Alchimia, Gnosticismo, Sessualità, Spiritualità

I FATTORI ALCHEMICI PER LA RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA

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Tutto ciò che si riferisce al sesso e alla sessualità costituisce da sempre una “pietra d’inciampo” al lavoro interno. L’energia del Centro Sessuale è infatti così potente e sottile che, nelle mani dell’Ego, è in grado di condizionare negativamente tutta la vita dell’uomo e di vanificare ogni sforzo di perfezione.

Per contro, non può sfuggire il fatto che tale energia, proprio per la sua straordinaria qualità, detenga delle capacità, diremmo dei “poteri”, del tutto straordinari. Non ci riferiamo solamente alla capacità di generare corpi fisici, fatto straordinario già di per sé, ma anche alla capacità di influenzare determinare ogni altra opera creativa dell’uomo, sia essa materiale, artistica o intellettuale.

Freud, usando un termine che ritroveremo più avanti, introduce per primo nell’ambiente scientifico il   concetto di energia sessuale “sublimata” come fondamento di tutta la creatività dell’uomo.

Le scuole iniziatiche e le religioni antiche, pertanto, hanno sempre osservato nei confronti dei temi relativi al sesso la più estrema considerazione e la più estrema cautela: se è vero che nel centro generatore di ogni attività umana deve trovarsi anche la chiave del processo di salvezza, è anche vero che si tratta di una chiave capace di aprire anche altre porte, non tutte così desiderabili. Il problema è quello di togliere la chiave dalle mani dell’Ego. Cosa non facile, che richiede una preparazione specifica ed uno sforzo individuale improponibile su vasta scala.

Si comprende quindi come i temi relativi alla sessualità siano stati progressivamente ritirati dal livello esterno dell’insegnamento delle scuole filosofiche, e riservati ai livelli più interni. In essi il ricercatore, fortemente motivato nella ricerca del suo perfezionamento interiore, accede infatti non solo alle informazioni teorico/pratiche relative al sesso, ma anche alle tecniche concrete per la dissoluzione dell’Io, riducendo al minimo il rischio di cadere nell’infrasessualità.

L’atteggiamento sessuofobico delle principali religioni tradizionali (cristianesimo, ebraismo, islamismo), oltre che con motivazioni culturali, socio/ambientali, dottrinali eccetera, può spiegarsi proprio con quanto appena detto. Le religioni tradizionali, preoccupate di diffondere l’insegnamento alla massa piuttosto che di portare alla perfezione il singolo, e quindi necessariamente poco esigenti nei riguardi del Primo Fattore, di fronte all’impossibilità di proporre un uso “salvifico” della sessualità, preferiscono ignorarla, accontentandosi così di proporre quasi una “salvezza minore”, celibataria. Il sesso, lasciato quindi praticamente nelle mani dell’Ego, diventa allora solo un ostacolo da combattere e da negare, in ogni caso da controllare con rigide norme morali.

Giunti a questo punto del lavoro, cercheremo di affacciarci su quanto le scuole iniziatiche tramandano nei loro circoli più interni a proposito del Secondo Fattore e della sessualità in genere, e lo faremo con l’aiuto di una scienza ermetica che, grazie all’incomprensibilità del suo linguaggio, ha saputo conservare intatti quei temi, sfuggendo alle più accanite persecuzioni: L’ALCHIMIA.

Addentrarci in quel fenomeno culturale (scientifico, storico, filosofico, sociale) che passa sotto il termine di “ALCHIMIA” non è lo scopo del presente compendio. Ci basta qui ricordare che per Alchimia non bisogna intendere, come si fa nell’accezione comune, una sorta di “protochimica” o di chimica grezza e rudimentale; essa è, al contrario, una vera scienza, che è attiva tuttora e che si prefigge un obiettivo ben preciso: trasformare il piombo della materia in oro dello Spirito. L’oggetto di questa scienza è il sesso, anche se velato dietro storte, alambicchi o formule di composti chimici. Il particolare linguaggio simbolico, incomprensibile anche alle persone più dotte, se non salvò dal rogo dell’Inquisizione e dall’accusa di stregoneria molti alchimisti vissuti tra il ‘500 e il ‘700, permise tuttavia la sopravvivenza dei testi che, al momento attuale, costituiscono praticamente gli unici documenti storici sull’uso cosciente della sessualità e sulla pratica del Secondo Fattore nel mondo occidentale.

L’EQUILIBRIO TRA I CENTRI DEL CORPO FISICO

La premessa indispensabile alla pratica del Secondo Fattore è costituita dal raggiungimento di un perfetto equilibrio tra i cinque Centri del Corpo Fisico. Abbiamo già visto a suo tempo che questi Centri si comportano come dei “vasi comunicanti”, o anche come componenti di un circuito elettrico, e che, in caso di reciproco squilibrio, attingono il loro nutrimento uno dall’altro e, in ultima analisi, dal Centro Sessuale; questo viene ad essere  quindi funzionalmente alterato e costretto ad usare un’energia che non è la propria. Esotericamente, si dice che, invece dell’energia costituita dall’Idrogeno 12 (H 12), il Centro Sessuale si trova costretto ad utilizzare degli Idrogeni più pesanti (H 24, H 48).

Affinché i processi alchemici relativi alla pratica del Secondo Fattore possano innescarsi e procedere nelle diverse fasi, è indispensabile mettere a disposizione del Centro Sessuale l’energia sua propria, facendo in modo che gli altri Centri non si esauriscano precocemente. Abbiamo visto a suo tempo come ciò si ottenga fondamentalmente in tre modi:

1) con l’uso quotidiano di tutti i cinque Centri;

2) con la loro rotazione frequente;

3) con la disidentificazione dall’Ego, che costituisce la vera causa del loro squilibrio e dello spreco energetico.

Si conferma una volta di più come AUTORICORDO e AUTOOSSERVAZIONE siano pratiche fondamentali, e non solo per i problemi relativi al Primo Fattore.

Notiamo, sia pure incidentalmente, come l’Idrogeno 12 sia un’energia del tutto particolare, capace di attivare altri due Centri, chiamati Centri Superiori, che nell’uomo comune e corrente di norma sono atrofizzati:  il Centro  Intellettuale  Superiore (CIS)  e  il Centro Emozionale Superiore (CES). Questi Centri sono solamente espressione dell’Essenza. Il primo conferisce sapienza, chiaroveggenza, comprensione, telepatia, ingegno, idee eccetera; il secondo armonia, intuizione, amore, senso di fratellanza.  E’ evidente come l’attivazione dei due Centri Superiori sia di grande aiuto per la messa in pratica di tutti tre i Fattori.

LA SESSUALITA’ NORMALE

Il secondo presupposto alla pratica del Secondo Fattore è il raggiungimento della sessualità normale, cioè di una sessualità vissuta secondo le leggi di natura e che non produce conflitti di alcun genere.

Sessualità normale significa anche abbandono definitivo dell’infrasessualità che, come abbiamo già visto nella prima parte, si manifesta, in contrasto con le leggi di natura, sotto due principali aspetti:

1) negazione e rifiuto dell’atto sessuale;

2) abuso di questo atto, in tutte le sue forme, con obiettivi diversi da quelli procreativi.

Il raggiungimento della sessualità normale, tenuto conto che tutte le persone correnti hanno caratteristiche più o meno infrasessuali, è un fatto con cui ciascuno deve confrontarsi e che richiede un particolare e difficile lavoro sull’Ego della Lussuria.

LA PURIFICAZIONE DELL’ENERGIA

Anche se il Centro Sessuale comincia a utilizzare, nell’ambito della sessualità normale, l’energia sua propria (l’Idrogeno H 12), inizialmente ancora non è in grado di provvedere ai lavori alchemici veri e propri del Secondo Fattore (il lavoro, cioè, nella cosiddetta “forgia infuocata di Vulcano”). E’ necessaria un’opera preparatoria di purificazione. L’energia, infatti, pur essendo adatta, è di pessima qualità e deve essere raffinata attraverso quattro fasi successive di lavorazione. Tali fasi sono ben note agli alchimisti e prendono il nome di nigredo, albedo, citrinitas, rubedo. Vale a dire che l’energia da nera deve diventare bianca, quindi gialla e infine rossa (corvo nero, colomba bianca, aquila gialla e fagiano rosso). Solo attraverso la “rubedo” si forma il fuoco purificatore che è in grado, divampando nell’ ATHANOR, di trasmutare la materia grezza (il compost) nell’ oro spirituale. Si può dire che l’opus alchemico, cioè il lavoro caratteristico del Secondo Fattore, inizia proprio da queste quattro fasi di purificazione.

Il concetto di “nigredo” non è nuovo al lettore di questo libro. Già nella prima fase del lavoro interno il ricercatore, insoddisfatto e deluso della vita, pur intravedendo gli orizzonti nuovi che il “viaggio per mare” gli promette, sperimenta la solitudine della notte interiore passando per una “nigredo psicologica”. La nigredo cui adesso ci riferiamo, invece, non è soltanto riferita alla psiche, ma è il vero stadio iniziale dell’opera (l’opera al nero), lo stadio di chi possiede tutti glistrumenti per iniziare il lavoro, ma deve ancora alimentare e purificare il fuoco. E’ una fase di inattività piena di speranza e di certezza del risultato, diremmo di  “melanconia” passeggera: il corvo nero,  sia pur ancora in forma inespressa, riassume in fondo già la completezza del risultato.

Vedasi a questo proposito la “MELANCHOLIA I” di A. Durher, forse la più celebre allegoria della nigredo della storia dell’arte. “Melancolia” significa “bile nera”, la lettera “I” rappresenta il primo stadio della purificazione.

Vedi anche in Fulcanelli:  “IL MISTERO DELLE CATTEDRALI” , ed. Mediterranee, 19 , pag. 83: “(Il corvo) è il sicuro segno del successo futuro, la prova evidente dell’esatta preparazione del compost, il sigillo canonico dell’Opera.

Il percorso di affinazione dell’energia H 12, di cui ora trattiamo, che dal nero porta al rosso, esige nel ricercatore solitario l’avvento di un fatto nuovo: la relazione stabile con un partner  del sesso opposto.

Il lavoro di coppia (coniunctio), fondamentale per la pratica del Secondo Fattore (trasmutatio), inizia infatti fin dalla nigredo con la realizzazione di certe fasi (separatio, sublimatio) essenziali per l’acquisizione della cosiddetta “castità scientifica” (la scienza ermetica). Solo con essa la coppia raggiunge la completa purificazione dell’energia del Centro Sessuale (“opera al rosso”) ed è pronta per i lavori centrali del Secondo Fattore.

In altri termini, la coppia alchemica, sole e luna, diversificazione in opposti di un unico Androgino divino, lavorando con pazienza nel proprio “laboratorium oratorium”, impara per prove ed errori, memore del disastro causato da Pandora, a non versare il vaso di Hermes.

Il Dio greco HERMES equivale a quello romano MERCURIO. Il mercurio, per gli Alchimisti, equivale all’Enseminis di Paracelso, cioè al liquido seminale. Il vaso di Hermes è, in definitiva, il contenitore delle acque seminali, che non devono essere assolutamente  versate durante i lavori dell’ Opus. Il termine “castità” è quindi qui usato in modo diverso che nell’accezione comune. Non significa assenza di rapporti sessuali, ma rapporti sessuali senza perdita di energia, senza spasimo; superamento, quindi, sia della condizione dell’infrasessualità che di quella della sessualità normale. In senso metaforico, quindi, il “vaso” deve restare sempre “ermeticamente chiuso”. Pandora, invece, non resistette alla tentazione, versò il vaso e tutti i mali si diffusero nel mondo.

Tutto ciò esige il possesso di alcuni requisiti, che riassumiamo per praticità.

  • La coppia dev’essere stabile e non occasionale, e deve aver raggiunto la condizione di sessualità normale.
  • l’atto sessuale deve essere assolutamente privato, anche per ciò che concerne le esperienze interne; marito e moglie devono essere “sacerdoti” uno per l’altro;
  • la congiunzione carnale deve assumere sempre più l’aspetto di un atto “sacro”, in cui l’amore, oltre che esprimersi attraverso il desiderio sessuale, si manifesta attraverso il Fuoco Spirituale.

IL RISVEGLIO DEL FUOCO SACRO E LA FORMAZIONE DEI CORPI SOLARI

La coppia alchemica, ottenuta la castità scientifica e l’energia purificata della rubedo, possiede adesso la più alta capacità generatrice: non solo quella di generare, come le coppie comuni e correnti, altri corpi fisici, ma anche la capacità di generare i Corpi Solari e i Corpi Esistenziali Superiori dell’Essere, veicoli indispensabili al proseguimento del lavoro interno.

Ci si chiederà in che modo possa avvenire la generazione dei corpi fisici, dal momento che la congiunzione carnale avviene senza spargimento del seme. Per comprendere tale mistero, il mistero della Sacra Famiglia ovvero della generazione nella castità, è necessario  superare  la  logica  umana. Comunemente, infatti, una coppia è ritenuta “responsabile” quando genera un figlio nel momento che lei desidera. Nella “supersessualità” le cose stanno in modo diverso: è la Madre Divina che, in accordo con la legge del Karma, provvede al fatto che un’Essenza sia collegata magari ad un unico spermatozoo fecondante, senza che per questo debba essere  necessario l’enorme  spreco energetico dello spasimo.

Esamineremo adesso la teoria del processo della generazione dei Corpi Interni, servendoci del più alto simbolo allusivo del Secondo Fattore, il CADUCEO DI MERCURIO.

Il dio greco Hermes è comunemente raffigurato mentre tiene nella mano destra un bastone dalla forma apparentemente incomprensibile, denominato CADUCEO. Esso è simbolo di potere, potere di chi conosce il segreto della “scienza ermetica”, dunque del potere più alto, capace di portare alla pefezione spirituale. Tale simbolo è stato per questo motivo adottato anche dal Cristianesimo, ma per l’ovvio motivo di prendere le distanze dal paganesimo, è stato trasformato ed ha assunto, con il medesimo significato, la  forma del  pastorale  dei vescovi. Vedasi, a conferma di ciò, la pala dell’altare della navata sinistra della cattedrale di S.Stefano, a Zagabria, raffigurante S. Cirillo e Metodio.

La figura a lato mostra il Caduceo così come viene rappresentato simbolicamente (due serpenti attorcigliati verso l’alto su un bastone). Si noti che, durante l’accoppiamento, normalmente i serpenti assumono una forma attorcigliata.

La figura più in basso, invece, mostra il “Caduceo svelato”, cioè tutto ciò cui il simbolo allude in accordo con la tradizione esoterica.

Nell’osso sacro, in prossimità del chakra Muladara alla base della spina dorsale, giace attorcigliata la “Serpe Ignea dei nostri magici poteri”, il Fuoco Serpentino (per gli Indostani DEVI KUNDALINI SHAKTI). Giace immobile, attorcigliata tre volte e mezzo su se stessa, profondamente addormentata.

Essa, purissima Realtà spirituale, è un aspetto della Madre Divina Individuale, unica Forza  in  grado di generare i Corpi Interni e di annullare definitivamente gli Aggregati Psichici. Per questo la sua sede viene definita “sacra”.

Può venir risvegliata dal suo sonno unicamente attraverso un processo di trasmutazione alchemica. L’ Ens seminis, il “Mercurio arsenicato”, lavorato dalla coppia nella FORGIA INFUOCATA DI VULCANO, ovvero nell’ Athanor ermetico acceso dalla coniunctio, comincia ad esalare i suoi vapori risalendo verso l’alto lungo due cordoni di sostanza eterica. Essi, denominati “NADI”, sono collegati in basso con le ghiandole sessuali e in alto con le due narici. Si capisce così come sia importante la respirazione nel processo di trasmutazione.

Quello destro, di flusso positivo (“PINGALA”), parte dal testicolo destro e arriva alla narice sinistra; quello sinistro, di flusso negativo (“IDA”), parte dal testicolo sinistro e arriva alla narice destra.

Per le donne è l’inverso: Pìingala (+) nasce  dall’ovaio  sinistro e arriva alla narice destra;  Ida (-)  nasce  dall’ovaio  destro  e  finisce  nella  narice sinistra.

I “nadi” si avvolgono attorno alla spina dorsale e vi si incrociano tre volte.

Durante la trasmutazione, quando i vapori del Mercurio si incrociano nel TRIVENI, cioè nell’ incrocio più basso tra i due “nadi”, si verifica lo chock necessario e sufficiente per il risveglio della serpe divina. Essa, nella forma di FUOCO SACRO, incomincia a srotolarsi e a risalire lentamente lungo la colonna vertebrale, vertebra per vertebra, aprendo uno dopo l’altro tutti i Chakra e conferendo all’iniziato i poteri corrispondenti.

La tradizione esoterica orientale stabilisce, com’è noto, l’esistenza di sette CHAKRA lungo la spina dorsale.  Essi costituiscono  de i vortici di energia che, una volta attivati, conferiscono facoltà particolari, indispensabili al lavoro interno.   Essi   possono essere interpretati anche come i “sensi” del Corpo Astrale e sono essi stessi costituiti di materia astrale. Dal basso in alto sono denominati: MULADARA, SVADHISHTHANA, MANIPURA, ANATHA, VISHUDDA, AJINA, SAHASRARA  e conferiscono rispettivamente i poteri sulla terra, sull’acqua, sul fuoco, sull’aria, sulla voce e l’udito, dalla sapienza e della poliveggenza. Sulle tecniche per l’attivazione dei Chakra vi è molta discordanza tra le diverse scuole. Qui si sostiene che essa può essere prodotta soltanto dalle pratiche proprie del Secondo Fattore.

La Kundalini, in questo modo, risale nella colonna vertebrale per sette volte. Le prime due giunge fino all’intracciglio, e genera il Corpo Fisico ed il Corpo Vitale Solare: produce, cioè, una completa “rigenerazione” a livello tridimensionale. Le altre cinque volte giunge fino al cuore, e genera gli altri cinque Corpi Solari, rispettivamente Astrale, Mentale, Causale, Budhico, Atmico: genera, cioè, i Veicoli coscienti in grado di esplorare tutte le dimensioni del cosmo.

Teoricamente, la risalita della Kundalini (il “fuoco sacro”) lungo la colonna vertebrale è un fatto meccanico   legato   unicamente   al processo di trasmutazione alchemica. Si dice, però, che essa avviene anche “in accordo con i meriti del cuore”, e ciò risulta evidente se si pensa che la trasmutazione è un atto sacro che si compie solo in chi ricerca sinceramente i valori spirituali. Non si può tuttavia escludere del tutto il processo di trasmutazione meccanica, e la prova concreta di ciò è data dalla presenza degli HASNAMUSSEN.

I Corpi Solari rappresentano per l’iniziato i veicoli necessari per entrare con coscienza nel “Pleroma”, cioè nella pienezza della manifestazione dell’Assoluto. Le diverse dimensioni del Cosmo, astrale, mentale, causale, le regioni paradisiache del Nirvana diventano, per mezzo dei Corpi Solari oggetto di autentica  esperienza diretta.

Tale accesso cosciente alla realtà della Manifestazione costituisce un obiettivo fondamentale del lavoro interno, e ciò almeno per tre ordini di motivi:

– permette all’Iniziato di compiere un passo significativo nel proprio processo di spiritualizzazione lungo la strada del “ritorno al Padre”. Egli, infatti, rendendosi indipendente dai vincoli del mondo della materia, diminuisce la propria distanza dall’Assoluto;

– la possibilità di muoversi con coscienza nelle regioni superiori, solari, dei diversi Mondi trasforma l’Iniziato in un soggetto gerarchico. Cioè, per quella parte che è libera da Ego, egli diventa una Gerarchia Celeste ed entra a far parte di quell’ “esercito della voce” che emana dall’Assoluto e, nel contempo, lo costituisce. In tale veste egli può assumersi dei compiti in accordo con il suo raggio di appartenenza (vedi quanto già detto in proposito nella seconda parte del presente Compendio);

– l’esplorazione cosciente del proprio mondo astrale, mentale e causale mette l’Iniziato in condizioni di poter rendersi consapevole dei propri difetti, anche di quelli più piccoli e nascosti; condizione questa necessaria alla successiva pratica di eliminazione e di aumento della percentuale di Essenza libera. Tali  difetti sono chiamati esotericamente “l’altra faccia della Luna Psicologica”.

Tuttavia, la formazione dei Corpi Solari non rappresenta che il primo passo lungo il cammino che porta all’Assoluto. Tali veicoli, attraverso la perseveranza del candidato nei processi di trasmutazione propri del Secondo Fattore, devono prima o poi venir distrutti per consentire la nascita di strumenti ancor più prodigiosi, denominati CORPI D’ORO. Essi sono il simbolo dell’oro spirituale perseguito con i lavori dell’ opus  e consentono a chi li possiede di compiere il  descensus ad infera  necessario per indagare nella causa stessa dell’Ego, fino in ogni sua più piccola radice. In questo lavoro, simbolicamente, il candidato comincia ad affrontare le dodici fatiche di Ercole, calandosi negli inferni dei singoli pianeti per guadagnarsi il diritto di conquistarne i rispettivi cieli.

Successivamente, in seguito all’acquisizione del lapis filosoforum o “pietra filosofale”, l’iniziato riqualifica anche i Corpi d’Oro e li trasforma in CORPI DI LUCE, veicoli questi adatti ad entrare nella Realtà dell’Assoluto e a compiere la volontà della Sua unica legge, l’AMORE.

Abbiamo già notato la corrispondenza tra Amore e Libero Arbitrio; ciò significa che, anche giunto nell’Assoluto, l’iniziato, ormai vera e propria Gerarchia Celeste, ha la facoltà di “scagliare la pietra” e di rinnegare cioè tutto il lavoro svolto, e di scendere a precipizio lungo la scala del livello dell’Essere.

LA MORTE DELL’EGO

La pratica del Primo Fattore non conduce direttamente alla morte dell’Ego, bensì soltanto alla sua decapitazione, cioè alla morte di una parte dei difetti che lo costituiscono. La distruzione totale dell’Ego, anche nelle sue parti più nascoste e tenaci, richiede l’opera della Madre Divina non più sotto l’aspetto di Stella Maris, ma in quello potentissimo di  Devi Kundalini Shakti  (FUOCO SACRO). Questo processo si può realizzare soltanto durante la pratica del Secondo Fattore, allorché il Fuoco Sacro ha la possibilità concreta di sprigionarsi verso dentro e verso l’alto, in senso centripeto, lungo la colonna vertebrale.

In sintesi, la coppia alchemica, nel momento stesso in cui lavora per la costruzione dei Corpi Interni, ha anche la possibilità di distruggere un Ego già in precedenza decapitato, compreso ed indagato in ogni suo aspetto visibile e infernale.  L’uomo e la donna, a turno, durante il lavoro di trasmutazione dell’energia, possono invocare insieme Devi Kundalini Shakti per la distruzione del loro difetto. In questo modo la coppia combatte insieme, nella forma di androgino divino, per la propria totale liberazione. L’uomo aiuta la donna e la donna aiuta l’uomo nel progresso verso la reciproca santificazione.

Questo è il profondo significato esoterico e simbolico della MORTE IN CROCE: il simbolo della croce rappresenta l’unione del maschile (orizzontale) con il femminile (verticale).  La morte a cui si allude è, naturalmente, la morte mistica.

Un altro simbolo dell’unione tra il maschile ed il femminile è il cosiddetto “sigillo di Salomone”, costituito da due triangoli sovrapposti, quello maschile con il vertice in alto, quello femminile con il vertice in basso. Un bell’esempio di tale simbolo di trova in forma di mosaico ad Aquileia (Udine), nell’Aula “gnostica” della Basilica.

LA PRATICA DEL SECONDO FATTORE

L’ ARCANO (questo è il nome esoterico della parte più interna e riservata dell’insegnamento relativo alla pratica della Magia Sessuale) è sempre stato coperto dal più profondo segreto. In passato, chi rivelava i segreti dell’Arcano era condannato ad una morte atroce ed immediata.   Ai giorni nostri, nel linguaggio corrente, il termine “arcano” ha perduto il suo significato originario, etimologico, per conservare invece quello, più neutrale e meno impegnativo, di “segreto inestricabile”.

Esso deriva dal termine greco arché, che significa “punto di partenza”, “ricapitolazione” é  tradotto anche semplicemente con “arca”. Delle due arche più celebri, quella di Noè e quella dell’alleanza, la prima allude più chiaramente ad un contenuto sessuale: coppie di animali salvati in mezzo alle acque.

Nei culti misterici della Grecia antica, della cui parte più segreta non ci è pervenuta praticamente alcuna attendibile traccia documentale, l’Arcano è appena intuibile (ad esempio, nei culti agresti di fertilità, nei misteri orfici ed eleusini);

Dai pochi elementi di cui disponiamo (Empedocle, Porfirio, Apuleio) sembra essere costante, negli   antichi   misteri,  l’abbinamento tra  il  tema  della discesa  all’inferno  (Primo Fattore)  e  quello  della    rinascita (Secondo Fattore). Quest’ultimo   tema   si concretizza nell’allusione alla coppia mistica attraverso la vicenda di Orfeo ed Euridice (Virgilio, libro IV delle Georgiche; Ovidio, Metamorfosi).

Più riconoscibile è certamente nell’iconografia alchimistica del 1600 (“Atalanta fugiens” di M. Maier, “Mutus liber” di Altus); diventa quasi evidente nelle raffigurazioni sacre dell’India classica. Mai, però, esso è rintracciabile in un documento scritto che lo riveli o lo analizzi in modo esplicito e nei dettagli. Prova evidente, questa, che esso fu sempre tramandato per via orale. Come si dice, “da bocca ad orecchio”.

Svelare pubblicamente a generici ascoltatori o a lettori di un libro non precedentemente preparati la tecnica dell’Arcano, comporta certamente dei rischi.

In primo luogo, perché l’energia sessuale è potente e sottile: saperla risvegliare non implica subito anche il fatto di saperla poi padroneggiare. Ciò richiede spesso la presenza di un insegnante “personalizzato”.

Secondariamente, perché l’ascesa della Kundalini, nelle prime fasi del suo risveglio, può essere meccanica. La divulgazione delle tecniche del Secondo Fattore, senza la certezza che colui che vi accede proceda anche in concreto alla eliminazione dei propri difetti psicologici, espone al rischio di creare degli Hasnamussen.

Inoltre, la parola scritta ha il limite di cristallizzare qualsiasi concetto, di datarlo, rendendolo vittima  del tempo e della particolare personalità dell’autore; tradisce, insomma, quello spirito di continuo rinnovamento e “aggiornamento” che è una caratteristica tipica dell’insegnamento esoterico e che solo la tradizione orale è in grado di garantire.

Per questa serie di motivi, ed anche per altri di carattere più personale, l’Autore di questo libro non divulgherà la tecnica dell’Arcano.  Egli raccomanda, invece, ancora una volta, a chi intendesse accostarsi seriamente alla pratica dei Misteri, di rivolgersi ad una Scuola Iniziatica.

 

FONTE

www.gnosi.it

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SESSO SACRO

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La sessualità nella filosofia orientale, e in particolare nella medicina tradizionale cinese, acquista un significato “speciale” e ben diverso da quello che si è evoluto in Occidente. Essa sottintende due obiettivi fondamentali.
Da un lato, la trasmissione della vita nel tempo: come tale la sessualità è uno strumento “sacro”, che permette la perennità della specie. L’individuo si assicura la propria “immortalità”, trasmettendo ai figli le “leggi della vita”, scritte nel cielo.
Da un altro lato la sessualità ha delle implicazioni fisiologiche e fisiopatologiche perché concerne l’energia più importante e profonda dell’organismo, l’energia “primordiale” (Yuan Qi). Oggi sappiamo che la sessualità è profondamente agganciata al sistema psico-neuro-endocrino-immunologico e quindi ai meccanismi più importanti e profondi del sistema vivente.

Non medicina, né cibo,né salvezza spirituale possono prolungare la vita di un uomo se non comprende e pratica il Tao dell’amore… (Pien Tse).
Di tutte le decine di migliaia di cose create dal cielo, l’uomo è la più preziosa. Di tutte le cose che fanno prosperare l’uomo, nessuna può essere comparata al rapporto sessuale. (Tung-hsüan, “L’arte dell’amore, 700 a.C.)

Quindi lo scopo della sessualità nell’uomo e nella donna è anche quello di mantenere l’equilibrio psicofisico dell’organismo, svolgendo dunque un preciso ruolo fisiologico.Questo fatto era ben noto nell’antica Cina, tanto è vero che il testo canonico di medicina interna, il “Nei Jing-Su Wen”, parla di tutte le patologie principali ma ben poco della sessualità.  Questa viene sviluppata invece in un libro particolare, chiamato “Su Nu Jing”, letteralmente “il Libro della figlia senza complessi”.

In questo classico, l’Imperatore Giallo interroga non più i suoi soliti consiglieri medici, come avveniva nel “Nei Jing” ma la sua precettrice medico, la dotta Su Nu, ed altre due donne: Xuan Nu e T’sai Nu, ogni volta che desidera informazioni su questo tipo di problemi.Il testo inizia infatti con una domanda dell’Imperatore circa le ragioni del suo stato di salute. Egli chiede a Su Nu:
“Sono stanco e manco di armonia. Il mio cuore è triste e pieno di apprensione. Che cosa devo fare?”
Risponde Su Nu:
“Ogni indebolimento dell’uomo va attribuito al suo modo difettoso di fare l’amore .La donna è più forte dell’uomo per il suo sesso e costituzione,alla stessa maniera con cui l’acqua è più forte del fuoco…Quelli che conoscono l’arte dello yin e dello yang possono mescolare i cinque piaceri e farne una gioia celeste…”.
Quindi l’ Imperatore interroga Su Nu, non per un problema sessuale ma per disturbi psicofisici. In realtà questi disturbi derivano da un comportamento sessuale non adeguato e ciò sta ad indicare l’importanza della sessualità sull’equilibrio fisiologico degli individui, spiegando perfettamente il perché dei disturbi che abbiamo definiti “mascherati”.
Il libro espone quindi le varie tecniche sessuali, sia per l’uomo che per la donna, a seconda dei problemi specifici.Per fare un paragone moderno, si può anche dire che il “Nei Jing” è un libro di “medicina interna”, mentre il “Su Nu Jing” è un trattato di igiene sessuale, ginecologia e di psicologia insieme. A chi interessi l’approfondimento del discorso consigliamo di leggere questo libro, considerato come l’equivalente del Kamasutra per i cinesi.

I “cinque segni” della soddisfazione della donna, menzionati nel “Su Nu Ching”(periodo Han, 206 a.C. – 219 d.C.) . L’Imperatore chiede a Su Nu: “In che modo un uomo osserva la soddisfazione della sua donna? “. Su Nu: “Vi sono 5 segni, 5 desideri e 10 indicazioni. Un uomo dovrebbe osservare questi segni e reagire di conseguenza”. “Essi sono:
1. La sua donna ha il volto arrossato e le orecchie calde. Ciò indica che nella sua mente si sono destati pensieri d’amore. L’uomo può ora cominciare il coito, gentilmente, quasi tormentosamente, senza spingere a fondo e aspettando le reazioni della compagna.
2. Il naso è sudato e i capezzoli diventano duri. Ciò significa che il fuoco della passione arde più forte. La “picca di giada” (il glande) può ora spingersi fino alla “valle gentile” (circa 12 centimetri), ma non molto oltre. L’uomo dovrebbe attendere che il desiderio di lei si intensifichi prima di andare più a fondo.
3. Quando la voce della donna diventa roca e bassa, come se avesse la gola secca, il desiderio si è intensificato. Gli occhi sono chiusi, la lingua guizza tra le labbra ed ella ansima in modo udibile. Questo è il momento in cui la “picca di giada” dell’uomo può andare dentro e fuori liberamente. La comunione sta ora raggiungendo grado a grado uno stadio estatico.
4. Il “palloncino rosso” (la vulva) è abbondantemente lubrificato, poiché il piacere della donna si sta avvicinando al culmine, e ogni spinta dell’uomo aumenta tale secrezione. Leggermente la “picca di giada” tocca le punte della “castagna d’acqua” (cinque centimetri circa). Poi l’uomo può usare il metodo di una spinta a destra e una a sinistra, una spinta lenta e una rapida, o qualunque altro, a piacere.
5. Quando i “dorati fiori di loto” (i piedi della donna) si sollevano in alto come per abbracciare l’uomo, la sua passione e la sua brama hanno raggiunto il vertice. Ella avvolge le gambe intorno alla vita dell’uomo, mentre con le mani gli stringe le spalle e la schiena. La lingua sporge tra le labbra. Questi sono i segni che l’uomo deve ora spingere la propria “picca di giada” fino alla “valle della camera profonda” (15 centimetri circa). Questi colpi profondi la renderanno estaticamente soddifatta in tutto il corpo”.

Secondo il taoismo la donna (yin) è superiore all’uomo (yang), come l’acqua (yin) è superiore al fuoco (yang).”Coloro che sono esperti nei rapporti sessuali sono come dei bravi cuochi che sanno armonizzare i cinque sapori per preparare salse appetitose. Essi sanno fondere i cinque piaceri, mentre coloro i quali sono inesperti muoiono di una morte prematura, senza neppure aver provato gusto nell’atto sessuale”.
E inoltre: “L’unione dell’uomo e della donna è come quella del cielo e della terra. È proprio perché sono uniti correttamente che il cielo e la terra durano da sempre. L’uomo invece ha perduto questo segreto, perciò la sua vita è sempre più abbreviata. Se l’uomo sapesse servirsi delle arti dello yin e dello yang per evitare tutto ciò che lo danneggia certamente potrebbe ottenere l’immortalità”.

A tal fine i taoisti fornivano numerosi consigli su come compiere l’atto sessuale, come insegna il “Su Nu Ching”: “Se l’uomo riesce a non emettere l’essenza in un rapporto sessuale, il suo spirito vitale si rafforzerà. Se riuscirà a farlo in due rapporti, il suo udito e la sua vista diverranno più acuti. Se lo farà in tre rapporti, tutti i suoi malanni scompariranno. Dopo quattro rapporti senza emettere, il suo animo starà in pace. Dopo cinque, la circolazione del suo sangue migliorerà. Dopo sei, i suoi fianchi si rafforzeranno. Dopo sette, si rafforzeranno le sue cosce e le sue natiche. Dopo otto, il suo corpo apparirà come lucente. Dopo nove, otterrà la longevità. Se riuscirà per dieci volte ad avere rapporti senza emettere, allora comunicherà con gli dei”.

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IL VAMPIRO E IL VOLTO SCOMODO DELLA REALTÀ

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Il Vampiro è una figura tipica di una letteratura tendente al macabro, talvolta perfino al grottesco.

Com’è stato già accennato, le sue origini risalgono a credenze molto antiche, avendo alle sue spalle anche una solida tradizione orientale (per esempio nelle Mille e una notte), ma può essere vista anche come una figura romantica, affine all’amante fatale del primo Ottocento.

Il Vampiro spesso viene definito come un mito di transizione e di metamorfosi, è sempre stato paragonato ad animali ritenuti dai bestiari di malaugurio e diabolici, come il serpente, il lupo e il pipistrello.

Rappresenta inoltre l’ancestrale paura della morte e il suo mistero.

Egli succhia il sangue perché ritenuto sede dell’anima, risalendo quindi all’antica credenza, secondo la quale, mangiando parti del corpo di un uomo, ci s’impossessava delle sue qualità e del suo spirito; perciò il vampirismo potrebbe essere visto anche come estrema sublimazione dei riti cannibalistici.

Le caratteristiche che accomunano i racconti sui vampiri sono svariate.

Troviamo sempre la presenza di un testimone, che è un narratore inizialmente estraneo alla storia, ma che ne viene gradualmente attratto, in modo da poter osservare ogni evento e raccontarlo a sua volta, attraverso un’operazione di esorcizzazione dell’occulto, ma anche sua perpetuazione.

La letteratura fantastica, infatti tende sempre a mescolare reale e immaginario, per tentare di dimostrare la verità degli eventi soprannaturali, con una grande attenzione alla documentazione (lettere, diari, telegrammi, registrazioni, articoli giornalistici) che costituisce la struttura narrativa di molte storie sui vampiri.

Inoltre il Vampiro può essere indifferentemente uomo o donna, con una certa tendenza, notata da Praz, nel preferire la figura maschile nel primo Ottocento (sotto l’influsso dell’uomo fatale byronico), mentre nella seconda parte del secolo si può notare una predilezione per un vampirismo femminile (dovuta a una visione morbosa della sessualità femminile).

La fortuna del vampirismo, dall’Ottocento ai giorni nostri, si potrebbe accreditare alla possibilità dell’autore di dire, attraverso questa metafora, ciò che è indicibile.

Diversi sono quindi i volti oscuri del reale che esso può rivelarci.

  1. Vampirismo come espressione della libido repressa.

Se è vero che, come afferma Freud, il perturbante è l’espressione degli impulsi repressi, il Nosferatu ne è sicuramente l’esempio più lampante.

Il Vampiro può essere definito quindi come il Diavolo che risiede dentro di noi, l’Essere contrapposto all’Io.

Nella maggior parte dei casi predomina l’allusione al rapporto eterosessuale, anche se esiste un chiaro riferimento al legame omosessuale in Carmilla di Le Fanu ed un tentativo, in Dracula di Stoker, da parte del Vampiro di instaurare un rapporto omoerotico, anche se di breve durata.

Il simbolo sessuale può essere trovato nel Vampiro stesso; ha caratteristiche fortemente umane, proprie del libertino ed, essendo uno spirito che “entra” e “possiede”, ha evidenti caratteri fallici.

Egli è quindi il seduttore, l’affascinatore, l’ipnotizzatore, non gli si può resistere a meno che non si abbia la volontà di tenere lontane le tentazioni (per poter entrare in una casa, deve essere chiamato da qualcuno).

La sua seduzione implica quindi il consenso della vittima: essa infatti, nel momento in cui il Vampiro le affonda i denti nella gola (momento dell’amplesso), prova un piacere molto intenso, in cui è facile notare l’allusione all’orgasmo.

Quindi la figura del Vampiro e la sua torbida carica erotica possono essere viste come strumento d’inconscia ribellione ed esternazione dell’istinto sessuale che, nell’epoca vittoriana, era particolarmente represso.

A sua volta la donna-vampiro è ancor più inquietante per la morale dell’epoca, a causa delle sue caratteristiche lesbiche che mettono in pericolo l’ideale della donna sposa e madre.

  1. Vampiro come frutto di un complesso infantile.

Il Vampiro è stato curiosamente accostato, da Giovanna Silvani, al bambino che succhia il latte materno (rifacendosi quindi alla fase orale freudiana).

Quando al bambino viene negato il seno della madre, in questo divieto non vede solo un torto subito, ma anche una punizione per qualche trasgressione commessa.

Scatta quindi un meccanismo per cui la psiche umana, se privata dell’oggetto del desiderio, reagisce con una forte aggressività e con un altrettanto forte senso di colpa; e siccome per una mente primitiva, come per una mente infantile, un crimine deve essere punito nella stessa maniera in cui è stato commesso, nasce la figura del Vampiro come frutto del senso di colpa, della paura di punizione e di persecuzione.

Da ciò deriva un meccanismo di aggressione/difesa, di punizione/autopunizione che porta alla decomposizione della personalità; la parte aggressiva da rimuovere sarà dunque il mostro.

  1. Vampiro come paura della morte.

Il mostro rappresenta sempre l’inconscio, dove albergano le pulsioni di morte e gli istinti aggressivi.

Perciò diventa il simbolo stesso della propria morte e, per questo motivo, deve essere rimosso per esorcizzare la paura di essa.

Questa funzione è rivestita dalla figura del Vampiro come colui che non muore con la vittima, anzi vive grazie alla sua morte; si può sfuggirgli solo seguendo dei rituali ancestrali (mozzandogli la testa, trafiggendogli il cuore con un paletto).

Il Nosferatu racchiude quindi in sé l’inaccettabilità di una morte completa e il desiderio di voluttà che va oltre la vita.

In questo modo esso diviene il custode segreto dell’immortalità, anche a costo della dannazione eterna; rappresenta il nostro istinto di sopravvivenza, il voler sfuggire dal non-essere.

 

  1. Vampiro come riflesso dei conflitti sociali.

Il Vampiro simboleggia per tutto l’Ottocento la classe aristocratica che sta perdendo il suo antico splendore, a causa dell’avanzare della società borghese.

Il fatto di nutrirsi di sangue acquista anche il significato del cosìdetto “privilegio di sangue” di un’antica stirpe che garantisce il potere.

Diviene quindi rappresentante di una classe che sembra morta, ma che minaccia sempre di risorgere per sovvertire la modernità.

Il Vampiro è quindi l’anti-borghese per eccellenza, fa riaffiorare quelle angosce che il nuovo ceto emergente non riesce ad esorcizzare.

Nel Dracula di Bram Stoker però l’elemento aristocratico mantiene la sua forza solo nel proprio ambiente (la selvaggia Transilvania), mentre nel momento in cui si trova davanti alla modernità (la metropoli di Londra) ne viene respinto ed espulso.

Nella nostra epoca invece esso frequentemente rispecchia le frustrazioni di classi oppresse da una società a loro aliena e percepita come ingiusta.

In particolare è da notare, nelle Notti di Salem di Stephen King, come il Vampiro sia di estrazione alto borghese, simile a un capitalista che sa sfruttare il malessere altrui per il proprio tornaconto.

 

  1. Vampiro come metafora dello scrittore.

Uno degli aspetti di questa figura forse più interessanti è quello più prettamente metaletterario.

Il vampirismo sarebbe quindi una metafora della letteratura, in cui ogni scrittore nuovo deve annientare il suo precursore “per non esserne vampirizzato” e non cedere così alla sua influenza.

Quindi i libri che si “nutrono delle citazioni di altri libri e del sangue del lettore” sono come vampiri che necessitano di “una nuova linfa per rimanere in vita”.

Ne’ Il libro dei vampiri Fabio Giovannini inoltre afferma che lo scrittore è come un vampiro, il quale, attraverso la sua opera, “contagia con i suoi pensieri i pensieri degli esseri umani”; anche in questo caso però il rapporto che si crea tra il “vampiro” e la sua “vittima” è molto ambiguo, poiché anche lo “scrittore vampiro è stato a sua vota vampirizzato a suo tempo”, attraverso gli scritti di altri autori, perché egli è pur sempre un lettore.

In questo modo i libri nascono come prodotto di altre opere, cioè sono “frutto di altre vampirizzazioni”.

 

FONTE BIBLIOGRAFICA

” La figura dello scienziato stregone nella letteratura novecentesca” di Sabrina Antonella Abeni

 

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LA GUERRA DEI SESSI

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Tre sono le grandi molle che hanno creato l’Anticristo nell’uomo : potere personale, denaro e sesso. Potere è la sete di dominare il prossimo, di prevaricarlo e di renderlo privo di ogni dignità, rendendolo schiavo. Denaro é lo strumento della schiavitù e sesso è la manifestazione. Ogni uomo potente dimostra il suo potere nella sua virile capacità di piegare la donna al suo volere. E così il sesso viene degenerato ed alterato in modo da non capirne più il senso. Il sesso, che è la chiave per la libertà, si tramuta nella caduta negli inferi e nella prigionia.

Una vera e propria guerra di potere: più un individuo non ha potere e carisma e più è esibizionista e prevaricatore; come se sfogasse la sua frustrazione sul suo prossimo, possibilmente individuandone il più debole. Il Sesso è mistico. Il masochismo? L’uomo ha cominciato a degradare se stesso quando ha cominciato a degradare la donna. Sesso degenere e potere vanno di pari passo con il denaro. Chi ha denaro compra tutto ciò che vuole e soprattutto le belle donne.

L’uomo ha deciso che la donna non aveva un Dio, che la donna non era al suo pari e così ha innescato un meccanismo di auto distruzione. Ma in realtà la donna è superiore all’uomo ed è più vicina a Dio. Nella donna c’è il potere di creare, ecco perché gli uomini hanno sempre trattato le donne come mandrie di bestiame. L’uomo con la prevaricazione e la violenza ha costruito alla donna un vestito fatto di dipendenza, menzogna, inadeguatezze, ed in seguito di astuzia, competizione, prostituzione…tutto per il semplice fatto che la teme. L’uomo ne ha temuto il potere e per questo motivo ha cercato di delegittimarla a tutti i costi. La donna deve liberarsi quindi da questi attributi se vuole cavalcare l’eternità. Purtroppo, per reazione all’ingiustizia subita, la donna si è cucita addosso da sola un vestito ancora peggiore, che è quello di essere diventata “stronza come un uomo”. Dal canto suo l’uomo ha perennemente la testa nell’Harem, mentre dovrebbe invece imparare a staccarsi dal suo pene, dalla sua immagine, dalla falsità. Non è sessualità se le donne la usano per trattenere un uomo e l’uomo come sfogo dello sperma. La sessualità può diventare una prigione.

Ogni molecola del nostro corpo può essere cambiata con l’atteggiamento e l’intento; il nostro DNA non è statico, come pure il nostro corpo: è tempo di risvegliarci e imparare ad amare come gli dei. Degenerare la donna significa degenerare ciò che ella rappresenta: amore, sensibilità, buoni sentimenti, creatività, fantasia, intuito ed intuizione. Gli aspetti migliori dell’intimo, dello spirito di una persona, degli Dei. Sono queste le cose che fanno di ognuno un individuo diverso ed unico.

Certo che oggi per le donne le cose sono molto diverse, anche se si lapida ancora per presunto adulterio, ma questo è nel ceppo, è nel DNA della cultura sociale e nel momento cruciale viene sempre fuori. Nel gioco di potere tra uomo e donna in realtà la donna è più forte è per questo che è cominciato questo gioco psicologico a convincerla del contrario. La donna nel sesso è colei che gestisce il fuoco, ecco perché è lì che si vendica dei soprusi subiti storicamente, ma anche in questa vita facendo cadere l’uomo.

E’ lei che decide quando vuole e come. Amico caro scordati le tue velleità di “conquistatore”, perché è solo comprendendo questo che avrai qualche speranza di risveglio. Questo non significa che non c’è amore nelle coppie e che la gente sia in guerra. Nulla è intenzionale intendo dire che questo conflitto va avanti da tanti di quei secoli che non ce ne accorgiamo più. E’ nel costume, e ci controlla nell’inconscio. Solo quando cominciamo a lavorare alla conoscenza ci scontriamo con questa realtà: la guerra dei sessi non è mai finita.

L’ego è marcito dentro l’individuo e ci vuole sforzo, ci volontà per cambiare, per grattarlo via dalle pareti ossidate della nostra psiche più profonda, dalla nostra psiche preistorica. “La donna è debole, prova sentimenti, ella si emoziona e piange.

“L’uomo che piange è una femminuccia debole e senza attributi – un vero uomo domina la sua e la cavalca con decisione” – non è forse questo che ci insegnano?

Perché gli occhi lacrimano? E’ una secrezione maggiore di fluido di a causa di una forte emozione. Questa grande forza, l’emozione, pervade tutto il corpo ed il corpo che non la regge, lacrima. Lo trovate debolezza? Una persona che piange ha il coraggio di vivere le sue emozioni. Non castra le sue emozioni, le vive e se ne nutre. Una persona che piange è sulla strada della guarigione. Il mondo è in difficoltà, ma volenti o nolenti ne siamo tutti più o meno responsabili, anche solo accettando che le cose stiano così. E’ un falso problema quello di dire che da soli non possiamo fare nulla, quello di dire che non abbiamo forza contro un simile titano.

“ Se gli altri sono stupidi, sono fuori di testa, se gli altri dormono io non ci posso  fare nulla…bisogna essere tutti d’accordo ed allora si riesce “

Falso. Tutto può essere cambiato, non tutto è stato deciso e tutto può ancora cambiare, e soprattutto questo dipende anche da noi. Il Cristo con dodici uomini ha segnato per sempre la storia della razza umana. Se cambio io cambia il mondo, se mi sveglio io si sveglia il mondo, se riesco ad amare io, il mondo intero riuscirà ad amare.

 

FONTE BIBLIOGRAFICA

Rocco Bruno – Matrix, una parabola moderna

 

 

 

 

 

 

 

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OMOSESSUALITA’ E KARMA

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Per chi accetta la teoria del Karma diventa facile spiegare l’omosessualità, per lo meno nella maggioranza dei casi : infatti se una persona ha avuto la stessa identità sessuale in una o in più esistenze precedenti, se si è incarnato sempre in un uomo, magari forte, valoroso, un guerriero o un capo…quando rinasce in un involucro femminile avrà qualche difficoltà ad accettare questo nuovo involucro, così diverso nella struttura e nelle funzioni, e anche un ruolo passivo, con un altro tipo di sensibilità ed un altro modo di pensare e di agire.

Per capire come ci si può sentire in questi casi, c’è un film divertente e molto significativo in questo senso, “Nei panni di una bionda”, in cui un pubblicitario maschilista, che non perde mai l’occasione di sedurre una donna, viene ucciso da tre delle sue amanti, coalizzate fra loro. Subito dopo il trapasso gli viene data la possibilità di incarnarsi subito per redimersi. Ma quando si risveglia è una donna : e anche se non ha perso la memoria e il contatto con la propria mente, la propria identità, il suo fisico ha gli attributi decisamente femminili di Ellen Barkin.  Per cui il/la protagonista, estremamente a disagio in quel corpo che non conosce, all’inizio parla con voce profonda e gutturale, usa un linguaggio scurrile, frequenta locali malfamati e tracanna alcolici con disinvoltura, tira dei destri formidabili a chi allunga le mani o fa apprezzamenti sulle sue forme, barcolla sui tacchi a spillo e non sa come si allaccia un reggiseno. Cambierà quando, dopo una sbronza, si ritroverà incinta.

Bene, chi si reincarna subito dopo la morte, senza avere avuto il tempo o la capacità di elaborare nell’aldilà la propria esperienza e di staccarsi dalla propria fisicità, prova esattamente le sensazioni della protagonista di questo film. Ricordo a questo proposito lo sconcerto e il turbamento di un ragazzo decisamente virile, che durante una regressione ipnotica di gruppo ricordò di aver partorito un bambino, in una delle sue vite precedenti. Al suo risveglio, si guardava i fianchi quasi incredulo, colpito dalle sensazioni sconvolgenti che aveva provato.

Un caso molto significativo a questo proposito è quello di Salvatore, un bel ragazzo, minuto, sensibile, che pur non sentendosi gay fin da bambino è attratto dagli abiti femminili, tanto che, quando la mamma è assente, li indossa e si eccita sessualmente. Certo, secondo un’interpretazione psico-analitica, potrebbe anche essere un modo di possedere la madre attraverso i suoi vestiti, ma la regressione ipnotica ha rilevato elementi differenti. Non appena Salvatore viene messo in stato alfa, rivive un’esistenza molto recente. “Sono una donna, forse una prostituta” dice. “Sono nuda davanti davanti ad uno specchio e mi sto pettinando. Ho 25 anni, un bel seno, un bel fisico, i capelli lunghi. Sono nella camera di un albergo, vedo un arredamento forse anni Cinquanta…anche l’abbigliamento è di quell’epoca”.

“Ora ritorna all’infanzia di quella vita…”

“La mia famiglia è agiata, abito in una bella casa, con le porte liberty, disegnate come le finestre. Mio padre è un uomo distinto, accanto a lui c’è mia madre che sorride”.

“Studi?”

“Si, vado a scuola. Siamo tutte vestite uguali, tipo collegio, con la gonna e la camicia bianca. Quando esco dalla scuola, mi fermo ad aspettare qualcuno. Si avvicina una macchina nera, guidata da un ragazzo che conosco : gli sorrido, deve essere il mio ragazzo. Ci salutiamo e mi fa fumare una sigaretta. Deve avere problemi con la giustizia, sento che non è un tipo per bene”.

“Come l’hai conosciuto?”

“Ero ad una festa in un cascinale in campagna e lui si è avvicinato : vedo che ballo con lui, poi salgo sulla sua macchina. Ho 18 anni. Siamo dentro la macchina, piove forte, lui mi tocca, facciamo sesso. Mi piace, ma questo mi lega a lui, non posso fare a meno di vederlo, anche se capisco che è un mascalzone, è cattivo, gli piace possedermi per dimostrare la sua superiorità.

Ora sono in discoteca, davanti al bancone del bar, sto scolandomi una bottiglia. Credo di essermene andata di casa, per seguire quel ragazzo. Salgo delle scale per uscire dal locale, sono in strada, sto andando via da sola. Alcune persone mi fermano per aggredirmi, mi portano via la borsetta. Corro più forte che posso, ma mentre attraverso la strada una macchina mi butta per aria. Mi vedo per terra, poi in una barella all’ospedale, con la maschera dell’ossigeno, sotto le luci della sala operatoria. Poi vedo il mio corpo dall’alto. Sto andando via”

Approfondendo questo episodio in una seduta successiva, Salvatore scoprirà che per compiacere quel ragazzo, era arrivata a prostituirsi e a passare la droga a qualche cliente. E qualcuno avevo voluto dare un avvertimento al suo compagno investendola con la macchina. Così, di quella vita pagata caro prezzo, era rimasto il piacere dei bei vestiti e certe sensazioni forti ed un po’ morbose…

OMOSESSUALE PER SFUGGIRE ALLA VIOLENZA

Una delle cause che possono incidere nella scelta dei partner è la violenza. Una persona abusata nell’infanzia (solitamente dal padre) per la paura di vivere altre violenze da adulta, potrebbe cercare l’amore in un’altra donna, una figura maggiormente rassicurante, dolce e protettiva, che in parte sostituisce nelle sue aspettative inconsce l’affettività materna.

Ma a volte questa violenza non si è verificata in questa vita, bensì in una delle precedenti. E’ il caso di una pittrice, Silvia, che da bambina trova un parente impiccato, un’esperienza traumatica che ha provocato in lei una serie di problematiche, tanto che per un anno si è chiusa in sé, rifiutandosi di parlare, con immaginabili problemi scolastici. Poi, da grande, dopo una serie di brevi storie sentimentali insoddisfacenti, si innamora di un’amica, con la quale ha una breve relazione. Quando questa ragazza la respinge, diventa il suo grande amore impossibile, la sua magnifica ossessione, per la quale da una parte congela la sua affettività e dall’altra alimenta la sua creatività.

Ma le angosce di questa vita – come afferma anche GROF – sono sempre il riflesso di altre esperienze traumatiche del passato. E cosi è anche per Silvia, che rivive infatti numerose esperienze drammatiche. In una di queste è la figlia di colore di un mercante di schiavi, piuttosto violento e privo di scrupoli, che la fa studiare affinché ella lo aiuti a tenere i conti ed a scrivere lettere per vendere la sua “merce”.  Inoltre la obbliga a portare nelle case dei signorotti locali messaggi di delazione, in cambio dei quali riceve dei soldi. Durante una delle sue “missioni” conosce un ragazzo di cui si innamora. Dopo qualche tempo rimane incinta, ma il suo è un amore impossibile e per questo deve scappare in un paesino ai margini del deserto, dove verrà raggiunta da alcuni soldati che le portano via il figlio, lasciandola morire sola e dimenticata.

Quando la mando ancora più indietro per vedere se è possibile trovare la causa di questa sofferenza in un’esistenza ancora precedente, si rivede giovane contadina che, spinta dalla povertà, vende ad una signora ricca il figlio adolescente. In un’altra vita si ritrova in un paesino di montagna sola con il padre, una persona ignorante, rozza, che la molesta. Il suo solo svago è disegnare. Casualmente conosce una giovane turista americana, a cui fa un ritratto, che la spinge a coltivare il suo talento. Tra loro nasce un rapporto di amicizia – con probabili risvolti omosessuali – e l’americana la invita ad andarsene di casa con lei. Ma il padre la scopre e la segrega in una cantina, dalla quale non uscirà mai più. Passerà il tempo a dipingere e morirà a quarant’anni, debilitata nel corpo e nella mente. “Quando abbandono il piano materiale, sento una voce che mi dice LA LUCE E’ DENTRO DI NOI…ma io non capisco, la mia mente non è in grado di recepire. Sono molto stanca, ho solo voglia di riposare”.

Infine, in un’esistenza a Monaco di Baviera, viene violentata dal fratello, che di notte entra nel suo letto per “giocare” con lei. “Ma non mi vuole bene, è cattivo, vuole solo farmi del male” dice. E un giorno, mentre i genitori sono fuori, lui la obbliga ad entrare nella vasca da bagno con la scusa di volerla lavare e la affoga. “Mi ha messo una mano sulla faccia e mi spinge. Ho paura. Vedo tutto buio. Il solo ricordo della vasca mi angoscia”. Piange. E questo ricordo verrà fuori di tanto in tanto anche mentre sta affrontando altre vite o altri problemi, come se facesse fatica a scaricarlo definitivamente. Infine, durante l’occupazione nazista, è una giovane donna francese che viene violentata da alcuni militari tedeschi.

Di fronte a tanta violenza e tanto dolore reiterato, c’è da chiedersi se queste memorie sono autentiche o se invece sono proiezioni di conflitti, paure, angosce non risolte.

Ma se sono autentiche – c’è da chiedersi per quale motivo il fato infierisca in questo modo su una creatura : c’è da pensare che in altre esistenze, non ancora emerse, abbia compiuto atti terribili o che per evolversi e capire abbia bisogno di passare attraverso la sofferenza.

FONTE : Manuela Pompas – Reincarnazione

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