Alchimia, Filosofia, Magia, Religione, Scienza, Spiritualità, Storia

IL POTERE DEL MAGO

 

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Raffaello Sanzio: La Scuola di Atene (affresco della Stanza della Segnatura dei Palazzi Vaticani – particolare). A sinistra Platone indica il cielo, tenendo tra le mani il libro del Timeo, mentre a destra Aristotele regge il libro dell’Etica ed indica la terra.

 

Molto tempo fa la Chiesa e la Scienza erano, geneticamente, una cosa sola: la Magia.  Il Mago era colui che, se da un lato rappresentava la Scienza, dall’altro aveva in mano anche il potere della Religione. Questo accadeva perché le leggi che governavano il mondo erano, per quanto misteriose, le stesse che permettevano di parlare con Dio.  L’arte della divinazione serviva per guardare, in qualche modo, nel futuro e chi, se non Dio, avrebbe potuto fare una cosa simile? Certo per farlo era necessario conoscere le leggi che governavano la magia, le quali erano le stesse che governavano gli Dei.  Dunque un tempo le leggi che valevano per la scienza erano le stesse che valevano per la religione, ma, se così era, è lecito chiedersi perché oggi scienza e religione si siano separate e sembrino combattersi. Ho volutamente detto “sembra”, perché non è possibile che le due contendenti, ubbidendo alle medesime leggi, possano realmente opporsi l’una all’altra solamente perché usano nomi diversi. Infatti la contrapposizione tra Scienza e Religione è puramente simbolica. Per chiarire meglio la situazione bisogna risalire al motivo che dette origine alla separazione tra Scienza e Religione: ad un certo punto della storia nacque la necessità pratica di dividere in due tronconi un unico gigantesco potere, di costruire due poteri dove prima ce n’era uno solo. La stessa cosa accade oggi quando si sente parlare di separazione delle carriere dei magistrati, oppure di riforma universitaria nella quale si vogliono separare le carriere dei docenti amministrativi da quelle dei docenti scientifici. Mettere nelle mani di una sola persona tutto il potere, si è scoperto, non giova al potere stesso, che si sclerotizza in un’unica posizione dominante e non permette a nessun altro di contrastarlo. Un modo per cambiare la situazione è rappresentato dalla spartizione dei poteri, cosicché questi, una volta separati, si controllino e si moderino a vicenda, ma generino anche un maggior numero di posti di comando, sia pure meno potenti, ma sempre di alta valenza in quanto compartecipi di decisioni importanti, riducendo, così, il malcontento di coloro che, altrimenti, non avrebbero avuto accesso alla gestione del potere. Il potere totale diventa, oltretutto, ingestibile: più è grande l’azienda che si dirige, più collaboratori sono necessari e, se non si accetta questa realtà, l’azienda fallirà rapidamente, perché un unico capo non potrà mai risolvere con efficienza i mille problemi che sorgono ogni giorno. La divisione dei poteri del Mago faceva comodo al potere politico, poiché, prima della divisione, era il Mago, quale sacerdote e scienziato, ad avere un gran peso nelle decisioni politiche a sfavore del Re o del Principe di turno, che era spesso costretto a sopportarne l’ingerenza. Suddividere il potere del Mago e non avere più un solo consigliere, bensì due, serviva anche per aumentare il potere politico, sfruttando l’accorgimento che gli antichi romani sintetizzarono nel detto “Dividi et impera”. La suddivisione dell’unico potere del mago in due poteri separati doveva, però, essere giustificata agli occhi di chi, stando all’esterno, assisteva a tale frattura e la giustificazione doveva essere creata. A crearla ci pensò il pensiero filosofico, infatti si doveva cambiare il modo di vedere le cose e, soprattutto, bisognava iniziare a considerare gli Dei e l’Universo non più come un tutt’uno, bensì come due entità differenti. La divinità fu, così, collocata fuori dall’Universo, come qualcosa che non aveva più niente a che fare con la natura, della quale pure rimaneva creatrice indiscussa, tanto vicina ma anche tanto lontana da non accorgersi quasi neppure delle proprie creature. Questo è il momento in cui il Creatore e gli Dei diventano la stessa cosa, ma va sottolineato che prima non era così: Il Creatore era il Creatore e gli Dei erano simili a superuomini, dotati di superpoteri, che gestivano anche le cose dell’uomo. Il Creatore era “super partes” e, probabilmente, era anche inconsapevole della sua stessa creazione. Gli uomini e gli Dei sottostavano, quindi, al Creatore. L’uomo rimaneva prigioniero di una scatola sferica chiamata Universo, dalla quale a oggi non può né sa uscire, poiché le leggi della Fisica moderna glielo impediscono. Questa situazione storica è quella in cui, si colloca la distinzione tra il pensiero filosofico di Platone e le idee di Aristotele, il momento in cui si separano le cose del cielo da quelle della terra, che prima erano una cosa sola.
Da questo momento in poi la separazione creerà un baratro che diverrà incolmabile ed il modo di concepire la realtà diventerà duplice: bisogna utilizzare il lobo destro del cervello od il lobo sinistro? Essere fantastici e creativi o pragmatici e legati alle regole? Prima di allora si tentava di possedere ambedue le caratteristiche e non una sola. Certo allora mancavano le rigide regole di una visione aristotelica del mondo, ma non perché le regole non ci fossero, semplicemente perché non era necessario scrivere regole che erano dentro l’uomo e dentro l’Universo. L’uomo, semplicemente, le leggeva con i suoi sensi ed attingeva, dall’Universo che lo circondava, le sensazioni che gli servivano per capire le cose. Il Mago era colui che sapeva fare tutto ciò con abilità, che sapeva, quasi come un moderno sciamano, correlarsi con la natura e quindi con gli Dei, diventando lui stesso essere superiore. Non tutti erano dotati della sensibilità necessaria per fare il Mago. Ma queste sono proprio le regole vigenti oggigiorno! Oggi l’uomo è lontano dalla Magia ed è in balia di una dicotomia cerebrale che ne offusca la comprensione del mondo. Lontano da una visione olistica dell’Universo, l’uomo moderno perde l’opportunità di vedere l’Universo, e quindi anche se stesso, come essere divino, delegando sacerdoti e scienziati a salvaguardarlo dalle incertezze della vita.

FONTE

Corrado Malanga – Alien Cicatrix

 

 

 

 

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Esoterismo, Filosofia, Gnosticismo

L’ESSENZA

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L’Essenza nasce, ma raramente si sviluppa nel mondo, a meno che non abbia una particolare forza alla nascita. Per lo più per mezzo delle influenze, gli esempio esterni, i parenti, la scuola, la religione, il sistema socio-economico-culturale, realizza una personalità che la imprigionerà per tutta la durata del suo soggiorno su questa terra nelle questioni di tutti i giorni schiacciandola in una quotidianità che la porterà a scegliere la morte fisica (processo biologico-sensato, NDR) come soluzione finale di tutte le sue pene. E’ una scelta inconscia, si avvelena giorno dopo giorno, rendendo il proprio corpo, il “tempio” di cui si parla nelle scritture, un luogo insano dove vivere, attraverso emozioni positive o negative. Poco importa dato che indugiare nel “bene” di oggi lo trasforma nel “male” di domani. Bene o male sono para metri fittizi di una realtà tutta mentale, intellettuale, che viene sostenuta dalla percezione stessa delle sensazioni fisiche di ritorno dal corpo. L’esperienza delle “emozioni” nella giusta accezione e cioè come risposte fisiche del corpo a come penso, alimentano a loro volta il dialogo che le ha generate. Tendiamo a confondere il sentimento con le emozioni, ma sono due cose distinte le une sono risposte e dipendono dal giudizio, dalla interpretazione, dal come valutiamo le circostanze e le persone. Bene e male sono le estremità di un pendolo irreale non compensato e viziato dalla visione soggettiva che interpreta tutto ciò che ci accade alla luce di un sistema di credenze e della personalissima idea di sé. La sofferenza è causata dall’ignoranza. La conoscenza porta pace e libertà, illumina l’essenza e la rende cosciente, ecco perché Gesù diceva “la verità vi renderà liberi”. La “Coscienza” non è descrivibile ed il suo parto è la consapevolezza, il Cristo compie questo miracoli. Il Cristo è un principio, un principio eterno, una forza viva, i maestri che lo incarnano sono dei Buddha viventi. Il Cristo è una Forza che rende l’essenza cosciente di sé, è impersonale, non è un individuo, ma qualcosa che emerge quando maturi, quando è arrivato il tuo momento, il tuo tempo “cairologico”. Può essere evocata, cercata e questo è parte della tua maturazione, non può essere assunta per desiderio, ma emerge spontanea in uomini e donne di buona volontà. Il Cristo al quale mi sto riferendo non ha eguale nel mondo, è una nascita, ma non lo è, è un individuo, ma non è un individuo, vive nel paradosso di colui che attende e smette di aspettare. Il Cristo è una forza Cosciente che vibra e può pulsare anche in te, il Cristo non è un uomo, è una Forza e l’uomo, la cui impresa e le cui gesta sono state associate al nome di Gesù, è il personaggio religioso e storico che più di tutti ha incarnato questa Forza. Ecco perché fu chiamato o detto il Cristo, ovvero l’unto, il toccato dalla luce, dalla forza della “coscienza”. Ecco perché quando parla Gesù parla il Cristo, è la Forza del Cristo che si esprime per un mezzo di lui. La sua parola profetizza dalla notte dei tempi. Incarnare il Cristo significa diventare qualcos’altro che ancora non conosci, ma che porti con te da quando sei nato: la tua unicità. Un “essenza” si fa cosciente, può rendersi cosciente, e grazie alla “coscienza” che può esprimere e che può espandere la sua consapevolezza, la consapevolezza di ciò che è. Ciò che siamo è illimitato. Ciò che ci rende limitati sono i limiti stessi che ci poniamo, non per male, ma per necessità, in attesa di maturare le migliori condizioni. Che cos’è la “coscienza”? E’ quando mi rendo conto. Di cosa? Di quello che c’è. La presa di “coscienza” è sempre in misura del grado di libertà interiore che si è conquistato. La Libertà si costruisce, dato che ci è stata tolta. Il libero arbitrio per gli uomini non esiste. Si limita alla scelta di una pietanza piuttosto che un’altra, di un vestito, una scarpa o di un mobile, o un impiego. Il libero arbitrio è l’espressione di un grado di libertà dai sistemi del mondo, è un grado di indipendenza dai bisogni primari, dal bisogno di soddisfacimento dell’animale.

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FONTE : Rocco Bruno – The Matrix, una parabola moderna

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