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TONAL E NAGUAL

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Nessuno nasce guerriero, guerrieri si diventa lentamente e non basta una vita. Per questo compito dobbiamo usare molte intelligenze. Lo stregone Don Juan insegna: “Noi pensiamo con la testa che è il centro della ragione/ma sentiamo con il cuore.” La volontà sta sotto l’ombelico: “Noi sogniamo col fianco destro e vediamo col fianco sinistro.”
Solo l’esperienza convincerà la ragione e gli atti della volontà ci porteranno a vedere ciò che veramente siamo: esseri luminosi, percettivi, consapevoli, e senza limiti…Il mondo degli oggetti apparenti, il mondo come ci appare, è solo una rappresentazione ma non esaurisce tutta la realtà, è solo ‘una’ costruzione della mente in cui restiamo intrappolati così che poi siamo incapaci di uscirne per vedere le cose in un altro modo e, quando ci accade di avere dei flash diversi di percezione, li scartiamo o rimuoviamo perché non sono inseribili nell’ordine noto. Ma il mondo che percepiamo è illusorio proprio perché è artificiale.
Noi, dice lo stregone, siamo nati con due anelli del potere, la ragione e la volontà; se usiamo solo la ragione per creare un mondo, essa poi non ne vorrà altri, solo la volontà può fare esperienze che possono aprirci a conoscenze diverse.
Lo stregone usa la volontà in senso magico, come spada di energia in un mondo di energia, cambiando la sua visione.
La realtà è formata da due parti, IL TONAL e il NAGUAL. Il Tonal è il principio di coscienza, che nel neonato è solo potenziale; crescendo, l’io a poco a poco costruirà il mondo; il Tonal è il principio che organizza, codifica e configura la conoscenza, è l’io che conosce ovvero il principio di coscienza. Il Tonal prende il materiale della realtà assoluta e lo elabora trasformandolo in rappresentazione, ordina il caos, e dalla vacuità dell’indifferenziato trae il mondo della realtà conosciuta. Senza il Tonal nulla di ciò che chiamiamo mondo esisterebbe, esso è l’energia che crea il mondo come conoscenza. Ma a un certo punto diventa geloso e totalitario e pretende che tutta la realtà sia ciò che ha elaborato, come se un ragno pretendesse che la sua tela comprenda il mondo. Tutto ciò che siamo, tutto ciò per cui abbiamo un nome, tutto ciò che facciamo o sappiamo è Tonal. Ma non possiamo pretendere che esso esaurisca l’intera totalità dell’essere. La costruzione operata dal Tonal, cioè dal nostro principio di coscienza, comincia con la nascita e finisce con la morte. Il Tonal ha la funzione di creare il mondo secondo le proprie leggi ma diventa sempre più dispotico e assolutista. Il Tonal è ciò che conosco, un’isola di coscienza, la mia realtà, l’insieme dei contenuti di consapevolezza, l’azione continua di costruzione della realtà. Il Tonal pone in essere tutto ciò che siamo e sappiamo. Questo insieme conoscitivo è come un’isola; l’isola è la fetta di realtà che crediamo totale. Alcuni hanno realtà più ampie, altri meno, le isole non sono simili, e ognuno vede solo la propria, il proprio territorio di conoscenza. Il Tonal è come una tavola apparecchiata, su cui alcuni hanno più cose, altri meno. Il Nagual invece è l’ignoto, tutto ciò con cui non abbiamo a che fare, che non conosciamo, che non immaginiamo nemmeno, tutto quello che cade fuori dalla nostra consapevolezza, che non è messo a fuoco dal nostro sguardo, il pensiero che pensa fuori di noi, la parte di realtà per cui non abbiamo percezione, né descrizione, o parola o sospetto.
Tutto questo avviene dentro o attorno alla mente. Ma anche la mente è un elemento della tavola e anche l’anima è un elemento della tavola e anche i pensieri sono un elemento della tavola. Anche Dio è sulla tavola, se penso a Dio.
Il Tonal è tutto ciò che penso sia il mondo, compreso l’io e Dio, è la totalità dei pensieri che penso, il conoscibile in quanto entra nella mia mente. Il Nagual è invece ciò di cui non sono cosciente, il pensiero che fuori di me si pensa, la realtà a me inconscia, tutto ciò che non appare nell’arco del mio sguardo, che non entra nella mia consapevolezza, la realtà oscura oltre la soglia di ogni possibile percezione e idea.
Ognuno di noi ha una zona di realtà abitata, controllata e conosciuta, un’isola coi suoi confini, ma il Guerriero andrà oltre i confini, entrerà nel Nagual diventando ‘Nagual’ egli stesso, dunque sciamano, affrontando l’ignoto.
Il Nagual è l’energia che può essere a servizio del guerriero, che ne può essere testimoni ma non ne può parlare, è indicibile perché non sta sulla tavola ma fuori di essa. Là il potere si libra.
All’istante della nascita siamo tutti Nagual, realtà inconscia, poi il Tonal comincia il suo paziente lavoro per delimitare il mondo, per ritagliare l’isola del conosciuto. Dall’oceano inconscio iniziale comincia a individuare una zona di controllo che è la nostra realtà di coscienza; alla fine questa cresce e si sviluppa tanto da negare che l’oceano inconoscibile esista e la volontà le crede perché non vuole aver paura. Ma il Guerriero abbandona ogni sponda sicura e sfida l’oceano, si immerge nella conoscenza totale col rischio di essere travolto, perché il Guerriero sa che la nostra isola è una realtà piccolissima rispetto alla realtà assoluta e il Guerriero, sopra ogni altra cosa, è curioso. La curiosità in lui vince la paura. Perché fa questo? Perché la sofferenza di non sapere è per lui troppo forte, perché non sopporta i propri limiti, per un amore irrefrenabile di libertà.
Quando noi viviamo solo in ciò che siamo, senza andare oltre, finiamo col soffrire un senso di incompletezza, di insufficienza, una inquietudine che a volte diventa lacerante, siamo depressi e angosciati, qualcosa ci chiama oltre il conosciuto, soffriamo un senso di mancanza. Non è facile vivere solo nel Tonal, perché la nostra stessa natura anela a qualcosa che sta oltre. Se ciò non avviene, qualcosa è morto dentro di noi e non stiamo vivendo ma solo vegetando.
L’uomo ha tre facoltà, la capacità di creare, di conservare e di trasformarsi. Se resta a un livello di mera conservazione, qualcosa dentro di lui comincia a soffrire e a morire. L’amore è la prima forma di trasformazione, la conoscenza è un’altra grande via, lo sciamano intende ciò che fa come una via del cuore, che non coinvolge solo la sua mente ma tutto il suo essere. Su chi lo avvicina eserciterà l’amore con vari mezzi: la guarigione dalla malattia, l’insegnamento liberatorio, la protezione contro le forze pericolose, l’evoluzione delle energie, perché ogni immobilità è morte.
Ogni cultura non ha fatto che occuparsi di Tonal e Nagual chiamandoli in molti modi: coscienza e inconscio, materia e spirito, mondo e Dio, Atman e Brahman, Tonal o Nagual, Io e Non Io… noi riusciamo a fare coppie solo di ciò che appare sulla tovaglia, ma nessuna coppia esiste in fondo, né Tonal né Nagual, la realtà è una sola, energia che appare o non appare.
Il Nagual non lo vediamo ma il Nagual ci chiama, noi ne sentiamo la mancanza, esso è innanzitutto proprio questo senso di mancanza, la sua presenza è l’assenza, come il Dio ignoto di cui S. Agostino dice: “Quando io non ti conoscevo, tutto il mio essere aveva sete di te, tu eri questa sete”.
Vocatus aut non vocatus Deus aderit”, “Chiamato o non chiamato il Dio sarà presente”
Noi non possiamo dire cosa sia il Nagual perché ciò significherebbe porlo sulla nostra tavola, nominandolo lo faremo essere altro da sé, come “Il TAO che se si chiama TAO non è più il TAO”.
Anche nel Buddhismo tibetano il mondo che conosciamo è una realtà virtuale, una proiezione del pensiero. Il pensiero può elaborare mondi e può creare o cogliere fasce di realtà diverse che corrispondono a elaborazioni mentali, ma ogni mondo non è in fondo che una costruzione mentale, una realtà ideale. Il mondo è apparizione o rappresentazione. L’uomo comune crede che questa sola sia la realtà oggettiva e che ogni altra realtà sia virtuale, ma lo sciamano sa perché lo sperimenta che le realtà sono molte tutte vere e oggettive.
Nel Buddhismo tibetano la ruota delle vite è divisa in sei spicchi, ognuno dei quali corrisponde a una sfera di realtà, che è insieme un tipo di esistenza e un tipo di rappresentazione, ognuna è insieme un modo di vedere il mondo e un mondo. Ciò che uno è determina ciò che vede e viceversa. La fascia di pensiero, ovvero la fascia vibrazionale, individua una posizione dell’energia e un tipo di realtà percepita. Le sei fasce vibrazionali buddhiste sono sei modi simbolici cui l’energia originaria può vibrare, ogni vibrazione crea esseri che vedono il mondo in un certo modo, dunque vivono in mondi diversi. Queste sei fasce sono chiamate LOKA e sono: esseri infernali, spiriti affamati, animali, uomini, divinità gelose, divinità celesti. “Un giorno, presso un fiume, si incontrarono i rappresentanti delle sei Loka. Ognuno vide una cosa diversa: l’essere infernale vide fuoco e ghiaccio, lo spirito affamato vide carne e sangue, l’animale animali e pesci, l’uomo acqua da bere, il dio geloso un campo di battaglia, il dio celeste un paradiso di luce. Ognuno vide secondo ciò che era e vide il mondo per come lui era.”
I Toltechi di Castaneda parlano di 48 forme di struttura organizzata, ognuna con un colore dell’energia prevalente, per es. l’aura delle piante è rosa-giallina, quella degli insetti è verdognola…
L’aura umana ha colori fluorescenti, forti ma sottili, come i colori della luce al neon. Il tono prevalente e anche il più facile a vedersi, per la sua maggiore intensità, è quello dorato, per questo la radiazione umana si chiama AURA, luce dorata. Il veggente vede i colori della consapevolezza, come sfumature ambrate, di un leggero rosa o verde o azzurro, come lampi o fuochi pallidi, fluorescenti o evanescenti, flash rapidi e non persistenti, movimenti o baluginii. Con un certo allenamento dello sguardo non è impossibile per noi svegliare questa seconda vista, almeno per quel che riguarda le fasce di radiazione più vicine alla frequenza del corpo materiale.
Don Juan insegnava al suo allievo a percorre un viaggio di consapevolezza ma per Castaneda dovettero passare 30 anni di dura disciplina prima che egli capisse cosa intendeva per viaggio evolutivo di consapevolezza. “Gli uomini non conoscono la propria essenza e sono colmi di incredibili risorse che non utilizzano mai”. “Lo sciamano è colui che sfiora i confini della totalità dell’energia possibile.”
Don Juan aiutò Castaneda a penetrare a poco a poco in realtà parallele e a dominarle. Gli insegnò i passi magici che altri stregoni avevano messo a punto prima di lui, per modificare la distribuzione dell’energia, spostando il punto di consapevolezza. I passi magici vennero insegnati in cerimonie segrete, un poco alla volta, via via che l’apprendista avanzava lungo la sua via. Ogni uomo ha una quantità fissa di energia, ma può distribuirla diversamente e da questa distribuzione nasce la sua forza o debolezza.
L’energia è un flusso di luce, una corrente, una vibrazione simile a un vento. In condizioni ordinarie “ogni parte del corpo umano è impegnata nel trasformare questo flusso vibratorio nei dati sensoriali che creano una certa visione del mondo.” Lo stregone interrompe il sistema ordinario di interpretazioni. Quello che accade allora viene detto “vedere”, cade la rappresentazione ordinaria e ci si trova improvvisamente di fronte ‘l’energia che scorre nell’universo’. E’ chiaro allora che ogni esistente è formato come una cipolla, con migliaia di strati di energia. Questo complesso di strati energetici è l’aura umana:
“La configurazione energetica umana è un conglomerato di campi di energia tenuti insieme da una forza vibratoria che li lega in una sfera luminosa… Gli esseri umani, per chi sa “vedere”, sono esseri luminosi, simili a grandi uova o meglio palle di luce, formate da fasci di fibre in movimento. Il principale è un fascio di luce che esce dalla zona dell’ombelico, esso è di grande importanza per la vita di un uomo ed è il segreto del suo equilibrio. Le persone deboli hanno fibre molto corte, quasi invisibili; le persone forti hanno fibre brillanti e lunghe che sembrano un alone. Dalle fibre si può capire se la persona è sana o se è meschina, se è gentile o traditrice ecc..”
“Sul lato posteriore della palla luminosa c’è un punto che brilla con maggiore intensità, esso è fondamentale perché trasforma l’energia in dati sensoriali. Lo chiamarono ‘punto d’unione’, ritennero che là venisse elaborata la percezione.”
“Nell’uovo luminoso c’è una fessura all’altezza dell’ombelico, quando la morte arriva colpisce questo punto con la forza di una spada”
Nel corpo il punto di unione si trova tra le scapole. “Per far spostare il mio punto di energia Don Juan mi dette un colpo tra le scapole così forte da farmi mancare il respiro.. pensai di essere svenuto.. lame accecanti sbucavano da ogni dove…Egli disse che per un attimo avevo sognato i filamenti dell’universo”.
Il punto di unione di solito sta ben fisso, così gli uomini credono che la loro visione del reale sia unica e permanente e credono di vedere l’unico mondo possibile “In realtà numerosi mondi sono a disposizione della percezione umana”.
Nel mondo moderno l’abitudine e l’educazione fissano una particolare distribuzione dell’energia, da cui nasce una certa percezione di realtà. Lo sciamano insegna a rompere questa distribuzione e dunque a cambiare i parametri ordinari di percezione. Ciò vuol dire entrare in mondi inimmaginabili. Ma il lavoro può essere fatto anche sul corpo. “Se vuoi ottenere il benessere fisico e l’equilibrio mentale hai bisogno di un corpo flessibile…Devi poter trasportare l’energia da un punto all’altro dell’uovo luminoso, spostandola nei centri vitali per raggiungere l’equilibrio. “
Castaneda racconta come arriva a vedere l’aura, dapprima alterando la propria coscienza col Pejote, poi con la volontà, come un vero e proprio sciamano. “Vidi un oggetto rotondo luminoso, ogni sua parte si muoveva come se fosse un flusso ondulatorio e ritmico, non si muoveva mai al di là dei suoi limiti, ma trasudava movimento in ogni suo punto…era un palpito che ipnotizzava, un tremolìo infinitamente veloce di qualche cosa.”
“L’aura di uno sciamano è come una sfera luminosa formata da 4 comparti, simili a 4 globi luminosi pressati l’uno contro l’altro… Grazie a questa straordinaria energia, i Nagual possono essere intermediari tra mondi… Gli sciamani possono dare l’insegnamento per il lato sinistro che avviene solo in stato di consapevolezza intensa”.
L’iniziazione è graduale, l’uomo deve morire a se stesso, cioè destrutturarsi, perdere la conoscenza ordinaria, e questo è l’atto più difficile. E’ un momento di pura volontà, molto rischioso, perché noi siamo ciò che conosciamo e ci identifichiamo con esso, per cui sentiamo la destrutturazione come una morte, ma non abbiamo altro modo per far entrare il nuovo in noi. Lo sciamano è uno che ha superato la propria morte, che è nato due volte. Essere morti e rinati è spesso la condizione ottimale per assumere una nuova conoscenza. Molti di coloro che sono tornati da morte spesso si trasformano e manifestano doti di chiaroveggenza. La veggenza è un ampliamento delle facoltà percettive (sensi, mente, cuore, intuizione e anima), che produce una consapevolezza intensa, cioè una coscienza straordinaria. E’ un secondo tipo di attenzione in cui possiamo vedere ogni struttura vivente come un campo di radiazioni luminose e l’AURA umana come un uovo di luce.
“Noi crediamo di essere circondati da oggetti- dice lo stregone- ma in realtà siamo circondati da emanazioni” Don Juan chiama la fonte di queste emanazioni: “L’AQUILA”. “Ricordiamo che l’universo è un infinito agglomerato di campi di energia che somigliano a fili di luminosità. Questi campi sono chiamati emanazioni dell’Aquila.”
Anche gli esseri umani sono composti da un incalcolabile numero degli stessi filiformi campi di energia. Solo una piccolissima parte di essi sono illuminati da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’Uovo. In quel punto si addensa la percezione. Quando questo punto si sposta nell’Uovo si cambia tipo di percezione. Quando illumina campi di energia fuori dell’Uovo si ha la percezione di altri mondi.”
“Quando il punto di unione si sposta si ha ciò che si chiama VEDERE.
A ogni spostamento corrisponde un mondo, altrettanto reale e obiettivo quando il nostro.
Lo stregone va in questi mondi per attingere energia, risolvere problemi, conoscere l’ignoto.
Lo aiuta l’Intento, la forza universale che ci permette di percepire. L’intuizione è una nostra facoltà, essa può connettersi con l’Intento che è invece un potere universale.
Lo stregone cerca lo stato di consapevolezza intensa per sperimentare tutte le possibilità di percezione, questa ricerca può comportare una morte alternativa (cioè morire al nostro mondo per vivere in altri).”
Don Juan insegna due vie per raggiungere questo scopo:
-il Sognare, cioè l’arte e il controllo dei sogni
-e l’agguato, cioè il controllo del comportamento.
Ricordiamo che, in America come in Siberia, in tutto l’universo sciamanico l’Energia assoluta è chiamata ‘l’Aquila’. La sua forza è invocata dallo sciamano per aiutare il suo volo “Lo sciamano danza a lungo, cade a terra senza coscienza e la sua anima è innalzata al cielo in una barca trainata da aquile”. Gli indiani dell’America del Nord usano le piume d’aquila per le esperienze estatiche, il volo sciamanico e la guarigione. L’aquila è un uccello iniziatico, è un veicolo per l’anima dello stregone perché è in grado di volare da un mondo all’altro. In Siberia è considerata il padre degli sciamani. E’ il simbolo del sole cioè della vita, presso gli indù come gli indiani d’America. Gli sciamani americani portano ali d’aquila. Gli Atzechi conoscono due energie, una tellurica rappresentata dai guerrieri-giaguaro, l’altra celeste, uranica, rappresentata dai guerrieri-aquila. Gli imperatori atzechi sedevano su troni con pelle di giaguaro e portavano corone di piume d’aquila. L’aquila è l’occhio penetrante, che vede tutto, come l’occhio di RA. Anche la Bibbia rappresenta spesso gli angeli con volto di aquila. In Messico come in tutta l’Asia il potere supremo è rappresentato dall’aquila a due teste o bicipite.
“L’Aquila è una forza impersonale, che ha in serbo un’infinità di cose per coloro che osano cercarle. E’ una forza dell’universo, al pari della luce e della gravità, un fattore agglutinante, una forza vibratoria che unisce il conglomerato di campi di energia che corrisponde agli esseri umani in una unità concisa e coesiva. Questa forza vibratoria è il fattore che impedisce all’energia di entrare e uscire dalla palla luminosa”.
“L’Aquila è una forza gigantesca, un immenso agglomerato di campi di energia, il mare oscuro della consapevolezza.” “Esso presta la consapevolezza a ogni essere vivente, e quando questi muore è costretto a restituirla” “Morendo, ogni essere consegna all’Aquila la sua esperienza di vita e la consapevolezza che ne ha tratto” “Nella morte la forza vitale entra in un viaggio infinito di percezione, l’energia si trasforma in una forma speciale diversa da prima che conserva tuttavia il marchio della sua individualità.”
“Le emanazioni dell’Aquila sono una entità, in sé immutabile, che comprende tutto, tutto ciò che esiste, tutto ciò che si conosce e tutto ciò che si può conoscere.”
“La nostra luminosità è dovuta a una minuscola parte delle emanazioni dell’Aquila che è racchiusa nel nostro bozzolo a forma di uovo”
Questo bozzolo è descritto come alto circa due metri e dieci e largo un metro e sessanta, ma santi e veggenti hanno bozzoli più luminosi e grandi. “I filamenti del bozzolo sono consapevoli di se stessi, vivi e vibranti, e ce ne sono così tanti che i numeri perdono di significato e ognuno di essi è in sé un’eternità”
“I veggenti chiamarono la consapevolezza lo splendore dell’uovo luminoso”.
Noi siamo dunque formati da fasci di radiazioni luminose in cui è un punto dove la consapevolezza si raccoglie, punto di unione.
Il mondo è formato da grandi fasce di emanazioni che si riuniscono in gruppi, costituendo tutte le cose, dagli esseri organici a quelli inorganici.
“Don Juan mi spiegò che un veggente vede l’universo come un numero infinito di campi di energia che gli appaiano come filamenti luminosi che si diramano in tutte le direzioni e attraversano le palle luminose cioè gli esseri umani. Un tempo le aure umane erano più alte, non erano palle ma uova, ora esse si sono abbassate, di conseguenza i campi luminosi che toccavano gli uomini alla sommità ora non li toccano più”.
Di queste fasce si parla con varie metafore in tutte le culture e filosofie. Questa visione somiglia per es. a quella di Plotino e dei Neoplatonici. Plotino era un filosofo del 3° sec. d.C., nella sua visione mistica tutte le cose emanano progressivamente da Dio; ogni ente viene immaginato come formato da 7 campi di forze, ognuno dominato da una vibrazione, che nel campo vegetale corrisponde a una pianta, nel campo minerale a una pietra, nella banda della luce a un colore, nella scala musicale a un suono, nel mondo astrologico a un pianeta….
“Scoprii che l’energia del nostro mondo tremola. Manda scintille. Non solo gli esseri viventi ma tutto ciò che appartiene al nostro mondo brilla di una personale luce interiore. Don Juan mi spiegò che l’energia del nostro mondo consiste di strati di colori scintillanti… principalmente tre: uno strato superiore bianco latte, un strato vicino verde pallido, un altro color ambra”.

FONTE

http://fuoridimatrix.blogspot.com/

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Esoterismo, Filosofia, Gnosticismo, Spiritualità

FERMARE IL MONDO

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1 – CONFIDARSI CON LO SPIRITO. Come se parlassi ad un buon amico, da tu a tu, con infinita fiducia; fallo tutte le notti prima di dormire e quando meno lo ricordi ti risponderà nei tuoi sogni. Il guaio dell’uomo è che egli intuisce le proprie risorse nascoste ma non osa utilizzarle

2 – ESTIRPARE L’IMPORTANZA PERSONALE. Il 90% della nostra energia la consumiamo nel tentativo di difendere la nostra importanza personale. Chi non dà a se stesso nessuna importanza diventa invulnerabile.
l’energia che si spreca nel dare importanza a se stessi è la massima immaginabile, l’arte di riorientarla si chiama impeccabilità.

3 – RIUSCIRE A SEPARARSI DAL MONDO… RESTANDO IN ESSO. Continuando a viverci (“follia controllata”)  “fare l’agguato a se stessi”, cioè “catturare” i propri vizi e tutte le altre abitudini malsane. Non “darsi” (attaccarsi) al mondo, ma “godere” di esso. La follia controllata è l’arte di fingere di essere completamente immersi in qualcosa a portata di mano – e fingere tanto bene che nessuno possa vedere la differenza tra vero e falso.  La follia controllata non è un vero e proprio inganno, ma un mezzo sofisticato e artistico di essere separati da tutto pur restando parte integrale di tutto.  La follia controllata è difficile da apprendere.  Molti non riescono a sopportarla, non perché ci sia in quell’arte qualcosa di male, ma perché richiede molta energia nel praticarla. Follia controllata, è l’atteggiamento di chi ha imparato a «vedere» e si trova circondato dalla mera follia.

4 – NON LASCIARSI “TRASCINARE” DALLE SITUAZIONI. Ritirarsi. Lasciar che i pensieri scorrano liberamente… occuparsi di qualcos’altro. Qualunque cosa può essere utile… se cominciate a inquietarvi e ad impazientirvi, a disperarvi, sarete abbattuti senza pietà dai tiratori scelti dell’ignoto… se invece agite senza macchia e avete sufficiente potere personale per eseguire i vostri compiti, si attuerà per voi la realizzazione dell’intenzione.

5 – TRATTARE CON LA GENTE SENZA LASCIARCI DISTRUGGERE DA ESSA. Le persone ci affettano, ci tolgono potere, energia, ci schiavizzano… non lasciar vedere il tuo “gioco”. Non mettersi mai in prima linea.

6 – ARRESTARE IL “DIALOGO INTERIORE“. Interrompere la conversazione interna, “fermare la descrizione del mondo”. Smettila di cercare conferme e approvazione dal mondo intorno a te ogni volta che il dialogo interno si interrompe, il mondo sprofonda e affiorano straordinarie sfaccettature di noi, come se fossero state fino a quel momento tenute nascoste dalle nostre parole. Voi siete cosi come siete poiché vi dite che siete appunto cosi.

Ma perché qualcuno dovrebbe desiderare di fermare il mondo? Non lo desidera nessuno, questo è il punto, semplicemente accade. E quando capirai cosa significa “fermare il mondo”, ne conoscerai la ragione… una delle arti del guerriero consiste nel far crollare il mondo per un motivo preciso e poi rimetterlo in piedi “. Fermare il mondo è il primo passo per imparare a vedere (in contrapposizione al semplice atto di guardare).

A seconda di come il mondo “dovrebbe” essere secondo i nostri “pregiudizi”, crediamo e creiamo il mondo, però in questo modo ci precludiamo la capacità naturale che abbiamo di “vederlo”, tal come è veramente; invece di “pensarlo”, dovremmo in verità “sentirlo”… allora, la verità sorgerebbe davanti ai nostri stessi occhi, e nessuno potrebbe ingannarci più su nulla. Col dialogo interiore sul mondo lo animiamo, lo accendiamo di vita, lo sosteniamo fermamente con la nostra conversazione interna; e non solo è così, addirittura scegliamo anche i nostri cammini a forza di parlare con noi stessi. E’ così che ripetiamo le stesse abitudini, gli stessi errori di sempre, uno dopo l’altro, fino al giorno della nostra morte. Apprendere in modo autentico una nuova descrizione del mondo implica la capacità di ricavare una nuova percezione del mondo, che si adatta a quella descrizione (es. quella degli stregoni). Ciò significa raggiungere, ottenere la “partecipazione” completa e diretta con il NAGUAL, essere in grado di elaborare tutte le interpretazioni percettive appropriate che, conformandosi a quella descrizione, la convalidano…
per fermare il mondo si deve imparare una nuova descrizione in un senso totale, allo scopo di contrapporla a quella vecchia e,  in questo modo, spezzare la certezza dogmatica, che tutti abbiamo, secondo la quale la validità delle nostre percezioni, o la nostra realtà quotidiana, non si devono mettere in discussione.
il passo successivo è quello di vedere, la risposta alle sollecitazioni percettive di un mondo esterno a quella descrizione che abbiamo imparato a chiamare realtà.

La ricerca sistematica del silenzio interiore.

L’interruzione del dialogo interiore, cioè del flusso di pensieri che noi incessantemente rivolgiamo a noi stessi, è una tecnica base in molte discipline spirituali, per esempio in alcuni sistemi di meditazione yogica. Se eliminiamo l’interferenza del dialogo interno, che ci impone di non cercare nulla oltre i limiti delle sue categorie, la nostra ragione è costretta a farsi da parte ed allora molte meraviglie diventano possibili: una cosa semplice come “guardare” può trasformarsi nell’atto magico di “vedere”, cioè nella percezione diretta dell’energia così come fluisce nell’universo. Portare a compimento quest’impresa significa fermare il mondo, cioè interrompere per sempre la coesione e la coerenza della nostra percezione.

L’interruzione comporta anche la sospensione dell’interpretazione sensoria.

Per interrompere l’immagine del mondo (dialogo interiore) che si possiede fin dalla culla, non è sufficiente volerlo o deciderlo. E’ necessario avere un compito pratico; questo compito pratico è chiamato “il modo giusto di camminare” Esso satura il TONAL, lo inonda fino a sommergerlo.
capite: l’attenzione del TONAL dev’essere posta sulle sue creazioni. E’ infatti quell’attenzione che, in primo luogo, crea l’ordine del mondo; il TONAL deve quindi essere attento agli elementi del suo mondo, per sostenerli, e soprattutto deve sostenere l’immagine del mondo come dialogo interno. Il modo giusto di camminare era un sotterfugio. Nel frattempo si può attirare l’attenzione sulle braccia, intrecciando le dita in modo insolito… l’importante è che guardando, senza mettere a fuoco gli occhi, verso un punto esattamente di fronte a lui nell’arco che parte dalla punta dei suoi piedi e finisce all’orizzonte, letteralmente sommerge il proprio “TONAL” di informazioni. Il “TONAL”, in mancanza della consueta relazione con un solo elemento per volta, è incapace di parlare con se stesso:
si raggiunge quindi il silenzio. Senza mettere a fuoco scopre un numero enorme di aspetti del mondo senza però raggiungere nitidezza su alcuno.

7 – Essere “impeccabili”, cioè non esaurire la propria energia, conservare il potere personale… l’impeccabilità è fare il meglio che si può sempre, in qualunque cosa. Recuperare tutta la propria energia vitale lasciata dispersa e, nel contempo, espellere tutta quella estranea a noi, che non corrisponde ai nostri fini. L’energia sarebbe così reintegrata al proprio essere per recuperare la “totalità di se stessi”, la propria “conformazione energetica” originaria. L’impeccabilità è semplicemente il miglior uso del nostro livello di energia… esige frugalità, sollecitudine, semplicità, innocenza, mancanza del riflesso di sé (esaltazione della propria auto-immagine. Per comandare lo spirito, e con questo intendo comandare il movimento del punto d’unione (d’assemblaggio), c’è bisogno di energia. L’unica via per conservare energia è la nostra impeccabilità.

8 – DIVENTARE INACCESSIBILE. Deve rimanere accessibile e aperto, solo a chi vuole lui… devi mostrare alla gente solamente quello che vuoi mostrargli; senza dire mai con precisione le cose come lo hai fatto fino ad ora.

9 – USARE LA MORTE COME CONSIGLIERA . Star disposti a morire ed essere pronti all’ultima battaglia in qualsiasi momento, circostanza, luogo. La morte è l’unica consigliera saggia che abbiamo.
« Sto a mio agio con la gente, sicché la morte è per me una persona. Sono anche dedito ai misteri, sicché la morte per me ha occhi vuoti. Posso 
guardare attraverso. Sono come finestre, eppure si muovono, come gli occhi si muovono. Così posso dire che la morte coi suoi occhi vuoti guarda il guerriero che fa la sua ultima danza »

Non hai tempo amico mio…questa è la sfortuna degli esseri umani. Nessuno di noi ha tempo a sufficienza, e la tua continuità non ha senso in questo mondo imprevedibile e misterioso. Focalizza la tua attenzione sul legame tra te e la morte, senza rimorso, tristezza o preoccupazione.

Focalizza la tua attenzione sul fatto che non hai tempo, e lascia che le tue azioni fluiscano di conseguenza. Fai sì che ognuna delle tue azioni sia la tua ultima battaglia sulla terra. Solo a questa condizione le tue azioni avranno il giusto potere. Altrimenti saranno, per quanto a lungo tu possa vivere, le azioni di un timoroso.
Ogni volta che senti, come sempre fai, che tutto ti sta andando male e che stai a punto di essere annichilato, girati verso la tua morte e domandale se è vero; lei ti dirá che ti sbagli; che niente è più importante se non il suo tocco. La tua morte ti dirá: ancora non ti ho toccato. Il guerriero pensa alla sua morte quando le cose perdono chiarezza. Il guerriero considera alla morte la consigliera più trattabile, che può venire anche ad essere testimone di tutto quanto si faccia. L’idea della morte è l’unica che tempra il nostro spirito. Questo non vuol dire che devi preoccuparti per la tua morte; si tratta di usarla. Poni attenzione sul laccio che ti unisce alla tua morte, senza rimordimenti, tristezza o preoccupazione. Poni la tua attenzione sul fatto che non hai tempo e lascia che i tuoi atti fluiscano in accordo a questo; che ciascuno dei tuoi atti siano la tua ultima battaglia sopra la terra. Solo sotto tali condizioni i tuoi atti avranno il potere che gli corrisponde…c’è una strana felicità ardente nell’attuare con il pieno convincimento che quello che si sta facendo può benissimo essere l’ultimo atto sopra la terra. Ti raccomando meditare sulla tua vita e contemplare i tuoi atti sotto questa luce.

Non hai tempo amico mio, questa è la disgrazia degli esseri umani. Nessuno di noi ha sufficiente tempo e la tua supposta continuità, nella quale consiste la tua felicità, non ha senso in questo mondo di mistero. La tua “continuità” solo ti fa timido. I tuoi atti, non possono possedere così in nessun modo, il gusto, il potere, la forza irresistibile di quelli realizzati invece da un uomo che sa di star liberando la sua ultima battaglia sulla terra.

In poche parole: la tua “continuità” non ti rende né felice, né potente. La maggior parte della gente passa di atto in atto senza pensare.  Un guerriero, al contrario, valuta ogni passo e dato che ha conoscenza intima della propria morte, procede con giudizio, come se ogni azione fosse la sua ultima battaglia. Un guerriero da, alla sua ultima battaglia, il rispetto che merita; è naturale, quindi, che nel suo ultimo atto sulla terra dia il meglio di se stesso.
Però, preoccuparsi terribilmente della morte forzerebbe chiunque sia di noi a focalizzare la propria attenzione su di sé; e questo è logorante. Cosicché, un’altra cosa di cui si ha bisogno per essere un guerriero è il “distacco”, o “spietatezza”. Il “senso della morte” imminente accompagnata con il “distacco”, invece di convertirsi in un’ossessione, si converte in indifferenza. Un uomo distaccato, che sa che non ha possibilità di porre limiti alla sua morte, e possiede solo una cosa che lo supporti: il potere delle sue decisioni. Deve essere, per così dire, il “proprietario”, il padrone, della sua scelta. Deve comprendere che ogni sua scelta è una sua responsabilità. Così non si esaurisce nel darle la colpa agli altri; e, una volta che sceglie, non rimane tempo per le recriminazioni, né per i lamenti. In un mondo dove la morte è il cacciatore, non c’è tempo per lamentazioni e dubbi. C’è tempo solo per decisioni… farci responsabili delle nostre decisioni è essere disposti a morire per esse; non importa quale sia la decisione. Le sue decisioni sono definitive semplicemente perché la sua morte non gli dà tempo di legarsi a niente… in questo modo, la nostra energia “è libera” di fluire e non ci riduciamo a farcela “consumare” o “succhiarla” artificiosamente dall’esterno, dalla gente o dalle cose, perché non ne abbiamo bisogno visto che questa ci arriva “naturalmente” da dentro. Niente potrebbe essere più serio, né meno importante di qualsiasi altra cosa. In un mondo dove la morte è il cacciatore, non ci sono cose grandi né piccole; solo ci sono decisioni alla vista della nostra morte inevitabile. Un guerriero prende in considerazione tutte le possibilità e poi sceglie in accordo con la propria predilezione intima. Una regola basica per un guerriero è prendere le proprie decisioni con tanta cura, da fare in modo che nulla di quello che possa venire come risultato, sia capace di sorprenderlo. Decidere non significa eleggere un momento arbitrario; decidere significa che hai messo il tuo spirito in ordine impeccabile e che hai fatto tutto il possibile per essere degno della conoscenza e del potere. Preoccupati e pensa pure quanto vuoi prima di prendere Una qualunque decisione; però una volta che lo fai, lasciati andare libero da preoccupazioni e da pensieri.

Ci saranno ancora un milione di decisioni che ti aspettano. Un guerriero accetta la responsabilità delle sue azioni, per quanto difficili possano essere. L’idea di star in balia del vento (ossia sotto il “controllo” di qualcuno, o di qualcosa”) dovrebbe essere inammissibile (dire, “per colpa di…” è ammettere di fatto il nostro “non-controllo”; e rassegnarsi ad esso: questo, “arrendersi”; non “lottare” più; non essere più “guerriero”, ma “vittima” – ci trasformiamo in “principi tiranni” come tutti gli altri maghi neri, succhiando energia alla gente perché non siamo più ormai nelle condizioni di farla uscire dallo spirito e da noi stessi).

Il guerriero non si abbandona neppure alla propria morte. La morte deve lottare per averlo. In questo senso, un guerriero si abbandona solo allo spirito, non è schiavo di nessun’altra cosa…non è schiavo della ragione, lo è piuttosto del “sentimento”, però unicamente di quello che procede dallo spirito. Solo il sentimento della morte da all’uomo il distacco sufficiente, affinché sia capace di non negarsi nulla così, con la coscienza della sua morte, con il distacco e con il potere delle sue scelte, un guerriero arma la sua vita in maniera strategica. Un guerriero procede sempre come se avesse un piano perché confida nel suo potere personale.  L’allegria di un guerriero gli arriva dall’aver accettato pienamente il suo destino e dall’aver calcolato in verità ciò che lo aspetta

10 – NON LAMENTARSI. Perché vive la sfida che gli sta accadendo qui e adesso, in questo precisissimo istante. Cerca di comprimere il tempo, tutto conta, anche un secondo. Non sprecare nemmeno un istante – vivere ogni istante il più felicemente che si riesca fare. Per un guerriero solo esiste “IL QUI” e “L’ORA”. Non c’è niente al mondo capace di garantire che potrai vivere ancora un solo istante di più…il futuro non è altro che un pettegolezzo.

11 – ABBANDONARE LA PROPRIA STORIA PERSONALE. Affinché nessuno ti leghi con i propri pensieri…per abbandonare la storia personale bisogna avere il desiderio di lasciar andare il proprio passato, tagliare i fili dei vecchi attaccamenti e distaccarsi armoniosamente, poco a poco. Si mantiene la propria storia personale raccontando alla gente tutto quello che fai. Invece, se non alimenti la storia personale, non hai più bisogno/dovere/obbligo di rendere conto, di spiegare tutto a tutti, e di giustificarti continuamente…in pratica è come morire al vecchio e rinascere ogni giorno al nuovo, alla freschezza, leggerezza e novità della vita… cancellare la storia personale ci libera dal “peso” dei pensieri altrui.

E’ come dire: “nessuno sa chi sono, neppure io”… ciò serve anche a “perdere” l’importanza personale.

Poco a poco devi creare una nebbia attorno a te, un alone di mistero, in modo che nulla possa darsi per scontato; che niente abbia una certezza assoluta. Il tuo problema è che sei troppo prevedibile. I tuoi progetti sono troppo prevedibili; i tuoi umori sono prevedibili. Non dare le cose per scontato; devi iniziare a cancellarti.

12 – PADRONEGGIARE “L’ARTE DEL SOGNARE”

SOGNO = Varco verso l’infinito

SOGNARE = L’arte di spostare a volontà dalla sua posizione abituale il p. d’unione per intensificare e ingrandire la portata di quel che si può percepire

Intendere il corpo energetico, privo di massa e pieno di energia, è lo scopo del sognare.

E’ l’arte dell’attenzione poiché mediante ad essa riusciamo a trattenere le immagini di un sogno così come tratteniamo le immagini del mondo. Ritorno al punto di partenza, evitare scarica di energia ad ogni sguardo, nella ricerca di altri “esploratori” sconosciuti, flussi di energia aliena; l’arte del sognare tratta dello spostamento del P.D.U.; l’agguato è l’arte che si occupa della “fissazione” del p. di u. in qualsiasi posizione si sia spostato – per far acquistare coesione…più è chiara la visione nei sogni e maggiore è la nostra coesione, vedere e sognare accadono solo se il guerriero è capace di interrompere il dialogo interiore.

Sbatti gli occhi con oggetti davanti e ricorda le impressioni. Ogni guerriero ha il proprio modo di sognare…secondo le istruzioni di Don Juan, non appena l’immagine delle mie mani avesse cominciato a dissolversi o a mutare in qualcosa d’altro, avrei dovuto spostare lo sguardo dalle mani a qualsiasi altro elemento circostante… quando l’immagine dell’elemento si fosse dissolta, spostare lo sguardo su qualcos’altro e così via.

La spiegazione degli stregoni del modo in cui sceglier un argomento per il sognare, è che un guerriero sceglie l’argomento, imponendosi deliberatamente un’immagine nella mente e facendo tacere il dialogo interno. in altre parole, se è capace di non parlare con se stesso e, anche solo per un istante, afferra l’immagine o il pensiero di cui vuole sognare, l’argomento desiderato verrà a lui… se si è capaci di troncare il flusso di  immagini e di pensieri dentro di noi e se si smette di parlare con  noi stessi, si acquistano certi poteri, come questo di imporre un’immagine e di fare che essa si presenti esteriormente a noi ma questa fluidifica­zione del reale non va senza sofferenze e nausee.
Il doppio (che è la nostra consapevolezza del nostro stato di esseri luminosi) sebbene lo si raggiunga sognando, è certamente reale. E’ il nostro “gemello energetico/luminoso”, nel senso di copia esatta del conglomerato di energia definito corpo.
Il corpo fisico ed energetico vengono generati insieme e costituiscono una unità, tuttavia alla nascita vengono separati da forze esterne, così che oggi non abbiamo più alcuna idea della sua esistenza. Sognare è il culmine degli sforzi degli stregoni, l’uso conclusivo del NAGUAL.
13 –  PRATICARE IL “NON FARE” 

Giungere all’essere in noi che deve morire è il non fare della persona. Agire senza credere, avere aspettative, senza certezze di fede.

 Interrompere le proprie abitudini… concentrare l’attenzione su aspetti del mondo che generalmente si trascurano; imparare ad avviare comportamenti diversi, ampliare i margini di libertà: e allenare la persona a essere presente a se stessa per smontare abitudini si possono inventare esercizi-attività inutili come sali e scendi da una sedia per 15 volte con quanta maggiore consapevolezza e impegno possibile + apri una scatola di cerini e rovescia il suo contenuto a terra e poi raccoglili tutti, uno per volta.

Il mondo è il mondo perché tu conosci il “fare” implicato nella sua creazione… se tu non conoscessi il suo fare, il mondo sarebbe diverso… per fermare il mondo devi smettere di fare… non-fare sarebbe come comportarsi come se qual qualcosa fosse qualcos’altro di molto diverso… ad es. trasformare quell’oggetto in un oggetto di potere…un guerriero se sa che le cose sono vere, agirà per “fare”; se sa che non sono vere, agirà per “non-fare”.

Il mondo ordinario è sostenuto dal “fare”, cioè da una visione coerente della realtà, prodotta dall’ancoraggio del punto d’unione di tutti gli uomini nella medesima posizione; la pratica del “non fare” è incentrata su una multiforme serie di esercizi, tutti tesi a incrinare la nostra assoluta credenza nell’effettiva realtà della visione del mondo costruita dai nostri sensi.

Il non fare e l’interruzione dialogo sono tecniche che implicitamente favoriscono il “sognare”. Eseguire qualcosa senza alcuna aspettativa non deve essere intesa come un far nulla in ogni caso, ma al contrario – agire senza interferire con la naturalezza delle cose.

Un uomo comune vince o perde e, a seconda dei casi, si fa persecutore o vittima… queste due condizioni hanno ragione di esistere finché un uomo non vede. IL VEDERE disperde ogni illusione di vittoria, sconfitta o sofferenza.

 

FONTE

http://www.animalibera.net/

 

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