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IL MITO DI ARISTOFANE

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Il mito di Aristofane (o mito dell’androgino) è presente nel celebre dialogo platonico Simposio, che si propone di trattare l’immortale tema dell’amore.
Dopo l’esposizione di Fedro, Pausania ed Erissimaco, inizia a parlare Aristofane, il famoso poeta comico, che sceglie il mito come veicolo della sua opinione su Eros. Tempo addietro – espone il poeta – non esistevano, come adesso, soltanto due sessi (il maschile e il femminile), bensì tre, tra cui, oltre a quelli già citati, il sesso androgino, proprio di esseri che avevano in comune caratteristiche maschili e femminili. In quel tempo, tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali ed erano tondi. Per via della loro potenza, gli esseri umani erano superbi e tentarono la scalata all’Olimpo per spodestare gli dei. Ma Zeus, che non poteva accettare un simile oltraggio, decise di intervenire e divise, a colpi di saetta, gli aggressori.

« Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi »

In questo modo gli esseri umani furono divisi e s’indebolirono. Ed è da quel momento – spiega Aristofane – che essi sono alla ricerca della loro antica unità e della perduta forza che possono ritrovare soltanto unendosi sessualmente. Da questa divisione in parti, infatti, nasce negli umani il desiderio di ricreare la primitiva unità, tanto che le “parti” non fanno altro che stringersi l’una all’altra, e così muoiono di fame e di torpore per non volersi più separare. Zeus allora, per evitare che gli uomini si estinguano, manda nel mondo Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire “fittiziamente” l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere.

« Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome amore »

Siccome i sessi erano tre, due sono oggi le tipologie d’amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

La caratteristica interessante del discorso di Aristofane risiede nel fatto che la relazione erotica fra due esseri umani non è messa in atto per giungere a un fine quale potrebbe essere la procreazione, ma ha valore per se stessa, prescindendo così dalle conseguenze.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

• C.J. Rowe, Il «Simposio» di Platone
• G. Reale, Eros demone mediatore. Il gioco delle maschere nel «Simposio» di Platone

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Fiabe

LA TRASMUTAZIONE ALCHEMICA DI PINOCCHIO

Pinocchio

La massoneria viene ritenuta una scuola d’iniziazione, in stretto legame con la parte più intima dell’essere umano e di coloro i quali vogliono comprendere il significato della vita.
Del segreto della massoneria rimane traccia soprattutto nell’ermetismo e nell’esoterismo conosciuto in Francia nel XVIII secolo, che si basa sull’idea di trasformazione spirituale assimilata alla trasmutazione di metalli.
Le corporazioni rappresentavano un punto d’incontro in cui erano trasmessi ideali profondi e spesso non comunicabili all’esterno. Per questo motivo, la corporazione muratoria, base della massoneria, consentì un fiorire di strutture nelle quali spesso erano introdotti simbolo ed emblemi rappresentativi della cultura di quel periodo. In tutta Europa, ebbero particolare rilievo queste congregazioni, che sotto differenti nomi, si riunivano in segreto per discutere di simboli, arte e architettura. Il simbolismo contenuto in queste varie discipline era parte integrante anche dell’opera dei Maestri Muratori, che traduceva i valori numerologici, astrologici, filosofici nelle opere architettoniche.
Si deve al lavoro di questi Maestri la bellezza e la varietà artistica presente soprattutto nell’arte gotica, ove ogni formella rappresenta un simbolismo ermetico, profondo e rappresentativo di ogni singolo concetto dell’esistenza.
I Maestri furono, di conseguenza, guidati da quest’istinto geometrico, considerato come la chimica della storia o l’elemento archetipale del Paradiso.

La parola, nell’arte, è soggetta a metriche esatte, misurate attraverso alcuni strumenti, come per esempio il compasso, la squadra, l’archipendolo, attrezzi divenuti, poi, simboli esoterici legati alla massoneria operativa.
I membri delle logge effettuavano cicli di discussione su temi di natura esoterica, e ogni loggia aveva i suoi riti di riconoscimento su come camminare, stringersi le mani, posizionare le mani sul corpo. Vi erano anche vestiti particolari, raccomandati per accrescere le conoscenze individuali.
Quando un massone si presentava presso logge straniere doveva farsi riconoscere bussando tre volte, rispondere correttamente a tre domande, e solo dopo di ciò, il cancello si sarebbe aperto. Questo rituale, viene descritto anche nella storia di Pinocchio, quando egli si trova all’osteria del Gambero rosso e sta sognando la moltiplicazione delle monete che, per consiglio del Gatto e della Volpe, ha intenzione di seminare la mattina seguente.
Mentre egli sta sognando “si trovò svegliato all’improvviso da tre violentissimi colpi dati nella porta della camera” alla mezzanotte. Questi tre colpi  richiamano la ritualistica appena citata, ma anche la cosiddetta triplice “batteria” (una sorta di battimano) dell’Apprendista, nel Rito Scozzese e Francese, dal momento che Pinocchio si sta preparando alla “morte iniziatica”, che avverrà, quando sarà impiccato alla grande Quercia.
Appena entrati nella loggia, i massoni dovevano sostenere un esame di geometria, che corrispondeva ad una sorta d’iniziazione. Bisognava disegnare le radici simboliche su una pietra preparata, spandere queste o potenziarle, e inserirvi all’interno il proprio marchio distintivo. Se l’adepto superava l’esame veniva accettato nella nuova loggia.

Prima del suo avanzamento, lo studioso doveva effettuare almeno tre viaggi e differenti lavori. In termini di tradizione massonica, ciò significava realizzare tre lavori di ricerca esoterica, prima di procedere e divenire Maestro.
I tre viaggio rappresentavano i tre esami attraverso i quali il novizio doveva passare, superando la paura della morte, dell’Acqua, del Fuoco e dell’Aria, dominando questi elementi, ed essere pronto per accettare la luce.
I lavori delle logge erano tenuti segreti, per cui poco si sa sulle esatte attività di ognuna di queste e della portata dei loto intendimenti.
Queste tre prove risultano anche nella storia collodiana, infatti, diverse volte Pinocchio deve affrontare il pericolo dell’Acqua, per esempio, quando sta fuggendo dai carabinieri, dopo essere stato incolpato di aver ferito alla testa il suo compagno di scuola. Egli, dopo aver salvato dall’annegamento il mastino che lo perseguitava, si trova a nuotare verso una grotta ove incontrerà il Pescatore verde. Pinocchio è attratto da quella meta, in quanto gli pare di scorgere il Fuoco.
Inoltre, proprio verso la fine del racconto, il burattino, viene inghiottito dal Pescecane e dovrà, poi, fare un’enorme traversata, insieme al babbo.
Il Fuoco agisce quasi all’inizio della storia, bruciando i piedi di Pinocchio, quando questi li appoggia sul caldano.
Questo elemento è ancora presente nella figura minacciosa di Mangiafuoco e nel fuoco stesso che il burattino sta preparando, dove Pinocchio e Arlecchino rischiano di essere buttati.
Il fuoco viene appiccato dagli assassini, che vogliono impadronirsi delle monete d’oro di Pinocchio, il quale rischia ancora di bruciare.

Ed infine, egli è ad un passo dall’essere buttato dentro il fuoco, dal Pescatore verde, che lo vuole friggere come un pesce.
L’Aria è presente nel volo del pulcino, quando Pinocchio rompe il guscio all’uovo, spinto dall’enorme appetito. Questo elemento, lo troviamo, poi, in tutti i volatili presenti nella fiaba: il Pappagallo, la Civetta, il Corvo, il Falco. Inoltre, il Colombo è proprio l’animale che porta Pinocchio in alto nel cielo, massimo raggiungimento di obiettivi, legato all’Aria che, in più, sta solcando il mare, in stretto collegamento con l’elemento Acqua.
Vi sono, poi, tutta una serie di rituali e comportamenti legati alla massoneria, che ritroviamo durante la storia. Tra gli altri, occorre ricordare gli strumenti che usa il falegname per costruire il burattino e il fatto che gli stessi Falegnami appartenessero ad una Corporazione, collegata ai Maestri Muratori Massoni.
Proseguendo è interessante notare che Pinocchio procede solamente su piani orizzontali, con un cammino ravvisabile in quello dell’Apprendista o Compagno, mentre solo una volta sale volontariamente su un albero (piano verticale), quando fugge dagli assassini, attuando un cammino tipico del Maestro, che si muove, al contrario dell’Apprendista, nello spazio.
La stessa Isola delle Api operose, potrebbe essere ravvisata nel Tempio di Hiram, leggendario architetto di re Salomone, il cui simbolismo ha pervaso tutto l’Ordine iniziatico massonico. Infatti, la tradizione vuole che nel Tempio suddetto, siano presenti duecento melagrane, divise in due ordini, attorno a ciascun capitello, in tutto, quattrocento. Non a caso i panini preparati dalla Fata sono proprio di questo numero. Anche le duecento tazze di caffè e latte richiamano questo ordine numerico, ma anche un valore cromatico. Infatti, il caffè è nero, mentre il latte è bianco. Il nero e il bianco sono i colori del Tempio. Questi sono ravvisabili nel pavimento a forma di scacchiera, che indica l’eterna conflittualità tra bene e male, ma anche la necessaria complementarità e fusione, affinché queste due forze antagoniste, lavorino positivamente per erigere templi alla virtù.

Il bacio che la Fata dà in sogno a Pinocchio, la notte prima della sua trasformazione in ragazzo, appare in linea al bacio massonico, che è sempre uno solo, ed è legato a molte forme di iniziazione, non esclusa quella Templare (il famoso bacio in ore). Indica un messaggio orale, che ha lo stesso valore del soffio vitale e della parola trasformatrice, così come avviene la mattina seguente, per Pinocchio.
Andare “in sonno” è un altro gergo massonico, che significa ritirarsi per un certo periodo dall’Ordine, a causa di impedimenti di varia natura, ma continuare a credere, e soprattutto proseguire un comportamento in linea ai dettami della Confraternita. Anche Pinocchio va “in sonno” diverse volte. Intanto, quando gli si bruciano i piedi e quindi viene eliminata la possibilità di movimento. Poi, ancora, all’osteria del Gambero rosso, poco prima di un passaggio iniziatici (morte simbolica), quando viene impiccato.
Un altro sonno significativo avviene quando sta per essere trasmutato in ragazzo, proprio la note precedente.
Anche il concetto di morte evoca il messaggio legato all’iniziazione massonica, ove muore il profano e nasce l’iniziato. Per questo, appare decisamente essenziale l’impiccagione, attraverso la quale Pinocchio sale di stato, morendo da un certo punto di vista; ma, dopo la purificazione (purga), rinasce come iniziato, con tutta la serie di prove che, poi, dovrà affrontare.
Osserviamo, tra l’altro il fatto che, nella storia di Pinocchio, si fa spesso riferimento ad Ordini settari, per esempio, vengono citati gli Assassini, che erano, appunto, un’antica setta.
La setta degli Assassini di Djebel Ansarieh, si trovava nella contea di Tripoli. Si afferma che, attraverso il contatto con questa famosa setta, l’equivalente islamico dei Templari, essi strinsero legami precisi con il mondo mussulmano.
La struttura dei due ordini era uguale, e identici erano i gradi, per cui è ritenuto di vedere in essi un elemento di unità che può avere favorito lo scambio, anche iniziatico-esoterico, tra le due culture che essi rappresentavano
(…)

Proseguendo su questa analisi, possiamo osservare l’incontro di Pinocchio con gli altri burattini, che lo definiscono fratello, gergo massonico per definire gli appartenenti alla stessa loggia. Quando il burattino giunge nel teatro viene accolto con clamore. “E’ il nostro fratello Pinocchio”, “vieni a buttarti tra le braccia dei tuoi fratelli di legno!”
E’ impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni al collo, i pizzicotti di amicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza che Pinocchio ricevette…” rituale significativo della Confraternita massonica.
Questa congregazione di burattini è capitanata dal temibile Mangiafuoco, minaccioso ed oscuro, ma dal cuore umano e compassionevole, così come ogni buon Maestro, che si prende cura dell’Apprendista. Infatti, prima lo minaccia, affinché Pinocchio possa comprendere l’errore fatto, ma poi, commosso, gli ridona la possibilità di continuare il suo percorso, regalandogli le cinque monete, che il burattino aveva sperperato incautamente.
Proseguiamo, quindi, con altri simbolismo che riguardano la ritualistica massonica e che collegano alla storia di Pinocchio.
Uno di questi, appare proprio all’inizio della storia, ed è uno dei pochi strumenti del lavoro di falegnameria, che viene citato nel libro, ovvero l’ascia. Infatti, testualmente è scritto: “detto fatto, prese (maestro Ciliegia) subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e digrossarlo”.
Questa frase evoca il cammino alchemico di cui si è trattato precedentemente, che è affine a quello massonico, ovvero lo sgrezzamento della materia, affinché questa divenga levigata. Come dicevamo, uno dei pochi attrezzi di cui si descrive, sia un questo capitolo, che successivamente, è appunto l’ascia.

Il culto di questo arnese risale all’epoca preistorica ed era in connessione con il fulmine, a sua volta collegato a Zeus. Si possono riscontrare similitudini anche coi raggi solari e, per questo molti simboli di questa natura, come il cavallo, la ruota, la svastica, erano in analogia all’ascia.
Questo simbolismo percorse la cultura celtica e romana, dove la formula sub ascia, incisa sulle tombe, le rendeva sacre e, quindi inviolabili.
Si tratta di uno dei simboli, non solo massonico, ma universale, tra i più antichi. Questo evoca l’operato del Maestro tagliatore, che lavorava per costruire le antiche tombe, sulle quali doveva tracciare la sigla di un’ascia, altrimenti il compratore l’avrebbe restituita.
Un altro importante simbolo massonico è la Spada Fiammeggiante. Questa vibra da ogni parte per custodire la via dell’albero della vita (Genesi, III, 24). I Cherubini, secondo le Sacre Scritture, hanno, appunto, una spada di fuoco. La Spada Fiammeggiante massonica è una rappresentazione di quella dei guardiani angelici, ecco perché la una forma ondulata, ad evocare il fuoco. Questa è un’arma simbolica, la quale significa che, l’insubordinazione, il vizio ed il delitto devono essere respinti dai Templi. Troviamo un collegamento con questa arma e la frusta di Mangiafuoco, fatta di serpenti e code di volpe attorcigliate insieme. Anche la sua funzione è quella di mettere ordine nel teatrino-Tempio, non dimenticando la situazione di fratellanza tra i burattini. Una volta che l’ordine viene ristabilito, vi è il perdono, la salvezza e la gratificazione.
Un altro simbolo massonico è in relazione allo spoliazione dell’Apprendista dei metalli, e cioè questi deve consegnare tutto il denaro, in metallo e in carta, i gioielli e gli oggetti metallici, in quanto deve comprendere che tutto si paga, e non si può sperare di ricevere senza dare.
Questa spoliazione simboleggia anche l’abbandono dell’attaccamento alle idee preconcette, e il distacco da ogni passione, prima di entrare nella loggia. La stessa cosa avviene a Pinocchio, nel momento in cui semina le monete d’oro nella terra, per cui dovrà continuare il suo percorso, al di là dei beni materiali e delle abitudini. Solamente alla fine della cerimonia, i metalli vengono restituiti, così come accade al burattino, che, verso la fine del racconto dona i suoi quaranta soldi di rame e, una volta divenuto ragazzo, li riceve indietro, trasformati in monete d’oro. In questo modo, il suo patrimonio viene moltiplicato e diviene prezioso, come ilo metallo aureo.

Proseguendo l’analisi sugli emblemi massonici, troviamo “la benda”, che copre gli occhi dell’iniziando. Ciò significa che il profano non sa vedere e ascolta troppo spesso le parole del mondo, per cui, avendo bisogno di una guida, egli afferra consideratamente il primo che gli si presenta. Dal momento che l’iniziazione porta alla Luce, la benda verrà tolta proprio durante questo passaggio.
Il Gatto, compagno malfattore della Volpe, infatti, è cieco in tutte e due gli occhi. Per cui, anche se si sta trovando su un cammino iniziatico, col suo comportamento ha perso la possibilità di vedere la Luce, e la benda simbolica continuerà ad avvolgerlo sempre, facendolo rimanere nelle tenebre.
Inoltre, va considerato che la Volpe, a sua volta, è zoppa e ciò evoca un altro simbolo massonico legato a questo concetto. Infatti, il profano che sta per accedere all’iniziazione, deve avere gamba e ginocchio destro nudo e piede sinistro scalzo. La nudità del ginocchio vuole che, piegandolo, egli entri a diretto contatto con un terreno sacro, calpestato dal piede scalzo. Inoltre, i primi passi dell’iniziazione vanno eseguiti zoppicando, solo dopo di ciò il cammino può diventare regolare.
La Volpe, quindi, sta compiendo un eterno cammino zoppicante e, quindi, non ha la possibilità di accedere ad un altro livello di comprensione. La sua mente è limitata e oscurata dai bisogni materiali, per cui continuerà sempre ed inesorabilmente ad essere zoppa ed incapace di compiere una vera e propria iniziazione.
Molto diverso è lo zoppicare di Geppetto, che va dalla sua officina a quella dell’amico Maestro Ciliegia, e viceversa, proseguendo un suo percorso creativo e trasmettendo agli altri la sua Materia Prima, assumendo, così il ruolo di collegamento da un’azione all’altra.

Un simbolo pregnante del tempio massonico è la volta stellata, ovvero sul soffitto del tempio è dipinto il cielo, la notte e le stelle. Ciò rappresenta il cosmo, in tutte le religioni, e ha lo scopo di portare serenità di spirito e di stimolare, non tanto il sogno, bensì la meditazione. Per questo, la volta stellata dei Templi massonici è emblema di universalità e di trascendenza.
In Pinocchio, troviamo l’evocazione di ciò nel Campo dei Miracoli, o Campo della stella, più volte citato, ove si enuncia la possibilità di una trasformazione e, qui, il burattino perde i metalli (monete). Questo concetto, viene ribadito più volte, ma il punto saliente è quello finale, all’uscita dal Pescecane, ove il cielo, oltre che tema di meditazione, diviene guida verso la meta.
(…)
Proseguendo in questo viaggio simbolico, passiamo ad analizzare un altro momento della storia, ovvero quando Pinocchio si trova dentro al Pescecane e soprattutto nel momento in cui incontra il vecchio padre. Questo luogo ha delle similitudini col Gabinetto di Riflessione massonico, in cui l’Apprendista è introdotto, prima dell’iniziazione, ovvero del passaggio di stato. Intanto, la scena che viene descritta nella fiaba è la seguente:

“Trovò una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco come se fosse di neve e panna montata”
Il Gabinetto di Riflessione, è nero, così lo stomaco del Pescecane. Vi sono poste delle ossa, un cranio, un tavolino su cui giace un pezzo di pane, una brocca d’acqua e del sale. Anche nello stomaco dell’animale sono presenti resti di ogni tipo, ad indicare la temporaneità dell’esistenza e che tutto è destinato ad essere trasformato.
Nel Gabinetto sono poste alle pareti queste frasi: “Se la curiosità ti ha condotto qui, vattene”, ad indicare che non deve essere questa l’intenzione con cui l’Apprendista inizia il suo percorso massonico, così come Pinocchio non deve essere più motivato da questa condizione, ma proseguire secondo coscienza.
La seconda frase è: “Se la tua anima ha provato spavento, non andare più oltre”, ovvero non superare gli stessi limiti che contraddistinguono ogni personalità.
Pinocchio, infatti, è spaventato, ma motivato nel proseguire nel suo intento, senza più farsi irretire da falsi messaggi.
“Se perseveri, sarai purificato dagli Elementi, uscirai dall’abisso delle Tenebre, vedrai la Luce” è la terza frase, che pare abbastanza eloquente, soprattutto messa a confronto con quello che sta per succedere a Pinocchio. Infatti, egli è stato purificato dagli elementi, come abbiamo visto, Fuoco, Aria, Terra, Acqua. Uscirà dallo stomaco dell’animale (Tenebre) e vedrà la Luce, ovvero le stelle in cielo che lo guideranno, insieme alla luna che appare quanto mai splendente.

Anche la candela infilata in una bottiglia di cristallo verde evoca il simbolo della luce all’interno delle tenebre. Il verde, poi, nella terminologia massonica rappresenta il testo della Tavola di Smeraldo, di Ermete Trismegisto, padre di ogni scienza magica, il quale affermava :

E’ vero senza menzogna, è certo è tutto verissimo quello che dicono;
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto,
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso;
con queste cose si fanno i miracoli di una cosa sola.

Di conseguenza, il verde è il colore dello smeraldo e del Sacro Graal. Questo colore si lega ai quattro elementi e, in particolare, all’Acqua (Pescatore verde). Si connette anche alla decomposizione dei corpi e, per questo, diventa simbolo di rigenerazione, dal momento che la vita nasce dalla morte.

FONTE : Pinocchio in Arte Mago (Morena Poltronieri, Ernesto Fazioli)

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Esoterismo

DANTE E IL BAFOMETTO

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MAGIA SEGRETA DEI FEDELI D’AMORE

La cerchia poetica dei FEDELI D’AMORE, il cui maggiore protagonista fu Guido Cavalcanti (1250-1300) oltre le valenze più ermetiche di matrice iniziatica esprimeva una concezione legata all’amore ideale quale veicolo di crescita e di ricerca interiore. Amore quale mezzo elettivo che consente di trascendere le contingenze terrigene insite nella materia che simbolicamente si raccordo alla Terra. L’amore spontaneo, quello che nasce dal cuore, senza l’apporto di sovrastrutture che ne alterino il nucleo, è alla base di ogni incontro con le anime affini. Essere partecipi del Tutto vuole dire amare senza quelle restrizioni o corazze che tengono lontane le vibrazioni universali emanate da ciascuna forma vitale. Nell’onda d’amore si sostanzia la percezione dell’essere, del tessuto spirituale che presiede alla costruzione di un universo. I FEDELI D’AMORE sono stati i promulgatori di una visione romantica-amorosa quasi trascendente.

Tra gli appartenenti a tale movimento poetico troviamo il giovane Dante Alighieri, che in tale contesto rinvenne le radici di un sentimento puro e lontano da qualsivoglia contaminazione di ordine materiale. Da questa esperienza poetica prenderanno vita opere come LA VITA NUOVA, in cui il Somme Poeta descrive il profondo coinvolgimento del cuore con le vibrazioni della natura femminea (lunare) intesa in senso elevato.

<< Tutti li miei penser parlan d’Amore ;  e hanno in lor sì grande varietate, ch’altro mi fa voler sua potestate, altro folle ragiona il suo valore, altro sperando m’apporta dolzore, altro pianger mi fa spesse fiate ; e sol s’accordano in cherer pietate, tremando di paura che è nel core >>

Dante afferma che tutti i suoi pensieri sono dominati dall’Amore e sono diversi fra loro. In questa sublimazione delle emozioni si intravede il segno di una coscienza dell’amore, intesa come memoria del sentimento equiparabile all’interiorità più intima e non solo ad una semplice funzione della mente. Una sorta di sensi interni connessi all’anima sensitiva legata alla vita corporale, laboratorio iniziale della conoscenza. In tale conteso, la memoria diviene una delle prerogative dell’anima razionale, immortale, che attraverso l’esperienza sensoriale e ai dati acquisiti giunge all’elaborazione finale dell’autentica conoscenza, in cui il ricordo del Divino e dell’invisibile sono filtrati dall’immagine ideale dell’archetipo femminile.

Il CORPUS ermetico “ISIDEO” – connesso con l’amante invisibile o fanciulla lunare, fu ereditato e trasformato in seguito dalla cerchia iniziatica dei FEDELI D’AMORE (CHE EBBERO RAPPORTI STORICI CON I TEMPLARI). Il celebre STIL NOVO, che appare ai molti un semplice gioco poetico, racchiudeva in realtà concetti alchemici di alto livello e di profonda natura iniziatica. Attraverso tale linguaggio i FEDELI D’AMORE trasmettevano segreti intelligibili solo dagli autentici iniziati che erano in possesso della chiave interpretativa. L’amore, esaltato nel contesto di queste prose, non aveva nulla a che vedere con l’amore profano. Un esempio in tale direzione ci viene offerto dal sommo iniziato DANTE ALIGHIERI e della sua BEATRICE (controparte simbolica ISIDEA) di cui si parla nella VITA NUOVA.

I pensieri mistici e iniziatici dei FEDELI D’AMORE si esternavano per mezzo di una forma d’arte espressiva non fine a se stessa, i cui versi servivano da filtro per un tessuto simbolico il cui senso riposto convergeva con i Misteri antichi, il culto alchimico-isideo associato con il femminino-lunare e i riti segreti dei Templari (basati anche sull’utilizzo dell’immaginazione attiva). Lo stesso facevano gli ermetisti, i quali, per scoraggiare il profano, mediante scritti allegorici alludevano ai metalli ed alle operazioni alchemiche, volendo significare in realtà ben altra cosa. Tornando ai Cantori D’Amore, è importante comprendere che la donna invisibile, immagine sublime della Sapienza Santa o della GNOSI, incarnava un principio di illuminazione e di conoscenza trascendente. La donna iniziatica o gloriosa donna della mente così veniva descritta da DANTE << Fu chiamata da molti BEATRICE, li quali non sapevano che sì chiamare >>.

Guido Cavalcanti, uno dei capi dell’organizzazione segreta, probabilmente il principale esponente, in questo modo si esprime circa l’esperienza ermetica-alchimica della donna iniziatica :

<< Veder  mi pare dalle sue labbra uscire una sì bella donna, che la mente – comprenderla non la può ; che ‘nmatinente – ne nasce un’altra di bellezza nuova – da la qual pare ch’una stella si muova – e dice : la salute tua è apparita >>

Secondo Cavalcanti, Cino da Pistoia e lo stesso DANTE, il fenomeno si palesava “per la virtù che li dava la mia immaginazione”. I tre Fedeli D’Amore si riferivano all’epoca evocativa (immaginazione-attiva) nel cui ambito Amore – inteso come divinità e sacro principio femmineo – prende dominio sull’anima del suo fedele. Il concetto immaginativo nominato dagli Iniziati D’Amore non va assolutamente confuso con la fantasia, che è uno stato passivo. Ancora DANTE, parlando dell’esperienza iniziatica che nasce dall’incontro con la donna magica, apportatrice di salute spirituale, scriveva :

<< Quel soffrire di starla a vedere diverrà nobil cosa, o si morria : e quando trova alcun che degno sia di veder lei, quei prova sua virtude; ché gli avvien ciò che dona salute >>

Cavalcanti dal canto suo fornisce altri particolari su tale visione, o per meglio dire sul tipo di conoscenza ermetica che scaturisce da tale immagine archetipa :

<< Una passione nuova – tal ch’io rimasi di paura pieno – ch’a tutte le mie virtù fu posto un freno – subitamente, si ch’io caddi in terra – per una luce che nel cor percosse – e se ‘l libro non erra, lo spirito maggior tremò si forte, che parea ben che morte – per lui in questo mondo fosse giunta >>

ALIGHIERI prosegue aggiungendo in diversi termini nuovi elementi relativi al raggiungimento di tale folgorazione :

<< Mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che ivolta mi parea in un drappo sanguigno leggermente ; la quale io riguardando…conobbi che era la donna della salute, la quale mi aveva il giorno innanzi degnato di salutare >>

Quali erano le tecniche specifiche che venivano utilizzate per il conseguimento di tale scopo non possiamo rivelarlo, rientrando questo procedimento nei misteri iniziatici. Comunque, l’attivazione attraverso l’amore di questa donna, vista nuda e dormiente (ovvero latente) rientra in quel genere di pratiche legate a quella che i testi ermetici definiscono LA NOSTRA EVA OCCULTA, il vero volto dell’ISIDE nascosta e segreta. In questo modo, l’atto emotivo – traumatico, o puro atto intellettuale, concreta la rinascita nella mente di tale principio di cui parla il CORPUS HERMETICUM. Cecco D’Ascoli, altro personaggio straordinario iniziato ai misteri d’amore, scriveva a proposito dell’Eva Occulta :

<< Io sono al terzo cielo trasformato – in questa donna, che io non so chi fui. Per cui sento ognora più beato. Di lei prese forma il mio intelletto, mostrandomi salute gli occhi suoi, mirando la virtù nel suo cospetto. Dunque io son Ella, e se da me si sgombra, allor di morte sentiraggio l’ombra >>

La riunificazione con la controparte lunare, causa della morte simbolica, da vita alla rinascita iniziatica raffigurata da una donna che tiene tra le mani una ROSA. Alla fine di questo percorso non esistono più un uomo ed una donna separati, ma solo una figura androginica, al di sopra delle quale il Dio Amore, stringendo lui stesso tra le mani delle ROSE, spicca il volo su di un CAVALLO BIANCO. La figura androginica, inoltre, è contraddistinta da un motto : “Amore ci hai di due facta una cosa, con suprema virtù per maritaggio”. Il senso è palese e si riferisce alla crisi iniziatica che ferisce, atterra, uccide prima del congiungimento con la Donna Magica, che si materializza per la suprema virtù del matrimonio alchemico. Matrimonio che conduce all’androginia – condizione che trascinerà, mediante Amore, l’iniziato verso l’alto. Una sorta di volo o rapimento, che colloca verso una direzione trascendente l’esperienza iniziatica. Ciò che sorprende maggiormente nell’ambito della dottrina dei FEDELI D’AMORE è la VALENZA NUMERICA riscontrabile nelle opere di DANTE. Tra queste è la VITA NUOVA, che contempla il NUMERO TRE con i suoi MULTIPLI. Riferimenti importanti concernenti l’androginia li rinveniamo persino nei celebri VANGELI APOCRIFI, scoperti a NAG HAMMADI (EGITTO) attorno al 1945. In base ad alcune mie ricerche e ad uno studio durato diversi anni, ecco quanto si rivela analizzando il VANGELO APOCRIFO DI TOMMASO, in cui è possibile scorgere un riferimento al concetto di MONADE :

<< Gesù disse “Allorché di due farete uno, allorché la parte interna come l’esterna, la parte esterna come l’interna e la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più ne maschio né femmina, allorché farete occhi in luogo di un occhio, una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede e un’immagine in luogo di un’immagine, allora entrerete nel Regno >>

Così si compie la sacra unione con la DEA : L’ALCHIMIA TOTALE.

NUMEROLOGIA DEGLI INIZIATI D’AMORE

Nella VITA NUOVA specialmente, rinveniamo la prima potenza o quadrato del tre, il nove (numero iniziatico legato anche alla Luna) che assume notevole risalto. Quando Dante incontra Beatrice ella ha 9 anni ; è alle ore nove che avviene il saluto tra i due ; alla stessa ora si manifestano anche le visioni più significative narrate dal sommo Vate. “il nome della mia donna” dice Dante “non soffre di stare in altro numero se non nel nove”. Il numero in questione appare nuovamente nel corso di una malattia dolorosa che colpisce Dante il quale a riguardo dice “Lo numero tre è la radice del nove, però che, senza numero altro alcuno, per sé medesimo (ossia moltiplicato per sé stesso) fa nove”. Per quanto concerne il tre quale simbolo della Trinità, Dante lo definisce “Lo fattore per sé medesimo de li miracoli”. E termina dicendo :

<< Questa donna fue accompagnata da questo numero del nove, a dare ad intendere che ella era un nove, cioè un miracolo, la cui radice, cioè del miracolo, è solamente la mirabile Trinidade >>

Dietro l’apparente complessità di tali concetti si cela l’identità del tre, che si configura come numero dello Yang. L’uno feconda il due e da tale unione scaturisce il tre. Nell’antico Egitto il tre era il numero della folgore, della forza vitale e dell’ente – vita invisibile, chiuso dentro il corpo del KHA (il doppio eterico). Allo Yang è stato associato anche il nove e l’ottantuno. Il nove racchiude valenze magiche essendo la prima potenza del tre. L’ottantuno rappresenta magicamente la potenza perfetta del tre. Dante nella sua opera IL CONVIVIO lo descrive come il numero di un’età perfetta e compiuta ; la stessa età, aggiunge Dante, in cui muore Platone ed in cui sarebbe morto il Cristo se non fosse stato ucciso. Non a caso Alighieri fa morire Beatrice il 9 Giugno dell’ottantunesimo anno del tredicesimo secolo, quando “Lo perfetto numero nove era compiuto”.

SIMBOLI INIZIATICI NELLA DIVINA COMMEDIA

La logica arcana che sottende alla manifestazione visibile di ogni autentico evento occulto, parto invisibile della materia celata, si concreta a mezzo di leggi che fanno capo ALL’ANTICA SAPIENZA DEI PADRI, scienza altissima che si perde nella notte di tempi. Tale CORPUS è confluito a diversi livelli nelle varie epoche, tramandato attraverso gli ADEPTI DEL PATTO SECRETO. Atto magico-alchemico che secerne l’energia attiva del Fuoco Rigeneratore. Numerosi iniziati hanno propagato come fiamma ardente la Magia del Segreto Incanto e tra loro era anche il Sommo Vate, che apparteneva all’ORDINE INIZIATICO DEI FEDELI D’AMORE, il grande Dante Alighieri, come abbiamo visto, vero e proprio MAGO, INCANTATORE E ADEPTO, versato in tutte le branche del sapere ermetico operativo. Non poteva essere diversamente, visto che Dante eleggerà quale guida simbolica nel viaggio verso gli Inferi il poeta VIRGILIO, a sua volta mago e taumaturgo, autore de L’ENEIDE, opera dai contorni esoterici, delle BUCOLICHE e delle GEORGICHE. A riguardo è interessante sapere che la tomba di Virgilio – collocata nel parco Virgiliano, alle pendici di Posillipo, dove sono visibili i resti della villa del poeta iniziato ai Misteri – ricorda nella forma e nella struttura un nuraghe sardo. Il motivo sottende a questa scelta rimane avvolto nelle nebbie di un passato secretato. Il mausoleo funebre sorge sulla sinistra, in prossimità della colossale CRYPTA NEAPOLITANA. Si tratta di un’immensa galleria, che secondo il mito e i racconti legati alla tradizione popolare fu scavata in una sola notte dallo stesso Virgilio. La galleria è stata al centro di culti iniziatici celati e con ogni probabilità veniva usata nel corso delle cerimonie dedicate alla Discesa negli Inferi, correlata alla Morte Iniziatica ed alla penetrazione ctonia internamente all’Utero Primordiale (materia lunare). Virgilio, la cui famiglia aveva origini druidiche, si dice fosse esperto nella magia delle piante (Magia Verde) oltre ad essere un valente erborista. Una leggenda – che forse non è tale – narra di un libro di potere, un testo magico che Virgilio rinvenne nella grotta del centauro CHIRONE, situata sul Monte Barbaro. Il Vate, a quanto pare, si servì delle sue pagine per compiere prodigi e incantamenti. Esiste tuttavia una dottrina sapienziale che Alighieri ben conosceva e che ancora oggi è scarsamente nota, in cui rinveniamo elementi di notevole spessore, che affondano le loro radici in quella sapienza millenaria che faceva capo ai CAVALIERI GEROSOLIMITANI (TEMPLARI). Altri elementi di notevole spessore confermano l’ipotesi appena espressa. E’ noto, infatti, il collegamento fra i Templari e il Gruppo Iniziatico dei Fedeli D’Amore, che in Firenze si scambiavano poesie dal gergo quasi criptato, inaccessibile al volgo. Tra i massimi esponenti, come spiegato, troviamo Guido Cavalcanti, Dino Frescobaldi, Lapo Gianni, Ceppo D’Ascoli, il sommo Dante Alighieri e altri ancora. La dottrina dei poeti-iniziati, come già detto, verteva verso la ricerca di uno stato ideale, volto ad originare la genesi della Donna Salvifica, Madonna Intelligenza e Fede Santa, una chiara allusione Femminismo Sacro e al conseguimento di una riunificazione con l’elemento femmineo. Quanto sinora esposto dimostra che anche in Italia erano sorte delle correnti di pensieri analoghe, in qualche maniera, all’insegnamento esternato dal templarismo. Soffermandoci, invece, sul simbolo del BAPHOMET, l’idolo attribuito alla sapienza templare, noteremo che in esso è trasposto un aspetto importante connesso con l’androginia alchemica. Questa era presente in una certa misura nelle pratiche segrete interne dei Templari e, in maniera abbastanza concreta, nella cerchia dei Fedeli D’Amore. Il celebre STIL NOVO ne promulgava mediante versi ermetico-iniziatici la componente più profonda. La Donna Invisibile o Luna, immagine sublime e sublimata della Sapienza Sacra o della GNOSI, incarnava un principio di illuminazione e di conoscenza trascendente protesa alle arche sapienziali. Come una rugiada sottile, la Donna Salvifica irrorava le menti e l’essere primigenio. Un processo misterioso, che ancora oggi solo pochi sapienti custodiscono.

SIMBOLI ERMETICI NELLA DIVINA COMMEDIA

E’ scritto, nelle prose rivelate della Divina Commedia

<< O Voi che avete gli intelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto il velame de li versi strani >>

Con queste parole Dante vuole indicare con perfetta armonia e sonorità poetiche ed ermetiche, che nella sua opera è custodito un insegnamento dottrinale velato, visibile solo a chi è in grado di cogliere il significato profondo e iniziato che vi si nasconde. Nel contesto sapienziale che riveste questo capolavoro sono contenuti concetti che si prestano a diverse interpretazioni, più elementi intercambiabili che interagiscono con il Tutto che rappresenta le fondamenta simboliche del testo arcano. Abbiamo già spiegato brevemente di come la discesa infera sia riconducibile alle antiche iniziazioni misteriche, le quali ponevano al centro del loro iter operativo le penetrazione delle cavità sotterranee allo scopo di attuare la morte simbolica dell’iniziando che in seguito tornava alla luce, mondato dalle scorie della materia SATURNIANA, la materia fisica e pensate. Questa trasmutazione è in connessione con la FASE AL NERO o NIGREDO ALCHEMICA, putrefazione, appunto, delle scorie e delle concrezioni SATURNIANE. Analogamente il viaggio di Dante nelle regioni infernali assume questa connotazione di ordine iniziatico.

L’intera struttura portante dello splendido lavoro dantesco, dunque, è a tutti gli effetti un cammino iniziatico che si snoda alla stregua di un viaggio. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, la assonanze ermetiche derivanti dalla simbolica di un ordine iniziatico importante quale il TOSON D’ORO, un organismo occulto che accoglieva in sé il simbolismo cavalleresco-ermetico. All’epoca di Dante, in ogni caso, la conoscenza ermetica era rappresentata quasi certamente dall’ORDINE DEL TEMPIO. Possiamo aggiungere la presenza di una dottrinaria di matrice araba, che lo stesso Alighieri non ignorava. Se analizziamo con attenzione i tre regni trascendenti che compongono la narrazione Dantesca, noteremo elementi che si riallacciano alle prove iniziatiche. DA QUESTO PUNTO DI VISTA L’INFERNO CONFIGURA IL MONDO PROFANO, IL PURGATORIO LE PROVE INIZIATICHE E INFINE IL CIELO (PARADISO) IL LUOGO DEGLI ELETTI, I PERFETTI, COLORO CHE HANNO RIUNIFICATO INTERIORMENTE AMORE ED INTELLIGENZA.

<< RITORNIAMO TUTTAVIA ALLE CONCORDANZE MASSONICHE DI CUI ABBIAMO VISTO SOLO UNA PARTE, POICHÉ VI SONO PARECCHI GRADI DELLO SCOZZESISMO CHE SONO IN PERFETTA ANALOGIA CON I NOVE CIELI PERCORSI DANTE CON BEATRICE >>

Non meno importante il significato alchemico che permea le fondamenta dell’immagine opera letteraria-ermetica. Basti pensare al periodo in cui inizia il viaggio di Dante : La Settimana Santa, ovvero in concomitanza con l’Equinozio di Primavera (momento di grande importanza per le iniziazioni).

Esistono delle connessioni numeriche in questo senso, che riportano alla PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI e al semi-periodo che ne determina la durata. Principio e fine di tale data corrispondono a livello geroglifico ad una semisfera o globo, vale a dire il simbolo alchemico del Regno Minerale, sormontato da una Croce. E’, in sostanza, il Globo del Mondo che ritroviamo nella QUARTA LAMA DEI TAROCCHI, L’Imperatore, Il Principe di Questo Mondo, colui che regna sul concreto, su ciò che è corporeo.

La stabilità dell’Imperatore deriva dal suo trono cubico sul quale è assiso. Si tratta della Pietra Cubica o Pietra Filosofale degli alchimisti. Il viaggio di Dante si compie secondo l’asse spirituale del mondo. Solo da quel punto, infatti, è possibile considerare tutte le cose in maniera permanente, avendo sottratto la propria essenza a qualsivoglia mutamento, addivenendo in tal modo ad una veduta totale del tutto. Scriveva Cecco D’Ascoli in una sua celebre prosa dalle valenze simboliche : “La Grande Opera È Compiuta”.

FIRENZE ARCANA

Il Mistero, quello che intriga l’animo e si snoda silente nelle pieghe del passato, racchiude memorie che l’oblio ha confinato nell’ombra di un tempo dimenticato da chi non insegue il sacro.

Nella nostra Italia questo senso di segretezza sembra palesarsi subitaneo, inaspettato, quasi scaturente da quel nulla che in realtà contiene tutto. Dopo questa premessa non stupirà apprendere che il celebre ORDINE DEI CAVALIERI TEMPLARI, I Monaci Guerrieri, ha lasciato tracce indelebili in città come Perugia dove, a livello architettonico-simbolico, è possibile rinvenire elementi significativi connessi con questa realtà iniziatica nella Chiesa della precettoria di San Bevignate, edificata nella seconda metà del Duecento. Anche in Toscana sono presenti raffigurazioni che rimandano ai cavalieri gerosolimitani, soprattutto a Firenze, nei quartieri monumentali di Palazzo della Signoria, al cui interno era conservato un magnifico affresco che ritrae l’idolo barbuto, il BAPHOMET dei TEMPLARI.

Questa figura arcana, emblema dell’Ordine, attualmente collocata in una delle sale di Palazzo Vecchio, descrive attraverso messaggi secretati, e altrettante simbologie, il sacrificio e la distruzione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio.

L’idolo androgino, il BAPHOMET, il cui nome nome potrebbe derivare dalla deformazione provenzale collegata alla parola araba MOHAMET, secondo i cultori di scienze ermetiche alluderebbe alla GRANDE OPERA ALCHEMICA. In base ad un’altra versione, invece, il genio barbuto connesso al templarismo indicherebbe l’alchimista che realizza la sua Opera Trasmutativa ottenendo la scissione del composto primario.

Di qui l’aspetto sgradevole e spaventoso del BAPHOMET, il quale in Alchimia configura la materia allo stato grezzo, o stato fermentativo che precede la creazione dell’essenza suprema.

Il tema del dipinto, che erroneamente si pensava rappresentasse la ciacciata del Duca D’Atena da Firenze, in realtà, è intimamente correlato alla fine dell’Ordine del Templari.

IL BAPHOMET

Il BAPHOMET/BAFOMET/BAFOMETTO è l’arcano più misterioso ed emblematico che rinveniamo nella storia dei Templari e del loro iter di iniziazione : ha la testa e le zampe di un capro, seni e braccia di donna, una torcia ardente tra le sue corna (di ariete o di caprone). Questo idolo, apparentemente mostruoso, deriva dal mitico BECCO DI MENDES e dal Grande dio PAN, l’androgeno degli GNOSTICI. Analogamente alla Sfinge Greca, riunisce in sé i quattro elementi associati di consueto al Diavolo, o per meglio e dire, al suo principio animico.

Le sue gambe nere sono riconducibili all’elemento TERRA e di conseguenza agli Gnomi, Spiriti della profondità senza luce del periodo medievale ed anche agli ANUNNAKI, temuti dai Caldei. I fianchi ricoperti di scaglie verdi alludono invece alle Ondine, Spiriti Elementali legati all’elemento ACQUA.   Le ali azzurre sono riconducibili alle silfidi o Spiriti dell’Aria, mentre la sua testa rossa simboleggia i Geni dell’elemento FUOCO, le Salamandre. Il BAPHOMET è in modo speculare riconducibile al REBIS ALCHEMICO che similarmente racchiude valenze androgene. Questo stato interno è lo specchio di un processo che unificai l’energia virile alla sensibilità femminea e lunare : IL REBIS. Questa parola deriva da RES BINA, che significa LA COSA DOPPIA, L’UNIONE DEGLI OPPOSTI. Tale sostanza, al tempo stesso maschio e femmina, è un Mercurio animato dal suo Zolfo e di conseguenza trasmutato in Azoto o Quintessenza degli Elementi. Il simbolo che raffigura la Quintessenza è la Stella Fiammeggiante, in grado di ricevere il duplice irraggiamento del SOLE (MASCHIO) e della LUNA (FEMMINA). La sua luce quindi possiede una natura bisessuale, androginica, ermafrotidica (da HERMES, MASCHIO e AFRODITE, FEMMINA). Nel celebre scritto alchemico di Frate Basilio Valentino, IL TRATTATO SULL’AZOTO, appare la figura del REBIS ALCHEMICO in veste di trionfatore vittorioso, che ha dominato il Drago della vita elementare e di conseguenza il Quaternario degli Elementi. Una delle due teste del REBIS cade sotto l’egidia del SOLE (RAGIONE) l’altra invece è governata dalla LUNA (IMMAGINAZIONE). Fra queste però, si insinua la stella di Mercurio (Intelligenza, Compressione, Gnosi). Marte e Venere (Ferro e Rame, metalli duri) esercitano la loro influenza sul lato destro (reattività). Quello sinistro (passività) al contrario riceve l’influsso di Giove e di Saturno (stagno e piombo, metalli molli e malleabili). Marte (energia, movimento, azione) viceversa è in relazione diretta con il braccio destro. La mano sinistra del REBIS stringe un mazzuolo con il quale scaglia un colpo mediante un atto deliberato, servendosi dello scalpello che tiene nella mano sinistra. Il braccio sinistro, che il compito di tenere fermo lo scalpello, è legato a Giove (Rispetto di Sé). In un’altra versione iconografica, quella più frequente, egli tiene nella mano sinistra una SQUADRA (EQUITÀ, SENTIMENTO, MORALITÀ) e nella destra un COMPASSO (VERITA’, RAGIONE, INTELLETTUALITA’). I Cavalieri del Tempio, così come i Fedeli D’Amore, potevano conquistare l’androginia e la realizzazione del Rebis solamente dopo aver dominato le attrazioni elementari. Tutto ciò che rappresenta la materia pesante ed è celato nell’iniziato – istinti inferiori, basse emozioni – deve essere domato (e non estinto) prima che gli sia consentito di poter attrarre il Fuoco del cielo allo scopo di incorporarselo. Si tratta, in sostanza, di sormontare l’animalità per conferire all’Uomo propriamente detto, il pieno possesso di sé. Il Pentagramma che appare nel sigillo di Rebis, La Stella Fiammeggiante, è per l’appunto l’emblema dell’iniziato svincolato da tutto quanto gli impedisce di essere unicamente e pienamente Uomo. Cala il silenzio secolare sul segreto dei segreti, sui Templari Fiorentini e quelli di Francia, sui Fedeli D’Amore e sui riti occultati, sulla Luna-Iside-Madre celata e sui suoi influssi. Tuttavia, la torcia luminosa del Sapere arde imperterrita, la fiamma lucente posta tra le corni lunari del BAFOMETTO sprigiona tuttora una luce feconda e l’idolo misterico da Firenze fa capolino malizioso, certo che il Sapere, quello autentico, non sarà mai dimenticato, ma verrà tramandato nei secoli dei secoli, oltre i confini dell’umano. La Grande Opera è compiuta. Terminiamo con i versi immortali del grande poeta Fiorentino : L’AMORE CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE.

FONTE

Stefano Mayorca – La Luna : influssi, poteri, leggende

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