNIQ del morto, sia quest’ultimo animale o umano, essa può prendersi la sua vendetta. Lo spirito del morto può solo essere placato dall’obbedienza alle usanze, dall’evitare i tabù e dall’espletamento dei giusti rituali.

La durezza e la casualità della vita nell’Artico ha fatto sì che gli Inuit vivessero costantemente nella paura di potenze invisibili: un periodo sfortunato poteva porre fine ad un’intera comunità, e pregare forze potenzialmente arrabbiate e vendicative per le necessità di tutti i giorni è una conseguenza comune di un’esistenza precaria, persino ai giorni nostri; per gli Inuit, offendere un ANIRNIQ significava rischiare l’estinzione.

Era compito dell’ANGAKKUQ consigliare e ricordare alla gente i tabù ed i rituali che dovevano rispettare per placare gli spiriti, dal momento che era ritenuto capace di vederli e contattarli.

Sebbene l’ANIRNIQ di ogni persona fosse individuale, modellata dalla vita e dal corpo che aveva abitato, allo stesso tempo era parte di un insieme più grande; questo metteva in grado gli Inuit di prenderne in prestito le caratteristiche o i poteri assumendone il nome.

Sin dall’arrivo del cristianesimo tra gli Inuit, ANIRNIQ è divenuto il termine accettato per il concetto cristiano di anima; esso rappresenta la radice di altre parole correlate COMEANIRNISIAQ (ANGELO) e ANIRNIALUK (DIO, LETTERALMENTE IL GRANDE SPIRITO).

« Gli umani erano un insieme in tre parti principali: IÑUUSIQ , IḶITQUSIQ (forse “forza della vita” e “spirito personale”) e ATIQ. Dopo la morte, L’IÑUUSIQ partiva verso est, ma gli altri componenti dell’anima potevano rinascere. »

TUURNGAIT

Alcuni spiriti erano per natura non connessi a corpi fisici, queste figure erano chiamate TUURNGAIT (o TORNAIT, TORNAT, TORNRAIT). Alcuni erano spiriti buoni che potevano essere chiamati in caso di bisogno, ma altri erano malvagi e mostruosi ed erano ritenuti responsabili di battute di caccia infruttuose o attrezzi rotti; potevano anche possedere le persone. Un ANGAKKUQ con buone intenzioni poteva usarli per guarire malattie o trovare animali da cacciare per nutrire la comunità; poteva altresì combattere, esorcizzare o tenere a bada i cattivi spiriti con appositi rituali. Uno con intenzioni malevole, invece, poteva usarli per scopi personali, o per attaccare altre persone ed i loro TUURNGAIT.

Similarmente a quanto accaduto con altre antiche religioni, la cristianizzazione ha portato il termine TUURNGAQ (singolare di TUURNGAIT), che una volta significava semplicemente “spirito aiutante”, a prendere l’accezione di demone.

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