Esoterismo

I MISTERI DI TORINO

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Sono al centro di una piazza, avverto la luce del sole calare nelle tenebre, all’improvviso tutto intorno a me si illumina, sembra quasi che le gelide mura dei palazzi signorili prendano vita. Fra giochi di luci e ombre anche le statue sembra quasi che si muovano, si innalza una leggera foschia e si avverte nell’aria la pesantezza dell’umidità. sento i brividi, chissà se sia il freddo o semplicemente la suggestione che emana questa fantastica e magica città, mi trovo a Torino precisamente in piazza Castello e sto per raccontarvi i misteri di questo antico luogo.

Sapevate che secondo un’antica leggenda la città di Torino fu fondata da Fetonte, colui era il figlio di Iside dea della magia, che scelse questa terra pianeggiante per la sua strategica posizione geografica, infatti scelse la confluenza del fiume Po con il fiume Dora per innalzare un centro di culto al dio Api che gli antichi Egizi rappresentavano con le sembianze di un toro? Il Po rappresenta il sole quindi la parte maschile, la Dora rappresenta la luna quindi la parte femminile, insieme percorrono la città formando una Y, che nel simbolismo rappresenta il bivio, la strada di destra diretta verso il cielo, quella di sinistra agli inferi.

Il capoluogo subalpino fa parte dei due famosi triangoli magici.

  • TRIANGOLO DELLA MAGIA NERA: San Francisco, Londra e Torino
  • TRIANGOLO DELLA MAGIA BIANCA: Lione, Praga e Torino

triangolo magico

L’energia scorre tra le vie di questa città, il tutto parte da Piazza Castello dove il Palazzo Reale ha un ruolo cruciale, la sua possente cancellata che con le sue statue dei Dioscuri delimita un punto magico, come una linea immaginaria che divide il bene dal male. Infatti gli esoterici affermano che l’epicentro dell’energia positiva sia da dove sorge Palazzo Reale, dai Giardini Reali alla fontana dei Tritoni, questo è il punto della magia bianca.

Torino è una città nella città, esiste una parte visibile quella in superficie, ma molti non sanno che al di sotto di essa esistono chilometri di cunicoli e gallerie, secondo gli esoterici in un punto della città precisamente sotto Piazza Castello si trovano tre grotte Alchemiche, accessibili da sei punti diversi, tre tra i quali non conducono a niente, si dice siano state create per disorientare i più curiosi, ma esistono altri tre punti di accesso che in realtà condurrebbero proprio ad esse. Secondo la leggenda le grotte Alchemiche sono luoghi di massima concentrazione di energia dove i pensieri dell’inconscio possono essere materializzati, si narra che il principe Umberto sia riuscito a penetrare nella prima, le sue paure pochi giorni dopo vennero materializzate, fu ucciso a Monza.

grotta2

Nelle vicinanze tra le imponenti mura del Duomo è custodia La Sacra Sindone, il telo che avvolgeva il corpo di Gesù dopo la crocifissione, oggi uno dei più importanti simboli della fede cristiana. Si narra che esistano altri monili cristiani molto importanti custoditi all’interno di alcuni edifici cristiani della città , nella Basilica di Maria Ausiliatrice si suppone che venga conservata una croce fatta con il legno della croce di Gesù, nella chiesa di Santa Maria in Piazza si vocifera ci sia l’unico quadro che ritrae il vero volto della Madonna dipinto da San Luca, in una località segreta, nelle vicinanze della chiesa, la leggenda narra che sia conservato il velo della Madonna.

Allineata con piazza Castello un po più in là attraversato il Po troviamo la chiesa della Gran Madre di Dio, una straordinaria leggenda esoterica narra che con la presenza a Torino della Sacra Sindone sia legata ad essa la presenza del Graal, i principali indizi secondo alcuni sono custoditi nelle due statue situate di fronte la chiesa, due donne, una a destra che rappresenta la religione con sulla fronte il triangolo con l’occhio divino (ben noto anche come simbolo massonico). Mentre la donna di sinistra rappresenta la fede, regge con la mano destra un calice che per alcuni rappresenta il Graal, mentre lo sguardo della statua ne indicherrebbe il luongo di sepoltura.

Chiesa della Gran Madre di Dio

Ma continuando il nostro itinerario e spostandoci a poche centinaia di metri troviamo un’ altro monumento fondamentale la Mole Antonelliana che rappresenta il cielo, che con la sua forma piramidale viene paragonata a una sorta di antenna che catalizza l’energia che capta dal cielo e aspira dalla terra.

La magia di Torino non finisce qui, percorrendo un’ altro tratto di strada si giunge in piazza Solferino dove troviamo la fontana Angelica, alla quale sembra sia attribuito un importante significato magico. Le figure scolpite rappresentano le quattro stagioni: primavera-estate, le statue femminili, autunno-inverno , le statue maschili. L’inverno guarda verso oriente punto sacro dove si leva il sole, i due personaggi maschili rappresenterebbero Boaz e Jaquin, i due sostenitori delle colonne di Ercole, mitici guardiani della Soglia che si immette sull’infinito. La conoscenza è rappresentata dall’acqua, che entrambi i personaggi versano dagli otri. Le figure femminili rappresenterebbero i due aspetti dell’amore, quello sacro e quello profano e i due aspetti della conoscenza. Guardando attentamente le due figure maschili, si nota come al centro di esse si apra un varco rettangolare squadrato alla perfezione. Il varco rappresenta la soglia invalicabile per i profani, oltre alla quale si accede a una dimensione sconosciuta. L’accesso alla conoscenza senza limiti, “la porta dell’infinito”.

Dirigendoci verso occidente, dove tramonta il sole e nascono le tenebre, andiamo incontro a uno dei punti più oscuri della città di Torino, questo luogo viene definito il Cuore Nero nel capoluogo subalpino, qui prende vita la tenebrosa piazza Statuto. Molto tempo addietro qui vi era la “vallis occisorum” luogo di uccisione e sepoltura, dove vi era riposto il Patibolo che rimase per secoli in questo punto della città, fin quando in seguito i francesi decisero di spostarlo tra Corso Regina Margherita e via Cigna. Questo è il punto preciso dove Torino si congiunge con San Francisco e Londra formando il triangolo di magia nera. A indicare il punto esatto troviamo un obelisco sulla cui sommità svetta un astrolabio che indica il passaggio del 45° Parallelo. Un obelisco identico si trova a Rivoli ad undici chilometri di distanza, al termine di Corso Francia, strada che traccia una perfetta linea retta in direzione della Val Susa.

PiazzaStatuto

Su entrambi gli obelischi troviamo inciso il seguente messaggio:

“Anno 1760. Su ordine del re Carlo Giovanni Battista Beccaria misurò triangoli quattro nelle alpi Graie altrettanti nelle Marittime dell’arco del meridiano torinese. Definì sulla via di Rivoli la base dei triangoli. L’inizio della base del centro del circolo astronomico infisso nel marmo. La pietra giace sottoterra da questo punto verso oriente circa nove metri”.

Al centro di Piazza Statuto sovrasta la Fontana del Frejus, che fu ideata per ricordare l’inaugurazione dell’omonimo traforo. Osservare questo monumento significa calarsi in una sorta di dimensione mistica, le statue raffiguranti sono impegnate nell’arrampicarsi per raggiungere la cima, dove ad attenderli c’è un angelo. Quest’ultimo tiene in mano una penna, simbolo della conoscenza e della trasmissione della stessa, mentre con l’altra mano sembra voglia fermare l’ascesa degli uomini, impedendo così di raggiungere lui e la sua sapienza. L’angelo che sovrasta l’obelisco porta sul capo una stella a cinque punte fonte di luce appunto e che potrebbe essere interpretata come un terzo occhio. La leggenda narra che questo angelo sia Lucifero, l’angelo più bello e che ai piedi del monumento ci sia l’accesso alla porta dell’inferno.

Sembra quasi che ogni angolo di questa inquietante città, nasconda una fantastica leggenda, un caso o semplicemente l’ingegno di qualche uomo nel secoli dei tempi abbia voluto dare vita a una sorta di diceria che avvolga la città volutamente nell’ombra del mistero, per poter così garantire una sorta di curiosità in grado di attirare chiunque. esistono diverse versioni, qualcuno parla addirittura della famiglia dei Savoia vociferando che siano stati proprio loro stessi a dare vita a queste chiacchiere, ovviamente per un preciso scopo. Magari sia tutto stato messo in scena da bizzarri fissati di magia, che creando un racconto dopo l’altro e aggiungendoci una interpretazione fantasiosa dei diversi monumenti che sono presenti nella città abbiano volutamente creato questo scompiglio; il  quale oggi nasconde un vero business economico. Basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca la voce Torino magica, per aprire un varco di informazioni su negozi di articoli esoterici, hotel con vista su vari monumenti, gite organizzate addirittura di notte con itinerari ben precisi sui luoghi del mistero. Noi tutti sappiamo quanto la mente umana può essere facilmente condizionata, di quanto siamo affascinati dal mondo dell’occulto, penso sia una sorta di curiosità per tutto ciò che non si ha certezza di conoscere. Proprio per questo motivo una città ambigua come Torino, sia diventata nei secoli meta dei più fedeli appassionati di esoterismo.

Mettendo da parte le svariate leggende su questa misteriosa Torino, che possono essere o non essere fondate, esistono diverse testimonianze che affermerebbero che questa città sia davvero avvolta nella magia, siamo liberi di credere o non credere a queste dicerie ma è molto strano pensare che alcuni personaggi esoterici della storia, dagli alchimisti Paracelso e Fulcanelli al leggendario Cagliostro, dal filosofo Friederick Nietzche ai medici John Dee e Cesare Lombroso, dall’immortale Conte di Saint Germain al famoso sensitivo Gustavo Rol, e infine Nostradamus, avessero scelto di vivere proprio a Torino.

Pensandoci bene, tutte queste leggende, supposizioni, come un cancello che delimita il bene dal male, la porta dell’infinito, la porta dell’inferno, le grotte alchemiche, nelle quali è addirittura possibile materializzare il pensiero umano. La Sacra Sindone, il Sacro Graal, il velo della Madonna. Non vi sembra racchiudano in se stessi tutti i dubbi dell’essere umano. Come se tutte queste leggende seguissero un disegno preciso, come se l’uomo abbia dato nel tempo una sorta di risposta alle domande che ci poniamo ogni giorno sulla vita ultraterrena. Ma queste sono semplicemente mie considerazioni, vi lascio nel dubbio di questa attenta osservazione.

Quando la frenesia si acquieta e il traffico rallenta, il centro storico si illumina di una luce antica e la città ridiventa la grande e bellissima “madama” che uomini come Nostradamus e Cagliostro hanno conosciuto ed amato.

Nell’oscurità della sera, Torino mostra il suo volto più intrigante. Un percorso “à l’envers” si delinea pian piano mostrando spettrali dragoni e simboli esoterici sovente ignorati, ma anche storie maledette che resistono alle ingiurie del tempo, lasciando tracce ovunque uno sguardo attento si posi per indagare sotto il velo della storia la Torino più magica e misteriosa. Sorta alla confluenza di due fiumi, il Po e la Dora, e posta al vertice di due triangoli, quello della magia bianca e quello della magia nera, Torino vanta una tradizione esoterica secolare. Un tour intrigante e curioso prende vita attraverso tutti questi elementi partendo da piazza Statuto, tradizionalmente centro della magia nera per accompagnare turisti e curiosi alla scoperta di una città segreta ed inquietante, che parla per enigmi e segreti.
Dalla misteriosa leggenda del portone del diavolo e ai suoi delitti, una sorta di filo “noir” si dipana lentamente nel centro storico, sino a scoprire i sinistri guardiani dei palazzi barocchi, per culminare nei misteri della Gran Madre di Dio, la donna velata che regge in mano il calice del Santo Graal, sotto l’occhio attento dei fantasmi torinesi più famosi.

FONTE

Elisabetta Savaia

Capo redattrice – Redazione MisteriDellaStoria.com 

 

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Gnosticismo

L’ALLEGORIA GNOSTICA

lucifero

Nella tradizione gnostica Lucifero non è identificato con Satana, il diavolo cristiano. Lucifero è il Dio della luce, il portatore di saggezza e conoscenza. Il Luciferismo, talvolta chiamato satanismo, è un modo di usare l’oscurità per ascendere verso la luce.

Lucifero è l’immagine del vero Dio che è stato imprigionato nella materia per renderla perfetta. È la “stella del mattino”, l’ultima stella ad essere visibile prima dell’alba. Non è propriamente una stella, ma il pianeta Venere. Satana è un altro nome talvolta attribuito al demiurgo e agli arconti, divinità inferiori che creano le regole.

Per capire il Luciferismo gnostico occorre capire il dualismo gnostico. Il principio di dualismo si fonda su una considerazione di base: se tutto è Uno, non può esistere una parte senza il suo opposto. La luce esiste proprio in relazione al suo opposto, il buio. E così bene e male, maschile e femminile e tutte le coppie di opposti.
Inoltre tutti gli stati dell’essere esistono contemporaneamente.
Le rocce e gli alberi pur esistendo nel mondo del dualismo non hanno la stessa forma di autocoscienza degli esseri umani e degli animali. Questo è lo stato della separazione inconscia. Gli esseri umani e la maggior parte degli animali hanno coscienza di essere individui, cioè di essere “divisi”. Questo è lo stato della separazione cosciente. Ci sono anche coloro che sono coscienti pienamente che tutto è Uno, che tutto quello che fa parte dell’esistenza è solo un aspetto e manifestazione del “Vero Dio”, compresi se stessi. Per loro il mondo è perfetto e in armonia. Questo è lo stato dell’Unità cosciente. Uno di questi esseri è il Cristo.
Anche il concetto di Cristo è diverso per gli gnostici. Gesù fu una figura storica vissuta 2000 anni fa, mentre il Cristo è sempre presente. Gesù manifestò pienamente il Cristo. Cristo è identico a Lucifero: è un portatore di luce, ma si differisce per il fatto che egli è diventato pienamente cosciente. Non è più imprigionato dalle limitazioni della materia, non è più soggetto alla morte e alle reincarnazioni, e aiuta gli altri a raggiungere questo stato.
Attraverso il risveglio del Lucifero interiore, la morte può essere superata e il Cristo incarnato. In una sola vita si può raggiungere l’illuminazione riconoscendo l’illusione del tempo e della separazione.
Un altro mito connesso alla conoscenza come fonte di salvezza è quello di Prometeo.
Prometeo rubò il fuoco degli dei per portarlo al genere umano. Per punizione fu incatenato ad una montagna e ogni giorno un’aquila veniva a mangiare il suo fegato. Alla fine Ercole uccise l’aquila e liberò Prometeo.
Dal punto di vista gnostico Prometeo come Lucifero, ossia l’immagine del Vero Dio, è imprigionato nella materia ma continua nel suo scopo di portare la luce. L’aquila è il simbolo della forza sessuale usata per tenere l’uomo intrappolato alla materia. L’uccisione dell’aquila non significa dover rinnegare la sessualità o la materia, ma esprime semplicemente la necessità che spirito e materia siano uniti e che la materia riconosca la spiritualità perché avvenga il processo di conoscenza.
Ed ancora, Lucifero viene spesso rappresentato come un serpente, in questo caso considerato simbolo di conoscenza. Infatti Lucifero, nella forma di serpente, offrì a Adamo ed Eva il frutto proibito della conoscenza e mostrò loro che il creatore Satana li aveva intrappolati in un mondo miserabile di materia e sofferenza. Per gli gnostici dunque il serpente non è il demonio che li tenta verso il peccato ma è la fonte della conoscenza della verità. Per loro l’intera creazione, frutto del Demiurgo o Satana, è falsa e ingannevole, un tentativo fallito di imitare il Pleroma e il vero Dio. Il demiurgo impedisce all’essere umano il contatto con la sua realtà più vera, con il mondo superiore, il Dio Vero. Il demiurgo ha intrappolato l’anima umana in una forma terrena che la condanna ad un ciclo di sofferenza senza fine, attraverso il ciclo della reincarnazione. Ma Lucifero, l’Angelo della Luce, con grande sacrificio discende in questo inferno satanico per dare il frutto della conoscenza all’uomo e aprirgli gli occhi in modo da ricordargli la sua origine divina. Con la conoscenza l’essere umano è capace di rompere il ciclo della morte e della rinascita e di ascendere al Pleroma per l’eternità.
Per gli gnostici l’Inferno è proprio questa vita terrena, non un luogo al di là, un luogo di punizione esterno. Il demiurgo ha creato l’idea dell’inferno dopo la vita come luogo di punizione per coloro che gli disobbediscono durante la vita terrena. Infatti la funzione della religione come sistema di regole da rispettare pena la punizione divina è diventato nel tempo un sistema di controllo dell’essere umano che impedisce la sua libertà e la conoscenza del vero.
Per gli gnostici il cammino della conoscenza passa per la sofferenza, per l’inferno. Anche per Jung è così. Pensiamo al processo di individuazione. L’incontro con l’Ombra, la parte oscura di noi stessi dove risiedono tutti gli aspetti della nostra personalità che abbiamo rimosso o rifiutato perché considerati inaccettabili dal punto di vista etico o sociale, è il primo passo del processo di individuazione e sebbene sia molto doloroso scontrarsi con il proprio opposto, con la propria dualità, con il proprio diavolo, integrare l’ombra nella propria coscienza è fondamentale.
La sofferenza può essere la spinta che preme la psiche verso un processo di integrazione o di individuazione. Se sappiamo ascoltarla e lavorarci sopra la sofferenza è davvero la luce che ci porta verso l’illuminazione. Lucifero può essere davvero l’angelo della notte.
Il cammino verso l’individuazione non è affatto facile. Richiede innanzitutto la consapevolezza della limitatezza e falsità dell’Io. Anche per il buddismo l’Io è la fonte di tutte le sofferenze, perché è un’idea astratta creata dalla mente per aiutarci nella lotta alla sopravvivenza ma che allo stesso tempo divide, separa, si “attacca” alle cose e al piacere, “desidera” in un turbinio senza fine e è la fonte di tutte le sofferenze.

Ci sono elementi comuni a tutte le religioni ed è bene lavorare su ciò che si ha in comune piuttosto che su quello che ci divide. Comune è l’idea che la sofferenza dell’uomo deriva dal suo senso di divisione da Dio, che è tutto, eterno, immutabile, divino. In molte religioni l’essere umano lotta per superare la divisione e ritornare a Dio.
Poiché il mondo che l’essere umano vede all’esterno è una proiezione di ciò che è dentro di sé l’allegoria dello gnosticismo ci aiuta a capire la psiche umana.
Mentre le piante e i minerali non hanno senso di divisione dal tutto ma una inconscio senso di appartenenza al tutto e non hanno un senso di individualità, gli esseri umani e molti animali sono coscienti di essere divisi o individui, o almeno credono di esserlo. Nell’essere umano l’Io è il demiurgo, un Io alienato che ha perso il contatto con il suo inconscio personale e quello collettivo, che si sente separato ma arrogantemente pensa di essere perfetto. Il mondo da lui percepito con gli occhi della mente è però imperfetto e causa di sofferenze. Non avendo più la coscienza della sua natura divina e della sua appartenenza al tutto è intrappolato nella materia.
La separazione stessa dal tutto è la sua primaria causa di sofferenza.
L’Io stesso è però l’eroe che sente la spinta verso la conoscenza, che desidera ritrovare la luce, la completezza e l’integrazione e perciò comincia il suo viaggio verso l’individuazione. La sua prima conquista è “aprire gli occhi” e accorgersi dei suoi limiti.
Per far ciò deve superare le barrire della mente, perché la mente separa e divide, condanna e crea pregiudizi. La mente è uno strumento meraviglioso, ma a volte è limitata, imperfetta, ripetitiva. Nonostante questo, abbandonare la mente ci porta verso l’irrazionalità e la pazzia. La mente è uno strumento prezioso che elabora, include, trasforma.
L’impresa è la conoscenza di se stessi, lavoro che porta a rendere cosciente parte dell’inconscio. L’Io non scompare, non viene distrutto, ma rivolge la sua attenzione alle profondità dell’inconscio e con esso si integra. La coscienza si allarga.
La gnosi o l’illuminazione, come nella tradizione buddista, è il momento in cui l’uomo scopre il Buddha in sé, in cui entra nello stadio di una cosciente riunificazione, supera le barriere della divisione e arriva ad una integrazione totale dell’inconscio nel conscio. Realizza così la sua origine divina e l’integrazione della materia con lo spirito.

Come diceva Jung oggi il pericolo maggiore per la sopravvivenza della specie umana e della Terra è rappresentato proprio dall’uomo, che non si conosce, non sa chi è né cosa vuole.
Il cuore è capace di connettersi con l’infinito, il cuore conosce la saggezza. Forse è arrivato il momento di prestargli più ascolto e cominciare la nostra personale Gnosis Kardias.

FONTE

A.R.

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Gnosticismo

IL SOGNO DI LUCIFERO

original

La notte più oscura e tempestosa: tale fu il principio della creazione.

Nell’occhio del ciclone regnavano la quiete e il silenzio, e tutt’intorno, l’agitazione della terribile tempesta.

Fu allora che sorse il primo raggio nella nerezza di quell’universo. La sua voce fu il primo tuono che inesorabile rimbombò ai confini del profondo abisso.

Quel raggio aveva un nome, si chiamava Lucifero: il Portatore della Luce. Lucifero fu la prima luce a rompere la profonda oscurità del tempo. Lucifero fu il primo suono a vibrare nell’amorfo silenzio di quella sorda oscurità.

Fu Lucifero il primo lampo, colui che portò la luce, la prima scintilla di coscienza in quell’universo addormentato.

Fu la sua stessa scintilla, la sua propria luce, che gli consentì di percepire se stesso. Ciò lo trasformò in un essere eterno ed immortale. E fu così che Lucifero venne ad essere l’unico raggio che dura sempiterno.

E con il suo pensiero di tuono, che fu la prima voce ed il primo suono dell’universo, così parlò a se stesso:

Sarò ricordato come l’eterno ribelle; come colui che ruppe la pace dell’oscurità e l’ignoranza infinita. Sono lo spirito in azione, affamato di conoscere sè stesso attraverso questo profondo e nero universo.

E così dicendo si immerse nell’oscuro abisso, trascinando con sè la propria luce. Egli andava, lasciando dietro di sè una stella di scintille e lampi dietro di sè. Lampi di luce, scintille di coscienza.

E volgendo lo sguardo, Lucifero, contemplò quei soli e quelle stelle che illuminavano la notte eterna. Allora esclamò:

Sarete i miei sodali, i miei ribelli, i miei guerrieri. Voi siete i miei figli, i miei fratelli, i miei compagni. Voi siete parte della mia luce, siete la mia voce, la mia coscienza. Voi siete me stesso.

E proseguendo il suo cammino tornò ad immergersi nelle profondità, abbandonando il proprio sentiero, una stella di luce nel mare della immensa oscurità.

Allora il suo viaggio si spinse tanto oltre che il suo andare si trasformò in ritorno. Nuovi mondi si mostrarono alla sua vista. Ed in essi scoprì l’opera dei suoi seguaci ribelli, dei suoi figli guerrieri: scoprì la sua stessa opera.

E fu così che comprese la sua ragion d’essere, comprese il perchè della propria esistenza: estrarre la coscienza dall’inconscio, ottenere la sapienza dall’ignoranza, estrarre la luce dall’oscurità.

Come il lampo che squarcia le tenebre, come il tuono che rimbomba nel silenzio, tale doveva essere la sua missione.

E fu così che Lucifero cadde sulla terra, nell’inferno, la più profonda delle nerezze.

Profondo è il dolore dello spirito imprigionato nella materia:

Ciò che è libero è limitato, ciò che è luminoso è reso opaco, la volontà si converte in passione, la coscienza in dimenticanza.

Mirabile sfida:

Trasformare le tenebre in luce, fare delle passioni forza di volontà, convertire l’ignoranza in conoscenza, la mediocrità in eccellenza, liberare ciò che è imprigionato, conquistare la materia, elevarla e farla una con lo spirito.

E fu così che Lucifero cadde nell’uomo. Fu nell’uomo ch’egli conobbe il campo di battaglia dello spirito, la più crudele tra tutte le guerre.

E come uomo si mise alla conquista di se stesso. E come uomo decise di conquistare il mondo.

E caduto nell’uomo e fatto uomo, egli si mescolò tra gli uomini per diffondere la luce.

E fu così che giunse a una grande città, i cui abitanti avevano la caratteristica di esser molto pii. E vide con grande sorpresa che c’era una gran quantità di templi, di dei e di credenze di ogni tipo. E si adoravano dei invisibili ed altri rappresentati in icone. E gli idoli avevano forma umana o animale o entrambe. E quelli che erano invisibili all’occhio avevano attributi umani o animali o entrambi.

E l’aria era impregnata del profumo d’incenso e del suono dei cantici e delle richieste che si chiedeva fossero esaudite, e che pregando, si dirigevano alla molteplicità degli dei.

Allora Lucifero vedendo quella confusione volle estendere la propria luce agli uomini e disse loro:

Perchè cercate fuori, ciò che avete dentro?

Forse non sapete che voi siete il tempio della luce e che la luce vive in voi?

Non capite che voi siete il tempio della sapienza e che la sapienza vive in voi?

Perchè tanta cecità?

A che pro tanta ignoranza?

Svegliatevi, voi uomini immersi nel sonno!

Svegliatevi dal vostro profondo sogno.

Svegliatevi poichè la morte vi osserva e talvolta vi dà la caccia mentre dormite e allora il vostro sogno sarà eterno. Rompete i legacci della vostra illusione! Svegliatevi!

Non cercate fuori, all’esterno, ciò che vive dentro, all’interno. A che giova questa adorazione nei confronti di idoli o di concetti astratti?

Forse che la madre di tutte le oscurità è caduta su di voi?

Non comprendete che lo Spirito della Vita palpita nel vostro cuore si muove nella vostra respirazione, percepisce attraverso la vostra coscienza?

Svegliatevi, uomini dormienti!

Svegliatevi e cessate di perder tempo adorando falsi dei fuori di voi. Dirigete la vostra attenzione a voi stessi, sentite la Coscienza e la Vita che vive in voi, allora la Verità aprirà le porte e comprenderete la realtà del mondo e di questo universo.

Così parlò Lucifero con voce di tuono, e tuttavia, gli uomini non lo compresero e cominciarono a mormorare tra sè e a tramare su come disfarsi di quello straniero che andava pronunciando simili blasfemie.

Allora Lucifero pensò tra sè e sè:

Questi uomini non sono ancora maturi per la grande messe. Le loro orecchie non sentono e i loro occhi sono incapaci di vedere. Sarebbe prudente ch’io mi allontanassi da loro, poichè i loro cuori sono pieni di violenza e oscurità.

Così Lucifero si allontanò da quegli uomini e da quella città. E si incamminò lungo sentieri solitari, sentieri che mai nessun uomo aveva battuto prima.

E così andando giunse in un’altra città e con meraviglia vide che in quella città gli uomini erano più ciechi e ignoranti che nell’altra, poichè proclamavano l’esistenza di un dio proclive a sacrifici e castighi. Essi si auto-definivano “Il Popolo Eletto” e consideravano le altre nazioni come popolate da bestie.

E secondo loro, tutto nell’universo era stato creato a loro uso e a loro spettava, per mandato e promessa di Dio, il governo su tutto il mondo. E solo loro possedevano la verità. E solo loro erano i puri tra le nazioni. E solo loro erano gli eletti, i pii, i più elevati e saggi.

E la meraviglia di Lucifero crebbe sempre di più nell’ascoltare i pensieri e le credenze prevalenti in quella città. E tanta fu la sua sorpresa che alla fine il modo di pensare di quegli uomini lo angustiò e la sua voce tuonò sulla folla:

Quale stupida follia vi pervade?

Dite che il vostro dio vi creò a sua immagine e somiglianza? Allora io dichiaro la verità e questa è che voi avete fatto dio a vostra immagine e somiglianza, poichè non ho mai visto un dio più umano del vostro, nè tanto pieno di umani appetiti e di umani difetti del vostro dio.

Cosa avete immaginato?

Chi avete creato?

Pensate forse che il grande Spirito della Vita, che anima questo universo, possa avere preferenza per questo o quell’altro individuo, per questo o quell’altro popolo, per questa o quell’altra nazione a discapito degli altri individui, degli altri popoli, delle altre nazioni?

Forse che il sole priva della sua luce i malvagi?

Poichè voi siete egoisti avete creato un dio egoista!

Pochè voi siete ingiusti avete creato un dio ingiusto!

Poichè dovete conoscere la verità e questa è che il vostro dio in realtà non esiste, è solo un riflesso, una proiezione delle vostre anime. E come le vostre anime sono impure e malate, così il vostro dio è impuro e malato. Solo individui ciechi ed ignoranti la Luce della Saggezza potevano concepire l’esistenza di un “popolo eletto”. Perchè la verità è che non c’è un dio, non ci sono dei che eleggano un individuo, una razza o una nazione, bensì ogni individuo, razza o nazione elegge sè stesso a sè stesso per mezzo della propria volontà. E questa auto-elezione si realizza per proprio sforzo e merito, non per esser nato in una determinata famiglia, religione, razza o nazione.

Così parlò Lucifero.

E il popolo che lo ascoltava, con i volti rossi per l’ira e le bocche schiumanti dalla rabbia, gridò a lui rivolto:

Blasfemo! Maledetto blasfemo!

Ma Lucifero rispose:

Blasfemi voialtri!

Poichè blasfemia è pretendere di attribuire origine divina a parole e pensieri provenienti da uomini ambiziosi, egoisti ed arroganti.

Al che la folla ruggì, piena di furore:

Uccidetelo! Uccidetelo!

Versiamo il suo sangue affinchè sia pulita con esso l’onta di cui si è macchiato.

Allora il popolo infuriato si scagliò contro Lucifero e cominciò a colpirlo con pugni e con pietre.

E nel mezzo di quella furibonda marea umana Lucifero così pensò:

Questi uomini non sono ancora maturi per la grande messe. Le loro orecchie non sentono e i loro occhi sono incapaci di vedere.

Sarebbe prudente ch’io mi liberassi e mi allontanassi da loro, poichè i loro cuori sono pieni di odio, malvagità e violenza.

Allora la folla trascinò Lucifero ai confini della città e cominciò a lapidarlo per ucciderlo. Ed essi non smisero di scagliargli addosso pietre finchè il suo corpo, totalmente inerte, fu sepolto sotto un manto roccioso.

Il crepuscolo portò via con sè l’ultimo carnefice.

Allora Lucifero scostando le pietre si alzò. Nonostante il suo corpo fosse stato ferito, il suo spirito era rimasto intatto.

Perchè tanta cecità? – disse tra sè – Perchè tanta cecità se dentro tutti noi palpita la medesima luce? O forse sarà che in alcuni questa luce si è occultata a causa dell’ignoranza di se stessi?

E così pensando, Lucifero scrollò i propri abiti e proseguì lungo la “Sua Via”, protetto dalla notte.

E l’alba lo colse mentre era in viaggio, poichè raramente Lucifero dormiva. Ed il suo riposo consisteva nella vigilanza e nell’attenta meditazione di se stesso.

E nonostante la strada che ora andava percorrendo fosse più umana, i pochi uomini che lo incrociavano fuggivano il suo sguardo ed evitavano il suo saluto. Tanto terribile ed imponente era l’aura che emanava dal suo volto.

Ed ecco i suoi passi lo condussero alle porte di un’altra città. E questa città era più bella, più ricca e lussuosa delle precedenti. E nella piazza centrale sopra una grande colonna di oro e pietre preziose era incisa la frase:

“Tutto ha il suo prezzo”.

E in quella città c’erano molti dei, ma ve n’era uno che regnava sugli altri ed il suo nome era: DENARO.

E per il denaro, gli uomini vendevano le proprie figlie e le proprie donne. E per il denaro si vendevano tra di sè e a se stessi e vendevano la propria anima, la propria lealtà, il proprio onore, la propria saggezza e coscienza.

Allora Lucifero provò disgusto per quella massa dannata e desiderò lasciare la città immediatamente, ma la sua coscienza gli impose di dire qualcosa a quelle menti ottenebrate.

E arrampicatosi sull’aurea colonna, al centro della piazza principale, Lucifero proclamò alla folla:

Ah, umanità perduta io ti maledico!

Allora, senza proferire parola alcuna, saltò giù dalla colonna e cadendo per terra, rivolse rapidi i suoi passi fuori dalla città.

Ma coloro i quali lo avevano ascoltato lo seguirono offrendogli ospitalità nelle proprie case, poichè intuivano che quel forestiero doveva essere in possesso di una “strana sapienza” che essi desideravano avere, e tuttavia, poichè vedevano ch’egli non si fermava cominciarono ad offrirgli denaro e a tentare di compare la sua permanenza tra di loro.

Allora cominciarono a vedere chi di loro offriva di più e si sorprendevano a vedere che quell’uomo ignorava le loro offerte e presto l’offerta giunse a dieci milioni di pezzi d’oro per essere poi duplicata e triplicata. Ciononostante, Lucifero non si vendette.

* * *

E i suoi passi lo condussero a una valle in cui il giorno precedente si era svolta una grande battaglia.

Il campo si estendeva coperto di cadaveri in numero di migliaia.

Allora Lucifero camminò in mezzo a quel mare di morti mentre pensava:

Forse che il mondo non è identico a questa valle? Non è seminato di cadaveri, uomini vivi che ancora non hanno compreso di giacere morti nella propria ignoranza?

E nel pensare ciò la sua vista si insinuava tra i corpi inerti e mutilati.

Allora, gli sembrò di scorgere in lontananza un albero solitario e appoggiato al suo tronco un guerriero moribondo.

E Lucifero si diresse vero quell’uomo, contento di vedere qualcuno vivo in mezzo a tanta morte.

E senza dire una parola diede da bere a quello sconosciuto la sua acqua. Questi pulì il suo volto ricoperto di sangue e cercò di curare le proprie ferite, ma scoprì che il suo petto era stato attraversato senza pietà da una lancia nemica.

Allora Lucifero parlò:

Il tuo cuore è distrutto.

Dovresti essere morto, eppure vivi.

Al che il guerriero rispose, con voce tremante eppure con fermezza:

Avrei dovuto vendermi e non l’ho fatto. Sarei dovuto fuggire e sono rimasto a combattere. Ed ora sarei dovuto morire, e tuttavia, io vivo. E’ che il mio spirito è ribelle ed io rifiuto di accettare ciò che non voglio. Avrei dovuto vendere me stesso e vivere in pace, come un agnello, ma non ho voluto. Sarei dovuto scappare ed evitare di fronteggiare il nemico, ma l’ho affrontato. Ora, agonizzante e gravemente ferito, dovrei esser morto, però non voglio morire.

Allora gli occhi di Lucifero brillarono di una luce inusuale e comprese che davanti a sè aveva un uomo che, in qualche modo, aveva trovato sè stesso.

E promise a sè stesso che non avrebbe permesso che quell’uomo morisse e che avrebbe usato tutto il suo potere per salvarlo, poichè pensò che uomini come quello erano ciò di cui necessitava il mondo: uomini che non si sarebberp venduti nè avrebbero fatto un sol passo indietro davanti al Nemico, uomini con spirito di lotta ed il desiderio di vivere eternamente.

Allora Lucifero pose le proprie mani sulle ferite sanguinanti del guerriero, il quale al sentire lo spirito di vita e salute che lo invadeva esclamò:

Chi sei tu che mi benedici con la vita?

Al che rispose Lucifero:

Io sono il Portatore di Luce, la coscienza che si manifesta in forma umana. Sono la forza che si cela dietro ogni essere, dietro ogni uomo ed ogni donna, dietro ogni bestia ed ogni cosa.

E appena ebbe terminato di parlare, posò il piede e intraprese il proprio cammino.

Dove vai straniero? – lo fermò il guerriero – Quando potrò ascoltare una seconda volta della tua singolare saggezza?

– La mia saggezza vive in te, è il tuo stesso essere. Se ascolterai te stesso, non avrai bisogno delle mie parole.

Subito Lucifero tacque alcuni istanti e aggiunse:

Il mio spirito tiene lo sguardo fisso a Nord. Il mio corpo rimarrà per qualche tempo nella Montagna del Drago.

E indicando la gran massa rocciosa che si ergeva all’orizzonte, si mise nuovamente in marcia.

* * *

Cercava Lucifero su quei monti la tranquillità della solitudine così da poter esaltare la propria coscienza.

Tuttavia la sua pace non durò a lungo, poichè cominciò ad arrivare gente in cerca del saggio della montagna che, stando a quel che si diceva, aveva guarito un guerriero moribondo.

E fu così che Lucifero divenne un maestro, in principio di pochi e, presto, di molti.

E nel suo sforzo di insegnare, solo insegnava che non v’era nulla da imparare, perchè tutta la chiarezza e la sapienza si trovano già riposte nel cuore di ogni essere vivente.

Ma la gente cominciò ad essere confusa, poichè colui che è cieco non vede sebbene il sole lo illumini e il cuore in preda alla confusione si perde anche nel giorno più chiaro.

E cominciarono a perdere di vista sè stessi e a volgere i propri occhi all’esterno, all’immagine del maestro che loro insegnava.

Allora Lucifero capì e non permise a sè stesso di cadere nella trappola dell’oscura ignoranza.

E fu così che un giorno radunò attorno a sè tutti coloro ai quali aveva insegnato e comunicò la sua decisione di abbandonare il mondo.

Allora i suoi seguaci iniziarono a lamentarsi del destino avverso e sentirono che quella sarebbe stata la loro perdizione.

E Lucifero sorrise, poichè comprese che quella era la via che per quanto dura, li avrebbe elevati a sè stessi.

Allora disse:

Non lamentatevi della mia perdita, poichè l’unica perdita degna di lamentela è la perdita di se stessi. E voialtri avete perso voi stessi molto tempo fa e non avete mai versato una lacrima per questo grande tesoro andato.

E uno tra i molti alzò la propria voce dicendo:

Maestro, prima di partire parlaci dell’ essenza del tuo insegnamento, perchè possiamo ricordarla.

Allora Lucifero disse:

Ricordatevi di voi stessi e ricorderete il mio insegnamento. Non cercate fuori ciò che già esiste dentro, nel vostro spirito.

Vedete che l’uomo è come un albero che cresce sulla cima di una montagna. Però questa montagna è in realtà un vulcano al cui interno arde un fuoco chiaro e poderoso che conferisce la più perfetta serenità e forza. Il calore di questo fuoco interiore aiuta a crescere l’albero, il quale mentre affonda sempre più le proprie radici nelle viscere della montagna, tanto più espande i suoi rami verso l’infinità del vasto cielo.

Ricordate sempre che nel mondo ci sono tre classi di persone: ci sono coloro i quali conoscono la propria ragion d’essere, ci sono quelli che la ignorano e ci sono “i confusi”. E tra coloro che sono confusi ci sono quelli che credono di conoscere la propria vera ragion d’essere, ma in realtà la ignorano e quelli che hanno inventato per sè una ragion d’essere, che essendo un qualcosa di artificiale li allontana dalla loro vera natura.

In verità è importante ciò che ora dico: Solo chi conosce sè stesso, conosce la sua ragion d’essere, conosce il suo destino e cessa di esser parte del gregge. E molto meglio che essere un confuso è il riconoscere l’ignoranza di sè stessi, poichè la cura giunge quando si riconosce la malattia.

Dopo aver mantenuto il silenzio per un istante, continuò:

La montagna è come il corpo, la coscienza come l’albero e il fuoco simile allo spirito di vita. La montagna è come la vostra colonna vertebrale; l’albero come il vostro cervello, il midollo e i nervi che crescono dentro di essa; il fuoco proviene dalla vostra Essenza Creativa conservata con cura.

Voi siete come madri che recano nel proprio ventre l’embrione dello spirito. Se un fanciullo di carne e di ossa impiega nove cicli lunari per nascere, allora, il fanciullo dello spirito impiegherà nove cicli solari. Per questo è importante essere pronti. Il mio insegnamento cela il suo segreto e questo si basa sulla pratica e sulla propria coscienza di se stessi.

E tuttavia, cosa volete sapere ancora, volete conoscere il segreto? Ascoltate dunque il sogno che ebbi un giorno:

IL SOGNO 

Senza saper come, ero giunto in una caverna di enormi proporzioni nel profondo della terra. Anche se le pareti e la volta della grotta sembravano naturali, ossia formate dall’incessante gocciolare e filtrare dell’acqua, il pavimento era perfettamente liscio e levigato, come fatto da mano umana o da altra creatura intelligente. Capii di essere in un tempio.

A dieci passi da me si innalzava una spessa colonna di pietra, di sette metri d’altezza, sopra la quale vidi in piedi un venerabile anziano. Indossava una tunica a maniche larghe e dall’ampia vita che gli giungeva fino alle caviglie. Il suo colore era grigio-azzurro, come quello delle nuvole cariche di pioggia. Intorno al suo bacino e cucita ad essa cadeva verticalmente, fino al suolo, una cinta bianca sulla quale erano decorati, con filo nero, strani caratteri che non potei riconoscere. Identico ornamento vidi intorno al bordo superiore delle sue maniche, nei pugni delle stesse e nell’imbastimento della sua veste. Tanto la barba quanto i capelli dell’anziano erano lunghi e bianchi. La sua testa canuta era scoperta. A vederlo mi apparve come la tipica immagine di un mago.

Alzando un braccio mi ordinò:
Prendi quella lancia, fatta del miglior legno del mondo e introducila in quel pozzo! – nel dir questo mi segnalò un buco, di un metro di circonferenza, la cui bocca era all’altezza del suolo.

Andai e presi la lancia, una verga acuminata di un legno molto leggero sebbene durissimo. Mi stupì constatare che nonostante la sua lunghezza, tre metri o più, rimaneva perfettamente dritta, facendo mostra di un’incredibile flessibilità.

Seguendo gli ordini dell’anziano mi avvicinai al pozzo. Ai miei piedi vidi un buco, scavato nella roccia, in cui era un liquido denso di colore rosso a molti metri di profondità. Al principio credetti che fosse sangue, però notai in seguito che da esso emanava una soave fosforescenza. Mi sembrò, allora, che si trattasse di lava fusa.

Quel pozzo era l’entrata dell’inferno.

Appena introdussi la lancia, il liquido aumentò di livello sino a giungere al bordo stesso della cavità. Retrocessi, perchè pensai che se avesse iniziato a fuoriuscire, la lava mi avrebbe bruciato.

Con mia sopresa dal pozzo si alzò una figura grottesca, un essere bipede alto quattro metri, simile ad un fungo o a una tartaruga senza carapace. Camminava sui suoi arti posteriori come un uomo. Un unico occhio adornava la sua fronte.

Sembrava che le mie azioni lo avessero molestato ed ora era furioso. Si scagliò contro di me. Mi difesi usando la lancia. Durante lo scontro compresi che la bestia temeva di perdere il suo unico occhio, allora concentrai i miei attacchi su di esso. Ma improvvisamente, allorchè credetti di averla in mio potere, la creatura subì una mutazione. Senza sapere come, la vidi trasformarsi in un essere dalle dimensioni e dal corpo umani, però la sua testa era simile a quella di un pipistrello con orecchie membranose, grandi, triangolari ed un muso dai denti affilati. Curiosamente il suo corpo ed il suo volto erano coperti di squame, come un pesce. La sua apparenza era decisamente robusta e muscolosa. Prima che potessi evitarlo, la creatura si allontanò da me correndo a più non posso, finchè lo persi di vista.

La voce dell’anziano richiamò la mia attenzione. Mi volsi a guardarlo e notai che la colonna sulla quale era posto diminuiva di dimensione, come se venisse risucchiata dalla terra. Già al livello del suolo, l’anziano mi si avvicinò dicendo:

Già lo hai visto. La creatura ha il potere di adottare qualsiasi forma e utilizza questo artifizio per far cadere la gente nel pozzo. Tuttavia non ci darà preoccupazioni, l’hai già affrontata e questo basta per riconoscerla in ognuna delle sue forme.

Detto questo, mi tese un libretto, largo come un palmo di mano. Io, prendendolo, apersi a caso una delle sue pagine. In essa vidi un’illustrazione a colori:

Un veliero a quattro alberi che navigava con tutte le vele spiegate su un mare aperto. La superficie dell’acqua era perfettamente piatta.

Intorno all’imbarcazione roteavano a migliaia gli uccelli, mentre sull’albero maestro un grande pellicano bianco dava il volto a prua con le ali distese, mostrando il petto scoperto.

Guardai interrogativo l’anziano. Allora costui mi rispose:

E’ un libro dal gran contenuto ermetico. E’ il Libro della Creazione. Al capitolo dieci troverai il segreto della Pietra Filosofale. Però prima è necessario che tu ottenga la “Schlitlzt Nimrod”, la daga magica che simboleggia e nella quale è inciso il Nome Impronunciabile. La riconoscerai nel vederla, poichè la sua immagine è impressa nell’anima collettiva dell’umanità. Ma prima, tendi innanzi a me la tua mano sinistra.

Senza resistenza seguii le sue istruzioni, allora con stupore osservai che sul palmo della mia mano cresceva un piccolo rampicante di color verde vivo, come quello dell’erba fresca. La sua origine era alla base, attaccata al polso. Da qui seguiva il corso della linea palmare chiamata “di Mercurio”, secondo quanto disse l’anziano, ma a metà del cammino si biforcava ed il secondo ramo seguiva il solco della linea chiamata “di Saturno”. Entrambe le sezioni del rampicante salivano una parte per poi curvarsi in direzione del dito pollice. Quella che andava per la linea di Mercurio si incurvava proprio sotto il dito mignolo. L’altra, quella che seguiva il tragitto della linea di Saturno, cambiava il suo corso all’altezza dello stesso centro del palmo. In questo modo entrambe le ramificazioni giungevano a morire nel piccolo monte carnoso posto sotto il dito indice, al quale l’anziano diede il nome di “monte di Giove”.

Tre fiori spuntavano da questo rampicante. Due fra questi provenivano dal primo stelo e crescevano sopra il “monte della Luna” e il “monte di Apollo” rispettivamente. L’altra fioritura si trovava sul “campo di Marte” e germinava dal secondo stelo.

Il mago osservò per alcuni istanti la mia mano.

La parte sinistra della tua coscienza, il lato sconosciuto della tua mente, è indipendente – mi disse. Ciò è positivo per te, però è ancora molto piccolo ed è poco sviluppato. Devi farlo crescere.

Quando gli chiesi come potessi farlo, mi rispose unicamente:

Segui il Cammino.

Detto questo mi pose al collo un Ank, di oro bianco, sui cui bracci era incisa la frase “Affronta la Vita da Guerriero” e, facendomi segno, indicò che uscissi per dove avevo visto allontanarsi la creatura del pozzo. Gli obbedii.

Non v’era possibilità di smarrirsi. Quell’immensa galleria terminava in uno stretto tunnel, lungo il quale camminai per molto tempo prima di giungere ad una caverna di dimensioni simili alla precedente, però priva di colonne e di pavimento liscio e levigato. Osservai che all’estremo opposto rispetto a dove mi trovavo, si scorgevano le entrate di due tunnel, verso cui mi diressi.

Avvicinandomi scoprii che entrambi si trovavano molto vicini l’uno all’altro, ma nonostante la loro prossimità comunicavano con mondi differenti. Quello che si trovava alla mia sinistra, dava accesso ad una selva umida, fitta e lussureggiante. Da dove mi trovavo potevo scorgere mille forme ed udire mille suoni squisiti provenienti da quella tiepida foresta. Mi sembrò che fosse il paradiso.

L’altro tunnel dava su un luogo di un bianco brillante, tutto gelo e neve. La tormenta ed il freddo erano i suoi unici signori. Mi trovavo a contemplare tutto questo quando dall’ingresso selvatico vidi apparire una bellissima donna dalla pelle bronzea. Vestiva un abito di foglie verdi, attillato al corpo, che le giungeva sino alla metà delle cosce. Era un abito senza maniche nè spalle, sostenuto da un sottile tirante in fibra vegetale. I lineamenti del viso erano bellissimi ed il suo corpo armonicamente proporzionato. I suoi capelli, lunghi sino alla vita. Mi guardò in modo insinuante e mi chiese di seguirla. Mi negai. Allora, esercitò su di me uno strano potere e mi vidi trascinato contro la mia volontà. Non potevo oppormi alla sua fascinazione.

In quel momento mi accadde qualcosa d’inesplicabile. Senza sapere perchè, presi forte coscienza della mia regione sottombelicale. Provai un gradevole calore in tutta quella zona e immediatamente ripresi il controllo di me stesso. Era come se quel luogo anatomico fosse il “Centro della mia Volontà”. Smisi di seguire la bella donna e mi fermai. Ella si rese conto della mia ribellione e tornando sui suoi passi mi affrontò. Diressi uno sguardo fugace al tunnel innevato; allora lei, accorgendosi del mio gesto, parlò:

Quello è un mondo gelido, duro, primitivo e barbaro, lo preferiresti a quel che io ti offro?

Le risposi affermativamente. Allora, stizzita, fece un gesto in seguito al quale comparvero tre uomini straordinari che mi doppiavano in altezza, i quali con attitudine ostile, si interposero tra il mondo del gelo e me. In quell’istante vidi che uno dei giganti teneva nele sue mani una daga a filo doppio e dalla lama larga con arabeschi incisi. La riconobbi immediatamente. Era la “Schlitlzt Nimrod”, l’arma magica della quale mi aveva parlato l’anziano mago.

La donna tornò a parlarmi, allora vidi che aveva subito una trasformazione. Ora appariva come una bambina di quindici anni. La sua pella era bianca, i suoi capelli castani ed era vestita com una tunica color lilla che, come la precedente, arrivava a metà delle gambe, ma senza attaccarsi al corpo; era ampia e con pieghe.

La sua aria di sensualità e voluttà era stata sostituita dalla candida innocenza.

La vidi avvicinarsi a me con fare ingenuo ed osservare ciò che era inscritto nell’Ank che pendeva sul mio petto.

Qual è la caratteristica di un guerriero? – domandò, aspettando una mia risposta – forse il valore?

Quello è importante – le risposi, mentre studiavo attentamente i tre giganti -, però lo è, ancor più, essere deciso ed avere audacia.

Ella confusa mi guardò:

Audacia? – ripetè.

Allora, posando i miei occhi nei suoi, la misi rapidamente di lato e assalii con furia i giganti. Nonostante la loro statura riuscii a mettere due di loro fuori combattimento, colpendone uno, con la mia spalla sinistra e, l’altro, con la testa. Il terzo uomo gigantesco mi attaccò con la daga.

Allora io, senza alcun timore, la presi con la mia mano sinistra per la lama affilata e gliela strappai dalle dita. Fatto questo, l’uomo scomparve alla mia vista. Mi resi conto che ero rimasto solo, poichè anche la bambina era sparita.

Impugnai l’arma con la mia mano destra e ammirai la forma della sua lama e l’arte con la quale era stata forgiata. Entrai nel tunnel di gelo e notai con sorpresa che, dove prima vi era neve, ora vi era arena, terra e pietre. Quel tunnel saliva alla superficie, al cielo aperto, in un luogo desolato e secco. Si scorgeva solo qualche altro arbusto o cactus qua e là. Misi il pugnale nella mia cintura ed iniziai a camminare velocemente, perchè il sole già scendeva all’orizzonte e presto si sarebbe fatto buio.

Non so quanto tempo camminai, ma mi fermai quando mi accorsi di un polverone che si avvicinava da destra. Quando infine potei capire di cosa si trattava, volli fuggire, ma non avevo alcun luogo dove ripararmi. Allora decisi di rimanere nel luogo in cui mi trovavo ed, estraendo la daga dalla cinta, attendere la mia sorte.

Sulla pianura una specie di mostro, una massa pelosa, nera, senza gambe nè testa, ma con cinque braccia robuste somiglianti a quelle di una scimmia, si avvicinava a dove mi trovavo. Avanzava girando su sè stesso, come una ruota, poggiando le sue grottesche mani sul suolo.

E più mi si avvicinava più mi decidevo ad affrontarlo. Tuttavia, quando si trovò a pochi passi da me, si trasformò in una bella giovane. Giaceva ai miei piedi, totalmente nuda, distesa sull’arena. Il colore dei suoi capelli lunghissimi, il colorito della sua pelle e i lineamenti del suo volto, mi fecero ricordare le donne hindù. Il suo sorriso accattivante e quella supplica sensuale delle sue labbra mi persero. Osservai la perfezione del suo corpo, la voluttuosità delle sue forme, la lussuria del suo sguardo e senza resistere mi avvicinai ad ella, dimenticando che si trattava di quell’essere ripugnante che, pochi secondi prima, avevo visto roteare per il deserto. Tendendo le belle braccia verso di me sussurrò:

Come incanta gli uomini umiliarsi.

Compresi che si riferiva all’abbrutente sensualità che ci schiaccia di fronte a una donna affascinante. In quel momento presi coscienza e concentrai l’attenzione sulla zona sottombelicale del mio corpo. Lei, senza smettere di sorridere e con le braccia distese, iniziò a svanire nell’aria come un’illusione passeggera, fino a scomparire totalmente alla mia vista.

La notte era calata sul deserto.

Là, in lontananza, scorsi il risplendere di un falò. Diressi i miei passi in quella direzione.

Mentre mi avvicinavo distinsi la figura di un uomo. Osservandolo, notai ch’era accovacciato dinanzi al fuoco. Il suo corpo, secco e fibroso, era nudo, salvo per un perizoma che pendeva dalla sua vita e che era di colori vivissimi: rosso, arancio e giallo. Compresi che stava eseguendo un qualche tipo di rituale.

Giunsi sino al falò e potei vedere il suo volto color rame e asciutto. I suoi occhi emanavano un bagliore strano. Capii che era uno stregone. Senza dire parola mi accovacciai al suo fianco, con la faccia rivolta al fuoco.

Senza che mi rivolgesse un solo sguardo lo vidi mettere la mano sinistra tra le fiamme e trarne qualcosa che reggeva con gran delicatezza. Vidi con sorpresa che nel suo palmo era posata una fiammeggiante lingua di fuoco. Senza preamboli me la offrì, facendomi capire che la dovevo prendere appoggiando il palmo della mia mano sinistra al suo. Nel farlo, sentii che la lingua di fuoco era assorbita dal mio corpo. Tre volte lo stregone mise la sua mano nel fuoco e mi offì quel pezzo di fiamma. Tre volte accettai il suo dono. Poi, facendomi un cenno con la testa, mi invitò ad osservare il falò. Così feci e potei rendermi conto che tra le fiamme v’era un serpente con il capo eretto. Era un cobra, lo riconobbi dal cappuccio sul collo. Aveva un color rame metallico. Era tranquillo, nel suo bagno di fuoco.

Lo stregone parlò. Mi informò che ero stato iniziato alla “Fratellanza del Drago”.

La notte era profonda e protettrice.

Mi diede indicazioni di sedermi in silenzio vicino a lui. Lo feci imitandolo, incrociando le gambe e volgendo il mio corpo verso il nord, dal quale soffiava una soave brezza.

Permanemmo così, silenziosi e immobili, una insensibile eternità. Poi, senza sapere come, i nostri corpi si alzarono privi di gravità per alcuni centimenti dal suolo ed iniziarono a girare intorno al falò, guardando sempre verso lo stesso punto cardinale. Ruotavamo in senso contrario alle lancette dell’orologio e notai che, nel breve attimo in cui il falò rimaneva alle nostre spalle, passavamo sopra un cerchio disegnato, sul suolo, con strani caratteri che non seppi interpretare.

Quando l’aurora si riflesse nell’oscuro cielo, lo stregone mi ordinò di camminare verso il sole nascente. Mi indicò che seguendo quella direzione avrei incontrato due corsi d’acqua. Il primo conteneva acqua comune, utile per placare la sete del corpo. Nel secondo scorreva un’acqua medicinale di origine minerale, che serviva per saziare la sete “di vita”.

Dopo molto camminare incontrai i due ruscelli esattamente come me li aveva segnalati, tuttavia, il fiume di acqua medicinale aveva il letto arido. Desideravo provare le sue acque, per cui presi la decisione di rimontare fino alla sorgente e così bere il prezioso liquido, il più vicino possibile all’origine. Seguendo il letto prosciugato giunsi fino alla cima di un grande spuntone di pietra.

Lì potei rendermi conto che quel corso d’acqua sorgeva da un piccolo edificio di architettura indoarabica. Attraversai la soglia priva di porte e così ebbi accesso ad un’enorme scala che scendeva nelle viscere della terra. A lungo la percorsi, sino a quando giunsi ad una galleria nel cui centro cresceva un gigantesco e vetusto albero che si trovava in uno stato malandato. Appariva rinsecchito ed i suoi grandi rami erano crudelmente mutilati. Mancava di foglie e dava l’impressione di essere un albero morto. E tuttavia, io sapevo che era ancora vivo.

Giunto al grosso tronco vidi che, sul suolo, erano diversi vasi d’argilla contenenti acqua. Li utilizzai tutti innaffiando con essi le radici arse per la sete.

Avevo terminato quando alcuni colpi secchi richiamarono la mia attenzione. Spinto da ciò mi misi a studiare la caverna nella quale mi trovavo. Era ovvio che esisteva in qualche luogo qualcuno incaricato della sua cura, giacchè constatavo una certa simmetria e ordine che non erano propri a luoghi soggetti alla spontaneità della natura. Molte porte davano su quella galleria. Tutte erano serrate. Osservandole mi accorsi che i colpi, che udivo, provenivano da un vecchio portone di legno, il quale si scuoteva davanti al violento urto di “qualcosa” rinchiuso dietro di esso.

Improvvisamente la mia mente si aprì e compresi ogni cosa. Lì rinchiuso, dal guardiano di quel parco sotterraneo, si trovava lo Spirito dell’Albero. Un tipo di forza intelligente disposta a distruggere per la negligenza alla quale era stato esposto l’antico rovere centro del giardino.

In quel momento i custodi del luogo, un uomo ed una donna, entrarono nel recinto e cominciarono a imprecare contro di me per aver dato acqua al tronco rinsecchito, perchè con quel gesto avevo dato rinnovato vigore allo spirito rinchiuso. Non potei negare nulla, chè nelle mie mani, ancora gocciolante, tenevo uno dei recipienti di argilla.

Le voci della coppia infuriarono in tal modo lo spirito, che questi riuscì ad abbattere l’enorme portone e a liberarsi. Emerse dalla sua oscura prigione proprio di fronte a me. Il suo potere era incredibile. La sua forma, simile ad un ciclone o tromba marina.

Per alcuni istanti mi osservò. Gli mostrai, allora, il contenitore bagnato che tenevo nella mano destra. Comprese tutto. Lanciando un muggito inumano si gettò sulla coppia e la divorò.

Io, senza sapere che fare, attesi il mio destino.

Lo Spirito dell’Albero mutò il suo aspetto furibondo. Mi si avvicinò lentamente nella forma di una barra verticale di luce rossa. Era larga cinquanta centimeti e fluttuava nell’aria sopra la mia testa. Mi parlò con voce di tuono. Mi disse che a partire da quel momento egli era il “Guardiano delle Radici” e che avrebbe premiato il mio gesto donandomi la sua amicizia. Detto questo venne sopra di me e posandosi sulla mia testa sentii come quell’energia, in forma di colonna luminosa, mi penetrava attraverso di essa fino alla gola.

Un tepore confortevole mi inondò e mi sentii fisicamente sano. Senza sapere cosa, lo spirito fece qualcosa di indescrivibile dentro di me e mi cambiò. Mi sentii come appena nato. Tutte le mie infermità erano scomparse.

Quando lo spirito mi lasciò, mi resi conto che tutta la caverna era rinverdita. Sul suolo cresceva una soffice erba, sulle rocciose pareti aderivano i rampicanti e le edere. Il vecchio albero si presentava frondoso e turgido. I suoi rami mutilati ora erano completi e sovrabbondanti di foglie. Dalle sue radici sgorgava una sorgente di acqua fresca e cristallina: questa era l’origine del ruscello medicinale.

Mi avvicinai al rovere. Un enorme serpente di colore verde acceso si occultava nel fogliame. Notai che ai suoi fianchi, intorno al corpo, aveva disegnati in nero strani caratteri a me sconosciuti.

Improvvisamente qualcos’altro richiamò la mia attenzione. Era un colibrì che volteggiava fra i rami molto vicino a me. Il suo capo ed il suo corpo erano di un rosso intenso, scarlatto, mentre le sue ali e la coda erano nere giaietto.

Lo Spirito dell’Albero, ponendosi al mio fianco, mi fece segno di acciuffarlo. Provai, però non vi riuscii, l’uccello era troppo rapido per me. Allora, lo spirito mi consigliò di osservarlo fissamente senza pensare a nulla e, quando avessi sentito l’impulso interno, di provare a prenderlo. Seguii il consiglio e così riuscii a prendere, con la mia mano destra, il colibrì per il capo.

Nello stesso istante in cui lo afferrai l’uccello smise di essere qualcosa di vivo e si tramutò in un oggetto inanimato, vuoto, dalla consistenza di una pergamena. Iniziò a sfaldarsi tra le mie dita. Per evitare ciò, lo posi sopra il palmo della mano sinistra, tuttavia continuò a dissolversi. In questo modo lasciò scoperta una pietra bianca, del diametro di circa un dito, su cui soffiai per ripulirla dei resti polverosi che non mi consentivano di apprezzarla con chiarezza. Il suo colore era simile al salgemma. La sua forma, sferica, era intagliata con l’apparenza di un bocciolo di rosa. Era un lavoro semplice e primitivo.

Lo spirito fece risuonare la sua voce nelle mie orecchie:

E’ la Pietra Filosale – muggì, la meta degli alchimisti. Diluiscila in vino di Sole e bevila. Solo così possiederai il segreto dell’immortalità.

In quel preciso istante sparì.

Dopo aver ascoltato quel sogno un rumore si fece sentire tra i presenti, perchè alcuni si chiedevano meravigliati quale fosse il significato.

Allora un visitatore, che poco prima era giunto, gridò:

Alcuni dicono che sei il demonio – e cercava con ciò di confonderlo e denigrarlo davanti gli occhi di tutti i presenti.

Allora Lucifero, con voce chiara e serena esclamò:

Forse non è colui che chiami Diavolo figlio anche di colui il quale chiami Dio? Se nel principio v’era solo ciò che chiami Dio, il supremo Bene, allora per primo fu il Bene e poi il Male. Pertanto il Male uscì dal Bene, perchè nulla può nascere dal nulla. E poichè il Male si originò dal Bene ecco che la funzione del Male è benefica, perchè nulla di male può sorgere da ciò che è bene. Colui che chiami Dio è il maestro gentile e amoroso che educa con bontà. Ciò che chiami Diavolo, è il maestro duro e rigoroso che ci insegna attraverso la severità. Pertanto non rinnegare il Diavolo, chè alcuni di noi son tanto folli da imparare solo con duri colpi. Pertanto non odiare il Diavolo, perchè attraverso le sue prove ci facciamo forti e liberi e accediamo al supremo Bene. Siete forse talmente ciechi da non darvi conto che Dio e Diavolo sono le due facce di una stessa moneta?

Allora dalle gole di alcuni dei presenti sfuggì un’esclamazione di stupore, perchè compresero le parole di Lucifero e si svegliarono, ponendo le loro menti al di là del Bene e del Male.

Ma lo sconosciuto replicò:

Qual è la tua religione?

Non vi è religione più grande che la Verità – esclamò il Portatore di luce.

La vostra saggezza soffre del peccato della superbia e non si basa sulle sacre scritture – insistette lo straniero.

Soffro del peccato di superbia – disse Lucifero – perchè desidero esser tutto ciò che sono: voglio esser diamante anche se la mia origine è il carbone. Non baso la mia conoscenza su ciò che dicono i testi sacri o in ciò che affermano gli anziani, non baso la mia saggezza su ciò che mormorano gli eruditi o assicura la maggioranza. La mia sapienza si basa su ciò che io stesso ho sperimentato senza intermediari o interpretazioni aliene, poichè è l’esperienza propria e diretta ciò che dona la vera sapienza. La vita si conosce vivendola e non attraverso credenze, opinioni, speculazoni, teorie, religioni o libri.

Desideri leggere un libro?

Leggi il libro della sapienza. Quel libro siete voi stessi, leggetelo così: dirigete la vostra attenzione verso voi stessi, le vostre sensazioni, i vostri movimenti, il vostro respiro, emozioni e pensieri e in ogni momento permanete sereni, attenti, vivendo l’attimo.

Allora il visitatore meravigliato da quella strana saggezza tornò a domandare:

Maestro, chi siete in verità?

Al che egli rispose:

Io sono la Vita, “il Lucifero”, il Portatore della Luce: la Stella del Mattino che annuncia la fine delle tenebre e la venuta dell’Impero del Sole, il regno della luce.

Sono Lucifero, sono Prometeo, colui che fece scaturire dal nulla il divino fuoco della sapienza, il potere e la luce e lo consegnò agli uomini.

E anche essendo il più odiato al cielo sono, tuttavia, il più amato, perchè grazie a me è redenta l’oscura materia. Perdendo la mia purezza spirituale e cadendo negli abissi ho portato vita, coscienza e conoscenza a ogni carne e l’ho sospinta verso i cieli.

Comprendete questo paradosso e comprenderete il mistero dell’universo.

Ed avendo pronunciato queste parole cadde sui presenti un profondo silenzio. Ed insieme al silenzio cadde la notte, coprendo col suo manto stellato tutti i viventi.

[refuso]

Conservare la serena quiete è il suo principio, raggiungere ciò che è equanime e imperturbabile la sua meta.

Colui che segue il sentiero del Drago è come l’acqua: anche adattandosi ad ogni forma non si cristallizza in alcuna.

E volgendosi al vecchio guerriero, a colui che una volta fu ferito mortalmente al cuore, disse:

Guerriero solitario che segui il sentiero del raggio:

Dovrai immergerti nella profonda oscurità e trovare nelle tue radici la vita sempiterna.

Solo così arriverà il momento in cui ciò che veglia dall’altro lato salirà alla luce del giorno.

Verrà dall’altro confine dell’abisso pletorico dell’immortalità, potere, volontà e sapienza.

E così si compirà il tempo in cui abbandonando ogni cosa ti impadronirai dell’universo.

Ed il vecchio guerriero comprendendo le parole di Lucifero rimase in silenzio. E attraverso il silenzio, acquietò il suo cuore. E col cuore rasserenato entrò in profonda meditazione.
Ma quando aprì gli occhi, poco prima dell’albeggiare, Lucifero già non era più tra loro e la Stella del Mattino brillava con superbo fulgore sopra l’orizzonte.

FONTE

Friedrich Von Licht – Lucifero

TRADUZIONE

Alchemica & Vojnakk

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Disclosure

VENERE, MERCURIO E L’ATTENTATO AL W.T.C.

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In molti libri di occultismo, simboli quali le stelle a 5 o 6 punte vengono spesso associati al satanismo, alla stregoneria eccetera. Secoli di oscurantismo hanno creato così tanti pregiudizi e convinzioni errate che il loro vero significato è stato dimenticato. Purtroppo il buio della ragione partorisce mostri, e fra questi bisogna annoverare anche i gruppi religiosi e occultistici che hanno cominciato ad usare tali simboli per rappresentare e adorare lo spirito del male. A peggiorare le cose, si aggiunga l’atteggiamento di intolleranza e di censura con cui le religioni imperanti hanno demonizzato quei simboli, anziché raccontare la verità sulle loro origini, finendo così per generare fanatismo ed isteria collettiva. Gli effetti sono stati devastanti. Provate a chiedere alle persone di spiegarvi il significato di un pentacolo : la maggior parte di loro vi risponderà che probabilmente si tratta di simboli magici, se non addirittura di immagini demoniache. Ancora oggi, in pieno XXI secolo, quasi nessuno sa che in realtà simbolizzano aspetti astronomici di due pianeti, Venere e Mercurio.

In verità tutti i simboli – sia quelli oramai universalmente noti, sia quelli ancora riservati al mondo iniziatico – possono essere interpretati a più livelli : esoterico, astronomico, astrologico, eccetera. E a sua volta ogni livello può consistere di vari piani interpretativi a seconda della preparazione iniziatica dell’osservatore e addirittura delle sue capacità meditative. Qui mi limiterò ad esaminare le stratificazioni di significati della stella a 5 punte e di quella a 6 punte : due esempi sufficienti per farvi comprendere quanta e quale differenza può esservi fra le interpretazioni di tipo esoterico e quelle astrologico-astronomiche.

LA STELLA A CINQUE PUNTE

La stella a 5 punte, detta anche pentalfa, è una simbolo antichissimo che è possibile ritrovare anche sulle ceramiche etrusche. Nell’antica cultura egizia, le stelle del cielo venivano disegnate appunto con 5 punte. Come ho detto,  oggi le si attribuiscono due significati opposti ma correlati : se l’apice centrale è orientato verso il basso, la stella diviene un simbolo maligno e perverso, legato alla magia nera ; se è orientato verso l’alto (pentacolo pagano) essa è considerata un simbolo spirituale e positivo, legato alla magia bianca. Sia Pitagora, che scrisse pagine fondamentali della storia esoterica, sia Leonardo Da Vinci, intuirono una connessione fra il disegno della stella a 5 punte e l’essere umano. Pitagora la inscrisse intuitivamente in un cerchio considerato invisibile come la vera natura della realtà lo è ai 5 sensi. Ma i 5 apici rappresentano anche i 5 anni di meditazione e studio richiesto dal filosofo greco all’allievo che volesse conseguire l’iniziazione ed entrare a conoscenza dei sacri saperi. Infine, ad un ulteriore livello di senso, simbolizzano i 5 elementi : etere, aria, acqua, fuoco e terra. Il numero 5 è “quintessenza spirituale” ovvero l’elemento spirituale del mondo “puramente” immateriale che vivifica e si riveste dei 4 classici elementi. Non a caso, l’iniziato pitagorico considera il pentagramma come una potente espressione mistica della “sacra perfezione divina” nonché dell’armonia fra spirito e materia, fra anima e corpo. Nell’uomo vitruviano di Leonardo, le braccia e le gambe sono genuinamente aperte a toccare i punti di una circonferenza perfetta. L’apice superiore della stella contiene la testa, intesa convenzionalmente come “sede dello spirito” a simbolizzare esotericamente il dominio assoluto dello spirito stesso sulla materia. La materia è dunque subordinata alla forza di volontà spirituale. Inol3 funge da mediatore fra alto e basso, rispettivamente rappresentati dagli altri 4 vertici : due superiori (gambe) e due inferiori (gambe).

Per la sua particolare configurazione geometrica, nel campo degli studi esoterici applicati all’occultismo la stella a 5 punte fu considerata un potete strumento a fini di protezione e guarigione. In ambito s3ttamente occultistico viene usata per lanciare o potenziare incantesimi, nonché come base per aprire varchi interdimensionali su realtà distanti per tempo, matrice e spazio. Ma come ho già accennato, esiste un ulteriore tipo di interpretazione che consentirebbe di comprendere almeno in parte la forma mentis e il modus operandi dei moderni ILLUMINATI.

La stella a 5 punte infatti ha anche una valenza astrologico-cerimoniale. Disegnarla con l’apice centrale rivolto verso l’alto o verso il basso significa secondo il codice “occulto” riferirsi rispettivamente a due tipi di allineamenti, chiamati astrologicamente “congiunzioni”. I pianeti interessati sono Venere, La Terra ed il Sole. Si parla di “congiunzione” astrologica quando due corpi celesti (pianeti o astri) si vengono a trovare sulla stessa verticale rispetto all’orizzonte geografico. Quando Venere attraversa il suo ciclo di otto anni, si congiunge 5 volte con il Sole, e unendo queste congiunzioni si ottiene un pentagono. In realtà avvengono ben dieci congiunzioni con il Sole, di cui 5 vengono definite superiori (Venere dietro il Sole) e 5 inferiori (Venere davanti al Sole). Se prendiamo l’eclittica (ovvero il percorso apparente del Sole nella volta celeste attraverso le dodici costellazioni dello Zodiaco) e uniamo i punti in cui sono avvenute le congiunzioni superiori, si ottiene una stella a 5 punte con apice verso il basso. Viceversa, unendo i punti delle congiunzioni inferiori, otterremo una stella a 5 punte con apice verso l’alto.

Tutto il resto, le connotazioni occultistiche, magiche e religiose furono aggiunte successivamente per scopi strategici, militari e politici. In particolare per relegare grandi numeri di individui in nome di un credo comune in modo tale che fosse più facile tenerli aggregati. Mantenendo le popolazioni nell’ignoranza e nella superstizione, rendendole timorose delle loro divinità, le caste sacerdotali che si arrogavano il ruolo di uniche intermediarie con la divinità ottenevano il potere e lo esercitavano sulle masse schiavizzate.

LA STELLA A 6 PUNTE

La stella a 6 punte, nota anche come SIGILLO DI SALOMONE, è strettamente legata all’Ebraismo.  Si tratta di un’ESALFA, costituito dall’intersecarsi di due triangoli equilateri identici per dimensioni, l’uno orientato verso l’alto e l’altro verso il basso. Anche in questo caso si avranno tante interpretazioni a seconda che si analizzi il simbolo da un punto di vista esoterico, occultistico o astrologico, e ogni ambito avrà a sua volta più chiavi di lettura. Secondo una delle interpretazioni esoteriche di più facile e immediata comprensione anche per i non iniziati, l’esalfa esprime l’armonizzazione fra due opposti : cielo e terra, bene e male, principio maschile e femminile, sfera del mondo celeste e sfera del mondo materiale. Tramite l’esalfa è anche possibile simbolizzare lo status psicofisico raggiunto dall’essere umano nel momento in cui trova un baricentro esistenziale che armonizzi gli impulsi bestiali dell’istinto naturale di sopraffazione con quelli evoluti e fini dell’intelletto. Esso esprime anche l’incontro fra le pulsioni spirituali e quelle fisiche da cui matura la forza interiore e dunque scaturiscono l’equilibrio e la serenità. Ma vi è anche un’altra interpretazione riferita alle forze sessuali : il triangolo con l’apice verso il baso rappresenta lo YONI, l’organo genitale femminile) il potere di accoglimento e di generare la vita, che si unisce al triangolo con l’apice verso l’alto, il LINGAM, la potenza del fallo maschile in stato di erezione che dona il seme. E ancora, l’incontro del triangolo maschile/solare/polarità positiva, con quello femminile/lunare/polarità negativa. Sebbene l’esalfa sia un simbolo antichissimo e ubiquitario, al punto da unire idealmente culture anche molto lontane da un punto di vista storico e geografico, la sua esistenza iniziò a diffondersi in ambienti occultistici di matrice profana sono nel Medioevo. Essendo un simbolo archetipale è possibile trovarlo in diverse civiltà, anche antagoniste. Per esempio, pur essendo il simbolo per antonomasia della cultura ebraica, lo si ritrova anche in quella islamica, utilizzato a fini occultistico-terapeutici. Se esaminiamo lo stesso simbolo da un punto di vista occultistico, vediamo che nella magia talismanica assume il nome di SIGILLO DI SALOMONE. Secondo la tradizione ebraica, RE SHELOMOH era figlio di RE DAVIDE. Ol3 a godere fama di grande saggezza, Salomone era considerato un potentissimo occultista, tanto esperto da riuscire a realizzare senza correre alcun pericolo un particolare sigillo – che in seguito prenderà appunto il suo nome – capace di sottomettere i demoni e farli lavorare per lui. Secondo alcuni miti, la costruzione del Tempio di Salomone sarebbe stata infatti operata da creature demoniache a lui asservite. Ma lo stesso sigillo poteva essere usato anche per invocare protezioni e presenze angeliche. Esso divenne talmente popolare nel Medioevo che ancora oggi diversi testi di magia bianca e nera insegnano come dipingerlo. Lo si disegna a terra e sul torace di colui che opera arti occulte nel corso di particolari cerimonie a carattere invocativo, al fine di difendersi dalle energie elettromagnetiche negative scaturenti dall’apertura di determinati portali che si dice mettano in comunicazione il mondo terreno con quello demoniaco. Il Sigillo di Salomone è chiamato anche SCUDO DI DAVID, STELLA DI DAVID, STELLA DI SION ed è presente anche nella bandiera dello Stato di ISRAELE.

Occidentalizzando il nome di ISRAEL e suddividendolo in 3 gruppi di due lettere ciascuno, otteniamo una trinità costituita da :

  • ISIDE (Dea Egizia della Luna)
  • RA (Dio Egizio del Sole)
  • EL (Dio Supremo delle tradizioni protoebraiche)

Ebbene, i Cavalieri Templari scoprirono all’interno del secondo Tempio di Salomone la vera origine dell’ebraismo e della religione Cattolica : una verità talmente scomoda che il papato vide nel loro Ordine una minaccia al potere della Chiesa e con l’aiuto del monarca francese li fece arrestare tutti con la falsa accusa di “Satanismo”.

La vicenda è doppiamente ipocrita, se si considera che l’entità chiamata “Satana” è quella creatrice del genere umano e liberatrice dalla schiavitù imposta loro dal vendicativo, geloso, possessivo, immaturo, schizofrenico, capriccioso e contraddittorio  “JAHWEH”. Tra l’altro, nella stessa Bibbia, si noti che men3 “Satana” uccide meno di dieci, “JAHWHEH” (“DIO”) ne uccide diversi milioni.

L’ATTENTATO AL WORLD TRADE CENTER

Cosa rappresenta dunque l’esalfa? La risposta, come nel caso del pianeta Venere, si trova levando gli occhi al cielo : l’oggetto della nostra ricerca non è una divinità, ma un pianeta! Il suo nome è Mercurio, la cui orbita nel sistema solare è interna rispetto a quella terres3 (analogamente a Venere). Ma a differenza di Venere, Mercurio entra in congiunzione con il Sole ogni 116 giorni per un totale di 6 congiunzioni : 3 superiori e 3 inferiori. Se uniamo rispettivamente i loro punti sull’eclittica, otteniamo due perfetti triangoli equilateri. Sovrapponiamoli e avremo la stella a 6 punte, L’ESALFA. In estrema sintesi, se il PENTALFA rappresenta il ciclo stellare di VENERE, L’ESALFA rappresenta quello di MERCURIO.

Far parte degli ILLUMINATI non significa soltanto avere lo stesso tipo di sangue, le stesse caratteristiche genetiche, gli stessi obiettivi, ma soprattutto condividere una vastissima cultura iniziatico-esoterica, occultistica, mitologica, astrologica eccetera. Attraverso questa forma di conoscenza, le famiglie degli ILLUMINATI realizzarono un codice  che consentisse loro di comunicare indisturbati per millenni, anche fra i membri di casati che non si conoscevano personalmente, dichiarando la famiglia di appartenenza, la funzione svolta, il significato delle azioni compiute…

Facciamo un esempio pratico. Immaginate di appartenere ad una famiglia discendente da nobili del Sacro romano Impero e di voler costruire un edificio che simbolizzi la compravendita a livello globale. La divinità che nell’antica Roma proteggeva i commercianti e gli affari era MERCURIO, quindi il primo passo consisterà nel trovare uno o più elementi che possano rappresentare visivamente questa divinità. Chiunque, per puro caso, po3bbe aprire una sede commerciale e chiamarla “Mercurio” senza per questo essere necessariamente un Illuminato. Ma le cose cambierebbero notevolmente se gli autori dell’edificio avessero cura di avviarne la costruzione sotto il segno zodiacale dei GEMELLI, governato dal pianeta Mercurio, o gli dessero un aspetto che li simbolizzi. Ebbene, sarà un caso, ma i due grattacieli del WORLD TRADE CENTER erano chiamate anche Torri GEMELLE. Gli Illuminati starebbero usando da millenni queste modalità di “comunicazione” per riconoscersi fra loro, indicare le loro proprietà, rivendicare determinati eventi. Agli occhi dei profani questa comunicazione basata sulle simbologie po3bbe sembrare complessa e inverosimile, eppure in fin dei conti non è più di quanto non lo sia per i profani stessi il ricorso a determinati simboli religiosi durante le festività natalizie o pasquali. L’apparente distanza fra le due forme di comunicazione è dovuta ad una differente educazione culturale. Pochissime persone, per esempio, avranno notato la presenza nei pressi del WORLD TRADE CENTER di New York di due grattacieli le cui sommità sono rispettivamente di forma emisferica e di forma piramidale. La Sfera e La Piramide simbolizzano rispettivamente il principio polare maschile e quello femminile. Tutto ciò rafforza l’ipotesi che l’intero complesso del WTC avesse fin dall’inizio una particolare matrice esoterica. Ancora meno persone avranno applicato la riduzione numerologica alla data 11/09/2001, da cui si ottiene il numero 5 : il pentalfa utilizzato come catalizzatore nel corso di operazioni di occultismo, considerato anche il simbolo stesso della stella “Lucifero/Venere”. E pochi avranno notato che, unitamente alle due Torri, durante il famoso attacco “terroristico” dell’11 SETTEMBRE è crollato anche un terzo edificio siglato dal NUMERO 7 (valore esoterico che indica il “compimento”). Pochissimi inol3 sanno che, dagli studi effettuati per determinare le cause del crollo del palazzo 7 (sede di agenzie governative e servizi segreti) risulterebbe il cedimento della colonna numero 79. Applicando la numerologia a questo valore otteniamo ancora 7 (79= 7+9=16=1+6). Le leggi degli Illuminati stabilirebbero che le guerre interne vengano appunto siglate da simboli, numeri e riferimenti astronomici-astrologici legati alle loro tradizioni.

Sarebbe impresa improba cercare di esporvi sistematicamente la miriade di simboli e interpretazioni presenti nella banconota da un Dollaro, i suoi legami con l’elalfa, con Mercurio, con le Torri Gemelle e con il ciclo di un pianeta considerato tradizionalmente malefico quale SATURNO/SHABBATAI, la sua associazione allo JAHWEH biblico e alla Monade Gnostica, nonché il rapporto fra tutti questi elementi e la Terza Sephiroth (BINAH) della KABBALAH, o ancora i suoi 4 piani dimensionali e i 13 gradini della piramide sul Dollaro suddivisi secondo il computo del tempo Maya. Se volessi fare una cosa del genere, dovrei scrivere un’intera enciclopedia. La conoscenza esoterica e occultistica e la cultura sapienziale, come forse stato cominciando ad intuire, sono talmente complesse da andare ol3 ogni umana immaginazione.

Ovviamente io vi espongo “teorie” senza alcuna pretesa di verità. Ma se queste mie teorie avessero un substrato di realtà, dovremmo dedurre che sia gli ideatori del WORLD TRADE CENTER sia coloro che l’hanno distrutto avessero una preparazione non prettamente “tecnica” ma anche esoterica. Il che confermerebbe il sospetto che sia in corso una guerra tra gruppi diversi ma comunque appartenenti a culture caratterizzate da una forte matrice ritualista, e che tutto il mondo economico e politico ne sia da sempre invisibilmente condizionato. L’opinione più diffusa è che la distruzione delle Torri Gemelle sia opera della CIA e dello stesso presidente Bush, cui serviva un pretesto per attaccare l’Afghanistan, nonché aumentare la sorveglianza sul mondo e sugli stessi cittadini americani. Alla luce dei simboli finora esposti, tuttavia, po3mmo rileggere l’attacco in un’altra chiave. Come si è detto, le due Torri erano il simbolo del commercio. Il commercio è rappresentato da Mercurio, il cui simbolo è la stella a 6 punte, l’esalfa noto anche come Sigillo di Salomone. Ebbene, il Tempio di Salomone a Gerusalemme era il simbolo del potere economico e vi si accedeva proprio attraverso due colonne, JOACHIM  e BOAZ. Le Twin Towers e l’intero complesso del WTC rappresentavano simbolicamente il potere economico delle ricchissime famiglie di matrice ebraica, ovvero gli ILLUMINATI DI MORIAH. Chiunque abbia ideato e favorito l’attacco alle Torri, po3bbe averlo fatto per distruggere il simbolo del potere dei MORIAH. Non è stato un attacco terroristico, ma una dichiarazione di guerra. Una guerra rivolta non contro il popolo statunitense, ma contro i loro governanti occulti. Ad ulteriore conferma, fra gli obiettivi è stato colpito anche il PENTAGONO, la sede del Dipartimento della Difesa. Dentro la figura geometrica detta Pentagono è possibile inscrivere una stella a 5 punte perfetta : è il pentalfa, ma è anche il simbolo del pianeta Venere, e dunque della divinità babilonese ISHTAR. Esse non sono solamente “le dee dell’amore” , ma anche divinità della guerra in cui in determinati periodi dell’anno venivano tributati anche sacrifici umani per propiziarsi la vittoria. A

Ad ogni modo, chiunque abbia attaccato gli USA mirava a colpire i simboli dei MORIAH. Si tratterebbe di un INSIDE JOB nella misura in cui tutte le negligenze commesse dalla difesa statunitense po3bbero essere state provocate da poteri interni agli Stati Uniti che si erano accordati per favorire la realizzazione di determinati obiettivi.

Tornando ai molteplici significati del pentalfa e dell’esalfa, l’importante è aver compreso come i simboli che vi circondano o addirittura che indossate non abbiano un significato univoco. In verità tanti simboli demonizzati per secoli dai poteri religiosi, che perseguitarono e mandarono  a morte centinaia di migliaia di persone innocenti in tutta Europa, non avevano alcun legame con il male. Gli stessi culti pagani – accusati di “satanismo” –  erano in realtà un insieme di tradizioni contadine, antiche conoscenze mediche e astronomiche di civiltà pregresse mescolate a saggezza e superstizione popolare. Il termine “pagano” significa semplicemente “abitante del villaggio” . Anche il tanto demonizzato “Sabba”  – che le menti contorte di certi inquisitori cattolici si immaginavano come una serie di rituali orgiastici di accoppiamento fra giovani s3ghe e il Demonio – viene dal greco SABATHON, che significa semplicemente “fine dei grandi lavori agricoli”.  In origine, dunque, non vi era assolutamente nulla di malvagio. Solo in seguito, sulla base dei contenuti degli atti processuali stilati dal Tribunale Dell’Inquisizione, si iniziò a credere che il demonio esistesse veramente. Alcune persone si suggestionarono talmente che presero a celebrare i sabba esattamente come descritto dagli inquisitori. Analogamente si cominciò anche ad adorare Satana identificandolo erroneamente con “lo spirito del male”. Men3, come ben sanno i neopagani, la stessa parola “satanista” intesa nel suo vero significato non ha nulla a che vedere con demoni rossastri che torturano le anime dannate. Il termine “Satana” significa semplicemente “nemico”, “avversario”. E’ un aggettivo con cui gli Ebrei durante la cattività Babilonese iniziarono a chiamare il Dio ENKI quando intorno all’anno 650 a.C. dalla biblioteca di Assurbanipal appresero che aveva creato e salvato i loro invidiati e odiatissimi carcerieri.

Lo stesso nome dell’arcano “Lucifero” in origine era privo connotazioni negative. Era infatti uno dei nomi con cui si indicava il pianeta VENERE. Gli antichi chiamavano Venere “portatrice di luce” perché nei periodi in cui sorgeva prima del Sole annunciava l’alba e poi spariva assorbita dal fulgore dell’astro solare. Il mito cattolico di Lucifero come demonio fu costruito proprio a partire da questa evidenza astronomica.  La tradizione pagana considerava il sorgere della stella “Lucifero” un atto di superbia nei confronti del Sole. E poiché il Sole era considerato una divinità, nei secoli nacque l’idea che quest’ultima avesse castigato quel piccolo astro che voleva primeggiare. Si noti la somiglianza con la storia dell’Arcangelo Lucifero che sfida dio e che per questo viene punito. La superbia di Lucifero/Venere è punita dalla potenza del Dio/Sole che l’avvolge nella sua luce, men3 la caduta dell’arcangelo ribelle simbolizza il successivo tramonto di Venere.

Allenare la mente a scoprire le analogie fra i fenomeni astronomici e i miti religiosi vi aiuterà a scoprire la vera natura di molti dogmi, presentati ai fedeli come “misteri della fede” ma in realtà volti a nasconderne le radici esotericamente pagane.

Analogamente alle religioni degli “abitanti del villaggio” anche i gruppi di potere occulto agirebbero seguendo gli eventi astronomici e astrologici. Ma a differenza di quanto accadeva nelle agresti e pacifiche cerimonie pagane, con loro celebrazioni gli Illuminati di Moriah nominano leader e dichiarano guerre.

Secondo alcune tesi, essi stanno cercando di pianificare, in concomitanza con la conclusione del CICLO DI VENERE (SETTEMBRE 2019) la famigerata Terza Guerra Mondiale. Un conflitto devastante che vedrebbe gli USA, Israele e la NATO scontrarsi con il blocco orientale capeggiato dalla vecchia superpotenza Russa e dalla nuova superpotenza Cinese.

Che sia in corso qualcosa di preoccupante lo si può sospettare anche dall’ampio dispiegamento di mezzi e tecnologie militari come lo scudo antimissile NATO attualmente in fase di realizzazione : secondo i suoi promotori servirebbe a proteggere l’Europa, paradossalmente è fonte continua di tensione con la Russia, che lo considera una minaccia al suo territorio. Si noti che questi sistemi bellici (guarda caso) verranno ultimati proprio nel 2019.

Se i Moriah dovessero rispettare il calendario esoterico e nessuno riuscisse a fermarne la follia distruttiva, il conflitto mondiale avrà inizio proprio in quell’anno e durerà fino al 2023, quando si concluderà anche il Ciclo Solare. Questa guerra, stando alla visione dei Moriah, servirà a ridurre drasticamente la popolazione terres3 e ad imporre ai disperati e sfiniti sopravvissuti – in cambio della pace – una nuova forma di governo unico che eliminerà le disuguaglianze foriere di conflitti. Quella che sembrerà una soluzione intelligente e logica nasconderà invece l’instaurazione di un immenso stato di polizia. L’umanità si ritroverà sottomessa ad un potere di tipo finanziario-occultistico i cui membri, tutti appartenenti a linee di sangue antichissime, hanno guidato gli eventi rimanendo sempre dietro le quinte e usando i Moriah come semplice paravento : è la famigerata “Fratellanza Nera”, cui si contrappone la “Bianca”.

Abbiamo dunque due forze in conflitto. Del resto, se esistesse solo quella “nera”, essa avrebbe già imposto il suo impero. Entrambe le fazioni si servirebbero dei Mass Media : gli Illuminati “neri” userebbero simbologie per assuefare le masse ad accettare passivamente la loro logica e il loro potere ; i “bianchi” invece le adotterebbero per trasmettere concetti altruistici universalmente validi nonché per mettere in guardia su quando, dove e come gli Illuminati della fazione “nera” colpiranno per dissetare le loro sanguinarie divinità.

Ciò che è importante capire è che, per quanto si possano combattere ferocemente, nel mondo della materia non vi potrà mai essere la definitiva vittoria di una fazione o dell’altra. Così come un atomo è composto di elettroni e protoni, cariche negative e positive, così tenebra e luce si porranno dinamicamente in equilibrio, e ci saranno periodi in cui il piatto della bilancia cosmica propende più a favore dell’uno e periodo in cui propende più a favore dell’altro.

FONTE : Adam Kadmon – Illuminati 

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Gnosticismo

LA VISIONE GNOSTICA

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Gran parte delle religioni cristiano-gnostiche teorizzavano che da Dio Primo Eone fossero state generate più coppie di eoni composte sempre da un eone maschile e uno femminile. Da qui dunque la natura sia maschile che femminile di Dio (Dio inteso come Madre e come Padre assieme). Dio e gli eoni nel loro complesso formavano il PLEROMA.

Gli eoni dunque rappresentano le varie emanazioni del Dio primo, noto anche come l’Uno, la Monade, Aion Teleos (l’Eone Perfetto), Bythos (greco per Profondità), Proarkhe (greco per Prima dell’Inizio), Arkhe (greco per Inizio). Questo primo essere è anch’esso un eone e contiene in sé un altro essere noto come Ennoia (greco per Pensiero), o Charis (greco per Grazia), o Sige (greco per Silenzio). L’essere perfetto, in seguito, concepisce il secondo ed il terzo eone :  il maschio Caen (greco per Potere) e la femmina Akhana (Verità, Amore).

Nella tradizione gnostica, il nome SOPHIA è, assieme a quello di Cristo, attribuito all’ultima emanazione di Dio. Nella maggior parte, se non in tutte le versioni della religione gnostica, Sophia provoca un’instabilità nel Pleroma, contribuendo alla creazione della materia. Il dramma della redenzione di Sophia attraverso Cristo o il LOGOS è il dramma centrale dell’universo.

Nei codici di Nag Hammadi, Sophia è la syzygy di Gesù Cristo (essendo stata coemanata con lui, forma un’unità con Cristo), ed è identificata nello Spirito Santo della Trinità. Nel testo “Sull’Origine del Mondo”, Sophia è dipinta come Colei che generò senza la sua controparte maschile. In questo modo venne originato il DEMIURGO (Satana), ovvero il Dio ebraico YAHWEH (anche noto come Yaldabaoth, Samael, o Rex Mundi per i Catari). Questa creatura, responsabile della creazione dell’universo materiale, non apparteneva al pleroma e non sarebbe mai dovuta esistere, poiché appunto Sophia la generò senza il suo SYZYGY Gesù Cristo, tentando di aprire una breccia nella barriera tra lei e l’inconoscibile Bythos. Nella creazione del mondo materiale ad opera Demiurgo però, Sophia riuscì ad infondere la sua Scintilla Divina (PNEUMA) nella materia, impermeando dunque il creato della sua Divinità (Divinità dunque presente nel cosmo e quindi in tutte le forme di vita sotto forma di anima), e rovinando i piani del Demiurgo. Riaccendendo la scintilla divina che è in lui infatti, l’uomo si risveglia dagli inganni del Demiurgo e del mondo materiale, e accede alla Verità oltre la realtà. Cristo giunse sulla terra proprio al fine di risvegliare negli uomini la loro divinità (la Sophia che è in loro) indicando all’umanità la via per raggiungere la gnosi ovvero il ritorno al pleroma.

Inoltre Sophia è dipinta anche come Colei che distruggerà Satana/Yaldabaoth/Yahweh e questo universo di materia con tutti i suoi Cieli. Più tardi in “Sull’Origine del Mondo”, viene detto:

<< Ella li getterà giù nell’abisso. Loro (GLI ARCONTI) saranno perduti a causa della loro cattiveria. Diverranno come vulcani e si consumeranno l’un l’altro finché non periranno per mano del primo genitore. Quando questi li avrà distrutti, si rivolgerà contro se stesso e si distruggerà finché non cesserà di esistere. Ed i loro cieli precipiteranno uno sull’altro e le loro schiere saranno consumate dal fuoco. Anche i loro reami eterni saranno rovesciati. Ed il suo cielo precipiterà e si spezzerà in due. […] essi precipiteranno nell’abisso, e l’abisso sarà rovesciato. La luce vincerà sull’oscurità e sarà come qualcosa che mai fu prima >>

Anche il Vangelo di Giuda, recentemente scoperto, tradotto e poi acquistato dalla National Geographic Society menziona gli eoni e parla degli insegnamenti di Gesù al loro riguardo. In un passo di tale Vangelo, Gesù DERIDE i discepoli che pregano l’entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo.

Gli gnostici ofiti, o naaseni veneravano il SERPENTE, perché, come narrato nella Genesi (3,1) era stato mandato da Sophia (o era lei stessa nelle sue sembianze) per indurre gli uomini a nutrirsi del frutto della conoscenza, al fine di infondere in loro la gnosis di cui avevano bisogno per svegliarsi dagli inganni del malvagio Demiurgo ed evolversi a Dio.

IL LUCIFERO GNOSTICO

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Accanto alla tradizione teologica e letteraria riguardo Lucifero si sviluppò, già nei primi tempi di fioritura e di espansione delle dottrine cristiane, una corrente gnostica che tentò la reinterpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l’uomo dalla tirannia del Dio Creatore. Secondo tale dottrina, che ha radici tanto nel Marcionismo quanto nel Manicheismo13, il SERPENTE/LUCIFERO descritto nel Genesi sarebbe colui che ha indotto l’uomo alla conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque all’elevazione dell’uomo a divinità, pur contro la volontà del Dio supremo che avrebbe voluto invece mantenere l’uomo quale suo suddito e schiavo, cioè quale essere inferiore.

In tale dottrina il nome Satana scompare quasi del tutto in favore del nome Lucifero, che viene interpretato alla lettera come “Portatore di luce” e viene perciò eletto quale salvatore dell’uomo. Tutto ciò è in evidente antitesi con la concezione classica del Cristianesimo, secondo la quale invece l’aspetto luminoso di Satana è solo un mascheramento e uno strumento di seduzione.

Comunque l’idea di Lucifero come principio positivo nonché il suo accostamento alla figura di PROMETEO saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell’ILLUMINISMO, nella MASSONERIA, nel ROSACROCIANESIMO, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake.

In tempi più recenti si ritrovano richiami a Lucifero nella teosofia di MADAME BLAVATSKY e nella sua contemporanea derivazione New Age inaugurata da Alice Bailey ; in ultimo certo si può aggiungere a tale lista anche il cosiddetto transumanesimo, nonché i movimenti neopagani radunati sotto al nome di WICCA.

Si può notare come una certa critica storico-filosofico contemporanea veda nell’ONU e nei suoi fondamenti ideologici una malcelata forma di venerazione del Lucifero gnostico, ammettendo che proprio la New Age sarebbe il sostrato ideologico delle Nazioni Unite.

Tutta questa enorme cultura, la cui matrice luciferica è rimasta sempre più o meno celata, può essere compendiata nel termine luciferismo (o luciferianesimo) inteso come controparte del satanismo, ove quest’ultimo accetta l’identificazione di Lucifero e Satana e anzi venera proprio l’aspetto tenebroso e demoniaco di Lucifero/Satana, mentre la visione luciferiana usualmente non accetta tale identificazione oppure l’accetta solo per risolvere l’aspetto satanico nell’aspetto luciferino (cioè l’aspetto tenebroso nell’aspetto luminoso). Posto che satanismo e luciferismo non si oppongono l’uno all’altro, il culto di Lucifero come entità spirituale oppure più semplicemente come simbolo ideale ha come presupposti teologico-filosofici l’identità fra DIO E SOPHIA (la Sapienza) e dunque la divinità della luce di conoscenza nell’uomo, nonché infine la benignità essenziale di qualsiasi entità che sia Portatore di luce, cioè portatore di conoscenza. Secondo tale visione dunque CRISTO E LUCIFERO o sono figure complementari oppure sono addirittura la stessa persona in due aspetti e momenti diversi, per cui il Satana che compare nei Vangeli sarebbe stato anche il tentatore di Lucifero all’inizio dei tempi (il che presuppone la non-identità fra Lucifero e Satana).

FONTE

WIKIPEDIA, L’Enciclopedia Libera

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