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FABIO FRANCHI E LA FALSIFICAZIONE DELLA TEORIA VIRALE (Estratto)

Nei lavori pubblicati sul SARS-CoV-2 non si trovano fotografie del virus isolato, se non di singoli elementi senza contesto. Si ritrovano anche fotografie di sezioni ultra sottili di tessuti dove si individuano agglomerati di piccoli cerchi che sono indicati con le frecce e chiamati particelle virali. Ammesso che lo siano, costituiscono meno del 10% del materiale cellulare che li circonda. Non si tratta propriamente di isolamento. Ma c’è di più: vi sono forti dubbi che quei piccoli cerchi siano Coronaviridae. Infatti hanno dimensioni variabili: il loro diametro è spesso di 6570 NM cioè inferiore al minimo previsto per i Coronavirus (120-160 NM) 83. In verità altri autori riportano diametri diversi (100-160 NM) 84, ma restano comunque fuori range. Ed i virus sono caratteristicamente costituiti da pochi elementi fondamentali capaci di replicare copie identiche di sé stessi. Insomma in biologia … non sono previsti né i giganti né i cuccioli di virus!

Se il diametro delle piccole sfere è inferiore del 30% rispetto alla particella singola, in volume esse lo sono di meno ancora, cioè si riducono ad 1/3 circa in volume. Se il diametro è superiore del doppio, allora il volume è oltre 6 volte maggiore. Il che non è possibile sia sostenuto: starebbe inevitabilmente a significare una differente composizione e struttura incompatibile con esseri che sono dotati di uguale e breve sequenza nucleotidica (perché appartenenti alla stessa specie).

Per la discussione, presentiamo innanzitutto una delle tante fantasiose ricostruzioni al computer che rafforza quel che sosteniamo: rivela la convinzione di tutti, esperti e non esperti, che il virus SARS-COV-2 sia costituito da particelle tutte uguali a sé stesse, come dovrebbe essere.

Figura 6

Figura 6. Coronavirus immagine disegnata al computer

Ora esaminiamo per confronto il Coronavirus ritenuto responsabile della SARS (malattia epidemica comparsa in Oriente nel 2002 e sparita nel 2004, per la quale era stato imputato un Coronavirus 85): le dimensioni e l’aspetto corrispondono alla descrizione. Il diametro, escluse le spikes (peplomeri od estroflessioni), è di circa 100 NM.

Figura 7

Figura 7. Ksiazek TG et al. Ultrastruttura caratteristica del Coronavirus associato alla SARS coltivato in cellule Vero E6.

Un Coronavirus di pipistrello, simile a quello della SARS umana (malattia comparsa nel 2003 e sparita nel 2004), è stato “isolato” e così presentato sulla rivista Nature 86; assomiglia al precedente, ma ha forme più irregolari e dimensioni leggermente maggiori (167 x 200 NM)

Figura 8

Figura 8. Xing-YiGe et al. Micrografia elettronica di virioni purificati raccolti, fissati e concentrati/purificati con centrifugazione in gradiente di saccarosio

Asseriti isolamenti del SARS-CoV-2

A) Il SARS-CoV-2, la cui foto è stata pubblicata sul N Eng J Med quest’anno (87) ha invece aspetto e dimensioni differenti:

Figura 9a

Figura 9a e 9b. Zhu N et al. Visualizzazione del nCoV-2019 con il Microscopio a Trasmissione.

I due elementi nella foto di sinistra corrispondono nei diametri a quelle di un ipotetico Coronavirus (attorno a 100 NM, escluse le Spikes che non son ben visibili). Viceversa le piccole particelle divise in gruppi sulla destra sono apparentemente troppo piccole per essere di SARS-CoV-2. Quel che è notevole è che le formazioni rotondeggianti nella foto a destra non hanno le dimensioni di quelle nella foto a sinistra pur trattandosi asseritamente degli stessi SARS-CoV-2 del medesimo studio! Il materiale presunto infetto (liquido da lavaggio bronchiale) proveniva da uno dei tre pazienti. Non vi è accenno all’esame al microscopio elettronico di sopranatante da colture cellulari di controllo.

L’immagine più sotto è l’ingrandimento della parte inferiore della figura 9b per permettere una misurazione facilitata. 

Figura 10

Figura 10. Zhu N et al. Visualizzazione del nCoV-2019 con il Microscopio a Trasmissione (ingrandimento della figura 9 parte destra.

Come si può controllare con un software di misurazione su schermo 88, le particelle sono di circa 65-75 NM di diametro, tranne una che è di 100 NM. 

  • Lo stesso può essere osservato sulla foto pubblicata su Nature 89 (dimensioni delle “particelle virali”: in media 67 NM di diametro, range 48-90):
Figura 11

Figura 11. Isolamento del 2019-nCoV. Vengono mostrate le particelle virali in un vacuolo intra citosolico. Le particelle virali nelle sezioni ultrasottili vennero fotografate con il microscopio elettronico a 200 kV. Il campione proveniva da cellule infette Vero E6. 

Queste sopra sono con tutta probabilità le foto più rappresentative che son riusciti a scattare. Perciò il dubbio sull’origine di tali riscontri fotografici progressivamente si rinforza.

  • Su Nature è stato pubblicato il 7 maggio uno studio che vanta la dimostrazione del nesso causale tra SARS-CoV-2 e COVID-19 con un articolato esperimento su dei topi 90

Tuttavia molte sono le critiche possibili, per esempio:

  1. gli autori danno per scontato che la causa sia stata dimostrata in due precedenti pubblicazioni che citano. In una di queste, già qui discussa, li smentisce, infatti è esplicitamente ammesso che i loro riscontri non erano decisivi (“non sono stati soddisfatti i postulati di Koch”) 91. Nell’altro lavoro 92 l’immagine di una singola particella (supposta virale), è molto differente come dimensioni, essendo il diametro di circa 75 NM, e non c’è nessuna dimostrazione di isolamento di particelle virali. 
Figura 12

Figura 12. Ren et al. Identificazione ed isolamento virale. Micrografia elettronica.

  • i topi sono stati divisi in tre gruppi: uno di suscettibili, “infettato” con il SARSCoV-2; uno di suscettibili infettati con “virus finto” (mock virus); uno di non suscettibili, infettati con il SARS-CoV-2. l “virus finto” corrisponde  a gocce di PBS (tampone fosfato salino).

In ognuno dei tre gruppi di topi, di cui due di controllo, solo alcuni individui hanno presentato sintomi modesti (il pelo irto e non altro), e le descrizioni anatomopatologiche si sono limitate ai topi suscettibili infettati, mentre i topi di controllo non avevano dimostrato alcuna alterazione. Non si comprende di quale patologia soffrissero i topi sintomatici dei gruppi di controllo, né se vi fossero differenze, nel gruppo dei suscettibili infettati, tra sintomatici e non. Poco comprensibile anche come mai topi affetti da grave compromissione polmonare non abbiano manifestato sintomi rilevanti: “non furono trovati altri sintomi clinici come la schiena arcuata e una risposta diminuita a stimoli esterni” (con l’eccezione di una perdita di peso per i topi infetti, ammalati ed arrivati vivi al 14° giorno). Al giorno 1, 3, 5, 7 dopo l’infezione, sono stati sacrificati ogni volta 3 animali per ogni gruppo. Questo significa che alterazioni nel gruppo suscettibile infettato, (riscontri autoptici di grave patologia polmonare) sono stati ritrovati in topi che non avevano alcun sintomo, secondo quanto scritto dagli autori (7 in tutto i topi con sintomi in tale gruppo e, di questi, 7 arrivati al 14° giorno). Non è facile comprendere.

  • il virus non è stato isolato secondo la procedura corretta, ed esposta in precedenza in questo scritto. La fotografia al microscopio elettronico mostra un cerchio di diametro doppio di quello massimo consentito per un Coronavirus e triplo o quadruplo rispetto a quelli riportati nei lavori citati in questo testo. Eppure si sostiene che si trattava del medesimo virus.
Figura 13

Figura 13. Bao et al. Il virus isolato dai polmoni dei topi ACE2-HB-01 fu osservato al microscopio elettronico.

D) Nella pubblicazione di Caly et al.93 viene “isolato” il SARS-CoV-2 da un solo paziente. Anche qui mancano fotografie elettroniche da colture non infette di controllo e comunque  non c’è stato un corretto isolamento. Le particelle nella parte destra dell’immagine sono del 20% più piccole di quella singola a sinistra. Sono altro.

Figura 14

Figura 14. Caly L et al. Electron micrographs of cell culture supernatant. A. 100 NM spherical virion displaying the characteristic crown-like fringe of spike proteins.

B. Sezioni infettate di VERO/hSLAM con vescicole legate alla membrana contenenti virus.

Ulteriore prove a dimostrazione dell’incertezza interpretativa

Tre lavori hanno recentemente pubblicato fotografie elettroniche di coronavirus in malati di COVID-19. Val la pena esaminarle perché sono state contestate da altri ricercatori:

A)  Su H et al.Particelle simil-Coronavirus  94

Figura 15a

Figura 15a. Su H et al.Particelle simil-Coronavirus (frecce rosse) con estroflessioni distintive (frecce verdi) erano presenti nel citoplasma dell’epitelio del tubuloprossimale. 

Figura 15b

Inserisci Figura 15b. Su H et al. Particelle simil-Coronavirus (frecce rosse) con estroflessioni distintive (frecce verdi) erano presenti nel citoplasma dell’epitelio del tubulo distale.una didascalia

Tuttavia esperti microscopisti elettronici hanno contestato che quelle immagini potessero rappresentare il SARS-CoV-2 95 

“Queste strutture non sono particelle virali, ma piuttosto vescicole rivestite di clatrina, normali organelli cellulari coinvolti nel trasporto intracellulare. Gli oggetti nella loro Figura 2a e b (w 60 NM) sono leggermente più piccoli dei coronavirus (da w80 a 140 NM), ma, soprattutto, le loro “estroflessioni” (peplomeri) sono in contatto con il citosol, come quelli delle vescicole rivestite di clatrina”.

Gli Autori hanno così risposto: 

“Siamo d’accordo con il punto di vista di Miller e Brealey e riconosciamo che ci sono difficoltà intrinseche nella discriminazione delle vescicole cellulari dalle particelle virali esclusivamente da prove morfologiche, specialmente nella normale elaborazione EM dei tessuti autoptici.”

“Pertanto abbiamo prudentemente modificato la descrizione nella versione prestampata del nostro articolo di “particella virale” in “particella simil-coronavirus”.

B)  Kissling S et al. Studio di microscopia elettronica.   96

Figura 16

Figura 16. Kissling S et al. Studio di microscopia elettronica. Vacuoli citoplasmatici contenenti numerose particelle sferiche. 

La critica 97 al lavoro B) sopracitato da parte degli stessi ricercatori, è la seguente:

“[…], le particelle in Kissling et al. non sono coronavirus. Mentre sono all’interno di un vacuolo, hanno estroflessioni e hanno approssimativamente le dimensioni corrette, non hanno l’aspetto uniforme delle particelle di virus con una copertura esterna della membrana e punti all’interno che indicano il nucleocapside.

“Queste microfotografie non supportano l’affermazione che le particelle sono effettivamente virus.”

Gli autori del lavoro criticato hanno ammesso le incertezze interpretative 98, nonostante a parer loro per dimostrare che le particelle siano o no del SARS-CoV2 bisognerebbe marcarle con anticorpi specifici. Anticorpi specifici che non ci sono, visto che per questi non è nota la specificità reale (vedi le sezioni precedenti di questo elaborato). Il cane che si morde la coda:

Riconosciamo anche le nostre incertezze riguardo alla natura esatta delle particelle nel podocita osservate nella biopsia renale del nostro paziente ed eravamo cauti nell’interpretazione di questi risultati. A seguito dei commenti di Miller e Brealey, abbiamo modificato la nostra lettera prima della sua pubblicazione finale sul Journal per sottolineare ulteriormente che queste particelle possono corrispondere a entità non virali. Tuttavia, le particelle rilevate nella biopsia del nostro paziente sono piuttosto simili a quelle della sindrome respiratoria acuta grave coronavirus riportata nella prima documentazione (Zhu et al, figura 10). Inoltre, l’aspetto delle inclusioni virali intracellulari sembra essere abbastanza variabile da una pubblicazione all’altra”. A nostro avviso, rimane quindi possibile che le particelle osservate nel nostro paziente siano di origine virale. la prova definitiva della presenza di inclusioni virali nelle cellule richiede una immunocolorazione con anticorpi specifici, sia nelle cellule in coltura che nei campioni di tessuto.

C)  Varga Z et al. Microscopia elettronica del tessuto renale  99

Figura 17a

Figura 17a Varga Z et al. Microscopia elettronica del tessuto renale mostra corpi d’inclusione virale  nello spazio peritubulare nelle cellule endoteliali delle anse capillari glomerulari

Figura 17b

Figura 17b. Varga Z et al. Idem

Tali immagini non sono state riconosciute come di particelle virali da parte di Goldsmith et al 100 che hanno obiettato: 

“Tuttavia, riteniamo che le immagini EM nella corrispondenza non mostrino particelle di coronavirus ma mostrino invece sezioni trasversali del reticolo endoplasmatico rugoso (RER).

Queste strutture sferiche sono circondate da punti scuri, che potrebbero essere stati interpretati come estroflessioni su particelle di coronavirus ma sono invece ribosomi.

Per corroborare il loro argomento, i ricercatori dei CDC hanno pubblicato l’immagine di particelle da loro ritenute virali al di là di ogni dubbio (figura 18):

Figura 18

Figura 18 Goldsmith Cs, Miller SE et al. Isolato virale cresciuto in coltura cellulare. Particelle di coronavirus sferiche con sezione attraverso i nucleocaside, visti come punti nei, sono raggruppati entro una membrana che le separa dal citoplasma.

Tuttavia uno degli Autori (Miller), aveva poco tempo prima precisato che i virus dovevano avere un diametro maggiore (80-140 NM) 101, seppur inferiore a quello indicato dal Comitato Internazionale sulla Tassonomia dei Virus 102. Ne deriva che queste particelle, presentate come virus “garantiti” nella fotografia inserita nella corrispondenza, avendo un diametro (65-78 NM) inferiore a quello consentito ad un coronavirus, devono essere qualcos’altro – secondo i loro stessi criteri. 

Insomma, anche la microscopia elettronica è molto insidiosa e non può essere considerata un riferimento sicuro. 

NOTE

83  International Committee on Taxonomy of Viruses ICTV. “Virions are spherical, 120–160 nm across (Coronavirinae)” Virus Taxonomy: 2019 Release EC 51, Berlin, Germany, July 2019 Email ratification March 2020 (MSL #35).

 (download June, 22 2020: “Virions are spherical, 120–160 nm across (Coronavirinae)”

https://talk.ictvonline.org/ictvreports/ictv_9th_report/positivesensernaviruses2011/w/posrna_viruses/222/coronaviridae

 84  Raphael Dolin. Coronavirus infections, including SARS. Etiologic Agent, in Harrison’s Principles of Internal Medicine, 17th Edition.

 85  Ksiazek TG et al. A Novel Coronavirus Associated with Severe Acute Respiratory Syndrome N Engl J Med 2003;348:1953-66.

 86  Xing-Yi Ge et al. Isolation and characterization of a bat SARS-like coronavirus that uses the ACE2 receptor. Nature 2013;503:535-8.

 87  Zhu N et al. op. cit.

 88  J Ruler

 89  Zhou P et al. A pneumonia outbreak associated with a new coronavirus of probable bat origin. Nature  2020;579:270-3.

 90  Bao, L. et al. The pathogenicity of SARS-CoV-2 in hACE2 transgenic mice. Nature https://doi.org/10.1038/s41586-020-2312-y (2020).

 91   Zhu et al. op cit

 92  Ren Li-Li et al. Identification of a novel coronavirus causing severe pneumonia in human: a descriptive study Chinese Medical Journal 2020;133(9).

 93  Caly L, Druce J, Roberts J, et al. Isolation and rapid sharing of the 2019 novel coronavirus (SARS-CoV-2) from the first patient diagnosed with COVID-19 in Australia. Med J Aust.

 94  Su H, Yang M, Wan C, et al. Renal histopathological analysis of 26 postmortem findings of patients with COVID-19 in China. Kidney Int. 2020;98:219–227.

 95  Miller SE and Brealey JK. Visualization of putative coronavirus in kidney. Kidney International (2020) 98, 228–239.

 96  Kissling S, Rotman S, Gerber C, et al. Collapsing glomerulopathy in a COVID-19 patient. Kidney Int. 2020;98:228–231.

 97  Miller op cit.

 98  Kissling et al. Authors reply. Kidney Int. 2020;98:232.

 99  Varga Z, Flammer AJ, Steiger P, et al. Endothelial cell infection and endotheliitis in COVID-19. Lancet 2020; 395: 1417–18.

100  Cynthia S Goldsmith, Sara E Miller et al. Electron microscopy of SARS-CoV-2: a challenging task. Lancet 2020; 395:e99.

 101  Miller op cit.

 102  International Committee on Taxonomy of Viruses ICTV. Op. cit.

 103  Sheridan C. Coronavirus and the race to distribute reliable diagnostics. Nature. 19 FEBRUARY 2020.  https://www.nature.com/articles/d41587020000022

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GLI APPRENDISTI STREGONI DEL COVID-19

«Gli apprendisti stregoni che hanno provato a usare il Covid come cavallo di Troia per cinesizzare l’Occidente possono rassegnarsi: hanno già perso, anche nel caso in cui il loro nemico numero uno, Donald Trump, non dovesse essere rieletto». Se lo dice Gioele Magaldi, sostenitore di Trump nel 2016 – quando si trattava di fermare Hillary Clinton – c’è da drizzare le antenne: significa che l’establishment Usa, anche quello anti-trumpiano, ha varcato il Rubicone. Ovvero: indietro non si torna. Fine dell’accondiscendenza illimitata verso lo strapotere di Pechino, “drogato” dal decisivo aiuto (occidentale, americano) fornito a suo tempo dai massoni reazionari della “Three Eyes”, in primis il fuoriclasse Kissinger, decisi a fare della Cina post-maoista una specie di Frankenstein, un mix di turbo-capitalismo di Stato in mano a un regime dittatoriale. Modello perfetto, per gli amanti dell’horror: il paradiso degli oligarchi, ideale per rimpiazzare la democrazia occidentale. Fino a ieri, c’erano riusciti truccando le regole: la Cina fu ammessa nel Wto senza obblighi democratici, senza sindacati, senza leggi a tutela dell’ambiente e con clamorosi aiuti in termini di know-how industriale. Il piano: farne la manifattura del mondo, mettendo in crisi i lavoratori occidentali e i loro diritti. Dumping spietato: concorrenza sleale, grazie a prodotti a bassissimo costo. Poi è arrivato Trump, con il suo “America First”. Cocente, l’umiliazione inflitta Xi Jinping con l’imposizione dei dazi. Un minuto dopo, è esploso il coronavirus a Wuhan. La notizia? Ormai l’hanno capito tutti, a cosa doveva servire il Covid.

Chi crede ancora alla Befana e ai giochini per la prima infanzia – Trump il puzzone, cattivo e razzista, combattuto da legioni di eroici paladini della giustizia – può fare a meno di seguire le esternazioni di  Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt nonché frontman italiano del circuito massonico progressista sovranazionale. Nel saggio “Massoni”, uscito nel 2014 per Chiarelettere sulla scorta di 6.000 pagine di documenti riservati, ha chiarito qual è il campo di gioco: a tirare le fila sono una quarantina di superlogge mondiali, da cui discendono – a valle – le tante entità paramassoniche (dal Bilderberg alla Trilaterale, dalla Chatham House al Council on Foreign Relations) erroneamente considerate onnipotenti. Ancora più sotto stanno governi, partiti, singoli leader. I loro margini operativi sono minimi: destra o sinistra, le decisioni che contano vengono prese a monte. Tra i grandi centri del potere visibile, aperto e contendibile con le elezioni, il più importante resta la Casa Bianca. «Trump è un “cavallo pazzo”, e siede a Washington grazie alla massoneria progressista che lo appoggiò perché, a differenza di Hillary, poteva sparigliare le carte, mettere fine all’ipocrisia finto-progressista dei democratici e tutelare i lavoratori americani massacrati da questa globalizzazione taroccata». Missione compiuta: ha tagliato le tasse, aumentato il deficit e realizzato la piena occupazione. Restava la mossa finale, fermare Pechino. Detto fatto: ed ecco il freno all’export cinese. Una dichiarazione di guerra, a cui gli oligarchi – dietro il paravento dell’Oms – hanno riposto con il virus e la sua gestione “terroristica”.

«La prima vittima dell’operazione-Covid – dice  Magaldi, in web-streaming su YouTube – doveva essere proprio Trump, “colpevole” di aver fermato l’avanzata neo-imperiale della Cina. Nel mirino però c’era l’intero Occidente, dove si sperava di ridurre stabilmente la libertà con la scusa della sicurezza sanitaria».  Magaldi però annuncia che ora il peggio è passato: «L’establishment Usa, non solo quello trumpiano, ha ormai compreso che non è possibile rassegnarsi all’egemonia politico-economica della Cina di Xi Jinping, dove non c’è ombra di democrazia». Un obiettivo storico: creare un “mostro” di efficienza economica che fungesse da modello per un Occidente non più democratico. «Di fronte allo “stop” imposto finalmente da Trump – accusa  Magaldi – un minuto dopo è scattata la pandemia a Wuhan, sotto gli occhi dell’Oms: e ormai, nel potere americano, tutti si sono accorti di questa clamorosa sincronicità».  Magaldi è ottimista: «Indietro non si tornerà, neppure nel caso dovesse finire alla Casa Bianca l’evanescente Joe Biden: non rivivremo più la situazione pre-Covid, in cui alla Cina si consentiva di invadere impunemente i nostri mercati grazie al poderoso sostegno delle banche statali di Pechino».

Nella sua analisi,  Magaldi ribadisce che Trump era (e resta) il primo obiettivo del “partito del Covid”: «Si erano illusi – dice – che bastasse abbattere l’attuale presidente, per ripristinare lo strapotere del network, anche occidentale e statunitense, che conta sulla Cina come modello alternativo al nostro, verso una società meno libera e dominata da una durissima disciplina sociale». Insiste il leader “rooseveltiano”: «Questi nemici di Trump, che sono massoni “neoaristocratici”, hanno già perso in partenza, anche qualora Trump dovesse mancare l’obiettivo della rielezione alla Casa Bianca». Certo, ci sarà comunque da ballare parecchio: «Prepariamoci a vivere un’estate ricca di colpi di scena, a livello mondiale ma anche europeo e italiano». A proposito di Belpaese: a Giuseppe Conte, nelle prossime ore il Movimento Roosevelt presenterà il suo “ultimatum”, lungamente annunciato: in pratica, si tratta di una serie di misure salva-Italia, applicabili subito. Il pacchetto di proposte sarà presentato «non appena sarà terminata questa grottesca messinscena dell’ultimo vertice Ue, che servirà solo a propiziare “botte da orbi” per il governo italiano».  Magaldi boccia Conte senza riserve: «E’ un personaggio stucchevole, un narcisista che vive di superficialità assoluta e tradisce la sua imbarazzante insipienza. Oggi poi in Europa fa una voce grossa che non ha, ed è seduto su un ramo che gli stanno già segando».

In sintesi: «L’umiliazione non è di Conte ma dell’Italia, che ha un premier a cui non affiderei nemmeno un condominio». Scontato che torni a Roma con in mano un pugno di mosche, mentre nelle retrovie del grande potere – quello che conta – si segnala «l’altissimo profilo che sta tenendo Mario Draghi, candidato naturale alla successione a Mattarella». Non a caso, Papa Bergoglio ha appena inserito Draghi nella Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, prestigiosa consulta vaticana «retta da un prodiano», il bolognese Stefano Zamagni. Per  Magaldi, il messaggio di Bergoglio è esplicito: «Promuovendo Draghi, il pontefice chiede a Romano Prodi – che brama il Quirinale, e per questo è pronto a “riabilitare” persino Berlusconi, sperando di procacciarsene i voti – di dimostrarsi all’altezza dell’ex presidente della Bce, che nell’ultimo anno è stato capace di ammettere i suoi gravi errori, mettendosi a disposizione di un progetto di rinascita nazionale, socio-economica e democratica». Lo storico liquidatore dell’Iri resta ben lontano dalle vette toccate da Draghi: «Romano Prodi è un massone conservatore e oligarchico, quindi un contro-iniziato di lusso», afferma il presidente “rooseveltiano”, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico.

«Come Draghi, l’ex leader dell’Ulivo ha partecipato alla disastrosa privatizzazione dell’Italia e all’instaurazione dell’ordoliberismo eurocratico fondato sull’austerity, ma a differenza di Draghi – che se n’è emendato, giungendo a cambiare casacca impegnandosi con la massoneria progressista – Prodi non ha mostrato la capacità di ammettere i suoi errori: anzi, nel suo ambire al Quirinale (per la terza volta) dimostra solo di essere dominato dal desiderio, che in termini esoterici è la base della cattiva stregoneria». Per  Magaldi, «Prodi resta un nemico di abbattere, a meno che non si arrenda e compia una conversione come quella di cui è stata capace Christine Lagarde, altra esponente della massoneria reazionaria passata al fronte progressista». Quanto a Conte, pesce piccolissimo nell’acquario del potere visto che «si limita a eseguire ordini», nelle prossime ore riceverà “l’ultimatum” del Movimento Roosevelt. «Conterrà indicazioni precise su come agire, in modo immediato, per evitare in autunno il disastro socio-economico della nazione. Qualora non ci ascoltasse – avverte  Magaldi – Conte se la vedrà con la Milizia Rooseveltiana, nelle piazze: se gli “apprendisti stregoni” del Covid e la loro “polizia sanitaria” speravano di trasformare gli italiani in pecore ubbidienti, si accorgeranno di dover fare i conti con lupi gagliardi e determinati».

Chi crede alla Befana può anche continuare a illudersi che Giuseppe Conte sia una specie di leader, anziché un cameriere destinato a sparire dalla scena senza lasciare traccia. Può pensarlo chi è così cieco da immaginare che sia un semplice incidente, l’enormità del lockdown mondiale: un cortocircuito epocale, senza precedenti nella storia, con ripercussioni mostruose sugli equilibri economici, sociali e geopolitici del pianeta. E sono ancora le famose fette di prosciutto davanti agli occhi a suggerire, ai non vedenti, l’idea che il premier olandese Mark Rutte, «massone reazionario», sia davvero frenato in qualche modo dalla collega e “sorella” Angela Merkel, che finge di mediare tra falchi e colombe con l’unico obiettivo di inguaiare l’Italia, cioè l’unico peso massimo europeo rimasto senza aiuti, con imprese alla canna del gas e un governo-fantasma, agli ordini delle direttive “cinesi” dell’Oms. Uno spettacolo penoso, dal finale scontato: il disastro economico. «Proprio per questo – chiosa  Magaldi – c’è chi sogna una “seconda ondata” per poter imporre in autunno un nuovo lockdown». Ma ha fatto male i suoi conti, avverte il leader “rooseveltiano”: ogni mossa, in questa recita drammatica, avrà un prezzo carissimo. E in ogni caso, “lassù”, la decisione è presa: Trump o non Trump, il “partito del rigore” (ieri finanziario, oggi psico-sanitario) non riuscirà a trasformarci in neo-sudditi orwelliani.

FONTE

www.libreidee.org – associazione di idee

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IL BUCO NERO DENTRO COVID-19 E LA RIFORMA OSCURA DELLA MEDICINA

Vista l’eccezionalità della situazione, dopo tanti anni di soli articoli, ho creato un canale YouTube che porta il nome di questo blog, e ho pubblicato al suo interno una video-analisi di tutti gli elementi raccolti sulla questione Covid-19.

La versione per YouTube termina con una domanda, ovvero, se le misure di contenimento non hanno alcuna utilità sanitaria, che cosa giustifica questa radicale trasformazione antropologica?

Nella versione per Vimeo, sul mio canale personale, mi sono avventurato in alcune personali conclusioni.

Vi riporto uno dei commenti più significativi che questo video ha ricevuto:

“Ho appena visto il tuo documentario. Veramente notevole, con dati fatti e fonti autorevoli.

La parte che mi ha colpito di più è dove parli verso la fine, dell’utilizzo del “rito” (la maschera) per la modificazione mentale. E per “aprire” le persone a suggestioni e modifiche di identità e comportamento.

I “culti distruttivi” funzionano così. Ne parla anche Matteo Rampin (psichiatra) nei suoi libri.

Stanno usando la psicoterapia, in particolare quella ipnotica indiretta, a rovescio. Reverse Phsychoterapy, o Psicologia Nera. Ne ho solo accennato in un mio post del 20 Maggio “Come ottenere tutto ciò che vuoi”.

Ho ripensato alla domanda che si faceva Stefano Re (criminologo) e dopo il tuo documentario, azzardo una risposta.

Oltre all’ovvio, cioè semplicemente l’obiettivo è il Controllo. Sono multimiliardari, e potrebbero starsene su un panfilo circondati dalla beatitudine tutto il giorno. No, semplicemente sono diventati come gli squali quando sentono l’odore del sangue: vanno in una specie di frenesia di Volontà di Potenza. Una sorta di orgasmo, credo.

E come ottenere il controllo totale?

Serve installare delle patologie psichiatriche a livello collettivo.

In questo modo la popolazione diventa prevedibile nelle reazioni. Categorizzati come nel DSM-5, quindi con reazioni e vulnerabilità prevedibili. La prevedibilità delle masse, è fondamentale, per poter utilizzare leve di comando altrettanto prevedibili e funzionali. “

https://it.wikipedia.org/wiki/Manuale_diagnostico_e_statistico_dei_disturbi_mentali

L’INTERVISTA AL DOTTOR MASTRANGELO

A proposito del devastante valore simbolico delle mascherine (sebbene non ne venga qui menzionato l’aspetto ritualistico) ho trovato ulteriori ed autorevoli conferme nell’intervista al Dottor Mastrangelo, ad opera di Gianluca Spina, e precisamente al minuto 50’

Inoltre viene anche spiegato perché la lettura di una sequenza genica non è mai unanime (minuto 56). Ovviamente per chi è dotato di pazienza consiglio la visione del video integrale.

LE TESI DI SCOGLIO

Alcuni giorni fa, un mio conoscente della corrente igienista, mi ha sottoposto le ricerche del dottor Scoglio.

Stefano Scoglio è un italiano precedentemente candidato al Nobel per degli studi effettuati negli Usa, ha esaminato due importanti documenti, rispettivamente della Commissione Europea (16 Aprile) e dell’Istituto Superiore di Sanità (18 Maggio).

Current performance of COVID-19 test methods and devices and proposed performance criteria – Working document of Commission services  

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Dispositivi diagnostici in vitro per COVID-19. Parte 1: normativa e tipologie

LE TESI NEL DETTAGLIO [ESTRATTO]

Ormai non muore più nessuno (e noi sappiamo che in realtà non è mai morto nessuno di Covid-19, ma di altre patologie preesistenti o di terapie sbagliate). I reparti di rianimazione sono vuoti, ed è quindi diventato impossibile procurarsi morti freschi. E allora come si fa a prorogare la finta pandemia? Occorre prorogarla almeno fino all’autunno, quando le mega-vaccinazioni in corso (vedi i 15.000 adolescenti vaccinati con 4-5 vaccini simultaneamente in questi giorni a Treviso) e in programma (obbligo di vaccinazioni influenzali per gli ultra-65enni in diverse regioni italiane) porteranno nuove forze fresche alla causa della vita perennemente pandemica. Così, per prorogare la pandemia, si inventa una nuova patologia: l’asintomaticità! Ti ostini a voler star bene? Non hai uno straccio di sintomo? Non ti illudere, noi sappiamo che in realtà sei malato, perché sei asintomatico. La nuova patologia dell’asintomaticità consiste nel risultare positivo al tampone Covid-19. In effetti il tampone positivo può trasformare l’asintomaticità in malattia, potenzialmente generando un mix di panico e depressione, che si lega presto a immunodepressione e conseguente possibile sviluppo di processi infettivi endogeni, simili al Covid-19 (questa è almeno la segreta speranza del ministro Speranza, tra gli altri). È noto che da alcuni decenni l’obiettivo dell’industria farmaco-tossica è quello di produrre farmaci per i sani. Tutti gli investimenti per la genetica avevano e hanno questo scopo: produrre farmaci per curare squilibri o predisposizioni genetiche nei sani. Ma quella è stata una strada difficile e complicata: molto più facile ottenere lo stesso con un tampone che ti rende positivo-asintomatico, e dunque soggetto, oltre che al possibile sviluppo di una nuova condizione patologica, alle cure del caso: anti-virali, anti-infiammatori, ed eventualmente vaccini. Il punto debole di questo nuovo approccio patogenico è la sua base essenziale, il mitico tampone Covid-19. Di che cosa si tratta? Si preleva un campione di materiale organico dalla gola o più raramente dal liquido bronco-alveolare, e si verifica in tale campione la presenza del virus SARS-Cov-2. Alla fine, anche la validità o meno del test si basa sull’isolamento o meno del fantomatico virus, di cui esistono ormai 40.000 sequenziamenti genici, e che ci dicono (anche per evitare di focalizzare troppa attenzione sulla effettiva conoscenza del virus) che muta continuamente.

Il Tampone e il Virus Super-Mutante

Qui emerge il primo grande dubbio: ma se muta continuamente, come fai a trovarlo col tampone? Il tampone dovrebbe avere uno standard, una sequenza genica che si attacchi (Annealing) all’eventuale virus presente nel liquido, e che consenta di riprodurlo tramite PCR (Polimerase Chain Reaction). Ma se il virus muta costantemente, che te ne fai dello standard in dotazione del test? Chiaramente non vale più niente, perché va a cercare un virus diverso da quello eventualmente presente. Da questo punto di vista, solo questo basterebbe per capire che il test-tampone Covids-19 è completamente, al 100%, fallace.

Falsi positivi

In realtà il test-tampone Covid-19 è nato fallace, se è vero che uno dei primi articoli scientifici che testarono uno dei primi test, conclude che lo stesso produceva l’80.3% di falsi positivi. Questo articolo, pubblicato agli inizi di Marzo 2020 in cinese, con l’Abstract disponibile in inglese, riporta che, di tutti i soggetti asintomatici risultati positivi, l’80,3% erano falsi positivi. Chissà perché la rivista cinese che lo pubblicò, decise di ritirare l’articolo e non pubblicarlo più? Viene quasi da pensare che i cinesi abbiano un interesse a diffondere la pseudo-pandemia… Abbiamo visto che in realtà, anche solo per il fatto che il virus muta in continuazione, e che si dice che il virus italiano è diverso da quello cinese che è diverso da quello americano (ma allora perché si chiamano tutti SARS-Cov-2?), non ha neppur senso parlare di percentuali di correttezza: il test semplicemente cerca una cosa che non c’è più, se mai c’è stata.

Il problema della validazione

E allora, dato che le statistiche dei positivi, e pure il numero dei morti per Covid-19, sono dipesi e dipendono dal test-tampone, e che quindi alla base del Lockdown universale e della parallela distruzione economica, sta la validità o meno del test, viene da chiedersi: ma i test utilizzati sono validi, sono stati validati? Cioè, almeno dal punto di vista delle istituzioni sanitarie, il cui parere ha sostenuto il Lockdown universale, c’è stata una verifica e conseguente validazione del test? Questa è una domanda essenziale, perché se i governi, tranne le loro istituzioni sanitarie, non hanno verificato e validato i test che giustificano i Lockdown, allora non esiste più alcuna legittima giustificazione dei Lockdown, e questo anche da un punto di vista giuridico e con significative responsabilità di natura amministrativa e penale.

La data del commento è rilevante: il 16 Aprile 2020 il picco della pandemia era già passato, quindi la EU ha valutato la questione dell’affidabilità o meno dei test tamponi a posteriori, il che significa che tutta la fase del Lockdown è stato gestito sulla base di tamponi di cui nessuno si era neppure chiesto se fossero validi o meno!

Che questo sia un problema lo riconosce implicitamente anche la EU quando afferma che “Test tempestivi e accurati del Covid-19 sono una parte essenziale della gestione della crisi Covid-19”). Continua la EU:

 “…dopo essere stati introdotti sul mercato, la performance degli strumenti può essere validata, ovvero confermata da ulteriori verifiche che le dichiarazioni del produttore corrispondano alla realtà, verifiche effettuate presso laboratori di riferimento, istituzioni accademiche, o agenzie regolatorie nazionali. Tale validazione non è legalmente obbligatoria, ma è fortemente raccomandata per l’assunzione di decisioni sulla salute pubblica…”

La EU, che spacca il capello quando deve decidere sulla curvatura delle banane, o sulla dimensione delle telline, e che per esempio in Italia per gli integratori alimentari ed erboristici richiede la preventiva notifica al MinSal, qui autorizza l’immissione in commercio dei più importanti test della storia umana senza nessuna verifica preliminare, e solo auspicando verifiche di validazione facoltative ex post? E’ talmente evidente che la validazione dei test è indispensabile per prendere corrette decisioni politiche, che la “forte raccomandazione” ad eseguire test di validazione appare come la foglia di fico per coprire la vergognosa rinuncia a verificare con autorizzazioni preliminari la validità di test da cui sono dipese le sorti delle nazioni! E la situazione è molto peggiore di quello che si pensa. Il documento EU rivela che, mentre tutti pensano che ci sia 1 test per il tampone Covid-19, in Europa ne esistono ben 78 diversi. Si tratta di test basati sulla PCR, immessi sul mercato dalle aziende produttrici o importatrici (dalla Cina) senza preventiva validazione! Infatti, continua EU, dei 78 apparecchi in commercio, “solo quelli dell’Istituto Pasteur, della Facoltà di Medicina di Hong Kong, e della Charité, sono stati validati internamente”.

Quindi, solo 3 su 78 sono stati validati, e anche quelli solo internamente, che è come dire che l’oste ha dichiarato che il suo vino è buono. Come spiega il documento EU:

 “L’informazione più cruciale relativa ai metodi RT-PCR sviluppati per il rilevamento del SARS-Cov-2 sono le sequenze di oligonucleotidi (Primers and Probes) usati per l’amplificazione del cDNA”.

Come ho detto sopra, in ultima analisi alla base del test-tampone Real Time PCR c’è la correttezza o meno della originaria sequenza genica del virus, e quindi la questione del suo isolamento, tema che merita una trattazione a sé. Ma, ammesso e non concesso che la sequenza genica originaria (isolamento) sia corretta, occorre che i test in commercio siano conformi a quella corretta sequenza genica del SARS-Cov2, e che non usino sequenze inventate” dai produttori. Ma EU ci spiega che questo non lo sappiamo e non possiamo saperlo, perché tranne che per pochi casi, non si ha nessuna informazione sulle effettive sequenze dei Primers and Probes utilizzati negli strumenti“.

Il test tampone utilizza la stessa metodologia RT-PCR che si usa per il presunto isolamento del virus: i coronavirus sarebbero virus a RNA, con un solo filamento (Single-Stranded); per poter essere amplificati, cioè moltiplicati in modo da ottenerne una quantità analizzabile, la PCR utilizza dei Primers, cioè delle sequenze geniche “artificiali”, sintetizzate in laboratorio, che possano corrispondere a una frazione minuscola ma presuntivamente caratteristica del virus che si cerca. Se questo primer di RNA sintetico, trova una corrispondente sequenza genica nel materiale analizzato, i due filamenti di RNA dei legano l’uno all’altro (Annealing), e danno vita a quel cDNA, o DNA complementare, che poi viene replicato dalla PCR. Ora, considerate che i coronavirus hanno, così ci dicono, circa 30.000 basi geniche o nucleotidi; il Primer sintetico usato per rilevarlo ha 18-24 basi, ovvero una frazione corrispondente allo 0.07% del genoma del virus. Capite subito che si tratta di un metodo di reperimento del virus molto problematico: un campione di materiale organico dalla gola o dai bronchi di un soggetto contiene una quantità innumerevole di acidi nucleici (DNA/RNA) del soggetto stesso, di batteri residenti, di Esosomi, e tanti altri possibili virus (se di virus si tratta). Con una sequenza genica che copre solo lo 0.07% del genoma, appare evidente che si possono intercettare gli RNA di tanti altri organismi o dello stesso soggetto.

Per capirci, sarebbe come se io, cieco, volessi trovare un elefante conoscendone solo il colore dei peli della coda, grigio; e poi mi mettessi a cercare di che animale si tratta solo sulla base del colore grigio dei peli della coda: è evidente che potrei trovarlo nei topi, nei gatti grigi, nei cani grigi, e così via.

Quindi, esiste un problema di identificazione del virus a monte, all’origine. Ma questo problema si amplifica ulteriormente quando i 78 test in commercio usano delle sequenze geniche che potrebbero anche non corrispondere a quello originale (cercano peli blu invece che grigi), e che non fanno riferimento a nessun virus isolato, ma hanno solo preso delle sequenze nelle banche dati dei Primers che siano in qualche modo simili a quelli dati per i coronavirus, potendo così rilevare qualsiasi tipo di coronavirus altro dal SARS-Cov2. Insomma, la ricerca del virus è fallata alla fonte, e diventa totalmente inutile quando si passa agli effettivi test usati nella pratica. Soprattutto, nessuno ha mai verificato la natura e qualità del test in commercio, che dunque in teoria potrebbero contenere anche nulla, e usare solo un metodo stocastico, con positività o negatività assolutamente casuali. Il documento EU ammette che

“…uno studio ha sottolineato come ci fossero delle corrispondenze sbagliate (che possono compromettere l’efficienza delle reazioni) nei siti di connessione (Annealing) delle sequenze geniche utilizzate dalla OMS”.

Il metodo OMS è dichiarato dal documento EU come quello più efficace! Ed è gravemente fallato anche quello! Il documento EU conclude così:

“c’è una evidente mancanza di corrispondenza tra l’informazione di controllo di qualità relativa ai test/apparecchi Covid-19 e i criteri di performances proposti sopra, che sono basati sui principi delle buone pratiche di analisi…”

In altre parole, ad oggi 16 Aprile si propongono dei criteri di necessaria qualità del test/apparecchiature Covid-19, criteri che fino ad oggi non sono stati rispettati! Lo dice la EU stessa.

Il 18 Maggio 2020, l’Istituto Superiore di Sanità italiano ha pubblicato un documento (“Dispositivi diagnostici in vitro per COVID-19. Parte 1: normativa e tipologie”).

Questo documento dell’ISS recepisce il documento EU e ne conferma dati e approccio. Il che significa che al 18 Maggio, non esistevano ancora test affidabili per il SARS-Cov2 o Covid 19. E dato che al momento non ci sono ulteriori documenti, ne deriva che alla fine di Giugno siamo ancora nella situazione descritta dal documento EU: nessuna verifica o valutazione autonoma; prove di “Mismatch”, o corrispondenze sbagliate, delle sequenze geniche utilizzate; 78 (oggi anche di più) diversi test di cui non si sa nulla tranne il poco che dichiara il produttore; e un isolamento del virus originario molto problematico perché eseguito con le stesse metodologie non validate. Forse il problema è proprio questo: non esistendo il virus isolato, è impossibile validare qualsiasi test approntato per rilevarlo. I test-tampone sono stati il motore della pandemia per tutto il periodo metà Febbraio-metà Aprile 2020, e sono ora il motore della nuova patologia pandemica dell’asintomaticità. Se queste sono le basi giustificative della decisione di effettuare un lockdown universale, con conseguente distruzione dei sistemi economici, è chiaro che siamo qui di fronte a follia o pura criminalità.

CONCLUSIONI

  1. Come ipotizzavo io stesso e con dati che sono alla portata di tutti, non vi è alcuna prova scientifica circa l’esistenza del fantomatico SARS-COV-2 o COVID-19
  2. Nonostante ciò è in atto e a prescindere una vera e propria “riforma della medicina” (così la definisce Mastrangelo al minuto 58’ della suddetta intervista) che mira a trasformare il concetto stesso di salute, andando di fatto a conquistare nuove fette di mercato (e non solo).

Tutto ciò affonda le sue radici nel “Disease Mongering” o “Mercificazione della Malattia” che però fino ad oggi non aveva mai raggiunto tali livelli di espansione.

https://it.wikipedia.org/wiki/Disease_mongering

«Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque.»

(Henry Gadsen, Direttore Generale di Merck & Co. su Fortune 1977)

Standard
Curanderismo, Medicina, Psicologia, Ritualità, Salute, Sciamanesimo, Scienza, Spiritualità

KAMBO, IL VACCINO DELL’AMAZZONIA

phyllomedusa_bicolor-KAMBO

Kambo, l’ancestrale cura sciamanica nella foresta amazzonica chiamata anche “Sapo”. Per favorirne l’essiccazione, la sostanza gelatinosa della Phyllomedusa Bicolor (nome scientifico dell’anfibio verde amazzone delle Hylidae studiato per primo da Vittorio Erspamer, emerito scienziato di farmacologia all’Università della Sapienza di Roma) è stesa su una bacchetta di legno, poi chiusa in una foglia di bambù.

Questa secrezione viene somministrata secondo la farmacopea dei villaggi Matsés, gli indigeni sul Rio Galvez (Perù) che la applicano come un vaccino per innalzare il sistema immunitario in questo modo: vengono praticate delle piccole incisioni praticate con il fuoco (molti lo fanno con gli incensi) provocando piccoli fori sulla pelle, solitamente non più di cinque. La sostanza entra nel corpo attraverso il sistema linfatico: in un attimo il corpo è stravolto in un rito di purificazione e disintossicazione senza eguali. Un portento della natura, da maneggiare con cura. Tachicardia, sudorazione e vasodilatazione scandiscono il passaggio. Lo spurgo pare quello di una febbre. Infine l’espulsione: con l’evacuazione delle tossine, l’insidioso male fuoriesce dal corpo, improvvisamente più forte, tonico e resistente. Il tutto dura una ventina di minuti, più la ripresa che assomiglia a una rinascita.

La sudorazione invece, ha da sempre una funzione di energica sanificazione, rivitalizzazione cellulare con fuoriuscita di liquidi. Il Temazcal è una capanna di purificazione (molto diversa dalla comune sauna) presente nella cultura millenaria di molte tradizioni (Mushiboro giapponese, Banja russo, dagli eschimesi, messicani o gli indiani d’America, Aztechi-Toltechi). Il termine viene da Temaz (bagno) e Calli (casa): qui il tasso d’umidità è al 100% e la temperatura del corpo viene spinta sino a 40°. Il procedimento segue un rigido cerimoniale che punta sulla pelle, all’apertura dei pori attraverso il calore, per espellere dal corpo tossine, acido urico, lattico e colesterolo, stimolando ghiandole endocrine e sistema linfatico, oltre a offrire una potente centratura e lucidità mentale.

La purificazione, secondo i diversi rituali sciamanici, avviene comunque in una capanna (simbolicamente l’utero di nostra madre, da cui la rinascita), per lo più di legno, interamente ricoperta di teli e stoffe naturali per impedire ogni minimo passaggio d’aria e di luce. Nell’oscurità del buio, c’è la riscoperta dell’Io, il misterico Sé. Gli uomini sono in costume da bagno, le donne in gonna o pareo. Pietre laviche incandescenti (prelevate dai vulcani per riaccenderne la memoria) sono cosparse d’acqua, erbe officinali e incensi (aromaterapia) disposti in cerchio i cerimonieri scandiscono canti sacri (Icaros) seguendo l’associazione alchemica degli elementi primari: acqua, fuoco, terra e aria. Alla fine del passaggio (quattro porte, cioè per quattro volte la capanna viene aperta e richiusa per far entrare altre pietre vulcaniche, oltre al cambio d’ossigeno, in tutto un paio d’ore di azione) s’apprezza quel senso di leggerezza e pulizia nell’impagabile riunificazione in un’unità di fisico, mente e spirito. Nel centro Italia si pratica il Temazcal presso CasaAho di Roma (nella campagna di Lanuvio) e pure a Mompeo (Rieti) seguendo il percorso Lakota-Sioux (Inipi).

In libreria il testo del giornalista statunitense Peter Gorman (negli anni ’80 sdoganò la secrezione della rana verde dalla giungla in Occidente) “Kambo, il prodigioso vaccino della rana amazzonica e altre medicine della foresta” (edizioni Spazio Interiore) e del romano Giovanni Lattanzi (pioniere italiano, vive ad Amsterdam) ‘Kambo e Iboga, medicine sciamaniche in sinergia (ed. Bibliosofica)’ che associa Kambo e Iboga nel neologismo enteogeni, somministrandoli sui meridiani d’agopuntura della Medicina tradizionale cinese e sui punti di Riflessologia plantare e auricolare.

KAMBO E IBOGA, PREFAZIONE (Lella Antinozzi)

In quanto occidentali del terzo millennio, siamo abituati a considerare le medicine come prodotti in scatola provenienti da case farmaceutiche e comprate in farmacia, dimenticando che da sempre l’uomo ha potuto guarire i suoi mali accedendo al mondo della natura e al potere insito nel corpo di guarire sé stesso. E non solo gli indigeni delle foreste pluviali del pianeta, ma anche gli appartenenti alla nostra società. Non c’è bisogno di andare troppo indietro nel tempo per ricordare che fino agli anni cinquanta del Novecento i farmacisti erano in grado di fornire al pubblico i preparati del loro laboratorio e che curavano innanzitutto usando rimedi naturali. Non vorrei indugiare troppo sul tema spinoso della presa in gestione della nostra salute da parte delle multinazionali farmaceutiche, né desidero dilungarmi sul fatto che l’uso di medicine chimiche non sempre aiuta il nostro sistema psicofisico a guarire, ma di certo alimenta il foraggiamento di compagnie industriali per le quali il benessere umano sembra essere l’ultimo dei loro scopi. È oramai noto che l’uso sistematico e massiccio di medicinali chimici procura l’abbassamento del livello energetico del corpo nonché effetti collaterali anche gravi, come afferma la stessa pubblicità dei prodotti farmaceutici, comunicazione al pubblico obbligata per legge. Come del resto è obbligo imposto dalla legge anche quello di scrivere ‘il fumo uccide’ sui pacchetti di sigarette. Nonostante ciò, il grande pubblico continua a considerare questi prodotti come la panacea di tutti i mali, così come i fumatori continuano a fumare. Siamo dunque di fronte ad un potente condizionamento che ci ha convinto che l’unico modo per guarire sia quello di ricorrere all’uso di medicinali chimici non appena si presenta un sintomo. Un condizionamento, questo, che ci ha portato lontano dall’ascolto del nostro corpo e dai suoi segnali; una diseducazione martellante e progressiva che ci ha convinto che la maniera giusta di agire con il nostro corpo sia quella di bloccare sul nascere l’insorgenza di un sintomo senza indagare sulle sue cause più profonde; che ci ha fatto dimenticare quanto corpo e mente siano profondamente interrelati e quanto lo siano tutti gli esseri viventi. Un condizionamento infine – e non solo in questo campo – che si sta rivelando essere un’arma micidiale con la quale il potere sta riuscendo a pilotare una massa composta di miliardi di persone. È dunque necessario e urgente risvegliarsi a sè stessi per poter prendere in mano le redini della propria vita. Siamo in molti ad essere convinti che in questa straordinario periodo di grandi rivolgimenti, la risposta a chi cerca di intraprendere un percorso di conoscenza interiore, sia più celere, quasi immediata. In questa epoca è difatti sufficiente nutrire il desiderio di volere veramente cambiare, di volere veramente liberarsi dal senso di infelicità o insoddisfazione opprimenti, di volere veramente dare spazio alla propria percezione interiore, per mettere in moto una serie di situazioni ed eventi sincronici che ci portano esattamente lì dove volevamo arrivare. È necessario però che vi sia un reale desiderio di liberazione ed una reale e forte motivazione, elementi fondamentali per intraprendere un percorso di conoscenza interiore e di guarigione, ma che tuttavia non si possono dare per scontati, visto che per arrivare a nutrire una forte motivazione è necessario avere già scelto di non porsi come vittime di fronte alla vita, bensì come esseri umani consapevoli nonché responsabili del proprio destino e della propria vita. Accettare di assumersi la responsabilità della propria vita e di quanto in essa accade, non è cosa scontata né semplice, tuttavia è indispensabile. Senza aver compiuto consapevolmente questo passo, qualsiasi percorso intrapreso risulterà sterile. Non a caso sia Giovanni Lattanzi nei suoi scritti qui presentati, sia Sean Hamman e Steve Dyer nella lunga intervista di Stephen Gray inclusa in questo libro, sottolineano quanto sia importante che le persone che decidono di partecipare ad una cerimonia di Iboga lo facciano con una chiara e forte motivazione e con una piena accettazione del ‘principio di assunzione della responsabilità della propria vita’, CONDITIO SINE QUA NON di un serio e fruttuoso percorso interiore di conoscenza e guarigione. Perché è così importante? Prima di tutto perché un tale atteggiamento ci porta automaticamente al di fuori del ruolo di vittime, ovvero di persone che hanno dimenticato quanto l’essere umano sia potente, che hanno cioè abdicato al proprio potere conferendolo a qualcosa al di fuori di sé. Chi si pone come una vittima davanti alla vita infatti, tende ad addossare la responsabilità della propria infelicità al di fuori di sé. Non vi è alcun dubbio che le cose che ci accadono dipendono anche da eventi ‘esterni’, tuttavia è altrettanto certo che ponendoci come vittime di fronte agli eventi sfavorevoli, si perde la grande occasione di comprendere il motivo per cui essi ci accadono. Insomma, è una questione di ‘tenere il timone’ e di stabilire quindi l’unico punto fermo sul quale possiamo contare quando si intraprende un cammino di conoscenza e guarigione interiore: la realtà, la nostra realtà non è che uno specchio di quanto noi stessi mettiamo in atto. Se non decidiamo di assumerci la responsabilità di questo scomodo ma oramai innegabile fatto e di voler scoprire chi veramente siamo e da cosa veniamo mossi e/o guidati, rischiamo di delegare il nostro potere a qualcosa al di fuori di noi ciò che, in altri termini, equivale al rifiuto di uscire dall’utero materno. Chi ha compreso questa verità è inevitabilmente entrato in una condizione di apertura e di umiltà ed ha altresì capito che si tratta anche di una questione di rispetto per sé stessi. Se non siamo in grado di rispettare noi stessi non siamo neanche in grado di rispettare veramente gli altri esseri umani, gli esseri viventi, la terra che ci ospita. Mi sono dilungata su questo aspetto perché, come si evince dagli scritti qui presentati, l’approccio al Kambo e all’lboga non può prescindere prima di tutto dal rispetto per queste medicine, o meglio, come afferma più volte Giovanni Lattanzi, dal rispetto per lo Spirito di queste medicine. Ci troviamo difatti nel campo della medicina sciamanica, per la quale l’impiego di sostanze enteogene avviene nel contesto di specifiche cerimonie e rituali. Lo stesso termine ‘guarigione’ qui impiegato, non va inteso – nel senso della medicina occidentale – come guarigione da una patologia fisica, ma esclusivamente come guarigione spirituale, una guarigione più profonda che ha effetti su tutti i piani dell’essere umano, incluso quello fisico. Nel contesto sciamanico il piano fisico viene considerato come un ‘riflesso’ di un livello di energia che lo include e lo trascende e che non è accessibile tramite un approccio razionale perché è una dimensione che sconfina nel Mistero stesso della vita. Per non incorrere nell’equivoco dell’uso del termine ‘medicina’ nel senso della medicina occidentale, ovvero della medicina moderna a base scientifica, vale la pena ricordare che sia il Kambo che l’Iboga nel contesto delle tradizioni antichissime cui appartengono, vengono applicati a tutti, sani o malati che siano. Il temine ‘medicina’ che in questo libro viene impiegato sempre nel senso di ‘medicina sciamanica’, può essere reso anche con Sacramento, vale a dire un elemento naturale che in un determinato contesto religioso si ritiene detenga il potere di far accedere ad un’esperienza sacra. In questo senso sono Sacramenti sia il Kambo che l’Iboga che, nei loro contesti di origine, non vengono considerati come medicine utili per curare dei sintomi, ma come elementi naturali dotati di uno Spirito. Avere la possibilità di potervi accedere, in questa epoca e nel nostro mondo, è per tutti noi una grande fortuna e un grande privilegio. Grazie al lavoro svolto da veri e propri pionieri che si sono impegnati assiduamente nel portare in Occidente queste autentiche vie di guarigione, molte persone oggi, nelle nostre città, hanno la possibilità di avvalersi di validissimi alleati nel processo di guarigione interiore e di dare una sterzata verso una dimensione di apertura e positività. Per questo ritengo sia importante diffondere questo libro: è un valido aiuto per accedere alla conoscenza di due straordinari mezzi di guarigione. Allo stesso tempo, è un esempio di attuazione di una diversa modalità di vivere su questa terra, improntata sulla ‘ecologia del comportamento’, su un’ecologia, cioè, non solo riferita all’ambiente, ma anche e soprattutto, alla cura del proprio comportamento verso di sé e verso gli altri. Leggendo e rileggendo questo lavoro, del quale ho curato l’editing, mi è spesso venuto in mente un fatto che ritengo importante. Sono infatti convinta che molte persone reagiranno con ironia e sarcasmo davanti espressioni quali “lo Spirito della pianta mi ha comunicato che “ o simili diciture che sono senz’altro legate ad un mondo – animistico, sciamanico e via dicendo – che noi in quanto Occidentali siamo abituati a relegare in campi ben precisi: etnologia, antropologia, storia delle religioni, campi che si intendono o che è sottinteso vadano intesi come separati da noi, chiusi in compartimenti stagni che non ci toccano. Ebbene, credo che una delle particolarità di questo libro sia quella di testimoniare esattamente il contrario. Gli Occidentali del terzo millennio stanno soffocando sotto i diktat che ci stanno facendo guerra, a noi esseri umani, e stanno cercando in tutti i modi di snaturarci. Come dire, l’umanità, almeno una parte, è pronta a diventare robotica: al bando il sentire, il percepire, che sia soppresso il contatto con l’anima. Questo il diktat. Bene, c’è chi, come Giovanni Lattanzi, come chi scrive o come le centinaia di persone e studiosi citati in questo libro, c’è chi non ci pensa affatto a snaturarsi ma sta bensì lottando per ristabilire in noi, in quanto umani, quell’equilibrio e quella connessione con lo Spirito che in tutti i modi si sta cercando di recidere. Dunque questo libro rappresenta una testimonianza in fieri di una ricerca, di un procedere. Tuttavia, ritengo sia giusto dare a chi legge la possibilità di approfondire la ricerca, documentare le fonti, dimostrare da dove viene una determinata affermazione e perché. Da qui la presenza di note che hanno questo preciso scopo. Si tratta infatti di congiungere due mondi che fino ad ora sono rimasti separati, il mondo della scienza e quello della ricerca interiore. La separazione non aiuta mai nessuno e nulla, in generale. Credo che in questo caso si sia compiuto uno forzo per aprire i varchi e incontrare chi, dall’altra sponda, ha alla fine, le stesse esigenze di noi tutti, sentirci vivi, essere in grado di onorare la vita, di riconoscere la sacralità che questa porta in sé. Buona lettura.

KAMBO E IBOGA, INTRODUZIONE (Giovanni Lattanzi)

Questo libro tratta degli sviluppi che ho apportato alla somministrazione sia del Kambo che dell’Iboga e in particolare al loro uso combinato che è il leitmotiv di gran parte degli articoli, delle interviste, dei saggi che vi sono contenuti. Bisogna dire che la modalità di applicazione del Kambo comunemente conosciuta è quella usata dai Caboclos, i meticci che hanno imparato dai nativi dell’Amazzonia e che per primi hanno iniziato ad applicare il Kambo al di fuori del suo contesto tribale. Nel momento in cui essi hanno cominciato ad applicarlo alle popolazioni cittadine del Brasile, hanno anche apportato delle limitazioni al suo uso, tra queste, la regola di dare un’applicazione per ogni ciclo lunare. Oltre a questa modalità, mi sono ricollegato a quella dei cacciatori della foresta pluviale che è più intensiva. Questi cacciatori conoscono modalità di applicazione che prevedono diverse sessioni di Kambo in una stessa giornata o in diversi giorni di seguito. In aggiunta, ho messo a punto un’applicazione del Kambo sui Meridiani, sui punti della Riflessologia Plantare e Auricolare. Infine ho sviluppato una modalità che impiega l’energia femminile di questa medicina sciamanica, una modalità più delicata di lavorare con l’energia del Kambo ma comunque efficace. Quest’ultima si adatta bene a casi impegnativi: persone con forti resistenze e istanze di controllo o dotate di un campo energetico debole. È questa modalità che consiglio per l’autoapplicazione. Oltre a volersi rivolgere al vasto pubblico che in Occidente si sta avvicinando alle pratiche sciamaniche, questo libro è indirizzato a chi aspira ad applicare il Kambo ed a somministrare l’Iboga per professione oppure a chi già svolge un’attività spirituale e desidera inglobarvi il Kambo o la pratica del microdosaggio di Iboga, vale a dire a chi vuole sviluppare un lavoro di sinergia. Infine, si rivolge ad un pubblico più vasto, interessato all’universo sciamanico in relazione all’uso degli enteogeni in contesti religiosi e che desidera 1 comprendere come il loro studio abbia permesso di approfondire la conoscenza sulle potenzialità e la specificità del cervello umano. Il confronto tra gli effetti apportati dall’uso del Kambo, dell’Iboga e degli enteogeni in generale, il loro significato nelle tradizioni di appartenenza e gli studi sulle parti del cervello da questi attivate è uno dei fili che guidano questo libro. In questa prospettiva, il termine ‘enteogeno’ si discosta sia da quello di ‘stupefacente’ – termine giuridico senza alcuna valenza scientifica – che da quello di ‘psichedelico’ – termine che indica qualunque sostanza naturale o sintetica di tipo psicoattivo – in quanto si riferisce specificatamente a sostanze bioattive naturali usate in contesti religiosi. Una sostanza è bioattiva quando stimola l’attività dei recettori cerebrali e così facendo rafforza il campo elettromagnetico dell’individuo. Un intero capitolo è stato dedicato a Don Juan e Carlos Castaneda, come ulteriore contributo per comprendere l’universo sciamanico ‘dal di dentro’. Per amore di chiarezza vorrei informare i lettori che questo libro non va inteso come un incoraggiamento ad una sregolata e non guidata autosomministrazione di queste medicine sciamaniche. Il mio parere è che sia il Kambo che l’Iboga debbano essere offerti da facilitatori competenti e solo in un contesto rituale. Inoltre sono convinto che i due ambiti, quello dei facilitatori competenti e quello delle persone che ricevono le applicazioni – così come avviene nei contesti originari – debbano essere mantenuti separati. L’autoapplicazione del Kambo e dell’Iboga non portano molto lontano se la persona non ha ricevuto una previa, seria iniziazione. È opinione di molti che nei paesi occidentali ci sia un gran bisogno di ristabilire un equilibrio naturale messo a dura prova da alimentazione di bassa qualità, livelli sempre più elevati di stress, vita sedentaria, abuso di farmaci, stili di vita negativi quali per esempio l’uso compulsivo di internet – senza addentrarci nella questione della frantumazione del senso di appartenenza a famiglie Neologismo derivato dal greco antico e formato da ἔνθεος (entheos) e γενέσθαι (genesthai),  che letteralmente significa “che ha Dio al suo interno”, più liberamente tradotto: “divinamente ispirato”. allargate o comunità che per millenni hanno dato sostegno all’individuo nella sua crescita. Riguardo al deterioramento del livello energetico e del campo elettromagnetico degli abitanti umani di questo pianeta le statistiche parlano chiaro. Per fare solo degli esempi al numero uno nella lista delle cause che provocano morte negli USA ci sono i farmaci, in particolare la chemioterapia, seguita da morti per infarto e cancro. In America un cittadino medio consuma intorno ai 13 farmaci al giorno per tamponare sintomi di ogni sorta. I morti per uso attivo o passivo di sigarette nel mondo sono 5,5 milioni all’anno. La tossicodipendenza nelle sue molteplici forme è un fenomeno in espansione. Sempre più ci dobbiamo confrontare con un numero crescente di nuove malattie dovute ad un abbassamento generale del livello energetico degli individui che segnala come la manipolazione dell’ordine naturale a fini di lucro sia una strada suicida, un boomerang che una volta lanciato ci ritorna implacabilmente contro. La fiducia nel potere autoguarente del corpo e la consapevolezza del fatto che il corpo è abitato dallo Spirito o Intelligenza Superiore rappresentano la grande differenza tra un approccio spirituale alla guarigione e l’approccio dominante. Madre Natura ci ha ben equipaggiato per realizzare una vita sana senza l’uso di stampelle e per portare a compimento il nostro scopo spirituale su questa Terra. Questo è, tra l’altro, l’insegnamento dello Spirito del Kambo che non fa altro che attivare 8 recettori del cervello umano. I diversi peptidi che durante le sessioni di Kambo attivano un lavoro interno di rafforzamento e pulizia, sono presenti nel cervello e nell’intestino degli esseri umani così come nella secrezione della rana del Kambo, nostra antenata nella scala evolutiva. Chi è interessato a capire come funziona il Kambo deve comprendere che questa secrezione facilita un lavoro di autoguarigione tramite la disintossicazione del corpo. Una delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo libro è il bisogno di fare chiarezza sui facili fraintendimenti e pregiudizi che girano intorno al mondo degli enteogeni in generale e del Kambo e dell’Iboga in particolare. Gli enteogeni vengono facilmente bollati con etichette che sono in realtà dei clichè creati da paura, ignoranza o da interessi economici che preferirebbero relegare nell’ambito dell’illecito o del pericoloso tutto ciò che esce fuori dai tracciati dettati dalle leggi della politica e da un modo convenzionale di pensare. Per esempio, l’equazione tra enteogeni e le categorie di neurotossicità e tossicodipendenza viene spesso data per scontata senza verificare neppure di cosa stiamo parlando. Si tratta di accuse incongrue in quanto essendo bioattivi, gli enteogeni – tra i quali il Kambo e l’Iboga – permettono un completo funzionamento di importanti potenzialità cerebrali e non creano tolleranza bensì sensibilità, che è il suo esatto contrario. A detta di vari studiosi, l’Iboga permette un risettaggio nel cervello limbico, vale a dire ripara ciò che è stato danneggiato a livello emotivo. Si tratta quindi di una sinergia molto potente. In questo libro si mostra che Kambo e Iboga – così come altri enteogeni quali l’Ayahuasca – in molti modi possono essere di grande aiuto per la nostra società venendo a soddisfare l’esigenza umana di una profonda evoluzione spirituale e di benessere psicofisico. Non solo, tanto gli studi sui peptidi presenti nella secrezione del Kambo quanto quelli condotti sugli alcaloidi dell’Iboga stanno portando a importanti scoperte riguardanti il pieno funzionamento e lo sviluppo completo del cervello umano. Si dà spesso per scontato che usiamo il nostro cervello in maniera adeguata, ma sembra che a causa di condizionamenti culturali, paura ed ignoranza, l’uso delle potenzialità cerebrali sia minimo e largamente monopolizzato dalle istanze dell’ego. Strappare all’universo una piccola parte dei misteri riguardanti il cervello è di grande importanza per l’umanità perché solo quando ne conosciamo il funzionamento possiamo veramente prenderci cura di qualcosa. Come ha affermato il biochimico Viktor Mutt, gli importanti studi sui peptidi di Viktor Mutt (1923-1998) biochimico estone-svedese. Membro del Nobel Assembly del 2 Karolinska Institutet di Stoccolma per il conferimento dei premi Nobel in fisiologia e medicina, è stato uno dei più importanti biochimici dello scorso secolo effettuati dal professor Vittorio Erspamer – due volte candidato al premio Nobel per la Medicina da Rita Levi Montalcini – alla pari di altri nostri connazionali illustri quali Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, hanno scoperto un nuovo continente di esplorazione per la ricerca scientifica. Allo stesso modo, gli studi condotti sull’alcaloide Ibogaina in applicazione a casi di sindrome da deficit di attenzione e iperattività e disturbo post traumatico da stress hanno portato lo psichiatra statunitense Carl Anderson alla importante scoperta del ‘sonno attivo’ che svolge una funzione autoregolativa della psiche umana e getta luce sul fenomeno sciamanico della cosiddetta ‘ricapitolazione’. Nel 2015 la tribù dei Matsés – una delle tribù della foresta amazzonica dalla quale ci proviene l’uso del Kambo – a testimonianza della ricca e precisa conoscenza delle proprietà delle piante della loro regione, ha redatto un’Enciclopedia di tutte le piante medicinali e le medicine sciamaniche che la foresta pluviale offre loro. Scritta in lingua pano, è a stretto uso della tribù stessa. Servirà a passare tutte le conoscenze dei Matsés alle nuove generazioni di curanderos e studiosi e tramite loro si spera a tutto il mondo. Intorno all’anno 2000, la situazione tra i Matsés era arrivata al punto che solo pochissimi sciamani facevano uso del Kambo. Nessuno di loro aveva apprendisti cui passare la tradizione. Ma ora la situazione sta cambiando, ci sono giovani che vengono istruiti alle antiche conoscenze di questa coraggiosa tribù.

Le tribù amazzoniche, come quelle africane che risiedono nella fascia centro occidentale del continente, lungi dal rappresentare una forma primitiva di sviluppo dell’umanità, custodiscono una vera e propria enciclopedia di conoscenze riguardanti un numero vastissimo di piante delle quali conoscono con precisione l’uso. Non è un caso che le loro conoscenze si stanno rivelando di grande aiuto, sia a livello spirituale che di ricerca scientifica, nel mondo cosiddetto evoluto.

 

 

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LA TEORIA DEL CONTAGIO

di Enrico Baccarini

Modena, 26 marzo 2020

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LA NATURA RIDICOLIZZA LA “TEORIA BATTERICA” – FONDAMENTO DELLA MEDICINA – DIMOSTRANDO CHE LO “STATO D’ASSEDIO” PROCLAMATO RIESCE SOLTANTO A DEBELLARE LA NOSTRA LIBERTÀ

La cosiddetta “Teoria batterica” (ufficialmente conosciuta come “Teoria dei germi della malattia”, e chiamata anche “Teoria dei germi” o “Teoria microbica”) è una teoria scientifica elaborata dal chimico e microbiologo francese Louis Pasteur (1822 – 1895) secondo la quale la malattia infettiva sarebbe causata da tipi di batteri immutabili capaci di invadere il corpo da una sorgente esterna. Più in generale, a seguito del lavoro del microbiologo tedesco Robert Koch (1843 – 1910) – che nel 1880 completò quello di Pasteur –, e successivamente anche alla scoperta dei virus (1890), la Teoria batterica sostiene che microorganismi tanto piccoli da potersi vedere solo al microscopio, e definiti “agenti patogeni” (batteri, virus, protisti, prioni, eccetera), invaderebbero dall’esterno gli esseri umani, gli animali, le piante e altri host viventi causando la malattia (definita infettiva).

Questa teoria, in quanto teoria, non assurge a verità conclamata. Per quanto sia oggi considerata “la teoria scientifica della malattia”, e cioè la spiegazione ufficiale data dalla Medicina all’insorgere della malattia (e costituisca anche la base ideologica della pratica vaccinale), essa resta una “teoria”, e cioè un’opinione, un parere, una congettura, una credenza, esattamente come quella che la Chiesa Cattolica difese nel Seicento contro Galileo Galilei, ritenendo che fosse il sole a girare attorno alla terra (cosmologia geocentrica tolemaica). D’altra parte, se può essere facile credere alla teoria geocentrica di Tolomeo (in effetti, quello che vediamo ogni giorno è un sole che sorge, si muove nel cielo e poi tramonta), l’idea che in Natura esistano degli animaletti terrificanti che vogliono la morte fine a se stessa di persone, animali, piante e altri esseri viventi, non è solo un’idea opinabile, ma anche assurda, e soprattutto insensata da un punto di vista biologico: come può un essere vivente volere la morte di qualcun altro solo per ucciderlo? I virus attaccherebbero gli altri esseri viventi solo per ammazzarli, per poi morire anche essi stessi con loro: un’assurdità biologica! Neanche i parassiti, che sono esseri viventi che si attaccano ad altri esseri viventi per nutrirsi e vivere (a volte con effetti molto pericolosi per l’alloggiatore), lo fanno con la finalità precisa di uccidere qualcuno.

Anche se la Medicina non è disposta ad ammetterlo, e i suoi promoter ben inseriti nei ranghi del sistema sanitario sono i primi ad essere stati indottrinati a credere che essa proclami verità e non opinioni opinabili, la Teoria batterica resta una teoria opinabile: una teoria che, oltre ad essere appunto un controsenso biologico, è anche un paradigma ben orientato ideologicamente.

Infatti, se ci si pensa bene, quello che la Teoria batterica prospetta è uno scenario semplicemente apocalittico: vivremmo cioè tutti in un mondo naturalmente folle, ossia nelle mani di una Natura malvagia incline a desiderare la nostra malattia e la nostra morte (oltre a quelle di ogni altro essere che abiti il Pianeta). Tale condizione antibiologica, non solo ci condannerebbe alla paura perenne verso la vita, ma – guarda caso – anche alla dipendenza perpetua dai rimedi prodotti dall’Industria Farmaceutica. Quest’ultima, per conto suo, cosa avrebbe potuto desiderare di meglio dell’esistenza di malattie provocate da animaletti maligni non visibili ad occhio nudo e capaci di essere uccisi solo dai veleni chimici da essa prodotti?

È solo grazie a questi “attributi ideologici” che la Teoria batterica si è affermata, non perché essa sia vera: il fantomatico germe maligno scoperto nell’Ottocento dalla scienza positiva, e che vive solo per attaccare altri esseri viventi, annientarne le difese, moltiplicarsi indiscriminatamente nei suoi tessuti fino a distruggerne l’organismo e provocare la morte dell’essere infettato, è stata un’invenzione utilizzata a mo’ di capro espiatorio per servire gli interessi e il potere della nascente Industria Farmaceutica. Tanto è vero che la Teoria batterica venne ufficialmente adottata proprio dal complesso medico industriale all’inizio del Novecento, e fu difesa e propagata da questo Cartello che si organizzò attorno all’Associazione Medica Americana (AMA) e palesemente costituito da interessi legati al commercio di farmaci.

Quello che non si sa, e che la Storia della Medicina ha cercato di seppellire, è che proprio negli anni in cui la Teoria batterica cercava di prendere il sopravvento per poi autoproclamarsi “verità rivelata”, uno stuolo di medici/fisiologi/chimici/biologi si oppose a questa stupidaggine: a cominciare dal dott. Claude Barnard, dal dott. Antoine Béchamp e da tutto il movimento dell’Igienismo Naturale: Isaac Jennings, Sylvester Graham, John H. Tilden, Max von Pettenkofer, Thomas Powell, Arnold Ehret, Herbert Shelton (solo per citare i nomi più famosi). Questi studiosi, non invischiati con gli interessi dell’Industria Farmaceutica, spiegarono che il problema della malattia infettiva non è il batterio (che pure esiste, indubbiamente), ma il terreno biochimico ove esso si trova: se il terreno biochimico è sano (perché l’essere umano mangia cibi adatti alla sua fisiologia e vive in condizioni naturali) i batteri fanno solo il compito che sono chiamati a svolgere: e cioè tener pulito il sistema. Se invece il terreno biochimico è indebolito, debilitato, snervato dall’assunzione di farmaci, da una vita sedentaria, stressata, incazzata, preoccupata, terrorizzata e da un’alimentazione inadatta, dalla mancanza di sole, movimento fisico, aria pura, sorrisi, amore, complicità, gioia, Comunità, ecco che tutto il sistema vitale perde il suo equilibrio, s’intasa e compare quella che chiamiamo malattia. Dunque la presenza di germi patogeni non è mai la causa del processo morboso ma, semmai, il risultato dello stesso.

I batteri, del resto, che a differenza dei virus sono esseri viventi, sono microorganismi necrofagi: si occupano cioè di mangiare le cellule morte che si trovano nei luoghi dell’infiammazione (ogni occlusione metabolica provoca infiammazione, e cioè uno stato di necrosi cellulare che degenera in infezione e poi – se non ne viene fermata la causa originatrice – può giungere fino a neoplasia). I macchinari e i microscopi tecnologici dei microbiologi, osservando la zona infetta e vedendola piena di germi patogeni imputano a questi ultimi la responsabilità dell’infezione, ma è un’accusa senza prove: un’accusa identica a quella che un qualsiasi semplicione potrebbe muovere allorché, durante un incendio, vedendo la presenza di centinaia di pompieri venuti in soccorso per spegnere il rogo, attribuisse ai vigili del fuoco la responsabilità dell’incendio stesso.

Non solo la Medicina sbaglia e la Scienza sbaglia, ma le loro teorie, che restano appunto delle convinzioni opinabili (per quanto accettate da tutti), sono spesso il frutto di un abbaglio. Vengono affermate e imposte alla gente solo perché la Medicina è una Istituzione di potere, la quale, come ogni altra Istituzione di potere, non è mai neutrale, ma difende interessi (economici, politici, di supremazia culturale) e ha obiettivi (di potere economico, politico, di supremazia culturale) diversi da quelli che ufficialmente proclama e dietro ai quali si nasconde. Essa, cioè, non si preoccupa di accudire premurosamente le persone, ma di governarle. Lungi dall’essere “aperta” al confronto e al dibattito sulle sue teorie, la Medicina le impone con la forza autoritaria della legge (vedi obbligo vaccinale) e, elevandole a verità assolute, indiscutibili, calate dall’alto, opera cercando di mettere in ridicolo, di emarginare culturalmente, di condannare, di soffocare, di reprimere, di stroncare ogni altra teoria che le metta seriamente in discussione: esattamente come il Tribunale della Santa Inquisizione represse Galileo Galilei quando si azzardò a mettere in gioco la teoria geocentrica di Tolomeo che il cristianesimo aveva accettato perché compatibile con le Sacre Scritture. Più il Potere della Scienza sarà forte e riconosciuto da tutti, più esso diventerà intollerante, arrogante, dispotico come quello che fu della Chiesa Cattolica.

Possiamo verificarlo già guardando alla sua storia. Con riferimento alla Teoria batterica, ad esempio, nonostante le spiegazioni accademiche che fin dall’Ottocento furono opposte alla sua affermazione, ed anzi proprio perché le contestazioni a questa teoria erano supportate da profonde conoscenze mediche e della fisiologia umana, il cartello dell’Industria medica mondiale cercò di fatto di epurare culturalmente il movimento dell’Igienismo Naturale; il quale, dal canto suo, era reo di un intollerabile delitto di lesa maestà: lungi dall’essere colluso con l’industria del farmaco, esso, anche attraverso le sue teorie anti-pasteuriane, responsabilizzava le persone spingendole all’autogestione della propria salute, invece di renderle timorose di batteri e virus, e dunque dipendenti dai rimedi farmacologici che si diceva li debellassero.

E tanto fu duro e tirannico il tentativo di cancellare dalla Storia ogni critica alla Teoria batterica, quanto potenti e forti erano le dimostrazioni anti-pasteuriane che si facevano beffe della Teoria batterica stessa.

Max Joseph von Pettenkofer (1818 – 1901), ad esempio, fisiologo e professore di chimica clinica all’Università di Monaco, membro dal 1873 della commissione per gli studi sul colera e presidente dell’Accademia bavarese delle scienze (è sua l’ideazione di una reazione chimica per ricercare sali biliari nelle urine: reazione di Pettenkofer), era solito fare dimostrazioni anti-pasteuriane molto eloquenti ai suoi studenti universitari: riempiva un normalissimo bicchiere d’acqua, vi diluiva dentro un concentrato di batteri del colera e poi trangugiava il tutto davanti a loro, senza mai prendere la malattia. Dimostrava così, direttamente su se stesso, la totale fallacia delle tesi di Pasteur e Koch e dei loro interessati seguaci; i quali, all’epoca, erano ancora definiti, sarcasticamente, “contagionisti”.

In un dettagliatissimo articolo dal titolo Max Von Pettenkofer e la teoria dei germi, curato dal giornalista Gianluca Freda, è riportato un curioso aneddoto del Professore. «Nel 1892, il celebre medico e chimico bavarese Max von Pettenkofer chiese a Robert Koch, che nove anni prima aveva  isolato il bacillo del colera, di inviargli un campione delle sue colture vibrionali. Koch glielo inviò. Qualche giorno dopo, Pettenkofer lo ringraziò con una lettera, nella quale scriveva: “Il Dottor Pettenkofer offre al Dottor Professor Koch i propri rallegramenti e lo ringrazia per la fiala contenente i cosiddetti vibrioni del colera, che egli è stato così gentile da inviargli. Il Dottor Pettenkofer ne ha bevuto l’intero contenuto ed è lieto di informare il Dottor Professor Koch che egli permane nella consueta ottima salute”Pettenkofer […] aveva in effetti trangugiato non un qualsiasi prodotto potenzialmente infetto, ma un’intera coltura di bacilli del colerasenza riportare conseguenze. Non riuscendo a spiegare il fenomeno in modo convincente, i “contagionisti” dell’epoca sostennero che i bacilli del colera erano stati probabilmente neutralizzati dalla forte acidità di stomaco di Pettenkofer; il quale all’epoca aveva 74 anni ed effettivamente entrava in preda a forti disturbi dispeptici ogni volta che sentiva parlare delle teorie, che reputava campate in aria, dei suoi avversari accademici. A parte questo, godeva di ottima salute. E […] era ancora in discreta forma quando, nove anni più tardi,  [davanti all’inarrestabile avanzata del Cartello] si suicidò con una revolverata alla tempia»[1]. Resta il fatto, storico, che l’esimio professor Koch, il quale nel 1883 aveva enunciato i suoi famosi 4 postulati (ossia i quattro criteri generali destinati a stabilire la relazione di causa-effetto che lega un microrganismo a una malattia), davanti all’esplicita sconfessione del terzo postulato (“ogni volta che una coltura pura del microrganismo viene inoculata in un ospite, si riproduce la malattia”), si guardò bene dal mettere in discussione le sue teorie, ben sapendo che se così avesse fatto avrebbe compromesso tutto il credito scientifico che si era faticosamente conquistato. Lungi persino dall’essere mosso da curiosità scientifica rispetto a quanto gli aveva dimostrato il professor Pettenkofer, Koch non fece assolutamente nulla per fermare l’avanzata della Teoria batterica, che invece prese il volo (e cioè il potere) e che ancora oggi governa la Medicina e gli interessi del Potere Sanitario Mondiale.

Ma Pettenkofer non fu il solo a prendersi gioco della Teoria batterica. Come ha ricordato anche Valdo Vaccaro, tra i tanti esperimenti anti-pasteuriani effettuati, sono rimasti noti pure quelli del dottor Thomas Powell. Quest’ultimo, ha scritto appunto Vaccaro, «negli anni ’30 [del Novecento], aveva ridicolizzato l’intero mondo della Medicina. Aveva lanciato la sfida di produrre nel suo corpo anche una sola malattia, inoculando in lui sotto controllo di una giuria, i germi del colera, della peste bubbonica, e microbi di ogni genere […]. Si fece spargere questi microbi in tutti gli alimenti che mangiava. Si spennellò varie volte la gola con i germi della difterite. Ma tutti gli sforzi per ammalarsi non approdarono a nulla»[2].

Anche il dottor John B. Fraser di Toronto verificò sul campo l’inconsistenza scientifica della Teoria batterica: egli, ha ricordato ancora Vaccaro, «descrisse sulla rivista americana Physical Culture (maggio 1919) i suoi 150 esperimenti realizzati dal 1914 al 1918 per determinare se i microbi causano davvero la malattia, o se invece sia la malattia generata da altre cause a produrre i microbi in eccesso. Cominciò nel 1914 a dissetare gruppi di volontari con dell’acqua contenente 50 mila microbi di difterite. Si attese qualche giorno, e nessuno si ammalò. Passò allora a un secondo esperimento, con del latte contenente 150 mila microbi di difterite. Nessun sintomo. Nel terzo esperimento, si spennellarono le tonsille, il palato, le narici ed il sotto-lingua. Nemmeno farlo apposta, nessun caso di malattia. Si pensò che la difterite fosse poco adatta. […] Si intraprese [allora] un’altra serie di prove con i più pericolosi microbi della meningite. Si invasero ancora le mucose nasali, le pareti delle narici, le tonsille, il sotto-lingua e la parte posteriore della gola, spennellando milioni di microbi. Non apparve alcun segno di malattia. Altro tentativo venne fatto con la tubercolosi, attendendo lunghi mesi, ma anche lì andò a buca. Si utilizzarono pure combinazioni diversificate di microbi (tifo con polmonite, meningite con tifo, polmonite con difterite). Niente ancora»[3].

La Teoria batterica, contestata e contrastata con dimostrazioni sul campo, resta una credenza assurda (per quanto diffusa): un pregiudizio, una superstizione ottocentesca. Essa infatti è palesemente figlia dei tempi in cui è stata concepita, ossia frutto di una visione militarista, coloniale, antropocentrica e positivista della vita, perfettamente sintonizzata con quello che io chiamo il “pregiudizio hobbesiano”, e cioè con l’idea che la vita stessa sia una guerra continua di tutti contro tutti finalizzata alla sottomissione e alla morte, e che solo un intervento della Cultura (dello Stato con le sue Leggi, della Scienza con le sue esplorazioni, della Tecnica coi suoi ritrovati, della Medicina con le sue terapie, della Religione coi suoi miracoli, eccetera) possa sistemare le imperfezioni della Natura. La Natura forse non sarà perfetta, ma lo è sicuramente ancor meno la Cultura, se non altro perché la Cultura è sempre opinabile. E il delirio di onnipotenza che muove la Cultura (in generale) e l’ideologia della Scienza (in particolare), e cioè l’idea megalomane che la Scienza sappia fare meglio della Natura, ci dice a sufficienza quanto arrogante, prepotente, supponente possa essere la dittatura della Scienza (Scientocrazia).

Le malattie, tanto più quelle infettive, non si prendono perché qualcuno ce le attacca, ma nascono dentro di noi: dal nostro malsano stile di vita e alimentare, oltre che dall’inquinamento di aria, acqua e Terra che assumiamo con la respirazione e il nutrimento. Siamo noi i principali responsabili delle malattie che abbiamo; noi e lo stile di vita innaturale che conduciamo da animali domestici all’ingrasso, intossicati e inquinati. I CONTAGI NON C’ENTRANO NULLA!!!

E la cosa più curiosa è che oggi sono proprio le condizioni d’intollerabile restrizione sanitaria in cui siamo tutti detenuti a dimostrare, una volta di più, L’INESISTENZA DI ALCUN CONTAGIO IN ATTO.

Si dice che il coronavirus si moltiplicherebbe grazie al contatto tra le persone. Ebbene, nonostante il fatto che da ben 17 giorni sia stata disposta e attuata la sospensione quasi totale di ogni contatto umano tra le persone, non solo non è calato il numero dei positivi al tampone COVID-19, ma c’è un picco in crescita di essi che la stessa Protezione Civile ha definito “inaspettato”. Perché? Perché le malattie non si trasmettono con il contatto umano, e l’ideologia del contagio serve solo a renderci tutti terrorizzati. Naturalmente, un individuo terrorizzato è molto meglio governabile.

Guardando i dati forniti giorno dopo giorno dall’ISITITUO SUPERIORE DI SANITÀ, la cosa è evidentissima. Il grafico qui sotto riportato, che riproduce la curva d’incidenza del COVID-19 in Italia nei giorni che vanno dal 30 gennaio 2020  (data in cui l’OMS ha dichiarato lo stato di epidemia globale) fino ad oggi (26 marzo 2020), dimostra che, alla data del 9 marzo, e cioè quella d’entrata in vigore dei provvedimenti di divieto di circolazione e contatto umano in Italia (data evidenziata nel grafico dalla linea verticale rossa), non solo il numero dei positivi al COVID-19 non è diminuito né è rimasto stabile, ma è cresciuto con un picco del 300% e poi del 500% e poi del 700% e poi del 1.100% che ridicolizza ogni Teoria batterica e ogni ideologia del contagio. L’esame del grafico stesso ci dice chiaramente che le misure restrittive di contenimento attuate dal governo italiano non hanno inciso minimamente sull’andamento della malattia.

Di fronte a questi dati incontrovertibili, il governo si affanna nella sua propaganda contagionista, sostenendo che si tratterebbe di trasmissioni precedenti il 9 marzo e manifestatesi solo adesso; ma a parte il fatto che l’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ ha sempre ufficialmente dichiarato che “il periodo d’incubazione [del nuovo coronavirus] vari in media tra 2 e 14 giorni”[4] (e oggi siamo al 17° giorno successivo al 9 marzo), la logica resta logica: se ci trovassimo di fronte a una perdita d’acqua dovuta a un rubinetto aperto e, dopo averlo chiuso quasi del tutto, l’acqua non solo non calasse (o non rimanesse costante per un po’ a svuotamento del tubo, per poi calare), ma cominciasse a uscire a fiotti ancor più intensi e veementi, in quantità tripla, e poi quintupla, e poi settupla eccetera di quella originaria, ognuno di noi sarebbe perfettamente in grado di comprendere che, evidentemente, NON È STATO CHIUSO IL RUBINETTO GIUSTO.

Il rubinetto del contagio non è il rubinetto giusto, e la causa della diffusione del coronavirus non è nel contatto tra le persone!

Ma c’è anche un’altra riflessione che conferma quanto sopra: la si trae, una volta ancora, dall’esame dei dati forniti dall’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ sui positivi al COVID-19 e sui relativi deceduti. Come mai il maggior numero di positivi (circa 60.000 su 80.000) si registra nelle terre della Pianura Padana? È forse che il coronavirus ha elaborato una particolare antipatia per gli abitanti di quelle zone? Oppure quelle sono le zone a più alta industrializzazione e coi massimi livelli di inquinamento ambientale registrati ogni anno?

La Pianura Padana per morfologia e per accanimento industriale è la zona dall’aria più inquinata d’Italia e, secondo le immagini elaborate dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), anche quella dall’aria più inquinata d’Europa[5]. È forse strano che in questo luogo, devastato da un punto di vista ambientale, disboscato completamente, cementificato e lastricato dappertutto, percorso da fiumi trasformati negli anni in discariche di fabbriche e rifiuti urbani (tanto che da tempo non sono più balneabili), e ammorbato completamente da ciminiere, inceneritori, nano-polveri, tubi di scarico, centrali elettriche e scie chimiche, si registrino complicanze alle vie respiratorie dei relativi abitanti? È strano che le provincie col più alto numero di positivi (Bergamo e Brescia) si trovino attorno all’inceneritore di Brescia, che è uno degli inceneritori più grandi e inquinanti d’Europa (circa 750.000 tonnellate di rifiuti l’anno: il triplo di quello di Vienna)[6]? C’è forse bisogno di ricordare quali siano gli effetti delle nano-polveri che entrano nel nostro organismo dalle vie respiratorie superando ogni barriera naturale di protezione? E c’è anche bisogno di ricordare che la maggior parte degli inceneritori d’Italia si trova al Nord (quasi il 70%)[7], e segnatamente nella Pianura Padana?

Se si osservano i dati dei positivi al COVID-19 delle regioni esterne alla Pianura Padana, i 59.174 casi registrati in quelle terre diventano i 3.226 della Toscana, i 2.567 della Liguria o i 494 della Sardegna. Allo stesso modo, le persone risultate positive al COVID-19 in tutto lo Stato della Slovenia (a est del Friuli Venezia Giulia) sono 141, e non si registra alcun decesso (dati al 15 marzo scorso). Forse il coronavirus ce l’ha con gli italiani del nord e, una volta raggiunto il confine con gli stati balcanici, si rifiuta di oltrepassare il valico?

E come mai i dati sull’età media delle persone decedute col coronavirus ci dicono che si tratta per la maggior parte di ottantenni e che persino la media dei positivi è di 63 anni[8]? Forse il coronavirus si ferma anche davanti alla carta d’identità delle persone, e se la prende con i pensionati?

Altro quesito: come mai vengono conteggiati tra i deceduti risultati positivi al COVID-19 anche coloro che sono affetti da gravissime e croniche patologie pregresse e da condizioni di salute disperate? Tutti sappiamo che c’è una bella differenza tra il morire di coronavirus (e cioè senza co-morbilità alcuna) e il morire con il coronavirus (ossia con la compresenza di gravi e pregresse malattie). Il dott. Stefano Montanari, nanopatologo, intervistato il 19 marzo scorso dal canale video-blog Byoblu, con la sua proverbiale ironia, ha spiegato la differenDeza rivolgendo una battuta alla giornalista che lo stava intervistando: “Se lei va sotto il treno, quel trauma è causa di morte. Se lei va sotto al treno e aveva il raffreddore, il raffreddore non è causa di morte”[9].

Ebbene, secondo l’ultimo report dell’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ aggiornato al 20 marzo 2020, “l’età media dei pazienti deceduti e positivi al COVID-19 è 78,5 anni”[10], quasi tutti con gravi e pre-esistenti affezioni croniche (Cardiopatia ischemica, Fibrillazione atriale, Ictus, Ipertensione arteriosa, Diabete mellito, Demenza, Broncopneumopatia cronica ostruttiva, Cancro attivo negli ultimi 5 anni, Epatopatia cronica, Insufficienza renale cronica)[11]. Di tutte le persone dichiarate morte per coronavirus (3200 refertate su 8.165), quelle ad oggi ufficialmente accertate senza co-morbilità sono SOLAMENTE 6[12]! Dov’è questo contagio globale inarrestabile?

Il Professor Roberto Bernabei, Ordinario di Geriatria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, invitato dal Capo Dipartimento della Protezione Civile dott. Angelo Borrelli alla conferenza stampa di aggiornamento sulla situazione sanitaria in Italia dello scorso 20 marzo, ha dichiarato: “Il fattore di rischio vero è quello di averci non solo un’età geriatrica, ma anche averci delle patologie concomitanti. […] E, in particolare, patologie come l’ipertensione, la cardiopatia ischemica, la fibrillazione atriale, il diabete. […] Il dato generale è che abbiamo meno del 10 % di mortalità sotto i 60 [anni]. Tutto il resto è dai 60 in su[13].

Se fosse vera l’ipotesi di un contagio virale della popolazione mondiale, la stessa popolazione sarebbe decimata ovunque, in qualsiasi età e in maniera indiscriminata, non con attenzioni tutte particolari al numero degli anni, al luogo di residenza e alla presenza di patologie croniche pregresse. In Cina, dove si dice che questo Micro Mostro sia nato, il cielo è talmente inquinato che risulta coperto tutti i giorni da una fittissima coltre grigia che non lascia passare un solo raggio di sole. Un mio personale conoscente, che ebbe modo di recarsi a Shangai qualche anno fa per motivi di lavoro, mi raccontò di come, una mattina di sole, uscendo dall’albergo, si accorse che quasi tutti gli abitanti della città si fermavano a fotografare il cielo. Chiedendo lumi al suo interprete del luogo, ne ottenne questo chiarimento: “Stanno tutti fotografando il cielo perché oggi è azzurro, e qui da noi questo è un evento così raro che in tanti lo stanno immortalando con il cellulare”.

Non è il coronavirus che ci sta decimano, ma la civiltà: coi suoi ritmi intollerabili, i suoi ordini da rispettare, le sue incombenze stressanti da evadere, le sue preoccupazioni costanti, le sue contaminazioni ambientali accettate da tutti e date per assodate (in nome del Progresso, dello Sviluppo, dell’Innovazione tecnologica); coi suoi traffici intollerabili (dai rifiuti urbani alle scorie radioattive, dalle sostanze stupefacenti alle armi, dalle donne-schiave da destinare alla prostituzione agli organi umani), i suoi fiumi morti, i suoi mari sempre più acidificati, le sue foreste abbattute, le sue montagne traforate e spelacchiate, la sua aria irrespirabile, la sua cultura alimentare malsana e ulteriormente aggravata dalla produzione di cibi carichi di glutine, cotti e stracotti, conservati, denaturati, pastorizzati, riempiti di additivi chimici e altri veleni.

Non c’è alcun contagio in atto da coronavirus! Non è il contatto tra le persone che provoca l’influenza in corso. Le misure adottate di contenimento (e che non contengono nulla) sono il rubinetto sbagliato che non incide in alcun modo sulla perdita d’acqua in corso.

Assistere allora al protrarsi di queste misure liberticide e all’insistito inasprirsi delle stesse (in Emilia-Romagna un’ordinanza del 18 marzo 2020 ha vietato anche le passeggiate a piedi e le uscite in bicicletta), vuol dire assistere all’accanirsi nello stringere con le pinze il rubinetto sbagliato, e questo dimostra solo due cose:

1) lo stato di evidente confusione in cui versa la scienza medica che, di fronte alla palese inutilità profilattica delle misure restrittive adottate, non sa più che pesci pigliare, e allora s’incaponisce sulle misure stesse credendo di poter rimediare alla loro totale inefficacia con l’autorità e la loro progressiva esacerbazione (come ha ammesso il 22 marzo scorso il dottor Antonio Santo, oncologo dell’Azienda Ospedaliera di Verona, invocando mascherine per tutti: “Finora le misure messe in atto dal Governo centrale-regionale non hanno dato i risultati sperati”[14]);

2) che le intenzioni di chi ha promosso e adottato le misure da “stato d’assedio” in atto, e che non molla nemmeno di fronte alla loro dimostrata incapacità di incidere anche solo minimamente sulla situazione sanitaria in essere, non erano rivolte a finalità di salute pubblica, ma ad altri scopi: e, in particolare, a scopi politici, ovverosia – lo ripeto ancora una volta – scopi di adattamento delle masse di tutto il globo al-l’accettazione della sospensione delle loro libertà (obiettivo, quest’ultimo, perfettamente conseguito).

Non è certo un caso, infatti, che tanti governi siano stati ben lieti di salite sul carro delle restrizioni sanitarie già applicate in Italia, anche di fronte a situazioni ben meno rilevanti di quella italiana (che pure non è affatto rilevante, se solo si considera che nel 2017 morirono 13.400 persone di polmonite, mentre ad oggi, sono circa 8.000 le persone positive considerate morte con il coronavirus).

In Spagna, misure analoghe a quelle assunte dal governo italiano sono state imposte a partire dal 14 marzo 2020 pur registrando soltanto 1.328 persone genericamente decedute con il coronavirus (dati al 21 marzo): stato di emergenza proclamato dal governo spagnolo ed esercito nelle strade.

In Francia, identiche misure emergenziali sono entrate in vigore dal 17 marzo pur registrando soltanto 148 persone genericamente decedute con il coronavirus.

In Austria vige la sospensione della democrazia dal 16 marzo, e i decessi con il coronavirus erano addirittura 3.

In Albania, le limitazioni democratiche decretate sono ancora più pesanti di quelle italiane, posto che là è anche in vigore il divieto di utilizzo di auto sia pubbliche che private (per ora limitato alle città di Tirana e Durazzo); eppure, la situazione sanitaria al 15 marzo scorso (data dei provvedimenti) era la seguente: 33 persone risultate positive al tampone COVID-19 e 1 sola deceduta con il coronavirus (che peraltro era l’unico decesso registrato in tutta la zona dei Balcani Occidentali)![15]

Anche in Israele, condizioni da “stato d’assedio” ancora più restrittive di quelle italiane sono state adottate dal governo, con voli sospesi in tutto lo Stato, tampone per chi guida, segregazione domiciliare per tutti e, dal 17 marzo scorso, nuove misure d’emergenza per consentire alla polizia, senza la necessità di un ordine di un tribunale, di tracciare i cellulari delle persone e verificarne gli eventuali spostamenti. Nelle parole del giornalista Gabriele Carrer, il governo israeliano ha addirittura schierato in prima linea «anche lo Shin Bet, i servizi segreti interni, autorizzato a rintracciare tutti coloro che sono entrati in contatto con persone sospettate di essere state infettate prima che il virus venisse diagnosticato. Lo Shin Bet può utilizzare a questo scopo gli strumenti solitamente impiegati per contrastare il terrorismo […]. Intervistato da Agenzia NovaJacob Perry, direttore dello Shin Bet dal 1988 al 1994, poi ministro e deputato, aveva spiegato, prima del via libera dell’esecutivo alle nuove misure, che “il governo utilizza ogni mezzo di ispezione digitale per controllare, attraverso telefoni cellulari e computer, se le persone rispettano le misure di sicurezza e limitano i loro movimenti. È una penetrazione della privacy – ha ammesso Perry – e c’è anche chi definisce antidemocratico questo sistema, ma penso che, in questo momento, la cosa più importante sia fermare la diffusione del virus”»[16]. La diffusione del virus in Israele, al 17 marzo scorso, era la seguente: 300 sole persone positive al tampone COVID-19 e nessun decesso!

In Libano, il 21 marzo 2020 è stato dichiarato «il coprifuoco su scala nazionale nell’ambito dell’inasprimento delle misure precauzionali per tentare di contenere la diffusione del coronavirus. Il premier libanese Hassan Diab, che ha parlato in diretta tv in un discorso alla nazione […], ha precisato che l’esercito sarà dispiegato in tutte le città, pattuglierà le strade e erigerà posti di blocco. Sono [solamente] 206 i casi di Covid-19»[17] e nessun morto accertato.

Coprifuoco anche in Macedonia del Nord (dalle 21:00 alle 6:00): 85 persone positive e nessun decesso[18].

Coprifuoco pure in Bolivia (dalle 17:00 alle 5:00)[19]: 3 sole persone positive al coronavirus e nessun decesso[20].

Coprifuoco imposto persino dal governo di accordo nazionale di Tripoli (Gna), dalle 18:00 alle 6:00: nemmeno un caso di persona positiva al COVID-19[21]!!!

NON È IL DEMONIO CORONAVIRUS CHE I GOVERNI DI TUTTO IL MONDO STANNO DEBELLANDO IN QUESTI GIORNI, MA LA NOSTRA LIBERTÀ!!!

Il complesso degli scarti metabolici fatti passare sotto la dicitura “coronavirus” faranno semplicemente il loro corso, incuranti delle ignoranti e disumane misure anti-Natura adottate dal Potere Sanitario Mondiale mediante i suoi portaborse seduti negli scranni dei governi e dei parlamenti del mondo. Come ogni altra influenza stagionale, anche quella determinata dall’occlusione metabolica in corso continuerà la sua parabola di crescita del numero di positivi e di morti, fino a che non si stabilizzerà DA SOLA per poi regredire DA SOLA come ogni anno. E il fatto che essa prima o poi regredirà, e che il governo attribuirà sicuramente alle misure restrittive adottate quella regressione, nell’applauso generale di giornali, reporter, radio locali e pubblica opinione (compresi i tanti alternativi anti-sistema che hanno fede nelle Istituzioni del Sistema), non cambierà le carte in tavola.

L’influenza stagionale in atto regredirà da sola. Quel che invece non regredirà più, sarà la nostra disponibilità ad accettare la sospensione della libertà ogni qualvolta verranno suonate le campane dell’ideologia del contagio; e magari anche senza più bisogno di campane ad hoc o di provvedimenti draconiani come quelli attualmente in essere, che mostrano in maniera fin troppo pacchiana quanto totalitaria sia la Dittatura della Scienza. Dagli stati di emergenza non si torna più indietro!!!

Non c’è alcun contagio in atto da coronavirus, e di questo la popolazione mondiale può stare tranquilla. C’è invece un’aggressione senza precedenti alla libertà di tutti, e di questo occorre al contrario preoccuparsi enormemente e attivarsi per resistere!

La terribile svolta totalitaria in atto non ha riscontri nella storia politica del Pianeta: di questa svolta dobbiamo prendere coscienza e davanti ad essa non possiamo stare zitti. Ogni silenzio che aggiungeremo all’arbitrio che stiamo subendo in questi giorni, sarà pagato da noi stessi a caro prezzo in futuro, con sempre più restrizioni arbitrarie e chissà, trattamenti sanitari obbligatori per tutti, tanto più per chi deciderà di ribellarsi!

Non è una questione puramente intellettualistica quella che ci sta coinvolgendo in questi giorni, né tanto meno una questione di carattere sanitario: qui è in gioco la nostra libertà. O sapremo reagire a questa svolta totalitaria che ci reclude silenziosamente in casa, che ci fa andare in giro bardati stupidamente con inutili mascherine alla bocca e guanti in lattice, che ci vieta ogni naturale contatto umano e che c’insegna a vedere nel prossimo un potenziale appestato dal quale stare a rigorosa distanza di sicurezza, o la detenzione domiciliare che in questi giorni applaudiamo persino con ignobili flash-mob da clima d’azienda fantozziana, diventerà uno strumento sempre più comune di restrizione politica e poliziesca.

Spetta a noi decidere: la libertà, forse come mai prima d’ora nella storia successiva alla tragedia mondiale dei totalitarismi europei del Novecento, è oggi nelle nostre mani.

Enrico Manicardi

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[1] Cfr. G. FREDA, Max Von Pettenkofer e la teoria dei germi, in: http://www.medicinapiccoledosi.it/medicina-convenzionale/max-von-pettenkofer-la-teoria-dei-germi/

[2] Cfr. V. VACCARO, Scienza e fantascienza del virus – parte 4, in: https://anima.tv/valdovaccaro/2016/159-scienza-fantascienza-del-virus-parte-4/

[3] Ibidem.

[4] ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ, Coronavirus e nuovo coronavirus SARS-CoV-2 – FAQ, in: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/faq

[5] Cfr. G. FAVOLA, I luoghi più inquinati d’Italia: 14mila morti premature ogni anno per biossido di azoto. La Pianura Padana è anche l’area più contaminata d’Europa, in: «Ambientebio.it» del 18 ottobre 2019: https://www.ambientebio.it/ambiente/luoghi-piu-inquinati-14mia-morti-premature-biossido-azoto-pianura-padana-primo-posto/

[6] Cfr. WIKIPEDIA, voce “inceneritori d’Italia”. In: https://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritori_in_Italia

[7] Ibidem.

[8]ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ, Epidemia COVID-19: Aggiornamento nazionale 19 marzo 2020 – ore 16:00, in:

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino%20sorveglianza%20integrata%20COVID-19_19-marzo%202020.pdf

[9] Si veda: BYOBLU, del 19 marzo 2020: Così diventeremo immunodepressi per legge, intervista al dott. Stefano Montanari. In: https://www.byoblu.com/2020/03/19/immunodepressi-per-legge-stefano-montanari-byoblu24/

[10] ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ, Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia. Il presente report è basato sui dati aggiornati al 20 Marzo 2020, in: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Report-COVID-2019_20_marzo.pdf

[11] Ibidem.

[12] Ibidem.

[13] Si senta: RADIO RADICALE, Conferenza stampa Protezione Civile del 20 marzo 2020, ore 18:00. In: https://www.radioradicale.it/scheda/601317/emergenza-coronavirus-punto-stampa-del-capo-della-protezione-civile-angelo-borrelli

[14] Cfr. C. TAJOLI, «Mascherine a tutti: il Covid-19 si ferma così». Ecco come farle in casa, su «L’Arena» del 24 marzo 2020. In: https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/mascherine-a-tutti-il-covid-19-si-ferma-cos%C3%AC-ecco-come-farle-in-casa-1.8003835/amp

[15] Sull’Albania, si senta: Radio Radicale, trasmissione Passaggio a Sud Est del 15 marzo 2020, condotta da Roberto Spagnoli. In: http://www.radioradicale.it/scheda/601645/passaggio-a-sud-est-la-realta-politca-delleuropa-sud-orientale

[16] Cfr. G. CARRER, Coronavirus e intelligence, il modello Israele spiegato da Melman (Haaretz), in: https://formiche.net/2020/03/israele-melman-coronavirus-netanyahu/

[17] Cfr. IL FATTO QUOTIDIANO del 21 marzo 2020, in: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/21/coronavirus-275mila-contagi-nel-mondo-25mila-in-spagna-in-germania-sono-16mila-sindaco-new-york-tra-due-settimane-avremo-esaurito-le-attrezzature-mediche/5744254/

[18] Ibidem.

[19] Cfr. LA GENTE D’ITALIA del 18 marzo 2020, Coronavirus, la Bolivia si blinda: coprifuoco a partire dalle 17, in: http://www.genteditalia.org/2020/03/18/coronavirus-la-bolivia-si-blinda-coprifuoco-a-partire-dalle-17/

[20] Cfr. ANSA del 13 marzo 2020, in: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/03/13/coronavirus-da-sabato-stop-in-bolivia-voli-da-per-europa_d6091a3a-c44e-42a9-99b9-0e6e06a62dc1.html

[21] Cfr. IL FATTO QUOTIDIANO del 21 marzo 2020, cit.

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