Cinema

LA SINDROME DI STENDHAL E IL MOSTRO DI FIRENZE

IL FILM

Immagine

La poliziotta Anna Manni (Asia Argento), della squadra romana antistupro, viene mandata dal suo superiore Manetti (Luigi Diberti) da Roma a FIRENZE per trovare un pericoloso MOSTRO che ha già stuprato e ucciso molte donne. Alla galleria degli Uffizi la ragazza sviene davanti a un’opera di Bruegel in preda alla Sindrome di Stendhal. È un ragazzo biondo, Alfredo (Thomas Kretschmann), a prestare soccorso per primo ad Anna. In realtà questi non è altri che il maniaco omicida : in seguito infatti s’introduce nell’albergo dove la detective alloggia e la violenta. Anna si risveglia in una macchina, dove lo psicopatico violenta e uccide un’altra vittima. Anna riesce però a fuggire e viene ritrovata dai colleghi. Il trauma subito pare non scomparire dalla sua mente e Manetti le consiglia di rivolgersi ad uno psichiatra, Cavanna (Paolo Bonacelli). A casa la ragazza riceve la visita di Marco (Marco Leonardi), il suo fidanzato, che è preoccupato per lei e le mette le mani addosso, ma Anna, ancora scioccata, lo respinge. Nel frattempo l’assassino trova un’altra vittima, la commessa di un negozio che, ignara, si fa sedurre da lui e viene uccisa. Anna poi racconta a Cavanna di avere dei gravi problemi e di essere masochista, quindi il dottore le consiglia di tornare da suo padre (John Quentin) e dai suoi fratelli a Viterbo, dov’è nata. Lì lei ha un flashback sulla sua infanzia e su sua madre, prematuramente scomparsa, ma anche a VITERBO Alfredo la raggiunge e la cattura nuovamente. Anna si risveglia vicino a una cascata, ma stavolta riesce a vendicarsi e ferisce a morte l’aggressore, che cade in acqua. Tuttavia le ricerche della polizia non hanno alcuna svolta : il corpo dell’uomo non viene rinvenuto. Intanto Anna torna a Roma, dove incontra un ragazzo francese, Marie (Julien Lambroschini), con il quale vive una storia d’amore. Ma l’ombra di Alfredo perseguita Anna che s’impossessa di lei e uccide sia lui che Cavanna. Marco scopre tutto, ma fa anche lui la stessa fine. Il film termina con la poliziotta che viene ritrovata dai colleghi per strada in stato confusionale.

I DELITTI DI FIRENZE E LA PRIMAVERA DEL BOTTICELLI

Immagine

Confrontando i delitti commessi a Firenze con “La Primavera” del Botticelli – uno dei quadri nella galleria degli uffizi sul quale le telecamere si soffermano a lungo nelle scene iniziali – si notano immediatamente delle coincidenze sorprendenti.

1) Ad una delle vittime (Carmela De Nuccio) venne messa in bocca una collana; una delle figure del quadro del Botticelli ha, per l’appunto, una collana di fiori in bocca.

2) Solo una delle vittime fu pugnalata alla schiena (Susanna Cambi). E solo una delle figure del quadro ha la schiena scoperta.

3) Solo ad una delle vittime fu asportato un seno. Si tratta di Pia Rontini. Pia= pietosa, ma anche virtuosa. E’ infatti la Grazia della Bellezza (virtù). Delle tre Grazie è quella col seno sinistro scoperto e infatti viene mutilata proprio al seno sinistro. La Grazia in questione ha una collana con pendente a forma di croce. E a Pia viene strappata la collanina e rubato il pendente, guardacaso a forma di croce.

4) Solo una vittima non venne mutilata, o accoltellata, ma le vennero solo sparati alcuni colpi di pistola; è Antonella Migliorini, e nel quadro infatti una sola figura, delle tre Grazie, è completamente vestita, non lasciando scoperto nulla.

5) Nadine Mouriot è Venere. La Venere della Primavera è in questo quadro un po’ anomala in quanto è coperta, vestita… ma la Venere iconografica classica, in tutti i dipinti o sculture (es. Nascita di Venere del Botticelli), è solitamente rappresentata nuda mentre con una mano si copre il pube e il seno destro, quasi indicando e lasciando in vista quello sinistro. Infatti a Nadine il seno sinistro viene escisso e inviato in procura; e le viene escisso anche il pube. Insomma le due parti corporee che la Venere solitamente si indica e tocca nei dipinti di iconografia classica, vengono poi mutilate a Nadine.

6) Stefania Pettini. Stefania = corona, ghirlanda. Corona, come la prima Sephirah della Cabala, infatti è anche quella che apre la serie dei delitti. Nel dipinto Stefania è la Dea Flora, la seconda sulla destra, ha una corona di fiori in testa e una ghirlanda al collo; è la Dea della Primavera e degli alberi da frutto, compresi i vigneti. Infatti le viene infilato un tralcio di vite nella vagina, per rimarcare che è la dea della natura, appunto Flora, protettrice dei vigneti, la primavera.

7) Uno degli omicidi (quello dei tedeschi) fu compiuto a danno di due uomini; la versione ufficiale è che, avendo i capelli lunghi, il gruppo di assassini li scambiò per una coppia, e li colpì per sbaglio. Ma questa versione non quadra con il fatto che le altre vittime erano state scelte invece accuratamente da giorni o mesi prima. Osservando il quadro si nota che l’ultima figura sulla sinistra è un uomo coi capelli lunghi. Ecco quindi la ragione per la quale si scelgono due uomini per uno dei duplici omicidi.

Le coppie infatti erano scelte, sì, nel momento prima che si accoppiassero, per ragioni esoteriche (e perché in alto, nel quadro, è raffigurato Cupido). Ma questa volta doveva essere colpito un uomo. Anche la serie di delitti è possibile raggrupparla come sono raggruppate le figure. La sequenza temporale dei delitti di Firenze infatti vede un primo delitto isolato dagli altri, nel 1974, poi un intervallo di tempo, seguito da due delitti, e poi quattro delitti in successione. Abbiamo infatti due gruppi di figure, uno da quattro e uno da due. Quindi abbiamo, dopo anni di silenzio, due delitti nel 1981, poi quattro delitti, uno dopo l’altro, ’82, ’83, ’84, ’85. Nei delitti commessi dal gruppo di persone che erano dietro alla vicenda, i sette duplici omicidi riproducono quindi simbolicamente le sette figure del quadro del Botticelli.

Immagine

Il quadro del Botticelli rappresenta, secondo alcuni studiosi, il canto 28 del purgatorio, della Divina Commedia di Dante Alighieri (che non sfugge alle inquadrature iniziali). Il titolo, La Primavera, si deve al fatto che in quel canto Dante arriva in un giardino incantato, l’Eden, da cui poi si accederà al Paradiso. E in questo giardino, come dice Dante al verso 143, è sempre primavera: “qui fu innocente umana radice, qui primavera sempre”. Analizzando poi la posizione delle mani delle varie figure, è riprodotta una data, il 14 marzo 1319. Secondo alcuni studiosi questa data si deve al fatto che in quel giorno ricorreva l’equinozio di primavera; la spiegazione è ovviamente demenziale, perché non ci sarebbe stato motivo di riprodurre in forma criptata una data così innocua. Tale data invece è quella in cui vennero ricostituiti i Templari, ad opera della bolla “Ad ea ex quibus” da parte di Giovanni XXII. La Primavera del Botticelli, quindi, si chiama così anche perché la primavera è collegata con la rinascita, e quella data segna la rinascita dei Templari, una sorta di “primavera templare”. Il fatto che venga riprodotto il quadro spiega anche un’altra cosa su cui mi sono scervellato per parecchio tempo. Mi sono domandato perché nella fiction di Fox “Il mostro di Firenze” la sigla di apertura riproducesse parte di una canzone delle Orme (Gioco di Bimba) che faceva: “DONDOLA DONDOLA IL VENTO LA SPINGE…”. Il film è zeppo di riferimenti e simbologia, e quindi era ovvio che la canzone non fosse scelta a caso. Mi domandai quindi che c’entrava il vento con i delitti del Mostro. E la spiegazione la troviamo nel fatto che la figura in alto a sinistra, quella che regge la prima figura a destra, ovverosia, simbolicamente, Carmela De Nuccio, è Zefiro, il Vento. Uccidendo le vittime, quindi, la Rosa Rossa ha riprodotto simbolicamente il quadro del Botticelli.

Perché, come abbiamo detto in un altro articolo, tali delitti dovevano consacrare col sangue Firenze alla Rosa Rossa, propiziandosi gli anni a venire e rendendo la città toscana la culla ideale dell’organizzazione. Si “consacrava” il territorio fiorentino. Firenze – non lo scordiamo – è la città di Dante, la cui opera contiene in forma simbolica e criptata buona parte delle conoscenze rosacrociane, e a cui si ispira l’organizzazione per i delitti da essa commessa. Non a caso nel film “Il nome della Rosa” il libro segreto (che non è la commedia di Aristotele, ma la commedia di Dante”) è definito “il libro per cui si uccide e con cui si uccide”.
Tali delitti cioè, preparano a Firenze una specie di Eden; vengono commessi, dal punto di vista esoterico, per poter accedere poi al Paradiso. Preparano una specie di paradiso in terra per la Rosa Rossa, rendendo Firenze la loro città ideale. Anche le altre vittime, quelle maschili, non sono state scelte a caso. Capire la simbologia dei nomi, e il loro significato esoterico, non è cosa semplice, perché occorre rifarsi al significato ebraico della lettere e delle parole; salta però agli occhi che il nome della prima vittima è Pasquale Gentilcore. Ora, l’incipit della “Vita Nova” di Dante è proprio “A ciascun alma presa e gentil core”, e non a caso nel romanzo Hannibal, il protagonista fa dono proprio di questo libro alla moglie del commissario Pazzi. Il primo omicidio è quindi quello di Stefania Pettini e di Pasquale Gentilcore, ed entrambi i nomi indicano che quello è l’inizio delle serie. L’inizio di una Vita Nova per Firenze e per la Rosa Rossa. Infatti, non a caso, Firenze, come scrive il giornalista Mario Spezi in un suo libro, è una delle città con il maggior numero di delitti inspiegabili e inspiegati che non trovano mai un colpevole. Un paradiso, insomma, per la Rosa Rossa.

FONTI

HTTP://PAOLOFRANCESCHETTI.BLOGSPOT.IT/

HTTPS://IT.WIKIPEDIA.ORG/

Standard
Cinema, Letteratura

LE TRE MADRI

Immagine

<< Non so quanto mi costerà rompere ciò che noi alchimisti abbiamo sempre chiamato SILENTIUM. L’esperienza dei nostri confratelli ci ammonisce a non turbare le menti profane con la nostra sapienza. Io, Varelli, architetto in Londra, ho conosciuto “Le Tre Madri” e per loro ho creato e costruito tre dimore: una a Roma, una a New York e l’altra a Friburgo, in Germania. Solo troppo tardi scoprii che da questi tre punti esse dominano il mondo col dolore, con le lacrime e con le tenebre. MATER SUSPIRIORUM, Madre dei Sospiri, la più anziana delle tre, abita a Friburgo. Mater LACRIMARUM, Madre delle Lacrime, la più bella, governa a Roma. MATER TENEBRARUM, la più giovane e la più crudele, impera su New York. E io ho costruito le loro sedi oscene, scrigni dei loro segreti.  Madri, matrigne che non partoriscono la vita, signore degli orrori della nostra umanità >>

Emilio Varelli

 << Le streghe fanno il male. Nient’altro al di fuori di quello. Conoscono e praticano segreti occulti che danno il potere di agire sulla realtà e sulle persone. Ma solo in senso maligno. Il loro scopo è ottenere vantaggi materiali e personali ma possono raggiungerli esclusivamente con il male degli altri. Con la malattia, con la sofferenza, il dolore e non di rado con la morte di coloro che prendono di mira per una qualsiasi ragione… Si può benissimo ridere di tutte queste cose, anche della magia. Comunque sappia che la magia è “ QUODDAM UBIQUE, QUODDAM SEMPER, QUODDAM AB OMNIBUS CREDITUM EST ” – ovvero – la magia è quella cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta >>

Professor Milius

 

 << QUAE VIDES NON SUNT ET QUAE NON VIDES SUNT, ovvero, quello che si vede non esiste e ciò che non si vede è la verità  >>

L’Alchimista de “La Terza Madre”

 Mater_Tenebrarum

La storia delle Tre Madri comincia all’alba dell’XI secolo, quando tre sorelle crearono la pericolosa arte della stregoneria sulle coste del Mar Nero. Negli anni che seguirono, queste perfide donne vagarono per il mondo accumulando grandi ricchezze e poteri, e seminando morte al loro passaggio.

Nel tardo XIX secolo le donne commissionarono all’architetto italiano Emilio Varelli, che all’epoca viveva a Londra, di progettare e costruire per loro tre dimore, poste in tre luoghi diversi del mondo: Friburgo, Roma e New York. È da queste dimore che le Tre Madri dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Un amico di Varelli, dopo aver trovato alcuni frammenti del suo diario, scritti in latino, ne fa un libro intitolato Le Tre Madri : il libro inizia con la precisazione che quanto narrato è tutto reale, e in particolare che l’architetto scoprì troppo tardi la natura malvagia delle tre donne (solamente sei copie del libro sono sicuramente esistite, quattro potrebbero essere state distrutte alla fine di Inferno). Le case che egli ha progettato divennero dunque così corrotte che la terra dove erano costruite divenne mortifera e pestilenziale : uno sgradevole e agrodolce odore di malvagità pervade le aree circostanti ciascuna casa.

Sia Mater Suspiriorum che Mater Tenebrarum hanno rivelato che le Madri sono personificazioni della Morte.

MATER SUSPIRIORUM

Mater Suspiriorum, la Madre dei Sospiri, è la più anziana delle Tre Madri. Il suo vero nome è Elena Markos. È inoltre conosciuta come La Regina Nera. Jessica Harper ricorda che “la strega venne interpretata da una donna anziana di oltre novant’anni che Dario aveva trovato in una strada di Roma.”

Elena Markos, immigrata greca nata nel 1023, fu esiliata da molti paesi Europei perché indesiderata. Durante questo periodo scrisse diversi libri riguardanti arcani soggetti. Nel 1895 fondò la Tanz Akademie in Freiburg ( “Accademia di Danza in Friburgo” in tedesco), una scuola di danza e di scienze occulte, nella Foresta Nera. Gli abitanti locali avevano paura di lei, avendo intuito che fosse una strega. Così come crebbe la sua ricchezza, crebbero anche i sospetti sulla sua vera natura. Per distogliere questi sospetti, Elena Markos finse di morire in un incendio nel 1905. Il controllo dell’accademia, che divenne solamente una scuola di ballo, fu affidato alla pupilla della Markos, Madame Blanc. (L’accademia porta una targa che afferma che Desiderius Erasmus una volta visse là)

Come narrato ne LA TERZA MADRE, Elisa Mandy una strega bianca, combatté diverse volte Mater Suspiriorum, fino a ridurla in una donna anziana con pochissimo potere magico. Le sue attività erano infatti portate avanti dai suoi seguaci.

In SUSPIRIA Elena Markos è la Direttrice la cui presenza è celata dai suoi adepti, capeggiati da Madame Blanc (Joan Bennett). Una giovane americana, Susy Benner (Jessica Harper), scopre le stanze ignote nei sotterranei della scuola dopo che molti alunni sono stati uccisi dai mandatari della Markos. L’anziana strega tenta di usare la sua magia per uccidere la ragazza, ma i suoi poteri — incluso quello dell’invisibilità, illusione e telecinesi — si dimostrano insufficienti a causa del suo debole stato fisico. Susy Benner sconfigge Elena Markos trapassandole il collo con un pugnale. La morte della strega causa il crollo dell’intera accademia.

MATER TENEBRARUM

“La fine del tuo viaggio è vicina. Tutto intorno a te diventerà buio, allora ci sarà qualcuno che ti condurrà per mano.”

Mater Tenebrarum, la Madre delle Tenebre, è la più giovane e la più crudele delle Tre Madri. È nata nel 1044. Il suo vero nome non ci viene rivelato; la sua casa è situata a New York e fu costruita nel 1910. Il numero della casa è 49 e ad un muro esterno è affissa una targa che afferma che GEORGES IVANOVICH GURDJIEFF una volta ha risieduto là.

MATER LACRIMARUM

La “studentessa di musica” in Inferno era, in realtà, Mater Lacrimarum.

Mater Lacrimarum, la Madre delle Lacrime, è la più bella delle Tre Madri. Come per Mater Tenebrarum, il suo vero nome è sconosciuto. È nata nel 1035. In Inferno si suggerisce che la sua casa è a Roma localizzata vicino al numero 49 di Via Dei Bagni – la Biblioteca Filosofica della Fondazione Abertny – dove Sara (Eleonora Giorgi) avverte uno strano odore nell’aria. In La terza madre la casa di Mater Lacrimarum viene indicata come il Palazzo Varelli.

In Inferno Mater Lacrimarum tentò di affascinare Mark Elliot durante una lezione di musica a Roma. Ania Pieroni, che la interpretò nel film Inferno ha però rifiutato di riaccettare di nuovo la parte perché ormai invecchiata e madre di cinque figli.

Mater Lacrimarum è interpretata dall’attrice israeliana Moran Atias nel film “LA TERZA MADRE”. I grandi poteri della strega vengono risvegliati quando Sarah Mandy (Asia Argento) apre l’urna nella quale sono presenti potenti talismani delle streghe nere (una tunica rossa, un pugnale, tre statuette). Mentre i suoi servi seminano terrore nella città, festeggiando e giungendo da tutto il mondo, Mater Lacrimarum si nasconde nelle fondamenta del suo Palazzo, preparando la sua vittoria. Viene sconfitta nello stesso modo in cui lo sono state le sue sorelle : Sarah Mandy scopre il covo sotterraneo della strega e brucia la tunica rossa che lei indossa, causando il crollo del Palazzo. Mater Lacrimarum viene uccisa da uno degli obelischi che ornano il tetto che cadendo, a causa del crollo, perfora il tetto della cripta sotterranea infilzandola.

SUSPIRIA

Immagine

Il film è considerato un grande successo di Dario Argento, dopo Profondo Rosso, capolavoro del 1975 interpretato da David Hemmings, Gabriele Lavia, Macha Méril e Daria Nicolodi. Il regista ha dichiarato che l’ispirazione iniziale per il film nasce da un viaggio da lui compiuto attraverso le Capitali magiche europee (ovvero Torino, Lione e Praga) e alla visita della Scuola di Waldorf fondata daRudolf Steiner e situata vicino Basilea nei pressi del centro del TRIANGOLO MAGICO formato dalla sovrapposizione dei confini di tre stati (Francia, Germania e Svizzera). La compagna del regista Daria Nicolodi ha collaborato nella realizzazione del film, curandone con Argento la sceneggiatura nata ispirandosi alla sua infanzia: sull’idea del regista la Nicolodi introdusse alcune caratteristiche di fiabe come Alice, Biancaneve, Barbablù e Pinocchio, ma in particolare i racconti di sua nonna Yvonne Loeb. Quest’ultima, celebre pianista di origine francese, le narrò le sue esperienze presso un istituto artistico e musicale francese (di cui l’attrice ha preferito non rivelare il nome per ragioni di sicurezza) che aveva frequentato durante un corso di perfezionamento e da cui era fuggita dopo aver scoperto che la didattica ufficiale era in realtà un “paravento” dietro cui si celava una vera scuola di MAGIA NERA. Lo stesso Argento si è ispirato inoltre alla lettura di numerose fiabe infantili soprattutto per ideare il personaggio di Elena Markos, la “REGINA NERA”. L’ambientazione gotica (Friburgo e la Foresta Nera) si deve comunque alla penna di Argento. Il film ha riscosso un successo mondiale ma, a causa del contenuto particolarmente violento, fu vietato in molti paesi ai minori di 18 anni. Il film è il primo capitolo della cosiddetta Trilogia delle Madri. I titoli dei capitoli successivi, girati nel 1980 e nel 2007, sono : INFERNO e LA TERZA MADRE. Il titolo SUSPIRIA (come la storia della Trilogia de Le Tre Madri) è stato ispirato dal libro SUSPIRIA DE PROFUNDIS di Thomas de Quincey che lo scrisse dopo un soggiorno a Milano, presso la villa dei Conti Imbonati. Inizialmente il regista aveva pensato di girare il film con attrici minorenni (13-15 anni) ma ciò non gli fu possibile sia a causa del divieto in Germania di portare sullo schermo attrici di minore età, sia per la contrarietà da parte dei finanziatori[, in particolare da parte del distributore e della Focus, società di produzione americana consociata nella realizzazione della pellicola.[ Per rimanere almeno in parte fedele alle proprie intenzioni iniziali Dario Argento optò nell’utilizzare porte che avessero le maniglie poste molto più in alto rispetto al loro normale posizionamento : l’idea era quella di trasmettere agli spettatori quella difficoltà che i bambini hanno nel raggiungere la maniglia, vera chiave d’apertura verso l’esterno.

 SUSPIRIA DE PROFUNDIS

 Immagine

Suspiria De Profundis (ovvero Sospiri dal Profondo) è un romanzo scritto nel 1845 dal giornalista e scrittore inglese Thomas de Quincey.

Il libro si basa su alcuni sogni fatti dall’autore il quale scrisse il libro dopo una visita a Milano e un soggiorno nella casa dei Conti Imbonati, incuriosito dalla storia di fantasmi e maledizioni che facevano di casa Imbonati una casa stregata. Tra le pagine del libro, si fa largo un sogno fatto da de Quincey quando ancora si trovava ad Oxford. L’autore sostiene di avere sognato la dea latina Levana, che gli presentava tre donne, le “Nostre Signore del Dolore”. Esse hanno tre nomi latini: la prima, la maggiore, si chiama Mater Lacrimarum, “Nostra Signora delle Lacrime”; la seconda delle sorelle è Mater Suspiriorum, “Nostra Signora dei Sospiri”; la terza, la più giovane, è Mater Tenebrarum : “Nostra Signora delle Tenebre”.

Il libro è strutturato in nove capitoli. De Quincey volle seguire la tradizione magica dei numeri, indicando nel numero di tre le madri, legandosi alla mitologia di questo numero.

L’autore descrive dettagliatamente le tre Mater.

“La maggiore delle tre è chiamata Mater Lacrimarum, Nostra Signora delle Lacrime. È lei che notte e giorno delira e geme, invocando volti scomparsi. Ella fu a Rama, quando si udì un suono di lamenti: Rachele che piangeva i suoi figli, rifiutando ogni conforto. Ella fu a Betlemme nella notte in cui la spada di Erode spazzò dalle sue case gli Innocenti e si irrigidirono per sempre i piccoli piedi che trotterellando per le stanze svegliavano nel cuore dei familiari palpiti di amore non inosservati in cielo. I suoi occhi sono di volta in volta dolci e astuti, intensi e assonnati; spesso si levano verso le nubi; spesso sfidano il cielo. Porta sul capo un diadema. E dai ricordi dell’infanzia sapevo che ella poteva allontanarsi sui venti quando udiva il singhiozzare delle litanie, o il tuonare degli organi o quando osservava l’adunarsi delle nubi estive. È questa sorella, la maggiore, che porta alla cintura chiavi più che apostoliche che aprono ogni capanna e ogni palazzo. So che ella sedette tutta la scorsa estate al capezzale del mendicante cieco, quello con cui così spesso e volentieri mi fermavo a parlare, e la cui pia figliuola di otto anni, dal volto luminoso, resisteva alle tentazioni dei giochi e dell’allegria del villaggio per camminare tutto il giorno lungo le strade polverose col suo infelice padre. Per questo atto, Dio le inviò una grande ricompensa. Nella primavera dell’anno e quando anche la sua primavera germogliava, Egli la richiamò a sé. Ma il padre cieco la piange in eterno; ancora egli sogna ad alta notte che la piccola mano che lo guidava è stretta nella sua; e ancora si sveglia in una tenebra che è ora avvolta in una seconda tenebra più profonda. La stessa Mater Lacrimarum ha anche trascorso tutto questo inverno 1844-45 nella camera dello Zar a rievocargli l’immagine di una figlia (non meno pia), che salì a Dio non meno improvvisamente e lasciò dietro a sé una tenebra non meno profonda. È grazie al potere di queste chiavi che Nostra Signora delle Lacrime s’insinua, intrusa spettrale, nelle camere degli uomini insonni, delle donne insonni, dei bambini insonni, dal Gange al Nilo, dal Nilo al Mississippi. E lei, perché è la primogenita del suo casato ed ha l’impero più vasto, onoreremo col titolo di «MADONNA».

Con Mater Lacrimarum de Quincey cerca la personificazione della Disperazione.

“La seconda delle sorelle è chiamata Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri. Non scala mai le nuvole, né si allontana sui venti. Non porta diadema. E i suoi occhi, se pur qualcuno potesse vederli, non sarebbero né dolci né astuti; nessun mortale saprebbe leggere in essi la loro storia; li troverebbe pieni di sogni morenti e relitti di estasi dimenticate. Ma ella non alza gli occhi; il suo capo, su cui è posato un turbante in brandelli, è in eterno reclinato, è in eterno nella polvere. Non piange, non geme. Ma sospira impercettibilmente a intervalli. Sua sorella, Madonna, è spesse volte tempestosa e frenetica, inveisce a gran voce contro il cielo e chiede che le rendano i suoi cari. Ma Nostra Signora dei Sospiri non grida mai, non sfida mai, non sogna aspirazioni ribelli. È umile fino all’abiezione. La sua è la sottomissione di chi non spera. Può mormorare, ma solo in sogno. Può sussurrare, ma solo tra sé nella penombra. Brontola, talvolta, ma solo in luoghi solitari, desolati come lei è desolata, in città diroccate e quando il sole è sceso al suo riposo. Questa sorella è la visitatrice del paria, dell’ebreo, dello schiavo al remo nelle galere mediterranee; del criminale inglese nell’isola di Norfolk, cancellato dal libro dei ricordi nella dolce, lontana Inghilterra; di chi si è pentito ormai invano e sempre ritorna con lo sguardo a una tomba solinga che gli appare come l’altare demolito di un passato e sanguinoso sacrificio, altare su cui ogni offerta è ormai vana, sia per implorare il perdono, sia per tentare una riparazione. Ogni schiavo che a mezzodì guardi il sole tropicale con timido rimprovero, mentre con una mano addita la terra, nostra madre comune ma per lui matrigna, e con l’altra addita la Bibbia, nostra maestra comune, ma sigillata e a lui preclusa; ogni donna che sieda nelle tenebre, senza amore che la protegga, senza speranza che illumini la sua solitudine, perché i divini istinti che accendono nella sua natura i germi di quei santi affetti posti da Dio nel suo seno di donna, sono stati soffocati dalle esigenze sociali e si consumano ora inutilmente ardendo tetri, come le lampade negli antichi sepolcri; ogni monaca defraudata della sua primavera, che più non ritorna, da parenti malvagi che Dio giudicherà; ogni prigioniero in ogni carcere; tutti quelli che sono traditi e tutti quelli che sono respinti; i reietti dalla legge della tradizione e i figli della disgrazia ereditaria: tutti costoro si accompagnano a Nostra Signora dei Sospiri. Anch’ella porta una chiave ma ne ha poco bisogno. Poiché ella regna soprattutto fra le tende di Seni e fra i vagabondi senza casa di ogni paese. Pure ella trova albergo fra gli uomini di più alto rango; e perfino nella gloriosa Inghilterra vi sono alcuni che di fronte al mondo portano la testa alta come la renna superba, eppure in segreto hanno ricevuto il suo marchio sulla fronte.”

Mater Suspiriorum, invece è la personificazione dello sconforto più totale, di chi non si ribella al proprio destino.

Ma la Mater più terribile di tutte è la terza: la personificazione dell’omicidio, della pazzia, della Morte. Mater Tenebrarum.

“Ma la terza sorella, che è anche la più giovane …! Ssst! Abbassiamo la voce quando parliamo di lei. Il suo regno non è grande, altrimenti non vi sarebbe più vita; ma dentro quel regno il suo potere è assoluto. Il suo capo, coronato di torri come quello di Cibele, si erge fin quasi a celarsi allo sguardo. Non si china mai; e i suoi occhi sollevandosi così in alto potrebbero esser nascosti dalla distanza. Ma, quali essi sono, non possono essere nascosti; attraverso il triplice velo di crespo che ella porta, la fiera luce di un’ardente sofferenza, che mai non ha posa al mattutino o ai vespri, al mezzodì o alla mezzanotte, alla marea crescente o alla marea calante, può esser veduta da terra. Ella sfida Iddio. Ella è anche la madre delle follie; l’ispiratrice dei suicidi. Molto si affondano le radici del suo potere; ma ristretto è il numero di coloro su cui domina. Poiché ella può avvicinare solo coloro in cui una natura profonda è stata sconvolta da un’intima convulsione; coloro in cui il cuore trema e il cervello vacilla sotto i colpi combinati di tempeste interne ed esterne. Madonna si muove con passi incerti, rapidi o lenti, ma sempre con tragica grazia. Nostra Signora dei Sospiri si trascina timida e furtiva. Ma questa più giovane sorella si muove con moti imprevedibili, a scatti e con salti da tigre. Non porta chiavi; poiché sebbene venga di rado fra gli uomini apre a forza tutte le porte che le è permesso di varcare. Il suo nome è Mater Tenebrarum, Nostra Signora delle Tenebre “

NOTE

Immagine

INFERNO – Il film è incentrato su ROSE ELLIOT, giovane poetessa newyorkese, che acquista l’ antico libro intitolato “Le Tre Madri” scritto da Emilio Varelli.

SUSPIRIA –  Susy Benner è una brillante studentessa di danza classica che decide di perfezionare le sue capacità artistiche iscrivendosi alla prestigiosa Accademia di danza a Friburgo. La ragazza fa il suo arrivo in una notte di tempesta ; alla scuola incrocia una ragazza, Pat, che sembra fuggire precipitosamente dall’edificio: questa urla alcune parole apparentemente sconnesse, rese peraltro incomprensibili dal temporale.

Susy diventa amica di Sarah, la cui stanza confina con la sua.

Sarah rivela a Susy che lei e Pat erano molto amiche, e che nell’ultimo periodo le aveva fatto degli strani discorsi. Incalzata, Susy tenta di ricostruire le grida che aveva udito la notte del suo arrivo, ma tutto ciò che riesce a rammentare sono le parole “SEGRETO” E “IRIS”.

Standard
Cinema

TWIN PEAKS ESOTERICA

 LA LOGGIA BIANCA NELLA TRADIZIONE ATLANTIDEA

 Immagine 

Secondo l’interpretazione di Maurice Doreal della Sesta Tavola di Smeraldo di Toth L’Atlantideo, ci sarebbero adepti che usano i grandi poteri del cosmo per distruggere invece che per promuovere, perché la “LEGGE” opera sia per il bene che per il male, positivo o negativo. Questi adepti che usarono la forza cosmica per distruggere, erano i Fratelli Oscuri, maghi neri che lottarono contro i Figli della Luce. Tentarono di tenere e respingere quelli che i Figli della Luce tentavano di portare verso la Luce. La FRATELLANZA NERA è l’antitesi della FRATELLANZA BIANCA : una distrugge, l’altra costruisce. La FRATELLANZA NERA adesso ha un’organizzazione nota come DUGPAS NERA, perché gli adepti hanno i “CHELAS” come gli Adepti Bianchi. La loro organizzazione è impostata come quella della LOGGIA BIANCA e spesso ingannano gli uomini facendogli credere di essere della LOGGIA BIANCA. Aiutano le persone ad ottenere certe cose e poteri finché le hanno prese in trappola, poi quando non c’è via di scampo, le imprigionano. Per ottenere i loro scopi hanno specifici poteri potenziati, come aprire la settima dimensione e chiamare gli ELEMENTALI. Hanno il potere di controllare la mente attraverso il trasferimento del pensiero e l’ipnosi. Così ne ottengono il controllo e la inducono al disordine. Se qualcuno si arrende alla FRATELLANZA NERA e firma con il suo nome nel loro libro, è vincolato a loro per tutta la durata dell’incarnazione. L’anima dell’uomo non deve essere legata se desidera progredire nella Luce. Arrendersi alle forze nere implica la sospensione della Luce. L’uomo è ostacolato soltanto dalle catene dell’oscurità e del disordine. Quindi deve diventare Luce ed ordine. La FRATELLANZA NERA tenta sempre di demolire la persona che ha raggiunto uno sviluppo durante il cammino di Luce, perché ha già consolidato i poteri. È per questa ragione che una persona molto evoluta deve resistere più di una persona poco o per niente evoluta. Più si impara sulla Luce, paradossalmente, e si sa delle manipolazioni del disordine e più si è stimati dalla FRATELLANZA NERA. È necessario migliorare ragione ed equilibrio affinché possiamo distinguere l’Oscurità dalla Luce, l’Ordine dal disordine, nelle parole di chi viene da noi. Solo superando gli ostacoli e con continui sforzi si raggiungerà l’obiettivo. In opposizione alla FRATELLANZA NERA c’è la LOGGIA BIANCA, che si sforza continuamente di liberare gli uomini dal disordine e di respingere i poteri della FRATELLANZA NERA. Se il ricercatore ha veramente desiderio di Luce e non di potere, la LOGGIA BIANCA si porrà tra lui e la FRATELLANZA NERA, perché ha molto più potere di questa ultima. Eppure ai neri è concesso esistere, perché fanno parte dell’oscurità che l’uomo deve superare.

La lotta tra le forze della FRATELLANZA NERA e la LOGGIA BIANCA è iniziata al principio di tutto. I Maestri ed i Grandi Adepti della LOGGIA BIANCA usano il potere del Sole risvegliato nell’uomo per sostenere e proteggere. I Figli della Luce – quelli che non hanno mai perso la loro unione originale – sono anche custodi dell’uomo, il loro fratello. Sono custodi dei segreti che allontanano l’Oscurità e che sono concessi a chi percorre la via alla maestria. Chi desidera essere un maestro, deve imparare la maestria delle Leggi che regolano la manifestazione. Deve conquistare la paura e camminare impavido nel sentiero della Luce.

LA LOGGIA NERA DI TWIN PEAKS

Immagine

 « E ora una conclusione. Dove una volta ce ne era una, ora ce ne sono due. O ce ne sono sempre state due? cos’è un riflesso? La possibilità di vederne due? Quando si può avere un riflesso, ce ne potranno sempre essere due o più. Solo quando siamo ovunque ce ne sarà uno soltanto. È stato un piacere parlare con voi »

La Signora-Ceppo

La LOGGIA NERA (Black Lodge) è un luogo immaginario della serie tv I segreti di TWIN PEAKS. È un luogo metafisico extra-dimensionale nella quale è inclusa la RED ROOM (altrimenti conosciuta come “La sala d’attesa”) sognata dall’agente Cooper all’inizio della serie, quando si vede invecchiato di 25 anni seduto su una sedia. Sembra che il tempo, all’interno della LOGGIA NERA, non segua un percorso cronologicamente corretto, ma sia in grado di stravolgere gli eventi temporali umani in un ordine indefinibile e inclassificabile. Nell’ultimo episodio della serie televisiva, ad esempio, l’agente Cooper comincia a sanguinare, mentre un attimo prima era in perfetta salute. Non sappiamo chi o cosa l’abbia ferito (e lo stesso si può dire per la sua fidanzata Annie, che a un certo punto, giace in terra sanguinante). Ciò è in perfetta coerenza con la natura sovrannaturale della LOGGIA NERA che, in quanto luogo di confine tra la vita e la morte, offre parziali e ben limitate possibilità di comprensione al mondo umano.

Nella serie, l’agente Hawk (un nativo americano) dice che la LOGGIA NERA nasce nella mitologia del suo popolo, ma il termine è citato anche nel libro The Devil’s Guard di Talbot Mundy. In questo libro, viene associata con il Tibet anziché con i miti delle popolazioni native. Una entrata per la LOGGIA NERA sembra essere situata nella Foresta del Ghostwood che circonda la città di TWIN PEAKS. Una pozza di una sostanza simile a olio da macchine è circondata da 12 sicomori. Questo posto è conosciuto come Glastonbury Grove. Si dice che la chiave per entrare nella LOGGIA NERA sia la paura, in contrasto con la chiave della Loggia Bianca che è l’amore. Un’altra caratteristica necessaria per entrare nella Loggia attraverso l’entrata a Glastonbury Grove è che Giove e Saturno siano in congiunzione. Quando tutto questo avviene e qualcuno si avvicina alla pozza del Glastonbury Grove, le tende rosse si materializzano dal nulla permettendo di entrare nella Loggia.  Alcuni ritengono che ci siano altri portali sparsi per il mondo. Una scena nella sceneggiatura di “FUOCO CAMMINA CON ME” (non inclusa nel film) anticipa l’apparizione a sorpresa di Phillip Jeffries negli uffici dell’FBI di Philadelphia ; la scena si svolge nell’atrio di un albergo di Buenos Aires dove alloggia Jeffries, quando quest’ultimo entra nell’ascensore, invece di scendere al piano dove si trova la sua stanza, si ritrova a Philadelphia. Secondo i file dell’FBI Jeffries è scomparso per due anni. L’esperienza che lui associa ad Albert, Cooper e Gordon Cole si potrebbe dire sia avvenuta a Buenos Aires, poiché l’albergo era l’ultimo luogo visitato. Le esperienze del maggiore Briggs e della Signora-Ceppo mostrano anche come una persona può essere “rapita” senza che si trovi all’ingresso della Loggia, ma anche solo essendo molto vicino alla stessa. La Signora Ceppo era nei boschi quando è scomparsa ed anche il maggiore e Cooper campeggiavano nei boschi al momento della loro scomparsa. Questi eventi legano tutte e tre le scomparse alla Loggia. Rimane poco chiaro se la Loggia Bianca e la LOGGIA NERA siano o meno reami separati. Qualcuno potrebbe interpretare le due Logge come un unico luogo ; possibilità questa suggerita dal pavimento a specchio bianco e nero presente nella Loggia stessa. La teoria che pone le due logge sullo stesso piano è coerente con il tema della dualità che caratterizza la Loggia, riflettendo il concetto di YIN e YANG.

È un pensiero comune che la LOGGIA NERA sia un regno di male assoluto che ha usurpato, assorbito o occupato la sua controparte Bianca, con la possibilità conseguente che la Loggia Bianca si sia trasformata nella sala d’aspetto rossa della LOGGIA NERA (permettendo comunque a spiriti benigni ed angeli di manifestarsi al suo interno), o che la sala d’aspetto sia una zona neutrale, e le azioni condotte dagli astanti determinino la loro appartenenza all’una o all’altra Loggia. Durante la seconda stagione Windom Earle mette in relazione una vecchia storia sulla Loggia Bianca con il Giardino dell’Eden, suggerendo che la Loggia Bianca sia potuta appartenere ad un tempo ormai perduto o dimenticato. Earle di contro descrive la LOGGIA NERA al presente, indicando forse che la stessa abbia sostituito la LOGGIA BIANCA :

Un posto di potere quasi inimmaginabile, pieno di forze oscure e segreti maligni. Nessuna preghiera osa entrare in questo luogo spaventoso. Gli spiriti non badano alle invocazioni religiose. Possono strapparti la carne dalle ossa o salutarti allegramente. E se vengono imbrigliati, gli spiriti di questa terra nascosta di urla soffocate e cuori spezzati offrono un potere così vasto che chi lo detiene potrebbe riordinare la terra a suo piacimento.

Il Vicesceriffo Hawk descrive la Loggia comeL’ombra della Loggia Bianca” Sempre secondo Hawk, la leggenda dice che ogni spirito deve passarvi attraverso lungo la via della perfezione per incontrare l’io-ombra. La sua gente lo chiama  ‘Il Guardiano della Soglia’ : se si attraversa la Loggia Nera privi di coraggio autentico, l’anima viene annientata dall’io-ombra.

La vita nella Loggia è difficile da descrivere. Il tempo sembra avere nessuna correlazione con questa dimensione (scorre normalmente, più lentamente o si ferma del tutto, come dimostra la tazza di caffè in mano all’agente Cooper), e lo spazio è separato tra le varie stanze, collegate tra di loro da stretti corridoi e tende rosse. Gli abitanti della Loggia parlano in un distorto dialetto inglese e spesso parlano per enigmi. Ciò può essere visto come un parallelismo con alcune forme di sciamanesimo, nelle quali gli abitanti degli altri mondi a volte parlano alla rovescia. La presenza di mutaforma o di aspetti ‘malvagi’ della personalità di qualcuno, è probabilmente la caratteristica più spiazzante della Loggia. I mutaforma sono identici alla loro controparte nel mondo reale, con la sola eccezione degli occhi vitrei. Apparentemente esiste un mutaforma per ogni essere umano, vivente e non (compreso l’Agente Cooper).

Un brano citato spesso nella serie recita

« Nell’oscurità di un futuro passato,

il mago desidera vedere.

Non esiste che un’opportunità tra questo mondo e l’altro.

Fuoco, cammina con me »

Nell’ultimo episodio di TWIN PEAKS, Cooper incontra L’UOMO CHE VIENE DA UN ALTRO POSTO, che si riferisce alla sala rossa come alla “sala d’aspetto”, probabilmente un collegamento tra le logge. Solo quando l’uomo dice “Fuoco cammina con me” il regno esplode in fiamme e quindi sprofonda nell’oscurità. Questo è quasi certamente il momento nel quale Cooper entra nella LOGGIA NERA.

Standard
Cinema

Stephen King’s IT

« Io sono L’Eterna, sono La Divoratrice di Mondi e vi porterò nei Pozzi Neri e mi vedrete come sono veramente, nella mia vera forma, e non sopravviverete! Sono scesa su questo pianeta in questa stupida città che è adesso la mia tana per mangiare tutti i suoi abitanti! Vi divorerò tutti, dal primo all’ultimo! >>

L'album della famiglia Hanlon

L'album della famiglia Hanlon

It è un romanzo horror scritto da Stephen King e pubblicato nel 1986. Considerato il capolavoro di King, It è una lunga e sinistra saga corale che si espande tra orrori inquietanti e drammi umani senza speranza, e tratta i temi che in seguito diventeranno il simbolo dell’autore : la forza soverchiante della memoria, la profonda incisività dei traumi infantili, il prezzo della violenza occultata dietro una fragile maschera di felicità, la grettezza e la bassezza umana nascosta dietro le apparenze di una ridente e piccola cittadina.

JOHN WAYNE GACY

Il personaggio di Bob Gray/Pennywise potrebbe essere parzialmente ispirato a John Wayne Gacy, Questi fu soprannominato Killer Clown per aver rapito, torturato, sodomizzato e ucciso 33 vittime, quasi tutti adolescenti e maschi adulti, 27 dei quali seppelliti sotto la sua abitazione o nascosti ammassati in cantina dal 1972 fino alla sua cattura avvenuta nel 1978, scattata per il fallito occultamento della sua ultima vittima. Il nome con cui è diventato noto deriva dall’aver intrattenuto i bambini ad alcune feste con costume e trucco da clown facendosi chiamare Pogo il Clown. Il movente degli omicidi sarebbe la sua omosessualità repressa (non e’ un movente, ndr). Pochi sospettavano ciò, anche perché era sposato. Gacy era un tipo socievole agli occhi dei concittadini, quindi era anche insospettabile. L’omicida dopo il processo venne condannato a morte e giustiziato con iniezione letale nel 1994. Alla sua morte lasciò un discreto numero di disegni raffiguranti pagliacci ora parte di collezioni private. Le perizie psichiatriche effettuate su di lui dimostrarono – come per molti serial killer “organizzati” (in che senso organizzati? aveva dei complici?) – una notevole intelligenza (forse anche questo e’ considerato un reato) . La vicenda e gli omicidi di Gacy contribuirono ad alimentare la paura del “clown malvagio” nell’immaginario popolare.

IL MACROCOSMO

Come raccontato verso la fine del romanzo, It è esistito molto tempo prima della nascita dell’Universo. Assieme a lui, la Tartaruga Guardiana (comparsa anche nella saga de La Torre Nera e contrapposta a lui in quanto entità positiva) e l’Altro, essere superiore responsabile della nascita di entrambe le creature (una sorta di visione “Kinghiana” di Dio). Il posto in cui It, nella sua vera forma (nota come I Pozzi Neri) risiede, è una dimensione alternativa, nota come Macroverso (o Macrocosmo) tuttavia, agli albori dei tempi, egli decise di trasferirsi sul pianeta Terra, proprio nel luogo in cui, milioni di anni più tardi, sarebbe sorta la città di Derry (come vedranno, in una visione, Mike Hanlon e Richie Tozier). Quando la città venne edificata, It diventò un tutt’uno con essa e con la vita quotidiana degli abitanti, entrando in simbiosi e creando un legame inconscio con essi : IT ha bisogno degli abitanti di Derry come loro hanno bisogno di It, come scrive King nel libro. It permane in uno stato di riposo, risvegliandosi ogni 27-30 anni per sfamarsi. Il suo risveglio e il suo ritorno in letargo sono sempre scanditi da varie tragedie, come l’incendio del “Punto Nero”, oppure l’esplosione delle ferriere Kitchener.

IL CICLO

Per milioni di anni, It ha abitato il luogo che poi sarebbe divenuto Derry, in attesa della comparsa del genere umano, evento che, in qualche modo, sapeva sarebbe successo. It ha adottato un ciclo in base al quale egli, come già accennato, si risveglia ogni 30 anni. Ad ogni suo risveglio, nella cittadina avvengono atti di straordinaria violenza e tragicità, come omicidi, stragi, tragedie misteriose, inspiegabilmente trascurati o dimenticati da coloro che vi assistono. È a causa sua e della sua influenza se Derry è divenuta teatro di un grande numero di crimini o avvenimenti funesti. Nel corso di tutti questi eventi, It uccide un gran numero di persone, soprattutto bambini (poiché come egli stesso dice, le loro paure sono più facili da interpretare). Nonostante ciò, il gran numero di morti e di sparizioni che egli causa non sono mai riportate a livello nazionale, poiché egli non vuole che sia così (gli abitanti di Derry, nonostante ne ignorino l’esistenza, inconsciamente sottostanno al suo volere). Il potere di It sulla città e i suoi abitanti è così grande che la sua morte provoca una terribile tempesta che danneggia la parte centrale di Derry.

LE FORME CHE ASSUME

Robert Gray, alias Pennywise il Clown danzante : è la forma che It prende più comunemente, soprattutto quando va a caccia di bambini. Pennywise spesso porta dei palloncini colorati con sé, e si diverte a fare delle battutaccie mentre pedina le proprie vittime.

Occhio gigante : quando i Perdenti lo affrontano per la seconda volta.

Dracula : visto così da Ben adulto, alla biblioteca di Derry. Questa trasformazione viene descritta come un pallido uomo in mantello nero con lame di rasoi come denti (ricorda l’aspetto di Kurt Barlow, vampiro antagonista del libro Le Notti di Salem).

La Luna : quando It “convoca” Henry Bowers.

Il cadavere di Patrick Hockstetter : appare brevemente così ad Eddie durante il primo scontro, poco prima di diventare L’Occhio Gigante. Nel futuro Eddie lo vede di nuovo dai fratelli Tracker nel 1985.

La Testa di Stan Uris : all’interno del frigorifero, It appare come la testa parlante e riempita di penne dell’Uccello Gigante a Mike da adulto. Mentre Henry si scontra con Mike, la testa dondola su una molla come un Jack-in-the-box. Mike lo vede come la testa di Stan, mentre Henry lo vede come la testa di Victor.

La strega di Hansel & Gretel : appare così all’adulta Beverly Marsh, quando visita la sua vecchia casa ora di proprietà di una donna chiamata Mrs. Kersh, che si tramuterà in una vecchia Strega rivelando di essere It, e nello stesso tempo, l’intera casa si tramuterà nella Casa di Marzapane della fiaba.

Il ragno gigante : appare così alla fine di entrambi gli scontri finali contro “I Perdenti”. Secondo il libro, anche se questa non è la sua vera forma, è, tra quelle comprensibili dalla mente umana, l’aspetto che più si avvicina alla natura di It.

I Pozzi Neri : la vera forma di It che si trova nel Macroverso, descritta come una non luce attorniata da una potente forza gravitazionale. I pochi che hanno visto il malefico clown nel suo vero aspetto sono morti (nel caso di Tom Rogan) o è stato loro spento l’intelletto (nel caso di Audra Philips).

LA MIA INTERPRETAZIONE

IT riesce ad antropomorfizzare le paure dei comuni mortali. IT si nutre di adolescenti, con la complicita’ degli abitanti di Derry, che hanno stabilito un legame inconscio con esso e che lo assecondano in ogni modo. IT riesce a depistare le indagini e a far confessare tutti i delitti ad Henry Bowers, un poco di buono che pero’ non aveva assolutamente nulla a che fare con i suoi crimini.

Considerando che nella realta’ una cospicua quantita’ di adolescenti scompare nel nulla ogni anno e che nessuno ne parla, nemmeno per sbaglio. Considerando che gli adolescenti – in tutte le leggende e in tutte le correnti esoteriche – sono il miglior cibo per nutrire le eggregore, che lo ricordiamo, esse sono agglomerati di energia creati nell’antichita’ tramite sofisticati riti occulti e che assumono la forma delle divinita’ in cui la gente crede (un po’ come IT). Considerando che i delitti attribuiti a JOHN WAYNE GACY forse non sono propriamente opera sua.

Considerando tutti questi elementi mi sento di affermare che IT e’ molto, molto di piu’ che un semplice romanzo. Cio’ che non e’ possibile stabilire – ma che volendo guardare non e’ affatto necessario determinare – e’ fino a che punto Stephen King ne sia consapevole. Gli artisti seguono le proprie intuizioni ed esse giungono da quella che gli esoteristi chiamano “la sorgente di ogni cosa” ovvero cio’ che ha creato gli universi, dai quali sono nati i pianeti, dai quali sono nati gli “alieni”, dai quali siamo nati noi, che a nostra volta procreiamo o portiamo avanti ricerche sulle clonazione ignorando che cosa ci sia all’origine di tutto questo “creare”. Anche se gli esoteristi le hanno dato un nome, si tratta di qualcosa che la mente umana non puo’ comprendere e di conseguenza non puo’ descrivere. Una frase simile viene pronunciata anche da IT per descrivere se’ stesso ed intimorire le sette persone (un numero molto particolare) che si coalizzano per combatterlo. Il numero sette e’ la somma dei numeri tre (Dio/Perfezione) e quattro (Uomo/Imperfezione) e di conseguenza rappresenta la coesione tra l’uomo e Dio, l’uomo che sa farsi attraversare dalla “voce” della sorgente e che si comporta di conseguenza. Forse e’ questo che ha mosso Stephen King e gli altri artisti di cui parlero’ nei successivi post : una forza il cui scopo e’ difficile – se non impossibile – comprendere.

Standard