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LE PIRAMIDI PERDUTE DI VISOKO

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Per gli archeologi proprio non esistono. Per i geologi sono solo strutture naturali. Ma per Semir Osmanagich, o Dottor Sam come si fa chiamare, sono le più antiche costruzioni realizzate dalla mano dell’Uomo mai rinvenute. E da anni, ormai, lavora con un team di ricercatori e tanti volontari per riportarle alla luce. Oggi, Visoko- cittadina della Bosnia-Erzegovina nel quale l’imprenditore sostiene di aver trovato cinque piramidi e un intricato sistema di tunnel sotterranei – è diventata una meta turistica, ma non smette di essere al centro di polemiche e contestazioni.

Se cercate sul web informazioni sulla “Valle delle piramidi bosniache” troverete giudizi trancianti: ad esempio, Wikipedia- l’enciclopedia collettiva di internet- dice che si tratta di un complesso collinare naturale di aspetto piramidale, situato nei pressi di Sarajevo, portato alla ribalta dalle teorie di Semir Osmanagich. “La tesi è priva di fondamento scientifico e storico”, sentenzia l’anonimo autore della voce. Una condanna senza appello. Eppure, osservando le immagini e analizzando i dati finora raccolti durante gli scavi, viene il dubbio che questo giudizio sia quanto meno un po’ affrettato.

Osmanagich è stato a Milano di recente, ospite dI Uno Editori che ha organizzato una conferenza. Con il cappello all’Indiana Jones e il fare accattivante, per oltre un’ora Dr. Sam ha spiegato al pubblico perché ritiene che la sua scoperta sia così importante da dover far riscrivere i libri di storia. Affermazione pretenziosa, ma se fosse vera anche solo la metà delle sue dichiarazioni nessuno potrebbe dargli torto. A suo avviso, sotto quelle colline si nasconde il complesso piramidale più vasto e antico del mondo: le piramidi più alte- quelle del Sole  (220 metri) e della Luna (190 metri)- fanno impallidire le colleghe egiziane (la Piramide di Cheope non supera i 147 metri) e risalirebbero a molte migliaia di anni fa.

Una datazione sconcertante, ma ricavata dall’esame al radiocarbonio su alcune foglie fossilizzate trovate intrappolate tra i blocchi pesanti svariate tonnellate della Piramide del Sole. Età: 29200 anni.  E quei massi a forma di parallelepipedo, ben sagomati e squadrati, non sarebbero pietre naturali, ma opera dell’uomo: sette diversi istituti di ricerca (incluso il Politecnico di Torino)  hanno stabilito che quei lastroni sono fatti con una sorta di calcestruzzo, o meglio, con un geopolimero cementizio estremamente resistente che in natura ovviamente non esiste.

Così come fa pensare all’intervento umano anche la disposizione delle colline di Visoko: unendo con tre linee rette le piramidi del Sole, della Luna e del Drago, si ottiene un triangolo perfettamente equilatero. Inoltre, il lato nord della Piramide del Sole coincide quasi perfettamente con il nord astronomico, con uno scarto inferiore ad un grado. Tutte le strutture appaiono poi molto regolari, con 4 facce triangolari con la stessa inclinazione. Tutte sono ricoperte da uno strato di terra alto circa un metro, che l’istituto statale di Pedologia ha datato a 12.000/15.000 anni fa.

Al di sotto, ci sono vari livelli di terrazzamenti realizzati con i blocchi di geopolimero oppure, nel caso della Piramide della Luna, con blocchi di arenaria tenuti insieme da argilla. Anche in questo caso, la scoperta di materiale organico ha permesso di stabilire l’età della costruzione: avrebbe più di 12 mila anni. Poi, più sotto ancora, nelle profondità del terreno, per decine di chilometri si estende una rete di tunnel, camere e cunicoli riempiti di terra e detriti che un po’ per volta la fondazione creata da Sam Osmanagich sta liberando.

Eppure, come dicevamo, per gli archeologi e i geologi tutto questo non esiste oppure è semplicemente opera della natura. Come è possibile? In parte, dipende dal fatto che il sito sia stato preso in esame quando gli scavi erano appena iniziati e poco, pochissimo era emerso. Gli articoli citati anche da Wikipedia per definire infondata la tesi del Dr. Sam risalgono per lo più al 2006. Chissà, se oggi, a 11 anni di distanza, gli stessi studiosi che hanno bocciato e respinto la scoperta si recassero sul luogo, forse il loro parere sarebbe differente. Di sicuro, non potrebbero più liquidare l’intera faccenda come un’assurdità dal punto di vista storico. Anche perché nel frattempo la comunità archeologica ha dovuto ammettere- grazie al ritrovamento di Göbekli Tepe– che 12 mila anni fa, ben prima dei Sumeri, esistevano civiltà in grado di edificare grandi complessi architettonici.

Per sconfessare la tesi di Osmanagich, non basta dire che è priva di fondamento scientifico: bisogna dimostrare che gli esami sono sbagliati, i test errati, le spiegazioni infondate. Bisogna vedere con i propri occhi, esaminare di persona, trovare interpretazioni alternative. Bisogna fare scienza, insomma, che non si basa su opinioni, o peggio su preconcetti e pregiudizi, ma su dati oggettivi, misurabili e verificabili. Dati che Osmanagich sostiene di aver ottenuto da anni di studi sul campo, con la collaborazione di decine di studiosi ed esperti dei più svariati settori e di diverse nazionalità: non dovrebbe essere difficile ottenere le loro perizie e i loro resoconti per un ricercatore seriamente intenzionato a far chiarezza.

Anche perché il dottor Sam dice di avere le prove che le piramidi di Bosnia sono degli amplificatori di energia: quattro diversi tecnici in quattro momenti diversi avrebbero misurato l’emissione di un raggio dalla punta della piramide del Sole con la frequenza di 28 kHz, la cui intensità diventa sempre più forte man mano che si allontana dalla cima perché si tratterebbe dell’effetto “di una tecnologia non herziana”. Affermazioni cha fanno rizzare i capelli in testa agli scienziati. Ma ancora una volta, visto che ad individuare questo particolare campo elettromagnetico sono stati ingegneri dotati di strumentazioni scientifiche, non dovrebbe essere difficile per un fisico- dati alla mano- verificarne o meno la fondatezza.

I TUNNEL SOTTERRANEI

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Non solo. Osmanagich sostiene perfino che nei tunnel sotterranei ci sia una concentrazione altissima di ioni negativi e una totale assenza di radiazioni cosmiche e di radioattività naturale, fatto che rende quegli ambienti estremamente salubri. Anzi, sarebbero luoghi di guarigione, nei quali le cellule umane riescono a rigenerarsi e ad autocurarsi. Analisi mediche avrebbero dimostrato che dopo qualche ora in quelle cavità si abbassa il livello del glucosio nel sangue e migliora la pressione. Nessun dottore animato da sano scetticismo e da curiosità scientifica ha voglia di andare a Visoko per controllare di persona questi incredibili ”poteri”?

Da parte sua, l’imprenditore bosniaco trapiantato negli Stati Uniti sembra essere molto sicuro di sé e dei risultati delle sue ricerche. “Tutto quello che i libri di storia dicono delle piramidi è sbagliato. Non sono solo in Egitto e in Messico, sono sparse in tutti i continenti. Di quelle di Giza, dicono che erano tombe, ma non sono stati trovati dipinti, iscrizioni, mummie, suppellettili, materiale organico, nulla che possa provare in merito alla loro costruzione come, quando e perché”, ha detto durante la conferenza di Milano. “Ci sono 250 piramidi in Cina, ma il governo non autorizza gli scavi, perché sono antiche di almeno 12 mila anni e cambierebbero la storia.”

Una storia che per lui andrebbe riscritta. “Quello iniziato con i Sumeri è solo l’ultimo ciclo dell’umanità. Prima, ce ne sono stati molti altri che finirono 12 mila anni fa, 20 mila, 30 mila, 50 mila…La storia è fatta da un ciclo dopo l’altro. Un cataclisma spazzò via l’ultima civiltà prima della nostra, i pochi che sopravvissero nascosti nelle caverne o in città sotterranee trovarono il loro mondo distrutto e hanno dovuto ripartire da capo dal Neolitico.”  Ma noi, discendenti da quei pochi scampati alla fine del mondo, avremmo perso la memoria del nostro passato che ogni tanto riemergerebbe senza essere pienamente compreso.

SABRINA PIERAGOSTINI

 

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Esoterismo

L’ALFABETO EBRAICO

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L’alfabeto ebraico comprende 22 lettere. Tre lettere Madri – ALEPH – MEM – SHIN 7 lettere raddoppiate. Il raddoppio si indica con un punto posto nel corpo della lettera (daguèch). 12 lettere semplici. Raddoppiando le tre figure madri della geometria otteniamo sette poligoni regolari inscritti… sette poligoni in duplicazione, dunque… proprio come sette sono le lettere ebraiche dette doppie (segnate da un puntino, daguèch, per indicare, appunto, il raddoppiamento).

Tre figure madri e sette raddoppiate, ossia dieci in tutto: e restano dodici poligoni semplici… che trovano analoga corrispondenza nelle dodici lettere semplici dell’alfabeto ebraico, che ora ci appare strano e singolare, ora razionale e perfettamente aritmetico. Ma ciò che più di ogni altra cosa ci stupisce è che questa magica lingua, questo alfabeto, sono utilizzati da un piccolo popolo, che ramingo peregrinò di deserto in deserto e che piantò le proprie tende nella più remota solitudine. Ed anche per quel che concerne i 400 gradi in cui si può dividere il cerchio, ritroviamo ancora il valore numerico delle 22 lettere, ripartite esattamente proprio da 1 a 400. Aleph, prima lettera dell’alfabeto, vale, infatti, 1, mentre Thaw, che è l’ultima, vale 400. E, così come chi dice gradi sessagesimali e centesimali dice, necessariamente, logaritmi, così chi dice lingua ebraica, con cognizione di causa ben inteso, non può che dire Qabalah. Ma le curiosità dell’ebraico, si spingono ben oltre a queste scarne osservazioni. Ne troviamo riflessi e ripercussioni indicativi lungo l’intero testo biblico. È ben nota l’importanza del mutamento dei nomi propri nella Sacra Scrittura, e non solo nell’Antico, ma anche nel Nuovo Testamento.

Nel Pentateuco Abramo si trasforma in Abraamo; che vuol dire l’aggiunta di una “a” – ossia di un He, nella corrispondenza in ebraico? “Il nome tuo non sarà più Abramo, ma Abraamo, ti chiamerai Abraamo, perché ti ho stabilito padre di molti popoli“. Solo qualche versetto oltre Sarai, sua moglie, assume il nome di Sara. Giacobbe viene chiamato Israele: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma il tuo nome sarà Israele, ché fosti forte lottando con Dio e con gli uomini e tu hai vinto“. E per ben tre volte ci viene ricordato che Esaù è Edom. Lo stesso Gesù, d’altro canto, nel Vangelo secondo Matteo, dice in ebraico a Simone, figlio di Gona: “Attah hou Chimon ben Jonah”- tu, Simone, figlio di Giona – “attah thiqra Keifa”- io ti dico che tu sei Pietro – mentre negli Atti degli Apostoli Saulo di Tarso diventa Paolo, e così via. Si comprende, dunque, immediatamente quale interesse possa offrire una lingua così complessa, che tiene conto, contemporaneamente, del valore numerico delle parole e delle regole grammaticali. Sia sufficiente ricordare che da sempre gli esoteristi, anche quelli non del filone cabalistico, sono stati affascinati dalla “potenza magica” delle lettere dell’alfabeto ebraico.

Non per nulla i sigilli, i pentacoli, le allegorie, i talismani ebraici compaiono sempre numerosi ad illustrare i volumi di magia e di occultismo. Ma, è chiaro che ognuno è libero di pensare, in proposito, come meglio crede. Una cosa però pare assodata e certa. Sulla scorta delle eclatanti scoperte della fisica vibratoria subatomica, sembra si sia approdati ad un’altrettanto strabiliante conferma, sebbene a tutt’oggi considerata ancora a livello parascientifico, secondo la quale le raffigurazioni dei caratteri dell’alfabeto ebraico e le loro reciproche combinazioni (tséruf) potrebbero dare adito a degli effetti di forme. A dispetto dell’energia apparentemente bassa che li caratterizza, tali effetti sarebbero però facilmente riscontrabili. Si può constatare nel corso di prove e di esperimenti, che i caratteri ebraici manifestano, in mancanza di vibrazioni supposte di tipo elettromagnetico, una sorta di stato di risonanza a livello gravitazionale. E si può constatare che le proprietà di questo stato sono in perfetto ed armonico rapporto di corrispondenza con il senso ontologico delle lettere prese in considerazione. Un indicazione curiosa, ma illuminante, già citata in un’altra mia opera dal titolo “Le Golem et la Connaissance”, mi è stata fornita dalla cibernetica o, per essere più chiari e precisi, dagli estremi confini linguistici di studio cui si spinge questa scienza.

Le lingue umane si possono suddividere in bande vibrazionali passanti, misurabili con l’ausilio di raffinati strumenti elettroacustici che consentono, inoltre, la manipolazione del segnale con la modificazione dei parametri di lettura e di rilevazione. Più questi dati, espressi in numeri, sono alti, più il valore a livello musicale e sonoro della lingua è acuto ed elevato e tanto più è carico di contenuto spirituale, sottile. Ebbene, se il francese culmina attorno ai 4000 periodi al secondo e l’inglese raggiunge un valore esattamente doppio – circa 8000 cicli – collocandosi, nella scala delle gerarchie, un po’ al di sotto del russo e del portoghese, l’ebraico non ha rivali, In quanto si distacca da tutte le altre lingue, giungendo alla bellezza di 12000 periodi al secondo!

Davanti a questa constatazione non si può non credere che l’ebraico celi in se qualcosa di misterioso.

 

FONTE: Franco Ossola – Iniziazione alla Qabalah Ebraica

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