Cinema

VOCI NOTTURNE

«  Nella Roma Imperiale sussistevano i resti di uno strano ponte di legno. Era composto da travi sublique ed oblique, senza chiodi e affidato a persone sacre, una sorta di fratellanza o setta, che rispondeva, con la vita dei suoi membri, della sua conservazione. A costoro derivò il titolo celeberrimo di pontefici o facitori del ponte. Su questo ponte si compivano in epoca arcaica misteriosi e segreti sacrifici »

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 Viene ritrovato il cadavere di un giovane annegato nel Tevere. L’indagine di polizia per accertare l’identità del morto e le modalità del decesso (non si capisce all’inizio se si tratti di suicidio od omicidio) s’intreccia a una torbida storia di scandali e corruzione che ha implicato, oltre al padre del giovane annegato, alcuni politici e magistrati. Il procuratore incaricato delle indagini sospetta che la morte di Giacomo Fiorenza (questo il nome del defunto, anche se in tutta la vicenda ci sono dubbi che il cadavere ritrovato sul greto del Tevere sia proprio il suo) sia una rappresaglia da parte di personaggi potenti implicati nello scandalo ; di diversa opinione Stefano, il miglior amico di Giacomo, come lui studente di architettura, che sospetta trattarsi in realtà di un vero e proprio sacrificio umano celebrato da una setta esoterica.

Questa tesi è accreditata anche dal fatto che si scopre dagli esami autoptici che Giacomo è stato legato prima di morire e gli è stato spalmato il GARUM, una salsa liquida dell’epoca dei Cesari ; inoltre nello stomaco gli vengono trovati alcuni semi di SILFIO, pianta ormai estinta che in passato era utilizzata per le esigenze più disparate, mediche e non.

Alla vicenda poliziesca, complicata da un’indagine portata avanti negli Stati Uniti da un investigatore privato, Fedrigo, incaricato dal Consolato italiano a Saint Louis di rintracciare Emily Cohen, la ragazza americana di Giacomo, si aggiunge la trama esoterica : questa ruota attorno a due figure misteriose, la ricca e affascinante Maria Valover, che negli anni Trenta e Quaranta era al centro di un gruppo di artisti e intellettuali, e il suo amante Norberto Sinisgalli, studente di architettura negli anni prima della seconda guerra mondiale e appassionato di esoterismo.

Giacomo e Stefano erano arrivati al Sinisgalli ritrovando casualmente alcune sue carte in un ripostiglio della Facoltà di Architettura : una vasta documentazione legata a riti magico-religiosi della Roma arcaica, celebrati annualmente dal PONTIFEX MAXIMUS sul PONTE SUBLICIO, il più antico ponte di Roma. I riti culminavano nel sacrificio di alcuni prigionieri di guerra, legati e gettati nel Tevere per ingraziarsi gli dei. Proprio dalle carte del Sinisgalli era nata la ricerca che conducevano insieme i due studenti, e Stefano si rende conto ben presto che sapere di Sinisgalli e delle sue ricerche è estremamente pericoloso.

Sinisgalli infatti, durante la guerra, ha carpito la fiducia di ricche famiglie ebraiche, facendosi intestare i loro beni con la promessa di restituirli dopo la vittoria degli alleati; gli ebrei benestanti si fidavano di lui perché era anch’egli di discendenza ebraica, ma venivano regolarmente denunciati ai nazisti e deportati nei lager. Questo consente a Sinisgalli di accumulare un’enorme fortuna; le tracce di questo personaggio si perdono però poco prima che gli alleati entrino a Roma. Le voci più diverse circolano sul suo destino: ucciso per vendetta, fuggito all’estero, o forse ancora in Italia sotto falso nome, coperto da un’identità comprata con le sue ricchezze. Qualcuno sospetta addirittura che sia entrato in politica e oggi ricopra una carica prestigiosa.

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<< Dove finisce la ragione comincia un territorio che non ci appartiene nel quale siamo intrusi, una terra che ha regole che non conosciamo dove si parla una lingua misteriosa e dove le nostre logiche non sono utilizzabili in alcun modo. Noi in questo territorio possiamo solo subire un mistero che anziché disvelarsi si fa sempre più impenetrabile. Io non so dire se questa è una pena o un premio, io non so dire nulla… ma so che questo luogo dove sono non deve essere in alcun modo cercato né in alcun modo trovato >>

  IL SEGNO DEL COMANDO

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Che cosa possono avere in comune tra loro due sceneggiati trasmessi in TV, uno nel 1971 ( IL SEGNO DEL COMANDO DI DANIELE D’ANZA ) e uno nel 1996 ( VOCI NOTTURNE DI PUPI AVATI ), con un castello senese, via Margutta nella città di Roma, i templari e un ponte e una piazza non più esistente nella loro forma originale?

Possiamo rispondere “tante cose” e vediamo perché. Tutto inizia nella realtà in epoche assai remote, al tempo del cosiddetto “morbo oscuro”, circa verso il ‘300/500. Epoca questa oscura dove negromanti e maghi vi si muovevano con estrema disinvoltura. Nello sceneggiato Il segno del comando ( chi può lo cerchi in DVD perché la pellicola in  originale bianco e nero di quei tempi è ancora reperibile e fresca, godibile nel susseguirsi della trama affascinante con le sue atmosfere gotiche coinvolgenti, come se fosse fatta oggi ) assistiamo ad una storia di fantasmi, di sette e sedute medianiche eseguite allo scopo di contattare un negromante che rispondeva al nome di Ilario Brandani, artefice del monile raffigurante un gufo ( simbolo della conoscenza magica ) che veniva appunto chiamato il “segno del comando” allo scopo di capirne i segreti Il negromante Brandani visse nel Castello Frosini situato nel comune di Radicondoli a Siena ma pressoché nel territorio Pisano. Costruito sulla cima di una alta collina, circondato da fitti boschi e a picco sulle sorgenti del torrente Pavone di fronte alla “Cornata di Gerfalco” faceva parte dei possedimenti dei vescovi di Volterra. Successivamente fu il feudo della famiglia dei Pannocchieschi, conti del vicino castello di Elci e poi ancora entrò nell’ambito della sovranità senese, probabilmente sotto il dominio dei Conti D’Elci. L’interno del castello non è accessibile ne visitabile in quanto il tempo, i vandali e l’incuria lo hanno degradato. Ai piedi della rupe, dove si poggia il castello, si dice che un tempo vi fosse una sorgente d’acqua sulfurea, all’oggi scomparsa e che fosse presente una “pietra calaminare” anche se non vi sono testimonianze della presenza di una miniera nei territori. Dal XII al XIV secolo il castello, secondo fonti storiche, fu anche una “magione” dei CAVALIERI TEMPLARI, rifugio di pellegrini e base del potente e misterioso ordine cavalleresco. Altre due strutture poi sono da evidenziare. Una piazza non più esistente a Roma distrutta in tempo di guerra ( della quale si parla nel segno del comando ) e un ponte, sempre a Roma, il PONTE SUBLICIO ( oggi modificato e un tempo costruito in legno da ignoti affiliati di una setta con un procedimento segreto senza chiodi ne corde ) che appariva nelle puntate della miniserie VOCI NOTTURNE. Questo sceneggiato è stato rimandato in onda su RAI PREMIUM tra agosto e settembre del 2013 e, per chi non lo avesse visto a suo tempo, spero che non se lo sia perso perché valeva proprio la pena di guardare di nuovo questa miniserie. Anche in questa storia ( VOCI NOTTURNE ) si parlava di magia e, nello specifico, di sacrifici umani fatti alla base del ponte e sulle sponde del Tevere. Pupi Avati vide a suo tempo Il segno del comando e ne rimase affascinato tanto da “creare” questa nuova storia anche essa carica di atmosfere gotiche e presenze impalpabili. Siamo di fronte alla trasformazione, usata come base, di fatti accaduti, di personaggi reali, per la stesura di sceneggiature per la TV. Molti elementi sono in comune per entrambe le storie, medesimi gli spunti.  Da sottolineare anche le musiche che accompagnavano le pellicole, partiture musicali veramente enigmatiche e piene di fascino. Nello sceneggiato di D’Anza ( IL SEGNO DEL COMANDO ) ascoltiamo il 17° componimento del misterioso Baldassarre Vitali e in VOCI NOTTURNE le musiche vennero scritte utilizzando metodi in disuso da secoli. Nella mia memoria risuonano ancora le note e le parole della canzone “Cento Campane” cantata da Lando Fiorini nel segno del comando e che riporto qui a fianco. Il mio consiglio, per chi non li avesse mai visti questi sceneggiati tv, è quello di approfondirne le storie e reperire quante più possibili informazioni tenendo conto che non tutto venne partorito dalla mente fervida degli sceneggiatori ma che tanto si trova ancora immerso nel più reale e oscuro passato.

LA SOCIETÀ TEOSOFICA PER IL RITORNO DELLO SPIRITO ORIGINARIO

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La metà degli anni Novanta fece da spartiacque tra un’epoca televisiva e un’altra. E VOCI NOTTURNE, sceneggiato – o forse già fiction lunga – in cinque puntate trasmesso da Rai Uno a  partire dalla fine del settembre del 1995 con cadenza settimanale, fu l’opera che segnò il discrimine tra un prima e un poi.

Concepito e scritto da Pupi Avati e coprodotto dalla Duea del fratello Antonio insieme alla Rai, VOCI NOTTURNE resta una specie di particolarissimo a latere nel curriculum del regista, il quale nemmeno vi fa menzione nella sua recente biografia. Particolarissimo perché Avati concentrò in esso il distillato più puro e ossessionante del proprio immaginario fantastico-esoterico, quella che trapelava solamente in parte nei primi esperimenti cinematografici di Balsamus l’uomo di Satana e Thomas… gli indemoniati e che tornava ad emergere in Zeder, soprattutto, e quindi ne “L’ARCANO INCANTATORE”, ovvero le misteriche vicende connesse con la figura dell’alchimista francese FULCANELLI, autore all’inizio del secolo scorso di un paio di testi capitali per la comprensione dei segreti di quella che un tempo veniva definita ARS REGIA.

Fulcanelli – Avati scrisse VOCI NOTTURNE partendo dall’enigma Fulcanelli e tessè intorno a questo nucleo primario una stratificata, labirintica e coltissima serie di trame e sottotrame che mescolavano in un’affascinante atanor la storia delle religioni classiche e la musicologia antica, gli scandali allora recentissimi di Mani pulite e le telefonate dall’aldilà, i più oscuri segreti legati alla Seconda Guerra Mondiale e all’Olocausto e la fenomenologia ambigua delle sette New Age. Il punto di partenza è il ritrovamento nel Tevere del cadavere di un ragazzo, il cui padre è stato implicato in un grosso scandalo politico. Una vendetta trasversale, sembrerebbe. Se la famiglia non cominciasse a ricevere misteriose chiamate notturne in cui a manifestarsi per telefono è la voce del defunto che afferma di non essere morto. E se le ricerche compiute da un paio di medici legali molto intraprendenti non facessero emergere dati illogici, come la presenza nello stomaco del cadavere dei semi di una pianta, il silfio, apparentemente estinta da millenni. La pista razionale seguita dalla polizia e dalla magistratura nell’indagine procede parallela a un’investigazione condotta da un amico del morto, uno studente universitario che con lui condivideva le ricerche per una tesi di laurea inerente l’ubicazione e i riti connessi a un ponte romano detto Sublicius, all’origine della quale stavano altrettanti studi compiuti dall’inafferrabile Norberto Sinisgalli, il cuore nero di tutta quanta la faccenda e l’alias che Avati utilizza per adombrare la personalità del summenzionato Fulcanelli.

VOCI NOTTURNE, all’epoca della prima emissione televisiva nel 1995 non ebbe alcun successo. A tal punto che la quarta e la quinta puntata furono trasmesse di seguito, la stessa sera, in modo da seppellire al più presto il flop. Fummo in pochi ad accorgerci subito che ci si trovava di fronte a un capolavoro, perlomeno appaiabile a quel segno del comando che spesso si cita come fonte d’ispirazione dell’opera scritta da Avati e diretta da Fabrizio Laurenti. Ma si trattava di un culto privato e ristretto, rinnovabile con le registrazioni su VHS che noi lungimiranti avevamo effettuato. VOCI NOTTURNE, infatti, scomparve completamente dai palinsesti Rai : mai più trasmesso e men che meno pubblicato in videocassetta e poi in dvd. Nemmeno l’avvento dei canali tematici digitali e della conseguente filosofia del recupero di cose televisive remote sbloccò quella che sembrava una vera e propria damnatio memoriae dello sceneggiato in questione, a proposito del quale si diffondevano di quando in quando voci “notturne” incontrollate : ad esempio che i master originali fossero andati distrutti in un incendio o che Avati avesse in capo di farne un remake poi abortito per via della difficoltà di ottenere l’ok sui diritti da parte della Rai. Questo fino al 2009/2010, quando ex abrupto VOCI NOTTURNE torna a fare capolino, dopo circa quindici anni, nel palinsesto di Rai Due, seppure a un orario impossibile come le due del mattino.

Avendo le vecchie registrazioni dell’emissione originale, a quel punto trasferite in digitale, chi scrive non fu tra quanti videro questa replica, che non aveva goduto, peraltro, della minima pubblicità. Invece sarebbe stato interessante seguire e confrontare questa versione con quella del 1995, perché avremmo scoperto qualcosa di aberrante di cui ci siamo invece accorti soltanto quattro anni più tardi, in questa estate del 2013, quando VOCI NOTTURNE a partire dall’inizio di agosto è stato programmato in prima serata, alle 21,15, e con tutti gli onori pubblicitari del caso, dal canale del digitale terrestre Rai Premium.

Un ganglio vitale della trama di VOCI NOTTURNE si lega alla presenza e all’azione di una setta americana denominata SOCIETÀ TEOSOFICA PER IL RITORNO DELLO SPIRITO ORIGINARIO. A partire dalla terza puntata dello sceneggiato questo nome spesseggia sulle labbra di alcuni dei protagonisti, in particolare di Jason Robards III, che interpreta un investigatore italo-americano sulle tracce, negli States, della fidanzata del ragazzo ucciso. Dalla versione di Rai Premium – che usa gli stessi master trasmessi nel 2009 da Rai due, peraltro di buonissima qualità audio/video – è stato eliminato il riferimento alla Società Teosofica per il Ritorno dello Spirito Originario. E’ stato fatto un montaggio “di taglio”, cioè eliminando i pezzi di filmato in cui i personaggi pronunciano tale nome (in un caso, esso era visibile anche su una casa che nella finzione era una sede abbandonata della società).

Nel momento in cui scriviamo (22 Agosto), VOCI NOTTURNE è stato trasmesso fino alla terza puntata, per cui possiamo giudicare dei tagli (un paio) effettuati su questa sola puntata. Ma nella quarta e nella quinta parte, i riferimenti alla SOCIETÀ TEOSOFICA si fanno sempre più frequenti, il che implica che il disastro non si limiti a un paio di sequenze mutilate.

DOMANDA : Perché eliminare qualsiasi riferimento alla Società Teosofica?

RISPOSTA : Perché la Società Teosofica Italiana, già negli anni Novanta, immediatamente dopo la messa in onda originale, sporse lamentela sia nei confronti della Rai sia nei confronti di Pupi Avati, in quanto il proprio nome si trovava associato, nella storia, alle operazioni di una setta delinquenziale. Presto sarò in grado di fornire ulteriori dettagli, ma il mistero dei pezzi mancanti del nuovo VOCI NOTTURNE si risolve in una banalissima rimostranza – che ha ricevuto udienza e da parte della Rai e da parte di Avati – dell’ente morale della SOCIETÀ TEOSOFICA ITALIANA.

FONTI

http://it.wikipedia.org/

http://www.bethelux.it/

http://www.visioniproibite.it/

Standard
Cinema, Letteratura

LE TRE MADRI

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<< Non so quanto mi costerà rompere ciò che noi alchimisti abbiamo sempre chiamato SILENTIUM. L’esperienza dei nostri confratelli ci ammonisce a non turbare le menti profane con la nostra sapienza. Io, Varelli, architetto in Londra, ho conosciuto “Le Tre Madri” e per loro ho creato e costruito tre dimore: una a Roma, una a New York e l’altra a Friburgo, in Germania. Solo troppo tardi scoprii che da questi tre punti esse dominano il mondo col dolore, con le lacrime e con le tenebre. MATER SUSPIRIORUM, Madre dei Sospiri, la più anziana delle tre, abita a Friburgo. Mater LACRIMARUM, Madre delle Lacrime, la più bella, governa a Roma. MATER TENEBRARUM, la più giovane e la più crudele, impera su New York. E io ho costruito le loro sedi oscene, scrigni dei loro segreti.  Madri, matrigne che non partoriscono la vita, signore degli orrori della nostra umanità >>

Emilio Varelli

 << Le streghe fanno il male. Nient’altro al di fuori di quello. Conoscono e praticano segreti occulti che danno il potere di agire sulla realtà e sulle persone. Ma solo in senso maligno. Il loro scopo è ottenere vantaggi materiali e personali ma possono raggiungerli esclusivamente con il male degli altri. Con la malattia, con la sofferenza, il dolore e non di rado con la morte di coloro che prendono di mira per una qualsiasi ragione… Si può benissimo ridere di tutte queste cose, anche della magia. Comunque sappia che la magia è “ QUODDAM UBIQUE, QUODDAM SEMPER, QUODDAM AB OMNIBUS CREDITUM EST ” – ovvero – la magia è quella cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta >>

Professor Milius

 

 << QUAE VIDES NON SUNT ET QUAE NON VIDES SUNT, ovvero, quello che si vede non esiste e ciò che non si vede è la verità  >>

L’Alchimista de “La Terza Madre”

 Mater_Tenebrarum

La storia delle Tre Madri comincia all’alba dell’XI secolo, quando tre sorelle crearono la pericolosa arte della stregoneria sulle coste del Mar Nero. Negli anni che seguirono, queste perfide donne vagarono per il mondo accumulando grandi ricchezze e poteri, e seminando morte al loro passaggio.

Nel tardo XIX secolo le donne commissionarono all’architetto italiano Emilio Varelli, che all’epoca viveva a Londra, di progettare e costruire per loro tre dimore, poste in tre luoghi diversi del mondo: Friburgo, Roma e New York. È da queste dimore che le Tre Madri dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Un amico di Varelli, dopo aver trovato alcuni frammenti del suo diario, scritti in latino, ne fa un libro intitolato Le Tre Madri : il libro inizia con la precisazione che quanto narrato è tutto reale, e in particolare che l’architetto scoprì troppo tardi la natura malvagia delle tre donne (solamente sei copie del libro sono sicuramente esistite, quattro potrebbero essere state distrutte alla fine di Inferno). Le case che egli ha progettato divennero dunque così corrotte che la terra dove erano costruite divenne mortifera e pestilenziale : uno sgradevole e agrodolce odore di malvagità pervade le aree circostanti ciascuna casa.

Sia Mater Suspiriorum che Mater Tenebrarum hanno rivelato che le Madri sono personificazioni della Morte.

MATER SUSPIRIORUM

Mater Suspiriorum, la Madre dei Sospiri, è la più anziana delle Tre Madri. Il suo vero nome è Elena Markos. È inoltre conosciuta come La Regina Nera. Jessica Harper ricorda che “la strega venne interpretata da una donna anziana di oltre novant’anni che Dario aveva trovato in una strada di Roma.”

Elena Markos, immigrata greca nata nel 1023, fu esiliata da molti paesi Europei perché indesiderata. Durante questo periodo scrisse diversi libri riguardanti arcani soggetti. Nel 1895 fondò la Tanz Akademie in Freiburg ( “Accademia di Danza in Friburgo” in tedesco), una scuola di danza e di scienze occulte, nella Foresta Nera. Gli abitanti locali avevano paura di lei, avendo intuito che fosse una strega. Così come crebbe la sua ricchezza, crebbero anche i sospetti sulla sua vera natura. Per distogliere questi sospetti, Elena Markos finse di morire in un incendio nel 1905. Il controllo dell’accademia, che divenne solamente una scuola di ballo, fu affidato alla pupilla della Markos, Madame Blanc. (L’accademia porta una targa che afferma che Desiderius Erasmus una volta visse là)

Come narrato ne LA TERZA MADRE, Elisa Mandy una strega bianca, combatté diverse volte Mater Suspiriorum, fino a ridurla in una donna anziana con pochissimo potere magico. Le sue attività erano infatti portate avanti dai suoi seguaci.

In SUSPIRIA Elena Markos è la Direttrice la cui presenza è celata dai suoi adepti, capeggiati da Madame Blanc (Joan Bennett). Una giovane americana, Susy Benner (Jessica Harper), scopre le stanze ignote nei sotterranei della scuola dopo che molti alunni sono stati uccisi dai mandatari della Markos. L’anziana strega tenta di usare la sua magia per uccidere la ragazza, ma i suoi poteri — incluso quello dell’invisibilità, illusione e telecinesi — si dimostrano insufficienti a causa del suo debole stato fisico. Susy Benner sconfigge Elena Markos trapassandole il collo con un pugnale. La morte della strega causa il crollo dell’intera accademia.

MATER TENEBRARUM

“La fine del tuo viaggio è vicina. Tutto intorno a te diventerà buio, allora ci sarà qualcuno che ti condurrà per mano.”

Mater Tenebrarum, la Madre delle Tenebre, è la più giovane e la più crudele delle Tre Madri. È nata nel 1044. Il suo vero nome non ci viene rivelato; la sua casa è situata a New York e fu costruita nel 1910. Il numero della casa è 49 e ad un muro esterno è affissa una targa che afferma che GEORGES IVANOVICH GURDJIEFF una volta ha risieduto là.

MATER LACRIMARUM

La “studentessa di musica” in Inferno era, in realtà, Mater Lacrimarum.

Mater Lacrimarum, la Madre delle Lacrime, è la più bella delle Tre Madri. Come per Mater Tenebrarum, il suo vero nome è sconosciuto. È nata nel 1035. In Inferno si suggerisce che la sua casa è a Roma localizzata vicino al numero 49 di Via Dei Bagni – la Biblioteca Filosofica della Fondazione Abertny – dove Sara (Eleonora Giorgi) avverte uno strano odore nell’aria. In La terza madre la casa di Mater Lacrimarum viene indicata come il Palazzo Varelli.

In Inferno Mater Lacrimarum tentò di affascinare Mark Elliot durante una lezione di musica a Roma. Ania Pieroni, che la interpretò nel film Inferno ha però rifiutato di riaccettare di nuovo la parte perché ormai invecchiata e madre di cinque figli.

Mater Lacrimarum è interpretata dall’attrice israeliana Moran Atias nel film “LA TERZA MADRE”. I grandi poteri della strega vengono risvegliati quando Sarah Mandy (Asia Argento) apre l’urna nella quale sono presenti potenti talismani delle streghe nere (una tunica rossa, un pugnale, tre statuette). Mentre i suoi servi seminano terrore nella città, festeggiando e giungendo da tutto il mondo, Mater Lacrimarum si nasconde nelle fondamenta del suo Palazzo, preparando la sua vittoria. Viene sconfitta nello stesso modo in cui lo sono state le sue sorelle : Sarah Mandy scopre il covo sotterraneo della strega e brucia la tunica rossa che lei indossa, causando il crollo del Palazzo. Mater Lacrimarum viene uccisa da uno degli obelischi che ornano il tetto che cadendo, a causa del crollo, perfora il tetto della cripta sotterranea infilzandola.

SUSPIRIA

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Il film è considerato un grande successo di Dario Argento, dopo Profondo Rosso, capolavoro del 1975 interpretato da David Hemmings, Gabriele Lavia, Macha Méril e Daria Nicolodi. Il regista ha dichiarato che l’ispirazione iniziale per il film nasce da un viaggio da lui compiuto attraverso le Capitali magiche europee (ovvero Torino, Lione e Praga) e alla visita della Scuola di Waldorf fondata daRudolf Steiner e situata vicino Basilea nei pressi del centro del TRIANGOLO MAGICO formato dalla sovrapposizione dei confini di tre stati (Francia, Germania e Svizzera). La compagna del regista Daria Nicolodi ha collaborato nella realizzazione del film, curandone con Argento la sceneggiatura nata ispirandosi alla sua infanzia: sull’idea del regista la Nicolodi introdusse alcune caratteristiche di fiabe come Alice, Biancaneve, Barbablù e Pinocchio, ma in particolare i racconti di sua nonna Yvonne Loeb. Quest’ultima, celebre pianista di origine francese, le narrò le sue esperienze presso un istituto artistico e musicale francese (di cui l’attrice ha preferito non rivelare il nome per ragioni di sicurezza) che aveva frequentato durante un corso di perfezionamento e da cui era fuggita dopo aver scoperto che la didattica ufficiale era in realtà un “paravento” dietro cui si celava una vera scuola di MAGIA NERA. Lo stesso Argento si è ispirato inoltre alla lettura di numerose fiabe infantili soprattutto per ideare il personaggio di Elena Markos, la “REGINA NERA”. L’ambientazione gotica (Friburgo e la Foresta Nera) si deve comunque alla penna di Argento. Il film ha riscosso un successo mondiale ma, a causa del contenuto particolarmente violento, fu vietato in molti paesi ai minori di 18 anni. Il film è il primo capitolo della cosiddetta Trilogia delle Madri. I titoli dei capitoli successivi, girati nel 1980 e nel 2007, sono : INFERNO e LA TERZA MADRE. Il titolo SUSPIRIA (come la storia della Trilogia de Le Tre Madri) è stato ispirato dal libro SUSPIRIA DE PROFUNDIS di Thomas de Quincey che lo scrisse dopo un soggiorno a Milano, presso la villa dei Conti Imbonati. Inizialmente il regista aveva pensato di girare il film con attrici minorenni (13-15 anni) ma ciò non gli fu possibile sia a causa del divieto in Germania di portare sullo schermo attrici di minore età, sia per la contrarietà da parte dei finanziatori[, in particolare da parte del distributore e della Focus, società di produzione americana consociata nella realizzazione della pellicola.[ Per rimanere almeno in parte fedele alle proprie intenzioni iniziali Dario Argento optò nell’utilizzare porte che avessero le maniglie poste molto più in alto rispetto al loro normale posizionamento : l’idea era quella di trasmettere agli spettatori quella difficoltà che i bambini hanno nel raggiungere la maniglia, vera chiave d’apertura verso l’esterno.

 SUSPIRIA DE PROFUNDIS

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Suspiria De Profundis (ovvero Sospiri dal Profondo) è un romanzo scritto nel 1845 dal giornalista e scrittore inglese Thomas de Quincey.

Il libro si basa su alcuni sogni fatti dall’autore il quale scrisse il libro dopo una visita a Milano e un soggiorno nella casa dei Conti Imbonati, incuriosito dalla storia di fantasmi e maledizioni che facevano di casa Imbonati una casa stregata. Tra le pagine del libro, si fa largo un sogno fatto da de Quincey quando ancora si trovava ad Oxford. L’autore sostiene di avere sognato la dea latina Levana, che gli presentava tre donne, le “Nostre Signore del Dolore”. Esse hanno tre nomi latini: la prima, la maggiore, si chiama Mater Lacrimarum, “Nostra Signora delle Lacrime”; la seconda delle sorelle è Mater Suspiriorum, “Nostra Signora dei Sospiri”; la terza, la più giovane, è Mater Tenebrarum : “Nostra Signora delle Tenebre”.

Il libro è strutturato in nove capitoli. De Quincey volle seguire la tradizione magica dei numeri, indicando nel numero di tre le madri, legandosi alla mitologia di questo numero.

L’autore descrive dettagliatamente le tre Mater.

“La maggiore delle tre è chiamata Mater Lacrimarum, Nostra Signora delle Lacrime. È lei che notte e giorno delira e geme, invocando volti scomparsi. Ella fu a Rama, quando si udì un suono di lamenti: Rachele che piangeva i suoi figli, rifiutando ogni conforto. Ella fu a Betlemme nella notte in cui la spada di Erode spazzò dalle sue case gli Innocenti e si irrigidirono per sempre i piccoli piedi che trotterellando per le stanze svegliavano nel cuore dei familiari palpiti di amore non inosservati in cielo. I suoi occhi sono di volta in volta dolci e astuti, intensi e assonnati; spesso si levano verso le nubi; spesso sfidano il cielo. Porta sul capo un diadema. E dai ricordi dell’infanzia sapevo che ella poteva allontanarsi sui venti quando udiva il singhiozzare delle litanie, o il tuonare degli organi o quando osservava l’adunarsi delle nubi estive. È questa sorella, la maggiore, che porta alla cintura chiavi più che apostoliche che aprono ogni capanna e ogni palazzo. So che ella sedette tutta la scorsa estate al capezzale del mendicante cieco, quello con cui così spesso e volentieri mi fermavo a parlare, e la cui pia figliuola di otto anni, dal volto luminoso, resisteva alle tentazioni dei giochi e dell’allegria del villaggio per camminare tutto il giorno lungo le strade polverose col suo infelice padre. Per questo atto, Dio le inviò una grande ricompensa. Nella primavera dell’anno e quando anche la sua primavera germogliava, Egli la richiamò a sé. Ma il padre cieco la piange in eterno; ancora egli sogna ad alta notte che la piccola mano che lo guidava è stretta nella sua; e ancora si sveglia in una tenebra che è ora avvolta in una seconda tenebra più profonda. La stessa Mater Lacrimarum ha anche trascorso tutto questo inverno 1844-45 nella camera dello Zar a rievocargli l’immagine di una figlia (non meno pia), che salì a Dio non meno improvvisamente e lasciò dietro a sé una tenebra non meno profonda. È grazie al potere di queste chiavi che Nostra Signora delle Lacrime s’insinua, intrusa spettrale, nelle camere degli uomini insonni, delle donne insonni, dei bambini insonni, dal Gange al Nilo, dal Nilo al Mississippi. E lei, perché è la primogenita del suo casato ed ha l’impero più vasto, onoreremo col titolo di «MADONNA».

Con Mater Lacrimarum de Quincey cerca la personificazione della Disperazione.

“La seconda delle sorelle è chiamata Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri. Non scala mai le nuvole, né si allontana sui venti. Non porta diadema. E i suoi occhi, se pur qualcuno potesse vederli, non sarebbero né dolci né astuti; nessun mortale saprebbe leggere in essi la loro storia; li troverebbe pieni di sogni morenti e relitti di estasi dimenticate. Ma ella non alza gli occhi; il suo capo, su cui è posato un turbante in brandelli, è in eterno reclinato, è in eterno nella polvere. Non piange, non geme. Ma sospira impercettibilmente a intervalli. Sua sorella, Madonna, è spesse volte tempestosa e frenetica, inveisce a gran voce contro il cielo e chiede che le rendano i suoi cari. Ma Nostra Signora dei Sospiri non grida mai, non sfida mai, non sogna aspirazioni ribelli. È umile fino all’abiezione. La sua è la sottomissione di chi non spera. Può mormorare, ma solo in sogno. Può sussurrare, ma solo tra sé nella penombra. Brontola, talvolta, ma solo in luoghi solitari, desolati come lei è desolata, in città diroccate e quando il sole è sceso al suo riposo. Questa sorella è la visitatrice del paria, dell’ebreo, dello schiavo al remo nelle galere mediterranee; del criminale inglese nell’isola di Norfolk, cancellato dal libro dei ricordi nella dolce, lontana Inghilterra; di chi si è pentito ormai invano e sempre ritorna con lo sguardo a una tomba solinga che gli appare come l’altare demolito di un passato e sanguinoso sacrificio, altare su cui ogni offerta è ormai vana, sia per implorare il perdono, sia per tentare una riparazione. Ogni schiavo che a mezzodì guardi il sole tropicale con timido rimprovero, mentre con una mano addita la terra, nostra madre comune ma per lui matrigna, e con l’altra addita la Bibbia, nostra maestra comune, ma sigillata e a lui preclusa; ogni donna che sieda nelle tenebre, senza amore che la protegga, senza speranza che illumini la sua solitudine, perché i divini istinti che accendono nella sua natura i germi di quei santi affetti posti da Dio nel suo seno di donna, sono stati soffocati dalle esigenze sociali e si consumano ora inutilmente ardendo tetri, come le lampade negli antichi sepolcri; ogni monaca defraudata della sua primavera, che più non ritorna, da parenti malvagi che Dio giudicherà; ogni prigioniero in ogni carcere; tutti quelli che sono traditi e tutti quelli che sono respinti; i reietti dalla legge della tradizione e i figli della disgrazia ereditaria: tutti costoro si accompagnano a Nostra Signora dei Sospiri. Anch’ella porta una chiave ma ne ha poco bisogno. Poiché ella regna soprattutto fra le tende di Seni e fra i vagabondi senza casa di ogni paese. Pure ella trova albergo fra gli uomini di più alto rango; e perfino nella gloriosa Inghilterra vi sono alcuni che di fronte al mondo portano la testa alta come la renna superba, eppure in segreto hanno ricevuto il suo marchio sulla fronte.”

Mater Suspiriorum, invece è la personificazione dello sconforto più totale, di chi non si ribella al proprio destino.

Ma la Mater più terribile di tutte è la terza: la personificazione dell’omicidio, della pazzia, della Morte. Mater Tenebrarum.

“Ma la terza sorella, che è anche la più giovane …! Ssst! Abbassiamo la voce quando parliamo di lei. Il suo regno non è grande, altrimenti non vi sarebbe più vita; ma dentro quel regno il suo potere è assoluto. Il suo capo, coronato di torri come quello di Cibele, si erge fin quasi a celarsi allo sguardo. Non si china mai; e i suoi occhi sollevandosi così in alto potrebbero esser nascosti dalla distanza. Ma, quali essi sono, non possono essere nascosti; attraverso il triplice velo di crespo che ella porta, la fiera luce di un’ardente sofferenza, che mai non ha posa al mattutino o ai vespri, al mezzodì o alla mezzanotte, alla marea crescente o alla marea calante, può esser veduta da terra. Ella sfida Iddio. Ella è anche la madre delle follie; l’ispiratrice dei suicidi. Molto si affondano le radici del suo potere; ma ristretto è il numero di coloro su cui domina. Poiché ella può avvicinare solo coloro in cui una natura profonda è stata sconvolta da un’intima convulsione; coloro in cui il cuore trema e il cervello vacilla sotto i colpi combinati di tempeste interne ed esterne. Madonna si muove con passi incerti, rapidi o lenti, ma sempre con tragica grazia. Nostra Signora dei Sospiri si trascina timida e furtiva. Ma questa più giovane sorella si muove con moti imprevedibili, a scatti e con salti da tigre. Non porta chiavi; poiché sebbene venga di rado fra gli uomini apre a forza tutte le porte che le è permesso di varcare. Il suo nome è Mater Tenebrarum, Nostra Signora delle Tenebre “

NOTE

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INFERNO – Il film è incentrato su ROSE ELLIOT, giovane poetessa newyorkese, che acquista l’ antico libro intitolato “Le Tre Madri” scritto da Emilio Varelli.

SUSPIRIA –  Susy Benner è una brillante studentessa di danza classica che decide di perfezionare le sue capacità artistiche iscrivendosi alla prestigiosa Accademia di danza a Friburgo. La ragazza fa il suo arrivo in una notte di tempesta ; alla scuola incrocia una ragazza, Pat, che sembra fuggire precipitosamente dall’edificio: questa urla alcune parole apparentemente sconnesse, rese peraltro incomprensibili dal temporale.

Susy diventa amica di Sarah, la cui stanza confina con la sua.

Sarah rivela a Susy che lei e Pat erano molto amiche, e che nell’ultimo periodo le aveva fatto degli strani discorsi. Incalzata, Susy tenta di ricostruire le grida che aveva udito la notte del suo arrivo, ma tutto ciò che riesce a rammentare sono le parole “SEGRETO” E “IRIS”.

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