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IL BYPASS SPIRITUALE E LA SPIRITUALITA’ CONTRAFFATTA

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“Lo yoga è fuoco” scriveva Satprem. “La guerra è madre” ci ricorda Eraclito. Dove ci conducono veramente tutti i vari aforismi motivazionali un po’ troppo di facile consumo che ci presentano una realtà “confezionata” che non ci permette di lavorare davvero sui nostri limiti e sulla nostra coscienza profonda?

di GIACOMO COLOMBA

Forse il nome sarà sconosciuto ai più, ma purtroppo la tendenza conosciuta come bypass spirituale è più diffusa di quanto si creda.

Che cos’è esattamente il bypass spirituale? Il termine è stato coniato da una figura di spicco della psicologia transpersonale, John Welwood, tra l’altro esperto di buddhismo e discipline orientali.

Viene definita come tendenza a utilizzare idee e pratiche comunemente ritenute spirituali per evitare di affrontare blocchi emotivi irrisolti e ferite psicologiche.

Molti libri che oggi vengono ritenuti spirituali, specie gran parte dei libri motivazionali, sarebbero in realtà basati sul bypass spirituale, e rappresentano paradossalmente una sorta di autosabotaggio psicologico per evitare di dover accettare i propri limiti e le proprie manchevolezze, nascondendo il tutto dietro di un comodo velo di misticismo che, molto comodamente, ci impedisce di affrontare un vero progresso. Vediamo qualche esempio concreto.

Bypass spirituale: un distacco esagerato e innaturale

Il distacco, l’equanimità, è considerato una qualità spirituale in diverse religioni e tradizioni. Ciò nonostante una disconnessione innaturale dalla realtà esterna e dalle proprie emozioni dolorose provoca solo repressione e distacco dalla realtà.

Il vero distacco interiore ci avvicina alle persone, crea empatia, sa accogliere pensieri scomodi e sensazioni disagevoli senza per questo alterare lo stato di coscienza di base.

La Bhagavad Gita ci descrive questo stato come un oceano che riceve le acque dei fiumi senza alzarsi di livello. Ma spesso, quando questo distacco è innaturale e forzato, le cattive emozioni e i cattivi pensieri sono solo ricacciati sotto il tappeto di uno stato di coscienza più profondo, dove generalmente attecchiscono e influenzano lo stato di veglia.

Bypass spirituale: un’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi

Niente è completamente bello e positivo e il segreto della felicità è saper riconoscere ed accettare l’imperfezione. Le imperfezioni esistono per farci progredire, ma non è possibile trasformarle se non vengono riconosciute ed accettare.

Il che non vuol dire indulgere in eccessivi mea culpa. Difatti l’eccessiva enfasi sugli aspetti positivi di sè e degli altri è solo l’altro lato di una malsana tendenza a colpevolizzare e colpevolizzarsi.

Una corretta valutazione di sè, sincera, porta sempre ad umiltà e senso di gratitudine, il che vuol dire riconoscere il positivo senza per questo eccedere nelle celebrazioni.

Bypass spirituale: fobia della rabbia

Diffidare delle persone che non si arrabbiano mai. Gesù rovesciò i banchi dei cambiavalute nel tempio e Ramakrishna ci dice che anche chi realizza il Divino e si libera dell’ego può conservare ancora una forma di rabbia.

Ma tornando più terra terra, la rabbia va riconosciuta come una reazione naturale, un istinto umano che richiede molto tempo per essere padroneggiato.

Ancora una volta, la fobia dà il lato oscuro dell’indulgenza e le due vanno a braccetto. Una vera attitudine spirituale è quella di riconoscere i propri limiti caratteriali e di lavorarci sopra.

La rabbia viene a dirci qualcosa di noi, di ciò che avviene nel nostro profondo e spesso ci mostra ferite antiche non ben rimarginate. E’ bene non essere troppo pudici e sentire cosa ha da dirci.

Bypass spirituale: compassione e tolleranza indiscriminate

Vale quello che abbiamo detto per l’eccesso di distacco: deve essere naturale, non forzato. La capacità di discriminare, in sanscrito viveka, e il discernimento, vicara, sono due qualità essenziali nel vero cammino spirituale.

Durante il progresso si deve essere capaci di intendere e scegliere cosa accettare e cosa non accettare. Solo una volta realizzati e maturati spiritualmente si sarà in grado di accettare tutti i contatti della vita senza rischi.

Ma cominciare il cammino escludendo questi due strumenti e tollerando di tutto è una scelta infelice dal punto di vista spirituale. Un antico yogi bengalese usava dire: un piccolo albero verrà mangiato dalle vacche se non protetto, ma una volta cresciuto forte, neanche un elefante potrà abbatterlo. Certo procedere discriminando costa fatica e comporta degli errori, ma è poi così importante non commettere errori?

Bypass spirituale: giustificare la mancata assunzione di responsabilità

Frasi come “L’universo ha voluto cosi’”, “Tutto accade per una ragione”, “Succederà quello che deve succedere”, per quanto vere, sono nella maggior parte dei casi delle tipiche ego-trap per evitare di riconoscere di aver sbagliato o mancato una giusta azione.

Si potrebbe definire il bypass spirituale come una forma pervertita di spiritualità usata come meccanismo di difesa del proprio lato in ombra.

Vergogna, rabbia, solitudine, sono parte della nostra natura di base, che va accettata per essere trasformata. Non è bene nascondere quando gli altri ci feriscono e non nascondersi quando siamo noi a ferire gli altri.

Giustificarsi significa non assumersi le proprie responsabilità. Quello che chiamiamo oggi bypass spirituale è ben conosciuto da tempo: nell’escatologia sufi esiste il barzakh, una zona intermedia tra la coscienza superficiale e quella spirituale in cui la psiche può venire deviata da idee distorte, ingigantite o minimalizzate.

 

FONTE

https://it.quora.com/

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Spiritualità

SOLI E SEMPLICI

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L’impulso dell’io

Ogni creatura è diversa dall’altra, ad uno stadio di evoluzione diverso. In quelle più evolute vi sono certo azioni il non sono mosse dall’io, ma a voi questo non deve interessare; voi non dovete ricercare quali azioni avete compiuto spinti da uno spirito altruistico: così facendo, alimentereste il vostro io. Voi dovete studiare voi stessi, ricercare quello che vi spinge ad agire, vedere fino a che segno l’io muove la vostra mano. Voi pensate che certe azioni fatte istintivamente non sono mosse dall’io. Ad esempio, creature che si impongono una vita altruistica, che dedicano la loro vita ad una missione, coni dicono loro a salvare le anime, possono tradirsi con una minima azione fatta istintivamente, come percuotere una bestia o ucciderla. A volte, proprio le azioni non pensate, non frutto di riflessione, ma compiute cosi d’impulso, possono invece dimostrare che l’io muove quelle creature. Voi dovete studiare e conoscere voi stessi, constatare fino a che punto è l’io che vi spinge ad agire. Questo continua riflettere, questo continuo riconoscere i vostri limiti, porteti ad una liberazione. Ma non dovete far questo in vista della liberazione: dovete farlo unicamente per essere consapevoli a voi stessi. È difficile, direte. Più che difficile, direi inconsueto: è un cosa nuova perché pochi, forse, hanno fatto questo genere di meditazione.

Il segno dell’illuminato

Non c’è un mezzo per conoscere se stessi che possa essere insegnato. Ciò che è stato utile a me, in tale scoperta, può essere per voi di nessuna utilità. Una cosa posso dirvi: colui che potere chiamare illuminato, o maestro, non conosce più l’io, quindi neanche in quelle azioni che sembrano dettate dall’istinto o da un impulso, può esservi il minimo segno che possa attribuirsi all’io, se veramente è maestro, Colui che ha trasceso l’io, non lo ritrova più. Questo è certo. Ma la verità la sa soltanto la creatura che agisce, altruismo non è un bisogno: è una cosa connaturale. Co­me l’uomo in genere agisce egoisticamente, cosi, quando ha trasceso l’egoismo agirà altruisticamente in modo semplice e naturale, di getto, si potrebbe dire.

Soli e semplici

L’uomo è timoroso, osserva gli avvenimenti del mondo e ne trae delle conclusioni. Il suo timore lo spinge a riversare la responsabilità dell’attuale situazione su coloro che sono a capo dei governi e delle nazioni. Il suo timore lo spin­ge a pregare un dio affinché questi capi siano illuminati. In tal l’uomo non considera che un mondo nuovo non può na­si ilo con la sostituzione dei capi che rappresentano le nazioni, ma che il conflitto che agita il mondo altro non è il risultato del conflitto che agita il singolo. Di fronte alle continue violenze, di fronte a questi gruppi che riescono, coalizzati, a dare una linea di azione a una nazione, noi diciamo: ’’Rimanete soli e semplici, non accrescete l’attrito che esiste fra le parti”.

Il Seme Della Violenza

Rimanere soli e semplici non significa rimanere chiusi in se stessi, abulici. Sempre vi abbiamo raccomandato di non essere tiepidi, vi abbiamo ricordate le parole del grande Iniziatore” Oh se tu fossi stato caldo, o freddo, ma poiché sei tiepido comincerò col vomitarti dalla mia bocca!”

Rimanere soli e semplici in questo caso significa non partecipare all’attrito, non dare la propria approvazione né morali né materiale a questi gruppi, a queste coalizioni che si fai mano con lo scopo di scontrarsi, con lo scopo di continuai r, perpetuare nel mondo la violenza. Quando vi riunite, quando vi organizzate, non fate altri che gettare il seme della violenza di domani, perché ogni organizzazione deve fondarsi su dei postulati, deve avere uni propria dottrina e delle proprie affermazioni da difendere, a tutti coloro che sono contro ciò che l’organizzazione afferma, sono nemici dell’organizzazione stessa e quindi, come tali, devono essere combattuti. Noi vi diciamo: ’’Rimanete soli e semplici” perché, aderendo alle organizzazioni, voi contribuite i mantenere nel mondo la violenza, contribuite al vostro stesso e all’altrui sfruttamento. Ma dicendovi” Rimanete soli e semplici” non vogliamo significare che ciascuno di voi sia un tepido, un inetto, che rimanga chiuso in se stesso e, pel paura della responsabilità, non osi vivere, non osi agire. Dicendovi” Rimanete soli e semplici” vi diciamo: cercate di non crearvi dei limiti, cercate di non creare delle barriere alla vostra comprensione, cercate appunto di essere liberi, comprensivi, duttili, aperti a tutti. Abbiate tanta comprensione al tanto amore da comprendere tutte le creature.

La civiltà dell’io

Chi è nella vita deve vivere, ma può esserci una enorme differenza: la stessa azione può essere il peccato e il rimorso terrificante di una creatura ed invece essere il trionfo e il gaudio supremo di un’altra, perché ciò che importa non è tanto l’azione quanto l’intenzione. Cosi, chi vive solo e semplice non vuol dire che sia un inetto, che sia un appartato e che non partecipi alla sua stessa vita. Voi dovete parteciparci attivamente alla vostra vita, dovete vivere, dovete essere giustamente in tensione e giustamente attivi. Colui che è tiepido, che non partecipa, non vive. L’enorme differenza riguarda l’espansione dell’io ed il suo superamento.

Il mondo quale è oggi è veramente una cosa piena di meraviglie; eppure questo progresso è stato creato per la spinta dell’io. Predicando presso di voi il superamento di ogni ambizione egoistica, potrebbe sembrare che noi fossimo degli attentatori dell’attuale civiltà. Ciò non è esatto. Noi diciamo che dovete sostituire alla spinta egoistica dell’io una spinta altruistica allora i risultati della tecnica, i risultati attuali dell’impostazione sociale, impallidiranno al confronto con ciò che li sostituirà. Ad esempio, chi lavora per ambizione sarà tutto volto mostrare agli altri e ai propri superiori la sua bravura, forse anche a discapito del lavoro purché il suo mettersi in evidenza rimanga, mentre chi lavora per amore al lavoro, non considerando che ciò possa accrescerlo agli occhi degli altri produrrà molto di più, non essendo impedito dai limiti creati dall’espansione dell’io. Ecco perché vi diciamo che non è possibile cambiare il mondo cambiando i capi, ma che per tale cambiamento è indispensabile che l’intimo dell’uomo sia mutato.

Rimanendo soli e semplici dovete comprendere tutti, non dovete accrescere l’attrito che esiste tra le varie fazioni. Dovete invece comprendere le ragioni di questo attrito, dovete superare in voi stessi l’imperiosa voce dell’io; superando la quale sarete veramente soli e semplici, di quella solitudine e di quella semplicità che vi renderà in comunione con tutti gli esseri del creato.

FONTE : Cerchio Firenze 77

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