Esoterismo, Scienza

LA VISTA INTERIORE

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La memoria — disperazione del materialista, enigma dello psicologo, sfinge della scienza — è, per lo studioso delle antiche filosofie solo un nome per esprimere quel potere che l’uomo esercita inconsciamente e che condivide con molti animali inferiori: il potere di vedere con la vista interiore nella luce astrale e scorgervi le immagini delle sensazioni e degli avvenimenti  passati. Invece di cercare nei gangli cerebrali per trovarvi le micrografie dei viventi e dei morti, di scene che abbiamo visto, di incidenti a cui abbiamo partecipato, gli antichi si rivolgevano al vasto serbatoio in cui sono conservate per l’eternità le registrazioni di ogni vita umana e di ogni  pulsazione visibile del cosmo.

Il lampo di memoria, che secondo la tradizione è supposto mostrare all’uomo che annega tutte le scene da tempo dimenticate della sua vita mortale — come un paesaggio viene mostrato al viaggiatore dai lampi intermittenti — è semplicemente l’improvviso colpo d’occhio che l’anima in lotta getta nelle silenziose gallerie dove la sua storia è dipinta con colori incancellabili.

Il noto fatto — confermato dall’esperienza di nove persone su dieci – che spesso riconosciamo come a noi familiari scene, paesaggi e conversazioni che vediamo o udiamo per la prima volta, e talora in regioni dove non sui mai stati, è il risultato delle stesse cause. Coloro che credono nella reincarnazione adducono questo fatto come una prova in più di una nostra precedente esistenza in altri corpi. Questo riconoscimento di uomini, luoghi e cose che non abbiamo mai visto è da loro attribuito a lampi di memoria animica risalente ad esperienze anteriori. Ma gli uomini dell’antichità, in comune con i filosofi medievali, avevano un’opinione del tutto diversa.

Essi affermavano che, sebbene questo fenomeno psicologico fosse uno dei più forti argomenti in favore dell’immortalità e della preesistenza dell’anima, tuttavia, poiché essa è dotata di una memoria individuale distinta da quella del nostro cervello fisico, il fenomeno non è una prova di reincarnazione. Come  esprime chiaramente Eliphas Levi «La natura chiude porta dietro tutto quello che passa e spinge innanzi la vita» verso forme più perfette. La crisalide diviene farfalla, ma questa non può tornare allo stato larvale. Nella pace delle ore notturne, quando i nostri sensi corporei sono avvinti nei legami del sonno e il nostro corpo elementare riposa, la forma astrale diviene libera. Allora essa vagabonda fuori della sua prigione terrena, e come dice Paracelso, «confabula con il mondo esterno» e viaggia per mondi visibili e invisibili. «Nel sonno, egli dice, il corpo astrale (anima) è in più libero movimento; poi si eleva verso i suoi progenitori e conversa con le stelle.» I sogni, i presagi, la prescienza, le precognizioni e i presentimenti sono impressioni lasciate dal nostro spirito astrale sul nostro cervello, che le riceve più o meno distintamente a seconda della quantità di sangue che riceve durante le ore di sonno. Quanto più il corpo è esaurito, tanto più libero è l’uomo spirituale e tanto più vivide sono le impressioni della nostra memoria animica. In un sonno pesante e profondo, senza sogni e ininterrotto, l’uomo, svegliandosi alla coscienza può non ricordare nulla. Ma le impressioni di scene e di paesaggi che il corpo astrale vede nelle sue peregrinazioni sono sempre lì, sebbene latenti sotto il peso della materia. Esse possono essere risvegliate in ogni momento, e allora, durante questi lampi di memoria interna, vi è un istantaneo scambio di energie tra l’universo visibile e l’invisibile. Tra le micrografie dei gangli cerebrali e le gallerie foto-scenografiche della luce astrale viene stabilita una corrente. Un uomo che sa di non avere mai visitato col corpo e di non avere mai visto la località e le persone che riconosce può senz’alltro affermare di averle viste e conosciute perché questa conoscenza è  avvenuta mentre egli viaggiava in «spirito». A questo i fisiologi possono opporre una sola obiezione. Essi risponderanno che nel sonno naturale, perfetto e profondo, metà della nostra natura volitiva è in condizioni di inerzia, quindi incapace di viaggiare. E questo tanto più in quanto l’esistenza di un simile corpo astrale individuale, o anima, è considerata da loro niente altro che un poetico mito.

Nessuno, per quanto grossolano e materiale possa essere, può evitare di condurre una doppia esistenza l’una nell’universo visibile, l’altra in quello invisibile.

Il principio vitale che anima la sua struttura fisica è principalmente nel corpo astrale; e, mentre la parte più animale di lui riposa, quella spirituale non riconosce né limiti né ostacoli. Siamo perfettamente consapevoli che molti dotti, al pari di molti indotti, faranno obiezioni a questa nuova teoria della distribuzione del principio vitale. Essi preferiscono restare nella beata ignoranza e continuare ad affermare che nessuno sa né può pretendere di dire dove appare questo misterioso agente e dove scompare, piuttosto che dedica¬re un momento di attenzione a quelle che considerano teorie vecchie e superate. Qualcuno può obiettare, sulla base della teologia, che i bruti non hanno anima immortale e che quindi non possono avere uno spirito astrale; perché i teologi, al pari dei laici, operano sotto l’erronea impressione che anima e spirito siano una sola e identica cosa. Ma, se studiamo Platone e altri filosofi dell’antichità, comprendiamo facilmente che, mentre l’«anima irrazionale» con il quale  Platone indica il corpo astrale, o la più eterea rappresentazione di noi stessi, può avere al massimo una più o meno prolungata continuità di esistenza oltre la tomba, lo spirito divino — malamente chiamato anima dalla Chiesa — è immortale per la sua stessa essenza. Ma ogni studioso ebreo apprezzerà prontamente la distinzione fra parole “RUAH” e “NEPHESH”).

Se il principio vitale è qualche cosa di distinto dallo spirito astrale e per nulla  legato ad esso, come avviene che l’intensità dei poteri chiaroveggenti dipenda in tanta parte dalla prostrazione del corpo del soggetto? Quanto più profonda è la trance, tanto meno il corpo mostra segni di vita, tanto più chiaramente viene la percezione spirituale e tanto più potenti sono le visioni dell’anima. Quest’ultima, liberata dal peso dei sensi corporei mostra un potere attivo ad un grado molto più alto di intensità di quando è in un corpo forte e sano.

Gli organi della vista, dell’olfatto, del gusto, del tatto e dell’udito hanno dimostrato dei livelli di sensibilità molto più acuti in un soggetto mesmerizzato e privo della possibilità di esercitarli corporeamente, che non quando egli li usa in condizioni normali.

Questi fatti, una volta dimostrati, dovrebbero porsi da soli come indiscutibile  prova della continuità della vita individuale, almeno per un certo periodo dopo che il corpo è stato lasciato, sia perché si era esaurito o per qualche accidente. Ma, sebbene durante il suo breve soggiorno sulla terra la nostra anima possa essere paragonata ad una luce nascosta sotto un moggio, essa brilla tuttavia con maggiore o minor fulgore e attrae a sé le influenze degli  spiriti di egual natura; e quando un pensiero, buono o cattivo, è generato nel nostro cervello, attira a esso impulsi dello stesso genere, irresistibilmente, come un magnete attira la limatura di ferro. L’attrazione è anche proporzionale all’intensità con cui l’impulso del pensiero si fa sentire nell’etere; e cosi può capire come un uomo possa imprimersi nella sua epoca con tanta forza che la sua influenza — per il continuo scambio di correnti di energia fra il mondo visibile e l’invisibile — può passare di secolo in secolo fino ad operare  su di una gran parte del genere umano.

Sarebbe difficile dire fino a che punto gli autori dell’opera intitolata “Unseen Universe” (Universo invisibile) si siano indotti a pensare in questa direzione; ma che non abbiano detto tutto quello che potevano si può intuire dal seguente passaggio:

«Comunque si consideri, non può esservi dubbio che le proprietà dell’etere sono di un ordine più alto, nell’arena della natura, che non quello della materia tangibile. E, poiché perfino gli alti sacerdoti della scienza trovano ancora quest’ultima molto al di là della loro comprensione, eccetto alcuni particolari numerosi ma di minore importanza e spesso isolati, non é di nostra competenza speculare più a fondo. È’ sufficiente per il nostro scopo sapere, da quanto l’etere certamente fa, che esso ha capacità molto più vaste di quanto alcuno abbia mai osato dire.»

 

H.P. BLAVATSKY – ISIDE SVELATA

 

 

 

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Filosofia

AMORI PIU’ FORTI DEL TEMPO

Così, immergendo i miei sguardi nei tuoi occhi brillanti di passione, strani ricordi mi son tornati in mente, come se in qualche luogo – forse in paradiso – ti avessi adorata già molto tempo fa…

(Thomas W.Parson,  Stanze)

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Un aspetto romantico delle memorie passate è il ritrovare chi si è già amato. Poiché l’anima non dimentica, quando ci si incontra di nuovo si prova uno slancio interiore, una sensazione di dèjà-vu o una sintonia, che favoriscono l’amicizia o l’amore. Se invece si è stati nemici, se ci siamo uccisi, feriti, odiati, la reazione nel presente sarà un senso di rifiuto o di rivalità, con reazioni spesso abnormi rispetto alla situazione presente. A volte invece ci si incontra fugacemente, durante un viaggio, una festa, una situazione scolastica o lavorativa, e si ha una sensazione di familiarità, ma non si prova la necessità di creare un legame.  Prima di rinascere l’anima sceglie la nuova situazione e soprattutto le relazioni affettive che dovrà stabilire per sanare i suoi debiti affettivi e riscuotere i suoi crediti. Tali situazioni appartengono ad alcune tipologie fondamentali : può essere unita ala persona con cui deve rientrare in contatto da un legame parentale, da un rapporto affettivo o sentimentale, da una relazione di affari.

Tra le dinamiche affettive più facili da spiegare con la reincarnazione c’è il colpo di fulmine, in cui due persone che si vedono per la prima volta hanno la sensazioni di essersi già incontrate e di conoscersi perfettamente. E fin dal primo momento provano un’attrazione irresistibile che di solito sfocia in una grande passione (oppure l’antipatia, il rifiuto, un odio immediato e immotivato). Se poi si sono intensamente desiderate in un’altra vita, ma per un qualunque motivo non hanno potuto amarsi, allora il desiderio divamperà fortissimo, talvolta anche in modo distruttivo. Immaginate, come in un romanzo d’altri tempi, una ragazza nobile che si innamora del giovane stalliere e accetta di incontrarlo di nascosto. Il padre li scopre e nel migliore dei casi allontana il ragazzo e manda lei in convento, oppure uccide lui e fa murare viva la figlia. Separati pe sempre, i due non faranno altro che spasimare anche nell’aldilà per questo amore mai vissuto, sperando di incontrarsi nella vita successiva. E quando ciò avviene nessuno li potrà fermare, finché non avranno esaurito l’energia accumulata. Se ad unirli è solo il rimpianto passato di non aver appagato un appetito fisico, ben presento si allontaneranno, magari delusi l’uno dall’altro : se invece il loro sentimento è autentico potrebbero creare una coppia stabile e duratura. Un altro aspetto legato alle relazioni affettive è il debito – o il credito – che uno dei due potrebbe aver contratto nei confronti dell’altro nella vita passata, per averlo tradito, abbandonato, ucciso, derubato, deluso. Quando due si incontrano percepiscono l’attrazione che nasce dal fatto di conoscersi, indipendentemente da quanto è successo in passato. Per cui potrebbe capitare di innamorarsi tanto di un genitore o di un figlio o anche del proprio nemico. Maria Elena, per esempio, dopo un matrimonio infelice incontra quasi per caso un uomo verso il quale prova un’attrazione immediata e inizia una relazione. All’inizio le sembra di rinascere, di ritrovare la propria femminilità, di sentirsi amata e gratificata, ma poi incomincia a vedere in lui degli aspetti ambigui. Innanzitutto Andrea ha altre donne, che non nasconde, poi è sempre lei a chiamarlo, a cercarlo e anche a pagare il ristorante, il cinema, i taxi. All’inizio le sembra quasi normale, scontato. Ma poi, durante il lavoro di regressione ipnotica, emergono degli elementi significativi, che spiegano la sua relazione : in una vita precedente, che si è svolta circa due secoli fa, Maria Elena era una giovane contadina, che viveva con la sua famiglia in un casolare isolato. Un giorno passa un uomo con un carretto e le offre un passaggio. E’ l’occasione per andarsene di casa, a scoprire il mondo. Solo che lui la porta in un bordello e la sfrutta, prima portandosela a letto e poi procurandole i clienti, prendendo ovviamente una buona percentuale dei guadagni. Quando chiedo a Maria Elena di guardare gli occhi del suo magnaccio, lei riconosce lo sguardo di Andrea, che allora come oggi la sfrutta senza darle niente in cambio. Per fortuna questa memoria le permette di vedere più chiaramente dentro di sé e di riconoscere le dinamiche che l’hanno portata a scambiare il sesso e la solitudine per amore.

Un’altra storia esemplare, splendida, che ho raccolto qualche anno fa è quella di Maddalena, una donna infelicemente sposata che sognava ancora il primo amore, conosciuto in vacanza al mare da adolescente. “Già allora, nelle mie fantasie, tutto ruotava intorno all’amore, un sentimento che immaginavo sempre sofferto, tormentato, perduto” mi racconta. “Non solo, ma fin da ragazzina provavo una forte attrazione per l’Inghilterra dell’Ottocento, con le grandi storie d’amore vissute da nobili fanciulle che dovevano rinunciare all’uomo amato per sposarne un altro. Ho anche imparato l’inglese in pochissimo tempo e lo parlo come se fosse la mia lingua. Bene, dopo la maturità, durante una vacanza a Malta, ho conosciuto Andrew, un ragazzo inglese che aveva un paio d’anni in più di me. Come ci siamo visti, in un locale in compagnia di amici, è scattato l’amore e durante le vacanze, purtroppo molto brevi, non ci siamo più staccati, ci sembrava di essere soli su un altro pianeta. Poi, prima della partenza, lui ha chiesto la mia mano ai miei, che naturalmente si sono opposti, invitandoci a rimandare ogni decisione a quando mi sarei laureata. Così per un paio d’anni ci siamo scritti con frequenza, per incontrarci solo d’estate, nello stesso posto e con la stessa compagnia. Ma era troppo complicato e l’ho allontanato. Dopo qualche storia sentimentale, mi sono sposata, ma il matrimonio non funzionava molto ed io continuavo a sognare lui. Mi sono separata e ci siamo rivisti. Ma lui non ha avuto il coraggio di farsi avanti e io, dopo qualche anno mi sono risposata. Quando Andrew mi ha finalmente richiamato per chiedermi di vivere con lui, io stavo aspettando mia figlia. E così ci siamo allontanati di nuovo e poi, quasi per caso, ci siamo incontrati ancora. E, qualunque cosa accada, è come se rimanessimo sempre legati. Ma dopo tanti anni, come posso pretendere di ricominciare una vita con lui? Ciò che vorrei sapere è dove nasce questo richiamo così saldo nonostante mio marito e mia figlia”.

Quando ritorniamo indietro nel tempo, riemergono ben tre storie in cui i due si erano incontrati e innamorati in condizioni diverse, ma non avevano mai potuto realizzare il loro amore. Nella prima seduta Maddalena si ritrova nel Medioevo ed è un ragazzo, orfano del padre, che un giorno lascia la sua casa, una modesta abitazione ai margini del bosco, e parte a cavallo per cercare fortuna. Arriva in un castello, con tanto di ponte levatoio, dove inizia a lavorare da un maniscalco, che lo tratta come un figlio. “Un giorno, entrando all’interno del castello, incontro una fanciulla con un velo bianco in testa, che ha circa la mia età : è la figlia del signore del luogo. Subito arrivano le guardie e mi cacciano, ma io ho occhi solo per lei, che mi guarda incuriosita”. I due ragazzi riescono ancora a vedersi, sempre da lontano, e un giorno lui va a chiedere la mano di lei al padre, che naturalmente gli dice di dimenticarla. Ma quando lui è sotto gli spalti, spesso la vede camminare, sola e triste, nel camminamento che congiunge le torri del castello, finché un giorno la ragazza si butta giù da una torre. “Sono li e la guardo, disperato per non aver potuto fare niente per lei. Io la amo e lei è lì, riversa, nel suo abito bianco. E’ colpa mia se è morta, dovevo scappare via con lei. Allora corro lontano, lungo una strada che fiancheggia gli alberi. Mi butto sull’erba, piangendo, vorrei morire”. Ritornato a casa, la madre cerca di consolarlo, poi lo invita a recarsi a pregare sulla tomba della ragazza.  “Sono arrivato sulla tomba, in cima alla collina” continua Maddalena, in stato di rilassamento profondo. “So che lei mi sente e mi perdona, e io sono più sereno”. Ritornato al castello, passa la sua vita a lavorare e a sognare una vita felice con quella ragazza, che forse è il suo amore perduto anche in questa vita.

Dopo la regressione Maddalena fa un sogno angoscioso, in cui cerca disperatamente Andrew senza trovarlo. E dopo aver rivissuto con me i primi incontri, si rende conto che era troppo giovane per prendere una decisione contro il volere dei genitori, ma avrebbe potuto avere più coraggio. Così decide di parlare al marito, per chiedergli la separazione. Ed ecco un’altra incarnazione in cui compare Andre. Questa volta lei è una ragazza, figlia unica di una coppia molto ricca. Quando le chiedo se ha studiato, scuote la testa. Sa Suonare il piano e frequenta persone della sua classe sociale, che abitano in maestosi palazzi, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, forse ancora in Inghilterra. “Sono in una grande casa e sto scendendo le scale, c’è una scalinata lunghissima. Andre è giù, sulla porta, controluce, ma non entra. E’ vestito bene. L’ho conosciuto ad una festa in giardino, abbiamo ballato insieme. E ora sono su questa scala, come inchiodata, devo dirgli qualcosa che non dipende da me, mi hanno costretto i miei, ma non riesco. Ritorno in camera mia e mi butto piangendo sul letto. Andre se n’è andato e io sono rimasta sola. Vorrei scappare con lui, ma qualcosa mi trattiene, non posso farlo”. In una seduta successiva, si vede sempre in lacrime davanti ai genitori, a cui chiede perché non vogliono che lo frequenti. “Mio padre continua a ripetermi come in un ritornello che lui è già sposato. E io sono disperata, mi sento vuota, è una cosa terribile, non so che cosa devo fare, ma la mia vita è finita”. Decide di scappare di casa e va a vivere da una sua amica, una nobile decaduta che promette di aiutarla. E lei sta lì, da sola, anno dopo anno, aspettando che Andrew ritorni, fino alla morte. Ma non è finita. In un’altra vita, i due si incontrano di nuovo e finalmente riescono a sposarsi. Però lui deve partire per la guerra, da cui non ritornerà mai più. E’ come se Andrew e Maddalena si fossero rincorsi nel tempo, da un secolo all’altro. Ecco perché lei non può dimenticarlo : l’ha desiderato per ben tre esistenze, senza poter vivere questo amore. E in questi casi non importa se l’altro è bello o brutto, intelligente o limitato, ricco o povero : ciò che viene avvertito è questo legame che ad ogni ostacolo diventa sempre più forte, tanto da non poter essere sciolto finché non verrà vissuto fino in fondo.

Maddalena decide infine di divorziare da quel marito che non ama più e di andare a vivere in Inghilterra. E improvvisamente tutto diventa facile : il marito le concede il divorzio, lei trova casa, lavoro e amici in Inghilterra, dove viene ricevuta dalla famiglia di Andrew come una figlia. “Lui non si è ancora sbilanciato, mi tratta come un’amica, ma cosa posso pretendere dopo tanti anni?” mi scriverà qualche tempo dopo. “Sono ritornata nella sua vita dopo aver vissuto pienamente la mia. Però lui ha stabilito un’ottima intesa con mia figlia, ed è altrettanto strano come mi riesca estremamente facile farmi amare dalla gente del posto. Cercavo una casa e la prima che ho visto l’ho sentita subito mia e l’ho acquistata : sono capitata casualmente in un piccolo villaggio, non lontano dal paese dove vive Andrew, e mi sono sentita subito accolta. Per me lui è come una droga, di cui non posso fare a meno”. Un anno dopo è arrivata  una cartolina dall’Inghilterra. Era lei, e c’era scritto “Sono felice”.

FONTE : Manuela Pompas – Reincarnazione

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