Esoterismo, Scienza

LA VISTA INTERIORE

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La memoria — disperazione del materialista, enigma dello psicologo, sfinge della scienza — è, per lo studioso delle antiche filosofie solo un nome per esprimere quel potere che l’uomo esercita inconsciamente e che condivide con molti animali inferiori: il potere di vedere con la vista interiore nella luce astrale e scorgervi le immagini delle sensazioni e degli avvenimenti  passati. Invece di cercare nei gangli cerebrali per trovarvi le micrografie dei viventi e dei morti, di scene che abbiamo visto, di incidenti a cui abbiamo partecipato, gli antichi si rivolgevano al vasto serbatoio in cui sono conservate per l’eternità le registrazioni di ogni vita umana e di ogni  pulsazione visibile del cosmo.

Il lampo di memoria, che secondo la tradizione è supposto mostrare all’uomo che annega tutte le scene da tempo dimenticate della sua vita mortale — come un paesaggio viene mostrato al viaggiatore dai lampi intermittenti — è semplicemente l’improvviso colpo d’occhio che l’anima in lotta getta nelle silenziose gallerie dove la sua storia è dipinta con colori incancellabili.

Il noto fatto — confermato dall’esperienza di nove persone su dieci – che spesso riconosciamo come a noi familiari scene, paesaggi e conversazioni che vediamo o udiamo per la prima volta, e talora in regioni dove non sui mai stati, è il risultato delle stesse cause. Coloro che credono nella reincarnazione adducono questo fatto come una prova in più di una nostra precedente esistenza in altri corpi. Questo riconoscimento di uomini, luoghi e cose che non abbiamo mai visto è da loro attribuito a lampi di memoria animica risalente ad esperienze anteriori. Ma gli uomini dell’antichità, in comune con i filosofi medievali, avevano un’opinione del tutto diversa.

Essi affermavano che, sebbene questo fenomeno psicologico fosse uno dei più forti argomenti in favore dell’immortalità e della preesistenza dell’anima, tuttavia, poiché essa è dotata di una memoria individuale distinta da quella del nostro cervello fisico, il fenomeno non è una prova di reincarnazione. Come  esprime chiaramente Eliphas Levi «La natura chiude porta dietro tutto quello che passa e spinge innanzi la vita» verso forme più perfette. La crisalide diviene farfalla, ma questa non può tornare allo stato larvale. Nella pace delle ore notturne, quando i nostri sensi corporei sono avvinti nei legami del sonno e il nostro corpo elementare riposa, la forma astrale diviene libera. Allora essa vagabonda fuori della sua prigione terrena, e come dice Paracelso, «confabula con il mondo esterno» e viaggia per mondi visibili e invisibili. «Nel sonno, egli dice, il corpo astrale (anima) è in più libero movimento; poi si eleva verso i suoi progenitori e conversa con le stelle.» I sogni, i presagi, la prescienza, le precognizioni e i presentimenti sono impressioni lasciate dal nostro spirito astrale sul nostro cervello, che le riceve più o meno distintamente a seconda della quantità di sangue che riceve durante le ore di sonno. Quanto più il corpo è esaurito, tanto più libero è l’uomo spirituale e tanto più vivide sono le impressioni della nostra memoria animica. In un sonno pesante e profondo, senza sogni e ininterrotto, l’uomo, svegliandosi alla coscienza può non ricordare nulla. Ma le impressioni di scene e di paesaggi che il corpo astrale vede nelle sue peregrinazioni sono sempre lì, sebbene latenti sotto il peso della materia. Esse possono essere risvegliate in ogni momento, e allora, durante questi lampi di memoria interna, vi è un istantaneo scambio di energie tra l’universo visibile e l’invisibile. Tra le micrografie dei gangli cerebrali e le gallerie foto-scenografiche della luce astrale viene stabilita una corrente. Un uomo che sa di non avere mai visitato col corpo e di non avere mai visto la località e le persone che riconosce può senz’alltro affermare di averle viste e conosciute perché questa conoscenza è  avvenuta mentre egli viaggiava in «spirito». A questo i fisiologi possono opporre una sola obiezione. Essi risponderanno che nel sonno naturale, perfetto e profondo, metà della nostra natura volitiva è in condizioni di inerzia, quindi incapace di viaggiare. E questo tanto più in quanto l’esistenza di un simile corpo astrale individuale, o anima, è considerata da loro niente altro che un poetico mito.

Nessuno, per quanto grossolano e materiale possa essere, può evitare di condurre una doppia esistenza l’una nell’universo visibile, l’altra in quello invisibile.

Il principio vitale che anima la sua struttura fisica è principalmente nel corpo astrale; e, mentre la parte più animale di lui riposa, quella spirituale non riconosce né limiti né ostacoli. Siamo perfettamente consapevoli che molti dotti, al pari di molti indotti, faranno obiezioni a questa nuova teoria della distribuzione del principio vitale. Essi preferiscono restare nella beata ignoranza e continuare ad affermare che nessuno sa né può pretendere di dire dove appare questo misterioso agente e dove scompare, piuttosto che dedica¬re un momento di attenzione a quelle che considerano teorie vecchie e superate. Qualcuno può obiettare, sulla base della teologia, che i bruti non hanno anima immortale e che quindi non possono avere uno spirito astrale; perché i teologi, al pari dei laici, operano sotto l’erronea impressione che anima e spirito siano una sola e identica cosa. Ma, se studiamo Platone e altri filosofi dell’antichità, comprendiamo facilmente che, mentre l’«anima irrazionale» con il quale  Platone indica il corpo astrale, o la più eterea rappresentazione di noi stessi, può avere al massimo una più o meno prolungata continuità di esistenza oltre la tomba, lo spirito divino — malamente chiamato anima dalla Chiesa — è immortale per la sua stessa essenza. Ma ogni studioso ebreo apprezzerà prontamente la distinzione fra parole “RUAH” e “NEPHESH”).

Se il principio vitale è qualche cosa di distinto dallo spirito astrale e per nulla  legato ad esso, come avviene che l’intensità dei poteri chiaroveggenti dipenda in tanta parte dalla prostrazione del corpo del soggetto? Quanto più profonda è la trance, tanto meno il corpo mostra segni di vita, tanto più chiaramente viene la percezione spirituale e tanto più potenti sono le visioni dell’anima. Quest’ultima, liberata dal peso dei sensi corporei mostra un potere attivo ad un grado molto più alto di intensità di quando è in un corpo forte e sano.

Gli organi della vista, dell’olfatto, del gusto, del tatto e dell’udito hanno dimostrato dei livelli di sensibilità molto più acuti in un soggetto mesmerizzato e privo della possibilità di esercitarli corporeamente, che non quando egli li usa in condizioni normali.

Questi fatti, una volta dimostrati, dovrebbero porsi da soli come indiscutibile  prova della continuità della vita individuale, almeno per un certo periodo dopo che il corpo è stato lasciato, sia perché si era esaurito o per qualche accidente. Ma, sebbene durante il suo breve soggiorno sulla terra la nostra anima possa essere paragonata ad una luce nascosta sotto un moggio, essa brilla tuttavia con maggiore o minor fulgore e attrae a sé le influenze degli  spiriti di egual natura; e quando un pensiero, buono o cattivo, è generato nel nostro cervello, attira a esso impulsi dello stesso genere, irresistibilmente, come un magnete attira la limatura di ferro. L’attrazione è anche proporzionale all’intensità con cui l’impulso del pensiero si fa sentire nell’etere; e cosi può capire come un uomo possa imprimersi nella sua epoca con tanta forza che la sua influenza — per il continuo scambio di correnti di energia fra il mondo visibile e l’invisibile — può passare di secolo in secolo fino ad operare  su di una gran parte del genere umano.

Sarebbe difficile dire fino a che punto gli autori dell’opera intitolata “Unseen Universe” (Universo invisibile) si siano indotti a pensare in questa direzione; ma che non abbiano detto tutto quello che potevano si può intuire dal seguente passaggio:

«Comunque si consideri, non può esservi dubbio che le proprietà dell’etere sono di un ordine più alto, nell’arena della natura, che non quello della materia tangibile. E, poiché perfino gli alti sacerdoti della scienza trovano ancora quest’ultima molto al di là della loro comprensione, eccetto alcuni particolari numerosi ma di minore importanza e spesso isolati, non é di nostra competenza speculare più a fondo. È’ sufficiente per il nostro scopo sapere, da quanto l’etere certamente fa, che esso ha capacità molto più vaste di quanto alcuno abbia mai osato dire.»

 

H.P. BLAVATSKY – ISIDE SVELATA

 

 

 

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Scienza

TODESCHINI E L’ETERE

Todeschini

Non è facile riassumere in poche pagine a carattere divulgativo tutto il lavoro di Marco Todeschini: si tratta del lavoro enorme di un uomo dalle capacità intellettuali eccezionali, come avremo modo di constatare, che dedicò tutta la propria vita alla scienza, alla conoscenza e alla spiritualità, dando un contributo di valore assoluto sia per suoi contemporanei che per tutti gli uomini del futuro che avranno a cuore la vera conoscenza e il sapere.
Certamente accostarsi oggigiorno (come del resto lo fu anche in passato) al pensiero e  alla Scienza di Marco Todeschini richiede da parte nostra umiltà, grande apertura mentale nonché uno spirito anticonformista e coraggioso. Anticipo che chi possiede dette qualità, non mancherà però di essere gratificato dallo studio della sua importantissima opera!
Infatti Marco Todeschini con le sue importanti e innovative teorie (spesso supportate anche da analisi matematiche e da esperimenti scientifici), ma controcorrente e invise all’establishment “scientifico”, (sia nel passato che nel presente), ci farà dono di una chiara e nuova visione del Mondo, inteso come Materia e Spirito, nel quale anche noi esseri umani abbiamo il privilegio di esistere.
Marco Todeschini nasce a Val Secca di Bergamo il 25 Aprile 1899, e muore a Bergamo il 13 Ottobre 1988. Si laurea in Ingegneria a Torino nel 1921, specializzandosi poi in diverse branche della Fisica. Fu docente sia in scuole superiori che come Prof. Ordinario di Meccanica Razionale ed Elettronica al biennio superiore “STEM” di Roma.

LA PSICOBIOFISICA
Marco Todeschini inventa una “Nuova Scienza”, la “PsicoBioFisica”, che si configura come una sorta di “Teoria del Tutto”. La Fisica, la Biologia e la Psicologia, in questo ambito, trovano una correlazione evidente. Alla base di questa Sua nuova Scienza, la “PsicoBioFisica”, vi è la coscienza a cui Marco Todeschini è pervenuto, che “tutti i moti dell’Universo, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, nascono da un’etere universale, in perenne moto vorticoso, capace di influenzare sia la materia che gli esseri viventi e il loro Spirito”. Quindi per Marco Todeschini “l’Uomo è materia e Spirito, un essere correlato e comunicante, attraverso l’etere, sia con il microcosmo che con il macrocosmo,  sia con le particelle infinitesimali che con le galassie”… Per Marco Todeschini “l’Universo non è un’ oggetto meccanico indipendente da Noi osservatori, ma bensì un atto creativo, la cui origine sono i movimenti vorticosi dell’etere da Lui postulato, etere che si può considerare l’ energia fondamentale che permea tutto l’ Universo, capace attraverso le vibrazioni da esso prodotte di dare origine anche alle Nostre sensazioni, e queste poi, a loro volta, sarebbero in grado di influenzare la materia stessa”.
A fronte di questa importante premessa sulla “PsicoBioFisica”, mi preme constatare come il suo lavoro fu considerato quasi “insignificante”, se non totalmente ignorato, dalla comunità accademica del suo tempo, e come anche ai giorni nostri non si trovino suoi libri nelle facoltà universitarie, né venga neppure menzionato nei libri di testo… Lascio a Voi i commenti in merito a questo stato di cose. Ma malgrado questo ostracismo, Marco Todeschini fu proposto nel 1974 per il premio Nobel per la Fisica!
La “PsicoBioFisica” come abbiamo detto postula che tutti i fenomeni fisici siano dovuti a movimenti dello spazio fluido (etere); questi movimenti (vortici, vibrazioni), sollecitando i nostri organi di senso, producono delle correnti elettriche che attraverso i nervi arrivano al cervello e, una volta decodificate, producono le diverse sensazioni dei nostri sensi. Tutti gli organi del nostro sistema nervoso quindi funzionerebbero come una raffinata tecnologia elettronica.
Questa visione fece di Marco Todeschini un uomo anticonformista e coraggioso; affermando l’ esistenza dell’etere (bandito dalla Scienza Accademica), egli si pose in urto con  un  paradigma fisico consolidato, e si contrappose  alla fisica Newtoniana e anche alla relatività di Einstein che faceva il suo esordio in concomitanza temporale proprio con la sua “PsicoBioFisica”. Ciò non disarmò comunque lo Scienziato che seppe essere attivo promotore in campo scientifico, pubblicando centinaia di scritti e anche partecipando a congressi internazionali. Intrattenne poi relazioni dirette con importanti colleghi fisici del tempo, coi quali seppe sempre confrontarsi con spirito aperto e dialogante.
Insomma, Marco Todeschini si può a ragione considerare uno scienziato “dissidente”, uno spirito libero! Nelle Americhe sono sorte anche cattedre di “PsicoBioFisica” a dimostrazione dell’interesse, in quei paesi, per la sua Scienza, che afferma con logica ferrea, con dimostrazioni matematiche e anche sperimentali, che lo spazio non è vuoto! Ma bensì costituito da una sostanza fluida denominata “etere” la quale presiederebbe e renderebbe possibili i fenomeni che esistono in tutto l’Universo; la stessa vita dei suoi abitanti, e finanche i fenomeni spirituali esperiti da noi esseri umani.
Comincia a delinearsi a questo punto  l’ importanza unificante, il carattere rivoluzionario e anche l’ attualità della Scienza di Marco Todeschini. Egli con le sue scoperte sulla natura dell’etere si pone anche come l’artefice di una scienza libera e non dogmatica, in grado di mettere in risalto e di spiegare in parte anche la natura fisica e spirituale dell’esistenza Umana. Ai giorni nostri questa Scienza Unificante trova riscontro anche, per esempio, nella fisica del “campo di punto zero”, nelle ricerche sulla “levitazione magnetica”, e anche nelle ricerche su nuove fonti energetiche come la “fusione fredda”, LENR, ecc.
Marco Todeschini raccolse il pensiero di Cartesio, il quale postulò egli stesso l’esistenza di un etere che riempiva lo spazio. Più tardi anche la stessa teoria della natura ondulatoria della luce del Fisico Fresnel presupponeva la vibrazione dell’etere. Anche il Fisico Hertz dimostrò che la stessa teoria classica dell’elettromagnetismo confermava l’ipotesi che lo spazio fosse pieno di un etere fluido e in vibrazione, che consente alle onde di propagarsi oscillando attraverso di esso. Gli stessi Platone e Aristotele poi, ancora prima, immaginavano lo spazio come “pieno” di etere. Nella filosofia Vedica, ancora, lo spazio è considerato non vuoto, ma pervaso da un’energia fondamentale e vitale chiamata Prana”…
Marco Todeschini si contrappone alla teoria della gravitazione universale di Isaac Newton (vi pare poco?), la quale contempla l’ esistenza di misteriose forze collegate a corpi dotati di massa, corpi che si muoverebbero in uno spazio vuoto, ovvero privo di attrito.  “Ma nel vuoto, secondo Marco Todeschini, la forza sarebbe nulla, ovvero nel vuoto assoluto non sarebbe possibile produrre né forze, né accelerazioni, né velocità! Quelle che appaiono come forze per Marco Marco Todeschini sarebbero possibili solo in presenza di masse soggette ad un moto generato da un vortice di etere con una densità precisa. Il movimento delle masse sarebbe il risultato dell’urto delle masse stesse con l’etere. Inoltre Marco Todeschini riteneva che lo spazio fosse ben separato dal tempo, a differenza di quanto assunto dalla relatività di Einstein. Il peso stesso dei corpi non sarebbe indipendente dallo spazio fluido che li circonda. L’inerzia quindi, secondo Marco Todeschini, sarebbe solo una “apparenza di forza” dovuta alla resistenza opposta dall’etere all’accelerazione dei corpi in esso immersi. I fenomeni naturali sarebbero il risultato di azioni fluidodinamiche dello spazio eterico sulla materia, all’interno dello spazio eterico fluido stesso. Sarebbero i vortici di etere la causa di formazione sia dei sistemi atomici che di quelli astronomici. Pertanto una sola legge governerebbe sia l’infinitamente piccolo che l’infinitamente grande! Inoltre la varie forme di energia radiante, le frequenze e le onde elettromagnetiche, come noi le conosciamo, sarebbero questi stessi fenomeni fisici prodotti dalla vibrazione dell’etere”!

Quella di Marco Todeschini quindi è una scienza unitaria che si oppone a quella frammentazione della scienza attuale che ha allontanato l’uomo dalla verità. “Marco Todeschini, nella sua critica e confutazione della relatività di Albert Einstein, giunse anche a ritenere che la velocità della luce non sia una quantità assoluta e insuperabile (300.000 Km sec.), ma vari a seconda della velocità del sistema di riferimento. Del resto si era già visto sperimentalmente, negli anni ‘30, in riferimento a collisioni di particelle, come questo limite assoluto (e dogmatico) della velocità della luce einsteiniano fosse stato superato!”
Marco Todeschini si è spinto anche oltre, criticando la stessa meccanica quantistica di Heisenberg e di Schrodinger, da lui ritenuta riduttiva della realtà fisica, in quanto essa considerava i fenomeni che si verificano nell’infinitesimamente piccolo solo una “funzione di probabilità”, quindi privi di finalità e di determinismo. Per contro, la Scienza di Marco Todeschini (PsicoBioFisica) consente di mettere in relazione il mondo della materia col mondo dello Spirito, essa ci rivela la connessione intima della materia con lo Spirito, configurandosi quindi come una “teoria del tutto”, supportata sia da calcoli matematici che sperimentali.
La “Spaziodinamica” è la base della PsicoBioFisica di Marco Todeschini: alla base dell’etere vi sarebbe un fluido che determinerebbe i movimenti in tutti i corpi esistenti, ovvero tutti questi movimenti sono causati da un fluido in perenne movimento. Non ci sono misteriose forze in atto come ritenevano Newton e i suoi seguaci. Ma la causa prima di tutti questi vortici presenti all’interno dell’etere è Dio stesso. Quindi all’origine abbiamo l’etere sottoposto ad un moto vorticoso, e da questa rotazione di etere fluido si originarono i nuclei atomici, e da questi, per successivi trascinamenti e rotazioni dell’etere, gli atomi, gli elettroni delle orbite esterne, e così via fino a tutta la materia, sia vivente che non vivente, e l’Universo tutto. “Le tre forze fondamentali che per Marco Todeschini sono alla base della materia sono la Forza Elettromotrice, la Forza Gravitazionale e la Forza Magnetica, e tutte agiscono all’interno della Forza Fluidodinamica, ovvero sono le tre componenti di un’unica forza, la Forza Fluidodinamica”.
Ecco spiegata la misteriosa forza di gravità e la forza elettrostatica. Esse sarebbero dovute alla forza centripeta esercitata dal fluido del vortice sui corpi in esso contenuti. Le Forze sono solo delle apparenze generate dall’urto di masse contro l’etere. Per dimostrare questa teoria, Marco Todeschini inventò anche un motore a “Forza Propulsiva Centrifuga”.

Nel sistema solare il moto dei pianeti viene spiegato come conseguenza del vortice di etere creato dalla rotazione del Sole attorno al proprio asse, il quale a sua volta trascina il  fluido circostante determinando un “campo sferico centro mosso” che determina la rivoluzione dei pianeti attorno al sole stesso. Marco Todeschini costruì appositi modellini (idroplanetario) per verificare sperimentalmente questa sua teoria, consistenti in pianeti in miniatura immersi e mossi nell’acqua contenuta in una vasca semisferica. Da questi esperimenti risultò che la Terra sarebbe immersa in un campofluido “centro mosso” che comprende la Luna, e che questo campo ruoterebbe poi attorno al Sole. Verificò anche che la forza di gravità coincide con la forza centripeta dovuta al fluido e inoltre che le traiettorie di una sfera immersa in un campo rotante sono delle spirali.

Ecco spiegato come tutta la materia, dagli atomi alle galassie, ha origine dal movimento dei vortici sferici di un’etere fluido, che equivale allo spazio stesso nel quale l’Universo esiste. Questi vortici roteando generano attrito, che a sua volta pone in rotazione altri strati di etere fluido, ecc.

LA TEORIA DELLE APPARENZE
Marco Todeschini si chiese come mai le scienze nel suo tempo, (e anche nel nostro), fossero così frammentate? La sua risposta fu che l’uomo ha inventato tante scienze quanti sono gli organi di senso di cui è provvisto il suo corpo. Marco Todeschini nella “Teoria delle Apparenze” sostiene che noi uomini avremmo scambiato le sensazioni di luce, di calore, di suono, di gusto, di olfatto, di tatto, di elettricità, provenienti dagli organi di senso, per realtà oggettive. Per Marco Todeschini le sensazioni invece non esisterebbero come realtà fisiche assolute, ma bensì come entità psichiche, e queste avrebbero origine dai segnali elettrici causati dall’interazione della materia con lo spazio fluido (etere) e i nervi collegati al nostro sistema nervoso e al nostro cervello. Per Marco Todeschini la psiche coincide con l’anima, ed è questa che ci consente di percepire tutti i meccanismi della vita in tutte le sue manifestazioni sensoriali. L’anima ha sede nella psiche, il cervello è una raffinata centrale elettronica che decodifica le informazioni provenienti dai cinque sensi (vibrazioni e movimenti dell’etere). Ma in ultima analisi non è il cervello che riceve le informazioni,  ma è l’anima a percepire.
Marco Todeschini è artefice anche di una nuova medicina “PsicoSomatica”; egli afferma: “l’ anima può anche regolare l’azione chimica secretiva delle ghiandole endocrine, concorrendo a ripristinare la salute (Psicoterapia). Da qui le prove neurofisiologiche che il corpo umano è un complesso di strumenti elettronici posti a disposizione dell’anima di natura spirituale.”
Le nostre sensazioni avrebbero origine dalle dalle vibrazioni dell’etere che, tramite gli organi di senso e  il cervello, noi percepiamo come tali quando esse raggiungono la psiche. Questo fenomeno fondamentale è riconducibile ad una sola legge dinamica descritta dalla legge d’ inerzia:
F=m.a
Si tratta della legge fondamentale della dinamica di Newton, che però Marco Todeschini, a differenza di Newton, non considera realtà oggettiva ma “mera apparenza”, dovuta al movimento dell’etere a diverse frequenze e percepito dagli organi di senso. Nella realtà oggettiva queste vibrazioni, se non ci fossero gli organi di senso e la psiche atti a decodificarle, sarebbero solo onde di etere silenziose, buie, insapori, inodori, atermiche, e diverse solo nella loro frequenza. La realtà soggettiva che noi viviamo sarebbe illusione se rapportata alle sensazioni da noi percepite (velo di Maya?). Per questa ragione per Marco Todeschini l’Universo avrebbe senso solo se inteso come dimensione Spirituale e creato per la vita!

METAPSICHE
Marco Todeschini non ebbe timore ad esplorare qui fenomeni psichici detti “paranormali” che la Scienza Ufficiale sostanzialmente nega, poiché non riesce a spiegarli. Egli in questo contesto considerava l’anima come una sorta di ricetrasmittente, e in certi casi essa può innescare energie radiative mettendo in moto l’etere, e anche la mente potrebbe interagire con altre menti attraverso la presenza di risonatori organici e psichici (telepatia)… Sarebbero proprio le leggi dell’elettromagnetismo di Maxwell a spiegare questi fenomeni, che avverrebbero attraverso la generazione e propagazione (o ricezione) di campi elettromagnetici generati dal corpo umano (risonanza), che metterebbero in movimento anche lo spazio fluido. Ecco ancora una volta individuato il meccanismo di relazione tra mente e materia.

CONCLUSIONI
Mi piace pensare che una nuova medicina olistica, anche grazie a Marco Todeschini, sia quindi possibile. Una medicina fisica non invasiva e basata principalmente sulla “vibrazione/risonanza”. Una Medicina che faccia uso delle onde sonore (onde binaurali, musicoterapia, onde d’urto, ecc.), dei campi magnetici pulsanti (magnetoterapia) e delle onde elettromagnetiche, di frequenza, lunghezza d’onda e ampiezza variabili, a seconda dei casi e delle necessità terapeutiche (per esempio onde Delta, Theta, Alfa, Beta). Una Medicina basata anche sul tocco (pranoterapia), o sulla conoscenza dei centri energetici: i Chakra (oscillatori elettronici dell’organismo?). Una Medicina basata sulla recitazione di una preghiera o di un mantra (vibrazioni). Una Medicina d’amore (Mente-Psiche-Anima), atta a sollecitare e rivitalizzare i tessuti, gli organi e i sistemi fisiologici, neurologici e mentali delle persone malate o semplicemente in disequilibrio, per ristabilirne quindi  l’equilibrio perduto, la vitalità e la salute in maniera dolce, coerentemente con i principi fisici enunciati da Marco Todeschini e senza controindicazioni e pericoli per l’uomo.
Tutto questo potrà avvenire soltanto nell’ambito di una Scienza libera e non dogmatica, dove lo Scienziato sia libero di spirito, coraggioso e anticonformista, come lo è stato Marco Todeschini.

 

FONTE : Luciano Saporito (NEXUS EDIZIONI)

 

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Extraterrestri

ANIMA, DNA E GENOMA

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Due sono i punti da mettere ulteriormente a fuoco.

Il primo: la chiave per comprendere il funzionamento delle frequenze poste, sulle quali sto tuttora indagando. Non posso ancora formine i valori etani e sicuramente, prima di conoscerne tutte le varianti e le possibilità, trascorreranno anni; tuttavia il loro meccanismo di funzionamento sembra chiaritoli secondo: l’Anima, interrogata sul perché scelga una persona e non un’altra, dice che è questione di geni. Sostiene d’interagire con l’interno del DNA: alcuni soggetti vanno bene, mentre altri non sono adeguati poiché vibrano secondo frequenze diverse dalla sua.

Tra l’altro gli interpellati si esprimono tutti allo stesso modo: sostengono che c’è incompatibilità genetica con gran parte della razza umana, la quale non può quindi avere Anima; le frasi che usano sono diverse ma, in sintesi, alla fine la percentuale delle persone dotate di Anima si attesta intorno al 25%.

Le espressioni utilizzate per rispondere alla domanda “Quante persone hanno l’Anima?” dopo che l’addotto in ipnosi abbia affermato di propria volontà che non tutti gli esseri umani ce l’hanno, sono state:

1 Meno del 50%.

2 Attorno al 30%.

3 II 20%.

4 Circa il 25%.

5 Pochi.

6 Molto pochi.

7 Non tutti.

8 Di preciso non so, ma pochi.

Le variazioni sono probabilmente attribuibili all’assenza dell’asse del Tempo e, di conseguenza, alla difficoltà di quantificare.

Il DNA è una molecola semplice (assolutamente semplicissima anche da un punto di vista strutturale) costituita da tre parti fondamentali: il desossiribosio, i gruppi fosfato (sotto forma di esteri organici) 1 le basi azotate (quattro in tutto) che si alternano con frequenze precise. L’alternarsi delle basi azotate contiene le informazioni che permettono al DNA di funzionare e di costruire le opportune catene di amminoacidi, i polipeptidi.

Detto così sembra semplice ma, se si guarda il DNA con l’occhio dell’ingegnere genetico, si scopre che interessanti proprietà spaziali sono insite nella struttura di questa molecola. Da una serie di studi effettuati sul DNA umano, si evince che ancora nessuno è riuscito a comprenderne il vero funzionamento.

Sì sa che il 10% circa di quella struttura macromolecolare serve alla sintesi dei polipeptidi. E il resto (spazzatura è il termine per mezzo del quale viene generalmente definita questa parte del DNA; è evidente che, invece, serve a qualcosa… tuttavia credo fermamente che lo scopo della sua esistenza non sia affatto chiaro).

La struttura del DNA appare, all’occhio attento del Chimico, come una scala a chiocciola estremamente regolare. Un giro completo delle due eliche, che sono sfalsate tra loro, avviene circa ogni dodici scalini (la struttura del DNA è una molla che non ha una precisa lunghezza, ma oscilla. È assolutamente probabile che non si tratti di dodici scalini esatti, ma il problema è difficilmente risolvibile perché, se tento di analizzare il DNA, devo prenderlo e tirarlo fuori dall’ambiente nel quale si trova andando a mutare il suo stato magnetico e termico. Dunque non riuscirò mai a vedere la molecola così com’è al naturale), cioè ogni dodici interazioni tra le basi puriniche e pirimidiniche delle due eliche che lo compongono. La distanza tra un vertice e l’altro, cioè la larghezza della doppia elica, è di circa 20| angstrom (1 angstrom = IO-10 m) e la lunghezza di un giro completo è di circa 34 angstrom. Questi valori, misurati con i raggi X, sono abbastanza imprecisi essendo la macromolecola del DNA in continua vibrazione, come evidenziato dalla spettroscopia infrarossa. In definitiva, quindi, il DNA ci appare più come1 una molla che come una scala a chiocciola.

Stranamente, 12 (il numero di scalini che compongono un giro completo dell’elica) diviso per 20 (diametro dell’elica stessa) fornisce come risultato 0.6, laddove 0.618 è la mantissa del numero aureo. E ‘possibile che i dati relativi al DNA – ufficialmente il giro completo delle eliche avviene ogni 10,5 scalini – siano stati appositamente misurati in condizioni non ottimali proprio per evitare certe osservazioni? Esistono ulteriori esempi che conducono a questo sospetto, come, per esempio, l’abbandono del sistema MKS – soppiantato dal CGS – nelle misurazioni fisiche, nonché l’alterazione della scala musicale nella quale il DO di oggi non corrisponde più a quello di un tempo e certe frequenze musicali sono state stranamente spostate. Ad esempio, la vera frequenza del FA DIESIS QUINTO era di 314.16 Hz. Oggi non è più così…

Se si esamina la struttura del DNA con uno strumento elettronico, ci si accorge che può essere paragonato ad una doppia bobina formata da due fili che si avvolgono intorno a un luogo di punti centrale, l’asse del DNA. Bisogna infatti ricordare che i legami chimici sono formati da zone di spazio nelle quali alcuni elettroni si muovono generando campi elettromagnetici localmente forti. In altre parole, il DNA è una struttura in grado non solo di emettere informazioni (attraverso conformazioni che sono la base costituente di una catena di peptidi), ma è anche una vera e propria antenna che riceve e trasmette campi elettromagnetici.

Di questi aspetti del DNA la scienza ufficiale tende a non interessarsi. Alcune scuole di pensiero new age si sono invece recentemente scatenate nel dire idiozie sul DNA a dodici eliche che servirebbe all’Uomo per essere immortale. Nulla di tutto questo ha una sia pur minima base logica. Invece viene da pensare che le misure del DNA siano legate alla sezione aurea e al Pi Greco, cioè che l’Universo sia stato costruito tutto con le stesse regole.

IL GENOMA E L’ANIMA

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“ L’ultima teoria del padre del DNA :  l’anima è fatta solo di neuroni ”

 “Ormai è dimostrato che la coscienza nasce da reazioni biochimiche del cervello : non vi è niente di sovrannaturale”

(La Repubblica)

Il genoma umano sta diventando l’equivalente moderno e secolare dell’Anima? È nella costellazione di geni che compongono il suo DNA l’essenza dell’uomo? A porre queste domande, anzi ad avanzare questa provocazione, è stato, qualche settimana fa sulla rivista americana Science, lo svizzero Alex Mauron, biologo molecolare e di bioetica in forza all’Università della Scuola Medica di Ginevra.

Domande tempestive. Provocazione utile. Perché intorno al DNA umano e al suo recente sequenziamento integrale sta nascendo una nuova metafisica: la “metafisica genomica”, per dirla con Mauron. Una visione del mondo che individua nel DNA, nuda ed essenziale, la nostra natura umana. Nella “metafìsica genomica”, infatti, il DNA è l’elemento fondante ed esaustivo dell’identità di un’intera specie e di ogni suo singolo individuo. In questa visione, noi siamo il nostro DNA. È il genoma che ci conferisce la nostra “umanità”. Insomma, sostiene Mauron, il genoma è diventata la versione moderna dell’Anima. Anche se è un’Anima secolare e persino materiale.

L’Anima? Non è altro che una particolare combinazione di neuroni del cervello. Mettendo fine a secoli di lotte tra scienza e religione, Francis Crick, padre del DNA, ha pubblicato sulla rivista scientifica britannica “Nature Neuroscience” uno studio destinato a far discutere. Nel cinquantesimo anniversario della scoperta del DNA, che gli valse il Nobel insieme al suo collega James Watson, lo scienziato attacca ogni ipotesi metafisica proponendone una organicistica. «La convinzione scientifica – ha più volte detto il padre del DNA – è che le nostre menti, il comportamento dei nostri cervelli, possono essere interamente spiegati dall’’interazione delle cellule cerebrali». Anni di sperimentazione, di studi su pazienti con lesioni al cervello, di test su animali e di ricerche psicologiche hanno permesso allo scienziato di arrivare all’essenza stessa dell’Anima. Alcuni degli elementi più di rilievo provengono dallo studio e dalla cura di pazienti epilettici.

«È evidente che la coscienza nasce da reazioni biochimiche del cervello», ha detto da parte sua Christopher Koch, professore di scienza neurologica all’Istituto di Tecnologia della California e co-autore dello studio.

La ricerca descrive il modo in cui diverse parti del cervello si fondono Luna con l’altra per creare un senso di coscienza, quello che i credenti chiamano Anima. «Per la prima volta – si legge nello studio – abbiamo uno schema co-ergente per i correlati neurali della coscienza in termini filosofici, psicologici e neurali». In vista delle prevedibili polemiche, la Chiesa è già scesa in campo.

Il reverendo Michael Reiss, professore di scienza alla University of London, ha minimizzato la portata della scoperta di Crick, che avrebbe solo scoperto le componenti neurologiche della coscienza: “È come dire che una cattedrale è un ammasso di pietre e vetro: è vero, ma è semplicista e non rende l’idea». Il professor Crick, che ha 86 anni, in passato ha detto più volte che un giorno l’umanità intera avrebbe dovuto accettare il concetto che Anima e promessa di vita eterna non esistono, un po’ come un tempo dovette accettare che la Terra era rotonda.

Dunque anche la scienza ufficiale ha capito che questo problema necessita di chiarimenti che, per un indagatore aperto, potrebbero venire proprio da ciò che è emerso nelle ipnosi regressive.

Le menti degli addotti, infatti, sembrano con!” ’re molte informazioni pro-venienti sia dalle conoscenze delle menti aliena (MAP), sia dalle memorie a lunghissimo termine delle componenti umane (soprattutto dell’Anima e dello Spirito).

Ad esempio, uno degli addotti (titolo di studio: terza media) mi disse in ipnosi che, per connettere stabilmente l’Anima al DNA, e quindi per non far più morire il corpo, occorreva una proteina che si chiamava TrTs.

Ebbene, esistono realmente alcune proteine della classe TrTs (acronimo di “Transferase Terminale”). Si tratta di molecole che, guarda caso, servono per legare al DNA certe altre particelle. Strano, vero?

Un’altra addotta, della quale avevo isolato Anima, disegnò il DNA così come lo vedeva. Ne risultò un’immagine che si potrebbe considerare classica tranne che per un’eccezione: all’interno delle due eliche “normali” c’era qualcos’altro, tanto da far sembrare che le eliche, in realtà, fossero tre.

Nel disegno comparivano anche alcune palline ai bordi delle eliche esterne, perfette rappresentazioni delle molecole di cristallizzazione dell’acqua intorno al DNA.

Nessuna trasmissione televisiva o testo di biologia disegna, di solito, questi oggetti. Oltre a questo, l’addotta in questione non aveva alcuna idea di come il DNA potesse essere fatto.

FONTE

Corrado Malanga – Alieni o Demoni

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