Antropologia, Cerimonie, Esoterismo, Magia, Occultismo, Ritualità, Sciamanesimo, Spiritualità

DATURA, L’ERBA DEL DIAVOLO

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Il nome Datura deriva da quello di un veleno, il Dhât, preparato in India da dature indigene. Le piante del genere Datura erano note in passato presso gli arabi, i greci, gli indiani e le popolazioni del centro America, ma servivano solo per preparare pozioni inebrianti e narcotiche, e non a scopi terapeutici. Nei testi dell’antica medicina europea non se ne trova notizia. Nell’uso medico la pianta entrò solo verso la fine del 1700. I suoi semi erano utilizzati dai maghi per le proprietà narcotiche, per le visioni fantastiche che provocavano e per il presunto potere afrodisiaco. Insieme alla belladonna ed al giusquiamo, lo stramonio contribuiva all’effetto aberrante d’intossicazione che si manifestava nei sabba, incontri fra streghe riportati nel Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe) redatto nel 1486 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer e nel Compendium Maleficarum di Francesco Mario Guazzo del 1608.

Attrae la curiosità di persone alla ricerca di emozioni simili a quelle regalate dai funghi allucinogeni diffusi nel Centro e nel Sud America e tenta gli adepti delle sette religiose e sataniche.

L’erba del diavolo è una pianta diffusa in tante parti del pianeta ed appartiene alla famiglia delle Solanacee. I nomi “erba del diavolo” ed “erba delle streghe” si riferiscono alle sue proprietà allucinogene, sedative e narcotiche. In passato era famosa per l’uso nei rituali magico-spirituali degli sciamani, dei druidi e dalle streghe europee. L’assunzione avviene prevalentemente bevendo decotti/tisane ma può essere anche fumata o masticata. Dopo una sensazione di euforia ed esaltazione spesso con allucinazioni si cade in stato di trans ipnotico.

Si tratta di una pianta altamente velenosa a causa dell’elevata concentrazione di potenti alcaloidi, presenti in tutti i distretti della pianta e principalmente nelle radici e nei semi. Della pianta vengono talvolta utilizzate le foglie in forma di tisana, ma si riportano vari casi di decessi anche per l’utilizzo di due soli grammi di foglie. La preparazione delle dosi, spesso gestita da inesperti, può essere fatale causando una paralisi del sistema respiratorio, istinti suicidi ed omicidi.

Un uso terapeutico, utilizzato in passato, consisteva in sigarette contenenti foglie di Stramonium  ed altre erbe medicinali per alleviare l’asma bronchiale, finché non furono evidenti gli effetti collaterali e la dipendenza che i pazienti subivano inevitabilmente fumando tutti i giorni tali sigarette.
Secondo la tradizione si tramanda che le streghe ne facessero uso anche nelle loro pozioni d’amore. Questa erba non veniva solo ingerita, ma era uno degli ingredienti degli unguenti che le donne si spalmavano e che veniva assorbito durante le danze dei sabba. L’ effetto allucinogeno poteva essere simile a quello di un volo il che spiega la convinzione, più volte ribadita nelle confessioni, di aver attraversato i cieli trasportate dal demonio, il famoso “volo delle streghe”. In secoli più recenti veniva usata da malfattori per intontire le proprie vittime, spesso viandanti, ad esempio offrendo tabacco o del vino mescolato a semi di stramonio e non sempre le vittime si risvegliavano.

FONTI

http://old.iss.it/

Dizionarodelbenesserevitale.blogspot.com

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LA CONFERENZA MONDIALE SULL’AYAHUASCA

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Nel Settembre del 2014 all’incirca 650 persone, provenienti da più di 60 Paesi, hanno assistito alla Conferenza Mondiale sull’Ayahuasca celebrata in Santa Eulalia del Río, Ibiza, Spagna. In questa Conferenza, un gruppo composto da 40 esperti in scienze, legge e politiche pubbliche, si sono riuniti per discutere su come migliorare la comprensione, il rispetto e la protezione dell’utilizzo dell’Ayahuasca nel XXI secolo. Durante la Conferenza si è costituito il Comitato di Esperti per la Regolarizzazione degli Etnobotanici Psicoattivi. Il presente documento è una dichiarazione consensuale di quel gruppo: una chiamata ai governi per avanzare verso la creazione di un ambito legale costruttivo e basato sui diritti umani per l’uso dell’Ayahuasca. Tutti gli esseri umani dovrebbero essere liberi di scegliere le forme e gli strumenti diretti a facilitare la propria crescita personale, a superare la malattia tanto fisica quanto mentale e a nutrire i propri legami sociali e familiari, così come a coltivare il proprio sviluppo spirituale. D’altra parte, in un momento in cui buona parte dell’umanità vive sull’orlo di una crisi sociale, economica e ambientale, è vitale che il dialogo interculturale e le politiche integrate promuovano un’esistenza sostenibile per la nostra specie, abbracciando la diversità in un mondo di società interconnesse, in armonia con il pianeta e tutti i suoi abitanti. E’ intrinseco all’evoluzione della condizione umana ricercare nuovi metodi e migliorare quelli che già sono a disposizione, per raggiungere questi obiettivi in maniera efficace. Sfortunatamente, questo sembra non applicarsi a certi strumenti di origine etnobotanica, utilizzati per secoli da società indigene e premoderne in pratiche cerimoniali, e trasmessi oralmente di generazione in generazione. Uno di questi, l’Ayahuasca (un decotto ottenuto dai fusti della liana Banisteriopsis Caapi e le foglie dell’arbusto Psycotria Viridis), ha giocato un ruolo cruciale nelle tradizioni spirituali, mediche e culturali dei popoli che hanno abitato la parte alta del bacino del Rio delle Amazzoni. Negli ultimi decenni, diverse tradizioni e nuove modalità di uso dell’Ayahuasca sono state portate fuori dai confini dell’Amazzonia, intraprendendo nuove vie di simbiosi culturale. Durante secoli, le società industrializzate sono state, in generale, repressive e intolleranti verso le piante con proprietà psicoattive, interpretando erroneamente il loro uso come diabolico, distruttivo e assuefacente. Senza dubbio l’evidenza scientifica recente, sia biomedica che psicosociale, mostra che questo pregiudizio culturale tanto radicato è sbagliato, e che piante come l’Ayahuasca stanno guadagnando un sempre maggiore riconoscimento per il loro potenziale ruolo in processi psicoterapeutici, di crescita spirituale e di miglioramento delle relazioni interpersonali. Le diverse pratiche di consumo di Ayahuasca non ricadono nelle concettualizzazioni e categorizzazioni tradizionali di “droghe illegali di abuso”, così come definite dal regime internazionale di controllo vigente. Equiparare gli usi rituali, religiosi e terapeutici dell’Ayahuasca agli usi problematici delle droghe controllate come gli oppiacei, la cocaina o le anfetamine -o trattare le persone che conducono cerimonie di Ayahuasca come “narcotrafficanti” coinvolti nel mercato nero- riflette una profonda ignoranza: non si basa sull’evidenza e contribuisce alla confusione circa la legittimità, basata sui diritti umani, di queste pratiche. Oltretutto, l’evidenza scientifica mostra che l’Ayahuasca non dà luogo a modelli di uso cronico e problematico (ad esempio, la dipendenza), che il suo uso non genera tolleranza farmacologica e che i suoi profili di sicurezza, tanto fisiologici quanto psicologici, sono accettabili all’interno di contesti controllati. Inoltre i suoi effetti emetici -tradizionalmente considerati un aspetto cruciale delle sue proprietà spirituali e curative-, insieme alle profonde esperienze introspettive che frequentemente induce, hanno generalmente un impatto positivo sulla salute e sul comportamento delle persone che la utilizzano regolarmente. Per una parte significativa e crescente della popolazione in diverse parti del mondo, il consumo di Ayahuasca è la forma scelta per favorire lo sviluppo spirituale e personale, superare la sofferenza e approfondire la relazione con se stessi, con i propri familiari, con l’ambiente circostante e con il pianeta Terra. Senza dubbio, per molti organismi di controllo sulle droghe, come l’Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti (INCB), così come per molti funzionari di polizia, procuratori legali e giudici dei singoli Paesi, bere Ayahuasca è frequentemente erroneamente considerato come un nuovo modo di ‘sballarsi’, una pratica spirituale poco autentica, una dipendenza distruttiva e una minaccia per la salute pubblica e per l’ordine morale, che richiede misure repressive. Nel 2010, l’INCB ha affermato che “nessuna pianta o decotto che contenga DMT, inclusa l’Ayahuasca, si trova attualmente soggetta a controllo internazionale”. Ciò nonostante, l’ organo di Controllo ha aggiunto che “alcuni paesi potranno decidere di applicare misure di controllo per l’uso e il commercio dell’Ayahuasca, a causa dei gravi rischi per la salute che l’uso di questo preparato comporta”. In coincidenza con l’allarme politico generato dal INCB in relazione con l’Ayahuasca e altre piante psicoattive nella sua Informativa Annuale del 2010 e del 2012, e seguendo una tendenza cominciata nella metà degli anni ’90, si sono verificati una serie di arresti in tutta Europa e in altre parti del mondo, come segnale di intolleranza verso le pratiche cerimoniali che prevedono ingestione di Ayahuasca. Pertanto, sembra realistico affermare che una proibizione dell’Ayahuasca a livello nazionale (nei differenti Stati), o anche a livello internazionale, risulta una effettiva probabilità in un futuro prossimo. Noi abbiamo seguito da vicino alcuni casi legali e giudiziari che hanno colpito molte delle differenti comunità che utilizzano Ayahuasca, testimoniando quanto tragica e dannosa può essere questa oppressione per le persone coinvolte. Di conseguenza, chiediamo ai governi, ai legislatori, ai procuratori legali, ai giudici e ai funzionari incaricati di far rispettare la legge, di tenere in considerazione il valore tradizionale e culturale delle pratiche di consumo di Ayahuasca in tutto il mondo, e di basare le proprie politiche e decisioni sulle evidenze scientifiche descritte precedentemente e sui diritti umani. Chiediamo che si ponga fine a questa persecuzione legale e che, al suo posto, i governi collaborino con i rappresentanti delle comunità in cui si utilizza Ayahuasca, favorendo modelli di autoregolamentazione efficaci, la promozione della salute e la riduzione del danno, così come iniziative educative pubbliche. Chiediamo ai giudici dei procedimenti relazionati con l’Ayahuasca di prendere in considerazione la dichiarazione dell’INCB sullo stato legale dell’Ayahuasca: In questo caso la DMT contenuta nel decotto Ayahuasca è presente in maniera naturale e quindi, in accordo con l’interpretazione ufficiale del Convegno sulle Sostanze Psicotrope del 1971, non è soggetta a controllo internazionale. E’ ugualmente importante considerare che i benefici potenziali delle piante come l’Ayahuasca possono convertirsi in rischi se queste non vengono utilizzate in modo responsabile. Raccomandiamo alle persone che prendono Ayahuasca, e specialmente a chi conduce le cerimonie, di assumersi la responsabilità di farlo con la conoscenza adeguata, con buone intenzioni e in forma diligente, per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. I comportamenti poco etici e le pratiche fraudolente non devono essere tollerati e devono sempre essere denunciati, cosicché la comunità Ayahuasquera, collettivamente, possa continuare a favorire lo sviluppo di un’autoregolamentazione e a preservare l’integrità delle proprie pratiche. In conclusione, e seguendo una precedente dichiarazione sull’Ayahuasca realizzata nel 2012 da accademici di indubbio prestigio, sollecitiamo le autorità affinché si mostrino tolleranti verso queste pratiche, basandosi sul rispetto del diritto fondamentale alla libertà di religione e di coscienza, insieme al diritto alla libertà di scelta dei mezzi e strumenti per favorire il proprio benessere fisico e psicologico. Da ciò deriva che concedano alle comunità Ayahuasquere il grado di libertà legale e il rispetto necessari affinché possano continuare a sviluppare in maniera responsabile e sicura il loro contributo alla società multiculturale e globalizzata di oggi.

Dichiarazione rilasciata il 20 Gennaio 2015 Initiativa promossa da Fondazione ICEERS

www.aya2014.com/en/aya2014-declaration

Dichiarazione appoggiata da: Constanza Sánchez Avilés, PhD Coordinatrice Legge, Politiche e Diritti Umani, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Benjamin De Loenen, MA Fondatore e Direttore Esecutivo, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Beatriz Labate, PhD Nucleus for Interdisciplinary Studies of Psychoactives (NEIP), San Paolo, Brasile Kenneth W. Tupper, PhD School of Population and Public Health University of British Columbia, Victoria, Canada Jeffrey Bronfman Santa Fe, Nuevo México (EEUU), Miembro del Cadre Of Mestres O Centro Espírita Benficente União Do Vegetal, Brasilia, Brasile Amanda Feilding Fondatrice e Direttrice, The Beckley Foundation, Regno Unito David R. Bewley-Taylor, PhD Direttore, Global Drug Policy Observatory, Swansea, Regno Unito Ethan Nadelmann, PhD Direttore Esecutivo, Drug Policy Alliance, Stati Uniti Kasia Malinowska-Sempruch, Dr PH Direttrice del Programma Globale di Politiche sulle Droghe della Open Society Foundations, New York, NY, Stati Uniti Pien Metaal, MA Coordinatrice del Programma di Riforma delle Leggi sulle Droghe in America Latina, Transnational Institute, Amsterdam, Paesi Bassi Raquel Peyraube, MD Direttrice Clinica, Fondazione ICEERS Uruguay Rick Doblin, PhD Fondatore e Direttore Esecutivo Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Belmont, MA, Stati Uniti Virginia Montañés Esperta in Politiche di Droga (CERCA), Spagna Aleix VilaMaria Avvocato, Barcellona, Spagna Alexis Kaiser Avvocato, Zurigo, Svizzera Charlotte Walsh, MPhil Professoressa di Diritto, School of Law, University of Leicester, Regno Unito Diego de las Casas Avvocato, Madrid, Spagna Francisco J. Esteban, PhD Università C.J. Cela, Madrid, Spagna Pedro Caldentey Marí Avvocato, Barcellona, Spagna Roberto Castro Rodríguez Avvocato, Barcellona, Spagna Rodrigo A. González Soto Avvocato, Santiago, Chile Anton J. G. Bilton, BSc Hons Regno Unito Ben Christie Consultente in Comunicazione, Londra Regno Unito Hélène Pelosse, MA Alto Funzionario, Francia Armando Loizaga Psicologo, Asociación Nierika, Messico Joan Obiols-Llandrich, MD, PhD Presidente, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Pep Cura Oliveras, MA Coordinatore AYA2014, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Marc Aixalà Coordinatore Help Center, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna Maria Carmo Carvalho, MSc Vicepresidenta, Fondazione ICEERS, Oporto, Portogallo Jerónimo Mazarrasa Segretario, Fondazione ICEERS, Ibiza, Spagna Margot Honselaar Tesoriera, Fondazione ICEERS, Halsteren, Pesi Bassi Òscar Parés, MA Vice direttore Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna José Carlos Bouso, PhD Direttore Scientifico, Fondazione ICEERS, Barcellona, Spagna

 

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HEYOKA

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Gli Heyoka, parola che significa i “contrari”, rivestono una importantissima funzione sociale dentro una tribù, ma è un concetto che andrebbe esteso al mondo intero, alla vita stessa, sono anche chiamati anche pagliacci ma non con un accezione negativa come si penserebbe qui sentendo la parola, perchè sono coloro che entrano a disturbare una cerimonia sacra, sono presenti in tutte le diverse Sundance a Rosebud e cosa che può sembrare divertente all’inizio per chi non è abituato alla simbologia indiana in queste cerimonie, ma che ha invece dei significati molto profondi a livello simbolico si possono paragonare ad esempio alle entità Exù della tradizione della religione sincretistica del Candomblè afro-brasiliana. La funzione di un Heyoka è principalmente quella di essere la parte opposta, la parte che porta equilibrio usando lo squilibrio delle forze presenti nella vita, mettendo alla prova la fede dei danzatori, cercando di distrarli, testando così la loro forza spirituale, possiamo equipararli al nostro materialismo, ad una donna che non ci fa capire più nulla, alle cose che ci circondano che ci distolgono dal Sentiero Rosso, la via giusta.

La Cerimonia degli Heyoka

Quindi se vi capiterà un giorno di avere la fortuna di assistere ad una cerimonia sacra, non pensate che gli Heyoka svolgano la funzione di pagliacci così tanto per far ridere la gente, loro bilanciano la vita, sono l’acqua per il fuoco, il tuono del cielo. Solo chi ha avuto la visione del tuono può diventare Heyoka, solo chi ha avuto visioni degli esseri del tuono dell’ovest possono fungere da Heyoka. Hanno un potere sacro e ne condividono una parte con tutta la gente, ma lo fanno per mezzo di buffonerie. Quando arriva una visione dagli esseri del tuono dell’ovest, arriva con orribile paura, come una tempesta di tuoni ma quando la tempesta della visione è passata, il mondo è più verde e più felice; perché ovunque scende sul mondo la verità della visione, è come la pioggia.

Il mondo infatti, è più felice dopo il terrore della tempesta, ma nella cerimonia degli Heyoka, tutto è posto alla rovescia e viene fatto in modo che la gente si senta allegra e felice prima perché al potere riesca più facile raggiungerla. Avete osservato che la verità appare in questo mondo con due facce dove una è triste di dolore e l’altra ride come avveniva nella teatralità tragicomica del teatro Greco ma è la stessa faccia sia che rida o pianga. Quando la gente è già disperata, forse la faccia ridente è meglio per loro mentre se si sentono troppo bene e troppo sicuri di essere protetti forse è meglio allora che vedano la faccia piangente o il lato serio della vita per portare equilibrio senza il quale la persona si lascia andare a una visione sbagliata dell’esistenza che la porta a sbagliare per sé e per gli altri. Esiste una descrizione da parte di chi ha assistito alla cerimonia che asserisce quanto segue:

“C’era un uomo chiamato Wachpanne (Povero) che per conto mio si occupò di questa cerimonia, perché aveva già fatto lo Heyoka molte volte e ne sapeva tutto. Prima disse a tutta la gente di radunarsi in circolo in una pianura vicino a Pine Ridge; nel centro, accanto a una tenda sacra che avevano alzata, mise una pentola d’acqua; per fare bollire quest’acqua ci buttavano dentro dei sassi roventi. Anzitutto, doveva fare un’offerta di erba aromatica all’ovest. Si sedette accanto al fuoco, con un poco d’erba aromatica nella mano, e disse: «Al giorno del Grande Spirito, a quel giorno diventato vecchio e saggio, farò un’offerta. Mentre spargeva l’erba sul fuoco e il fumo aromatico si levava, cantò:  “Questo brucio come offerta. Guardatelo! Faccio una lode sacra, una lode sacra faccio. Nazione mia, guardala con gentilezza! Il giorno del sole è stato la mia forza Il cammino della luna sarà il mio mantello. Una lode sacra faccio. Una lode sacra faccio.”

Poi bisognava uccidere il cane velocemente e senza fargli delle ferite, come il lampo elimina chi sceglie, perché il potere degli Heyoka è quello del lampo. Sul fumo dell’erba aromatica venne tesa una corda di cuoio crudo per farla sacra. Poi due Heyoka fecero un nodo scorsoio con la corda e lo misero al collo del cane. Tre volte tirarono gentilmente la corda, uno di qua e l’altro di là, e la quarta volta diedero uno strappo forte, rompendogli il collo. Poi Wachpanne spellò il cane e lo lavò bene; dopo gli tagliò via tutto, tranne la testa, la spina dorsale e la coda. Si allontanò quindi dalla pentola, sei passi, uno per ciascuno dei Poteri, si voltò verso l’ovest, per offrire la testa e la spina agli esseri del tuono, poi verso il nord, l’est e il sud, poi verso lo Spirito in alto e verso la Madre Terra. Dopo di che, sempre a sei passi di distanza, si voltò verso la pentola e disse: ” In maniera sacra faccio bollire questo cane”. Tre volte lo fece dondolare per aria, e la quarta volta lo gettò dentro in modo che cadesse di testa nell’acqua bollente. Poi prese il cuore del cane e fece col cuore quello che aveva già fatto con la testa e la spina dorsale. Nel frattempo, trenta Heyoka, uno per ogni giorno di una luna, facevano delle buffonerie tra la gente, per rallegrarla. Erano tutti vestiti e dipinti in un modo così buffo che chiunque li vedesse doveva ridere. Un Fianco e io eravamo pagliacci compagni.

Avevamo tutto il corpo dipinto di rosso con strisce di lampo nero. Ci eravamo fatti radere i capelli della metà destra della testa, e portavamo lunghi i capelli della metà sinistra. Questo sembrava molto buffo, ma aveva un senso; perché quando guardavamo dalla parte verso la quale si guarda sempre (il sud), la parte rasata della testa rimaneva verso ovest, e ciò dimostrava che eravamo umili davanti agli esseri del tuono che ci avevano dato potere. Ognuno di noi portava un arco molto lungo, così lungo che nessuno poteva usarlo, e inoltre era tutto storto. Anche le frecce che portavamo erano molto lunghe e molto storte, e così sembrava una follia portarle. Montavamo su cavalli sauri con strisce di lampo nero dappertutto, perché dovevamo rappresentare i due uomini della mia visione dei cani. Wachpanne entrò nella tenda sacra, e cantò questo canto sugli heyoka: “Questi sono sacri, questi sono sacri, essi hanno detto, essi hanno detto questi sono sacri, essi hanno detto”. Dodici volte cantò questo, una per ciascuna delle lune. Mentre la pentola era in ebollizione, un aiutante e io, a cavallo sui nostri sauri dipinti, ci rivolgemmo verso l’ovest e cantammo:

« In maniera sacra essi hanno mandato voci. La metà dell’universo ha mandato voci. In maniera sacra essi vi hanno mandato voci ».

Anche mentre cantavamo questo, gli heyoka facevano buffonate e provocavano le risate. Per esempio, due Heyoka coi loro lunghi archi storti e le frecce dipinte in modo buffo, si avvicinavano a una piccola pozzanghera d’acqua. Facevano finta che fosse un fiume largo e profondo che essi dovevano attraversare così, con i gesti, ma senza dire nulla, decidevano prima di vedere quanto fosse profondo il fiume. Prendevano le loro lunghe frecce storte, e le immergevano nell’acqua, ma non di punta, bensì per lungo, in modo che tutta la freccia ne uscisse bagnata. Mettevano le frecce una sopra l’altra, verticalmente, e facevano vedere che l’acqua era profonda, anzi arrivava fin sopra la loro testa; così si accingevano a nuotare. Uno di loro si tuffava nella pozzanghera, a capofitto, e con la faccia nel fango si dibatteva follemente nell’acqua, come se stesse per annegare. Poi l’altro si tuffava anche lui, per salvare il suo compagno, e facevano molte altre cose buffe nell’acqua perché la gente ridesse.

Quando Un Fianco e io finimmo di cantare all’ovest, ci voltammo verso la pentola, dove bollivano il cuore e la testa del cane; con frecce dalla punta molto aguzza, ci lanciammo al galoppo contro la pentola. Dovevamo passarci accanto, e io prendere la testa con la mia freccia, e Un Fianco il cuore, perché rappresentavamo i due uomini che avevo visti nella visione. Fatto questo, tutti gli Heyoka ci diedero la caccia, cercando di strapparci un pezzo di carne, e la gente si precipitò verso la pentola, per procurarsi un pezzo di quella carne sacra. Anche un pezzettino faceva molto bene, perché ormai c’era dentro il potere dell’ovest. Era come dare alla gente una medicina, per farla più felice e più forte. Finita la cerimonia, tutti si sentivano molto meglio di prima, perché era stata una giornata di divertimento.”

Ora erano tutti in grado di vedere meglio di quanto potessero prima, come se potessero accedere a una visione più approfondita e spirituale, i colori della terra erano intensi e potevano fissare queste nuove sensazioni nella mente mentre prima della cerimonia non avrebbero potuto farlo. I Sei Avi avevano messo in questo mondo molte cose e tutti  dovrebbero essere felici di ciò. Ogni piccola cosa è stata mandata con uno scopo e in questo dovrebbe esserci la felicità e il potere di rendere felice gli altri come le erbe che si mostrano a vicenda i teneri visi, così dovremmo fare noi, perché questo fu il desiderio degli Avi del Mondo. Durante la danza del sole, al terzo giorno, quello dell’HEALING, entra sempre l’Heyoka, vestito da cowboy, col secchio dell’acqua in mano, e la porge ai danzatori. Devo dire che bisogna essere forti per non guardarlo e soprattutto per non farsi distrarre da lui, che cerca di farci ridere in ogni modo, ma fa parte della vita e di questa sacra cerimonia che non è altro che la vita.

FONTE

https://indianiamerica.it

 

 

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