Cinema

GLI ARCONTI DI TWIN PEAKS

IL GIGANTE

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Il Gigante è una creatura soprannaturale proveniente dalla Loggia Bianca che compare nelle visioni dell’agente Dale Cooper. Egli, come gli altri spiriti della Loggia Bianca, si manifesta ad una sola persona, e cioè a Cooper, e funge, nel corso della serie, da suo “angelo custode”, tant’è che gli darà informazioni su che cosa dovrà accadere ed indizi sull’omicidio di Laura Palmer. Le visite del Gigante sono spesso accompagnate nel mondo reale dall’apparizione di un anziano e rimbambito cameriere del Grat Nothern, probabile “ospite” che il Gigante usa per interagire col mondo esterno; difatti, l’unica volta che il Gigante compare senza il cameriere, non parla, e Cooper non segue il suo consiglio (di non iscrivere Annie al concorso di Miss Twin Peaks). Nell’episodio finale il Gigante e il Nano compaiono assieme nella Red Room e dicono a Cooper “uno e lo stesso”, riferendosi ai loro incarichi di guardiani della Loggia Nera e della Loggia Bianca, ruoli evidenziati dal petroglifo della Caverna del gufo, che raffigura il Gigante accanto al Nano.

IL NANO

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Il Nano è un’entità demoniaca residente nella Loggia Nera che, come suggerisce il nome datogli nel doppiaggio italiano, ha l’aspetto di un uomo affetto da nanismo, brizzolato e vestito con un completo rosso sgargiante e degli stivaletti da cowboy marroni. Lo spirito ammonitore fa costantemente sfoggio di una jazz dance in stile anni quaranta volta a fornire indizi chiarificatori a Cooper. Tali movenze vengono poi ripetute nella serie da numerosi altri personaggi. Molto si è speculato sulle reali motivazioni del Nano, in quanto poco chiare e contrastanti: durante la serie infatti aiuta Cooper, tramite indizi, a trovare l’assassino di Laura Palmer, BOB. Tuttavia in Fuoco cammina con me lo si vede stringere un patto con quest’ultimo: essendo il Nano uno spirito di minor potere a causa della sua scissione con MIKE, e non potendo perciò procurarsi da solo la “Garmonbozia (*)”, dona a BOB un anello verde; la persona che indosserà l’anello dovrà essere uccisa per mano di BOB, e la “Garmonbozia (*)” derivante sarà di proprietà del Nano. È perciò egli stesso a “commissionare” l’omicidio di Teresa Banks e Laura Palmer. Non è quindi possibile classificare le motivazioni del Nano come “bene” o “male” a causa della natura non umana del personaggio. Sempre nel film prequel, il Nano si rivolge a Cooper dicendo «Sai cosa stai guardando? Io sono il braccio, e faccio questo suono » emettendo in seguito un verso da indiano con la mano destra sulla bocca; tale affermazione sembra indicare che lo spirito nacque dalla rimozione da parte di MIKE del suo stesso braccio sinistro, atto volto a purificarsi dalla sua parte malvagia. Nel momento in cui Cooper entra nella Loggia Nera, mentre è seduto all’interno della rossa sala d’attesa gli si manifestano il Nano e il Gigante che, parlando all’unisono dichiarano «Uno e lo stesso», affermazione che lascia ad intendere siano due lati della stessa medaglia; riferendosi, probabilmente, ai loro ruoli di guardiano della Loggia Nera l’uno e di quella Bianca l’altro.

Il Nano ebbe apparentemente origine dopo l’epifania religiosa di MIKE, che, per liberarsi dal tatuaggio recante la scritta “Fuoco cammina con me”, simbolo della sua natura malvagia, si asportò l’intero braccio sinistro. In quanto seconda metà dello spirito possessore, il Nano ne divenne il primario alleato nella crociata volta a fermare l’ex-compagno di scorribande, BOB, dal compiere un maggior numero di atrocità. La prima apparizione cronologica del Nano avviene nel 1988, nel momento in cui l’agente Philip Jeffries riappare negli uffici dell’FBI di Philadelfia dopo essere stato dato per disperso da due anni, rivelando a Cooper, Gordon Cole e Albert Rosenfield di essere stato intrappolato in un incubo per tutta la durata della sua sparizione; nelle immagini mostrate durante il racconto dell’uomo si vedono La signora Chalfont, suo nipote Pierre, Il Nano e BOB radunati in una stanza assieme ad altri spiriti della Loggia Nera intenti in una sorta di cerimonia. Prima che il racconto termini tuttavia, Jeffries sparisce nuovmente nel nulla. Successivamente, Cooper viene mandato a investigare sulla scomparsa di un altro agente, Chester Desmond, ma l’unico indizio che rinviene è la scritta “Let’s Rock” sul parabrezza dell’auto dello scomparso. Un anno dopo, nel febbraio 1989, Laura Palmer cominciò ad avere strani sogni divinatori volti a metterla in guardia sulla presenza di BOB nell’animo di suo padre Leland; in uno di questi sogni la ragazza si trovò all’interno della Loggia Nera assieme a Cooper e il Nano, il quale le porse un anello che il federale le intimò di rifiutare. Al suo risveglio l’anello era scomparso.
La notte del 23 febbraio, giorno prestabilito da BOB per impossessarsi del corpo della giovane, MIKE irrompe durante la cerimonia, dando la possibilità a Laura di indossare l’anello. Laura, la quale poteva aver intuito cosa sarebbe successo se lo avesse indossato attraverso i sogni divinatori, si fa perciò uccidere da BOB, evitando che egli si impossessasse di lei. Dopo la morte della giovane, BOB, rientra alla Loggia Nera e viene obbligato da MIKE e dal Nano a dar loro la “Garmonbozia (*)”; per l’occasione i due tornano nuovamente un tutt’uno posizionando la mano destra del Nano sul moncherino della spalla sinistra di MIKE.
La prima apparizione del Nano nella serie avviene in un sogno di Cooper dopo che MIKE gli recita la misteriosa filastrocca ricorrente tra gli spiriti della Loggia. Cooper si vede 25 anni più anziano seduto nella sala d’attesa della Loggia ed il Nano gli si presenta proprio dicendo “Let’s Rock”, gli dice frasi apparentemente senza senso ma in realtà fonte di indizi, e poi si mette a ballare. Nella stanza è presente anche lo spirito di Laura Palmer, che il Nano introduce come “sua cugina”, la quale bacia Cooper e gli rivela il nome del suo assassino, sebbene al risveglio questi sia incapace di ricordarselo. Dopo l’arresto e la conseguente morte di Leland, che porta BOB a rifugiarsi tra i boschi di Twin Peaks, il Nano riappare al momento della morte di Josie in una sorta di allucinazione di Cooper, compie una breve danza sopra il letto in cui giace il cadavere della donna per poi scomparire nel nulla e far spazio al manifestarsi del volto minaccioso di BOB. Alla fine della seconda stagione, nel momento in cui Cooper entra nella Loggia all’inseguimento di Windom Earle, reo del rapimento di Annie Blackburn, il Nano compare nella sala d’attesa al fianco del Gigante e, dopo che l’ospite umano di questi ha servito il caffè all’agente federale i due spiriti lo guardano ed affermano «Uno e lo stesso». Successivamente girando in tondo per la Loggia Cooper si imbatte nuovamente nel Nano, il quale si mette a ballare e lo ammonisce della presenza dei Doppelganger (*) (*).

MIKE

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A differenza di Killer BOB, mostrato fin dall’inizio nella sua vera forma, mantenendo il mistero su chi sia il suo involucro umano, MIKE si presenta unicamente con l’aspetto del suo ospite, il venditore ambulante di calzature Philip Michael Gerard, in cui risiede a mo’ di alter-ego. I due demoni possessori si distinguono anche il modo in cui si annidiano nelle coscienze degli uomini, difatti, mentre Leland non sembra ricordare nulla di quanto fatto sotto l’influenza di BOB, Gerard pare mantenere le memorie e rendersi conto della presenza di MIKE nel suo subconscio, ma ne risulta comunque sufficientemente contrariato da assumere ingenti quantitativi di aloperidolo per tenerlo sedato.
Gerard, il cui ruolo nelle vicende viene descritto efficacemente da Cooper come: «Un uomo che in un altro tempo sarebbe stato un profeta», nacque il 6 febbraio 1938 e perse il braccio sinistro, su cui aveva un tatuaggio con la scritta “mamma”, in un incidente stradale con un camion. È presumibile che tale parallelismo tra le loro mutilazioni abbia portato lo spirito a sceglierlo come suo ospite; difatti lo spirito possessore si è asportato il braccio sinistro per rimuovere il tatuaggio con la scritta “Fuoco cammina con me”, simbolo della sua natura demoniaca, azione che diede vita al Nano.
MIKE figura tra i maggiori esempi di una delle tematiche centrali della serie; ovvero le molte sfumature di bontà e malvagità insite nell’animo umano e capaci di portarlo alla redenzione o alla distruzione: da demone della Loggia Nera e compagno di carneficina di BOB, infatti, il personaggio ha subito una conversione al bene che lo porta a parteggiare per la razza umana e aiutare prima Laura Palmer e poi l’agente Cooper, distanziandosi totalmente dal suo perverso simile.
MIKE è apparentemente antico quanto l’universo stesso come ogni residente della Loggia Nera. Per secoli fu compagno di scorribande di BOB, con cui condivideva il gusto per l’omicidio e lo stupro seriale, nonché una smodata passione nell’arrecare sofferenza al genere umano. Un giorno tuttavia, ebbe una teofania e si convertì al bene decidendo di dedicare il resto della sua vita al tentativo di impedire a BOB di compiere un maggior numero di atrocità.
Dopo la sua conversione, lo spirito si strappò l’intero braccio sinistro al fine di rimuovere il tatuaggio “Fuoco cammina con me” simbolo della sua natura demoniaca; da tale amputazione sembra abbia avuto origine il Nano.
È dopo quest’evento che avviene la riunione degli spiriti della Loggia Nera visibile in Fuoco cammina con me: difatti il normale equilibrio della distribuzione della “GARMONBOZIA (*)” tra gli spiriti viene meno. Così BOB e il Nano stringono un patto per cui la “GARMONBOZIA (*)” derivata dall’uccisione delle vittime che portano l’anello verde all’anulare, sarà di proprietà del Nano. A due spiriti della Loggia, i Tremond, viene affidato il compito di far recapitare l’anello alle future vittime.
L’accordo viene meno quando BOB si tiene la “GARMONBOZIA (*)” derivata dall’uccisione di Teresa Banks, di proprietà del Nano poiché ella indossava l’anello.
Nel febbraio 1989, quando BOB mise gli occhi sulla diciassettenne Laura Palmer, figlia del suo involucro umano Leland, lo spirito, attraverso il suo ospite umano, Philip Gerard, tentò più volte di avvertirla del pericolo che correva in quanto BOB voleva impossessarsi di lei. Così, la notte del 23 febbraio, poco prima che BOB si impossessi di Laura, Philip Gerard le lancia l’anello verde. BOB è così costretto ad ucciderla nonostante non lo voglia.
Dopo la morte della giovane, lo spirito malvagio rientra nella Loggia Nera e viene obbligato dall’uomo con un solo braccio e dal Nano a dar loro la “GARMONBOZIA (*)”. Per l’occasione i due tornano nuovamente un tutt’uno posizionando la mano destra del Nano sul moncherino della spalla sinistra di Gerard e parlando all’unisono.
Quando l’agente Cooper viene assegnato al caso dell’omicidio di Laura Palmer, l’uomo con un solo braccio gli appare in un sogno divinatorio mostrandogli il vero volto di BOB ed indicandolo come l’assassino della bionda liceale. L’agente, assistito dagli uomini dello sceriffo Truman, decide dunque di cercare l’amputato al fine di interrogarlo come testimone, tuttavia nel momento in cui localizza il venditore di calzature questi afferma di non conoscere l’uomo mostratogli in sogno dal suo alter-ego e racconta una storia completamente diversa sul motivo della sua menomazione rispetto a quella narrata dallo spirito.
In seguito emerge però che nel subconscio di Gerard giace lo spirito possessore di MIKE, che, manifestandosi, espone la vera natura di BOB: anche esso un demone possessore residente dentro uno degli abitanti di Twin Peaks da più di 40 anni. Tale rivelazione, porta poco dopo alla chiusura del caso tramite la cattura di Leland Palmer e la fuga nei boschi di BOB.

BOB

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BOB è un’entità demoniaca residente nella Loggia Nera, reame di puro male esistente su un piano alternativo della realtà, e passa diverso tempo sulla terra possedendo le anime degli uomini, sebbene spesso assuma anche le sembianza di un gufo. BOB sembra trarre gioia dal dolore e dalla sofferenza degli esseri umani, motivo per il quale si serve delle loro spoglie per commettere orribili delitti ed infliggere paure ed agonie a coloro che gli sono attorno. Tali sentimenti, cui gli abitanti della Loggia si riferiscono chiamando “GARMONBOZIA (*)”, servono loro come nutrimento ed appaiono simili alla crema di mais. Le vittime di cui BOB si impossessa non sono consapevoli delle azioni che compiono sotto la sua influenza. Dalla serie emerge che la stessa Laura Palmer si sia fatta uccidere volontariamente per evitare di essere a sua volta posseduta dal demone e divenire veicolo delle sue atrocità. Possedendo il corpo di Leland, BOB uccide tre ragazze durante la serie, ponendo sotto le loro unghie altrettante lettere del suo nome come da suo modus operandi, le giovani sono: Teresa Banks (“T”), Laura Palmer (“R”) eMaddy Ferguson (“O”). Infine è lui stesso ad uccidere Leland facendogli sbattere violentemente la testa contro il muro della cella in cui viene rinchiuso, ed a “giustiziare” Windom Earle all’interno della Loggia per aver chiesto l’anima di Cooper senza aver ancora raggiunto le alte gerarchie dello status demoniaco.
Nonostante il libro Il diario segreto di Laura Palmer sia scritto in prima persona dalla protagonista, in alcuni momenti è BOB a subentrarle in qualità di narratore dando l’effetto di scissione interiormente provata dalla ragazza. Per volere stilistico di Jennifer Lynch, tali parti del romanzo sono scritte interamente in maiuscolo, esattamente come il nome del loro autore.
BOB è apparentemente antico quanto l’universo stesso come ogni residente della Loggia Nera. Egli è prosperato nei secoli anche grazie agli esseri umani e la sua stessa esistenza sembra legata a doppio taglio con la presenza dell’uomo sulla Terra, dal momento che essi sono sia lo strumento con cui opera i suoi propositi, che quello da cui ottiene la sua retribuzione.
Apparentemente sempre dedito allo sterminio ed alla violenza, per un certo periodo ebbe come compagno di scorribande MIKE, tuttavia dopo che questi ebbe la sua epifaniareligiosa, divenne il suo più grande nemico e decise di devolvere il resto della sua vita al tentativo di fermarlo dal compiere un maggior numero di atrocità.
A questo punto, in un momento imprecisato nel tempo, BOB si allea col Nano per la spartizione della “GARMONBOZIA (*)” derivata dalle vittime che indossano un anello verde del Nano.
Circa nella seconda metà degli anni quaranta, egli designò come suo prossimo corpo ospite Leland Palmer avvicinandolo, col nome fittizio di Mr. Robertson, mentre questi era in vacanza nella casa sul lago dei nonni. Egli impaurì enormemente il bambino ma, nonostante ciò quando egli lo “invitò a giocare” Leland lo “fece entrare”, in tal modo BOB riuscì ad impadronirsi della sua anima. Descrivendo tale azione afferma che: «Lui era un tronco cavo e io un gufo che ha nidificato».
Quando il 22 luglio 1972 Leland divenne padre, BOB cominciò ad essere ossessionato da sua figlia, Laura, fino al punto da vedere in lei il suo prossimo corpo ospite ideale. Dunque si servì di Leland per violentare, e molestare la bambina fin da prima della pubertà causandole non pochi traumi psicologici. Successivamente frequentò una giovane tossicodipendente di nome Teresa Banks durante i suoi viaggi d’affari a Deer Meadow, in quanto gli ricordava Laura, per poi assassinarla brutalmente e mettere la lettera “T” sotto l’unghia della sua mano sinistra in quanto ella aveva indossato l’anello verde del Nano; tuttavia, BOB decise di non spartire la “GARMONBOZIA (*)” derivata da questo omicidio, preferendo tenerla per sé.
Nel momento in cui MIKE ed altri spiriti della Loggia fecero sì che Laura scoprisse l’identità del suo corpo ospite, BOB la aggredì durante un’orgia con Leo Johnson, Jacques Renault e Ronnette Pulaski e mise in fuga i due uomini per poi picchiare selvaggiamente le ragazze prima di impossessarsi di Laura. MIKE, arrivato sulla scena, lancia tuttavia l’anello verde alla ragazza, cosicché BOB è costretto ad ucciderla. Compiuto l’omicidio inserì sotto l’unghia della mano sinistra di Laura la lettera “R” e la gettò nel fiume dopo aver avvolto il suo corpo nella plastica.
La “GARMONBOZIA (*)” dell’omicidio di Laura verrà resa al Nano.
Dopo che il cadavere della giovane fu ritrovato da Pete Martell, il 24 febbraio 1989, l’FBI manda sul posto ad indagare l’agente speciale Dale Cooper e questi viene avvertito per la prima volta dell’esistenza di BOB da un’apparizione in sogno di MIKE, il quale recita all’agente il misterioso brano ricorrente tra gli spiriti della Loggia. Successivamente, dopo essersi risvegliata dal coma, Ronette Pulaski da la descrizione dell’assalitore suo e di Laura, che rispecchia la visione di BOB avuta da Cooper nel suo sogno, motivo per il quale il federale fa tappezzare la città di volantini servendosi del talento di Andy per gli identikit. Vedendo uno di questi manifesti lo stesso Leland vi riconosce il “Mr. Robertson” della sua infanzia e lo comunica a Cooper, sempre ignaro che lo spirito abbia nidificato nella sua anima. Poco dopo, prima che la cugina di Laura, Maddy, a lei fisicamente identica, torni a casa sua a Missoula, Montana, BOB possiede nuovamente il corpo di Leland e la uccide sbarazzandosi del corpo nella medesima maniera.
Da li a breve Cooper arriva alla soluzione del caso tramite una combinazione di intuito ed aiuti sovrannaturali, arrestando dunque Leland. BOB, preso un’ultima volta possesso del corpo dell’uomo confessa i suoi crimini e successivamente fa in modo che si suicidi sbattendo la testa violentemente contro la porta della cella in cui è rinchiuso, evento a seguito del quale lo spirito fugge per rintanarsi nuovamente nei boschi di Twin Peaks assumendo le fattezze di un gufo.
Dopo la dipartita di Leland; Cooper, lo sceriffo Truman, il maggiore Briggs e Albert Rosenfield intraprendono un dibattito filosofico su quanto BOB fosse reale o meno, concordando infine, sebbene non esattamente in modo unisono, che fosse una sorta di incarnazione dell’umana malvagità.
BOB, dopo una lunga assenza riappare nella serie al momento della morte di Josie, informando Cooper che è ancora vivo.
Alla fine della seconda stagione, dopo che Cooper entra nella Loggia Nera nel tentativo di salvare Annie dalle grinfie di Windom Earle, quest’ultimo gli propone di lasciar vivere la donna amata in cambio della sua anima. Nel momento in cui Cooper accetta, BOB, furibondo, si manifesta e fa tornare indietro il tempo restituendo l’anima all’agente. Lo spirito dunque, dichiara che Earle non possiede potere a sufficienza per esigere un’anima, motivo per il quale viene punito con la privazione della propria per mano dello stesso BOB, che successivamente dichiara Cooper libero di andare.
Nonostante Cooper abbia superato la prova fornitagli da Windom Earle, nel momento in cui deve rivaleggiare con la sua controparte malvagia, il suo Doppelganger (*) (*), fugge, fallendo il test. Non appena Cooper riemerge dalla Loggia lo sceriffo Truman lo porta nella sua stanza al Great Northen Hotel, dove, al risveglio, l’uomo si reca in bagno e, come in un lampo di follia, ripete la frase «Come sta Annie?» sbattendo la testa contro lo specchio, nel quale si riflette il volto di BOB, che si scopre dunque essersi impossessato della sua anima.

(*) = La “Garmonbozia” è la rappresentazione tangibile del dolore e della sofferenza. All’apparenza la sostanza ha l’aspetto della crema di mais, e pare servire come una sorta di nutrimento e di droga per gli spiriti della Loggia Nera. L’origine del termine “Garmonbozia” è ignoto e sembra non essere ricollegabile a nessuna parola in qualsiasi lingua conosciuta; tuttavia si è molto speculato sul fatto che possa derivare da “Ambrosia”, il cibo degli Dèi nella mitologia greca e romana, cosa che combacia con la spiegazione data nel film prequel. Il termine è spesso usato anche per indicare qualsivoglia surreale tipologia di deus ex machina in una pellicola o serie televisiva.

(*) (*) = Un “Doppelgänger” è un duplicato spettrale o reale di una persona vivente. Generato dalla paura, è una presenza che non può cessare. Doppelgänger (letteralmente “doppio viandante”, assimilabile a “bilocato”) è un termine preso in prestito dal tedesco ed è composto da doppel (“doppio”) e Gänger (“che va”, “che passa”, da gehen, “andare”). Si riferisce a un qualsiasi doppio o sosia di una persona, più comunemente in relazione al cosiddetto gemello maligno o alla bilocazione. In alternativa descrive un fenomeno nel quale si vede la propria immagine con la coda dell’occhio. In alcune mitologie, vedere il proprio doppelgänger è un presagio di morte, mentre visto da amici o parenti di una persona può anche portare sfortuna o annunciare il sopraggiungere di una malattia. Secondo il folklore i doppelgänger non proiettano ombre e non si riflettono negli specchi o nell’acqua. Si suppone che forniscano consigli alla persona di cui hanno le sembianze, che possono essere fuorvianti o maliziosi. Possono anche, in rari casi, instillare idee nella mente delle loro vittime o apparire ad amici e parenti, provocando confusione. In molti casi, una volta che si è visto il proprio doppelgänger, si è condannati a essere perseguitati da immagini della propria controparte spettrale. I doppelgänger appaiono in diverse opere narrative ascrivibili al fantastico e alla fantascienza. Un doppelgänger temporale è una qualsiasi versione di sé stessi che si può incontrare durante un viaggio nel tempo, cioè è un duplicato di sé stessi in una diversa linea temporale della propria storia presente o futura, reale o alternativa. È un paradosso temporale che si verifica quando, ad esempio, una versione di un individuo viaggia all’indietro nel tempo attraverso un flusso temporale e incontra una versione più giovane di sé stesso, oppure quando due o più versioni dello stesso individuo da differenti flussi temporali convergono allo stesso momento nel loro futuro. Un doppelgänger dimensionale è un duplicato di se stessi in un’altra dimensione. Doppelgänger possono anche essere generati da mutaforma che imitano un particolare individuo.

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Esoterismo

DANTE E IL BAFOMETTO

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MAGIA SEGRETA DEI FEDELI D’AMORE

La cerchia poetica dei FEDELI D’AMORE, il cui maggiore protagonista fu Guido Cavalcanti (1250-1300) oltre le valenze più ermetiche di matrice iniziatica esprimeva una concezione legata all’amore ideale quale veicolo di crescita e di ricerca interiore. Amore quale mezzo elettivo che consente di trascendere le contingenze terrigene insite nella materia che simbolicamente si raccordo alla Terra. L’amore spontaneo, quello che nasce dal cuore, senza l’apporto di sovrastrutture che ne alterino il nucleo, è alla base di ogni incontro con le anime affini. Essere partecipi del Tutto vuole dire amare senza quelle restrizioni o corazze che tengono lontane le vibrazioni universali emanate da ciascuna forma vitale. Nell’onda d’amore si sostanzia la percezione dell’essere, del tessuto spirituale che presiede alla costruzione di un universo. I FEDELI D’AMORE sono stati i promulgatori di una visione romantica-amorosa quasi trascendente.

Tra gli appartenenti a tale movimento poetico troviamo il giovane Dante Alighieri, che in tale contesto rinvenne le radici di un sentimento puro e lontano da qualsivoglia contaminazione di ordine materiale. Da questa esperienza poetica prenderanno vita opere come LA VITA NUOVA, in cui il Somme Poeta descrive il profondo coinvolgimento del cuore con le vibrazioni della natura femminea (lunare) intesa in senso elevato.

<< Tutti li miei penser parlan d’Amore ;  e hanno in lor sì grande varietate, ch’altro mi fa voler sua potestate, altro folle ragiona il suo valore, altro sperando m’apporta dolzore, altro pianger mi fa spesse fiate ; e sol s’accordano in cherer pietate, tremando di paura che è nel core >>

Dante afferma che tutti i suoi pensieri sono dominati dall’Amore e sono diversi fra loro. In questa sublimazione delle emozioni si intravede il segno di una coscienza dell’amore, intesa come memoria del sentimento equiparabile all’interiorità più intima e non solo ad una semplice funzione della mente. Una sorta di sensi interni connessi all’anima sensitiva legata alla vita corporale, laboratorio iniziale della conoscenza. In tale conteso, la memoria diviene una delle prerogative dell’anima razionale, immortale, che attraverso l’esperienza sensoriale e ai dati acquisiti giunge all’elaborazione finale dell’autentica conoscenza, in cui il ricordo del Divino e dell’invisibile sono filtrati dall’immagine ideale dell’archetipo femminile.

Il CORPUS ermetico “ISIDEO” – connesso con l’amante invisibile o fanciulla lunare, fu ereditato e trasformato in seguito dalla cerchia iniziatica dei FEDELI D’AMORE (CHE EBBERO RAPPORTI STORICI CON I TEMPLARI). Il celebre STIL NOVO, che appare ai molti un semplice gioco poetico, racchiudeva in realtà concetti alchemici di alto livello e di profonda natura iniziatica. Attraverso tale linguaggio i FEDELI D’AMORE trasmettevano segreti intelligibili solo dagli autentici iniziati che erano in possesso della chiave interpretativa. L’amore, esaltato nel contesto di queste prose, non aveva nulla a che vedere con l’amore profano. Un esempio in tale direzione ci viene offerto dal sommo iniziato DANTE ALIGHIERI e della sua BEATRICE (controparte simbolica ISIDEA) di cui si parla nella VITA NUOVA.

I pensieri mistici e iniziatici dei FEDELI D’AMORE si esternavano per mezzo di una forma d’arte espressiva non fine a se stessa, i cui versi servivano da filtro per un tessuto simbolico il cui senso riposto convergeva con i Misteri antichi, il culto alchimico-isideo associato con il femminino-lunare e i riti segreti dei Templari (basati anche sull’utilizzo dell’immaginazione attiva). Lo stesso facevano gli ermetisti, i quali, per scoraggiare il profano, mediante scritti allegorici alludevano ai metalli ed alle operazioni alchemiche, volendo significare in realtà ben altra cosa. Tornando ai Cantori D’Amore, è importante comprendere che la donna invisibile, immagine sublime della Sapienza Santa o della GNOSI, incarnava un principio di illuminazione e di conoscenza trascendente. La donna iniziatica o gloriosa donna della mente così veniva descritta da DANTE << Fu chiamata da molti BEATRICE, li quali non sapevano che sì chiamare >>.

Guido Cavalcanti, uno dei capi dell’organizzazione segreta, probabilmente il principale esponente, in questo modo si esprime circa l’esperienza ermetica-alchimica della donna iniziatica :

<< Veder  mi pare dalle sue labbra uscire una sì bella donna, che la mente – comprenderla non la può ; che ‘nmatinente – ne nasce un’altra di bellezza nuova – da la qual pare ch’una stella si muova – e dice : la salute tua è apparita >>

Secondo Cavalcanti, Cino da Pistoia e lo stesso DANTE, il fenomeno si palesava “per la virtù che li dava la mia immaginazione”. I tre Fedeli D’Amore si riferivano all’epoca evocativa (immaginazione-attiva) nel cui ambito Amore – inteso come divinità e sacro principio femmineo – prende dominio sull’anima del suo fedele. Il concetto immaginativo nominato dagli Iniziati D’Amore non va assolutamente confuso con la fantasia, che è uno stato passivo. Ancora DANTE, parlando dell’esperienza iniziatica che nasce dall’incontro con la donna magica, apportatrice di salute spirituale, scriveva :

<< Quel soffrire di starla a vedere diverrà nobil cosa, o si morria : e quando trova alcun che degno sia di veder lei, quei prova sua virtude; ché gli avvien ciò che dona salute >>

Cavalcanti dal canto suo fornisce altri particolari su tale visione, o per meglio dire sul tipo di conoscenza ermetica che scaturisce da tale immagine archetipa :

<< Una passione nuova – tal ch’io rimasi di paura pieno – ch’a tutte le mie virtù fu posto un freno – subitamente, si ch’io caddi in terra – per una luce che nel cor percosse – e se ‘l libro non erra, lo spirito maggior tremò si forte, che parea ben che morte – per lui in questo mondo fosse giunta >>

ALIGHIERI prosegue aggiungendo in diversi termini nuovi elementi relativi al raggiungimento di tale folgorazione :

<< Mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che ivolta mi parea in un drappo sanguigno leggermente ; la quale io riguardando…conobbi che era la donna della salute, la quale mi aveva il giorno innanzi degnato di salutare >>

Quali erano le tecniche specifiche che venivano utilizzate per il conseguimento di tale scopo non possiamo rivelarlo, rientrando questo procedimento nei misteri iniziatici. Comunque, l’attivazione attraverso l’amore di questa donna, vista nuda e dormiente (ovvero latente) rientra in quel genere di pratiche legate a quella che i testi ermetici definiscono LA NOSTRA EVA OCCULTA, il vero volto dell’ISIDE nascosta e segreta. In questo modo, l’atto emotivo – traumatico, o puro atto intellettuale, concreta la rinascita nella mente di tale principio di cui parla il CORPUS HERMETICUM. Cecco D’Ascoli, altro personaggio straordinario iniziato ai misteri d’amore, scriveva a proposito dell’Eva Occulta :

<< Io sono al terzo cielo trasformato – in questa donna, che io non so chi fui. Per cui sento ognora più beato. Di lei prese forma il mio intelletto, mostrandomi salute gli occhi suoi, mirando la virtù nel suo cospetto. Dunque io son Ella, e se da me si sgombra, allor di morte sentiraggio l’ombra >>

La riunificazione con la controparte lunare, causa della morte simbolica, da vita alla rinascita iniziatica raffigurata da una donna che tiene tra le mani una ROSA. Alla fine di questo percorso non esistono più un uomo ed una donna separati, ma solo una figura androginica, al di sopra delle quale il Dio Amore, stringendo lui stesso tra le mani delle ROSE, spicca il volo su di un CAVALLO BIANCO. La figura androginica, inoltre, è contraddistinta da un motto : “Amore ci hai di due facta una cosa, con suprema virtù per maritaggio”. Il senso è palese e si riferisce alla crisi iniziatica che ferisce, atterra, uccide prima del congiungimento con la Donna Magica, che si materializza per la suprema virtù del matrimonio alchemico. Matrimonio che conduce all’androginia – condizione che trascinerà, mediante Amore, l’iniziato verso l’alto. Una sorta di volo o rapimento, che colloca verso una direzione trascendente l’esperienza iniziatica. Ciò che sorprende maggiormente nell’ambito della dottrina dei FEDELI D’AMORE è la VALENZA NUMERICA riscontrabile nelle opere di DANTE. Tra queste è la VITA NUOVA, che contempla il NUMERO TRE con i suoi MULTIPLI. Riferimenti importanti concernenti l’androginia li rinveniamo persino nei celebri VANGELI APOCRIFI, scoperti a NAG HAMMADI (EGITTO) attorno al 1945. In base ad alcune mie ricerche e ad uno studio durato diversi anni, ecco quanto si rivela analizzando il VANGELO APOCRIFO DI TOMMASO, in cui è possibile scorgere un riferimento al concetto di MONADE :

<< Gesù disse “Allorché di due farete uno, allorché la parte interna come l’esterna, la parte esterna come l’interna e la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più ne maschio né femmina, allorché farete occhi in luogo di un occhio, una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede e un’immagine in luogo di un’immagine, allora entrerete nel Regno >>

Così si compie la sacra unione con la DEA : L’ALCHIMIA TOTALE.

NUMEROLOGIA DEGLI INIZIATI D’AMORE

Nella VITA NUOVA specialmente, rinveniamo la prima potenza o quadrato del tre, il nove (numero iniziatico legato anche alla Luna) che assume notevole risalto. Quando Dante incontra Beatrice ella ha 9 anni ; è alle ore nove che avviene il saluto tra i due ; alla stessa ora si manifestano anche le visioni più significative narrate dal sommo Vate. “il nome della mia donna” dice Dante “non soffre di stare in altro numero se non nel nove”. Il numero in questione appare nuovamente nel corso di una malattia dolorosa che colpisce Dante il quale a riguardo dice “Lo numero tre è la radice del nove, però che, senza numero altro alcuno, per sé medesimo (ossia moltiplicato per sé stesso) fa nove”. Per quanto concerne il tre quale simbolo della Trinità, Dante lo definisce “Lo fattore per sé medesimo de li miracoli”. E termina dicendo :

<< Questa donna fue accompagnata da questo numero del nove, a dare ad intendere che ella era un nove, cioè un miracolo, la cui radice, cioè del miracolo, è solamente la mirabile Trinidade >>

Dietro l’apparente complessità di tali concetti si cela l’identità del tre, che si configura come numero dello Yang. L’uno feconda il due e da tale unione scaturisce il tre. Nell’antico Egitto il tre era il numero della folgore, della forza vitale e dell’ente – vita invisibile, chiuso dentro il corpo del KHA (il doppio eterico). Allo Yang è stato associato anche il nove e l’ottantuno. Il nove racchiude valenze magiche essendo la prima potenza del tre. L’ottantuno rappresenta magicamente la potenza perfetta del tre. Dante nella sua opera IL CONVIVIO lo descrive come il numero di un’età perfetta e compiuta ; la stessa età, aggiunge Dante, in cui muore Platone ed in cui sarebbe morto il Cristo se non fosse stato ucciso. Non a caso Alighieri fa morire Beatrice il 9 Giugno dell’ottantunesimo anno del tredicesimo secolo, quando “Lo perfetto numero nove era compiuto”.

SIMBOLI INIZIATICI NELLA DIVINA COMMEDIA

La logica arcana che sottende alla manifestazione visibile di ogni autentico evento occulto, parto invisibile della materia celata, si concreta a mezzo di leggi che fanno capo ALL’ANTICA SAPIENZA DEI PADRI, scienza altissima che si perde nella notte di tempi. Tale CORPUS è confluito a diversi livelli nelle varie epoche, tramandato attraverso gli ADEPTI DEL PATTO SECRETO. Atto magico-alchemico che secerne l’energia attiva del Fuoco Rigeneratore. Numerosi iniziati hanno propagato come fiamma ardente la Magia del Segreto Incanto e tra loro era anche il Sommo Vate, che apparteneva all’ORDINE INIZIATICO DEI FEDELI D’AMORE, il grande Dante Alighieri, come abbiamo visto, vero e proprio MAGO, INCANTATORE E ADEPTO, versato in tutte le branche del sapere ermetico operativo. Non poteva essere diversamente, visto che Dante eleggerà quale guida simbolica nel viaggio verso gli Inferi il poeta VIRGILIO, a sua volta mago e taumaturgo, autore de L’ENEIDE, opera dai contorni esoterici, delle BUCOLICHE e delle GEORGICHE. A riguardo è interessante sapere che la tomba di Virgilio – collocata nel parco Virgiliano, alle pendici di Posillipo, dove sono visibili i resti della villa del poeta iniziato ai Misteri – ricorda nella forma e nella struttura un nuraghe sardo. Il motivo sottende a questa scelta rimane avvolto nelle nebbie di un passato secretato. Il mausoleo funebre sorge sulla sinistra, in prossimità della colossale CRYPTA NEAPOLITANA. Si tratta di un’immensa galleria, che secondo il mito e i racconti legati alla tradizione popolare fu scavata in una sola notte dallo stesso Virgilio. La galleria è stata al centro di culti iniziatici celati e con ogni probabilità veniva usata nel corso delle cerimonie dedicate alla Discesa negli Inferi, correlata alla Morte Iniziatica ed alla penetrazione ctonia internamente all’Utero Primordiale (materia lunare). Virgilio, la cui famiglia aveva origini druidiche, si dice fosse esperto nella magia delle piante (Magia Verde) oltre ad essere un valente erborista. Una leggenda – che forse non è tale – narra di un libro di potere, un testo magico che Virgilio rinvenne nella grotta del centauro CHIRONE, situata sul Monte Barbaro. Il Vate, a quanto pare, si servì delle sue pagine per compiere prodigi e incantamenti. Esiste tuttavia una dottrina sapienziale che Alighieri ben conosceva e che ancora oggi è scarsamente nota, in cui rinveniamo elementi di notevole spessore, che affondano le loro radici in quella sapienza millenaria che faceva capo ai CAVALIERI GEROSOLIMITANI (TEMPLARI). Altri elementi di notevole spessore confermano l’ipotesi appena espressa. E’ noto, infatti, il collegamento fra i Templari e il Gruppo Iniziatico dei Fedeli D’Amore, che in Firenze si scambiavano poesie dal gergo quasi criptato, inaccessibile al volgo. Tra i massimi esponenti, come spiegato, troviamo Guido Cavalcanti, Dino Frescobaldi, Lapo Gianni, Ceppo D’Ascoli, il sommo Dante Alighieri e altri ancora. La dottrina dei poeti-iniziati, come già detto, verteva verso la ricerca di uno stato ideale, volto ad originare la genesi della Donna Salvifica, Madonna Intelligenza e Fede Santa, una chiara allusione Femminismo Sacro e al conseguimento di una riunificazione con l’elemento femmineo. Quanto sinora esposto dimostra che anche in Italia erano sorte delle correnti di pensieri analoghe, in qualche maniera, all’insegnamento esternato dal templarismo. Soffermandoci, invece, sul simbolo del BAPHOMET, l’idolo attribuito alla sapienza templare, noteremo che in esso è trasposto un aspetto importante connesso con l’androginia alchemica. Questa era presente in una certa misura nelle pratiche segrete interne dei Templari e, in maniera abbastanza concreta, nella cerchia dei Fedeli D’Amore. Il celebre STIL NOVO ne promulgava mediante versi ermetico-iniziatici la componente più profonda. La Donna Invisibile o Luna, immagine sublime e sublimata della Sapienza Sacra o della GNOSI, incarnava un principio di illuminazione e di conoscenza trascendente protesa alle arche sapienziali. Come una rugiada sottile, la Donna Salvifica irrorava le menti e l’essere primigenio. Un processo misterioso, che ancora oggi solo pochi sapienti custodiscono.

SIMBOLI ERMETICI NELLA DIVINA COMMEDIA

E’ scritto, nelle prose rivelate della Divina Commedia

<< O Voi che avete gli intelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto il velame de li versi strani >>

Con queste parole Dante vuole indicare con perfetta armonia e sonorità poetiche ed ermetiche, che nella sua opera è custodito un insegnamento dottrinale velato, visibile solo a chi è in grado di cogliere il significato profondo e iniziato che vi si nasconde. Nel contesto sapienziale che riveste questo capolavoro sono contenuti concetti che si prestano a diverse interpretazioni, più elementi intercambiabili che interagiscono con il Tutto che rappresenta le fondamenta simboliche del testo arcano. Abbiamo già spiegato brevemente di come la discesa infera sia riconducibile alle antiche iniziazioni misteriche, le quali ponevano al centro del loro iter operativo le penetrazione delle cavità sotterranee allo scopo di attuare la morte simbolica dell’iniziando che in seguito tornava alla luce, mondato dalle scorie della materia SATURNIANA, la materia fisica e pensate. Questa trasmutazione è in connessione con la FASE AL NERO o NIGREDO ALCHEMICA, putrefazione, appunto, delle scorie e delle concrezioni SATURNIANE. Analogamente il viaggio di Dante nelle regioni infernali assume questa connotazione di ordine iniziatico.

L’intera struttura portante dello splendido lavoro dantesco, dunque, è a tutti gli effetti un cammino iniziatico che si snoda alla stregua di un viaggio. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, la assonanze ermetiche derivanti dalla simbolica di un ordine iniziatico importante quale il TOSON D’ORO, un organismo occulto che accoglieva in sé il simbolismo cavalleresco-ermetico. All’epoca di Dante, in ogni caso, la conoscenza ermetica era rappresentata quasi certamente dall’ORDINE DEL TEMPIO. Possiamo aggiungere la presenza di una dottrinaria di matrice araba, che lo stesso Alighieri non ignorava. Se analizziamo con attenzione i tre regni trascendenti che compongono la narrazione Dantesca, noteremo elementi che si riallacciano alle prove iniziatiche. DA QUESTO PUNTO DI VISTA L’INFERNO CONFIGURA IL MONDO PROFANO, IL PURGATORIO LE PROVE INIZIATICHE E INFINE IL CIELO (PARADISO) IL LUOGO DEGLI ELETTI, I PERFETTI, COLORO CHE HANNO RIUNIFICATO INTERIORMENTE AMORE ED INTELLIGENZA.

<< RITORNIAMO TUTTAVIA ALLE CONCORDANZE MASSONICHE DI CUI ABBIAMO VISTO SOLO UNA PARTE, POICHÉ VI SONO PARECCHI GRADI DELLO SCOZZESISMO CHE SONO IN PERFETTA ANALOGIA CON I NOVE CIELI PERCORSI DANTE CON BEATRICE >>

Non meno importante il significato alchemico che permea le fondamenta dell’immagine opera letteraria-ermetica. Basti pensare al periodo in cui inizia il viaggio di Dante : La Settimana Santa, ovvero in concomitanza con l’Equinozio di Primavera (momento di grande importanza per le iniziazioni).

Esistono delle connessioni numeriche in questo senso, che riportano alla PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI e al semi-periodo che ne determina la durata. Principio e fine di tale data corrispondono a livello geroglifico ad una semisfera o globo, vale a dire il simbolo alchemico del Regno Minerale, sormontato da una Croce. E’, in sostanza, il Globo del Mondo che ritroviamo nella QUARTA LAMA DEI TAROCCHI, L’Imperatore, Il Principe di Questo Mondo, colui che regna sul concreto, su ciò che è corporeo.

La stabilità dell’Imperatore deriva dal suo trono cubico sul quale è assiso. Si tratta della Pietra Cubica o Pietra Filosofale degli alchimisti. Il viaggio di Dante si compie secondo l’asse spirituale del mondo. Solo da quel punto, infatti, è possibile considerare tutte le cose in maniera permanente, avendo sottratto la propria essenza a qualsivoglia mutamento, addivenendo in tal modo ad una veduta totale del tutto. Scriveva Cecco D’Ascoli in una sua celebre prosa dalle valenze simboliche : “La Grande Opera È Compiuta”.

FIRENZE ARCANA

Il Mistero, quello che intriga l’animo e si snoda silente nelle pieghe del passato, racchiude memorie che l’oblio ha confinato nell’ombra di un tempo dimenticato da chi non insegue il sacro.

Nella nostra Italia questo senso di segretezza sembra palesarsi subitaneo, inaspettato, quasi scaturente da quel nulla che in realtà contiene tutto. Dopo questa premessa non stupirà apprendere che il celebre ORDINE DEI CAVALIERI TEMPLARI, I Monaci Guerrieri, ha lasciato tracce indelebili in città come Perugia dove, a livello architettonico-simbolico, è possibile rinvenire elementi significativi connessi con questa realtà iniziatica nella Chiesa della precettoria di San Bevignate, edificata nella seconda metà del Duecento. Anche in Toscana sono presenti raffigurazioni che rimandano ai cavalieri gerosolimitani, soprattutto a Firenze, nei quartieri monumentali di Palazzo della Signoria, al cui interno era conservato un magnifico affresco che ritrae l’idolo barbuto, il BAPHOMET dei TEMPLARI.

Questa figura arcana, emblema dell’Ordine, attualmente collocata in una delle sale di Palazzo Vecchio, descrive attraverso messaggi secretati, e altrettante simbologie, il sacrificio e la distruzione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio.

L’idolo androgino, il BAPHOMET, il cui nome nome potrebbe derivare dalla deformazione provenzale collegata alla parola araba MOHAMET, secondo i cultori di scienze ermetiche alluderebbe alla GRANDE OPERA ALCHEMICA. In base ad un’altra versione, invece, il genio barbuto connesso al templarismo indicherebbe l’alchimista che realizza la sua Opera Trasmutativa ottenendo la scissione del composto primario.

Di qui l’aspetto sgradevole e spaventoso del BAPHOMET, il quale in Alchimia configura la materia allo stato grezzo, o stato fermentativo che precede la creazione dell’essenza suprema.

Il tema del dipinto, che erroneamente si pensava rappresentasse la ciacciata del Duca D’Atena da Firenze, in realtà, è intimamente correlato alla fine dell’Ordine del Templari.

IL BAPHOMET

Il BAPHOMET/BAFOMET/BAFOMETTO è l’arcano più misterioso ed emblematico che rinveniamo nella storia dei Templari e del loro iter di iniziazione : ha la testa e le zampe di un capro, seni e braccia di donna, una torcia ardente tra le sue corna (di ariete o di caprone). Questo idolo, apparentemente mostruoso, deriva dal mitico BECCO DI MENDES e dal Grande dio PAN, l’androgeno degli GNOSTICI. Analogamente alla Sfinge Greca, riunisce in sé i quattro elementi associati di consueto al Diavolo, o per meglio e dire, al suo principio animico.

Le sue gambe nere sono riconducibili all’elemento TERRA e di conseguenza agli Gnomi, Spiriti della profondità senza luce del periodo medievale ed anche agli ANUNNAKI, temuti dai Caldei. I fianchi ricoperti di scaglie verdi alludono invece alle Ondine, Spiriti Elementali legati all’elemento ACQUA.   Le ali azzurre sono riconducibili alle silfidi o Spiriti dell’Aria, mentre la sua testa rossa simboleggia i Geni dell’elemento FUOCO, le Salamandre. Il BAPHOMET è in modo speculare riconducibile al REBIS ALCHEMICO che similarmente racchiude valenze androgene. Questo stato interno è lo specchio di un processo che unificai l’energia virile alla sensibilità femminea e lunare : IL REBIS. Questa parola deriva da RES BINA, che significa LA COSA DOPPIA, L’UNIONE DEGLI OPPOSTI. Tale sostanza, al tempo stesso maschio e femmina, è un Mercurio animato dal suo Zolfo e di conseguenza trasmutato in Azoto o Quintessenza degli Elementi. Il simbolo che raffigura la Quintessenza è la Stella Fiammeggiante, in grado di ricevere il duplice irraggiamento del SOLE (MASCHIO) e della LUNA (FEMMINA). La sua luce quindi possiede una natura bisessuale, androginica, ermafrotidica (da HERMES, MASCHIO e AFRODITE, FEMMINA). Nel celebre scritto alchemico di Frate Basilio Valentino, IL TRATTATO SULL’AZOTO, appare la figura del REBIS ALCHEMICO in veste di trionfatore vittorioso, che ha dominato il Drago della vita elementare e di conseguenza il Quaternario degli Elementi. Una delle due teste del REBIS cade sotto l’egidia del SOLE (RAGIONE) l’altra invece è governata dalla LUNA (IMMAGINAZIONE). Fra queste però, si insinua la stella di Mercurio (Intelligenza, Compressione, Gnosi). Marte e Venere (Ferro e Rame, metalli duri) esercitano la loro influenza sul lato destro (reattività). Quello sinistro (passività) al contrario riceve l’influsso di Giove e di Saturno (stagno e piombo, metalli molli e malleabili). Marte (energia, movimento, azione) viceversa è in relazione diretta con il braccio destro. La mano sinistra del REBIS stringe un mazzuolo con il quale scaglia un colpo mediante un atto deliberato, servendosi dello scalpello che tiene nella mano sinistra. Il braccio sinistro, che il compito di tenere fermo lo scalpello, è legato a Giove (Rispetto di Sé). In un’altra versione iconografica, quella più frequente, egli tiene nella mano sinistra una SQUADRA (EQUITÀ, SENTIMENTO, MORALITÀ) e nella destra un COMPASSO (VERITA’, RAGIONE, INTELLETTUALITA’). I Cavalieri del Tempio, così come i Fedeli D’Amore, potevano conquistare l’androginia e la realizzazione del Rebis solamente dopo aver dominato le attrazioni elementari. Tutto ciò che rappresenta la materia pesante ed è celato nell’iniziato – istinti inferiori, basse emozioni – deve essere domato (e non estinto) prima che gli sia consentito di poter attrarre il Fuoco del cielo allo scopo di incorporarselo. Si tratta, in sostanza, di sormontare l’animalità per conferire all’Uomo propriamente detto, il pieno possesso di sé. Il Pentagramma che appare nel sigillo di Rebis, La Stella Fiammeggiante, è per l’appunto l’emblema dell’iniziato svincolato da tutto quanto gli impedisce di essere unicamente e pienamente Uomo. Cala il silenzio secolare sul segreto dei segreti, sui Templari Fiorentini e quelli di Francia, sui Fedeli D’Amore e sui riti occultati, sulla Luna-Iside-Madre celata e sui suoi influssi. Tuttavia, la torcia luminosa del Sapere arde imperterrita, la fiamma lucente posta tra le corni lunari del BAFOMETTO sprigiona tuttora una luce feconda e l’idolo misterico da Firenze fa capolino malizioso, certo che il Sapere, quello autentico, non sarà mai dimenticato, ma verrà tramandato nei secoli dei secoli, oltre i confini dell’umano. La Grande Opera è compiuta. Terminiamo con i versi immortali del grande poeta Fiorentino : L’AMORE CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE.

FONTE

Stefano Mayorca – La Luna : influssi, poteri, leggende

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Gnosticismo

LA VISIONE GNOSTICA

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Gran parte delle religioni cristiano-gnostiche teorizzavano che da Dio Primo Eone fossero state generate più coppie di eoni composte sempre da un eone maschile e uno femminile. Da qui dunque la natura sia maschile che femminile di Dio (Dio inteso come Madre e come Padre assieme). Dio e gli eoni nel loro complesso formavano il PLEROMA.

Gli eoni dunque rappresentano le varie emanazioni del Dio primo, noto anche come l’Uno, la Monade, Aion Teleos (l’Eone Perfetto), Bythos (greco per Profondità), Proarkhe (greco per Prima dell’Inizio), Arkhe (greco per Inizio). Questo primo essere è anch’esso un eone e contiene in sé un altro essere noto come Ennoia (greco per Pensiero), o Charis (greco per Grazia), o Sige (greco per Silenzio). L’essere perfetto, in seguito, concepisce il secondo ed il terzo eone :  il maschio Caen (greco per Potere) e la femmina Akhana (Verità, Amore).

Nella tradizione gnostica, il nome SOPHIA è, assieme a quello di Cristo, attribuito all’ultima emanazione di Dio. Nella maggior parte, se non in tutte le versioni della religione gnostica, Sophia provoca un’instabilità nel Pleroma, contribuendo alla creazione della materia. Il dramma della redenzione di Sophia attraverso Cristo o il LOGOS è il dramma centrale dell’universo.

Nei codici di Nag Hammadi, Sophia è la syzygy di Gesù Cristo (essendo stata coemanata con lui, forma un’unità con Cristo), ed è identificata nello Spirito Santo della Trinità. Nel testo “Sull’Origine del Mondo”, Sophia è dipinta come Colei che generò senza la sua controparte maschile. In questo modo venne originato il DEMIURGO (Satana), ovvero il Dio ebraico YAHWEH (anche noto come Yaldabaoth, Samael, o Rex Mundi per i Catari). Questa creatura, responsabile della creazione dell’universo materiale, non apparteneva al pleroma e non sarebbe mai dovuta esistere, poiché appunto Sophia la generò senza il suo SYZYGY Gesù Cristo, tentando di aprire una breccia nella barriera tra lei e l’inconoscibile Bythos. Nella creazione del mondo materiale ad opera Demiurgo però, Sophia riuscì ad infondere la sua Scintilla Divina (PNEUMA) nella materia, impermeando dunque il creato della sua Divinità (Divinità dunque presente nel cosmo e quindi in tutte le forme di vita sotto forma di anima), e rovinando i piani del Demiurgo. Riaccendendo la scintilla divina che è in lui infatti, l’uomo si risveglia dagli inganni del Demiurgo e del mondo materiale, e accede alla Verità oltre la realtà. Cristo giunse sulla terra proprio al fine di risvegliare negli uomini la loro divinità (la Sophia che è in loro) indicando all’umanità la via per raggiungere la gnosi ovvero il ritorno al pleroma.

Inoltre Sophia è dipinta anche come Colei che distruggerà Satana/Yaldabaoth/Yahweh e questo universo di materia con tutti i suoi Cieli. Più tardi in “Sull’Origine del Mondo”, viene detto:

<< Ella li getterà giù nell’abisso. Loro (GLI ARCONTI) saranno perduti a causa della loro cattiveria. Diverranno come vulcani e si consumeranno l’un l’altro finché non periranno per mano del primo genitore. Quando questi li avrà distrutti, si rivolgerà contro se stesso e si distruggerà finché non cesserà di esistere. Ed i loro cieli precipiteranno uno sull’altro e le loro schiere saranno consumate dal fuoco. Anche i loro reami eterni saranno rovesciati. Ed il suo cielo precipiterà e si spezzerà in due. […] essi precipiteranno nell’abisso, e l’abisso sarà rovesciato. La luce vincerà sull’oscurità e sarà come qualcosa che mai fu prima >>

Anche il Vangelo di Giuda, recentemente scoperto, tradotto e poi acquistato dalla National Geographic Society menziona gli eoni e parla degli insegnamenti di Gesù al loro riguardo. In un passo di tale Vangelo, Gesù DERIDE i discepoli che pregano l’entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo.

Gli gnostici ofiti, o naaseni veneravano il SERPENTE, perché, come narrato nella Genesi (3,1) era stato mandato da Sophia (o era lei stessa nelle sue sembianze) per indurre gli uomini a nutrirsi del frutto della conoscenza, al fine di infondere in loro la gnosis di cui avevano bisogno per svegliarsi dagli inganni del malvagio Demiurgo ed evolversi a Dio.

IL LUCIFERO GNOSTICO

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Accanto alla tradizione teologica e letteraria riguardo Lucifero si sviluppò, già nei primi tempi di fioritura e di espansione delle dottrine cristiane, una corrente gnostica che tentò la reinterpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l’uomo dalla tirannia del Dio Creatore. Secondo tale dottrina, che ha radici tanto nel Marcionismo quanto nel Manicheismo13, il SERPENTE/LUCIFERO descritto nel Genesi sarebbe colui che ha indotto l’uomo alla conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque all’elevazione dell’uomo a divinità, pur contro la volontà del Dio supremo che avrebbe voluto invece mantenere l’uomo quale suo suddito e schiavo, cioè quale essere inferiore.

In tale dottrina il nome Satana scompare quasi del tutto in favore del nome Lucifero, che viene interpretato alla lettera come “Portatore di luce” e viene perciò eletto quale salvatore dell’uomo. Tutto ciò è in evidente antitesi con la concezione classica del Cristianesimo, secondo la quale invece l’aspetto luminoso di Satana è solo un mascheramento e uno strumento di seduzione.

Comunque l’idea di Lucifero come principio positivo nonché il suo accostamento alla figura di PROMETEO saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell’ILLUMINISMO, nella MASSONERIA, nel ROSACROCIANESIMO, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake.

In tempi più recenti si ritrovano richiami a Lucifero nella teosofia di MADAME BLAVATSKY e nella sua contemporanea derivazione New Age inaugurata da Alice Bailey ; in ultimo certo si può aggiungere a tale lista anche il cosiddetto transumanesimo, nonché i movimenti neopagani radunati sotto al nome di WICCA.

Si può notare come una certa critica storico-filosofico contemporanea veda nell’ONU e nei suoi fondamenti ideologici una malcelata forma di venerazione del Lucifero gnostico, ammettendo che proprio la New Age sarebbe il sostrato ideologico delle Nazioni Unite.

Tutta questa enorme cultura, la cui matrice luciferica è rimasta sempre più o meno celata, può essere compendiata nel termine luciferismo (o luciferianesimo) inteso come controparte del satanismo, ove quest’ultimo accetta l’identificazione di Lucifero e Satana e anzi venera proprio l’aspetto tenebroso e demoniaco di Lucifero/Satana, mentre la visione luciferiana usualmente non accetta tale identificazione oppure l’accetta solo per risolvere l’aspetto satanico nell’aspetto luciferino (cioè l’aspetto tenebroso nell’aspetto luminoso). Posto che satanismo e luciferismo non si oppongono l’uno all’altro, il culto di Lucifero come entità spirituale oppure più semplicemente come simbolo ideale ha come presupposti teologico-filosofici l’identità fra DIO E SOPHIA (la Sapienza) e dunque la divinità della luce di conoscenza nell’uomo, nonché infine la benignità essenziale di qualsiasi entità che sia Portatore di luce, cioè portatore di conoscenza. Secondo tale visione dunque CRISTO E LUCIFERO o sono figure complementari oppure sono addirittura la stessa persona in due aspetti e momenti diversi, per cui il Satana che compare nei Vangeli sarebbe stato anche il tentatore di Lucifero all’inizio dei tempi (il che presuppone la non-identità fra Lucifero e Satana).

FONTE

WIKIPEDIA, L’Enciclopedia Libera

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