Alchimia, Gnosticismo, Sessualità, Spiritualità

I FATTORI ALCHEMICI PER LA RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA

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Tutto ciò che si riferisce al sesso e alla sessualità costituisce da sempre una “pietra d’inciampo” al lavoro interno. L’energia del Centro Sessuale è infatti così potente e sottile che, nelle mani dell’Ego, è in grado di condizionare negativamente tutta la vita dell’uomo e di vanificare ogni sforzo di perfezione.

Per contro, non può sfuggire il fatto che tale energia, proprio per la sua straordinaria qualità, detenga delle capacità, diremmo dei “poteri”, del tutto straordinari. Non ci riferiamo solamente alla capacità di generare corpi fisici, fatto straordinario già di per sé, ma anche alla capacità di influenzare determinare ogni altra opera creativa dell’uomo, sia essa materiale, artistica o intellettuale.

Freud, usando un termine che ritroveremo più avanti, introduce per primo nell’ambiente scientifico il   concetto di energia sessuale “sublimata” come fondamento di tutta la creatività dell’uomo.

Le scuole iniziatiche e le religioni antiche, pertanto, hanno sempre osservato nei confronti dei temi relativi al sesso la più estrema considerazione e la più estrema cautela: se è vero che nel centro generatore di ogni attività umana deve trovarsi anche la chiave del processo di salvezza, è anche vero che si tratta di una chiave capace di aprire anche altre porte, non tutte così desiderabili. Il problema è quello di togliere la chiave dalle mani dell’Ego. Cosa non facile, che richiede una preparazione specifica ed uno sforzo individuale improponibile su vasta scala.

Si comprende quindi come i temi relativi alla sessualità siano stati progressivamente ritirati dal livello esterno dell’insegnamento delle scuole filosofiche, e riservati ai livelli più interni. In essi il ricercatore, fortemente motivato nella ricerca del suo perfezionamento interiore, accede infatti non solo alle informazioni teorico/pratiche relative al sesso, ma anche alle tecniche concrete per la dissoluzione dell’Io, riducendo al minimo il rischio di cadere nell’infrasessualità.

L’atteggiamento sessuofobico delle principali religioni tradizionali (cristianesimo, ebraismo, islamismo), oltre che con motivazioni culturali, socio/ambientali, dottrinali eccetera, può spiegarsi proprio con quanto appena detto. Le religioni tradizionali, preoccupate di diffondere l’insegnamento alla massa piuttosto che di portare alla perfezione il singolo, e quindi necessariamente poco esigenti nei riguardi del Primo Fattore, di fronte all’impossibilità di proporre un uso “salvifico” della sessualità, preferiscono ignorarla, accontentandosi così di proporre quasi una “salvezza minore”, celibataria. Il sesso, lasciato quindi praticamente nelle mani dell’Ego, diventa allora solo un ostacolo da combattere e da negare, in ogni caso da controllare con rigide norme morali.

Giunti a questo punto del lavoro, cercheremo di affacciarci su quanto le scuole iniziatiche tramandano nei loro circoli più interni a proposito del Secondo Fattore e della sessualità in genere, e lo faremo con l’aiuto di una scienza ermetica che, grazie all’incomprensibilità del suo linguaggio, ha saputo conservare intatti quei temi, sfuggendo alle più accanite persecuzioni: L’ALCHIMIA.

Addentrarci in quel fenomeno culturale (scientifico, storico, filosofico, sociale) che passa sotto il termine di “ALCHIMIA” non è lo scopo del presente compendio. Ci basta qui ricordare che per Alchimia non bisogna intendere, come si fa nell’accezione comune, una sorta di “protochimica” o di chimica grezza e rudimentale; essa è, al contrario, una vera scienza, che è attiva tuttora e che si prefigge un obiettivo ben preciso: trasformare il piombo della materia in oro dello Spirito. L’oggetto di questa scienza è il sesso, anche se velato dietro storte, alambicchi o formule di composti chimici. Il particolare linguaggio simbolico, incomprensibile anche alle persone più dotte, se non salvò dal rogo dell’Inquisizione e dall’accusa di stregoneria molti alchimisti vissuti tra il ‘500 e il ‘700, permise tuttavia la sopravvivenza dei testi che, al momento attuale, costituiscono praticamente gli unici documenti storici sull’uso cosciente della sessualità e sulla pratica del Secondo Fattore nel mondo occidentale.

L’EQUILIBRIO TRA I CENTRI DEL CORPO FISICO

La premessa indispensabile alla pratica del Secondo Fattore è costituita dal raggiungimento di un perfetto equilibrio tra i cinque Centri del Corpo Fisico. Abbiamo già visto a suo tempo che questi Centri si comportano come dei “vasi comunicanti”, o anche come componenti di un circuito elettrico, e che, in caso di reciproco squilibrio, attingono il loro nutrimento uno dall’altro e, in ultima analisi, dal Centro Sessuale; questo viene ad essere  quindi funzionalmente alterato e costretto ad usare un’energia che non è la propria. Esotericamente, si dice che, invece dell’energia costituita dall’Idrogeno 12 (H 12), il Centro Sessuale si trova costretto ad utilizzare degli Idrogeni più pesanti (H 24, H 48).

Affinché i processi alchemici relativi alla pratica del Secondo Fattore possano innescarsi e procedere nelle diverse fasi, è indispensabile mettere a disposizione del Centro Sessuale l’energia sua propria, facendo in modo che gli altri Centri non si esauriscano precocemente. Abbiamo visto a suo tempo come ciò si ottenga fondamentalmente in tre modi:

1) con l’uso quotidiano di tutti i cinque Centri;

2) con la loro rotazione frequente;

3) con la disidentificazione dall’Ego, che costituisce la vera causa del loro squilibrio e dello spreco energetico.

Si conferma una volta di più come AUTORICORDO e AUTOOSSERVAZIONE siano pratiche fondamentali, e non solo per i problemi relativi al Primo Fattore.

Notiamo, sia pure incidentalmente, come l’Idrogeno 12 sia un’energia del tutto particolare, capace di attivare altri due Centri, chiamati Centri Superiori, che nell’uomo comune e corrente di norma sono atrofizzati:  il Centro  Intellettuale  Superiore (CIS)  e  il Centro Emozionale Superiore (CES). Questi Centri sono solamente espressione dell’Essenza. Il primo conferisce sapienza, chiaroveggenza, comprensione, telepatia, ingegno, idee eccetera; il secondo armonia, intuizione, amore, senso di fratellanza.  E’ evidente come l’attivazione dei due Centri Superiori sia di grande aiuto per la messa in pratica di tutti tre i Fattori.

LA SESSUALITA’ NORMALE

Il secondo presupposto alla pratica del Secondo Fattore è il raggiungimento della sessualità normale, cioè di una sessualità vissuta secondo le leggi di natura e che non produce conflitti di alcun genere.

Sessualità normale significa anche abbandono definitivo dell’infrasessualità che, come abbiamo già visto nella prima parte, si manifesta, in contrasto con le leggi di natura, sotto due principali aspetti:

1) negazione e rifiuto dell’atto sessuale;

2) abuso di questo atto, in tutte le sue forme, con obiettivi diversi da quelli procreativi.

Il raggiungimento della sessualità normale, tenuto conto che tutte le persone correnti hanno caratteristiche più o meno infrasessuali, è un fatto con cui ciascuno deve confrontarsi e che richiede un particolare e difficile lavoro sull’Ego della Lussuria.

LA PURIFICAZIONE DELL’ENERGIA

Anche se il Centro Sessuale comincia a utilizzare, nell’ambito della sessualità normale, l’energia sua propria (l’Idrogeno H 12), inizialmente ancora non è in grado di provvedere ai lavori alchemici veri e propri del Secondo Fattore (il lavoro, cioè, nella cosiddetta “forgia infuocata di Vulcano”). E’ necessaria un’opera preparatoria di purificazione. L’energia, infatti, pur essendo adatta, è di pessima qualità e deve essere raffinata attraverso quattro fasi successive di lavorazione. Tali fasi sono ben note agli alchimisti e prendono il nome di nigredo, albedo, citrinitas, rubedo. Vale a dire che l’energia da nera deve diventare bianca, quindi gialla e infine rossa (corvo nero, colomba bianca, aquila gialla e fagiano rosso). Solo attraverso la “rubedo” si forma il fuoco purificatore che è in grado, divampando nell’ ATHANOR, di trasmutare la materia grezza (il compost) nell’ oro spirituale. Si può dire che l’opus alchemico, cioè il lavoro caratteristico del Secondo Fattore, inizia proprio da queste quattro fasi di purificazione.

Il concetto di “nigredo” non è nuovo al lettore di questo libro. Già nella prima fase del lavoro interno il ricercatore, insoddisfatto e deluso della vita, pur intravedendo gli orizzonti nuovi che il “viaggio per mare” gli promette, sperimenta la solitudine della notte interiore passando per una “nigredo psicologica”. La nigredo cui adesso ci riferiamo, invece, non è soltanto riferita alla psiche, ma è il vero stadio iniziale dell’opera (l’opera al nero), lo stadio di chi possiede tutti glistrumenti per iniziare il lavoro, ma deve ancora alimentare e purificare il fuoco. E’ una fase di inattività piena di speranza e di certezza del risultato, diremmo di  “melanconia” passeggera: il corvo nero,  sia pur ancora in forma inespressa, riassume in fondo già la completezza del risultato.

Vedasi a questo proposito la “MELANCHOLIA I” di A. Durher, forse la più celebre allegoria della nigredo della storia dell’arte. “Melancolia” significa “bile nera”, la lettera “I” rappresenta il primo stadio della purificazione.

Vedi anche in Fulcanelli:  “IL MISTERO DELLE CATTEDRALI” , ed. Mediterranee, 19 , pag. 83: “(Il corvo) è il sicuro segno del successo futuro, la prova evidente dell’esatta preparazione del compost, il sigillo canonico dell’Opera.

Il percorso di affinazione dell’energia H 12, di cui ora trattiamo, che dal nero porta al rosso, esige nel ricercatore solitario l’avvento di un fatto nuovo: la relazione stabile con un partner  del sesso opposto.

Il lavoro di coppia (coniunctio), fondamentale per la pratica del Secondo Fattore (trasmutatio), inizia infatti fin dalla nigredo con la realizzazione di certe fasi (separatio, sublimatio) essenziali per l’acquisizione della cosiddetta “castità scientifica” (la scienza ermetica). Solo con essa la coppia raggiunge la completa purificazione dell’energia del Centro Sessuale (“opera al rosso”) ed è pronta per i lavori centrali del Secondo Fattore.

In altri termini, la coppia alchemica, sole e luna, diversificazione in opposti di un unico Androgino divino, lavorando con pazienza nel proprio “laboratorium oratorium”, impara per prove ed errori, memore del disastro causato da Pandora, a non versare il vaso di Hermes.

Il Dio greco HERMES equivale a quello romano MERCURIO. Il mercurio, per gli Alchimisti, equivale all’Enseminis di Paracelso, cioè al liquido seminale. Il vaso di Hermes è, in definitiva, il contenitore delle acque seminali, che non devono essere assolutamente  versate durante i lavori dell’ Opus. Il termine “castità” è quindi qui usato in modo diverso che nell’accezione comune. Non significa assenza di rapporti sessuali, ma rapporti sessuali senza perdita di energia, senza spasimo; superamento, quindi, sia della condizione dell’infrasessualità che di quella della sessualità normale. In senso metaforico, quindi, il “vaso” deve restare sempre “ermeticamente chiuso”. Pandora, invece, non resistette alla tentazione, versò il vaso e tutti i mali si diffusero nel mondo.

Tutto ciò esige il possesso di alcuni requisiti, che riassumiamo per praticità.

  • La coppia dev’essere stabile e non occasionale, e deve aver raggiunto la condizione di sessualità normale.
  • l’atto sessuale deve essere assolutamente privato, anche per ciò che concerne le esperienze interne; marito e moglie devono essere “sacerdoti” uno per l’altro;
  • la congiunzione carnale deve assumere sempre più l’aspetto di un atto “sacro”, in cui l’amore, oltre che esprimersi attraverso il desiderio sessuale, si manifesta attraverso il Fuoco Spirituale.

IL RISVEGLIO DEL FUOCO SACRO E LA FORMAZIONE DEI CORPI SOLARI

La coppia alchemica, ottenuta la castità scientifica e l’energia purificata della rubedo, possiede adesso la più alta capacità generatrice: non solo quella di generare, come le coppie comuni e correnti, altri corpi fisici, ma anche la capacità di generare i Corpi Solari e i Corpi Esistenziali Superiori dell’Essere, veicoli indispensabili al proseguimento del lavoro interno.

Ci si chiederà in che modo possa avvenire la generazione dei corpi fisici, dal momento che la congiunzione carnale avviene senza spargimento del seme. Per comprendere tale mistero, il mistero della Sacra Famiglia ovvero della generazione nella castità, è necessario  superare  la  logica  umana. Comunemente, infatti, una coppia è ritenuta “responsabile” quando genera un figlio nel momento che lei desidera. Nella “supersessualità” le cose stanno in modo diverso: è la Madre Divina che, in accordo con la legge del Karma, provvede al fatto che un’Essenza sia collegata magari ad un unico spermatozoo fecondante, senza che per questo debba essere  necessario l’enorme  spreco energetico dello spasimo.

Esamineremo adesso la teoria del processo della generazione dei Corpi Interni, servendoci del più alto simbolo allusivo del Secondo Fattore, il CADUCEO DI MERCURIO.

Il dio greco Hermes è comunemente raffigurato mentre tiene nella mano destra un bastone dalla forma apparentemente incomprensibile, denominato CADUCEO. Esso è simbolo di potere, potere di chi conosce il segreto della “scienza ermetica”, dunque del potere più alto, capace di portare alla pefezione spirituale. Tale simbolo è stato per questo motivo adottato anche dal Cristianesimo, ma per l’ovvio motivo di prendere le distanze dal paganesimo, è stato trasformato ed ha assunto, con il medesimo significato, la  forma del  pastorale  dei vescovi. Vedasi, a conferma di ciò, la pala dell’altare della navata sinistra della cattedrale di S.Stefano, a Zagabria, raffigurante S. Cirillo e Metodio.

La figura a lato mostra il Caduceo così come viene rappresentato simbolicamente (due serpenti attorcigliati verso l’alto su un bastone). Si noti che, durante l’accoppiamento, normalmente i serpenti assumono una forma attorcigliata.

La figura più in basso, invece, mostra il “Caduceo svelato”, cioè tutto ciò cui il simbolo allude in accordo con la tradizione esoterica.

Nell’osso sacro, in prossimità del chakra Muladara alla base della spina dorsale, giace attorcigliata la “Serpe Ignea dei nostri magici poteri”, il Fuoco Serpentino (per gli Indostani DEVI KUNDALINI SHAKTI). Giace immobile, attorcigliata tre volte e mezzo su se stessa, profondamente addormentata.

Essa, purissima Realtà spirituale, è un aspetto della Madre Divina Individuale, unica Forza  in  grado di generare i Corpi Interni e di annullare definitivamente gli Aggregati Psichici. Per questo la sua sede viene definita “sacra”.

Può venir risvegliata dal suo sonno unicamente attraverso un processo di trasmutazione alchemica. L’ Ens seminis, il “Mercurio arsenicato”, lavorato dalla coppia nella FORGIA INFUOCATA DI VULCANO, ovvero nell’ Athanor ermetico acceso dalla coniunctio, comincia ad esalare i suoi vapori risalendo verso l’alto lungo due cordoni di sostanza eterica. Essi, denominati “NADI”, sono collegati in basso con le ghiandole sessuali e in alto con le due narici. Si capisce così come sia importante la respirazione nel processo di trasmutazione.

Quello destro, di flusso positivo (“PINGALA”), parte dal testicolo destro e arriva alla narice sinistra; quello sinistro, di flusso negativo (“IDA”), parte dal testicolo sinistro e arriva alla narice destra.

Per le donne è l’inverso: Pìingala (+) nasce  dall’ovaio  sinistro e arriva alla narice destra;  Ida (-)  nasce  dall’ovaio  destro  e  finisce  nella  narice sinistra.

I “nadi” si avvolgono attorno alla spina dorsale e vi si incrociano tre volte.

Durante la trasmutazione, quando i vapori del Mercurio si incrociano nel TRIVENI, cioè nell’ incrocio più basso tra i due “nadi”, si verifica lo chock necessario e sufficiente per il risveglio della serpe divina. Essa, nella forma di FUOCO SACRO, incomincia a srotolarsi e a risalire lentamente lungo la colonna vertebrale, vertebra per vertebra, aprendo uno dopo l’altro tutti i Chakra e conferendo all’iniziato i poteri corrispondenti.

La tradizione esoterica orientale stabilisce, com’è noto, l’esistenza di sette CHAKRA lungo la spina dorsale.  Essi costituiscono  de i vortici di energia che, una volta attivati, conferiscono facoltà particolari, indispensabili al lavoro interno.   Essi   possono essere interpretati anche come i “sensi” del Corpo Astrale e sono essi stessi costituiti di materia astrale. Dal basso in alto sono denominati: MULADARA, SVADHISHTHANA, MANIPURA, ANATHA, VISHUDDA, AJINA, SAHASRARA  e conferiscono rispettivamente i poteri sulla terra, sull’acqua, sul fuoco, sull’aria, sulla voce e l’udito, dalla sapienza e della poliveggenza. Sulle tecniche per l’attivazione dei Chakra vi è molta discordanza tra le diverse scuole. Qui si sostiene che essa può essere prodotta soltanto dalle pratiche proprie del Secondo Fattore.

La Kundalini, in questo modo, risale nella colonna vertebrale per sette volte. Le prime due giunge fino all’intracciglio, e genera il Corpo Fisico ed il Corpo Vitale Solare: produce, cioè, una completa “rigenerazione” a livello tridimensionale. Le altre cinque volte giunge fino al cuore, e genera gli altri cinque Corpi Solari, rispettivamente Astrale, Mentale, Causale, Budhico, Atmico: genera, cioè, i Veicoli coscienti in grado di esplorare tutte le dimensioni del cosmo.

Teoricamente, la risalita della Kundalini (il “fuoco sacro”) lungo la colonna vertebrale è un fatto meccanico   legato   unicamente   al processo di trasmutazione alchemica. Si dice, però, che essa avviene anche “in accordo con i meriti del cuore”, e ciò risulta evidente se si pensa che la trasmutazione è un atto sacro che si compie solo in chi ricerca sinceramente i valori spirituali. Non si può tuttavia escludere del tutto il processo di trasmutazione meccanica, e la prova concreta di ciò è data dalla presenza degli HASNAMUSSEN.

I Corpi Solari rappresentano per l’iniziato i veicoli necessari per entrare con coscienza nel “Pleroma”, cioè nella pienezza della manifestazione dell’Assoluto. Le diverse dimensioni del Cosmo, astrale, mentale, causale, le regioni paradisiache del Nirvana diventano, per mezzo dei Corpi Solari oggetto di autentica  esperienza diretta.

Tale accesso cosciente alla realtà della Manifestazione costituisce un obiettivo fondamentale del lavoro interno, e ciò almeno per tre ordini di motivi:

– permette all’Iniziato di compiere un passo significativo nel proprio processo di spiritualizzazione lungo la strada del “ritorno al Padre”. Egli, infatti, rendendosi indipendente dai vincoli del mondo della materia, diminuisce la propria distanza dall’Assoluto;

– la possibilità di muoversi con coscienza nelle regioni superiori, solari, dei diversi Mondi trasforma l’Iniziato in un soggetto gerarchico. Cioè, per quella parte che è libera da Ego, egli diventa una Gerarchia Celeste ed entra a far parte di quell’ “esercito della voce” che emana dall’Assoluto e, nel contempo, lo costituisce. In tale veste egli può assumersi dei compiti in accordo con il suo raggio di appartenenza (vedi quanto già detto in proposito nella seconda parte del presente Compendio);

– l’esplorazione cosciente del proprio mondo astrale, mentale e causale mette l’Iniziato in condizioni di poter rendersi consapevole dei propri difetti, anche di quelli più piccoli e nascosti; condizione questa necessaria alla successiva pratica di eliminazione e di aumento della percentuale di Essenza libera. Tali  difetti sono chiamati esotericamente “l’altra faccia della Luna Psicologica”.

Tuttavia, la formazione dei Corpi Solari non rappresenta che il primo passo lungo il cammino che porta all’Assoluto. Tali veicoli, attraverso la perseveranza del candidato nei processi di trasmutazione propri del Secondo Fattore, devono prima o poi venir distrutti per consentire la nascita di strumenti ancor più prodigiosi, denominati CORPI D’ORO. Essi sono il simbolo dell’oro spirituale perseguito con i lavori dell’ opus  e consentono a chi li possiede di compiere il  descensus ad infera  necessario per indagare nella causa stessa dell’Ego, fino in ogni sua più piccola radice. In questo lavoro, simbolicamente, il candidato comincia ad affrontare le dodici fatiche di Ercole, calandosi negli inferni dei singoli pianeti per guadagnarsi il diritto di conquistarne i rispettivi cieli.

Successivamente, in seguito all’acquisizione del lapis filosoforum o “pietra filosofale”, l’iniziato riqualifica anche i Corpi d’Oro e li trasforma in CORPI DI LUCE, veicoli questi adatti ad entrare nella Realtà dell’Assoluto e a compiere la volontà della Sua unica legge, l’AMORE.

Abbiamo già notato la corrispondenza tra Amore e Libero Arbitrio; ciò significa che, anche giunto nell’Assoluto, l’iniziato, ormai vera e propria Gerarchia Celeste, ha la facoltà di “scagliare la pietra” e di rinnegare cioè tutto il lavoro svolto, e di scendere a precipizio lungo la scala del livello dell’Essere.

LA MORTE DELL’EGO

La pratica del Primo Fattore non conduce direttamente alla morte dell’Ego, bensì soltanto alla sua decapitazione, cioè alla morte di una parte dei difetti che lo costituiscono. La distruzione totale dell’Ego, anche nelle sue parti più nascoste e tenaci, richiede l’opera della Madre Divina non più sotto l’aspetto di Stella Maris, ma in quello potentissimo di  Devi Kundalini Shakti  (FUOCO SACRO). Questo processo si può realizzare soltanto durante la pratica del Secondo Fattore, allorché il Fuoco Sacro ha la possibilità concreta di sprigionarsi verso dentro e verso l’alto, in senso centripeto, lungo la colonna vertebrale.

In sintesi, la coppia alchemica, nel momento stesso in cui lavora per la costruzione dei Corpi Interni, ha anche la possibilità di distruggere un Ego già in precedenza decapitato, compreso ed indagato in ogni suo aspetto visibile e infernale.  L’uomo e la donna, a turno, durante il lavoro di trasmutazione dell’energia, possono invocare insieme Devi Kundalini Shakti per la distruzione del loro difetto. In questo modo la coppia combatte insieme, nella forma di androgino divino, per la propria totale liberazione. L’uomo aiuta la donna e la donna aiuta l’uomo nel progresso verso la reciproca santificazione.

Questo è il profondo significato esoterico e simbolico della MORTE IN CROCE: il simbolo della croce rappresenta l’unione del maschile (orizzontale) con il femminile (verticale).  La morte a cui si allude è, naturalmente, la morte mistica.

Un altro simbolo dell’unione tra il maschile ed il femminile è il cosiddetto “sigillo di Salomone”, costituito da due triangoli sovrapposti, quello maschile con il vertice in alto, quello femminile con il vertice in basso. Un bell’esempio di tale simbolo di trova in forma di mosaico ad Aquileia (Udine), nell’Aula “gnostica” della Basilica.

LA PRATICA DEL SECONDO FATTORE

L’ ARCANO (questo è il nome esoterico della parte più interna e riservata dell’insegnamento relativo alla pratica della Magia Sessuale) è sempre stato coperto dal più profondo segreto. In passato, chi rivelava i segreti dell’Arcano era condannato ad una morte atroce ed immediata.   Ai giorni nostri, nel linguaggio corrente, il termine “arcano” ha perduto il suo significato originario, etimologico, per conservare invece quello, più neutrale e meno impegnativo, di “segreto inestricabile”.

Esso deriva dal termine greco arché, che significa “punto di partenza”, “ricapitolazione” é  tradotto anche semplicemente con “arca”. Delle due arche più celebri, quella di Noè e quella dell’alleanza, la prima allude più chiaramente ad un contenuto sessuale: coppie di animali salvati in mezzo alle acque.

Nei culti misterici della Grecia antica, della cui parte più segreta non ci è pervenuta praticamente alcuna attendibile traccia documentale, l’Arcano è appena intuibile (ad esempio, nei culti agresti di fertilità, nei misteri orfici ed eleusini);

Dai pochi elementi di cui disponiamo (Empedocle, Porfirio, Apuleio) sembra essere costante, negli   antichi   misteri,  l’abbinamento tra  il  tema  della discesa  all’inferno  (Primo Fattore)  e  quello  della    rinascita (Secondo Fattore). Quest’ultimo   tema   si concretizza nell’allusione alla coppia mistica attraverso la vicenda di Orfeo ed Euridice (Virgilio, libro IV delle Georgiche; Ovidio, Metamorfosi).

Più riconoscibile è certamente nell’iconografia alchimistica del 1600 (“Atalanta fugiens” di M. Maier, “Mutus liber” di Altus); diventa quasi evidente nelle raffigurazioni sacre dell’India classica. Mai, però, esso è rintracciabile in un documento scritto che lo riveli o lo analizzi in modo esplicito e nei dettagli. Prova evidente, questa, che esso fu sempre tramandato per via orale. Come si dice, “da bocca ad orecchio”.

Svelare pubblicamente a generici ascoltatori o a lettori di un libro non precedentemente preparati la tecnica dell’Arcano, comporta certamente dei rischi.

In primo luogo, perché l’energia sessuale è potente e sottile: saperla risvegliare non implica subito anche il fatto di saperla poi padroneggiare. Ciò richiede spesso la presenza di un insegnante “personalizzato”.

Secondariamente, perché l’ascesa della Kundalini, nelle prime fasi del suo risveglio, può essere meccanica. La divulgazione delle tecniche del Secondo Fattore, senza la certezza che colui che vi accede proceda anche in concreto alla eliminazione dei propri difetti psicologici, espone al rischio di creare degli Hasnamussen.

Inoltre, la parola scritta ha il limite di cristallizzare qualsiasi concetto, di datarlo, rendendolo vittima  del tempo e della particolare personalità dell’autore; tradisce, insomma, quello spirito di continuo rinnovamento e “aggiornamento” che è una caratteristica tipica dell’insegnamento esoterico e che solo la tradizione orale è in grado di garantire.

Per questa serie di motivi, ed anche per altri di carattere più personale, l’Autore di questo libro non divulgherà la tecnica dell’Arcano.  Egli raccomanda, invece, ancora una volta, a chi intendesse accostarsi seriamente alla pratica dei Misteri, di rivolgersi ad una Scuola Iniziatica.

 

FONTE

www.gnosi.it

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Favole, Fiabe

CAPPUCCETTO ROSSO

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Con l’inseparabile cappuccio e la sua borsa in mano, Cappuccetto Rosso salta nella fiaba come il dio Mercurio, messaggero e portatore di farmaci. Ella è anche l’elemento chimico mercurio nascosto nella pietra cinabrina, oppure discolo e scorrevole come argento vivo. L’alternanza cinabro-mercurio (HgS-Hg) rappresenta nell’alchimia cinese il passaggio dalla morte alla vita, l’eterna resurrezione.

Cappuccetto Rosso, la bimba della fiaba dei Grimm e di Perrault, è un piccolo dio Mercurio aleggiate nei boschi di castagni e di querce. Messaggera tra la mamma e la nonna, con il paniere contenente focaccia e vino, ella compie le mansioni del dio dai piedi alati, viandante, portatore di farmaci e consolazioni, intermediario. Del romano Mercurio (o del greco Hermes, del germanico Odino – Wotan, dell’etrusco Turm) ha alcuni attributi peculiari. Innanzi tutto quel suo cappuccio, da cui prende il nome. Mercurio è una divinità col cappello, il pètaso, qualche volta accompagnato da una mantellina. Wotan è descritto con il volto coperto da un cappuccio. Il cappello-cappuccio protegge il dio nei suoi viaggi e lo nasconde nelle sue furfanterie. Che quel copricapo fosse rosso è difficile stabilire, ma rosso era il cappello dei Frigi, rossi i capelli di Mercurio, violetta la mantellina di un Mercurio rappresentato in un dipinto murale sul viale dell’Abbondanza a Pompei. Loge, il demone del fuoco compagno preferito di Wotan, indossava un cappuccio e una mantellina rossa. Di Mercurio, Cappuccetto rosso ha anche la borsa, con cui reca le “medicine” alla vecchiaia”. Con Wotan la piccina condivide l’inquietante rapporto con un lupo. Rivelazioni essenziali di Mercurio sono l’incontrare e il trovare e la sua tendenza ad associarsi volentieri a qualcuno (amalgamarsi?), tendenza quest’ultima che rende Cappuccetto Rosso affabile, ma la conduce anche a fidarsi della compagnia poco raccomandabile di un figuro incontrato per caso.

Il Mercurio Alchemico

L’equiparazione della bambina del bosco alle divinità mercuriali è un primo passo per giungere all’equiparazione chimica di Cappuccetto Rosso al metallo liquido, il mercurio. Come il dio dai piedi alati, il mercurio è lo scorrevole, l’intermedio, il disceso dall’alto. Nella nostra esegesi metallurgica, esso si candida subito a scivolare tra le paginette della fiaba della bambina messaggera e a fornirle il suo senso ermetico. Il mercurio è l’unico metallo liquido a temperatura naturale, e di colore grigio lucente, volatile, solvente dell’oro e dell’argento. Ha peso atomico 200,61 e numero atomico 80; è vicinissimo dunque all’oro che ha peso atomico 197,2 e numero atomico 79. Fino ad epoca recente si tentò di trasformare un elemento nell’altro e non può escludersi che ciò sia avvenuto in minute proporzioni, Il suo simbolo è Hg, dal nome latino del metallo Hydrargirium, che significa “argento liquido” o “argento vivo”. Il nome attuale gli fu dato dagli alchimisti nel VI secolo. Essi adottarono il simbolo del pianeta Mercurio per indicare l’argento vivo, così connettendo il metallo fluido al pianeta dalla rotazione più veloce e al dio alato. In alchimia il mercurio non designa solo il metallo grigio, ma un più generale principio umido e passivo, femminile, sottoposto al principio secco e attivo, lo zolfo, come la donna soggiace all’uomo. Il mercurio dei cinesi il shui yin, corrisponde al drago e agli umori del corpo, al sangue, al seme. L’alchimia cinese contrappone il mercurio non allo zolfo, ma al solfuro di mercurio (HgS), il cinabro, che è il minerale rosso entro cui il mercurio è catturato, racchiuso in natura. Se si sottopone il cinabro ad arrostimento (calcinazione) si libera mercurio, secondo la reazione:

(cinabro)   HgS   +   O2   →   SO2   +   Hg   (mercurio)

Dalla polvere rossa del cinabro il mercurio riemerge come goccioline splendenti, a rappresentare la rigenerazione attraverso la morte (la combustione).

Hg   +   S   →   HgS

Si ottiene il cinabro come polvere di un bellissimo rosso vivo. L’alternanza cinabro/mercurio è, per gli alchimisti cinesi, simbolo della morte e della rinascita, della perpetua rigenerazione, alla maniera della Fenice che rinasce dalle sue ceneri. Ma non si dà vera morte, e il cinabro, per la sua capacità di rigenerare il mercurio, è simbolo di immortalità. Esso è rosso come il sangue, che sempre si rigenera nel corpo umano, e quindi può procurare il ringiovanimento e l’immortalità.

Il cinabro

Il cinabro è la forma quasi esclusiva nella quale si trova il mercurio in natura. Esso si presenta come concrezioni o spalmature su altre rocce, di colore rosso intenso, variabile dal rosso cocciniglia al rosso bruno. È proprio per questo rosso rifugio nella pietra cinabrina che il mercurio, il metallo del dio dal cappuccio, entra nella fiaba come Cappuccetto Rosso.

Da tempi antichissimi il cinabro, naturale o ottenuto dal mercurio solfurato, è usato come colorante vermiglio (vermiglione) per la pittura ad olio o per tessuti, in virtù del suo fortissimo potere ricoprente.

L’estrazione industriale del mercurio dal cinabro è una pratica antichissima. È sicuro che gli Etruschi coltivassero le miniere di cinabro del Monte Amiata, sull’antiappennino toscano, e ne traessero coloranti.

 

Il mercurio dagli alberi

Nel Medio Evo era invalso l’uso di far condensare i vapori di mercurio che salivano dal cinabro combusto sulle foglie fresche degli alberi a fogliame largo. Questo procedimento si realizzava in grande all’aperto nei boschi, o entro appositi locali a campana, nei quali erano posti il combustibile, il cinabro e gli alberelli di condensazione.

Metallica rugiada, materializzata da invisibili vapori, cadente dall’alto, scorrevole come acqua vivente, il mercurio è l’ambiguo tra i metalli, solido e liquido, soggetto e operatore universale dell’opera alchemica, e in ogni caso femmina, yin. Gli alchimisti lo chiamavano aqua simplex, aqua maris, aqua permanens, ma anche aqua aggrediens, venenum, Draco, Serpens.

Velenoso nel corso dell’estrazione e delle manipolazioni, il mercurio metallico, attenuato in empiastri od unguenti e sciroppi, ha continuato a mantenere un rispettabile posto nella farmacopea sino ai nostri giorni. Come “unguento cinereo” è stato usato contro la lue e contro le affezioni di natura parassitaria della pelle.

 

 “Draco mitigatus”

Di più larga adozione medicinale è il mercurio combinato al cloro: il cloruro mercuroso (HgCl2), noto come calomelano.

Calomelano significa “bel nero” (gr.: kalòs, melas). È invece una polvere bianca, insolubile, blanda, tuttavia infida poiché dal suo bel biancore può emergere il nero. Se lo si tratta con ammoniaca assume rapidamente una colorazione nera; lasciato alla luce lentamente si altera e si ingrigisce, trasformandosi in sublimato corrosivo (HgCl2) e separando mercurio. Questa alterazione lo rende tossico ed è paventata nella farmacopea, che prescrive un metodo per controllarla.

Il calomelano fu introdotto in terapia nel ‘500 e per la sua mitezza lo si chiamò mercurius dulcis o draco mitigatus. La denominazione di “drago ammansito” gli conferisce connotati mitici. Esso appare come un essere malvagio dall’aspetto mite, ed è infatti candido e dolce, ma può rendersi grigio e corrosivo. Esso è la seconda via attraverso cui il mercurio penetra nella fiaba come bestia sorniona, come falso amico.

In terapia il calomelano era adottato frequentemente come purgante e come diuretico. Era anche usato come disinfettante intestinale ed entrava in parecchie pomate impiegate nelle malattie della pelle. Sospeso nell’olio è stato proposto per iniezioni intramuscolari contro la sifilide.

Esso forma, con il sublimato corrosivo, un’alternanza di mite e caustico, di buono e cattivo. Se si espone il calomelano alla luce si liberano sublimato corrosivo e mercurio.

Il sublimato corrosivo è il responsabile di quasi tutti gli avvelenamenti da mercurio, volontari o accidentali. Produce sulle mucose alterazioni gravi e dolorose, violenti dolori gastrici, dissenteria, paresi, tremori e infine la morte. Nell’avvelenamento cronico causa stomatiti, caduta di denti, cachessia, nefrite.

Le leghe che il mercurio forma con vari metalli, ed in specie con l’oro e con l’argento si chiamano amalgame. Il termine, che sembra risalga al greco màlagma (da “malasso”, rammollisco) è stato usato da San Tommaso e esprime metaforicamente la coesione, l’unione, la fusione.

“Ouverture” della fiaba

Possiamo ricapitolare le proprietà del mercurio ricordando che esso si amalgama con gli altri metalli, è usato nella cura dei malanni e nella purificazione dei metalli preziosi e si trova in natura in una forma quasi esclusiva: il rosso cinabro. Esso è altresì l’unico metallo liquido, scorrevole, sfuggente.

La fiaba dei Grimm inizia narrando di una cara ragazzina; “solo a vederla le volevan tutti bene” La generale amorevolezza già accenna ad amalgami mercuriali, ma il mercurio si fa avanti più palese alla menzione dell’abbigliamento della piccina. La nonna le aveva donato un cappuccetto di velluto rosso, e, poiché le donava tanto ch’essa non volle più portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso. La piccolina è protetta e occultata nel suo cappuccio rosso, che la identifica come “mercurio” nella qualità di metallo nascosto nella pietra vermiglia e solo in quella. Essa ricorda anche il Mercurio divino col suo immancabile pètaso sul capo.

Messaggero e ristoratore, come il dio e come il metallo, la bambina si rivela subito, allorché la mamma le dice:

Eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà…
Le tre querce

Appena giunta nel bosco, Cappuccetto Rosso incontra il lupo che subito le chiede ove ella vada. La risposta della bambina è un vero enigma. Alla domanda del lupo: (dove abita la tua nonna?), Cappuccetto Rosso risponde (sotto le tre grosse querce), come se la nonna abitasse sotto gli alberi, e precisa: (Là sta la sua casa). Poi aggiunge: “Untern sind die Nusshecken” (sotto sono i noccioli).

Come possono i noccioli essere sotto la casa? Questa strana descrizione della nonna sotto le querce e sopra i noccioli acquista senso se si immagina la casa della nonna come la camera a volta per l’estrazione alchemica del mercurio. Lì gli alberelli sono dentro la casetta; sotto gli alberelli sono le fascine (noccioli?), su cui è posta la pietra di cinabro (la nonna?). La triplice quercia fornisce un altro richiamo mercuriale. Il grande albero fronzuto rimanda all’albero gigante della mitologia nordica, al frassino di Wotan-Odino, Yggdrasill. La triplicità del tronco si addice al germanico Mercurio, che era infatti rappresentato da tre persone: Odhinn, Vili e Vé. Per altro anche il metallo mercurio è uno e trino.

Il Lupo

Sulla via che conduce alle tre querce, Cappuccetto Rosso ha incontrato il lupo. Il lupo è un’altra manifestazione del mercurio, un altro tramite attraverso cui il metallo cangiante si affaccia nella fiaba. Ricordiamo per inciso che sino a tempi recenti il Monte Amiata era noto e temuto per i suoi grossi lupi.

Il lupo della fiaba ha tutte le malizie ed insidie del cloruro mercurioso, che già conosciamo col nome di calomelano (il “bel nero”) come prodotto medicinale bianco e dolciastro.

Il nome alchemico del cloruro mercurioso era, come s’è detto, quello di draco mitigatus, dragone attenuato, mostro nascosto. Questa è la natura del lupo delle fiabe, e precisamente anche quella del calomelano che, per azione degli agenti naturali, si trasforma in una mistura corrosiva grigio-nera, che contiene sublimato corrosivo.

Da dolce e mite il lupo si trasforma in caustico e vorace, da bianca polvere in cenere spaventosa. Il mostro nascosto si svela, esprimendo, di fronte all’innocenza della pietra naturale, le pericolose proprietà del mercurio officinale.

Il dragone attenuato si informa sul percorso della bambina e sulla casa della nonna. Con voce suadente il lupo s’impegna poi ad indurre la bambina a perdere il tono sostenuto e contegnoso e abbandonarsi a una dolce festosità dionisiaca.

Vedi, Cappuccetto Rosso, quanti bei fiori? Perché non ti guardi intorno? Credo che non senti neppure come cantano dolcemente gli uccellini! Te ne vai tutta contegnosa, come se andassi a scuola, ed è così allegro fuori nel bosco!

La bambina si lascia sedurre, se ne va fuori del sentiero. e si perde in cerca di fiori.
Passaggio agli Inferi

Lo strappo del fiore è il momento della violazione originaria, l’apertura della via verso gli Inferi, che sono in agguato nelle profondità del bosco. Anche Proserpina è intenta a cogliere fiori quando s’apre per lei la via dell’Ade. Qui pure c’è un Ade appostato: il lupo. Dal sentiero corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto uno, credeva che più in là ce ne fosse uno più bello e ci correva e si addentrava sempre più nel bosco. Da qui è tutto un precipitare verso l’antro infernale che s’apre con la bocca spalancata del lupo e si chiude con il suo ventre ingordo. Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando ne ebbe raccolti tanti che più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e s’incamminò.

Il lupo era intanto arrivato alla casetta della nonna. Dopo l’arrivo del lupo, la casetta nel bosco rappresenta un recesso infero, la apertura del precipizio. Il lupo, con le sue fauci spalancate, va a farvi la parte della bocca della fornace, pronta ad accogliere le rosse pietre del cinabro. Prima egli inghiotte le esaurite ossa della nonna, quindi si dispone ad attendere l’arrivo del bocconcino tenerello, della fresca rossa pietra cinabrina. Egli compie il rituale dell’imbiancamento dell’aspetto e dell’addolcimento della voce, come nella fiaba dei Sette Caprettini. All’arrivo della piccina, rivela via via la sua natura e infine spalanca la bocca spaventosa e inghiotte tutta intera Cappuccetto Rosso.

Il ventre del lupo è una caverna nel folto bosco. Vi giace, nell’oscurità, una bella sepolta o addormentata in attesa di un liberatore. Minerale racchiuso nella miniera, o pietra gettata nel forno; il cinabro attende di tornare scintillante mercurio. Il salvatore appare nelle vesti di un cacciatore; la spada che trafigge la belva sono un paio di forbici affilate, che tagliano la pancia del lupo addormentato. La ricomparsa della bambina-mercurio è annunciata da uno splendore, da una luce che emerge dall’oscurità.

Dopo due tagli, vide brillare il cappuccetto rosso e dopo altri due la bambina saltò gridando: – Che paura che ho avuto! Com’era buio nel ventre del lupo!

Luce che splende nelle tenebre, vita che si rigenera, Cappuccetto Rosso torna, come la Fenice, a rinascere dopo la combustione.

Il senso più profondo della fiaba di Cappuccetto Rosso è quello del momentaneo sopravvento del male sul bene, simile al sopravvento di Renris sugli asi nel crepuscolo degli dei per i germanici; e, nella versione dei fratelli Grimm, il cacciatore, che con la sua scure sventra il lupo, è anche figura della redenzione finale e del trionfo del bene e dell’essere.

In realtà, è proprio attraverso il passaggio agli Inferi – o in altre parole, il tragitto nel ventre-forno del lupo – che la bambina conquista la luce. Che la pancia del lupo sia forno per la Combustione delle pietre, come quello che si usa per la sublimazione del cinabro, è attestato dall’operazione che la bambina salvata compie in chiusura della fiaba.

E Cappuccetto Rosso corse a prendere dei pietroni, con cui riempirono la pancia del lupo.

La piccina apparecchia il ventre del lupo per quella operazione, dalla quale ella è appena sortita.

FONTE : http://www.loggiaarchimede.it/

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Salute

VACCINO, ASSALTO CHIMICO AL SISTEMA IMMUNITARIO

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Il sistema immunitario ha due funzioni separate e in equilibrio tra di loro, Th1 e Th2. Con Th1 è indicata l’immunità mediata da fagociti, primaria difesa contro funghi, virus e protozoi; con Th2 è indicata l’immunità indipendente dai fagociti (umorale: IgE, IgM, IgG), che produce anticorpi specifici.

Th2 rappresenta la memoria e il riconoscimento delle sostanze estranee. Se paragonassimo le sostanze che vengono a contatto con il sistema immunitario al cibo che si sta per mangiare, Th2 sarebbe l’impatto sensoriale, il riconoscimento visivo e la memoria di un cibo. Th1 sarebbe invece il processo di digestione ed espulsione del cibo.

Alla base di ogni problema immunologico c’è uno squilibrio tra le funzioni Th1 e Th2. La risposta davanti ad uno stesso stimolo può essere sia Th1 che Th2, dipende dallo stato immunologico della persona. Predominanza di Th2 significa risposta allergica (elevati IgE, IgM) o malattia autoimmune cronica (auto-anticorpi). Il processo Th1 di distruggere, digerire ed espellere antigeni estranei dal corpo è noto come ‘risposta infiammatoria acuta’, i cui classici segnali sono: febbre, dolore, fuoriuscite di muco o pus, diarrea.

Le vaccinazioni spostano l’equilibrio Th1/ Th2 verso la predominanza di Th2. Un vaccino diminuisce l’immunità mediata da linfociti (Th1) del 50%, due vaccini insieme del 70%. Ormai sono una norma 3 vaccini nella stessa iniezione, il tutto ripetuto in tre dosi successive a distanza di qualche mese. I dottori responsabili delle vaccinazioni per loro comodità cercano di somministrare vaccini di 10 virus diversi in un solo giorno!! I vaccini riducono il numero di globuli bianchi, la capacità fagocitante dei neutrofili polimorfonucleari, la vitalità dei linfociti, la segmentazione dei neutrofili. Il livello di produzione delle IgE è sotto lo stretto controllo dei linfociti Th2. Lo squilibrio verso Th2 è un fattore che predispone a tutti i tipi di malattie allergiche (raffreddori, asma, rash cutanei, etc..).

‘Sono disponibili numerosi dati che mostrano che rinite allergica, asma bronchiale allergico, dermatite atopica, rappresentano il risultato di una risposta Th2 nei confronti di antigeni ambientali innocui (allergeni)’ dr Zironi RC, Le allergie, nuove ricerche e sperimentazioni, Divisione Aggiornamento e Cultura, Homeopharm, 1999.

‘In presenza di infiammazioni autoimmuni o allergie croniche a causa di una funzione Th2 predominante, una vaccinazione porterebbe la funzione Th2 a predominare ancora di più, aggravando lo squilibrio del sistema immunitario e predisponendo l’individuo a sviluppare asma, eczema, allergie primaverili, intolleranze alimentari ed eventualmente autoimmunità e produzione di auto-anticorpi” dr Philip F. Incao, 1997.
Imani & Proud hanno dimostrato una correlazione tra le vaccinazioni e i parametri biochimici responsabili per l’attivazione dell’asma infantile. La probabilità di avere asma era doppia in una popolazione di bambini che aveva ricevuto il vaccino triplo DPT (difterite tetano pertosse) rispetto a quelli che non lo avevano ricevuto (Hurwitz & Morgensten, Department of Epidemiology, Los Angeles Medical School).

IL-9 (InterLeukina 9) è una di quelle sostanze Th2 che diventa iper-attiva, che sopprime la funzione Th1 e che, insomma, vi condanna ad avere l’asma. Ricercatori alla McGill University e all’Istituto Pasteur hanno scritto sul Journal of Allergy and Clinical Immunology che se si riesce ad abbassare il numero di IL-9, ciò aiuterà a trattare e a prevenire l’asma.

Predominanza di Th2 coincide con depressione di Th1, cosa che favorisce lo sviluppo di infezioni virali croniche (virus influenzale o altri, ma anche candida), perché l’organismo non riesce più ad arginare e scacciare entità virali e batteriche aggressive.

È come se noi davanti ad una mela messa sul tavolo ci mettessimo a piangere (in uno stato di squilibrio verso Th2 il riconoscimento scatena inesorabilmente sintomi esasperati, iperattività Th2 fuori luogo) e comunque non riuscissimo a mangiarla perché non abbiamo denti o altro (Th1 depresso, impossibile fagocitare l’elemento esterno).

I vaccini, tutti i vaccini, sono immunosoppressori (per la precisione deprimono Th1). Essi riducono la nostra immunità attraverso molti meccanismi importanti:

  1. I vaccini contengono sostanze chimiche (formaldeide) e metalli tossici (mercurio e alluminio) che hanno un forte effetto di depressione immunitaria (Th1, ridotto numero di macrofagi). Il mercurio è il più allergizzante dei metalli insieme al nichel (Th2, iperattività IgE, IgM).
  2. I vaccini contengono tessuti e materiale DNA/RNA di altri animali, che hanno l’effetto di deprimere il sistema immunitario attraverso un meccanismo di rigetto dell’organismo di cellule estranee.
  3. I vaccini alterano il rapporto di linfociti T helper/ linfociti soppressori. Tale parametro è un indicatore chiave del grado di funzionalità del sistema immunitario.
  4. I vaccini alterano l’attività metabolica di neutrofili polimorfonucleari (NPM) e riducono la loro capacità fagocitante. Gli NPM rappresentano la difesa dell’organismo contro batteri e virus.
  5. I vaccini sopprimono la nostra immunità non solo sovraccaricando l’organismo con mercurio ed altro materiale estraneo, ma anche introducendo virus attenuati e patogeni. Mentre le tossine nei vaccini rallentano il sistema immunitario, i virus si instaurano e mutano preparando l’attacco. Una persona prima è legata con catene e poi gettata in una piscina, ecco cosa fanno i vaccini al sistema immunitario.
  6. I vaccini intasano il nostro sistema linfatico e i linfonodi con grandi molecole di proteine che essendo state iniettate direttamente nel sangue, non sono state adeguatamente ridotte dai processi digestivi.
  7. I vaccini impoveriscono il nostro organismo di elementi essenziali per la vitalità immunitaria, quali vitamina C, A e zinco. Questi nutrienti permettono ai globuli bianchi e ai macrofagi di funzionare in maniera ideale.
  8. I vaccini sono neurotossici, rallentano il livello di trasmissione nervosa e di comunicazione al cervello ed altri tessuti. Ora noi sappiamo che alcuni linfociti comunicano direttamente con il cervello attraverso una complessa serie di neurotrasmettitori. Alterare questi fattori avrà conseguenze anche sulla immunità.

Una forte polarizzazione verso Th2 è caratteristica di patologie autoimmuni e sclerosi sistemiche e produzione di auto-anticorpi. Elevati livelli di anticorpi alle proteine di base della mielina cerebrale sono riscontrati in oltre il 95% dei bambini autistici secondo gli studi del Dr Singh.

Th1 (cioè i linfociti T helper di tipo 1) produce una serie di modulatori immunitari molto importanti: interferone gamma, interleukina (IL)-2 e TNF, tumor necrosis factor.

Uno studio pubblicato dal Journal of Infectious Diseases ha documentato una diminuzione di produzione di interferone causata dal vaccino del morbillo. Questo declino persisteva per un anno dopo la vaccinazione, periodo cui fu limitato tale studio. L’interferone è una sostanza prodotta da Th1 che rende l’organismo resistente alle infezioni. Cioè il risultato finale è che i vaccini portano ad una maggiore vulnerabilità alle infezioni.
Ed in effetti fu scoperto da uno studio pubblicato dalla rivista American Journal of Public Health Investigators nel 1990 che, su un campione di 3437 casi di polio nello stato di New York, le vittime avevano probabilità doppia di avere ricevuto il vaccino DTP nei due mesi precedenti la comparsa del polio rispetto ai bambini di controllo.

Più recentemente, in un’epidemia di polio nello stato di Oman, è stato dimostrato che le vaccinazioni DPT, difterite tetano pertosse, avevano causato la comparsa di polio paralitico. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet fu confermato che una percentuale significativamente elevata di questi bambini con polio avevano ricevuto una vaccinazione DTP nei 30 giorni precedenti la comparsa del polio. I vaccini DTP sopprimono la capacità del corpo di combattere il virus del polio.

Fino a poco tempo fa veniva spiegato che il meccanismo di azione dei vaccini era semplicemente che essi causano un aumento di livelli di anticorpi contro un antigene specifico di una malattia (virus o batterio). Oggi la scienza ha appreso che il sistema immunitario umano è più complicato di quello che si era pensato e si distinguono schematicamente almeno due categorie differenti, Th1 e Th2.

Non risulta difficile comprendere perché, contrariamente a quanto ipotizzato in passato, i vaccini non rafforzano o sostengono il sistema immunitario nel suo complesso. Anzi predispongono ad infezioni ed allergie, rispettivamente perché deprimono Th1 e spostano l’equilibrio verso Th2.

Ecco di cosa stiamo parlando. Di un baratto in cui otteniamo una specifica immunità di 3-4 anni (temporanea) verso un virus innocuo (per es. morbillo) al posto di una depressione generalizzata del sistema immunitario.

Germi e virus sono pleiomorfici, cioè possono cambiare e adattarsi a secondo dell’ambiente in cui si vengono a trovare. Germi e virus possono instaurarsi e mutare in un organismo limitatamente alle condizioni biologiche che trovano in esso. Più queste condizioni sono squilibrate, più i virus avranno la possibilità di mutare nelle forme più aggressive.

Le vaccinazioni deprimono le funzioni immunitarie dell’organismo e ciò ci rende suscettibili a contrarre una serie illimitata di altre patologie. È un atteggiamento molto infantile pensare che noi possiamo prendere un vaccino per un solo virus, per es. influenzale, e mai ammalarci delle tante altre varietà di influenza esistenti, specialmente perché i virus possono mutare così velocemente quando ci sono condizioni a loro favorevoli.

FONTE : http://www.comilva.org

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VENERE, MERCURIO E L’ATTENTATO AL W.T.C.

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In molti libri di occultismo, simboli quali le stelle a 5 o 6 punte vengono spesso associati al satanismo, alla stregoneria eccetera. Secoli di oscurantismo hanno creato così tanti pregiudizi e convinzioni errate che il loro vero significato è stato dimenticato. Purtroppo il buio della ragione partorisce mostri, e fra questi bisogna annoverare anche i gruppi religiosi e occultistici che hanno cominciato ad usare tali simboli per rappresentare e adorare lo spirito del male. A peggiorare le cose, si aggiunga l’atteggiamento di intolleranza e di censura con cui le religioni imperanti hanno demonizzato quei simboli, anziché raccontare la verità sulle loro origini, finendo così per generare fanatismo ed isteria collettiva. Gli effetti sono stati devastanti. Provate a chiedere alle persone di spiegarvi il significato di un pentacolo : la maggior parte di loro vi risponderà che probabilmente si tratta di simboli magici, se non addirittura di immagini demoniache. Ancora oggi, in pieno XXI secolo, quasi nessuno sa che in realtà simbolizzano aspetti astronomici di due pianeti, Venere e Mercurio.

In verità tutti i simboli – sia quelli oramai universalmente noti, sia quelli ancora riservati al mondo iniziatico – possono essere interpretati a più livelli : esoterico, astronomico, astrologico, eccetera. E a sua volta ogni livello può consistere di vari piani interpretativi a seconda della preparazione iniziatica dell’osservatore e addirittura delle sue capacità meditative. Qui mi limiterò ad esaminare le stratificazioni di significati della stella a 5 punte e di quella a 6 punte : due esempi sufficienti per farvi comprendere quanta e quale differenza può esservi fra le interpretazioni di tipo esoterico e quelle astrologico-astronomiche.

LA STELLA A CINQUE PUNTE

La stella a 5 punte, detta anche pentalfa, è una simbolo antichissimo che è possibile ritrovare anche sulle ceramiche etrusche. Nell’antica cultura egizia, le stelle del cielo venivano disegnate appunto con 5 punte. Come ho detto,  oggi le si attribuiscono due significati opposti ma correlati : se l’apice centrale è orientato verso il basso, la stella diviene un simbolo maligno e perverso, legato alla magia nera ; se è orientato verso l’alto (pentacolo pagano) essa è considerata un simbolo spirituale e positivo, legato alla magia bianca. Sia Pitagora, che scrisse pagine fondamentali della storia esoterica, sia Leonardo Da Vinci, intuirono una connessione fra il disegno della stella a 5 punte e l’essere umano. Pitagora la inscrisse intuitivamente in un cerchio considerato invisibile come la vera natura della realtà lo è ai 5 sensi. Ma i 5 apici rappresentano anche i 5 anni di meditazione e studio richiesto dal filosofo greco all’allievo che volesse conseguire l’iniziazione ed entrare a conoscenza dei sacri saperi. Infine, ad un ulteriore livello di senso, simbolizzano i 5 elementi : etere, aria, acqua, fuoco e terra. Il numero 5 è “quintessenza spirituale” ovvero l’elemento spirituale del mondo “puramente” immateriale che vivifica e si riveste dei 4 classici elementi. Non a caso, l’iniziato pitagorico considera il pentagramma come una potente espressione mistica della “sacra perfezione divina” nonché dell’armonia fra spirito e materia, fra anima e corpo. Nell’uomo vitruviano di Leonardo, le braccia e le gambe sono genuinamente aperte a toccare i punti di una circonferenza perfetta. L’apice superiore della stella contiene la testa, intesa convenzionalmente come “sede dello spirito” a simbolizzare esotericamente il dominio assoluto dello spirito stesso sulla materia. La materia è dunque subordinata alla forza di volontà spirituale. Inol3 funge da mediatore fra alto e basso, rispettivamente rappresentati dagli altri 4 vertici : due superiori (gambe) e due inferiori (gambe).

Per la sua particolare configurazione geometrica, nel campo degli studi esoterici applicati all’occultismo la stella a 5 punte fu considerata un potete strumento a fini di protezione e guarigione. In ambito s3ttamente occultistico viene usata per lanciare o potenziare incantesimi, nonché come base per aprire varchi interdimensionali su realtà distanti per tempo, matrice e spazio. Ma come ho già accennato, esiste un ulteriore tipo di interpretazione che consentirebbe di comprendere almeno in parte la forma mentis e il modus operandi dei moderni ILLUMINATI.

La stella a 5 punte infatti ha anche una valenza astrologico-cerimoniale. Disegnarla con l’apice centrale rivolto verso l’alto o verso il basso significa secondo il codice “occulto” riferirsi rispettivamente a due tipi di allineamenti, chiamati astrologicamente “congiunzioni”. I pianeti interessati sono Venere, La Terra ed il Sole. Si parla di “congiunzione” astrologica quando due corpi celesti (pianeti o astri) si vengono a trovare sulla stessa verticale rispetto all’orizzonte geografico. Quando Venere attraversa il suo ciclo di otto anni, si congiunge 5 volte con il Sole, e unendo queste congiunzioni si ottiene un pentagono. In realtà avvengono ben dieci congiunzioni con il Sole, di cui 5 vengono definite superiori (Venere dietro il Sole) e 5 inferiori (Venere davanti al Sole). Se prendiamo l’eclittica (ovvero il percorso apparente del Sole nella volta celeste attraverso le dodici costellazioni dello Zodiaco) e uniamo i punti in cui sono avvenute le congiunzioni superiori, si ottiene una stella a 5 punte con apice verso il basso. Viceversa, unendo i punti delle congiunzioni inferiori, otterremo una stella a 5 punte con apice verso l’alto.

Tutto il resto, le connotazioni occultistiche, magiche e religiose furono aggiunte successivamente per scopi strategici, militari e politici. In particolare per relegare grandi numeri di individui in nome di un credo comune in modo tale che fosse più facile tenerli aggregati. Mantenendo le popolazioni nell’ignoranza e nella superstizione, rendendole timorose delle loro divinità, le caste sacerdotali che si arrogavano il ruolo di uniche intermediarie con la divinità ottenevano il potere e lo esercitavano sulle masse schiavizzate.

LA STELLA A 6 PUNTE

La stella a 6 punte, nota anche come SIGILLO DI SALOMONE, è strettamente legata all’Ebraismo.  Si tratta di un’ESALFA, costituito dall’intersecarsi di due triangoli equilateri identici per dimensioni, l’uno orientato verso l’alto e l’altro verso il basso. Anche in questo caso si avranno tante interpretazioni a seconda che si analizzi il simbolo da un punto di vista esoterico, occultistico o astrologico, e ogni ambito avrà a sua volta più chiavi di lettura. Secondo una delle interpretazioni esoteriche di più facile e immediata comprensione anche per i non iniziati, l’esalfa esprime l’armonizzazione fra due opposti : cielo e terra, bene e male, principio maschile e femminile, sfera del mondo celeste e sfera del mondo materiale. Tramite l’esalfa è anche possibile simbolizzare lo status psicofisico raggiunto dall’essere umano nel momento in cui trova un baricentro esistenziale che armonizzi gli impulsi bestiali dell’istinto naturale di sopraffazione con quelli evoluti e fini dell’intelletto. Esso esprime anche l’incontro fra le pulsioni spirituali e quelle fisiche da cui matura la forza interiore e dunque scaturiscono l’equilibrio e la serenità. Ma vi è anche un’altra interpretazione riferita alle forze sessuali : il triangolo con l’apice verso il baso rappresenta lo YONI, l’organo genitale femminile) il potere di accoglimento e di generare la vita, che si unisce al triangolo con l’apice verso l’alto, il LINGAM, la potenza del fallo maschile in stato di erezione che dona il seme. E ancora, l’incontro del triangolo maschile/solare/polarità positiva, con quello femminile/lunare/polarità negativa. Sebbene l’esalfa sia un simbolo antichissimo e ubiquitario, al punto da unire idealmente culture anche molto lontane da un punto di vista storico e geografico, la sua esistenza iniziò a diffondersi in ambienti occultistici di matrice profana sono nel Medioevo. Essendo un simbolo archetipale è possibile trovarlo in diverse civiltà, anche antagoniste. Per esempio, pur essendo il simbolo per antonomasia della cultura ebraica, lo si ritrova anche in quella islamica, utilizzato a fini occultistico-terapeutici. Se esaminiamo lo stesso simbolo da un punto di vista occultistico, vediamo che nella magia talismanica assume il nome di SIGILLO DI SALOMONE. Secondo la tradizione ebraica, RE SHELOMOH era figlio di RE DAVIDE. Ol3 a godere fama di grande saggezza, Salomone era considerato un potentissimo occultista, tanto esperto da riuscire a realizzare senza correre alcun pericolo un particolare sigillo – che in seguito prenderà appunto il suo nome – capace di sottomettere i demoni e farli lavorare per lui. Secondo alcuni miti, la costruzione del Tempio di Salomone sarebbe stata infatti operata da creature demoniache a lui asservite. Ma lo stesso sigillo poteva essere usato anche per invocare protezioni e presenze angeliche. Esso divenne talmente popolare nel Medioevo che ancora oggi diversi testi di magia bianca e nera insegnano come dipingerlo. Lo si disegna a terra e sul torace di colui che opera arti occulte nel corso di particolari cerimonie a carattere invocativo, al fine di difendersi dalle energie elettromagnetiche negative scaturenti dall’apertura di determinati portali che si dice mettano in comunicazione il mondo terreno con quello demoniaco. Il Sigillo di Salomone è chiamato anche SCUDO DI DAVID, STELLA DI DAVID, STELLA DI SION ed è presente anche nella bandiera dello Stato di ISRAELE.

Occidentalizzando il nome di ISRAEL e suddividendolo in 3 gruppi di due lettere ciascuno, otteniamo una trinità costituita da :

  • ISIDE (Dea Egizia della Luna)
  • RA (Dio Egizio del Sole)
  • EL (Dio Supremo delle tradizioni protoebraiche)

Ebbene, i Cavalieri Templari scoprirono all’interno del secondo Tempio di Salomone la vera origine dell’ebraismo e della religione Cattolica : una verità talmente scomoda che il papato vide nel loro Ordine una minaccia al potere della Chiesa e con l’aiuto del monarca francese li fece arrestare tutti con la falsa accusa di “Satanismo”.

La vicenda è doppiamente ipocrita, se si considera che l’entità chiamata “Satana” è quella creatrice del genere umano e liberatrice dalla schiavitù imposta loro dal vendicativo, geloso, possessivo, immaturo, schizofrenico, capriccioso e contraddittorio  “JAHWEH”. Tra l’altro, nella stessa Bibbia, si noti che men3 “Satana” uccide meno di dieci, “JAHWHEH” (“DIO”) ne uccide diversi milioni.

L’ATTENTATO AL WORLD TRADE CENTER

Cosa rappresenta dunque l’esalfa? La risposta, come nel caso del pianeta Venere, si trova levando gli occhi al cielo : l’oggetto della nostra ricerca non è una divinità, ma un pianeta! Il suo nome è Mercurio, la cui orbita nel sistema solare è interna rispetto a quella terres3 (analogamente a Venere). Ma a differenza di Venere, Mercurio entra in congiunzione con il Sole ogni 116 giorni per un totale di 6 congiunzioni : 3 superiori e 3 inferiori. Se uniamo rispettivamente i loro punti sull’eclittica, otteniamo due perfetti triangoli equilateri. Sovrapponiamoli e avremo la stella a 6 punte, L’ESALFA. In estrema sintesi, se il PENTALFA rappresenta il ciclo stellare di VENERE, L’ESALFA rappresenta quello di MERCURIO.

Far parte degli ILLUMINATI non significa soltanto avere lo stesso tipo di sangue, le stesse caratteristiche genetiche, gli stessi obiettivi, ma soprattutto condividere una vastissima cultura iniziatico-esoterica, occultistica, mitologica, astrologica eccetera. Attraverso questa forma di conoscenza, le famiglie degli ILLUMINATI realizzarono un codice  che consentisse loro di comunicare indisturbati per millenni, anche fra i membri di casati che non si conoscevano personalmente, dichiarando la famiglia di appartenenza, la funzione svolta, il significato delle azioni compiute…

Facciamo un esempio pratico. Immaginate di appartenere ad una famiglia discendente da nobili del Sacro romano Impero e di voler costruire un edificio che simbolizzi la compravendita a livello globale. La divinità che nell’antica Roma proteggeva i commercianti e gli affari era MERCURIO, quindi il primo passo consisterà nel trovare uno o più elementi che possano rappresentare visivamente questa divinità. Chiunque, per puro caso, po3bbe aprire una sede commerciale e chiamarla “Mercurio” senza per questo essere necessariamente un Illuminato. Ma le cose cambierebbero notevolmente se gli autori dell’edificio avessero cura di avviarne la costruzione sotto il segno zodiacale dei GEMELLI, governato dal pianeta Mercurio, o gli dessero un aspetto che li simbolizzi. Ebbene, sarà un caso, ma i due grattacieli del WORLD TRADE CENTER erano chiamate anche Torri GEMELLE. Gli Illuminati starebbero usando da millenni queste modalità di “comunicazione” per riconoscersi fra loro, indicare le loro proprietà, rivendicare determinati eventi. Agli occhi dei profani questa comunicazione basata sulle simbologie po3bbe sembrare complessa e inverosimile, eppure in fin dei conti non è più di quanto non lo sia per i profani stessi il ricorso a determinati simboli religiosi durante le festività natalizie o pasquali. L’apparente distanza fra le due forme di comunicazione è dovuta ad una differente educazione culturale. Pochissime persone, per esempio, avranno notato la presenza nei pressi del WORLD TRADE CENTER di New York di due grattacieli le cui sommità sono rispettivamente di forma emisferica e di forma piramidale. La Sfera e La Piramide simbolizzano rispettivamente il principio polare maschile e quello femminile. Tutto ciò rafforza l’ipotesi che l’intero complesso del WTC avesse fin dall’inizio una particolare matrice esoterica. Ancora meno persone avranno applicato la riduzione numerologica alla data 11/09/2001, da cui si ottiene il numero 5 : il pentalfa utilizzato come catalizzatore nel corso di operazioni di occultismo, considerato anche il simbolo stesso della stella “Lucifero/Venere”. E pochi avranno notato che, unitamente alle due Torri, durante il famoso attacco “terroristico” dell’11 SETTEMBRE è crollato anche un terzo edificio siglato dal NUMERO 7 (valore esoterico che indica il “compimento”). Pochissimi inol3 sanno che, dagli studi effettuati per determinare le cause del crollo del palazzo 7 (sede di agenzie governative e servizi segreti) risulterebbe il cedimento della colonna numero 79. Applicando la numerologia a questo valore otteniamo ancora 7 (79= 7+9=16=1+6). Le leggi degli Illuminati stabilirebbero che le guerre interne vengano appunto siglate da simboli, numeri e riferimenti astronomici-astrologici legati alle loro tradizioni.

Sarebbe impresa improba cercare di esporvi sistematicamente la miriade di simboli e interpretazioni presenti nella banconota da un Dollaro, i suoi legami con l’elalfa, con Mercurio, con le Torri Gemelle e con il ciclo di un pianeta considerato tradizionalmente malefico quale SATURNO/SHABBATAI, la sua associazione allo JAHWEH biblico e alla Monade Gnostica, nonché il rapporto fra tutti questi elementi e la Terza Sephiroth (BINAH) della KABBALAH, o ancora i suoi 4 piani dimensionali e i 13 gradini della piramide sul Dollaro suddivisi secondo il computo del tempo Maya. Se volessi fare una cosa del genere, dovrei scrivere un’intera enciclopedia. La conoscenza esoterica e occultistica e la cultura sapienziale, come forse stato cominciando ad intuire, sono talmente complesse da andare ol3 ogni umana immaginazione.

Ovviamente io vi espongo “teorie” senza alcuna pretesa di verità. Ma se queste mie teorie avessero un substrato di realtà, dovremmo dedurre che sia gli ideatori del WORLD TRADE CENTER sia coloro che l’hanno distrutto avessero una preparazione non prettamente “tecnica” ma anche esoterica. Il che confermerebbe il sospetto che sia in corso una guerra tra gruppi diversi ma comunque appartenenti a culture caratterizzate da una forte matrice ritualista, e che tutto il mondo economico e politico ne sia da sempre invisibilmente condizionato. L’opinione più diffusa è che la distruzione delle Torri Gemelle sia opera della CIA e dello stesso presidente Bush, cui serviva un pretesto per attaccare l’Afghanistan, nonché aumentare la sorveglianza sul mondo e sugli stessi cittadini americani. Alla luce dei simboli finora esposti, tuttavia, po3mmo rileggere l’attacco in un’altra chiave. Come si è detto, le due Torri erano il simbolo del commercio. Il commercio è rappresentato da Mercurio, il cui simbolo è la stella a 6 punte, l’esalfa noto anche come Sigillo di Salomone. Ebbene, il Tempio di Salomone a Gerusalemme era il simbolo del potere economico e vi si accedeva proprio attraverso due colonne, JOACHIM  e BOAZ. Le Twin Towers e l’intero complesso del WTC rappresentavano simbolicamente il potere economico delle ricchissime famiglie di matrice ebraica, ovvero gli ILLUMINATI DI MORIAH. Chiunque abbia ideato e favorito l’attacco alle Torri, po3bbe averlo fatto per distruggere il simbolo del potere dei MORIAH. Non è stato un attacco terroristico, ma una dichiarazione di guerra. Una guerra rivolta non contro il popolo statunitense, ma contro i loro governanti occulti. Ad ulteriore conferma, fra gli obiettivi è stato colpito anche il PENTAGONO, la sede del Dipartimento della Difesa. Dentro la figura geometrica detta Pentagono è possibile inscrivere una stella a 5 punte perfetta : è il pentalfa, ma è anche il simbolo del pianeta Venere, e dunque della divinità babilonese ISHTAR. Esse non sono solamente “le dee dell’amore” , ma anche divinità della guerra in cui in determinati periodi dell’anno venivano tributati anche sacrifici umani per propiziarsi la vittoria. A

Ad ogni modo, chiunque abbia attaccato gli USA mirava a colpire i simboli dei MORIAH. Si tratterebbe di un INSIDE JOB nella misura in cui tutte le negligenze commesse dalla difesa statunitense po3bbero essere state provocate da poteri interni agli Stati Uniti che si erano accordati per favorire la realizzazione di determinati obiettivi.

Tornando ai molteplici significati del pentalfa e dell’esalfa, l’importante è aver compreso come i simboli che vi circondano o addirittura che indossate non abbiano un significato univoco. In verità tanti simboli demonizzati per secoli dai poteri religiosi, che perseguitarono e mandarono  a morte centinaia di migliaia di persone innocenti in tutta Europa, non avevano alcun legame con il male. Gli stessi culti pagani – accusati di “satanismo” –  erano in realtà un insieme di tradizioni contadine, antiche conoscenze mediche e astronomiche di civiltà pregresse mescolate a saggezza e superstizione popolare. Il termine “pagano” significa semplicemente “abitante del villaggio” . Anche il tanto demonizzato “Sabba”  – che le menti contorte di certi inquisitori cattolici si immaginavano come una serie di rituali orgiastici di accoppiamento fra giovani s3ghe e il Demonio – viene dal greco SABATHON, che significa semplicemente “fine dei grandi lavori agricoli”.  In origine, dunque, non vi era assolutamente nulla di malvagio. Solo in seguito, sulla base dei contenuti degli atti processuali stilati dal Tribunale Dell’Inquisizione, si iniziò a credere che il demonio esistesse veramente. Alcune persone si suggestionarono talmente che presero a celebrare i sabba esattamente come descritto dagli inquisitori. Analogamente si cominciò anche ad adorare Satana identificandolo erroneamente con “lo spirito del male”. Men3, come ben sanno i neopagani, la stessa parola “satanista” intesa nel suo vero significato non ha nulla a che vedere con demoni rossastri che torturano le anime dannate. Il termine “Satana” significa semplicemente “nemico”, “avversario”. E’ un aggettivo con cui gli Ebrei durante la cattività Babilonese iniziarono a chiamare il Dio ENKI quando intorno all’anno 650 a.C. dalla biblioteca di Assurbanipal appresero che aveva creato e salvato i loro invidiati e odiatissimi carcerieri.

Lo stesso nome dell’arcano “Lucifero” in origine era privo connotazioni negative. Era infatti uno dei nomi con cui si indicava il pianeta VENERE. Gli antichi chiamavano Venere “portatrice di luce” perché nei periodi in cui sorgeva prima del Sole annunciava l’alba e poi spariva assorbita dal fulgore dell’astro solare. Il mito cattolico di Lucifero come demonio fu costruito proprio a partire da questa evidenza astronomica.  La tradizione pagana considerava il sorgere della stella “Lucifero” un atto di superbia nei confronti del Sole. E poiché il Sole era considerato una divinità, nei secoli nacque l’idea che quest’ultima avesse castigato quel piccolo astro che voleva primeggiare. Si noti la somiglianza con la storia dell’Arcangelo Lucifero che sfida dio e che per questo viene punito. La superbia di Lucifero/Venere è punita dalla potenza del Dio/Sole che l’avvolge nella sua luce, men3 la caduta dell’arcangelo ribelle simbolizza il successivo tramonto di Venere.

Allenare la mente a scoprire le analogie fra i fenomeni astronomici e i miti religiosi vi aiuterà a scoprire la vera natura di molti dogmi, presentati ai fedeli come “misteri della fede” ma in realtà volti a nasconderne le radici esotericamente pagane.

Analogamente alle religioni degli “abitanti del villaggio” anche i gruppi di potere occulto agirebbero seguendo gli eventi astronomici e astrologici. Ma a differenza di quanto accadeva nelle agresti e pacifiche cerimonie pagane, con loro celebrazioni gli Illuminati di Moriah nominano leader e dichiarano guerre.

Secondo alcune tesi, essi stanno cercando di pianificare, in concomitanza con la conclusione del CICLO DI VENERE (SETTEMBRE 2019) la famigerata Terza Guerra Mondiale. Un conflitto devastante che vedrebbe gli USA, Israele e la NATO scontrarsi con il blocco orientale capeggiato dalla vecchia superpotenza Russa e dalla nuova superpotenza Cinese.

Che sia in corso qualcosa di preoccupante lo si può sospettare anche dall’ampio dispiegamento di mezzi e tecnologie militari come lo scudo antimissile NATO attualmente in fase di realizzazione : secondo i suoi promotori servirebbe a proteggere l’Europa, paradossalmente è fonte continua di tensione con la Russia, che lo considera una minaccia al suo territorio. Si noti che questi sistemi bellici (guarda caso) verranno ultimati proprio nel 2019.

Se i Moriah dovessero rispettare il calendario esoterico e nessuno riuscisse a fermarne la follia distruttiva, il conflitto mondiale avrà inizio proprio in quell’anno e durerà fino al 2023, quando si concluderà anche il Ciclo Solare. Questa guerra, stando alla visione dei Moriah, servirà a ridurre drasticamente la popolazione terres3 e ad imporre ai disperati e sfiniti sopravvissuti – in cambio della pace – una nuova forma di governo unico che eliminerà le disuguaglianze foriere di conflitti. Quella che sembrerà una soluzione intelligente e logica nasconderà invece l’instaurazione di un immenso stato di polizia. L’umanità si ritroverà sottomessa ad un potere di tipo finanziario-occultistico i cui membri, tutti appartenenti a linee di sangue antichissime, hanno guidato gli eventi rimanendo sempre dietro le quinte e usando i Moriah come semplice paravento : è la famigerata “Fratellanza Nera”, cui si contrappone la “Bianca”.

Abbiamo dunque due forze in conflitto. Del resto, se esistesse solo quella “nera”, essa avrebbe già imposto il suo impero. Entrambe le fazioni si servirebbero dei Mass Media : gli Illuminati “neri” userebbero simbologie per assuefare le masse ad accettare passivamente la loro logica e il loro potere ; i “bianchi” invece le adotterebbero per trasmettere concetti altruistici universalmente validi nonché per mettere in guardia su quando, dove e come gli Illuminati della fazione “nera” colpiranno per dissetare le loro sanguinarie divinità.

Ciò che è importante capire è che, per quanto si possano combattere ferocemente, nel mondo della materia non vi potrà mai essere la definitiva vittoria di una fazione o dell’altra. Così come un atomo è composto di elettroni e protoni, cariche negative e positive, così tenebra e luce si porranno dinamicamente in equilibrio, e ci saranno periodi in cui il piatto della bilancia cosmica propende più a favore dell’uno e periodo in cui propende più a favore dell’altro.

FONTE : Adam Kadmon – Illuminati 

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