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AYAHUASCA: LA PIANTA IL CUI SPIRITO GUARISCE! – di Letizia Boccabella

PRIMA PARTE

Inizierò come sempre in maniera molto diretta facendo un’affermazione dalla quale non posso assolutamente esimermi; e cioè che tutta la materia possiede una forza vitale intrinseca e che quindi tutta la materia a prescindere che sia considerata animata o meno, ha una natura sensiente! Dalle rocce, i minerali, le forme animali più semplici fossero anche le amebe, fino alle piante ed ai nostri animali domestici più cari, hanno tutti una Coscienza, e quando dico tutti intendo proprio tutti! A costo di sembrare ripetitiva perché so perfettamente essere un leitmotiv di quasi tutti i miei articoli, devo insistere nell’affermare che siccome tutto ciò che esiste e anche quello che apparentemente non esiste, è contenuto nella Coscienza, ogni fenomeno e ogni oggetto del creato esiste in quanto parte di una Coscienza univoca che tutto crea e al quale tutto dà  vita, perché senza di essa nulla esisterebbe. Ecco perché tutta la materia, anche se dalla scienza meccanicista quella inorganica viene considerata inanimata, posso tranquillamente asserire l’esatto contrario: la materia che altro non è che energia ad una vibrazione più bassa, talmente bassa che prende forma solida, è dotata di un’intelligenza profonda, quella stessa intelligenza che pervade tutto il creato fino al mondo subatomico della fisica quantistica dove il paradosso fa da padrone di casa! Detto questo vi esorto a comprendere che le piante hanno una vita interiore esattamente come noi esseri umani, pensano, provano emozioni, hanno un sistema immunitario che le protegge dall’attacco dei parassiti e di altri animali, hanno un sistema linfatico che gli permette di depurarsi, mangiano, digeriscono e sono fornite di un sistema che le permette di espellere  i loro rifiuti esattamente come facciamo noi quando produciamo cataboliti (attraverso l’escrezione cellulare) e attraverso l’escrezione di materiale fecale. Oltretutto le piante sono superiori a noi in quanto hanno conservato un meccanismo, che forse noi abbiamo perso oppure non abbiamo mai avuto, che è quello di preservare per ogni divisione del cromosoma una cellula staminale di riserva. Tale meccanismo evolutivo gli consente di rigenerarsi ogni volta, contrariamente alla razza umana, infatti se ad un albero viene tagliato un ramo questo ricresce, se ad un uomo tagliate un braccio ciò non avverrà mai più. Egli manterrà la memoria dell’arto perduto (vedi sindrome dell’arto fantasma) ma fisicamente la carne, i muscoli, le ossa ed i tendini andranno definitivamente perduti! Tutto questo mi è servito per introdurvi al magico mondo dell’Ayahuasca e alla sua capacità di interagire con la nostra Coscienza per mostrarci luoghi proibiti di noi stessi ed integrarli poi con le parti luminose del nostro Essere, in un tutt’uno armonico che io definisco Omeostasi, cioè la capacità innata che tutti possediamo di guarire e ritornare ad uno stato di equilibrio dinamico che viene definito salute. 

Mi fa piacere ricordare che tra tutte le popolazioni indigene del pianeta, molte piante sono ritenute nella loro essenza più intima come sacre e grandi maestre della razza umana. Molte di esse possiedono la particolare capacità di consentire ad un uomo, una volta ingerite, di ampliare la propria percezione ed accedere per un breve periodo di tempo ad altri piani della realtà, i quali sono di solito vietati a meno che non siate dei visionari, dei moribondi, dei bambini o non siate vittima di un forte stato di stress.  Tra queste piante le più conosciute sono la Brugmansia grandiflora, conosciuta come Datura Stramonium la Yerba del Diablo di cui ho parlato nel precedente articolo, capace di trasportare un uomo in mondi che vanno davvero oltre l’immaginazione anche se, come ho scritto a chiare lettere, sono pochi quelli che hanno una tale forza da essere in grado di gestire il potere devastante di questa pianta. Ecco perchè le è stato attributo il nome di Erba del Diavolo. Poi c’è la Lophophora williamsii comunemente conosciuta come Peyote, un antichissimo cactus del Messico settentrionale e del Sud-ovest degli Stati Uniti, di cui il suo cugino diretto è l’altrettanto famoso San Pedro, Trichocereus pachanoi, il cactus degli Incas. Queste ultime due piante grasse sono entrambe ritenute dei mutaforma, questo perchè la loro ingestione consente all’uomo di mutare la sua forma per passare da quella umana a quella animale a seconda dello Spirito che governa la pianta stessa. Quindi per uno Sciamano divenire una pantera, un gatto, un’anaconda o un aquila reale è assolutamente reale tanto quanto lo è per un comune essere umano bere una tazza di té, e non solo: anche gli altri uomini vedranno lo sciamano esattamente con quelle sembianze animali! Vi posso garantire per esperienza diretta che queste non sono nè dicerie, nè invenzioni di menti distorte, nè favolette raccontate per avere un effetto scenico, ma sono qualcosa di talmente reale che solo il processo esperienziale potrà farvi da testimone. L’ Amanita muscaria è un fungo tanto potente che gli sciamani Siberiani prima lo ingeriscono e poi lo somministrano ai loro devoti o pazienti attraverso le loro urine, che arricchite dalla forza del fungo e bilanciate dall’energia dello Sciamano stesso riescono con maggiore facilità ad apportare stati di guarigioni alle persone che lo richiedono. Arriviamo all’ Ayahuasca, considerata la liana visionaria e terapeutica, pianta sacra e guaritrice dell’ Amazzonia. La parola Ayahuasca è una parola appartenente alla lingua quechua, che letteralmente significa liana dei morti o liana dell’anima, questo perchè la sua assunzione porta a quella che viene definita la piccola morte dell’ego. L’ Ayahuasca è anche conosciuta come caapi, natema, pinde o yagè, a seconda delle svariate popolazioni indigene che ne fanno uso. L’ Ayahuasca è in realtà un decotto costituito da più piante che prevede una bollitura di svariate ore di una parte della pianta rampicante della Banisteriopsis caapi assieme alle foglie di Psychotria viridis (chacruna), durante le quali si soffia in continuazione sulla miscela in ebolizzione il fumo di tabacco nero: Nicotina rustica. A seconda del luogo geografico si tende a mischiare alla pozione dell’ Ayahuasca, le foglie di Diplopteris cabrerana, al posto di quelle di Psychotria viridis. Di quest’ultima, denominata anche Chacruna, sono usate le foglie maschio, distinguibile perchè hanno piccole protusioni presso la punta nella faccia anteriore della foglia stessa. A volte invece, al posto di queste, vengono usate altre foglie appartenenti alla Diplopterys cabrerena, queste combinazioni nell’uso di piante nel decotto dell’ Ayahuasca dipende dalla decisione dello Sciamano che avviene in base al tipo di cerimonia e di persone che dovrà curare. Addirittura l’ Ayahuasca viene servita alla fine della cerimonia religiosa a tutti i fedeli, in alcune chiese del Brasile. Il Mapacho invece è il termine con il quale si identifica il tabacco nero che viene usato a scopo rituale e che viene soffiato sulla bevanda dell’ Ayahuasca dallo Sciamano, prima di essere data alle persone. Il suo nome botanico è Nicotina Rustica, ed anch’esso viene usato come medicinale e come sostegno spirituale durante le cerimonie. In fine, viene a volte aggiunta alla miscela dell’ Ayahuasca, la famosa Datura, di cui ho precedentemente parlato, usando le foglie di quest’ultima che sono molto tossiche e servono a prolungare la durata dell’effetto psicotropo del composto. Ci si rende conto dell’aggiunta della Datura perchè si percepiscono le labbra intorpidite, così come le dita delle mani e dei piedi. Parecchi preparati che usano come base le foglie di Datura servono ad ampliare la percezione nel senso della veggenza, della divinazione e addirittura per il furto della forza di volontà di altre persone; ecco un altro motivo per il quale a questa pianta è stato dato il nome di Yerba del Diablo. Vorrei ricordare che per gli Sciamani è una pratica ricorrente quella di effettuare la famosa Caccia all’anima, proprio perchè secondo la loro tradizione gli esseri umani possono indebolirsi perchè in alcune delle loro esperienze esistenziali molto forti o traumatiche o in conseguenza a relazioni sentimentali devastanti, o alla frequentazione di luoghi parecchio negativi, hanno perso parte della loro anima e quindi della loro energia, disgregandosi e successivamente ammalandosi. La capacità di alcuni di loro di andare a riprendere pezzi dell’anima delle persone che necessitano di questo particolare tipo di aiuto, e reintegrarle nel loro livello di Coscienza, fa si che la persona possa tornare allo stato di equlibrio perduto. Fondamentalmente l’uso che viene fatto dell’Ayahuasca è di tipo curativo e Spiritule, non ha nulla a che fare con quelle che vengono definite droghe ricreative né tanto meno le droghe usate in discoteca per sballarsi durante una notte di trasgressione. Io considero questa pianta magica, come una Maestra primordiale e sacra, la quale ci concede l’immenso onore di affrontare i nostri demoni per guarire dagli stati distorti della  mente reattiva. Difatto io considero la guarigione come qualcosa che parte dal mondo dello Spirito per poi scendere a livello mentale, emotivo e fisico, là dove un sintomo è sempre la manifestazione di un disagio dell’anima che urla il suo dolore nel tentativo di essere ascoltata.

Prima di procedere ad una sessione curativa con l’Ayahuasca che generalmente si inizia di sera verso ora di cena, si raccomanda di evitare l’assunzione di cibo nella stessa giornata, dove l’ultimo pasto consumato può essere solo quello della colazione. L’ altra raccomandazione fondamentale è quella di astenersi nella settimana precedente dal mangiare carne e dal fare sesso, in modo da arrivare all’incontro con lo Spirito della pianta più leggeri e quanto meno fisicamente più puliti. Il senso dell’astinenza sessuale è quello di non disperdere energia e di convogliarne il più possibile vero il proprio centro interiore. L’Ayahuasca essendo anche una purga, sia fisica che emotiva, una volta assunta crea sempre dei fenomeni che possono andare dall’impellente bisogno di vomitare, a quello di defecare, di urinare  e di ruttare. In un clima particolarmente umido come quello della foresta amazzonica, dove è davvero difficile un’ideale conservazione dei cibi, spesso le popolazioni si ritrovano vittima di infezioni da parte di parassiti intestinali e l’Ayahuasca è quella che in assoluto riesce meglio di altre piante a debellare questi parassiti. In questo senso è quindi anche una validissima medicina di cui quasi tutti fanno uso. L’effetto purgante è però una questione che va ben oltre la parte fisica, il vomitare la propria bile è spesso  sinonimo del vomito di emozioni negative e non digerite che nel corso degli anni la persona ha accumulato senza mai riuscire a metabolizzarle. Lo Spirito dell’Ayahuasca arriva nei reami più profondi del nostro essere portando a galla tutta la nostra spazzatura e permettendoci di espellerla. In fondo in fondo noi non ci rendiamo conto che la malattia in se stessa diventa un essere senziente con una propria volontà di continuare a vivere e se le prestiamo il fianco perché questo accada, la situazione prima o poi ci sfuggirà di mano!

SECONDA PARTE

Ho terminato l’articolo precedente con una frase che dovrebbe farci riflettere; e cioè che la malattia in se stessa diventa un essere senziente con una propria volontà di continuare a vivere e se le prestiamo il fianco perchè questo accada, la situazione prima o poi ci sfuggirà di mano! I Curanderos sanno perfettamente quanto tutto ciò sia vero ed è per questo motivo che durante una cerimonia di guarigione mediante Ayahuasca, quando eliminano la radice spirituale del male che affligge il paziente, si premuniscono di lanciare questa larva in una parte dello spazio infinito che non possa danneggiare più nessuno. E’ un tipo di realtà che va compresa e di cui bisogna divenire consapevoli. Un altra fase essenziale del processo riguarda il potere ed il livello di Coscienza dello sciamano che prepara la mistura guaritrice. Come in tutti i campi, l’esperienza e la conoscenza del terapeuta fanno la differenza, anche qui questi elementi non sono da meno! Quando si ha a che fare con le piante ed ancor di più con lo Spirito di piante particolari che possono donarci saggezza ed apertura mentale oltre che guarigione a tutti i livelli dell’Essere, bisogna sapere come interagire con il loro Spirito per trarne i maggiori benefici. Le piante che vengono tagliate e messe nel calderone per bollire delle ore, devono necessariamente cedere le loro sostanze a chiunque le utilizzi, ma in questo caso specifico attraverso il rapporto con il lato senziente dell’Ayahuasca, lo sciamano può indurle a cedere qualcosa che va molto oltre le semplici sostanze chimiche e cioè qualcosa che si chiama Spirito! Questo è il valore aggiunto che non va assolutamente tralasciato. In oltre il curandero, proprio per la sua natura e per la missione che riveste, ha generalmente molte piante alleate che usa e aggiunge alla mistura a seconda delle persone di cui deve occuparsi e per le quali prepara l’Ayahuasca. Esattamente come l’omeopatia che prende in considerazione l’uomo malato e non la malattia, ogni cura differisce a seconda di chi è destinato a riceverla. In oltre ogni pianta aggiunta porta con sè il suo Spirito e la propria personalità, esattamente come ho spiegato molte volte negli articoli precedenti. Ecco perchè non ha senso, il tentativo limitante ed infausto di persone che anche se animate da buone intenzioni, pensano che sintetizzare le molecole base che formano il principio attivo dell’Ayahuasca, per poi somministrarlo come un farmaco di sintesi possa equivalere a tutto il processo sopra descritto! Tutto ciò equivarrebbe all’ennesimo tentativo di decontestualizzare il microcosmo dal macrocosmo, e sarebbe impossibile se non vano, perchè il corpo e lo Spirito che lo abitano, non risponderebbero nella stessa maniera. Esattamente come l’esperienza molto comune che è quella di vedere come alcune persone riescano a risuonare con il mondo vegetale e vengano definite dal pollice verde, mentre certe altre non riescano nemmeno a far crescere un banale stelo di edera, allo stesso modo funziona quando si tratta di interagire con le piante che curano e di comprendere quale siano più adatte per una persona che ha una patologia che si è instaurata per una particolare storia personale che è ovviamente diversa dalla storia di un’altra persona che manifesti pur sempre la stessa patologia! Posso comprendere quanto sia difficile credere a certe cose che trascendono il mondo che definiamo reale, fino a quando non lo abbiamo provato sulla nostra pelle, di fatto però lo Spirito dell’Ayahuasca è esattamente come la meditazione: è quindi un processo esperienziale, di cui poco conta parlarne nel tentativo di spiegarlo ai più, perchè quello che conta è entrare in risonanza con essa e fare in modo che agisca al di là delle nostre resistenze! Spesso nel decotto viene aggiunta la corteccia di un altro albero che esiste in tre varietà diverse, ed è  il Lupuna Negra. (esiste il Lupuna Bianco, verde e nero). Come potete osservare dall’immagine sottostante, questo albero è immenso, con un tronco dal diametro che può tranquillamente raggiungere più di due metri e mezzo e un’altezza di trenta metri verso la luce del sole, prima che inizi a ramificarsi. Il suo Spirito è possente e vigoroso esattamente come la sua forma, e viene impiegato per la sua capacità di liberare le persone dalle presenze negative, dagli Spiriti molesti e dalla magia nera. Talvolta viene anche chiamato l’albero di luce ed ombre, per la sua capacità di metterci di fronte a tutte le cose che ci restano nascoste e alla sua specifica abilità di metterci faccia a faccia con le nostre parti più oscure.

lupuna blanca

Dal canto mio posso solo riportare quella che è stata la mia personale esperienza con lo Spirito dell’Ayahuasca, che come ho già detto prima non può essere paragonato a quello di nessun altro. Ebbi l’onore e la fortuna di entrare in contatto con lei già più di venti anni fa, quando qui in Italia era ancora quasi del tutto sconosciuta ai più. Uno dei miei migliori amici la riportò dentro una bottiglia da un litro e mezzo di coca cola, dopo essere stato due mesi e mezzo nella foresta amazzonica a diretto contatto con uno sciamano del luogo con il quale lavorò e che preparò la miscela per lui per poterla utilizzare una volta tornato a casa. Furono le esperienze più incredibili e profonde della mia vita. Ogni volta che facevamo una sessione, scendeva sempre più in profondità dentro di me espandendo il mio livello di Coscienza, ed ancora oggi, dopo molti anni trascorsi nei quali non potei più assumerla, posso tranquillamente sentire vivo il suo Spirito dentro di me! L’Ayahuasca nei miei confronti è sempre stata molto dolce, l’unica cosa che di fisico mi ha procurato è stato il fare tanti rotti e tanta pipì, non ho mai vomitato ne ho mai sentito l’urgenza di correre a defecare. Le ore in cui restavamo sotto il suo effetto erano minimo otto/dieci e quello che di speciale ho sempre sperimentato ed è successo da subito è che la mia mente aveva accesso ad entrambi i piani di realtà contemporaneamente, quello comune dello stato di veglia e quello speciale, caratterizzato dalle visioni della pianta. Si dice che lo Spirito dell’Ayahuasca sia un’anaconda, ed è vero! Lei è la Signora del primo mondo, colei che detiene le chiavi d’accesso all’esperienza primaria. E’ il guardiano della soglia e senza il suo consenso nessuno può accedere, perché una cosa va detta ed è molto importante: non siamo noi a scegliere di avere un’esperienza con lei, bensì è lei che decide se siamo pronti ad arrivare al suo cospetto! Come tutti i veri Maestri si presentano quando il discepolo è pronto e mai prima! Ricordo ancora in maniera vivida la mia prima volta, anche se è necessario che inizi spiegandovi un aneddoto che riguarda la mia infanzia ed i serpenti. Quando avevo circa sette anni andai allo zoo con mia mamma, mia nonna e mio cugino, e tra tutti gli animali a cui feci visita, ad un certo punto entrai nel rettilario, il quale conteneva svariate teche e in una di queste potei assistere al cambio della pelle di alcuni serpenti contenuti al loro interno. Quella scena mi segnò profondamente, provai un senso di schifo, di viscido, di subdolo, di vischioso che si impadronì di me in maniera così determinante che la stessa notte e le due successive, feci sogni orrendi su terribili serpenti che mi camminavano addosso ed io impotente, non riuscivo a liberarmene! Da allora s’instaurò quella fobia che mi impediva la vista di un serpente persino in televisione. La prima volta che feci Ayahuasca si presentò subito l’anaconda, la vidi ai piedi del letto dove ero sdraiata nella realtà vicino al mio amico, lei era attorcigliata nella parte finale del materasso, mi guardava, mi scrutava, mi osservava silenziosa. Nell’istante in cui apparve non ebbi nemmeno per un solo istante paura né ribrezzo, potevo sentire la sua presenza rassicurante, anni di terrore scomparvero in un attimo. Dopodiché iniziò a parlarmi con la mente, la connessione era telepatica, mi spiegò molte cose di me e della mia pittura, della mia arte, che al tempo era appena al suo sbocciare e che aveva un potere curativo esattamente come lo avevo io! Fu un’esperienza meravigliosa e quando feci ritorno dalla Toscana a casa mia, dopo quella prima volta accadde una sincronicità assolutamente degna di nota, come accesi la televisione mandarono in onda un documentario sulle anaconde. Quella volta potei ammirarla in tutta la sua bellezza e capii immediatamente che mi aveva guarita, perché anche nella realtà il mio terrore era sparito! Numerose furono le volte successive nelle quali ebbi l’accesso agli altri due mondi di cui i guardiani della soglia sono il puma e/o la pantera e l’aquila reale. Ognuno di loro m’impartì delle lezioni e nel contempo mi trasmise il suo potere, che è quello di sfruttare positivamente l’energia di ognuno dei tre mondi a scopo benefico, curativo e come protezione da attacchi sia energetici che materiali, fatti da persone che vivono una realtà misera ed in preda alla paura! L’onore di avere avuto dei Maestri così meravigliosi mi spinge a cercare di migliorarmi sempre di più e di vivere in risonanza sempre maggiore con loro e con la loro immensa consapevolezza. In fondo quello che so per certo e che ormai scorre in ogni fibra del mio essere è che Lo Spirito è una presenza viva, tangibile e palpabile, in ogni manifestazione del creato, dal mondo minerale a quello vegetale e animale, questa immensa e sconfinata ed intelligente energia pervade tutto e tutti, il nostro mondo e tutti gli altri mondi, unendoli in una danza eterna a disposizione di chiunque voglia prenderne parte! Entrare o restare fuori è una nostra scelta, non ha nulla a che vedere con proibizioni, restrizioni, dogmi o punizioni, quello che è certo però è che se non alimentiamo la sensibilità che ci permette di riconoscere questa presenza onnisciente e onnicomprensiva, non riusciremo mai a stabilire il contatto! Madre Natura è priva di limiti, siamo noi esseri umani che innalziamo barriere, lei è sempre lì, pronta ad accoglierci e ad amarci a prescindere da tutte le idiozie con le quali ci hanno riempito la testa per manipolarci e indurci a credere di essere impotenti! State attenti, svegliatevi, meditate, ampliate i vostri sensi e finalmente arriverà il giorno in cui probabilmente l’Ayahuasca busserà alla vostra porta, non perdete quest’occasione, non rinunciate, altrimenti potreste non averne una seconda e vi garantisco che avrete perso uno dei più grandi doni che la vita possa mai farvi!

AUTORE

Letizia Boccabella

FONTE

https://letiziaboccabellanaturopata.wordpress.com/

L’AYAHUASCA E LA SALUTE PLANETARIA – di Matteo Politi

Figura 1 – Il Centro internazionale per l’educazione, la ricerca e il servizio etnobotanico (ICEERS) è un’organizzazione senza scopo di lucro (NPO), con sede a Barcellona, Catalogna (Spagna).

Negli ultimi anni la bevanda amazzonica conosciuta come Ayahuasca è diventata sempre più popolare nella società occidentale anche in virtù delle recenti ricerche medico-scientifiche. Per molti Nordamericani ed Europei che appartengono alla vecchia generazione che ha sperimentato l’Ayahuasca, questa può essere considerata una buona notizia che genera una sorta di sollievo.

Questa vecchia guardia ha dovuto assistere per decenni alla diffusione di stereotipi falsi e negativi attraverso i mezzi d’informazione, mentre oggigiorno la società dominante diffonde regolarmente informazioni sui benefici medici di questo rimedio naturale. Sebbene queste informazioni stiano aiutando ad emancipare il consumo di Ayahuasca, ci sono anche seri pericoli legati all’adattamento di questa pozione ai canoni del pensiero scientifico e dei sistemi medici occidentali.

L’Ayahuasca corre il rischio di essere fatta entrare con la forza nella categoria di “medicina basata sull’evidenza” – scientificamente standardizzata per garantirne la qualità, sicurezza ed efficacia – e di essere dunque vista attraverso il microscopio occidentale, con poca o nessuna considerazione per la conoscenza indigena che sta dietro a questo antico rimedio amazzonico a base di erbe.

A me risulta chiaro che questo approccio può generare effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente e può diluire il grande potenziale di
questa medicina. Da chimico farmaceutico con più di 20 anni di ricerca sulle piante medicinali e più recentemente anche sugli usi terapeutici dell’Ayahuasca nella regione di San Martin nell’Amazzonia peruviana, suggerisco che possiamo trarre grandi benefici dal pensare all’Ayahuasca al di là del paradigma medico convenzionale.

È tempo di prendere sul serio le affermazioni dei saggi indigeni e di altri che riconoscono la senzienza della vita vegetale e il profondo legame che esiste tra gli esseri umani ed il mondo naturale. Una soluzione chiave per l’attuale crisi planetaria che stiamo vivendo deve comportare per forza di cose la protezione e l’integrazione delle conoscenze indigene. Ciò può aiutarci a capire come la nostra guarigione personale attraverso il consumo di Ayahuasca sia anche una sorta di guarigione planetaria.

Di seguito presento diverse ragioni per cui l’Ayahuasca dovrebbe essere trattata molto più che come una semplice “medicina” per uso personale.

Cosa c’è nell’Ayahuasca?

Per qualsiasi medicina a base di piante sviluppata nell’ambito scientifico, la standardizzazione dei parametri di qualità, che di conseguenza influiscono sulla sua sicurezza ed efficacia, deve innanzitutto garantire la corretta identificazione del materiale vegetale utilizzato per elaborare il prodotto finale.

Tuttavia, se esaminiamo i rapporti etnografici che parlano del preparato Ayahuasca, oltre alle due specie vegetali di base utilizzate nella miscela, che sono Banisteriopsis caapi e Psychotria viridisesistono in realtà dozzine di piante che vengono comunemente aggiunte a questa miscela base; il risultato rimane comunque una bevanda che continua ad essere chiamata Ayahuasca. Anche Dennis McKenna ha recentemente affermato: “Praticamente ogni sciamano ha la propria pozione“. Dunque, a cosa ci riferiamo quando parliamo di Ayahuasca?

Va inoltre ricordato che il termine Ayahuasca è solo uno dei tanti nomi usati nella giungla amazzonica per definire qualcosa che in realtà è abbastanza difficile da definire. In questa fase, quindi, possiamo affermare che il primo passo verso lo sviluppo di una medicina basata sull’evidenza a partire dell’Ayahuasca si basa in realtà su di una supposizione: l’Ayahuasca definita come la combinazione tra la liana B. caapi e le foglie dell’arbusto P. viridis è solo una semplificazione.

Ciò dimostra che rischiamo di iniziare a sviluppare un nuovo farmaco senza una conoscenza approfondita della medicina vegetale originale, e questo dovrebbe essere motivo di preoccupazione.

Come viene preparata l’Ayahuasca?

Uno dei primi rapporti che descrivono la preparazione dell’Ayahuasca, risalente al 1972, indica dati come la quantità e parte utilizzata della pianta, la quantità di acqua ed il tempo di cottura. In questo modo, gli autori hanno descritto un processo simile alla preparazione di una tazza di tè, o meglio un decotto.

Seguendo questa descrizione, ulteriori studi si sono concentrati sulla valutazione di come la quantità e le parti utilizzate della pianta incidano sulla qualità del prodotto finale. È interessante notare che campioni di piante prelevate da ambienti diversi e in momenti diversi della giornata hanno mostrato di possedere quantità diverse dei principali alcaloidi considerati responsabili dell’attività biologica generale del rimedio, ovvero DMT e beta-Carboline.

Un altro studio si è dedicato alla valutazione dell’effetto del tempo di cottura registrando differenze significative nelle quantità relative di alcaloidi. Questi risultati sono tutte informazioni utili, ma pongono ulteriori domande a cui potrebbe essere difficile rispondere: qual è lo standard di riferimento da considerare per l’Ayahuasca? Si tratta del prodotto che contiene la maggior quantità di questi alcaloidi? Chi lo decide e perché? Quale è il ruolo dei molti altri fito-composti estratti da entrambe le piante?

Se valutiamo un prodotto a base di piante medicinali di uso tradizionale basandoci su questa prospettiva chimica, non abbiamo alcuno
standard a cui fare riferimento. Da questa prospettiva, l’Ayahuasca, così come ogni altro rimedio erboristico, diventa una miscela di sostanze chimiche, ma nessuno può dire quale sia la miscela giusta.

Inoltre, i chimici che si dedicano a creare prodotti di sintesi potrebbero facilmente preparare una nuova pillola utilizzando questi alcaloidi senza la necessità di affrontare la complessità di una miscela naturale. Se questo è il credo della scienza moderna, perché non farlo?

Figura 2 – Come ci insegna la conoscenza indigena, l’Ayahuasca è molto più della somma della vite e delle foglie.

Nella giungla amazzonica, gruppi etnici diversi posseggono ricette diverse per preparare l’Ayahuasca. Gli scienziati, tuttavia, per preparare una buona medicina fanno affidamento sulla necessità di standardizzare un solo metodo di elaborazione. Essi devono standardizzare chimicamente un estratto di Ayahuasca per valutarne l’attività biologica, perché per loro il concetto di principi attivi è legato al contenuto di sostanze chimiche.

Osservando l’Ayahuasca da questa prospettiva, rientriamo in pieno all’interno dell’attuale paradigma biomedico e scientifico dominante e tutto sembra molto chiaro e semplice. Tornando al lavoro di osservazione sul campo, tuttavia, ci rendiamo conto che esistono molti altri passaggi legati alla preparazione dell’Ayahuasca.

Tali passaggi, dal punto di vista locale, sono considerati rilevanti per la qualità, la sicurezza e l’efficacia di questa medicina. Dovremmo continuare a considerare le popolazioni indigene come culture primitive o potrebbe essere utile prestare attenzione a quelle che loro ritengono essere le “migliori pratiche”per la produzione di medicinali a base di erbe?

Riconsiderando la magia della giungla

Il mantra del metodo moderno per lo sviluppo di farmaci a base di erbe può essere riassunto nella frase “Standardizzare i materiali vegetali e i metodi di lavorazione per produrre medicinali standardizzati“. Tutto molto chiaro e semplice; forse fin troppo semplice! Ciò può risultare vantaggioso forse solo per una società standardizzata, un’impostazione sociale che però non solo mette a rischio la biodiversità culturale, ma che tende al pensiero unico, cosa che dovremmo saggiamente ripudiare.

Tornando sul campo in Amazzonia per osservare come la gente del luogo elabora questo famoso preparato, ci rendiamo conto che la preparazione include molte procedure strane, così strane che nella maggior parte dei casi non riusciamo a capire che cosa stiano facendo. Di solito ci riferiamo a queste pratiche come rituali o magia.

Tuttavia, noi farmaceutici non siamo preti, sciamani o maghi. Siamo solo farmaceutici e, dal nostro punto di vista, ogni passo verso la preparazione di un medicinale deve essere considerato come parte di una ricetta farmaceutica. Questo sarebbe un approccio veramente etno-farmaceutico e come scienziato mi sento obbligato a prendere nota di tutte le procedure eseguite dai guaritori amazzonici durante la preparazione dell’Ayahuasca, siano esse comprensibili o meno.

Osserviamo dunque che i guaritori digiunano prima della raccolta delle piante e soffiano fumo di tabacco sulla pianta e persino nella pozione di Ayahuasca una volta pronta per essere servita. Inoltre, intonano canti sacri chiamati icaros ed evitano di usare profumi e di avere relazioni sessuali nei giorni della preparazione della pozione. Chiamano persino la pianta con il suo nome, chiedendole aiuto per preparare una buona medicina.

Secondo la tradizione, il principio attivo è da riferirsi al grado di relazione tra la persona che sta preparando e somministrando la pianta e la pianta stessa.

A questo proposito, viene da dire che può essere utile conoscere il nome di un essere vivente, se l’aiuto di quell’essere viene ritenuto necessario. Gli animali domestici rispondono quando sono chiamati per nome, quindi non si tratta di parlare lingue specifiche. È possibile che avvenga qualcosa di simile anche per il regno vegetale?

Recenti scoperte scientifiche attirano l’attenzione sulla bioacustica delle piante come campo emergente per comprendere la comunicazione tra vegetali e su come ciò possa anche essere correlato alle tradizionali pratiche erboristiche di “chiamare gli spiriti della pianta” come di solito viene descritta questo tipo di performance sciamanica.

Figura 3 – “Natura mistica” di Brian Gaynor. Secondo la conoscenza indigena, le piante sono esseri senzienti: possono percepire e comunicare.

I passi da seguire che i locali considerano rilevanti per preparare una medicina di buona qualità possono essere piuttosto importanti e un giorno potrebbero persino diventare scientificamente comprensibili. Descrivere il metodo di elaborazione dell’Ayahuasca come la preparazione di una semplice tazza di tè implica un’ulteriore supposizione che riguarda il secondo passo verso lo sviluppo di una medicina basata sull’evidenza scientifica.

Prendere le distanze dagli usi consolidati e tradizionali di questo tipo di medicine vegetali potrebbe non solo limitare la comprensione del potenziale complessivo di questo rimedio, ma anche generare nuove preoccupazioni, soprattutto in termini di sicurezza, non solo per l’uomo ma anche per l’ambiente.

Modificare le procedure tradizionalmente utilizzate per preparare una medicina a base di erbe potrebbe essere rischioso e dovrebbe essere valutato attentamente. Ponendoci in una prospettiva più ampia, possiamo riflettere su come l’aver sradicato piante come il tabacco e la coca del loro uso tradizionale per adattarle alle esigenze della società occidentale abbia portato a un uso meno sicuro di queste piante.

Considerando questi esempi, potrebbe essere saggio cambiare il nostro modo di appropriarci di queste piante medicinali e sacre verso una
forma culturalmente più sensibile. Seguendo l’approccio indigeno, e dunque prendendo nota dell’intero metodo di preparazione dell’Ayahuasca, la conclusione è che, secondo la tradizione, il principio attivo è da riferirsi al grado di relazione tra la persona che sta preparando e somministrando la pianta e la pianta stessa. Nel contesto scientifico, tuttavia, il principio attivo è legato al solo contenuto di sostanze chimiche. Tale conclusione innesca ulteriori considerazioni.

L’Ayahuasca potrebbe aiutare la relazione uomo-ambiente?

Arrivati a questo punto, abbiamo una grande decisione da prendere. Consideriamo la pianta come una scatola piena di sostanze chimiche o come un organismo vivente? È importante decidere, perché se pensiamo che una pianta sia una risorsa di sostanze chimiche, consideriamo la nostra salute come il risultato d’interazioni biochimiche del nostro corpo-macchina. Ma se la consideriamo un essere vivente, noi stessi per primi torniamo a donare un’anima al nostro corpo, e potremmo persino accettare la possibilità di interagire col regno vegetale considerato dunque animato e vivo, un concetto ben noto e comune nelle culture indigene.

Ma se proviamo a interpretare la fitoterapia amazzonica seguendo il nostro approccio di standardizzazione da laboratorio, in realtà stiamo tralasciando gran parte delle conoscenze tradizionali relative alla ricetta e, più in generale, su come gestire le risorse naturali. Rischiamo anche di perdere per strada certo potenziale terapeutico dell’Ayahuasca. Se il principio attivo viene misurato in termini di relazione, questa grande medicina potrebbe essere estremamente utile per ripristinare la relazione uomo-ambiente, ed è per questo che l’Ayahuasca potrebbe diventare una medicina utile per la salute planetaria, non solo per le malattie umane.

Figura 4 – L’attività dell’Ayahuasca non si trova solamente all’interno delle sue molecole.

In Europa, abbiamo applicato per secoli un approccio di standardizzazione alla nostra amata liana psicoattiva, la vite, e questo ha portato a monocolture dappertutto. È qui che vogliamo arrivare sviluppando una medicina di Ayahuasca basata sull’evidenza della scienza dominante? Spero davvero di no. Non voglio vedere enormi piantagioni con filari di Ayahuasca piantati nel mezzo della giungla per una produzione massiva, magari per curare gli stati d’ansia e le depressioni dilaganti nella cultura moderna dominante, probabilmente sempre più psicolabile proprio in virtù di pensieri unici, disconnessioni col vivente, disastri ambientali.

Contrariamente alla tendenza attuale, sogno un mondo con più biodiversità e con società multiculturali, e probabilmente l’unico modo per arrivarci è attraverso relazioni sane tra l’uomo e la natura. Stabilire un contatto positivo con gli altri esseri che vivono intorno a noi è molto rilevante per la salute in generale, così come, probabilmente, per riacquistare la consapevolezza di essere circondati dal sacro in natura. Ciò può essere raggiunto attraverso i sentimenti, tralasciando il pensiero razionale e la costante pianificazione di nuove norme magari sull’ambiente ma partorite in uffici asettici.

Spesso l’esperienza dell’Ayahuasca ci porta ad aprire il cuore e a lasciare da parte il nostro lato razionale, attraverso l’alterazione dello stato ordinario di coscienza. Questo può aiutarci a percepire e riconoscere la sacralità della vita sulla Terra e a riconoscere che quando nutriamo dei sentimenti per altri esseri viventi, tendiamo a prenderci cura di loro e persino a combattere per proteggerli. Il monoteismo tende a identificare la sacralità da qualche parte lontano nel cielo, mentre all’interno delle culture animiste il sacro si trova principalmente sulla Terra, e questo è probabilmente il modo in cui gli indigeni da sempre agiscono per preservare l’ambiente e vivere in equilibrio con esso.

Nella società moderna, la nostra connessione sensoriale ed affettiva con la natura è stata drasticamente ridotta, con la conseguenza che tutto ciò che ci circonda ci sembra una risorsa inanimata, e la distruzione e lo sfruttamento sono moralmente più semplici e quindi ampiamente diffusi.

Per decenni gli scienziati hanno pubblicato prove riguardo il cambiamento climatico e l’importanza della biodiversità. Nonostante ciò, ogni giorno che passa la foresta pluviale amazzonica, e purtroppo non solo, viene disboscata sempre più, e questo è un chiaro caso in cui un approccio basato sull’evidenza scientifica semplicemente non sta raggiungendo il suo obiettivo.

In realtà, questo approccio scientifico tende ad oggettivare animali, piante e altri esseri naturali, e così facendo ostacola la nostra capacità di creare una connessione con il mondo vivente non umano. Pertanto, è improbabile che lo stato di consapevolezza e della realtà che questo costruisce susciti facilmente reazioni radicali per fermare la deforestazione o altre catastrofi ambientali.

Figura 5 – Ci stiamo allontanando dalla nostra terra natale e la stiamo distruggendo per alimentare ulteriormente la separazione.

Dunque, perché dovremmo applicare un approccio basato sull’evidenza della scienza attuale per integrare la medicina Ayahuasca nel contesto moderno? Nel processo di sviluppo di nuovi farmaci a base di erbe medicinali di uso tradizionale, anziché seguire le direttive
dell’Organizzazione internazionale per la Standardizzazione (ISO), dovremmo ascoltare la voce della giungla e delle culture indigene e prendere esempio dalle loro pratiche ancestrali.

Nell’avvicinarsi alla conoscenza tradizionale, molti scienziati sono come adolescenti che si ribellano alla saggezza degli anziani. La scienza moderna è una tradizione giovane che si approccia a una più antica. A volte, tuttavia, capita che l’adolescente, una volta cresciuto, inizi
ad apprezzare tale saggezza, e che quindi riesca a calmare il fuoco ribelle che lo pervade e decida di sedersi di fianco agli anziani per iniziare ad ascoltare la storia della vita. Per la salute umana e planetaria, spero di assistere a questo momento, che credo costituirebbe un vero punto di svolta nella storia.

Approccio post-materialistico per una nuova farmacia verde

Penso che l’Ayahuasca possa apportare a tutti noi qualcosa di nuovo e non mi riferisco a nuove molecole. La strategia generale della ricerca scientifica di andare a caccia di nuovi composti chimici in una pianta medicinale, quando siamo effettivamente di fronte a organismi viventi in grado di trasmetterci conoscenza, suona proprio come una sorta di “farmaceutica vecchio stile”.

Possiamo imparare molto di più dall’eredità culturale amazzonica che predica l’accesso alla conoscenza attraverso una relazione con le piante, e questo non vale solo per l’Ayahuasca. Molte altre piante medicinali dell’Amazzonia possono davvero insegnarci qualcosa. Il concetto di pianta come maestro è presente nella letteratura scientifica almeno dagli anni ’80, grazie al lavoro dell’antropologo Luis Eduardo Luna. Più recentemente, anche Jeremy Narby ha dato il suo bellissimo contributo sul tema dell’Ayahuasca e dell’intelligenza della natura.

Oggi ci sono persino biologi come Stefano Mancuso e Monica Gagliano che parlano di neurobiologia e intelligenza delle piante. Sembra che la dimensione animista delle culture tradizionali e il modo scientifico moderno di interpretare alcuni dati di laboratorio stiano raggiungendo un punto di accordo.

Quindi, anche noi, in quanto esseri umani, se fossimo veramente intelligenti come supponiamo, dovremmo essere in grado di comprendere la rilevanza che può avere imparare a dialogare ed entrare in contatto con gli esseri non-umani, con altri esseri che vivono con noi su questo
pianeta. Qui vale la pena considerare l’etimologia della parola “ecologia”, che può essere intesa come “discorso sull’ambiente”.

Da questa prospettiva, non sarebbe utile discutere con gli esseri non-umani come gestire la nostra casa comune che chiamiamo natura? Inoltre, questo potrebbe davvero rappresentare un nuovo approccio da esplorare nell’ambito della fitoterapia: non andare alla ricerca di prodotti chimici, ma di amici. Questi amici potrebbero insegnarci il modo corretto di preparare e usare i rimedi erboristici, come affermano da secoli molte culture indigene in tutto il mondo, sebbene generalmente ignorate dalla scienza; e forse potremmo persino imparare qualcosa di utile su come agire in favore dell’ambiente e su come migliorare le nostre strategie di sviluppo sostenibile.

Dovremmo almeno essere aperti a considerare queste possibilità, investendo in nuovi piani di ricerca piuttosto che andare avanti in maniera ostinata con l’attuale paradigma scientifico basato interamente su prove materialistiche, almeno per quanto riguarda temi come il cambiamento climatico e la protezione della biodiversità.

Nuovi approcci in antropologia ed etnografia incentrati sulle relazioni multi-specie stanno aprendo strade utili verso una migliore comprensione della rilevanza della dimensione extra-umana. Speriamo che ciò possa avere un impatto anche sulle future scienze farmaceutiche, fitochimiche e ambientali.

Un cambio di paradigma verso un mondo post-materialista dovrebbe essere alla portata della prossima generazione di scienziati ispirati dalle tradizioni di tutto il mondo. Questa è una delle ragioni per cui mi sento onorato di lavorare in collaborazione con il Centro Takiwasi per la ricerca sulle medicine tradizionali situato in Perù, una porta d’entrata ideale per i ricercatori che vogliono avvicinarsi alle tradizioni mediche della selva amazzonica.

Articolo originale

https://kahpi.net/ayahuasca-planetary-health/

Biografia dell’autore

Matteo Politi, ha un dottorato in chimica dei prodotti naturali ed una specializzazione in naturopatia. È il direttore della ricerca presso il Centro Takiwasi in Perù e ricercatore associato presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università di Chieti-Pescara in Italia. Possiede oltre 20 anni di esperienza multidisciplinare in fitoterapia.

Traduzione a cura del sito Ayahuasca Info.it

LA CONFERENZA MONDIALE SULL’AYAHUASCA

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Nel Settembre del 2014 all’incirca 650 persone, provenienti da più di 60 Paesi, hanno assistito alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza, Spagna. In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi. Il presente documento è una dichiarazione consensuale di quel gruppo: una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale. D’altra parte, in un momento in cui buona parte dell’umanità vive sull’orlo di una crisi sociale, economica e ambientale, è vitale che il dialogo interculturale e le politiche integrate promuovano un’esistenza sostenibile per la nostra specie, abbracciando la diversità in un mondo di società interconnesse, in armonia con il pianeta e tutti i suoi abitanti. E’ intrinseco all’evoluzione della condizione umana ricercare nuovi metodi e migliorare quelli che già sono a disposizione, per raggiungere questi obiettivi in maniera efficace. Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne in pratiche cerimoniali, e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Uno di questi, l’Ayahuasca (un decotto ottenuto dai fusti della liana Banisteriopsis Caapi e le foglie dell’arbusto Psycotria Viridis), ha giocato un ruolo cruciale nelle tradizioni spirituali, mediche e culturali dei popoli che hanno abitato la parte alta del bacino del Rio delle Amazzoni. Negli ultimi decenni, diverse tradizioni e nuove modalità di uso dell’Ayahuasca sono state portate fuori dai confini dell’Amazzonia, intraprendendo nuove vie di simbiosi culturale. Durante secoli, le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. Senza dubbio l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’Ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali. Le diverse pratiche di consumo di Ayahuasca non ricadono nelle concettualizzazioni e categorizzazioni tradizionali di “droghe illegali di abuso”, così come definite dal regime internazionale di controllo vigente. Equiparare gli usi rituali, religiosi e terapeutici dell’Ayahuasca agli usi problematici delle droghe controllate come gli oppiacei, la cocaina o le anfetamine -o trattare le persone che conducono cerimonie di Ayahuasca come “narcotrafficanti” coinvolti nel mercato nero- riflette una profonda ignoranza: non si basa sull’evidenza e contribuisce alla confusione circa la legittimità, basata sui diritti umani, di queste pratiche. Oltretutto, l’evidenza scientifica mostra che l’Ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica e che i suoi profili di sicurezza, tanto fisiologici quanto psicologici, sono accettabili all’interno di contesti controllati. Inoltre i suoi effetti emetici -tradizionalmente considerati un aspetto cruciale delle sue proprietà spirituali e curative-, insieme alle profonde esperienze introspettive che frequentemente induce, hanno generalmente un impatto positivo sulla salute e sul comportamento delle persone che la utilizzano regolarmente. Per una parte significativa e crescente della popolazione in diverse parti del mondo, il consumo di Ayahuasca è la forma scelta per favorire lo sviluppo spirituale e personale, superare la sofferenza e approfondire la relazione con se stessi, con i propri familiari, con l’ambiente circostante e con il pianeta Terra. Senza dubbio, per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB), così come per molti funzionari di polizia, procuratori legali e giudici dei singoli Paesi, bere Ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’, una pratica spirituale poco autentica, una dipendenza distruttiva e una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive. Nel 2010, l’INCB ha affermato che “nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’Ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale”. Ciò nonostante, l’ organo di Controllo ha aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’Ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”. In coincidenza con l’allarme politico generato dal INCB in relazione con l’Ayahuasca e altre piante psicoattive nella sua Informativa Annuale del 2010 e del 2012, e seguendo una tendenza cominciata nella metà degli anni ’90, si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di Ayahuasca. Pertanto, sembra realistico affermare che una proibizione dell’Ayahuasca a livello nazionale (nei differenti Stati), o anche a livello internazionale, risulta una effettiva probabilità in un futuro prossimo. Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano Ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte. Di conseguenza, chiediamo ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di Ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale e che, al suo posto, i governi collaborino con i rappresentanti delle comunità in cui si utilizza Ayahuasca, favorendo modelli di autoregolamentazione efficaci, la promozione della salute e la riduzione del danno, così come iniziative educative pubbliche. Chiediamo ai giudici dei procedimenti relazionati con l’Ayahuasca di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’Ayahuasca: In questo caso la DMT contenuta nel decotto Ayahuasca è presente in maniera naturale e quindi, in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale. E’ ugualmente importante considerare che i benefici potenziali delle piante come l’Ayahuasca possono convertirsi in rischi se queste non vengono utilizzate in modo responsabile. Raccomandiamo alle persone che prendono Ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati e devono sempre essere denunciati, cosicché la comunità Ayahuasquera, collettivamente, possa continuare a favorire lo sviluppo di un’autoregolamentazione e a preservare l’integrità delle proprie pratiche. In conclusione, e seguendo una precedente dichiarazione sull’Ayahuasca realizzata nel 2012 da accademici di indubbio prestigio, sollecitiamo le autorità affinché si mostrino tolleranti verso queste pratiche, basandosi sul rispetto del diritto fondamentale alla libertà di religione e di coscienza, insieme al diritto alla libertà di scelta dei mezzi e strumenti per favorire il proprio benessere fisico e psicologico. Da ciò deriva che concedano alle comunità Ayahuasquere il grado di libertà legale e il rispetto necessari affinché possano continuare a sviluppare in maniera responsabile e sicura il loro contributo alla società multiculturale e globalizzata di oggi.

Dichiarazione rilasciata il 20 Gennaio 2015 Initiativa promossa da Fondazione ICEERS

www.aya2014.com/en/aya2014-declaration

Dichiarazione appoggiata da: Constanza Sánchez Avilés, PhD Coordinatrice Legge, Politiche e Diritti Umani, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Benjamin De Loenen, MA Fondatore e Direttore Esecutivo, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Beatriz Labate, PhD Nucleus for Interdisciplinary Studies of Psychoactives (NEIP), San Paolo, Brasile Kenneth W. Tupper, PhD School of Population and Public Health University of British Columbia, Victoria, Canada Jeffrey Bronfman Santa Fe, Nuevo México (EEUU), Miembro del Cadre Of Mestres O Centro Espírita Benficente União Do Vegetal, Brasilia, Brasile Amanda Feilding Fondatrice e Direttrice, The Beckley Foundation, Regno Unito David R. Bewley-Taylor, PhD Direttore, Global Drug Policy Observatory, Swansea, Regno Unito Ethan Nadelmann, PhD Direttore Esecutivo, Drug Policy Alliance, Stati Uniti Kasia Malinowska-Sempruch, Dr PH Direttrice del Programma Globale di Politiche sulle Droghe della Open Society Foundations, New York, NY, Stati Uniti Pien Metaal, MA Coordinatrice del Programma di Riforma delle Leggi sulle Droghe in America Latina, Transnational Institute, Amsterdam, Paesi Bassi Raquel Peyraube, MD Direttrice Clinica, Fondazione ICEERS Uruguay Rick Doblin, PhD Fondatore e Direttore Esecutivo Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Belmont, MA, Stati Uniti Virginia Montañés Esperta in Politiche di Droga (CERCA), Spagna Aleix VilaMaria Avvocato, Barcellona, Spagna Alexis Kaiser Avvocato, Zurigo, Svizzera Charlotte Walsh, MPhil Professoressa di Diritto, School of Law, University of Leicester, Regno Unito Diego de las Casas Avvocato, Madrid, Spagna Francisco J. Esteban, PhD Università C.J. Cela, Madrid, Spagna Pedro Caldentey Marí Avvocato, Barcellona, Spagna Roberto Castro Rodríguez Avvocato, Barcellona, Spagna Rodrigo A. González Soto Avvocato, Santiago, Chile Anton J. G. Bilton, BSc Hons Regno Unito Ben Christie Consultente in Comunicazione, Londra Regno Unito Hélène Pelosse, MA Alto Funzionario, Francia Armando Loizaga Psicologo, Asociación Nierika, Messico Joan Obiols-Llandrich, MD, PhD Presidente, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Pep Cura Oliveras, MA Coordinatore AYA2014, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Marc Aixalà Coordinatore Help Center, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Maria Carmo Carvalho, MSc Vicepresidenta, Fondazione ICEERS, Oporto, Portogallo Jerónimo Mazarrasa Segretario, Fondazione ICEERS, Ibiza, Spagna Margot Honselaar Tesoriera, Fondazione ICEERS, Halsteren, Pesi Bassi Òscar Parés, MA Vice direttore Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna José Carlos Bouso, PhD Direttore Scientifico, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna