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FABIO FRANCHI E LA FALSIFICAZIONE DELLA TEORIA VIRALE (Estratto)

Nei lavori pubblicati sul SARS-CoV-2 non si trovano fotografie del virus isolato, se non di singoli elementi senza contesto. Si ritrovano anche fotografie di sezioni ultra sottili di tessuti dove si individuano agglomerati di piccoli cerchi che sono indicati con le frecce e chiamati particelle virali. Ammesso che lo siano, costituiscono meno del 10% del materiale cellulare che li circonda. Non si tratta propriamente di isolamento. Ma c’è di più: vi sono forti dubbi che quei piccoli cerchi siano Coronaviridae. Infatti hanno dimensioni variabili: il loro diametro è spesso di 6570 NM cioè inferiore al minimo previsto per i Coronavirus (120-160 NM) 83. In verità altri autori riportano diametri diversi (100-160 NM) 84, ma restano comunque fuori range. Ed i virus sono caratteristicamente costituiti da pochi elementi fondamentali capaci di replicare copie identiche di sé stessi. Insomma in biologia … non sono previsti né i giganti né i cuccioli di virus!

Se il diametro delle piccole sfere è inferiore del 30% rispetto alla particella singola, in volume esse lo sono di meno ancora, cioè si riducono ad 1/3 circa in volume. Se il diametro è superiore del doppio, allora il volume è oltre 6 volte maggiore. Il che non è possibile sia sostenuto: starebbe inevitabilmente a significare una differente composizione e struttura incompatibile con esseri che sono dotati di uguale e breve sequenza nucleotidica (perché appartenenti alla stessa specie).

Per la discussione, presentiamo innanzitutto una delle tante fantasiose ricostruzioni al computer che rafforza quel che sosteniamo: rivela la convinzione di tutti, esperti e non esperti, che il virus SARS-COV-2 sia costituito da particelle tutte uguali a sé stesse, come dovrebbe essere.

Figura 6

Figura 6. Coronavirus immagine disegnata al computer

Ora esaminiamo per confronto il Coronavirus ritenuto responsabile della SARS (malattia epidemica comparsa in Oriente nel 2002 e sparita nel 2004, per la quale era stato imputato un Coronavirus 85): le dimensioni e l’aspetto corrispondono alla descrizione. Il diametro, escluse le spikes (peplomeri od estroflessioni), è di circa 100 NM.

Figura 7

Figura 7. Ksiazek TG et al. Ultrastruttura caratteristica del Coronavirus associato alla SARS coltivato in cellule Vero E6.

Un Coronavirus di pipistrello, simile a quello della SARS umana (malattia comparsa nel 2003 e sparita nel 2004), è stato “isolato” e così presentato sulla rivista Nature 86; assomiglia al precedente, ma ha forme più irregolari e dimensioni leggermente maggiori (167 x 200 NM)

Figura 8

Figura 8. Xing-YiGe et al. Micrografia elettronica di virioni purificati raccolti, fissati e concentrati/purificati con centrifugazione in gradiente di saccarosio

Asseriti isolamenti del SARS-CoV-2

A) Il SARS-CoV-2, la cui foto è stata pubblicata sul N Eng J Med quest’anno (87) ha invece aspetto e dimensioni differenti:

Figura 9a

Figura 9a e 9b. Zhu N et al. Visualizzazione del nCoV-2019 con il Microscopio a Trasmissione.

I due elementi nella foto di sinistra corrispondono nei diametri a quelle di un ipotetico Coronavirus (attorno a 100 NM, escluse le Spikes che non son ben visibili). Viceversa le piccole particelle divise in gruppi sulla destra sono apparentemente troppo piccole per essere di SARS-CoV-2. Quel che è notevole è che le formazioni rotondeggianti nella foto a destra non hanno le dimensioni di quelle nella foto a sinistra pur trattandosi asseritamente degli stessi SARS-CoV-2 del medesimo studio! Il materiale presunto infetto (liquido da lavaggio bronchiale) proveniva da uno dei tre pazienti. Non vi è accenno all’esame al microscopio elettronico di sopranatante da colture cellulari di controllo.

L’immagine più sotto è l’ingrandimento della parte inferiore della figura 9b per permettere una misurazione facilitata. 

Figura 10

Figura 10. Zhu N et al. Visualizzazione del nCoV-2019 con il Microscopio a Trasmissione (ingrandimento della figura 9 parte destra.

Come si può controllare con un software di misurazione su schermo 88, le particelle sono di circa 65-75 NM di diametro, tranne una che è di 100 NM. 

  • Lo stesso può essere osservato sulla foto pubblicata su Nature 89 (dimensioni delle “particelle virali”: in media 67 NM di diametro, range 48-90):
Figura 11

Figura 11. Isolamento del 2019-nCoV. Vengono mostrate le particelle virali in un vacuolo intra citosolico. Le particelle virali nelle sezioni ultrasottili vennero fotografate con il microscopio elettronico a 200 kV. Il campione proveniva da cellule infette Vero E6. 

Queste sopra sono con tutta probabilità le foto più rappresentative che son riusciti a scattare. Perciò il dubbio sull’origine di tali riscontri fotografici progressivamente si rinforza.

  • Su Nature è stato pubblicato il 7 maggio uno studio che vanta la dimostrazione del nesso causale tra SARS-CoV-2 e COVID-19 con un articolato esperimento su dei topi 90

Tuttavia molte sono le critiche possibili, per esempio:

  1. gli autori danno per scontato che la causa sia stata dimostrata in due precedenti pubblicazioni che citano. In una di queste, già qui discussa, li smentisce, infatti è esplicitamente ammesso che i loro riscontri non erano decisivi (“non sono stati soddisfatti i postulati di Koch”) 91. Nell’altro lavoro 92 l’immagine di una singola particella (supposta virale), è molto differente come dimensioni, essendo il diametro di circa 75 NM, e non c’è nessuna dimostrazione di isolamento di particelle virali. 
Figura 12

Figura 12. Ren et al. Identificazione ed isolamento virale. Micrografia elettronica.

  • i topi sono stati divisi in tre gruppi: uno di suscettibili, “infettato” con il SARSCoV-2; uno di suscettibili infettati con “virus finto” (mock virus); uno di non suscettibili, infettati con il SARS-CoV-2. l “virus finto” corrisponde  a gocce di PBS (tampone fosfato salino).

In ognuno dei tre gruppi di topi, di cui due di controllo, solo alcuni individui hanno presentato sintomi modesti (il pelo irto e non altro), e le descrizioni anatomopatologiche si sono limitate ai topi suscettibili infettati, mentre i topi di controllo non avevano dimostrato alcuna alterazione. Non si comprende di quale patologia soffrissero i topi sintomatici dei gruppi di controllo, né se vi fossero differenze, nel gruppo dei suscettibili infettati, tra sintomatici e non. Poco comprensibile anche come mai topi affetti da grave compromissione polmonare non abbiano manifestato sintomi rilevanti: “non furono trovati altri sintomi clinici come la schiena arcuata e una risposta diminuita a stimoli esterni” (con l’eccezione di una perdita di peso per i topi infetti, ammalati ed arrivati vivi al 14° giorno). Al giorno 1, 3, 5, 7 dopo l’infezione, sono stati sacrificati ogni volta 3 animali per ogni gruppo. Questo significa che alterazioni nel gruppo suscettibile infettato, (riscontri autoptici di grave patologia polmonare) sono stati ritrovati in topi che non avevano alcun sintomo, secondo quanto scritto dagli autori (7 in tutto i topi con sintomi in tale gruppo e, di questi, 7 arrivati al 14° giorno). Non è facile comprendere.

  • il virus non è stato isolato secondo la procedura corretta, ed esposta in precedenza in questo scritto. La fotografia al microscopio elettronico mostra un cerchio di diametro doppio di quello massimo consentito per un Coronavirus e triplo o quadruplo rispetto a quelli riportati nei lavori citati in questo testo. Eppure si sostiene che si trattava del medesimo virus.
Figura 13

Figura 13. Bao et al. Il virus isolato dai polmoni dei topi ACE2-HB-01 fu osservato al microscopio elettronico.

D) Nella pubblicazione di Caly et al.93 viene “isolato” il SARS-CoV-2 da un solo paziente. Anche qui mancano fotografie elettroniche da colture non infette di controllo e comunque  non c’è stato un corretto isolamento. Le particelle nella parte destra dell’immagine sono del 20% più piccole di quella singola a sinistra. Sono altro.

Figura 14

Figura 14. Caly L et al. Electron micrographs of cell culture supernatant. A. 100 NM spherical virion displaying the characteristic crown-like fringe of spike proteins.

B. Sezioni infettate di VERO/hSLAM con vescicole legate alla membrana contenenti virus.

Ulteriore prove a dimostrazione dell’incertezza interpretativa

Tre lavori hanno recentemente pubblicato fotografie elettroniche di coronavirus in malati di COVID-19. Val la pena esaminarle perché sono state contestate da altri ricercatori:

A)  Su H et al.Particelle simil-Coronavirus  94

Figura 15a

Figura 15a. Su H et al.Particelle simil-Coronavirus (frecce rosse) con estroflessioni distintive (frecce verdi) erano presenti nel citoplasma dell’epitelio del tubuloprossimale. 

Figura 15b

Inserisci Figura 15b. Su H et al. Particelle simil-Coronavirus (frecce rosse) con estroflessioni distintive (frecce verdi) erano presenti nel citoplasma dell’epitelio del tubulo distale.una didascalia

Tuttavia esperti microscopisti elettronici hanno contestato che quelle immagini potessero rappresentare il SARS-CoV-2 95 

“Queste strutture non sono particelle virali, ma piuttosto vescicole rivestite di clatrina, normali organelli cellulari coinvolti nel trasporto intracellulare. Gli oggetti nella loro Figura 2a e b (w 60 NM) sono leggermente più piccoli dei coronavirus (da w80 a 140 NM), ma, soprattutto, le loro “estroflessioni” (peplomeri) sono in contatto con il citosol, come quelli delle vescicole rivestite di clatrina”.

Gli Autori hanno così risposto: 

“Siamo d’accordo con il punto di vista di Miller e Brealey e riconosciamo che ci sono difficoltà intrinseche nella discriminazione delle vescicole cellulari dalle particelle virali esclusivamente da prove morfologiche, specialmente nella normale elaborazione EM dei tessuti autoptici.”

“Pertanto abbiamo prudentemente modificato la descrizione nella versione prestampata del nostro articolo di “particella virale” in “particella simil-coronavirus”.

B)  Kissling S et al. Studio di microscopia elettronica.   96

Figura 16

Figura 16. Kissling S et al. Studio di microscopia elettronica. Vacuoli citoplasmatici contenenti numerose particelle sferiche. 

La critica 97 al lavoro B) sopracitato da parte degli stessi ricercatori, è la seguente:

“[…], le particelle in Kissling et al. non sono coronavirus. Mentre sono all’interno di un vacuolo, hanno estroflessioni e hanno approssimativamente le dimensioni corrette, non hanno l’aspetto uniforme delle particelle di virus con una copertura esterna della membrana e punti all’interno che indicano il nucleocapside.

“Queste microfotografie non supportano l’affermazione che le particelle sono effettivamente virus.”

Gli autori del lavoro criticato hanno ammesso le incertezze interpretative 98, nonostante a parer loro per dimostrare che le particelle siano o no del SARS-CoV2 bisognerebbe marcarle con anticorpi specifici. Anticorpi specifici che non ci sono, visto che per questi non è nota la specificità reale (vedi le sezioni precedenti di questo elaborato). Il cane che si morde la coda:

Riconosciamo anche le nostre incertezze riguardo alla natura esatta delle particelle nel podocita osservate nella biopsia renale del nostro paziente ed eravamo cauti nell’interpretazione di questi risultati. A seguito dei commenti di Miller e Brealey, abbiamo modificato la nostra lettera prima della sua pubblicazione finale sul Journal per sottolineare ulteriormente che queste particelle possono corrispondere a entità non virali. Tuttavia, le particelle rilevate nella biopsia del nostro paziente sono piuttosto simili a quelle della sindrome respiratoria acuta grave coronavirus riportata nella prima documentazione (Zhu et al, figura 10). Inoltre, l’aspetto delle inclusioni virali intracellulari sembra essere abbastanza variabile da una pubblicazione all’altra”. A nostro avviso, rimane quindi possibile che le particelle osservate nel nostro paziente siano di origine virale. la prova definitiva della presenza di inclusioni virali nelle cellule richiede una immunocolorazione con anticorpi specifici, sia nelle cellule in coltura che nei campioni di tessuto.

C)  Varga Z et al. Microscopia elettronica del tessuto renale  99

Figura 17a

Figura 17a Varga Z et al. Microscopia elettronica del tessuto renale mostra corpi d’inclusione virale  nello spazio peritubulare nelle cellule endoteliali delle anse capillari glomerulari

Figura 17b

Figura 17b. Varga Z et al. Idem

Tali immagini non sono state riconosciute come di particelle virali da parte di Goldsmith et al 100 che hanno obiettato: 

“Tuttavia, riteniamo che le immagini EM nella corrispondenza non mostrino particelle di coronavirus ma mostrino invece sezioni trasversali del reticolo endoplasmatico rugoso (RER).

Queste strutture sferiche sono circondate da punti scuri, che potrebbero essere stati interpretati come estroflessioni su particelle di coronavirus ma sono invece ribosomi.

Per corroborare il loro argomento, i ricercatori dei CDC hanno pubblicato l’immagine di particelle da loro ritenute virali al di là di ogni dubbio (figura 18):

Figura 18

Figura 18 Goldsmith Cs, Miller SE et al. Isolato virale cresciuto in coltura cellulare. Particelle di coronavirus sferiche con sezione attraverso i nucleocaside, visti come punti nei, sono raggruppati entro una membrana che le separa dal citoplasma.

Tuttavia uno degli Autori (Miller), aveva poco tempo prima precisato che i virus dovevano avere un diametro maggiore (80-140 NM) 101, seppur inferiore a quello indicato dal Comitato Internazionale sulla Tassonomia dei Virus 102. Ne deriva che queste particelle, presentate come virus “garantiti” nella fotografia inserita nella corrispondenza, avendo un diametro (65-78 NM) inferiore a quello consentito ad un coronavirus, devono essere qualcos’altro – secondo i loro stessi criteri. 

Insomma, anche la microscopia elettronica è molto insidiosa e non può essere considerata un riferimento sicuro. 

NOTE

83  International Committee on Taxonomy of Viruses ICTV. “Virions are spherical, 120–160 nm across (Coronavirinae)” Virus Taxonomy: 2019 Release EC 51, Berlin, Germany, July 2019 Email ratification March 2020 (MSL #35).

 (download June, 22 2020: “Virions are spherical, 120–160 nm across (Coronavirinae)”

https://talk.ictvonline.org/ictvreports/ictv_9th_report/positivesensernaviruses2011/w/posrna_viruses/222/coronaviridae

 84  Raphael Dolin. Coronavirus infections, including SARS. Etiologic Agent, in Harrison’s Principles of Internal Medicine, 17th Edition.

 85  Ksiazek TG et al. A Novel Coronavirus Associated with Severe Acute Respiratory Syndrome N Engl J Med 2003;348:1953-66.

 86  Xing-Yi Ge et al. Isolation and characterization of a bat SARS-like coronavirus that uses the ACE2 receptor. Nature 2013;503:535-8.

 87  Zhu N et al. op. cit.

 88  J Ruler

 89  Zhou P et al. A pneumonia outbreak associated with a new coronavirus of probable bat origin. Nature  2020;579:270-3.

 90  Bao, L. et al. The pathogenicity of SARS-CoV-2 in hACE2 transgenic mice. Nature https://doi.org/10.1038/s41586-020-2312-y (2020).

 91   Zhu et al. op cit

 92  Ren Li-Li et al. Identification of a novel coronavirus causing severe pneumonia in human: a descriptive study Chinese Medical Journal 2020;133(9).

 93  Caly L, Druce J, Roberts J, et al. Isolation and rapid sharing of the 2019 novel coronavirus (SARS-CoV-2) from the first patient diagnosed with COVID-19 in Australia. Med J Aust.

 94  Su H, Yang M, Wan C, et al. Renal histopathological analysis of 26 postmortem findings of patients with COVID-19 in China. Kidney Int. 2020;98:219–227.

 95  Miller SE and Brealey JK. Visualization of putative coronavirus in kidney. Kidney International (2020) 98, 228–239.

 96  Kissling S, Rotman S, Gerber C, et al. Collapsing glomerulopathy in a COVID-19 patient. Kidney Int. 2020;98:228–231.

 97  Miller op cit.

 98  Kissling et al. Authors reply. Kidney Int. 2020;98:232.

 99  Varga Z, Flammer AJ, Steiger P, et al. Endothelial cell infection and endotheliitis in COVID-19. Lancet 2020; 395: 1417–18.

100  Cynthia S Goldsmith, Sara E Miller et al. Electron microscopy of SARS-CoV-2: a challenging task. Lancet 2020; 395:e99.

 101  Miller op cit.

 102  International Committee on Taxonomy of Viruses ICTV. Op. cit.

 103  Sheridan C. Coronavirus and the race to distribute reliable diagnostics. Nature. 19 FEBRUARY 2020.  https://www.nature.com/articles/d41587020000022

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IL MALINTESO CHIAMATO VIRUS

Makia Freeman, 24 Luglio 2020

Stefan Lanka parla ai giornalisti nel tribunale distrettuale di Ravensburg. Il biologo del Lago di Costanza aveva messo in dubbio l’esistenza del virus del morbillo.

L’idea sbagliata del virus è al centro dell’operazione Coronavirus, perché senza il concetto di teoria dei germi e senza la storia dell’orrore del virus killer, la maggior parte delle persone non acquisterebbe la narrativa ufficiale diretta dal NWO  sulla propaganda COVID. In un precedente articolo sulla natura del virus, ho discusso degli eroici sforzi del virologo tedesco  Dr. Stefan Lanka, che nel 2017 ha vinto un caso emblematico che è andato fino alla Corte suprema tedesca. Lanka ha dimostrato alla corte suprema del paese che il morbillo non era causato da un virus e che in realtà non esisteva un virus del morbillo. Lanka è ancora impegnato a lavorare, e ha scritto questo articolo all’inizio di quest’anno (tradotto qui in inglese) intitolato ” L’idea sbagliata chiamata virus “ in cui spiega la storia di come la scienza tradizionale sia andata terribilmente fuori strada con le sue conclusioni (pure ipotesi) per demonizzare l’umile virus e attribuirgli falsamente la patogenicità che non ce n’è.

Il malinteso sui virus: la leggenda di Virus Killer contro carenza e tossicità

Il punto principale di Lanka in tutto l’articolo è questo: quando gli scienziati moderni stanno lavorando con il tessuto malato, pensano che la presenza di un virus stia causando la malattia, invece di rendersi conto che il tessuto in questione è stato tagliato e isolato dal suo ospite, quindi fatto con antibiotici e che siano proprio questa separazione e questo avvelenamento a renderlo malato e ad ucciderlo, piuttosto che qualsiasi virus. Lanka scrive:

“Tutte le affermazioni sui virus come agenti patogeni sono errate e si basano su interpretazioni errate facilmente riconoscibili, comprensibili e verificabili … Tutti gli scienziati che pensano di lavorare con i virus nei laboratori in realtà lavorano con particelle tipiche di specifici tessuti o cellule morenti che sono state preparate in uno speciale modo. Credono che quei tessuti e quelle cellule stiano morendo perché sono stati infettati da un virus. In realtà, le cellule e i tessuti infetti stavano morendo perché erano affamati e avvelenati a seguito degli esperimenti in laboratorio. “

“… la morte del tessuto e delle cellule avviene nello stesso identico modo quando non viene aggiunto alcun materiale genetico infetto” ” Apparentemente i virologi non hanno notato questo fatto. Secondo … la logica scientifica e le regole della condotta scientifica, avrebbero dovuto essere condotti esperimenti di controllo. Al fine di confermare il metodo recentemente scoperto della cosiddetta “propagazione del virus” … gli scienziati avrebbero dovuto eseguire ulteriori esperimenti, chiamati esperimenti di controllo negativo, in cui avrebbero aggiunto sostanze sterili alla coltura cellulare “.

“Questi esperimenti di controllo non sono mai stati condotti dalla” scienza “ufficiale fino ad oggi. Durante la sperimentazione del virus del morbillo, ho incaricato un laboratorio indipendente di eseguire questo esperimento di controllo e il risultato è stato che i tessuti e le cellule muoiono a causa delle condizioni di laboratorio esattamente come quando entrano in contatto con materiale presunto “infetto”. “

In altre parole, le cellule e i tessuti studiati muoiono con o senza la presenza di un virus esattamente nello stesso modo; pertanto,  il virus non può essere la causa della morbilità e della mortalità.  È interessante notare che questo è esattamente ciò che hanno affermato molti esperti di salute, vale a dire che ci sono solo due cause di malattia:  carenza e tossicità. Ad esempio, Charlotte Gerson (che ha assunto la direzione della Gerson Clinic dal suo geniale padre Max) ha detto questo su Malattie e Cancro. La rimozione di cellule o tessuti dal corpo e quindi la loro interruzione dal loro apporto di energia porterà rapidamente ad una carenza; iniettare antibiotici nella miscela è tossicità, pertanto non esiste una prova concreta che un virus stia causando malattie quando sono già presenti carenze e tossicità. Questo è il punto chiave dell’idea sbagliata del virus.

Il malinteso sui virus appoggia le sue radici nellOttocento

Lanka fa risalire lo sviluppo del malinteso sui virus al 1858 e alla “teoria cellulare” di Rudolf Virchow, che ha proposto una teoria secondo cui tutte le malattie e tutta la vita provengono da una singola cellula, che è in qualche modo dirottata da un virus che la indebolisce e si propaga si. Lanka sottolinea due incongruenze in proposito: Viroma umano normale: uno studio del 2017 rileva l’HIV, l’epatite e molti altri virus presenti nelle persone

“La teoria cellulare è stata originata solo perché Rudolf Virchow ha soppresso scoperte cruciali sui tessuti. I risultati e le intuizioni riguardo alla struttura, alla funzione e all’importanza centrale dei tessuti nella creazione della vita, che erano già noti nel 1858, confutano in modo completo la teoria cellulare e le terapie genetiche, immunitarie e tumorali successivamente derivate.

“Le teorie dell’infezione sono state stabilite come dogma globale solo attraverso la propaganda politica e e l’eugenetica del Terzo Reich. Prima del 1933, gli scienziati hanno osato contraddire questa teoria; dopo il 1933, questi scienziati critici furono messi a tacere. “

Per “teorie dell’infezione” Lanka significa teoria dei germi, la teoria prevalente della moderna medicina occidentale. Lanka descrive quindi come si è verificato un cambio di paradigma nella percezione del virus nel periodo 1952-1954:

“Fino al 1952, un virus era definito come un veleno patogeno sotto forma di una proteina, un enzima che causava danni in modo sconosciuto. Dopo il 1953, l’anno in cui fu annunciato pubblicamente il presunto DNA nella forma di una presunta elica alfa, l’idea di un virus divenne un genotipo maligno avvolto in proteine. Pertanto, tra il 1952 e il 1954 ebbe luogo un cambio di paradigma riguardo all’immagine di un virus. “

Parla di come la teoria diventa dogma nella Chiesa del Mainstream Scientifoc, o Scientismo.

“Questo approccio completamente non scientifico ebbe origine nel giugno del 1954, quando fu pubblicato un articolo speculativo non scientifico e confutabile, secondo il quale la morte del tessuto in una provetta era considerata … possibili prove della presenza di un virus. Sei mesi dopo, il 10 dicembre 1954, l’autore principale di questa opinione ricevette il premio Nobel per la medicina per un’altra teoria ugualmente speculativa. La speculazione del giugno 1954 fu poi sollevata a fatto scientifico e divenne un dogma che non è mai stato sfidato. Dal giugno 1954, la morte di tessuti e cellule in una provetta è stata considerata la prova dell’esistenza di un virus. “

Ritornando ai postulati di Koch: nessun isolamento, nessuna purificazione

Come ho spiegato in COVID-19 Termine generale per operare una pandemia finta: non una malattia, non una causa , gli scienziati mainstream di oggi stanno saltando l’importante secondo passo dei postulati di Koch: l’isolamento e la purificazione del virus. Questo non è qualcosa che puoi semplicemente sorvolare o dimenticare di fare, come dimenticare accidentalmente l’ombrello in una giornata piovosa e bagnarti un po ‘. Questa è la parte assolutamente essenziale per determinare se esiste un nuovo virus e se causa la malattia. È la cosiddetta “Condicio sine qua non”. Se non riesci a isolarlo, hai fallito nel provare qualcosa, perché il germoglio in erba che ritieni sia un virus invasore potrebbe facilmente essere un’esosoma o una particella prodotta dal corpo stesso. Questo è il motivo per cui tutta la propaganda COVID ha opportunamente chiarito il fatto che non ci sono immagini al microscopio elettronico di SARS-CoV-2, poiché il microscopio elettronico è uno strumento estremamente importante nella prima fase dei postulati di Koch, l’identificazione. Lanka continua:

“… Un virus non è mai stato isolato in base al significato della parola isolamento, e non è mai stato fotografato e caratterizzato biochimicamente come una struttura unica e unica. Le microfotografie elettroniche dei presunti virus mostrano in realtà particelle cellulari abbastanza normali da tessuti e cellule in via di estinzione, e la maggior parte delle foto mostra solo un modello computerizzato (CGI – immagini generate al computer) “.

Quindi cosa c’entra tutto questo con COVID?

Quindi, per riportare questo alla pandemia attuale, tutte le stesse ipotesi e la mancanza di prove sono in gioco quando si tratta di COVID:

“Le singole molecole vengono estratte dalle particelle di tessuto e cellule morte, vengono interpretate erroneamente come parti di un virus e teoricamente messe insieme in un modello di virus. Il processo di ricerca del consenso per il” virus “del morbillo, in cui i partecipanti hanno discusso per determinare cosa apparteneva al virus e cosa no, è durato per decenni. Con l’apparentemente nuovo China Coronavirus 2019 (nel frattempo rinominato 2019-nCoV), questo processo di ricerca del consenso dura solo pochi clic del mouse.

Con solo pochi clic del mouse, un programma può creare qualsiasi virus riunendo molecole di brevi parti di acidi nucleici da tessuti morti e cellule con una determinata composizione biochimica, disponendole così come desiderato in un genotipo più lungo che viene poi dichiarato essere il genoma completo del nuovo virus. in questo processo di costruzione teorica del “DNA virale”, quelle sequenze che non si adattano vengono “levigate” e vengono aggiunte quelle mancanti. Pertanto, viene inventata una sequenza di DNA che non esiste nella realtà e che non è mai stata scoperta e scientificamente dimostrata nel suo insieme. “

Quindi, fondamentalmente, gli scienziati cinesi tradizionali che lavorano secondo la stessa teoria degli scienziati occidentali tradizionali hanno inventato un nuovo modello teorico per SARS-CoV-2, e hanno proclamato un nuovo coronavirus, ma tutti senza le micrografie elettroniche per sostenerlo.

L’intero processo ha parallelismi estremamente interessanti con il tema della simulazione di spazio, sia esso propagandato dalla NASA o dalle agenzie spaziali di altre nazioni. Non abbiamo immagini verificabili di virus; non abbiamo immagini intere (non composite) verificabili della Terra, o molti altri corpi spaziali come lune, pianeti, ecc. Ci viene solamente detto di non mettere in discussione l’autorità. Questa è scienza o questo scientismo basato sulla fede? Fino a che punto veniamo manipolati quando ci vengono negate vere e proprie fotografie del mondo che ci circonda, sia a livello micro che macro? 

Lanka sul pericolo dei Vaccini

La nostra scarsa comprensione di virus, malattie, sistema immunitario, teoria del terreno e molto altro è sfruttata da Big Pharma per spingere pericolosi interventi medici come i vaccini . Ecco cosa dice Lanka riguardo al pericolo e all’inefficacia dei vaccini:

“Un miscuglio costituito da tessuti e cellule in via di morte da scimmie, feti di bovini e antibiotici tossici … viene utilizzato come vaccino” vivo “, perché si suppone che sia costituito dai cosiddetti virus” attenuati “… questa miscela tossica pieno di proteine ​​estranee, acidi nucleici estranei (DNA / RNA), antibiotici citotossici, microbi e spore di tutti i tipi viene etichettato come “vaccino vivo”. Viene impiantato nei bambini attraverso la vaccinazione principalmente nei muscoli, in una quantità che se iniettato nelle vene porterebbe immediatamente a morte certa … I fatti verificabili dimostrano il pericolo e la negligenza di questi scienziati e politici, che affermano che i vaccini sono sicuri, hanno effetti collaterali minimi o nulli e proteggono da una malattia. Nessuna di queste affermazioni è vera.

Conclusioni

L’idea sbagliata del virus è stata con noi per molto tempo. Per quanto folle sia l’attuale sottomissione basata sulla paura, chi indossa la mascherina e che adotta il distanziamento, ci sono persone che sfruttano l’Operazione Coronavirus come possibile presa di Coscienza. Mentre alcuni approfondiscono l’incoscienza e guardano a nuovi prodotti protettivi (“aggiorna la tua maschera per il nostro scudo protettivo di filtrazione dell’aria alimentato in attesa di brevetto N95”), altri hanno visto il coronavirus per quello che è veramente: un’opportunità di rotolare fuori da tutti i tipi di architettura di controllo, mentre le persone comuni continuano a vivere nella paura. È sempre una buona idea mettere in discussione le assunzioni di base di qualsiasi istituzione governativa, perché quasi sempre può aprire un portale verso la verità.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Freedom Articles .

Makia Freeman è la redazione di media alternativi The Freedom Articles e ricercatrice senior presso ToolsForFreedom.com.

Global ResearchCopyright © Makia Freeman, GLOBAL RESEARCH, 2020

ARTICOLO ORIGINALE

http://www.globalresearch.ca/dr-stefan-lanka-2020-article-busts-virus-misconception/5719146

FONTE DELL’ARTICOLO ORIGINALE

https://davidicke.com/wp-content/uploads/2020/07/Paper-Virus-Lanka-002.pdf

TRADUZIONE

Traduzione ed impaginazione a cura di Marco Isella (las0rgente.net)

NOTE

Nota di Enrique Suarez: questo articolo è finora il miglior articolo che abbia mai letto sul cosiddetto “Coronavirus”

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IL BUCO NERO DENTRO COVID-19 E LA RIFORMA OSCURA DELLA MEDICINA

Vista l’eccezionalità della situazione, dopo tanti anni di soli articoli, ho creato un canale YouTube che porta il nome di questo blog, e ho pubblicato al suo interno una video-analisi di tutti gli elementi raccolti sulla questione Covid-19.

La versione per YouTube termina con una domanda, ovvero, se le misure di contenimento non hanno alcuna utilità sanitaria, che cosa giustifica questa radicale trasformazione antropologica?

Nella versione per Vimeo, sul mio canale personale, mi sono avventurato in alcune personali conclusioni.

Vi riporto uno dei commenti più significativi che questo video ha ricevuto:

“Ho appena visto il tuo documentario. Veramente notevole, con dati fatti e fonti autorevoli.

La parte che mi ha colpito di più è dove parli verso la fine, dell’utilizzo del “rito” (la maschera) per la modificazione mentale. E per “aprire” le persone a suggestioni e modifiche di identità e comportamento.

I “culti distruttivi” funzionano così. Ne parla anche Matteo Rampin (psichiatra) nei suoi libri.

Stanno usando la psicoterapia, in particolare quella ipnotica indiretta, a rovescio. Reverse Phsychoterapy, o Psicologia Nera. Ne ho solo accennato in un mio post del 20 Maggio “Come ottenere tutto ciò che vuoi”.

Ho ripensato alla domanda che si faceva Stefano Re (criminologo) e dopo il tuo documentario, azzardo una risposta.

Oltre all’ovvio, cioè semplicemente l’obiettivo è il Controllo. Sono multimiliardari, e potrebbero starsene su un panfilo circondati dalla beatitudine tutto il giorno. No, semplicemente sono diventati come gli squali quando sentono l’odore del sangue: vanno in una specie di frenesia di Volontà di Potenza. Una sorta di orgasmo, credo.

E come ottenere il controllo totale?

Serve installare delle patologie psichiatriche a livello collettivo.

In questo modo la popolazione diventa prevedibile nelle reazioni. Categorizzati come nel DSM-5, quindi con reazioni e vulnerabilità prevedibili. La prevedibilità delle masse, è fondamentale, per poter utilizzare leve di comando altrettanto prevedibili e funzionali. “

https://it.wikipedia.org/wiki/Manuale_diagnostico_e_statistico_dei_disturbi_mentali

L’INTERVISTA AL DOTTOR MASTRANGELO

A proposito del devastante valore simbolico delle mascherine (sebbene non ne venga qui menzionato l’aspetto ritualistico) ho trovato ulteriori ed autorevoli conferme nell’intervista al Dottor Mastrangelo, ad opera di Gianluca Spina, e precisamente al minuto 50’

Inoltre viene anche spiegato perché la lettura di una sequenza genica non è mai unanime (minuto 56). Ovviamente per chi è dotato di pazienza consiglio la visione del video integrale.

LE TESI DI SCOGLIO

Alcuni giorni fa, un mio conoscente della corrente igienista, mi ha sottoposto le ricerche del dottor Scoglio.

Stefano Scoglio è un italiano precedentemente candidato al Nobel per degli studi effettuati negli Usa, ha esaminato due importanti documenti, rispettivamente della Commissione Europea (16 Aprile) e dell’Istituto Superiore di Sanità (18 Maggio).

Current performance of COVID-19 test methods and devices and proposed performance criteria – Working document of Commission services  

e

Dispositivi diagnostici in vitro per COVID-19. Parte 1: normativa e tipologie

LE TESI NEL DETTAGLIO [ESTRATTO]

Ormai non muore più nessuno (e noi sappiamo che in realtà non è mai morto nessuno di Covid-19, ma di altre patologie preesistenti o di terapie sbagliate). I reparti di rianimazione sono vuoti, ed è quindi diventato impossibile procurarsi morti freschi. E allora come si fa a prorogare la finta pandemia? Occorre prorogarla almeno fino all’autunno, quando le mega-vaccinazioni in corso (vedi i 15.000 adolescenti vaccinati con 4-5 vaccini simultaneamente in questi giorni a Treviso) e in programma (obbligo di vaccinazioni influenzali per gli ultra-65enni in diverse regioni italiane) porteranno nuove forze fresche alla causa della vita perennemente pandemica. Così, per prorogare la pandemia, si inventa una nuova patologia: l’asintomaticità! Ti ostini a voler star bene? Non hai uno straccio di sintomo? Non ti illudere, noi sappiamo che in realtà sei malato, perché sei asintomatico. La nuova patologia dell’asintomaticità consiste nel risultare positivo al tampone Covid-19. In effetti il tampone positivo può trasformare l’asintomaticità in malattia, potenzialmente generando un mix di panico e depressione, che si lega presto a immunodepressione e conseguente possibile sviluppo di processi infettivi endogeni, simili al Covid-19 (questa è almeno la segreta speranza del ministro Speranza, tra gli altri). È noto che da alcuni decenni l’obiettivo dell’industria farmaco-tossica è quello di produrre farmaci per i sani. Tutti gli investimenti per la genetica avevano e hanno questo scopo: produrre farmaci per curare squilibri o predisposizioni genetiche nei sani. Ma quella è stata una strada difficile e complicata: molto più facile ottenere lo stesso con un tampone che ti rende positivo-asintomatico, e dunque soggetto, oltre che al possibile sviluppo di una nuova condizione patologica, alle cure del caso: anti-virali, anti-infiammatori, ed eventualmente vaccini. Il punto debole di questo nuovo approccio patogenico è la sua base essenziale, il mitico tampone Covid-19. Di che cosa si tratta? Si preleva un campione di materiale organico dalla gola o più raramente dal liquido bronco-alveolare, e si verifica in tale campione la presenza del virus SARS-Cov-2. Alla fine, anche la validità o meno del test si basa sull’isolamento o meno del fantomatico virus, di cui esistono ormai 40.000 sequenziamenti genici, e che ci dicono (anche per evitare di focalizzare troppa attenzione sulla effettiva conoscenza del virus) che muta continuamente.

Il Tampone e il Virus Super-Mutante

Qui emerge il primo grande dubbio: ma se muta continuamente, come fai a trovarlo col tampone? Il tampone dovrebbe avere uno standard, una sequenza genica che si attacchi (Annealing) all’eventuale virus presente nel liquido, e che consenta di riprodurlo tramite PCR (Polimerase Chain Reaction). Ma se il virus muta costantemente, che te ne fai dello standard in dotazione del test? Chiaramente non vale più niente, perché va a cercare un virus diverso da quello eventualmente presente. Da questo punto di vista, solo questo basterebbe per capire che il test-tampone Covids-19 è completamente, al 100%, fallace.

Falsi positivi

In realtà il test-tampone Covid-19 è nato fallace, se è vero che uno dei primi articoli scientifici che testarono uno dei primi test, conclude che lo stesso produceva l’80.3% di falsi positivi. Questo articolo, pubblicato agli inizi di Marzo 2020 in cinese, con l’Abstract disponibile in inglese, riporta che, di tutti i soggetti asintomatici risultati positivi, l’80,3% erano falsi positivi. Chissà perché la rivista cinese che lo pubblicò, decise di ritirare l’articolo e non pubblicarlo più? Viene quasi da pensare che i cinesi abbiano un interesse a diffondere la pseudo-pandemia… Abbiamo visto che in realtà, anche solo per il fatto che il virus muta in continuazione, e che si dice che il virus italiano è diverso da quello cinese che è diverso da quello americano (ma allora perché si chiamano tutti SARS-Cov-2?), non ha neppur senso parlare di percentuali di correttezza: il test semplicemente cerca una cosa che non c’è più, se mai c’è stata.

Il problema della validazione

E allora, dato che le statistiche dei positivi, e pure il numero dei morti per Covid-19, sono dipesi e dipendono dal test-tampone, e che quindi alla base del Lockdown universale e della parallela distruzione economica, sta la validità o meno del test, viene da chiedersi: ma i test utilizzati sono validi, sono stati validati? Cioè, almeno dal punto di vista delle istituzioni sanitarie, il cui parere ha sostenuto il Lockdown universale, c’è stata una verifica e conseguente validazione del test? Questa è una domanda essenziale, perché se i governi, tranne le loro istituzioni sanitarie, non hanno verificato e validato i test che giustificano i Lockdown, allora non esiste più alcuna legittima giustificazione dei Lockdown, e questo anche da un punto di vista giuridico e con significative responsabilità di natura amministrativa e penale.

La data del commento è rilevante: il 16 Aprile 2020 il picco della pandemia era già passato, quindi la EU ha valutato la questione dell’affidabilità o meno dei test tamponi a posteriori, il che significa che tutta la fase del Lockdown è stato gestito sulla base di tamponi di cui nessuno si era neppure chiesto se fossero validi o meno!

Che questo sia un problema lo riconosce implicitamente anche la EU quando afferma che “Test tempestivi e accurati del Covid-19 sono una parte essenziale della gestione della crisi Covid-19”). Continua la EU:

 “…dopo essere stati introdotti sul mercato, la performance degli strumenti può essere validata, ovvero confermata da ulteriori verifiche che le dichiarazioni del produttore corrispondano alla realtà, verifiche effettuate presso laboratori di riferimento, istituzioni accademiche, o agenzie regolatorie nazionali. Tale validazione non è legalmente obbligatoria, ma è fortemente raccomandata per l’assunzione di decisioni sulla salute pubblica…”

La EU, che spacca il capello quando deve decidere sulla curvatura delle banane, o sulla dimensione delle telline, e che per esempio in Italia per gli integratori alimentari ed erboristici richiede la preventiva notifica al MinSal, qui autorizza l’immissione in commercio dei più importanti test della storia umana senza nessuna verifica preliminare, e solo auspicando verifiche di validazione facoltative ex post? E’ talmente evidente che la validazione dei test è indispensabile per prendere corrette decisioni politiche, che la “forte raccomandazione” ad eseguire test di validazione appare come la foglia di fico per coprire la vergognosa rinuncia a verificare con autorizzazioni preliminari la validità di test da cui sono dipese le sorti delle nazioni! E la situazione è molto peggiore di quello che si pensa. Il documento EU rivela che, mentre tutti pensano che ci sia 1 test per il tampone Covid-19, in Europa ne esistono ben 78 diversi. Si tratta di test basati sulla PCR, immessi sul mercato dalle aziende produttrici o importatrici (dalla Cina) senza preventiva validazione! Infatti, continua EU, dei 78 apparecchi in commercio, “solo quelli dell’Istituto Pasteur, della Facoltà di Medicina di Hong Kong, e della Charité, sono stati validati internamente”.

Quindi, solo 3 su 78 sono stati validati, e anche quelli solo internamente, che è come dire che l’oste ha dichiarato che il suo vino è buono. Come spiega il documento EU:

 “L’informazione più cruciale relativa ai metodi RT-PCR sviluppati per il rilevamento del SARS-Cov-2 sono le sequenze di oligonucleotidi (Primers and Probes) usati per l’amplificazione del cDNA”.

Come ho detto sopra, in ultima analisi alla base del test-tampone Real Time PCR c’è la correttezza o meno della originaria sequenza genica del virus, e quindi la questione del suo isolamento, tema che merita una trattazione a sé. Ma, ammesso e non concesso che la sequenza genica originaria (isolamento) sia corretta, occorre che i test in commercio siano conformi a quella corretta sequenza genica del SARS-Cov2, e che non usino sequenze inventate” dai produttori. Ma EU ci spiega che questo non lo sappiamo e non possiamo saperlo, perché tranne che per pochi casi, non si ha nessuna informazione sulle effettive sequenze dei Primers and Probes utilizzati negli strumenti“.

Il test tampone utilizza la stessa metodologia RT-PCR che si usa per il presunto isolamento del virus: i coronavirus sarebbero virus a RNA, con un solo filamento (Single-Stranded); per poter essere amplificati, cioè moltiplicati in modo da ottenerne una quantità analizzabile, la PCR utilizza dei Primers, cioè delle sequenze geniche “artificiali”, sintetizzate in laboratorio, che possano corrispondere a una frazione minuscola ma presuntivamente caratteristica del virus che si cerca. Se questo primer di RNA sintetico, trova una corrispondente sequenza genica nel materiale analizzato, i due filamenti di RNA dei legano l’uno all’altro (Annealing), e danno vita a quel cDNA, o DNA complementare, che poi viene replicato dalla PCR. Ora, considerate che i coronavirus hanno, così ci dicono, circa 30.000 basi geniche o nucleotidi; il Primer sintetico usato per rilevarlo ha 18-24 basi, ovvero una frazione corrispondente allo 0.07% del genoma del virus. Capite subito che si tratta di un metodo di reperimento del virus molto problematico: un campione di materiale organico dalla gola o dai bronchi di un soggetto contiene una quantità innumerevole di acidi nucleici (DNA/RNA) del soggetto stesso, di batteri residenti, di Esosomi, e tanti altri possibili virus (se di virus si tratta). Con una sequenza genica che copre solo lo 0.07% del genoma, appare evidente che si possono intercettare gli RNA di tanti altri organismi o dello stesso soggetto.

Per capirci, sarebbe come se io, cieco, volessi trovare un elefante conoscendone solo il colore dei peli della coda, grigio; e poi mi mettessi a cercare di che animale si tratta solo sulla base del colore grigio dei peli della coda: è evidente che potrei trovarlo nei topi, nei gatti grigi, nei cani grigi, e così via.

Quindi, esiste un problema di identificazione del virus a monte, all’origine. Ma questo problema si amplifica ulteriormente quando i 78 test in commercio usano delle sequenze geniche che potrebbero anche non corrispondere a quello originale (cercano peli blu invece che grigi), e che non fanno riferimento a nessun virus isolato, ma hanno solo preso delle sequenze nelle banche dati dei Primers che siano in qualche modo simili a quelli dati per i coronavirus, potendo così rilevare qualsiasi tipo di coronavirus altro dal SARS-Cov2. Insomma, la ricerca del virus è fallata alla fonte, e diventa totalmente inutile quando si passa agli effettivi test usati nella pratica. Soprattutto, nessuno ha mai verificato la natura e qualità del test in commercio, che dunque in teoria potrebbero contenere anche nulla, e usare solo un metodo stocastico, con positività o negatività assolutamente casuali. Il documento EU ammette che

“…uno studio ha sottolineato come ci fossero delle corrispondenze sbagliate (che possono compromettere l’efficienza delle reazioni) nei siti di connessione (Annealing) delle sequenze geniche utilizzate dalla OMS”.

Il metodo OMS è dichiarato dal documento EU come quello più efficace! Ed è gravemente fallato anche quello! Il documento EU conclude così:

“c’è una evidente mancanza di corrispondenza tra l’informazione di controllo di qualità relativa ai test/apparecchi Covid-19 e i criteri di performances proposti sopra, che sono basati sui principi delle buone pratiche di analisi…”

In altre parole, ad oggi 16 Aprile si propongono dei criteri di necessaria qualità del test/apparecchiature Covid-19, criteri che fino ad oggi non sono stati rispettati! Lo dice la EU stessa.

Il 18 Maggio 2020, l’Istituto Superiore di Sanità italiano ha pubblicato un documento (“Dispositivi diagnostici in vitro per COVID-19. Parte 1: normativa e tipologie”).

Questo documento dell’ISS recepisce il documento EU e ne conferma dati e approccio. Il che significa che al 18 Maggio, non esistevano ancora test affidabili per il SARS-Cov2 o Covid 19. E dato che al momento non ci sono ulteriori documenti, ne deriva che alla fine di Giugno siamo ancora nella situazione descritta dal documento EU: nessuna verifica o valutazione autonoma; prove di “Mismatch”, o corrispondenze sbagliate, delle sequenze geniche utilizzate; 78 (oggi anche di più) diversi test di cui non si sa nulla tranne il poco che dichiara il produttore; e un isolamento del virus originario molto problematico perché eseguito con le stesse metodologie non validate. Forse il problema è proprio questo: non esistendo il virus isolato, è impossibile validare qualsiasi test approntato per rilevarlo. I test-tampone sono stati il motore della pandemia per tutto il periodo metà Febbraio-metà Aprile 2020, e sono ora il motore della nuova patologia pandemica dell’asintomaticità. Se queste sono le basi giustificative della decisione di effettuare un lockdown universale, con conseguente distruzione dei sistemi economici, è chiaro che siamo qui di fronte a follia o pura criminalità.

CONCLUSIONI

  1. Come ipotizzavo io stesso e con dati che sono alla portata di tutti, non vi è alcuna prova scientifica circa l’esistenza del fantomatico SARS-COV-2 o COVID-19
  2. Nonostante ciò è in atto e a prescindere una vera e propria “riforma della medicina” (così la definisce Mastrangelo al minuto 58’ della suddetta intervista) che mira a trasformare il concetto stesso di salute, andando di fatto a conquistare nuove fette di mercato (e non solo).

Tutto ciò affonda le sue radici nel “Disease Mongering” o “Mercificazione della Malattia” che però fino ad oggi non aveva mai raggiunto tali livelli di espansione.

https://it.wikipedia.org/wiki/Disease_mongering

«Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque.»

(Henry Gadsen, Direttore Generale di Merck & Co. su Fortune 1977)

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