Alchimia, Gnosticismo, Sessualità, Spiritualità

I FATTORI ALCHEMICI PER LA RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA

fuoco_ghiaccio.jpg

Tutto ciò che si riferisce al sesso e alla sessualità costituisce da sempre una “pietra d’inciampo” al lavoro interno. L’energia del Centro Sessuale è infatti così potente e sottile che, nelle mani dell’Ego, è in grado di condizionare negativamente tutta la vita dell’uomo e di vanificare ogni sforzo di perfezione.

Per contro, non può sfuggire il fatto che tale energia, proprio per la sua straordinaria qualità, detenga delle capacità, diremmo dei “poteri”, del tutto straordinari. Non ci riferiamo solamente alla capacità di generare corpi fisici, fatto straordinario già di per sé, ma anche alla capacità di influenzare determinare ogni altra opera creativa dell’uomo, sia essa materiale, artistica o intellettuale.

Freud, usando un termine che ritroveremo più avanti, introduce per primo nell’ambiente scientifico il   concetto di energia sessuale “sublimata” come fondamento di tutta la creatività dell’uomo.

Le scuole iniziatiche e le religioni antiche, pertanto, hanno sempre osservato nei confronti dei temi relativi al sesso la più estrema considerazione e la più estrema cautela: se è vero che nel centro generatore di ogni attività umana deve trovarsi anche la chiave del processo di salvezza, è anche vero che si tratta di una chiave capace di aprire anche altre porte, non tutte così desiderabili. Il problema è quello di togliere la chiave dalle mani dell’Ego. Cosa non facile, che richiede una preparazione specifica ed uno sforzo individuale improponibile su vasta scala.

Si comprende quindi come i temi relativi alla sessualità siano stati progressivamente ritirati dal livello esterno dell’insegnamento delle scuole filosofiche, e riservati ai livelli più interni. In essi il ricercatore, fortemente motivato nella ricerca del suo perfezionamento interiore, accede infatti non solo alle informazioni teorico/pratiche relative al sesso, ma anche alle tecniche concrete per la dissoluzione dell’Io, riducendo al minimo il rischio di cadere nell’infrasessualità.

L’atteggiamento sessuofobico delle principali religioni tradizionali (cristianesimo, ebraismo, islamismo), oltre che con motivazioni culturali, socio/ambientali, dottrinali eccetera, può spiegarsi proprio con quanto appena detto. Le religioni tradizionali, preoccupate di diffondere l’insegnamento alla massa piuttosto che di portare alla perfezione il singolo, e quindi necessariamente poco esigenti nei riguardi del Primo Fattore, di fronte all’impossibilità di proporre un uso “salvifico” della sessualità, preferiscono ignorarla, accontentandosi così di proporre quasi una “salvezza minore”, celibataria. Il sesso, lasciato quindi praticamente nelle mani dell’Ego, diventa allora solo un ostacolo da combattere e da negare, in ogni caso da controllare con rigide norme morali.

Giunti a questo punto del lavoro, cercheremo di affacciarci su quanto le scuole iniziatiche tramandano nei loro circoli più interni a proposito del Secondo Fattore e della sessualità in genere, e lo faremo con l’aiuto di una scienza ermetica che, grazie all’incomprensibilità del suo linguaggio, ha saputo conservare intatti quei temi, sfuggendo alle più accanite persecuzioni: L’ALCHIMIA.

Addentrarci in quel fenomeno culturale (scientifico, storico, filosofico, sociale) che passa sotto il termine di “ALCHIMIA” non è lo scopo del presente compendio. Ci basta qui ricordare che per Alchimia non bisogna intendere, come si fa nell’accezione comune, una sorta di “protochimica” o di chimica grezza e rudimentale; essa è, al contrario, una vera scienza, che è attiva tuttora e che si prefigge un obiettivo ben preciso: trasformare il piombo della materia in oro dello Spirito. L’oggetto di questa scienza è il sesso, anche se velato dietro storte, alambicchi o formule di composti chimici. Il particolare linguaggio simbolico, incomprensibile anche alle persone più dotte, se non salvò dal rogo dell’Inquisizione e dall’accusa di stregoneria molti alchimisti vissuti tra il ‘500 e il ‘700, permise tuttavia la sopravvivenza dei testi che, al momento attuale, costituiscono praticamente gli unici documenti storici sull’uso cosciente della sessualità e sulla pratica del Secondo Fattore nel mondo occidentale.

L’EQUILIBRIO TRA I CENTRI DEL CORPO FISICO

La premessa indispensabile alla pratica del Secondo Fattore è costituita dal raggiungimento di un perfetto equilibrio tra i cinque Centri del Corpo Fisico. Abbiamo già visto a suo tempo che questi Centri si comportano come dei “vasi comunicanti”, o anche come componenti di un circuito elettrico, e che, in caso di reciproco squilibrio, attingono il loro nutrimento uno dall’altro e, in ultima analisi, dal Centro Sessuale; questo viene ad essere  quindi funzionalmente alterato e costretto ad usare un’energia che non è la propria. Esotericamente, si dice che, invece dell’energia costituita dall’Idrogeno 12 (H 12), il Centro Sessuale si trova costretto ad utilizzare degli Idrogeni più pesanti (H 24, H 48).

Affinché i processi alchemici relativi alla pratica del Secondo Fattore possano innescarsi e procedere nelle diverse fasi, è indispensabile mettere a disposizione del Centro Sessuale l’energia sua propria, facendo in modo che gli altri Centri non si esauriscano precocemente. Abbiamo visto a suo tempo come ciò si ottenga fondamentalmente in tre modi:

1) con l’uso quotidiano di tutti i cinque Centri;

2) con la loro rotazione frequente;

3) con la disidentificazione dall’Ego, che costituisce la vera causa del loro squilibrio e dello spreco energetico.

Si conferma una volta di più come AUTORICORDO e AUTOOSSERVAZIONE siano pratiche fondamentali, e non solo per i problemi relativi al Primo Fattore.

Notiamo, sia pure incidentalmente, come l’Idrogeno 12 sia un’energia del tutto particolare, capace di attivare altri due Centri, chiamati Centri Superiori, che nell’uomo comune e corrente di norma sono atrofizzati:  il Centro  Intellettuale  Superiore (CIS)  e  il Centro Emozionale Superiore (CES). Questi Centri sono solamente espressione dell’Essenza. Il primo conferisce sapienza, chiaroveggenza, comprensione, telepatia, ingegno, idee eccetera; il secondo armonia, intuizione, amore, senso di fratellanza.  E’ evidente come l’attivazione dei due Centri Superiori sia di grande aiuto per la messa in pratica di tutti tre i Fattori.

LA SESSUALITA’ NORMALE

Il secondo presupposto alla pratica del Secondo Fattore è il raggiungimento della sessualità normale, cioè di una sessualità vissuta secondo le leggi di natura e che non produce conflitti di alcun genere.

Sessualità normale significa anche abbandono definitivo dell’infrasessualità che, come abbiamo già visto nella prima parte, si manifesta, in contrasto con le leggi di natura, sotto due principali aspetti:

1) negazione e rifiuto dell’atto sessuale;

2) abuso di questo atto, in tutte le sue forme, con obiettivi diversi da quelli procreativi.

Il raggiungimento della sessualità normale, tenuto conto che tutte le persone correnti hanno caratteristiche più o meno infrasessuali, è un fatto con cui ciascuno deve confrontarsi e che richiede un particolare e difficile lavoro sull’Ego della Lussuria.

LA PURIFICAZIONE DELL’ENERGIA

Anche se il Centro Sessuale comincia a utilizzare, nell’ambito della sessualità normale, l’energia sua propria (l’Idrogeno H 12), inizialmente ancora non è in grado di provvedere ai lavori alchemici veri e propri del Secondo Fattore (il lavoro, cioè, nella cosiddetta “forgia infuocata di Vulcano”). E’ necessaria un’opera preparatoria di purificazione. L’energia, infatti, pur essendo adatta, è di pessima qualità e deve essere raffinata attraverso quattro fasi successive di lavorazione. Tali fasi sono ben note agli alchimisti e prendono il nome di nigredo, albedo, citrinitas, rubedo. Vale a dire che l’energia da nera deve diventare bianca, quindi gialla e infine rossa (corvo nero, colomba bianca, aquila gialla e fagiano rosso). Solo attraverso la “rubedo” si forma il fuoco purificatore che è in grado, divampando nell’ ATHANOR, di trasmutare la materia grezza (il compost) nell’ oro spirituale. Si può dire che l’opus alchemico, cioè il lavoro caratteristico del Secondo Fattore, inizia proprio da queste quattro fasi di purificazione.

Il concetto di “nigredo” non è nuovo al lettore di questo libro. Già nella prima fase del lavoro interno il ricercatore, insoddisfatto e deluso della vita, pur intravedendo gli orizzonti nuovi che il “viaggio per mare” gli promette, sperimenta la solitudine della notte interiore passando per una “nigredo psicologica”. La nigredo cui adesso ci riferiamo, invece, non è soltanto riferita alla psiche, ma è il vero stadio iniziale dell’opera (l’opera al nero), lo stadio di chi possiede tutti glistrumenti per iniziare il lavoro, ma deve ancora alimentare e purificare il fuoco. E’ una fase di inattività piena di speranza e di certezza del risultato, diremmo di  “melanconia” passeggera: il corvo nero,  sia pur ancora in forma inespressa, riassume in fondo già la completezza del risultato.

Vedasi a questo proposito la “MELANCHOLIA I” di A. Durher, forse la più celebre allegoria della nigredo della storia dell’arte. “Melancolia” significa “bile nera”, la lettera “I” rappresenta il primo stadio della purificazione.

Vedi anche in Fulcanelli:  “IL MISTERO DELLE CATTEDRALI” , ed. Mediterranee, 19 , pag. 83: “(Il corvo) è il sicuro segno del successo futuro, la prova evidente dell’esatta preparazione del compost, il sigillo canonico dell’Opera.

Il percorso di affinazione dell’energia H 12, di cui ora trattiamo, che dal nero porta al rosso, esige nel ricercatore solitario l’avvento di un fatto nuovo: la relazione stabile con un partner  del sesso opposto.

Il lavoro di coppia (coniunctio), fondamentale per la pratica del Secondo Fattore (trasmutatio), inizia infatti fin dalla nigredo con la realizzazione di certe fasi (separatio, sublimatio) essenziali per l’acquisizione della cosiddetta “castità scientifica” (la scienza ermetica). Solo con essa la coppia raggiunge la completa purificazione dell’energia del Centro Sessuale (“opera al rosso”) ed è pronta per i lavori centrali del Secondo Fattore.

In altri termini, la coppia alchemica, sole e luna, diversificazione in opposti di un unico Androgino divino, lavorando con pazienza nel proprio “laboratorium oratorium”, impara per prove ed errori, memore del disastro causato da Pandora, a non versare il vaso di Hermes.

Il Dio greco HERMES equivale a quello romano MERCURIO. Il mercurio, per gli Alchimisti, equivale all’Enseminis di Paracelso, cioè al liquido seminale. Il vaso di Hermes è, in definitiva, il contenitore delle acque seminali, che non devono essere assolutamente  versate durante i lavori dell’ Opus. Il termine “castità” è quindi qui usato in modo diverso che nell’accezione comune. Non significa assenza di rapporti sessuali, ma rapporti sessuali senza perdita di energia, senza spasimo; superamento, quindi, sia della condizione dell’infrasessualità che di quella della sessualità normale. In senso metaforico, quindi, il “vaso” deve restare sempre “ermeticamente chiuso”. Pandora, invece, non resistette alla tentazione, versò il vaso e tutti i mali si diffusero nel mondo.

Tutto ciò esige il possesso di alcuni requisiti, che riassumiamo per praticità.

  • La coppia dev’essere stabile e non occasionale, e deve aver raggiunto la condizione di sessualità normale.
  • l’atto sessuale deve essere assolutamente privato, anche per ciò che concerne le esperienze interne; marito e moglie devono essere “sacerdoti” uno per l’altro;
  • la congiunzione carnale deve assumere sempre più l’aspetto di un atto “sacro”, in cui l’amore, oltre che esprimersi attraverso il desiderio sessuale, si manifesta attraverso il Fuoco Spirituale.

IL RISVEGLIO DEL FUOCO SACRO E LA FORMAZIONE DEI CORPI SOLARI

La coppia alchemica, ottenuta la castità scientifica e l’energia purificata della rubedo, possiede adesso la più alta capacità generatrice: non solo quella di generare, come le coppie comuni e correnti, altri corpi fisici, ma anche la capacità di generare i Corpi Solari e i Corpi Esistenziali Superiori dell’Essere, veicoli indispensabili al proseguimento del lavoro interno.

Ci si chiederà in che modo possa avvenire la generazione dei corpi fisici, dal momento che la congiunzione carnale avviene senza spargimento del seme. Per comprendere tale mistero, il mistero della Sacra Famiglia ovvero della generazione nella castità, è necessario  superare  la  logica  umana. Comunemente, infatti, una coppia è ritenuta “responsabile” quando genera un figlio nel momento che lei desidera. Nella “supersessualità” le cose stanno in modo diverso: è la Madre Divina che, in accordo con la legge del Karma, provvede al fatto che un’Essenza sia collegata magari ad un unico spermatozoo fecondante, senza che per questo debba essere  necessario l’enorme  spreco energetico dello spasimo.

Esamineremo adesso la teoria del processo della generazione dei Corpi Interni, servendoci del più alto simbolo allusivo del Secondo Fattore, il CADUCEO DI MERCURIO.

Il dio greco Hermes è comunemente raffigurato mentre tiene nella mano destra un bastone dalla forma apparentemente incomprensibile, denominato CADUCEO. Esso è simbolo di potere, potere di chi conosce il segreto della “scienza ermetica”, dunque del potere più alto, capace di portare alla pefezione spirituale. Tale simbolo è stato per questo motivo adottato anche dal Cristianesimo, ma per l’ovvio motivo di prendere le distanze dal paganesimo, è stato trasformato ed ha assunto, con il medesimo significato, la  forma del  pastorale  dei vescovi. Vedasi, a conferma di ciò, la pala dell’altare della navata sinistra della cattedrale di S.Stefano, a Zagabria, raffigurante S. Cirillo e Metodio.

La figura a lato mostra il Caduceo così come viene rappresentato simbolicamente (due serpenti attorcigliati verso l’alto su un bastone). Si noti che, durante l’accoppiamento, normalmente i serpenti assumono una forma attorcigliata.

La figura più in basso, invece, mostra il “Caduceo svelato”, cioè tutto ciò cui il simbolo allude in accordo con la tradizione esoterica.

Nell’osso sacro, in prossimità del chakra Muladara alla base della spina dorsale, giace attorcigliata la “Serpe Ignea dei nostri magici poteri”, il Fuoco Serpentino (per gli Indostani DEVI KUNDALINI SHAKTI). Giace immobile, attorcigliata tre volte e mezzo su se stessa, profondamente addormentata.

Essa, purissima Realtà spirituale, è un aspetto della Madre Divina Individuale, unica Forza  in  grado di generare i Corpi Interni e di annullare definitivamente gli Aggregati Psichici. Per questo la sua sede viene definita “sacra”.

Può venir risvegliata dal suo sonno unicamente attraverso un processo di trasmutazione alchemica. L’ Ens seminis, il “Mercurio arsenicato”, lavorato dalla coppia nella FORGIA INFUOCATA DI VULCANO, ovvero nell’ Athanor ermetico acceso dalla coniunctio, comincia ad esalare i suoi vapori risalendo verso l’alto lungo due cordoni di sostanza eterica. Essi, denominati “NADI”, sono collegati in basso con le ghiandole sessuali e in alto con le due narici. Si capisce così come sia importante la respirazione nel processo di trasmutazione.

Quello destro, di flusso positivo (“PINGALA”), parte dal testicolo destro e arriva alla narice sinistra; quello sinistro, di flusso negativo (“IDA”), parte dal testicolo sinistro e arriva alla narice destra.

Per le donne è l’inverso: Pìingala (+) nasce  dall’ovaio  sinistro e arriva alla narice destra;  Ida (-)  nasce  dall’ovaio  destro  e  finisce  nella  narice sinistra.

I “nadi” si avvolgono attorno alla spina dorsale e vi si incrociano tre volte.

Durante la trasmutazione, quando i vapori del Mercurio si incrociano nel TRIVENI, cioè nell’ incrocio più basso tra i due “nadi”, si verifica lo chock necessario e sufficiente per il risveglio della serpe divina. Essa, nella forma di FUOCO SACRO, incomincia a srotolarsi e a risalire lentamente lungo la colonna vertebrale, vertebra per vertebra, aprendo uno dopo l’altro tutti i Chakra e conferendo all’iniziato i poteri corrispondenti.

La tradizione esoterica orientale stabilisce, com’è noto, l’esistenza di sette CHAKRA lungo la spina dorsale.  Essi costituiscono  de i vortici di energia che, una volta attivati, conferiscono facoltà particolari, indispensabili al lavoro interno.   Essi   possono essere interpretati anche come i “sensi” del Corpo Astrale e sono essi stessi costituiti di materia astrale. Dal basso in alto sono denominati: MULADARA, SVADHISHTHANA, MANIPURA, ANATHA, VISHUDDA, AJINA, SAHASRARA  e conferiscono rispettivamente i poteri sulla terra, sull’acqua, sul fuoco, sull’aria, sulla voce e l’udito, dalla sapienza e della poliveggenza. Sulle tecniche per l’attivazione dei Chakra vi è molta discordanza tra le diverse scuole. Qui si sostiene che essa può essere prodotta soltanto dalle pratiche proprie del Secondo Fattore.

La Kundalini, in questo modo, risale nella colonna vertebrale per sette volte. Le prime due giunge fino all’intracciglio, e genera il Corpo Fisico ed il Corpo Vitale Solare: produce, cioè, una completa “rigenerazione” a livello tridimensionale. Le altre cinque volte giunge fino al cuore, e genera gli altri cinque Corpi Solari, rispettivamente Astrale, Mentale, Causale, Budhico, Atmico: genera, cioè, i Veicoli coscienti in grado di esplorare tutte le dimensioni del cosmo.

Teoricamente, la risalita della Kundalini (il “fuoco sacro”) lungo la colonna vertebrale è un fatto meccanico   legato   unicamente   al processo di trasmutazione alchemica. Si dice, però, che essa avviene anche “in accordo con i meriti del cuore”, e ciò risulta evidente se si pensa che la trasmutazione è un atto sacro che si compie solo in chi ricerca sinceramente i valori spirituali. Non si può tuttavia escludere del tutto il processo di trasmutazione meccanica, e la prova concreta di ciò è data dalla presenza degli HASNAMUSSEN.

I Corpi Solari rappresentano per l’iniziato i veicoli necessari per entrare con coscienza nel “Pleroma”, cioè nella pienezza della manifestazione dell’Assoluto. Le diverse dimensioni del Cosmo, astrale, mentale, causale, le regioni paradisiache del Nirvana diventano, per mezzo dei Corpi Solari oggetto di autentica  esperienza diretta.

Tale accesso cosciente alla realtà della Manifestazione costituisce un obiettivo fondamentale del lavoro interno, e ciò almeno per tre ordini di motivi:

– permette all’Iniziato di compiere un passo significativo nel proprio processo di spiritualizzazione lungo la strada del “ritorno al Padre”. Egli, infatti, rendendosi indipendente dai vincoli del mondo della materia, diminuisce la propria distanza dall’Assoluto;

– la possibilità di muoversi con coscienza nelle regioni superiori, solari, dei diversi Mondi trasforma l’Iniziato in un soggetto gerarchico. Cioè, per quella parte che è libera da Ego, egli diventa una Gerarchia Celeste ed entra a far parte di quell’ “esercito della voce” che emana dall’Assoluto e, nel contempo, lo costituisce. In tale veste egli può assumersi dei compiti in accordo con il suo raggio di appartenenza (vedi quanto già detto in proposito nella seconda parte del presente Compendio);

– l’esplorazione cosciente del proprio mondo astrale, mentale e causale mette l’Iniziato in condizioni di poter rendersi consapevole dei propri difetti, anche di quelli più piccoli e nascosti; condizione questa necessaria alla successiva pratica di eliminazione e di aumento della percentuale di Essenza libera. Tali  difetti sono chiamati esotericamente “l’altra faccia della Luna Psicologica”.

Tuttavia, la formazione dei Corpi Solari non rappresenta che il primo passo lungo il cammino che porta all’Assoluto. Tali veicoli, attraverso la perseveranza del candidato nei processi di trasmutazione propri del Secondo Fattore, devono prima o poi venir distrutti per consentire la nascita di strumenti ancor più prodigiosi, denominati CORPI D’ORO. Essi sono il simbolo dell’oro spirituale perseguito con i lavori dell’ opus  e consentono a chi li possiede di compiere il  descensus ad infera  necessario per indagare nella causa stessa dell’Ego, fino in ogni sua più piccola radice. In questo lavoro, simbolicamente, il candidato comincia ad affrontare le dodici fatiche di Ercole, calandosi negli inferni dei singoli pianeti per guadagnarsi il diritto di conquistarne i rispettivi cieli.

Successivamente, in seguito all’acquisizione del lapis filosoforum o “pietra filosofale”, l’iniziato riqualifica anche i Corpi d’Oro e li trasforma in CORPI DI LUCE, veicoli questi adatti ad entrare nella Realtà dell’Assoluto e a compiere la volontà della Sua unica legge, l’AMORE.

Abbiamo già notato la corrispondenza tra Amore e Libero Arbitrio; ciò significa che, anche giunto nell’Assoluto, l’iniziato, ormai vera e propria Gerarchia Celeste, ha la facoltà di “scagliare la pietra” e di rinnegare cioè tutto il lavoro svolto, e di scendere a precipizio lungo la scala del livello dell’Essere.

LA MORTE DELL’EGO

La pratica del Primo Fattore non conduce direttamente alla morte dell’Ego, bensì soltanto alla sua decapitazione, cioè alla morte di una parte dei difetti che lo costituiscono. La distruzione totale dell’Ego, anche nelle sue parti più nascoste e tenaci, richiede l’opera della Madre Divina non più sotto l’aspetto di Stella Maris, ma in quello potentissimo di  Devi Kundalini Shakti  (FUOCO SACRO). Questo processo si può realizzare soltanto durante la pratica del Secondo Fattore, allorché il Fuoco Sacro ha la possibilità concreta di sprigionarsi verso dentro e verso l’alto, in senso centripeto, lungo la colonna vertebrale.

In sintesi, la coppia alchemica, nel momento stesso in cui lavora per la costruzione dei Corpi Interni, ha anche la possibilità di distruggere un Ego già in precedenza decapitato, compreso ed indagato in ogni suo aspetto visibile e infernale.  L’uomo e la donna, a turno, durante il lavoro di trasmutazione dell’energia, possono invocare insieme Devi Kundalini Shakti per la distruzione del loro difetto. In questo modo la coppia combatte insieme, nella forma di androgino divino, per la propria totale liberazione. L’uomo aiuta la donna e la donna aiuta l’uomo nel progresso verso la reciproca santificazione.

Questo è il profondo significato esoterico e simbolico della MORTE IN CROCE: il simbolo della croce rappresenta l’unione del maschile (orizzontale) con il femminile (verticale).  La morte a cui si allude è, naturalmente, la morte mistica.

Un altro simbolo dell’unione tra il maschile ed il femminile è il cosiddetto “sigillo di Salomone”, costituito da due triangoli sovrapposti, quello maschile con il vertice in alto, quello femminile con il vertice in basso. Un bell’esempio di tale simbolo di trova in forma di mosaico ad Aquileia (Udine), nell’Aula “gnostica” della Basilica.

LA PRATICA DEL SECONDO FATTORE

L’ ARCANO (questo è il nome esoterico della parte più interna e riservata dell’insegnamento relativo alla pratica della Magia Sessuale) è sempre stato coperto dal più profondo segreto. In passato, chi rivelava i segreti dell’Arcano era condannato ad una morte atroce ed immediata.   Ai giorni nostri, nel linguaggio corrente, il termine “arcano” ha perduto il suo significato originario, etimologico, per conservare invece quello, più neutrale e meno impegnativo, di “segreto inestricabile”.

Esso deriva dal termine greco arché, che significa “punto di partenza”, “ricapitolazione” é  tradotto anche semplicemente con “arca”. Delle due arche più celebri, quella di Noè e quella dell’alleanza, la prima allude più chiaramente ad un contenuto sessuale: coppie di animali salvati in mezzo alle acque.

Nei culti misterici della Grecia antica, della cui parte più segreta non ci è pervenuta praticamente alcuna attendibile traccia documentale, l’Arcano è appena intuibile (ad esempio, nei culti agresti di fertilità, nei misteri orfici ed eleusini);

Dai pochi elementi di cui disponiamo (Empedocle, Porfirio, Apuleio) sembra essere costante, negli   antichi   misteri,  l’abbinamento tra  il  tema  della discesa  all’inferno  (Primo Fattore)  e  quello  della    rinascita (Secondo Fattore). Quest’ultimo   tema   si concretizza nell’allusione alla coppia mistica attraverso la vicenda di Orfeo ed Euridice (Virgilio, libro IV delle Georgiche; Ovidio, Metamorfosi).

Più riconoscibile è certamente nell’iconografia alchimistica del 1600 (“Atalanta fugiens” di M. Maier, “Mutus liber” di Altus); diventa quasi evidente nelle raffigurazioni sacre dell’India classica. Mai, però, esso è rintracciabile in un documento scritto che lo riveli o lo analizzi in modo esplicito e nei dettagli. Prova evidente, questa, che esso fu sempre tramandato per via orale. Come si dice, “da bocca ad orecchio”.

Svelare pubblicamente a generici ascoltatori o a lettori di un libro non precedentemente preparati la tecnica dell’Arcano, comporta certamente dei rischi.

In primo luogo, perché l’energia sessuale è potente e sottile: saperla risvegliare non implica subito anche il fatto di saperla poi padroneggiare. Ciò richiede spesso la presenza di un insegnante “personalizzato”.

Secondariamente, perché l’ascesa della Kundalini, nelle prime fasi del suo risveglio, può essere meccanica. La divulgazione delle tecniche del Secondo Fattore, senza la certezza che colui che vi accede proceda anche in concreto alla eliminazione dei propri difetti psicologici, espone al rischio di creare degli Hasnamussen.

Inoltre, la parola scritta ha il limite di cristallizzare qualsiasi concetto, di datarlo, rendendolo vittima  del tempo e della particolare personalità dell’autore; tradisce, insomma, quello spirito di continuo rinnovamento e “aggiornamento” che è una caratteristica tipica dell’insegnamento esoterico e che solo la tradizione orale è in grado di garantire.

Per questa serie di motivi, ed anche per altri di carattere più personale, l’Autore di questo libro non divulgherà la tecnica dell’Arcano.  Egli raccomanda, invece, ancora una volta, a chi intendesse accostarsi seriamente alla pratica dei Misteri, di rivolgersi ad una Scuola Iniziatica.

 

FONTE

www.gnosi.it

Standard