Cinema, Esoterismo

LA MADRE

« La fantasia priva della ragione genera impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie »                                                                                                                                                                       59baef2578ff1.image

“La Madre” di Darren Aronofsky è rivoltante. Perché la società è rivoltante. Rivoltante oltre ogni limite. L’intero film viene girato all’interno di una casa, non sappiamo nemmeno dove. Si presume in campagna, ma in ogni caso la sensazione di disorientamento è totale. In questa – per niente umile – dimora vive una coppia. Lui, scrittore in crisi di creatività. Lei, giovane, semplice e devota. Sembra di essere all’Overlook Hotel di Shining, con Jack Nicholson nei panni di Jack Torrence che non riesce a trovare l’ispirazione e perde la testa. Ma presto la casa viene invasa da ospiti indesiderati  in maniera al quanto bizzarra. E a quel punto la sensazione è di rivedere Funny Games, dove lentamente l’ospite trucida l’intera famiglia. Invece il film che si più si accosta a “La Madre” è Rosemary’s Baby di Roman Polanski. E qui praticamente ho già svelato l’intera trama: una coppia in cui l’uomo non si accontenta dell’amore della sua compagna, ma assetato di bramosia e di fama, decide di offrire a Satana un neonato in cui reincarnarsi. In “Rosemary’s Baby” a contaminare la mentalità di Guy Woodhouse è Roman Castevet, il vicino di casa satanista. In “Mother” le cose sono molto più complicate. Non sappiamo nemmeno il nome della persona intepretata da Ed Harris, (celebre per la sua recitazione in “A History of Violence” e in “A Beautiful Mind”), ma pare che le sue “storie” catturino l’attenzione di “Lui” al punto che “Lei” (non ci è dato sapere il nome dei protagonisti di “Madre” ) perde progressivamente importanza. Nelle scene finali lui le “rivelerà” che “lei” era “la casa”. Davvero enigmatico tutto ciò, ma abbiamo degli indizi. “Lei” sente tutto ciò che avviene in casa: i rumori, le presenze, le sensazioni. E la casa risponde al suo stato d’animo producendo strane fessure, macchie di sangue, e fenomeni paranormali di vario genere.

Gli elementi simbolici predominanti.

Il cuore di lei. Lo sente battere quando accosta l’orecchio alla parete. Ha un colore scuro, e lo vediamo pulsare nei momenti più difficili. Lui invece conserva gelosamente una pietra nella sua stanza

“Da giovane ho perso tutto. Poi ho trovato questa pietra in un incendio. E poi è comparsa lei (la sua compagna)”.

E’ molto geloso della sua stanza e di questa sua pietra. Ma disgraziatamente questa pietra si rompe. Da questo momento in poi, il destino della Madre è segnato. I due hanno un rapporto sessuale. Lei rimane incinta. Lui trova “l’ispirazione” per scrivere. Scrive a proposito della morte, della vita, del dolore. Ma non sappiamo esattamente cosa. Su questo vige il “Silentium”. Fatto sta che ciò che ha scritto induce tutti i suoi fan a prendere d’assalto la casa, proprio nel momento in cui per la moglie è giunto il momento di partorire. A questo punto è difficile distinguere la realtà dalla fantasia, in quanto le scene a cui assistiamo sono talmente confuse che abbiamo l’impressione di essere all’interno di un sogno angoscioso dovuto alla gravidanza. E invece no. O forse sì, ma questo è del tutto irrilevante. La violenza, l’aggressività, la cleptomania e il fanatismo prendono il sopravvento. Come in un inferno Dantesco, assistiamo a tutte le forme di delirio possibile. C’è addirittura un sacerdote che marchia i fan del “poeta” (lui) e che pronuncia una litania a ripetizione a proposito del suo “verbo”. Poi assistiamo a delle vere e proprie scene di guerriglia, e alla Madre che cerca in ogni modo di fuggire dalla casa (da se stessa?), ma alla fine si ritrova a partorire in una stanza in compagnia di lui. Nonostante le ripetute richieste da parte di lei, lui non ha la minima intenzione di allontanare i suoi seguaci dalla casa. E se quando il piccolo viene al mondo e beve il latte del suo seno sospiriamo e immaginiamo un lieto fine, in realtà il peggio deve ancora venire : non appena lei si addormenta stremata, lui coglie l’occasione per “condividere” il neonato con i seguaci, i quali prima se lo contendono, poi gli rompono il collo per sbaglio, e infine ne divorano i resti. Come non ricordare a questo proposito il film del 1974 di Francesco Barilli “Il profumo della signora in nero”, dove Silvia viene presa di mira da una setta che la circuisce, la destabilizza, la uccide e poi si nutre di lei ?

Solo che qui tutto avviene molto rapidamente, causando ancora più sgomento ed incredulità nello spettatore. Poi la Madre viene brutalmente picchiata, profanata. Stanca di tutto ciò, ella decide di dare fuoco alla casa. Un gesto fortemente simbolico e liberatorio. Ma lui sopravvive, le strappa il cuore, che si sgretola fra le sue mani per fare posto alla pietra che abbiamo visto rompersi in precedenza. Questa pietra azzera gli eventi. Abbiamo di nuovo la casa in ordine, e una donna nel letto di lui. Ma già sappiamo che verrà brutalizzata come la precedente.

Alcune considerazioni.

“La Madre” è uno spaccato di una società al capolinea, dove il vuoto esistenziale viene compensato dalla fama e dall’importanza personale, a discapito di tutto il resto. Non c’è più spazio per l’amore, né tantomeno per il sacro o per l’intimità. L’egocentrismo e il narcisismo sembrano inarrestabili. Il titolo è chiaramente un rimando alla divinità femminile primordiale, che è il centro della vita. Innumerevoli forme di misticismo hanno cercato di tramandare la sacralità di questa figura, di cui Ishtar, Iside, e Maria sono solamente alcuni esempi. Ma purtroppo l’archetipo della Madre è andato perduto nella donna, e l’archetipo della forza – che dovrebbe sostenere la donna –  è andato perduto nell’uomo. Ciò che rimane sono orde di zombie che – come nei film del compianto George A. Romero – prendono d’assalto il centro commerciale, o un cinema, per fischiare l’ennesima pellicola che non hanno compreso.

E come potrebbero?

 

Marco Isella

 

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Alchimia, Esoterismo

A-MORE, L’ARCANO MAGGIORE OCCULTATO

La Forza

Nella Cabala l’Arcano Numero 11 è conosciuto come “La Persuasione”. Il geroglifico di questo arcano è una donna che con serenità olimpica chiude con le mani le fauci di un furioso leone.

Ella è la Sposa Vestale, è la Sacra Sacerdotessa, è la Sposa Gnostica che innalza l’iniziato nel cammino dei Misteri Maggiori; Maria Maddalena Maya, colei a cui nessun mortale ha mai sollevato il velo.

L’alchimia è qualcosa di non organico, l’alchimista è colui che fa emergere ciò che già è, il suo Spirito che per opere della Madre, i buoni sentimenti diviene Santo.

La Divina Madre è la natura sacra dell’universo, Notre Dame, Maria, il cui riflesso, la cui concezione e il cui parto rivelano la fertilità della natura. Se il Padre del Cristo, rappresentato da Giuseppe, è unità di Dio, il Padre come entità impersonale, ineffabile e irrivelato, che nessuno ha visto, ma la cui forza, potenza creatrice, è stata plasmata nel ritmo perenne della creazione. Maria, Maya, Iside, Madre Natura.

Sono tutti simboli di unità e di unicità delle cose che stiamo parlando, e soprattutto di nulla che necessiti di essere sviluppato. L’unica cosa che può essere

sviluppata è una personalità adatta a lasciare emergere ciò che siamo. La personalità oggi obbedisce ed asseconda i bisogni organici del corpo fisico, i bisogni distorti da un errata comprensione del corpo e della sua funzione.

Siamo riusciti ad andare oltre, in senso degenerativo, oltre il soddisfacimento dei bisogni primari di mangiare, dormire, difendere il territorio e riprodursi. Un individuo attualmente non conosce altro. Non desidera altro.

E’ un vero animale, anzi è un animale dotato di intelletto, un intelletto che ha deformato le più semplici funzioni.

L’animale va percepito come qualcosa di esterno, uno spirito di opposizione, un corpo che riveste ciò che siamo. La nostra unicità, che, ripeto, non è nulla di organico.

Lo stato naturale dell’animale o la natura in noi, è stato alterato a causa di ciò che abbiamo imparato sin dai primi anni di età, i suoi bisogni sono stati assimilati ad un’unica carenza, quella di “attenzioni”.

Il cibo diventa compensativo di un bisogno di “attenzioni” che non abbiamo ricevuto, il territorio una disputa per ottenere gratificazione e aumentare l’importanza personale, il sesso, che non ha più la sua funzione, è diventato uno strumento per possedere l’altro, per elemosinare quell’amore che siamo incapaci di sentire in noi, attraverso l’atto sessuale noi cerchiamo di legare l’altro, per questo disperato bisogno di essere “considerati”; e quando il partner ci snobba noi ci sentiamo offesi, ci sentiamo mancare e ci sentiamo traditi.

Il nostro centro o funzione del sentimento è cresciuto “alla cazzo di cane”, ed adesso stiamo ancora cercando quella considerazione che inevitabilmente, date le condizioni stabilite su questo piano, non potevamo incontrare, dato che non era di considerazione che si trattava, ma di imparare cosa fosse il reale potere di quello che chiamiamo “amore”, ma che, per nostra sfortuna, non capiamo cosa sia.

Lo abbiamo sperimentato di quando in quando è lo abbiamo relegato all’atto dell’innamoramento, ma la cosa e molto più estesa ed estendibile. Non abbiamo imparato la cosa più importante e cioè sentire amore dentro, amare come manifestazione della nostra “unicità”, e siccome ci siamo fidati di quello che abbiamo trovato qui, ci troviamo senza “potere”. Non si può amare qualcuno, si può solo sentire amore dentro. L’amare qualcuno è un falso problema, è uno strumento di controllo, fatto di possessività, di desiderio sessuale, nulla a che vedere con la natura autentica dell’amore, questo perché in realtà l’amore altro non è che assenza di morte : “A-MORS”, l’arcano numero 13, prima che il suo significato venisse sovvertito.

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Sentirsi innamorati non ha nulla a che vedere con gli altri, è quando smettiamo di uccidere la vita in noi. Quando facciamo questo la percepiamo fluire e questa ci dà una particolare sensazione che chiamiamo comunemente “innamoramento”.

Ecco perché quando incontriamo qualcuno lo sperimentiamo, perché in un momento sperimentiamo la “vita” che attraverso l’attrazione ed il sesso cerca una nuova espressione.

“Innamoramento” o “innamorato” sono le espressioni che usiamo per identificare questo certo particolare stato, e dato che per lo più siamo morti dentro, lo consideriamo qualcosa di straordinario.

Maria, Maya, Iside, Elisabetta, Ginevra rappresentano la nascita, un lavoro nella direzione dell’amore ovvero della “vita”. Il sentimento è la vita che fluisce con l’impulso sacro del nostro Spirito, quando assecondiamo l’animale sperimentiamo la sacralità della riproduzione.

Un ultima cosa. Si può sentire amore senza che ci sia qualcuno nella nostra vita.

 

 

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Esoterismo

DANTE E IL BAFOMETTO

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MAGIA SEGRETA DEI FEDELI D’AMORE

La cerchia poetica dei FEDELI D’AMORE, il cui maggiore protagonista fu Guido Cavalcanti (1250-1300) oltre le valenze più ermetiche di matrice iniziatica esprimeva una concezione legata all’amore ideale quale veicolo di crescita e di ricerca interiore. Amore quale mezzo elettivo che consente di trascendere le contingenze terrigene insite nella materia che simbolicamente si raccordo alla Terra. L’amore spontaneo, quello che nasce dal cuore, senza l’apporto di sovrastrutture che ne alterino il nucleo, è alla base di ogni incontro con le anime affini. Essere partecipi del Tutto vuole dire amare senza quelle restrizioni o corazze che tengono lontane le vibrazioni universali emanate da ciascuna forma vitale. Nell’onda d’amore si sostanzia la percezione dell’essere, del tessuto spirituale che presiede alla costruzione di un universo. I FEDELI D’AMORE sono stati i promulgatori di una visione romantica-amorosa quasi trascendente.

Tra gli appartenenti a tale movimento poetico troviamo il giovane Dante Alighieri, che in tale contesto rinvenne le radici di un sentimento puro e lontano da qualsivoglia contaminazione di ordine materiale. Da questa esperienza poetica prenderanno vita opere come LA VITA NUOVA, in cui il Somme Poeta descrive il profondo coinvolgimento del cuore con le vibrazioni della natura femminea (lunare) intesa in senso elevato.

<< Tutti li miei penser parlan d’Amore ;  e hanno in lor sì grande varietate, ch’altro mi fa voler sua potestate, altro folle ragiona il suo valore, altro sperando m’apporta dolzore, altro pianger mi fa spesse fiate ; e sol s’accordano in cherer pietate, tremando di paura che è nel core >>

Dante afferma che tutti i suoi pensieri sono dominati dall’Amore e sono diversi fra loro. In questa sublimazione delle emozioni si intravede il segno di una coscienza dell’amore, intesa come memoria del sentimento equiparabile all’interiorità più intima e non solo ad una semplice funzione della mente. Una sorta di sensi interni connessi all’anima sensitiva legata alla vita corporale, laboratorio iniziale della conoscenza. In tale conteso, la memoria diviene una delle prerogative dell’anima razionale, immortale, che attraverso l’esperienza sensoriale e ai dati acquisiti giunge all’elaborazione finale dell’autentica conoscenza, in cui il ricordo del Divino e dell’invisibile sono filtrati dall’immagine ideale dell’archetipo femminile.

Il CORPUS ermetico “ISIDEO” – connesso con l’amante invisibile o fanciulla lunare, fu ereditato e trasformato in seguito dalla cerchia iniziatica dei FEDELI D’AMORE (CHE EBBERO RAPPORTI STORICI CON I TEMPLARI). Il celebre STIL NOVO, che appare ai molti un semplice gioco poetico, racchiudeva in realtà concetti alchemici di alto livello e di profonda natura iniziatica. Attraverso tale linguaggio i FEDELI D’AMORE trasmettevano segreti intelligibili solo dagli autentici iniziati che erano in possesso della chiave interpretativa. L’amore, esaltato nel contesto di queste prose, non aveva nulla a che vedere con l’amore profano. Un esempio in tale direzione ci viene offerto dal sommo iniziato DANTE ALIGHIERI e della sua BEATRICE (controparte simbolica ISIDEA) di cui si parla nella VITA NUOVA.

I pensieri mistici e iniziatici dei FEDELI D’AMORE si esternavano per mezzo di una forma d’arte espressiva non fine a se stessa, i cui versi servivano da filtro per un tessuto simbolico il cui senso riposto convergeva con i Misteri antichi, il culto alchimico-isideo associato con il femminino-lunare e i riti segreti dei Templari (basati anche sull’utilizzo dell’immaginazione attiva). Lo stesso facevano gli ermetisti, i quali, per scoraggiare il profano, mediante scritti allegorici alludevano ai metalli ed alle operazioni alchemiche, volendo significare in realtà ben altra cosa. Tornando ai Cantori D’Amore, è importante comprendere che la donna invisibile, immagine sublime della Sapienza Santa o della GNOSI, incarnava un principio di illuminazione e di conoscenza trascendente. La donna iniziatica o gloriosa donna della mente così veniva descritta da DANTE << Fu chiamata da molti BEATRICE, li quali non sapevano che sì chiamare >>.

Guido Cavalcanti, uno dei capi dell’organizzazione segreta, probabilmente il principale esponente, in questo modo si esprime circa l’esperienza ermetica-alchimica della donna iniziatica :

<< Veder  mi pare dalle sue labbra uscire una sì bella donna, che la mente – comprenderla non la può ; che ‘nmatinente – ne nasce un’altra di bellezza nuova – da la qual pare ch’una stella si muova – e dice : la salute tua è apparita >>

Secondo Cavalcanti, Cino da Pistoia e lo stesso DANTE, il fenomeno si palesava “per la virtù che li dava la mia immaginazione”. I tre Fedeli D’Amore si riferivano all’epoca evocativa (immaginazione-attiva) nel cui ambito Amore – inteso come divinità e sacro principio femmineo – prende dominio sull’anima del suo fedele. Il concetto immaginativo nominato dagli Iniziati D’Amore non va assolutamente confuso con la fantasia, che è uno stato passivo. Ancora DANTE, parlando dell’esperienza iniziatica che nasce dall’incontro con la donna magica, apportatrice di salute spirituale, scriveva :

<< Quel soffrire di starla a vedere diverrà nobil cosa, o si morria : e quando trova alcun che degno sia di veder lei, quei prova sua virtude; ché gli avvien ciò che dona salute >>

Cavalcanti dal canto suo fornisce altri particolari su tale visione, o per meglio dire sul tipo di conoscenza ermetica che scaturisce da tale immagine archetipa :

<< Una passione nuova – tal ch’io rimasi di paura pieno – ch’a tutte le mie virtù fu posto un freno – subitamente, si ch’io caddi in terra – per una luce che nel cor percosse – e se ‘l libro non erra, lo spirito maggior tremò si forte, che parea ben che morte – per lui in questo mondo fosse giunta >>

ALIGHIERI prosegue aggiungendo in diversi termini nuovi elementi relativi al raggiungimento di tale folgorazione :

<< Mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che ivolta mi parea in un drappo sanguigno leggermente ; la quale io riguardando…conobbi che era la donna della salute, la quale mi aveva il giorno innanzi degnato di salutare >>

Quali erano le tecniche specifiche che venivano utilizzate per il conseguimento di tale scopo non possiamo rivelarlo, rientrando questo procedimento nei misteri iniziatici. Comunque, l’attivazione attraverso l’amore di questa donna, vista nuda e dormiente (ovvero latente) rientra in quel genere di pratiche legate a quella che i testi ermetici definiscono LA NOSTRA EVA OCCULTA, il vero volto dell’ISIDE nascosta e segreta. In questo modo, l’atto emotivo – traumatico, o puro atto intellettuale, concreta la rinascita nella mente di tale principio di cui parla il CORPUS HERMETICUM. Cecco D’Ascoli, altro personaggio straordinario iniziato ai misteri d’amore, scriveva a proposito dell’Eva Occulta :

<< Io sono al terzo cielo trasformato – in questa donna, che io non so chi fui. Per cui sento ognora più beato. Di lei prese forma il mio intelletto, mostrandomi salute gli occhi suoi, mirando la virtù nel suo cospetto. Dunque io son Ella, e se da me si sgombra, allor di morte sentiraggio l’ombra >>

La riunificazione con la controparte lunare, causa della morte simbolica, da vita alla rinascita iniziatica raffigurata da una donna che tiene tra le mani una ROSA. Alla fine di questo percorso non esistono più un uomo ed una donna separati, ma solo una figura androginica, al di sopra delle quale il Dio Amore, stringendo lui stesso tra le mani delle ROSE, spicca il volo su di un CAVALLO BIANCO. La figura androginica, inoltre, è contraddistinta da un motto : “Amore ci hai di due facta una cosa, con suprema virtù per maritaggio”. Il senso è palese e si riferisce alla crisi iniziatica che ferisce, atterra, uccide prima del congiungimento con la Donna Magica, che si materializza per la suprema virtù del matrimonio alchemico. Matrimonio che conduce all’androginia – condizione che trascinerà, mediante Amore, l’iniziato verso l’alto. Una sorta di volo o rapimento, che colloca verso una direzione trascendente l’esperienza iniziatica. Ciò che sorprende maggiormente nell’ambito della dottrina dei FEDELI D’AMORE è la VALENZA NUMERICA riscontrabile nelle opere di DANTE. Tra queste è la VITA NUOVA, che contempla il NUMERO TRE con i suoi MULTIPLI. Riferimenti importanti concernenti l’androginia li rinveniamo persino nei celebri VANGELI APOCRIFI, scoperti a NAG HAMMADI (EGITTO) attorno al 1945. In base ad alcune mie ricerche e ad uno studio durato diversi anni, ecco quanto si rivela analizzando il VANGELO APOCRIFO DI TOMMASO, in cui è possibile scorgere un riferimento al concetto di MONADE :

<< Gesù disse “Allorché di due farete uno, allorché la parte interna come l’esterna, la parte esterna come l’interna e la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più ne maschio né femmina, allorché farete occhi in luogo di un occhio, una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede e un’immagine in luogo di un’immagine, allora entrerete nel Regno >>

Così si compie la sacra unione con la DEA : L’ALCHIMIA TOTALE.

NUMEROLOGIA DEGLI INIZIATI D’AMORE

Nella VITA NUOVA specialmente, rinveniamo la prima potenza o quadrato del tre, il nove (numero iniziatico legato anche alla Luna) che assume notevole risalto. Quando Dante incontra Beatrice ella ha 9 anni ; è alle ore nove che avviene il saluto tra i due ; alla stessa ora si manifestano anche le visioni più significative narrate dal sommo Vate. “il nome della mia donna” dice Dante “non soffre di stare in altro numero se non nel nove”. Il numero in questione appare nuovamente nel corso di una malattia dolorosa che colpisce Dante il quale a riguardo dice “Lo numero tre è la radice del nove, però che, senza numero altro alcuno, per sé medesimo (ossia moltiplicato per sé stesso) fa nove”. Per quanto concerne il tre quale simbolo della Trinità, Dante lo definisce “Lo fattore per sé medesimo de li miracoli”. E termina dicendo :

<< Questa donna fue accompagnata da questo numero del nove, a dare ad intendere che ella era un nove, cioè un miracolo, la cui radice, cioè del miracolo, è solamente la mirabile Trinidade >>

Dietro l’apparente complessità di tali concetti si cela l’identità del tre, che si configura come numero dello Yang. L’uno feconda il due e da tale unione scaturisce il tre. Nell’antico Egitto il tre era il numero della folgore, della forza vitale e dell’ente – vita invisibile, chiuso dentro il corpo del KHA (il doppio eterico). Allo Yang è stato associato anche il nove e l’ottantuno. Il nove racchiude valenze magiche essendo la prima potenza del tre. L’ottantuno rappresenta magicamente la potenza perfetta del tre. Dante nella sua opera IL CONVIVIO lo descrive come il numero di un’età perfetta e compiuta ; la stessa età, aggiunge Dante, in cui muore Platone ed in cui sarebbe morto il Cristo se non fosse stato ucciso. Non a caso Alighieri fa morire Beatrice il 9 Giugno dell’ottantunesimo anno del tredicesimo secolo, quando “Lo perfetto numero nove era compiuto”.

SIMBOLI INIZIATICI NELLA DIVINA COMMEDIA

La logica arcana che sottende alla manifestazione visibile di ogni autentico evento occulto, parto invisibile della materia celata, si concreta a mezzo di leggi che fanno capo ALL’ANTICA SAPIENZA DEI PADRI, scienza altissima che si perde nella notte di tempi. Tale CORPUS è confluito a diversi livelli nelle varie epoche, tramandato attraverso gli ADEPTI DEL PATTO SECRETO. Atto magico-alchemico che secerne l’energia attiva del Fuoco Rigeneratore. Numerosi iniziati hanno propagato come fiamma ardente la Magia del Segreto Incanto e tra loro era anche il Sommo Vate, che apparteneva all’ORDINE INIZIATICO DEI FEDELI D’AMORE, il grande Dante Alighieri, come abbiamo visto, vero e proprio MAGO, INCANTATORE E ADEPTO, versato in tutte le branche del sapere ermetico operativo. Non poteva essere diversamente, visto che Dante eleggerà quale guida simbolica nel viaggio verso gli Inferi il poeta VIRGILIO, a sua volta mago e taumaturgo, autore de L’ENEIDE, opera dai contorni esoterici, delle BUCOLICHE e delle GEORGICHE. A riguardo è interessante sapere che la tomba di Virgilio – collocata nel parco Virgiliano, alle pendici di Posillipo, dove sono visibili i resti della villa del poeta iniziato ai Misteri – ricorda nella forma e nella struttura un nuraghe sardo. Il motivo sottende a questa scelta rimane avvolto nelle nebbie di un passato secretato. Il mausoleo funebre sorge sulla sinistra, in prossimità della colossale CRYPTA NEAPOLITANA. Si tratta di un’immensa galleria, che secondo il mito e i racconti legati alla tradizione popolare fu scavata in una sola notte dallo stesso Virgilio. La galleria è stata al centro di culti iniziatici celati e con ogni probabilità veniva usata nel corso delle cerimonie dedicate alla Discesa negli Inferi, correlata alla Morte Iniziatica ed alla penetrazione ctonia internamente all’Utero Primordiale (materia lunare). Virgilio, la cui famiglia aveva origini druidiche, si dice fosse esperto nella magia delle piante (Magia Verde) oltre ad essere un valente erborista. Una leggenda – che forse non è tale – narra di un libro di potere, un testo magico che Virgilio rinvenne nella grotta del centauro CHIRONE, situata sul Monte Barbaro. Il Vate, a quanto pare, si servì delle sue pagine per compiere prodigi e incantamenti. Esiste tuttavia una dottrina sapienziale che Alighieri ben conosceva e che ancora oggi è scarsamente nota, in cui rinveniamo elementi di notevole spessore, che affondano le loro radici in quella sapienza millenaria che faceva capo ai CAVALIERI GEROSOLIMITANI (TEMPLARI). Altri elementi di notevole spessore confermano l’ipotesi appena espressa. E’ noto, infatti, il collegamento fra i Templari e il Gruppo Iniziatico dei Fedeli D’Amore, che in Firenze si scambiavano poesie dal gergo quasi criptato, inaccessibile al volgo. Tra i massimi esponenti, come spiegato, troviamo Guido Cavalcanti, Dino Frescobaldi, Lapo Gianni, Ceppo D’Ascoli, il sommo Dante Alighieri e altri ancora. La dottrina dei poeti-iniziati, come già detto, verteva verso la ricerca di uno stato ideale, volto ad originare la genesi della Donna Salvifica, Madonna Intelligenza e Fede Santa, una chiara allusione Femminismo Sacro e al conseguimento di una riunificazione con l’elemento femmineo. Quanto sinora esposto dimostra che anche in Italia erano sorte delle correnti di pensieri analoghe, in qualche maniera, all’insegnamento esternato dal templarismo. Soffermandoci, invece, sul simbolo del BAPHOMET, l’idolo attribuito alla sapienza templare, noteremo che in esso è trasposto un aspetto importante connesso con l’androginia alchemica. Questa era presente in una certa misura nelle pratiche segrete interne dei Templari e, in maniera abbastanza concreta, nella cerchia dei Fedeli D’Amore. Il celebre STIL NOVO ne promulgava mediante versi ermetico-iniziatici la componente più profonda. La Donna Invisibile o Luna, immagine sublime e sublimata della Sapienza Sacra o della GNOSI, incarnava un principio di illuminazione e di conoscenza trascendente protesa alle arche sapienziali. Come una rugiada sottile, la Donna Salvifica irrorava le menti e l’essere primigenio. Un processo misterioso, che ancora oggi solo pochi sapienti custodiscono.

SIMBOLI ERMETICI NELLA DIVINA COMMEDIA

E’ scritto, nelle prose rivelate della Divina Commedia

<< O Voi che avete gli intelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto il velame de li versi strani >>

Con queste parole Dante vuole indicare con perfetta armonia e sonorità poetiche ed ermetiche, che nella sua opera è custodito un insegnamento dottrinale velato, visibile solo a chi è in grado di cogliere il significato profondo e iniziato che vi si nasconde. Nel contesto sapienziale che riveste questo capolavoro sono contenuti concetti che si prestano a diverse interpretazioni, più elementi intercambiabili che interagiscono con il Tutto che rappresenta le fondamenta simboliche del testo arcano. Abbiamo già spiegato brevemente di come la discesa infera sia riconducibile alle antiche iniziazioni misteriche, le quali ponevano al centro del loro iter operativo le penetrazione delle cavità sotterranee allo scopo di attuare la morte simbolica dell’iniziando che in seguito tornava alla luce, mondato dalle scorie della materia SATURNIANA, la materia fisica e pensate. Questa trasmutazione è in connessione con la FASE AL NERO o NIGREDO ALCHEMICA, putrefazione, appunto, delle scorie e delle concrezioni SATURNIANE. Analogamente il viaggio di Dante nelle regioni infernali assume questa connotazione di ordine iniziatico.

L’intera struttura portante dello splendido lavoro dantesco, dunque, è a tutti gli effetti un cammino iniziatico che si snoda alla stregua di un viaggio. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, la assonanze ermetiche derivanti dalla simbolica di un ordine iniziatico importante quale il TOSON D’ORO, un organismo occulto che accoglieva in sé il simbolismo cavalleresco-ermetico. All’epoca di Dante, in ogni caso, la conoscenza ermetica era rappresentata quasi certamente dall’ORDINE DEL TEMPIO. Possiamo aggiungere la presenza di una dottrinaria di matrice araba, che lo stesso Alighieri non ignorava. Se analizziamo con attenzione i tre regni trascendenti che compongono la narrazione Dantesca, noteremo elementi che si riallacciano alle prove iniziatiche. DA QUESTO PUNTO DI VISTA L’INFERNO CONFIGURA IL MONDO PROFANO, IL PURGATORIO LE PROVE INIZIATICHE E INFINE IL CIELO (PARADISO) IL LUOGO DEGLI ELETTI, I PERFETTI, COLORO CHE HANNO RIUNIFICATO INTERIORMENTE AMORE ED INTELLIGENZA.

<< RITORNIAMO TUTTAVIA ALLE CONCORDANZE MASSONICHE DI CUI ABBIAMO VISTO SOLO UNA PARTE, POICHÉ VI SONO PARECCHI GRADI DELLO SCOZZESISMO CHE SONO IN PERFETTA ANALOGIA CON I NOVE CIELI PERCORSI DANTE CON BEATRICE >>

Non meno importante il significato alchemico che permea le fondamenta dell’immagine opera letteraria-ermetica. Basti pensare al periodo in cui inizia il viaggio di Dante : La Settimana Santa, ovvero in concomitanza con l’Equinozio di Primavera (momento di grande importanza per le iniziazioni).

Esistono delle connessioni numeriche in questo senso, che riportano alla PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI e al semi-periodo che ne determina la durata. Principio e fine di tale data corrispondono a livello geroglifico ad una semisfera o globo, vale a dire il simbolo alchemico del Regno Minerale, sormontato da una Croce. E’, in sostanza, il Globo del Mondo che ritroviamo nella QUARTA LAMA DEI TAROCCHI, L’Imperatore, Il Principe di Questo Mondo, colui che regna sul concreto, su ciò che è corporeo.

La stabilità dell’Imperatore deriva dal suo trono cubico sul quale è assiso. Si tratta della Pietra Cubica o Pietra Filosofale degli alchimisti. Il viaggio di Dante si compie secondo l’asse spirituale del mondo. Solo da quel punto, infatti, è possibile considerare tutte le cose in maniera permanente, avendo sottratto la propria essenza a qualsivoglia mutamento, addivenendo in tal modo ad una veduta totale del tutto. Scriveva Cecco D’Ascoli in una sua celebre prosa dalle valenze simboliche : “La Grande Opera È Compiuta”.

FIRENZE ARCANA

Il Mistero, quello che intriga l’animo e si snoda silente nelle pieghe del passato, racchiude memorie che l’oblio ha confinato nell’ombra di un tempo dimenticato da chi non insegue il sacro.

Nella nostra Italia questo senso di segretezza sembra palesarsi subitaneo, inaspettato, quasi scaturente da quel nulla che in realtà contiene tutto. Dopo questa premessa non stupirà apprendere che il celebre ORDINE DEI CAVALIERI TEMPLARI, I Monaci Guerrieri, ha lasciato tracce indelebili in città come Perugia dove, a livello architettonico-simbolico, è possibile rinvenire elementi significativi connessi con questa realtà iniziatica nella Chiesa della precettoria di San Bevignate, edificata nella seconda metà del Duecento. Anche in Toscana sono presenti raffigurazioni che rimandano ai cavalieri gerosolimitani, soprattutto a Firenze, nei quartieri monumentali di Palazzo della Signoria, al cui interno era conservato un magnifico affresco che ritrae l’idolo barbuto, il BAPHOMET dei TEMPLARI.

Questa figura arcana, emblema dell’Ordine, attualmente collocata in una delle sale di Palazzo Vecchio, descrive attraverso messaggi secretati, e altrettante simbologie, il sacrificio e la distruzione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio.

L’idolo androgino, il BAPHOMET, il cui nome nome potrebbe derivare dalla deformazione provenzale collegata alla parola araba MOHAMET, secondo i cultori di scienze ermetiche alluderebbe alla GRANDE OPERA ALCHEMICA. In base ad un’altra versione, invece, il genio barbuto connesso al templarismo indicherebbe l’alchimista che realizza la sua Opera Trasmutativa ottenendo la scissione del composto primario.

Di qui l’aspetto sgradevole e spaventoso del BAPHOMET, il quale in Alchimia configura la materia allo stato grezzo, o stato fermentativo che precede la creazione dell’essenza suprema.

Il tema del dipinto, che erroneamente si pensava rappresentasse la ciacciata del Duca D’Atena da Firenze, in realtà, è intimamente correlato alla fine dell’Ordine del Templari.

IL BAPHOMET

Il BAPHOMET/BAFOMET/BAFOMETTO è l’arcano più misterioso ed emblematico che rinveniamo nella storia dei Templari e del loro iter di iniziazione : ha la testa e le zampe di un capro, seni e braccia di donna, una torcia ardente tra le sue corna (di ariete o di caprone). Questo idolo, apparentemente mostruoso, deriva dal mitico BECCO DI MENDES e dal Grande dio PAN, l’androgeno degli GNOSTICI. Analogamente alla Sfinge Greca, riunisce in sé i quattro elementi associati di consueto al Diavolo, o per meglio e dire, al suo principio animico.

Le sue gambe nere sono riconducibili all’elemento TERRA e di conseguenza agli Gnomi, Spiriti della profondità senza luce del periodo medievale ed anche agli ANUNNAKI, temuti dai Caldei. I fianchi ricoperti di scaglie verdi alludono invece alle Ondine, Spiriti Elementali legati all’elemento ACQUA.   Le ali azzurre sono riconducibili alle silfidi o Spiriti dell’Aria, mentre la sua testa rossa simboleggia i Geni dell’elemento FUOCO, le Salamandre. Il BAPHOMET è in modo speculare riconducibile al REBIS ALCHEMICO che similarmente racchiude valenze androgene. Questo stato interno è lo specchio di un processo che unificai l’energia virile alla sensibilità femminea e lunare : IL REBIS. Questa parola deriva da RES BINA, che significa LA COSA DOPPIA, L’UNIONE DEGLI OPPOSTI. Tale sostanza, al tempo stesso maschio e femmina, è un Mercurio animato dal suo Zolfo e di conseguenza trasmutato in Azoto o Quintessenza degli Elementi. Il simbolo che raffigura la Quintessenza è la Stella Fiammeggiante, in grado di ricevere il duplice irraggiamento del SOLE (MASCHIO) e della LUNA (FEMMINA). La sua luce quindi possiede una natura bisessuale, androginica, ermafrotidica (da HERMES, MASCHIO e AFRODITE, FEMMINA). Nel celebre scritto alchemico di Frate Basilio Valentino, IL TRATTATO SULL’AZOTO, appare la figura del REBIS ALCHEMICO in veste di trionfatore vittorioso, che ha dominato il Drago della vita elementare e di conseguenza il Quaternario degli Elementi. Una delle due teste del REBIS cade sotto l’egidia del SOLE (RAGIONE) l’altra invece è governata dalla LUNA (IMMAGINAZIONE). Fra queste però, si insinua la stella di Mercurio (Intelligenza, Compressione, Gnosi). Marte e Venere (Ferro e Rame, metalli duri) esercitano la loro influenza sul lato destro (reattività). Quello sinistro (passività) al contrario riceve l’influsso di Giove e di Saturno (stagno e piombo, metalli molli e malleabili). Marte (energia, movimento, azione) viceversa è in relazione diretta con il braccio destro. La mano sinistra del REBIS stringe un mazzuolo con il quale scaglia un colpo mediante un atto deliberato, servendosi dello scalpello che tiene nella mano sinistra. Il braccio sinistro, che il compito di tenere fermo lo scalpello, è legato a Giove (Rispetto di Sé). In un’altra versione iconografica, quella più frequente, egli tiene nella mano sinistra una SQUADRA (EQUITÀ, SENTIMENTO, MORALITÀ) e nella destra un COMPASSO (VERITA’, RAGIONE, INTELLETTUALITA’). I Cavalieri del Tempio, così come i Fedeli D’Amore, potevano conquistare l’androginia e la realizzazione del Rebis solamente dopo aver dominato le attrazioni elementari. Tutto ciò che rappresenta la materia pesante ed è celato nell’iniziato – istinti inferiori, basse emozioni – deve essere domato (e non estinto) prima che gli sia consentito di poter attrarre il Fuoco del cielo allo scopo di incorporarselo. Si tratta, in sostanza, di sormontare l’animalità per conferire all’Uomo propriamente detto, il pieno possesso di sé. Il Pentagramma che appare nel sigillo di Rebis, La Stella Fiammeggiante, è per l’appunto l’emblema dell’iniziato svincolato da tutto quanto gli impedisce di essere unicamente e pienamente Uomo. Cala il silenzio secolare sul segreto dei segreti, sui Templari Fiorentini e quelli di Francia, sui Fedeli D’Amore e sui riti occultati, sulla Luna-Iside-Madre celata e sui suoi influssi. Tuttavia, la torcia luminosa del Sapere arde imperterrita, la fiamma lucente posta tra le corni lunari del BAFOMETTO sprigiona tuttora una luce feconda e l’idolo misterico da Firenze fa capolino malizioso, certo che il Sapere, quello autentico, non sarà mai dimenticato, ma verrà tramandato nei secoli dei secoli, oltre i confini dell’umano. La Grande Opera è compiuta. Terminiamo con i versi immortali del grande poeta Fiorentino : L’AMORE CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE.

FONTE

Stefano Mayorca – La Luna : influssi, poteri, leggende

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