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ENOCH

SACRE SCRITTURE E RIFERIMENTI UFO

Enoch è un personaggio biblico antidiluviano, sesto discendente diretto di Adamo ed Eva lungo la linea di Set (la cosiddetta “grande genealogia dei Setiti” nel capitolo 5 della Genesi). È citato nel Libro della Genesi (5, 21-23). Figlio di Iared, genera a sua volta Matusalemme, il nonno di Noè. Particolare la sua fine  : “Enoch visse in tutto 365 anni, e camminò con JHWH, poi non fu più veduto, perché JHWH lo prese”. Questo enigmatico versetto ha fatto nascere la tradizione secondo cui egli sarebbe stato rapito in Cielo come il profeta Elia. “Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni”, dice infatti di lui Siracide 44, 16). Così lo si ritrova anche nel Nuovo Testamento : “Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte ; e non lo si trovò più, perché JHWH lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a JHWH” (Ebrei 11, 5). Il fatto che Enoch sia stato “rapito in Cielo” nel 365º anno della sua vita ha fatto pensare ad alcuni che la sua figura rappresenti la trasformazione in personaggio biblico di un’antica divinità solare (l’anno solare è composto di 365 giorni). D’altronde lo stesso Elia non avrebbe conosciuto la morte poiché «salì nel turbine verso il cielo» con «un carro di fuoco e cavalli di fuoco» anch’essi interpretati come simboli di un Dio del Sole.

Enoch è anche un personaggio biblico dell’Antico Testamento, figlio primogenito di Caino ; viene citato nel passo della Genesi 4,17, del quale si dice : “Più tardi si mise a costruire una città che chiamò Enoch, dal nome di suo figlio”. È probabile che il nome Enoch significhi sacrificio, ed indichi proprio quei sacrifici rituali in cui una vergine o un bambino venivano uccisi sulle fondazioni della nuova città, in modo che il loro fantasma furioso le infestasse e si opponesse a qualunque nemico. Ma esiste anche un altro significato : Enoch, infatti, in ebraico significa “iniziato”.

Enoch è inoltre protagonista dell’antichissimo “LIBRO DI ENOCH” o “PENTATEUCO DI ENOCH” che è composto da 150 capitoli raggruppati in 5 sezioni. A grandi linee, il contenuto del testo ruota attorno alla caduta dei “Vigilanti”, cioè alcuni angeli che generarono i NEFILIM o “GIGANTI” (l’enigmatico racconto di Gen6,1-4). Il libro contiene anche una descrizione dei movimenti dei corpi celesti, in tipico stile apocalittico.

L’ABDUCTION DI ENOCH

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Sesto discendente di Adamo lungo la genealogia dei Setiti, figlio di Iared, Enoch genera a sua volta Matusalemme, il nonno di Noè.  Genesi 5,22-24 narra :

  • «e camminò [avanti e indietro] Enoch con gli Elohìm»
  • «dopo avere generato Metusclàch [Matusalemme] tre cento anni»
  • «e generò figli e figlie»
  • «e fu tutti giorni [tempo] di Enoch trecento sessanta cinque anni»
  • «e camminò [avanti e indietro] Enoch con gli Elohìm»
  • «e non egli [fu più] perché prese lui Elohìm»

Enoch dunque se ne sarebbe andato, senza morire, con gli Elohìm : la tradizione era evidentemente diffusa, conosciuta e accettata, perché è stata ripresa anche dal Siracide (44,16) e dal Nuovo Testamento nella Lettera agli Ebrei (11,5).

Anche per lui parrebbe improprio parlare di “rapimento”, perché per ben due volte il testo ci dice che Enoch camminava con gli Elohìm e il verbo si trova in una costruzione particolare, che indica l’intensità e la ripetitività dell’azione. Per questo motivo il significato può essere efficacemente rappresentato con il camminare “avanti e indietro”: l’autore ci dice insomma che si trattava di un accompagnarsi costante e ripetuto.

Peraltro, il libro della Genesi è molto laconico nel descrivere la vicenda, che invece è narrata con dovizia di particolari nei libri apocrifi del patriarca.

In questi ultimi si trovano le descrizioni dei viaggi che compie accompagnato dagli angeli definiti “Vigilanti” (un termine che richiama i Guardiani di Sumer e i Neteru dell’Egitto…).

Analizziamole brevemente :

  • Enoch sale in cielo in una casa meravigliosa dove incontra la Grande Gloria di Dio
  • viene portato in vari luoghi anche sotterranei ;
  • vola in una località deserta dominata dal fuoco ;
  • si sposta poi nelle diverse direzioni verso i confini della Terra ;
  • riceve dai “Vigilanti” una serie di conoscenze astronomiche relative all’ordine del cosmo, al sole, alla luna e alle sue fasi, all’anno lunare, ai venti . Conoscenze di cui gli Elohìm disponevano ampiamente, in grazia del loro essere viaggiatori dello spazio.

PARALLELISMI

Ume No Chiri, 1803 

Impressionante è la ripetitività dell’idea di un “intercorso” divino-umano che generi giganti in un numero notevole di civiltà differenti. Così troviamo che:

  • antiche leggende sumere parlano di dei che discendono dalle stelle e inseminano creature terrestri, dando vita ai primi uomini
  • i nativi di Melekula, nelle Nuove Ebridi ritengono che la prima razza umana discendesse da alcuni “figli del cielo”
  • gli Inca si consideravano “figli del sole”
  • i Teutoni credevano che i loro antenati fossero i cosiddetti “Wanen”, esseri volanti provenienti dal cielo
  • i Coreani pensavano che un re celeste “Hwanin” avesse mandato suo figlio “Hwanung” sulla terra per sposare una mortale e dar vita a “Tangun Wanggom”, che per primo riunì le tribù disperse in un solo regno
  • l’antica tradizione Tango-Fudoki in Giappone riporta la storia del “Figlio dell’Isola”, nato da un uomo terrestre e dalla sua sposa celeste
  • il “Mahabharata” e altri antichi scritti sanscriti in India parlano di dei che generano figli da donne terrestri e di questi figli che ereditano dai padre qualità soprannaturali
  • elementi mitologici similari si riscontrano anche nella “Epopea di Gilgamesh”, in cui leggiamo di “guardiani” divini che si accoppiano sulla Terra e generano giganti
  • infine, un antico mito persiano narra che, prima dell’arrivo di Zarathustra, alcuni demoni avevano corrotto il genere umano, alleandosi con le donne.

LA MAGIA ENOCHIANA

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La magia Enochiana é una pratica di tipo evocativa cerimoniale, che si basa su un alfabeto dettato da enti o meglio chiamati ELEMENTALI. Essa é assai pericolosa in quanto necessita una preparazione ed una conoscenza rituale molto specifica.
sotto vi riporto qualche notizia per cultura, anche perché’ la sua origine e decisamente particolare.

ORIGINI

Storicamente l’alfabeto Enochiano apparve per la prima volta nel 16° secolo ad opera del Dr. John Dee (1527-1608) e del suo assistente Sir Edward Kelly (1555-1597). Le lettere furono rivelate a Kelly durante una visione il 6 Maggio 1583, così come è riportato nel manoscritto denominato Liber Logaeth. Le lettere apparvero in uno sfolgorante colore giallo e furono accuratamente ricopiate.

L’ALFABETO E LA LINGUA

L’alfabeto Enochiano è scritto da destra a sinistra ed è composto da 21 lettere, così come l’alfabeto italiano, piuttosto che da 24 come quello latino o da 22 come l’ebraico.

Questo permette di dividere le lettere in 3 gruppi di 7, ed in realtà sappiamo che le lettere enochiane furono rivelate a Kelly in 3 gruppi di 7. Questi 3 gruppi, collegabili con le 3 Lettere Madri ebraiche o con il concetto di trinità, rappresentano le 3 famiglie denominate di “Pn”, di “Tal” e di “Pal”. Seguono poi le 7 Luci che governano i 12 Nomi di Dio che, a loro volta, governano i 99 Spiriti Geografici derivati dalla Grande Tavola delle Torri di Guardia.

I caratteri dell’Alfabeto Enochiano sono usati nella pratica del Sistema Enochiano, sia attraverso l’uso delle Tavolette denominate Torri di Guardia che, come linguaggio, nelle cosidette chiamate Enochiane.

La Lingua Enochiana è stata oggetto di numerosi studi ed ha dimostrato di essere un vero linguaggio, tuttavia non risulta sia mai stata parlata o che tali caratteri siano mai stati usati dagli uomini, al di fuori dei nostri usi. Sebbene sembri non sia mai stata usata come lingua viva, la nostra Tradizione afferma che è una lingua segreta. Tracce di questa lingua sono state trovate ovunque. Un esempio è dato dal nome del Sommo Sacerdote di Giove, che era chiamato “Dialis”, un termine dalla provenienza e dal significato ignoto. Tuttavia sulla Tavoletta della Terra uno dei Tre Nomi Santi e Segreti di Dio è proprio “Dial”. Anche la parola sancrita UM o OM è la radice per “intelligenza”, nella Seconda Chiamata Enochiana abbiamo infatti le parole “omax” ed “oma” intese come “comprensione”.

Resta da dire che il metodo con cui questo linguaggio fu trasmesso a John Dee ed Edward Kelly rende impossibile pensare ad una qualsiasi frode. Durante la dettatura non venivano mai nominate le lettere ma piuttosto solo le griglie entro le quali le lettere erano contenute, es. colonna 3 – riga 42, e Dee provvedeva a trascrivere. Spesso il messaggio era scritto a ritroso, per evitare i pericoli di una incauta lettura. Il senso ed il significato, nonché la traduzione, venne fornita in seguito dalla stessa “fonte di dettatura” e non da John Dee o da Edward Kelly.

ATTRIBUZIONI

Il Sistema Enochiano, nelle attribuzioni, resta diverso da quello presente nella comune e diffusa filosofia occulta.

CAUTELE

E’ comunque opportuno aggiungere qualche avvertimento. Quando si opera a qualsiasi livello con la Lingua Enochiana è necessaria una certa prudenza. E’ un Sistema potente e non va usato incautamente. Spesso viene trascritto o letto al contrario, per evitare commistioni tra le Operazioni reali e le fasi preparative delle Operazioni. Il valore del Sistema è indiscutibile ed è immediato rendersene conto.

LA PRONUNCIA

Esistono due modi di pronunciare le lettere Enochiane, la pronuncia lettera per lettera e la pronuncia discorsiva. Producono effetti diversi ed hanno quindi usi diversi.
La pronuncia lettera per lettera prevede che tutte le consonanti siano pronunciate avendo come seguito la vocale che segue la nomenclatura della lettera ebraica corrispondente. Incidentalmente è lo stesso metodo di pronuncia utilizzato da Abulafia per l’Alfabeto Ebraico. La “Z” è sempre “Zod”, la “M” è sia “Em” che “Me” ( Mem) , la “N” è sia “Nu” (Nun) che “En”, la “T” è sia “To” che “Ta” ( Tav).

FONTI

http://it.wikipedia.org
http://www.maurobiglino.it/
http://www.edicolaweb.net/
http://mutamenti.forumfree.it/

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ELOHIM, NEPHILIM E MALAKHIM

ELOHIM ( אֱלהִים )

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ELOHIM è un plurale della parola ELOAH, spesso tradotta con “divinità”.

Quando usato con verbi e aggettivi al singolare ELOHIM è usualmente singolare, “dio” o specialmente il Dio. Quando usato con verbi e aggettivi al plurale ELOHIM è usualmente plurale, “dei” o “potenze”. Generalmente si pensa che ELOHIM sia una forma derivata da ELOAH, a sua volta una forma espansa del sostantivo semitico nordoccidentale il. Viene di solito tradotto con “Dio” nella Bibbia ebraica, riferendosi con verbi al singolare al Dio unico di Israele, ma anche in alcuni esempi ad altre divinità pagane individuali (nel panteon Canaanita). Con verbi al plurale la parola è anche usata come vero plurale nel significato di “dèi”. I nomi correlati ELOAH e EL sono usati sia come nomi propri che come generici, nel qual caso sono intercambiabili con ELOHIM.

Lo studioso americano Mark S. Smith afferma che la nozione di divinità subì cambiamenti radicali lungo tutto il periodo della prima identità israelita. Smith dice che l’ambiguità del termine ELOHIM è il risultato di tali cambiamenti, espressi da Smith in termini di “traducibilità verticale”, cioè la re-interpretazione degli dèi del primo periodo storicamente registrato come il primo “dio nazionale” della monolatria, come emerso nel VII e VI secolo p.e.v. nel Regno di Giuda e durante la cattività babilonese, e in seguito in termini di monoteismo con l’apparire dell’Ebraismo rabbinico nel II secolo. Una versione differente è stata data dallo storico Morton Smith. Nonostante la fine in -IM comune a molti nomi plurali maschili ebraici, la parola quando riferita al Nome di Dio è grammaticalmente singolare e regge il verbo al singolare nella Bibbia ebraica (Tanakh).

La parola è identica alla normale plurale di el col significato di dèi o magistrati ed è affine alla forma L-H-M trovata nell’ugaritico, dove viene utilizzata per il panteon delle divinità canaanite, i figli di El, e convenzionalmente vocalizzata come “ELOHIM”. L’uso del termine ELOHIM nel tardo testo ebraico implica una visione che sia almeno monolatrista al momento della scrittura e tale uso (al singolare), come titolo proprio della divinità suprema, non è generalmente considerato sinonimo del termine ELOHIM, “dèi” (plurale, sostantivo semplice). La grammatica ebraica consente questa forma nominalmente plurale a significare “Egli è la potenza (singolare) sopra le potenze (plurale)”, o grossomodo “Dio degli dei”. Il rinomato studioso rabbinico Maimonide scrisse che i vari altri usi sono comunemente intesi come omonimi. La forma plurale terminante in -IM può essere intesa anche come astrazione, vedi la parola ebraica chayyim (“vita”) o betulim (“verginità”). Se inteso in questo modo, ELOHIM significa “divinità” o “deità”.

BENEI ELOHIM ( בני האלהים )

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La parola ebraica corrispondente a figlio è BEN; il plurale è BENIM (con la forma di status constructus “BENEI”). Il termine ebraico BENEI ELOHIM (“figli di Dio” o “figli degli dèi”) in Genesi 6:2 si confronta con l’uso di “figli degli dèi” (ugaritico b’n il) figli di El nella mitologia ugaritica. Lo storico olandese Karel van der Toorn asserisce che gli dèi possono essere citati collettivamente come BENE ELIMBENE ELYON, o BENE ELOHIM.

Nella tradizione ebraica, il versetto della Torah che fu il grido di battaglia dei Maccabei (in ebraico מקבים‎ Machabiמקבים), “Mi chamocha ba’elim YHWH” (“Chi è come te fra gli dèi, Hashem!), è un acronimo di “Machabi” e anche un acronimo di “Matityahu Kohen ben Yochanan“. Il versetto correlato della Torah, La canzone del Mare di Mosè e dei Figli di Israele, fa riferimento a ELIM, ma più con una nozione mondana di forze naturali, di potenza, di guerra e poteri sovrani.

NEPHILIM ( הנּפלים )

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L’appellativo NEPHILIM (in ebraico הנּפלים), presente nell’Antico testamento (Torah), in diversi libri non canonici del Giudaismo e in antichi scritti cristiani, si riferisce ad un popolo creato dall’incrocio tra i “figli di Dio” (benei elohim, בני האלהים) e le “figlie degli uomini” (Vedi Genesi 6:1-8), o giganti che abitavano la terra di Canaan (Numeri 13:33). Un termine simile ma con un suono diverso viene utilizzato nel Libro di Ezechiele 32:27 e si riferisce ai guerrieri filistei morti.

Nella Bibbia la parola NEPHILIM viene spesso tradotta come “giganti” o “titani”, mentre in altre traduzioni si preferisce mantenere il termine NEPHILIM.

Alcune versioni parlano di eroi famosi, guerrieri caduti o ancora angeli caduti e un’ennesima traduzione potrebbe essere quelli che sono precipitati giacché il nome deriva dalla radice semitica NAFAL, che significa cadere.

«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse  “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”.

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli : sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi »

(Genesi 6:1-8, versione CEI 2008)

Alcuni esegeti, trovando sgradevole o blasfema l’idea della copulazione tra angeli e umani, hanno suggerito interpretazioni più figurative del concetto di NEPHILIM, proponendo l’idea che fossero una progenie di posseduti dai demoni. Alla luce delle speculazioni moderne sulle storie dei rapimenti, alcuni hanno inoltre ipotizzato che si trattasse di una descrizione arcaica di una forma di inseminazione artificiale e di manipolazione genetica da parte di alieni.

I Nephilim e la para-storia

Vi sono stati alcuni tentativi di riconciliare la mitologia con la scienza teorizzando che alla radice della mitologia vi siano elementi di verità nella forma di “leggenda” molto distorta. In questo contesto, i NEPHILIM sono stati associati con la popolazione di Atlantide, che alcuni sostengono essere in contatto o addirittura discendenti dagli extraterrestri.

La teoria degli antichi astronauti

Zecharia Sitchin ed Erich Von Daniken hanno scritto libri sostenendo che i NEPHILIM siano i nostri antenati e che noi siamo stati creati (con l’ingegneria genetica) da una razza aliena (per i sumeri gli ANUNNAKI, per l’ufologia contemporanea i nordici o gli abitanti di Nibiru). Nei voluminosi libri di Sitchin si impiega l’etimologia della lingua semitica e traduzione delle tavolette in scritta cuneiforme dei Sumeri per identificare gli antichi dei mesopotamici con gli angeli caduti (i “figli di Elohim” della Genesi). Osservando che tutti gli angeli vennero creati prima della Terra, lui constata che non possono essere della Terra… e dunque, potrebbero tutti essere considerati semanticamente come dei puri “extraterrestri”.

Nei suoi libri David Icke presenta una teoria simile, nella quale esseri interdimensionali rettiliani servendosi dell’ingegneria genetica danno luogo ad una progenie con tratti fisici di alta statura, pelle chiara, e suscettibilità a qualsiasi forma di suggestione ipnotica (che a suo parere, avviene quando i “demoni” posseggono la loro progenie e pretendono fedeltà), ed afferma che questa linea di sangue è rimasta in controllo del mondo dai giorni dei Sumeri fino ad oggi.

MAL’AKH ( אביר )

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Nella letteratura ebraica

Il termine “angelo” è usato anche per l’ebraico biblico מלאך, mal’akh, sempre con il significato di “inviato”, “messaggero”; anche per אביר, avir (lett. “potente” o anche “uomo forte, valoroso” nel Salmo 78,25) ; per א*להים, ‘ělōhîm (sost. masch. pl.; lett. “le Divinità” nel Salmo 8,5) ; e per שִׁנְאָן shin’an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

Giudaismo del Secondo Tempio

Nelle versioni ebraiche dei testi biblici מלאך, MAL’AKH indica quindi un “messaggero” dove il termine L’AKH indica generalmente l'”inviare” qualcuno per una ambasciata, per osservare o anche spiare qualcuno o qualcosa.

MAL’AKH [di] JHWH è quindi l’inviato di Dio che trasmette le sue volontà tra gli uomini. MAL’AKH viene reso nella versione greca della Bibbia con il termine greco ánghelos.

Così, nel Libro della Genesi, testo databile a non prima della seconda metà del VI a.C., due MAL’AKHIM [di] JHWH si presentano a Lot (לוֹט) per salvarlo dalla distruzione di Sòdoma che stanno per compiere per ordine di Dio, e a cui Lot rende omaggio (prostrandosi “faccia a terra”: אַפַּיִם אָרְצָה, appayim aretzah)

« I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra »

(Genesi XIX,1. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Nel Libro dei Giudici, testo del V secolo a.C., un angelo appare alla moglie sterile di Manoach per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai Filistei :

« L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse “Tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno ; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei”. La donna andò a dire al marito “Un uomo di Dio è venuto da me ; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto : tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte»

(Giudici XIII,3-7. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Gli angeli nei testi “apocalittici” 

In un testo “apocalittico”, risalente al V secolo a.C. indicato come il Libro dei Vigilanti (inserito nel primo Libro di Enoch), proibito nell’Halakhah ebraica, alcuni angeli prendono forma umana per accompagnarsi alle donne, cadendo quindi dal loro stato celestiale :

« Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro “Venite, scegliamoci delle donne fra gli uomini e generiamoci dei figli”. E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: “Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato”. E tutti gli risposero e gli dissero “Giuriamo tutti noi, e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere” »

(Enoch, VI. in Apocrifi dell’Antico Testamento vol.1 pag.472)

Esegesi rabbinica

Particolare di un manoscritto risalente al XIV secolo e riguardante la Haggadah di Pesach : Mosè sul Monte Sinai con le Tavole della Legge, nel cielo degli angeli musicanti (conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi).

Il nome biblico per angelo, MAL’AKH (in ebraico מלאך), acquista il significato di angelo solo in connessione col nome di Dio, ad esempio “angelo del Signore”, o “angelo di Dio” (מַלְאָך יְ*ה*וָ*ה, KE MAL’ACH YAHWEH Zac 12,8). In altre espressioni sono “figli di Dio”, (אֱ*להִים בֵּן BENEI HA ‘ELOHIM) Gen 6,4; Giobbe1,6; Sal89,6) e “Suoi santi” (קדשים עמך kedoshim immach) (Zac 14,5).

Con riferimento ad alcuni angeli, il termine che traduce la parola ebraica E-LOHIM è anche dèi, termine che esprime il ruolo di essi come “principi celesti”. Secondo le interpretazioni dell’Ebraismo, il plurale E-LOHIM (usato talora per indicare senz’altro l’unico vero Dio) viene impiegato talvolta per riferirsi ai Giudici. Gli angeli chiamati BNĒI E-LOHIM o BNĒI E-LIM, un ordine angelico ulteriore, eseguono quanto impartito dagli angeli principi superni. Molte notizie sugli angeli si trovano nell’insegnamento dei rabbini secondo la tradizione ebraica.

Creazione degli angeli

Dio creò gli angeli con un fuoco divoratore tramite la parola. Vi è una discussione Halakhica che presenta due opinioni sul giorno della creazione degli angeli, se essa sia avvenuta nel secondo (Rabbi Yochanan) o nel quinto (Rabbi Chaninah) giorno della Creazione : i maestri ebrei confermano come vera la prima opinione anche se esistono sostenitori dell’Halakhah sulla seconda in base al criterio della creazione delle “acque”.

Ci si chiede infatti se sia possibile che gli angeli siano stati creati prima della creazione del Creato o il primo giorno spiegando poi che così non fu anche per evitare che si dicesse che fossero stati loro ad effettuarla. Inoltre i commenti affermano che le espressioni di Dio in prima persona plurale “Creiamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” e “ora l’uomo è diventato come uno di noi” (Genesi, Bereshit) si riferiscono alla parola della volontà divina rivolta agli angeli.

Nel periodo talmudico si sviluppa l’esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli “angeli” creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella “corrente di fuoco” (נהר די נור, nehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele, gli restano accanto per servirlo nell’eternità.

Così Ben Azzai cita l’esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D’altronde le fonti dei Tannaim, come la Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.

Secondo i successivi insegnamenti dello Zohar le due tipologie di angeli, gli angeli eterni creati nei primi sei giorni della Creazione e quelli non duraturi che possono essere creati e cancellati in un solo giorno, possono essere paragonate ai due tipi di pioggia: il primo caso può essere paragonato alla pioggia piena ed ancora ai fili d’erba maturi, il secondo riguarda metaforicamente la pioggia leggera che concerne i fili d’erba appena creati.

Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la lingua ebraica, hanno la capacità di volare, sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futuro.

Gli angeli sono generalmente descritti di forma umana o come composti di “acqua e fuoco”; per questa peculiarità si dice che gli angeli rappresentano e sono radicati nella pace, proprio come vi è pace in essi nell’equilibrio tra gli elementi opposti acqua e fuoco.

FONTE

WIKIPEDIA, L’Enciclopedia Libera

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