Esoterismo

L’ALFABETO EBRAICO

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L’alfabeto ebraico comprende 22 lettere. Tre lettere Madri – ALEPH – MEM – SHIN 7 lettere raddoppiate. Il raddoppio si indica con un punto posto nel corpo della lettera (daguèch). 12 lettere semplici. Raddoppiando le tre figure madri della geometria otteniamo sette poligoni regolari inscritti… sette poligoni in duplicazione, dunque… proprio come sette sono le lettere ebraiche dette doppie (segnate da un puntino, daguèch, per indicare, appunto, il raddoppiamento).

Tre figure madri e sette raddoppiate, ossia dieci in tutto: e restano dodici poligoni semplici… che trovano analoga corrispondenza nelle dodici lettere semplici dell’alfabeto ebraico, che ora ci appare strano e singolare, ora razionale e perfettamente aritmetico. Ma ciò che più di ogni altra cosa ci stupisce è che questa magica lingua, questo alfabeto, sono utilizzati da un piccolo popolo, che ramingo peregrinò di deserto in deserto e che piantò le proprie tende nella più remota solitudine. Ed anche per quel che concerne i 400 gradi in cui si può dividere il cerchio, ritroviamo ancora il valore numerico delle 22 lettere, ripartite esattamente proprio da 1 a 400. Aleph, prima lettera dell’alfabeto, vale, infatti, 1, mentre Thaw, che è l’ultima, vale 400. E, così come chi dice gradi sessagesimali e centesimali dice, necessariamente, logaritmi, così chi dice lingua ebraica, con cognizione di causa ben inteso, non può che dire Qabalah. Ma le curiosità dell’ebraico, si spingono ben oltre a queste scarne osservazioni. Ne troviamo riflessi e ripercussioni indicativi lungo l’intero testo biblico. È ben nota l’importanza del mutamento dei nomi propri nella Sacra Scrittura, e non solo nell’Antico, ma anche nel Nuovo Testamento.

Nel Pentateuco Abramo si trasforma in Abraamo; che vuol dire l’aggiunta di una “a” – ossia di un He, nella corrispondenza in ebraico? “Il nome tuo non sarà più Abramo, ma Abraamo, ti chiamerai Abraamo, perché ti ho stabilito padre di molti popoli“. Solo qualche versetto oltre Sarai, sua moglie, assume il nome di Sara. Giacobbe viene chiamato Israele: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma il tuo nome sarà Israele, ché fosti forte lottando con Dio e con gli uomini e tu hai vinto“. E per ben tre volte ci viene ricordato che Esaù è Edom. Lo stesso Gesù, d’altro canto, nel Vangelo secondo Matteo, dice in ebraico a Simone, figlio di Gona: “Attah hou Chimon ben Jonah”- tu, Simone, figlio di Giona – “attah thiqra Keifa”- io ti dico che tu sei Pietro – mentre negli Atti degli Apostoli Saulo di Tarso diventa Paolo, e così via. Si comprende, dunque, immediatamente quale interesse possa offrire una lingua così complessa, che tiene conto, contemporaneamente, del valore numerico delle parole e delle regole grammaticali. Sia sufficiente ricordare che da sempre gli esoteristi, anche quelli non del filone cabalistico, sono stati affascinati dalla “potenza magica” delle lettere dell’alfabeto ebraico.

Non per nulla i sigilli, i pentacoli, le allegorie, i talismani ebraici compaiono sempre numerosi ad illustrare i volumi di magia e di occultismo. Ma, è chiaro che ognuno è libero di pensare, in proposito, come meglio crede. Una cosa però pare assodata e certa. Sulla scorta delle eclatanti scoperte della fisica vibratoria subatomica, sembra si sia approdati ad un’altrettanto strabiliante conferma, sebbene a tutt’oggi considerata ancora a livello parascientifico, secondo la quale le raffigurazioni dei caratteri dell’alfabeto ebraico e le loro reciproche combinazioni (tséruf) potrebbero dare adito a degli effetti di forme. A dispetto dell’energia apparentemente bassa che li caratterizza, tali effetti sarebbero però facilmente riscontrabili. Si può constatare nel corso di prove e di esperimenti, che i caratteri ebraici manifestano, in mancanza di vibrazioni supposte di tipo elettromagnetico, una sorta di stato di risonanza a livello gravitazionale. E si può constatare che le proprietà di questo stato sono in perfetto ed armonico rapporto di corrispondenza con il senso ontologico delle lettere prese in considerazione. Un indicazione curiosa, ma illuminante, già citata in un’altra mia opera dal titolo “Le Golem et la Connaissance”, mi è stata fornita dalla cibernetica o, per essere più chiari e precisi, dagli estremi confini linguistici di studio cui si spinge questa scienza.

Le lingue umane si possono suddividere in bande vibrazionali passanti, misurabili con l’ausilio di raffinati strumenti elettroacustici che consentono, inoltre, la manipolazione del segnale con la modificazione dei parametri di lettura e di rilevazione. Più questi dati, espressi in numeri, sono alti, più il valore a livello musicale e sonoro della lingua è acuto ed elevato e tanto più è carico di contenuto spirituale, sottile. Ebbene, se il francese culmina attorno ai 4000 periodi al secondo e l’inglese raggiunge un valore esattamente doppio – circa 8000 cicli – collocandosi, nella scala delle gerarchie, un po’ al di sotto del russo e del portoghese, l’ebraico non ha rivali, In quanto si distacca da tutte le altre lingue, giungendo alla bellezza di 12000 periodi al secondo!

Davanti a questa constatazione non si può non credere che l’ebraico celi in se qualcosa di misterioso.

 

FONTE: Franco Ossola – Iniziazione alla Qabalah Ebraica

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