Esoterismo

I RITUALI DEL MOSTRO DI FIRENZE

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Uno dei maggiori rappresentanti del satanismo contemporaneo, Micheal Aquino, è – oppure è stato – un ufficiale del controspionaggio americano. Il suo specifico settore è – o era – la guerra psicologica e le tecniche di disinformazione. E lui che ha fondato II Tempio di Set, ma era anche il suggeritore occulto di Anton La Vey, fondatore, quest’ultimo, nel 1966, della prima setta satanica, almeno pubblicamente dichiarata tale, in America: la Chiesa di Satana. La Vey, alias Howard Levy era un ex domatore. Aquino gli suggeriva i rituali ispirati ai racconti di Lovecraft. Però, il più ascetico Aquino, per i suoi rituali, nel suo tempio, preferiva il fuoco sull’altare, alle belle vergini nude di La Vey (anche se le giovani usate dall’ex-circense, disinibito e gaudente, tanto vergini non dovevano essere). Ho già anticipato come il mostro di Firenze, quello autentico, sia, o sia stato, investito di una qualche funzione pubblica. Mi rendo conto di mettere il carro davanti ai buoi, ma preferisco riservare alla fine l’elencazione degli indizi che suffragano l’ipotesi. Tuttavia, una prima indicazione generale appare dalla dinamica dei delitti. La quasi certezza dell’impunità sembra guidare i suoi movimenti, come se, nel caso fosse scoperto in flagrante, potesse giustificare la sua presenza sui luoghi dei delitti con un atto d’ufficio. Ho già indicato il particolare e perverso sentimento di giustizia che lo sosterrebbe come una sorta di alibi morale. Forse il mostro pensa di essere una ‘mano di Dio’, magari la sinistra, come immaginava probabilmente di se stesso il feroce inquisitore Corrado di Marburgo. Qualcuno che punisce con la morte e la mutilazione l’impudicizia, l’adulterio e la promiscuità sessuale. Qualcuno che trova nell’impotenza la sua forza morale, e nella conseguente inibizione libidica il riscatto della potenza distruttrice. Come abbiamo visto, la tesi degli investigatori ufficiali è tutt’altra. Si è attestata sul gruppo, sulla setta satanica. Ma andiamo per ordine. Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza nel pullulare delle sette demoniache. Di tentare una catalogazione criminologica. Riconosco che occorre un lettore paziente e forte di stomaco. Oltreché nel satanismo, bisognerà affondare un pur fugace sguardo anche nel cannibalismo, al primo in parte contiguo. Prima di tutto, e per alleggerire, un accenno alle effusioni amorose. “Che cosa è un bacio? non è il desiderio ardente di aspirare una parte dell’essere amato?” diceva Giacomo Casanova, grande intenditore di baci. “Aspirare”, nel senso usato dal grandissimo scrittore settecentesco (in parte poco conosciuto come tale, almeno in Italia, dove la traduzione e l’edizione completa delle Memorie scritte da lui medesimo è del 1999), può essere sinonimo di ‘assimilare’, ‘inglobare’, o meglio ancora ‘incorporare’. Gli amanti si rivolgono frasi del tipo: “ti mangerei”. Così si esprime la madre col figlio lattante, mentre lo tiene teneramente tra le braccia. Accennando in questo modo ai baci, si parla di ‘cannibalismo metaforico’. Qui il desiderio di incorporare l’oggetto amato per possederlo in maniera definitiva, è fortunatamente soltanto traslato, in modo metaforico, appunto. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, recita il proverbio. Ma noi non possiamo restare tranquillamente sulla spiaggia litoranea. Dobbiamo “attraversare la grande acqua”, come direbbero i Ching. Che succede quando il ‘cannibalismo metaforico’, non è più tale, ma viene messo in pratica? Cosa succede quando il salto, da metaforico a reale, è qualitativo, vale a dire quando dall’espressione affettuosa linguistica si passa all’azione concreta di mangiare un essere un umano? In una società civile lo scarto è abissale, non esistono gradazioni intermedie, l’uomo che mangia un proprio simile è davvero tutt’altra cosa. Lasciamo da parte le giustificazioni scientifiche sul cannibalismo tribale, secondo le quali il passaggio alla concretezza dell’azione sembrerebbe dipendere innanzitutto da una carenza biochimica, dalla deficienza di serotonina per l’esattezza. Succede che il ‘cannibalismo metaforico’ diventa ‘cannibalismo profano’. L’aggettivo ‘profano’, a sua volta, distingue un fenomeno da un altro, definito ‘rituale’, isola cioè la pratica di intere collettività (per lo più appartenenti al passato) che si attengono a una serie di precetti, regole, gerarchie, valori simbolici e alimentari. Queste regole sono disprezzate dal cannibale profano, o se le rispetta, esse sono adattate ad hominem. I mangiatori di uomini profani sono singoli individui isolati, i quali agiscono in preda a impulsi sessuali incontrollabili. Essi assimilano davvero l’oggetto del desiderio. Incorporano realmente le carni della vittima prescelta. Questi cannibali profani hanno nomi e cognomi. Ecco alcuni fra i più importanti, senza la presunzione di fornire una lista completa: Friedrich Heinrich Karl Haarmann, il cosiddetto “Lupo mannaro di Hannover”, un informatore della polizia che aveva anche ottenuto il patentino di investigatore (Germania,1875-1925). Albert Fish, “l’orco di Westchester” (Stati Uniti, 1870-1936). Jeffrey Dahmer, il famoso “Cannibale di Milwaukee” (Stati Uniti, 1960-1994). Andrej Romanovic Chikatilo, professore di letteratura detto il “Mostro di Rostov” (Russia, 1936-1994). La coppia Ottis Elwood Toole e Henry Lee Lucas (Stati Uniti), su cui ritornerò di seguito. La lista non è completa, ne manca qualcuno, ce ne sono molti in Giappone, per esempio. l cannibali profani’ altro non sono che alcuni tra i più feroci serial killer del XX secolo. Sulle spiegazioni sociologiche e psichiatriche che analizzano le loro efferatezze non parlerò in questo momento. Mi interessa solo evidenziare un tratto che hanno tutti in comune e che li differenzia dal mostro di Firenze. Hanno tutti violato sessualmente le loro vittime, chi in un modo e chi in un altro. L’atto cannibalico è il coronamento di un’aggressività sessuale esasperata, la fase orale non superata che assume forme psicotiche, direbbe Freud.

Nel caso del mostro di Firenze, l’oggetto del desiderio, è un oggetto disprezzato, e la brama sessuale assume i tratti della vendetta, dell’odio giustizialista. Il soggetto della nostra ricerca non ha mai violentato le sue vittime, le ha solo freddamente uccise e mutilate, con perizia tecnica e distacco. Anche lui, come gli altri, ha prelevato alcune parti anatomiche, solo però dal pube e dal seno delle vittime femminili. Ma cosa ne ha fatto? Se le è mangiate come facevano gli altri? (Da notare che nessuno dei cannibali sopra citati ha una particolare predilezione per gli organi genitali o per le zone erogene). Parrebbe di no, ogni finalismo nutrizionale come coronamento della soddisfazione sessuale sembrerebbe da escludere. Niente ‘cannibalismo profano’, quindi. Forse è da questa constatazione che nasce la congettura più estrema. Un’ipotesi tratta dalla letteratura criminologica potrebbe essere quella del muti morder.

“Con il termine muti morder s’intende l’azione di ottenere da un individuo vivo organi umani da impiegare nella preparazione, insieme ad altri ingredienti, di una pozione da impiegare in pratiche ‘mediche’ al fine di risolvere i problemi di un altro individuo, quali ad esempio l’impotenza, malfunzionamenti del sistema circolatorio e del sistema nervoso e più in generale per aumentarne la fortuna”.

Nel silenzio delle fonti dirette, e pescando dalle indiscrezioni mediatiche, parrebbe che l’ipotesi investigativa fosse questa: i poveri resti delle ragazze uccise e mutilate sarebbero stati seccati, o triturati, per preparare, mescolati a chissaché, un qualche beverone, in funzione di pozione magico-demoniaca. L’operazione sarebbe stata compiuta da qualcuno che non avrebbe – secondo l’architettura neogotica “giuttariana”, per quanto appare su certi giornali, e che definirei fumettistica – nemmeno assistito personalmente ai delitti, ma atteso comodamente a casa, anzi in villa, l’orrendo pasto.

Siamo così arrivati ai famigerati e fantomatici ‘mandanti’ dei compagni di merende. Rileviamo una prima discrasia, seguendo la casistica criminologica: l’assassino che s’inserisce nella categoria del muti morder compie più spesso un solo omicidio, in questo si differenzia dal serial killer. Le azioni sono volte a ottenere quel particolare organo. Nei nostri casi l’azione invece varia, dalla non mutilazione (delitti del 1968 e del 1974) la progressione criminosa s’intensifica con l’asportazione solo del pube, poi si passa all’asportazione anche della zona anale, infine si escinde anche un seno.

L’anomalia del mostro di Firenze, autorizza a formulare l’ipotesi del muti morder? Si è già visto come il modus operandi s’inserisca con maggiore attendibilità, fino all’evidenza, nell’ipotesi dell’assassino seriale, in cui la fantasia guida le azioni, e le parti del corpo rimosse sono conservate come souvenir. Ma ammettiamo che l’ipotesi regga. Per sostenere l’ipotesi investigativa dei ‘mandanti’, occorre una prima correzione: lo scopo perseguito dal criminale non gli appartiene, bensì appartiene ad altri, coloro che al fine di entrare in possesso delle parti di cadavere escisse, finanziano il predatore. Ecco allora la setta satanica, il Sabbah, il rito sanguinario di antica memoria inquisitoriale.

Mi tocca affrontare a piene mani l’argomento. Full immersion nell’universo del diavolo, dunque. Attraversiamo di nuovo l’Oceano per tornare ad Aquino. Non dovrebbe indurre a riflettere il fatto che a fondare una delle prime e più note sette sataniche sia stato un ufficiale del controspionaggio esperto in tecniche di disinformazione?

Siamo alla fine degli anni Sessanta (poco prima sono stati assassinati Kennedy e King), la ‘sporca’ guerra del Vietnam lacera le coscienze dei giovani statunitensi, è iniziata la stagione dei ‘figli dei fiori’, si fa strada una pacifica e universale ribellione giovanile. Per la prima volta nella storia, s’estende a tutto il mondo un diffuso e pericolosissimo rifiuto dei canoni tradizionali, accompagnato da una critica radicale delle gerarchie di potere a qualunque livello.

Nasce il sospetto che le sette servissero a confondere le acque. A creare, cioè, un’identificazione tra ribellione giovanile e satanismo. Se questo fosse stato l’obiettivo, bisogna dire che esso fu raggiunto in pieno. Il Sessantotto è stato quasi del tutto annichilito, in America come in Europa. Per fare un esempio parziale, ma significativo, un certo genere di musica rock, insieme al diffondersi delle droghe, fu enfatizzato dal cosiddetto ‘satanismo acido’.

Il rock, più o meno acido, gradualmente sostituisce le canzoni politiche e pacifiche, di autentica protesta, come quelle del cantastorie Bob Dylan. In Italia, un autentico cantastorie come Francesco Guccini incontra la concorrenza di altri musicisti, alcuni cantautori più che ascoltabili, ma la gran parte diffusori di lagne pseudo-poetiche che tuttavia vanno per la maggiore. Ma Francesco regge il confronto con coraggio e determinazione. In America, passo dopo passo, nell’ambito della cosiddetta musica giovanile, si arriva al contemporaneo Marilyn Manson, una vera incarnazione del demonio agli occhi dei benpensanti. Non per pura coincidenza, né con accenni larvati, bensì esplicitamente e insistentemente, l’ambiguo cantante è stato di recente accusato di essere l’ispiratore della strage di Colombine. Qualcosa di simile, sui media americani, coinvolse a suo tempo gli innocui hippies. Secondo alcuni, il movimento hippy stava nell’atmosfera generale che aveva provocato i feroci delitti di Charlie Manson e dei suoi seguaci. Secondo altri, gli hippies trovavano il loro sbocco naturale nel terrorismo, o in alternativa, nell’alienazione totale per effetto delle droghe. Nella realtà, negli anni Ottanta gli hippies erano quasi del tutto scomparsi. Ritengo che l’invenzione della setta satanica mandante e ispiratrice dei delitti del mostro, abbia un’affinità, seppure in sedicesimo, con la funzione studiata in senso teorico, e quindi messa in pratica, dagli inquisitori controriformisti per giustificare l’annientamento dei ribelli eretici e dei liberi pensatori. Traendo spunto dalla reale esistenza di autentiche sette (ma su questo sarà necessario un approfondimento), più o meno pericolose, lo stesso genere di repressione preventiva in generale riappare, in modo più raffinato e nascosto, nell’epoca contemporanea. Vero è che i fatti, gli episodi massmediatici, le reazioni, sono ancora troppo vicini agli occhi per consentire un’analisi spassionata. Ma per quanto mi riguarda, l’idea di complotto va presa sul serio. Guardo con sospetto coloro che si accaniscono tanto a sbeffeggiarla. Sono d’accordo con Carlo Ginzburg a questo proposito.

“In Italia il termine ‘complotto’ viene usato da un decennio circa in contesti per lo più negativi: quasi sempre si parla di complotti per sostenere che non esistono, o che esistono soltanto nella fantasia sbrigliata dei ‘dietrologi’ (un termine, di conio più recente, dalle connotazioni ancora più chiaramente negative)… Eppure non si può negare che i complotti esistono. Alla loro fabbricazione e alla loro scoperta sono delegate, negli Stati moderni, istituzioni apposite (i servizi segreti)… Uno storico che cercasse di decifrare questa vicenda (la vicenda del processo ad Adriano Sofri e compagni. n.d.A.). rinunciando pregiudizialmente a qualsiasi atteggiamento ‘dietrologico’ farebbe poca strada – se con ‘dietrologia’ s’intende una sobria diffidenza interpretativa che non si accontenti di restare alla superficie degli eventi o dei testi”

Perché oggi, quando tutto sembra rientrato nella più piatta assuefazione alla normalità del mercato globale, si assisterebbe di nuovo alla recrudescenza delle sette sataniche? Come spesso accade nella storia, ciò che era stato cacciato dalla porta sta rientrando dalla finestra. Rientra cioè la ribellione in una forma ancora più minacciosa, e più consapevole delle trame del potere e del suo cinismo affaristico, rispetto al movimento sessantottesco. Mi riferisco qui, esplicitamente, ai No Global. Siamo già sulla strada per satanizzare anche loro. Non simpatizzano forse, questi pseudo pacifisti, con le forze del male? Non rifiutano, essi, il coro di esecrazione isterico contro Osama Bin Laden, la nuova incarnazione del diavolo, benché sia stato allevato e nutrito dalla grande madre CIA?

Correggo il tiro: se qualcuno ha scientemente confuso le acque, ciò non è vero per la maggioranza. Il maggior numero degli avversari dei satanisti – i cacciatori di sette – probabilmente sono inconsapevoli e in buona fede. La stragrande maggioranza dei nuovi adepti del capro diabolico non sanno dei meccanismi perversi che li sovrastano, e dei quali sono involontarie comparse. Perlopiù, i rituali dei satanisti si limitano all’ostentazione di simboli esoterici : la stella a cinque punte domina su tutti. È pura coincidenza che questa stella, l’antica raffigurazione del pentacolo, benché con un significato emblematico diversissimo, sia stata scelta come simbolo dalle Brigate Rosse?

Talvolta sul corpo di una donna nuda sdraiata a mo’ di altare, viene profanata un’ostia, il sacerdote ammantato di nero legge il Vangelo alla rovescia. Il rito si conclude, magari, con una demoniaca ammucchiata. Tutto qui, per quello che se ne sa. Forse alcuni adoratori di Satana sono fedeli all’immagine del fratello minore di Gesù Cristo in maniera più ascetica e meno carnale. Poi c’è la controparte, che, forse in buona fede, li accusa delle peggiori atrocità : violenze, sequestri, cannibalismo, infanticidio, omicidi rituali e via di seguito. Proprio come gli inquisitori d’un tempo. Ma nella casistica giudiziaria, quasi mai crimini di questo genere sono stati provati, come dimostra l’episodio giudiziario dei Bambini di Satana. “L’allarme pubblico nei confronti del satanismo – a cui, soprattutto, sono attribuiti migliaia di ‘crimini rituali’ – è stato probabilmente lanciato, all’origine, da ambienti protestanti fondamentalisti, ma oggi è diffuso soprattutto dal movimento anti-sette di origine laicista. L’Anti-cult movement si preoccupa di mantenere e anzi incrementare, l’allarme sociale contro i ‘culti’ deviami per sostenere la sua richiesta di leggi speciali o misure straordinarie nei confronti delle ‘sette’ (il cui raggio di applicazione sarà poi estremamente ampio e ambiguo). In questa chiave vengono facilmente esagerate anche le statistiche sul numero dei satanisti e sulla rilevanza del satanismo come fenomeno criminogeno, facendo del satanismo il tipo stesso del ‘culto’ pericoloso e talora tentando di collegarlo in modo più o meno fondato al mondo delle nuove religioni”. Si tratterebbe di un’esagerazione, da cui nascerebbe una nuova emergenza che autorizzerebbe una più capillare attività informativa, e magari una nuova sommaria procedura inquisitoria. “L’attenzione non serpeggia unicamente nell’opinione pubblica o fra alcuni giornalisti a caccia di scoop”. Un recentissimo libro di Angelo Zappalà cita la “Relazione sulla politica informativa e della sicurezza (primo semestre 1995)” presentata dal Presidente del Consiglio dei ministri, Lamberto Dini; la “Relazione sulla politica informativa e della sicurezza (primo semestre 1998)” presentata dal Presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi; le “Relazioni sul medesimo oggetto (secondo semestre 1998 e primo semestre 1999)” presentate dal Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, e quelle del primo e del secondo semestre del 2000 del Presidente del Consiglio dei ministri Giuliano Amato. Tutti questi avvertimenti sollecitano una speciale cautela, un particolare impegno di vigilanza informativa degli apparati di intelligence e di sicurezza, prendendo spunto da fatti di massimo allarme a livello mondiale – la strage sulla metropolitana di Tokio – e in base a un sospetto nascente dalle celebrazioni del Giubileo, occasione che avrebbe potuto, nell’anno 2000, essere il momento favorevole per “l’attuazione di gesti clamorosi” ed eclatanti da parte di “sette pseudo religiose ed esoteriche”, che sarebbero incrementate, in prospettiva, dalla “sempre più diffusa utilizzazione della rete internet”. Gesti clamorosi ed eclatanti che, almeno in Italia, non risulta che finora si siano verificati. Una cautela di segno opposto, che si comincia a usare anche per i casi americani – nel cui territorio brulicano sette d’ogni tipo – non si dovrebbe a maggior ragione tenere nel debito e prudente conto per l’Italia? Restringendo ancora di più il campo. Questa prudenza, non dovrebbe trasformarsi in un rifiuto nel caso di Firenze e dintorni, popolato da gente incline all’ironia e allo scetticismo, piuttosto che al fanatismo neo-religioso, e nel cui ambito, che io sappia, non si è mai sentito parlare di sette sataniche, se non dal funzionario di polizia-scrittore dottor Giuttari, e dai suoi coadiutori? Ma anche se esistessero realmente, non sarebbe meglio ascoltare il parere di studiosi seri del fenomeno, invece di affidarsi a fonti molto incerte e superficiali?  “Lo studioso non può che limitarsi a concludere che la pedofilia rituale e l’omicidio ‘satanico’ esistono presso un certo tipo di satanisti, come mostrano alcuni casi giudiziari, ma, contrariamente a quanto talora si legge, la prima è abbastanza rara, il secondo rarissimo”.  “Rarissimo” significa che il fenomeno non si produce quasi mai, e quando accade sembra molto improbabile che possa avere una durata protratta nel tempo. E possibile anche soltanto ipotizzare che per una trentina di anni un numero imprecisato di persone compia delitti del tipo che ci riguarda, senza che niente trapeli? Senza che qualcuno si dissoci dal gruppo, sia preso dal rimorso o dal disgusto, e metta allo scoperto la setta e i suoi delitti atroci? Ammettiamo anche questo. Ciò che appare incredibile, alle volte si rivela come una giusta intuizione. Ipotizziamo a distanza più ravvicinata la natura, presupposta satanica, dei delitti del mostro (rectius, nell’ambito della congettura proposta: ‘mostri’, al plurale).

Prima di tutto un elemento di distinzione di carattere generale. Non bisogna confondere le religioni con la magia, lo spiritismo, e col satanismo (anche se talvolta i confini non sono così chiari). Le religioni hanno una visione del mondo globale che impone uno stile di vita onnicomprensivo, e in molti casi una preparazione spirituale in vista dell’aldilà.

Quasi sempre gli assunti religiosi di base sono per la loro stessa natura indimostrabili, cioè insuscettibili di verifica empirica. Al contrario, la magia e lo spiritismo agiscono su campi verificabili e devono funzionare.

Maghi furono gli alchimisti come Giambattista Lulli, maghi anche i critici dell’alchimia, come Bonagiunta Orbicciani da Lucca. I maghi rinascimentali italiani-e più in generale europei erano scienziati. Maghi furono Leonardo da Vinci, Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Giordano Bruno… Il fondamento scientifico e speculativo della magia la espone a verifica. A fondamento dello spiritismo e della magia moderna sta il positivismo. Per questo Conan Doyle abbandonò il cattolicesimo per diventare un seguace dello spiritismo, perché esso gli offriva dei fatti verificabili.

Non c’è da meravigliarsi, se un caposcuola positivista come Cesare Lombroso concluse la sua vita da scienziato dedicandosi allo spiritismo in collaborazione con una donna del popolo del tutto priva di cultura. La verifica empirica però, com’è immaginabile, espone la magia e lo spiritismo a continui collassamenti. Se una pozione contro l’impotenza non ha avuto efficacia, come è probabile che accada, se un maleficium non ha fatto ammalare l’insopportabile vicino di casa, l’iniziale adepto finirà con l’essere scettico sulla bontà di quelle pratiche. Perciò le varie sette magiche, spiritiste e anche sataniste, hanno spesso vita breve, o devono rinnovarsi. Veniamo alla magia moderna o contemporanea. Non si può parlare di sette che praticano la magia genericamente. Ce ne sono di vari tipi, con differenze sostanziali tra di loro. A proposito di fenomeni magici si parla in primo luogo di frode, naturalmente. Si spiegano poi alcune convinzioni con la “volontà di credere”, fenomeno psicologico attentamente studiato da William James, il filosofo pragmatista americano fratello dello scrittore Henry James. Quando non sia più sufficiente la psicologia, entra in campo la parapsicologia: “una disciplina che lotta, appunto, per vedersi riconosciuta la dignità di scienza e che è nata, storicamente, dai ‘ricercatori psichici’ che fin dal secolo scorso indagavano ‘scientificamente’ in particolare sullo spiritismo”.

Esiste la “magia pratica“, che promette poteri eccezionali, tali da modificare la vita degli adepti sotto il profilo del successo, della potenza sessuale, della salute. Si distingue poi la “magia gnostica” che fa del sapere la leva per accedere ai super-universi che costituiscono il mondo. Anche la “magia gnostica” modifica in meglio l’adepto che vi si dedichi con studio e diligenza, anch’essa ha potenzialità terapeutiche. La “magia evocatoria” riesce ad evocare spiriti, angeli o demoni, “elementali”, o spiriti della natura. Il più alto livello è raggiungibile attraverso “la magia della vita”, che insegna tecniche per giungere al mistero della vita e addirittura sconfiggere la morte, assicurando all’adepto la certezza dell’immortalità.

Arriviamo più specificamente al satanismo. La prima differenziazione, più generale, è quella tra satanismo ‘cattivo’ e satanismo ‘buono’. Quello ‘cattivo’, il più classico nell’immaginario collettivo, vede Satana contrapporsi a Dio, e postula una lotta tra le due Supreme Entità. Ma attenzione, in epoca contemporanea, spesso la ‘cattiveria’ si riduce a una rivendicazione dell’energia vitale contro l’imbroglio metafisico e teologico della Chiesa. E più una sorta di ateismo scettico sull’aldilà, a sostegno dell’aldiquà e dei piaceri che esso offre. Satana assume più i tratti di un gaudente anarco-rivoluzionario materialista, che di un promotore e facitore del male. Per il satanismo ‘buono’ si parla di Luciferismo. Lucifero diventa complementare a Gesù. Non c’è propriamente opposizione al cristianesimo ma piuttosto integrazione. La trinità diventa quaternità: Padre, figli (Gesù e Lucifero) e Spirito Santo. Per dirla in termini più banali, il male e il bene sono indissolubilmente legati, o per meglio dire sono le due facce di una stessa medaglia. Le sette luciferiane sono speculative e innocue. Un qualsiasi satanista convinto e tranquillo, è protetto, come tale, dalla Costituzione della Repubblica Italiana, art. 21 e 8, tranne che, dice la legge costituzionale (art. 8), la confessione religiosa non sia in contrasto con l’ordinamento giuridico vigente. E dov’è scritto che una convinzione antitetica al credo e alla morale cattolica violi una qualsiasi norma di diritto? Vediamo adesso le ‘cattive’: si possono individuare vari gruppi. Ma prima di accennare ad esse, apro una parentesi. L’analisi che sto facendo è per forza di cose sbrigativa, altrimenti questo libro rischierebbe di diventare un saggio sul satanismo, cosa che non è, e non vuole essere. Ho dovuto approfondire il tema, di fronte all’ipotesi strampalata formulata dagli indagatori del mostro di Firenze. Me lo sarei risparmiato, vale il discorso già fatto per tutto il libro. L’occasione, però, è stata utile. Vale sempre la pena di leggere chi ne sa su un argomento più di noi. Detto questo, continuo il mio rapido excursus. Alcuni gruppi si limitano a rituali decorativi come quelli descritti approssimativamente più sopra. In taluni casi si tratta di evocare Satana con rituali orgiastici che richiamano i culti dionisiaci. Ma oggi si direbbe che si mette in scena una specie di terapia di gruppo, recitando uno psico-dramma. Queste persone vanno lasciate fare, non danno noia a nessuno. Altri – e qui si entra nella volgarizzazione della magia, intesa nel suo significato più banale e incolto, benché diffuso – praticano la magia al fine di acquisire potenza sessuale, energia vitale, salute, fortuna al gioco o in amore, preparano intrugli stregoneschi con parti d’animali, ossa eccetera. Qualcuno- ma la cautela qui è d’obbligo, perché entra in campo una documentazione d’incerta attendibilità – disseppellisce cadaveri al medesimo scopo. Ho già citato il precedente storico messo in rima da Giuseppe Giusti. Molto spesso, quasi sempre, la polizia si trova ad affrontare il reato di truffa. L’esplodere delle televisioni libere, e dei sedicenti maghi che danno consigli a pagamento, fondandosi quasi sempre su un’analisi approssimativa della psicologia del richiedente, hanno amplificato il fenomeno. Veniamo a ciò che potrebbe riguardarci più da vicino.

Parliamo dell’ O.T.O, sigla che sta per Ordine dei Templari dell’Oriente, che non è esattamente una setta satanica, anche se di stretta vicinanza. A mio parere, questi signori – i fedeli dell’O.T.O – sono caduti in un equivoco storico. Hanno prese per vere le accuse di apostasia, in sostanza di satanismo, che nel XIV secolo Filippo il Bello rivolse ai Templari. Questi guerrieri di Dio, sparsi per tutta Europa, casti ed ascetici fino all’ossessione, ma che avevano accumulato enormi ricchezze, in un primo tempo osannati dalla cristianità che difendevano, innanzitutto durante le Crociate, da un giorno all’altro furono accusati delle più turpi nefandezze e massacrati in massa. Le accuse erano quasi certamente false. Si trattava di una questione di soldi, come al solito. Filippo il Bello, indebitato fino al collo, aveva necessità di rimpinguare i suoi forzieri. I Templari, per farla breve, furono trucidati a scopo di rapina. In ogni caso l’attuale Ordine e le sue filiazioni, si è identificato con la versione demonizzata dei Templari. (Basta ripeterle più volte le menzogne, e si finisce per farle diventare verità, come insegnano certi attuali governanti). Se ora facessi l’elenco di tutte le sette nate dall’O.T.O, o ad esso affini, sarebbe necessario un altro libro. In sintesi, la diffusione di questi culti è dovuta all’inglese Aleister Crowley (1875-1947) che ha scritto alcuni libri e fondato una chiesa a Cefalù, in Sicilia, l’Abazia di Thelema. Crowley rappresenta in un certo senso la patristica di queste sette contemporanee, anche di quelle più propriamente sataniche. In esse hanno un ruolo centrale rituali e pratiche di magia sessuale.

Faccio alcuni esempi di queste pratiche senza riferimenti alle relative sette. Ripeto che esse prolificano da un’unica origine: sono tutte variazioni sul tema. C’entra l’Oriente, come indica la seconda O della sigla, il tantrismo in particolare, e lo yoga. La reincarnazione non entra nel discorso, perché non interessante nell’ambito dell’esposizione sintetica qui proposta, benché rappresenti il più importante elemento di differenziazione fra queste sette, fino allo scisma. Le pratiche sessuali sono divise e a vari livelli. Vado in ordine sparso. In un primo livello si deve imparare a raggiungere l’orgasmo trattenendo il seme. Ciò permetterebbe di essere posseduti dallo spirito o da un “elementale” che si vorrebbe evocare, e la cui effige si è fissata durante l’atto. Ma più frequentemente si fanno pratiche di onanismo – le più a portata di mano, e quindi le più diffuse – per conseguire risultati simili. Normalmente si può espellere il seme, ma in questo caso esso non deve andare sprecato, può servire magari per qualche pozione. I coiti dovrebbero durare delle ore, poi dalle secrezioni dell’uomo e della donna si ricava un elisir che viene subito consumato. Bisogna agire con cautela e scrupolosamente: un errore, e la pratica può risultare dannosa. La scelta della donna con cui copulare, non è del tutto casuale, può essere una donna di mondo, dello spettacolo – un’attrice a esempio – una prostituta, oppure, secondo il precetto, per cui si deve superare il concetto di attraente, può trattarsi di una vecchia, o brutta, o deforme, eccetera. Un gruppo di donne, insieme, possono esaurire eroticamente un solo partner maschile per provocare la morte del giusto. Il cosiddetto “vampiro” si dedica preferibilmente al sesso orale, con una donna mestruata, per trasferire su di sé la forza della partner. Si praticano anche magie auto-sessuali in cui il seme viene messo in vergini di terracotta, che poi saranno sotterrate per sigillare il desiderio dell’adepto. Allo stesso scopo, si può prendere un foglio di carta, imbrattarlo di saliva, sangue e fluidi ricavati dalla masturbazione maschile e femminile, appiccicarci sopra capelli e peli pubici, lasciarlo asciugare, mettere tutto in una busta e spedirlo al Tempio d’appartenenza. Il Tempio si occupa di conservare dentro apposite casseforti le preziose missive che contengono i desideri degli adepti. Il Tempio, con i suoi sacerdoti, o capi, s’identifica, nella terminologia dei moderni inquisitori, col cosiddetto “Terzo Livello”.

FONTE

Nino Filastò – Storia delle Merende Infami

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