Esoterismo, Spiritualità, Storia

LA MORTE NELL’ANTICO EGITTO

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IL GIUDIZIO DEI MORTI

L’uomo secondo gli egizi risultava costituito da un corpo e da tre forze spirituali:

KA (forza vitale) è la principale. La sua presenza distingue gli esseri viventi da quelli non viventi: è il nucleo centrale dell’anima che viene trasmesso dagli antenati e poi viene trasmesso ai propri figli. La morte non è vista in modo così drammatico perché quando una persona muore si dice che si ricongiunge con il suo ka.

BA è invece la forza, ciò che assicura l’individualità di ognuno; dopo la morte abbandona temporaneamente il corpo per ricongiungersi successivamente.

AKH è la terza componente che raggiunge il suo massimo sviluppo solo dopo la morte.

Perché le forze spirituali, che lasciano il corpo durante la morte, si possano poi ricongiungere nell’aldilà, era importante tenere il corpo integro, non si doveva decomporre. Per questo motivo gli egiziani hanno deciso, almeno per le caste più importanti di praticare la Mummificazione.

Solo infatti attraverso la mummificazione il corpo si conservava integro e poteva quindi riunirsi con le sue componenti nell’aldilà.  La tradizione fa risalire la mummificazione al mito di Osiride. Ma non era certo sufficiente mantenere integro il corpo. Era assolutamente necessario mantenere integro e puro anche lo spirito, seguendo le 42 prescrizioni indicate dalla Dea MAAT che è il fondamento della religione egizia; è l’ordine universale, una legge pubblica e privata, che doveva essere seguita e praticata durante tutta la vita perché nel giudizio dei morti si sarebbe stati giudicati proprio su quella legge.

I QUARANTADUE COMANDAMENTI DI MAAT

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MAAT rappresentava una delle divinità più importanti. Emblema della Giustizia e della Verità, i suoi simboli erano “la bilancia” e soprattutto “la piuma”, che compare sempre sulla sua testa nelle raffigurazioni. MAAT personifica l’Ordine Cosmico contrapposto al caos sterile e i suoi sacerdoti avevano elaborato una serie di prescrizioni, di regole da seguire per migliorare la società.

Gli Ebrei più tardi copiarono molte di queste regole, radicalizzandole con Mosé nei Dieci Comandamenti. In Egitto invece tali norme non avevano una funzione punitiva, ma erano considerate un modo per vivere bene e rispettare gli altri. Ecco l’elenco:

1) Non uccidere e non permettere che nessuno lo faccia.

2) Non tradire la persona che ami o il tuo coniuge.

3) Non vivere nella collera.

4) Non spargere terrore nelle persone.

5) Non assalire e non provocare dolore al prossimo.

6) Non sfruttare il prossimo e non praticare la schiavitù.

7) Non fare danni che possano provocare dolore all’uomo o agli animali.

8) Non causare spargimento di lacrime.

9) Rispetta il prossimo.

10) Non rubare ciò che non ti appartiene.

11) Non mangiare più cibo di quanto te ne spetti.

12) Non danneggiare la Natura.

13) Non privare nessuno di quello che ama.

14) Non dire falsa testimonianza.

15) Non mentire per far del male ad altri.

16) Non imporre le tue idee agli altri.

17) Non agire per fare del male agli altri.

18) Non parlare dei fatti altrui.

19) Non ascoltare di nascosto fatti altrui.

20) Non ignorare la Verità e la Giustizia.

21) Non giudicare male gli altri senza conoscerli.

22) Rispetta tutti i luoghi sacri.

23) Rispetta e aiuta chi soffre.

24) Non arrabbiarti senza valide ragioni.

25) Non ostacolare mai il flusso dell’acqua.

26) Non sprecare l’acqua per i tuoi bisogni.

27) Non inquinare la terra.

28) Non nominare il nome dei NETERU invano.

29) Non disprezzare le credenze altrui.

30) Non approfittare della fede altrui per fare del male.

31) Non pregare né troppo né troppo poco gli Dei.

32) Non approfittare dei beni del vicino.

33) Rispetta i defunti.

34) Rispetta i giorni sacri anche se non credi.

35) Non rubare le offerte fatte agli Dei utilizzandole per te   stesso.

36) Non disprezzare i riti sacri anche se non ti aggradano.

37) Non uccidere gli animali senza una ragione seria.

38) Non agire con insolenza.

39) Non agire con arroganza.

40) Non vantarti del tuo benessere di fronte ad altri.

41) Rispetta questi principi.

42) Rispetta la legge se non contrasta con questi principi

Questi 42 prescrizioni e comportamenti di vita non erano vincolanti come i 10 comandamenti di Mosè, ma era assolutamente necessario conformarsi in vita agli stessi se si voleva superare nel mondo degli inferi la cerimonia di pesatura del cuore, in cui “il cuore” del defunto, posto su un piatto della Bilancia, retta appunto da MAAT, doveva “pesare“ quanto “la piuma“ della Dea  della giustizia e della verità.

MAAT è il fondamento della religione egizia, è l’ordine universale, una legge pubblica e privata, che va tenuta in grande conto perché nel giudizio dei morti si veniva giudicati proprio su quella legge e sulla corretta applicazione delle sue 42 prescrizioni.

Cosa avveniva di preciso dopo la morte?

C’era il cosiddetto “giudizio dei morti”. Giudice dei morti era il Dio Osiride.

In questo giudizio egli è assistito da 42 giudici, come rappresentanti delle 42 province egiziane. Il capitolo 125 del “Libro dei morti” illustra in che modo avveniva questo giudizio: il Ka di ogni uomo era obbligato a fare una autodichiarazione di innocenza, nella quale si dimostrava che non aveva commesso nessuno dei 42 peccati elencati nel “Libro dei morti”.

Questa autodichiarazione di innocenza è stranamente molto simile all’esame di coscienza che ogni pellegrino deve fare quando si appresta ad entrare nella Basilica di Collemaggio durante la cerimonia della Perdonanza.

E’ simile alla confessione cristiana o laica.

Nell’antico Egitto era infatti usanza che al termine della giornata ogni suddito, a qualsiasi rango o ceto appartenesse, si ponesse davanti a simbolo del Dio THOT e facesse un approfondito “esame di coscienza” del suo comportamento giornaliero verso se stesso, verso gli altri e verso la natura, in modo da essere sempre pronto, giunto dell’aldilà, a superare la terribile prova della pesatura del cuore, prova che poteva arrivare in ogni momento senza preavviso.

LA CERIMONIA DELLA PESATURA DEL CUORE

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Il Dio della Luna THOT, sistemava una bilancia con due piatti: su uno c’era la raffigurazione di MAAT – la piuma – sull’altro piatto il cuore del defunto.

THOT scrive con uno stilo il risultato del giudizio, mentre accanto a lui siede un mostro, il “divoratore” (il coccodrillo) pronto a mangiare il morto se risultasse colpevole. Se invece si rivelasse buono, passava nel Regno di Osiride, un luogo luminoso, che rappresentava la diretta continuazione della vita terrena. I cattivi, esclusi dal luminoso regno dei morti, giacevano invece affamati e assetati, nel buio regno sotterraneo, che viene illuminato solo nell’ora in cui il sole, durante il suo viaggio notturno, attraversa lo spazio che sta sotto la terra.

A tal proposito richiamiamo la sintesi proposta nell’enciclopedia di Wikipedia.

“Con il termine psicostasia si suole indicare la cerimonia cui, secondo il Libro dei morti dell’antica religione egiziana, veniva sottoposto il defunto prima di poter accedere all’aldilà. Più usualmente, la psicostasia è nota come “pesatura del cuore”, o “dell’anima”. La rappresentazione più famosa di psicostasia è quella che si può ammirare nella tomba del nobile HENNEFER, Sovrintendente del bestiame dei possedimenti per il culto funerario di SETHY I. In questa rappresentazione, l’episodio viene “narrato” quasi come si trattasse di una sorta di film in cui la sequenza delle immagini è, però, contestuale giacché ogni singola fase è ugualmente rappresentata in un unico dipinto.

Nella fascia alta, il defunto implora 14 dei-giudici, 7 dei quali recano l’ANKH, il segno della vita; nella fascia bassa, da sinistra verso destra, HENNEFER è condotto per mano da ANUBI, dio dell’imbalsamazione, verso una bilancia. In una sorta di secondo fotogramma di uno stesso episodio, l’immagine seguente rappresenta ANUBI che su un piatto della bilancia ha posto il cuore del defunto, rappresentato dal geroglifico corrispondente ad un vaso (talvolta tale simbolo viene sostituito dalla intera figura del defunto), mentre sull’altro piatto si trova la “piuma”, ovvero la Dea MAAT, la verità, la giustizia (anche in questo caso, talvolta il simbolo viene sostituito dalla raffigurazione della dea MAAT).

Il Dio della saggezza, THOT, prende nota dell’esito della pesatura: se, infatti, il cuore –come “registratore” di tutte le azioni, buone o malvagie, compiute durante la vita- bilancerà la piuma, allora il defunto sarà dichiarato “giusto”, o “giustificato”, ed ammesso al regno dei morti. In caso contrario, il cuore verrà dato in pasto a AMMIT, “colei che ingoia il defunto”, rappresentata da un mostro composito ai piedi della bilancia, che somma in se gli animali più pericolosi dell’Egitto: il coccodrillo, il leone e l’ippopotamo.

Il penultimo “fotogramma” raffigura Horo che presenta HENNEFER, ormai “giustificato”, ad Osiride che si trova in trono, all’estrema destra del dipinto, sotto un baldacchino. Il testo geroglifico è la c.d.

“Formula dello scarabeo del Cuore”

tratta dal cap. 30 del “Libro dei morti”. In alto un occhio UDJAT alato (altra rappresentazione di HORO) reca una piuma montata su un supporto lotiforme mentre, alle spalle di Osiride, si trovano le Dee Iside e NEPHTYS.

Il trono di Osiride è posto su una sorta di predella rettangolare; a ben guardare, però, il rialzo è attraversato da linee ondulate che rappresentano, appunto, onde: si tratta, in realtà, dell’oceano delle acque primordiali, il NUN da cui emerge il monticello primigenio da cui, a sua volta, sorgerà, come infatti sorge, un fiore di loto. Da quest’ultimo a loro volta, nascono i quattro figli di Horo: DUAMUTEF, dalla testa di sciacallo; HAPI, dalla testa di scimmia; HAMSET, dalla testa umana, e QEBESHENUF, dalla testa di falco ovvero i protettori degli organi asportati al defunto e contenuti nei vasi canopici.”

La presenza di una bilancia connessa al concetto di valutazione della verità, giustificherebbe il fatto che proprio tale simbolo sia stato poi scelto, ancora ai nostri giorni, per indicare, appunto, l’imparzialità della giustizia.

FONTE

http://soscollemaggio.com/

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