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I ROSACROCE, GLI ENTEOGENI E LE TRASFORMAZIONI ANGELICHE: INTERVISTA CON HEREWARD TILTON

“Chi se non un Rosacroce potrebbe spiegare i misteri rosacrociani!”Zanoni (1842) di Edward Bulwer-Lytton

Edward Bulwer-Lytton è stato spesso descritto come uno scrittore cripto-rosacrociano e nel suo capolavoro, Zanoni , ha abbozzato un’immagine molto distinta del mago ideale. Zanoni, l’omonimo mago del romanzo, è uno stoico auto-sacrificale e schivo con un talento per la teatralità e il vigilantismo in stile Batman. Proprio come lo stregone di Daniel Defoe, agisce – per parafrasare Shakespeare – come un “ministro del destino”, un oscuro agente che governa sottilmente “le cose più grandi della vita”, facendo saltare o succedendo “alle imprese di principi e persone”.

Tuttavia, nel libro, Bulwer-Lytton dedica poco tempo a spiegare come Zanoni abbia acquisito i suoi poteri semi-divini. Tuttavia, fornisce al lettore diversi suggerimenti occulti. A un certo punto, Zanoni afferma che la trance è una porta per l’iniziazione spirituale. “Nei sogni”, dichiara, “inizia tutta la conoscenza umana: nei sogni aleggia su uno spazio smisurato, il primo debole ponte tra spirito e spirito, questo mondo e i mondi al di là! Zanoni comunica regolarmente anche con un’intelligenza angelica chiamata Adonai. C’è persino un punto in cui Glyndon, il protagonista dissoluto del romanzo, respira un vapore scintillante durante un esperimento di autoiniziazione illecita. La droga – o meglio, il suo uso improprio – fa sì che Glyndon veda e ascolti il ​​pauroso “Guardiano della Soglia”, un fantasma malevolo e sempre presente.

Sebbene Zanoni contenga solo lampi di informazioni su alcuni metodi esoterici di comunicazione e trasformazione, gli attuali Rosacroce ei loro ammiratori, impiegarono un miscuglio collaudato di tecniche di alterazione della mente, che derivarono da Paracelso, Heinrich Khunrath e varie altre figure sul stregoneria medievale e moderna e scena alchemica.

Secondo il dottor Hereward Tilton, uno storico religioso che ha insegnato magia, alchimia e rosacrocianesimo della prima età moderna all’Università di Amsterdam (Storia della filosofia ermetica e correnti correlate) e all’Università di Exeter (Exeter Center for the Study of Esoterismo), queste pratiche molto reali, che potrebbero includere l’assunzione di droghe enteogene e l’induzione di trance osservando lo specchio, erano progettate per aiutare il mago a contattare o diventare un angelo sovramondano.

Abbiamo incontrato Tilton per saperne di più sui Rosacroce e sulle loro svariate arti di trasformazione corporea e spirituale.

Figura 1 – La montagna dei filosofi come raffigurata nel testo del diciottesimo secolo, Geheime Figuren der Rosenkreuzer (I simboli segreti dei Rosacroce).

Il Custode: Potresti approfondire le somiglianze e le differenze tra i concetti di trasfigurazione, gnosi e alchimia spirituale nella teoria e pratica dei Rosacroce?

Dr Hereward Tilton: Trasfigurazione, gnosi e alchimia spirituale sono concetti correlati ma distinti. Nel contesto alchemico e cabalistico cristiano della prima Rosacroce moderna, “trasfigurazione” si riferisce alla spiritualizzazione della materia, in particolare del corpo umano materiale. Prima di tutto, questa nozione si rifà alla trasfigurazione di Cristo, che si pensava implicasse la trasformazione del suo corpo terrestre corruttibile in una forma spiritualizzata immortale; Il dogma cristiano ortodosso prevede che tutti gli esseri umani assumano simili “corpi di risurrezione” con i quali trascorreremo l’eternità in paradiso o all’inferno.

Per quanto riguarda l’alchimia, la morte e la risurrezione di Cristo servirono da modello per il processo alchemico, e la Pietra Rossa dei Filosofi fu equiparata alla carne e al sangue trasfigurati di Cristo, cioè un paradossale “corpo spirituale”. Questa spiritualizzazione della materia si rispecchia nell’azione della Pietra Filosofale sui metalli vili come agente di trasmutazione, e allo stesso modo nel suo effetto sul corpo umano come panacea ed elisir di vita.

Figura 2 – La rappresentazione alchemico-cabalistica di Cristo di Heinrich Khunrath come potere trasfigurante universale in Amphitheatrum sapientiae aeternae.

D’altra parte, dalla prospettiva cabalistica e cabalistica cristiana, la nozione di trasfigurazione è esemplificata dalla storia di Enoch, il patriarca biblico che è stato “preso da Dio” senza morire nel libro della Genesi. I libri tardoantichi di Enoch descrivono questo passaggio sconcertante in termini di angelificazione di Enoch. Tra i testi proto-cabalistici di Hekhalot, il Sefer Hekhalot del quinto secolo o “Libro dei palazzi celesti” (il terzo libro di Enoch) descrive l’ascesa celeste e la trasfigurazione di Enoc come l’angelo Metatron, il “piccolo Yahweh” o “principe degli volto divino ”.

Attingendo più o meno direttamente dal Sefer Hekhalot e dall’estatico cabalista Abulafia, il grande cabalista cristiano del Rinascimento italiano, Giovanni Pico della Mirandola , interpretò questa angelificazione neoplatonicamente come unione con la mente divina, e addusse la trasfigurazione di Enoch come prova del nostro proteiforme. capacità di trasformare noi stessi e scalare la catena dell’essere in forme progressivamente più spiritualizzate.

Una fusione di queste nozioni alchemiche e cabalistiche di trasfigurazione è evidente a vari livelli nelle opere di Francesco Zorzi, Heinrich Agrippa, Heinrich Khunrath e in particolare John Dee. Nella sua Monas hieroglyphica , Dee attinge alla terminologia di Pico per descrivere una virtù superceleste trasfigurante da oltre “l’orizzonte del tempo” (cioè oltre i regni celeste e terrestre governati dal destino). Per mezzo di questa virtù, il cabalista cristiano ascende attraverso le sfere celesti verso la sua angelificazione, che Dee descrive nei termini esplicitamente alchemici di putrefazione, separazione, coniunctio oppositorum , ecc.Una volta che il mago superceleste ha raggiunto questa trasfigurazione Enochiana, Dee afferma, “da allora in poi sarà molto raramente visto da occhi mortali”.

Figura 3 – John Dee indica la sua “monade geroglifica”, una figura talismanica che assiste l’ascesa all’angelizzazione.

Questa conseguenza dell’angelizzazione è alla base della leggendaria invisibilità dei Rosacroce, una vasta rete sotterranea di alchimisti e ispiratori antiistituzionali dedicati alla Theophrastia sancta paracelsiana e alla “Riforma magica” di Agrippa. Nonostante la fama delle sue Nozze chimiche di Christian Rosenkreuz e il suo contributo giovanile ai manifesti rosacrociani dell’inizio del XVII secolo, il pastore luterano Johann Valentin Andreae si oppose all’orientamento teologico dominante di questa rete, dei suoi antenati e dei suoi successori. Tra le altre cose, il rosacrocianesimo è una tradizione gnostica occidentale con le sue radici nell’antica eresia cristiana. 

La “gnosi” perseguita dai Rosacroce nel corso dei secoli è una conoscenza liberatoria del nostro essere più intimo: una luce interiore divina identica alla mente primordiale o fondamento universale dell’essere. Questa ricerca può essere fatta risalire attraverso la Kabbalah e i testi Hekhalot all’antico gnosticismo proprio, in particolare ad alcuni “culti del serpente” eretici dedicati a tecniche estatiche quasi tantriche.

Per quanto riguarda l ‘”alchimia spirituale”, questa frase è stata resa popolare nel diciannovesimo secolo dal rosacrociano Arthur Edward Waite e dalla fondatrice della Società Teosofica, Helena Petrovna Blavatsky. Attingendo alla terminologia alchemico-cabalistica di Dee, Waite comprende “alchimia spirituale” in termini di angelificazione o “deificazione” trasfigurante dei cabalisti cristiani. Questo uso è in consonanza con la prima menzione di “alchimia spirituale” di cui sono a conoscenza, che fu fatta nel 1633 dall’apologeta dei Rosacroce Robert Fludd. Parla dell’umano peccatore che è “elevato nella sfera di luce” ed “esaltato nel Figlio di Dio” da una trasfigurante alchymia spiritualis .

D’altra parte, la concezione di Blavatsky di “alchimia spirituale” devia da questa tradizione in modi importanti. Lei suggerisce che l’alchimia fosse principalmente una ricerca mistica piuttosto che di laboratorio, e che gli alchimisti nascondessero la loro arte della trasmutazione interiore con un linguaggio pseudochimico a causa della minaccia rappresentata dall’Inquisizione. Nonostante la sua popolarità, questa non è una posizione sostenibile.

C: Che ruolo hanno svolto le sostanze enteogene o psicoattive nella ricerca della trasfigurazione? Quali alchimisti e maghi del medioevo e della prima età moderna descrissero esplicitamente, allusero o sperimentarono questi “elisir”?

HT: Ci sono una manciata di allusioni a forme psicoattive della Pietra Filosofale, in particolare la Pietra Angelica associata a John Dee, che si diceva garantisse “l’apparizione degli angeli più benedetti e gloriosi” attraverso i suoi “odori celesti e fragranti” . Il conoscente di Dee, Heinrich Khunrath, sembra aver usato un enteogeno alchemico simile per assistere la sua ascesa celeste. Questa “scintilla ardente dell’Anima del Mondo” è stata distillata dall’acido solforico e usata come mezzo per le Pietre Filosofali rosse e bianche di Khunrath (cioè colloidi d’oro e d’argento); lo descrive come una sostanza altamente volatile e aromatica che produce uno stato di euforia.

Queste proprietà suggeriscono che stesse sintetizzando etere dietilico, un anestetico euforizzante e allucinogeno scoperto da Paracelso negli anni Venti del Cinquecento. In effetti, Khunrath potrebbe essere stato il primo alchimista ad equiparare questo composto con âither, la quintessenza celeste o quinto elemento dell’antichità classica. In ogni caso, il dietil etere continuò a essere identificato con l’elisir alchemico fino al XIX secolo.

Ci sono anche prove dell’uso cabalistico cristiano di enteogeni vegetali associati all ‘”unguento volante” delle streghe, un unguento a base di erbe presumibilmente spalmato dalle streghe sul forcone e sui manici di scopa, e quindi applicato ai genitali con l’intento di volare verso il Sabbath diabolico. L’alchimista fiammingo del diciassettesimo secolo Johan Baptista van Helmont racconta un pericoloso esperimento con wolfsbane, una belladonna altamente tossica nominata da diverse autorità rinascimentali come ingrediente principale dell’unguento volante. I conseguenti stati alterati di coscienza e le sensazioni somatoviscerali che l’accompagnano sono interpretati da van Helmont nei termini cabalistici di un risveglio della propria anima immortale, la mente divina ( mens ) che giace oltre l’influenza dei pianeti e delle stelle.

Figura 4 – L’abominio degli stregoni di Jaspar Isaac.

Wolfsbane e altre ombre notturne psicoattive come la mandragora e il giusquiamo sono presenti in modo prominente nelle fumigazioni magiche medievali e della prima età moderna, che di solito comportavano bruciare erbe, incenso e vari altri ingredienti vegetali, minerali, animali e umani in un incensiere. Lo scopo di tali fumigazioni era di evocare angeli, demoni e spiriti dei morti (negromanzia). Anche se di solito erano dirette a scopi pratici abbastanza bassi, occasionalmente troviamo queste tecniche usate al servizio della “magia bianca”.

Ad esempio, Agrippa cita un passaggio del De vita di Ficino sull’attrazione degli spiriti delle stelle con le fumigazioni, quindi procede elencando le fumigazioni psicoattive dal Sefer Raziel medievale (“Libro dell’angelo Raziel”) contenente “erbe spirituali” come giusquiamo e cicuta. Queste pratiche servono al più grande scopo gnostico della magia di Agrippa: ascendere verso l’auto-deificazione attraverso una “scala” che comprende i poteri planetari e stellari e i loro angelici signori. Questa scala esiste anche all’interno del microcosmo del corpo umano, la cui struttura corrisponde al corpo eterno di Dio (le dieci Sefirot cabalistiche).

Un altro esempio notevole di fumigazioni psicoattive al servizio della magia bianca proviene da una versione manoscritta inglese del XVI secolo dello pseudo-solomonico Liber iuratus Honorii (“Libro Giurato di Onorio”). Con le sue indicazioni per ottenere visioni di Dio, questo testo medievale è debitore delle tecniche magiche della “Cabala pratica”; la versione cinquecentesca, oltre alle preghiere originali, ai sigilli e ai nomi di Dio, raccomanda l’uso di fumigazioni psicoattive associate al Sefer Raziel .

Tra i soliti fumiganti – ombre notturne, papaveri da oppio – il testo menziona anche la radice della canna comune. Questa è una fonte nativa europea di Dimetiltriptamina (DMT), uno dei principali costituenti psicoattivi dell’Ayahuasca, la mitica pozione curativa dell’Amazzonia.

C: Quando hanno iniziato a comparire queste droghe nei libri magici di caccia al tesoro, come Touch Me Not ? In che modo esattamente venivano usati, o abusati, nei rituali dei cacciatori?

HT: Per quanto riguarda gli scopi pratici di base che ho menzionato, la caccia al tesoro magica raggiunse proporzioni epidemiche nelle terre di lingua tedesca del XVII e XVIII secolo attraverso i grimori Höllenzwang (Coercizione dell’Inferno). Una propaggine dell’età moderna della tradizione pseudo-solomonica di legare i demoni, questa letteratura è principalmente associata all’alchimista e mago del XVI secolo Johann Georg Faust. Oltre al famoso patto faustiano con il diavolo, i manuali di “coercizione dell’inferno” offrono istruzioni per legare i demoni che si ritiene custodiscano i tesori sotterranei.

Per quanto riguarda le fumigazioni, il Sefer Raziel descrive l’incendio di giusquiamo, papaveri e cicuta allo scopo di nascondere tesori; tuttavia, mentre la Clavicula salomonis (Chiave di Salomone) ei suoi precursori bizantini includono incantesimi per strappare tesori dagli spiriti maligni, l’uso di fumigazioni psicoattive a questo scopo entra in gioco attraverso la letteratura Höllenzwang . Infatti questa pratica portò a una famosissima tragedia nei pressi della città tedesca di Jena nel 1715.

Tre aspiranti cacciatori di tesori si sono incontrati in una remota baita di montagna la vigilia di Natale; portarono con sé vari talismani, così come l’ Höllenzwang di Faust , la Clavicula salomonis , un vaso di fiori di ferro pieno di carbone come incensiere improvvisato e un’erba nota come Springwürzel . Questa pianta leggendaria avrebbe avuto il potere di rompere le serrature degli scrigni del tesoro ed era comunemente identificata con la mandragora.

Figura 5 – Magica caccia al tesoro andata male, dal grimorio del diciottesimo secolo Touch Me Not! Per gentile concessione della Wellcome Library.

Poiché era necessario invocare l’angelo planetario che governava il demone guardiano del tesoro, i cacciatori di tesori scolpirono un cerchio protettivo nel soffitto della capanna e iniziarono a evocare Och, un angelo del sole paracelsiano. Mentre recitavano i lunghi elenchi di nomi divini e verba ignota (parole sconosciute) dai loro manoscritti, spruzzarono lo Springwürzel sui carboni ardenti. Purtroppo faceva un freddo pungente sulle colline, quindi tenevano chiuse anche la porta e le finestre della capanna. Le conseguenze furono disastrose. Il giorno dopo, sul tardi, due cacciatori di tesori furono trovati morti; il terzo era a malapena vivo e balbettava incoerentemente.

Due guardie furono inviate per sorvegliare i cadaveri e decisero di riaccendere i carboni per riscaldarsi. Uno di loro morì: l’ultima che fu udita dal suo corpo tremante fu una preghiera, stranamente borbottata come da qualcuno che dormiva. Il sopravvissuto ha testimoniato di aver visto un bambino demoniaco picchiare alla porta della capanna. Fu un caso celebre in Germania, con teologi che discutevano di medici illuminati: la colpa era del Diavolo o era semplicemente un caso di avvelenamento da belladonna?

Figura 6 – Tragedia della vigilia di Natale di Jena del 1715.

C: L’Urim e il Thummim dei Rosacroce erano un aggeggio fisico o più un’idea simbolica?

HT: I Rosacroce Urim e Thummim erano un aggeggio fisico. Comprendeva un certo numero di Pietre Filosofali riflettenti simili a pietre preziose intarsiate su un supporto composto da una lega dei sette metalli planetari (il cosiddetto electrum magicum ). Durante il diciottesimo secolo, fu utilizzato dai sette Magi al vertice dell’Ordine della Croce d’Oro e della Croce Rosata per vari scopi di divinazione: per testimoniare i segreti della Creazione, per comunicare con Dio e i suoi angeli e per ispezionare i cuori di potenziali iniziati. 

I sette Magi stessi furono chiamati in onore dei sette pianeti e dei loro angelici signori, poiché i gradi iniziatici dell’ordine riflettevano i passi dell’ascesa cabalistica cristiana verso Cristo-Metatron. L’Urim e il Thummim erano tra i manufatti più sacri dell’ordine, ed è descritto in un manoscritto come “Geova Gesù stesso”.

Figura 7 – L’Urim e il Thummim della Croce d’Oro e Rosa come raffigurati nel De magia divina oder Caballistischer Geheimnüsse

Il manufatto in possesso della Croce d’Oro e della Rosa era derivato dalle pratiche alchemico-cabalistiche di Heinrich Khunrath, che è raffigurato mentre consulta un simile Urim e Thummim in un manoscritto dell’inizio del XVII secolo dalla British Library. In questo caso il manufatto è composto da tre Pietre Filosofali lucidate a specchio incastonate in supporti di electrum magicum ; gli emblemi di una copia aperta dell’Amphitheatrum sapientiae aeternae di Khunrath si riflettono nella pietra centrale. Lo scopo di questa pratica era di entrare in contatto con “un grande spirito benevolo dall’Empireo”, vale a dire un angelo dalla più alta sfera superceleste oltre le stelle fisse, che avrebbe agito da intermediario per un’eventuale unione con Dio in questa vita.

Figura 8 – L’Urim e il Thummim di Heinrich Khunrath come raffigurati nelle Tabulae theosophiae cabbalisticae di Khunrath

L’originale biblico Urim e Thummim erano oggetti enigmatici – forse pietre preziose – situati sopra o all’interno della corazza rituale dei sommi sacerdoti dell’Israele preesilio, che li usavano per scopi divinatori come determinare la colpevolezza o l’innocenza di una persona accusata. Tuttavia, il vero antico precursore dell’Urim e del Thummim Rosacroce si trova negli scritti dell’alchimista gnostico del IV secolo Zosimo di Panopoli.

Nel suo tratto “On Electrum”, Zosimo descrive il raggiungimento della gnosi tramite la meditazione sulla propria auto-riflessione in uno specchio di elettro, che è la mente di Dio situata al di sopra delle sette sfere planetarie. Lo specchio menzionato da Zosimo appartiene a un gruppo di manufatti magici dell’elettrum – anelli, vasi, campane – che troviamo associati al re Salomone nella letteratura pseudo-salomonica medievale e che riappariscono nelle pratiche dei Khunrath e dei successivi gruppi rosacrociani tramite lo pseudo -Paracelsian Archidoxis magica . 

Anche se non sono a conoscenza di alcun esempio sopravvissuto degli alchemico-cabalisti Urim e Thummim, una campana di evocazione dell’angelo dell’elettrum di proprietà dell’imperatore Rodolfo II, protettore di Khunrath, esiste ancora oggi.

C: Puoi parlarci del contenuto e degli obiettivi generali del tuo libro, The Path of the Serpent ?

HT: The Path of the Serpent è un’analisi in due volumi dell’ambiguo simbolismo serpentino che si trova al centro delle tradizioni gnostiche occidentali che ho menzionato qui. Come nelle tradizioni tantriche indo-tibetane, questo simbolismo è associato al sentiero dell’ascesa gnostica e alla sua controparte microcosmica lungo la neuroassi dell’iniziato. È anche intimamente correlato all’obiettivo di quell’ascesa e alla figura ambigua che giace al confine stellare tra i regni supercelesti e le sfere celesti e terrestri corrotte. 

In alternativa, un sovrano del mondo che schiavizza l’anima e un intermediario liberatore del divino, questa figura appare come un potere serpentino unitario con aspetti benevoli e malevoli, o come una sizigia di poteri serpentini superni e infernali bloccati in combattimento. Le sue manifestazioni principali sono il Demiurgo gnostico, l’angelo Metatron, il serpente teli dei Kabbalisti e Cristo sotto le spoglie del serpente bianco. 

Figura 9 – Serpenti in bianco e nero dagli inferni di Clavis (1751), un manuale di Höllenzwang che si appropria di motivi della magia rosacrociana Metatrona . I Rosacroce contemporanei credevano che il tesoro sepolto custodito dai demoni fosse in realtà la scintilla divina dell’anima del praticante.

A livello storico, questo simbolismo può essere ricondotto attraverso la Kabbalah alle dottrine e alle tecniche estatiche quasi tantriche dei “culti del serpente” gnostici come i Peratae mesopotamici. Al di là dell’antico ambiente gnostico, la documentazione storica ci riporta più indietro alla mitologia Chaoskampf dell’antico Vicino Oriente, in cui il serpente del caos primordiale comprende l’asse cosmico che collega i cieli con il mondo sotterraneo. Nel secondo volume del mio libro esploro questa genealogia in dettaglio e descrivo il suo culmine nell’immaginario del Libro rosso di Carl Gustav Jung, una delle più belle espressioni novecentesche della tradizione gnostica. Tuttavia, un resoconto storico adeguato del simbolismo in questione richiede anche una comprensione delle sue origini psicologiche. Questi si trovano negli stati di coscienza ipo-egoici generati dalle tecniche estatiche.

Poiché gli psichedelici serotoninergici (LSD, psilocibina, DMT, ecc.) Forniscono un accesso sperimentale diretto agli stati ipo-egoici, cioè all’esperienza di un’attenuazione o abolizione delle funzioni dell’io, il primo volume di The Path of the Serpent sviluppa intuizioni neuropsicologiche dalla mia sperimentazione con questi composti enigmatici. Focalizzandomi su una visione paradigmatica invocata da DMT, interpreto l’emergere di un simbolismo serpentino ambiguo – che possiede aspetti sia distruttivi che creativi – in termini di disintegrazione indotta dalla droga delle gerarchie della rete neurale e una disinibizione di accompagnamento dei segnali ascendenti dalla corteccia visiva, il sistema limbico e sistema nervoso autonomo. La disinibizione di questa natura è alla base delle visioni, delle emozioni potenti e delle sensazioni somatoviscerali anomale tipiche non solo dell’uso enteogeno ma anche di altre tecniche estatiche.

Esaminando i resoconti della visione storica dai lignaggi gnostici, mostro come queste alterazioni neurobiologiche siano interpretate dai professionisti in termini di melotesia – il rapporto di parti particolari del corpo con le sfere celesti e i loro angeli / dei associati. Quando le reti neurali superiori abbandonano il controllo sul simbolismo inferiore, visionario si presenta come un fenomeno interocettivo, vale a dire, come la percezione e l’interpretazione degli stati corporei interni che sono normalmente subliminali sotto i regimi neurali della vita quotidiana.

Lo stesso vale per lo stesso stato di coscienza lucido e ipo-egoico, che corrisponde allo specchio della mente divina che giace alla soglia stellare delle sfere superceleste. Simile al “sé osservante” della dissociazione traumatica, questa metaconsapevolezza interocettiva dell’individualità egoica è caratterizzata dall’intuizione di complessi precedentemente inconsci e di traumi codificati in modo somatico.

Figura 11 – Melothesia e l’ascesa gnostica, dal Kurze Eröfnung di Johann Georg Gichtel (1723).

Quindi, contrariamente alla loro rappresentazione da parte degli accademici come errori della mente ingenua pre-illuminata, le dottrine e le pratiche trasmesse dai lignaggi gnostici possono essere considerate come sistemi psicoterapeutici profondi. Vorrei anche sottolineare che The Path of the Serpent non mira a ridurre il suo argomento a una questione di psicologia o neurobiologia.

L’enigmatico simbolismo serpentino che ho studiato dà espressione a dinamiche quasi critiche, al limite del caos, che regolano il sistema nervoso umano e che possono essere osservate anche nella società, nella biosfera e nel più ampio cosmo naturale. All’interno di questi sistemi complessi, una discesa ricorrente nel caos genera l ‘”antichaos” dell’emergenza, cioè la comparsa di proprietà, strutture e comportamenti qualitativamente nuovi. Questo sporadico, archetipo ritorno a un crogiolo di trasmutazione è alla base della continuità tra le antiche narrazioni cosmogoniche del Chaoskampf e il simbolismo serpentino dei lignaggi gnostici.

ARTICOLO ORIGINALE

L’INIZIAZIONE OCCULTA AL NUOVO ORDINE MONDIALE

Il canale video “Truthstream” ha recentemente pubblicato un interessante video che spiega come la crisi del coronavirus e il modo in cui le autorità la affrontano, hanno tutte le caratteristiche di un iniziazione rituale.

Nel 2018 i creatori di Truthstream Media avevano già pubblicato un video che mostrava come la società di oggi stia passando attraverso un’iniziazione inconscia (”Does Society Realize It Is Being Initiated?”).

Nei video vennero discussi alcuni fatti particolari, che in questo scritto cercherò di sintetizzare. Quando si sente parlare di iniziazione rituale, si pensa generalmente a delle società segrete come la Massoneria. Spesso non ci si rende conto che il simbolismo occulto di tali società lo si può trovare in tanti ambiti della società. Per esempio, la piramide e “l’occhio onniveggente” si trovano sulla banconota da un dollaro, nel grande sigillo degli Stati Uniti e sull’edificio della Corte Suprema in Israele. L’architettura del Campidoglio americano mostra ciò che realmente è, un tempio. Anche il suo interno, con i suoi oggetti d’arte e i murales, è una vetrina di simbolismo occulto. Le cerimonie pubbliche sono spesso intervallate da atti simbolici. La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici 2012 a Londra è stata un macabro spettacolo, con un tema notevole, un’epidemia da virus.

2012 Olimpic Game Pandemic

La cerimonia di apertura del tunnel del Gottardo, alla quale hanno partecipato molti capi di governo europei, è stata un rito satanico di tre ore. Il satanismo è onnipresente nella cultura pop. I videoclip sono pieni di simbolismo occulto. Le performance di Lady Gaga sono rituali satanici nei quali il sangue a volte sta letteralmente colando.

La narrativa è che alla gente della cultura pop piace flirtare con l’oscurità, definendo tutto questo libera espressione artistica e culturale. Ciò che però  si esprime qui è il contrario della libertà. I rituali di iniziazione comportano una profonda trasformazione. Sembra che la popolazione mondiale stia attraversando una tale trasformazione, in cui le persone sono sia spettatori che partecipanti. Come nell’antichità, c’è un’élite, una classe di sacerdoti, che guida e dirige l’iniziazione. Si tratta però di un’iniziazione inconscia, e quindi non libera. Di seguito sono descritti alcuni passi dell’iniziazione rituale come si svolge attualmente.

Isolamento – Il processo di iniziazione inizia con l’isolamento. Separati da altre persone e dalle attività quotidiane, si entra in un diverso stato mentale, uno stato mentale in cui si è più ricettivi. Le maschere hanno spesso un ruolo nell’iniziazione rituale. Il film “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick dà una precisa idea di questi contesti. Indossare una maschera è anche una forma di isolamento; si è isolati dal proprio ambiente immediato e non riconoscibili come individui. Ripetizione – Una volta che lo stato di coscienza dell’iniziato è cambiato, continua la sua preparazione. L’attenzione viene portata su un argomento (oggi il coronavirus). Questo succede attraverso lo strumento della continua ripetizione. A livello globale, e attraverso tutti i canali (mediapolitica, istituzioni) i messaggi uniformi ronzano come dei nuovi mantra: “resta a casa”, “mantieni le distanze” e “questo è la nuova normalità”. L’uniformità dei messaggi dimostra che si tratta di un processo coordinato. Il risultato è uno stato di tensione e di paura che tiene le persone sotto controllo.

Minaccia di morte – La paura si esaspera con la minaccia di una morte imminente. Questo è un elemento essenziale nei rituali di iniziazione. L’iniziato vive l’esperienza di essere sulla soglia della morte. Anche questo è oggi molto evidente. Siamo costantemente avvertiti di essere in pericolo di vita, e siamo bombardati da numeri riguardanti i casi di nuove infezioni e di morti. Durante un’iniziazione avvengono spesso dei sacrifici. Le “vittime sacrificali” muoiono sull’altare dei sommi sacerdoti. I media ci mostrano immagini di vittime del coronavirus. Ci si mostra file di bare, o immagini scioccanti di pazienti in ospedale avvolti in plastica con tubi e respiratori. Le immagini e i messaggi traumatici fanno sì che l’iniziato cominci a cedere mentalmente. Si perde la terra da sotto i piedi e si cerca la guida delle autorità.

Trasformazione – In questa fase l’iniziato entra in una sorta di ‘terra di nessuno’ spirituale. La vita passata viene gettata come una vecchia pelle. L’uomo, ora malleabile come argilla morbida, si forma, viene programmato per il nuovo mondo, per il la “nuova normalità”.

Resurrezione – L’iniziazione ormai è completa. E’ nato il nuovo uomo, con nuovi schemi di pensiero, adatto a una nuova società con nuovi modi e nuovi codici di comportamento. Integrazione – L’uomo può ora integrarsi nella nuova società. Che aspetto avrà la società a cui ci stanno preparando? Sarebbe certamente una società con un governo gestito a livello centrale, in cui la tecnologia avrebbe un ruolo dominante, compresa le vaccinazioni, le radiazioni e l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi sostituirebbero gradualmente le decisioni umane. Il governo italiano sta studiando e promuovendo l’applicazione dell’intelligenza artificiale a diversi settori della società. Molti diranno: “Ma mica l’ho scelto io, questo?”. La risposta è che la scelta umana non avrebbe nessun ruolo, in una tale nuova società.

Secondo Yuval Harari, che con i suoi libri ha aperto la strada, la libertà umana non è «altro che un mito cristiano», e non adatta al XXI secolo. La nuova visione del mondo di Harari è il transumanesimo. Secondo questo autore, l’automazione e l’intelligenza artificiale renderebbero superflua la gran parte delle persone, e una piccola e ricca élite di robot umani (cyborg) comanderebbe il mondo. Si potrebbe pensare che non si arriverà mai a questo, che l’uomo non accetterà una tale società. Il punto è che non sarà venduta in questo modo. La politica, i media e scrittori come Harari puntano sui sentimenti profondi della gente. La maggior parte delle persone è cosciente del fatto che la società odierna non può più andare avanti così, e che un cambiamento fondamentale è necessario. La nuova dittatura mondiale verrà presentata come una “cooperazione internazionale” che porterà soluzioni a tutti i problemi sociali come quelli della salute, della sicurezza e dell’inquinamento ambientale.

I governi, le istituzioni e le multinazionali sono pronti con nuove tecnologie e nuove leggi che limiteranno ancora di più le nostre libertà. Ci sarà un’importante introduzione del 5G, di vaccinazioni obbligatorie e dell’intelligenza artificiale. Tutto ciò fa parte del programma di emergenza Covid-19 del Forum Economico Mondiale, il che significa che sarà lanciato a grande velocità. Decine di migliaia di satelliti saranno lanciati in stretta orbita intorno alla Terra. I satelliti devono formare una rete di accesso a Internet (5G) e l’intelligenza artificiale. Quando a Elon Musk, l’iniziatore di questo progetto, in un’intervista venne chiesto dove la società stesse andando con l’intelligenza artificiale, rispose: «With artificial intelligence we are summoning the demon» (con l’intelligenza artificiale stiamo evocando il diavolo). Anche importanti think-tank e istituti non fanno mistero dell’obiettivo: un nuovo ordine mondiale sotto una gestione centralizzata. Rapporti di think-tank come il Pnac affermano che «solo un nemico comune sarà in grado di convincere il mondo della necessità di un governo mondiale». Il terrorismo internazionale era un tale nemico comune e nascosto, e ci ha portato a rinunciare a molte delle nostre libertà.

L’importante istituto M.I.T. ha concluso che, data la disponibilità con cui le persone hanno accettato le nuove restrizioni dopo l’11 Settembre, accetteranno le nuove misure su Covid-19 senza problemi. Il nuovo nemico comune è il coronavirus. È l’ultimo nemico invisibile che fornisce il pretesto per completare il piano. Sia il terrorismo internazionale che il coronavirus sono chiaramente per la maggior parte degli inganni. E’ importante che la verità venga alla luce. La preoccupazione della maggior parte delle persone è il confinamento a livello fisico. Se vogliamo liberarci da questo, dobbiamo prima uscire dal nostro confinamento mentale. Questo significa un gran passo. Ovviamente è un’esperienza traumatica, quando ci si rende conto che i governi e le istituzioni che pensavamo ci rappresentassero e ci proteggessero, stanno facendo esattamente il contrario. Alla fine, però, le azioni dei grandi poteri (nei confronti della popolazione mondiale) non sono altro che la caricatura maligna di una trasformazione verso una nuova consapevolezza che l’essere umano è in grado di sviluppare autonomamente, coscientemente, e in piena libertà. Infatti, serve un gran cambiamento, un ‘mondo nuovo’ migliore. Si realizzerà attraverso le azioni di veri ‘uomini nuovi’, coscienti, liberi, e per ciò invincibili.

FONTI

Luogo Comune

LibreIdee

TruthStreamMedia

 

MADONNA E GLI ILLUMINATI

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Dicembre. Madonna ha rilasciato sei nuove canzoni che anticipano l’uscita del suo nuovo album, Rebel Heart, previsto per Marzo. Un modo per arginare il danno dei brani (alcuni in versione demo) apparsi sul web nei giorni precedenti. Un affronto che la stessa cantante ha descritto come stupro artistico e condannato pubblicamente.

Tra i pezzi inediti disponibili, c’è anche la traccia dal titolo “Illuminati“, spigata così dalla stessa Ciccone :

“‘Illuminati’ è una canzone che ho scritto a marzo o aprile. Le persone usano sempre la parola Illuminati, ma ne fanno sempre riferimento in modo non corretto. La gente spesso mi accusa di essere un membro degli Illuminati e credo che, nella cultura pop di oggi, gli Illuminati siano percepiti come un gruppo di potenti, di persone di successo che lavorano dietro le quinte per controllare l’universo. Non le persone con coscienza, non le persone che sono gli illuminati”

TESTO ORIGINALE

It’s not Jay Z and Beyonce
It’s not Nicki or Lil Wayne
It’s not Oprah and Obama
The Pope or Rihanna
Queen Elizabeth or Kanye
It’s not pentagrams or witchcraft
It’s not trying to s-stack for cash
Black magic or Gaga
Gucci or Prada
Riding on a golden cat

[Chorus]
The all-seeing eye is watching tonight
That’s what it is
Truth and light
The all-seeing eye is watching tonight
Nothing to hide
Secrets in sight
It’s like everybody in this party, shining like Illuminati

It’s like everybody in this party, shining like Illuminati

[Bridge]
It’s the enlightenment that started it all
The founding fathers wrote it down on the wall
And now the media’s misleading us all
To right and to wrong
It’s time to dance and turn this dark into something
So let the fire burn, this music is bumping
We’re gonna live forever, love never dies
It starts tonight

Rihanna don’t know the new world order
It’s not platinum encrypted corners
It’s not Isis or the phoenix, cameras of Egypt
Don’t make it into something sordid
It’s not Steve Jobs or Bill Gates
It’s not the who you love United States
It’s not beaver or the braun
Clinton or Obam’
Or anyone you love to hate

TRADUZIONE

Non è Jay Z e Beyonce
Non è Nicki o Lil Wayne
Non è Oprah e Obama
Il Papa o Rihanna
La Regina Elizabetta o Kanye
Non sono pentagrammi o stregoneria
Non stanno cercando di accatastare contanti
Magia nera o Gaga
Gucci o Prada
Cavalcando un gatto d’oro

L’occhio che tutto vede sta guardando stasera
Questo è ciò che è
Verità e luce
L’occhio che tutto vede sta guardando stasera
Niente da nascondere
Segreti alla luce
E’ come tutti in questa festa, splendendo come gli Illuminati

E’ come tutti in questa festa, splendendo come gli Illuminati

E’ l’illuminazione che ha dato il via a tutto
I padri fondatori l’hanno scritto sul muro
E ora che i media ci stanno rendendo fuorviante il tutto
Giusto e sbagliato
E’ tempo di ballare e trasformare questo buio in qualcosa
Quindi lascia che il fuoco bruci, questa musica sta colpendo
Vivremo per sempre, l’amore non muore mai
Inizia stasera

Rihanna non conosce il nuovo ordine mondiale
Non è il angoli platino criptati
Non è Iside o la fenice, telecamere d’Egitto
Non renderlo qualcosa di sordido
Non è Steve Jobs o Bill Gates
Non è chi ama gli Stati Uniti
Non è castoro o lo scuro
Clinton o Obama
O qualcuno che ami odiare

ALICE NEL PAESE DELL’ESOTERISMO

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Apparentemente “Alice in Wonderland” narra la storia di una bambina che, annoiata ad ascoltare un libro senza figure né dialoghi letto ad alta voce dalla sorella, preferisce sognare ad occhi aperti, rifugiandosi in un immaginario irrazionale di fantasia e nonsense.
Pensando che non serve a nulla un libro senza illustrazioni né dialoghi, si lascia trascinare in un’avventura “onirica” in un sogno cosciente. Tutto comincia con l’esaudirsi di un suo desiderio espresso al Gatto Oreste: “Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe come è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa; ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe: chiaro?”. Ossia la richiesta di un mondo “negativo” in senso fotografico, in cui quello che è bianco, sarebbe nero e quello che è nero, sarebbe bianco, in cui i vari colori sarebbero i “complementari” di se stessi, in modo poter sperimentare “l’altro aspetto” della realtà, vale a dire l’Ombra (v. Jung).
Inizia così l’avventura della giovane protagonista che, inseguendo nel bosco un coniglio bianco elegantemente vestito che si affretta brontolando come se avesse un appuntamento importantissimo e fosse in ritardo, lo segue fin nella sua tana e cade in un pozzo profondissimo; da lì entra in un paese sconosciuto, surreale, abitato da strane creature, ovvero il paese delle meraviglie, del fantastico, dove l’immaginario e l’incredibile si fondono e si confondono diventando realtà.
Alice sprofonda letteralmente in un altro mondo, dove il nonsense acquista la dimensione della favola e la follia regna sovrana. Il film, come il libro, si popola di creature straordinarie, di animali parlanti, ciascuno con caratteristiche peculiari. Il gioco carrolliano del metalinguaggio, la perenne messa in discussione del linguaggio attraverso giochi logici, versi e paradossi filosofici rielaborati in chiave fiabesca cedono il passo a immagini mirabolanti, al ritmo frenetico, all’umorismo dei personaggi.
Se nel romanzo l’autore introduce la categoria della follia per spezzare la concezione ordinaria e hegeliana del mondo come razionalità, scompaginando il linguaggio e smontandone i meccanismi verbali, il film è costretto a ricorrere alla forza delle immagini, all’universalità storica, ai motivi canori, alle danze, ai colori per ritrarre al meglio quella follia, quell’irrazionalità che Carroll esprimeva attraverso la prosa, gli indovinelli, il ricorso ai giochi logico-matematici, lo stravolgimento del “banale” significato.
Una buona parte dei nonsense logici consiste nel prendere troppo alla lettera le proposizioni, oppure troppo poco: nell’imitare, cioè, i sintomi dell’ebefrenia e della paranoia. Per Carroll esisteva dunque un implicito legame tra sanità mentale e capacità linguistica, che il Gatto del Cheshire rende esplicito quando, ad Alice che gli dice: “Non voglio andare fra i matti”, risponde: “Non puoi evitarlo, perché qui lo siamo tutti. Anche tu, altrimenti non ci saresti venuta”.
La pazzia è una costante che si ritrova in molti dei personaggi in cui Alice si imbatte; Carroll riteneva infatti che una delle sue manifestazioni fosse il non saper distinguere fra sogno e realtà. Non stupisce dunque scoprire in questa mancata distinzione uno dei fili conduttori delle avventure di Alice.

In Alice i due aspetti sono ancora mantenuti nettamente separati: alla fine Alice si risveglia, scopre di aver sognato, e racconta il sogno alla sorella, anche se immediatamente questa si addormenta a sua volta, e sogna Alice che sogna il suo sogno.
In Attraverso lo specchio, invece, la distinzione dei due livelli è più sfumata. Il Re Rosso rimane addormentato per tutta la partita, senza accorgersi di niente, e Tweedledum e Tweedledee sostengono che l’intera storia è solo un suo sogno. Quando Alice si risveglia, si ritrova nella condizione della farfalla di Chuang-Tzu: chi dei due ha sognato l’altro? Carroll demanda al lettore la risposta, ma nell’ultimo verso della poesia finale sembra sciogliere i dubbi, dichiarando con toni che riecheggiano la celebre opera di Calderon de la Barca: life, what is it but a dream?, “la vita che cos’è, se non un sogno?”.
Se questa è la conclusione, allora il nonsense che pervade le avventure di Alice è la vera condizione umana, e la ricerca del senso della vita è un’impresa impossibile. Il che non rende, però, necessariamente disperata l’esistenza. Insegna infatti il Re di Cuori: “se un senso non c’è, questo ci evita un sacco di guai, perché non dobbiamo cercare di trovarlo”. Il che conferma che, come dice la Duchessa: “tutto ha una morale, bisogna solo trovarla”.
Ma, come abbiamo anticipato, sia il film che il romanzo, sono interpretabili anche in chiave esoterico-psicanalitica. L’interpretazione che ha preso piede nel Novecento è stata chiaramente quella freudiana. Ma in molti ritengono che si tratti di una semplificazione. A maggior ragione si può evitare il rischio del riduzionismo freudiano se si pensa alla passione per le scienze occulte, comune sia a Carroll che a Disney. Sarebbe una leggerezza pensare che si tratti soltanto di una coincidenza. Disney ha portato sullo schermo una favola ricca non solo di suggestioni visive, plastiche, ma anche colma di significati simbolici ed ermetici.
A un primo livello Alice si presenta come una fiaba per l’infanzia, ma, addentrandosi nella materia del film sono riconoscibili chiari riferimenti (od omaggi) all’alchimia e alla psicologia, così come nel romanzo sono evidenti i richiami alla logica e alla filosofia del linguaggio. Che Alice alla fine del racconto abbia viaggiato nel subconscio è facilmente accettabile, ma pecca di riduzionismo di fronte alla complessità logico-matematica del libro e a quella visionario-esoterica del film.
Il nome dell’eroina, nonostante il riferimento all’Alice Liddell, giovane amica di Carroll, ha un ambivalente significato etimologico (se si esclude la fonte incerta secondo la quale significherebbe “creatura del mare”): dall’antico celtico significherebbe “bella, di bell’aspetto”, ma dal greco “aléxo” sarebbe una derivazione del nome “Alessandro” (aléxo “proteggere” e dalla radice andr- “uomo”), e acquisterebbe una valenza “salvifica”, significando “colei che protegge, che salva”. Nel primo caso Alice riveste le funzioni cabalistiche di Tif’ereth (“bellezza, maestà”, la sesta sefirah[1]) e nel secondo di Da‘ath (“conoscenza”, sefirah autonoma), ma è ancora una “bambina”, deve ancora crescere; indubbiamente il percorso del film indica un viaggio interiore, da cui la protagonista, secondo l’interpretazione freudiana, emergerà più matura e consapevole.
Carroll, nonostante sia stato spesso associato a Thomas Carlyle per la propria inquietudine di fronte alla crisi del rapporto tra società e individuo, non era di fatto un “rivoluzionario”, e il romanzo termina con il ritorno della giovane protagonista all’ “opaca realtà di sempre”. Alice, infatti, cerca di superare il divario filosofico tra l’individuo e la società ma è destinata al fallimento, alleviata però dal ritorno nel mondo onirico in Alice dietro lo specchio. L’autore ci lascia almeno la speranza di poter continuare a sognare. O almeno concede la possibilità del viaggio onirico ai bambini.
All’inizio Alice parla con il Gatto. Cominciamo ad esaminare il Gatto Oreste (dal greco òros= abitante del monte); il Gatto gode nel simbolismo di una fama prevalentemente negativa, se si esclude l’ambito greco-egiziano presso cui era venerato come animale sacro, associato in Egitto alla dea Bastet, in Grecia a Diana, con ambivalenza solare-lunare. Presso i Celti, invece, i gatti simboleggiavano le forze malvagie e spesso erano offerti in sacrificio. Sia per i Celti che per i Germani l’occhio del gatto, che muta a seconda dell’incidenza della luce, era ritenuto ingannatore, mentre la capacità del felino di cacciare anche nell’oscurità quasi totale faceva pensare che fosse un alleato delle potenze delle tenebre. Il gatto veniva considerato come uno “spirito ausiliario” delle streghe. Per la psicologia il gatto è invece “l’animale femmina per eccellenza”, un animale della notte, così come la donna si radica più profondamente nel lato oscuro, tellurico e indecifrabile dell’esistenza, rispetto alla relativa e solare semplicità maschile.
Il Gatto Oreste, dunque, viene a rappresentate l’elemento di terra indispensabile per il Vitriol (principio alchemico che richiede la discesa del miste nei meandri della propria natura “terrena”, oscura, primordiale = “Visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem”) cioè per la ricerca interiore, ma rappresenta anche il confidente, amico-amante (v. Oreste e Pilade). Esso nel sogno diverrà lo “Stregatto”: consigliere utile, risolutivo in due situazioni drammatiche, e tuttavia rivelatore delle intimità della “Regina” e quindi elemento scatenante della condanna a morte di Alice (ricordiamo che la morte del miste è l’elemento chiave dell’alchimia e dell’iniziazione misterica).
Il “Bianconiglio” che corre sempre, che scambia Alice con “Marianna” e che ha la funzione di “trombettiere” della perfida Regina di cuori riprende invece l’archetipo universale del coniglio. Nella simbologia tradizionale, infatti, esso è legato alla Luna (Yesod, “fondamento”, nona sefirah), ma come messaggero (trombettiere) è relativo a Mercurio-Ermes (Hod, “fasto”, ottava sefirah) – altro riferimento all’alchimia. Ma Mercurio-Ermes non è soltanto il patrono dell’alchimia; come corpo celeste Mercurio è uno dei pianeti più difficilmente osservabili. Nell’Europa centrale esso è visibile a occhio nudo per 12-18 ore all’anno; rimane costantemente nelle vicinanze del Sole, così da essere osservabile solo al crepuscolo o con il cielo leggermente velato, soprattutto in autunno e primavera. La sua “fuggevolezza” rispetto all’osservatore è chiaramente il motivo del suo significato simbolico. Come lo sfuggente Bianconiglio sempre di corsa, esso è di natura ambigua e insicura, per via appunto della sua mobilità.
Il bianco coniglio di Alice fin dalla sua prima apparizione si presenta in ritardo con un orologio da panciotto che sbuca dal taschino. “Ohimè! ohimè! Farò tardi, troppo tardi” si dispera. Su questo episodio si sono sbizzarriti i critici sottoponendo la fretta del Bianconiglio a una valanga di interpretazioni. Il coniglio simboleggerebbe l’urgenza “industriale” dell’età vittoriana, più in generale dell’etica protestante del capitalismo in cui, come Weber ha perfettamente spiegato, non esiste più tempo libero: bisogna investirlo per lavorare, per produrre.
Il coniglio chiama per errore Alice “Marianna” (= afflitta, da Mariana = amara, e infatti Alice “piange” spesso – anche se l’etimologia propria sembra derivi dal greco Maràmne, nome che riprende l’ebraico mrj-imn “amata da Ammone”, cioè da Dio -; ma anche da Maria – Anna, rispettivamente la madre e la nonna di Gesù e corrispondenti nell’albero sefirotico della qabbalah a Gevurah, la “potenza” o quinta sefirah, e Binah, l’“intelligenza”, la terza sefirah); Alice è subito pronta a cercargli i guanti come “Marianna”. Questo fatto è chiaramente simbolo di identificazione della protagonista con la “madre” (Gevurah bianco) del “Bianconiglio” e rivela senso di colpa per non saper trovare i suoi “guanti bianchi”, cioè non sapere gestire con “arte diplomatica”, con i “guanti” appunti, il rapporto con la Regina di cuori (Gevurah nero).
Un’altra problematica che traspare dal sogno è la continua incapacità della bambina di stabilire un equilibrio tra “Grande” e “piccolo” (il dissidio universale dell’uomo microcosmo di stabilire un rapporto con la Natura-macrocosmo). Quello che è importante e quello che non lo è; ritroviamo questa incapacità ben 10 volte (dieci come il numero delle sefirot): la prima quando beve da una bottiglietta su cui è scritto “bevimi” e diventa piccola, poi mangia un biscotto e diventa grande, poi di nuovo beve dalla bottiglietta e diventa talmente piccola da poter passare per il buco della serratura della porta che la introduce nel paese delle Meraviglie; a questo secondo livello di piccolezza avrebbe la possibilità di conoscere una tecnica alchemica per “asciugare il bagnato e bagnare l’asciutto” assai originale, una sorta di mescolanza di secco e umido (base dell’opus rinascimentale) che attua la fusione dei contrari nella danza circolare della “Maratonda”. Ma Alice non è ancora in grado di approfondire questa pratica e perciò, vedendo in lontananza il Bianconiglio, lascia la Maratonda per seguirlo.
Conosce così la triste storia delle ostrichette curiose (la “perla” nella simbologia alchemica cinese è l’emblema dell’elemento yang e quindi apportatrice di longevità) raccontata da Pinco Panco e Panco Pinco, (spettatori e narratori quali Sole e Luna). In questa storia Alice impara qual è la punizione per la curiosità imprudente: divenire cibo per il grasso Tricheco (Yesirah capovolto) e non-cibo per il magro Carpentiere suo compare (Assiah capovolto), in un mondo ingiusto e prevaricatore, quello dell’Albero nero.
Nella casa del Bianconiglio, mentre cerca invano i famosi guanti, Alice trova una scatola di biscotti con su scritto “serviti”, ne mangia e diventa gigantesca, mangia subito una carota e diminuisce fino a divenire piccola come un fiore. A questo terzo livello di piccolezza può ascoltare il “canto” dei fiori e a essi vorrebbe unirsi, ma viene respinta perché “senza radici” e dunque considerata con disprezzo “erba comune”. Non c’è in lei ancora la qualificazione per essere “fiore” (Centro o Sefirah) ricordiamo che con il termine sefirah la letteratura cabalistica denota ciascuno dei dieci fondamentali stadi del manifestarsi di Dio nei suoi vari attributi. L’insieme delle sefirot forma l’“albero sefirotico”, attraverso cui l’energia divina si diffonde nel cosmo). Il fiore, infatti, in quanto simbolo universale della giovane vita in virtù della disposizione dei suoi petali, è divenuto presso molti popoli emblema del Sole, dell’orbita terrestre e, di conseguenza, del centro.
Non risulta positivo neppure l’incontro con il Brucaliffo (connesso al tema sciamanico e alchemico della droga iniziatica) che con la sua domanda “Chi essere tu?” vorrebbe costringere Alice a prendere coscienza di se stessa. Ma Alice è confusa e risponde di non saperlo, sa solo che è stanca di essere piccola otto centimetri, e tutto quello che ottiene dal Brucaliffo è l’informazione che una parte (del fungo su cui è seduta) fa crescere, l’altra fa diminuire. Che cosa rappresenta a questo punto del viaggio il Brucaliffo? Il Brucaliffo che si trasforma in farfalla, “animale spirituale” simbolo per eccellenza di metamorfosi, rinnovamento, rappresenta la possibilità che è concessa a ognuno di noi di una seconda prova per superare un ostacolo, un esame o una prova imposti. Ancora una volta mangiando il fungo Alice prima cresce a dismisura ed è accusata di essere un serpente (nella sua forma circolare il serpente che si mangia la coda è l’uroboros, simbolo alchemico di infinito, immortalità ed eterno ritorno, ma più in generale simbolo connesso al mondo infernale – nella Bibbia è l’incarnazione del nemico, del demonio – e al regno dei morti, a causa della sua abitudine a vivere in luoghi nascosti e in buche sotto terra, ma anche per la sua capacità di ringiovanire grazie alla muta) poi diminuisce troppo, infine trova un apparente equilibrio e conosce o ri-conosce lo Stregatto (Oreste) che con la sua capacità di apparire e sparire e per mezzo delle sue potenzialità magiche la indirizza verso l’esperienza alienante ma istruttiva della conoscenza di due personaggi stranissimi, culmine della follia del film: il Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile (capovolgimenti complementari dello stesso Bianconiglio) che stanno celebrando la festa di uno dei loro 364esimi non-compleanni con tantissime tazze e teiere di non-the. A ben vedere, non era proprio questo il desiderio che Alice aveva manifestato al suo Gatto Oreste, ossia di vivere in un mondo capovolto? Nel momento stesso in cui il desiderio viene esaudito, Alice decide però di uscire da quel mondo: vuole tornare a casa. Ma il ritorno al centro, al punto di partenza non è facile! Avendolo desiderato, ed essendosi incamminata in quest’esperienza onirico-inconscia deve “vedere” ancora cose molto strane: uccelli-ombrello, gufi-fisarmonica, passeri-matita e vedere il “Sentiero” di ritorno diventare non-sentiero: ossia sentiero cancellato.
Ora Alice è disperata, e nella disperazione, ecco ricomparire in suo soccorso lo Stregatto a mostrare il passaggio segreto che le permette di affrontare la Regina di cuori, la proprietaria di tutti i non-sentieri del paese delle Meraviglie. Alice entra così nel mondo delle “carte” da gioco: cuori, quadri, fiori e picche (il mondo dei quattro elementi mentali: fuoco, aria, acqua e terra) dove regna sovrana tiranna, egoista e crudele la Regina di cuori, dove il gioco è sleale e l’ira comanda; dove i sudditi sono avvezzi alla “decapitazione”, ad essere privati della testa (l’elemento razionale in un mondo di pura follia), della mente e della vita.
Conoscere la Regina di cuori (Gevurah nero) significa affrontarla, dover giocare con lei – alle sue condizioni – e dover “perdere”. Lo Stregatto (l’anima junghiana?) interviene ancora una volta: provoca l’incidente che porta alla conclusione dell’esperienza. La Regina dell’albero capovolto viene “capovolta” a sua volta e Alice, essendo condannata a morte, può tornare a vivere. Alice, mangiando ancora il fungo magico (come abbiamo visto elemento alchemico paragonabile al soma vedico e alla droghe sciamaniche), diventa prima assai grande (nono stato di piccolezza) e poi ancora piccola (decimo) e finalmente fugge a gambe levate da quel suo infer(n)o (= interno) personale, volendo, ora con tutta se stessa, essere veramente a casa (l’adepto deve vivere l’inferno del proprio io, soffrire la “passione” per resuscitare ad una condizione di coscienza superiore per accettare e conoscere realmente se stesso).
Così si sveglia e ritorna al mondo di sempre dopo aver appreso che in questo mondo, quello che è, è bene che sia e quello che non è, è bene che non sia, secondo la Legge Parmenidea di Natura.

FONTE : http://enricaperucchietti.blogspot.it