Esoterismo, Scienza

LA VISTA INTERIORE

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La memoria — disperazione del materialista, enigma dello psicologo, sfinge della scienza — è, per lo studioso delle antiche filosofie solo un nome per esprimere quel potere che l’uomo esercita inconsciamente e che condivide con molti animali inferiori: il potere di vedere con la vista interiore nella luce astrale e scorgervi le immagini delle sensazioni e degli avvenimenti  passati. Invece di cercare nei gangli cerebrali per trovarvi le micrografie dei viventi e dei morti, di scene che abbiamo visto, di incidenti a cui abbiamo partecipato, gli antichi si rivolgevano al vasto serbatoio in cui sono conservate per l’eternità le registrazioni di ogni vita umana e di ogni  pulsazione visibile del cosmo.

Il lampo di memoria, che secondo la tradizione è supposto mostrare all’uomo che annega tutte le scene da tempo dimenticate della sua vita mortale — come un paesaggio viene mostrato al viaggiatore dai lampi intermittenti — è semplicemente l’improvviso colpo d’occhio che l’anima in lotta getta nelle silenziose gallerie dove la sua storia è dipinta con colori incancellabili.

Il noto fatto — confermato dall’esperienza di nove persone su dieci – che spesso riconosciamo come a noi familiari scene, paesaggi e conversazioni che vediamo o udiamo per la prima volta, e talora in regioni dove non sui mai stati, è il risultato delle stesse cause. Coloro che credono nella reincarnazione adducono questo fatto come una prova in più di una nostra precedente esistenza in altri corpi. Questo riconoscimento di uomini, luoghi e cose che non abbiamo mai visto è da loro attribuito a lampi di memoria animica risalente ad esperienze anteriori. Ma gli uomini dell’antichità, in comune con i filosofi medievali, avevano un’opinione del tutto diversa.

Essi affermavano che, sebbene questo fenomeno psicologico fosse uno dei più forti argomenti in favore dell’immortalità e della preesistenza dell’anima, tuttavia, poiché essa è dotata di una memoria individuale distinta da quella del nostro cervello fisico, il fenomeno non è una prova di reincarnazione. Come  esprime chiaramente Eliphas Levi «La natura chiude porta dietro tutto quello che passa e spinge innanzi la vita» verso forme più perfette. La crisalide diviene farfalla, ma questa non può tornare allo stato larvale. Nella pace delle ore notturne, quando i nostri sensi corporei sono avvinti nei legami del sonno e il nostro corpo elementare riposa, la forma astrale diviene libera. Allora essa vagabonda fuori della sua prigione terrena, e come dice Paracelso, «confabula con il mondo esterno» e viaggia per mondi visibili e invisibili. «Nel sonno, egli dice, il corpo astrale (anima) è in più libero movimento; poi si eleva verso i suoi progenitori e conversa con le stelle.» I sogni, i presagi, la prescienza, le precognizioni e i presentimenti sono impressioni lasciate dal nostro spirito astrale sul nostro cervello, che le riceve più o meno distintamente a seconda della quantità di sangue che riceve durante le ore di sonno. Quanto più il corpo è esaurito, tanto più libero è l’uomo spirituale e tanto più vivide sono le impressioni della nostra memoria animica. In un sonno pesante e profondo, senza sogni e ininterrotto, l’uomo, svegliandosi alla coscienza può non ricordare nulla. Ma le impressioni di scene e di paesaggi che il corpo astrale vede nelle sue peregrinazioni sono sempre lì, sebbene latenti sotto il peso della materia. Esse possono essere risvegliate in ogni momento, e allora, durante questi lampi di memoria interna, vi è un istantaneo scambio di energie tra l’universo visibile e l’invisibile. Tra le micrografie dei gangli cerebrali e le gallerie foto-scenografiche della luce astrale viene stabilita una corrente. Un uomo che sa di non avere mai visitato col corpo e di non avere mai visto la località e le persone che riconosce può senz’alltro affermare di averle viste e conosciute perché questa conoscenza è  avvenuta mentre egli viaggiava in «spirito». A questo i fisiologi possono opporre una sola obiezione. Essi risponderanno che nel sonno naturale, perfetto e profondo, metà della nostra natura volitiva è in condizioni di inerzia, quindi incapace di viaggiare. E questo tanto più in quanto l’esistenza di un simile corpo astrale individuale, o anima, è considerata da loro niente altro che un poetico mito.

Nessuno, per quanto grossolano e materiale possa essere, può evitare di condurre una doppia esistenza l’una nell’universo visibile, l’altra in quello invisibile.

Il principio vitale che anima la sua struttura fisica è principalmente nel corpo astrale; e, mentre la parte più animale di lui riposa, quella spirituale non riconosce né limiti né ostacoli. Siamo perfettamente consapevoli che molti dotti, al pari di molti indotti, faranno obiezioni a questa nuova teoria della distribuzione del principio vitale. Essi preferiscono restare nella beata ignoranza e continuare ad affermare che nessuno sa né può pretendere di dire dove appare questo misterioso agente e dove scompare, piuttosto che dedica¬re un momento di attenzione a quelle che considerano teorie vecchie e superate. Qualcuno può obiettare, sulla base della teologia, che i bruti non hanno anima immortale e che quindi non possono avere uno spirito astrale; perché i teologi, al pari dei laici, operano sotto l’erronea impressione che anima e spirito siano una sola e identica cosa. Ma, se studiamo Platone e altri filosofi dell’antichità, comprendiamo facilmente che, mentre l’«anima irrazionale» con il quale  Platone indica il corpo astrale, o la più eterea rappresentazione di noi stessi, può avere al massimo una più o meno prolungata continuità di esistenza oltre la tomba, lo spirito divino — malamente chiamato anima dalla Chiesa — è immortale per la sua stessa essenza. Ma ogni studioso ebreo apprezzerà prontamente la distinzione fra parole “RUAH” e “NEPHESH”).

Se il principio vitale è qualche cosa di distinto dallo spirito astrale e per nulla  legato ad esso, come avviene che l’intensità dei poteri chiaroveggenti dipenda in tanta parte dalla prostrazione del corpo del soggetto? Quanto più profonda è la trance, tanto meno il corpo mostra segni di vita, tanto più chiaramente viene la percezione spirituale e tanto più potenti sono le visioni dell’anima. Quest’ultima, liberata dal peso dei sensi corporei mostra un potere attivo ad un grado molto più alto di intensità di quando è in un corpo forte e sano.

Gli organi della vista, dell’olfatto, del gusto, del tatto e dell’udito hanno dimostrato dei livelli di sensibilità molto più acuti in un soggetto mesmerizzato e privo della possibilità di esercitarli corporeamente, che non quando egli li usa in condizioni normali.

Questi fatti, una volta dimostrati, dovrebbero porsi da soli come indiscutibile  prova della continuità della vita individuale, almeno per un certo periodo dopo che il corpo è stato lasciato, sia perché si era esaurito o per qualche accidente. Ma, sebbene durante il suo breve soggiorno sulla terra la nostra anima possa essere paragonata ad una luce nascosta sotto un moggio, essa brilla tuttavia con maggiore o minor fulgore e attrae a sé le influenze degli  spiriti di egual natura; e quando un pensiero, buono o cattivo, è generato nel nostro cervello, attira a esso impulsi dello stesso genere, irresistibilmente, come un magnete attira la limatura di ferro. L’attrazione è anche proporzionale all’intensità con cui l’impulso del pensiero si fa sentire nell’etere; e cosi può capire come un uomo possa imprimersi nella sua epoca con tanta forza che la sua influenza — per il continuo scambio di correnti di energia fra il mondo visibile e l’invisibile — può passare di secolo in secolo fino ad operare  su di una gran parte del genere umano.

Sarebbe difficile dire fino a che punto gli autori dell’opera intitolata “Unseen Universe” (Universo invisibile) si siano indotti a pensare in questa direzione; ma che non abbiano detto tutto quello che potevano si può intuire dal seguente passaggio:

«Comunque si consideri, non può esservi dubbio che le proprietà dell’etere sono di un ordine più alto, nell’arena della natura, che non quello della materia tangibile. E, poiché perfino gli alti sacerdoti della scienza trovano ancora quest’ultima molto al di là della loro comprensione, eccetto alcuni particolari numerosi ma di minore importanza e spesso isolati, non é di nostra competenza speculare più a fondo. È’ sufficiente per il nostro scopo sapere, da quanto l’etere certamente fa, che esso ha capacità molto più vaste di quanto alcuno abbia mai osato dire.»

 

H.P. BLAVATSKY – ISIDE SVELATA

 

 

 

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Creazionismo

LE STANZE DI DZYAN

PARTE PRIMA – EVOLUZIONE COSMICA

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STANZA 1

1) La Genitrice Eterna, raccolta nelle sue vesti invisibili eternamente, era rimasta sopita ancora una
volta per sette eternità
2) Il Tempo non era, poiché giaceva dormiente nel seno infinito della Durata.
3) La Mente Universale non era, poiché non vi erano Ah-Hi per contenerla.
4) Le sette vie della Beatitudine non erano. Non erano le grandi cause del Dolore poiché non vi era
alcuno per produrle ed esserne avvinto.
5) Solo le Tenebre riempivano il Tutto illimitato, poiché Padre-Madre e Figlio erano insieme Uno,
ed il Figlio non si era ancora risvegliato per la nuova Ruota e per il pellegrinaggio su di essa.
6) I Sette Sublimi Signori e le Sette Verità avevano cessato di essere e l’Universo Figlio della
necessità era immerso in Paranishpanna, pronto ad essere esalato da ciò che è eppure non è.
Nulla esisteva.
7) Erano state anche abolite le Cause dell’Esistenza: il visibile che fu e l’invisibile che è riposavano
nell’eterno Non-Essere. Essere Unico.
8) Sola, l’unica forma di Esistenza si estendeva nel Sonno senza Sogni; e la vita pulsava
inconsapevole nello spazio universale, attraverso quella Onnipresenza che è percepita dall’occhio
aperto di Dangma.
9) Ma dove era Dangma, quando l’Alaya dell’Universo era Paramartha, e la Grande Ruota era
Anupadaka?

STANZA 2

1) Dove erano i Costruttori Divini, luminosi figli dell’Aurora manvantarica? Nella Tenebra ignota,
nei loro Ah-Hi Paranishpanna. I produttori della forma e della non forma – la Radice del Mondo –
Devamatri e Svâbhâvat, riposavano nella beatitudine del Non-Essere.
2) Dove si trovava il Silenzio? Dove erano gli orecchi per percepirlo? No; non vi era né Silenzio né
Suono; nulla salvo l’incessante Alito Eterno, che non conosce se stesso.
3) L’Ora non era scoccata, e il Raggio non aveva dardeggiato nel Germe; la Matripadma non era
ancora diventata turgida.
4) Il suo cuore non era ancora aperto per lasciare entrare il Raggio Unico e quindi cadere, come il
Tre nel Quattro, nel grembo di Maya.
5) I Sette non erano ancora nati nella Trama di Luce. Le Tenebre sole erano Padre e Madre,
Svâbhâvat; e Svâbhâvat era nelle Tenebre.
6) Questi due sono il Germe e il Germe è Uno. L’Universo era tutt’ora celato nel Pensiero Divino e
nel Seno Divino.

STANZA 3

1) L’ultima Vibrazione della Settima Eternità freme attraverso l’infinitudine. La madre si gonfia
espandendosi dall’interno verso l’esterno, come un bocciuolo di loto.
2) La Vibrazione trascorre, toccando con la sua rapida ala l’Universo intero ed il Germe, che dimora
nelle Tenebre, che alitano sulle sopite acque della vita.
3) La Tenebra irradia la Luce e la Luce lascia cadere un Raggio Solitario nelle acque, nella
profondità-madre. Il Raggio dardeggia attraverso l’Uovo Vergine, il Raggio causa un fremito
nell’Uovo Eterno del Mondo.
4) I Tre cadono nei Quattro. L’Essenza Radiante diventa Sette all’interno e Sette all’esterno.
L’Uovo luminoso che in se stesso è Tre si coagula e si espande in grumi bianco latte per tutte le
profondità della Madre, la Radice che cresce negli abissi dell’Oceano della vita.
5) La Radice rimane, la Luce rimane e i Grumi rimangono; ancora Oeahooo è Uno.
6) La Radice della vita era in ogni goccia dell’Oceano dell’Immortalità e l’Oceano era Luce
Radiante, che era Fuoco, Calore e Moto. La Tenebra svanì e non fu più; disparve nella propria
essenza il Corpo di fuoco e d’acqua del Padre e della Madre.
7) Mira, o Lanu, il radioso figlio dei due, l’incomparabile gloria fulgente, brillante spazio, figlio
dello Spazio Tenebroso, che emerge dalle profondità delle grandi Acque Tenebrose. E’ Oeahooo il
più giovane. Riluce come il Sole ed è il divino grado fiammeggiante della sapienza; l’Eka è Chatur
e Chatur prende a sé Tri e l’unione produce i Sapta in cui sono i sette, che diventano i Tridasha, le
Osti e le Moltitudini. Il velo viene alzato e dispiegato dall’oriente all’occidente. Viene chiuso fuori
il Disopra e lasciato il Disotto visibile Egli sceglie i posti per i Risplendenti e tramuta il superiore in
un mare di fuoco senza rive e l’Uno manifestato tramuta nelle grandi acque.
8) Dov’era il Germe e dov’é ora la tenebra? Dov’era lo spirito della fiamma che arde nella tua
lampada, o Lanu? Il Germe é Quello e Quello è luce, il bianco figlio brillante dell’oscuro Padre
Nascosto.
9) La luce è fiamma fredda e fiamma è fuoco, e il fuoco produce calore che dà acqua, l’acqua di vita
nella grande madre.
10) Padre-Madre tesse una tela il cui mondo superiore è fissato allo spirito, luce della tenebra una, e
l’inferiore è al suo estremo oscuro, la materia; e questa tela è l’Universo, intessuto dalle due
sostanze fatte in una che è Svâbhâvat.
11) La tela si espande quando l’alito del fuoco gli è sopra; si contrae quando l’alito della madre lo
tocca. Allora i figli si disgiungono e si disperdono per ritornare nel seno della loro madre, alla fine
del grande giorno e ridiventare uno con lei. Quando si raffredda diventa radiante. I suoi figli si
espandono e si contraggono in sé stessi e nei propri cuori; essi abbracciano l’infinito.
12) Allora Svâbhâvat manda Fohat a consolidare gli atomi. Ognuno è una parte della Tela.
Riflettendo come uno specchio il “Signore che esiste di per sé”, ognuno a sua volta diviene un
mondo.

STANZA 4

1) Ascoltate, figli della terra i vostri istruttori, figli del fuoco. Imparate che non vi è né primo né
ultimo poiché tutto è un numero emerso dal non numero.
2) Imparate ciò che noi, discendenti dai Sette primordiali, nati dalla fiamma primordiale abbiamo
imparato dai nostri padri.
3) Dal fulgore della luce, raggio dell’eterna tenebra, balzarono nello spazio le energie risvegliate:
l’UNO dall’Uovo, i SEI ed i CINQUE. Quindi i TRE, l’UNO, i QUATTRO, l’UNO, i CINQUE-
DUE VOLTE SETTE LA SOMMA TOTALE. E questi sono le essenze, le fiamme, gli elementi, i
costruttori, i numeri, gli Arûpa, i Rûpa e la forza o uomo divino, somma totale. E dall’uomo divino
emanarono le forme, le scintille, gli animali sacri e i messaggeri dei padri sacri entro i quattro Santi.
4) Questo era l’Esercito della Voce, la Divina Madre dei Sette. Le scintille dei sette sono sottoposte
e serventi del primo, del secondo, del terzo, del quarto, del quinto, del sesto e del settimo dei sette.
Queste sono chiamate sfere, triangoli, cubi, linee e modellatori; perché così sta l’eterno Nidana,
l’Oi-Ha-Hou.
5) L’Oi-Ha-Hou che è tenebra, l’illimitato o il non numero, Adi-Nidana, Svâbhâvat, il cerchio:
a) L’Adi-Sanat, il numero, poiché egli è uno.
b) La voce della parola, Svâbhâvat, i numeri, poiché egli è uno e nove.
c) Il quadrato senza forma.
E questi tre racchiusi dentro il cerchio, sono i sacri quattro e i dieci sono l’Universo Arûpa. Indi
vengono i figli, i sette combattenti, l’uno, l’ottavo lasciato fuori e il suo alito che è il fattore della
luce.
6) Poi i secondi sette che sono i Lipika prodotti dai tre. Il figlio reietto è uno. I figli-Soli sono
numerosissimi.

STANZA 5

1) I sette primordiali, i primi sette aliti del drago di sapienza producono a loro volta, dai loro santi
aliti roteanti, l’igneo turbine.
2) Essi fanno di lui il messaggero della loro volontà. Il Dzyu diviene Fohat: il rapido figlio dei figli
di Dio, i cui figli sono i Lipika, corre incombenze circolari. Fohat è il corsiere, il pensiero e il
cavaliere. Egli passa come il fulmine attraverso le ignee nubi; egli fa’ tre e cinque e sette passi
attraverso le sette regioni Disopra e le sette Disotto. Egli alza la sua voce e chiama le innumerevoli
scintille e le unisce insieme.
3) Egli è lo spirito che le guida e le dirige. Quando comincia a lavorare separa le scintille del regno
inferiore che ondeggiano e fremono di gioia nelle loro dimore radianti e ne forma i germi delle
ruote. Le colloca nelle sei direzioni dello spazio e una nel mezzo, ruota centrale.
4) Fohat traccia linee spirali per unire la sesta alla settima – la corona. Un esercito di figli della luce
si trova in ogni angolo, i Lipika nella ruota mediana. Essi affermano: “Questo è buono”. Il primo
mondo divino è pronto; il primo, il secondo. Allora “il divino Arûpa” si riflette in Chhâyã Loka il
primo rivestimento di Anupadaka.
5) Fohat fa cinque passi e costruisce una ruota alata ad ogni canto del quadrato per i quattro santi…
e i loro eserciti.
6) I Lipika circoscrivono il triangolo, il primo cubo, il secondo è il pentacolo dentro all’uovo. E’
l’anello chiamato “non passare” per coloro che discendono e salgono; che durante il Kalpa
progrediscono verso il gran giorno “Sii con noi”… Così furono costruiti l’Arûpa e il Rûpa: dall’una
luce, sette luci, da ognuna delle sette, sette volte sette luci. Le ruote vigilano l’anello…

STANZA 6

1) Per la potenza della Madre di Misericordia e di sapienza, Kwan-Yin il triplo Kwan-Shai-Yin, che
risiede in Kwan-Yin-Tien-Fohat, alito della loro progenie, il figlio dei figli, avendo fatto uscire
dall’abisso inferiore la forma illusoria di Sien-Tehan ed i sette elementi.
2) Il rapido e radiante produce i sette centri Laya, contro i quali nessuno prevarrà fino al gran giorno
“Sii con noi”; su queste fondamenta eterne è collocato l’Universo, circondando Sien- Tehan con i
germi elementari.
3) Dei sette – prima uno manifesto – sei celati; due manifesti, cinque celati; quattro manifesti, tre
celati; quattro e uno Tsan rivelati; due e mezzo celati; sei da essere manifesti, uno messo da parte.
Finalmente, sette piccole ruote che girano, una dando origine all’altra.
4) Egli le costruisce a somiglianza delle ruote più antiche, collocandole sui centri imperituri. Come
le costruisce Fohat?
Egli raduna la polvere ignea. Fa globi di fuoco, corre attraverso e intorno a loro infondendo vita,
quindi li mette in moto, alcuni in modo altri in un altro. Essi sono freddi ed egli li rende roventi.
Sono asciutti e li rende umidi. Brillano e ventilando li raffresca. Così agisce Fohat da un crepuscolo
all’altro durante sette eternità.
5) Alla quarta, ai figli è detto di creare le loro immagini. Un terzo rifiuta due obbediscono. La
maledizione è pronunciata. Nasceranno nella quarta, soffriranno e faranno soffrire. Questa è la
prima guerra.
6) Le ruote più antiche rotearono in basso ed in alto, gli ovuli materni riempivano il tutto. Vi furono
battaglie combattute fra creatori e distruttori e battaglie combattute per lo spazio; il seme appariva e
riappariva continuamente.
7) Fa i tuoi calcoli o Lanu se vuoi l’età precisa della tua piccola ruota. Il suo quarto raggio è la
nostra madre. Raggiungi il quarto frutto del quarto sentiero di sapienza che conduce al Nirvana e
comprenderai, poiché vedrai.

STANZA 7

1) Ecco il principio della vita informe e senziente. Prima il divino, l’Uno dallo spirito madre; poi lo
spirituale; il tre dall’Uno; il quattro dall’Uno e i cinque dai quali i tre, i cinque ed i sette. Questi
sono i triplici e i quadruplici, discendenti; i figli della mente del primo signore; i sette risplendenti.
Sono essi che sono te, io, egli, o Lanu; essi che vegliano su di te e su tua madre Bhumi.
2) Il raggio uno moltiplica i raggi minori. La vita precede la forma e la vita sopravvive all’ultimo
atomo. Attraverso gli innumerevoli raggi il raggio della vita, l’Uno come un filo attraversa molte
perle.
3) Quando l’Uno diventa due, il triplice appare e i tre sono Uno; ed è il nostro filo, o Lanu, il cuore
della pianta-uomo chiamata Saptaparna.
4) E’ la radice che non muore mai, la fiamma trilingue dai quattro lucignoli. I lucignoli sono le
scintille che traggono dalla fiamma trilingue scoccata dai sette, la loro fiamma, i raggi e le scintille
di una Luna riflessa nelle acque correnti di tutti i fiumi della terra.
5) La scintilla è attaccata alla fiamma con un sottilissimo filo di Fohat. Esso viaggia attraverso i
sette mondi di Maya. Si ferma nel primo ed è un metallo o è una pietra, passa nel secondo ed ecco
una pianta, la pianta passa attraverso sette mutazioni e diventa un animale sacro.
Dalla combinazione degli attributi di questi, Manù, il pensatore è formato. Chi lo forma? Le sette
vite e la vita una. Chi lo completa? Il quintuplice Lha. E chi perfeziona l’ultimo corpo? Il pesce, il
peccato e Soma.
6) Da primogenito il filo fra il guardiano silenzioso e la sua ombra diviene più forte e raggiante con
ogni cambiamento. La luce del sole mattutino è divenuta gloria del meriggio.
7) “Questa è la tua ruota attuale” disse la fiamma alla scintilla. “Tu sei me stessa, la mia immagine,
la mia ombra. Mi sono rivestita di te e tu sei il mio Vâhan fino al giorno “Sii con noi”, quando tu
ridiverrai me stessa ed altri, tu stessa e me”. Allora i costruttori indossate le loro prime vestimenta,
discendono sulla terra radiosa e regnano sugli uomini che sono loro stessi.

PARTE SECONDA – ANTROPOGENESI

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STANZA 1

1) Il Lha che fa muovere la quarta è il servitore del Lha dei sette, che conducono i loro occhi
intorno al signore, e girano l’occhio unico del nostro mondo, il suo soffio, diede la vita ai sette. Egli
diede la vita al primo.
2) La Terra disse: “Signore dal volto luminoso, la mia casa è vuota… manda i tuoi figli a popolare
questa Ruota. Tu hai inviato i tuoi sette figli al Signore della Saggezza. Egli ti vede sette volte più
vicino a Lui, ti sente sette volte di più. Tu hai impedito ai tuoi servitori, i Piccoli Anelli,
d’impadronirsi della Tua Luce e del Tuo Calore, d’intercettare la tua grande Bontà al suo passaggio.
Mandali ora al tuo servo”.
3) Il Signore disse: “Ti manderò un fuoco quando il tuo lavoro comincerà. Alza la voce verso gli
altri Lokas; rivolgiti a tuo Padre, il Signore del Lotus, per i suoi figli… Il tuo popolo sarà governato
dai Padri. I tuoi uomini saranno mortali. Non i figli di Soma, ma gli uomini del Signore della
Saggezza sono immortali. Cessa i tuoi lamenti. Le tue sette pelli ti ricoprono ancora… Tu non sei
pronta. I tuoi uomini non sono pronti.”.
4) Dopo grandi pene ella si svestì delle Tre antiche pelli; indossò le Sette nuove e rimase vestita
nella sua prima.

STANZA 2

1) La Ruota girò ancora durante trenta crore e costruì delle Rûpa; delle Pietre tenere che indurivano,
delle piante dure che si ammorbidivano. Il visibile uscì dall’invisibile; gli insetti e le piccole Vite.
Essa li scosse dal suo dorso ogni volta che essi sopravanzarono la Madre… Dopo trenta crore, ella si
girò. Giaceva sul dorso, sul fianco… Non voleva chiamare nessun Figlio della Saggezza. Generò dal
proprio Seno. Ella diede vita agli Uomini Acquatici, terribili e cattivi.
2) Gli Uomini Acquatici, terribili e cattivi, furono creati con i resti degli altri. Ella li formò con la
scoria e con la melma del suo Primo, Secondo e Terzo. I Dhyâni vennero dal risplendente Padre-
Madre delle Regioni Bianche, dalla dimora dei Mortali-Immortali.
3) Essi furono malcontenti. “La nostra carne è assente. Nessun Rûpa conveniente ai nostri fratelli
della Quinta. Nessuna Dimora per le Vite. Esse devono abbeverarsi di Acque pure e non di acque
torbide. Dissecchiamole”.
4) Le fiamme vennero. I Fuochi con le Scintille. I Fuochi Notturni ed i Fuochi Diurni. Essi
disseccarono le acque torbide e scure. Con il loro calore le estinsero. I Lhas dall’alto, i Lhamayin
del Basso, vennero. Sgozzarono le forme che erano a doppia e quadrupla faccia. Combatterono gli
Uomini-Capra, gli Uomini dalla testa di Cane, e quelli con il corpo di Pesce.
5) L’Acqua-Madre; il Grande Mare pianse. Essa si sollevò, sparì nella Luna, che l’aveva sollevata,
che le aveva dato vita.
6) Quando essi furono distrutti, la Terrra-Madre restò nuda e chiese di essere disseccata.

STANZA 3

1) Il Signore dei Signori venne. Egli separò le acque dal loro corpo, e ciò costituì il cielo di sopra; il
Primo Cielo.
2) I grandi Cohans chiamarono i signori della Luna, dai Corpi Aerei: “Fate apparire gli Uomini
della vostra natura. Date loro le forme interne. Essa edificherà i Rivestimenti esteriori e saranno
Maschi-Femmine. Signori della Fiamma anche…”.
3) Ognuno andò nel territorio assegnatoli; erano Sette, ciascuno nel suo Lotto. I Signori della
Fiamma restarono indietro e non volevano andare, non volevano creare.

STANZA 4

1) Le Sette Legioni, i Signori nati dalla Volontà,, spinti dallo Spirito che dona la Vita, staccarono
gli uomini da loro stessi, ciascuno sulla propria Zona.
2) Sette volte sette Ombre di Uomini futuri nacquero, ognuno del proprio colore e della propria
Specie. Ciascuno inferiore a suo Padre. I Padri, i Senza-Ossa, non potevano dar vita a degli esseri
provvisti di ossa. I loro discendenti furono dei Bhûta, senza forma né mente. Perciò furono chiamati
la Razza Chhâyã.
3) Come sono nati i Manoushya? I Manù con la loro mente come sono fatti? I Padri chiamarono in
loro aiuto il proprio Fuoco, che brucia nella Terra. Lo spirito della Terra chiamò in suo aiuto il
Fuoco Solare. I tre, grazie ai loro sforzi riuniti, produssero un buon Rûpa. Poteva reggersi dritto,
camminare, correre, curvarsi o volare. Pure non era altro che un Chhâyã, una Ombra senza Sensi.
4) Il Soffio aveva bisogno di una forma, i Padri la diedero. Il Soffio aveva bisogno di un corpo
grossolano, la Terra lo foggiò. Il Soffio aveva bisogno dello Spirito di Vita, Lhas Solari
l’insufflarono nella sua Forma. Il Soffio aveva bisogno di uno specchio del suo corpo “Noi gli
donammo il nostro”, dissero i Dhyânis. Il Soffio aveva bisogno di un veicolo dei desideri: “lo
possiede!” dissero gli scolatoi delle Acque; ma il Soffio aveva bisogno di una mente per abbracciare
l’Universo : “Non possiamo dare ciò!” dissero i Padri. “Io non l’ebbi mai” disse lo spirito della
Terra. “La Forma si consumerebbe se gli donassi la mia!” disse il Grande Fuoco… L’Uomo rimase
un Bhûta, vuoto e sprovvisto di sensi… Così i Senza-Ossa diedero Vita a coloro che divennero degli
Uomini provvisti di ossa durante la Terza.

STANZA 5

1) I primi furono i figli dello Yoga. I loro figli, i nati dal Padre Giallo e dalla Madre Bianca
2) La Seconda Razza fu prodotta da innesto ed espansione, l’asessuale uscendo dal Senza-Sesso.
Così, Oh Lanu fu prodotta la Seconda Razza.
3) I loro Padri furono gli Auto-Generati. Gli Autogenerati, i Chhâyã sortiti dai brillanti corpi dei
Signori i Padri, i figli del crepuscolo.
4) Quando la Razza invecchiò, le Acque antiche si mescolarono alle più fresche. Quando le sue
Gocce divennero torbide svanirono e si dispersero nel nuovo torrente caldo della Vita. L’esterno del
Primo divenne l’interno del Secondo. L’antica Ala divenne la nuova Ombra e l’Ombra dell’Ala.

STANZA 6

1) La Seconda allora sviluppò i Nati dall’Uovo; la Terza.. Il Sudore aumentò; le sue gocce
ingrossarono e divennero dure e rotonde. Il Sole le riscaldò, la Luna le rinfrescò e le modellò; il
Vento le nutrì fino alla maturità. Il Cigno Bianco della Volta Stellata covò la Grossa Goccia.
L’uovo della futura Razza, l’Uomo cigno della fine della Terza. Prima maschio-femmina, poi uomo
e donna.
2) Gli Auto-Generati furono i Chhâyã, le ombre dei Corpi dei Figli del Crepuscolo. Né l’acqua, né il
fuoco potevano distruggerli. I loro figli (lo) furono.

STANZA 7

1) I Figli della Saggezza, i Figli della Notte, pronti a rinascere, discesero e videro le forme vili
della Prima Terza.
2) “Noi non possiamo scegliere”, dissero i Signori, “Noi abbiamo la Saggezza”. Alcuni entrarono
nei Chhâyã. Altri proiettarono la Scintilla. Altri ancora differirono fino alla Quarta. Con il proprio
Rûpa essi riempirono il Karma. Quelli che entrarono divennero gli Arhat. Coloro che ricevettero
solo una Scintilla restarono sprovvisti di sapere; la Scintilla brillò debolmente. I Terzi restarono
senza Mente. Il loro Jivas non era pronto. Questi furono messi da parte tra i Sette. Essi divennero le
Testestrette. I Terzi erano pronti. “In questi noi abiteremo”. Dissero i Signori della Fiamma e della
Oscura Saggezza.
3) Come agirono i Mànasa, i Figli della Saggezza? Essi respinsero gli Auto-Generati. Non sono
pronti. Sdegnarono i Nati-dal-Sudore. Essi non sono del tutto pronti. Non vollero entrare nei primi
Nati dall’Uovo.
4) La Terza Razza divenne il Vâhan dei Signori della Saggezza, e creò i figli della Volontà e dello
Yoga: da Kryâshkti li creò, i Santi Padri, gli antenati degli Arhat…

STANZA 8

1) I primi animali furono tratti dalle gocce del sudore; dai residui della Sostanza, materia
proveniente dai corpi morti degli uomini e degli animali della Ruota precedente, e della polvere
respinta.
2) Animali provvisti di ossa, dragoni dell’abisso e Sarpas volanti furono aggiunti alle cose
striscianti. Quelli che strisciano sul suolo furono provvisti di ali. Quelli che nell’acqua avevano
lunghi colli divennero i progenitori degli uccelli dell’aria.
3) Durante la Terza, gli animali senza ossa si svilupparono e maturarono: divennero animali
provvisti di ossa. I loro Chhâyã divennero solidi.
4) Gli animali si separarono per primi. Essi cominciarono a riprodursi. L’Uomo doppio pure si
separò e disse: “Facciamo come loro; uniamoci e procreiamo”; lo fecero…
5) E coloro che non avevano Scintilla presero per essi enormi animali femmine. Produssero con
esse delle razze mute. Essi stessi erano muti. Ma le loro lingue si sciolsero. Le lingue dei loro
discendenti restarono mute. Essi allevarono dei mostri contraffatti e coperti di peli rossi che
camminavano a quattro zampe. Una Razza muta perché la sua vergogna non fosse narrata.

STANZA 9

1) Vedendo ciò i Lhas che non avevano costruito gli uomini piansero dicendo:
2) “Gli Amânasa hanno macchiato le nostre future dimore. Quello è Karma. Abitiamo negli altri.
Istruiamoli meglio, perché non succeda qualcosa di peggio”. Lo fecero…
3) Allora tutti gli uomini furono dotati di Manas e videro il peccato di quelli che erano sprovvisti di
mente.
4) La Quarta Razza sviluppò la parola.
5) L’unico divenne due; e così per tutte le cose viventi e striscianti che erano ancora uniche, i
pesci giganti, gli uccelli e i serpenti dalle teste coperte di scaglie.

STANZA 10

1) Così due per due nelle sette Zone, la Terza Razza diede alla Quarta; i Suras divennero Asuras.
2) La Prima in ogni Zona fu del colore della Luna. La Seconda Gialla come oro; la Terza Rossa. La
Quarta bruna, che divenne nera col peccato. I primi sette rampolli umani ebbero tutti la medesima
tinta. I sette che seguirono cominciarono a mescolarsi.
3) Allora la Terza e la Quarta crebbero in orgoglio. “Noi siamo i re; noi siamo gli dei”.
4) Presero delle mogli piacevoli a vedersi. Donne prese tra coloro che erano sprovvisti di mente,
dalle teste strette, e nacquero dei mostri, cattivi demoni, maschi e femmine, e anche dei Khado, con
piccole menti.
5) Costruirono dei templi per il corpo umano. Adorarono i maschi e le femmine e il Terzo occhio
cessò di funzionare.

STANZA 11

1) Costruirono città colossali con terre e metalli rari. Servendosi dei fuochi vomitati, della terra
bianca delle montagne e della terra nera, formarono le loro immagini, in grandezza naturale e a loro
somiglianza, e le adorarono.
2) Eressero grandi statue, alte nove yatis, taglia del loro corpo. Fuochi eterni avevano distrutto il
Paese dei loro Padri. L’Acqua minacciava la Quarta.
4) Tutti i santi furono salvi e gli empi distrutti. Con loro perì la grande maggioranza degli enormi
animali prodotti dal sudore della terra.

STANZA 12

1) Pochi furono i superstiti. Alcuni fra i gialli, alcuni fra i bruni e i neri, alcuni fra i rossi rimasero.
Quelli del colore della Luna erano partiti per sempre.
2) La Quinta prodotta dal gregge santo, restò ; essa fu governata dai primi Re Divini.
3) … I serpenti che ridiscesero, che fecero pace con la Quinta, che la istruirono e guidarono…

FONTE

MADAME BLAVATSKY – La Dottrina Segreta

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