Alchimia, Filosofia, Gnosticismo, Spiritualità

ELI, ELI, LAMA SABACHTANI

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Il “Cristo” meramente utilitaristico, cioè “morto inutilmente”  in quanto utile solo a delineare la preminenza della gerarchia confessionale rispetto alla gente comune è connesso al greco “CHRESTOS”, che significa appunto utile (adatto, idoneo, abile).

L’antico concetto di uomo libero era infatti riferito, nelle sedi di iniziazione ai mondi spirituali, al corpo fisico come strumento “più adatto” e completo per l’evoluzione dell’io, che ha luogo proprio mediante l’uso ed il consumo del corpo fisico anche in rapporto alla sofferenza ed al dolore.

“CHRISTOS”, in latino “CHRISTUS”, significa invece “unto”, ed è la traduzione letterale dell’ebraico “MASCIACH”, “Messia”. Nell’antichità erano “unti” i sacerdoti, i re e i profeti, e ciò che era venerato a dicembre era il più grande “unto” dell’intero universo: lo spirito del Sole.

In base a questa conoscenza gli iniziati facevano l’esperienza riassunta nelle parole di Paolo: “Non io, ma il Cristo in me”, che significano: non il mio io pieno di egoismo deve prevalere; questo si deve fare strumento (“CHRESTOS”) per l’io Cristico (“CHRISTOS”).

Infatti era notorio che nella morte “moriva” solo lo strumento fisico, il CHRESTOS, mentre lo spirito, il CHRISTOS, poteva “risorgere”, secondo la sua natura immateriale, in ogni individuo umano. Ecco perché l’antica formula per la morte del “CHRESTOS” era: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, mentre per il CHRISTOS era: “Mio Dio, mio Dio, quanto mi hai esaltato!”.

Nell’ebraico antico le due frasi suonano quasi uguali: “ELÌ, ELÌ, LEMÀ SABACTÀNI” (mi hai GLORIFICATO) ed “ELOÌ, ELOÌ, LEMÀ AZABTÀNI” (mi hai ABBANDONATO; da “AZÀB”, “abbandonare”, verbo formato dalle lettere AIN, ZAIN E BET).

In effetti, l’espressione ELI, ELI, LAMA SABACHTANI

-Ηλει Ηλει λεμα σαβαχθανει-

non ha mai significato “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Significa originariamente il contrario. Sono le parole sacramentali utilizzati dall’iniziazione finale nell’antico Egitto, come anche in altre regioni, durante il Mistero della messa a morte del “CHRESTOS” nel corpo mortale, con le sue passioni animali, e la resurrezione dell’uomo spirituale come CHRISTOS illuminato in un’aura ora purificata (equivalente alla “seconda nascita” di Paolo, il “nato due volte” o a quella iniziatica dei brahmani, ecc.). Queste parole erano rivolte all’io superiore dell’Iniziato (“Sé Superiore”), lo Spirito divino in lui nel momento in cui i raggi del sole mattutino si riversavano sul corpo in trance del candidato, e dovevano richiamarlo alla vita della sua nuova rinascita. Tali parole, poi distorte a fini dogmatici, erano indirizzate al Sole spirituale interiore, e significavano “Mio Dio, Mio Dio, come mi glorificherai!”

Questo fatto, di cui oggi non si parla più, ha portato al capovolgimento della logica riguardante la risurrezione dell’io e, di conseguenza, si arriva a predicare la risurrezione del corpo come se il corpo fosse la cosa più importante dell’essere umano; o come se la “manna” dell’uomo fosse il cibo che lo nutre come mero corpo terrestre, materiale.

Le cose però non stanno così. Una immortalità del corpo che senso avrebbe?

«Non posso che concordare con Haeckel quando dice di preferire a un’immortalità, quale molte religioni la insegnano, “l’eterno riposo nella tomba”. Infatti l’idea di un’anima che sopravvive allo stesso modo di un essere sensibile mi appare un abbassamento dello spirito, un ripugnante peccato contro lo spirito» (Rudolf Steiner, 1861-1925).

Il “MANAS” indica in sanscrito l’intelligenza dell’io umano, e questo “MANAS” fu sempre sentito provenire dall’alto. Gli indiani d’America lo adoravano nel dio “Manitù”. Nell’antica Grecia fu conosciuto come la forza del “Minotauro” dominata da “Minosse”. La civiltà “minoica”, col suo culto del toro, fu appunto quella del rinvenimento della ragione per tornare alla luce (attraverso il famoso filo di Arianna, simboleggiante il filo nel “labirinto” della ragione, o del “MANAS” appunto). Era il periodo in cui tale forza incominciava ad essere percepita non più proveniente dalla sede del torace o del cuore ma da quella del capo umano.

Questa aurea attività interiore e solare, in grado di generare ricchezza spirituale e materiale (perfino il termine capitalismo proviene da “capo”, “testa”, “cranio”, “GOLGOTA”), era perciò in grado di soddisfare anche ogni desiderio di cibo, cioè della cosiddetta “manna” del mondo ebraico. “Man” è anche la radice dell’umanità stessa. Ma cos’è la manna umana se non il talento dell’io umano, generatore di ricchezza sia spirituale che materiale? Bisognerebbe chiedersi dunque per quale ragione le confessioni religiose odierne non vogliono testimoniare che tale intelligenza è quella stessa del Logos o del Cristo in ogni essere umano. Hanno forse paura dell’intelligenza della natura umana? Sembra proprio di sì, dato che è sempre più evidente che la si vorrebbe, in un modo o nell’altro, rendere schiava, o crocifiggerla ancora, la croce essendo la massima espressione del materialismo.

Quando il cristianesimo divenne religione di Stato (verso la fine del quarto secolo circa) entrò infatti in esso qualcosa che non era più cristianesimo. E cos’era? Era l’imperialismo della romanità in declino. L’ampia e profonda saggezza che nei primi secoli cristiani tentava di compenetrare il mistero del GOLGOTA (cranio) e tutto ciò che vi si ricollega, fu travolta dal materialismo occidentale, che lentamente, dal quarto secolo in poi, pervase la civiltà occidentale ed oggi è l’espressione del passaggio verso il materialismo cattolico, connesso all’“uomo dei dolori”, cioè al “CHRESTOS”, non al “CHRISTOS”.

Con ciò si produsse una frattura nel mondo della cristianità. L’immagine del Cristo crocifisso e sofferente, che da allora in poi perdurò per secoli, non permise più di afferrarlo nella sua essenza immateriale e risorgiva come io in ogni essere uomo. Ed oggi il Cristo è percepito solo come particola, come corpo materiale, senza che l’io trionfi come vincitore e custode dell’umanità.

La stessa idea della nascita umana o del Natale si è impoverita al punto che il più grande evento è stato ridotto ad un banale processo fisiologico, sperimentabile consumisticamente (cena di Natale) o tutt’al più sentimentalmente (auguri di Natale).

Eppure attraverso l’idea del passaggio evolutivo verso l’io che proviene dall’alto entra nell’uomo qualcosa che non può comprendersi materialisticamente.

Due sono dunque i mondi che questo passaggio riunisce: il mondo sensibile e quello sovrasensibile. L’io umano appartiene a quest’ultimo. L’io non è percepibile mediante i sensi ordinari. Per percepire l’io occorre abbandonare l’ordinaria percezione sensibile. Questo ABBANDONO dei sensi ordinari apre la porta alla percezione sovrasensibile, la quale procura la GLORIA dell’io-Logos, consistente nella via, nella verità e nella vita di ciò che è eternamente alto. Perfino la parola “alto” ha la medesima radice “AL” di “ALLAH”, “ELYON”, “ELOAH”, “ELOIM”.

Ogni nascita, così come ogni morte, è gloriosa, perché ogni cambiamento fa parte di una evoluzione. E questo riguarda anche ogni abbandono. L’abbandono” comporta, anche etimologicamente, un “bando” o una “bandiera” da lasciare. In fondo si lascia una rappresentazione per un’altra rappresentazione, un pensiero per un altro, perché questa è la vita del pensare. L’essenza di ciò che nasce e di ciò che muore ha in sé una forza che va oltre quella mera nascita o quella mera morte.

A questo punto del ragionamento sembra quasi di ritornare nella mistica degli antichi o delle antiche scritture. Ma non è così. Credo, anzi, sia sbagliato usare le antiche scritture, come ad esempio la Bibbia, per dimostrare con interpretazioni mistiche o incapaci di uscire dal misticismo che l’uomo è qualcosa di essenzialmente alto o, quanto meno, diverso dalla terra. In realtà l’uomo è essenzialmente extraterrestre, e bisognerebbe avere il coraggio di scoprirlo e casomai verificarlo con le scritture dopo averlo scoperto. Per verificarlo occorre semplicemente identificare l’individuo umano non con la terra o con la mineralità o con la materia, ma col suo io, percepibile solo in modo sovrasensibile. Noi non siamo il nostro corpo. Siamo gli abitatori di esso, e solo in quanto tali siamo extraterrestri. Io oggi sono diverso da ieri o dal tempo in cui avevo tre, o trenta, o sessant’anni, perché la mia “terra” cambia sempre ed ogni sette anni è completamente diversa perfino nella sua struttura ossea (la fisiologia lo dimostra: ogni sette anni, il nostro corpo fisico si trova rinnovato: nessuna sua cellula, da quella dei muscoli a quella dello scheletro, vive più di sette anni). Io invece pur cambiando sempre sono sempre io. E questo è quello che conta. Perché ogni io è eterno: non è mai nato e mai morirà.

Da questo punto di vista è interessante notare in Africa, in Mali, la tribù dei Dogon: «Questa popolazione possiede sorprendenti conoscenze astronomiche. I Dogon, infatti, sanno dell’esistenza di Sirio B, una piccola stella orbitante intorno a Sirio e del tutto invisibile ad occhio nudo. E si noti che gli astronomi occidentali, fino alla metà del XIX secolo, non sospettarono l’esistenza di Sirio B che fu poi fotografata solo nel 1970. Come fanno i Dogon a sapere che Sirio è una stella doppia? A quanto essi stessi dicono, queste conoscenze sono state loro trasmesse dagli abitanti di un pianeta di Sirio B sbarcati sulla terra. E queste creature venute da Sirio, che i Dogon chiamano NOMMO, erano a forma di pesce e dovevano vivere nelle acque perché anfibie». Il nome “DOGON” è molto simile a quello di una divinità filistea, “DAGON”, a volte rappresentata come mezzo uomo e mezzo pesce, di cui parla anche la Bibbia. Si noti l’assonanza anche con l’ebraico “DAGHÌM”, “pesci”, plurale di “DAG”, pesce”.

Certamente il credente nell’uomo come essere meramente terrestre troverà mille ragioni per dimostrare che l’extraterrestre non esiste. Però per affermare anche una sola di queste ragioni dovrà, per forza di cose, contrapporsi alle forze del cielo o provenienti dall’alto per affidarsi a quelle provenienti dalla terra. Dovrà, per forza di cose, credere più ad un impercepibile “quanto” che al proprio percepibile io, ricadendo di nuovo nel misticismo che, grazie alla scienza, dal tempo di Galileo avrebbe dovuto imparare a superare… Anche questo riguarderà comunque la sua evoluzione di essere umano.

La GLORIA dell’io-Logos è in ebraico “KAVÒD”, che significa letteralmente “peso”.

È interessante notare come questo “peso”, a dispetto di ogni forza di gravità terrestre, tenda verso l’alto.

Forse è per questo motivo che il soppesare è anche sinonimo del pensare. A questo punto è interessante osservare che nella misura in cui è possibile la riflessione concettuale, il cervello si allontana dalle forze gravitazionali e della pesantezza materiale grazie alle forze idrostatiche del liquido cefalo-rachidiano: grazie alla presenza di questo liquido (detto “liquor”) il cervello pesando un settantesimo del suo peso reale rende possibile la riflessione concettuale. Se pesasse completamente sui nervi cranici, schiacciandoli, vale a dire premendo sullo spazio sub-aracnoidale intracranico che risente di tutte le variazioni di pressione (dovute alla respirazione mediante inspirazione ed espirazione) del liquido cefalo-rachidiano, non esisterebbe né la vita del pensare né la stessa vita umana.

Questa cosa è talmente importante che nella prima conferenza del ciclo “I capisaldi dell’economia” Rudolf Steiner incomincia proprio con questa considerazione con la quale concludo queste riflessioni:

«Io parlo ora soprattutto a studenti, per indicare loro come ritrovarsi nell’economia politica. Di conseguenza desidero dire quel che ora è più essenziale. Quando nacque il bisogno di sollevare problemi di economia politica, eravamo già in un tempo in cui non si aveva più la capacità di pensiero atta ad abbracciare un campo come questo; mancavano ormai, semplicemente, le idee adeguate. Voglio mostrare che era così mediante un esempio tratto dalla scienza naturale.

Noi uomini abbiamo il nostro corpo fisico, ed esso ha un peso come lo hanno gli altri corpi fisici. Dopo il pasto esso pesa più di quanto non pesava prima; tanto che si potrebbe controllarne l’aumento con una bilancia. Ciò vuol dire che l’uomo è sottoposto alla legge di gravità. Ma solo con tale gravità, che è una qualità di tutti i corpi ponderabili, non potremmo fare molto, e l’uomo sarebbe costretto a girare il mondo come un automa, non come un essere cosciente. Ho detto spesso che cosa occorra perché ci possiamo formare dei concetti che abbiano un valore, cioè che cosa occorra all’uomo per pensare. Il cervello umano, preso per sé, pesa circa 1400 grammi. Se questi 1400 grammi gravassero sulle arterie che stanno alla base cranica, le schiaccerebbero completamente. Non si sopravvivrebbe un istante se il cervello umano fosse fatto in modo da gravare con tutti i suoi 1400 grammi! È davvero una fortuna per gli uomini che esista il principio di Archimede secondo il quale, nell’acqua, ogni corpo perde tanto del suo peso quanto è il peso del liquido che esso sposta. Il cervello galleggia nel liquido cefalico e perde così 1380 grammi, poiché tale è il peso della massa liquida che corrisponde al volume del cervello umano. Il cervello preme con soli 20 grammi sulla base cranica, e questa pressione è sopportabile. Ma se ci domandiamo “a che serve tutto ciò?” dobbiamo rispondere: con un cervello che fosse soltanto massa ponderabile non potremmo pensare. Noi non pensiamo con ciò che è sostanza pesante, ma pensiamo con la spinta ascensionale. La sostanza deve prima perdere il proprio peso, e solo allora possiamo pensare. Noi pensiamo con ciò che vola via dalla terra.

Siamo però coscienti in tutto il corpo. E da che cosa siamo resi coscienti in tutto il corpo? Nel nostro corpo esistono 25.000 miliardi di globuli rossi, i quali sono assai piccoli, ma anche pesanti, perché contengono ferro. Ognuno di questi 25 bilioni di globuli rossi galleggia nel siero del sangue, perdendo del suo peso tanto quanto sposta di liquido, così che anche in ogni singolo globulo rosso viene generata una spinta ascensionale; e proprio 25 bilioni di volte. Nel nostro corpo intero noi siamo coscienti grazie a ciò che spinge verso l’alto. Possiamo così dire che quando ingeriamo degli alimenti, essi devono anzitutto venir alleggeriti, trasformati, perché possano servirci. Tale è l’esigenza dell’organismo.

Ora la capacità di pensare a questo modo e di regolarsi in conformità si era perduta nell’epoca in cui era diventato necessario pensare ai problemi economici. Da allora in poi si tenne conto soltanto dei corpi ponderabili, senza ricordare ad esempio che in un organismo una sostanza ha un comportamento diverso in rapporto alla sua gravità quando subisce una spinta ascensionale.

 

FONTE

http://sabatoxuomo.altervista.org/

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Spiritualità

I SEGRETI DEL SOLE

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Bisogna rifarci alla concezione che gli antichi avevano dei corpi celesti come corpi ben materiali, anche quelli che brillano di luce propria. Secondo le recenti scoperte dell’astrofisica, il sole e le stelle hanno una consistenza corporea invece del tutto diversa da quella si supponeva in antico. Il sole, ad esempio, si considera senza un corpo materiale. Considerando la materia allo stato di alta gradazione di calore, si capisce subito che non può essere materia densa o perlomeno fisicamente simile alla materia riscaldata ad un grado assai inferiore di temperatura, ossia il cosiddetto plasma, che è ancora una materia allo stato di temperatura inferiore a quella delle stelle fisse, dei corpi incandescenti, per così chiamarli. Il plasma è una materia ben diversa dalla materia fisica densa che, in relazione, possiamo chiamare fredda ; se ne diversifica per l’alta gradazione di calore che la rende molto più simile all’energia pura, cioè alla materia del piano astrale. Si può dunque accostare un corpo celeste ad altissima temperatura ad un punto di passaggio fra l’energia pura e la materia densa. Si può cioè paragonarlo ad una sorta di foro nel piano fisico, che mette in comunicazione il piano fisico con quello astrale, dal punto di vista dell’emissione di energia non solo calorica. E voi sapete benissimo che il sole irradia, trasmettendo vari tipi di energia, la radiazione di onde elettromagnetiche, la radiazione dei neutrini ed altre emissioni che gli uomini hanno chiamato in varie maniere. Allora, dicevo, il sole si può paragonare ad una pura fonte di energia, ad uno strappo nel sottofondo di materia fisica densa, ad una sorta di soglia, di porta con il piano dell’energia, che è poi il piano astrale. In questo senso, quindi, il sole non è in se stesso un corpo denso e non è quindi, in se stesso, neppure caldo. E’ veramente uno stato del tutto particolare della materia. Dire che nel sole ci siano elementi è un errore, perché chiaramente il plasma perde la sua caratteristica di elemento chimico o fisico quale voi conoscete : è materia che neppure si può dire allo stato atomico, ma oltre. Perciò il sole e come il sole tutte le stelle dotato di luce propria, sono un punto di passaggio fra la materia fisica densa e l’energia pura o materia del piano astrale.  Con un rapporto analogo, c’è nel piano astrale una materia estremamente sottile che, pur conservando le caratteristiche di appartenenza a quel piano, è tuttavia il punto di passaggio tra la materia mentale e quella astrale, per il suo stato non di aggregazione molecolare ma del tutto particolare, quello che nel piano fisico è dovuto all’altissima temperatura. Ricordiamoci che nel cosmo tutto è sfumato e segue certe gradazioni : non esistono salti in natura, dicevano gli antichi ; non esistono neppure salti in fatto di materia.

LA PORTA DEL SOLE

I sacerdoti egizi rappresentavano il sole come un foro. Il sole è una delle porte attraverso le quali giunge sul piano fisico una determinata energia che contribuisce alla vita. E’ come una porta attraverso cui giungono queste energie sul piano fisico relativamente a certi pianeti.  Perché molti sono i soli. Il sole non è un corpo, ma un particolare centro di attrazione dal quale si dipartono tutte le energie allo stato elementare che provocano tutti quei fenomeni conosciuti con il nome di luce, calore, forza vitale e via dicendo. E questa carica prosegue fino a quando sarà necessario per l’evoluzione di tutto il sistema solare.  Abbiamo detto che il sole non è un corpo, ne tanto meno è caldo. Nell’antica iniziazione egiziana si poneva il discepolo, in una saletta, sul soffitto e sulle pareti della quale erano simbolizzati i vari pianeti conosciuti, e al centro di questo sistema di simboli v’era un foro sul soffitto dal quale penetrava una luce, e questa stava a simbolizzare il sole. Gli antichi veggenti iniziati avevano visto giusto circa la natura del sole. Se la scienza ha creduto e crede che il sole sia un corpo materiale e solido, che abbia una temperatura elevatissima, essa non è nel giusto. A onore del vero, diciamo che il sole ha una sua particolare natura e una sua particolare densità. Quello che vediamo del sole non è che un guscio, una veste. Ma il sole all’interno è del tutto differente : esso è la porta del piano fisico, un foro nel velo che separa il piano fisico dal piano astrale. Il fenomeno della luce e del calore riguarda l’esterno e si rivela al di fuori, soprattutto nell’approssimarsi del sole alle atmosfere che circondano i pianeti. Ciò che il sole emana sono vibrazioni che incontrandosi con determinate atmosfere si trasformano in quella che chiamiamo luce. E non solo vibrazioni, ma anche particele allo stato elementare, ossia unità elementari del piano fisico. A provocare queste vibrazioni e questa emanazione è la natura stessa del sole, il quale è il centro di vita del proprio sistema. Così stanno le cose per questo e per tutti gli altri soli che sono nell’universo, e negli altri universi che compongono il cosmo fisico. Il sole è come un guscio, uno schermo che, diciamo, si forma naturalmente attorno a questo centro di energia. Serve per trasformare e rendere assorbibili le materie del piano astrale, o meglio, per una prima trasformazione, perché le ulteriori trasformazioni avvengono nello spazio che esiste fra il sole e i vari pianeti. In tal modo il sole è quello che alimenta il meccanismo più elementare e più evidente sul pianeta Terra. Mentre le energie che provengono dai pianeti sono riflessi di quelle che partono dal sole e giungono ai pianeti stessi. Queste particolari energie riflesse dai pianeti danno quelle particolarità che determinano il carattere, la personalità degli individui incarnati.

FONTE

CERCHIO FIRENZE 77 – Maestro, Perchè?

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