Cinema

LA SINDROME DI STENDHAL E IL MOSTRO DI FIRENZE

IL FILM

Immagine

La poliziotta Anna Manni (Asia Argento), della squadra romana antistupro, viene mandata dal suo superiore Manetti (Luigi Diberti) da Roma a FIRENZE per trovare un pericoloso MOSTRO che ha già stuprato e ucciso molte donne. Alla galleria degli Uffizi la ragazza sviene davanti a un’opera di Bruegel in preda alla Sindrome di Stendhal. È un ragazzo biondo, Alfredo (Thomas Kretschmann), a prestare soccorso per primo ad Anna. In realtà questi non è altri che il maniaco omicida : in seguito infatti s’introduce nell’albergo dove la detective alloggia e la violenta. Anna si risveglia in una macchina, dove lo psicopatico violenta e uccide un’altra vittima. Anna riesce però a fuggire e viene ritrovata dai colleghi. Il trauma subito pare non scomparire dalla sua mente e Manetti le consiglia di rivolgersi ad uno psichiatra, Cavanna (Paolo Bonacelli). A casa la ragazza riceve la visita di Marco (Marco Leonardi), il suo fidanzato, che è preoccupato per lei e le mette le mani addosso, ma Anna, ancora scioccata, lo respinge. Nel frattempo l’assassino trova un’altra vittima, la commessa di un negozio che, ignara, si fa sedurre da lui e viene uccisa. Anna poi racconta a Cavanna di avere dei gravi problemi e di essere masochista, quindi il dottore le consiglia di tornare da suo padre (John Quentin) e dai suoi fratelli a Viterbo, dov’è nata. Lì lei ha un flashback sulla sua infanzia e su sua madre, prematuramente scomparsa, ma anche a VITERBO Alfredo la raggiunge e la cattura nuovamente. Anna si risveglia vicino a una cascata, ma stavolta riesce a vendicarsi e ferisce a morte l’aggressore, che cade in acqua. Tuttavia le ricerche della polizia non hanno alcuna svolta : il corpo dell’uomo non viene rinvenuto. Intanto Anna torna a Roma, dove incontra un ragazzo francese, Marie (Julien Lambroschini), con il quale vive una storia d’amore. Ma l’ombra di Alfredo perseguita Anna che s’impossessa di lei e uccide sia lui che Cavanna. Marco scopre tutto, ma fa anche lui la stessa fine. Il film termina con la poliziotta che viene ritrovata dai colleghi per strada in stato confusionale.

I DELITTI DI FIRENZE E LA PRIMAVERA DEL BOTTICELLI

Immagine

Confrontando i delitti commessi a Firenze con “La Primavera” del Botticelli – uno dei quadri nella galleria degli uffizi sul quale le telecamere si soffermano a lungo nelle scene iniziali – si notano immediatamente delle coincidenze sorprendenti.

1) Ad una delle vittime (Carmela De Nuccio) venne messa in bocca una collana; una delle figure del quadro del Botticelli ha, per l’appunto, una collana di fiori in bocca.

2) Solo una delle vittime fu pugnalata alla schiena (Susanna Cambi). E solo una delle figure del quadro ha la schiena scoperta.

3) Solo ad una delle vittime fu asportato un seno. Si tratta di Pia Rontini. Pia= pietosa, ma anche virtuosa. E’ infatti la Grazia della Bellezza (virtù). Delle tre Grazie è quella col seno sinistro scoperto e infatti viene mutilata proprio al seno sinistro. La Grazia in questione ha una collana con pendente a forma di croce. E a Pia viene strappata la collanina e rubato il pendente, guardacaso a forma di croce.

4) Solo una vittima non venne mutilata, o accoltellata, ma le vennero solo sparati alcuni colpi di pistola; è Antonella Migliorini, e nel quadro infatti una sola figura, delle tre Grazie, è completamente vestita, non lasciando scoperto nulla.

5) Nadine Mouriot è Venere. La Venere della Primavera è in questo quadro un po’ anomala in quanto è coperta, vestita… ma la Venere iconografica classica, in tutti i dipinti o sculture (es. Nascita di Venere del Botticelli), è solitamente rappresentata nuda mentre con una mano si copre il pube e il seno destro, quasi indicando e lasciando in vista quello sinistro. Infatti a Nadine il seno sinistro viene escisso e inviato in procura; e le viene escisso anche il pube. Insomma le due parti corporee che la Venere solitamente si indica e tocca nei dipinti di iconografia classica, vengono poi mutilate a Nadine.

6) Stefania Pettini. Stefania = corona, ghirlanda. Corona, come la prima Sephirah della Cabala, infatti è anche quella che apre la serie dei delitti. Nel dipinto Stefania è la Dea Flora, la seconda sulla destra, ha una corona di fiori in testa e una ghirlanda al collo; è la Dea della Primavera e degli alberi da frutto, compresi i vigneti. Infatti le viene infilato un tralcio di vite nella vagina, per rimarcare che è la dea della natura, appunto Flora, protettrice dei vigneti, la primavera.

7) Uno degli omicidi (quello dei tedeschi) fu compiuto a danno di due uomini; la versione ufficiale è che, avendo i capelli lunghi, il gruppo di assassini li scambiò per una coppia, e li colpì per sbaglio. Ma questa versione non quadra con il fatto che le altre vittime erano state scelte invece accuratamente da giorni o mesi prima. Osservando il quadro si nota che l’ultima figura sulla sinistra è un uomo coi capelli lunghi. Ecco quindi la ragione per la quale si scelgono due uomini per uno dei duplici omicidi.

Le coppie infatti erano scelte, sì, nel momento prima che si accoppiassero, per ragioni esoteriche (e perché in alto, nel quadro, è raffigurato Cupido). Ma questa volta doveva essere colpito un uomo. Anche la serie di delitti è possibile raggrupparla come sono raggruppate le figure. La sequenza temporale dei delitti di Firenze infatti vede un primo delitto isolato dagli altri, nel 1974, poi un intervallo di tempo, seguito da due delitti, e poi quattro delitti in successione. Abbiamo infatti due gruppi di figure, uno da quattro e uno da due. Quindi abbiamo, dopo anni di silenzio, due delitti nel 1981, poi quattro delitti, uno dopo l’altro, ’82, ’83, ’84, ’85. Nei delitti commessi dal gruppo di persone che erano dietro alla vicenda, i sette duplici omicidi riproducono quindi simbolicamente le sette figure del quadro del Botticelli.

Immagine

Il quadro del Botticelli rappresenta, secondo alcuni studiosi, il canto 28 del purgatorio, della Divina Commedia di Dante Alighieri (che non sfugge alle inquadrature iniziali). Il titolo, La Primavera, si deve al fatto che in quel canto Dante arriva in un giardino incantato, l’Eden, da cui poi si accederà al Paradiso. E in questo giardino, come dice Dante al verso 143, è sempre primavera: “qui fu innocente umana radice, qui primavera sempre”. Analizzando poi la posizione delle mani delle varie figure, è riprodotta una data, il 14 marzo 1319. Secondo alcuni studiosi questa data si deve al fatto che in quel giorno ricorreva l’equinozio di primavera; la spiegazione è ovviamente demenziale, perché non ci sarebbe stato motivo di riprodurre in forma criptata una data così innocua. Tale data invece è quella in cui vennero ricostituiti i Templari, ad opera della bolla “Ad ea ex quibus” da parte di Giovanni XXII. La Primavera del Botticelli, quindi, si chiama così anche perché la primavera è collegata con la rinascita, e quella data segna la rinascita dei Templari, una sorta di “primavera templare”. Il fatto che venga riprodotto il quadro spiega anche un’altra cosa su cui mi sono scervellato per parecchio tempo. Mi sono domandato perché nella fiction di Fox “Il mostro di Firenze” la sigla di apertura riproducesse parte di una canzone delle Orme (Gioco di Bimba) che faceva: “DONDOLA DONDOLA IL VENTO LA SPINGE…”. Il film è zeppo di riferimenti e simbologia, e quindi era ovvio che la canzone non fosse scelta a caso. Mi domandai quindi che c’entrava il vento con i delitti del Mostro. E la spiegazione la troviamo nel fatto che la figura in alto a sinistra, quella che regge la prima figura a destra, ovverosia, simbolicamente, Carmela De Nuccio, è Zefiro, il Vento. Uccidendo le vittime, quindi, la Rosa Rossa ha riprodotto simbolicamente il quadro del Botticelli.

Perché, come abbiamo detto in un altro articolo, tali delitti dovevano consacrare col sangue Firenze alla Rosa Rossa, propiziandosi gli anni a venire e rendendo la città toscana la culla ideale dell’organizzazione. Si “consacrava” il territorio fiorentino. Firenze – non lo scordiamo – è la città di Dante, la cui opera contiene in forma simbolica e criptata buona parte delle conoscenze rosacrociane, e a cui si ispira l’organizzazione per i delitti da essa commessa. Non a caso nel film “Il nome della Rosa” il libro segreto (che non è la commedia di Aristotele, ma la commedia di Dante”) è definito “il libro per cui si uccide e con cui si uccide”.
Tali delitti cioè, preparano a Firenze una specie di Eden; vengono commessi, dal punto di vista esoterico, per poter accedere poi al Paradiso. Preparano una specie di paradiso in terra per la Rosa Rossa, rendendo Firenze la loro città ideale. Anche le altre vittime, quelle maschili, non sono state scelte a caso. Capire la simbologia dei nomi, e il loro significato esoterico, non è cosa semplice, perché occorre rifarsi al significato ebraico della lettere e delle parole; salta però agli occhi che il nome della prima vittima è Pasquale Gentilcore. Ora, l’incipit della “Vita Nova” di Dante è proprio “A ciascun alma presa e gentil core”, e non a caso nel romanzo Hannibal, il protagonista fa dono proprio di questo libro alla moglie del commissario Pazzi. Il primo omicidio è quindi quello di Stefania Pettini e di Pasquale Gentilcore, ed entrambi i nomi indicano che quello è l’inizio delle serie. L’inizio di una Vita Nova per Firenze e per la Rosa Rossa. Infatti, non a caso, Firenze, come scrive il giornalista Mario Spezi in un suo libro, è una delle città con il maggior numero di delitti inspiegabili e inspiegati che non trovano mai un colpevole. Un paradiso, insomma, per la Rosa Rossa.

FONTI

HTTP://PAOLOFRANCESCHETTI.BLOGSPOT.IT/

HTTPS://IT.WIKIPEDIA.ORG/

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...